Jerry West su Danilo Gallinari, “Per battere Golden State abbiamo bisogno di lui”

Los Angeles Clippers

Dopo aver perso gara 4, i Los Angeles Clippers sono pronti a scendere in campo questa notte contro i Golden State Warriors per tenere accese le speranze di qualificazione.

Jerry West, dirigente della franchigia californiana, ha analizzato la situazione della propria squadra, rivelando anche quello che a suo parere sarà il fattore decisivo in gara 5, ovvero la prestazione di Danilo Gallinari.

Jerry West su Danilo Gallinari, “Difficile vincere senza i suoi punti”

“Se guardi solo all’esperienza, dimentica il talento differenziale, questa è una squadra molto interessante. Doc Rivers ha fatto un magnifico lavoro con questi ragazzi. Non hanno paura”, ha detto West.

“Ma dobbiamo realizzare più tiri. Uno dei nostri migliori tiratori è Gallinari, ma è difficile per noi vincere se lui non produce più punti. Fa parte del nostro DNA”.

Le prime partite della serie hanno effettivamente dimostrato l’importanza del giocatore italiano nel sistema di Doc Rivers. Gara 2, in cui Gallinari ha realizzato 24 punti, rappresenta l’unica vittoria dei Clippers. Nelle altre tre sfide disputate invece l’apporto del n°8 è stato notevolmente inferiore.

Gallinari è reduce da una straordinaria regular season, in cui ha realizzato 19,8 punti e 6,1 rimbalzi di media, tirando con il 46%. LA ha necessità di ritrovare il proprio leader per sperare in una complicata rimonta.

Tyreke Evans sulla free agency, “Punto a giocare con una buona squadra”

Tyreke Evans non si sbilancia sul proprio futuro, aprendo tuttavia alla possibilità di rifirmare con gli Indiana Pacers durante la prossima estate, quando sarà free agent.

“Voglio giocare in una buona squadra”, ha detto Evans poche ore dopo che i Pacers sono stati eliminati dai playoff a causa della sconfitta in gara 4 contro i Boston Celtics.

Il Rookie of the Year della stagione 2009/2010 ha firmato un contratto annuale da 12,4 milioni di dollari la scorsa estate, nella quale era stato seguito anche da altre franchigie, tra cui spiccano Charlotte Hornets e Los Angeles Lakers.

Tyreke Evans e la free agency, a quale franchigia potrà essere utile?

Evans ha dimostrato di essere estremamente efficace quando porta palla, mentre di meno quando gli viene chiesto di giocare lontano dalla palla, come successo quest’anno sotto la guida di coach Nate McMillan.

“La situazione di gioco era leggermente diversa”, ha dichiarato all’Indy Star, “Non come mi aspettavo che fosse. Tutti hanno alti e bassi. Lavorerò per essere pronto per la prossima stagione”.

In 69 partite giocate durante la regular season, Tyreke Evans ha realizzato 10.2 punti, 2.9 rimbalzi e 2.4 assist. Queste cifre, seppur ottime, rappresentano un drastico calo rispetto ai 19,4 punti a partita del 2017/2018.

I 15,3 punti messi a segno nel primo turno dei playoffs fanno tuttavia ben sperare in ottica futura, e consacrano definitivamente Evans come uno dei migliori veterani a disposizione in vista del prossimo anno. Si prospetta dunque una cospicua concorrenza per firmare l’attuale n°12 di Indiana.

Lakers, Magic Johnson aiuterà a reclutare free agent durante la prossima estate

Nonostante abbia lasciato la carica di President of Basketball Operations dei Los Angeles Lakers, Magic Johnson sembra destinato ad aiutare la franchigia californiana durante la prossima free agency.

Dopo la positiva esperienza dello scorso anno, in cui è riuscito a convincere LeBron James ad accasarsi nella Città degli Angeli, la leggenda gialloviola offrirà il proprio supporto reclutando i free agents che saranno sul mercato a partire da luglio.

Secondo quanto riportato da Tania Ganguli del Los Angeles Times, infatti, la proprietaria Jeanie Buss non ha intenzione di trovare un sostituto a Magic, conferendo maggiori responsabilità a Rob Pelinka, che si sta già occupando della ricerca del nuovo head coach. In questa situazione entrerebbe appunto in gioco Magic Johnson.

C’è grande attesa dunque per capire se un tale esperimento porterà i risultati sperati, tenendo in considerazione il fatto che quella del 2019 è una delle classi di free agents più ricche di sempre, di cui fanno parte giocatori del calibro di Kevin Durant, Kyrie Irving, Kawhi Leonard, Kemba Walker, Jimmy Butler e Klay Thompson.

Washington Wizards, le possibili conseguenze in caso di selezione di Bradley Beal per un quintetto All-NBA

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Dietro la fallimentare stagione degli Washington Wizards, conclusasi con l’undicesimo posto nella Eastern Conference, si nasonde quella fantastica di Bradley Beal.

Complice la lunga assenza dell’infortunato John Wall, il n°3 si è dimostrato il leader indiscusso della franchigia della capitale statunitense, riuscendo a realizzare 25.6 punti, 5.5 assist e 5 rimbalzi di media, disputando tutte le 82 partite della regular season.

Le grandi prestazioni di Beal rischiano tuttavia di compromettere i piani futuri della dirigenza Wizards. La terza scelta assoluta del draft 2012 è infatti tra i principali candidati per i tre quintetti All-NBA, che verranno annunciati con ogni probabilità a fine maggio.

Bradley Beal-All NBA, le conseguenze economiche

Nell’eventualità in cui la shooting guard venga selezionata per far parte di un quintetto All-NBA (presumibilmente il terzo), avrà diritto a un contratto supermax. Questo tipo di accordo, in caso di intesa fra le parti coinvolte, entrerebbe in vigore a partire dal 2021-2022, e permetterebbe al giocatore di incassare 194 milioni di dollari in quattro anni.

Tale cifra rappresenterebbe addirittura il 35% del salary cap degli Wizards. Una situazione analoga a quella di John Wall, che a partire dalla prossima stagione guadagnerà 170 milioni distribuiti in 4 anni.

Se ciò si verificasse, Washington potrebbe vantare la presenza in squadra di due All-Star di livello. I loro contratti andrebbero però ad incidere su tre quarti dello spazio salariale disponibile, riducendo inevitabilmente il margine di manovra per andare alla ricerca di un cast di supporto adeguato.

Steve Kerr sul quintetto Warriors, “Iguodala giocherà spesso al posto di Cousins”

Dopo una vittoriosa gara 1, i Golden State Warriors sono pronti a sfidare nuovamente nella notte i Los Angeles Clippers, in un match valido per il primo turno dei playoffs NBA. Coach Steve Kerr ha però aperto alla possibilità di vedere un’importante cambio nel quintetto titolare della franchigia californiana, con Andre Iguodala al posto di DeMarcus Cousins per affiancare Stephen Curry, Klay Thompson, Kevin Durant e Draymond Green.

“È il miglior quintetto della lega, quindi lo useremo molto di più durante i playoffs rispetto a quanto fatto nella regular season” , ha detto l’ex giocatore dei Bulls ai microfoni di Nick Friedell di ESPN.

Questa scelta consentirebbe agli Warriors di usufruire della grande velocità di cui sono dotati i cinque campioni NBA, pur non potendo competere con la fisicità dei centri avversari.

Iguodala in quintetto: quale destino per DeMarcus Cousins?

Le parole di Kerr provocano certamente qualche perplessità riguardo il ruolo di DeMarcus Cousins, che sarebbe costretto dunque a partire dalla panchina.

Diventerebbe di certo un grande rinforzo dalla panchina, senza escludere la possibilità di vederlo tra i cosiddetti “Hamptons Five” in sostituzione di Draymond Green, permettendo a Golden State di avere in campo cinque all stars, nonché eccellenti tiratori da tre.

Paul George, gara 1 a rischio? Donovan, “È day to day”

Lakers Paul George George sugli arbitri

Un infortunio alla spalla rischia di costringere Paul George a non prendere parte a gara 1 del primo turno dei playoff tra Oklahoma City Thunder e Portland Trail Blazers. Secondo coach Billy Donovan, infatti, le condizioni dell’ex giocatore degli Indiana Pacers saranno valutate giorno per giorno.

Paul George, gara 1 a rischio? “Potete aspettarvi di vedermi in campo”

Un eventuale forfait del n°13 si potrebbe rivelare decisivo ai fini del risultato del match, considerando l’importanza del sei volte all star nel sistema Thunder. Il giocatore stesso però, si è dimostrato più ottimista rispetto al proprio allenatore, rassicurando i tifosi di OKC attraverso dichiarazioni che ribadiscono la propria volontà di scendere in campo.

“È tempo di Playoff, quindi voglio essere in campo insieme ai miei compagni. Potete aspettarvi di vedermi giocare domenica”, ha detto il probabile candidato al premio di Defensive Player of the Year.

Lo stesso infortunio non aveva permesso a George di giocare l’ultima partita della regular season contro i Milwaukee Bucks, da cui i Thunder sono usciti vittoriosi, concludendo così al sesto posto nella Western Conference.

Los Angeles Lakers, Bob Myers tra le opzioni per il post Magic Johnson?

Le inaspettate dimissioni di Magic Johnson dai Los Angeles Lakers, costringono la franchigia californiana ad andare alla ricerca di un nuovo membro da affiancare a Rob Pelinka, che secondo quanto riportato da Ramona Shelburne, sembrerebbe destinato a rimanere in gialloviola.

Tra i candidati per prendere il posto di President of basketball operations lasciato libero da Johnson, potrebbe esserci anche Bob Myers dei Golden State Warriors.

L’intrigante ipotesi è stata lanciata da Marcus Thompson II di The Athletic, che ha dichiarato:

“Se c’è una squadra che potrebbe far pensare a Myers di lasciare la dinastia Warriors, sarebbero i Lakers. Di fatto è di Los Angeles. Ha giocato a basket a UCLA, dove ha collaborato nella scelta di Mick Cronin come nuovo allenatore per la squadra di basket della scuola. Ha conseguito la laurea in legge a Los Angeles mentre lavorava con la Wasserman Media Group di Los Angeles”. Ha inoltre aggiunto, “Ha una buona relazione con Kobe Bryant, con cui ha lavorato quando era agente”.

Oltre a Thompson, anche Bill Plaschke del Los Angeles Times ha inserito l’ex agente tra i profili che i Lakers sonderanno.

Bob Myers, che ha esordito nel 2011 come vice general menager degli Warriors, prima di ottenere la promozione a GM; ha vinto il premio Executive of the Year nel 2015 e 2017, riuscendo a portare ad Oakland all star del calibro di Kevin Durant e DeMarcus Cousins.

NBA playoff power ranking: Golden State sul trono, è bagarre ad Est

NBA Playoff Power Ranking

I playoff NBA sono ormai alle porte e si preannunciano più spettacolari che mai, pur dovendo fare a meno di LeBron James, assente dopo 13 stagioni. La fine della regular season ha sancito le 16 squadre che si giocheranno il titolo, 8 per la Western Conference e altrettante per la Eastern Conference.
Immancabile il Power Ranking per analizzare tutte le franchigie che proveranno a darsi battaglia per arrivare alle Finals e conquistare il Larry O’Brien Trophy.

NBA PLAYOFF POWER RANKING: LA GRADUATORIA

#16 Orlando Magic

Steve Clifford.

Sette anni sono bastati per interrompere il digiuno playoff dei Magic. Alla sua prima stagione in Florida, coach Steve Clifford è riuscito nell’impresa di ricondurre Orlando nella postseason, spuntandola su Heat e Hornets in un’entusiasmante lotta nella Eastern Conference. Grande merito della qualificazione a Nikola Vucevic. Il centro montenegrino è reduce da un’annata fantastica, conclusa con una doppia doppia di media, e che gli è valsa anche la prima convocazione in carriera all’All Star Game.

Abbastanza incostante e meno brillante del solito invece Aaron Gordon, secondo miglior realizzatore stagionale seguito dagli ottimi Evan Fournier, Terrence Ross e D.J. Augustin. Una frattura alla tibia ha messo fine anzitempo alla regular season del rookie Mo Bamba, per il quale i Magic non hanno divulgato nessuna informazione riguardo il suo rientro in campo. L’euforia dell’accesso alla postseason potrebbe risultare il principale fattore a vantaggio di Orlando, che parte sulla carta come una delle squadre meno attrezzate per mettere in difficoltà le contender.

#15 Detroit Pistons

Blake Griffin.

Non tutte le squadre qualificate ai playoff possono vantare la presenza nel proprio roster di due all star, possibilità di cui i Pistons possono invece godere, grazie alla coppia Andre Drummond-Blake Griffin. I due hanno vissuto prestazioni altalenanti nel corso della stagione, ma comunque di alto livello. Il vero problema dei Pistons in ottica playoff è però rappresentato dal cast di supporto ai due lunghi.

Fatta eccezione per alcuni eccellenti tiratori come Reggie Jackson, Luke Kennard e Wayne Elligton, pochi altri elementi di valore sono a disposizione di Dwane Casey, che con la sua esperienza potrebbe tuttavia rappresentare l’arma in più di Detroit. Chance importanti per veterani come José Calderon e Zaza Pachulia; e per i giovani Thon Maker e Sviatoslav Mykhailiuk, entrambi arrivati via trade a febbraio.

#14 Brooklyn Nets

Borsino playoff.
D’Angelo Russell.

Mentre tutti gli occhi a New York sono puntati sui Knicks e sulle possibili mosse estive, Brooklyn si è resa protagonista di una stagione indimenticabile. Il lungo processo di rebuilding ha iniziato finalmente ha portare i risultati sperati dalla dirigenza. L’investimento D’Angelo Russell si è rivelato più che mai azzeccato, con l’ex Lakers capace addirittura di diventare all-star per la prima volta in carriera.

Difficile capire quanta strada potrà fare la squadra di coach Kenny Atkinson, guidata da giovani con esperienza nei playoff pari a 0. I talentuosi Spencer Dinwiddie, Joe Harris e Jarrett Allen sono però  pronti a supportare Russell al meglio delle proprie possibilità. C’è ancora tanta voglia di stupire.

#13 Los Angeles Clippers

Danilo Gallinari.

La trade che ha coinvolto Tobias Harris poco prima dello scadere della trade deadline, sembrava voler significare che i Clippers erano intenzionati ad alzare bandiera bianca nella corsa playoff, da cui sono invece usciti trionfatori. Doc Rivers è riuscito a tirare fuori il meglio da una franchigia il cui obbiettivo principale era trascorrere una stagione nella norma in attesa dei possibili fuochi d’artificio che si accenderanno durante la free agency.

Un fantastico Danilo Gallinari è più che mai pronto a fare il proprio ritorno nella postseason, dopo un’avvicinamento in cui si è dimostrato leader indiscusso del quintetto titolare, mettendo a referto circa 20 punti di media a partita. L’impegno contro i Golden State Warriors nel primo turno è sulla carta proibitivo. A rendere ancora più pericolosa LA in vista dei playoff è però la grande profondità del proprio roster, che può contare su un mix di giovani (Shai Gilgeous-Alexander, Ivica Zubac, Landry Shamet), e veterani pronti a rendersi pericolosi subentrando dalla panchina, guidati da Lou Williams e Montrezl Harrell.

#12 Indiana Pacers

Bojan Bogdanovic in azione contro Jayson Tatum.

Il grave infortunio di Victor Oladipo sembrava aver seriamente compromesso la stagione di Indiana, che è invece riuscita a rimanere a galla nella Eastern Conference. Gli avversari nei playoff sono agguerritissimi, e l’assenza di una star di livello a cui poter affidare le giocate-chiave dei match rischia di risultare determinante nel percorso che conduce verso il titolo NBA. Affrontare Boston al primo turno inoltre non è di certo il migliore dei modi per fare più strada possibile nel percorso che conduce alle Finals.

Le ottime cose viste fino ad ora infondono comunque speranza nei tifosi di Indiana, consapevoli della presenza in squadra di giocatori decisivi ma spesso sottovalutati come Bojan Bogdanovic e Domantas Sabonis. Ci si aspetta come sempre qualcosa in più da Myles Turner, mentre può essere data grande fiducia all’assortito gruppo di uomini di esperienza, di cui fanno parte Wesley Matthews, Thaddeus Young, Darren Collison e Tyreke Evans.

#11 San Antonio Spurs

Gli eterni Spurs sono pronto a dare battaglia ai playoff per il 22° anno consecutivo. La trade che ha spedito Kawhi Leonard ai Toronto Raptors sembrava il punto di partenza di una possibile ricostruzione, che invece continua a non verificarsi. La squadra di Gregg Popovich non parte certo con i favori del pronostico, soprattutto nel selvaggio West, ma non si è abituati a vederli perdere.

DeMar DeRozan ha continuato a mettersi in mostra come trascinatore assoluto, così come fatto in passato con i Raptors. Grande stagione anche da parte dell’altro all star della squadra texana, LaMarcus Aldridge. I due hanno le potenzialità per provocare seri danni a diverse contender, supportati da un eccellente gruppo di giovani e soprattutto di veterani, fra cui Rudy Gay e gli inossidabili Patty Mills e Marco Belinelli. Un roster composto in gran parte da uomini di esperienza che potranno dare una grande mano durante la postseason. Attenzione al tiro da tre, grazie alla presenza di numerosi giocatori dalle alte percentuali da dietro l’arco (Dante Cunningham, Davis Bertans, Rudy Gay, Bryn Forbes, Patty Mills e Marco Belinelli), elemento di cui invece continua a scarseggiare DeRozan.

#10 Utah Jazz

Donovan Mitchell.

Pur essendo sempre ai vertici della lega durante la regular season, ci si aspetta un ulteriore miglioramento da parte della franchigia dello Utah in ottica postseason. Anche in questa stagione gli Jazz sono reduci da un eccellente piazzamento in classifica nella Western Conference e sono chiamati a rispondere presente nei playoff, in cui lo scorso anno sono riusciti a rendersi protagonisti di un’ottima prestazione, battendo Oklahoma nel primo turno.

Avere in squadra due giocatori dal calibro di Rudy Gobert e Donovan Mitchell non è certamente un fattore di poca importanza, a cui vanno aggiunti altri elementi di grande valore. Tra questi vi sono Darrick Favors, Joe Ingles, e i due esperti Ricky Rubio e Kyle Korver. Nonostante Utah non sia di certo la squadra più talentuosa della lega, Quin Snyder guida un sistema che si è ormai consolidato ed è rimasto di fatto inalterato rispetto al 2017/2018, in attesa di alzare l’asticella dell’obbiettivo già a partire da questa stagione.

#9 Denver Nuggets

Jamal Murray e Nikola Jokic.

Ad inizio stagione probabilmente nessuno avrebbe pensato ad un tale piazzamento dei Nuggets, capaci di dare battaglia ai Warriors per la vetta della Western Conference. Denver ha a che fare con una situazione intrigante e che presenta molte analogie con quella dei Milwaukee Bucks, ovvero un eccezionale miglioramento rispetto al passato, guidati da una star di alto livello (Nikola Jokic), e da un buon roster costituito da elementi di spessore (Jamal Murray, Paul Millsap, Will Barton,  Gary Harris).

C’è grande curiosità per capire se tutto quel che di buono si è visto da ottobre ad oggi permetterà alla franchigia del Colorado di consacrarsi definitivamente ai vertici della lega. A prescindere da come andrà nella postseason però, grande merito a coach Mike Malone, che ha dato vita ad una delle più grandi sorprese della regular season. L’inesperienza dei componenti del roster di Denver tuttavia, non gioverà affatto nel corso delle prossime settimane, e rischia di rivelarsi il principale avversario dei Nuggets stessi.

#8 Portland Trail Blazers

Damian Lillard e C.J. McCollum.

L’incognita di ogni postseason. Portland è da sempre una delle squadre più sottovalutate della lega ma che riesce, nel silenzio, a concludere ogni regular season nelle prime posizioni ad Ovest, così come dimostrato dal terzo posto appena ottenuto. Nel passato i playoff si sono però dimostrati un tabù, compresi quelli dello scorso anno in cui è arrivata l’eliminazione al primo turno contro i New Orleans Pelicans.

Guidati da uno dei migliori playmaker in circolazione, Damian Lillard, i Blazers hanno tutte le carte in regole per far male a chiunque intralci il loro cammino. Purtroppo per i fan della franchigia dell’Oregon, gli infortuni di C.J. McCollum e Jusuf Nurkic rischiano di compromettere anche i prossimi match. Meno grave del previsto il problema di McCollum, già rientrato sul parquet ma senza certezze riguardanti la sua forma fisica. Molto più complicata la situazione del centro bosniaco. Un terribile infortunio alla gamba ha tenuto con il fiato sospeso gli appassionati del mondo della palla a spicchi, e lo costringerà a rimanere fuori dal terreno di gioco sino alla fine del 2018/2019. Ci si aspetta dunque molto da Enes Kanter, che si è rivelato l’acquisto ideale della dirigenza di Portland, permettendo di avere un sostituto di livello allo sfortunato Nurkic.

Punto di domanda anche sulla panchina, che potrebbe rivelarsi decisiva, nel bene o nel male.

#7 Oklahoma City Thunder

Una grande stagione chiusa nel peggiore dei modi. I Thunder fino a dicembre potevano essere visti come i principali candidati ad insidiare Golden State per ottenere lo scettro della Western Conference. La pazzesca annata di Paul George non si è però rivelata sufficiente, almeno ad oggi. Il pessimo ed inspiegabile finale di stagione ha generato più di qualche perplessità fra gli addetti ai lavori.

L’uomo dei record Russell Westbrook potrebbe rivelarsi l’arma decisiva a vantaggio di OKC, andando a formare una fantastica coppia di all star con PG 13. Il ruolo in uscita dalla panchina di Dennis Schroder risulterà di primaria importanza, così come il lavoro svolto da altri uomini chiave del sistema di Donovan, quali Steven Adams, Jerami Grant e l’ultimo arrivato Markieff Morris. Occhi puntati anche su Terrence Ferguson, che potrebbe essere determinante. Una cosa è certa, nonostante un finale in affanno, guai a sottovalutare Oklahoma dopo averne intraviste le potenzialità nel corso della regular season, ovvero una squadra in grado di conciliare nel migliore dei modi la fase difensiva e quella offensiva.

#6 Philadelphia 76ers

Philadelphia Sixers
Joel Embiid e Ben Simmons.

La dirigenza 76ers sembra aver ormai accelerato il Processo di ricostruzione, dopo la scelta dei migliori free agent della scorsa estate di non trasferirsi in Pennsylvania. La volontà di Philadelphia è quindi chiara: vincere il prima possibile. È questa la spiegazione dietro le trade effettuate per affiancare Tobias Harris e Jimmy Butler alle due giovani star Joel Embiid e Ben Simmons.

Nonostante un quintetto di partenza favoloso, di cui fa parte anche un esperto tiratore come J.J. Redick; apparentemente manca ancora qualcosa per fare il definitivo passo in avanti. I due grandi scambi fatti durante la stagione hanno inoltre tolto abbastanza profondità all’organico a disposizione di coach Brown, che comunque può contare su ottimi giocatori anche dalla panchina (McConnell, Scott, Ennis, Bolden). Potrebbe rivelarsi importante anche l’esperienza della scorsa stagione, in cui Philadelphia fu eliminata al secondo turno per mano dei Boston Celtics.

#5 Boston Celtics

Pronostici NBA 18-19-Boston Celtics 2018/2019
Boston Celtics.

Forse una delle franchigie più deludenti della regular season. Strano, per una squadra capace di chiudere al quarto posto della Eastern Conference, ma le aspettative ad inizio anno facevano sperare in prestazioni più convincenti da parte dei bostoniani. Pur potendo contare finalmente su Gordon Hayward, sembra esserci stato un passo indietro rispetto alla stagione precedente, conclusa con una cocente eliminazione in gara 7 delle finali di Conference.

Nonostante ciò i Celtics rimangono avversari di prima fascia per chiunque voglia ambire al titolo NBA. Kyrie Irving è pronto a prendere in mano la propria squadra, prima di diventare free agent in estate. Dietro di lui tanti altri vogliosi di far bene per dimostrare tutte le proprie qualità. A guidare questo gruppo ovviamente Jayson Tatum, oltre al già citato Hayward ed i vari Al Horford, Jaylen Brown, Marcus Morris e Marcus Smart. Quest’ultimo però, a causa di un infortunio, sarà costretto a stare fuori circa 4-6 settimane. Un altro punto a favore di Boston è senza dubbio rappresentato da coach Brad Stevens, capace di rendersi protagonista anche dalla panchina.

#4 Milwaukee Bucks

Giannis Antetokounmpo
Giannis Antetokounmpo.

Dopo aver ottenuto il miglior record della regular season, i Milwaukee Bucks sono pronti a giocare un ruolo da protagonista nei prossimi playoff. L’arrivo di coach Mike Budenholzer ha giovato al sistema Bucks, in particolar modo a Giannis Antetokounmpo. Il greco è riuscito a conquistare meritatamente lo scettro di miglior giocatore della Eastern Conference, lasciato libero da LeBron James. Poter contare sull’apporto del candidato MVP è il principale vantaggio della franchigia del Wisconsin, che può fare affidamento anche su eccellenti tiratori dall’arco dei tre punti (Middleton e Brook Lopez in primis), e di un buon roster, migliorato dall’arrivo a stagione in corso di Nikola Mirotic, George Hill e Pau Gasol.

Il maggiore ostacolo in vista della postseason è rappresentato dall’inesperienza del gruppo a disposizione di Budenholzer. Pur avendo infatti a disposizione numerosi veterani, il risultato massimo raggiunto nelle ultime stagioni è la qualificazione ai playoff con successiva eliminazione al primo turno (sconfitta 4-3 contro Boston lo scorso anno). Quest’anno si prospetta un deciso miglioramento stando a quanto visto da ottobre ad oggi, ma la pressione potrebbe giocare un brutto scherzo ai Bucks qual’ora si dovessero verificare difficoltà.

#3 Houston Rockets

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Chris Paul e James Harden.

L’effetto Harden si è più che mai sentire nel corso della regular season. Il Barba è salito in cattedra dopo un complicato inizio di stagione, nel corso della quale i Rockets hanno dovuto fare i conti anche con la cattiva sorte, che ha colpito Chris Paul e Clint Capela, vittima di infortuni.

Se ad inizio stagione si poteva pensare ad una possibile rivale dei Warriors, Houston era senza dubbio la principale avversaria con cui gli uomini di Steve Kerr avrebbe dovuto fare i conti, forti del fatto che lo scorso anno una gara 7 ha separato la franchigia texana dalle Finals. Oggi Mike D’Antoni non può contare su giocatori importanti come Ryan Anderson e Trevor Ariza, ma saranno determinanti i soliti Eric Gordon, Paul e Capela. Da non sottovalutare gli ultimi arrivati Faried e Rivers, ma le speranze dei Rockets si basano inevitabilmente sulle prestazioni di Harden. Attenzione tuttavia al tabellone dei Rockets, che potrebbe compromettere il cammino playoff: in caso di approdo alle semifinali di Conference, affronteranno la vincente di Warriors-Clippers.

#2 Toronto Raptors

Kawhi Leonard.

Come ogni anno, i Raptors occupano le parti alte del power ranking pre-playoff. La postseason rappresenta da sempre l’ostacolo apparentemente insormontabile. Questa volta però la situazione sembra essere cambiata decisamente. Le pretendenti ad Est sono molte, ma non vi è più LeBron James, l’eterno giustiziere dei canadesi. L’arrivo di Kawhi Leonard aggiunge inoltre al roster a disposizione di coach Nurse un leader vincente, che vanta nella propria bacheca già un titolo NBA e di MVP delle finali con la maglia dei San Antonio Spurs.

Il n°2 non è di certo l’unico pezzo pregiato. Non possono essere messi in secondo piano Kyle Lowry, ormai un punto fermo dei Raptors; Il candidato MIP Paskal Siakam, e soprattutto Marc Gasol, su cui la dirigenza ha puntato poco prima dello scadere della trade deadline per fornire un altro rinforzo di spessore. Resta tuttavia ancora da capire se questo basterà per porre fine alla maledizione che aleggia su Toronto.

#1 Golden State Warriors

Il super-quintetto dei Golden State Warriors:, Kevin Durant, Draymond, Stephen Curry, Klay Thompson e DeMarcus Cousins.

I principali favoriti per alzare al cielo l’ambitissimo Larry O’Brien Trophy. Non potrebbe essere altrimenti per una squadra che ha vinto tre degli ultimi quattro titoli ed ha addirittura migliorato il proprio roster con l’aggiunta di DeMarcus Cousins. L’ex Pelicans è andato a completare un quintetto di soli all star in grado di far paura a chiunque.

La storia dei playoff NBA ha però insegnato che non può esistere un team imbattibile, e che le sorprese sono sempre dietro l’angolo. La squadra di coach Steve Kerr diverse volte nel corso della regular season ha mostrato tratti di vulnerabilità, ed ogni episodio da Aprile in poi potrebbe rivelarsi determinante, che si tratti di un infortunio o di un avversario complicato sin dai primi turni. Da tenere sott’occhio inoltre la coesistenza fra le cinque stelle titolari. Non può non tornare alla memoria la lite fra Kevin Durant e Draymond Green, ma anche l’inesperienza di Cousins nell’ambito dei playoff. Molto dipenderà dall’apporto degli Splash Brothers, Steph Curry e Klay Thompson; e della panchina, pur consapevoli che, sulla carta, nessun team ha le qualità per competere con i campioni in carica.

John Wall, “Giocare la prossima stagione è un mio obbiettivo, ma non ne sono certo”

John Wall infortunio

John Wall ha dichiarato di non avere alcuna certezza riguardo la data del suo rientro in campo. La star dei Washington Wizards, operata lo scorso febbraio a causa della rottura del tendine d’Achille che lo ha costretto ha porre fine anzitempo alla sua stagione; non è sicuro della possibilità di giocare interamente la prossima stagione.

“Non ne ho ancora idea, questo è il mio obiettivo … questa è la mia mentalità, dove mi sto spingendo”, ha detto, “ma non lo saprò fino a quando non avrò il consenso dei dottori”. 

I problemi fisici del ventottenne potrebbero portare la dirigenza della franchigia della capitale statunitense a selezionare un giovane playmaker al prossimo draft. Ciò apparentemente non rappresenterebbe un problema per Wall.

“Bisogna fare il meglio per la squadra assicurandosi di avere i pezzi necessari”, ha detto Wall ai giornalisti, “E al mio ritorno può rappresentare un’ottima alternativa a me ”.

L’infortunio di Wall, così come quello di Dwight Howard, ha inevitabilmente condizionato la stagione dei Wizards, conclusasi con un deludente undicesimo posto nella Eastern Conference, con un record di 32-50. In 32 match disputati la point-guard ha realizzato 20.7 punti e 8.7 assist di media.

Al termine dell’ultima gara di regular season contro i Boston Celtics (persa 110-116), anche coach Scott Brooks ha voluto dedicare qualche parola a Wall:

“Ha molto lavoro da fare e avrà delle giornate difficili, ma John tornerà”

 

Derrick Rose, futuro ai Bulls? L’agente apre ad un possibile ritorno

Il sogno dei tifosi dei Chicago Bulls potrebbe realizzarsi durante la prossima estate: il ritorno di Derrick Rose ai Bulls. L’agente della point-guard dei Minnesota Timberwolves, B.J. Armstrong, ha aperto alla possibilità di un approdo del proprio assistito in Illinois.

Intervenuto al programma radiofonico Mully and Haugh, Armstrong ha fatto sapere di essere disposto a prendere in considerazione un’eventuale offerta da parte della franchigia in cui lo stesso agente ha militato nel suo passato da giocatore.

L’ipotesi di rivedere D-Rose nuovamente nella squadra di coach Jim Boylen è di certo fra le più suggestive, ma anche non così remota. L’MVP del 2011 ha vissuto una stagione sensazionale (finita anzitempo a causa di un problema al gomito), in cui ha collezionato18.0 punti, 4.3 assist e 2.7 rimbalzi in 53 match disputati.

Derrick Rose, futuro ai Bulls? Nazr Mohammed, “È un ragazzo di Chicago in tutto e per tutto”

Non solo Armstrong però, in quanto anche un ex compagno di squadra di Rose, Nazr Mohammed, ha rilasciato dichiarazioni che alimentano le speranze dei tifosi Bulls.

“Dal primo giorno da quando sono arrivato a Chicago, ha sempre parlato di cosa significhi vincere un campionato per Chicago”, ha detto, “Parla di come si sentirebbe, essendo un ragazzo di Chicago, a vincere un altro titolo qui. Le persone dovrebbero saperlo. Credetemi: questo è il suo obiettivo principale, il suo desiderio e ciò che lo spinge. È un ragazzo di Chicago in tutto e per tutto”.

LeBron James sulla free agency, “Curioso di scoprire chi mi raggiungerà ad LA”

LeBron James and Kevin Durant, Los Angeles Lakers vs Golden State Warriors at Staples Center

Dopo la prima deludente stagione con i Los Angeles Lakers, LeBron James è pronto a tornare a competere per il titolo a partire dal 2019/2020. Risulterà però con ogni probabilità determinante la free agency della prossima estate, con cui la coppia dirigenziale Pelinka-Johnson proverà ad affiancare un’altra star al n°23.
Proprio lo stesso James ha rilasciato dichiarazioni riguardo la possibilità che qualche free agent di primissimo livello decida di aggregarsi al roster losangelino, nel corso di una lunga intervista concessa a Allie Clifton di Spectrum SportsNet.

“Non vedo l’ora di scoprire chi vuole saltare in macchina con me per provare ad arrivare in alto”, ha detto il Re.

“So quanto impegno ci metto. Non ho mai tradito il gioco durante la mia carriera e i risultati si sono sempre visti. Non dico che garantisco la vittoria del titolo, ma garantisco su di me, sul mio corpo e sulla mia mente”.

Free agency 2019: chi raggiungerà LeBron?

La prossima estate si prospetta ricca di colpi di scena, grazie alla presenza di numerose stelle nella lista dei free agent. Tra questi spiccano Kevin Durant, Kyrie Irving, Kawhi Leonard, Kemba Walker, Jimmy Butler, e Klay Thompson. I Lakers avranno a disposizione 38 milioni di spazio salariale per firmare uno di loro, senza dimenticare la possibilità di un’eventuale trade per Anthony Davis.

A prescindere da chi decida di affiancare LeBron James, quest’ultimo si renderà protagonista di un’interessante opera di reclutamento, per porre rimedio ad un’annata conclusasi con una mancata qualificazione alla postseason, e la decisione dei Lakers di porre fine anzitempo alla sua stagione per mettere da parte i problemi fisici accusati a partire dal Christmas Day.

Attualmente la squadra di coach Walton occupa l’undicesima posizione della Western Conference, con un record di 36-44, dopo aver sconfitto i Clippers nel derby della Città degli Angeli.

Philadelphia 76ers, arriva l’ex Boston Greg Monroe

Secondo quanto riportato da Shams Charania, i Philadelphia 76ers firmeranno Greg Monroe per il resto della stagione.

Il centro aveva iniziato il 2018/2019 con i Toronto Raptors, prima di essere tagliato e firmare un decadale con i Boston Celtics. La franchigia del Massachusetts ha scelto di non offrirgli un nuovo contratto. In questo modo Monroe si aggrega ad un’altra delle contender della Eastern Conference.

Con la maglia dei Raptors, Greg Monroe ha disputato 38 partite, realizzando 4.8 punti e 4.1 rimbalzi di media. Solo 2 partite giocate invece con la maglia di Boston, in quello che era per lui un ritorno nella squadra in cui militaKyrie Irving, dopo averci già giocato nel 2017/2018.

Per fargli spazio i Sixers rinunceranno a Justin Patton, liberando così uno slot nel roster a disposizione di coach Brown.