Celtics, alla ricerca di un’identità definitiva

La stagione dei Boston Celtics è stata costellata fin dall’inizio da alti e bassi, i quali hanno determinato finora solamente la quinta posizione nella Eastern Conference con le prime due posizioni, occupate dai Milwaukee Bucks e i Toronto Raptors, che rimarranno quasi sicuramente irraggiungibili. Il bilancio della stagione, fermandosi a questa analisi, sarebbe disastroso (e in generale non si può dire che sia esaltante) ma nelle ultime partite si è visto qualcosa di diverso, sicuramente in positivo.

Nell’ultimo viaggio appena concluso della squadra sulla costa Ovest si sono visti miglioramenti sensibili dal punto di vista del gioco, della circolazione di palla e dell’atteggiamento. I risultati sono stati visibili sul campo dal momento che i Celtics hanno portato a casa tre dei quattro match, collezionando due vittorie di prestigio sui Golden State Warriors e sui Los Angeles Lakers.

LA CRESCITA DI HAYWARD

Uno dei giocatori che ha sicuramente beneficiato di questo mini viaggio è Gordon Hayward. L’ex giocatore degli Utah Jazz ha messo a referto durante questa serie di partite una media di 16.2 punti, 3.2 rimbalzi e 4 assist di media, mostrando sprazzi del vecchio Hayward versione Jazz.

Il game winner del nativo di Brownsburg contro i Sacramento Kings

Avere il prodotto di Butler coinvolto nella partita è in generale un buon segnale per i Celtics sia dal punto di vista tecnico (Hayward ha la capacità di portare palla e fungere da secondo playmaker in campo) e sia dal punto di vista del rendimento della squadra. Il record di Boston, quando Hayward prende più di 10 tiri, è infatti di 10 vittorie 3 sconfitte e quando segna più di 12 punti si alza a 21 vittorie e solo 3 sconfitte.

Riuscire a tenerlo in ritmo in vista delle partite che contano potrebbe rivelarsi fondamentale per coach Brad Stevens e soci, soprattutto se dovesse continuare a uscire dalla panchina.

IL RENDIMENTO DI BROWN

Jaylen Brown
Jaylen Brown.

Altro atleta che ha tratto guadagno da un cambio di ruolo è Jaylen Brown, partito dapprima in quintetto dopo aver giocato dei playoff ad altissimi livelli lo scorso anno, e insignito sostanzialmente della palma di sesto uomo di lusso.

Il prodotto di Cal University si è reso protagonista di ottime prestazioni dopo un inizio altalenante, pieno di dubbi nelle selezioni di tiro e a livello di playmaking.

Lo spostamento in quintetto di Marcus Smart ha dato un po più di equilibrio alla squadra e ha permesso a Brown di poter guidare la second unit insieme a Terry Rozier, in attesa di poterlo vedere decisivo come durante la scorsa postseason.

LA LEADERSHIP DI IRVING

La sua energia ci ha portai ad un altro livello. E’ stato un gran leader per noi nonostante le voci che sono circolate ultimamente

Queste le parole di Marcus Morris su Kyrie Irving, riguardo cosa ha aiutato i Celtics a compattarsi durante questo giro di trasferte. L’ex Cleveland Cavaliers è stato criticato durante tutta la stagione per mancanza di leadership all’interno dello spogliatoio e qualcuno ha anche suggerito che i rapporti fra i giovani della squadra e il nativo di Melbourne fossero poco idilliaci.

Stando alle recenti parole del compagno di squadra, le divergenze sembrano essere state chiarite in vista di un obbiettivo più grande, con la speranza che Boston possa arrivare fino in fondo a giocarsi tutte le sue carte.

 

 

 

Utah Jazz, alla ricerca della nota giusta

Utah Jazz 2018/2019

Da mina vagante nella selvaggia Western Conference a squadra sul filo del rasoio per quanto riguarda la lotta per i playoff. La stagione degli Utah Jazz è al momento costellata da alti e bassi, arricchita da scalpi importanti come quelli dei campioni in carica dei Golden State Warriors e le due vittorie contro i Boston Celtics a sconfitte inaspettate come contro i Minnesota Timberwolves in casa.

La squadra dal canto suo sta reagendo in maniera positiva alle difficoltà di inizio stagione (nelle prime 21 partite il record era di nove vittorie e dodici sconfitte) visto che delle ultime dodici partite ne ha vinte dieci, con un Donovan Mitchell che si sta ritrovando dopo i primi mesi di appannamento.

Il prodotto di Louisville, infatti, in questo lasso di tempo sta viaggiando ad una media di 29.6 punti, 5.7 assist e 4.6 rimbalzi tirando con il 49.4% dal campo e il 40.9% da tre. Mitchell è inoltre diventato il primo giocatore dei Jazz a far registrare due partite consecutive da 35 punti dai tempi di Karl Malone nell’Aprile del 1998.

L’abilità di Mitchell di segnare dal palleggio-arresto e tiro
Il sophomore ha migliorato anche la capacità di mettere in ritmo i compagni.

CALENDARIO AGEVOLE

I Jazz, come detto, hanno avuto un inizio di regular season non facile non essendo stati aiutati dal calendario abbastanza complicato di inizio stagione che li hanno visti contrapposti alle migliori squadre della lega. Le prossime partite della squadra allenata da Quin Snyder saranno quasi tutte in casa (sei delle prossime otto si giocheranno a Salt Lake City) e tutte le prossime partite saranno contro squadre dell’Ovest, evitando le scomode trasferte per attraversare il paese.

Se continueranno a giocare come stanno facendo nelle ultime settimane, Mitchell e compagni potranno ritagliarsi un posto più alto per i playoff.

STAR POWER E SUPPORTING CAST

Se Mitchell sta elevando il suo livello di prestazione, anche Rudy Gobert non sta certamente sfigurando. Il centro francese sta viaggiando ad una media di 15.2 punti, 12.8 rimbalzi e 2.2 stoppate, confermandosi come l’ancora difensiva della squadra ed uno dei migliori centri della lega.

Rudy Gobert.

Dal supporting cast stanno arrivando segnali confortanti, dopo l’inizio di stagione non entusiasmante. Jae Crowder, Kyle Korver (arrivato a stagione in corso dai Cleveland Cavaliers) e Joe Ingles hanno elevato il proprio gioco come dimostrato dalle percentuali del tiro da fuori nelle ultime partite. In particolare l’australiano sembra poter essere il leader carismatico del team, affiancando il giovane Mitchell nel guidare i compagni.

Anche Ricky Rubio, dopo le difficoltà delle prime stagioni nella lega, sembra aver trovato continuità di rendimento (15 punti e 7 assist di media nelle ultime 5 partite al ritorno da un infortunio che lo ha tenuto lontano dal campo per sei match).

FATTORE ESPERIENZA

I Jazz si sono già trovati in una situazione simile l’anno scorso quando, dopo l’addio di Gordon Hayward andato ai Boston Celtics, riuscirono ad agguantare addirittura il quinto posto nella griglia dei playoff, guidati dalle prestazioni straordinarie di Mitchell che gli sono valse il primo quintetto nelle matricole e il secondo posto nella corsa al Rookie dell’Anno.

Le aspettative per questa stagione erano leggermente diverse ma in una Western Conference cosi agguerrita, dove sostanzialmente ogni partita rappresenta un’insidia diversa, fare pronostici è certamente complicato.

La squadra può contare su uno dei più organizzati staff tecnici della lega e sicuramente lotterà fino alla fine per raggiungere i playoff per il terzo anno consecutivo ed essere una delle mine vaganti della competizione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Philadelphia Sixers, continuità e leadership per crescere ancora

Philadelphia Sixers

Ben SimmonsJoel Embiid e Jimmy Butler ma anche JJ Redick e TJ McConnell. Si perchè ai Philadelphia 76ers quest’anno non c’è solo un leader in grado di guidare la squadra ma tanti (almeno cinque) in grado di dare la scossa nei momenti decisivi. I primi tre ovviamente sono i leader tecnici del team mentre gli altri altre portano rispettivamente la giusta dose di esperienza ed energia.

PHILADELPHIA SIXERS: L’ASSE SIMMONS-EMBIID

Le chiavi del gioco sono in mano a Simmons, il quale sta disputando un’ottima stagione dopo aver conquistato l’anno scorso (anche se tra mille polemiche) il Rookie of The Year. L’australiano sta viaggiando ad una media 15.9 punti, 9.4 rimbalzi e 8.1 assist, condite da 5 triple doppie e giocate spettacolari.

Quando gioca in transizione, Simmons può essere davvero immarcabile.

Gli unici nei di quest’annata sono le percentuali in lunetta (solo il 59% su 177 tentativi), anche se in leggero miglioramento, e la mancanza totale del tiro da tre punti, entrambi aspetti che in una serie playoff combattuta potrebbero risultare fatali per la squadra. Importante sarà il rapporto tra lui e Joel Embiid soprattutto nei minuti finali delle partite che con le loro combinazioni nelle situazioni di pick and pop possono risolvere il match in qualsiasi momento. Il prodotto di Kansas sta disputando una stagione da candidato ad MVP su entrambi i lati del campo. Sta mettendo a referto una media di 26.5 punti, 13.3 rimbalzi e 1.9 stoppate con picchi di qualità veramente alti come nella partita contro gli Indiana Pacers conclusa con 40 centri e 21 carambole. Nonostante l’importante struttura fisica, il camerunense è in grado di segnare da fuori oltre che ovviamente ad essere efficace nel pitturato.

Al fianco dell’australiano, gioca da guardia JJ Redick, tiratore implacabile da fuori, il quale è stato promosso in quintetto dopo le prime 14 partite quando il record dei Sixers era di solo 8 vittorie e 6 sconfitte. L’ex Los Angeles Clippers si è reso protagonista di un buon inizio, assicurando sempre la nota precisione dell’arco (37.1% in stagione).

ESPERIENZA NEL FRONTCOURT: BUTLER E DAVIS

A guidare il frontcourt ci sono Jimmy Butler, arrivato via trade dai Minnesota Timberwolves a stagione in corso, Wilson Chandler, sbarcato a Philadelphia anche lui quest’estate dai Denver Nuggets, e proprio Embiid, probabilmente il vero leader tecnico di questa squadra.

Il primo si è dovuto ambientare prima di trovare il giusto ritmo in attacco e i risultati fino ad ora stanno dando ragione alla dirigenza dei Sixers che lo hanno voluto fortemente considerando il sacrificio di Dario Saric e Robert Covington, due giocatori chiave dei successi della scorsa stagione. L’ex Chicago Bulls ha aggiunto il mid range game nel gioco della sua nuova squadra che fino allo scorso anno non era stato molto utilizzato, privilegiando di gran lunga il tiro da tre. Il nativo di Houston ha dichiarato di trovarsi bene a Philadelphia e di essere intenzionato a rifirmare la prossima estate per poter arrivare a traguardi importanti.

Chandler è arrivato un po come una mina vagante ma si sta ritagliando il suo spazio proprio dopo la partenza di Saric e Covington. L’ex New York Knicks è tornato da un infortunio al ginocchio e sta mettendo al servizio del team le sue qualità di tiratore sugli scarichi e di buon difensore perimetrale.

 

Canestro spalle a canestro del centro dopo una buona difesa di Harrell.
Butler fa valere tutta la sua qualità spalle a canestro.
L’unica nota veramente negativa di questa stagione è la situazione di Markelle Fultz, fermo ormai da più di un mese e senza ancora una data di rientro definitivo. Recentemente, però, il suo agente ha rilasciato alcune dichiarazioni secondo le quali la prima scelta del draft 2017 tornerà a giocare durante questa annata.
La vera chiave per raggiungere risultati significativi già da quest’anno per Philadelphia sarà essere continui sia in attacco che in difesa (dove a volte registrano delle pause) per poter mantenere il ritmo già molto elevato della squadra (settimi nella lega e 101 possessi a gara) e cercare di identificare il leader nei momenti decisivi delle partite importanti.

Boston Celtics, cambiamenti in vista?

Celtics-Sixers streaming-Terry Rozier su Brad Stevens

La stagione NBA per i Boston Celtics non è partita nel migliore dei modi come dimostra il record di 13 vittorie e 10 sconfitte. Nonostante ciò, le ultime partite giocata contro i New Orleans Pelicans, i Cleveland Cavaliers e i Minnesota Timberwolves hanno mostrato qualcosa di nuovo nello starting lineup (anche a causa del lieve infortunio di Jaylen Brown), nell’atteggiamento e soprattutto i margini di miglioramento di questa squadra.

Difesa nel pitturato

Uno dei problemi che si sono riscontrati in questo inizio di stagione regolare sono stati i tanti punti concessi in area contro squadre dotate di ottimi centri. Le sconfitte contro i Portland Trail Blazers, gli Utah Jazz e gli Orlando Magic hanno evidenziato grandi difficoltà nel limitare squadre più fisiche di quella allenata da coach Brad Stevens.

La tattica usata dai Celtics per limitare i pick and roll di questi team è stata molto spesso quella di cambiare sul blocco, lasciando il lungo contro un giocatore più basso. Dal lato debole sarebbero dovuti gli aiuti degli esterni, i quali non hanno potuto far nulla contro la maggiore stazza degli avversari.

Horford aiuta su Lillard nel gioco a due con Nurkic. Brown non può far altro che concedere due punti.
Incomprensione difensiva sul blocco, Brown e Irving perdono Vucevic che mette a referto due punti facili.
Le difficoltà nel pitturato di Boston sono anche dettate dalla conformazione del quintetto, visto che l’unico centro di ruolo nelle rotazioni è al momento Aron Baynes, il quale peraltro viene schierato in campo solo per 15 minuti a partita

Segnare tiri aperti

Un’altra tematica da affrontare per i Celtics è quella che riguarda l’attacco, non tanto la costruzione di tiri (per quanto soprattutto nei finali la circolazione di palla è stata stagnante) quanto la loro realizzazione.

Gordon Hayward, Brown e Terry Rozier stanno facendo fatica a trovare il loro ritmo nella metà campo offensiva e a segnare i cosiddetti wide open shots. Le loro percentuali da dietro l’arco sono piuttosto basse rispetto ai loro standard  e questo sta inficiando pesantemente sul rendimento di squadra.

Kyrie Irving sta facendo un gran lavoro nelle situazioni di penetra e scarica (testimoniato dai 6.4 assist di media, dato più alto della sua carriera) e se i vari Horford, Hayward e Brown cominceranno a segnare questi tiri aperti con continuità, l’attacco di Boston potrà tornare efficace.

Le soluzioni

Stevens ha già apportato alcune modifiche durante le ultime partite come l’inserimento di Baynes e Marcus Smart nel quintetto. Questo cambio, dovuto a piccoli problemi di Horford e Brown, sembra aver dato nuova linfa alla squadra, la quale ne ha beneficiato con due vittorie consecutive.

I Celtics, infatti, sono parsi più equilibrati sia in attacco che in difesa con il quintetto formato da Irving-Smart-Tatum-Morris-Baynes con Hayward pronto a guidare la second unit.

Da segnalare proprio la gran stagione disputata di Morris, il quale ha dato risposte positive sia quando è stato chiamato in causa da starter che da sesto uomo.

Non si sa quale soluzioni Stevens adatterà per le prossime partite quando torneranno i due acciaccati ma sicuramente i Celtics sembrano aver ritrovato la giusta via dopo un inizio complicato.

Gordon Hayward: una luce in fondo al tunnel

Recupero di Hayward-infortunio hayward

Gordon Hayward è tornato a giocare. E questa è la cosa più importante riguardo l’ex giocatore degli Utah Jazz, al di là delle sue prestazioni sul campo, le quali sono comunque buone considerato tutto il contesto.

Era stato preso durante la free agency di due estati fa per comporre una delle lineup che avrebbe potuto competere per il titolo ma quel maledetto infortunio ha impedito tutto ciò, infrangendo sul nascere i sogni di Gordon. Ma ora che ha ripreso a calcare i parquet d’America vuole riprendersi ciò che la sfortuna, quella notte del 17 ottobre dello scorso anno, gli ha immeritatamente tolto.

GORDON HAYWARD: ESPERIENZA ED INTELLIGENZA A DISPOSIZIONE DEI COMPAGNI

Questa voglia di rivalsa sta emergendo piano piano alternando alti e bassi, come è normale che sia. Coach Brad Stevens ha dichiarato prima di inizio stagione che avrebbe giocato con restrizioni di minutaggio per le prime settimane di regular season affinché potesse riprendere con calma il ritmo partita. Questo, tuttavia, non gli ha impedito di mettere a referto alcune ottime prestazioni come quella contro i Milwaukee Bucks (18 punti con 6/11 dal campo, 3/5 dall’arco e 5 assist) nel quale è stato uno dei protagonisti della vittoria finale.

Non avendo ancora l’esplosività e la condizione di un paio di stagioni fa, Hayward sta mettendo a disposizione tutta la sua esperienza e intelligenza cestistica al servizio dei compagni, facendosi trovare al posto giusto al momento giusto. A testimonianza di ciò, la sua percentuale nel tiro da fuori (intorno al 35% su 32 tentativi) è comunque buona, alla luce della difficoltà nelle percentuali dal campo di tutta la squadra, eccezion fatta per Marcus Morris, protagonista di un’ottima stagione fino a questo punto.

 

La miglior azione di Hayward in maglia Boston Celtics: gran giocata difensiva e canestro in penetrazione.

Anche il processo di conoscenza reciproca con i compagni di squadra sta procedendo bene come dimostrano le ultime prestazioni durante le quali si sta trovando sempre di più a proprio agio. Il lavoro che l’ex Jazz sta cercando di mettere in atto è visibile anche nei 5.4 rimbalzi di media, fondamentale in cui Boston ha manifestato qualche lacuna negli anni precedenti.

QUALCHE PECCA DIFENSIVA

L’unica nota meno lieta è forse quella che riguarda la metà campo difensiva, nella quale manca ancora un po di mobilità laterale, anche se anche su questo aspetto si possono notare miglioramenti sensibili come dimostra la stoppata su Malcom Brogdon contro i Bucks. Le squadre avversarie continueranno a mettergli pressione ed il sistema difensivo di Boston dovrà essere in grado di limitare le scorribande degli attaccanti.

Inserirsi in una squadra che punta alla vittoria finale non è facile, farlo dopo un infortunio come quello capitato al prodotto di Butler lo è ancora di più. Il fatto che ad aiutarlo sia l’allenatore che ha avuto nei suoi anni al college rende tutto ciò ancora più intrigante e interessante. I tifosi del TD Garden lo hanno preso a cuore e aspettano di festeggiare uno dei lieti fini più belli della pallacanestro moderna.

 

 

Manuale Boston Celtics 2018/2019: la stagione della conferma

Pronostici NBA 18-19-Boston Celtics 2018/2019

La stagione NBA 2018/2019 è ormai alle porte e si preannuncia come al solito entusiasmante e divertente con molti spunti da offrire. Una delle squadre che punterà a vincere il titolo sono sicuramente i Boston Celtics, chiamati a confermare quanto di buono fatto l’anno passato e magari andando oltre, raggiungendo quelle Finals che mancano da otto anni. Il materiale su cui costruire qualcosa di solido non manca: sta all’abilità di coach Brad Stevens metterlo insieme e tentare di raggiungere il massimo risultato. Ci aspetta un’annata interessante, prepariamoci ad affrontarla con l’ausilio del manuale Boston Celtics 2018/2019.

MANUALE BOSTON CELTICS 2018/2019: L’ANNATA PRECEDENTE

  • Record: 55-27
  • Piazzamento: seed #2, Eastern Conference
  • Rendimento playoff: Finali di Conference (sconfitta per 4-3 vs Cleveland Cavaliers)
  • Offensive rating: 107.6
  • Defensive rating: 103.9
  • Team leaders: Kyrie Irving (24.4 PTS), Al Horford (7.4 REB), Kyrie Irving (5.1 AST)

MANUALE BOSTON CELTICS 2018/2019: I MOVIMENTI ESTIVI

NBA: Boston Celtics at Chicago BullsMarcus Smart in azione con la maglia dei Boston Celtics.

La firma più importante per i Celtics durante questa offseason è stata quella di Marcus Smart, che ha deciso di continuare la sua avventura in bianco verde rinnovando il contratto per quattro stagioni a 52 milioni di dollari. L’aver tenuto il prodotto di Oklahoma State è stato fondamentale per l’idea di gioco di Boston, la quale potrà contare ancora sul giocatore che, sotto la gestione Stevens, è diventato il perno della fase difensiva. L’altra importante riconferma è quella del centro australiano Aron Baynes, firmato per 2 anni a 11 milioni. L’ex San Antonio Spurs continuerà a fornire esperienza e fisicità, essendo diventato in poco tempo uno degli idoli dei tifosi al TD Garden. Da segnalare inoltre la presenza nel roster di Brad Wanamaker, playmaker ex Fenerbache visto anche in Italia con la maglia di Pistoia, che prenderà il posto nelle rotazioni di Shane Larkin tornato a giocare in Europa. Via draft è arrivato con la 27esima scelta Robert Williams, centro in uscita da Texas A&M University, che va ad arricchire un parco lunghi molto ampio e vario.

MANUALE BOSTON CELTICS 2018/2019: L’ANALISI

Lo stile di gioco dei ragazzi di Stevens sarà quello adottato in questi anni: circolazione di palla e ricerca del tiro migliore possibile, limitando quanto più possibile gli isolamenti. La novità più importante sarà rappresentata dal ritorno in campo di Gordon Hayward, dopo un anno di stop dovuto al brutto infortunio rimediato alla prima partita dello scorso anno. Il reinserimento negli schemi dell’ex Utah Jazz toglierà molte pressioni dalle spalle di Kyrie Irving, costretto molte volte durante la scorsa stagione a dover forzare la conclusione in situazioni difficili.

L’abilità di Hayward nell’attaccare il ferro sarà fondamentale nell’economia del gioco di Boston.

La squadra può contare su un ottimo starting five formato dai già citati Irving ed Hayward, il veterano Al Horford (pedina fondamentale in entrambe le metà campo) e i due giovani rampanti Jaylen Brown e Jayson Tatum, provenienti da un’ottima stagione, che dovranno confermare il loro potenziale anche se presumibilmente con meno tiri a disposizione vista la presenza dell’ex Utah Jazz.

Nelle prime partite della stagione, però, Stevens si affiderà probabilmente al quintetto iniziale dello scorso anno per far ritrovare con calma il ritmo partita alla sua seconda star, con Marcus Morris e Aron Baynes che si alterneranno al fianco di Horford. I Celtics possono infatti contare su rotazioni molto lunghe, come testimoniato dallo scorso anno quando sono arrivati in finale di Conference senza i due giocatori fondamentali. Ad entrare dalla panchina, oltre ai due lunghi, ci saranno Terry Rozier, sorpresa assoluta degli scorsi playoff, il riconfermato Marcus Smart, Semi Ojeleye e Daniel Theis, tornato anche lui da un infortunio che lo ha costretto a fermarsi anzitempo durante la scorsa stagione.

 

I Celtics hanno dimostrato, nella passata stagione, di avere una difesa molto preparata e precisa.

Quanto alla metà campo difensiva, i Celtics possono contare su uno dei sistemi più efficaci della lega, essendo stati la miglior difesa per punti su 100 possessi nella scorsa stagione. Guidati da Horford, Tatum e compagni possono marcare tutti i ruoli (ad eccezione forse di Irving) rendendo molto difficile la vita agli attaccanti avversari. La difesa, infatti, è la stata la chiave del successo di Boston in questi due anni i quali, anche se con due roster molto diversi tra loro, hanno mantenuto inalterato l’ottimo rendimento.

CONCLUSIONE

Le aspettative per la squadra di Danny Ainge sono molte alte e fino alla fine lotterà con i Philadelphia 76ers e i Toronto Raptors per le posizioni di vertice della Eastern Conference, con la speranza di poter arrivare sani nel momento clou della stagione per giocarsi la vittoria dell’anello.

DeAndre Jordan-Mavs: una cattedrale non più nel deserto

DeAndre Jordan

Finalmente è successo. DeAndre Jordan, avendo firmato un contratto annuale da 23 milioni di dollari, sarà il prossimo centro dei Dallas Mavericks. L’interesse della squadra texana era stato già molto forte tre anni fa, quando l’affare saltò incredibilmente scatenando non poche polemiche.

L’ex giocatore dei Los Angeles Clippers completa un quintetto di tutto rispetto formato da Dirk Nowitzki, Harrison Barnes, Dennis Smith Jr e il rookie Luka Doncic. L’innesto di Jordan sarà utile sia per la fase difensiva, dove è in grado di sfruttare la sua qualità di rim protector oltre all’abilità di cambiare su quasi tutti blocchi, ma anche in fase offensiva nella quale potrà utilizzare le doti da rifinitore nei pressi del ferro.

Proprio l’abilità nel pick and roll sarà fondamentale durante il suo primo anno in Texas, dal momento che storicamente Dallas sotto questo aspetto non ha mai avuto nulla da invidiare a nessuna franchigia.

DeAndre Jordan, infatti, è uno dei migliori giocatori nel gioco di pick and roll come testimoniato dalla partnership con Chris Paul nei Clippers, la quale lo ha reso uno dei centri più importanti della lega. Dei 65 giocatori che hanno avuto almeno 100 possessi come ‘roll man’ Jordan è quinto per efficacia avendo segnato 1,253 punti per possesso.

Pick n’roll Rivers-Jordan: palla alzata e inchiodata finale.

 

Fattore da non sottovalutare per i Mavs, considerato che la squadra del magnate Cuban può utilizzare in questa situazione di gioco anche Dwight Powell, uno dei tanti giovani presenti nel roster, il quale ha dimostrato ottime doti atletiche e fisiche.

Jordan inoltre rende molto più facile il lavoro delle pointguard e in generale a tutti i suoi compagni. Il suo lavoro non si ferma solo a schiacciate e stoppate ma la sua posizione aiuta molto anche i tiratori come Wesley Matthews e Harrison Barnes (già suo compagno nel Team USA alle Olimpiadi di Rio 2016). La scorsa stagione, infatti, i Clippers hanno tirato con il 36,4% da tre quando lui era in campo e solo con il 33,4% mentre il nativo di Houston era in panchina.

L’abilità del prodotto di Texas A&M University migliorerà quindi molto l’attacco dei Mavs grazie all’utilizzo sempre più ampio di pick and roll che vedranno coinvolto anche Powell. Un’altra delle caratteristiche principali del nuovo acquisto è quella di essere un tremendo rimbalzista, il che frutterà anche molti più possessi offensivi rispetto all’anno scorso.

Il gioco di DeAndre Jordan sembra essere fatto su misura per gli schemi di coach Rick Carlisle che dovrà essere bravo a centellinare i minuti di Nowitzki e gestire la coppia di guardie Smith-Doncic. Per i due giovani, l’innesto di Jordan è perfetto dal momento che non ci sono tanti lunghi in grado di semplificare le cose sul campo come lui. Il suo acquisto è un investimento per il presente (un solo anno di contratto) ma si spera anche per il futuro. 

La presenza a roster di giocatori del calibro di Jordan, Doncic e Smith con un anno di esperienza in più permetterà alla squadra di vincere più partite rispetto alla scorsa stagione (solo 24 W e terzo peggior record della lega condiviso con gli Atlanta Hawks) e magari di togliersi qualche soddisfazione dando fastidio alle squadre considerate in lizza per la vittoria del titolo.

Key factors: Al Horford vs Kevin Love

Key Factors

Boston Celtics contro Cleveland Cavaliers. Sarà questo l’atto conclusivo per quanto riguarda la Eastern Conference e il remake di quella dello scorso anno, nella quale si imposero LeBron James e compagni per 4-1. Le due squadre rispetto alla serie dello scorso anno sono cambiate moltissimo: basti pensare che, fino a soli 12 mesi fa, Kyrie Irving (ora proprio a Boston) faceva parte della franchigia dell’Ohio e che, tra le fila dei Celtics, sono rimasti solo quattro giocatori.

Uno dei duelli che caratterizzerà la serie sarà quello fra Al Horford e Kevin Love, le due ali forti (che all’occorrenza possono giocare da centro) e che si marcheranno molto spesso all’interno delle partite.

KEY FACTORS: NOT YOUR AVERAGE, AL

A causa degli infortuni di Irving e di Gordon Hayward, Al Horford è diventato il leader emotivo e anche tecnico di questi giovani Celtics. Sta viaggiando ad una media di 17 punti, 8.7 rimbalzi e 3.3 assist ma le cose più importanti che sta facendo in questi playoff spesso non finiscono nel tabellino.

Durante questa post season ha già marcato il fenomeno greco Giannis Antetokounmpo, Joel Embiid e Ben Simmons, tre grandissimi atleti giovani ma che si sono trovati di fronte il muro eretto dalla difesa di Boston, guidata sapientemente proprio dal dominicano.

 Le doti difensive e tutta l’esperienza del centro ex Atlanta Hawks si vedono anche contro giocatori più alti.

 

L’apporto difensivo del prodotto di Florida Gators è uno dei motivi per i quali due anni fa è stato firmato al massimo salariale, scatenando non poche critiche che sono state zittite alla luce dei due playoff disputati in maglia Celtics.

 

La palla rubata che ha praticamente deciso la serie contro i Sixers è opera di Big Al.

Horford, essendo il più esperto del roster a disposizione di coach Brad Stevens, si sta prendendo molte più responsabilità e tiri dal campo del previsto (soprattutto nel pitturato e in situazioni di post) ma il suo contributo è fondamentale anche fuori dal campo: l’ala sta facendo da chioccia per i giocatori giovani come Terry Rozier, Jayson Tatum e Jaylen Brown.

ESSERE IN RITMO FIN DA SUBITO

Uno dei giocatori da tenere d’occhio per quanto riguarda i Cavs è sicuramente Kevin Love. Una regular season costellata da alti e bassi per l’ex Minnesota Timberwolves cosi come l’inizio di questi playoff.

Nella serie di primo turno contro gli Indiana Pacers, infatti, ha faticato molto come tutti i suoi compagni che non si chiamino LeBron James. Nel momento più importante della stagione, nella gara 7 contro Victor Oladipo e compagni, ha risposto presente continuando a prendere i suoi tiri e mettendo a referto 14 punti, alcuni dei quali con James in panchina.

La sua abilità di aprire il campo e segnare da  fuori dall’arco è una delle chiavi di questa serie.

Nella serie di semifinale contro i Toronto Raptors si è rivisto invece il miglior Love, avendo chiuso la serie a 20.7 punti di media con una prestazione addirittura da 31 punti in gara 2. Proprio quando LeBron sarà in panchina a riposare, il prodotto di UCLA dovrà guidare la propria squadra nella metà campo offensiva, con soluzioni dal post basso dove può sfruttare la sua maggiore altezza sugli esterni dei Celtics che magari proveranno cambiare su tutti i blocchi.

Entrare in ritmo fin da subito è fondamentale per tutti i tiratori di Cleveland per togliere un po di pressione dalle spalle di James. Nella serie contro i Raptors si sono visti dei miglioramenti da questo punto di vista considerato che le percentuali dall’arco sono state molto positive.

 

La serie finale di Conference sta per cominciare e il duello fra Al Horford e Kevin Love è pronto ad infiammare queste importantissime gare.

Inside the duel: Celtics-Bucks

Clippers-Bucks-Celtics-Bucks streaming

Equilibrio. Incertezza. Quella fra i Boston Celtics e i Milwaukee Bucks si prospetta una serie davvero sul filo del rasoio con i dettagli che faranno la differenza. Solitamente da una sfida tra secondi e settimi classificati non ci aspettano cosi tanti dubbi sul passaggio del turno, ma questa sarà una sfida davvero entusiasmante. A testimoniare ciò, i precedenti in regular season in perfetta parità con partite decise negli ultimi minuti di gara.

 

Brad Stevens.

 

LO SCORE IN REGULAR SEASON

Boston Celtics

  • Record: 55-27 (27-14 in casa, 28-13 on the road)
  • Offensive rating: 107.6
  • Defensive rating: 103.9
  • Team leaders: Kyrie Irving (24.4 PTS), Al Horford (7.1 REB), Kyrie Irving (5.1 AST)

Milwaukee Bucks

  • Record: 44-38 (25-16 in casa, 19-22 on the road)
  • Offensive rating: 109.8
  • Defensive rating: 110.1
  • Team leaders: Giannis Antetokounmpo (26.9 PTS), Giannis Antetokounmpo (10 REB), Eric Bledsoe (5.1)

 

CELTICS-BUCKS: IL DUELLO

Fra le tanti chiavi del match una delle più importanti da ambo le parti sarà il faccia a faccia fra Al Horford e Giannis Antetokounmpo. Con l’assenza pesantissima di Kyrie Irving e del lungodegente Gordon Hayward, sarà proprio l’ex Atlanta Hawks a caricarsi la squadra sulle spalle in virtù della sua esperienza da vendere.

Il lungo se la vedrà molto probabilmente proprio con il fenomeno greco, dal momento che in molti minuti delle partite giocate in regular season contro la squadra del Wisconsin è stato impiegato lui in marcatura diretta, con molti cambi nelle situazioni di pick and roll. Quando il dominicano non sarà in campo, potrà essere molto utile l’apporto di Semi Ojeleye, rookie selezionato con la 37esima scelta in uscita dalla Southern Methodist University (Dallas) che ben figurato nelle partite contro Milwaukee.

La difesa di Semi sul greco può essere il fattore a sorpresa di questa serie.

 

Dall’altra parte, Antetokounmpo dovrà essere il faro offensivo della squadra e possibilmente migliorare la già ottima stagione regolare conclusa. Il suo gioco interno potrebbe essere un difficile rebus da risolvere per la squadra di Stevens, per le soluzioni che può creare per se e per i compagni pronti a colpire da dietro l’arco.

Ad affiancare i due giocatori più importanti, ci saranno per i Celtics Jaylen Brown, Jayson Tatum e Marcus Morris i quali dovranno guidare l’attacco cercando di renderlo il più possibile fluido e pulendo le spaziature. La cosa da evitare assolutamente è abusare degli isolamenti e non subire troppi contropiedi, concedendo punti facili a Giannis e soci. Per quanto riguarda i Bucks, i giocatori sotto la lente di ingrandimento saranno Eric Bledsoe, arrivato dai Phoenix Suns a metà stagione, che si è subito inserto bene negli schemi della nuova squadra; Kris Middleton e, in uscita dalla panchina, Jabari Parker, reduce da due brutti infortuni al ginocchio, che potrebbe fare la differenza grazie alle sue doti di scorer.

 

Al Horford è un giocatore che ama svariare molto in attacco: su di lui i Celtics conteranno molto per scardinare la difesa dei Bucks.

Altro tema principale della serie saranno i rimbalzi: l’anno scorso i Boston Celtics, soprattutto nei playoff, hanno mostrato gravi lacune a causa della mancanza di un big man che potesse fare la voce grossa. Durante questa stagione, la situazione è cambiata grazie alla presenza in quintetto di un giocatore come Aron Baynes (5.4 rimbalzi in soli 18 minuti sul campo), dalla panchina di Greg Monroe e Daniel Theis (stagione finita per lui) e di un diverso atteggiamento di squadra. I Bucks sono la peggior squadra NBA per rimbalzi catturati a partita (solo 39.8) e hanno la seconda rebound percentage della lega. Questo si può spiegare data la mancanza di uno specialista come John Henson, unico centro di ruolo con minuti della squadra. Se i Celtics riusciranno a sfruttare questo punto debole, la serie potrebbe durare meno del previsto.

Molto interessante anche il confronto sulle panchine: se da un a parte ci sarà Brad Stevens, uno dei favoriti per vincere il premio dell’allenatore dell’anno e riconosciuto come uno dei più bravi della lega, dall’altra ci sarà Joe Prunty alla prima stagione da allenatore in NBA che ha sostituito Jason Kidd, esonerato a metà stagione.

Dopo un inizio terribile dal punto emotivo, il coach dei Celtics ha saputo reagire trovando schemi adatti e integrando nella propria filosofia di gioco giocatori nuovi come Irving, Marcus Morris e Tatum più inclini al tiro che al passaggio. Prunty, dopo qualche tentennamento di troppo all’inizio, è riuscito a ritrovare gli equilibri giusti per tornare ai playoff per il secondo anno consecutivo.

CELTICS: ROSTER E ROTAZIONI

45Kadeem AllenSG256-3200Arizona
46Aron BaynesC316-10260Washington State$4,328,000
26Jabari BirdSG236-6198California
7Jaylen BrownSG216-7225California$4,956,480
60Jonathan GibsonPG306-2185New Mexico State$44,495
20Gordon HaywardSF286-8226Butler$29,727,900
42Al HorfordPF316-10245Florida$27,734,406
11Kyrie IrvingPG266-3193Duke$18,868,626
8Shane LarkinPG255-11175Miami (FL)$1,471,382
55Greg MonroeC276-11265Georgetown$5,000,000
13Marcus MorrisPF286-9235Kansas$5,000,000
28Abdel NaderSF246-6230Iowa State$1,167,333
37Semi OjeleyePF236-7235SMU$1,291,892
12Terry RozierPG246-2190Louisville$1,988,520
9Xavier SilasSG306-5205Northern Illinois
36Marcus SmartPG246-4220Oklahoma State$4,538,020
0Jayson TatumSF206-8205Duke$5,645,400
27Daniel TheisPF266-9243$815,615
30Guerschon YabuselePF226-8260$2,247,480

 

Fonte: (ESPN)


BUCKS: ROSTER E ROTAZIONI

34Giannis AntetokounmpoPF236-11222$22,471,910
6Eric BledsoePG286-1205Kentucky$14,500,000
13Malcolm BrogdonPG256-5215Virginia$1,312,611
23Sterling BrownSG236-6230SMU$815,615
8Matthew DellavedovaPG276-4198Saint Mary’s$9,607,500
31John HensonC276-11229North Carolina$11,422,536
11Brandon JenningsPG286-1170$83,129
7Thon MakerC217-1223$2,684,160
22Khris MiddletonSF266-8234Texas A&M$14,100,000
15Shabazz MuhammadSG256-6221UCLA$1,577,230
0Xavier MunfordPG256-4173Rhode Island
12Jabari ParkerPF236-8250Duke$6,782,392
40Marshall PlumleeC257-0250Duke
21Tony SnellSG266-7221New Mexico$9,887,640
3Jason TerrySG406-2185Arizona$1,471,382
5D.J. WilsonPF226-10236Michigan$2,135,040
44Tyler ZellerC287-0250North Carolina$1,709,538

 

(Fonte: ESPN)

 

CELTICS-BUCKS STREAMING

Celtics-Bucks streaming della serie, dove cercarlo? Questa sarà una serie molto interessante. Si affrontano i Boston Celtics di Al Horford e Jayson Tatum e i Milwaukee Bucks di Giannis Antetokounmpo e di Eric Bledsoe. Come vedere Celtics-Bucks streaming?

Ci sono due metodi:

  • Celtics-Bucks streaming su Sky Go
  •  Celtics-Bucks streaming su NBA League Pass

Su Sky si potranno assistere anche ad altre sfide playoff, attraverso l’applicazione per smartphone, tablet e pc. Occorre avere un abbonamento con Sky da almeno un anno ed avere attivo il pacchetto sport. Le partite potranno essere viste in diretta oppure potranno essere registrate per guardarle quando si vuole. Riguardo la seconda opzione, invece basta abbonarsi sul sito web NBA League Pass, selezionare il pacchetto desiderato e potrete vedere tutte le gare anche in contemporanea.

 

 

Il pronostico per la serie è veramente serrato e imprevedibile con un lieve vantaggio a favore dei Boston Celtics in virtù di una maggiore solidità e compattezza nonostante i Bucks abbiano tutte le carte in regola per imbrigliare gli avversari. Si inizia domenica, alle ore 19:00 italiane.

Boston Celtics, tre mosse per battere i Raptors

Kyrie Irving-leader-Boston Celtics

I Toronto Raptors sono la squadra più in forma del momento e la più accreditata per compiere un percorso lungo anche nei playoff senza dare per morti ovviamente LeBron James e soci; i Boston Celtics hanno però delle chances per poter battere i canadesi anche se ormai possono considerarsi vane le speranze per la prima posizione.

Boston Celtics, il primo fattore: Kyrie Irving

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Irving in azione con la maglia dei Boston Celtics.

Uno dei fattori che potrà contribuire ad un possibile passaggio del turno sarà il rendimento di Kyrie Irving. Essere il miglior giocatore non significa solo segnare molto perchè il suo gioco comprende più di questo. L’ex Cleveland Cavaliers dovrà essere uno scorer efficiente e mettere i suoi compagni nella situazione di poter dare il loro massimo.

I Boston Celtics hanno bisogno della sua qualità di vedere il canestro ma l’impatto complessivo alla partita sarà più importante delle sue percentuali al tiro perchè Boston è in grado di vincere come squadra e non solo grazie al singolo.

Boston Celtics: il secondo fattore è l’impatto della panchina

Greg Monroe.

Una delle cose più affascinanti di questo potenziale scontro è l’apporto delle panchine. Quella dei Raptors e dei Boston Celtics sono due delle più fornite anche se quella bianco verde molto più altalenante.

Quella di Boston non può fare troppo affidamento sull’abilità al tiro anche se ultimamente le cose sembrano andare per il verso giusto. Coach Brad Stevens ha messo apposto le rotazioni e Greg Monroe sembra aver trovato la giusta continuità di rendimento.

La panchina è cambiata dalla pausa per l’All Star Game ma le riserve dei Raptors hanno comunque più fiducia e continuità. Anche se i Celtics hanno maggiore potenziale, sarà difficile mantenere il ritmo dei canadesi e questo a lungo andare potrebbe favorirli almeno fino a che gli avversari schiereranno la second unit.

Entrambi i team hanno giocatori che possono cambiare la partita e potrebbero risultare decisivi in un’eventuale serie. Le rotazioni nei playoff si accorciano ma potrebbero diventare molto importanti.

Il terzo fattore: Brown e Tatum, il salto di qualità

Jayson Tatum in azione.

Una delle cose più interessanti della stagione dei Boston Celtics è stato l’impatto dei giovani in particolar modo di Jaylen Brown e Jayson Tatum. Questi giocatori sono già andati oltre le più rosee aspettative ma per andare avanti nei playoff devono fare ancora di più.

I due si sono giocati per tutta la stagione il ruolo di seconda punta ma nessuno ha avuto la consistenza necessaria per esserlo poi veramente. Entrambi saranno grandi contributori ma devono assolutamente migliorare.

Brown avrà certamente più responsabilità in difesa. Se manterrà alto il suo livello in entrambe le metà campo, i Celtics avranno molte più chances di vincere altrimenti saranno costretti a capitolare.

Per quanto riguarda Tatum, deve essere aggressivo in attacco ed attento in difesa. Non si sa ancora che ruolo Stevens gli affiderà ai playoff ma se limiterà le palle perse e migliorerà la selezione dei tiri, potrà formare un trio davvero pericoloso con Irving e Horford che poche squadre possono vantare e soprattutto marcare.

Potrebbe sembrare esagerato chiedere questi miglioramenti a ragazzi cosi giovani ma questa è esattamente la differenza tra vincere e perdere nella lega più bella del mondo.

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LA DINASTIA DEI BOSTON CELTICS

Anthony Davis, l’indissolubile certezza dei Pelicans

Anthony Davis

E’ il 27 gennaio 2018 quando DeMarcus Cousins, alla fine della partita vinta contro gli Houston Rockets, si rompe il tendine d’Achille e per quasi tutti gli addetti ai lavori la stagione dei New Orleans Pelicans finisce in quell’istante. Non però per Anthony Davis.

Quando tutto sembrava andare per il peggio, il nativo di Chicago ha innalzato il suo livello di gioco mettendo a referto numeri da capogiro durante la recente striscia di vittorie della squadra: 41.5 punti, 15 rimbalzi, 3 palle recuperate e 3 stoppate, tirando con il 54% dal campo e il 39% dall’arco dei tre punti.Il prodotto di Kentucky ci ha però abituato a questo genere di prestazioni dal momento che da quando è cominciata la sua carriera in NBA è il perno dei Pelicans, avendoli portati anche ai playoff nel 2015. Grazie a lui, la sua squadra si trova al quinto posto nella Western Conference davanti ai sicuramente più quotati Oklahoma City Thunder.

Davis sta dando il massimo per mascherare i punti deboli della squadra anche perchè nessun team che ambisce ai playoff avrebbe bisogno di una partita da 53 punti, 17 rimbalzi, e 5 stoppate in 39 minuti dalla sua superstar per battere un lottery team come i Phoenix Suns

Ora che è entrato nella sesta stagione, Davis ha imparato a condurre occasionalmente la transizione offensiva e ha aggiunto al suo repertorio un buon crossover, un tiro affidabile da fuori e l’abilità di poter creare per i compagni dal post. Molte di queste cose le ha dovute imparare per necessità perchè sino allo scorso non ha mai avuto compagni di squadra all’altezza.

Anthony Davis è capace di crearsi tiri di questo tipo e segnare con grande facilità

 

Anthony Davis ovviamente domina nella metà campo offensiva ma è anche un eccellente difensore, il che testimonia grandi doti di concentrazione e presenza in campo. Molti lunghi non hanno la capacità di essere attivi in entrambe le fasi del gioco ma l’ex Kentucky può essere lo scoring leader della squadra e anche il suo miglior stoppatore e difensore, tutto non avendo quasi mai problemi di falli. Per la quinta volta in carriera, infatti, sta mettendo a referto più stoppate che falli.

AD dominante anche nella metà campo difensiva.

 

Mentre sta arrivando sul grande palcoscenico una generazione potenzialmente dominanti di lunghi, Davis rimane il migliore della lega. I nomi di Joel Embiid, Karl Anthony Towns e Nikola Jokic offrono una folta concorrenza ma quello che è in grado di fare il giocatore di New Orleans è incomparabile.

Altre superstar avrebbero probabilmente però chiesto la trade se si fossero trovate nella situazione di Anthony Davis. Non avrebbero voluto perdere gli anni migliori della propria carriera in un team che non si avvicina nemmeno ad essere una contender. Ma Anthony Davis è l’eccezione che conferma la regola e, per il momento (ha un contratto che termina nel 2020 con una player option da quasi 29 milioni di dollari), ha sposato in pieno il progetto Pelicans.

Il giocatore sembra determinato a seguire le orme di un altro talentuosissimo giocatore che risponde al nome di Kevin Garnett che ha portato un tram quasi dal nulla a risultati incredibile scegliendo solamente dopo di unirsi ad un grande team per vincere l’anello.

I tifosi di New Orleans si augurano che lui e Cousins possano rimanere più a lungo possibile per poter vincere e restare nella squadra attuale.

 

Celtics, tutto sotto controllo

Calma piatta con un leggero alito di vento. Si potrebbe riassumere cosi l’ultima giornata utile per fare transazioni per i Boston Celtics, i quali sono stati uno dei team meno attivi della lega nonostante i molti rumor circolati nelle ultime ore. L’unico cambiamento nel roster è stato l’acquisto di Greg Monroe, il quale ha fatto il suo esordio nella partita vinta contro i Washington Wizards.

Il prodotto di Georgetown va ad arricchire un parco lunghi abbastanza ampio che manca di un po di peso sotto canestro (fatta eccezione per Aron Baynes il quale però ha un minutaggio ridotto rispetto agli altri). Il nuovo arrivato potrà aggiungere la sua capacità di essere incisivo dal post alto e basso, sia per crearsi il tiro che per servire i compagni.

Il suo contributo dovrà essere costante soprattutto nella postseason per obbligare squadre come i Toronto Raptors e i Cleveland Cavaliers a non schierare il quintetto con cinque piccoli.

In questa circostanza sfrutta il corpo per segnare e prendersi anche il fallo
Il lungo ex Detroit Pistons, nonostante il tempo stia per scadere, mantiene la calma e serve molto bene il compagno.

L’ex Phoenix Suns si è dimostrato fin da subito disponibile alla causa Celtics, rendendo ancora più intrigante una squadra giovane come Boston. Sarà molto importante vedere come lui e Kyrie Irving gestiranno le situazioni pick and roll, che potrebbe diventare un’arma mortifera per tutte le difese NBA.

Per quanto riguardo la metà campo difensiva, invece, coach Brad Stevens dovrà toccare i tasti giusti per inserire un difensore mediocre nel sistema della miglior retroguardia della lega. Una delle soluzioni possibili potrebbe essere quella di affiancargli un giocatore solido come Al Horford, con lo spostamento per alcuni minuti di Marcus Morris nella posizione di ala piccola, per nascondere le sue lacune.

Sebbene la possibilità di effettuare scambi sia finita, i Celtics potrebbero ora guardare al mercato dei buyout: quei giocatori cioè che si liberano da una squadra e che sono in cerca di un team che possa arrivare fino in fondo ai playoff.

Uno dei nomi caldi in questo senso è quello di Joe Johnson, appena scambiato dagli Utah Jazz ai Sacramento Kings nella trade a tre che ha coinvolto anche i Cavs.

Il veterano colmerebbe il vuoto dei punti in uscita dalla panchina, dando un contributo regolare, a cui si sommerebbero le prestazioni di Terry Rozier e Marcus Smart su tutti e una buona dose di esperienza.

Il GM Danny Ainge è anche riuscito a trattenere anche Smart che era stato al centro di molte voci nei giorni scorsi. Il prodotto di Oklahoma State sebbene sia ondivago al tiro è l’ancora della difesa e un giocatore difficilmente sostituibile a questo punto della stagione. Il giocatore è al momento alle prese con un infortunio alla mano che lo terrà fuori dai campi fino alla pausa per l’All Star Game.

La dirigenza dei Celtics ha voluto mantenere il cuore della squadra che bene sta facendo in questa stagione e che i tifosi sperano possa fare un cammino molto lungo nei playoff.