Autore: Andrea Notari

Pacers, ancora incerta la data del rientro di Victor Oladipo

Il recupero di Victor Oladipo procede bene ma la data del rientro in campo è ancora incerta. Ad affermarlo è stato Kevin Pritchard, GM degli Indiana Pacers, che ha parlato nella conferenza stampa di fine stagione.

La 26enne guardia del Maryland aveva subito la rottura del tendine del quadricipite femorale della gamba destra il 23 gennaio 2019 nella gara contro i Toronto Ratpors e, da quel momento, non ha più rimesso piede sui parquet NBA, con i suoi che sono stati sconfitti nel primo turno ai playoff con un secco 4-0 dai Boston Celtics.

Ritorno Victor Oladipo: le ultime

Riguardo il ritorno di Victor Oladipo, Pritchard ha dichiarato che il ragazzo avrebbe avuto bisogno di circa 12-13 settimane (almeno 3 mesi dunque, ndr) prima di poter iniziare la fase di fisioterapia, cominciata, come rivelato dal GM, da pochi giorni.

Non è stata ancora fissata una data sul calendario per il suo rientro in campo ma la dirigenza dei Pacers ha fatto sapere che nella prossima free agency verrà adottata una strategia aggressiva per rinforzare al meglio la squadra. In tal senso lo spazio salariale stimato di Indiana sarebbe pari a 43/45 milioni di dollari: “Questo ci eccita molto, e ci permetterà di essere super aggressivi. Non dico che i migliori giocatori firmeranno di sicuro con noi, ma ci proveremo“, ha dichiarato in merito Pritchard che poi ha risposto anche ad una domanda sul futuro di Domantas Sabonis: “Credo che lui voglia un ruolo più importante, dobbiamo trovare il modo per darglielo”.

Il futuro dei Pacers passerà, per forza di cose, dal pieno recupero di Victor Oladipo che, a proposito, ha fatto sapere che tornerà ancora più forte di prima, che ad oggi rappresenta il vero e proprio uomo franchigia di Indiana.

 

Lakers, anche Kurt Rambis in lizza per un posto da coach?

I Lakers stanno pensando seriamente di affidare un possibile ruolo da coach a Kurt Rambis. Altra opzione è quella che l’ex leggenda giallo-viola possa avere un ruolo importante all’interno del front office della franchigia losangelina. A riportarlo è Bill Plaschke del Los Angeles Times.

L’obiettivo sarebbe quello di spostare Rambis in panchina, come assistente allenatore, oppure quello di farlo diventare vice direttore generale.

Kurt Rambis: quale sarà il suo ruolo all’interno dei Lakers?

Difficile pensare che una franchigia del genere possa dare le chiavi della squadra ad un allenatore che, nel corso della sua carriera, vanta un pessimo record di 65 vinte e 164 perse (0,28%) ottenuto sulle panchine di Minnesota Timberwolves, New York Knicks e proprio Los Angeles Lakers. Più sensata, invece, la soluzione che lo vedrebbe affiancare Rob Pelinka.

Bill Oram di The Athletic ha riferito che Rambis e sua moglie Linda, da molti considerata la più vicina confidente di Jeanie Buss ai Lakers, hanno fatto parte del gruppo che ha intervistato il coach dei Philadelphia 76ers, Monty Williams, essendo in lizza per il ruolo di nuovo allenatore dei giallo-viola insieme a Tyron Lue, uno dei grandi favoriti, e Jason Kidd che è un altro serio candidato al posto vacante.

In un periodo cosi delicato per i Lakers puntare su una figura come quella di Kurt Rambis, che giocò un ruolo chiave durante l’era dello “Showtime” degli anni ’80, potrebbe avere un senso ed essere una mossa giusta ma il front office dovrà fare le giuste valutazioni perché nella prossima stagione i giallo-viola non avranno più possibilità di fallire.

Heat, ritiro Wade: “E’ stato un viaggio fantastico. Spero nei playoff”

Dwyane Wade ha parlato della sua ultima partita in maglia Miami Heat che, inesorabilmente, sta arrivando. La squadra di coach Spoelstra, infatti, a 2 gare dal termine si trovano ad un successo di distanza dall’ottavo posto dei Detroit Pistons ed hanno lo stesso record, 38 vinte e 42 perse, degli Charlotte Hornets, ma hanno il calendario più complicato delle rivali e difficilmente accederanno ai playoff NBA.

Philadelphia Sixers e Brooklyn Nets saranno le prossime avversarie della franchigia della Florida e, salvo sorprese, queste saranno le ultime due presenze con questa maglia per Flash. Proprio per questo motivo il veterano ha deciso di rilasciare alcune dichiarazioni in merito.

Ritiro Wade: “E’ stato incredibile”

“E’ stato incredibile, è stato fantastico”, ha detto Wade al termine del match di domenica a Barry Jackson del Miami Herald. “Un sacco di persone in quell’arena mi hanno visto crescere, hanno visto i miei errori ma hanno visto anche grandi prestazioni e giocate incredibili, davvero grandi cose”.

In una recente intervista concessa a Rachel Nichols di ESPN, il giocatore degli Heat aveva affermato che nella scorsa stagione c’erano stati dei momenti in cui non aveva voglia di allenarsi o svegliarsi presto per allenare per poi trovare un ritorno al passato, ritrovando le giuste motivazioni per chiudere al meglio la sua carriera: “Sono grato per tutto questo. Miami è stata una costante nella mia vita e sarà sicuramente emozionante il mio ultimo match all’American Airlines Arena. Speriamo che le cose vadano per il meglio e che potremo tornarci a giocare nei playoff”.

Davvero dura, però, rientrare tra le prime 8 ad Est come si può vedere dalle proiezioni di ESPN, che danno agli Heat l’1,2% di possibilità di disputare i playoff, mentre secondo Basketball-Reference la percentuale sale fino all’1,6%.

 

 

Steph Curry comincia ad indossare lenti a contatto: “Mi si è aperto un mondo”

Dopo il brusco calo di febbraio, Steph Curry è tornato alla ribalta a suon di prestazioni di livello. Il giocatore di Golden State ha segnato almeno 5 triple per nove partite consecutive in quest’ultimo periodo registrando un 48,7% al tiro dalla distanza.

Ma come si può spiegare questo cambio di tendenza cosi netto? La risposta sta tutta nel modo di vedere il canestro… E’ stato lo stesso play dei Warriors ha parlare di questo suo eccellente momento: “Ho semplicemente iniziato ad indossare le lenti a contatto”, ha raccontato a Marcus Thompson II di The Athletic.

Steph Curry e la problematica agli occhi

“Ero cosi abituato a strizzare gli occhi per tutto il tempo, ora è solo normale. E’ come se mi si fosse aperto un mondo”, ha detto il numero 30 di Golden State. Il suo compagno di squadra, Klay Thompson, ha dichiarato di essere al corrente dei problemi di vista di Steph Curry ed ha rilasciato una breve dichiarazione in merito: “Ha detto che ha una condizione di cheratocono, conosciuta come KC nel campo oftalmico”.

La problematica di Curry è una malattia progressiva non infiammatoria della cornea che si assottiglia e si deforma, assumendo una caratteristica forma conica. Di fatto questa distorsione provoca al playmaker dei Warriors una non corretta distribuzione della luce nella retina quando entra nell’occhio poiché, appunto, essa entra in maniera disomogenea provocando una visione offuscata o distorta.

Curioso apprendere questa notizia visto che ci troviamo di fronte al più grande tiratore da 3 punti della storia della NBA e sapere che, nonostante questa grave problematica, abbia raggiunto dei record strabilianti. Steph Curry, infatti, detiene il record di maggior triple realizzate in una sola regular season (402, nel 2015/16), ma anche quello di maggior numero di gare consecutive con almeno un tiro da 3 punti segnato (157).

 

Ted Leonsis: “Inseriremo un’agenzia di scommesse nella Capital One Arena”

Rivoluzione in atto per i Washington Wizards che vogliono posizionarsi all’avanguardia nel gioco d’azzardo della NBA. Il proprietario della franchigia, Ted Leonsis, ha infatti annunciato in giornata che il Green Turtle Bar, facente parte della Capital One Arena, sarà trasformato in un centro scommesse sportive.

NBA scommesse: il piano di Ted Leonsis

“Vogliamo inserire un’agenzia di scommesse nel palazzetto accessibile dall’esterno”, ha detto Ted Leonsis a Darren Rovell di ESPN. “A seconda dell’evento, poi, si potrebbe accedere anche dall’interno per piazzare giocate”. In questo senso è bene ricordare di come non tutti gli sport americani abbiamo reso favorevole lo scommettere su eventi e che, nello stesso impianto, giocano altre due franchigie: Washington Capitals (hockey su ghiaccio) e Washington Valor (football arena).

Come sappiamo la Corte Suprema ha stabilito a settembre 2018 la legalizzazione delle scommesse sportive nella NBA, annullando una legge in vigore dal 1992 che impediva alla stragrande maggioranza degli Stati Uniti di giocare sul campionato americano di basket (qui un nostro interessante approfondimento in merito). Adam Silver si era detto favorevole in questo senso già dal 2014. Lo scorso luglio la Lega annunciò un accordo con la MGM Resorts International, rendendolo di fatto partner ufficiale dell’associazione (primo accordo tra una lega sportiva professionistica ed una agenzia incentrata sul business del gioco d’azzardo).

 

 

 

Knicks, si allungano i tempi di recupero di Dennis Smith Jr.

Il ritorno di Dennis Smiht Jr. in campo potrebbe essere più lento del previsto. La guardia dei New York Knicks sta infatti soffrendo di alcuni problemi alla schiena e, seppur sia elencato in Game Time Decision, non rientrerà a breve.

Secondo Chris Iseman di The Record, il giocatore è stato recentemente sottoposto a MRI ed il responso non è stato positivo. I risultati hanno infatti mostrato una infiammazione ai dischi intervertebrali. Previsto dunque ancora riposo per il classe ’97 che dovrà attendere ancora qualche settimana per tornare a calcare i parquet della NBA.

Infortunio Dennis Smith Jr.: continuano i problemi in casa Knicks

Continua dunque il pessimo periodo per i Knicks che hanno l’infermeria piena visto che, oltre a Dennis Smith Jr., non sono a disposizione neanche Kevin Knox (caviglia), Allonzo Trier (polpaccio) e Noah Vonleh (caviglia). Proprio quest’ultimo si è sottoposto a MRI ed i test effettuati hanno mostrato una distorsione dell’arto ed una problematica all’osso che preoccupa lo staff medico.

Dal suo arrivo a New York, l’ex Mavericks ha collezionato 17 presenze (tutte da titolare) tenendo una media di 14.6 punti, 6 assist, 2.7 rimbalzi, 1.4 recuperi, tirando col 41.6 %, in 29.5 minuti per gara.

Smith Jr. rimarrà fuori dalla partita di giovedì sera contro i Toronto Raptors e, di conseguenza, Emmanuel Mudiay e Kadeem Allen vedranno nuovamente aumentati i rispettivi minuti, col primo che partirà nello starting five.

James Harden scrive la storia, CP3: “Quello che sta facendo è incredibile”

Se ci fosse qualche dubbio su chi vincerà il premio di MVP della regular season la prestazione irreale di James Harden di questa notte chiude ogni discorso. La guardia dei Rockets segna 61 punti nel derby contro gli Spurs trascinando i suoi alla vittoria, sfornando una prestazione irreale (qui il recap di Houston San Antonio).

Il 29enne californiano, al momento, sta mantenendo una media di 36.1 punti, 7.7 assist e 6.5 rimbalzi ed è in pole position per conquistare il riconoscimento per il secondo anno consecutivo. Una stagione, quella che sta per concludersi, ricca di gioie personali, di record infranti e di prestazioni monstre che lo hanno portato ad essere riconosciuto da tutti, ormai, come un punto di riferimento all’interno della Lega.

CP3 e Gordon “spingono” James Harden al titolo di MVP

L’unica argomentazione valida per la non assegnazione dell’MVP a James Harden resta quella del record di squadra visto che i texani, ad oggi, sono terzi ad Ovest con 46 vinte e 27 perse, decisamente sotto a Golden State e Denver nella propria Conference (49-22 il loro score) e ai Milwaukee Bucks dell’altro serio candidato, Giannis Antetokounmpo, che guidano ad Est con 54 vinte e 19 perse.

Tutto questo, però, va preso con le pinze visto che i Rockets sono partiti davvero a rilento in questa stagione a causa sia dei tanti infortuni che da alcune modifiche nel roster, con coach D’Antoni che ci ha messo un po’ di tempo a trovare la giusta quadratura.

A proposito dell’MVP i compagni del Barba, Chris Paul e Eric Gordon, si sono schierati ovviamente a suo favore, pensando che la prestazione del 13 della notte abbia di fatto chiuso la corsa a questo premio. “Devi apprezzarlo, non puoi fare altro. Sta facendo qualcosa di incredibile”, ha dichiarato CP3 al termine del derby texano con gli Spurs.

 

 

 

 

I Celtics firmato Greg Monroe con un decadale

Greg Monroe torna ai Celtics. A riportare la notizia è Shams Charania di The Athletic che ha rivelato l’accordo tra il veterano e la franchigia di Boston con un accordo da 10 giorni.

Greg Monroe torna ai Celtics

Il centro americano aveva cominciato questa stagione ai Toronto Raptors, che lo avevano firmato con un contratto da 2.2 milioni di dollari, con cui aveva collezionato 4.8 punti e 4.1 rimbalzi in 38 partite.

A febbraio l’addio dal Canada con il trasferimento ai Brooklyn Nets prima del termine della trade deadline ma li, senza mai giocare, fu subito tagliato.

Per Greg Monroe si tratta di un ritorno in Massachussets dopo le 26 presenze collezionate nel 2017/18

 

 

 

 

Kobe Bryant: “Giusto scambiare Ball, Ingram e Kuzma per Davis”

Secondo Kobe Bryant i Lakers dovrebbero scambiare il loro nucleo giovane per arrivare ad Anthony Davis. Senza peli sulla lingue il Black Mamba che “demolisce” di fatto il progetto giallo-viola di puntare sui vari Lonzo Ball, Brandon Ingram e Kyle Kuzma in questi anni per svilupparli al meglio ed essere il futuro della franchigia.

Qualcosa in questo senso, tuttavia, si era già visto quando Magic e Pelinka provarono a portare il lungo dei Pelicans qui a Los Angeles mettendo di fatto sulla bilancia tantissimi giocatori, compresi, in una specifica offerta, anche questi 3.

Kobe Bryant sicuro: “Se puoi prendere Davis… “

“Kuzma, Lonzo, Ingram… questi 3 sono migliori di Anthony Davis? No! Ciao! Davis è uno dei migliori giocatori al mondo. Di cosa stiamo parlando? Se puoi fare trading per arrivare a lui lo fai sennò rimani con tre giocatori molto giovani che lavorano sodo, sono intelligenti ma devono ancora svilupparsi, vero, ma Anthony Davis è qualcosa di superiore”, le parole di Bryant a AS.com.

Le voci di un possibile approdo di Davis ad LA sono state infinite anche dopo la scadenza della trade deadline del 7 febbraio. Indipendentemente da come finirà, questa sarà la saga più drammatica della storia della NBA dal 2010, l’anno della famosa “The Decision” di LeBron James. In caso di arrivo di The Brow ai Lakers quella con James sarà sicuramente la coppia più forte vista in California da quando Kobe Bryant e Shaquille O’Neal hanno portato i giallo-viola alla conquista di 4 titoli della Western Conference e a 3 titoli NBA.

L’ex Lakers sa benissimo di quanto una coppia del genere potrebbe spostare gli equilibri nella Lega, avendo vinto sia con Shaq ma anche con Pau Gasol e dunque la sua posizione ha senso. La domanda è: riusciranno Magic e Pelinka a convincere a portare Davis da LeBron?

 

 

 

 

 

Raptors-Leonard: playoff chiave per la permanenza in Canada

In casa Toronto Raptors si sta pensando al futuro. Se è vero che molti giocatori del roster non facevano parte della squadra degli ultimi anni che ha deluso spesso le attese durante i playoff, va detto che far bene nella postseason sarà fondamentale per i canadesi. Perché? Per la decisione che dovrà prendere Kawhi Leonard al termine di questa stagione, semplice,

L’ex San Antonio Spurs, infatti, arrivò a Toronto nella trade che portò, fra gli altri, DeMar DeRozan in Texas ma la destinazione del giocatore sembrava, almeno inizialmente, soltanto una tappa temporanea. L’ala 27enne sta disputando una buona stagione e si è detto molto contento del trattamento ricevuto dallo staff medico dei Raptors che stanno cercando di gestire al meglio il suo corpo per evitare ricadute dall’infortunio che più di un anno fa lo fermò nel momento clou.

Disputare dei playoff di livello, quindi, potrebbe essere la carta vincente per convincere Kawhi a rimanere in Canada e non sembra esserci anno migliore visto che LeBron James non fa più parte della Eastern Conference. A tal proposito, ai microfoni di Sean Deveney di Sporting News, ha parlato un membro del front office dei Raptors: “Penso che i Lakers siano fuori ma i Clippers, che vogliono cercare di prendere Kawhi in estate, sono ancora in corsa per i playoff. Lo vedo comunque tranquillo e sta diventando una decisione difficile per lui, potrebbe anche decidere di rimanere”.

Nel tentativo di rendere Leonard a suo agio in questa stagione i Raptors hanno gestito con cura i suoi carichi di lavoro, tenendolo fuori nei back-to-back per assicurarsi che il giocatore possa arrivare al 100% della forma per la postseason. Fino a questo momento questo lavoro sembra aver funzionato benissimo. “Abbiamo fatto un ottimo lavoro per assicurarci di avere tutto sotto controllo. E’ stato tutto fantastico, sono felice di stare bene per giocare, è davvero incredibile. Mi sento bene ed ora bisogna guardare avanti e fare bene in questo finale”, ha detto Kawhi a Josh Lewemberg di TSN.ca.

 

 

 

 

Rockets, il GM Daryl Morey prolunga per 5 anni

Daryl Morey e gli Houston Rockets insieme per altri 5 anni. E’ notizia di pochi minuti fa, infatti, che la franchigia texana ha raggiunto l’accordo con il GM per un prolungamento quinquennale. A riferirlo è Mark Berman di Fox26 attraverso un tweet sul proprio account ufficiale:

Rinnovo Daryl Morey: le sue parole

“Sono super felice. Mi piacerebbe rimanere qui per tutta la vita. Questo nuovo accordo solidifica il nostro lavoro per qualche anno e ne sono molto contento”, le parole di Morey dopo l’ufficialità. Il 46enne nativo del Wisconsin era entrato a far parte della squadra nel 2006 come assistente per poi essere promosso a GM nel maggio 2017 dopo il pensionamento di Carroll Dawson.

A parlare, poi, è stato anche il proprietario dei Rockets, Tilman Fertitta: “Non vediamo l’ora di continuare a lavorare insieme. Il nostro obiettivo è quello di rendere la squadra la numero 1 della NBA”.

 

 

 

Dirk Nowitzki: “I giocatori d’oggi preferiscono i like sui social che vincere”

L’avvento dei social ha cambiato il modo di approcciarsi alla vita anche per gli atleti della NBA. Lo sa bene anche Dirk Nowitzki che, dalla sua, ha un’esperienza di oltre due decenni all’interno della Lega americana e può fornire in merito una prospettiva unica su come le priorità dei giocatori siano cambiate in questi ultimi anni.

 

A tal proposito il giocatore dei Dallas Mavericks ha voluto dire la sua su questo argomento al termine della partita persa della scorsa notte per 111 a 106 contro gli Orlando Magic nella quale il tedesco ha fatto registrare la presenza numero 1505 in NBA, salendo al terzo posto di sempre alle spalle di Kareem Abdul-Jabbar, a quota 1560, e Robert Parish, in prima posizione con 1611 partite disputate.

 

Problema social media: le parole di Dirk Nowitzki

 

“Non so se vincere sia bello quanto avere follower e mettere mi piace su Instagram o Twitter. Sono d’accordo, 20 anni fa le persone non usavano i cellulari o li usavano molto poco e non è tutta colpa dei social media, però un tempo i ragazzi si sedevano in spogliatoio per ascoltare il coach, con una tensione ed un’attenzione incredibile. Ora ci sono 15 ragazzini con i cellulari in mano. Sinceramente non so se i giovani d’oggi pensano più ad essere popolari sui social che a vincere le partite!”, le parole del lungo dei Dallas Mavericks.

 

Queste osservazioni sono arrivate a pochi giorni dalle parole del commissioner NBA Adam Silver che aveva dichiarato di come molti giocatori si sentissero isolati e infelici, addebitando la colpa proprio ai social media.

 

“Una volta i ragazzi si sedevano nello spogliatoio in attesa che il coach prendesse la parola e durante quell’attesa ci si scambiavano pareri e opinioni. Ora sono 15 ragazzi con i telefonini in mano, non c’è molto tempo da passare insieme, ma non sono sicuro che tutto questo riconduca ad essere felice o infelice”, ha chiosato Nowitzki.