Un nuovo inizio per Markelle Fultz: gli Orlando Magic

Uno tra gli scambi più discusse dell’ultima trade deadline riguarda Markelle Fultz. L’ex prima scelta al Draft 2017 è passato da Philadelphia agli Orlando Magic in cambio di Jonathon Simmons, una prima scelta protetta in lottery al Draft 2020 (via Oklahoma City Thunder) e una seconda scelta al Draft 2019. Si tratta di un nuovo inizio per Markelle Fultz?

Andiamo ora ad analizzare uno scambio all’apparenza clamoroso: il Process dei 76ers non punta più su Fultz, scelto dall’ex GM Bryan Colangelo, che lo preferì a Jayson Tatum.

Fultz dovrebbe essere felice del trasferimento in una squadra che non va ai playoff dal 2012 (no, seriamente, dovrebbe).

I PHILADELPHIA 76ERS: LO SPAZIO SALARIALE

Il GM di Philadelphia, Elton Brand, si è detto dispiaciuto per l’addio a Markelle Fultz, ma non si è fatto scrupolo a scambiarlo in cambio di asset di scarso valore. Simmons, ex Spurs, ha deluso a Orlando ma ha un contratto onesto, da circa 6 milioni annui inscadenza  nel 2020. Potrà allungare la panchina e dare punti fuori dal sistema quando alcune delle stelle saranno fuori dal campo. La scelta via OKC sarà probabilmente molto alta, e in ogni caso è protetta in lottery: in caso di scossoni clamorosi in casa Oklahoma, i 76ers non la riceveranno. I Thunder manterranno lo stesso assetto attuale anche nel prossimo anno, dato che Westbrook, George, Adams, Schroeder e Grant saranno tutti sotto contratto. In caso di un buon piazzamento ai playoff 2020, Philadelphia riceverà una scelta tra la 20 e la 30, non di altissimo valore.

Jonathon Simmons con la canotta di Orlando.

Il motivo dello scambio non risiede dunque nella contropartita tecnica. La vera necessità di Brand è lo spazio salariale per rifirmare in estate Butler e Tobias Harris. Markelle Fultz avrebbe ricevuto quasi 10 milioni di dollari nella stagione 2019/2020: soldi da offrire alle due star per mantenere intatta la struttura attuale della squadra. Con Butler e Harris rifirmati, Philadelphia sarebbe per anni una contender pericolosa, non più interessata ad attendere i progressi di Markelle Fultz.

I problemi del giovane sono di origine misteriosa ma evidenti anche a occhio nudo. La spalla destra non offre ancora certezze al giovane, limitandolo a sole19 apparizioni nell’attuale stagione. Fultz non sarà disponibile nemmeno per il debutto in maglia Orlando Magic: i suoi problemi fisici sono dunque concreti, non bastano gli screzi con lo staff di Philadelphia per spiegare la sua distanza dal parquet.

UNA NUOVA SCOMMESSA PER GLI ORLANDO MAGIC

Cosa? Vado in Florida?

Dal punto di vista degli Orlando Magic, Fultz rappresenta una scommessa in chiave futura. La situazione salariale non è rosea, ma non ci sono rinnovi onerosi in vista (o hanno intenzione di dare il max a Vucevic? No vero?) né aspettative di vittoria nel breve termine. Aspettare Fultz può dunque avere un senso, dato che si tratta di un classe ’98 che aveva fatto intravedere un grande potenziale nell’anno di college.

Vero, Markelle Fultz potrebbe ancora diventare un campione e smentire tutti gli scettici. Ma il rischio che non diventi più un giocatore di livello NBA è altissimo in questo momento.

Più un intrattenitore che un analista vero e proprio, Stephen A. Smith afferma che Fultz potrebbe essere un enorme bust.

Il prezzo pagato da Orlando è tutto sommato alto, dato che Philadelphia era quasi obbligata a cedere Fultz per la situazione salariale sopra descritta. Simmons non aveva ormai nessun valore di mercato, perciò nessun rimpianto su quel fronte. La scelta via OKC invece, seppur alta, avrebbe potuto essere utile. Con una maggiore accortezza, Orlando avrebbe potuto scommettere su Fultz senza cedere nulla di valore per averlo.

Dal punto di vista di Fultz, finire a Orlando potrebbe rivelarsi una benedizione. Il “Process” ha ormai bisogno di giocatori pronti e Fultz non potrebbe dare il suo contributo. A Orlando, con meno pressioni, la sua carriera potrebbe riprendere la strada giusta. 

 

VOTI ALLA TRADE

Dal punto di vista di Philadelphia, il valore di Fultz era ai minimi termini. La cessione era praticamente obbligata per poter rinnovare le due star Harris e Butler in estate. La prospettiva di crescere i giovani non coincide con la volontà di vincere subito, affiancando a Embiid e Simmons i giocatori adeguati. Lo scambio andrà giudicato a luglio:se i rinnovi andranno a buon fine, il voto sarà 9. In caso contrario, se anche solo uno dei due dovesse andarsene e Philadelphia non fosse una vera contender, il voto sarà 5: Fultz avrebbe potuto a quel punto essere aspettato e recuperato.

Gli Orlando Magic scommettono un giocatore potenzialmente ancora recuperabile ma spendono troppi asset per farlo. Per il momento, in attesa di rivedere Fultz in campo, il voto è un 6,5.

Il mercato da playoff dei Sacramento Kings (e non solo): l’analisi

Sacramento Kings

I Sacramento Kings sono stati uno dei team più attivi nell’ultimo giorno di mercato. I due rinforzi portano il nome di Harrison Barnes e Alec Burks, giocatori che potranno essere decisivi per la corsa ai playoff dei giovani Kings.

Andiamo ora ad analizzare nel dettaglio le due trade imbastite dal GM Vlade Divac, la prima e più importante con i Dallas Mavericks, la seconda con Houston e Cleveland.

L’ARRIVO DI HARRISON BARNES 

 

I Kings hanno sfruttato l’occasione di mercato costituita da un Barnes ormai indesiderato a Dallas, portando a casa l’ala piccola necessaria per completare il quintetto. Per farlo, il prezzo da pagare è stato decisamente basso: il classe ’95 Justin Jackson e il contratto di Zach Randolph. Nella sua esperienza ai Kings, Jackson è stato capace di buone prestazioni ma non ha mai avuto la continuità necessaria per proporsi come titolare nello spot di ala piccola. Randolph era invece fuori dalle rotazioni di coach Joerger e costituiva un contratto in scadenza da scambiare a franchigie desiderose di liberare spazio.

Sacramento non si è fatta problemi ad assorbire il pesante contratto di Harrison Barnes, immeritato per quanto fatto vedere a Dallas. I 25 milioni di player option per la prossima stagione non impediranno ai Kings di avere spazio salariale in estate, dal momento che gran parte del roster è composta da giocatori in rookie scale. Barnes sarà per lo più impiegato cometiratore sugli scarichi e  difensore sugli esterni: non dovrà più essere la prima scelta offensiva come nei primi anni a Dallas, ruolo evidentemente non adatto a lui. In una squadra che gioca su ritmi alti, Barnes potrà sicuramente costituire una risorsa affidabile per Joerger.

Nella sua prima partita, ha giocato 37 minuti producendo 12 punti e 7 rimbalzi. Barnes è rimasto in campo anche nel concitato finale contro gli Heat, cavandosela con disinvoltura nonostante il pochissimo tempo per ambientarsi. Una singola partita non può essere che un indizio, ma pare che Barnes possa diventare rapidamente un elemento chiave nelle rotazioni dei Kings.

LATO DALLAS: LA RICERCA DI SPAZIO SALARIALE

Agli occhi di Mark Cuban e della dirigenza Dallas, Barnes era solo un peso eccessivo a libro paga, ormai fuori dal progetto tecnico della squadra. Il piano dei texani consiste nell’offrire un ricchissimo rinnovo a Kristaps Porzingis, recentemente arrivato da New York, ed eventualmente attirare un altro grosso free agent in estate. Assorbiti i terribili contratti di Hardaway Jr. e Courtney Lee, Dallas doveva liberarsi di Barnes per non ingolfare eccessivamente il cap. Inoltre, Hardaway Jr. e Barnes occupano circa le stesse zone di campo: vendendo Barnes, si cercherà di valorizzare Hardaway Jr. anche nell’ottica di trade future.

Tuttavia, Dallas ha ricevuto davvero troppo poco per un giocatore forse strapagato ma certamente meritevole di uno spazio in molti quintetti NBA. Jackson è una magra soddisfazione, mentre Randolph verrà tagliato a breve. L’ideale sarebbe stato ricevere scelte in cambio di Barnes, dato che gran parte delle opportunità al draft in futuro sono state pregiudicate dalla trade per Porzingis. Probabilmente, Dallas ha ottenuto Porzingis e i piani della franchigia sono cambiati molto rapidamente: da una remota eventualità playoff a un tentativo di salvare la prima scelta 2019, destinata agli Hawks ma protetta in top 5. Per questo motivo, non c’è stato il tempo necessario per trovare una contropartita valida per Harrison Barnes, che  è stato svenduto ai Kings.

VOTI ALLA TRADE

Sacramento esce vincitrice dallo scambio e potrà forse puntare a una delle ultime piazze ai playoff nella Western Conference. I Clippers usciranno sicuramente dopo aver ceduto Tobias Harris, perciò i Kings lotteranno con Lakers, Spurs e Jazz per gli ultimi 3 posti validi per la postseason. Il contratto di Barnes è oneroso ma scadrà nel 2020 e non costituisce un grosso impedimento per i piani estivi dei Kings. Voto 9.

Dallas libera spazio ma finisce per svendere uno dei pochi giocatori che avessero valore sul mercato. Se in estate riuscisse a raggiungere una terza stella o alcuni ottimi comprimari da affiancare a Doncic e Porzingis, Cuban avrebbe raggiunto il suo obiettivo. Voto 6.

LO SCAMBIO A TRE CON CAVS E ROCKETS

Vlade Divac ha ricevuto un discreto giocatore come Alec Burks insieme a una seconda scelta nell’ambito di una trade a tre squadre che ha coinvolto Cavaliers e Rockets. Burks si è subito messo in luce con 9 punti e una buona presenza in campo nella vittoria sofferta contro Miami. La guardia ex Cavs completerà le rotazioni dei ruoli di guardia e ala piccola, accontentandosi dei minuti lasciati da Hield, Bogdanovic e Barnes. Il prezzo per raggiungerlo è stato Iman Shumpert, ottimo nella stagione in corso ma non più necessario dopo l’acquisizione di Harrison Barnes. La seconda scelta proveniente da Houston è pur sempre un piccolo asset ricevuto da Divac.

Iman Shumpert andrà a inserirsi nelle rotazioni degli esterni di Houston: l’ennesimo 3&D che va ad aiutare Harden e Chris Paul nella loro lotta per le vette della Western Conference. A Houston si è recentemente liberato lo spazio occupato da James Ennis, finito a Philadelphia. Shumpert occuperà i suoi minuti. Nella trade, Houston ha ceduto anche Brandon Knight e Marquese Chriss ai Cavs, pagando con una prima scelta la necessità di liberarsi dei due pessimi contratti. Houston risparmia sulla luxury e aggiunge un giocatore di esperienza come Shumpert, che potrà rivelarsi utile ai playoff.

I Cleveland Cavaliers giocano a perdere in questa stagione e accettano di cedere i loro giocatori migliori (Alec Burks, ovvero uno scarto di Utah) per accumulare scelte future. La prima scelta di Houston sarà presumibilmente molto alta, ma potrebbe ugualmente rivelarsi utile per i Cavs desiderosi di ricominciare dopo l’addio di LeBron James.

VOTI ALLA TRADE

Si tratta di una trade minore ma interessante e vantaggiosa per tutte le parti in causa. Sacramento pare la vincitrice, perché acquisisce un giocatore tutto sommato simile a Shumpert e riceve una seconda scelta. Voto 7.

Houston aveva necessità di liberarsi dei contratti di Chriss e Knight per ragioni economiche: una prima scelta alta è un prezzo da pagare in questi casi. Voto 6.5.

I Cleveland Cavs accumulano scelte e vendono Burks, che in ogni caso non avrebbe fatto parte del progetto. Voto 7.

 

Porzingis a Dallas: chi ha vinto la trade tra Mavs e Knicks?

Porzingis Dallas

La prima, profonda scossa nell’immobilismo del mercato NBA arriva sull’asse New York-Dallas. Kristaps Porzingis è stato speditoai Dallas Mavericks di Luka Doncic insieme a Tim Hardaway Jr., Trey Burke e Courtney Lee. Ai Knicks vanno invece Dennis Smith Jr., DeAndre Jordan e Wesley Matthews, oltre a due prime scelte future.

New York si è liberata dei terribili contratti di due giocatori non più nei piani della dirigenza: per Hardaway si tratta di 18 milioni di dollari il prossimo anno e 19 nella stagione 2020/2021; per Lee, fuori dalle rotazioni a New York, altri 12 milioni da percepire nella prossima stagione. Sono evidentemente due tra i peggiori contratti NBA, anche se Hardaway Jr. potrebbe migliorare la sua efficienza in un contesto più organizzato dei Knicks attuali.

Per liberarsi di questi due contratti, New York ha dovuto cedere il suo miglior giocatore, Porzingis, fermo dallo scorso anno dopo la rottura del legamento del ginocchio sinistro. In cambio, ha ricevuto una giovane guardia in Dennis Smith Jr., che fu passato al Draft 2017 in favore di Frank Ntilikina. Oltre a Dennis Smith Jr., i Knicks ottengono i contratti in scadenza di DeAndre Jordan e Wesley Matthews. Presumibilmente entrambi saranno tagliati e lasciati liberi di firmare con altre squadre.

A un primo sguardo, la reazione di un tifoso Dallas a questa trade dovrebbe essere simile a questa:

Mark Cuban, proprietario di Dallas, mostra i muscoli.

La prospettiva del tifoso medio Knicks viene assunta invece in maniera eloquente da Joel Embiid, stella dei 76ers:

Andiamo ora ad analizzare più nel dettaglio questo scambio, per scoprire se le prime impressioni siano corrette.

DALLAS MAVERICKS: UNA NUOVA DINASTIA?

Luka Doncic e Kristaps Porzingis si sfidarono durante gli Europei 2017, e si troveranno ora a indossare la stessa divisa. Agli Europei, prevalse la Slovenia di Doncic (27 con 9 rimbalzi), nonostante un Porzingis stellare ma gravato di problemi di falli (34+6).

Fu una delle partite più entusiasmanti del torneo. Porzingis e Doncic sfoderarono grandiose prestazioni.

Doncic e Porzingis si salutano dopo la recente sfida tra Dallas e New York.

A Dallas, i due dovranno coesistere in campo, verosimilmente a partire dalla prossima stagione, data la lungodegenza di Porzingis. Un asse potenzialmente letale quello messo nelle mani di coach Carlisle: se Doncic sta dimostrando di essere già una stella NBA, andando oltre ogni più rosea aspettativa, Porzingis è un essere sovrannaturale anche in una lega come la NBA. Il lettone è un lungo di 2 metri e 20 abbondanti, capace di segnare da qualsiasi posizione, combinando precisione dal perimetro a potenza e tecnica nel pitturato. Un giocatore più unico che raro, un Unicorn, come viene soprannominato oltre oceano. Ci si dimentica di quanto fosse forte il lettone prima dell’infortunio al ginocchio: forse il terzo lungo più forte della lega insieme a Embiid e Davis. L’incognita rimane ovviamente la ripresa della piena forma fisica dopo un infortunio devastante come quello subito da Porzingis. Nessuno può avere una risposta certa a questo punto interrogativo, se non forse i medici che lo stanno seguendo nel percorso di riabilitazione.

La NBA moderna è dominata dai giochi a due tra i migliori giocatori di ogni squadra. Un talento completo come Doncic potrebbe diventare inarrestabile qualora accompagnato da un lungo dalla doppia dimensione come Porzingis. Fin troppo semplice per un giocatore dalla visione di Doncic penetrare nel cuore dell’area per cercare uno scarico verso il lunghissimo Porzingis, non arginabile in avvicinamento e temibile dalla media distanza.

IL PROBLEMA DEL RINNOVO

La trade che ha portato Porzingis a Dallas nasconde però alcune insidie. Il lungo lettone vedrà terminare il suo contratto da rookie in estate e diventerà restricted free agent. Pare tuttavia che Porzingis valuti l’ipotesi di firmare la qualifying offer (un’estensione del contratto da rookie che le squadre possono proporre ai giocatori per renderli restricted).

Qualora firmata, questa clausola consentirebbe a Porzingis di rimanere un altro anno a Dallas, divenendo però unrestricted free agent nel 2020. Il lettone diventerebbe così pieno padrone del proprio destino e in grado di firmare liberamente per qualsiasi squadra.

Un’ipotesi decisamente poco gradevole per Mark Cuban e la dirigenza Dallas. Bisognerà attendere la prossima estate per avere sviluppi sulla vicenda. Dallas offrirà ovviamente un super rinnovo a Porzingis, confidando nel suo rientro in piena forma dopo l’infortunio. Rimane da capire se Luka Doncic e Dirk Nowitzki (alla sua ultima stagione?) riusciranno a convincere Porzingis a rimanere a Dallas a lungo termine.

NEW YORK KNICKS: LA RINASCITA IN FREE AGENCY

Analizziamo ora la trade dalla prospettiva dei Knicks. Per comprendere il significato di questo scambio, è fondamentale notare che Porzingis non era più per New York ciò che può diventare per Dallas. Mi spiego meglio. L’amore tra il lettone e i Knicks non è mai sbocciato definitivamente, tra i primi fischi nella notte del Draft, i malintesi con la dirigenza e la volontà dei Knicks di tankare per puntare al Draft 2019. Si dice che la dirigenza spingesse per non farlo tornare in questa stagione per non vincere troppe partite e inficiare le chance di prima scelta. Porzingis avrebbe invece voluto giocare per riprendersi più rapidamente dall’infortunio.

Porzingis commenta così misteriosamente la trade.

Per i Knicks, il valore di Porzingis era decisamente più basso rispetto a quello che assume ora per Dallas. Il rinnovo del lettone era tutt’altro che certo, alto invece il rischio di perderlo per nulla nel 2020. Con questa prospettiva bisogna analizzare la mossa della dirigenza di New York, che si è liberata di due contratti scomodi accumulando asset per il futuro.

Le scelte di Dallas potrebbero essere alte, se Porzingis tornasse dall’infortunio forte come prima, ma anche in lottery, se il lettone non si ristabilisse completamente o addirittura non rifirmasse con Dallas. Per quanto riguarda la stagione attuale, liberarsi di Tim Hardaway Jr. significa privarsi dell’unico giocatore che potesse portare qualche vittoria di troppo a New York. Matthews e Jordan saranno molto probabilmente tagliati. Con pochissime possibilità di vittoria, incrementano le percentuali di una prima scelta al Draft 2019, che potrebbe portare al Madison Square Garden Zion Williamson.

Williamson sulla possibilità di andare ai Knicks.

Zion Williamson sembra il prototipo di giocatore capace di esaltarsi in un ambiente come quello di New York, oltre che un elemento su cui fondare i successi futuri.

LA FREE AGENCY 2019

New York libera tantissimo spazio salariale per dare l’assalto a un grosso free agent in estate. La trade Porzingis potrà quindi essere giudicata in tutte le sue sfaccettature all’inizio della prossima stagione. I Knicks offriranno il contratto al massimo salariale a Kevin Durant e/o a Kyrie Irving. Tuttavia, i Knicks avranno un roster privo di qualsiasi attrattiva per chiunque voglia vincere subito, in quanto Dennis Smith Jr., Kevin Knox, Robinson e Ntilikina non sembrano pronti per competere ad altissimo livello. L’unica possibilità di competere subito si presenterebbe solo se i free agent firmati fossero due e di altissimo livello, come appunto Irving e Durant.

I free agent più corteggiati potrebbero però scegliere altre squadre più pronte all’assalto al titolo. In quel caso, i Knicks dovranno ripiegare su seconde scelte come Butler, Kemba Walker o Tobias Harris. Tutti ottimi giocatori, ma non trascinatori tali da poter trasformare i giovani Knicks in una contender. Strapagare una coppia come Walker-Harris significherebbe condannarsi ad anni di playoff senza grandi chanche di raggiungere le Finals.

Concludendo, i Knicks si sono liberati di contratti terribili cedendo un giocatore ormai in rotta con la franchigia. Il cap vuoto dovrà però essere utilizzato nel modo corretto, e solo dopo l’estate si potrà dare un voto alla dirigenza di New York.

Rinforzi low cost per le contender: i tagli NBA. Le possibili occasioni per le contende

La trade deadline si avvicina e le squadre NBA preparano le ultime mosse di mercato in vista della post-season. I rinforzi possono arrivare non solo grazie alle trade, che richiedono risorse spendibili come scelte o giovani promettenti. In alcuni casi, le contender possono rinforzarsi firmando giocatori tagliati da squadre non più in corsa per i playoff. Spesso le dirigenze decidono di accordarsi con giocatori indesiderati per risparmiare qualche dollaro e consentire ai giocatori di continuare a competere. Una win- win situation per giocatori e dirigenze. Talvolta, i tagli sono dovuti alla necessità di perdere più partite possibili per puntare a scelte alte al draft. Veterani capaci di portare alcune vittorie diventano così paradossalmente dannosi, e possono essere tagliati. Le contender o squadre in corsa per un piazzamento nella griglia playoff tentano di afferrare tali occasioni usando lo spazio libero a cap (eventualità rara) o firmando i veterani al minimo salariale.

Elenchiamo qui alcuni dei possibili tagli che potrebbero costituire rinforzi validi per le squadre da playoff.

JR SMITH, CLEVELAND CAVALIERS

JR SMITH

La guardia dei Cavs è uno dei giocatori più controversi del panorama NBA. Detestato da molti fan, è calato decisamente durante lo scorso anno, ma resta un veterano che può vantare numerosissime apparizioni alle Finals, al fianco di LeBron. JR Smith è spesso stato sguinzagliato su formidabili attaccanti come Durant o DeRozan, non offrendo un contributo costante ma finendo per essere imprescindibile nella squadra di James. Se avesse ancora voglia di competere, la sua difesa e la sua capacità dall’arco (altalenante, certo, ma pur sempre rispettabile) potrebbero aiutare diverse squadre. Smith è l’unico giocatore del nostro elenco ad avere contratto anche per la prossima stagione: bisognerà capire se Cleveland sia disposta a tagliare un giocatore che si troverebbe a cap ancora a lungo.

Possibili destinazioni: Houston Rockets, Los Angeles Lakers, Philadelphia 76ers.

ROBIN LOPEZ, CHICAGO BULLS

Robin Lopez.

 

Il centro dei Bulls potrebbe rivelarsi una delle migliori aggiunte se fosse tagliato dalla franchigia di Chicago. Per ora, il front office si è detto scettico su tale possibilità, ma dopo la deadline tenere a roster un Lopez in scadenza non avrebbe molto senso. I Bulls devono infatti liberare spazio per Wendell Carter Jr., Bobby Portis e dare un senso al terribile contratto di Felicio.

Lopez è un obiettivo noto dei Golden State Warriors, ma potrebbe anche romanticamente tornare al fianco di LaMarcus Aldridge o dare respiro a Joel Embiid.

Possibili destinazioni: Golden State Warriors, San Antonio Spurs, Philadelphia 76ers.

JABARI PARKER, CHICAGO BULLS

Jabari Parker.

L’ex seconda scelta al Draft dei Milwaukee Bucks è stata una delle grandi scommesse della dirigenza di Chicago. Dopo il chiaro fallimento della prima parte di stagione e la sicura declinazione della team option estiva, i Bulls potrebbero optare per tagliare Parker consentendogli di firmare con altre squadre.

Anche in questo caso, c’è la suggestione romantica che porta a Milwaukee, che pare però poco probabile: non idilliaco il rapporto tra giocatore e dirigenza.

Possibili destinazioni: Milwaukee Bucks, Brooklyn Nets, Utah Jazz.

ENES KANTER, NEW YORK KNICKS

Enes Kanter
Enes Kanter.

Anche Kanter potrebbe essere uno dei grandi bersagli delle contender in caso di taglio. Le sue lacune in difesa sono note, ma la sua propensione a rimbalzo (soprattutto offensivo) e la voglia di competere dopo il periodo buio a New York potrebbero renderlo una scommessa vincente.

Ancora una volta ci facciamo prendere dalla nostalgia: potrebbero ricostituirsi le Twin Towers Adams-Kanter a Oklahoma? Il rapporto con il leader Westbrook e gli ex compagni sembra essere idilliaco; l’arma del doppio lungo aveva fatto male perfino a Golden State nella serie (persa) del 2016.

I Sacramento Kings si sono interessati al centro turco. Piuttosto che spendere asset per acquisirlo via trade, potrebbero attendere un eventuale taglio, rischiando però di vederlo scegliere altre squadre.

Probabili destinazioni: Oklahoma City Thunder, Los Angeles Clippers, Sacramento Kings

JEREMY LIN, ATLANTA HAWKS

Jeremy Lin in azione.

Lin sembra uno dei giocatori più ambiti sul mercato in questo momento. L’ex stella Knicks si è ormai riciclata come play di riserva, un ruolo fondamentale da coprire per qualsiasi squadra punti in alto ai playoffs. Sacramento sembra la squadra più interessata, ma anche in questo caso Vlade Divac potrebbe scegliere di rischiare, offrendo a Lin più soldi (i Kings sono una delle pochissime squadre con spazio a cap) e la certezza di avere un ruolo nelle rotazioni fino a fine anno. D’altro canto, Lin potrebbe preferire firmare al minimo con una squadra con reali chances in postseason.

Possibili destinazioni: Sacramento Kings, Indiana Pacers, New Orleans Pelicans, Miami Heat

DEWAYNE DEDMON, ATLANTA HAWKS

Dewayne Dedmon

In casa Hawks potrebbe esserci una svendita dei pochi veterani in squadra. Dedmon ha già esperienza ai playoff con la maglia degli Spurs e garantirebbe presenza sotto canestro e grinta a chiunque voglia puntare su di lui. Il suo contratto è decisamente favorevole per una trade, e alte sono le chances che si muova prima della deadline. In caso contrario, potrebbe anch’egli diventare un prezioso cambio di Embiid o tornare sotto la guida di Popovich.

Possibili destinazioni: Philadelphia 76ers, San Antonio Spurs, Houston Rockets

CARMELO ANTHONY, CHICAGO BULLS

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LeBron James e Carmelo Anthony.

Anthony è stato recentemente tradato ai Bulls dopo la brevissima e sfortunata esperienza a Houston. Chicago lo taglierà immediatamente, consentendogli di firmare altrove. Molto probabilmente Carmelo Anthony potrà raggiungere LeBron ai Lakers, oppure lanciarsi in una sfida più accattivante, in una squadra che abbia un posto in rotazione per lui. Difficile che questo accada: Anthony vorrà tentare un ultimo sussulto in carriera e chi più di James può dare garanzie di successo ai playoff?

Possibili destinazioni: Los Angeles Lakers, Portland Trail Blazers, Miami Heat

Klay Thompson – la guardia perfetta

Klay Thompson è il prototipo della guardia perfetta nella NBA moderna: tiro dalla lunga, difesa, QI, disponibilità al sacrificio ed efficienza. Tuttavia, pare in dubbio la sua partecipazione all’All Star Game 2019. Perché?

LA STAGIONE 2018/2019

Noto per la sua massima efficienza al tiro, Klay Thompson ha iniziato la stagione con alcuni problemi proprio sotto questo aspetto. Nel mese di ottobre, a stagione appena iniziata, il 31% al tiro dalla distanza fece pensare a un Thompson ancora arrugginito dopo la off season. In novembre la percentuale salì al 36%, per poi scendere di nuovo in dicembre.

Durante l’assenza di Steph Curry, Klay non è riuscito a garantire a Kevin Durant un aiuto tale da mantenere i Warriors ai vertici della Western Conference. Nonostante lo shooting slumpThompson non si è detto preoccupato delle sue difficoltà al tiro. Giocatore ormai esperto, sa che la stagione è lunga e i periodi di forma altalenanti sono fisiologici. Dopo la terribile performance di Natale contro i Lakers, la sua produzione offensiva è tornata sui livelli abituali grazie anche al ritorno di Curry. Le difese avversarie devono preoccuparsi dell’infinito range di tiro dell’ex Mvp e finiscono per lasciare più spazio a Klay Thompson.

Con il rientro a pieno regime di tutti gli infortunati, DeMarcus Cousins compreso, è facile prevedere che la produzione both ends di Thompson avrà un’impennata in senso positivo. La suddivisione di tiri e responsabilità offensive potrà forse diminuire i punti segnati, ma farà crescere le percentuali, dato che maggiori saranno gli spazi concessi dalle difese.

In fin dei conti, Klay Thompson ha ormai dimostrato di essere perfettamente efficace lontano dalla palla:

In questa partita contro i Knicks, Thompson ha segnato 43 punti palleggiando solo 4 volte nel corso dell’intero match. Solo 4 volte. Avete presente il numero di palleggi di una normale guardia NBA ogni azione?

LE PROSPETTIVE FUTURE

Klay Thompson finirà forse per partecipare all’All Star Game. Le sue medie parlano di 21 punti, 4 rimbalzi e 2 assist, nonostante il difficile inizio di stagione. I fan lo posizionano al quinto posto nelle loro preferenze, che incidono per il 50% nella selezione dei giocatori. Media e giocatori stessi costituiscono il resto della percentuale: difficile pensare che Thompson rimanga fuori, considerato il suo status nella lega.

Le maggiori riflessioni in casa Thompson e Golden State riguardano invece la possibilità di rinnovare il contratto in scadenza in estate. I Warriors sono consapevoli del valore di Thompson sul mercato e stanno offrendo un quadriennale da quasi 100 milioni di dollari. Thompson ha più volte dichiarato di voler rimanere nella Baia, e questa rimane al momento la soluzione più probabile. I Warriors dovranno rinunciare a qualcuno in estate per evitare di pagare una luxury tax mostruosa, ma Thompson sembra indirizzato verso la permanenza.

D’altra parte, tutte le 29 squadre NBA lo vorrebbero firmare in estate, e molte saranno disposte a offrire un contratto al massimo salariale da 139 milioni in 4 anni.

Una delle maggiori indiziate sarebbero i Lakers, che potrebbero puntare tutto su Thompson se fallissero l’assalto a Durant e Leonard:

Un altro caso di recruiting proibito da parte di LeBron James?

Il destino di Klay Thompson è strettamente legato a quello di Golden State. In caso di addio, potrebbe forse chiudersi la finestra vincente per la squadra di Kerr, che farà di tutto per trattenere una delle guardie più efficaci dell’intera lega.

Portland Trail Blazers: una prigione dorata

Portland Trail Blazers

I Portland Trail Blazers di Damian Lillard sono attualmente al quinto posto della Western Conference con il record di 22-16. Poco distanti sia la vetta della classifica, occupata dai Nuggets con 24-11, che la penultima piazza, detenuta dai Pelicans con 17-21. Proprio quei Pelicans che distrussero Portland negli scorsi playoffs con un secco 4-0.

Portland sembra però rinchiusa da anni in una prigione dorata che vede la franchigia dell’Oregon sfavillare in regular season per poi svanire appena arrivano i playoffs. La squadra di Damian Lillard rimane nel limbo delle squadre abbastanza esperte e attrezzate per raggiungere la postseason ma senza reali chances di vincere il titolo.

Nurkic
Jusuf Nurkic

I PUNTI DI FORZA

La colonna portante della squadra di Terry Stotts è il duo Lillard – McCollum, guardie capaci di crearsi un tiro in qualsiasi momento. La coppia è temuta da ogni difensore quando in giornata di grazia in attacco. Damian Lillard è stato inserito nel primo quintetto All-NBA della scorsa stagione. Tale premio certifica il raggiungimento definitivo dello stato di superstar, spesso reclamato invano in carriera. Lillard detiene la maggior parte di possessi della sua squadra (30% Usg), ma vanta la capacità di coinvolgere maggiormente i compagni rispetto a McCollum. Le statistiche al tiro rimangono ottime per un giocatore al centro delle attenzioni avversarie: 26.7 punti di media con il 45% dal campo e un buon 39% da tre, oltre alla solita affidabilità ai liberi (90%).

La soluzione offensiva più utilizzata nel playbook di Stotts riguarda appunto Lillard e il centro Jusuf Nurkic. Il bosniaco è un eccellente bloccante, un lusso in una squadra di tiratori dietro ai blocchi. L’ex Nuggets è passato ai Blazers perché oscurato dal talento emergente di Nikola Jokic, ma condivide ancora con quest’ultimo l’abilità nel gioco in post alto.

L’alternativa principale alla creazione di vantaggi per le guardie grazie ai blocchi è dunque lo sfruttamento di Nurkic come passatore. Il centro può ricevere palla dalle sue guardie per poi osservare un vortice di tagli e blocchi lontano dalla palla e trovare opzioni semplici in backdoor o tiratori liberi.

Un esempio della visione di gioco del centrone bosniaco.

Gli altri punti forti dei Blazers riguardano la struttura generale della squadra. La franchigia dell’Oregon ha cambiato molto poco nell’ultimo anno e i suoi giocatori più importanti sono nel prime della carriera, esperti ma non logori. L’esperienza è dimostrata da un incredibile dato che parla di un’imbattibilità dei Blazers qualora inizino in vantaggio il quarto periodo. La statistica evidenzia anche l’importanza di avere a roster un giocatore clutch come Damian Lillard.

In un gruppo affiatato e coeso possono emergere giovani che hanno voglia di migliorarsi come Meyers Leonard (stretch five con il 42% dall’arco), autore di una crescita anche fisica notevole, o talenti offensivi come Seth Curry. Il fratello di Steph contribuisce dalla panchina con la licenza di tirare appena libero. Infine, sembra esserci un saldo legame tra la stella Lillard e il coach Terry Stotts, in odore di licenziamento dopo il 4-0 subito dai Pelicans ma salvato, si dice, proprio dalla guardia di Oakland.

Rockets-Blazers
Turner, Lillard e Nurkic

I PUNTI DI DEBOLEZZA

Parlavamo dei Blazers come di una squadra di tiratori, legata dunque strettamente alle percentuali per raggiungere il successo.

C.J. McCollum non sta vivendo la sua miglior stagione dall’arco: solo un 32% che cala al 28% nel mese di dicembre. Dalle percentuali della talentuosa guardia from Lehigh dipendono le fortune della squadra. Ciò risulta evidente dalla differenza tra le vittorie (37% da tre) e le sconfitte (26%). Il dato riguarda anche Damian Lillard, che ha però percentuali più alte in entrambi i casi (45% e 32% in vittorie e sconfitte rispettivamente).

Le sorti di Portland dipendono da questo duo

Altro fattore decisivo nelle sconfitte è lo scarso contributo di una panchina ancora altalenante a livello di performance. Elemento fondamentale di essa dovrebbe essere Evan Turner, che percepirà ben 18 milioni la prossima stagione. Tuttavia, l’ex Philadelphia e Boston non è quello di cui ha bisogno questa squadra, ovvero un ball handler meno abile dei suoi compagni nel gioco lontano dalla palla. La buona stagione di Turner a Boston gli valse l’esoso contratto con i Blazers. Durante la stagione del tanking a Boston, Turner agiva come handler primario, possibilità che gli è preclusa in una squadra in cui i portatori di palla sono Lillard e McCollum.

Zach Collins è un altro elemento della panchina da cui ci si attendeva un maggiore contributo. Liberato lo spazio per lui grazie alla cessione di Ed Davis in estate, si prospettava la stagione dell’esplosione. In 18 minuti di gioco, Collins produce 7 punti e 4 rimbalzi di media. Al di là delle cifre, la sua presenza in campo è troppo spesso intangibile: le sue doti a rimbalzo offensivo potrebbero significare ulteriori possessi per i temibili tiratori di Portland, ma non sono sfruttate a dovere. Ovviamente, Collins è un classe ’97 al secondo anno nella lega. Nel suo ruolo i giocatori maturano solitamente più tardi e le speranze su di lui rimangono radiose.

PROSPETTIVE, MERCATO E SPERANZE

I Portland Trail Blazers potrebbero essere nella posizione di muoversi sul mercato prima della deadline di febbraio. In particolare, a Terry Stotts servirebbe più atletismo sulle ali per contenere le superstar che troppo spesso massacrano l’area Blazers. Nurkic è un rimbalzista di ottimo livello e un difensore altalenante. Al-Farouq Aminu è un ottimo difensore e la sua duttilità è una risorsa per Portland, mentre Mo Harkless potrebbe essere la pedina sacrificabile. Ovviamente, Evan Turner e il suo grosso salario potrebbero portare in Oregon giocatori di più alto livello, ma probabilmente bisognerebbe aggiungere scelte o giovani per offrire un pacchetto di maggior valore.

I Blazers riusciranno con ogni probabilità a mantenersi tra le prime 8 anche nel terribile Ovest, e potrebbero sfruttare le occasioni di mercato offerte da squadre ormai fuori dalla lotta playoffs.

La prigione dorata è rimasta chiusa troppo a lungo. Lillard e compagni devono provare a uscire e la dirigenza dovrà aiutarli. Il successo ai playoffs dipenderà anche dalle mosse sul mercato. Con un accoppiamento favorevole al primo turno e una coppia Lillard-McCollum esaltata dai primi successi, tutto potrebbe succedere.

esultanza damian lillard
It’s Dame Time!

Anthony Davis tra Lakers e Celtics: il punto della situazione

infortunio anthony davis

Immaginiamo tre giocatori NBA capaci di cambiare da soli gli equilibri della lega. Immaginiamo che questi tre giocatori abbiano la possibilità di cambiare squadra in estate. L’importanza delle superstar nella lega è tale da rendere ogni singolo fenomeno in grado di influenzare, con le sue decisioni, intere free agency.

La prossima estate Kawhi Leonard sarà free agent. Kevin Durant uscirà con ogni probabilità dal suo contratto, diventando free agent. Entrambi saranno liberi di scegliere dove firmare: qualsiasi squadra troverebbe lo spazio salariale per garantirsi le prestazioni di simili fenomeni. Anthony Davis non potrà invece scegliere da solo dove firmare, avendo contratto con i New Orleans Pelicans fino al 2020. Tuttavia, Davis potrà influenzare pesantemente non solo le scelte della sua squadra attuale, ma anche quelle di tutti gli altri giocatori sul mercato.

La sua semplice presenza in campo renderebbe praticamente ogni squadra certa dei playoff. Non è questo il caso dei Pelicans, attualmente al tredicesimo posto nella Western Conference con il record di 15-18.Qualche infortunio di troppo e una panchina non di adeguato livello sono le cause di un inizio di stagione fallimentare. Riusciranno Mirotic, Holiday e Randle ad aiutare Davis a raggiungere i playoffs?

La risposta non sembra così scontata. Anche in caso positivo, i Pelicans non sembrano in grado di competere realmente per il titolo. Lo scorso anno una squadra molto simile (con Rondo e senza Randle) uscì al secondo turno contro i Golden State Warriors. I Pelicans misero in difficoltà i detentori del titolo, ma non riuscirono a metterli spalle al muro, vincendo solo gara 3.

Un’altra stagione senza Finals prospetterebbe la possibilità che Davis rifiuti il rinnovo che i Pelicans gli offriranno la prossima estate. Il quinquennale da 239 milioni complessivi è difficile da rifiutare, ma altre squadre alletteranno Anthony Davis, offrendo meno soldi ma più competitività.

Tra queste, le maggiori indiziate sono i Los Angeles Lakers e i Boston Celtics.

BOSTON CELTICS: I POSSIBILI SCENARI

L’amore di Danny Ainge per Anthony Davis è noto da tempo. Il GM di Boston valuta attentamente possibili offerte per il fenomeno dei Pelicans. D’altra parte, il coach dei Pelicans Alvin Gentry ha affermato che Davis non sarà scambiato per nessuna ragione. I Celtics non potrebbero inoltre raggiungere Davis durante la stagione in corso senza inserire nella trade Kyrie Irving. La “Rose Rule” impedisce di avere a roster due giocatori rinnovati con il contratto al super-max salariale (30% del cap) in uscita dal contratto da rookie: proprio il caso di Anthony Davis e Kyrie Irving.

Le possibilità di raggiungere Davis per Boston si riducono alla free agency 2019. Nel corso dell’estate, i Pelicans offriranno il rinnovo quinquennale a Davis. Il giocatore si troverà di fronte a diverse opzioni.

  • La firma del rinnovo, il più vantaggioso che gli possa essere offerto da qualsiasi squadra;
  • Temporeggiare, osservando le mosse della società nella offseason e i movimenti di altre stelle come Durant e Leonard;
  • Forzare la mano chiedendo di essere scambiato.

Solo in questo ultimo caso i Pelicans potrebbero valutare l’offerta dei Celtics, ma con la facoltà di tenersi Davis almeno fino alla trade deadline 2020 e cederlo al miglior offerente. Davis non ha possibilità di decidere dove essere scambiato, pur potendo esprimere preferenze.

La “Rose Rule” non ostacolerebbe più i piani di Boston in estate, perché la regola riguarda solo i rinnovi seguenti al contratto da rookie. Irving, in scadenza nel 2019, entrerebbe nel terzo contratto della sua carriera.

In caso di trade, andrebbero individuate le adeguate contropartite sia tecniche che salariali. Dovrebbero essere pareggiati i 25 milioni di Davis previsti per la stagione 2019/2020: impossibile dunque realizzare lo scambio senza inserire uno tra Horford (player option presumibilmente esercitata da 30 milioni) e Hayward (32 milioni nel 2019/2020, una player option da 34 nel 2020/2021). Ovviamente, da soli Hayward e Horford non bastano. I Pelicans presumibilmente preferirebbero Al Horford, in scadenza nel 2020, e chiederebbero giovani e scelte in aggiunta.

I pezzi pregiati di Boston sono Jayson Tatum e Jaylen Brown. Il primo potrebbe decisamente allettare la dirigenza di New Orleans, in quanto ha mostrato il potenziale per essere una prima punta offensiva in una squadra da playoff. Se Davis dovesse chiedere la trade, il suo valore sul mercato scenderebbe in maniera considerevole. A quel punto, un’offerta impostata su Horford e Tatum, con altri pezzi meno pregiati di contorno, potrebbe davvero essere valutata.

Con il rinnovo di Irving, l’arrivo di Davis e un’ossatura di squadra ancora intatta, i Celtics sarebbero spaventosamente talentuosi, lunghi e solidi.

Il prezzo di Davis dipenderà dalle altre offerte che arriveranno ai Pelicans. Tutte le squadre NBA sarebbero in linea di massima interessate ad aggiungere Davis, solo una può vantare la presenza in squadra del migliore al mondo: i Los Angeles Lakers.

LOS ANGELES LAKERS: I POSSIBILI SCENARI

In settimana sua maestà LeBron James ha commentato la possibilità di giocare insieme a Anthony Davis con un eloquente “wow!”. Le sue parole hanno scatenato un putiferio nella lega, con alcuni GM che hanno accusato James di tampering: non è consentito parlare di giocatori di altre squadre con l’intento di farli unire alla propria.

Lakers e Pelicans si sono affrontati la notte scorsa. James ha condotto i suoi alla vittoria con una tripla doppia da 22+12+14, mentre Anthony Davis ha risposto con un losing effort da 30+20.

Intervistato dopo la partita, James si è detto consapevole del fatto che ogni sua parola abbia notevoli ripercussioni; tuttavia, si è difeso dalle accuse affermando di voler giocare con qualsiasi grande giocatore:

Se ascoltate fino in fondo l’elenco di grandi giocatori, troverete una sorpresa!

I Lakers non sono ostacolati dalla “Rose Rule” e potrebbero fare un’offerta per Davis anche nel corso di questa stagione. Quasi impossibile però che i Pelicans si privino della loro superstar prima di aver tentato di raggiungere e affrontare i playoff 2019.

Per questo motivo, i Lakers dovranno aspettare l’estate per formulare la loro offerta. Il Gm di Boston ha il vantaggio, rispetto ai Lakers, di avere a roster giocatori di valore con stipendi alti, che possano pareggiare quello di Davis. I Lakers non hanno invece contratti onerosi a cap per il 2019/2020, se escludiamo quello di LeBron. D’altra parte, lo spazio salariale significa facoltà di assorbire il contratto di Davis senza pareggiare fino all’ultimo dollaro.

Rimane il problema della contropartita tecnica, aggirato l’ostacolo salariale. Il giocatore probabilmente più appetibile agli occhi dei Pelicans sarebbe Brandon Ingram. Il giovane non ha però ancora dimostrato di poter essere elemento cardine di una rotazione da playoff, e sta faticando a trovare la sua dimensione a fianco di James. Chi potrebbe preferirlo a Jayson Tatum, al giorno d’oggi? A Ingram andrebbero quindi sicuramente aggiunti due tra Lonzo Ball, Josh Hart e Kyle Kuzma, più eventualmente altri giovani o scelte future. La dirigenza Lakers dovrà sicuramente andare all-in per accontentare James e costruirgli una squadra capace di competere per il titolo. Una super offerta per Davis avrebbe un senso solo dopo aver firmato in free agency un’altra star. Lo spazio salariale nell’estate 2019 potrebbe consentire, ad esempio, di firmare Leonard e fare poi la trade per Davis.

L’epoca dei giovani Lakers sta per finire?

Con un trio di star il problema della squadra corta, dovuto alla cessione di gran parte dei giovani, sarebbe presto risolto dalle firme di veterani a caccia del titolo. Ovviamente, l’ipotesi di affiancare a James due giocatori come Davis e Leonard è la più ottimistica per i tifosi Lakers, difficile ma non impossibile da realizzare.

Non sono da escludersi infine offerte da altre franchigie. Che dire dei Raptors, che potrebbero rinnovare Leonard e aver abbastanza assets da offrire ai Pelicans? O dei Bucks di Antetokounmpo, che ha scherzosamente (ma neanche troppo) invitato Davis a unirsi a lui?

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AD to the Bucks? Giannis is down. 👀 @milbucks_nation

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Brooklyn Nets: dal disastro alla rinascita

cinque giocatori

La sciagurata trade dell’estate 2013 portò a Brooklyn due campioni del calibro di Paul Pierce e Kevin Garnett, ma privò a lungo i Nets di scelte al Draft e flessibilità salariale. Al termine della stagione in corso, i Nets avranno di nuovo la loro prima scelta al Draft 2019, mentre le scelte 2014, 2016, 2017 e 2018 erano nelle mani di Danny Ainge e dei Celtics. Quelle scelte cedute nel 2013 si sono tramutate in giocatori ora al centro del progetto in una delle migliori squadre della Eastern: Jaylen Brown, Jayson Tatum (tramite un’altra trade con Philadelphia) e Kyrie Irving, arrivato a Boston grazie alla scelta Nets spedita a Cleveland (ottava scelta 2018, ovvero Collin Sexton).

I Nets acquisirono insomma un duo di gran blasone, ma giunto ormai al termine della carriera, ipotecando il proprio futuro a lungo termine. Cosa significherebbe, oggi, vedere Irving, Brown e Tatum in canotta Nets? Come si sono ripresi i Nets a cinque anni di distanza da quella sciagurata trade? Lo straordinario lavoro del nuovo GM Sean Marks sta iniziando a dare i frutti sperati. Dopo il disastro del 2013, la rinascita dei Nets è iniziata.

Indice:

 

Brooklyn Nets, primi tagli al roster
Sean Marks

Primo passo: assorbire scelte e contratti

Sean Marks fu assunto nel ruolo di GM nel febbraio 2016, incaricato di ricostruire una franchigia priva di scelte, giovani e prospettive. Da quel momento, Brooklyn iniziò a compiere le scelte più sensate sul mercato. Il primo passo avvenne al Draft 2016, durante il quale si acquisirono i diritti a Caris LeVert in cambio di Thaddeus Young. La seconda mossa di Marks fu al Draft successivo, nel 2017. Marks sfruttò la volontà dei Lakers di liberarsi del terribile contratto di Mozgov e al contempo far spazio a Lonzo Ball lasciando partire D’Angelo Russell. Il talento scelto solo due anni prima dai Lakers aveva ormai deluso la dirigenza californiana, ma aveva e ha tuttora un grande potenziale inespresso. Per bilanciare la trade Mozgov-Russell, furono spediti ai Lakers Brook Lopez in scadenza di contratto e i diritti su Kyle Kuzma. Osservando la crescita di Kuzma, possiamo ora dire che questa sia l’unica pecca di una trade nel complesso vincente per i Nets.

Molti si chiedono chi sia la guardia ideale da affiancare a LeBron James: Lonzo Ball o D’Angelo Russell?

Nella stessa estate 2017 i Nets acquisiscono Demarre Carroll, discreto giocatore non più utile a Toronto, insieme a una prima scelta al Draft 2018, tramutatasi nell’acerbo talento di Dzanan Musa.

chi è Dzanan Musa

Nel corso della stessa stagione 2017/2018, Marks accettò una trade con i 76ers, bisognosi di veterani, spedendo Trevor Booker a Philadelphia in cambio di Jahlil Okafor, Nik Stauskas e una seconda scelta 2019. Il tentativo di far rinascere Okafor e Stauskas è fallito, ma la trade non ha sicuramente influito in maniera negativa sul futuro dei Nets.

L’ultima splendida mossa di Marks sul mercato avviene invece la scorsa estate. I Denver Nuggets hanno bisogno di liberare spazio per non pagare una luxury tax eccessiva, e si rivolgono ai Nets, che hanno spazio per assorbire contratti. Vengono spediti a Brooklyn Kenneth Faried e Darrell Arthur insiema a una prima scelta 2019 e una seconda 2020. Grazie all’intuito di Marks al Draft, è possibile che queste scelte si tramutino in qualche giovane dal buon potenziale.

La stagione 2018/2019


I Nets sono attualmente decimi nella Eastern Conference (15-18), ma la recente striscia di 7 vittorie consecutive li sta proiettando in orbita playoffs. Un obiettivo possibile, pur con un certo grado di ottimismo, a inizio stagione. Le prime cinque piazze sembrano destinate a squadre più esperte e talentuose: Toronto, Boston, Milwaukee, Philadelphia e Indiana, non necessariamente in quest’ordine. I Brooklyn Nets possono però concorrere legittimamente per gli ultimi tre posti, attualmente occupati da Pistons, Hornets e Magic. Al nono posto si trovano i Miami Heat, il cui playmaker e principale risorsa offensiva Goran Dragic starà fuori a lungo per infortunio. Se i Pistons saranno avvantaggiati per la corsa playoffs, potendo contare sulla coppia Griffin Drummond, decisamente alla portata sembrano Hornets e Magic.

Le speranze di Brooklyn risiedono anche nella salute dei suoi migliori giocatori. Recentemente tornato a disposizione il versatile Rondae Hollis-Jefferson, si è fermato per un infortunio parso terribile in diretta Caris LeVert. Gli ultimi aggiornamenti dicono che LeVert riuscirà a tornare i campo questa stagione, in cui metteva a referto 18 punti, 4 rimbalzi e 4 assist di media.

Brooklyn è una squadra abbastanza profonda ma non di enorme talento. Ulteriori infortuni limiterebbero le possibilità di post-season, perchè molti giocatori a roster sono role-players meno efficaci qualora la squadra perdesse i suoi leaders. D’altra parte, il nucleo formato da Marks e da coach Atkinson sembra poter essere solido anche a livello playoffs. D’Angelo Russell, Spencer Dinwiddie, Jarrett Allen, Rondae Hollis-Jefferson, Caris LeVert, Joe Harris, Ed Davis, Allen Crabbe e forse Jared Dudley: questi gli 8/9 che ruoterebbero durante eventuali playoffs. Quasi tutti possono vantare buone capacità difensive, versatilità e propensione a mantenere alta l’intensità, caratteristiche chiave quando le gare si fanno più dure e ravvicinate.

Ovviamente, il deficit di esperienza nella post-season causerebbe gravi problemi, e difficilmente i Nets riuscirebbero a passare il primo turno.

Per Marks e la dirigenza sarebbe sufficiente arrivare ai playoffs, far fare esperienza ai giovani e acquisire credibilità agli occhi dei free agents e dell’intera lega. Il focus principale dei Nets sarà infatti la off-season 2019.

Prospettive future e mercato dei Brooklyn Nets

La situazione salariale dei Brooklyn Nets è tra le più rosee dell’intera lega, grazie alla oculata gestione di Marks. Solo 42 milioni occupati (tra cui i 5 da retribuire a Deron Williams, il cui contratto fu stretchato anni fa…) nel prossimo anno significano la possibilità di dare l’assalto a due grossi free agents nella stessa estate. I nomi che circolano sono noti, ma chiaramente difficili da raggiungere: Butler, Klay Thompson e Khris Middleton oltre all’irrealizzabile sogno chiamato Kevin Durant. Ovviamente, se i giovani Nets raggiungessero i playoffs riuscendo magari a impegnare una squadra più forte come Boston, la franchigia guadagnerebbe ulteriore appeal.

Le firme dei free-agents potrebbero arrivare, secondo le regole NBA, prima dei rinnovi di giocatori chiave che vanno a scadenza. D’Angelo Russell e Rondae Hollis-Jefferson saranno infatti restricted free agents, ovvero Brooklyn avrà la possibilità di pareggiare le offerte da loro ricevute. Dinwiddie è invece stato recentemente rifirmato con un buon triennale da 34 milioni di dollari complessivi. Allen e LeVert saranno ancora in rookie scale l’anno prossimo. Al Draft 2019, i Brooklyn Nets potranno usufruire della loro propria chiamata e di quella dei Denver Nuggets, inserendo altri due giovani a roster con contratti vantaggiosi.

Le possibilità di creare una squadra realmente competitiva per le prime posizioni a Est crescono mese dopo mese: questo l’impatto straordinario della gestione Marks a Brooklyn.

 

I migliori contratti dei giocatori NBA

Dopo aver analizzato i 5 peggiori contratti della NBA, ci soffermiamo sui migliori contratti firmati dalle squadre. Saranno esclusi dall’analisi i contratti da rookie: molti giovani riescono a fornire un contributo solido fin dalle prime stagioni, durante le quali sono pagati secondo un ammontare fissato dalle regole NBA. Per mantenere flessibilità salariale, è importantissimo avere rookies con contratti favorevoli a roster. Per fare due esempi banali, Jayson Tatum guadagna attualmente meno di 7 milioni di dollari e Jaylen Brown poco più di 5. Questo significa che Boston può mantenere una rotazione lunga e di valore garantendo ricchi salari a veterani come Irving, Horford e Hayward.

I GM delle squadre NBA non possono però contare sempre su giovani di valore come i due Celtics. Per questo motivo, le valutazioni sui contratti da rinnovare e le cifre da elargire sono di capitale importanza per il successo di una franchigia. Andiamo ora ad analizzare 5 tra i migliori contratti firmati nelle passate stagioni. Si tratta in ogni caso di gregari dai salari medi, il cui valore sul campo va ben oltre quel che viene loro corrisposto dai proprietari.

MONTREZL HARRELL (LOS ANGELES CLIPPERS)

Montrezl Harrell e Tobias Harris.

Il genio manageriale di Jerry West ha colpito ancora. Dopo i successi a Los Angeles sponda Lakers nel periodo Bryant-O’Neal, West ha contribuito a risollevare i Clippers dopo il fallimento del progetto Lob City. Chris Paul, Blake Griffin e DeAndre Jordan vestono ora altri colori, ma i Clippers si ritrovano in testa alla Western Conference dopo un quarto di stagione. In una squadra priva di superstar c’è spazio per talenti emergenti: tra questi il principale candidato attuale al premio di Sixth Man of the Year, Montrezl Harrell.

Insieme a Lou Williams e Patrick Beverley, Harrell è arrivato a Los Angeles grazie alla trade che ha portato Paul a Houston. Harrell è stato rinnovato nell’estate 2018 con un contratto da 6 milioni annui per due stagioni. Il lungo ex-Rockets si è rivelato in grado di mettere insieme cifre importanti (16.5 punti e 7 rimbalzi di media) partendo dalla panchina, alle spalle di Marcin Gortat. Harrell d’altra parte finisce spesso le partite, perchè Rivers vuole sfruttare l’intensità profusa a rimbalzo d’attacco e la capacità di cambiare sui blocchi. Queste caratteristiche sono ormai fondamentali nella NBA moderna. Avere a roster un lungo simile per due stagioni significa per i Clippers avere una base solida ma economica su cui puntare per partire all’assalto di free agents che facciano fare il salto di qualità (Leonard?). Il contratto di Harrell è attualmente il più vantaggioso dell’intera lega.

LOU WILLIAMS (LOS ANGELES CLIPPERS)

Lou Williams.

Il contratto di Lou Williams è un altro furto clamoroso da parte della dirigenza Clippers. Nel corso della passata stagione, la dirigenza ha rinnovato la guardia con un triennale da 24 milioni complessivi. Un affare incredibile, considerato che solo pochi mesi dopo Williams è stato incoronato Sixth Man of the Year, proprio grazie alle ottime prestazioni in maglia Clippers. Nella stagione in corso, Lou sta segnando quasi 18 punti di media, condendoli con 4.4 assist. Williams è molto spesso l’uomo che ha la palla in mano nei minuti decisivi, quando scotta di più. La sua capacità di crearsi tiri e segnare anche ben contestato lo ha reso più volte l’arma decisiva di Rivers per risolvere finali punto a punto.

La franchigia losangelina può insomma contare su due contratti molto vantaggiosi per la stagione attuale e la prossima. Harrell e Williams occupano insieme solo 14 milioni nel cap! Migliorare è più semplice quando vengono prese le giuste decisioni. Complimenti a West e al resto della dirigenza, che si gode il primo posto a Ovest.

P.J. TUCKER (HOUSTON ROCKETS)

P.J. Tucker.

Gli Houston Rockets si trovano in una situazione salariale complicata, a causa dei maxi-rinnovi alle superstar Chris Paul e James Harden. Al loro fianco, oltre all’ottimo Clint Capela, si trova P.J. Tucker, uno dei migliori difensori sugli esterni della lega. Il suo contributo offensivo rimane quello di un comprimario: 8 punti e un assist con un buon 40% da tre. D’altra parte, il gioco di D’Antoni cerca di isolare i fuoriclasse della squadra in uno contro uno o coinvolgerli in un pick and roll con Capela: lo scarico sui tiratori rimane la terza opzione. P.J. Tucker si fa valere soprattutto nella metà campo difensiva, dove riesce a coprire alcune delle lacune dei suoi compagni. L’ala è ora al secondo anno di un quadriennale da 32 milioni complessivi. Un buon affare per la dirigenza Rockets, considerando quanto i cosiddetti 3&D siano materiale richiesto nella lega. La rarità di questo tipo di giocatori causa il rischio di strapagarli, come dimostrano i 15 milioni dati dai Suns ad Ariza o i 26 dei Wizards a Otto Porter.

E’TWUAN MOORE (NEW ORLEANS PELICANS)

E’Twaun Moore.

Di 3&D parliamo anche nel caso di E’Twaun Moore, arrivato nel 2016 a New Orleans da Chicago. La dirigenza puntava a circondare Anthony Davis di tiratori affidabili. Moore è al terzo anno di un quadriennale da 34 milioni complessivi, e ha ormai superato ogni scetticismo iniziale dimostrando di valere di più della cifra percepita. La guardia segna quasi 15 punti di media con ottime percentuali, garantendo in particolare pericolosità dall’arco. Dopo essere stata a lungo incapace di fornire a Davis il supporto necessario, la dirigenza dei Pelicans sembra ora aver puntato su giocatori validi, firmandoli a cifre giuste. Moore ha uno dei contratti più appetibili della squadra, di valore sia in caso di permanenza del giocatore a New Orleans sia in caso di trade per arrivare a una superstar che affianchi Davis. Recentemente, Moore ha visto incrementare ulteriormente la propria importanza dopo l’infortunio di Payton. L’assenza del play ex Magic ha costretto i Pelicans a usare Holiday da point guard, aumentando i minuti e le responsabilità di Moore tra i ruoli di guardia e ala piccola.

JAE CROWDER (UTAH JAZZ)

Jae Crowder-Jazz
Jae Crowder.

Anche l’ultimo contratto che andiamo ad analizzare è quello di un 3&D. Ancora una volta bisogna sottolineare l’importanza capitale di affiancare alle superstar giocatori validi al prezzo giusto. Questo è il caso di Jae Crowder, passato a Utah nell’ambito della trade che ha portato Rodney Hood ai Cavs. La breve esperienza di Crowder al fianco di LeBron a Cleveland è stata piuttosto deludente. Crowder arrivò ai Cavs nella trade che portò Irving a Boston. I tifosi Celtics ricordano principalmente la scarsa precisione al tiro negli ultimi playoffs a Boston, nel 2017. Tuttavia, Crowder sembra aver trovato la sua dimensione ai Jazz e il suo contratto da 15 milioni complessivi nelle prossime due stagioni si sta rivelando uno dei più meritati. Nonostante le attuali difficoltà dei Jazz, che si trovano nei bassifondi della Western Conference, Crowder continua a garantire esperienza e solidità sui due lati del campo. Le sue cifre parlano di 12.7 punti, 4.8 rimbalzi e 1.9 assist di media, con uno scarso 31% dall’arco. L’ala ex-Boston migliorerà probabilmente questo dato nel corso della stagione. In ogni caso, 7.5 milioni annui sono una cifra più che onesta per un giocatore both-ends del suo livello.

I peggiori contratti dei giocatori NBA

John Wall-peggiori contratti NBA

Quali sono i peggiori contratti dei giocatori Nba? I meno appetibili sul mercato, più difficili da scambiare e in grado di bloccare il cap di una franchigia? Analizziamo cinque casi di giocatori rinnovati a cifre spropositate nelle scorse off-seasons. Non prendiamo in considerazione contratti in scadenza nell’estate 2019 né contratti su cui è stata utilizzata la stretch provision. Questa regola, approvata nel 2011, prevede la possibilità di tagliare un giocatore distribuendo il rimanente salario garantito per il doppio degli anni rimanenti più uno. Per fare un esempio recente, la stretch provision è stata usata sui contratti di Joachim Noah e di Luol Deng. I Knicks avranno a cap il francese per circa 6.4 milioni di dollari fino al 2022 (i 19 milioni previsti per la stagione 2019/2020 sono stati “spalmati” su tre anni). I Lakers hanno invece distribuito i 15 milioni di Luol Deng in 5 annui fino al 2022.

Ci soffermeremo ora su 5 casi eclatanti di giocatori che stanno deludendo le aspettative dopo aver firmato ricchi rinnovi.

John Wall, Washington Wizards 

I Wizards sembrano attualmente una squadra sul punto di esplodere. Il loro leader conclamato, John Wall, si è più volte detto insoddisfatto di compagni e staff tecnico.

Pochi dubbi sul valore assoluto del giocatore, uno tra i migliori play a Est quando sano e in forma. Ma il rinnovo di contratto firmato da Wall ha cifre spropositate: 170 milioni in 4 anni a partire dal prossimo. Se i Wizards dovessero mancare l’appuntamento con i playoffs, o vedersi eliminati al primo turno, potrebbero avere la tentazione di smontare la squadra e darsi al tanking. Come gestire il contratto assurdo di Wall? Chi potrebbe volere un All-Star decisivo sì ma attualmente strapagato? Cosa potrebbe ricevere Washington in cambio, data la necessità di pareggiare un salario da 40 milioni annui? Attualmente, data la posizione in classifica della squadra e le alte possibilità di fallimento, il contratto di Wall diventa un peso più che una risorsa per la franchigia.

Chandler Parsons, Memphis Grizzlies

Al momento della firma di Parsons, Memphis sperava di aggiungere quella pericolosità perimetrale nello spot di ala piccola troppo spesso mancata nelle stagioni precedenti. Purtroppo Parsons è un giocatore storicamente falcidiato dagli infortuni, e ha giocato solo 73 gare in 3 stagioni con Memphis: 3 presenze nella stagione attuale. Memphis avrà il fardello del contratto da 25 milioni annui di Parsons fino all’estate 2020. Il prossimo anno è una player-option, ma difficilmente Parsons, ormai più dedito a fare il modello che il giocatore di basket, lascerà sul tavolo 25 milioni. Questa disastrosa firma nella free agency 2016 impedisce a Memphis di aggiungere a roster quel talento che le manca per rafforzarsi nella lotta playoffs. I milioni di Parsons potrebbero significare uno o due buoni giocatori in più a roster, quel che servirebbe per far tirare il fiato a Conley e Gasol.

Andrew Wiggins, Minnesota Timberwolves

Wiggins venne scambiato dai Cleveland Cavs all’interno di un’ampia trade che portò Kevin Love al fianco di  LeBron James. Sul giovane rookie diretto a Minnesota c’erano però grandi aspettative: veniva additato addirittura come erede di James. Al quinto anno nella lega, Wiggins non è diventato altro che uno scorer, nemmeno tra i più efficienti. Nella stagione appena iniziata, produce 15 punti con il 35% da tre e il 37% da due. Queste percentuali sarebbero accettabili per un giocatore di rotazione, ma non lo sono per una presupposta seconda stella entrata nel primo anno di un quinquennale da 148 milioni di dollari complessivi. L’ex Kansas ha ancora potenziale per sviluppare le proprie doti, avendo solo 23 anni. Tuttavia, al momento è ben lontano dal meritare anche la metà del massimo salariale offertogli da Minnesota. I Timberwolves rischiano di rimanere nel limbo della Western Conference, perchè hanno puntato troppi soldi su un giocatore acerbo che non ha mostrato miglioramenti decisivi nelle sue prime stagioni. Difficile trovare qualcuno disposto a prendersi Wiggins dando qualcosa di appetibile in cambio.

Gorgui Dieng, Minnesota Timberwolves

La dirigenza di Minnesota non si è mostrata una delle più illuminate nella gestione dei rinnovi. Oltre al contratto spropositato di Wiggins, i Wolves hanno offerto un quadriennale a salire da 64 milioni a Gorgui Dieng. Il centro senegalese aveva mostrato caratteristiche utili al basket moderno nelle sue prime stagioni nella lega, ma sembra essersi ora adagiato dopo aver firmato quel contratto. Nella stagione 2016, durante la quale rinnovò, giocava 32 minuti di media e si faceva valere sotto i tabelloni con 8 rimbalzi a partita. Oggi, garantisce solo 13 minuti e 4 rimbalzi, non mette intensità sul parquet e si limita far rifiatare Towns come centro di riserva. Dieng può essere ancora considerato un giocatore utile in NBA, ma non merita assolutamente le cifre concesse dalla dirigenza di Minnesota. Nella stagione 2020/2021 guadagnerà ancora 17 milioni. Il suo contratto è forse il più difficilmente scambiabile dell’intera lega.

Ryan Anderson, Phoenix Suns

Tra i contratti peggiori della lega troviamo anche quello di Ryan Anderson, tanto straordinario al fianco di Anthony Davis (avete presente Mirotic a Chicago e Mirotic a New Orleans?) quanto pessimo nella sua avventura ai Rockets. Houston si è liberata del suo contratto, che prevede 20 milioni circa in questa stagione e 21 nella prossima, spedendolo a Phoenix in cambio dell’infortunato Brandon Knight e del deludente Chriss. Knight non ha ancora messo piede in campo in questa stagione, ha saltato la scorsa eppure ha contratto ancora per 15 milioni nella prossima. Chriss ha convinto Houston al punto da vedersi negata l’opzione da 4 milioni per il prossimo anno. Questo chiarisce il valore attuale di Ryan Anderson, che ai Suns segna 4.5 punti di media. Per i Suns il suo terribile contratto non è però un peso eccessivo. I piani della dirigenza non prevedono infatti di creare una squadra competitiva nel breve termine, ma di far crescere con calma giovani come Booker e Ayton. Phoenix può aspettare con tutta calma che scada il contratto di Anderson per poi affrontare in modo aggressivo la free agency 2020.

Le sorprese NBA: Memphis Grizzlies e Milwaukee Bucks

sorprese NBA-Antetokounmpo-Risultati NBA gara 6

Sorprese NBA fino ad ora? Due squadre in particolare secondo noi si stanno mettendo in luce. I rankings stilati dagli esperti durante la preseason non prevedevano l’exploit di due squadre attualmente ai vertici delle rispettive Conference. Memphis Grizzlies e Milwaukee Bucks sono fino a questo momento le sorprese della stagione NBA. Oggi analizzeremo più attentamente come le due franchigie abbiano raggiunto gli ottimi risultati di inizio stagione.I Grizzlies sono addirittura in testa alla Western Conference, con il record di 12-5; i Bucks sono invece secondi dietro ai Toronto Raptors, a 2 vittorie di distanza, con il record di 13-4.

Sorprese NBA: Memphis Grizzlies, 12-7

Tra le corazzate e i team emergenti della Western Conference, i Grizzlies avrebbero dovuto trovare poche soddisfazioni e si sarebbero dovuti limitare a una stagione di transizione. Lo scorso anno infatti la squadra ottenne il pessimo record di 22-60, piazzandosi al penultimo posto. La sfortuna perseguitò i Grizzlies, che videro i loro migliori giocatori, Conley e Gasol, fermati dagli infortuni. Abbandonate precocemente le speranze di post-season, la dirigenza decise di puntare a una scelta alta al Draft 2018. Nemmeno la lottery fu favorevole, facendo scivolare la scelta di Memphis, che deteneva il secondo peggior record, dalla seconda alla quarta. A posteriori, Memphis può dirsi lieta di aver pescato un talento come Jaren Jackson Jr. Il rookie continua infatti a stupire per la costanza di rendimento sia giocando da ala grande che da centro. Deve ancora migliorare dal punto di vista offensivo, mentre difensivamente è già un fattore, come confermano le statistiche (0.3 Off/Win shares, 0.9 Def/Win shares).

 

In questa azione Jackson cancella il tentativo di Marvin Bagley III, scelto due chiamate prima di lui al Draft ’18.

Il rendimento dell’intera squadra è però principalmente dovuto non al talento dei giovani, ma alla concretezza dei veterani. Marc Gasol e Mike Conley sembrano tornati in piena forma e garantiscono un contributo solido both ends ogni notte. Il centro spagnolo in 34 minuti sul parquet mette a referto 17 punti e quasi 10 rimbalzi di media. Conley, principale terminale offensivo della squadra (28% di Usage), ne mette 20 e 6 assist di media.

La forza dei Grizzlies rimane, come da tradizione, la difesa, che concede agli avversari 104.7 punti per 100 possessi, il quarto miglior dato della lega. I giocatori sembrano consapevoli di questa qualità e sono pronti a sacrificarsi per la causa.

 

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A family that grinds together, shines together. 11-5 📸 ✅

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Le prospettive

Continuare su questa strada, rimanendo al vertice della Western Conference, significherebbe andare oltre ogni più rosea aspettativa. Restare tra le prime otto fino alla fine dell’anno sembra invece un obiettivo più realistico, a patto che i giocatori chiave delle rotazioni rimangano sani. Anche in caso di infortuni, i Grizzlies non potranno puntare al Draft, dato che la loro scelta, protetta entro le prime 8, è destinata a Boston. Aspettiamoci quindi una Memphis pronta a dar battaglia per un posto in post-season fino all’ultimo minuto di questa stagione.

Aggiornamento

Negli ultimi giorni, Memphis ha dato qualche segno di calo fisico. Sono arrivate due sconfitte consecutive, la prima all’overtime contro degli ottimi Clippers e la seconda in casa contro New York. In seguito a questi risultati negativi, i Grizzlies hanno abbandonato la testa della Western Conference. Coach Bickerstaff dovrebbe preoccuparsi non per le sconfitte, ma per il primo calo di energie dei suoi veteran., In particolare Mike Conley è parso stremato nel finale contro i Knicks, dopo aver trascinato i suoi per gran parte del match.

Sorprese NBA: Milwaukee Bucks, 14-5

I Bucks vennero eliminati agli scorsi playoffs dai Boston Celtics privi di Irving e Hayward. Un risultato deludente secondo la dirigenza della franchigia del Wisconsin, che ha perciò puntato su un allenatore di successo come Budenholzer. L’ex allenatore di Atlanta ha potuto ottenere in off-season un roster più congeniale alle sue idee di basket e alle caratteristiche della stella Antetokounmpo. Sono infatti arrivati in free agency Brook Lopez, Ersan Ilyasova e Pat Connaughton, tutti ottimi tiratori da tre punti. Il cambiamento del sistema di gioco è stato radicale. I Bucks sono primi in Nba per tiri da tre punti tentati (40 a partita!) e segnati (15 di media). Migliorare lo spacing significa esaltare di conseguenza l’abilità di Antetokounmpo e compagni ad attaccare il ferro, come evidenzia l’incredibile 58% di tiri da due punti realizzati (i Bucks sono primi nella lega in questa statistica). I miglioramenti si sono visti anche in fase difensiva. Milwaukee è prima per percentuali dal campo concesse agli avversari (solo il 42%) e seconda per rimbalzi difensivi totali. Controllare il proprio tabellone per aprire la transizione offensiva: questo il principio chiave del basket di Budenholzer.

I dati elencati riassumono lo strapotere attuale di Milwaukee sull’intera lega. La squadra di Antetokounmpo è prima per Offensive Rating e seconda nel Defensive Rating. La concretezza del gioco di Budenholzer non esclude giocate spettacolari da parte del giocatore attualmente in testa alla corsa all’Mvp, Giannis Antetokounmpo:

 

Le prospettive

I Bucks vogliono diventare una certezza, non più una sorpresa. Per farlo, l’obiettivo minimo è il fattore campo al primo turno playoff. Tuttavia, il potenziale del Greek Freak sembra non avere limiti: che sia questo l’anno buono per agguantare il primo posto nella Eastern Conference, con annesso titolo di Mvp?

Aggiornamento

Nell’ultima settimana i Bucks hanno perso per la prima volta tra le mura amiche, contro una squadra non dalle alte pretese come i Phoenix Suns. La sconfitta è parsa però frutto di un’episodica cattiva prestazione, dal momento che Antetokounmpo e compagni si sono subito ripresi vincendo in back to back contro San Antonio. Il Greek Freak ha trascinato ancora una volta i suoi con una prestazione straordinaria da 34 punti, 18 rimbalzi e 8 assist, rimanendo in testa alla corsa per l’Mvp.

 

 

NBA rookies: impatto immediato, chi ha fatto meglio tra i meno noti?

NBA rookies

NBA rookies alla riscossa: i giovani nella lega come si stanno comportando? Andiamo a puntare la nostra lente d’ingrandimento su alcune tra le matricole meno note e celebrate.

La stagione NBA è ormai entrata nel vivo e il campione di partite disponibile è sufficiente per trarre le prime analisi. Oggi ci interessiamo alla classe rookie 2018/2019, soffermando la nostra attenzione su alcuni giovani che sono riusciti a entrare in rotazione in squadre attualmente in zona playoff. Come spesso accade, le prime scelte del Draft tenutosi il 21 giugno 2018 sono finite in squadre dal record negativo nella scorsa stagione e fuori dalle prime otto in quella appena iniziata: Ayton ai Suns (record attuale 2-10), Bagley III a Sacramento (un sorprendente 9-6 che li piazza al nono posto nella Western Conference), Young ad Atlanta (3-10), Doncic a Dallas (4-8).

In franchigie con meno concorrenza e ambizioni non troppo elevate è più semplice mettere insieme cifre rilevanti in qualsiasi categoria statistica. Oggi esamineremo invece l’impatto di alcuni rookies scelti in squadre che puntano ai playoffs e non possono permettersi il lusso di far entrare in rotazione giocatori al solo scopo di farli crescere. I minuti dei rookies di cui parleremo sono conquistati sul campo e non concessi a priori.

In particolare, ci soffermeremo su cinque giovani che si sono dimostrati subito capaci di ritagliarsi spazio nonostante una concorrenza agguerrita: Jaren Jackson Jr (Mephis Grizzlies, 4° scelta), Shai Gilgeous-Alexander (Los Angeles Clippers, 11° scelta), Miles Bridges (Charlotte Hornets, 12° scelta), Donte DiVincenzo (Milwaukee Bucks, 17° scelta), e infine Landry Shamet (Philadelphia 76ers, 26° scelta). Riusciranno a dare il loro contributo nelle rotazioni per tutto l’anno, superando il cosiddetto rookie wall?

NBA rookies: Jaren Jackson Jr. – Memphis Grizzlies, 7-4

Il prodotto di Michigan State è stato scelto da Memphis con la speranza di rinnovare un pacchetto lunghi scarno, il cui perno rimane il 33enne Marc Gasol. Nei piani della franchigia del Tennessee, Jackson occuperà la posizione di ala grande titolare, giocando anche qualche minuto da centro in quintetti più piccoli. Fino a questo momento, Jackson è riuscito a mantenere uno spazio considerevole nelle rotazioni (24.9 minuti di impiego medio) nonostante non stia riuscendo a sfruttare una delle armi che lo rendevano appetibile al Draft, il tiro dalla lunga (solo il 19%). L’ex Spartans si sta rendendo utile in difesa e a rimbalzo, grazie al suo tempismo in aiuto (1.5 stoppate a partita) e nel controllo dei tabelloni (7.5 rimbalzi di media, di cui 3 offensivi). Jackson è parso ancora piuttosto acerbo per essere uno tra i principali terminali offensivi della squadra, e ha mostrato un rendimento altalenante, con un picco di 24 punti contro Atlanta ma anche alcune partite di scarsa precisione dal campo. Jackson rimarrà presumibilmente un elemento chiave della rotazione, anche per mancanza di alternative credibili nello spot di 4, ma dovrà migliorare la sua qualità offensiva se i Grizzlies vogliono avere reali chances di raggiungere i playoffs, un miraggio a inizio stagione.

 

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For The City‼️

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NBA rookies: Shai Gilgeous-Alexander – Los Angeles Clippers, 7-5

Il play-guardia uscito dalle cure di John Calipari si è ritrovato in uno dei reparti guardie più affollati dell’intera lega. I Los Angeles Clippers possono contare sulla coppia titolare Beverley-Bradley e su alternative di valore come Lou Williams e Milos Teodosic, oltre che sull’altro rookie Jerome Robinson. Nonostante l’affollamento del backcourt dei Clippers, Gilgeous-Alexander sta giocando quasi 27 minuti di media, producendo 9.6 punti, 3 rimbalzi e 3 assist. L’ex Kentucky si è inizialmente reso utile soprattutto per le sue doti difensive, derivanti dalla sua abilità negli scivolamenti difensivi e alla capacità di sfruttare le sue lunghe leve. Nel mese di novembre ha aumentato la propria produzione offensiva, stupendo tutti coloro che non lo ritenevano NBA ready fin dalla prima stagione. Qualora i Clippers dovessero veder sfumare la prospettiva di partecipare alla post-season, non sono escluse trades che liberino ulteriori spazi e responsabilità per Gilgeous-Alexander.

NBA rookies: Miles Bridges – Charlotte Hornets, 7-6

La scelta del più giovane dei fratelli Bridges da parte di Charlotte è stata accolta inizialmente con un certo scetticismo: il dubbio maggiore riguardava il suo ruolo in NBA, ovvero il fatto che Miles sia un tweener, a metà tra i due ruoli di ala. Bridges sta ora occupando in pianta stabile le rotazioni di Borrego venendo utilizzato come cambio del 4, garantendo 7.8 punti e 4 rimbalzi di media in 20 minuti di gioco, con il 55% dal campo. Bridges è riuscito anche a riportare qualche attenzione dei media su una franchigia abitualmente snobbata, grazie a qualche giocata finita nelle top 10 di giornata. La sua esplosività ricorda quella di un giovane Blake Griffin; ovviamente, il classe ’98 ha ancora una lunga strada da percorrere, ma nel frattempo è diventato parte integrante di un gioco divertente ed efficace che sta per ora consentendo agli Hornets di mantenersi tra le prime 8 a Est.

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NBA rookies: Donte DiVincenzo – Milwaukee Bucks, 10-3

Ritenuto uno dei più pronti al salto tra i pro, DiVincenzo ha convinto immediatamente coach Budenholzer a schierarlo nella second unit dei Bucks e ad affidargli diverse responsabilità. The Big Ragù arrivava in NBA come all-around, giocatore capace di fare qualsiasi cosa sul parquet ma soprattutto dotato di un elevato q.i. cestistico. DiVincenzo gioca principalmente con la second unit, fungendo da portatore di palla secondario e da tiratore sugli scarichi. Per veder aumentare i suoi minuti, il rookie campione uscente Ncaa da Villanova dovrà aumentare le proprie percentuali dall’arco, ora ferme al 25%. I Bucks sembrano una delle potenze emergenti a Est. Il semplice fatto di giocare in una squadra che ambisce almeno al fattore campo al primo turno di playoffs dimostra quanto DiVincenzo sia stimato dal suo coach e dallo staff. Rispetto ai giocatori di cui abbiamo parlato sopra, possiede forse meno potenziale, ma l’ex Villanova sembra capace di stabilirsi in una rotazione NBA di alto livello.

NBA rookies: Landry Shamet – Philadelphia 76ers, 8-6

Le guardie tiratrici sono merce sempre più ricercata in NBA: con questo ruolo si presentava Shamet al Draft 2018. L’ex Wichita State occupa ormai stabilmente le rotazioni dei 76ers come cambio di J.J. Redick, mettendo a referto poco più di 7 punti in 21 minuti di media. Shamet ha scalzato immediatamente Furkan Korkmaz, ritenuto più pronto a inizio anno ma ormai trascurato da coach Brown. È possibile che il suo ruolo cambi con il recentissimo arrivo di Jimmy Butler, abituato a rimanere sul parquet per gran parte delle partite. Butler giocherà principalmente da ala piccola, ma non è escluso che dia anche respiro a Redick come guardia, togliendo minuti a Shamet. Nonostante ciò, il rookie può contare su una buona tecnica di tiro: il 33% dall’arco è ingannevole e destinato ad aumentare se il giocatore mantenesse la fiducia. Tale caratteristica sarà vitale in una squadra che ha perso uno spot-up shooter in Covington e un lungo capace di far male dall’arco come Saric.