Steve Kerr coccola il miglior Kevon Looney della stagione: “Teniamocelo a lungo!”

Steve Kerr coccola Kevon Looney, giocatore diventato essenziale per le fortune dei Golden State Warriors dopo l’infortunio di DeMarcus Cousins.

Rimesso sotto contratto per un’ulteriore stagione dopo tre annate in maglia Warriors per fare da affidabile riserva del neo acquisto Cousins l’estate scorsa, Looney dovrà di nuovo vestire i panni del centro titolare per i bi-campioni NBA in carica, alternandosi con col veterano Andrew Bogut.

Le prime tre partite della serie contro i Los Angeles Clippers hanno visto Kevon Looney viaggiare a 11.7 punti e 3.7 rimbalzi di media a partita, in nemmeno 18 minuti d’impiego. Efficienza garantita da parte di un giocatore che, dopo due stagioni solide in un minutaggio ridotto avrebbe potuto ottenere un contratto più vantaggioso altrove, già l’estate scorsa.

L’anno scorso, dopo che la squadra non gli aveva proposto la qualifying offer, ero terrorizzato all’idea di vederlo andare via, era stato un giocatore così importante per noiCosì Kerr al San Francisco ChronicleMa siamo stati fortunati che non ci siano state squadre in grado di offrirgli di più, visto il mercato contratto dell’estate scorsa. E spero che quest’anno saremo in grado di tenerlo qui ancora, e a lungo, perché negli anni (Looney, ndr) si è dimostrato un giocatore davvero importante per noi“.

Il piano è questo” Chiude Steve Kerr. Kevon Looney sarà di nuovo free agent a fine stagione, ed il suo compagno Andre Iguodala spera di vedere premiati in futuro gli sforzi del lungo ex UCLA, anche lontano dagli Warriors: “Spero che possa avere il contratto ed i soldi che merita, quindi non qui (riferendosi alla situazione salariale di Golden State, ndr)”.

La NBA ha intanto annunciato di aver rescisso il doppio fallo tecnico assegnato a Kevin Durant e JaMychal Green durante il terzo quarto di gara 3 allo Staples Center di Los Angeles.

Lakers, secondo Shelburne di ESPN: “Lue e Williams sconsigliati dall’accettare la panchina”

Analizzando le due figure principali per la panchina dei Los Angeles Lakers Tyronn Lue e Monty Williams, Ramona Shelburne e Jorge Sedano di ESPN rivelano come alcune fonti abbiano sconsigliato ai due coach l’incarico ai Lakers, per ragioni di problematiche societarie a L.A.

Così Shelburne su Williams: “Credo che Monty (Williams, ndr) sia il favorito (…) se Philadelphia lo lascerà andare. La sua famiglia vive qui (a Los Angeles, ndr) e lui si è spostato molto ultimamente, quindi per lui sarebbe una sistemazione ottimale. E’ anche vero che un sacco di gente in giro per la lega gli ha consigliato di non accettare la panchina dei Lakers“.

Dello stesso tenore le dichiarazioni di Sedano, rese durante il suo show radiofonico “The Sedano Show”: “Un mio conoscente, che è una persona molto vicina a Tyronn Lue, mi ha detto: ‘Ho sconsigliato Ty dall’accettare l’incarico dei Lakers. Quel posto è un vero macello“.

Voci di corridoio riferite però da due cronisti esperti di casa Lakers, mentre Tyronn Lue e Rob Pelinka, general manager dei giallo-viola, si sarebbero incontrati nella giornata di venerdì per un primo colloquio.

Lue, Monty Williams e Juwan Howard sono stati indicati nei giorni scorsi come i tre nomi più vicini alla panchina dei Los Angeles Lakers dopo l’addio di Luke Walton.

Il GM dei Los Angeles Lakers Rob Pelinka si incontrerà con Tyronn Lue

Il general manager dei Los Angeles Lakers Rob Pelinka si incontrerà oggi con Tyronn Lue, già allenatore dei Cleveland Cavaliers campioni NBA 2016 e candidato di spicco all’incarico di capo allenatore dei Lakers dopo l’addio di Luke Walton.

La notizia è stata riportata da Adrian Wojnarowski di ESPN.

Nei giorni scorsi, i Los Angeles Lakers avevano ottenuto l’autorizzazione per un colloquio esplorativo con Monty Williams, assistente allenatore di coach Brett Brown ai Philadelphia 76ers.

Jarrett Culver di Texas Tech sarà al draft NBA 2019

NBA Draft 2018-NBA Draft 18

Jarrett Culver, giocatore dell’anno dell Big 12 NCAA con la maglia di Texas Tech, sarà al draft NBA 2019.

Ad annunciare la sua partecipazione al draft è lo stesso giocatore, con un video pubblicato sul proprio profilo Twitter. Culver, guardia di 198 cm, è indicato dai “mock draft” della vigilia per una chiamata a ridosso delle prime 3, appena dietro alla coppia Ja Morant e R.J. Barrett.

Jarrett Culver ha ringraziato coach Chris Beard: “Grazie a coach Beard per aver creduto in un ragazzo di Lubbock ed avergli dato una chance. Coach Beard mi allenato e preparato duramente sin dal primo giorno, e mi ha reso una persona ed un giocatore migliore“.

Con i Red Raiders, Culver ha raggiunto in questa stagione la finalissima del torneo NCAA, persa solo all’overtime contro Virginia. Per il sophomore Jarrett Culver un’annata da 18.5 punti, 6.4 rimbalzi e 3.7 assist a partita, in 32.5 minuti di gioco.

Dwight Howard esercita la sua player option, rimarrà agli Wizards

Howard-Wizards: esordio stagionale a rischio per il big man di Washington

Dwight Howard eserciterà la sua player option da 5.6 milioni di dollari complessivi e rimarrà agli Washington Wizards per una seconda stagione.

A riportare la notizia e Zach Lowe di ESPN, che cita fonti interne alla squadra. Dwight Howard aveva chiuso già a novembre una delle stagioni più deludenti della storia recente degli Washington Wizards, a causa di un problema alla schiena che ha richiesto un intervento chirurgico.

Per Dwight Howard solo 9 partite nella stagione 2018\19 (12.8 punti e 9.2 rimbalzi a partita in 25.6 minuti d’impiego). Stagione chiusa con un record di 32-50 dagli Wizards, e funestata dai problemi fisici di John Wall e dagli stravolgimenti del roster (via Otto Porter Jr e Kelly Oubre Jr, dentro Bobby Portis, Trevor Ariza e Jabari Parker), e terminata con il licenziamento dello storico general manager Ernie Grunfeld.

In assenza di Howard, coach Scott Brooks ha trovato minuti di qualità dal secondo anno da Indiana University Thomas Bryant, in scadenza di contratto ed eleggibile per una qualifying offer annuale da 3 milioni di dollari.

Gli Wizards dovranno inoltre affrontare in estate le scadenze contrattuali di Bobby Portis, Jabari Parker (team option sul secondo anno di contratto dell’ex Chicago Bulls) e Tomas Satoransky.

Kevin Durant è perfetto in gara 3, Clippers demoliti e Warriors avanti: “Aggressivi sin dall’inizio”

Kevin Durant si scrolla di dosso Patrick Beverley ed i Los Angeles Clippers nella larghissima vittoria dei suoi Golden State Warriors allo Staples Center di L.A. in gara 3.

38 punti ed un primo quarto perfetto per Durant, e partita indirizzata verso il risultato finale di 132-105 da un primo periodo da 41 punti segnati per gli Warriors.

Andrew Bogut prende il posto di DeMarcus Cousins in quintetto e chiude la sua partita con 8 punti, 14 rimbalzi e 5 assist in 25 minuti di gioco.

Ordinaria amministrazione per Steph Curry (21 punti in soli 20 minuti) e Klay Thompson (12 in 33 minuti). Kevin Durant, reduce da una partita da 9 palle perse, 8 tiri tentati, e terminata anzitempo per raggiunto limite di falli, attacca la gara dal primo possesso di gara 3, giocando spalle a canestro contro il più piccolo Beverley ed inducendo coach Steve Kerr a chiamare continuativamente giochi per lui.

E’ stato aggressivo sin dalla palla a due, sia in attacco che in difesa” Così Kerr “Lo aveva detto ieri (mercoledì, ndr), lui è Kevn Durant, non serve sapere altro. Un due volte MVP delle finali NBA reduce da una brutta partita, il risultato non poteva che essere questo“.

38 punti, 14 su 23 al tiro e 7 assist nella gara di Kevin Durant: “Coach Kerr ha chiamato alcuni giochi per me all’inizio, e questo ha segnato il ritmo della partita. Post-up, passaggi consegnati, qualcosa che volevamo fare subito ad inizio partita: sfruttare il post ed i blocchi di Andrew Bogut. Siamo stati pazienti in attacco“.

I 38 punti di Durant sono valsi un piccolo ma significativo traguardo per la star degli Warriors, che ha superato Magic Johnson al 14esimo posto nella lista dei migliori marcatori di ogni epoca ai playoffs NBA. Il prossimo in lista? Hakeem Olajuwon.

Riconosce la netta sconfitta di gara 3 l’avversario giurato di Kevin Durant in questa serie, Patrick Beverley: “Mi ha portato in post basso da subito. Sapevo che (Durant, ndr) sarebbe stato aggressivo dall’inizio, ha segnato subito un paio di canestri e le cose per lui sono diventate più facili. Io dovrò fare un lavoro migliore per evitare che prenda posizione così facilmente, ma oggi è stato grande, merito a lui“.

Durant e JaMychal Green si sono visti fischiare un doppio fallo tecnico durante il terzo quarto. Un fischio che ha lasciato sorpreso l’ex OKC Thunder: “Io e Green stavamo solo commentando un’azione, ed è arrivato il fischio da chissà dove (…) spero venga rescisso al più presto perché non vorrei condizionare la mia squadra, ne pensare che gli arbitri mi abbiano preso di mira“.

Durant è oggi a quota 3 falli tecnici (in altrettante partite), a quota 7 scatterebbe di default la sospensione per una partita.

76ers-Nets, gara 3 è di Ben Simmons: “Dudley chi? Io penso a giocare”

Le provocazioni di Jared Dudley prima di gara 3 hanno l’effetto di motivare Ben Simmons, che in assenza di Joel Embiid (ginocchio sinistro) veste i panni del leader e segna 31 punti (con un quasi perfetto 11 su 13 al tiro) per battere i Brooklyn Nets a domicilio.

Al Barclays Center di Brooklyn, New York, gara 3 tra Philadelphia 76ers e Brooklyn Nets termina 131-115. Il neo acquisto Greg Monroe sostituisce in quintetto Joel Embiid, permettendo a Boban Marjanovic di partire dalla panchina ed a coach Brett Brown di non modificare le proprie rotazioni.

E l’ex giocatore di Milwaukee Bucks, Boston Celtics e Toronto Raptors, arrivato a Philadelphia proprio come “assicurazione sulla vita” e sulle ginocchia instabili di Embiid, risponde alla chiamata con una gara da 9 punti e 13 rimbalzi in 24 minuti d’impiego. Ai Sixers bastano due “spallate” – una nel primo quarto e la seconda nel periodo finale – per risolvere gara 3.

Mani caldissime per Simmons – che inizia la partita con un perfetto 5 su 5 al tiro – Tobias Harris (29 punti 6 su 6 da dietro l’arco!) e J.J. Redick (26 punti e 5 su 9 al tiro da tre). L’australiano dei 76ers aggiunge alla sua prova 9 assist, 4 rimbalzi, 3 stoppate, 2 recuperi, chiude con 9 su 11 ai tiri liberi e commenta la partita con la consueta dose di spavalderia:

Abbiamo tutti i mezzi per vincere tante partite” Così Simmons nel post partita “Lo sappiamo, dobbiamo sempre cercare di attenerci al nostro piano partita e seguirlo. Le provocazioni di Dudley? Non ho davvero voglia di seguirlo in questa cosa. Dica ciò che vuole, la gente faccia ciò che ritiene più giusto. Io penso a giocare“.

Jared Dudley aveva scaldato la vigilia di gara 3 difendendo il suo compagno Jarrett Allen (vittima di una gomitata involontaria da parte di Embiid in gara 2), criticando le due giovani star dei Sixers per il loro comportamento immaturo e “pungendo” Ben Simmons (“In transizione gran giocatore, a difesa schierata, mediocre“).

Simmons non ha infierito sul veterano dei Nets, limitandosi a commentare: “Una critica che arriva da Jared Dudley… come on“.

Gara 3, Brett Brown: “Ben Simmons ha un gran fiducia in sé stesso”

Soddisfatto della vittoria e della prova dei suoi 76ers coach Brett Brown: “Spesso ci dimentichiamo che (Ben Simmons, ndr) ha 22 anni, ed iniziamo a parlare del suo tiro… e poi lo vediamo entrare in campo e fare una partita del genere, segnare i liberi e giocare così nonostante i fischi e quant’altro… Ben ha un fiducia pazzesca nei suoi mezzi“.

Ben lavora così tanto, ed è così dotato, sono davvero contento della sua partita” Continua Brown “Andare in lunetta e segnare tutti i liberi in una partita di playoffs NBA, segnare 31 punti con quelle percentuali… Ben si nutre di tutte queste cose, lo motivano“.

D’Angelo Russell e Caris LeVert gli ultimi ad arrendersi in casa Brooklyn Nets. Russell chiude con 26 punti ma senza tiri liberi guadagnati, LeVert ne aggiunge altri 26 ma i Nets tirano con un misero 20% da dietro l’arco dei tre punti (8 su 39) nonostante l’energia profusa da Jarrett Allen e Rondae Hollis-Jefferson nei pochi minuti di gioco loro concessi.

Sixers-Nets si accende, Dudley: “Embiid, poco da ridere, Ben Simmons giocatore nella media”

Sixers-Nets streaming

La gomitata (involontaria) rifilata da Joel Ambiid a Jarrett Allen è piaciuta ben poco ai Brooklyn Nets, e molto meno sono piaciute a Jared Dudley e compagni le scuse “forzate” del lungo camerunense dei Sixers dopo gara 2.

Un colpo al viso ha costretto Allen ad abbandonare la partita per alcuni minuti. La gomitata di Embiid è stata sanzionata con un “flagrant foul” e la star dei Sixers si è scusata in conferenza stampa dopo la vittoria dei suoi che ha pareggiato la serie.

Stavo solo cercando di essere aggressivo” Così si è giustificato Embiid. A provocare la reazione di alcuni giocatori dei Nets sono state però le risate “sotto i baffi” di Ben Simmons ed Embiid dopo la frase di scuse: “E’ solo che non sono proprio un tipo umile, non sono abituati a sentirmi dire una cosa del genere” Ha cercato poi di ricomporsi Embiid.

Risate non gradite: così Jared Dudley, veterano di mille battaglie per Brooklyn: “Joel è fatto così, ama sembrare un tipo scanzonato. Non credo abbia fatto apposta, però è chiaro che ogni volte che agiti i gomiti in quel modo, c’è il rischio di colpire qualcuno. Ma l’essere scanzonato non giustifica le risate o la mancanza di rispetto“.

Spencer Dinwiddie non è da meno: “Se fosse stato Allen a sgomitare a quel modo, sarebbe stato espulso. Embiid e Simmons? Sono due ragazzi, c’è poco da dire. Facciano come credono, noi non cederemo a questi giochi“.

Sixers-Nets, Jared Dudley: “Ben Simmons? Giocatore nella media”

Alle “sportellate” in campo corrispondono come di consueto in ogni serie di playoffs che si rispetti provocazioni verbali di ogni sorta.

Jared Dudley punge Ben Simmons alla vigilia della terza partita (un Simmons autore di una gara 1 in sordina e di una seconda partita di livello superiore), preannunciando quale sarà il trattamento difensivo riservato al giocatore australiano dei Sixers:

Ben Simmons è un grande giocatore in transizione offensiva. A metà campo è un giocatore normale, nella media. Lo lasceremo libero di tirare da fuori finché non dimostrerà a tutta la NBA che è in grado di prendere e segnare quel tiro. Oggi non ci prova nemmeno, quindi sappiamo cosa dobbiamo fare con lui

Gara 3 è in programma per giovedì notte (ora italiana) al Barclays Center di Brooklyn. Dopo aver saltato gara 2 per un problema al polpaccio, Jared Dudley sarà di nuovo in campo.

DeMarcus Cousins, Kerr: “Stagione probabilmente finita, noi speriamo”

DeMarcus Cousins non dovrà sottoporsi ad alcun intervento chirurgico, ma la sua stagione è probabilmente finita.

Questa e la situazione di Cousins come riportato da coach Steve Kerr, che tuttavia – messo da parte per un secondo il consueto realismo – non esclude a priori di vedere l’ex giocatore dei Sacramento Kings di nuovo in campo in questi playoffs, a certe condizioni.

La tempistica per questo infortunio è di solito di due mesi” Così Kerr “Anche se il nostro preparatore atletico (Rick Celebrini, ndr) ci ha detto che si sono casi di recuperi più veloci. Per cui lasciamo una piccola finestra aperta nell’eventualità“.

Esiste la serissima possibilità dunque che Cousins possa aver già disputato l’ultima partita della sua breve esperienza ai Golden State Warriors. Il lungo è sotto contratto (5.3 milioni di dollari) sino al termine della stagione, e gli Warriors non avranno la possibilità materiale di trattenerlo: “Ci dispiace davvero tanto per DeMarcus, ha aspettato questo momento per anni, e poi si fa male alla seconda partita. E dopo tutto il lavoro fatto per recuperare dall’infortunio dell’anno scorso (…) quest’anno ha giocato alla grande, l’ultimo mese è stato spettacolare“.

L’infortunio di Cousins priva gli Warriors di un titolare, di un’opzione offensiva valida e di un passatore di livello in una serie – quella contro i Los Angelels Clippers – che ha visto i bi-campioni in carica perdere troppi palloni.

Draymond Green, Kevon Looney ed Andrew Bogut si distribuiranno i minuti di DeMarcus Cousins, mentre coach Kerr tornerà a fare affidamento al quintetto con Andre Iguodala, Kevin Durant e Draymond Green che tanto ha fatto le fortune di Golden State negli anni passati.

Esiste però un precedente, proprio in casa Warriors, che rappresenta oggi una speranza per Cousins e la squadra: nel 2013, David Lee – all’epoca giocatore importante dei Golden State Warriors di Mark Jackson – riportò uno strappo all’altezza del muscolo flessore della gamba destra in gara 1 del primo turno di playoffs contro i Denver Nuggets.

L’infortunio (diverso da quello di Cousins, che ha riportato lo strappo del quadricipite sinistro) avrebbe dovuto porre fine alla stagione di Lee, che fu invece in grado di ritornare in campo già alla sesta partita di quella serie, poco più di due settimane più tardi.

David Griffin: “Anthony Davis? Non rinuncio al’idea di trattenerlo ai Pelicans”

padre Anthony Davis

Il nuovo vice-presidente dei New Orleans Pelicans David Griffin blinda la posizione di coach Alvin Gentry, e non esclude la possibilità che Anthony Davis possa cambiare idea, ed accettare di rimanere in Louisiana.

Durante la conferenza stampa di presentazione, Griffin ha dichiarato di avere intrattenuto in passato dei rapporti professionali “lunghi e di successo” con Klutch Sports, l’agenzia che fa capo a Mr Rich Paul, agente di Davis e da anni di LeBron James: “Io e Rich (Paul, ndr) abbiamo parlato di Davis, e credo che da parte di entrambi ci sia sia il giusto entusiasmo per le possibilità che abbiamo qui di costruire qualcosa di importante“.

Molte cose sono cambiate ai piani alti in casa Pelicans, dal febbraio scorso. Il front office di Dell Demps e la struttura dirigenziale sono già stati in parte smantellati con in licenziamento di Demps ed l’arrivo di Griffin. L’ex GM dei Cleveland Cavs guiderà uno staff completamente nuovo (“Ho accettato quanto la proprietà ha appoggiato le mie richieste ‘oltraggiose’ circa la composizione del nuovo staff“), e sarà l’unico referente della proprietaria della squadra Gayle Benson, vedove di Tom, storico owner dei new Orleans Saints.

Assieme a Demps, archiviata anche la figura di Mickey Loomis, vice presidente esecutivo dei Saints e uomo di fiducia dei Benson anche per i New Orleans Pelicans, che con l’arrivo di Griffin tornerà ad occuparsi in pianta stabile di football.

Rich Paul si è detto sinceramente soddisfatto della nuova situazione. A suo tempo, Rich ha contribuito alla scelta di LeBron James di accettare la sfida di Cleveland, convinto dalla bontà del progetto che abbiamo poi messo in pratica“.

Così Gayle Benson:

Davis? Di certo non vogliamo trattenere a tutti i costi un giocatore scontento. Spero però che Anthony possa cambiare idea, e se lo darà noi lo riaccoglieremo con le braccia aperte. Noi vorremmo che lui rimanesse qui

David Griffin ha poi parlato di coach Alvin Gentry, confermandone in pieno la posizione: “Il mio metodo di costruzione di un gruppo di lavoro è quello di costruire un ambiente famigliare, in cui vi sia un confronto franco. Io e Alvin (Gentry, ndr) abbiamo questo tipo di rapporto dai tempi di Phoenix, Gentry sarà una parte fondamentale del processo. Il coach dà il meglio di sé quanto sa di avere il giusto supporto alle spalle, e noi lo metteremo in condizione di lavorare al meglio“.

Lakers alle grandi manovre: nuovo head coach ma serve un nome ai piani alti

Mentre gli odiati cugini Clippers scioccano il mondo recuperando 31 punti di svantaggio ai super-campioni Golden State Warriors, i Los Angeles Lakers si ritrovano a due mesi dal draft (e dall’inizio ufficiale della off-season più cruciale di sempre in casa giallo-viola) senza il presidente Magic Johnson (dimissioni improvvise ed irrevocabili) e senza head coach (risoluzione decorosa con Luke Walton).

Le decisioni a El Segundo verranno prese da qui in avanti da Jeanie Buss, la proprietaria della squadra, e da Rob Pelinka, ex-agente di Kobe Bryant e Larry Nance Jr, “uomo Lakers” e superstite del duumvirato a capo del front office losangelino.

Il nome del futuro capo allenatore sarà annunciato a breve. Il favorito di LeBron James Tyronn Lue e Monty Williams le due opzioni più credibili, ma la questione più spinosa da affrontare sarà quella legata alla struttura del front office che verrà.

Un altro ex Cleveland Cavs, David Griffin – l’uomo che costruì i Cavaliers tre volte finalisti – è volato a New Orleans, con pieni poteri e con la missione di guidare i Pelicans fuori dall’era Anthony Davis.

I Los Angeles Lakers dovranno fare una scelta di campo, nella selezione delle nuove figure dirigenziali. Affidarsi di nuovo alla “tradizione” (Magic) ed al “brand” Lakers, puntando su volti e nomi familiari, o scegliere – e pagare profumatamente – la competenza ai massimi livelli?

Bob Myers dei Golden State Warriors e Sam Presti degli Oklahoma City Thunder alcuni dei nomi circolati, nonostante la posizione di questi sia saldissima all’interno delle franchigie di appartenenza (le cose potrebbero però cambiare in caso di eliminazione traumatica dei Thunder).

Un – presto o tardi necessario  – cambio della guardia a San Antonio potrebbe rendere disponibile R.C. Buford, mentre gli Houston Rockets hanno provveduto a blindare il GM Daryl Morey con un aumento sostanzioso di stipendio, come riportato da Marc Stein del NY Times. Il destino di Masai Ujiri a Toronto si giocherà presumibilmente da qui a maggio.

L’uscita di scena di Magic Johnson, per quanto improvvisa, non si tradurrà con ogni probabilità in uno sconquasso. Come riportato da Ramona Shelbourne di ESPN, già da mesi l’ex stella dei Lakers aveva mostrato segnali di “disamoramento” per l’incarico, delegando a Pelinka ed agli assistenti molti aspetti del proprio ruolo.

La tornata di free agent più ricca degli ultimi anni (Klay Thompson, Kevin Durant, Kawhi Leonard, Kemba Walker, Kyrie Irving, Khris Middleton, DeMarcus Cousins, D’angelo Russell…) sarà l’ultima chiamata per dei Los Angeles Lakers con velleità di titolo durante gli ultimi anni di picco del 34enne LeBron James.

Fallire a luglio – e ritrovarsi impegnati in un derby con Danny Ainge per Anthony Davis privi di una figura dirigenziale di rilevo – aprirebbe per i Lakers scenari imprevedibili ed impronosticabili solo 10 mesi fa, alla firma di James.

Ad una seconda star in campo, L.A. dovrà considerare l’idea di aggiungerne una ai vertici dell’organigramma.

Pena, l’irrilevanza.

Coach Dirk Nowitzki? “Perché no? Tra un paio d’anni… mi piacerebbe”

Coach Nowitzki? Non una brutta idea, e qualcosa a cui persino il fuoriclasse tedesco pensa, a pochi giorni dal ritiro dal basket giocato.

Tempo un anno o due… poi mi vedrei bene nei panni dell’allenatore, o del manager” Così Dirk Nowitzki a Die ZeitMi piacerebbe diventare un mentore per i giovani, accompagnarli lungo la loro carriera“. Un ruolo da sempre rivestito dal Nowitzki giocatore, ai Dallas Mavericks così come con la maglia della nazionale tedesca.

Suo il ruolo di chioccia “personale” per l’erede e futura star dei Mavericks Luka Doncic, con la quale il tedesco ha instaurato da subito un rapporto speciale.

Un Nowitzki che per il momento si gode il meritato riposo, dopo 21 stagioni NBA ed una carriera leggendaria: “Mi sono concesso il primo bicchiere di vino in 10 anni… e me ne sono pure accorto (scherza, ndr), e sono ritornato ai dolci. Il ritiro? Era il momento giusto, ciò che non avrei mai voluto è avere rimpianti, smettere quando ancora avevo qualcosa da dire, e la voglia di scendere ancora in campo“.

Ma il mio fisico non ne poteva davvero più. Anche mesi dopo l’operazione il piede ha continuato a darmi problemi, ed andando avanti sarebbe stato sempre peggio. Era il momento giusto