Gli Spurs si impongono in gara 3 con la partita perfetta di Derrick White

Ci vuole una grande partita di per battere i Nuggets in gara 3, proprio quella che hanno giocato i San Antonio Spurs, che mantengono il fattore campo conquistato in gara 1, grazie alla vittoria esterna in casa di Denver.

118-108 in favore degli Spurs il punteggio nel finale, a premiare la splendida prestazione dei texani trascinati da DeMar DeRozan (25 punti e 5 assist) e da Derrick White che chiude con 36 punti, 5 rimbalzi, 5 assist e 3 rubate con 15-21 al tiro in 33 minuti di utilizzo.

Molto buona anche la prestazione di LaMarcus Aldridge che chiude con una doppia doppia da 18 punti e 11 rimbalzi.

Non è sufficiente per i Nuggets invece la prestazione di Nikola Jokic, che si avvicina all’ennesima tripla doppia in stagione, per lui ci sono 22 punti 8 rimbalzi e 7 assist.

Spurs, rebuilding senza scelte importanti

Sono di nuovo là gli Spurs di Gregg Popovich, a giocarsi ancora una volta i playoffs, da sfavoriti questa volta, quando per 20 anni sono stati sistematicamente in corsa per il titolo.

I Big 3 hanno salutato, Tim Duncan per primo, poi è stato il turno di Tony Parker accasatosi a Charlotte, e infine di Manu Ginobili, cui è stata ritirata la maglia numero 20 qualche settimana fa.

In estate ha lasciato il nero e argento anche Kawhi Leonard, eletto proprio da Popovich come condottiero dell’era post Big 3. Qualsiasi squadra NBA a questo punto, di fronte alla chiusura di un ciclo vincente che ha portato 5 titoli in 20 stagioni all’ombra dell’Alamo, sarebbe ripartita dalle sconfitte, da stagioni di transizione, in maniera da guadagnare preziose scelte al draft, e costruire sui giovani un nuovo ciclo.

Lo hanno fatto i Boston Celtics, lo hanno fatto i Philadelphia 76ers, lo hanno fatto i Brooklyn Nets e stanno provando a farlo anche i Los Angeles Lakers. Ma non lo hanno fatto gli Spurs, che grazie alle loro capacità organizzative, alla loro mentalità e alla loro capacità di scegliere giocatori, di trasformarli e renderli delle piccole stelle sui cui poter fare affidamento di anno in anno, non mancano i playoffs dal lontano 1998.

L’esempio più eclatante è proprio Derrick White, che ha fatto registrare il suo career high proprio nella scorsa partita contro i Nuggets.

Di White non è il numero di punti che impressiona, non quanto la solidità dimostrata dal prodotto dell’università del Colorado, scelto dagli Spurs con la  chiamata numero 29 al draft del 2017.

I 33 minuti contro i Nuggets e il posto nel quintetto titolare White se li è dovuti guadagnare sul campo, nonostante la concorrenza di DeJounte Murray, prima del grave infortunio favorito in ordine gerarchico per posto tra i primi 5. Quello che può aver spinto Gregg Popovich a investire su White è la sua capacità di infiammare la partita e cambiarla.

Dopo aver segnato 26 punti nel primo tempo (unici a riuscirci nella storia degli Spurs oltre lui: Tim Duncan e Tony Parker), White non ha segnato nel terzo quarto, Ma ha chiuso la gara in crescendo con 10 punti negli ultimi 5 minuti dell’ultimo quarto di gioco, guidando il parziale di 18-5 in favore degli Spurs che ha chiuso la partita.

Irriconoscibile rispetto al giocatore che ha chiuso la regular season nel 2017/2018 con 17 gare giocate per un totale di 8.2 minuti di media giocati, ad un anno di distanza White è un uomo fondamentale per l’economia e il gioco degli Spurs. E questa è l’ennesima dimostrazione che a San Antonio vengono scelti dei giocatori solidi, che poi con tanto lavoro vengono indirizzati, resi parte di un sistema, per poi infine esplodere diventando in certi casi anche degli All-Star.

Ci sono dei precedenti: Tony Parker scelto con la numero 28, Manu Ginobili con la numero 57 (lo stesso Tim Duncan ha dichiarato di non aver saputo nemmeno chi fosse, allìepoca), Kawhi Leonard scelto con la numero 15 dagli Indiana Pacers e poi scambiato da Popovich con George Hill, giocatore prediletto dal capo allenatore degli Spurs.

Sarà il caso di Derrick White?

White è stato scelto con la chiamata numero 29, e sembra avere lo stesso DNA dei giocatori sopracitati, si sta dimostrando la guardia migliore della serie, meglio anche di DeMar DeRozan, suo compagno di squadra, ma anche di Gary Harris e Jamal Murray, nella file dei Nuggets. Irreale infatti il suo fatturato nelle 3 gare giocate, 23 punti di media con il 69% di realizzazione dal campo.

Si ripartirà quindi dal 2-1 in favore degli Spurs in gara 4, dove i Nuggets dovranno a tutti i costi cercare di riprendere il fattore campo che potrà essere decisivo per la vittoria finale nella serie. Nel frattempo ci godiamo l’ennesima prestazione di alto livello del piccolo gioiello di San Antonio, che sta infiammando le partite con  le sue giocate, e che sta rendendo il primo turno di playoffs della Western Conference tra Nuggets e Spurs così interessante.

Raptors, Patrick McCaw si allena, possibile il rientro per gara 2

Buone notizie per i Toronto Raptors, l’ex Golden State Patrick McCaw è prossimo al rientro dopo un infortunio al pollice che lo ha tenuto fuori dai campi. Il giocatore ha ricominciato ad allenarsi come ha annunciato via twitter Josh Lewenberg, di TSN.

McCaw ha giocato solamente 26 partite con i Raptors in questa stagione e il suo apporto a livello di numeri potrebbe sembrare irrilevante sulle prestazioni della squadra. L’ex Warriors Ha fatto registrare infatti solamente 2.7 punti e 1.7 assist di media a partita in 13.2 minuti.

Numeri che non impressionano, e l’importanza che Patrick McCaw potrebbe avere sta proprio al di fuori dei numeri, infatti il suo rientro in campo potrebbe causare un incremento del livello di esperienza, cosa che manca ai Raptors, soprattutto nei giocatori in uscita dalla panchina.

Sono solamente 3 i giocatori a roster che hanno giocato dei minuti nelle NBA Finals, uno di questi è proprio Patrick McCaw che con la sua versatilità e la sua attitudine difensiva potrebbe fungere da antidoto per fermare lo scatenato D.J. Augustin che ha messo a ferro e fuoco la difesa di Toronto in gara 1, segnando 25 punti con la tripla vincente che ha gelato pubblico e giocatori presenti alla Scotiabank arena di Toronto.

Se lo augura Nick Nurse, che quindi potrebbe avere la possibilità di schierare in gara 2 contro i Magic il 2 volte campione NBA, puntando sulle sue capacità di marcare, grazie alla sua lunghezza, guardie più veloci di lui, e tiratori temibili come Ross e Augustin.

Martedì di nuovo in campo per il secondo atto della serie tra Magic e Raptors, che vede i Magic in vantaggio per 1-0 ed i Raptors alla ricerca di una vittoria che riporterebbe la serie in parità, prima di affrontare le due partite di Orlando dove i canadesi proveranno a riprendersi il fattore campo.

Steve Kerr su Luke Walton: “I Lakers perdono uno dei migliori, non sempre l’ambiente giusto”

Sono bastate solo 72 ore ai Los Angeles Lakers dopo le dimissioni di Ervin Magic Johnson per licenziare anche il capo allenatore Luke Walton. Continua l’effetto domino della prima stagione fallimentare di LeBron James ai Lakers, che per la quinta volta dall’addio di Phil Jackson nel 2011 si ritrovano a cercare sul mercato un nuovo capo allenatore.

Effetto domino che si sta riversando anche sui giocatori, indiscrezioni dell’ultima ora dicono infatti che i Los Angele Lakers avrebbero ripreso “il filo” su un’idea con i Chicago Bulls per una trade che coinvolgerebbe Lonzo Ball. il prodotto di UCLA, scelto alla numero 2 del draft del 2017, dopo due stagioni non proprio convincenti potrebbe essere oggetto dell’ennesimo addio dell’era Luke Walton.

in merito alla vicenda Walton, si è espresso anche il coach dei Golden State Warriors Steve Kerr, che conosce bene Luke, per averlo avuto come suo assistente nei primi anni a Golden State Warriors dal 2014 al 2016.

Steve Kerr elogia Luke Walton: “I Lakers hanno perso tanto, non sempre l’ambiente è quello giusto”

Così Kerr a Anthony Slater microfoni: “I Lakers hanno perso una delle migliori persone, umanamente parlando, dell’intera lega. Qualcuno che sa guadagnarsi la fiducia dei suoi giocatori, e ceh conosce il gioco come pochi al mondo. Mi dipsice per lui, non sempre si ha la fortuna di essere nell’ambiente giusto“.

Palese l’opinione di coach Kerr che si schiera apertamente dalla parte di Walton, e che non dimentica il periodo che i due hanno attraversato insieme e l’aiuto che Walton gli ha dato negli anni di Golden state.

Quel periodo coincide infatti con i problemi fisici che costrinsero Kerr a stare lontano dal campo, con Walton dovette prendere spesso le sue veci, e che nel ruolo di head coach contribuì alla vittoria del titolo nel 2017 guidando la squadra per buona parte della post season.

Per i Lakers, in questo momento privi di un capo allenatore, si prospettano giorni di grande lavoro, alla ricerca del giusto sostituto che guiderà la prossima stagione, si vocifera di un interessamento che vede coinvolto Tyronn Lue, ex giocatore dei Lakers ed ex allenatore di LeBron James a Cleveland, che la stella di Akron conosce già molto bene e con cui ha vinto il titolo NBA nel 2016.

Magic, Jonathan Isaac supera il protocollo, pronto per gara 1 contro i Raptors

Buone notizie nelle ultime ore per gli Orlando Magic, Jonathan Isaac, sarà pronto per gara 1, dopo aver superato il protocollo di valutazione fisica, e sarà in campo  nella gara di apertura dei playoffs contro i Toronto Raptors.

Il giocatore ha subito una dolorosa botta alla mascella nella vittoria di domenica scorsa contro i Boston Celtics e si temeva addirittura la frattura, che avrebbe messo fine alla stagione del prodotto di Florida State scelto con la numero 6 dai Magic nel draft del 2017.

Una grande notizia per coach Steve Clifford, che spera di recuperare anche la sua stella Nikola Vucevic, miglior realizzatore e miglior rimbalzista della squadra, ai box nell’ultima partita di stagione regolare per colpa di una gastroenterite virale. Il giocatore ha dichiarato di stare meglio e di essere sulla buona strada verso il recupero.

Isaac, al secondo anno NBA ha giocato 64 partite in questa stagione, e con i suoi 9.6 punti e 5.5 rimbalzi di media a partita si è dimostrato un punto fisso per i Magic del presente e del futuro, soprattutto per le sue doti difensive, che lo rendono uno dei giocatori più versatili della lega, a e per la sua capacità di aprire il campo con il tiro da 3 punti, utile per liberare spazio in mezzo all’area per Nikola Vucevic, reduce da una stagione molto convincente chiusa in doppia doppia di media con 20.8 punti e 12.0 rimbalzi.

Jonathan Isaac pronto per gara 1 contro i Raptors

Le condizioni del giocatore dopo la botta subita alla mascella nella partita di domenica contro i Celtics non lasciavano presagire niente di rassicurante, gli stessi Magic sembravano ignari delle condizioni di Isaac nelle ore precedenti alla dichiarazione ufficiale. Così coach Clifford: “Sta ancora facendo gli accertamenti, e non sapremo nulla fino a che la NBA non ci comunicherà la sua decisione“.

Poche ore dopo è arrivata l’ufficialità da parte dello staff dei Magic e Isaac potrà prendere parte a gara 1 del primo turno di playoffs della Eastern Conference, che si giocherà alla Scotiabank Arena di Toronto, la casa dei Raptors.

Se anche Vucevic dovesse ultimare il recupero, per i Magic significherebbe avere quindi il roster al completo, premio per una qualificazione ai playoffs che mancava dal 2012, quando ancora in quintetto partiva Dwight Howard.

Il pronostico li vede sfavoriti, ma iniziare bene già da sabato potrebbe dare morale e motivazione per il continuo della serie.

Warriors, sedicesimo fallo tecnico per Kevin Durant, ma non sarà sospeso per gara 1

Ci ha messo pochissimo Kevin Durant, la stella dei Golden State Warriors, a vedersi fischiato il sedicesimo fallo tecnico in stagione, nella partita di ieri contro i Memphis Grizzlies.

In condizioni normali questo sarebbe sinonimo di squalifica. Fortuna sua e degli Warriors che ieri si è giocata l’ultima gara di regular season e con l’inizio della post season il computo dei falli tecnici verrà azzerato.

Kevin Durant si vede affibbiare il fallo tecnico da Kane Fitzgerald quando sul cronometro ci sono ancora 9:39 da giocare nel primo quarto. Al fischio segue il disappunto dello stesso Durant e di coach Steve Kerr.

Così Durant nel post partita: “L’ho urtato ma è stato un contatto accidentale, stavo solamente andando a pulire le scarpe fuori dal campo, lui ha pensato che lo stessi seguendo verso il tavolo centrale“, Continua poi giustificandosi: “mi pulisco le scarpe ogni volta che il gioco si ferma“.

Kevin Durant, 16esimo tecnico ma niente squalifica

Momenti di apprensione sulla panchina Warriors successivamente all’assegnazione del fallo tecnico. Coach Kerr si è girato subito verso il Vice President of Communications Raymond Ridder, seduto in panchina, chiedendo: “Sarà sospeso?“, la risposta ha avuto esito negativo (i falli tecnici della regular season non sono rilevanti nella postseason) e gli animi dell’allenatore si sono subito calmati.

Kevin Durant non salterà dunque la prossima partita, poiché questa coinciderà proprio con l’inizio dei playoffs.

Sabato 13 aprile la Oracle Arena di Oakland ospiterà la gara 1 di primo turno, dove i campioni in carica se la vedranno con i Clippers di Danilo Gallinari. Sarebbe stato quindi un grosso problema per gli Warriors cominciare la post season senza il numero 35, viste anche le condizioni precarie di Steph Curry, infortunatosi alla caviglia dopo meno di dieci minuti contro i Pelicans e fuori dalla partita di ieri contro i Grizzlies.

Solo un piccolo spavento per Steve Kerr quindi. Durant che ha chiuso la sua regular season con una prestazione da 21 punti e 6 assist in 18 minuti nella sconfitta esterna per 132-117 in casa dei Memphis Grizzlies, potrà tranquillamente essere in campo domenica alle 2.00 ora italiana.

Il numero 35 dei Warriors ha lasciato trapelare ultimamente del nervosismo, visibile già nella partita contro i Pelicans, dove è stato espulso in conseguenza di un doppio fallo tecnico.

My First Time: la prima “volta” non si scorda mai

Boston Celtics-Prima volta
C’era una volta un bimbo, c’era una volta un bimbo che guardava la sua prima partita di basket. 10 giugno 2010: inizia il classico zapping pomeridiano che per caso si ferma su Sky sport 2 dove va in onda la replica di gara 5 delle NBA Finals giocata la mattina alle 2.00 ora Italiana. Non va in scena una partita in realtà, va in scena “La Partita” con la “P” maiuscola. Si sta giocando la serie eterna, tra le 2 franchigie più vincenti della storia NBA: è Boston Celtics contro Los Angeles Lakers.

L’atmosfera e le emozioni del basket

Il TD Garden e il suo parquet incrociato, la palla a spicchi che rimbalza, Tranquillo e Buffa in cabina di commento. Non poteva esistere momento migliore per innamorarsi della pallacanestro NBA. La magia di quella partita è indescrivibile, i Celtics giocano sul velluto con il motto di “trust each other” inculcato da Doc Rivers, dall’altra parte i Lakers non stanno giocando la miglior partita della stagione, anzi, sono proprio assenti. Iniziato il terzo quarto i bianco verdi provano a dare lo strappo definitivo alla partita con un Paul Pierce in gran serata, Rondo è ispirato nel servire i compagni e Garnett che era stato sottotono in tutta la serie è finalmente tornato il giocatore che tutti conoscevano. I Celtics riuscirebbero anche a scappare via nel punteggio e chiudere la gara, se non fosse per uno in maglia giallo viola con il 24 sulla schiena, che si rifiuta letteralmente di perdere, segna a ripetizione, da ogni posizione, la sua faccia è cattiva e determinata, incute timore, ma ogni pallone che esce dalle sue mani è talmente morbido che accarezza dolcemente la retina quando va dentro.
Bang, bang, bang, inizia a grandinare nel canestro dei Celtics, che difendono come meglio non si può, Kobe Bryant è semplicemente più bravo, perché è così che si chiama quello con il 24.
Conclude il secondo quarto con 4 punti consecutivi e ne segna 17 di fila anche nella prima metà del terzo quarto per un totale di 21, “in a row” come si dice oltre oceano.
Quel bambino sono proprio io che scrivo, l’avrete capito, e percepisco perfettamente la fame di Kobe e la sua riluttanza verso la sconfitta, quella che poi prenderà il nome di Mamba mentality, io in quel momento ne potevo vedere solo un piccolo estratto. Percepivo l’emozione di quel momento, che sarà poi  cruciale per l’evolversi della serie, anche se ancora non sapevo nemmeno cosa fosse una serie, ogni possesso è sempre più frenetico, i Celtics difendono forte e spingono in transizione, i Lakers si affidano al 24. Ancora non conoscevo le regole del gioco, ma mi batteva già forte il cuore; la prima volta non si scorda mai!

Draft NBA, Yovel Zoosman dall’Israele all’America?

Yovel-Zoosman

La stagione sta per entrare nel momento più vivo, il momento che tutti aspettano, i playoffs che scatteranno da sabato 13 aprile.

Ai nastri di partenza dunque la corsa per aggiudicarsi il tanto agognato Larry O’Brien Trophy. Molte squadre però, che i playoffs e le successive finals li guarderanno da casa, pensano già alla stagione 2019/20.

Il primo passo è il draft di fine giugno, dove i riflettori sono tutti puntati sul fenomeno di Duke Zion Williamson, per il quale si parla già di una quasi automatica prima scelta assoluta qualora si rendesse eleggibile (cosa che ancora non ha fatto).

La notizia rilevante in questo momento riguarda però un talento tutto europeo. L’Israeliano Yovel Zoosman del Maccabi Tel Aviv si è reso eleggibile al draft 2019, come riportato da Jonathan Givony di ESPN.

Chi è Yovel Zoosman?

Zoosman milita attualmente nel Maccabi di Tel Aviv, ed è un papabile candidato ad aggiudicarsi il premio di Rising Star award, che premia il miglior prospetto della stagione di Eurolega, riconoscimento assegnato nella scorsa stagione a Luka Doncic, che quest’anno lotta con Trae Young per il premio di Rookie dell’anno, che premierà la miglior matricola della stagione NBA.

La stessa NBA che tanto sogna Zossman.

Sono ben 10 anni che un giocatore israeliano non viene scelto al draft. L’ultimo fu Omri Casspi nel 2009, giocatore di cui il giovanissimo Zoosman vuole seguire le orme, come ha dichiarato proprio a Givony: “Giocare nella NBA sarebbe un’occasione per rendere fiero il mio paese” continua l’ala del Maccabi “Vorrei riuscire ad ispirare i tanti miei giovani connazionali a lottare per inseguire i loro sogni“.

Un sogno che qualche tempo fa era soltanto un miraggio, per i giocatori provenienti dai campionati europei, non considerati adatti al gioco americano, spesso ritenuti deboli fisicamente e attaccabili difensivamente. Questa idea negli anni, passando da Drazen Petrovic a Vlade Divac prima e da Peja Stojakovic e Dirk Nowitzki poi, solo per citarne alcuni, è stata totalmente ribaltata fino ad arrivare ai fenomeni di oggi.

Un sogno che ora e possibile in una NBA che sta cambiando, dove Doncic, Kristap Porzingis e Nikola Jokic sono giocatori franchigia, dove Danilo Gallinari è il trascinatore dell’eccellente stagione dei Los Angeles Clippers e dove lo stesso Marco Belinelli è stato capace di ritagliarsi minuti importanti alla corte di Gregg Popovich in quel di San Antonio. Sarà il caso di Zoosman?

Il pronostico per l’israeliano è la scelta numero 58, che lo vede fuori dal primo giro, questo però spesso è irrilevante, basti pensare a Tony Parker o Manu Ginobili scelti rispettivamente alla 28 e alla 57, due europei a livello di formazione cestistica, che poi hanno scritto la storia dei San Antonio Spurs insieme a Tim Duncan. È determinante in chiave futura invece, la realtà che Yovel dovrà affrontare una volta approdato in una squadra, quale sarà il primo imprinting con la NBA, lo spazio che gli verrà dato per esprimere le sue qualità e il ruolo che dovrà ricoprire.
Se son rose fioriranno, non ci resta che aspettare.