James Harden show anche ai playoff, tripla doppia da record

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Spesso e volentieri tacciato di essere poco decisivo ai playoff e di non essere abbastanza in grado di caricarsi il peso della squadra sulle spalle nei momenti che contano, James Harden pare aver smentito gli haters anche in questo senso nel corso di questa stagione, o almeno è sulla strada giusta per farlo. Dopo essere risultato uno dei giocatori più clutch della recente regular season (tra le tante, si segnalano le triple della vittoria contro Golden State Warriors, San Antonio Spurs e Utah Jazz), infatti, il Barba sta trascinando i suoi Houston Rockets anche in post season.

Dopo due gare della serie del primo turno contro gli ostici Utah Jazz, i Rockets sono sul 2-0, avendo ottenuto due vittorie con scarti abbastanza netti nel punteggio (+32 in gara-1 e +20 in gara-2, conclusesi rispettivamente 122-90 e 118-98). Il detentore del premio di MVP sta facendo quello che vuole in fase offensiva e sta anche dando un contributo più che utile in fase difensiva, come dimostrano le stoppate a Mitchell e Gobert, ad esempio.

Sfiorata la tripla doppia in gara-1, in cui ha messo a referto 29 punti, 8 rimbalzi, 10 assist e una stoppata, Harden l’ha fatta registrare in gara-2, chiudendo a quota 32 punti, 13 rimbalzi, 10 assist e una stoppata col 46% al tiro. Il fuoriclasse di Houston diventa così il sesto giocatore nella storia a mandare a libri più di una volta una tripla doppia da almeno 30 punti in una gara di playoff: prima di lui, infatti, erano riusciti nell’impresa soltanto LeBron James (12), Oscar Robertson (8), Russell Westbrook (6), Wilt Chamberlain e Charles Barkley (2).

Terza tripla doppia ai playoff per il Barba, ennesimo record per lui

Ottava tripla doppia stagionale, prima ai playoff, per James Harden: altro record per il Barba.

Harden viaggia attualmente a 31 punti, 10.5 rimbalzi, 10 assist e una stoppata per partita col 44% sia dal campo che da dietro l’arco in questi playoff e non sembra avere intenzione di fermarsi. Dopo aver compiuto un enorme salto di qualità nella passata stagione, trascinando i suoi al primo posto Ovest col miglior record della loro storia e della lega (65-17), il Barba ha dimostrato di essere un leader vero, risollevando le sorti dei suoi dopo un inizio stagionale a dir poco deludente e riportandoli ai piani alti della Western Conference.

Ciò detto, rimane un ultimo ostacolo da abbattere per Harden, forse quello più importante: vincere un anello. Tra le tante critiche che gli vengono rivolte, infatti, molte riguardano proprio il fatto che non abbia mai trascinato i Rockets alla vittoria del titolo nei sei anni precedenti. A sua discolpa, se è vero che non sono poche le partite di playoff in cui il classe ’89 ha steccato (gara-6 delle semifinali di Conference 2017 con gli Spurs su tutte), è pur vero che i Golden State Warriors (2015, 2017 e 2018) e LeBron James tra Miami Heat (2012 e 2013) e Cleveland Cavaliers (2016) non hanno dato modo alle altre squadre, tra cui appunto i Rockets, di coronare i propri sogni di gloria.

Houston Rockets devastanti, Jazz distrutti e 2-0 nella serie

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Dopo la convincente vittoria di gara-1, gli Houston Rockets regolano gli Utah Jazz anche in gara-2, imponendosi con un netto 118-98 al Toyota Center e non lasciando scampo agli avversari sin dal primo possesso. I Razzi sfruttano al meglio le loro armi principali, in particolar modo il tiro da tre, chiudendo l’incontro con un più che positivo 40.5% dalla lunga distanza (17/42), dopo aver anche toccato il 50% (11/22) e difendono in maniera impeccabile, tanto da forzare 12 palle perse agli ospiti e tenerli a un pessimo 21% da dietro l’arco (8/38).

Utah parte malissimo e Houston ne approfitta, tanto da rifilare agli uomini di Quin Snyder lo stesso parziale con cui avevano concluso il quarto quarto di gara-1 (39-19), per poi archiviare la pratica già alla pausa lunga (70-44). Nel secondo tempo, il vantaggio dei Razzi si riduce di soli sei punti, decisamente insufficienti agli ospiti per completare la rimonta. I Jazz, infatti, non danno mai l’impressione di poter tornare in corsa e appena riescono a infilare un parziale considerevole in proprio favore, i Rockets rispondono con un paio di bombe in contropiede che aumentano il divario fra le due squadre.

Altra prestazione fenomenale da parte di James Harden, che fa registrare la terza tripla doppia della sua carriera ai playoff, chiudendo a quota 32 punti, 13 rimbalzi, 10 assist e una stoppata col 46% sia dal campo (11/24) che da dietro l’arco (6/13). A far compagnia al Barba ci pensano i vari Chris Paul, autore di 17 punti, 4 rimbalzi, 3 assist, 2 recuperi e altrettante stoppate col 45.5% al tiro (5/11), P.J. Tucker, in forma smagliante da oltre l’arco (16 punti, 4 rimbalzi e 2 steals con 5/8 dal campo e 4/7 da tre) e Eric Gordon (16 punti, un rimbalzo, 2 palle recuperate e una stoppata con 6/11 al tiro e 3/6 dalla lunga distanza).

In uscita dalla panchina, invece, danno il loro contributo alla causa i soliti Danuel House, Austin Rivers e Kenneth Faried: 8 punti, 4 rimbalzi e una stoppata in 21′ per il primo, 8 punti, un rimbalzo e un assist col 50% da dietro l’arco (2/4) in 21′ per il secondo e 7 punti, altrettanti rimbalzi, un assist e una palla recuperata col 67% dal campo (2/3) in 17′ per il terzo. I Rockets confermano le belle cose viste in gara-1 e dimostrano di avere tutte le carte in regola per compiere un percorso lungo e fruttuoso in questa post season.

Harden in tripla doppia, Rockets devastanti e Jazz irriconoscibili

Tripla doppia per James Harden in gara-2: il Barba ci mette almeno 33′ a totalizzare 32 punti, 13 rimbalzi, 10 assist e una stoppata.

I Jazz, dal canto loro, appaiono lontani parenti della squadra grintosa e battagliera su entrambi i lati del campo ammirata sino a poche settimane fa e capace di scalare la classifica della combattutissima Western Conference dopo un avvio stagionale a dir poco deludente. Gara-2 da dimenticare per Donovan Mitchell, che mette a referto 11 punti, un rimbalzo, 6 assist e 2 recuperi con appena il 26% dal campo (5/19) e il 12.5% da tre (1/8).

Tutto sommato positiva, invece, la prova di Ricky Rubio (17 punti, 4 rimbalzi, 9 assist e 4 palle recuperate), mentre Royce O’Neale fa registrare 17 punti, 2 rimbalzi, 4 assist e una palla recuperata col 70% dal campo (7/10) in 27′ in uscita dalla panchina e Rudy Gobert, pur non dominando come in gara-1, chiude con una doppia doppia da 11 punti e 12 rimbalzi. Tra i migliori spicca Derrick Favors, che totalizza una doppia doppia da 14 punti, 12 rimbalzi, un recupero e 3 stoppate col 64% al tiro (7/11), tenendo a galla i suoi finché gli è possibile.

Ancora ampiamente deludenti, invece, le prestazioni di Joe Ingles e Jae Crowder: il veterano australiano mette a referto 7 punti, un rimbalzo e 2 assist con appena il 17% da tre (1/6), salvandosi parzialmente per l’apporto dato in fase difensiva (5 palle rubate), mentre l’ex Boston Celtics e Cleveland Cavaliers fa registrare 5 punti, 7 rimbalzi, un assist e un recupero con pessime percentuali al tiro (22% dal campo con 2/9 e 17% dalla lunga distanza con 1/6) in 19′ in uscita dalla panchina.

Chris Paul elogia i suoi Rockets: “Non ci arrendiamo mai”

Nonostante non siano riusciti a ripetere la super regular season dello scorso anno, conclusa col miglior record della loro storia e della lega al primo posto nella Western Conference con ben 65 vittorie e appena 17 sconfitte, gli Houston Rockets restano una delle principali contender in grado di giocarsela con i campioni in carica dei Golden State Warriors e hanno migliorato il loro roster con le aggiunte di Danuel House, Kenneth Faried, Austin Rivers e Iman Shumpert alla second unit e lo spostamento di Eric Gordon in quintetto.

Dopo un inizio a dir poco deludente, i Razzi sono riusciti a risalire la china tra metà dicembre e inizio aprile, salendo dal penultimo posto di dicembre (11-14) al quarto di fine regular season (53-29 a pari merito coi Portland Trail Blazers terzi). Tra le chiavi della ritrovata efficacia della squadra texana non soltanto James Harden e i sopracitati nuovi innesti, ma anche e soprattutto Chris Paul, pedina insostituibile dello scacchiere dantoniano.

Chris Paul spiega la risalita dei Rockets

Chris Paul non si arrende e vuole riprovare a spodestare i Golden State Warriors dal trono della NBA.

“Il nostro motto è sempre ‘Qual è la prossima?’, sia quando vinciamo che quando perdiamo. Siamo una squadra dura, sappiamo superare ogni ostacolo e non ci fermiamo di fronte a niente, anche quando dobbiamo rinunciare a giocatori importanti in seguito a infortuni. Qualsiasi cosa succede, andiamo sempre avanti. Penso che gran parte del merito sia di coach D’Antoni, che è sempre molto rilassato e tranquillo con noi.”, ha dichiarato lo stesso CP3 in merito alle ritrovate certezze di una squadra che punta a detronizzare i Warriors e a riportare il titolo nella H-Town.

I Rockets hanno cominciato alla grande la propria avventura nei playoff, battendo con un pesantissimo 122-90 gli Utah Jazz al Toyota Center in gara-1. Nel caso in cui dovesse superare il turno, Houston avrebbe un’altra occasione per fronteggiare i sopracitati Warriors, nettamente favoriti contro i Los Angeles Clippers (anche Golden State ha stravinto gara-1, imponendosi per 121-104 alla Oracle Arena).

Houston Rockets, buona la prima: Utah Jazz asfaltati in gara-1

Parte benissimo il cammino degli Houston Rockets ai playoff, con i Razzi che si aggiudicano gara-1 del primo turno tra le mura amiche, battendo con un netto 122-90 gli Utah Jazz al Toyota Center. I padroni di casa mettono le cose in chiaro sin dal primo quarto (31-24), andando alla pausa lunga sul +15 (59-44).

A trascinare gli uomini di Mike D’Antoni, tornato in panchina dopo aver saltato le ultime tre gare di regular season a causa di un virus intestinale, ci pensa il solito James Harden, che sfiora la tripla doppia: il Barba, infatti, chiude a quota 29 punti, 8 rimbalzi, 10 assist e una stoppata col 42% al tiro (11/26) e il 40% da dietro l’arco (4/10) in appena 33’, ma non è l’unico a mettersi in mostra.

Da segnalare anche la prova più che positiva di Clint Capela, che fa registrare una doppia doppia da 16 punti, 12 rimbalzi, 2 assist e una stoppata col 61.5% dal campo (8/13). Anche P.J. Tucker e Eric Gordon vanno in doppia cifra, facendosi trovare pronti da dietro l’arco: il primo mette a referto 11 punti, 4 rimbalzi, 3 assist e 2 palle recuperate col 50% al tiro (4/8) e il 43% da tre (3/7), il secondo si rende autore di 17 punti e 2 stoppate col 50% dal campo (5/10) e il 60% dalla lunga distanza (3/5).

Fondamentali anche i contributi di Chris Paul – che non parte benissimo ma riesce comunque a mettere la sua firma sulla vittoria con 14 punti, 3 rimbalzi, 7 assist, un recupero e una stoppata col 58% al tiro (7/12) – Danuel House e Kenneth Faried, con questi ultimi due che vanno in doppia cifra in uscita dalla panchina: 11 punti, 2 rimbalzi, un assist, una steal e una stoppata in 25’ per il primo, 11 punti e 6 rimbalzi con l’80% dal campo (4/5) e il 100% da dietro l’arco (1/1) in 16’ per il secondo.

Houston Rockets inarrestabili, poco da fare per i Jazz

James Harden sfiora la tripla doppia in gara-1: per lui 29 punti, 8 rimbalzi e 10 assist in 33′.

I Rockets giocano molto bene e sono bravi a non sfaldarsi nemmeno quando Utah sembra dare l’impressione di poter tornare in partita. I Razzi fanno un buon lavoro di squadra, limitando al massimo l’attacco dei Jazz, tenuti al 38% dal campo (30/77) e a un pessimo 25% dalla lunga distanza (7/27). Oltre a ciò, Houston si aggiudica anche il duello sotto le plance (42-41 rimbalzi e 6-2 stoppate), perde meno palloni (10-18) e segna più del doppio dei punti da palle perse rispetto agli avversari (24-11).

Per ciò che concerne gli ospiti, sono soltanto quattro i giocatori in doppia cifra. Il miglior realizzatore della franchigia di Salt Lake City è Rudy Gobert, autore di un career-high da 22 punti ai playoff, con 12 rimbalzi catturati, un assist e una stoppata con l’80% al tiro (8/10). Alle sue spalle Donovan Mitchell, che mette a referto 19 punti, 5 rimbalzi e un recupero col 39% dal campo (7/18) e il 43% dalla lunga distanza (3/7).

Tutto sommato positive anche le prestazioni di Ricky Rubio (15 punti, 3 rimbalzi, 6 assist e 2 palle recuperate con 5/11 al tiro) e Derrick Favors (13 punti, 6 rimbalzi, 3 assist, un recupero e una stoppata con 5/8 dal campo), mentre Joe Ingles non riesce a incidere e si ferma a 3 punti, 4 rimbalzi, 5 assist e 2 recuperi col 25% al tiro (1/4) e Jae Crowder non fa la differenza in uscita dalla panchina, facendo registrare appena 9 punti e 3 rimbalzi con un pessimo 11% dal campo (1/9) in 20’.

La second unit dei Rockets si rivela un’arma in più, con House, Faried, Rivers e Green che combinano per 35 punti – rispettivamente 11, 11, 4 e 9 – col 52% al tiro (13/25), mentre quella dei Jazz fa totalizzare appena 18 punti, di cui 11 tra Crowder e O’Neale (2/14 dal campo, 1/9 da tre).

Houston Rockets ko a OKC: si deciderà tutto stanotte

Gli Houston Rockets concludono con una sconfitta la regular season 2018-2019, cadendo di misura sul campo degli Oklahoma City Thunder. A condannare i Razzi è una tripla di Paul George a poco meno di due secondi dalla sirena del quarto periodo, ma soprattutto il parziale di 32-18 che i padroni di casa rifilano loro nell’ultimo periodo, rimontando così il 93-80 con cui Houston guidava alla fine del terzo quarto. I Rockets sprecano la ghiotta occasione di acciuffare il secondo posto a Ovest, vista la contemporanea sconfitta dei Denver Nuggets in casa degli Utah Jazz, mentre OKC sale al sesto posto ed è attesa dall’ultima partita della stagione sul campo della miglior squadra della lega, i Milwaukee Bucks.

Tra le file degli ospiti, James Harden chiude la sua sensazionale stagione regolare con una doppia doppia da 39 punti, 10 rimbalzi, 3 assist, una palla recuperata e una stoppata, seppur con appena il 39% al tiro (11/28) e il 33% da dietro l’arco (5/15), mentre Chris Paul fa registrare 24 punti, 8 rimbalzi, 6 assist e un recupero col 60% dal campo (9/15) e il 56% dalla lunga distanza (5/9) e Clint Capela mette a referto la sua quarantacinquesima doppia doppia stagionale (112 in carriera), con 18 punti, 10 rimbalzi, 3 assist e altrettante stoppate con l’80% al tiro (8/10).

Più che positivo anche l’apporto di Gerald Green, autore di ben 15 punti e una palla recuperata col 56% da dietro l’arco (5/9) in appena 15′ in uscita dalla panchina, mentre deludono ampiamente le aspettative Danuel House (0 punti con 0/4 dal campo in 24′) e, soprattutto, Eric Gordon, che compie un netto passo indietro dopo un mese di marzo da incorniciare: per lui, infatti, appena 8 punti col 25% al tiro (3/12) e il 22% da tre (2/9) e un plus/minus di -12.

OKC la vince sul filo di lana, Rockets beffati nel finale

Duello tra James Harden e Russell Westbrook, grandissimi amici nonché protagonista della lotta MVP nel 2016-2017.

Oklahoma, invece, si affida come di consueto al duo Westbrook-George, che trascina i Thunder alla vittoria: tripla doppia numero 33 in stagione per Russ (137 in carriera, soltanto una in meno del secondo all-time Magic Johnson), autore di 29 punti, 12 rimbalzi e 10 assist col 48% dal campo (11/23) e il 40% da dietro l’arco (4/10), 27 punti, 9 rimbalzi, 3 assist e ben 4 recuperi per PG13, nonostante una serata particolarmente complicata al tiro (36% dal campo con 9/25 e 29% da tre con 4/14).

Danno il proprio contributo alla causa dei padroni di casa anche Jerami Grant (10 punti, 5 rimbalzi, un assist, un recupero e una stoppata), Dennis Schröder (10 punti, 5 rimbalzi e un assist con 2/4 dalla lunga distanza in 29′) e Markieff Morris (5 punti, 7 rimbalzi e un assist con 2/3 al tiro in appena 12′ in uscita dalla panchina), mentre Steven Adams tira male (27% dal campo con 3/11), ma sfiora la doppia doppia, chiudendo a quota 8 punti, 13 rimbalzi e un assist.

Alla Chesapeake Energy Arena il clima è da playoff e la tensione tra le due squadre, entrambe alla disperata caccia della vittoria per chiudere nel migliore dei modi la regular season, si taglia col coltello: che sia soltanto l’antipasto di un possibile duello di fuoco al primo turno? Lo scopriremo nella notte, con i Thunder impegnati a Milwaukee coi Bucks e i Rockets che guarderanno con particolare attenzione l’ultima stagionale dei Nuggets (in casa contro i Timberwolves) e dei Blazers (a Portland contro i Kings) per conoscere il proprio destino in vista dell’ormai imminente post season.

Houston Rockets a OKC senza coach D’Antoni: tornerà ai playoff

La regular season 2018-2019 volge ormai al termine e la testa di gran parte degli appassionati è già rivolta ai playoff. Rispetto allo scorso anno, però, molte squadre si giocheranno il proprio destino sul filo di lana. Tra queste spiccano gli Houston Rockets, già da varie settimane certi della partecipazione ai playoff per il settimo anno di fila, ma ancora in bilico tra il secondo e il quarto posto a Ovest. Attualmente terzi, infatti, i Razzi potrebbero salire al secondo posto battendo gli Oklahoma City Thunder e in caso di contemporaneo ko dei Denver Nuggets sul campo degli Utah Jazz.

D’Antoni tornerà ai playoff, in panca ci sarà Bzdelik

Mike D’Antoni salterà anche la trasferta con i Thunder: al suo posto in panchina sederà l’assistente Jeff Bzdelik.

All’ultima trasferta della regular season non prenderà parte coach Mike D’Antoni, che ha già saltato le due sfide vinte con New York Knicks (120-96) e Phoenix Suns (149-113) in seguito a problemi di salute, più precisamente a causa di un virus intestinale che l’ha costretto al ricovero presso l’ospedale Memorial-Hermann di Houston venerdì scorso. Al suo posto ci sarà l’assistant coach Jeff Bzdelik, che ha già guidato la squadra nelle sopracitate gare vinte contro Knicks e Suns al Toyota Center.

Il guru della difesa era stato richiamato dai Rockets dopo l’inizio di stagione a dir poco negativo, decidendo di accettare la proposta dei Razzi e di rimandare la sua uscita di scena. D’Antoni, dal canto suo, verrà dimesso nella giornata odierna ma non partirà per Oklahoma City. Più realisticamente, l’ex Baffo tornerà a guidare i suoi dalla panchina in gara-1 del primo turno dei playoff. Nel frattempo, Houston cercherà di assicurarsi il secondo posto nella Western Conference o proverà almeno a blindare il terzo per garantirsi il fattore campo nei primi due turni.

Houston Rockets da record nell’ultima casalinga, James Harden eguaglia MJ

Gli Houston Rockets vincono l’ultima gara della regular season tra le mura amiche, imponendosi con un netto 149-111 contro i modesti Phoenix Suns, ormai da tempo immemore senza obiettivi (eccezion fatta l’ormai imminente Draft Lottery) e privi degli infortunati Devin Booker e DeAndre Ayton, rimpiazzati rispettivamente da Elie Okobo e Ray Spalding in quintetto, oltre che di Richaun Holmes. I Razzi mantengono il terzo posto con 53 vittorie e 29 sconfitte, ma si giocheranno il proprio piazzamento nell’ultima giornata, in cui potrebbero scivolare al quarto posto, blindare il terzo o addirittura salire al secondo.

Dopo un primo quarto in cui gli ospiti ci tengono a farsi valere nonostante l’indubbia inferiorità tecnica (34-24 per i Rockets), i padroni di casa mettono le cose in chiaro nel secondo e vanno alla pausa lunga con un piuttosto largo +30 (77-47). Nel terzo quarto, poi, Houston aumenta di ulteriori dieci punti il proprio vantaggio già confortante, rifilando ai Suns un parziale di 40-30, per poi dare spazio alle seconde linee nell’ultimo quarto, conclusosi sul 36-32 per Phoenix.

Serata speciale, l’ennesima della sua stagione, per James Harden, che mette a referto 30 punti, 13 rimbalzi, 9 assist e 2 palle recuperate col 71% al tiro (10/14) e l’83% da dietro l’arco (5/6) in appena 29′, diventando il secondo giocatore nella storia dopo Michael Jordan a far registrare almeno 2700 punti, 500 rimbalzi e 500 assist in una sola stagione. Oltre al Barba, si mettono in luce anche Eric Gordon e Clint Capela: il primo si rende autore di 26 punti col 64% dal campo (9/14) e il 61.5% dalla lunga distanza (8/13), mentre il secondo fa registrare la doppia doppia numero 44 della stagione, chiudendo a quota 22 punti, 13 rimbalzi, 4 assist, un recupero e una stoppata col 78% al tiro (7/9).

Record di triple per gli Houston Rockets, Harden come Jordan

I Rockets segnano 27 triple contro i Suns e ritoccano il proprio record di triple in una singola partita, Harden ancora nella storia.

Bene anche gli ex di turno P.J. Tucker, che in difesa dà il solito contributo a dir poco utile e si fa valere anche in attacco, mettendo a referto 12 punti, 2 rimbalzi, 2 assist e un recupero col 44% da tre (4/9), Danuel House, autore di 13 punti, 6 rimbalzi, un assist, una palla recuperata e una stoppata col 71% dal campo (5/7) e il 75% dalla lunga distanza (3/4) in 22′, e Austin Rivers, che chiude con 10 punti, 5 rimbalzi e un recupero col 44% dal campo (4/9) e il 40% da tre (2/5) in 23′ in uscita dalla panchina. Questi ultimi due ormai sono sempre più indispensabili per gli Houston Rockets, le cui rotazioni sono tornate ad essere profonde e efficienti.

Nella second unit, si mettono in luce Nenê, Kenneth Faried, Gary Clark e Iman Shumpert, che portano punti pesanti: 10 punti, 3 rimbalzi, 3 assist e una stoppata col 57% al tiro (4/7) in 15′ per il centro brasiliano classe ’82, 7 punti, 3 rimbalzi e una stoppata col 75% dal campo (3/4) in 8′ per l’ex Nuggets e Nets e 6 punti e 4 rimbalzi col 50% da dietro l’arco (2/4) in 8′ e 5 punti e un rimbalzo col 40% al tiro (2/5) in 21′ per l’ex Knicks, Cavs e Kings. Gli Houston Rockets stabiliscono il record di triple segnate da una squadra in una singola partita, segnandone 27 col 47% al tiro (27/57).

Tra le file dei Suns, invece, ben 6 i giocatori in doppia cifra, tra cui spicca il sempiterno Jamal Crawford, che mette a referto ben 27 punti, 4 rimbalzi, 6 assist e un recupero col 53% dal campo (9/17) e il 50% da dietro l’arco (4/8) in 27′ in uscita dalla panchina. 12 punti, 9 rimbalzi, 6 assist, 2 recuperi e una stoppata per Josh Jackson, 12 punti, 3 rimbalzi, 4 assist e un recupero per Elie Okobo e 19 a testa per Dragan Bender e Mikal Bridges (il primo fa registrare anche 8 rimbalzi e una steal, il secondo cattura 6 rimbalzi e smazza 2 assist). L’altro ex di turno, il rookie De’Anthony Melton, si ferma a 12 punti, 4 rimbalzi e 6 assist in 22′.

Houston Rockets devastanti, Clippers dominati allo Staples

Quarta vittoria consecutiva per gli Houston Rockets, che passano per 135-103 sul campo dei Los Angeles Clippers. I padroni di casa, privi dell’ex di turno Patrick Beverley, non riescono mai a prendere in mano le redini del gioco, finendo ben presto per perdere il controllo della situazione in favore dei gasatissimi ospiti, capaci di rifilare uno scarto di ben 13 punti ai Clippers nel solo primo quarto (39-26), per poi estendere il proprio vantaggio di ulteriori due lunghezze alla pausa lunga (68-53).

Gli uomini di Mike D’Antoni archiviano definitivamente la pratica nel terzo quarto, con un parziale di +14 (34-20) che li porta sul 102-73, ponendo dunque definitivamente fine alle già minime speranze di rimonta dei losangelini. Il miglior marcatore della serata è il solito James Harden, autore di 31 punti, 7 rimbalzi e altrettanti assist col 60% dal campo (9/15) e il 43% da dietro l’arco (3/7) in 30′ sul parquet. Il Barba è in ottima compagnia, visto che anche l’ex di turno Chris Paul e il sempre più in crescita Clint Capela appaiono particolarmente ispirati.

CP3 mette in scena un autentico show in quello che fino a due anni fa fu il suo stadio, mettendo a referto 29 punti, 4 rimbalzi, 7 assist, una palla recuperata e una stoppata col 53% al tiro (10/19) e il 62.5% dalla lunga distanza (5/8) e segnando un clamoroso canestro dalla propria metà campo sulla sirena del terzo quarto. Il giovane centro svizzero, dal canto suo, domina sotto le plance il duello con Ivica Zubac e il suo ex compagno di squadra Montrezl Harrell, chiudendo con una superba doppia doppia da 24 punti, 15 rimbalzi e 2 stoppate col 65% dal campo (11/17).

Harden e CP3 micidiali, Capela dominante

Chris Paul vive una delle sue migliori serate stagionali contro i suoi ex Clippers: per lui 29 punti e 7 assist con 5/8 da tre.

Prestazione più che positiva anche per Eric Gordon, autore di 15 punti con un ottimo 50% da dietro l’arco (5/10), mentre in uscita dalla panchina si fanno valere  Danuel House – ormai una vera e propria garanzia – e l’altro ex di turno Austin Rivers: il primo fa registrare 13 punti, 6 rimbalzi e 3 assist con un superlativo 100% da tre (3/3) in 22′, mentre il secondo mette a referto 11 punti, 3 rimbalzi, altrettanti assist e una stoppata col 44% al tiro (4/9) in 32′.

I Rockets tirano molto bene sia dal campo (53% con 47/88) che da dietro l’arco (47% con 18/38), mentre i Clippers deludono dalla lunga distanza (31% con 8/26) e perdono il duello con gli avversari sotto le plance (48-38 il conto dei rimbalzi, 6-2 quello delle stoppate, entrambi in favore di Houston). Tra le file dei padroni di casa, il migliore è il rookie canadese Shai Gilgeous-Alexander, autore di 20 punti, 4 rimbalzi, altrettanti assist e 2 recuperi col 50% dal campo (8/16).

Buone le prove di Danilo Gallinari e Landry Shamet (16 punti, 4 rimbalzi e un assist con 6/12 al tiro per il classe ’88 italiano, 11 punti, 4 rimbalzi e 4 assist con 4/7 dal campo e 2/4 da tre per il rookie ex Philadelphia Sixers), mentre gli ex della serata Lou Williams e Montrezl Harrell combinano per 27 punti, 6 rimbalzi, 11 assist, 2 recuperi e una stoppata (14 punti e 7 assist per il primo, 13 punti, 6 rimbalzi, 4 assist, 2 palle recuperate e una stoppata per il secondo).

Super James Harden onora Nipsey Hussle, Rockets da record

Gli Houston Rockets portano a casa la terza vittoria consecutiva, imponendosi per la quarta volta in altrettanti confronti stagionali con i Sacramento Kings, passando per 130-105 al Golden 1 Center. Recuperato Kenneth Faried, gli ospiti devono fare ancora a meno di Gerald Green, mentre Nenê riposa. D’Antoni fa ruotare ben 6 giocatori (House, Rivers, Shumpert, Faried, Clark e Chiozza), con la second unit che mette a referto ben 48 punti col 49% al tiro (18/37) e il 40% da tre (10/25).

Sugli scudi, come di consueto, James Harden, che non aveva preso parte all’allenamento prepartita con la squadra in seguito alla tragica scomparsa dell’amico fraterno Nipsey Hussle, rapper di Los Angeles ucciso due giorni fa a colpi di arma da fuoco. Nonostante in molti avessero consigliato al Barba di non scendere in campo per l’enorme dolore, il detentore dell’MVP ci tiene a onorare la memoria dell’amico e a non lasciare sola la squadra: per lui una bella doppia doppia da 36 punti, 3 rimbalzi, 10 assist e una palla recuperata col 63% dal campo (12/19), il 58% da dietro l’arco (7/12) e l’83% dalla lunetta (5/6) in appena 29′, pochi giorni dopo la tripla doppia da 50 punti rifilata agli stessi Kings.

Ottima prova anche da parte di Eric Gordon, che dà il suo solito contributo alla manovra offensiva dei Razzi, facendo registrare ben 19 punti col 50% al tiro (6/12 dal campo e 5/10 dalla lunga distanza), mentre Clint Capela sfiora la doppia doppia (7 punti, 13 rimbalzi e 2 recuperi con 3/5 al tiro) e P.J. Tucker dà il suo contributo anche in attacco, chiudendo a quota 13 punti col 43% da tre (3/7).

Harden show con la morte nel cuore, Faried e House danno grinta e energia

Doppia doppia numero 32 in stagione per James Harden, autore di 36 punti e 10 assist in 29 minuti.

Chris Paul, invece, si ferma a 7 punti con un pessimo 25% dal campo (3/12), ma cattura 5 rimbalzi, smazza ben 12 assist e mette a referto anche 2 recuperi e una stoppata. In uscita dalla panchina, spiccano le prestazioni di Danuel House e Kenneth Faried: il primo si rende autore di 19 punti col 50% al tiro (7/14) in 29′, il secondo chiude la sua serata con una doppia doppia da 12 punti e 11 rimbalzi con l’83% dal campo (5/6) e il 50% da dietro l’arco (1/2) in appena 21′. Degni di nota anche gli apporti di Iman Shumpert (8 punti, 4 rimbalzi e una stoppata con +15 di plus/minus in 22′) e Austin Rivers (6 punti, un assist e una palla recuperata con 2/4 da tre).

Houston mette a referto ben 26 triple sulle 61 tentate (43%), eguagliando il record di triple realizzate in una singola gara da un’intera squadra. A chi apparteneva il primato? Sempre ai Rockets, che lo scorso 19 dicembre fecero grandinare conclusioni vincenti da oltre l’arco sui malcapitati Washington Wizards, centrando uno storico traguardo. Sacramento, dal canto suo, tira con appena il 30% dalla lunga distanza (7/23).

Prove più che positive per Buddy Hield, autore di 20 punti, 7 rimbalzi, 5 assist e una stoppata col 50% al tiro (8/16) e il 44% da tre (4/9), Nemanja Bjelica, che fa registrare 12 punti, 6 rimbalzi, un assist e un recupero con l’86% dal campo (6/7) in appena 19′, e il rookie Marvin Bagley, autore di 19 punti, 8 rimbalzi, un assist e una stoppata col 50% da dietro l’arco (2/4) in 28′ in uscita dalla panchina. 10 punti a testa, invece, per Harrison Barnes e Bogdan Bogdanovic.

Mike D’Antoni su Shumpert: “Fondamentale la sua esperienza ai playoff”

In vista dei playoff, Mike D’Antoni tiene sistematicamente a riposo alcune delle pedine più importanti del suo scacchiere, con l’intenzione di presentarsi alla post season con l’organico al completo e in salute. Tra i vari Gerald Green, Austin Rivers e Kenneth Faried, il coach degli Houston Rockets punta molto anche su Iman Shumpert, arrivato alla sua corte prima della trade deadline per allungare le rotazioni e garantire canestri e, soprattutto, difesa in uscita dalla panchina.

Mike D’Antoni e le condizioni di Shumpert

Mike D’Antoni ha fiducia in Iman Shumpert: sarà lui l’arma in più per i Rockets ai playoff?

Già campione NBA nel 2016 con la maglia dei Cleveland Cavaliers, Shumpert aveva iniziato la stagione tra le file dei Sacramento Kings, ben figurando. Il suo nome è accostato da anni agli Houston Rockets, che l’hanno prelevato via trade lo scorso febbraio. Nonostante offensivamente non sia un’arma particolarmente efficiente, il classe ’90 garantisce un apporto difensivo di gran livello di cui i Razzi non possono fare a meno, soprattutto ai playoff, in cui spesso e volentieri è proprio la fase difensiva a fare la differenza.

“Sta migliorando tantissimo. Sa cosa significa giocare i playoff, ha già giocato le Finals e le ha vinte, per cui è un ottimo innesto per noi, un giocatore molto duro e intelligente. Sarà importante averlo al meglio.”, ha dichiarato coach Mike D’Antoni in merito alle condizioni fisiche del numero 1 dei suoi Rockets, che nel 2017 fu costretto a operarsi al ginocchio e a stare fuori quasi due mesi, per poi essere ceduto dai Cleveland Cavaliers ai Sacramento Kings prima della trade deadline del febbraio 2018.

James Harden devastante: tripla doppia da 50 punti e Kings ko

Seconda vittoria di fila per gli Houston Rockets, che superano per 119-108 i Sacramento Kings al Toyota Center e tornano al terzo posto a Ovest (49-28), in virtù del ko dei Portland Trail Blazers orfani di C.J. McCollum e Jusuf Nurkic (attualmente quarti con un record di 48-28) sul campo dei Detroit Pistons.

Se per gli ospiti la sconfitta equivale alla certezza aritmetica della fine del sogno playoff, per i padroni di casa il successo dà indicazioni importanti proprio in ottica post season, anche perché i Sacramento Kings sanno di non avere quasi niente da perdere e giocano in scioltezza, riuscendo spesso e volentieri a mettere in difficoltà Houston e a portarsi in vantaggio in doppia cifra.

Privi degli infortunati Gerald Green e Kenneth Faried, i Razzi si affidano principalmente a James Harden, ancora una volta in stato di grazia. L’MVP mette la sua firma su una sontuosa tripla doppia da 50 punti, 11 rimbalzi e 10 assist, portandosi così a quota 9 partite da 50 punti in stagione (meglio di lui soltanto Wilt Chamberlain e Kobe Bryant nella storia) e 18 in carriera (a precederlo i soli Wilt Chamberlain, Michael Jordan e Kobe Bryant, rispettivamente a quota 118, 31 e 25) e 2000 triple in carriera.

James Harden scrive ancora 50 e chiude in tripla doppia

James Harden scrive un’altra pagina di storia: quinta tripla doppia da almeno 50 punti in carriera.

Per il Barba, inoltre, si tratta della ventottesima partita stagionale da 40 o più punti: il fuoriclasse dei Rockets sorpassa Kobe Bryant (27) e si porta al secondo posto all-time, a sole nove partite di distacco dal primatista Michael Jordan (37). Le triple doppie (7 in stagione, 42 in carriera) da 50+ punti, invece, diventano 5: in tutta la storia della lega ne sono state realizzate 14, col numero 13 dei Rockets in vetta a questa speciale classifica. Insomma, James Harden continua a riscrivere la storia della lega a suon di record, ma la vittoria texana porta anche le firme di Chris Paul, Eric Gordon e Clint Capela.

Il primo mette a referto 22 punti, 2 rimbalzi, 5 assist e ben 4 recuperi col 50% al tiro (8/16) e detta i tempi di gioco in maniera sopraffina, il secondo risulta letale da dietro l’arco, chiudendo a quota 17 punti col 50% dal campo (6/12) e il 45.5% da tre (5/11), e il terzo fa registrare la solita doppia doppia da ben 24 punti, 15 rimbalzi e 2 stoppate col 77% al tiro (10/13).

Ai Kings, invece, non bastano le ottime prestazioni del duo FoxHield (18 punti, 7 rimbalzi, 10 assist, un recupero e 2 stoppate con 4/7 da dietro l’arco per il primo, 21 punti, 3 rimbalzi, 3 assist, una palla recuperata e una stoppata per il secondo), del rookie Marvin Bagley, autore di una doppia doppia da 20 punti, 12 rimbalzi e una stoppata col 50% al tiro (10/20), e del sophomore Bogdan Bogdanovic, che mette a referto 24 punti, 9 rimbalzi e 8 assist col 57% dal campo (8/14) e il 71% da dietro l’arco (5/7) in 35’ in uscita dalla panchina.

Gli Houston Rockets travolgono i Nuggets, 38 punti per Harden

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Gli Houston Rockets si mettono immediatamente alle spalle la sconfitta riportata sul campo dei Milwaukee Bucks, imponendosi con un netto 112-85 contro i Denver Nuggets al Toyota Center. Vittoria preziosissima per i Razzi, che restano in corsa per il terzo posto a Ovest e asfaltano una delle migliori rivelazioni della stagione attualmente in corso, nonché la seconda forza della Western Conference a un passo dai Golden State Warriors primi.

Dopo un primo quarto all’insegna dell’equilibrio (25-22 per gli ospiti), i Rockets rifilano un parziale di 40-19 a Denver nel secondo quarto, portandosi alla pausa lunga sul +18 (62-44), per poi archiviare definitivamente la pratica nella ripresa (50-41 per il +27 finale), nonostante le assenze degli infortunati Gerald Green e Kenneth Faried. Houston tira meglio sia dal campo (45% con 40/87) che da dietro l’arco (37% con 15/40) rispetto ai Nuggets (36% al tiro con 31/84 e pessimo 16% da tre con 4/24), riuscendo a imporsi anche a rimbalzo (46-38, di cui 11-7 offensivi) contro la squadra che più di tutte domina sotto le plance.

Miglior marcatore della serata è, neanche a dirlo, James Harden, che lancia un messaggio a Giannis Antetokounmpo in ottica MVP: il Barba chiude a quota 38 punti, 6 rimbalzi, altrettanti assist, una palla recuperata e una stoppata col 45.5% al tiro (10/22 dal campo e 5/11 da dietro l’arco) in 32′. A supportarlo i vari Eric Gordon, Clint Capela e Austin Rivers: il primo mette a referto 18 punti col 64% al tiro (7/11) e il 67% dalla lunga distanza (4/6), il secondo si rende autore di una doppia doppia da 17 punti, 15 rimbalzi e una stoppata col 61.5% dal campo (8/13) e il terzo fa registrare 15 punti e 3 assist col 60% al tiro (6/10) in 29′ in uscita dalla panchina.

Harden e non solo per i Rockets, serata nera per Denver

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Prestazione molto positiva per Austin Rivers in uscita dalla panchina: per lui 15 punti e 3 assist col 60% dal campo.

Da segnalare anche la prestazione di Iman Shumpert, che in poco più di 25′ sfiora la doppia doppia, mettendo a referto 7 punti, 8 rimbalzi e 2 assist col 60% dal campo (3/5) e il 50% da tre (1/2). Deludono, invece, Chris Paul, anch’egli vicino alla doppia doppia con 9 punti, 4 rimbalzi, 8 assist e 2 recuperi ma appena il 30% al tiro (3/10), e Danuel House, che in 20′ non riesce a trovare la via del canestro (0/5 dal campo).

Tra le file degli ospiti, invece, lasciano il segno soltanto Nikola Jokic e Jamal Murray, che combinano per 36 punti, 12 rimbalzi, 9 assist, 2 recuperi e altrettante stoppate col 50% al tiro (14/28): The Joker chiude a quota 16 punti, 8 rimbalzi, 6 assist e 2 stoppate col 50% dal campo (7/14), la point guard canadese fa registrare 20 punti (miglior scorer dei suoi), 4 rimbalzi, 3 assist e 2 recuperi con la stessa percentuale al tiro. A loro si affianca, in uscita dalla panchina, Monte Morris, autore di 16 punti, 3 rimbalzi e 4 assist col 56% dal campo (5/9) in 27′.

I Rockets, dunque, chiudono la serie stagionale contro i Nuggets sul 3-1: un ottimo segnale per la squadra di Mike D’Antoni, soprattutto considerando che i playoff sono dietro l’angolo. Per Denver, invece, una battuta d’arresto piuttosto significativa, ma che non preclude agli uomini di Michael Malone la possibilità di continuare a inseguire il primo posto nella Western Conference, occupato dai campioni in carica dei Golden State Warriors con una vittoria in più e una sconfitta in meno rispetto ai ragazzi del Colorado.