Inside the duel: Warriors-Trail Blazers

damian lillard infortunio

Dopo ben 19 anni dall’ultima volta, i Portland Trail Blazers riassaporano il gusto delle finali di Conference e sognano di staccare il biglietto per l’ultimo atto della stagione NBA 2018/2019. Ma di fronte c’è chi ha detronizzato i sogni della concorrenza negli ultimi anni, senza pietà, quei Golden State Warriors che ambiscono ad uno storico three-peat.  Ennesimo scontro tra la classica corazzata e gli underdog di turno. Una sorta di copione scritto da tempo e sempre riutilizzabile a distanza di tempo, una trama dall’esito scontato. Tuttavia il colpo di teatro non può essere escluso a prescindere.

Corsi e ricorsi storici recenti aleggiano attorno a questo confronto. Warriors e Trail Blazers si sono affrontati nelle semifinali di Conference nel 2015/2016 e nel primo turno del 2016/2017: in entrambe le occasioni la compagine di Oakland l’ha spuntata nettamente (4-1 e 4-0).

Kerr accusa Beverley
Steve Kerr.

LO SCORE AI PLAYOFF

Golden State Warriors

  • First round: 4-2, vs Los Angeles Clippers
  • Western Conference Semifinals: 4-2, vs Houston Rockets
  • Offensive rating: 117.4
  • Defensive rating: 111.8
  • Team leaders: Kevin Durant (34.2 PTS),  Draymond Green (9.3 REB), Draymond Green (8 AST)

 

Portland Trail Blazers

  • First round: 4-1, vs Oklahoma City Thunder
  • Western Conference Semifinals: 4-3, vs Denver Nuggets
  • Offensive rating: 110.8
  • Defensive rating: 109.7
  • Team leaders: Damian Lillard (28.4 PTS), Enes Kanter (10.6 REB), Damian Lillard (6 AST)

WARRIORS-TRAIL BLAZERS: IL DUELLO

Mentre la variabile Kevin Durant rimarrà fuori di ai giochi fino al recupero dell’infortunio, l’attenzione verrà spostata inevitabilmente sui backcourt delle due contendenti: gli Splash Brothers da una parte, il tandem Lillard-McCollum dall’altra.  I primi sono reduci dalla decisiva gara 6 contro i Rockets dove hanno messo a referto ben 60 punti combinati, disputando una gara che ha rimandato al periodo pre-Durant. Le due guardie di Portland non sono mai stati dei fattori difensivi, per questo potrebbero soffrire in particolar modo Curry, che col suo primo passo bruciante è in grado di far breccia nell’area avversaria. L’intelligenza e la capacità di smarcamento off the ball da parte di Thompson può portare i Warriors ad usufruire di conclusioni pulite: probabilmente Dame e CJ si alterneranno sui pariruolo campioni in carica, magari facendosi aiutare pure da Evan Turner. Sta a Terry Stotts trovare il bandolo nella matassa in modo da mascherare queste lacune potenzialmente fatali.

 

Grazie al pick and roll i Warriors possono creare diversi problemi ai Trail Blazers.

 

Anche perchè il pick and roll è un’arma che potrebbe far male ai Trail Blazers. Con Enes Kanter in campo, il team dell’Oregon tende a contenere i giochi a due, decidendo a volte di cambiare. Eventuali raddoppi su Curry non sono da escludere affatto, in modo da metterlo in difficoltà. Potrebbe trovare qualche minuto in più Zach Collins da 5, per consentire maggiormente i cambi. In questo caso (e non solo), comunque, la difesa dovrà stare attenta nella rotazione e negli aiuti: grazie alla circolazione di palla e ai blocchi, i Warriors riescono ad agevolare i tagli in area (sono 18 i punti di media messi a segno finora in tale frangente, col 70% dal campo circa).

Se si invertono le parti in causa, i Warriors possono usufruire di diverse soluzioni per far fronte al frizzante duo. Nella single coverage, soprattutto in isolamento, Thompson e Andre Iguodala dovrebbero essere i marcatori designati (con licenza di cambiare); Steve Kerr così potrebbe assegnare a Curry un compito ‘più leggero’ tutelandolo dal problema falli. Una difesa dura ed attenta servirà ai Warriors a fronteggiare il pick and roll di Portland, un terreno fertile dal punto di vista offensivo. Gli handler, nei giochi a  due eseguiti in questi playoff, stanno viaggiando ad una media di 24.2 punti a partita. Lillard e McCollum particolarmente riescono a spaccare la difesa in scioltezza e a trovare la via del canestro: Draymond Green e Kevon Looney riescono comunque a reggere il cambio e a permettere alla retroguardia di restare ordinata.

Portland dovrà cercare di mettere Lillard in condizioni di scatenare il suo potenziale offensivo e allontanarlo dalla morsa degli avversari.

Il ritmo è l’altra chiave della serie. La franchigia della Baia preferisce correre e colpire in contropiede (16.6 punti a partita), al contrario degli sfidanti che invece agiscono con un passo più misurato al netto di una transizione difensiva tutt’altro che brillante. I Trail Blazers dovranno dunque cercare di spezzare il ritmo aggredendo a rimbalzo offensivo e regalarsi così preziose ‘second chance‘ (grazie alle quali vengono segnati 16.5 punti a gara). Sarà importante, in tal senso, la battaglia sotto canestro tra Green e Kanter.

WARRIORS: ROSTER E ROTAZIONI

  • Stephen Curry, #30
  • Klay Thompson, #11
  • Kevin Durant, #35
  • Draymond Green, #23
  • DeMarcus Cousins, #0
  • Andre Iguodala, #9
  • Andrew Bogut, #12
  • Shaun Livingston. #34
  • Jordan Bell, #2
  • Jacob Evans, #10
  • Kevon Looney, #5
  • Jonas Jerebko, #15
  • Damion Lee, #1
  • Alfonzo McKinnie, #28
  • Marcus Derrickson, #32
  • Quinn Cook, #4

TRAIL BLAZERS: ROSTER E ROTAZIONI

  • Al-Farouq Aminu, #8
  • Zach Collins, #33
  • Seth Curry, #31
  • Maurice Harkless,#4
  • Rodney Hood, #5
  • Enes Kanter, #00
  • Skal Labisssiere, #17
  • Jake Layman, #10
  • Meyers Leonard, #11
  • Damian Lillard, #0
  • CJ McCollum, #3
  • Jusuf Nurkic, #27
  • Anfernee Simons, #24
  • Gary Trent Jr, #9
  • Evan Turner, #1

 

WARRIORS-TRAIL BLAZERS STREAMING

Warriors-Trail Blazers streaming, cercate questo? La serie è visibile in due modi diversi. Ecco quali:

  1. streaming su Sky Go
  2. streaming su NBA League Pass

Nel primo caso sarà possibile vedere anche altre sfide dei playoff su Sky, attraverso l’applicazione per smartphone, tablet e pc. I requisiti? Avere un abbonamento con Sky da almeno un anno ed avere attivo il pacchetto sport.

Così potrete vedere in diretta i match, ma anche registrarli e riguardarli su Sky e sui vostri dispositivi. Per il secondo metodo invece basta abbonarsi sul sito web di NBA League Pass, selezionare il pacchetto desiderato e potrete vedere tutte le gare anche in contemporanea in diretta, in streaming su PC, tabletcellulare.

Damian Lillard a colloquio con Terry Stotts.

L’assenza di KD ha ridotto ulteriormente le rotazioni dei Warriors che però rimangono più attrezzati rispetto agli avversari. Se il numero 35 dovesse rientrare a serie in corso, sposterebbe in maniera significativa l’asticella dalla propria parte, perchè nel roster dei Trail Blazers non c’è nessuno in grado di poter tenerlo a bada. Il manipolo guidato da Stotts hanno mostrato dei limiti nella serie contro i Denver Nuggets, su entrambi i lati del campo, che potrebbero costare tanto coi californiani. Insomma,  la solidità e l’esperienza di Curry e compagnia propendono ad una serie dove vedere un upset sarà arduo.

Inside the duel: Warriors-Rockets

Warriors-Rockets streaming

Ai playoff NBA le seconde occasioni si presentano puntualmente, nel corso degli anni. Incroci in cui emerge la voglia di rivincita di chi, in precedenza, ha dovuto fare i conti con una bruciante sconfitta. Incroci in cui c’è la possibilità di ribadire ancora una volta la propria supremazia all’interno della lega.  Rivalse e conferme che potrebbero prendere vita nello scontro tra Golden State Warriors e Houston Rockets, quella che è considerata da molti come la finale anticipata.

Le due franchigie si sono affrontate lo scorso anno alle Western Conference Finals, senza esclusione di colpi: ad avere la meglio, in una serie tribolata e in salsa thriller, furono gli attuali campioni NBA in carica col punteggio di 4-3. I texani, avendo tutt’altro che il favore dei pronostici, riuscirono a portarsi in vantaggio sul 3-2, ma l‘infortunio di Chris Paul alla fine pagò dazio. Ed ecco che si presenta la seconda occasione per gli uomini di Mike D’Antoni, consapevoli di essere tra i pochissimi a mettere in difficoltà la franchigia della Baia. La storia, stavolta, può imboccare una via diversa… o si ripeterà?

Kerr sulle richieste di trade
Steve Kerr, head coach dei Golden State Warriors.

LO SCORE AI PLAYOFF

Golden State Warriors

  • First round: 4-2, vs Los Angeles Clippers
  • Offensive rating: 120.5
  • Defensive rating:  111.5
  • Team leaders: Kevin Durant (35 PTS), Draymond Green (7.8 REB), Draymond Green (7.8 AST)

Houston Rockets

  • First round: 4-1, vs Utah Jazz
  • Offensive rating: 108.3
  • Defensive rating: 99.2
  • Team leaders: James Harden (27.8 PTS), Clint Capela (10.6 REB), James Harden (8 AST)

WARRIORS-ROCKETS: IL DUELLO

L’asse Harden-Capela ha praticamente fatto terra bruciata nella retroguardia degli Utah Jazz e si appresta ad essere un vero e proprio rebus per coach Steve Kerr. Il Barba si sta dimostrando praticamente immarcabile in questa situazione di gioco, cosa che dovrà portare i Warriors a prendere i giusti accorgimenti. Sarà quasi certamente Klay Thompson (in dubbio per gara 1 a causa di un problema alla caviglia) a prendersi cura del numero 13, che grazie al suo primo passo e al suo ubriacante palleggio può penetrare in area abbastanza facilmente: per Golden State può essere un problema soprattutto quando si deciderà di contenere il pick and roll dei razzi, al netto della scarsa mobilità di Andrew Bogut. Possibile dunque che possa aumentare l’impiego di Kevon Looney. L’assetto small ball servirà a cambiare, con gli aiuti sullo straripante Capela che dovranno essere puntuali. Il centro svizzero è un vero e proprio fattore della serie, visto che, costringendo gli avversari ad intervenire, può anche aprire gli spazi per gli scarichi verso la batteria di tiratori composta da Eric Gordon e compagnia. In situazione di spot up shooting, Houston porta in dote circa 20.6 punti di media (39.5% dal campo) La difesa dei Warriors, nel duello contro i Clippers, è sembrata poco reattiva ed attenta: urge un cambio di marcia di fronte ad una arrembante Houston.

Il pick and roll è il crocevia delle sortite offensive dei Rockets.

 

D’altro canto, il team di Oakland cercherà di alzare il più possibile i ritmi in modo da disorientare continuamente la retroguardia avversaria in transizione, terreno di caccia abbastanza fertile (sono 18 i fastbreak point messi a segno in media). I Rockets potrebbero fare fatica ad accoppiarsi nel modo giusto, da cui possono scaturire mismatch potenzialmente letali: le guardie in particolare soffrirebbero ad affrontare in campo aperto Kevin Durant. Oppure i difensori sarebbero costretti a rivolgere le proprie attenzioni su Stephen Curry, la cui pericolosità perimetrale è così condizionante da poter generare varchi e permettere ai compagni di incunearsi in area. Proprio il nativo di Akron può essere l’altro ago della bilancia, dato che, nei pick and roll, può avere l’opportunità di costringere Capela ad uscire dal pitturato e ad affrontare difficili uno contro uno. Contenere tale situazione è quasi obbligatoria, al netto dei backdoor firmati dai vari Klay Thompson e Andre Iguodala, veloci ed efficienti.

Fermare lo strapotere offensivo di Durant è un’ardua impresa. A PJ Tucker, presumibilmente, verrà assegnato il compito di marcarlo per gran parte del minutaggio: finora l’ala ha svolto il suo lavoro sporco lottando su ogni pallone e mettendoci tanta aggressività.  Eventuali cambi verranno eseguiti a seconda dello scenario. Raddoppiare KD resta un rischio (anche in eventuali giochi a due), visto che sull’arco ci sono tiratori pronti a colpire. Riguardo la marcatura di Harden invece, come già accennato, Thompson dovrà pressarlo e magari spingerlo ad utilizzare la mano debole (stratagemma che non è riuscito a Ricky Rubio). In alcuni frangenti non è escluso che in isolamento Durant o Iguodala si facciano carico di sfidare l’ex OKC. CP3 battaglierà con Curry, Gordon è pronto ad inseguire in uscita dai blocchi Thompson.

KD è un’arma…perfino off the ball.

WARRIORS: ROSTER E ROTAZIONI

  • Stephen Curry, #30
  • Klay Thompson, #11
  • Kevin Durant, #35
  • Draymond Green, #23
  • DeMarcus Cousins, #0
  • Andre Iguodala, #9
  • Andrew Bogut, #12
  • Shaun Livingston. #34
  • Jordan Bell, #2
  • Jacob Evans, #10
  • Kevon Looney, #5
  • Jonas Jerebko, #15
  • Damion Lee, #1
  • Alfonzo McKinnie, #28
  • Marcus Derrickson, #32
  • Quinn Cook, #4

ROCKETS: ROSTER E ROTAZIONI

  • James Harden #13
  • Iman Shumpert #1
  • Eric Gordon #10
  • Nene #42
  • P.J. Tucker #17
  • Chris Paul #3
  • Gerald Green #14
  • Isaiah Hartenstein #55
  • Clint Capela #15
  • Gary Clark #6
  • Vince Edwards #12
  • Danuel House #4
  • Austin Rivers #25
  • Kenneth Faried #35
  • Chris Chiozza #2

 

WARRIORS-ROCKETS STREAMING

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  1. streaming su Sky Go
  2. streaming su NBA League Pass

Nel primo caso sarà possibile vedere anche altre sfide dei playoff su Sky, attraverso l’applicazione per smartphone, tablet e pc. I requisiti? Avere un abbonamento con Sky da almeno un anno ed avere attivo il pacchetto sport.

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L’allenatore degli Houston Rockets, Mike D’Antoni.

Houston, dopo un inizio di stagione altalenante, ha trovato la quadra e creato il contesto adatto per risaltare le qualità di un Harden che sta giocando una pallacanestro a livelli eccelsi. L’upset è possibile solo se i texani offriranno spirito di sacrificio e freddezza nei momenti topici. I Warriors però vantano il miglior collettivo della NBA, variegato e ricco d’esperienza: non sarebbe un problema variare il canovaccio di fronte alle difficoltà. Le premesse per arrivare ad una gara 7 ci sono tutte…

Inside the duel: Warriors-Clippers

Warriors-Clippers streaming

Il manipolo di fuoriclasse contro la classica squadra ‘operaia‘. Un gruppo  variegato a livello tecnico e di qualità finissima, contrapposto ad un altro che invece di vantare superstar nel proprio roster punta tutto su un lavoro collettivo minuzioso e su un quantitativo di grinta invidiabile. Nei playoff NBA, incroci del genere, ce ne sono stati a bizzeffe. Filosofie e cammini diversi, che si intrecciano dando vita a confronti trasversali. I Golden State Warriors, prevedibilmente, si sono seduti sul trono della Western Conference in scioltezza: affronteranno un team di Los Angeles, come molti auspicavano a inizio stagione, ma non i i Lakers di LeBron James (che mancherà l’appuntamento dopo 14 anni). Saranno i Clippers di Doc Rivers gli avversari dei campioni in carica nel primo turno, una delle sorprese più significative della stagione.

La regular season appena archiviata è stata normale amministrazione per gli uomini di Steve Kerr, che hanno potuto inserire nel già fornito arsenale un’arma come DeMarcus Cousins; i velieri invece hanno strappato il pass al termine di una cavalcata che nessuno aveva pronosticato nonostante la partenza, prima della trade deadline, di Tobias Harris (fino a quel momento l’uomo di punta).  Una marcia a testa bassa, di carattere, che ha regalato un traguardo meritato. E una sfida piuttosto complicata, al netto della corazzata che sta dettando legge nella lega negli ultimi anni.

LO SCORE IN REGULAR SEASON

Golden State Warriors

  • Record: 57-25 (#1, Western Conference)
  • Offensive rating: 114.9
  • Defensive rating: 108.5
  • Team leaders: Stephen Curry (27.3 PTS), DeMarcus Cousins (8.2 REB), Draymond Green (6.9 AST)

Los Angeles Clippers

  • Record: 48-34 (#8, Western Conference)
  • Offensive rating: 111.3
  • Defensive rating: 110.3
  • Team leaders: Lou Williams (20 PTS), Ivica Zubac (7.7 REB), Lou Williams ( 5.4 AST)

 

WARRIORS-CLIPPERS: IL DUELLO

I Clippers sono una squadra che difende in maniera aggressiva sul perimetro, terreno di caccia abituale della franchigia della Baia. I Warriors cercheranno di accendere la contesa con il proprio giro-palla, agevolato dai tagli e dai blocchi che spesso mettono in scena. L’intento è chiaro: far ruotare continuamente la difesa avversaria e aprire varchi interessanti per le penetrazioni. Crocevia sarà come al solito il pick and roll, un autentico rebus quando ad eseguirlo è Golden State. La banda Rivers predilige cambiare quando in campo c’è Montrezl Harrell, lungo atletico e abbastanza mobile; tuttavia potrebbe non essere facile per lui vedersela contro Kevin Durant o Stephen Curry (le cui condizioni sono attualmente da valutare). Un ulteriore problema potrebbe nascere circa le difficoltà dell’altro centro, Ivica Zubac, non impeccabile sull’arco e piuttosto macchinoso nei movimenti: l’ex Lakers di solito contiene i giochi a due e rimane nel pitturato. Condizione, quest’ultima, che potrebbe favorire le triple di Cousins.

Non solo le ripartenze: il team della Baia è capace di affondare con facilità anche a difesa schierata.

 

Correre, correre, correre. In fase di transizione, i Warriors sono praticamente inarrestabili, per via della varietà di opzioni e della pulita esecuzione che potrebbe dar filo da torcere ai losangelini. 19.2 son i fastbreak point messi a referto a partita, nella regular season, prendendo la via verso il pitturato o prendendosi triple su scarichi o in arresto e tiro. Anche i Clippers, talvolta, utilizzano il contropiede (in RS hanno viaggiato ad un pace più alto di GS, circa 102.75), ma alzare troppo i giri dell’attacco potrebbe essere un azzardo vista la preparata transizione difensiva dei campioni in carica.

Transizione difensiva e non solo. Kerr impartisce ai suoi un’attenta copertura delle linee di passaggio e una pulsante pressione sulla palla in modo da non far ragionare gli attaccanti; senza considerare la possibilità di poter cambiare praticamente su tutti. Non sarà facile dunque per i Clippers scardinare una roccaforte così preparata, nonostante siano capaci di poter costruire tiri puliti con una circolazione fluente. L’escamotage potrebbe essere il pick and roll tra i lunghi e Lou Williams: la combo guard è in grado di eludere il marcatore grazie alle sue capacità di palleggio, oppure scegliere di tentare la gloria dalla media distanza. I punti generati in pick and roll dal nativo di Lithonia sono in media 10.6, dovuti anche all’aiuto dei rollanti che gli aprono la strada.  In ogni caso Williams può sempre servire i compagni di squadra con scarichi  precisi. La difesa dei Warriors dovrà stare attenta e leggere in tempo le situazioni del caso.

 

Col pick and roll i Clippers possono trovare la via del canestro.

 

Gli accoppiamenti difensivi giocheranno un ruolo di capitale importanza nella serie. Per i Clippers sarà dura tenere a bada Durant, sul quale potrebbe gettarsi Danilo Gallinari. Al netto delle caratteristiche tecniche, il numero 35  è praticamente immarcabile e bisognerà limitarlo il più possibile; raddoppiarlo è un bel rischio vista la pericolosità dei tiratori di GS. Shai Gilgeous-Alexander e Patrick Beverley potrebbero alternarsi su Curry e Klay Thompson (anche se i Clips non cambiano spesso), mentre una soluzione per proteggere meglio l’area potrebbe essere quella di sfidare al tiro Draymond Green. Dovrà esserci un occhio di riguardo per gli isolamenti in post di Cousins e alla freddezza di Williams nei momenti chiave.

WARRIORS: ROSTER E ROTAZIONI

  • Stephen Curry, #30
  • Klay Thompson, #11
  • Kevin Durant, #35
  • Draymond Green, #23
  • DeMarcus Cousins, #0
  • Andre Iguodala, #9
  • Andrew Bogut, #12
  • Shaun Livingston. #34
  • Jordan Bell, #2
  • Jacob Evans, #10
  • Kevon Looney, #5
  • Jonas Jerebko, #15
  • Damion Lee, #1
  • Alfonzo McKinnie, #28
  • Marcus Derrickson, #32
  • Quinn Cook, #4

CLIPPERS: ROSTER E ROTAZIONI

  • Patrick Beverley, #21
  • Lou Williams, #23
  • Shai Gilgeous-Alexander, #2
  • Danilo Gallinari, #8
  • Montrezl Harrell, #5
  • Ivica Zubac, #40
  • JayMichal Green, #4
  • Landry Shamet, #20
  • Jerome Robinson, #10
  • Garrett Temple, #17
  • Sindarious Thornwell, #0
  • Rodney McGruder, #17
  • Johnathan Motley, #15
  • Tyrone Wallace, #9
  • Justin Bibbs, #11
  • Angel Delgado, #31

WARRIORS-CLIPPERS STREAMING

Warriors-Clippers streaming è visibile in due modi diversi. Ecco quali:

  1. streaming su Sky Go
  2. streaming su NBA League Pass

Nel primo caso sarà possibile vedere anche altre sfide dei playoff su Sky, attraverso l’applicazione per smartphone, tablet e pc. I requisiti? Avere un abbonamento con Sky da almeno un anno ed avere attivo il pacchetto sport.

Così potrete vedere in diretta i match, ma anche registrarli e riguardarli su Sky e sui vostri dispositivi. Per il secondo metodo invece basta abbonarsi sul sito web di NBA League Pass, selezionare il pacchetto desiderato e potrete vedere tutte le gare anche in contemporanea in diretta, in streaming su PC, tablet, cellulare.

Il duello si preannuncia pimpante, con l’ago della bilancia che pende inevitabilmente dalla parte dei Warriors: il divario tecnico tra i due roster è veramente  ampio e nulla fa pensare ad un possibile upset. A meno che i favoriti non prendano  troppo alla leggera questo appuntamento dall’esito quasi scritto.

 

Los Angeles Lakers: un’annata fallimentare, su tutta la linea

Los Angeles Lakers

Dall’entusiasmo alla disperazione, all’amarezza, allo sconforto. Basta poco per passare da uno stato d’animo all’altro, per veder le proprie aspettative bruciare inesorabilmente e cercare la ricetta giusta per ripartire da capo. Doveva essere la stagione della definitiva rinascita dei Los Angeles Lakers, e invece il tutto si è concluso con un clamoroso fiasco: nemmeno l’arrivo di LeBron James è servito per centrare un obiettivo, quello dei playoff, che almeno fino a Natale sembrava alla portata. Dopo l’impresa contro i Golden State Warriors, qualcosa si è rotto. Anzi, tutto si è rotto, facendo sfociare l’annata in un fallimento.

Fallimento su tutta la linea, in cui ognuno ha contribuito negativamente alla causa.

LE COLPE DI LUKE WALTON

Lakers Walton
Luke Walton.

Il primo nome che balza sul banco degli imputati è quello di Luke Walton. L’operato dell’head coach è stato alquanto discutibile, tra una gestione troppo farraginosa delle rotazioni e minutaggio dei giocatori e nessun miglioramento tecnico registrato a livello collettivo. Troppe volte i Los Angeles Lakers sono parsi una squadra senza anima, senza una trama specifica, o uno spartito da eseguire. Offensivamente la transizione ha comunque prodotto (19.2 punti a partita), ma quando di fronte c’è stata la difesa schierata si è ricorso spesso agli isolamenti o a conclusioni poco fruttuose. Il pick and roll centrale non è bastato, insomma. Per non parlare della difesa che ha lasciato a desiderare: rotazioni fuori tempo, close out eseguiti male o del tutto assenti, giocatori poco reattivi negli aiuti dal lato debole. Fattori che, uniti alla mancanza di applicazione, hanno generato un mix amaro per i gialloviola e dolce degli avversari, andati spesso a segno facilmente. Il destino del figlio del grande Bill è in bilico, dopo tre stagioni potrebbe salutare la Città degli Angeli senza aver messo i pezzi del puzzle al posto giusto.

L’OPERATO DEL FRONT OFFICE

Magic Johnson & Pelinka (Lakers.com)
Magic Johnson e Rob Pelinka.

Hanno costruito la squadra firmando diversi ball handler ed elementi versatili, in grado di dare una mano a livello difensivo per poi sfruttare il contropiede. Magic Johnson e Rob Pelinka, in estate, si sono adoperati per assemblare una squadra pronta a seguire questa filosofia anche se, forse, sarebbe servito prendere un tiratore puro in modo da aprire meglio in campo. Tutto sembrava filar liscio almeno fino a gennaio, quando i Lakers hanno imboccato un tunnel da cui non sono più usciti. A sparigliare le carte inoltre ci ha pensato la famigerata richiesta di trade ai New Orleans Pelicans da parte di Anthony Davis, divenuto all’improvviso obiettivo principale dei due dirigenti losangelini. Magic e Pelinka hanno fatto quello che dovevano fare per un giocatore del genere, ossia all-in (in modo da anticipare la concorrenza).

Il problema è stato la gestione mediatica della trattativa, con le troppe indiscrezioni trapelate che alla fine hanno creato una telenovela terminata in un nulla di fatto. Dopo lo scoccare della trade deadline, le scorie del mancato accordo hanno avuto effetto su gran parte dei giocatori , che si sono sentiti messi in discussione, usati come semplici pedine di scambio. Un atteggiamento ingiustificabile a certi livelli, soprattutto in una lega come la NBA dove, tranne per le superstar, tutti possono essere scambiati da un momento all’altro; altrettanto vero che un po’ di ordine nella faccenda avrebbe fatto comodo.

Incomprensibile la trade che ha portato Ivica Zubac ai Clippers (insieme all’esubero Michael Beasley, una delle scommesse perse dalla dirigenza) in cambio di Mike Muscala.

LOS ANGELES LAKERS: TRA SCONFITTE PESANTI E TROPPI INFORTUNI

LeBron James, Los Angeles Lakers vs Indiana Pacers at Bankers Life Fieldhouse
LeBron James ha saltato ben 17 partite consecutive dopo il suo infortunio.

Perdere partite contro Cleveland Cavaliers, Atlanta Hawks, New York Knicks e Phoenix Suns (tutte franchigie in piena ricostruzione) alla fine ha pesato nel mancato accesso ai playoff. L’atteggiamento è stato troppo superficiale in questi appuntamenti che erano da non sbagliare. L’incostanza e gli errori tecnici, a volte davvero grossolani, si sono presi la scena soprattutto nella seconda parte di stagione.

Non bisogna dimenticare però gli infortuni che hanno colpito il roster. Rajon Rondo costretto a fermarsi due volte a causa dei problemi alla mano destra, il guaio alla schiena di Kyle Kuzma , la polmonite di JaVale McGee che è rimasto fuori nel suo momento migliore; fino ad arrivare al problema alla caviglia di Lonzo Ball e alla trombosi di Brandon Ingram, problemi che hanno causato la prematura conclusione della stagione ai ragazzi. Ma di importanza è stato di sicuro lo stop di LeBron James, avvenuto proprio quando la squadra pareva aver trovato un minimo di quadra. Fino a Natale, il Prescelto ha avuto le redini delle operazioni, ha vestito il ruolo di classico trascinatore mascherando alcuni difetti della squadra. Poi l’infortunio all’inguine nella gara contro i Golden State Warriors che è stato come l’inizio di un effetto domino rivelatosi poi fatale.

Al suo rientro James non è riuscito a dare quella marcia in più che serviva per raggiungere l’agognato traguardo.  La modalità playoff ha tutt’altro che ingranato, forse a causa di un recupero che è avvenuto in maniera parziale. C’è da dire anche che il poco mordente nella metà campo difensiva e alcune esternazioni pubbliche sui compagni potevano essere evitate; sta di fatto che James ha promesso di interromperela maledizione regalando il ritorno in postseason nella prossima annata. Il Prescelto ha tutto il tempo per rimettersi in sesto e tornare ai suoi livelli abituali.

UN’ESTATE DA NON SBAGLIARE

L’estate 2019 sarà cruciale per i Lakers, che vanno incontro ad un’altra rivoluzione tecnica. Rivoluzione che é partita dal front office viste le clamorose dimissioni di Magic Johnson. L’obiettivo, in ogni caso, é portare in dote un’altra superstar al fianco di LeBron in modo da alzare finalmente l’asticella. E non solo, perchè servirà costruire il roster a seconda dell’allenatore che verrà. Lo spazio salariare c’è, e anche gli asset per una eventuale trade. Insomma, serve procedere con attenzione e premura: un altro fallimento costerebbe caro all’intera organizzazione.

 

 

Lo strapotere di Anthony Davis

Anthony Davis, New Orleans Pelicans

A New Orleans c’è un ragazzotto che per anni ha predicato nel deserto, ha portato l’acqua al mulino con le sue larghe spalle e con una forza al di sopra della media.  I suoi propositi di gloria però sono sempre stati sopiti da un contesto tecnico tutt’altro che all’altezza delle sue doti. E così rompere gli indugi e chiedere la trade ai Pelicans sembrava la soluzione giusta per dare una svolta alla sua carriera: Anthony Davis dovrà in ogni caso pazientare ancora un po’.

 

L’intenzione di cambiare aria, manifestata tramite l’agente Rich Paul. I Los Angeles Lakers che si fanno sotto per accaparrarselo. L’offerta gialloviola. Il rilancio. La controproposta di Dell Demps. Il silenzio. Il nulla di fatto. I giorni che hanno preceduto la trade deadline sono stati episodi di un drama ad alta tensione ma senza il colpo ad affetto sperato. Il finale cliffhanger ha rimandato i discorsi alla offseason 2019. Ma intanto Anthony Davis è salito alla ribalta per il mancato affare: meglio lasciarci tutto alle spalle e ricordare il perchè sia uno dei giocatori più chiacchierati in circolazione.

 

ANTHONY DAVIS:  POTENZA E VERSATILITÀ IN ATTACCO

Power forward di ruolo, Davis è capace di svariare su tutto il fronte offensivo a prescindere dall’avversario ha davanti. In post basso il nativo di Chicago banchetta agevolmente: prende la posizione, sfrutta il fisico per avvicinarsi al canestro e spostare il marcatore ed infine va a concludere grazie a delle parabole alte, sfruttando le sue lunghe leve. Nel pitturato detta legge (15 punti in media a gara, in soldoni), basta vedere come negli uno contro uno riesce facilmente ad attaccare il ferro in penetrazione, con un passo piuttosto svelto nonostante la stazza; senza dimenticare i tap in dopo aver abbrancato un rimbalzo offensivo.

 

Il pitturato è il suo terreno di caccia preferito, dove risulta incontenibile.

 

 

Ovviamente il suo contributo nei giochi in pick and roll. Prima compie il blocco in maniera granitica per il portatore di palla, poi si dirige lesto verso il canestro per chiudere il tutto, a volte anche su alley-oop (cosa che si vede spesso in altri frangenti). Anthony Davis è un giocatore dinamico, moderno, che sa destreggiarsi in diverse situazioni. L’alto ritmo del gioco dei Pelicans l’ha aiutato ad essere un’arma anche in transizione. Una volta afferrato che viene interrotto il possesso avversario, Davis riesce a percorrere il campo a grandi falcate e a volte conduce il pallone con naturalezza. Il computo dei punti messi a referto durante un contropiede son quasi 3 in media, forse non pochissimi se consideriamo che si parla di un lungo puro e che prima di lui, nella classifica ad hoc, ci sono esterni o guardie (tranne Pascal Siakam).

In termini di spaziature una mano la può dare quando si apposta sulla linea dei tre punti. Già, appena si presenta l’occasione tenta la gloria dalla suddetta zona di campo aspettando il passaggio giusto dettatogli da un compagno, come il classico spot up shooter; dagli angoli c’è da dire che tira di rado, anche se in toto viaggia su un rispettabile 32%.

 

ATTITUDINE E LETTURE IN DIFESA

Nella sua metà campo offensiva Anthony Davis fa la voce grossa, e non solo. Lo stesso discorso lo si può fare in difesa, dove emergono la sua attitudine e le sue letture. Di fatto è uno dei migliori rim protector della lega, grazie alle sue stoppate che arrivano puntuali negli aiuti dal lato debole: se l’attaccante riesce a penetrare,  interviene subito per frenare le velleità. Il suo spiccato senso della posizione è importante in questo tipo di giocata. 2,5 le stoppate rifilate a partita, il che ne fa uno specialista della categoria.

Accettare i cambi non è un problema, infatti l’ala grande è capace di contenere avversari più rapidi col suo buon footwork e un’apertura alare che ostruisce a dovere gli spazi.

 

Strada verso il ferro chiusa, a doppia mandata.

LA VOGLIA DI VINCERE IN UN FUTURO INCERTO

La prossima estate sarà più infuocata che mai. Oltre ai Lakers, che potrebbero bussare di nuovo alla porta, ci saranno inoltre Boston Celtics e New York Knicks pronti ad unirsi alla corsa e scatenare una potenziale asta. Sono queste tre le pretendenti più accreditate, seppur lo stesso giocatore abbia ribadito di guardare a tutte le 29 franchigie NBA. Anthony Davis è destinato a lasciare la Louisiana per compiere finalmente il grande passo e ambire così a qualcosa di importante, ossia lottare per vincere. Cosa che ai Pelicans, per svariati motivi, non ha potuto fare. Il futuro è aperto ad ogni scenario, tra possibili proposte indecenti, offerte al ribasso e attese strategiche. Insomma, si vedrà. Comunque farà parlare di sé, sia fuori che, soprattutto, sul parquet.

Sussulto Magic, preso Markelle Fultz

Markelle Fultz approda agli Orlando Magic: la franchigia della Florida ha mandato ai Philadelphia Sixers Jonathon Simmons, una prima scelta di OKC e una seconda di Cleveland. Lo riporta Shams Charania.

Lakers, molto probabile la firma di Carmelo Anthony

Dopo la trade coi Los Angeles Clippers per Mike Muscala (che ha liberato un posto nel roster)  ora si fa sempre più concreta la possibilità dell’approdo di Carmelo Anthony ai Los Angeles Lakers. Lo riporta Brad Turner.

Bucks, arriva Mirotic dai Pelicans

Nikola Mirotic passa dai New Orleans Pelicans ai Milwaukee Bucks. A riportarlo è Zach Lowe.I dettagli dello scambio? Jason Smith e Stanley Johnson. I Bucks aggiungono al roster un tiratore di livello e solido, non un vero specialista difensivo, anzi, ma è sicuramente una aggiunta importante per quanto riguarda la panchina.

Arrivano anche novità dai dettagli della trade da parte di Adrian Wojnarowski di ESPN: “Bucks will send multiple second-road picks to the Pelicans for Mirotic, league sources tell ESPN.”

Anche Marc Stein quantifica le scelte, possibile si tratti di quattro seconde scelte mandate dai Bucks ai Pelicans:

 

 

 

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