Ufficiale, la free agency 2019 inizierà domenica 30 giugno, ore 18:00 (ET)

free agency 2019

E’ ufficiale, la free agency 2019 prenderà il via domenica 30 giugno alle ore 18:00 (orario di New York), la NBA e la NBPA hanno approvato la misura.

Un anticipo di sei ore rispetto al consueto scattare della mezzanotte del 1 luglio, una correzione necessaria per evitare che i primi colloqui tra squadre, giocatori e rispettivi rappresentanti inizino a notte inoltrata.

La free agency NBA 2019 sarà un momento particolarmente delicato. Giocatori come Kevin DurantKawhi LeonardKyrie Irving e Jimmy Butler dovranno rendere innanzitutto nota l’intenzione di non esercitare le rispettive player options e diventare unrestricted free agent.

Klay Thompson, Kemba Walker, Khris Middleton, Tobias Harris, DeMarcus Cousins, D’Angelo Russell, Nikola Vucevic e J.J. Redick alcuni dei free agent già “noti” a partire dal prossimo 30 giugno.

I Bucks, Aaron Rodgers e la birra, poi Terrell Owens e Gucci Mane, Milwaukee posto da star

bucks aaron rodgers birra

Anche una gara di bevute di birra tra Aaron Rodgers, leggenda dei Green Bay Packers della NFL, l’uomo di linea dei “green & gold” David Bakhtiari e Christian Yelich dei Milwaukee Brewers è indizio di una squadra, i Bucks, che – grazie alle prestazioni della sua superstar Giannis Antetokounmpo – è finalmente uscita (almeno a livello di hype) dalla penombra dello small market NBA.

La sfida a tre in una delle capitali USA dell’industria brassicola, il Wisconsin (per la cronaca vinta dal gigante David Bakhtiari), si è rivelata un gustoso siparietto in un Fiserv Forum rumoroso e pieno di tifosi “ordinari” così come di star del mondo dello spettacolo a stelle e strisce.

Non esattamente la vista cui gli abitanti di Milwaukee, famosa per Happy Days e per la sua vicinanza (poco più di un’ora di auto) da Chicago, sono sempre stati abituati.

La presenza di Giannis Antetokounmpo, che sta cercando di riportare la finale NBA in Wisconsin 38 anni dopo Lew Alcindor ed Oscar Robertson, e che potrà diventare nei prossimi anni la stella NBA più pagata di sempre, a trasformare la città del nord-est in un posto da star.

Al Fiserv, che dal 2018 ha sostituito il vecchio Bradley Center, ecco comparire per la quinta partita della serie di finale della Eastern Conference tra Bucks e Toronto Raptors, Aaron Rodgers – tifoso storico – seduto di fianco a Mallory Edens, figlia del proprietario della squadra, con indosso una maglietta del rapper Pusha T.


Una risposta alle “provocazioni” di un’altra star della musica statunitense, il tifoso numero 1 dei Raptors Drake con cui Pusha T ha in corso da alcuni anni una faida a colpi di dissing.

A proposito di rap, in prima a fila a sostenere Giannis Antetokounmpo e compagni ecco apparire Gucci Mane, altro nome importante del panorama musicale USA, ed il campionissimo NFL Terrell Owens.

Dennis Rodman ancora nei guai, un uomo lo accusa di averlo aggredito

dennis rodman

Dennis Rodman ancora nei guai, l’ex campione NBA accusato di aver schiaffeggiato un uomo in locale di Delray Beach, in Florida.

La notizia è stata riportata dal Sun Sentinel, e sarebbe stata confermata da diversi testimoni, e da fonti della polizia locale. I fatti risalirebbero allo scorso 17 maggio, e la vittima sporgerà regolare denuncia.

Jeff Soulouque, questo il nome della presunta vittima, ha dichiarato al Sun Sentinel che Rodman lo avrebbe aggredito e schiaffeggiato senza alcun motivo: “E’ successo all’improvviso, (Rodman, ndr) mi ha colpito, e dopo mi ha aggredito“.

L’avvocato di Dennis Rodman, Lorne Berkeley, ha negato qualsiasi accusa rivolta all’ex giocatore dei Bulls: “Una volta chiarite le dinamiche, al termine dell’indagine, ogni accusa cadrà“. Soulouque, l’uomo aggredito, ha rivelato come Rodman si sia in seguito scusato per l’accaduto, offrendosi di riparare.

Quintetti NBA, Damian Lillard e Kemba Walker all’incasso, Bradley Beal no

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Con la nomina in uno dei tre quintetti All-NBA, diffusi ufficialmente nella giornata di giovedì, giocatori come Kemba Walker degli Charlotte Hornets, Damian Lillard dei Portland Trail Blazers ed il candidato MVP Giannis Antetokounmpo hanno acquisito il diritto alla estensione contrattuale da giocatore “designato”, il famoso “supermax contract” con la squadra d’appartenenza.

La nomina in un o dei primi tre quintetti, assieme alle convocazioni per l’All Star Game ed i premi personali, è uno dei criteri di eleggibilità per l’estensione contrattuale. In base alle vigenti regole salariali NBA, un giocatore che soddisfi tali requisiti ha diritto ad uno stipendio massimo che occupi il 25-30% del monte salari totale della squadra.

all’indomani dell’eliminazione per 4-0 dei Trail Blazers nella finale della Western Conference, Damian Lillard ed il general manager Neil Olshey hanno di fatto annunciato la prossima firma di Lillard di un’estensione pari a 191 milioni di dollari in 4 anni.


Dame Lillard potrà firmare tale estensione già quest’estate oppure attendere la off-season 2020, ad un anno esatto dalla scadenza dell’attuale contratto.

Kemba Walker, star degli Charlotte Hornets, diventerà free agent a partire dal prossimo 1 luglio. Con la nomina nel terzo quintetto All-NBA – la prima in carriera per Walker – il prodotto di UConn potrà firmare con la squadra di Michael Jordan un’estensione pari a 221 milioni di dollari in 5 anni.

Gli Hornets sono però titolari di uno dei monti salari peggio assortiti dell’intera lega, ed hanno mancato per il terzo anno di fila la qualificazione ai playoffs della Eastern Conference. E’ dunque possibile che il 29enne Kemba Walker possa rinunciare ad una sostanziosa quota per lasciare Charlotte, in cerca di una squadra più competitiva.

Con la nomina nel primo quintetto NBA, Giannis Antetokounmpo potrebbe diventare nei prossimi anni il giocatore più pagato nella storia della lega: in caso di rinnovo con i Milwaukee Bucks, Antetokounmpo arriverà a guadagnare 247.3 milioni di dollari complessivi in 5 anni.


Criteri di eleggibilità non soddisfatti invece da alcuni esclusi eccellenti. Klay Thompson, uno dei prossimi grandi free agent, potrebbe lasciare sul tavolo circa 30 milioni di dollari in caso di rinnovo con i suoi Golden State Warriors.

Bradley Beal degli Washington Wizards, il cui attuale contratto scadrà nel 2021, avrebbe potuto accedere ad una estensione simile a quella che spetterà a Damian Lillard. In caso di futuro rinnovo, Beal sarebbe diventato il secondo giocatore degli Wizards a ricevere la “supermax extension”, due anni dopo quella di John Wall, che scatterà a partire dalla prossima stagione.

Ad oggi, sono solo 4 i giocatori NBA attualmente sotto contratto con la “designated designated veteran contract extension“: Stephen Curry (warriors), Russell Westbrook (Thunder), James Harden (Rockets) ed il sopracitato John Wall.

Altri giocatori in passato eleggibili hanno di fatto rinunciato a tale diritto cambiando squadra: Paul George avrebbe potuto accedervi se fosse rimasto con gli Indiana Pacers, così come Jimmy Butler (Chicago Bulls) e LeBron James (Cleveland Cavaliers).

Quintetti NBA, Klay Thompson snobbato: “5 finali non contano nulla? Meglio un altro titolo”

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La NBA ha annunciato i prime tre quintetti stagionali, tra presenze scontate, quelle dei tre candidati MVP James Harden, Giannis Antetokounmpo, e Paul George, conferme, prime volte – Nikola Jokic dei Denver Nuggets e Kemba Walker degli Charlotte Hornets – ed i consueti esclusi eccellenti, a partire da Bradley Beal degli Washington Wizards e dal 5 volte finalista NBA Klay Thompson.

Oltre che argomento di conversazione ad uso e consumo dei tifosi, ed a mezzo riconoscimento e di status “tra pari” tra i giocatori NBA, la nomina in uno dei primi quintetti stagionali ha anche dei risvolti concreti, economici, che regoleranno l’entità del prossimo contratto di alcuni dei giocatori inseriti, o snobbati.

L’inserimento in uno dei primi tre quintetti NBA, assieme alle convocazioni per l’All-Star Game e premi personali, è tra i criteri che possono far scattare per i giocatori l’eleggibilità ad alcuni bonus contrattuali, oltre che all’ormai famoso “supermax” contract (designated veteran contract extension).

Il nuovo contratto della star dei Minnesota Timberwolves Karl-Anthony Towns ad esempio – una rookie scale exception da 5 anni e 190 milioni di dollari complessivi siglata ad inizio stagione – avrebbe previsto per “KAT” un bonus di circa 32 milioni di dollari, bonus fallito con la mancata nomina di fine anno.

Klay Thompson, star dei Golden State Warriors che dal prossimo 30 maggio si giocheranno il terzo titolo NBA consecutivo, ed il quarto in cinque anni, guida per peso e prestigio la pattuglia degli snobbati. Anche nel caso di Thompson la mancata nomina costerà la possibilità di accedere alla “supermax extension”; in caso di rinnovo in estate con gli Warriors, il figlio di Mychal lascerà sul tavolo circa 30 milioni di dollari.

Non ci sono?” Così Klay Thompson commenta a caldo la mancata nomina “Va bene, rispetto per chi c’è ma significa allora che giocare cinque finali di fila non conta nulla. Voglio dire, per fare cinque finali di fila ti occorrono più di due All-NBA (Steph Curry e Kevin Durant, ndr) in squadra. Comunque, preferisco vincere un altro titolo piuttosto che fare uno dei primi tre quintetti“.

La grande stagione di Thompson e degli Warriors è valsa al prodotto di Washington State una nomina nel secondo quintetto difensivo NBA, una consolazione invero piuttosto magra per un giocatore che ritiene – e con titolo per farlo – di valere addirittura il premio di difensore dell’anno.

Se ritengo che ci siano così tante guardie miglior di me nella NBA? No“Prosegue Thompson “C’è un motivo se noi stiamo ancora giocando e gli altri no, comunque non voglio entrare in polemiche del genere

Tra le guardie premiate, Damian Lillard dei Portland Trail Blazers (secondo quintetto, conferma dopo il primo quintetto 2018), Kyrie Irving dei Boston Celtics, Russell Westbrook e Kemba walker, nominato nonostante la mancata qualificazione ai playoffs dei suoi Charlotte Hornets.

Warriors, DeMarcus Cousins giocherà nelle finali, tempi più lunghi per Kevin Durant

kevin durant demarcus cousins

Le condizioni degli infortunati DeMarcus Cousins e Kevin Durant sono state rivalutate nella giornata di giovedì, come annunciato dai Golden State Warriors via comunicato ufficiale.

Kevin Durant non ha ancora ripreso gli allenamenti con la squadra, sebbene il comunicato parli di “progressi concreti” nel percorso di recupero dallo stiramento al polpaccio destro accusato lo scorso 9 maggio durante la quinta gara dell semifinali di conference contro gli Houston Rockets.

DeMarcus Cousins ha invece ripreso gli allenamenti con i compagni proprio nella giornata odierna. Gli Warriors hanno annunciato inoltre che il ritorno in campo di Cousins durante le finali NBA è “molto probabile“.

Tempi più lunghi per Kevin Durant, che sarà costretto a saltare l’inizio della serie di finale. I Golden State Warriors attendono la vincente della serie tra Toronto Raptors e Milwaukee Bucks per conoscere il prossimo avversario, gli uomini di coach Steve Kerr giocheranno a partire dal prossimo 30 di maggio per il terzo titolo NBA consecutivo, ed il quarto in cinque anni.

 

Rockets, tensioni tra James Harden e Chris Paul al termine di gara 6?

Chris Paul su James Harden-Houston Rockets

Tensione al termine di gara 6 delle semifinali della Western Conference contro i Golden State Warriors tra James Harden e Chris Paul.

Come riportato da Shams Charania di The Athletic, le due star degli Houston Rockets avrebbero avuto uno “scontro verbale” a seguito della pesante sconfitta casalinga contro degli Warriors privi di Kevin Durant, e maturata nei minuti finali grazie alle grandi giocate di Steph Curry.

Oggetto della discussione la gestione dei possessi chiave della partita. Come ricostruito da Charania, Chris Paul avrebbe in più di un’occasione durante la stagione chiesto alcune modifiche stilistiche, e maggior movimento di palla in un sistema offensivo basato sull’efficienza e sugli isolamenti di James Harden ed i pick and roll dell’ex point-guard dei Los Angeles Clippers.

Le tensioni sarebbero sfociate in un unico momento, al termine ufficiale di una stagione difficile per i Rockets, vittime di tanti infortuni, avvicendamenti di giocatori (Carmelo Anthony, e le addizioni in corsa di Iman Shumpert, Austin Rivers, Kenneth Faried e Danuel House) e – a quanto pare – divergenze tecniche tra James Harden, Chris Paul e coach Mike D’Antoni.

Dopo la sconfitta di gara 6, il proprietario della squadra Tilman Fertitta aveva parlato di “sconfitta inaccettabile”, confermando però la guida tecnica di coach D’Antoni. I Rockets sono stati eliminati per il secondo anno consecutivo dai Golden State Warriors, perdendo la scorsa stagione la decisiva gara 7 in Texas, gara che Paul non poté giocare a causa di un infortunio muscolare.

James Harden è assieme a Paul George e Giannis Antetokounmpo finalista per la corsa al titolo di MVP della stagione. Per “il Barba” sarebbe il secondo riconoscimento di fila.

Kevin Durant, il Caesars Palace di Las Vegas dà le quote

kevin durant las vegas

Il Caesars Palace Casino di Las Vegas, NV, dà i numeri per Kevin Durant.

Una delle case da gioco più iconiche della capitale del gioco d’azzardo mondiale ha reso note le sue quote per la prossima destinazione della star dei Golden State Warriors, oggetto del desiderio estivo di almeno quattro o cinque squadre.

Riportate da Bleacherreport, ecco le quote per le cinque destinazioni più tracciate, se non le più probabili per Kevin Durant per la stagione NBA 2019\20:

Quotato a +120 l’approdo di Durant ai New York Knicks, squadra da mesi indicata come la scelta prediletta dal due volte MVP delle finali NBA in caso di addio agli Warriors.

A seguire, i Los Angeles Clippers, quotati a +150 e che in estate faranno il proprio gioco su Durant e sull’enfant du pais Kawhi Leonard.

Secondo Las Vegas, la permanenza di Kevin Durant in California, sponda San Francisco che dall’anno prossimo ospiterà nel nuovissimo Chase Center le gare casalinghe dei bi-campioni NBa in carica, è quotata a +200.

La soluzione Los Angeles Lakers della coppia d’oro LeBron James-Kevin Durant è invece quotata a +500, ed ancora meno in vista la soluzione Brooklyn Nets, pagati +600.

Kyle Korver: “Finii ai Philadelphia 76ers… per una fotocopiatrice!”

kyle korver

Il 38enne Kyle Korver, 16 stagioni NBA alle spalle, deciderà in estate se proseguire la sua carriera per un’altro anno, agli Utah Jazz o altrove.

Nel frattempo il micidiale tiratore da Creighton ha fatto ritorno per un giorno alla sua alma mater a Omaha, Nebraska, dove Korver giocò per quattro stagioni e divenne per due volte miglior giocatore della Missouri Valley Conference nella NCAA.

Kyle Korver ha presenziato alla cerimonia annuale delle consegne di laurea per un gruppo di studenti di Creighton, tenendo un discorso.

Uno dei passaggi più divertenti Korver lo ha dedicato ad un curioso “scambio” in cui l’ex giocatore di Cleveland Cavs e Chicago Bulls fu coinvolto pochi minuti dopo essere stato selezionato con la scelta numero 55 al draft NBA 2003.

Kyle Korver fu selezionato dagli allora New Jersey Nets e ceduto ai Philadelphia 76ers per 125mila dollari. Nel suo discorso il giocatore ha ricordato che parte di quella somma fu utilizzata dai Nets per acquistare… una nuova fotocopiatrice da ufficio!

Non credo che ‘scambio’ sia la parola giusta. Fui girato ai 76ers in cambio di una allora non meglio precisata somma di denaro, ed ho poi saputo che (i Nets, ndr) usarono i soldi per iscriversi ad una summer league, e col resto acquistarono una fotocopiatrice. Per cui, quando mi chiederanno: qual è il tuo valore di mercato? Risponderò: più o meno quello di una fotocopiatrice“.

Ma è OK” Chiosa Korver “Perché la fotocopiatrice si è rotta un paio di anni fa, mentre io sono ancora qui“.

Cavs, Dan Gilbert: “Gran colpo la trade di Irving, Kyrie lascerà i Celtics”

dan gilbert kyrie irving

Dan Gilbert, proprietario dei Cleveland Cavaliers, è un tipo orgoglioso.

Dopo l’addio di LeBron James nel 2010, l’anno della pacchiana “The Decision“, Gilbert promise a caldo che i suoi Cavs “avrebbero vinto un titolo prima del cosiddetto King James”, salvo poi fare marcia indietro nei mesi ed anni successivi.

Gli dei del basket risarcirono nel 2011 i traditi Cavaliers con la prima scelta assoluta al draft NBA e Kyrie Irving da Duke, l’uomo che nel cuore dei tifosi avrebbe preso il posto di LeBron James, volato in Florida.

James che – come noto – sarebbe ritornato quattro anni più tardi per completare l’opera e portare a Cleveland uno storico titolo NBA e ben quattro finali consecutive. Un Kyrie Irving sempre più a disagio nel ruolo di spalla di lusso del Re finì nell’estate del 2017 per chiedere ai Cavaliers di essere ceduto, di essere lasciato libero di poter brillare di luce propria altrove.

Due anni malcontati dopo la trade che spedì Kyrie Irving ai Boston Celtics in cambio di Isaiah Thomas, Jae Crowder, Ante Zizic ed una scelta al draft tramutatasi in Collin Sexton da Alabama, Dan Gilbert si dice convinto di aver messo a segno un grande colpo con quell’operazione di mercato.

Fummo costretti a cedere Kyrie (Irving, ndr), e quello fu il momento adatto: chi avrebbe voluto in giocatore prossimo alla scadenza contrattuale, senza assicurazioni di rinnovo? Se avessimo aspettato saremmo rimasti a mani vuote“.

Dei tre giocatori coinvolti nella trade, il solo Zizic indossa ancora la maglia dei Cavs. Il general manager della squadra Koby Altman ha adoperato i contratti di Jae Crowder e degli altri veterani (George Hill, Derrick Rose, Kyle Korver) per ottenere scelte future e lanciare la ricostruzione della franchigia una volta terminata – stavolta per sempre – l’era LeBron James.

Dan Gilbert, che di certo può sostenere di conoscere Kyrie Irving meglio di tanti addetti ai lavori, è dell’opinione che il 6 volte All-Star finirà per lasciare i Boston Celtics:

Non posso dirlo con certezza, ma credo che Kyrie se ne andrà, che lascerà Boston. Se guardiamo a quella trade, ed al rischio che abbiamo corso di perderlo per nulla, direi che Koby (Altman, ndr) ha fatto un gran bel colpo

Mike Budenholzer contro Drake: “E’ sempre in campo, la NBA lo permette?”

budenholzer drake

Coach Mike Budenholzer non ha gradito la presenza costante a bordocampo, e spesso oltre i limiti della linea di campo, di Drake a Toronto.

Il musicista e produttore discografico canadese è da anni il tifoso numero 1 dei Toronto Raptors, sempre presente alla Scotiabank Arena e dal 2013 insignito della carica di “ambasciatore onorario dei Raptors nel mondo”.

Negli anni, l’artista di Toronto è diventato celebre nei circuiti NBA per il suo tifo appassionato e per le sue conoscenze. Drake è una figura riconosciuta e rispettata da tanti giocatori, e negli anni le sue interazioni con giocatori, arbitri e pubblico hanno trovato spazio nelle “note a margine” delle partite casalinghe dei suoi Raptors.

Durante le due partite della Scotiabank Arena tra Toronto Raptors e Milwaukee Bucks, in cui i padroni di casa hanno trovato la forza di impattare la serie di finale della Eastern Conference sul 2-2, l’invadenza di Drake durante la gara è apparsa agli occhi di coach Mike Budenholzer oltre i livelli di norma consentiti.

Ad esempio lo si vede durante i time-out” Spiega l’head coach dei Milwaukee Bucks “Non credo che a nessuno che non sia un allenatore o giocatore sia permesso di mettere piede in campo. Non so quanto tempo (Drake, ndr) passi in piedi e dentro al campo, ma di certo quello non è il posto dei tifosi, o di quale che sia il ruolo di Drake con i Raptors. Le linee e le barriere esistono per un motivo, di solito la NBA non permette questo tipo di cose“.

Durante la quarta partita della serie, dominata dai Raptors, Drake si è spinto un poco più in là con le sue interazioni: al solito in piedi lungo la linea di bordocampo laterale, il rapper canadese è passato dietro a coach Nick Nurse, approfittando del momento per una fugace ed amichevole scrollata di spalle con il “suo” head coach, peraltro fin troppo concentrato per accorgersi di nulla.

E’ difficile non notarlo” Ancora Budenholzer “Ogni tanto Drake approfitta dei time-out per coinvolgere il pubblico, oppure tentare di parlare con gli arbitri… insomma, lo si nota“.

La serie si trasferirà in Wisconsin per gara 5 nella notte italiana tra 23 e 24 maggio, per fare ritorno a Toronto per gara 6.

David Griffin: “I Pelicans l’ambiente giusto per Anthony Davis e per Zion”

pelicans anthony davis

David Griffin scommette sui New Orleans Pelicans, e pianifica il primo incontro con Anthony Davis in vista del draft NBA e dell’apertura ufficiale del mercato estivo NBA.

L’ex gm dei Cleveland Cavaliers, da un mese presidente dei Pels, ha approfittato della conferenza stampa di presentazione di Trajan Langdon, il nuovo general manager a New Orleans, per fissare le prossime tappe della sua reggenza:

Credo che ci incontreremo con Davis a Los Angeles, durante i work-out pre draft” Spiega David Griffin “Il primo passo sarà quello di guardarci in faccia e dirci cosa ciascuno di noi ritiene importante. Alcune conversazioni che abbiamo avuto con Rich Paul (agente di Davis, ndr) ci portano all’ottimismo, siamo sicuri che presenteremo a Davis qualcosa di interessante“.

La vittoria alla draft lottery dell scorso 14 maggio ha aperto un mondo di possibilità per i New Orleans Pelicans: dalla possibilità di scegliere Zion Williamson a quella di pretendere dalle squadre interessate ad Anthony Davis (Lakers e Knicks su tutte) asset, giocatori e soprattutto la terza e quarta scelta al draft 2019 che spetteranno a LA e NY.

La posizione ufficiale di Davis rimane la medesima: trade, o partenza a luglio 2020, quando il contratto che lo lega ai Pelicans scadrà. “Se Davis cerca una situazione ed un ambiente vincenti” prosegue Griffin “Allora siamo fiduciosi di ciò che stiamo costruendo qui: un ambiente ideale per Anthony e per tutte le altre star che vogliano farne parte. Anthony Davis è parte fondamentale di tale processo“.

Per quanto la scelta di Zion Williamson possa apparire scontata, quasi obbligata per i Pelicans, David Griffin non si scopre ma precisa sull’infondatezza delle voci che vorrebbero New Orleans quale meta non gradita per i prospetti che si affacceranno al prossimo draft: “Nulla di più falso. Abbiamo avuto incontri con tante possibili prime scelte. Io e coach Gentry ci siamo incontrato la sera della lottery con Zion (Williamson, ndr) e la sua famiglia, e sempre lì abbiamo parlato con Ja Morant. Ciò che posso dirvi è che entrambi hanno accolto con grande entusiasmo l’idea di sbarcare a a New Orleans, un’idea che li stuzzica“.