24 anni fa Michael Jordan ritornava in campo: “I’m Back!”

Il 18 marzo di 24 anni fa Michael Jeffrey Jordan annunciava il suo ritorno in campo, dopo il ritiro dell’ottobre di due anni prima, nel 1993.

“MJ” tornò a vestire la maglia dei Chicago Bulls il giorno dopo, domenica 19 marzo sul campo della Market Square Arena, la vecchia casa degli Indiana Pacers. Per L’occasione, Michael Jordan non indossò la sua storica maglia numero 23, vestendo una “anonima” numero 45.

La #23 dei Bulls era stata ritirata con solenne cerimonia il 7 novembre del 1994. Michael Jordan avrebbe potuto reindossare da subito la sua amata numero 23, ma preferì optare per il numero 45, lo stesso che aveva utilizzato nei quasi due anni da giocatore di Baseball nei Birmingham Barons.

Un numero, il 45, che non portò mai troppa fortuna alla leggenda di Wilmington, North Carolina, che decise a partire dalla stagione successiva (1995\96) di tornare allo storico #23.

La storica frase di Jordan nel giorno dell’annuncio del ritorno in campo: “I’M BACK”

La notizia del ritorno sui parquet NBA di Michael Jordan fu sancita da 2 semplici parole: “I’M BACK“.

Jordan fece il suo debutto in quella stagione a Indianapolis contro gli Indiana Pacers. In quel match la stella della franchigia di Chicago realizzò 19 punti, ma i Chicago Bulls furono sconfitti dopo un overtime.

La notizia del ritorno in campo del giocatore più forte di tutti i tempi fece il giro degli States e del mondo in tempo record. Quell’anno i Chicago Bulls si qualificarono ai playoff, dopo una serie di 13 vittorie e 4 sconfitte a seguito del ritorno di MJ.

La stagione 1994\95 dei Bulls terminò alle semifinali della Eastern Conference per mano dei giovani e rampanti Orlando Magic di Shaquille O’Neal e Penny Hardaway. In quella serie, Michael Jordan segnò 31 punti a partita, decidendo dopo la vittoriosa gara-2 di infrangere qualsiasi regolamento NBA in materia e tornare ad indossare il “suo” 23, costringendo i Chicago Bulls a pagare multe salatissime per ognuna delle partite successive.

I Bulls persero la serie per 4-2, e gli Orlando Magic giunsero fino alla finale NBA (persa con un netto 4-0 per mano dei più esperti Houston Rockets).

Il ritorno a stagione iniziata di Michael Jordan gettò le basi per il triennio di dominio che sarebbe venuto per una delle squadre più forti e vincenti della storia NBA.

Per celebrare l’anniversario del ritorno di MJ, l’account Twitter ufficiale dei Bulls ha condiviso con un post il comunicato ufficiale che fu emanato 24 anni fa, il giorno del ritorno al basket giocato di Jordan.

LaVine in difesa di Boylen: “Lui tiene a noi, e combatterà per noi”

Secondo quanto reso noto dalla lega, per Jim Boylen, coach dei Chicago Bulls, non ci saranno conseguenze aggiuntive alle multe già sanzionategli. L’allenatore dei tori era stato espulso venerdì scorso durante il match contro i Los Angeles Clippers.

La NBA ha fatto sapere di aver dato una doppia multa Boylen, la prima da 5 mila dollari per i due falli tecnici, mentre la seconda da 2 mila dollari per l’espulsione.

Zach LaVine sull’espulsione di Jim Boylen

In difesa di Boylen è arrivata la guardia dei chicago Bulls Zach LaVine, che ha chiesto al front office di poter pagare la multa rimediata dal suo coach. La dirigenza della franchigia dell’Illinois ha accettato la richiesta del giocatore, visto le buone motivazioni rilasciate dall’ex T’Wolves.

LaVine aveva già speso belle parole per Boylen nel post partita di tra Clippers e Bulls, parole che ha poi voluto concretizzare con questo bel gesto. Così Il 24enne ai microfoni di Malika Andrews di ESPN:

Rispetto molto Jim per quello che ha fatto. Lui tiene a noi, e combatterà per noi. Questo dimostra quale sia il suo carattere e quello che sente per noi

Ecco le motivazioni della discussione di venerdì sera

La lite, che ha poi portato all’espulsione di Jim Boylen e Doc Rivers, sembra esser stato provocata da alcune chiamate arbitrali non gradite dal capo allenatore dei Bulls.

Proprio quando mancavano 1.14 minuti alla fine del terzo quarto, dopo un fallo offensivo di Montrezl Harrell non fischiato, l’head coach dei Bulls si è avvicinato a Rivers accusandolo di giocare “sporco”. Tra i due è iniziato un acceso scambio di opinioni che ha visto i direttori di gara costretti spedire entrambi gli allenatori negli spogliatoi.

Paul George sul ritiro della sua canotta: “Non ho fatto abbastanza coi Pacers per meritarmelo”

Fino al 2017, Paul George è stato il leader indiscusso degli Indiana Pacers. Il talento nativo della California era stato scelta con decima pick assoluta del 2010 dai Pacers . Da allora aveva fatto strada nelle gerarchie della squadra e nel cuore dei tifosi.

Con la franchigia di Indianapolis ha vinto il premio come Most Improved Player nel 2013, è stato nominato una volta nel primo quintetto difensivo, due volte nel secondo e tre nel terzo team dell’anno, oltre a quattro inviti all’All-Star Game.

Nel luglio del 2017, dopo l’ennesima uscita ai playoffs per mano dei Cleveland Cavs di LeBron, George chiese di esser scambiato. Il front office della franchigia di Herbert Simon lo accontentò spedendolo ai Thunder in cambio di Victor Oladipo e del figlio d’arte Domantas Sabonis.

Il pensiero di Paul George sul ritiro della sua canotta

Dopo la partita di giovedì sera proprio tra OKC e Pacers, vinta dai giallo-blu per 108-106, Sam Amick di The Athletic ha chiesto a Paul George quale fosse il  suo pensiero alll’idea della franchigia di Indianapolis di ritirare la sua canotta.

Non sono sicuro che succederàha dichiarato George ad Amick “E onestamente non sono sicuro di aver fatto abbastanza per meritare di avere la maglia appesa qui. Però la decisione è nelle mani della società“.

In effetti, nonostante le sette stagioni passate nello stato dell’Indiana, George in realtà non occupa le posizioni più alte nelle classifiche All-Time della franchigia. PG 13 è al terzo posto per triple realizzate (897) e il quinto per palle rubate (740). Mentre nelle altre classifiche non figura in alcuna delle top ten.

A favore di George però c’è però l’importanza che la star dei Thunder ha avuto per la squadra fin dal primo anno NBA. Paul George ha portato i Pacers ai playoff in sei delle sue sette stagioni (solo nell’anno da rookie non ce l’ha fatta), arrivando per due anni di fila in finale di Conference (2013 e 2014).

Rasheed Wallace è il nuovo capo allenatore della Jordan High School di Durham, NC

Rasheed Wallace

L’ex star NBA Rasheed Wallace è stato assunto nella giornata di venerdì quale nuovo capo allenatore della Jordan High School di Durham, North Carolina. Per l’ex giocatore dei Pistons sarà la prima esperienza da coach su una panchina di una squadra di High School.

Rasheed Wallace-Jordan High School: “Un giorno speciale per la nostra scuola”

Rob McLamb, di Wilson Times, ha intervistato il preparatore atletico della Jordan High School, Shelba Levins, che ha parlato dell’arrivo di Wallace.

“Questo è un giorno speciale per la nostra scuola. Quando cerchiamo l’allenatore a cui affidare i nostri ragazzi, abbiamo diversi criteri da rispettare e Rasheed rientra in tutti. Questa nostra selezione così rigida viene dal fatto che noi vogliamo coach in grado di insegnare sia la tecnica, sia la leadership ai nostri studenti, doti necessarie per sfondare nel basket professionistico. E’ fondamentale per i ragazzi che il loro primo vero coach sia un punto di riferimento per la loro crescita. Nei licei non capita tutti i giorni di poter arruolare qualcuno con così tanta esperienza nella NBA. Quindi siamo onorati ed entusiasti di dare il benvenuto nella famiglia dei Falcons a Wallace”

– Rasheed Wallace-Jordan High School –

Rasheed Wallace-Jordan High School dopo la breve esperienza ai Pistons

Il 44enne nativo di Philadelphia ha giocato 16 stagioni nella NBA, dopo due anni al college in North Carolina. Il suo passato da Tar Heels è stato uno dei motivi per cui “Sheed” ha accettato questo nuovo incarico. Wallace ha indossato in carriera le canotte di Washington Bullets, Portland Trail Blazers, Atlanta Hawks, Detroit Pistons, Boston Celtics e New York Knicks (con i quali ha chiuso la carriera nel 2013).

Wallace è stato invitato per quattro volte all’All-Star Game e nel 2004 ha vinto il suo primo e unico titolo con i Pistons, squadra a cui è rimasto più legato. L’ex numero 30 della franchigia del Michigan ha raggiunto quota 1.109 partite di regular season giocate in carriera, viaggiando ad una media complessiva di 14.4 punti, 6.7 rimbalzi, 1.8 assist e 1.3 stoppate per partita.

Come detto prima, per Wallace, quella alla Jordan High School sarà la prima esperienza da head coach. Wallace ha già disputato una stagione da vice allenatore ai Pistons nel 2013-14. Alla fine di quell’annata però, l’allora nuovo coach Stan Van Gundy lo cacciò in quanto riteneva Rasheed non all’altezza del ruolo.

La ex stella NBA non avrà un compito facile nella nuova avventura, visto che la scuola di Durham viene da una brutta stagione, chiusa con un record di 7-17 (1 W – 9 L nella Triangle-6 Conference).

Jimmy Butler contro Chicago: “Sbagliamo ad abbassare la guardia”

Jimmy Butler

Jimmy Butler contro il suo passato: vittoria per Chicago in un match ricco di episodi anche simpatici. Ieri sera si è assistito a un episodio piuttosto anomalo durante il finale di partita tra i Chicago Bulls e i Philadelphia Sixers che ha visto Otto Porter come protagonista. Dopo il canestro di Zach LaVine, con tanto di libero sbagliato, i padroni di casa si sono ritrovati avanti per 108-107 con solo 0.5 secondi rimasti da giocare. L’ultimo tiro della franchigia di coach Brown è un lob in direzione dell’ex Butler, intercettato dai tori. Però l’arbitro, dopo aver visto che il lancio è avvenuto a cronometro fermo, ha deciso di far ribattere la rimessa. È proprio quello il momento in cui accede l’imprevisto.

 Porter sull’episodio avvenuto a fine partita

Nel momento della decisione della terna arbitrale di far ribattere la rimessa, Otto Porter Jr., ala piccola arrivata durante la trade dedline da Washington, era già  a fare un test antidoping. Il 22 dei Bulls si è fiondato in campo, ma non è potuto tornare sul parquet perché l’arbitro aveva costretto coach Jim Boylen a fare il cambio per riprende il match. Al suo posto è entrato Selden.

I dirigenti mi hanno cercato, ma non sono riusciti a trovarmi in tempo. Quando mi hanno raggiunto nella zona per i controlli antidoping era troppo tardi. Io sono corso in campo ed ho afferrato la mia maglia, ma l’arbitro non mi ha permesso di tornare sul parquet visto che era già avvenuto il cambioha dichiarato l’ex Wizard.

I Bulls hanno raggiunto la vittoria grazie a un super finale della loro stella Zach LaVine che ha segnato 13 punti nel quarto quarto. Il team della città del vento era sotto di 10 a metà dell’ultimo quarto, da allora è partita la rimonta dei tori. Il canestro del sorpasso è stato realizzato dall’ex T’Wolves a 1.6 secondi dalla sirena a coronamento di una super partita da 39 punti.

Le parole di Butler nel post partita

Nel post partita Jimmy Butler si è dichiarato molto contrariato di come sia finito il match, soprattutto visto che lui ci teneva molto a non sfigurare nella sue vecchia casa.

Non abbiamo amministrato il vantaggio come dovevamoha detto il numero 23 sei Sixers. “Probabilmente ci siamo adagiati troppo sul vantaggio, abbassando la concentrazione. I Bulls allora hanno creduto nel recupero e hanno lavorato in maniera ottima per riprenderci e punirci della nostra leggerezza. Purtroppo è un errore che abbiamo già fatto nelle partite scorse e dobbiamo migliore per evitare che succeda nuovamente. Sbagliamo ad abbassare la guardia in alcuni frangenti”

Condizioni infortunio di Zion Williamson: salterà il derby contro UNC, ma tornerà per il torneo di Conference

Duke University

Sono pochissime le possibilità di rivedere Zion Williamson in campo nel match di chiusura della regular season NCAA. Match che vedrà di fronte i college di Duke e North Carolina, squadra contro il quale si è infortunato il nativo di Salisbury, il prossimo sabato 9 marzo. L’allenatore dell’università di Durham, Mike Krzyzewski, crede che la sua matricola tornerà sul parquet di gioco già dalla prima partita del torneo ACC, stando a quanto riportato David M. Hale di ESPN.

Coach Krzyzewski sull’infortunio di Zion Williamson

Zion ha ripreso ad allenarsi, ma adesso deve ritrovare la forma e il ritmo gara prima di poter tornare in campoha dichiarato il coach dei Blue Devils. “Non penso che riuscirà a tornare per l’importantissima gara di sabato al Dean Smith Center. Però sarei sorpreso se non potessi schierare Zion già nella prima gara del torneo di Conference“.

La distorsione al ginocchio destro subita da Williamson il 20 febbraio scorso lo ha tenuto fuori da quella che poteva essere la sua ultima partita casalinga con la canotta di Duke. Con ogni probabilità questo incidente negherà al numero 1 del college di Durham di giocare il suo ultimo match di RS. Zion Williamson dovrebbe riuscire a giocare per intero (salvo nuovi imprevisti) il prossimo torneo di ACC division.

Al ragazzo piacerebbe tanto tornare a giocare già contro i Tar Heelsha aggiunto Krzyzewski. “Purtroppo sarà molto difficile che sia già pronto per questo weekend. Per ora riprenderà gli allenamenti con i compagni, poi vedremo. Però questa voglia di tornare a giocare è un ottimo segnale per noi, soprattutto con la post-season in vista“.

Ecco quanto ha pesato l’infortunio di Zion Williamson sulla stagione di Duke

Il torneo ACC partirà il prossimo 12 marzo, anche se vista l’alta posizione in classifica del college di Duke, i Blue Devils salteranno il primo turno e debutteranno il 13.

La partita contro UNC sarà comunque fondamentale per cammino nel torneo di Conference. Il derby del North della Carolina sarà cruciale per i due team, visto che Duke è oggi terza con un record di 14-3, ad una sola vittoria di distanza da Virginia. In più la seconda in classifica nella ACC Division è proprio North Carolina. Quindi, il risultato della sfida di sabato significherebbe una posizione guadagnata o persa per entrambe le squadre.

È pur vero che i Blue Devils, da quando Williamson è si è infortunato, hanno un record di 3-2 e che nell’ultima partita contro i Tar Heels hanno perso. In queste 5 sfide è decisamente salito di livello R.J. Barrett e un derby rimane sempre una partita a parte, soprattutto se è così sentito e decisivo.

Bulls, Michael Reinsdorf su John Paxson e Gar Forman: “Mai pensato di licenziarli”

Paxson e Forman, Chicago Bulls

Nelle ultime ore si era parlato di un possibile licenziamento del vicepresidente John Paxson, e del general manager Gar Forman, dei Chicago Bulls. A smentire queste voci è stato proprio il presidente della squadra, Michael Reinsdorf, ai microfoni di K.C. Johnson di The Chicago Tribune.

 

Reinsdorf ha confermato senza giri di parole che né John Paxson né Gar Forman sarebbero a rischio. Il figlio dello storico proprietario Jerry ha dichiarato che i due sono confermati anche per la prossima stagione.

 

Reinsdorf smentisce tutto, Paxson e Forman ai Bulls anche il prossimo anno

 

Assolutamente non sono in dubbio. Crediamo nel loro lavoro e crediamo nel progetto che abbiamo in atto. So che nell’ultima sessione di mercato alcuni fan e, alcuni social media, hanno criticato il loro operato. E ciò mi lascia un po’ perplesso. Ma quel che più non capisco è perché non si parla mai di loro individualmente, ma solo come se fossero una sola persona. Vengono addirittura definiti “GarPax”. Però loro hanno compiti e responsabilità diverse. Capita spesso che lavorino insieme, ma non tutto ciò che fanno è opera di entrambi”

– Michael Reinsdorf su Paxson e Forman –

 

Così il “patron” dei Chicago Bulls che ha continuato dicendo:” A inizio anno ho detto che se mai avessimo avuto la sensazione di non essere nella giusta direzione, ci sarebbero potuti essere dei cambiamenti. Ma siamo assolutamente sulla strada da noi scelta. Quindi nessuno ne se andrà da qui. Attualmente abbiamo la massima fiducia in entrambi”.

 

 

Reinsdorf ha fatto notare che questa è solo la seconda stagione della ricostruzione dei Bulls. Nonostante ciò, la sua squadra è già a buon punto per tornare ad essere competitiva. Questo solo grazie al lavoro svolto da entrambi il GM e vicepresidente della squadra. I due, negli ultimi anni, hanno fatto arrivare a Chicago giovani del calibro di Zach LaVine, Lauri Markkanen e Wendell Carter. Il numero 1 della società di Chicago ha paragonato i Bulls ai Sacramento Kings (per livello di ricostruzione) e ha espresso ottimismo sul fatto la franchigia della città del vento possa fare un gran passo avanti nella prossima stagione.

 

Reinsdorf su Paxson e Forman, ecco il perché della riconferma

 

Per Forman è anche arrivata una nota di merito da parte del presidente dei Bulls. Il GM dei tori è stato infatti lodato per aver selezionato in passato giocatori come Jimmy Butler, Nikola Mirotic, Taj Gibson e Bobby Portis con chiamate al di fuori della lotteria nel corso degli anni a Chicago. Opera proseguita con la scelta del finlandese Lauri Markkanen, con la chiamata numero 7 al draft NBA 2017.

 

 

Se oggi riguardiamo il draft del 2017 Lauri potrebbe anche essere la scelta n. 1. Sicuro in top 3ha dichiarato il proprietario dei Bulls. “Potresti mettere davanti a Markkanen solo Jayson Tatum o Donovan Mitchell. Ma Lauri potrebbe non sfigurerebbe neanche davanti a loro. E ricordo che noi lo abbiamo preso con la numero 7. A vederci lungo e fare questa buona chiamata è stato proprio Gar“.

 

Oltre a Paxson e Forman, Reinsdorf conferma anche coach Boylen

 

Michael Reinsdorf ha confermato tutti il pacchetto societario, coach Jim Boylen compreso, nonostante le numerose critiche ricevute. Anzi, dalla parole di Reinsdorf, si evince che tutti e tre torneranno anche il prossimo anno. In chiusura di intervista, il patron dei Bulls ha confermato le recenti parole di Paxson su Boylen.

 

Nulla è cambiato da ciò che ha detto John. Sono molto contento del lavoro che Jim ha fatto. Fa quello che dice e mi piace come lo fa

Riccardo Pratesi: 30 su 30 ed NBA a 360°

Riccardo Pratesi
Di Enrico Paterniti e Giovanni Oriolo
Sabato 23 febbraio si è svolta, alla libreria Koob di Roma, la presentazione del libro 30 su 30, di Riccardo Pratesi. Il giornalista toscano ha parlato della sua esperienza da beat writer negli States. Viaggi, interviste, conoscenze, confronti e innumerevoli racconti sono stati gli argomenti caldi dell’incontro. Difatti, ad accompagnare, commentare ed approfondire le vicende di Pratesi, sabato sera erano presenti anche Davide Chinellato, responsabile sport USA per La Gazzetta dello Sport, e Andrew Dampf, dell’Associated Press.
L’introduzione di Riccardo è durata circa 15 minuti, nel quale ha spiegato le motivazioni che lo hanno portato a scrivere questo “diario di bordo” dei suoi anni negli USA da inviato della Gazzetta dello Sport. Il libro 30 su 30 è la descrizione delle 29 arene (Clippers e Lakers condividono lo Staple Center) da lui visitate, attraverso le 30 franchigie NBA. L’editor italiano, infatti, descrive una ad una le città, gli stadi, le tifoserie e gli stati delle squadre di basket americane attraverso aneddoti, racconti e parole dei protagonisti italiani oltre oceano (come Belinelli, Gallinari, Datome, Messina, Pascucci, ecc).
Il libro 30 su 30 è dunque una guida turistica per il tifoso di pallacanestro italiano negli USA. Pratesi, infatti, fa da Cicerone tra le varie attrazioni locali. Ed è così che musei, parchi, high school e altre zone di cultura generale sono oggetto di narrazione del libro. Il lettore può così immedesimarsi nel giornalista toscano che descrive dettagliatamente l’ambiente all’interno delle numerose arene non solo NBA, ma anche NHL, NFL ed NBL. Riccardo ci ha anche rivelato che lui ha scritto questo diario perché ritiene che in molti hanno raccontato aneddoti o storie dei grandi campioni NBA. Nessuno, però, ha mai descritto in maniera talmente dettagliata gli Stati Uniti d’America e il loro modo di vivere il basket professionistico.
Di seguito sono riportati alcuni degli argomenti che Pratesi ha condiviso con i partecipanti.

USA e Italia: due modi differenti di guardare allo sport

“Sei un giornalista italiano che si trasferisce negli States per seguire le franchigie NBA. Cosa si prova esattamente?”.
“La diversa di mentalità che hanno in America rispetto al vecchio continente. La grande differenza è che i giornalisti italiani sono sempre alla ricerca dello scoop, ingigantendo ogni news e sfruttando ogni mezzo per arrivare alla notizia. Al contrario, i media americani sono molto più concentrati sulle performance dei giocatori. Le interviste non riguardano la vita privata di un giocatore, non vanno alla ricerca del gossip. Ogni specifica domanda è calibrata con l’utilizzo di una statistica che riguarda ciò che avviene sul campo o in allenamento. Per questo ho dovuto studiare di più durante il mio trascorso negli States. Dietro ogni domanda vi era un lavoro massiccio, ma questa stessa domanda poteva far fuoriuscire una risposta molto soddisfacente.
Probabilmente questa minor ricerca dello scandalo negli USA è data dal fatto che non c’è il senso della privacy che hanno gli sportivi in Italia. Ossia, da noi, ogni dichiarazione è pesata con il contagocce, lo spogliatoio è un luogo sacro (vietato ai giornalisti) e si cerca di mascherare tutti i malumori o problemi di squadra/società. Mentre, in NBA, lo spogliatoio nel pre e post partita pullula di giornalisti, gli atleti dicono tutto ciò che gli passa per la testa senza pensarci troppo (e senza usare frasi fatte) e, se tra compagni o tra giocatori e front office, vi sono discordie interne, nessuno prova a nascondere la situazione. Anzi, spesso la discordia viene resa pubblica dagli stessi interessati.
Vi racconto un episodio interessante a riguardo. La partita seguente all’All Stars-Game dell’anno scorso, la guardia texana, Jimmy Butler, che allora giocava a Minnesota, non avrebbe dovuto giocare visto un problema al ginocchio. L’ex Bulls, tuttavia, ha deciso di scendere in campo e durante la notte la rotula ha fatto crack (infortunio che lo terrà fermo fino all’ultimo match di RS). A fine partita, proprio Jimmy, ha pubblicamente dichiarato: “Mi avevano detto che era meglio evitare di giocare, ma io ho insistito e ho continuato a giocarci sopra. La squadra aveva bisogno di me per arrivare ai Playoff. Purtroppo il ginocchio ha ceduto. Ho sbagliato, ora penso a recuperare e a tornare il prima possibile in campo”. In Italia, come in tutta Europa, dopo queste parole, sarebbero stati messi sotto accusa staff medico, coach e pure società. Ciò non è accaduto negli States. Nessuno ha detto o fatto nulla, il pensiero comune era: “Butler ha fatto la sua scelta e ora ne paga le conseguenze”.
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Jimmy Butler con la sua vecchia casacca dei Timberwolves

 

L’importanza dello stipendio nello spogliatoio

“Come sono visti Gallinari e Belinelli nel contesto americano dai tifosi, giocatori e dirigenza?”
Lo stipendio rappresenta il tuo status. La cifra che ogni giocatore prende equivale all’importanza relativa che lo stesso ha nel roster. Capita, ogni tanto, che i giocatori più forti della squadra non si sentano (e spesso non vengano riconosciuti) leader del team finché non gli viene proposto il contratto che li identifica come tali. Un esempio è il centro dei Nuggets, Nikola Jokic, che solamente quest’anno, dopo il maxi rinnovo estivo, si è finalmente caricato i compagni sulle spalle. Ed è così che sta tenendo la squadra nella parti alte della Western Conference.”

La rivoluzione di Sacramento e i giovani

“Visto che tu hai seguito la franchigia di Sacramento durante i tempi di DeMarcus e conosci l’idea di ricostruzione di Divac, come vedi questi Kings in vista playoff? Pensi possano ambire ad un anello nei prossimi 3/5 anni? E quali tra i tanti giovani presenti nel roster (Fox, Bagley, Hieald, Bogdanovic..) del team Californiano pensi possa diventare un stella NBA?”

“Il focoso carattere del Boogie è ormai famoso, ed è stata proprio questa una delle cause della trade che ha spedito DMC ai Pelicans. Avere uno spogliatoio compatto è fondamentale per vincere a questi livelli e i Kings avevano ormai capito che l’irruenza di Cousins non avrebbe mai permesso di avere una buona armonia tra i giocatori. Non tutti i giocatori hanno un ruolo fondamentale in campo, magari molti sono role player o addirittura giocatori da ultimi 4/5 minuti a partita chiusa. Ma per vincere è fondamentale che nessuno rovini l’armonia del gruppo, che sia titolare o panchinaro.
Per quanto riguarda i nuovi giovani Fox è il prospetto che in generale più mi piace, non solo di Sacramento. Secondo me i Kings già quest’anno, al massimo il prossimo, riusciranno finalmente a tornare ai playoff. Però, per arrivare a vincere un titolo, o per lo meno a giocarselo, ci vorrebbe l’esplosione di 2/3 giocatori giovani. Un po’ come Curry e Thompson dei primi Warriors. Non saprei dire con certezza se questo rookie sarà una stella. Posso solo dirti chi lo potrebbe diventare, perché a tutti i giovani manca qualcosa. A tutti rookie quando entrano manca qualcosa; per esempio a Bagley manca la difesa, a Carter di Chicago la continuità, a Ayton (come tutti i rookie con un’alta chiamata) manca la possibilità di giocare in un contesto che punta a vincere e dove la concorrenza è di un livello superiore. Solo migliorando i difetti potranno diventare stelle, ma io non ti so dire con certezza chi lo farà. Discorso a parte per Luka Doncic, ma lui ha già giocato notti da dentro o fuori, a già gestito palloni che potevano decidere una stagione con la maglia del Real“.

Regolamento, marketing ed All-Star Game

“Tiro da 4 punti, allargamento del campo da gioco, ecc. Si sta sentendo sempre più parlare di nuove regole che possono modificare il gioco che conoscevamo tempo fa. Tu cosa ne pensi a riguardo?”
“L’NBA vanta di una commissione interna che si occupa di aggiornare le regole in continuazione in base all’evoluzione dei giocatori, ma anche ad esigenze di marketing. Ricordiamoci che l’NBA è pur sempre un business. Basti pensare alle recenti modifiche che premiano gli attacchi piuttosto che le difese. Ed è così che assistiamo a partite con punteggi smisurati, a singole prestazioni da 40+10+10 e così via. Tutto ciò fa parte dell’intrattenimento. Un prodotto che soddisfa il pubblico a 360°: vengono battuti record su record, schiacciate spettacolari, tiri da distanze siderali, ecc. Curry è l’esempio perfetto del fenomeno in questione. Un play alto 185 centimetri con queste caratteristiche tecniche, non si era mai visto fino ad adesso. Infatti, il tipo di regole e di basket che si giocava nei decenni precedenti a questo non gli avrebbero permesso di esprimere tutto il suo potenziale. Ed è per questo che quando mi chiedono dell’All Star Game dico sempre che bisogna prenderlo per quello che è effettivamente: entertainment allo stato puro. Per le vere battaglie tra stelle, bisogna aspettare i playoff. La concezione di sport agonistico che abbiamo qui in Europa è completamente diversa, per questo fatichiamo ad apprezzare eventi di questa tipologia.”
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Steph Curry, il playmaker del 21esimo secolo

 

Seattle, Las Vegas, ampliamento

“Quando Seattle potrà finalmente ritrovare una franchigia in città? Si vocifera inoltre di un possibile approdo di una squadra NBA in Messico…”
“Purtroppo, nonostante Seattle sia una città in cui la passione per il basket è molto forte, ancora la nuova arena è in costruzione. La prossima città che può approdare in questo nuovo mercato è invece Las Vegas. Già la città del Nevada vanta di una squadra di NFL, una di NHL e un’altra di WNBA. La situazione economica è fiorente, i turisti arrivano in massa e l’NBA avrebbe ottime entrate da questa nuova piazza. Anche se attualmente, sembra che nessuna franchigia sia in una situazione di emergenza. Le uniche due che rischiano sono Memphis e New Orleans (l’Arizona è un mercato meno a rischio è più sicuro).
Per quanto riguardo una franchigia in New Mexico, è molto difficile che possa arrivare. Infatti, l’ampliamento a 32 squadre aggiungerebbe viaggi e spostamenti in luoghi ancor più lontani. Ciò sarebbe in controtendenza con le ultime mosse della Lega in materia di riposo degli atleti, sempre più da salvaguardare. E’ possibile invece che vengano giocate sempre più partite fuori dal confine americano. Invece che 2 partite in Messico se ne giocheranno 3/4. Lo stesso potrebbe succedere in Europa.”

NCAA Basketball

“Dato che sei un appassionato di college basketball e hai girato vari campus USA, scriverai mai qualcosa sulle arene NCAA proprio come hai fatto con quelle dell’NBA?”

Sono stato in tanti campus negli States (54 per la precisione) e di qualcuno ne parlo pure nel mio libro. L’ambiente è qualcosa di meraviglioso, un spettacolo puro. Non scriverò un libro del genere perché i lettori non sarebbero abbastanza. Se si parla di stelle NBA come Curry o Durant, di franchigie come i Boston Celtics e i Los Angeles Lakers, o di palazzetti come il Madison Square Garden, non solo gli appassionati di basket, ma tutti gli amanti dello sport sanno di cosa stai parlando. Il college basketball viene seguito da una ristretta nicchia di persone. In pochi sarebbero interessati ad acquistare un libro del genere. Inoltre non ne varrebbe neanche il tempo. Per scrivere 30 su 30 il lavoro è stato immane. Sviscerare ogni singolo episodio nei minimi dettagli dei miei anni trascorsi oltreoceano non è stato per niente semplice. Ha richiesto tempo e dedizione. Immagina ripescare ogni episodio di tutti i campus che ho visitato…”

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I fans di Duke University

Joshua Harris sul futuro dei Sixers: “Sarebbe un gran problema uscire al primo turno dei playoff”

Philadelphia Sixers

Se i playoff iniziassero oggi, i Philadelphia 76ers, dovrebbero affrontare al primo turno i Boston Celtics (con il vantaggio del campo a loro favore). Questo succederebbe, in quanto, la franchigia è attualmente quarta nella  Conference, dietro a Bucks, Raptors e Pacers e davanti proprio ai bianco-verdi. Però, questa situazione, non piace al proprietario dei Sixers, Joshua Harris, che è ben consapevole del potenziale della squadra di coach Brad Stevens e non vuole rischiare di salutare la postseason già al primo round.

 

Joshua Harris sui playoff dei Sixers

 

Sarebbe un bel problema. Sarebbe veramente un gran problema, uscire al primo turno dei playoff e, soprattutto, non sarebbe in linea con il motivo per cui stiamo giocando e su cui abbiamo puntato tutto” così ha dichiarato il patron della franchigia di Philadelphia stando a quanto riportato da Jackie MacMullan di ESPN. “Se succedesse di uscire così presto dalla postseason ci rimarremmo male noi, i tifosi e la città. Sarebbe un duro colpo per tutti e per tutto l’ambiente. Proprio per questo stiamo lavorando sodo per assicurarci che ciò non accada. Abbiamo abbastanza talento nel nostro roster per fare meglio del primo turno dei playoff. Anzi, se giochiamo come sappiamo fare noi, saremmo in grado di battere qualsiasi squadra ad Est“.

 

Per Phily, quello con il team di Boston, sarebbe il peggior accoppiamento possibile, per qualità del roster ed esperienza della squadra avversaria. Già l’anno scorso, i ragazzi di coach Brett Brown, hanno dovuto abbandonare i playoff, al secondo turno, per mano dei Celtics e vorrebbero che quest’anno la musica cambiasse. Certo, questo sfida potrebbe essere l’occasione giusta per prendersi la rivincita per Embiid e compagni. Ma l’obbiettivo dei Sixers, per questa stagione, sarebbe quello di affrontare i ragazzi di coach Stevens il più lontano possibile.

 

Dopo la trade dedline, terminata con l’arrivo di Tobias Harris ai 76ers, le aspettative sulla squadra di “The Proccess” sono diventate altissime. Quindi, un eventuale uscita al primo turno di postseason, sarebbe una totale disfatta e ci sarebbe il rischio di mandare a monte tutto. Ricordiamo, infatti, che per la franchigia della Pennsylvania c’è da convincere i due free agent (Butler e Harris) a rinnovare. Per Jimmy si tratta di convincerlo se esercitare o no l’opzione da 19.8 milioni di dollari, per il prossimo anno. Mentre, l’ex Clippers, dovrà firmare un nuovo contratto con i Sixers e, l’offerta, dipenderà anche molto dal suo rendimento ai PO.

 

Joshua Harris sul futuro dei Sixers e sui rinnovi di Butler e Harris

 

Abbiamo rinunciato a molto per prendere Tobias e Jimmyha aggiunto il proprietario della franchigia di Philadelphia ai microfoni di ESPN qualche giorno fa. “Pensiamo che siano due giocatori dal talento eccezionale, cercheremo di mantenerli, ma sappiamo che per farlo dovremo pagarli in modo appropriato. Sappiamo che sarà costoso farli restare quì, ma se la loro presenza ci poterà alla vittoria lo faremo senza pensarci due volte“.

 

La nuova squadra di Butler e Harris, attualmente, dista 1 vittoria dal terzo posto di Conference occupato dagli Indiana Pacers e ha un vantaggio di 2 W sui Celtics. Queste tre sembrano le franchigie che si giocheranno 3°, 4° e 5° posto ad EST.

George Hill ai box per un problema all’inguine: i Bucks firmano Canaan

george hill problema all'inguine

Questo weekend ha portato brutte notizie in casa Milwaukee Bucks, domenica scorsa, infatti, il playmaker George Hill ha accusato un problema all’inguine. Secondo il coach della franchigia dei Wisconsin, Mike Budenholzer, il 32enne (ex Cleveland Cavaliers tra le tante) sarà costretto a saltare diverse partite di regular season a causa dell’infortunio.

 

I Bucks firmano Canaan, dopo il problema all’inguine accusato da Hill

 

Ieri, il front office Bucks, ha dichiarato che non si sa dire con precisione quando Hill tornerà a disposizione dell’allenatore. Aggiungendo che per questo si muoveranno per cercare un sostituto per i prossimi match.

 

Stiamo lavorando per cercare un giocatore da mettere sotto contratto per coprire le tante assenzecosì ha scritto la società di Milwaukee sul sito ufficiale dopo il problema occorso a Hill. “Attualmente il nostro roster è carente nel ruolo di playmaker dopo l’infortunio accusato da George. La sua assenza lascerà un enorme buco nelle rotazioni, oltre che  nella fase difensiva, della squadra. Quindi stiamo cercando un giusto rinforzo per aggiungere profondità nel ruolo di point-guard“.

 

Oltre al nativo di Indianapolis, i Bucks, hanno fermi ai box altri due giocatori del backcourt: DiVincenzo e Sterling Brown. Proprio per questo il GM della franchigia di Milwaukee, Jon Horst, non ci ha pensato due volte ad offrire una contratto di 10 giorni al veterano Isaiah Canaan. Per l’ex Bulls quella dei Bucks è la terza canotta che indossa in quest’anno, avendo iniziato la stagione con i Suns, per poi passare a fine novembre ai T’Wolves e ora si trova alla corte di coach Bud. In questi 4 mesi ha collezionato 26 partite, viaggiando a una media di 6.7 punti, 2.1 rimbalzi e 3.1 assist.

 

Canaan è stato lanciato in campo già ieri sera, uscendo dalla panchina, nel suo ritorno da ex allo United Center di Chicago. Match nel quale Isaiah ha realizzato 6 punti, 1 rimbalzo e 2 assist, in 12 minuti tirando 2/2 da oltre l’arco.

Stiramento alla gamba sinistra per Otto Porter, salterà la sfida contro i Milwaukee Bucks

Otto Porter stiramento

Nella notte di ieri sera è arrivata la terza vittoria consecutiva per i Chicago Bulls (prima striscia positiva della loro stagione). Prima di battere i Boston Celtics per 126 – 116, i Tori avevano avuto la meglio su Memphis Grizzlies ed Orlando Magic.

 

Per i Bulls, però, arrivano anche cattive notizie. Nel match di ieri, l’ala piccola Otto Porter ha rimediato uno stiramento alla gamba sinistra che gli farà saltare sicuramente la partita contro i Milwaukee Bucks e probabilmente i successivi impegni.

 

Bulls vincenti contro i Celtics nonostante lo stiramento di Otto Porter

 

L’ex Washington Wizards ha giocato solo 14 minuti contro il team di Boston prima di infortunarsi, minuti nei quali ha realizzato 3 rimbalzi e 3 assist.

 

Per fortuna dei Bulls, a Lauri Markkanen e Zach LaVine non è mancata l’ispirazione. Il finlandese ha messo a referto una prestazione da 35 punti e 15 rimbalzi (prima di lui solo Shaquille O’Neal e Anthony Davis sono riusciti a realizzare numeri simili contro i Boston Celtics). Mentre l’ex Minnesota Timberwolves ha fatto registrare il suo personale career high, con 42 punti.

 

Nella prossima partita, che la franchigia della Città del Vento disputerà contro i Milwaukee Bucks, oltre a Otto Porter, coach Boylen dovrà fare a meno di altri 3 giocatori. Denzel Valentine, praticamente mai sceso in campo in quest’annata, non è ancora arruolabile in panchina. Fermi temporaneamente ai box ci sono i due rookie Chandler Hutchison e Wendell Carter Jr.

 

 

Tutte queste assenze hanno fatto si che Robin Lopez ritornasse a giocare nel quintetto titolare. I vari infortuni dei titolari o dei principali giocatori di rotazione stanno anche dando minuti e occasioni di farsi vedere anche ai giocatori del famoso “terzo quintetto” come Cristiano Felicio, Shaquille Harrison, Brandon Sampson e Timothè Luwawu-Cabarrot.

 

Otto Porter ha iniziato la stagione con la franchigia di Washigton, ma la chiuderà con la maglia rossa dei Bulls. Otto è infatti passato alla franchigia dell’Illinois durante la trade deadline, nella trade che ha spedito nella capitale Bobby Portis e Jabari Parker. Nelle prime 6 partite giocate con i Chicago Bulls, il nativo del Missouri ha viaggiato ad una media di 13.6 punti, 5.6 rimbalzi e 2.0 assist. Il tutto tirando con il 47,4% dal campo e il 39% da oltre l’arco.

Meeks firma con i Raptors, mentre Jenkins e Ellenson giocheranno per i Knicks

jodie meeks

Venerdì sera ripartirà la regular season e diverse franchigie si stanno attrezzando per rinforzare le proprie panchine. In questi 2 mesi dall’inizio dei playoff, i cosìddetti “panchinari” avranno un ruolo importante per l’ultima parte della corsa alla post-season.

 

Proprio per rinforzare il roster, i Toronto Raptors, hanno firmato la guardia ex Washington Wizards Jodie Meeks, per 10 giorni (secondo Adrian Wojnarowski di ESPN). Sull’esempio dei canadesi, si sono mossi anche i Knicks con un doppio colpo: a New York sono arrivati John Jenkins e Henry Ellenson. Per il primo si tratta di un contratto biennale, mentre l’ex Detroit Pistons starà solo 10 giorni con il team di coach David Fizdale (fonte Shams Charania).

 

Meeks il rinforzo che completa la panchina dei Toronto Raptors

 

Meeks è alla sua decima stagione NBA, nelle quali ha realizzato una media di 9.3 punti tirando con il 41,8% dal campo e il 37.2% da oltre l’arco. Il 13 aprile 2018, il 31enne del Tennesse è stato sospeso per 25 partite per aver violato il programma antidroga della NBA. Il 15 ottobre, la franchigia di Washington ha scambiato Jodie con i Milwaukee Bucks, che poi lo hanno rilasciato il 24 novembre.

Altri giovani in arrivo per i Knicks: ecco le firme di Ellenson e Jenkins

 

Mentre Ellenson avrà difficilmente molto spazio nelle rotazioni dei Knicks, Jenkins potrebbe ritagliarsi un ruolo importante. L’ex Suns, è approdato in una franchigia in ricostruzione e che sta lasciando molto spazio ai giovani. Il vero problema per John potrebbe essere il fatto che nel suo stesso ruolo, nel team newyorkese, ci sono diversi giovani di gran prospettiva (come Dennis Smith Jr, Emmanuel Mudiay, Allonzo Trier, Damyen Dotson e Frank Ntilikina).