Autore: Andrea Notari

Raptors-Leonard: playoff chiave per la permanenza in Canada

In casa Toronto Raptors si sta pensando al futuro. Se è vero che molti giocatori del roster non facevano parte della squadra degli ultimi anni che ha deluso spesso le attese durante i playoff, va detto che far bene nella postseason sarà fondamentale per i canadesi. Perché? Per la decisione che dovrà prendere Kawhi Leonard al termine di questa stagione, semplice,

L’ex San Antonio Spurs, infatti, arrivò a Toronto nella trade che portò, fra gli altri, DeMar DeRozan in Texas ma la destinazione del giocatore sembrava, almeno inizialmente, soltanto una tappa temporanea. L’ala 27enne sta disputando una buona stagione e si è detto molto contento del trattamento ricevuto dallo staff medico dei Raptors che stanno cercando di gestire al meglio il suo corpo per evitare ricadute dall’infortunio che più di un anno fa lo fermò nel momento clou.

Disputare dei playoff di livello, quindi, potrebbe essere la carta vincente per convincere Kawhi a rimanere in Canada e non sembra esserci anno migliore visto che LeBron James non fa più parte della Eastern Conference. A tal proposito, ai microfoni di Sean Deveney di Sporting News, ha parlato un membro del front office dei Raptors: “Penso che i Lakers siano fuori ma i Clippers, che vogliono cercare di prendere Kawhi in estate, sono ancora in corsa per i playoff. Lo vedo comunque tranquillo e sta diventando una decisione difficile per lui, potrebbe anche decidere di rimanere”.

Nel tentativo di rendere Leonard a suo agio in questa stagione i Raptors hanno gestito con cura i suoi carichi di lavoro, tenendolo fuori nei back-to-back per assicurarsi che il giocatore possa arrivare al 100% della forma per la postseason. Fino a questo momento questo lavoro sembra aver funzionato benissimo. “Abbiamo fatto un ottimo lavoro per assicurarci di avere tutto sotto controllo. E’ stato tutto fantastico, sono felice di stare bene per giocare, è davvero incredibile. Mi sento bene ed ora bisogna guardare avanti e fare bene in questo finale”, ha detto Kawhi a Josh Lewemberg di TSN.ca.

 

 

 

 

Rockets, il GM Daryl Morey prolunga per 5 anni

Daryl Morey e gli Houston Rockets insieme per altri 5 anni. E’ notizia di pochi minuti fa, infatti, che la franchigia texana ha raggiunto l’accordo con il GM per un prolungamento quinquennale. A riferirlo è Mark Berman di Fox26 attraverso un tweet sul proprio account ufficiale:

Rinnovo Daryl Morey: le sue parole

“Sono super felice. Mi piacerebbe rimanere qui per tutta la vita. Questo nuovo accordo solidifica il nostro lavoro per qualche anno e ne sono molto contento”, le parole di Morey dopo l’ufficialità. Il 46enne nativo del Wisconsin era entrato a far parte della squadra nel 2006 come assistente per poi essere promosso a GM nel maggio 2017 dopo il pensionamento di Carroll Dawson.

A parlare, poi, è stato anche il proprietario dei Rockets, Tilman Fertitta: “Non vediamo l’ora di continuare a lavorare insieme. Il nostro obiettivo è quello di rendere la squadra la numero 1 della NBA”.

 

 

 

Dirk Nowitzki: “I giocatori d’oggi preferiscono i like sui social che vincere”

L’avvento dei social ha cambiato il modo di approcciarsi alla vita anche per gli atleti della NBA. Lo sa bene anche Dirk Nowitzki che, dalla sua, ha un’esperienza di oltre due decenni all’interno della Lega americana e può fornire in merito una prospettiva unica su come le priorità dei giocatori siano cambiate in questi ultimi anni.

 

A tal proposito il giocatore dei Dallas Mavericks ha voluto dire la sua su questo argomento al termine della partita persa della scorsa notte per 111 a 106 contro gli Orlando Magic nella quale il tedesco ha fatto registrare la presenza numero 1505 in NBA, salendo al terzo posto di sempre alle spalle di Kareem Abdul-Jabbar, a quota 1560, e Robert Parish, in prima posizione con 1611 partite disputate.

 

Problema social media: le parole di Dirk Nowitzki

 

“Non so se vincere sia bello quanto avere follower e mettere mi piace su Instagram o Twitter. Sono d’accordo, 20 anni fa le persone non usavano i cellulari o li usavano molto poco e non è tutta colpa dei social media, però un tempo i ragazzi si sedevano in spogliatoio per ascoltare il coach, con una tensione ed un’attenzione incredibile. Ora ci sono 15 ragazzini con i cellulari in mano. Sinceramente non so se i giovani d’oggi pensano più ad essere popolari sui social che a vincere le partite!”, le parole del lungo dei Dallas Mavericks.

 

Queste osservazioni sono arrivate a pochi giorni dalle parole del commissioner NBA Adam Silver che aveva dichiarato di come molti giocatori si sentissero isolati e infelici, addebitando la colpa proprio ai social media.

 

“Una volta i ragazzi si sedevano nello spogliatoio in attesa che il coach prendesse la parola e durante quell’attesa ci si scambiavano pareri e opinioni. Ora sono 15 ragazzi con i telefonini in mano, non c’è molto tempo da passare insieme, ma non sono sicuro che tutto questo riconduca ad essere felice o infelice”, ha chiosato Nowitzki.

 

 

 

Warriors, Green: “Problemi difensivi non sono colpa di DeMarcus Cousins”

“I nostri problemi difensivi non sono da ricondurre a DeMarcus Cousins”, cosi Draymond Green ai microfoni di Nick Friedell di ESPN.com. Il lungo dei Warriors ha parlato al termine della vittoria dei suoi per 122-105 contro i Denver Nuggets nella scorsa notte.

 

Dichiarazioni forti e chiare quelle del giocatore di Golden State che non ha voluto incolpare il “nuovo innesto” per un periodo non positivo dei suoi.

 

DeMarcus Cousins show con Denver: le parole di Green e Kerr

 

“Tutti vogliono parlare della difesa di DeMarcus”, ha detto Draymond. “L’ho già detto nella scorsa partita, non abbiamo giocato con l’energia giusta e nel modo in cui dovevamo fare. A tutti piace dire che i problemi sono arrivati da quando c’è lui ma non è cosi. Dobbiamo solo tornare a giocare come sappiamo e tutto verrà messo a posto. Oggi siamo andati molto meglio ed il suo contributo è stato importante”.

 

La risposta difensiva di Cousins, tuttavia, non si è fatta attendere e Boogie ha chiuso il match con i Nuggets con 13 punti, 6 rimbalzi, 6 assist, 6 stoppate e 3 recuperi.

 

“DeMarcus è stato fantastico”, ha detto coach Steve Kerr al termine della gara. “Sei stoppate, tre palle rubate, era dappertutto in difesa: è stato grandioso il suo atteggiamento oggi”.

 

Il lungo 28enne ha saltato i primi 3 mesi della stagione per recuperare al meglio dall’infortunio al tendine d’Achille occorso nella scorsa stagione ed è stato firmato dagli Warriors con un annuale a cifre contenute per il livello di giocatore che è. Se riuscisse a rimanere su questo livello anche ai playoff sarà davvero dura battere Golden State al meglio delle 7 partite.

 

 

 

Lakers, per LeBron James minutaggio diminuito e niente back-to-back

valore di LeBron James

Dal sorpasso a Michael Jordan all’addio ai playoff. Questo ha sancito, nella notte scorsa, il ko dei Los Angeles Lakers contro i Denver Nuggets. Non sono bastati i 31 + 7 + 7 del Prescelto che, per l’appunto, ha superato MJ nella classifica dei migliori marcatori della NBA, ai giallo-viola che sono praticamente out per il discorso postseason.

 

LeBron James: meno minuti e niente back-to-back

 

A tal proposito è notizia di poche ore fa che il numero 23 vedrà diminuiti i propri minuti durante le prossime gare di regular season (si parla di circa 25-30 minuti a match), come riportato da Chris Haynes di Yahoo! Sports. A questo, inoltre, va ad aggiungersi un’altra notizia non da poco secondo cui coach Walton avrebbe deciso di far saltare a LeBron James i back-to-back.

 

Alla base della decisione, che pare presa di comune accordo col giocatore, la volontà di preservare il fisico del giocatore che, complice anche l’infortunio occorso nei mesi scorsi, non ha pienamente recuperato l’elasticità giusta.

 

 

 

Lakers, Luke Walton via a fine stagione

Lakers Walton

Il futuro di Luke Walton appare ormai segnato. L’attuale coach dei Lakers, infatti, non resterà sulla panchina dei giallo-viola come confermato anche da Magic Johnson, a meno che “non accada qualcosa di drastico cosa che probabilmente non succederà”.

 

Al momento la franchigia losangelina ha un record di 30 vinte e 33 perse e si trova al decimo posto nella Western Conference a 4.5 partite dall’ottavo posto, l’ultimo valido per l’accesso ai playoff. Proprio questa notte andrà in scena il derby con i Los Angeles Clippers che potrebbe rappresentare il crocevia per la stagione dei Lakers; perdere, infatti, vorrebbe dire abbandonare definitivamente i sogni postseason soprattutto visto il durissimo calendario che attende LeBron & co.

 

Futuro Luke Walton: le parole di Marc Stein

 

Salvo sorprese, dunque, Luke Walton rimarrà sulla panchina fino al termine della stagione per poi lasciare l’incarico, come riportato anche da Marc Stein del The New York Times: “L’idea generale è che verrà licenziato al termine dell’anno. E’ sotto gli occhi di tutti che la squadra non ha soddisfatto le aspettative di inizio stagione. Difficile capire chi potrà essere il sostituto ma c’è sicuramente l’idea di cambiare dopo questa annata per ripartire con il progetto per riportare L.A. ai vertici della NBA”.

 

Come spesso succede in queste situazioni a pagare sarà l’allenatore perché “più” facile da sostituire rispetto a stravolgere completamente una squadra ma forse, mai come in questo caso, la decisione dei Lakers appare quella giusta.

 

 

 

 

 

 

Joel Embiid: “Kevin Durant è il miglior giocatore della NBA”

Joel Embiid non si è mai “trattenuto” nelle dichiarazioni davanti ai microfoni dei giornalisti e non lo ha fatto nemmeno prima della sfida della scorsa notte contro i Golden State Warriors, alla quale tra l’altro non ha partecipato per un problema al ginocchio, e che si è conclusa con la vittoria della squadra di coach Kerr per 120 a 117.

 

Stavolta le sue parole sono state rivolte ad un giocatore, Kevin Durant, che ha chiuso la sfida del Wells Fargo Center con 34 punti, 5 rimbalzi e 5 assist e sul fatto che, a parere del lungo camerunense, è il miglior giocatore della NBA.

 

Le parole di Joel Embiid su Kevin Durant

 

“Per me Kevin Durant è il miglior giocatore della Lega”, ha detto Joel Embiid a pochi minuti dall’inizio della sfida ai microfoni di Nick Friedell di ESPN. Snobbati dal centro dei Sixers, dunque, i vari LeBron James, James Harden, Paul George, Russell Westbrook, Steph Curry e compagnia.

 

Che siano dichiarazioni che il lungo di Philadelphia pensa realmente o soltanto un ringraziamento per le belle parole espresse nei suoi confronti (“Joel è un grande giocatore. Potrebbe prendere il controllo della Lega una volta che io me ne sarò andato”, ndr) da KD durante l’All-Star Weekend non è dato saperlo ma sicuramente faranno discutere nelle prossime ore. Proprio durante l’All-Star Game l’ala dei Warriors ha vinto il premio di MVP portando al successo il Team LeBron su quello di Giannis.

 

Fino a questo momento il rendimento di Joel Embiid in questa stagione è stato di altissimo livello come si può notare dalle sue cifre che recitano 27.3 punti, 13.5 rimbalzi, 3.5 assist e 1.9 stoppate con il 48.2% dal campo. Al momento il giocatore è out, come detto sopra, per un problema al ginocchio ma Philadelphia mantiene comunque il 4° posto ad Est con un record di 40 vinte e 23 perse, con il centro pronto a rientrare a breve e che vorrà essere assoluto protagonista nei prossimi playoff.

 

Adam Silver: “Molti giocatori in NBA sono isolati ed infelici”

L’NBA commissioner Adam Silver ha rilasciato delle interessanti dichiarazioni durante la conferenza Sloan Sports Analytics al MIT su come molti giocatori della Lega siano spesso scontenti ed isolati.

 

“Quando mi incontro con loro la cosa che mi sorprende maggiormente è che alcuni sono davvero infelici e la cosa più incredibile è che la maggior parte di questi sono ragazzi giovani”, le sue parole riportate da Nicole Yang di Boston.com.

 

Adam Silver e la problematica giocatori

 

“Stiamo vivendo un momento d’ansia”, ha aggiunto Adam Silver come riportato da ESPN. “Tutto questo, a mio parere, può essere ricondotto ai social media”. Va detto che queste problematiche possono essere ricondotte anche all’alto stress a cui sono sottoposti continuamente i vari atleti ma se in un ambiente come quello della NBA ci sono tanti casi del genere bisogna dare una risposta definitiva e chiara per non compromettere poi la salute dei giocatori.

 

A tal proposito bisogna ricordare che l’NBPA (National Basketball Players Association) ha lanciato un nuovo programma di benessere nel maggio 2018 per assistere i giocatori con problemi di salute mentale. Nell’ultimo anno alcune star del calibro di Kevin Love e DeMar DeRozan hanno parlato pubblicamente delle loro battaglie contro la depressione e l’ansia rendendo dunque queste difficoltà subite nel corso della carriera di ordine pubblico e facendo dunque riflettere l’associazione in merito per tutelare al meglio i propri atleti.

 

 

 

 

 

I Cleveland Cavaliers cercheranno di cedere JR Smith in estate

I Cleveland Cavaliers tenteranno di scambiare JR Smith durante la prossima estate. La notizia è stata riportata da Joe Vardon di The Athletic che ha dunque svelato il motivo per cui la franchigia dell’Ohio non ha tagliato la guardia.

 

Il 33enne ha collezionato soltanto 11 presenze in questa stagione, di cui 4 partendo nel quintetto titolare, uscendo di fatto dal progetto della squadra pur essendo uno dei veterani dopo l’addio in estate di LeBron James con destinazione Los Angeles Lakers. Le sue cifre recitano 6.7 punti, 1.9 assist, 1.6 rimbalzi con il 30.8% da oltre l’arco.

 

Trade JR Smith: i Cavs vogliono liberarsi del pesante contratto

 

Dopo la vittoria del titolo nel 2016, i Cavs decisero di far firmare a JR Smith un quadriennale da 57 milioni di dollari (forse, col senno del poi, non una grande idea). La prossima sarà l’ultima di questo accordo ma Cleveland dovrà pagare soltanto 3.9 milioni, a fronte dei 15.8 che costerebbe, se riuscissero a cedere il giocatore o a tagliarlo entro il 30 giugno.

 

L’addio è ormai scontato da molto tempo, soprattutto dopo che proprio JR rese noto il 1 novembre 2018 il desiderio di voler essere scambiato. Smith criticò infatti aspramente la decisione dei Cavaliers di voler “tankare” in questa annata: “Non credo che l’obiettivo sia vincere, l’obiettivo non è quello di uscire e cercare di ottenere il maggior numero di vittorie possibile”, disse il giocatore a Jason Lloyd di The Athletic. “Penso che l’obiettivo sia quello di sviluppare e perdere per ottenere le scelte della lotteria. Penso che sia sempre stato il piano”. 

 

Non solo perché JR Smith si dichiarò anche contrario ad un eventuale buyout: “Non voglio che la mia eredità venga ricordata così a Cleveland. Non penso che sia giusto per le persone che vedo ogni singolo giorno che girano per l’arena, non penso che sia giusto per gli istruttori oi ragazzi dell’attrezzatura … lo guardo in modo diverso da come sono scambiati. Mi piace la dichiarazione di essere comprato”.

 

A quel punto la deadline del 7 febbraio venne passata senza che succedesse nulla e, da quel momento, JR Smith non ha mai più messo piede in campo aspettando l’addio in estate. Difficile capire oggi chi potrebbe puntare su un veterano, molto discontinuo, come lui ma i Cavaliers faranno di tutto per liberarsi del suo pesante ultimo anno di contratto.

 

La NBA annulla il fallo tecnico inflitto a DeMarcus Cousins

Secondo quanto riportato da Mark Medina, del Bay Medina News Group, l’NBA avrebbe deciso di annullare il fallo tecnico inflitto a DeMarcus Cousins. Il centro dei Golden State Warriors, infatti, si era beccato una insolita chiamata durante la gara contro gli Charlotte Hornets.

 

Nel corso del secondo tempo Cousins si era reso protagonista di un “lancio” di scarpa, per l’esattezza quella di Jeremy Lamb che l’aveva persa durante un’azione di gioco, che è stata prontamente intercettata dal linebacker dei Carolina Panthers, Thomas Davis, seduto in prima fila per assistere alla partita.

 

Cousins-tecnico: le parole di DeMarcus ed il dietrofront della NBA

 

Proprio questa azione è costata a DeMarcus Cousins un fallo tecnico, molto contestato dal lungo dei Warriors che, nel post partita, ha usato parole molto dure: “La prossima volta semplicemente camminerò sulla scarpa, mi storcerò la caviglia, me la romperò, mi spezzerò il tendine d’Achille, la lascerò solo lì, immagino sia questo quello che vogliono”.

 

Visto il dietrofront della Lega, Cousins eviterebbe una multa di 3.000 dollari oltre all’annullamento del sesto fallo tecnico in stagione. Ricordiamo che ogni giocatore che raggiunge i 16 falli tecnici in un’annata vengono sospesi per una partita. A tal proposito, da quando è in NBA, ossia dal 2010, DeMarcus ha collezionato la bellezza di 123 tecnici ed è stato sospeso per un totale di 3 gare.

 

 

Anthony Davis: “Non ho mai detto che i Celtics non fossero tra le mie preferenze”

Los Angeles Lakers playoffs

Anthony Davis stupisce ancora. Il lungo dei New Orleans Pelicans, infatti, ha dichiarato di non aver mai detto di non volersi trasferire a Boston e che i Celtics restano una delle alternative più valide per il suo futuro.

Il giocatore ha infatti si confermato ai giornalisti l’elenco delle franchigie che aveva già fatto in precedenza, per intenderci quello che comprendeva come possibili destinazione i Milwaukee Bucks, i Los Angeles Lakers, i Los Angeles Clippers ed i New York Knicks, aggiungendo però anche la squadra di coach Stevens: “Non ho mai detto che Boston non fosse nella mia lista”, ha infatti dichiarato.

Anthony Davis ha già fatto sapere ai Pelicans che non firmerà nessuna estensione contrattuale tramite il suo agente Rich Paul nel corso del mese scorso, nemmeno se dovesse arrivare un’offerta al massimo salariale e che lascerà la squadra nel 2020 se non dovesse essere scambiato prima.

 

LeBron-Kyrie, James: “Siamo in ottimi rapporti dopo la telefonata”

Nelle scorse ore LeBron James ha raccontato di una telefonata avuta con Kyrie Irving, suo ex compagno ai Cleveland Cavaliers.

 

Secondo Joe Vardon di The Athletic, il 23 giallo-viola avrebbe parlato positivamente del suo odierno rapporto con la stella dei Celtics: “Si, abbiamo un bel rapporto ora. Siamo entrambi in un buon posto adesso e mi piace l’uomo che sta diventando. Adoro la sfida che ha accettato andando a Boston e gli auguro sempre il meglio”.

 

LeBron-Kyrie: le parole di Irving

 

Il mese scorso fu proprio Irving a rivelare di aver chiamato LeBron per scusarsi di alcuni comportamenti sbagliati avuti nel periodo in cui erano compagni di squadra. Ecco quali furono le sue parole: “Ovviamente è stato un grosso problema per me visto che dovevo chiamare LeBron e scusarmi per essere stato un giovane un po’ fumantino che voleva tutte le responsabilità. Volevo essere un leader, quello che ci avrebbe portato a vincere il campionato e tutte quello che comporta essere uno dei migliori giocatori della lega, come guidare la propria squadra che non è per tutti”.

 

Il play dei Celtics ha poi continuato: “Lui è stato uno di quei giocatori che sono venuti a Cleveland per mostrarci come fare a vincere un campionato e spesso questo è stato difficile per lui visto che ottenere il massimo da un gruppo non è sempre facile”.

 

Kevin Love, lungo dei Cavs, ha raccontato a Vardon che era a cena con James nel momento in cui il giocatore dei Lakers ha ricevuto la chiamata di Irving.

 

LeBron-Kyrie: dall’addio alla possibile reunion?

 

Il rapporto LeBron-Kyrie si inclinò quando, dopo aver portato Cleveland a tre finali NBA, di cui una vinta, il giovane abbia chiesto la trade, accolta dalla franchigia dell’Ohio, per essere scambiato con i Boston Celtics, mossa che scioccò l’intera lega e che ha modificato drasticamente le forza in campo nella Eastern Conference.

 

Nonostante il suo addio, però, i Cavaliers furono comunque in grado di raggiungere le Finals, trascinati dal solito James, battendo proprio i Celtics nella Eastern Conference Finals in sette tiratissime partite, prima di essere travolti dai Golden State Warriors. Il Re, poi, ha firmato in estate con i Lakers, ma questa è storia nota.

 

Ad oggi lo score delle loro squadre non è del tutto ideale: Boston si trova al quinto posto ad Est mentre Los Angeles è a due partita dall’ottavo posto, l’ultimo valido per la qualificazione ai playoff, ed è concentrata sulla situazione legata ad Anthony Davis.

 

Una loro possibile reunion sembrerebbe difficile ma, tuttavia, non impossibile visto anche il malcontento di Irving e la voglia dei Lakers di spingere forte per firmare più big possibili. Sul possibile futuro insieme del duo LeBron-Kyrie bisognerà però aspettare almeno la prossima estate.