LeBron James: “Sapevo a cosa sarei andato incontro venendo a Los Angeles”

LeBron James-Lakers-Brandon Ingram and LeBron Jams, Los Angeles Lakers vs Sacramento Kings at Staples Center

In una stagione da dimenticare, il problema di salute che ha colpito Brandon Ingram nei giorni scorsi ha rappresentato per i Los Angeles Lakers il punto più basso e difficile.

Con 16 partite ancora di disputare e la zona playoffs ormai lontanissima, LeBron James si trova ora nell’inconsueta posizione di dover trovare un senso a questo finale di stagione, tra infortuni, sconfitte e dubbi sul futuro della squadra.

Un’annata a due facce per i Lakers, in crescita e fiduciosi, e scesi in campo con un record di 19-14 alla Oracle Arena di Oakland per la classica partita di Natale, e poi travolti dagli infortuni in serie di James, Rajon Rondo (mano) e Lonzo Ball (caviglia).

Lo sbandamento di squadra e dirigenza durante i caldissimi giorni della trade deadline di febbraio e della caccia ad Anthony Davis hanno fatto il resto, minando le fragili fondamenta costruite da coach Luke Walton in oltre due mesi di regular season.

LeBron James riflette sull’ultimo periodo della sua squadra, masticando amaro sui tanti problemi ma guardando in ogni caso avanti:

E’ dura, lo ammetto. Sapevo cosa mi avrebbe aspettato venendo qui, ciò che non potevo prevedere era di dover rimanere fuori per infortunio per oltre cinque settimane, e proprio in una fase cruciale per la nostra stagione. Non ci aspettavamo certo che le nostre due point-guard (Rajon Rondo e Lonzo Ball, ndr) si infortunassero contemporaneamente, questo è stato un duro colpo per noi. I nostri giovani sono però dei giocatori puri, amano questo gioco. Continueranno a migliorare ed imparare, noi veterani dobbiamo solo aiutarli ed essere pazienti con loro

LeBron spende poi alcune parole sulla situazione di Brandon Ingram. Il giocatore dei Los Angeles Lakers è stato fermato dalla squadra dopo la scoperta di un coagulo di sangue all’altezza del braccio destro, problema di salute che richiederà tempo ed adeguata terapia farmacologica per Ingram, in attesa di conoscere i tempi di recupero esatti.

Un problema come quello di Brandon (Ingram, ndr) rimette le cose in prospettiva. Siamo professionisti, le nostre vittorie e le nostre sconfitte fanno la differenza, ma davanti ad un problema serio ci si rende conto che non possiamo dare per scontato il fatto che il giorno dopo saremo sempre in campo. Guardiamo a cosa è successo a Ingram o a Lonzo (Ball, ndr), spero davvero possano riprendersi presto

Al pari di Ingram, Lonzo Ball salterà il resto della stagione a causa di un infortunio alla caviglia destra. L’obiettivo per i Los Angeles Lakers in questo finale di stagione sarà quello di preservare la salute fisica di LeBron James (minutaggio controllato per l’ex Cleveland Cavs), e di concedere minuti a giocatori come Moe Wagner, Jonathan Williams e Reggie Bullock (che sarà free agent ed in cerca di rinnovo in estate).

15-8 il record stagionale dei Los Angeles Lakers nelle sole 23 partite disputate assieme dal terzetto James-Ingram-Ball.

“Peggior sconfitta dell’anno, pubblico più coinvolto” Warriors KO contro i Suns, Thompson li scuote

Altra sconfitta casalinga, la decima in stagione, per i Golden State Warriors (45-21) che alla Oracle Arena di Oakland cadono per 115-111 contro i Phoenix Suns di un irresistibile Devin Booker.

37 punti, 11 assist e 8 rimbalzi per la giovane star dei Suns, che trascina i suoi alla prima vittoria stagionale in trasferta contro un team della Western Conference dopo un primo quarto da soli 16 punti di squadra segnati.

Booker segna 13 punti consecutivi nel decisivo quarto periodo, compresa la tripla del massimo vantaggio Suns (102-98) a 4:45 dal termine. Altri quattro punti di Booker tengono a distanza gli Warriors, che a 23 secondi dal termine hanno però la possibilità i pareggiare con un tiro da tre punti di Steph Curry (18 punti, 7 rimbalzi e 8 assist per lui a fine gara, ma 6 su 20 al tiro), conclusione che trova solo il ferro.

Per la coppia Curry-Thompson una prova da 8 su 30 combinato da dietro l’arco dei tre punti, ed un periodo complicato per i Golden State Warrios, che come riportato da ESPN non vincono almeno due partite consecutive dallo scorso 12 febbraio.

A fine partita, Klay Thompson (top scorer Warriors con 28 punti) parla addirittura della “peggior sconfitta stagionale” per i suoi.

Suns-Warriors, Klay Thompson: “Vorrei un pubblico più coinvolto”

10 su 43 il tabellino a fine partita al tiro da tre punti per Golden State. Nelle 9 gare sinora disputate dopo la pausa per l’All-Star Game di Charlotte, Steph Curry sta viaggiando con un modesto 36.9% al tiro pesante (su oltre 13 tentativi a partita), peggior dato in carriera per il due volte MVP.

A fine partita, il suo collega di reparto Klay Thompson predica calma, non senza però sottovalutare le attuali difficoltà di squadra:

Non una bella partita. Anzi, probabilmente la peggiore partita dell’anno, per noi. La stagione è lunga e noi giochiamo assieme da 5 anni, non si può pretendere di essere perfetti per tutte le 82 partite. Oggi però abbiamo perso contro una squadra contro cui avevamo vinto le precedenti 18 partite (…) una cosa che mi aspetterei sarebbe sentire il nostro pubblico un po’ più coinvolto. Voglio dire, i playoffs non sono ancora iniziati, però questa è la nostra ultima stagione qui alla Oracle Arena. Abbiamo bisogno dell’energia del pubblico, soprattutto ad inizio partita, e soprattutto in questo momento. Quindi ci aspettiamo che i nostri tifosi possano aiutarci ad accenderci in campo, non importa se giochiamo contro i Suns o contro i Milwaukee Bucks

– Klay Thompson dopo  Suns-Warriors –

Appena due giorni prima, alla vigilia del match vinto contro i Denver Nuggets di sabato sera, coach Steve Kerr aveva parlato del senso di responsabilità che la sua squadra dovrebbe portare in campo in queste ultime uscite alla Oracle Arena.

L’intensità vista in campo contro i Suns non ha convinto per nulla il coach 7 volte (tra campo e panchina ) campione NBA:

Il risultato è giusto, (i Suns, ndr) ci hanno attaccati e noi non abbiamo risposto per nulla, abbiamo “toppato”. Dovremo tornare su questa sconfitta e parlarne

– Steve Kerr dopo Suns-Warriors –

Los Angeles Lakers, Brandon Ingram fuori per il resto della stagione

Brandon Ingram, Los Angeles Lakers vs Philadelphia 76ers at Staples Center

Los Angeles Lakers, Brandon Ingram sarà costretto a saltare il resto della stagione a causa di un problema di trombosi all’altezza del braccio destro, come riportato dalla stessa squadra nella serata di sabato.

Ingram, 22 anni, aveva saltato le ultime due uscite stagionali dei suoi Lakers a causa di un problema al braccio destro. Esami medici hanno evidenziato una trombosi venosa profonda, il giocatore verrà fermato in via precauzionale e si sottoporrà ad un ciclo di terapie con anticoagulanti.

In 52 partite disputate, Brandon Ingram ha viaggiato a 18.3 punti, 5.1 rimbalzi e 3 assist a gara, con il 49.7% al tiro in 33.8 minuti d’impiego.  Lo stop forzato di Brandon Ingram si unisce ai problemi fisici di Lonzo Ball, il cui infortunio alla caviglia destra si è rivelato negli scorsi giorni più serio del previsto, ed agli infortuni passati di LeBron James (inguine), Rajon Rondo (mano), JaVale McGee (polmonite) e Tyson Chandler (schiena).

Lo stop di Ingram chiude pertanto una stagione fallimentare per i Los Angeles Lakers, che nonostante l’arrivo in estate di LeBron James falliranno con ogni probabilità per la sesta annata consecutiva l’accesso alla post-season.

Collin Sexton supera Irving, è primo tra i rookie dei Cavs per triple realizzate in stagione

Il rookie dei Cleveland Cavs Collin Sexton supera Kyrie Irving e diventa il giocatore al primo anno nella storia dei Cavaliers a realizzare più tiri da tre punti.

Sexton ha battuto il precedente primato di 73 tiri da tre punti a bersaglio nella sconfitta per 126-110 rimediata dai suoi Cavs all’American Airlines Arena di Miami, contro gli Heat. Per il prodotto di Alabama, 27 punti e 6 assist a fine gara, con 3 su 5 al tiro pesante ma ben 7 palle perse.

Kyrie Irving raggiunse quota 73 in 51 partite giocate durante la stagione 2011\12 (stagione accorciata a sole 66 partite dalla “serrata” in sede di trattative per il rinnovo del contratto di lavoro collettivo tra NBA, giocatori e proprietari). Sexton ha invece impiegato 66 gare per superare il primato dell’allora “Rookie of the Year” Irving, che chiuse l’annata con il 39.9% al tiro da tre punti.

Collin Sexton è attualmente terzo tra i rookie NBA per percentuale al tiro da tre punti (38.2%), dietro a Landry Shamet dei Los Angeles Clippers ed a Allonzo trier dei New York Knicks.

In 66 partite disputate, l’ex Alabama Crimson Tide Sexton ha sinora viaggiato a 15.2 punti e 2.9 assist a gara, con il 40% al tiro in 30.6 minuti d’impiego. La buona stagione d’esordio di Collin Sexton è una delle poche note positive dell’annata 2018\19 dei Cleveland Cavs, caratterizzata dal lungo infortunio di Kevin Love e dal licenziamento dopo sole 6 partite del coach campione NBA 2016 Tyronn Lue.

A fine stagione, Sexton si giocherà la nomina nel primo quintetto di matricole NBA assieme a Luka Doncic, ai pari-ruolo Trae Young e Shai Gilgeous-Alexander ed ai lunghi DeAndre AytonMarvin Bagley III e Jaren Jackson Jr.

Giudice di Raleigh, NC, nega la revisione del processo per l’omicidio di James Jordan

Negata dal tribunale di Raleigh, North Carolina, una richiesta di revisione del processo per l’omicidio di James Jordan, padre del 6 volte campione NBA Michael Jordan, assassinato il 23 luglio 1993 a Lumberton, North Carolina.

la richiesta di revisione, avanzata con l’intenzione di fornire nuove prove, era stata avanzata da uno dei due colpevoli, Daniel Green, per voce del legale Christine Mumma.

Il giudice Winston Gilchrist ha ritenuto inammissibile la richiesta. Secondo Green, alcune nuove testimonianze avrebbero potuto comportare gli estremi per il riesame del processo. Green ed il secondo colpevole dell’omicidio di James Jordan, Larry Martin Demery, stanno attualmente scontando una condanna a vita nel penitenziario di Raleigh, NC.

James Jordan fu ucciso con un colpo di pistola al petto in seguito ad un tentativo di furto d’auto messo in atto dai due colpevoli, all’epoca dei fatti non ancora ventenni. Dopo l’omicidio, Green e Demery si disfarono del corpo di Jordan Sr, gettandolo in un canale poco lontano dal luogo del crimine. Secondo quanto sostenuto da Green, all’epoca del processo la deposizione di Demery – secondo la quale fu Green a sparare il colpo che uccise James Jordan – sarebbe da ritenersi falsa, e provocata dalle pressioni fatte su quest’ultimo in sede processuale.

Secondo Green, fu invece Demery a sparare.

A seguito della violenta morte del padre, che seguì all’epoca alle roventi polemiche circa la passione per il gioco d’azzardo di Michael Jordan, l’allora 3 volte campione NBA con la maglia dei Chicago Bulls si sarebbe ritirato il 6 ottobre 1993.

Kawhi Leonard il destino futuro? No ai Lakers, due destinazioni possibili

Il destino (ergo la prossima destinazione) dell’imperscrutabile Kawhi Leonard non sarebbe a Los Angeles, soprattutto se la sponda cui guardare è quella giallo-viola.

Michael C. Wright di ESPN riferisce da fonti vicine al giocatore come la stella dei Toronto Raptors – prossimo free agent in estate – non avrebbe mai preso in considerazione l’ipotesi Los Angeles Lakers, una volta presa la decisione di lasciare il Texas ed i San Antonio Spurs. Ed allora dove potrebbe essere diretto Kawhi?

#1 Kawhi Leonard verso i Los Angeles Clippers

La volontà del giocatore non sarebbe cambiata, negli ultimi tempi. La stagione malaugurata in cui sono incappati LeBron James e compagni (le insicurezze di coach Luke Walton e la malagestione dell’affare Anthony Davis da parte dei vertici dirigenziali) avrebbero contribuito a rendere la soluzione L.A. Lakers non particolarmente “seducente” per Leonard, così come per altri possibili obiettivi del front office guidato dalla coppa Magic Johnson-Rob Pelinka.

Così Wright, ospite della show radiofonico di Brian Windhorst “Brian Windhorst & The Hoop Collective Show”: “Riferisco quanto mi è stato detto, oggi come già la scorsa estate. Non penso che l’opzione Lakers sia un’eventualità da considerare. Kawhi sceglierà i Clippers, con ogni probabilità”.

Kawhi Leonard deciderà con ogni probabilità di non esercitare la player option da circa 21 milioni di dollari prevista sull’attuale contratto, e testare la free agency. I Toronto Raptors del Presidente Masai Ujiri faranno di tutto per trattenere l’ex Spurs in Canada.

L’arrivo di Marc Gasol e di veterani pronti alla battaglia (Jeremy Lin, Jodie Meeks), e la crescita di Pascal Siakam hanno reso i Raptors dei forti candidati a raggiungere la Finale NBA.

I Los Angeles Clippers (38-29), considerati la destinazione più gradita per il losangelino Leonard, sono destinati a ritornare ai playoffs dopo un anno di assenza, hanno in Doc Rivers uno dei capi-allenatori più rispettati e stimati della lega ed in Lawrence Frank un GM di assoluto valore.

Dopo aver rinunciato a Tobias Harris (volato a Philadelphia ed oggi rivale diretto di Leonard ai Sixers), anch’egli prossimo free agent, i Clippers tenteranno in estate di arrivare ad uno, forse due tra i migliori giocatori disponibili sul prossimo mercato estivo, mentre il proprietario Steve Ballmer prosegue nel progetto di trasferimento della squadra a Inglewood, in una nuova arena di proprietà esclusiva.

#2 Kawhi Leonard verso New York

Altra pista possibile per Kawhi? Si, New York. Strano da dirsi, ma la Grande Mela, nonostante una stagione disastrosa, attirerà molti free agent in estate. Il motivo? La città stessa, la vita di NY ed il fascino di un big market unico nel suo genere. Secondo diversi insiders NBA tra cui anche Chris Haynes in ultimo, Kawhi sarebbe l’obiettivo della franchigia di New York insieme a Kevin Durant e Kyrie Irving.

Tre obiettivi, di cui due saranno realizzabili, oltre ad una presa al draft di livello assoluto (lottery permettendo). I Knicks sono disposti ad offrire a Kawhi un maxi contratto per blindarlo nella Grande Mela, e per questo motivo avrebbero scambiato Porzingis, proprio per avere anche flessibilità salariale per due max contract come quello appunto di Kawhi e quello possibile di uno tra Kyrie e KD.

Insomma New York proverà a fare le cose in grande, riuscirà ad attrarre Kawhi Leonard e tornare ai playoffs da grande?

I Lakers potrebbero fermare Lonzo Ball: “Rientro ancora lontano, pensiamo alla off-season”

Lonzo Ball, Michael Beasley and Lance Stephenson. Los Angeles Lakers vs Houston Rockets at Toyota Center

Los Angeles Lakers, Lonzo Ball out per la stagione? L’infortunio alla caviglia destra rimediato dall’ex stella dell’università di UCLA lo scorso gennaio potrebbe costringere Lonzo Ball a saltare il resto della regular season.

Le condizioni di Ball saranno rivalutate dallo staff medico della squadra nella giornata di sabato, come riportato da Tania Ganguli per LA Times. Coach Luke Walton ha dichiarato nella giornata di venerdì di non essere in grado di riferire una data precisa per il ritorno in campo di Lonzo Ball, che non ha ancora ripreso l’attività agonistica.

E’ opinione diffusa in ambienti Lakers che, visto il finale di stagione deludente e la necessità per il 22enne Lonzo Ball di lavorare sul proprio gioco, lo staff di coach Walton potrebbe decidere di non schierare l’ex UCLA Bruins per il resto della stagione, mirando ad un completo recupero e ad una off-season di lavoro e allenamenti.

Lonzo non è ancora riuscito ad avere un’intera estate di allenamenti, un periodo importantissimo nello sviluppo di un giocatore a ceri livelli. Oggi Lonzo non è ancora in condizioni di ritornare in campo, e nelle prossime ore potremmo valutare se sia il caso di pensare alla sua salute fisica, rimetterlo in sesto e lavorare con lui per un’intera estate, per dargli la possibilità di espandere e migliorare il proprio gioco

– Luke Walton su Lonzo Ball –

Ne parleremo in ogni caso solo dopo che (Lonzo Ball, ndr) sarà in grado di sostenere un’intera settimana di allenamentiChiosa coach Walton.

Lo scorso 17 luglio, Ball si era sottoposto ad un intervento in artroscopia al ginocchio sinistro, operazione che lo aveva costretto a saltare buona parte della preparazione estiva. I Los Angeles Lakers (30-35) sono ormai ad una distanza di 5 gare e mezzo dall’ottavo posto in classifica nella Western Conference, occupato dai San Antonio Spurs (37-29).

Kobe Bryant su Ben Simmons: “Si costruisca un tiro credibile, o rischierà di pentirsene”

Sixers-Heat streaming -Ben Simmons riceve il supporto di Iverson: Boston però è sul 3-0

Un consiglio quasi paterno quello di Kobe Bryant su Ben Simmons, giovane star dei Philadelphia 76ers. Secondo l’ex numero 24 dei Los Angeles Lakers, Simmons avrà assolutamente bisogno di lavorare per colmare al più presto la sua più grande lacuna offensiva, il tiro in sospensione

Così Kobe intervistato dal quotidiano australiano Herald Sun: “Ben Simmons deve assolutamente costruirsi un tiro da fuori credibile, ne va della sua carriera. Sono serio, se non lo farà potrebbe pentirsene per il resto della sua carriera

Kobe Bryant, famoso per le estenuanti sessioni di allenamento individuale e per la costante propensione a migliorare il proprio gioco, è dell’opinione che Simmons dovrebbe dare assoluta priorità al tiro, fondamentale su cui la prima scelta assoluta del Draft NBA 2016 ha sempre confessato di avere in un certo senso “snobbato”, in favore di altri aspetti del proprio gioco.

Bryant ritiene comunque che il futuro appartenga a Simmons, giocatore unico nel suo genere ed in grado di dominare una partita su entrambi i lati del campo:

Ad un certo punto (Simmons, ndr) dovrà per forza affidarsi al proprio tiro. Jason Kidd non è mai stato un grande tiratore, ma col tempo ed il lavoro individuale è riuscito a diventare uno dei tiratori da tre punti più prolifici di sempre. Questo è il prossimo step per Ben Simmons. Ha già dimostrato di avere le qualità per poter portare i 76ers in alto

– Kobe Bryant su Ben Simmons –

L’argomento Ben Simmons- tiro in sospensione è stato uno degli aspetti tecnici maggiormente dibattuti in stagione, ora in termini seri ora in termini più leggeri. Recentemente, l’ex stella del football australiano liceale a Melbourne ( e giocatore completamente ambidestro) ha esibito un tiro in sospensione eseguito con la mano destra, quello che tecnicamente dovrebbe essere la sua mano debole.

Warriors, coach Steve Kerr: “L’ultima alla Oracle Arena, un obbligo per noi finire bene”

La stagione NBA 2018\19 avrà un significato particolare per i Golden State Warriors, non solo legato alla possibilità di siglare il primo “three-peat” dai tempi dei Los Angeles Lakers di Shaquille O’Neal e Kobe Bryant.

Dopo 47 anni di onorata carriera, la Oracle Arena di Oakland, California, chiuderà i battenti, almeno per quanto riguarda il basket NBA. A partire dalla stagione 2019\20, Steph Curry e compagni si trasferiranno dall’altra parte della Baia, a San Francisco nel nuovissimo Chase Center.

Coach Steve Kerr e l’organizzazione tutta dei bi-campioni NBA in carica hanno sempre posto l’accento in questa stagione su tale particolare. L’obbligo morale da parte della squadra di salutare a dovere il popolo della Oracle Arena, dal 2015 (anno della prima delle 4 finali consecutive) casa di una delle squadre di pallacanestro più forti di sempre.

Gli Warriors torneranno in campo alla Oracle Arena nella notte tra venerdì e sabato per sfidare i Denver Nuggets di Nikola Jokic, in quella che sarà la 32esima partita stagionale tra le mura amiche. Mentre il count-down alla chiusura delle porte della Oracle scorre, si fa più forte per la squadra il senso di responsabilità verso i loro tifosi ed il loro “tempio”.

Ne abbiamo parlato sin dal primo giorno di raduno a settembre, questa sarebbe stata la nostra ultima stagione alla Oracle Arena. Quest’anno abbiamo deluso i nostri tifosi più di una volta, qui in casa, soprattutto nelle tante sfide contro le squadre più forti, quelle da diretta TV nazionale. Finire bene la stagione è un obbligo verso noi stessi, verso i tifosi e verso la città di Oakland. Dovremo offrire uno spettacolo migliore nei mesi a venire, abbiamo una grande opportunità di finire la stagione in crescendo e prepararci ad una corsa playoffs che confidiamo possa essere lunga

– Steve Kerr sui Golden State Warriors –

Steve Kerr: “Vogliamo il primo posto ad Ovest, triste lasciare la Oracle Arena”

I Golden State Warriors (44-20) sono reduci da un sonoro -33 casalingo subito dai Boston Celtics, ed in un periodo ben poco scintillante (5 sconfitte nelle ultime 8 gare). La lunga attesa dell’inizio dei playoffs ha provocato in una squadra virtualmente imbattibile un evidente calo di attenzione, al quale si è aggiunta la necessità di far rifiatare alcuni giocatori chiave (Klay Thompson e Kevin Durant su tutti).

Il ritorno di Andrew Bogut servirà da “diversivo” nel finale di stagione regolare, durante il quale gli Warriors tenteranno di conservare il primato nella Western Conference, con un occhio al livello di usura dei giocatori.

Vogliamo il fattore campo, vogliamo la testa di serie n.1. La salute dei giocatori è la cosa più importante, ma al tempo stesso i Denver Nuggets sono lì, ad una sola partita di distanza, e giocheremo due volte contro di loro, in casa. In più dietro ai Nuggets ci sono altre squadre in crescita, quindi è arrivata l’ora per noi di salire di livello. Il nostro obiettivo è lo stesso di sempre, la prima testa di serie ed il vantaggio del campo ad Ovest

Il nuovo Chase Center di San Francisco, la cui costruzione è stata finanziata in larga parte dalla proprietà dei Golden State Warriors (un investimento da un miliardo di dollari) diverrà nelle stime della vigilia una “macchina” capace di produrre utili per oltre 500 milioni di dollari annui per la franchigia 5 volte campione NBA. Il Chase Center sarà il primo modello di impianto sportivo di proprietà esclusiva di una squadra NBA (che oggi “noleggiano” le arene su un modello analogo al leasing).

Lasciare la Oracle Arena? Sarà triste. Ogni giorno, quando arrivo qui, ci penso, soprattutto oggi che la stagione volge al termine. Siamo elettrizzati all’idea di giocare nella nuova arena, ma tristi al tempo stesso di dover salutare Oakland

I New York Knicks potrebbero muovere Frank Ntilikina in sede di draft, si cerca una prima scelta?

Rotazioni Knicks, coach Fizdale: "Frank Ntilikina si gioca il posto in quintetto"

La seconda stagione di Frank Ntilikina, giovane e talentuosa combo-guard francese dei New York Knicks, è stata sinora caratterizzata dai troppi infortuni, che solo a tratti hanno permesso all’ex giocatore del SIG Strasbourg di dimostrare le proprie potenzialità da “two-way player”, versatile e votato alla difesa.

Sono solo 41 le partite sinora disputate in stagione da Ntilikina, attualmente fuori per un problema muscolare all’inguine. La trade che lo scorso 29 gennaio ha portato nella Grande Mela Dennis Smith Jr (in cambio di Kristaps Porzingis) ha affollato vieppiù un reparto guardie già forte di Emmanuel Mudiay, della sorpresa Allonzo Trier, ed in seconda battuta del croato Mario Hezonja e di Damyen Dotson.

Frank Ntilikina, selezionato la notte del draft NBA 2017 con la chiamata numero 8 dopo essere stato preferito dalla dirigenza Knicks proprio a Smith Jr, ha dovuto convivere nei primi due anni di carriera col paragone con l’oggi compagno di squadra, così come con un giocatore del calibro di Donovan Mitchell, pariruolo selezionato dagli Utah Jazz appena 4 chiamate più tardi.

Il rendimento di Ntilikina non ha sinora giustificato una scelta così elevata. Al potenziale atletico e difensivo dimostrato si sono contrapposte difficoltà offensive notevoli (5.9 punti e 2.8 assist a partita, con un modestissimo 34.2% al tiro, 29% al tiro da tre punti). La mossa di coach David Fizdale di spostare il francese nella posizione di ala, lontano dalla palla, è oggi da classificarsi alla voce “esperimenti”, uno dei tanti tentati dall’ex capo allenatore dei Memphis Grizzlies in questa stagione di transizione per i New York Knicks.

Come riportato da Marc Berman del NY Post, i New York Knicks “saranno attivi” in vista del prossimo draft. Il duo Mills-Perry potrebbe decidere di sondare il mercato per Ntilikina, ed offrire il giovane giocatore francese ad eventuali interessati in cambio di una prima scelta, futura o immediata.

Il buon impatto di Smith Jr (15.1 punti e 6.4 assist a gara in 14 partite in maglia Knicks) potrebbe aver di fatto chiuso l’esperienza a New York di Frank Ntilikina. Coach Fizdale ha da subito affidato le chiavi della squadra all’ex giocatore dei Dallas Mavericks, la cui crescita dentro e fuori dal campo sarà decisiva per una franchigia bisognosa di ricostruirsi una reputazione solida, dopo anni di mala-gestione e fallimenti.

I Knicks si giocheranno in estate la “partita della vita”, andando alla caccia di uno, forse due tra i migliori free agent che dal 1 luglio diventeranno disponibili. Kevin Durant, Kemba Walker, la suggestione Kyrie Irving, Klay Thompson, Kawhi Leonard, Khris Middleton, persino la star dei rivali cittadini Brooklyn Nets D’Angelo Russell. La presenza di Dennis Smith jr, il recente rinnovo pluriennale di Allonzo Trier ed i sogni di grandezza dei nuovi New York knicks potrebbero aver chiuso la porta in faccia a Frank Nitlikina, dopo soli 18 mesi in maglia blu-arancio, e tante domande.

Heat-Hornets, Whiteside spinge Miami, coach Spoelstra: “Hassan al suo meglio”

Una doppia-doppia da 18 punti e 15 rimbalzi, con 4 stoppate, di Hassan Whiteside risolve la sfida playoffs tra Miami Heat e Charlotte Hornets.

Allo Spectrum Center di Charlotte, North Carolina, gli Heat (30-34) di Whiteside e di un Kelly Olynyk da 22 punti e 11 rimbalzi colgono una vittoria importantissima, che li proietta all’ottavo posto provvisorio nella Eastern Conference.

91-84 il risultato finale tra Heat-Hornets. Percentuali basse al tiro per le due squadre e tante palle perse (39 in totale a fine gara), Kemba Walker fatica in attacco e chiude con 20 punti e 7 assist, ma con un modesto 5 su 17 al tiro (3 su 10 dalla lunga distanza). Frank Kaminsky, per settimane ai margini delle rotazioni di coach James Borrego, tra i migliori in campo con una prova da 20 punti e 4 su 5 al tiro pesante in 23 minuti, in uscita dalla panchina.

Dopo un terzo quarto a basso punteggio (18-15 Heat), sono gli ospiti a prendere il comando della gara ed a chiuderla con un parziale da 16-2, ispirato dalle triple di Olynyk. Il giocatore canadese parte in quintetto e rimane in campo per ben 44 minuti.

Heat-Hornets, coach Spoelstra: “Whiteside al suo meglio”

Hassan Whiteside, spesso al centro di polemiche circa il proprio ruolo in squadra e nei confronti di coach Eric Spoelstra, si cala alla perfezione nel ruolo di “panchinaro di lusso” affidatogli recentemente dal coach 2 volte campione NBA.

L’ex giocatore dei Sacramento Kings chiude la sua gara con una sontuosa doppia-doppia in soli 20 minuti di utilizzo, in una serata imprecisa al tiro per Dwyane Wade (8 punti con 4 su 15 al tiro), Josh Richardson e Dion Waiters.

Hassan è stato decisivo stasera” così “coach Spo” nel post gara tra Heat-Hornets “Ha avuto un grandissimo impatto su entrambi i lati del campo, questo è Hassan Whiteside al suo meglio“.

La partita di Charlotte è stata un ritorno a casa per Whiteside, originario di Gastonia, North Carolina: “Giocare qui e passare del tempo con mia madre e la mia famiglia mi riporta alla realtà (…) io sono a disposizione di coach Spoelstra, qualsiasi sia il ruolo affidatomi. Quintetto, panchina, io sono pronto“.

Nonostante un minutaggio limitato, Hassan Whiteside si è dimostrato la consueta “macchina da doppie-doppie” per i suoi Miami Heat in questa stagione: in 55 partite disputate (25.1 minuti di media), l’ex Kings ha viaggiato a 12.9 punti, 12.2 rimbalzi e 2.2 stoppate a gara.

Nelle ultime due uscite stagionali, coach Spoelstra ha approfittato di un problema fisico del suo centro titolare per schierare in quintetto il secondo anno da Kentucky Bam Adebayo (10 punti, 5 rimbalzi e 2 stoppate per l’ex Wildcats). I Miami Heat hanno ora una gara di vantaggio su Charlotte Hornets e Orlando Magic, e sono attesi da una serie di 5 partite casalinghe (Cleveland la prima, poi Toronto, Detroit e Milwaukee prima di sfidare di nuovo gli Hornets).

Una serie importantissima per Whiteside e compagni, che cercheranno di distanziare definitivamente le inseguitrici e regalare a Dwyane Wade un’ultima partecipazione ai playoffs NBA.

LeBron James supera Jordan, è il quarto miglior marcatore di sempre: “Mike la mia ispirazione”

LeBron James-Lakers

LeBron James supera Michael Jordan e diventa il quarto marcatore NBA ogni epoca con 32.311 punti segnati in carriera.

I 31 punti messi a referto nella sconfitta casalinga dei suoi rimaneggiati e demotivati Los Angeles Lakers contro i Denver Nuggets posizionano James alle spalle dei soli Kareem Abdul-Jabbar, Karl Malone e Kobe Bryant.

Un appoggio a canestro di mano sinistra a metà secondo quarto sigla il sorpasso sull’idolo d’infanzia Jordan: “Per un ragazzo di Akron, Ohio, bisognoso di modelli e fonti d’ispirazione, Michael Jordan ha rappresentato tutto questo” Così James a fine partita “Lo guardavo in tv ed avrei voluto fare quello che faceva lui, tirare in fade-away come faceva lui, tirare fuori la lingua come faceva lui, avere le scarpe da gioco personalizzate come lui… volevo che un giorno i ragazzi avrebbero visto me come io vedevo Mike. Incredibile, davvero incredibile“.

LeBron James supera Michael Jordan, le cifre

LeBron Raymone James era diventato lo scorso 19 febbraio appena il quinto giocatore NBA di sempre a raggiungere il traguardo dei 32.000 punti segnati in carriera, a 34 anni. James ha impiegato 117 gare di regular season in più rispetto a Michael Jordan per raggiungere la leggenda dei Chicago Bulls a quota 32.292 punti.

Più elevata la media punti in carriera (30.1) tenuta da Jordan, rispetto ai 27.1 punti di media tenuti finora da James. Durante i playoffs del 2017, LeBron James aveva superato Jordan quale miglior marcatore ogni epoca nei playoffs NBA.

Kobe Bryant, attualmente terzo nella classifica All-Time NBA per punti segnati, dista ora 1.332 punti, un distanza che permetterà con ogni probabilità a James il sorpasso sul gradino più basso del podio già durante la prossima stagione. Più lontani invece Karl Malone (36.929) e Kareem Abdul-Jabbar (38.387).

E’ un traguardo che col tempo apprezzerò, sapendo da dove sono partito (…) a volte mi chiedo davvero come abbia fatto ad arrivare fino a qui, a potermi sedere qui, ad arrivare a giocare a questi livelli nello sport che amo ed essere accostato ad alcuni tra i più grandi giocatori di sempre, tra cui Michael Jordan. Una sensazione unica

– LeBron James supera Michael Jordan –

LeBron James supera Michael Jordan, i tributi di compagni, avversari… e dei suoi studenti!

Tanti i tributi arrivati da colleghi ed avversari per LeBron James, in occasione dello storico traguardo. Così Dirk Nowitzki, la leggenda dei Dallas Mavericks recentemente divenuto il settimo miglior marcatore NBA ogni epoca: “LeBron è un giocatore talmente completo e forte che a volte le sua capacità di segnare vengono sottovalutate, per quanto pazzesco questo possa sembrare. Tutti sappiamo però quanto LeBron sia forte: la sua capacità di chiudere le partite, la sua abilità innata in contropiede… in tutti questi anni, ogni volta chiunque si sia trovato davanti LeBron James in transizione lanciato a canestro, ha sempre saputo che due punti erano in arrivo“.

Così Doc Rivers qualche giorno fa: “LeBron James è uno dei più grandi di sempre. Io l’ho sempre paragonato a Magic Johnson più che a Mike (Jordan, ndr). La gara a chi è più forte di chi non mi interessa minimamente, il solo nominare un terzetto Jordan-Magic-LeBron dice tutto quello che c’è da sapere. Un club ristrettissimo, e James ne fa parte“.

Kyle Kuzma, giovane compagno di squadra di LeBron James ai Los Angeles Lakers, aggiunge: “Un traguardo incredibile. Pensare che LeBron è tra i primi quattro migliori di sempre, e che presto sarà il terzo e forse un giorno addirittura il secondo è incredibile solo a pensarci“.

LeBron non è nemmeno un realizzatore” Così Rajon RondoJames è sempre stato una fonte di gioco, vederlo così in alto in questa classifica è significativo. James è in grado di fare tutto ciò di cui la sua squadra ha bisogno: punti, assist, rimbalzi, difesa e tante piccole cose“.