Inside the duel: Bucks-Pistons

Pistons-Bucks streaming

Quella tra Milwaukee Bucks e Detroit Pistons potrebbe essere una delle serie più interessanti che ci viene proposta in questo primo turno di playoff, in quanto si affrontano due squadre che giocano in maniera totalmente opposta e che quindi dovranno cercare di imporre il proprio ritmo nelle varie partite. I Bucks si sono aggiudicati la prima posizione nella Eastern Conference ottenendo peraltro il miglior record della lega, mentre i Pistons hanno ottenuto il pass per la postseason all’ultima giornata battendo i New York Knicks nonostante l’assenza della loro stella Blake Griffin. L’ultima serie playoff disputata tra le franchigie risale al 2004, quando la Motor City si impose sul team del Wisconsin per 4-1 nella serie proprio al primo turno di playoff.

LO SCORE IN REGULAR SEASON

Milwaukee Bucks

  • Record: 60-22 (#1, Eastern Conference)
  • Offensive rating: 113.5
  • Defensive rating: 104.9
  • Team leaders: Giannis Antetokounmpo (27.7 PTS), Giannis Antetokounmpo (12.5 REB), Giannis Antetokounmpo (5.9 AST)

Detroit Pistons

  • Record: 41-41 (#8, Eastern Conference)
  • Offensive rating: 108.3
  • Defensive rating: 108.6
  • Team Leaders: Blake Griffin (24.5 PTS), Andre Drummond (15.6 REB), Blake Griffin (5.4 AST)

BUCKS-PISTONS: IL DUELLO

Questa sarà una serie tatticamente complessa, visto che da una parte troviamo una squadra che ama correre il campo e prendersi tiri in transizione, una squadra che predilige dunque un gioco in velocità piuttosto che attaccare a difesa schierata (Bucks); mentre dall’altra parte abbiamo una squadra che gioca una pallacanestro a ritmi bassi e che si affida molto agli isolamenti e agli 1 vs 1 (i Pistons).

I Detroit Pistons dovranno dimostrarsi una squadra solida, vincendo anche almeno una gara fuori casa per ribaltare il fattore campo (impresa ardua visto il record pesantemente negativo in trasferta avuto dalla squadra di coach Dwane Casey ed il record quasi impeccabile dei Bucks in casa); inoltre dovranno cercare di controllare il ritmo delle partite e concedere il meno possibile canestri in contropiede ai Bucks, visto che se dovessero trovare vita facile Antetokounmpo e compagni sarebbero sciolti e supererebbero la pressione che hanno sulle spalle. Già, pressione, questo è un tema caldo in casa Bucks perchè è si vero che hanno ottenuto il miglior record della lega, ma non è così

scontato che riusciranno a reggere mentalmente la pressione, vista la gioventù del gruppo. Un tema tattico interessante nella serie sarà sicuramente chi marcherà (o almeno chi ci proverà a marcarlo) Giannis Antetokounmpo. A disposizione di Coach Casey non ci sono difensori affidabili; il principale indiziato potrebbe essere Blake Griffin dato che entrambi giocano da ala grande ed anche negli scontri in RS era stato proprio l’ex Clippers a prendersi cura della stella greca. Questo potrebbe sicuramente essere un duello chiave: Griffin non è di certo conosciuto per la sua attitudine difensiva ed Antetokounmpo potrebbe dominare magari mettendo Griffin in difficoltà  per eventuali problemi di falli. Ad alternarsi con Blake Griffin in marcatura sul greco potrebbe essere Andre Drummond, un difensore senza dubbio più solido di Griffin che però paga sicuramente una velocità nettamente minore ed una lentezza di piedi del quale Antetokounmpo potrebbe approfittare. Sicuramente il compito di chi marcherà Antetokounmpo sarà quello di sfidarlo al tiro da tre punti, l’arma meno letale a disposizione del fenomeno greco.

 

Una possibile opzione per contenere l’attacco dei Bucks potrebbe essere quello di difendere a zona, una novità tattica che anche se concederebbe qualcosina dal perimetro ai tanti tiratori che coach Mike Budenholzer schiererà, potrebbe rivelarsi un grattacapo fastidioso da risolvere per i Milwaukee Bucks. L’altro duello chiave potrebbe rivelarsi anche quello tra Brook Lopez ed Andre Drummond: il lungo dei Bucks ama giocare sul perimetro e prendersi tantissime conclusioni da tre punti (anche con notevoli risultati, 36.5% al tiro pesante) mentre Drummond non ha nessunissima voglia di uscire dalla propria area per difendere, oltre al fatto che pagherebbe molto negli 1 vs 1 lontano da canestro. I Milwaukee Bucks d’altra parte, per vincere la serie, dovranno semplicemente riuscire a giocare la propria pallacanestro e magari trovare tante conclusioni in campo aperto, difendendo il fattore campo. Dovranno inoltre difendere in maniera intelligente sugli isolamenti di Griffin e magari dare una mano ad Antetokounmpo per evitare che il greco si trovi con problemi di falli. Inoltre i Bucks dovranno controllare i rimbalzi difensivi per partire in contropiede, limitando anche quindi gli extra possessi ai Pistons che hanno in Drummond un rimbalzista formidabile, mentre a difesa schierata attaccheranno sicuramente Blake Griffin per mettergli pressione e costringerlo a spendere falli.

BUCKS: ROSTER E ROTAZIONI

Queste le rotazioni ed il roster dei Bucks:

  •  Giannis Antetokounmpo, #34
  •  Eric Bledsoe, #6
  • Malcom Brogdon, #13
  • Sterling Brown, #23
  • Bonzie Colson, #50
  • Pat Connaughton, #24
  • Donte DiVincenzo, #9
  • Tim Frazier, #12
  •  Pau Gasol, #17
  •  George Hill, #3
  •  Ersan Ilyasova, #77
  • Brook Lopez #11
  • Khris Middleton, #22
  • Nikola Mirotic, #41
  • Tony Snell, #21
  • D.J. Wilson, #5

PISTONS ROSTER E ROTAZIONI:

Queste sono le rotazioni dei Pistons invece:

  •  Bruce Brown, #6
  •  Jose Calderon, #81
  • Andre Drummond,  #0
  •  Wayne Ellington, #20
  • Langston Galloway, #9
  • Blake Griffin, #23
  • Reggie Jackson, #1
  • Luke Kennard, #5
  • Jon Leuer, #30
  • Kalin Lucas, #24
  • Thon Maker, #7
  •  Svi Mykhailiuk, #19
  •  Zaza Pachulia, #27
  •  Glenn Robinson III, #22
  •  Ish Smith, #14
  •  Khyri Thomas, #13
  •  Isaiah Whitehead, #12

BUCKS-PISTONS STREAMING

Bucks-Pistons streaming della serie.  Dove trovarlo? Il confronto si preannuncia veramente interessante, anche solamente perchè in campo troveremo Giannis Antetokounmpo e Blake Griffin, due dei giocatori più spettacolari della lega. Volete sapere dove trovare Bucks-Pistons streaming? Ecco qui le modalità per seguire la serie:

  1. Bucks-Pistons streaming su Sky Go
  2. Bucks-Pistons streaming su NBA League Pass

Con la prima modalità sarà possibile seguire i playoff su Sky, attraverso l’applicazione disponibile per Smartphone, tablet e pc. I requisiti? Bisogna avere un abbonamento con Sky da almeno un anno col pacchetto sport attivo. Con Sky Go potrete seguire le partite in diretta ma anche registrarli e riguardarli comodamente, quando vorrete, sui vostri dispositivi preferiti Si partirà lunedì 15 aprile alle ore 01:00 italiane con Gara 1, Gara 2 sarà alle ore 02:00 italiane giovedì 18 aprile , Gara 3 domenica 21 alle ore 02:00 italiane e Gara 4 martedì 23 aprile alle 02.00 italiane.  Per le eventuali altre gare sono ancora da definire gli orari. Con NBA League Pass invece basta abbonarsi sul sito web di NBA League Pass, selezionare il pacchetto desiderato e potrete così vedere tutte le gare in diretta e anche in contemporanea su PC, tablet o cellulare. Insomma, potrete vedere Bucks-Pistons streaming come preferirete.

Mike Budenholzer, coach dei Milwaukee Bucks.

I favoriti sono sicuramente i Milwaukee Bucks, che mai come quest’anno hanno ambizioni di NBA Finals, ma attenzione perchè gli NBA playoff possono giocare brutti scherzi sotto il punto di vista di sfortuna e di pressione.

NBA playoff power ranking: Golden State sul trono, è bagarre ad Est

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I playoff NBA sono ormai alle porte e si preannunciano più spettacolari che mai, pur dovendo fare a meno di LeBron James, assente dopo 13 stagioni. La fine della regular season ha sancito le 16 squadre che si giocheranno il titolo, 8 per la Western Conference e altrettante per la Eastern Conference.
Immancabile il Power Ranking per analizzare tutte le franchigie che proveranno a darsi battaglia per arrivare alle Finals e conquistare il Larry O’Brien Trophy.

NBA PLAYOFF POWER RANKING: LA GRADUATORIA

#16 Orlando Magic

Steve Clifford.

Sette anni sono bastati per interrompere il digiuno playoff dei Magic. Alla sua prima stagione in Florida, coach Steve Clifford è riuscito nell’impresa di ricondurre Orlando nella postseason, spuntandola su Heat e Hornets in un’entusiasmante lotta nella Eastern Conference. Grande merito della qualificazione a Nikola Vucevic. Il centro montenegrino è reduce da un’annata fantastica, conclusa con una doppia doppia di media, e che gli è valsa anche la prima convocazione in carriera all’All Star Game.

Abbastanza incostante e meno brillante del solito invece Aaron Gordon, secondo miglior realizzatore stagionale seguito dagli ottimi Evan Fournier, Terrence Ross e D.J. Augustin. Una frattura alla tibia ha messo fine anzitempo alla regular season del rookie Mo Bamba, per il quale i Magic non hanno divulgato nessuna informazione riguardo il suo rientro in campo. L’euforia dell’accesso alla postseason potrebbe risultare il principale fattore a vantaggio di Orlando, che parte sulla carta come una delle squadre meno attrezzate per mettere in difficoltà le contender.

#15 Detroit Pistons

Blake Griffin.

Non tutte le squadre qualificate ai playoff possono vantare la presenza nel proprio roster di due all star, possibilità di cui i Pistons possono invece godere, grazie alla coppia Andre Drummond-Blake Griffin. I due hanno vissuto prestazioni altalenanti nel corso della stagione, ma comunque di alto livello. Il vero problema dei Pistons in ottica playoff è però rappresentato dal cast di supporto ai due lunghi.

Fatta eccezione per alcuni eccellenti tiratori come Reggie Jackson, Luke Kennard e Wayne Elligton, pochi altri elementi di valore sono a disposizione di Dwane Casey, che con la sua esperienza potrebbe tuttavia rappresentare l’arma in più di Detroit. Chance importanti per veterani come José Calderon e Zaza Pachulia; e per i giovani Thon Maker e Sviatoslav Mykhailiuk, entrambi arrivati via trade a febbraio.

#14 Brooklyn Nets

Borsino playoff.
D’Angelo Russell.

Mentre tutti gli occhi a New York sono puntati sui Knicks e sulle possibili mosse estive, Brooklyn si è resa protagonista di una stagione indimenticabile. Il lungo processo di rebuilding ha iniziato finalmente ha portare i risultati sperati dalla dirigenza. L’investimento D’Angelo Russell si è rivelato più che mai azzeccato, con l’ex Lakers capace addirittura di diventare all-star per la prima volta in carriera.

Difficile capire quanta strada potrà fare la squadra di coach Kenny Atkinson, guidata da giovani con esperienza nei playoff pari a 0. I talentuosi Spencer Dinwiddie, Joe Harris e Jarrett Allen sono però  pronti a supportare Russell al meglio delle proprie possibilità. C’è ancora tanta voglia di stupire.

#13 Los Angeles Clippers

Danilo Gallinari.

La trade che ha coinvolto Tobias Harris poco prima dello scadere della trade deadline, sembrava voler significare che i Clippers erano intenzionati ad alzare bandiera bianca nella corsa playoff, da cui sono invece usciti trionfatori. Doc Rivers è riuscito a tirare fuori il meglio da una franchigia il cui obbiettivo principale era trascorrere una stagione nella norma in attesa dei possibili fuochi d’artificio che si accenderanno durante la free agency.

Un fantastico Danilo Gallinari è più che mai pronto a fare il proprio ritorno nella postseason, dopo un’avvicinamento in cui si è dimostrato leader indiscusso del quintetto titolare, mettendo a referto circa 20 punti di media a partita. L’impegno contro i Golden State Warriors nel primo turno è sulla carta proibitivo. A rendere ancora più pericolosa LA in vista dei playoff è però la grande profondità del proprio roster, che può contare su un mix di giovani (Shai Gilgeous-Alexander, Ivica Zubac, Landry Shamet), e veterani pronti a rendersi pericolosi subentrando dalla panchina, guidati da Lou Williams e Montrezl Harrell.

#12 Indiana Pacers

Bojan Bogdanovic in azione contro Jayson Tatum.

Il grave infortunio di Victor Oladipo sembrava aver seriamente compromesso la stagione di Indiana, che è invece riuscita a rimanere a galla nella Eastern Conference. Gli avversari nei playoff sono agguerritissimi, e l’assenza di una star di livello a cui poter affidare le giocate-chiave dei match rischia di risultare determinante nel percorso che conduce verso il titolo NBA. Affrontare Boston al primo turno inoltre non è di certo il migliore dei modi per fare più strada possibile nel percorso che conduce alle Finals.

Le ottime cose viste fino ad ora infondono comunque speranza nei tifosi di Indiana, consapevoli della presenza in squadra di giocatori decisivi ma spesso sottovalutati come Bojan Bogdanovic e Domantas Sabonis. Ci si aspetta come sempre qualcosa in più da Myles Turner, mentre può essere data grande fiducia all’assortito gruppo di uomini di esperienza, di cui fanno parte Wesley Matthews, Thaddeus Young, Darren Collison e Tyreke Evans.

#11 San Antonio Spurs

Gli eterni Spurs sono pronto a dare battaglia ai playoff per il 22° anno consecutivo. La trade che ha spedito Kawhi Leonard ai Toronto Raptors sembrava il punto di partenza di una possibile ricostruzione, che invece continua a non verificarsi. La squadra di Gregg Popovich non parte certo con i favori del pronostico, soprattutto nel selvaggio West, ma non si è abituati a vederli perdere.

DeMar DeRozan ha continuato a mettersi in mostra come trascinatore assoluto, così come fatto in passato con i Raptors. Grande stagione anche da parte dell’altro all star della squadra texana, LaMarcus Aldridge. I due hanno le potenzialità per provocare seri danni a diverse contender, supportati da un eccellente gruppo di giovani e soprattutto di veterani, fra cui Rudy Gay e gli inossidabili Patty Mills e Marco Belinelli. Un roster composto in gran parte da uomini di esperienza che potranno dare una grande mano durante la postseason. Attenzione al tiro da tre, grazie alla presenza di numerosi giocatori dalle alte percentuali da dietro l’arco (Dante Cunningham, Davis Bertans, Rudy Gay, Bryn Forbes, Patty Mills e Marco Belinelli), elemento di cui invece continua a scarseggiare DeRozan.

#10 Utah Jazz

Donovan Mitchell.

Pur essendo sempre ai vertici della lega durante la regular season, ci si aspetta un ulteriore miglioramento da parte della franchigia dello Utah in ottica postseason. Anche in questa stagione gli Jazz sono reduci da un eccellente piazzamento in classifica nella Western Conference e sono chiamati a rispondere presente nei playoff, in cui lo scorso anno sono riusciti a rendersi protagonisti di un’ottima prestazione, battendo Oklahoma nel primo turno.

Avere in squadra due giocatori dal calibro di Rudy Gobert e Donovan Mitchell non è certamente un fattore di poca importanza, a cui vanno aggiunti altri elementi di grande valore. Tra questi vi sono Darrick Favors, Joe Ingles, e i due esperti Ricky Rubio e Kyle Korver. Nonostante Utah non sia di certo la squadra più talentuosa della lega, Quin Snyder guida un sistema che si è ormai consolidato ed è rimasto di fatto inalterato rispetto al 2017/2018, in attesa di alzare l’asticella dell’obbiettivo già a partire da questa stagione.

#9 Denver Nuggets

Jamal Murray e Nikola Jokic.

Ad inizio stagione probabilmente nessuno avrebbe pensato ad un tale piazzamento dei Nuggets, capaci di dare battaglia ai Warriors per la vetta della Western Conference. Denver ha a che fare con una situazione intrigante e che presenta molte analogie con quella dei Milwaukee Bucks, ovvero un eccezionale miglioramento rispetto al passato, guidati da una star di alto livello (Nikola Jokic), e da un buon roster costituito da elementi di spessore (Jamal Murray, Paul Millsap, Will Barton,  Gary Harris).

C’è grande curiosità per capire se tutto quel che di buono si è visto da ottobre ad oggi permetterà alla franchigia del Colorado di consacrarsi definitivamente ai vertici della lega. A prescindere da come andrà nella postseason però, grande merito a coach Mike Malone, che ha dato vita ad una delle più grandi sorprese della regular season. L’inesperienza dei componenti del roster di Denver tuttavia, non gioverà affatto nel corso delle prossime settimane, e rischia di rivelarsi il principale avversario dei Nuggets stessi.

#8 Portland Trail Blazers

Damian Lillard e C.J. McCollum.

L’incognita di ogni postseason. Portland è da sempre una delle squadre più sottovalutate della lega ma che riesce, nel silenzio, a concludere ogni regular season nelle prime posizioni ad Ovest, così come dimostrato dal terzo posto appena ottenuto. Nel passato i playoff si sono però dimostrati un tabù, compresi quelli dello scorso anno in cui è arrivata l’eliminazione al primo turno contro i New Orleans Pelicans.

Guidati da uno dei migliori playmaker in circolazione, Damian Lillard, i Blazers hanno tutte le carte in regole per far male a chiunque intralci il loro cammino. Purtroppo per i fan della franchigia dell’Oregon, gli infortuni di C.J. McCollum e Jusuf Nurkic rischiano di compromettere anche i prossimi match. Meno grave del previsto il problema di McCollum, già rientrato sul parquet ma senza certezze riguardanti la sua forma fisica. Molto più complicata la situazione del centro bosniaco. Un terribile infortunio alla gamba ha tenuto con il fiato sospeso gli appassionati del mondo della palla a spicchi, e lo costringerà a rimanere fuori dal terreno di gioco sino alla fine del 2018/2019. Ci si aspetta dunque molto da Enes Kanter, che si è rivelato l’acquisto ideale della dirigenza di Portland, permettendo di avere un sostituto di livello allo sfortunato Nurkic.

Punto di domanda anche sulla panchina, che potrebbe rivelarsi decisiva, nel bene o nel male.

#7 Oklahoma City Thunder

Una grande stagione chiusa nel peggiore dei modi. I Thunder fino a dicembre potevano essere visti come i principali candidati ad insidiare Golden State per ottenere lo scettro della Western Conference. La pazzesca annata di Paul George non si è però rivelata sufficiente, almeno ad oggi. Il pessimo ed inspiegabile finale di stagione ha generato più di qualche perplessità fra gli addetti ai lavori.

L’uomo dei record Russell Westbrook potrebbe rivelarsi l’arma decisiva a vantaggio di OKC, andando a formare una fantastica coppia di all star con PG 13. Il ruolo in uscita dalla panchina di Dennis Schroder risulterà di primaria importanza, così come il lavoro svolto da altri uomini chiave del sistema di Donovan, quali Steven Adams, Jerami Grant e l’ultimo arrivato Markieff Morris. Occhi puntati anche su Terrence Ferguson, che potrebbe essere determinante. Una cosa è certa, nonostante un finale in affanno, guai a sottovalutare Oklahoma dopo averne intraviste le potenzialità nel corso della regular season, ovvero una squadra in grado di conciliare nel migliore dei modi la fase difensiva e quella offensiva.

#6 Philadelphia 76ers

Philadelphia Sixers
Joel Embiid e Ben Simmons.

La dirigenza 76ers sembra aver ormai accelerato il Processo di ricostruzione, dopo la scelta dei migliori free agent della scorsa estate di non trasferirsi in Pennsylvania. La volontà di Philadelphia è quindi chiara: vincere il prima possibile. È questa la spiegazione dietro le trade effettuate per affiancare Tobias Harris e Jimmy Butler alle due giovani star Joel Embiid e Ben Simmons.

Nonostante un quintetto di partenza favoloso, di cui fa parte anche un esperto tiratore come J.J. Redick; apparentemente manca ancora qualcosa per fare il definitivo passo in avanti. I due grandi scambi fatti durante la stagione hanno inoltre tolto abbastanza profondità all’organico a disposizione di coach Brown, che comunque può contare su ottimi giocatori anche dalla panchina (McConnell, Scott, Ennis, Bolden). Potrebbe rivelarsi importante anche l’esperienza della scorsa stagione, in cui Philadelphia fu eliminata al secondo turno per mano dei Boston Celtics.

#5 Boston Celtics

Pronostici NBA 18-19-Boston Celtics 2018/2019
Boston Celtics.

Forse una delle franchigie più deludenti della regular season. Strano, per una squadra capace di chiudere al quarto posto della Eastern Conference, ma le aspettative ad inizio anno facevano sperare in prestazioni più convincenti da parte dei bostoniani. Pur potendo contare finalmente su Gordon Hayward, sembra esserci stato un passo indietro rispetto alla stagione precedente, conclusa con una cocente eliminazione in gara 7 delle finali di Conference.

Nonostante ciò i Celtics rimangono avversari di prima fascia per chiunque voglia ambire al titolo NBA. Kyrie Irving è pronto a prendere in mano la propria squadra, prima di diventare free agent in estate. Dietro di lui tanti altri vogliosi di far bene per dimostrare tutte le proprie qualità. A guidare questo gruppo ovviamente Jayson Tatum, oltre al già citato Hayward ed i vari Al Horford, Jaylen Brown, Marcus Morris e Marcus Smart. Quest’ultimo però, a causa di un infortunio, sarà costretto a stare fuori circa 4-6 settimane. Un altro punto a favore di Boston è senza dubbio rappresentato da coach Brad Stevens, capace di rendersi protagonista anche dalla panchina.

#4 Milwaukee Bucks

Giannis Antetokounmpo
Giannis Antetokounmpo.

Dopo aver ottenuto il miglior record della regular season, i Milwaukee Bucks sono pronti a giocare un ruolo da protagonista nei prossimi playoff. L’arrivo di coach Mike Budenholzer ha giovato al sistema Bucks, in particolar modo a Giannis Antetokounmpo. Il greco è riuscito a conquistare meritatamente lo scettro di miglior giocatore della Eastern Conference, lasciato libero da LeBron James. Poter contare sull’apporto del candidato MVP è il principale vantaggio della franchigia del Wisconsin, che può fare affidamento anche su eccellenti tiratori dall’arco dei tre punti (Middleton e Brook Lopez in primis), e di un buon roster, migliorato dall’arrivo a stagione in corso di Nikola Mirotic, George Hill e Pau Gasol.

Il maggiore ostacolo in vista della postseason è rappresentato dall’inesperienza del gruppo a disposizione di Budenholzer. Pur avendo infatti a disposizione numerosi veterani, il risultato massimo raggiunto nelle ultime stagioni è la qualificazione ai playoff con successiva eliminazione al primo turno (sconfitta 4-3 contro Boston lo scorso anno). Quest’anno si prospetta un deciso miglioramento stando a quanto visto da ottobre ad oggi, ma la pressione potrebbe giocare un brutto scherzo ai Bucks qual’ora si dovessero verificare difficoltà.

#3 Houston Rockets

Houston Rockets-Chris Paul-Rockets-Timberwolves streaming
Chris Paul e James Harden.

L’effetto Harden si è più che mai sentire nel corso della regular season. Il Barba è salito in cattedra dopo un complicato inizio di stagione, nel corso della quale i Rockets hanno dovuto fare i conti anche con la cattiva sorte, che ha colpito Chris Paul e Clint Capela, vittima di infortuni.

Se ad inizio stagione si poteva pensare ad una possibile rivale dei Warriors, Houston era senza dubbio la principale avversaria con cui gli uomini di Steve Kerr avrebbe dovuto fare i conti, forti del fatto che lo scorso anno una gara 7 ha separato la franchigia texana dalle Finals. Oggi Mike D’Antoni non può contare su giocatori importanti come Ryan Anderson e Trevor Ariza, ma saranno determinanti i soliti Eric Gordon, Paul e Capela. Da non sottovalutare gli ultimi arrivati Faried e Rivers, ma le speranze dei Rockets si basano inevitabilmente sulle prestazioni di Harden. Attenzione tuttavia al tabellone dei Rockets, che potrebbe compromettere il cammino playoff: in caso di approdo alle semifinali di Conference, affronteranno la vincente di Warriors-Clippers.

#2 Toronto Raptors

Kawhi Leonard.

Come ogni anno, i Raptors occupano le parti alte del power ranking pre-playoff. La postseason rappresenta da sempre l’ostacolo apparentemente insormontabile. Questa volta però la situazione sembra essere cambiata decisamente. Le pretendenti ad Est sono molte, ma non vi è più LeBron James, l’eterno giustiziere dei canadesi. L’arrivo di Kawhi Leonard aggiunge inoltre al roster a disposizione di coach Nurse un leader vincente, che vanta nella propria bacheca già un titolo NBA e di MVP delle finali con la maglia dei San Antonio Spurs.

Il n°2 non è di certo l’unico pezzo pregiato. Non possono essere messi in secondo piano Kyle Lowry, ormai un punto fermo dei Raptors; Il candidato MIP Paskal Siakam, e soprattutto Marc Gasol, su cui la dirigenza ha puntato poco prima dello scadere della trade deadline per fornire un altro rinforzo di spessore. Resta tuttavia ancora da capire se questo basterà per porre fine alla maledizione che aleggia su Toronto.

#1 Golden State Warriors

Il super-quintetto dei Golden State Warriors:, Kevin Durant, Draymond, Stephen Curry, Klay Thompson e DeMarcus Cousins.

I principali favoriti per alzare al cielo l’ambitissimo Larry O’Brien Trophy. Non potrebbe essere altrimenti per una squadra che ha vinto tre degli ultimi quattro titoli ed ha addirittura migliorato il proprio roster con l’aggiunta di DeMarcus Cousins. L’ex Pelicans è andato a completare un quintetto di soli all star in grado di far paura a chiunque.

La storia dei playoff NBA ha però insegnato che non può esistere un team imbattibile, e che le sorprese sono sempre dietro l’angolo. La squadra di coach Steve Kerr diverse volte nel corso della regular season ha mostrato tratti di vulnerabilità, ed ogni episodio da Aprile in poi potrebbe rivelarsi determinante, che si tratti di un infortunio o di un avversario complicato sin dai primi turni. Da tenere sott’occhio inoltre la coesistenza fra le cinque stelle titolari. Non può non tornare alla memoria la lite fra Kevin Durant e Draymond Green, ma anche l’inesperienza di Cousins nell’ambito dei playoff. Molto dipenderà dall’apporto degli Splash Brothers, Steph Curry e Klay Thompson; e della panchina, pur consapevoli che, sulla carta, nessun team ha le qualità per competere con i campioni in carica.

Indiana Pacers: una stagione dai due volti

Indiana Pacers

In una Eastern Conference dominata da Milwaukee e Toronto gli Indiana Pacers sono riusciti per un lungo periodo ad inserirsi come terza forza del campionato. L’artefice del grande inizio di stagione è sicuramente Victor Oladipo, il quale aveva già fatto vedere grandi cose nel suo primo anno, completando la sua metamorfosi in leader tecnico ed emotivo durante questa stagione. Il 23 Gennaio 2019 durante la partita contro i Toronto Raptors (peraltro vinta dai Pacers) la guardia ex OKC si infortuna gravemente. Purtroppo per lui, la sua stagione terminerà anzitempo, costringendo i Pacers a dover cambiare registro: una stagione dai due volti, quella degli uomini di Nate McMillan.

INDIANA PACERS: IL GIOCO CON OLADIPO

Victor Oladipo in azione: creare spazio per sé e per i compagni.

I pregi di Oladipo sono molteplici. E’ un giocatore molto tecnico e con una potenza fuori dal comune. Può colpire gli avversari in qualsiasi maniera: penetrando al ferro e chiudendo spesso con una schiacciata, utilizzando il crossover per sbilanciare gli avversari e tirare da tre punti in maniera chirurgica, oppure fingendo di andare a canestro e scaricare per un compagno libero in area. I numeri personali sono incredibili: 18.8 punti, 5.2 assist, 5.6 rimbalzi e il 42.3% in totale al tiro. Oltre ad essere una macchina da punti, è anche un discreto difensore. Difatti, sfrutta la sua fisicità per reggere l’uno contro uno e grazie al suo atletismo riesce a stoppare l’attaccante che ha difronte o catturare un gran numero di rimbalzi (5.6 di media in stagione). Il gioco con lui in campo è molto più veloce perchè Oladipo predilige attaccare le difese avversarie in semi transizione. La squadra sino al suo infortunio aveva un record si 32 vittorie e 15 sconfitte ed occupava la terza posizione ad est. Adesso, privi del suo smisurato talento, gli Indiana Pacers devono ricercare un nuovo leader e nuove fonti di gioco.

DOPO L’INFORTUNIO DI OLADIPO: GLI EUROPEI AL COMANDO

Bojan Bogdanovic, uno dei trascinatori dei Pacers.

Dopo l’infortunio di Oladipo la squadra ha fatto davvero fatica a ritrovarsi. La mancanza dei  suoi punti e delle giocate decisive rendono Indiana prevedibile e senza identità. Il gioco offensivo è nettamente calato: si passa da una media totale di 108.9 punti realizzati a 105.9. Il crollo avviene anche in difesa: si passa da i 98.7 punti subiti di media ai 105.6. Una squadra allo sbando, che senza il suo leader tecnico non riesce ad essere competitiva su ambo i lati del campo, e si deve affidare alle giocate dei singoli per risolvere le partite. Non tutto però è da considerarsi negativo, con l’assenza di Oladipo salgono in cattedra due vecchie conoscenze del continente europeo: Bojan Bogdanovic e Domantas Sabonis. Il veterano croato sta disputando una stagione solidissima (18.0 punti, 1.9 assist, 4.1 rimbalzi, 42.9% al tiro da 3 punti), nel  momento di massima difficoltà si è caricato la squadra sulle spalle segnando 23 punti nella vittoria contro OKC e 35 punti contro i  Nuggets. Sabonis invece sta giocando la stagione migliore di sempre contribuendo con 9.3 rimbalzi di media a partita e un mostruoso 53.3% al tiro dall’arco. Con Oladipo in campo si giocavano molti pick and roll per aprire il campo e penetrare al ferro o scaricare per un compagno, adesso invece si preferisce dare la palla dentro per sfruttare la fisicità dei lunghi(Myles 62.2%, Young 59.1% e Sabonis 65.7% nel pitturato) o utilizzare il tiro da 3 punti che viene realizzare con ottime percentuali (37.3%). Senza Oladipo i Pacers esprimono una pallacanestro più corale e tutti i giocatore stanno dando un ottimo contributo in termine di punti e assist, ma l’assenza di una superstar così decisiva lascia sempre un vuoto incolmabile che si riversa inevitabilmente sul gioco e su i risultati finali.

LE PROSPETTIVE IN POSTSEASON

Bogdanovic in marcatura su Jayson Tatum

La stagione regolare sta volgendo al termine, i Pacers attualmente sono certi di approdare ai playoff. La squadra più probabile da affrontare al primo turno sono i Boston Celtics: una squadra sicuramente più attrezzata e talentuosa e con un sistema di gioco ben definito, magistralmente allenata da Brad Stevens. Il primo assaggio lo abbiamo avuto questa notte con una gara molto equilibrata finita 114-112 a favore di Boston, decisa da un fenomenale Irving con 30 punti.  Con Oladipo in campo la serie sarebbe completamente diversa, ma in ogni caso Bogdanovic e compagni sono pronti a dimostrare al mondo che anche senza la loro superstar  possono essere competitivi.

Miami Heat: una stagione al di sopra delle aspettative, con vista sui playoff

Miami Heat

In una Eastern Conference orfana del suo Re (LeBron James),  alcune squadre si sono distinte disputando una stagione straordinaria come ad esempio, i Milwaukee Bucks che hanno dominato tutto il campionato dall’inizio alla fine conquistando la prima posizione o i Brooklyn Nets, una squadra giovane ma molto solida che tornerà a giocare i playoff dopo tre anni di assenza. Tra le squadre rivelazione ci sono anche i Miami Heat: una squadra poco talentuosa ma di grande cuore, trascinata dal suo leader tecnico Dwyane Wade (giunto all’ultima stagione) e dalla maestria del capo allenatore Erik Spoelstra, oggi occupano l’ottava e ultima posizione utile per i playoff.

VECCHI E NUOVI LEADER

Wade e Spoelstra a colloquio.

La stagione non è iniziata nel migliore dei modi: l’assenza di Dion Waiters fermo ai box e l’infortunio di Goran Dragic dopo solo sette partite,  ha tolto agli Heat due pedine fondamentali, capaci di risolvere le partite con tiri da tre punti e assist formidabili. Nei momenti di difficoltà la squadra si affida ad un immenso Wade che, nonostante gli acciacchi fisici, sta disputando una stagione formidabile in uscita dalla panchina (14.3 punti-4.0 assist- 3.8 rimbalzi). Da non dimenticare i due giovani Justise Winslow (12.7 punti- 4.3 assist- 5.4 rimbalzi) e Josh Richardson (16.2 punti- 4.1 assist- 4.7 rimbalzi) che non hanno fatto rimpiangere gli assenti. Da menzionare alcune vittorie contro squadre più attrezzate come: Houston, Milwaukee e Golden State.

LO SVILUPPO DEL GIOCO

Con l’assenza di un vero playmaker la palla passa spesso dalla mani di Wade , Richardson e Winslow i quali sfruttano il gioco a due con i compagni   per concludere in solitaria con un appoggi al ferro o tiri dalla media distanza. Nel caso in cui i cervelli della squadra non fossero in grado di ricevere, la palla passa automaticamente all’interno dell’aria sfruttando la fisicità di Whiteside (in doppia doppia di media con 12.3 punti – 11. 6 rimbalzi) o di Adebayo (8.6 punti -6.9 rimbalzi) pronti a concludere con una schiacciata nel pitturato. Le armi principali sono l’atletismo, i punti da seconda opportunità grazie all’enorme quantità di rimbalzi offensiva. Da segnalare anche l’ottima difesa che permette un celere recupero palla e il tiro da tre punti che viene sfruttato poco ma trasformato con ottime percentuali (35.3%).

Dai pick and roll spesso gli Heat trovano la strada verso il canestro.

I Miami Heat sono la ventiseiesima squadra per rating offensivo con 105.8 punti di media a partita, e ultimi per tiri liberi con il 69% in stagione, se la partita si mantiene su un ritmo e un punteggio basso gli Heat hanno dimostrato spesso di vincerla. Sicuramente sono una delle squadre meno attrezzate e talentuose di tutta la NBA, ma grazie alla tenacia, il grandissimo cuore, e le giocate superlative di Wade (come il buzzer beater contro Golden State) si stanno guadagnando un inaspettato posto ai playoff.

PROSPETTIVE PLAYOFF

Scambio di maglia tra Wade, Antetokounmpo e Middleton durante l’ultima partita a Milwaukee.

 

Miami ha disputato una stagione incredibile per le sue possibilità, e l’approdo ai playoff è già un grande risultato. L’avversario più probabile visto il posizionamento in classifica è: Milwaukee, l’armata prima in classifica capitanata dal greco Antetokounmpo (Futuro MVP) , da Middleton e da altri ottimi giocatori. La serie è piuttosto complessa, anche se si trovasse una soluzione per marcare Antetokounmpo, i Bucks hanno tante altre armi a cui far fronte. Le possibilità di vittoria da parte di Miami sono pressochè pochissime, ma il rientro di Dragic e Waiters e la voglia di Wade di stupire ancora una volta il suo pubblico e tutto il mondo cestistico ci assicurano, eventualmente, una serie davvero accesa.

 

I New York Knicks e la free agency: un’estate per tornare grandi

New York Knicks, James Dolan intenzionato a vendere: "Ascolto solo buone offerte"

Si avvicinano i playoff e come succede da 6 anni a questa parte, i New York Knicks non ne prenderanno parte. Quindicesimo posto della Eastern Conference, ultimo attacco e terzultima difesa della NBA. Durante la deadline inoltre si sono anche liberati della loro All-Star, Kristaps Porzingis, volata con Tim Hardaway Jr. a Dallas in cambio di Dennis Smith Jr. e DeAndre Jordan. Dalla cessione di Carmelo Anthony la franchigia della Grande Mela ha avviato una rebuilding che non sembra avere fine e che con la cessione del lettone si è fatta ancora più tortuosa. Quali scenari futuri si profilano per i New York Knicks?

Post Clippers-Knicks, parla Fizdale: "Stanno costruendo qualcosa di importante per il prossimo anno"
Post Clippers-Knicks, parla Fizdale: “Stanno costruendo qualcosa di importante per il prossimo anno”

NEW YORK KNICKS: LO SCENARIO MIGLIORE

Con la cessione di Porzingis New York si è liberata della sua punta di diamante, ma anche del pesante contratto di Tim Hardaway Jr. Dennis Smith sarà il playmaker del futuro, mentre DeAndre Jordan con ogni probabilità non verrà rifirmato al termine della stagione. I Knicks si preparano ad un estate particolarmente calda in sede di mercato, forti di un’alta scelta al draft (quasi sicuramente tra le prime 3) e di un immenso spazio salariale. L’obiettivo è mettere sotto contratto due All-Star affermate che rispondono al nome di Kevin Durant e Kyrie Irving. Se tutto andrà a buon fine e i giovani come Kevin Knox proseguiranno il loro regolare percorso di crescita, i New York Knicks potranno presto tornare a competere per il titolo.

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Kevin Durant e Kyrie Irinvg, i sogni probiti dei New York Knicks

 

NEW YORK KNICKS: LO SCENARIO PEGGIORE

Non va però trascurata l’altra faccia della medaglia. C’è infatti il forte rischio che New York rimanga a bocca asciutta nella prossima free agency: Il futuro di Durant è ancora un mistero, Irving potrebbe rimanere a Boston o volare verso altri lidi (Lakers?); Kawhi Leonard piace e non poco ai Clippers, mentre Klay Thompson vorrebbe continuare la sua avventura nella Baia. Molto dipenderà dall’entità della sua prima scelta e da chi sarà selezionato (Zion Williamson?). In caso alla fine non dovesse arrivare nessuno dei sopracitati, i New York Knicks sarebbero costretti ad affrontare l’ennesima fallimentare stagione nella speranza di ottenere un giovane portento al draft. Si punterebbe su Knox e gli altri giovani (Dotson, Trier…) seguendo il modello dei Philadelphia 76ers.

 

 

È l’ora della verità per i Knicks, c’è tutta un’estate davanti per tornare ad essere grandi.

 

 

Celtics, alla ricerca di un’identità definitiva

Boston Celtics

La stagione dei Boston Celtics è stata costellata fin dall’inizio da alti e bassi, i quali hanno determinato finora solamente la quinta posizione nella Eastern Conference con le prime due posizioni, occupate dai Milwaukee Bucks e i Toronto Raptors, che rimarranno quasi sicuramente irraggiungibili. Il bilancio della stagione, fermandosi a questa analisi, sarebbe disastroso (e in generale non si può dire che sia esaltante) ma nelle ultime partite si è visto qualcosa di diverso, sicuramente in positivo.

Nell’ultimo viaggio appena concluso della squadra sulla costa Ovest si sono visti miglioramenti sensibili dal punto di vista del gioco, della circolazione di palla e dell’atteggiamento. I risultati sono stati visibili sul campo dal momento che i Celtics hanno portato a casa tre dei quattro match, collezionando due vittorie di prestigio sui Golden State Warriors e sui Los Angeles Lakers.

LA CRESCITA DI HAYWARD

Uno dei giocatori che ha sicuramente beneficiato di questo mini viaggio è Gordon Hayward. L’ex giocatore degli Utah Jazz ha messo a referto durante questa serie di partite una media di 16.2 punti, 3.2 rimbalzi e 4 assist di media, mostrando sprazzi del vecchio Hayward versione Jazz.

Il game winner del nativo di Brownsburg contro i Sacramento Kings

Avere il prodotto di Butler coinvolto nella partita è in generale un buon segnale per i Celtics sia dal punto di vista tecnico (Hayward ha la capacità di portare palla e fungere da secondo playmaker in campo) e sia dal punto di vista del rendimento della squadra. Il record di Boston, quando Hayward prende più di 10 tiri, è infatti di 10 vittorie 3 sconfitte e quando segna più di 12 punti si alza a 21 vittorie e solo 3 sconfitte.

Riuscire a tenerlo in ritmo in vista delle partite che contano potrebbe rivelarsi fondamentale per coach Brad Stevens e soci, soprattutto se dovesse continuare a uscire dalla panchina.

IL RENDIMENTO DI BROWN

Jaylen Brown
Jaylen Brown.

Altro atleta che ha tratto guadagno da un cambio di ruolo è Jaylen Brown, partito dapprima in quintetto dopo aver giocato dei playoff ad altissimi livelli lo scorso anno, e insignito sostanzialmente della palma di sesto uomo di lusso.

Il prodotto di Cal University si è reso protagonista di ottime prestazioni dopo un inizio altalenante, pieno di dubbi nelle selezioni di tiro e a livello di playmaking.

Lo spostamento in quintetto di Marcus Smart ha dato un po più di equilibrio alla squadra e ha permesso a Brown di poter guidare la second unit insieme a Terry Rozier, in attesa di poterlo vedere decisivo come durante la scorsa postseason.

LA LEADERSHIP DI IRVING

La sua energia ci ha portai ad un altro livello. E’ stato un gran leader per noi nonostante le voci che sono circolate ultimamente

Queste le parole di Marcus Morris su Kyrie Irving, riguardo cosa ha aiutato i Celtics a compattarsi durante questo giro di trasferte. L’ex Cleveland Cavaliers è stato criticato durante tutta la stagione per mancanza di leadership all’interno dello spogliatoio e qualcuno ha anche suggerito che i rapporti fra i giovani della squadra e il nativo di Melbourne fossero poco idilliaci.

Stando alle recenti parole del compagno di squadra, le divergenze sembrano essere state chiarite in vista di un obbiettivo più grande, con la speranza che Boston possa arrivare fino in fondo a giocarsi tutte le sue carte.

 

 

 

Orlando Magic: passato glorioso, futuro da costruire

Raptors-Magic streaming: la necessità di vincere contro la leggerezza della sorpresa

Nati nel 1989 gli Orlando Magic sono una franchigia relativamente giovane, il nome Magic è stato scelto da i tifosi per la vicinanza con Disneyland, chiudono la loro prima stagione con 18 vittorie e 64 sconfitte. Nel 1992 con la prima chiamata al Draft scelgono un centro di 216 cm di nome Shaquille O’Neal che li porterà nel 1995 a giocare la prima storica Finale in NBA, persa malamente contro gli Houston Rockets per 4-0. Nel 2009 tornano in Finale, la squadra è allenata da Stan Van Gundy e i giocatori chiave sono: il play Jameer Nelson, Hidayet Turkoglu giocatore di grande esperienze e il poderoso centro (scelto al draft del 2004) Dwight Howard, arriverà l’ennesimo dispiacere per i Magic che perderanno la serie 4-1 per mano dei Los Angeles Lakers. Dopo il 2009 più nulla, tante stagioni deludenti e una franchigia da rifondare. Come sono i Magic del 2019?

ORLANDO MAGIC: IL BILANCIO STAGIONALE

Mo Bamba.

Nell’estate del 2018 gli Orlando Magic chiamano come sesta scelta del draft Mohamed Bamba, ragazzo di origine statunitense di appena venti anni che per caratteristiche fisiche (e difensive) ricorda il suo predecessore Dwight Howard, dunque viene subito individuato come il giocatore da cui ripartire, affiancato dall’esperienza di Aaron Gordon e Nikola Vucevic. Nonostante l’arrivo di questo straordinario atleta nessuno punta su Orlando, in molti sono convinti infatti  che a fine stagione occuperà gli ultimi posti in classifica così da potersi accaparrare un’altra ottima scelta al Draft 2019. Il mese di novembre si chiude con un record di 11 vittorie e 12 sconfitte, da menzionare le vittorie con avversari di caratura superiori come  Boston e Philadelphia e le due vittorie contro i Lakers decise da due grandi prestazioni di Vucevic con 36 punti e 13 rimbalzi nella prima e 31 punti e 15 rimbalzi nella seconda.

Il mese di dicembre si apre con la vittoria contro i diretti avversari per la corsa playoff: i Miami Heat per  105-90, in seguito arrivano tre  sconfitte di fila  contro i Denver Nuggets, Indiana Pacers e i Dallas Mavericks che ridimensionano il morale della squadra. I Magic reagiscono e mettono a segno due vittorie prima di sprofondare contro San Antonio che la punisce con 39 punti di scarto, arrivano altre due sconfitte pesanti seguite da due buone prestazioni contro i Toronto Raptors e Detroit Pistons. Dicembre si chiude con un Record di 16 vittorie e 20 sconfitte che valgono la nona posizione a Est. Il mese di gennaio inizia nel peggiori dei modi con 4 sconfitte di fila e termina  con una sconfitta contro OKC. il record di gennaio è di 4 vittorie e 11 sconfitte, quello complessivo è 20 vittorie e 31 sconfitte, non sufficiente per ambire ai playoff.

 

TUTTO SUL FUTURO

Markelle Fultz.

 

Il gioco dei Magic è fatto principalmente di palle in post basso sfruttando la forza dei lunghi, poco gioco per gli esterni e poco tiro da tre che la portano ad essere la ventesima squadra per efficienza offensiva in NBA, con percentuali al tiro del 40% in totale.  In compenso sono la decima squadra per rating difensivo con 107.8 punti subiti a partita, la presenza di Vucevic, Gordon e Bamba garantiscono molti rimbalzi e giocate da seconda opportunità. La rivoluzione parte proprio dalla difesa, 6 vittorie e una sola sconfitta prima della pausa con un Vucevic da 19.7 punti di media e 12.5 rimbalzi di media che valgano la convocazione all’ All Star Game di Charlotte. L’infortunio di Bamba e lo scambio tra Jonathon Simmons e Markel Fultz anche esso infortunato destabilizza l’ambiente dei Magic che tra fine febbraio e inizio marzo hanno un record di 4 vittorie e 4 sconfitte e un totale di 31-36 che le valgano la nona posizione a un paio di partite di distanza da Miami  ottava.

L’arrivo di Fultz che sarà disponibile dalla prossima stagione offre ai Magic la possibilità di avere una point guardin grado di creare gioco dal palleggio e aumentare la percentuale del tiro da 3, e il completo ristabilimento di Bamba, giocatore di presenza sotto canestro e ottimo difensore come dimostrano le 64 stoppate fatte sino ad ora, danno più armi a Orlando e le assicurano un futuro radioso.

 

Borsino playoff della Eastern Conference: sei squadre per tre posti

d'angelo russell

Archiviato l’All-Star Weekend è tempo di analisi e bilanci in ottica playoff. Se l’attenzione di fan e media ad inizio anno era tutta centrata sulla Western Conference, oggi si parla solo dell’avvincente lotta nel Selvaggio Est: Mentre infatti CelticsRaptors, PacersSixers e Bucks sono pressoché certi di un posto alla prossima postseason, 6 franchigie si stanno contendendo gli ultimi tre slot: Nets, Hornets, Pistons, Magic, Heat e Wizards; troppo lontani gli Hawks per tentare una rimonta tanto eroica quanto inverosimile. La sesta dista solo 6 gare dall’undicesima e questo quando mancano 2 mesi e 22 partite (a testa) al termine della regular season. La NBA degli ultimi anni ci ha regalato vari cambiamenti di fronte, rimonte epiche e cedimenti imprevedibili. Chissà che anche quest’anno non si possa assistere a niente del genere. Le premesse del resto ci sono tutte. Ecco a voi il borsino playoff della Eastern Conference.

 

BROOKLYN NETS

Record: 30-30

 Brooklyn Nets.

Iniziamo il borsino playoff dalla rivelazione della corrente stagione. I Brooklyn Nets hanno trascorso gli ultimi anni sul fondo della conference, spedendo le loro prime scelte ai Celtics per l’affare Pierce-Garnett. La dirigenza si è allora sbarazzata dei suoi contratti pesanti e ha scambiato i suoi ultimi pezzi pregiati con un core di giovani di belle speranze che quest’anno hanno iniziato a mostrare il loro reale valore: D’Angelo Russell sta giocando la miglior pallacanestro della sua carriera, tanto da essersi guadagnato un posto nell’ASG, Caris LeVert se non si fosse infortunato avrebbe vinto il MIP, Joe Allen al di la delle stoppate inferte ai migliori centri della lega è diventato un rim protector di prima fascia, mentre Spancer Dinwiddie è il classico “sesto uomo” che ogni allenatore desidererebbe. Nelle ultime gare, a causa anche di vari infortuni, i Nets hanno registrato un calo che tuttavia non è costato loro il sesto posto. Il calendario, per nulla benevolo, gli riserva vari scontri diretti con Heat e Hornets, oltre alle potenze dell’est che nelle ultime partite potrebbero non giovare agli uomini di Atkinson.

 

CHARLOTTE HORNETS

Record: 28-30

Kemba Walker, Marvin Williams, Nicolas Batum
Charlotte Hornets.

A Charlotte è scoppiata la Kemba-mania. Come Kobe “solo sull’isola”, Walker sta trascinando gli Hornets a suon di prestazioni fenomenali: 24.9 punti, 4.4 rimbalzi e 5.6 assist di media, con il picco raggiunto nella sconfitta contro i 76ers in cui ha comunque messo a referto 60 punti (miglior prestazione stagionale sinora). La convocazione all’ASG è solo il giusto riconoscimento verso un giocatore che meriterebbe una chance in una contender. Nel frattempo a fargli da spalla è Jeremy Lamb, la cui crescita non sembra arrestarsi. Per il resto poco da aggiungere: Malik Monk e Miles Bridges sono troppo discontinui, Parker, Batum e Zeller dei semplici comprimari ma nulla di più. E il calendario non è dei migliori, dagli scontri diretti contro Wizards, Nets e Heat, fino alla doppia sfida contro i Warriors e Rockets.

 

DETROIT PISTONS

Record: 27-30

Detroit Pistons

Detroit Pistons.Ci si aspettava ben altro alla vigilia della regular season: la temibile coppia Griffin-Drummond e l’arrivo del COY Dwayne Casey giustificava le alte ambizioni della tifoseria di Detroit. Ma dopo 56 partite i Pistons occupano l’ottavo posto, più per demeriti altrui che meriti propri. Il sistema di gioco è macchinoso e troppo dipendente dalle giocate individuali. L’attacco è sterile, i Pistons hanno la peggior percentuale da tre punti della lega. L’unico tiratore, Reggie Bullock, è partito mentre il resto del roster sta deludendo le aspettative: infatti, eccezion fatta per Blake Griffin (stagione sublime finora), Andre Drummond non riesce ad essere costante in attacco, Reggie Jackson si è rivelato un giocatore sopravvalutato mentre agli altri comprimari non si può chiedere più di quanto stanno producendo. Il solo Griffin non basterà nelle restanti gare dove Detroit se la vedrà con Pacers, Spurs e Raptors. Anche se sulla carta il calendario è piuttosto agevole, la palla è sempre rotonda.

 

ORLANDO MAGIC

Orlando Magic.

Record: 27-33

La rinascita dei Magic ha un nome e cognome: Nikola Vucevic. 20.5 punti, 12.1 rimbalzi e 3.8 assist di media, career-high in tutte e tre le voci segnate, convocazione All-Star Game e Orlando che per la prima volta da diverse stagioni è in orbita playoff. La dirigenza lo ha nominato uomo franchigia ai danni di Aaron Gordon, che continua a tardare la sua esplosione, e di Mo Bamba, chiamato a sostituirlo in caso di partenza e ora out per infortunio. I Magic hanno vinto le ultime sei partite e si preparano a proseguire la striscia contro i Raptors. Tanti scontri diretti nelle prossime settimane e qualche insidia che potrebbe rivelarsi determinante al termine della regular season.

 

MIAMI HEAT

Miami Heat.

Record: 26-31

One last dance“. Più che una stagione per gli Heat quest’anno è stato un tour d’addio del loro idolo, Dwayne Wade, prossimo ad appendere le scarpette al chiodo. Miami vorrebbe regalargli un ultimo ballo anche nella postseason, ma la decima posizione e il calendario ostico che li aspetta (2 volte Celtics, Warriors, Sixers e Bucks tanto per citarne alcuni) sembrerebbero presagire il contrario. Gli Heat non sono sicuramente la franchigia più in forma della lega: Goran Dragic fuori a tempo indeterminato, Hassan Whiteside l’ombra del rim protector di due anni fa, Justin Winslow discontinuo come sempre, e Dion Waters fuori forma a causa di un grave infortunio smaltito da pochi giorni. le speranze per la postseason sono riposte proprio in Dwayne Wade e Josh Richardson, autentica rivelazione tra le file di Spoelstra. Miami saprà ripercorrere la strada che due anni fa, dalla dodicesima posizione, l’ha portata ad una qualificazione persa solo all’ultima giornata? I tifosi se lo augurano, almeno per Wade.

 

WASHINGTON WIZARDS

Record: 24-35

Wizards-Suns
Washigton Wizards

Chiudiamo il borsino playoff con la franchigia della capitale, rimasta orfana di John Wall e Dwight Howard (fuori per tutta la stagione). Gli acquisti invernali di Bobby Portis e Jabari Parker si sono però rivelati azzeccati: dalla deadline i Wizards hanno totalizzato un record di 3-3 rimanendo agganciati alla zona playoff. il calendario di Washington è il più favorevole di questo lotto e, malgrado l’undicesimo posto, l’ultimo slot dista appena 3 gare. Guai a sottovalutare i Wizards nella corsa alla postseason, nulla è impossibile con questo Bradley Beal in versione All-Star.

Wesley Matthews è arrivato in Indiana: cosa porta nel bagaglio (tecnico)?

Wesley Matthews

Si dice che si debbafar di necessità virtù. Se in NBA c’è una squadra esperta in questo, risponde al nome di Indiana Pacers. La squadra di coach McMillan ha perso poche settimane fa la propria stella Victor Oladipo per un grave infortunio al ginocchio, e nonostante questo riesce ancora ad assestarsi nei piani alti della Eastern Conference . Urgeva comunque sostituire ‘Dipo infortunato e per questo è arrivato Wesley Matthews, un giocatore esperto e dai chiari lineamenti tecnici, non una stella, ma un role-player che ogni coach vorrebbe avere nella propria squadra.

Wesley Matthews è arrivato ai Pacers con il difficile compito di sopperire all'assenza della stella Oladipo
Wesley Matthews è arrivato ai Pacers con il difficile compito di sopperire all’assenza della stella Oladipo

WESLEY MATTHEWS: PRIMA DI TUTTO UN GRAN DIFENSORE

Una cosa certa su Wesley Matthews è che ha fatto bene ovunque sia andato. In ogni squadra è stato apprezzato in primo luogo perché è un difensore molto al di sopra della media degli esterni in NBA. Anzi, qualche anno fa probabilmente era tra i migliori in circolazione. Nella fase di non possesso Matthews non ha certo l’atletismo di Oladipo, ma la mobilità laterale, la velocità di piedi e l’intelligenza lo rendono un difensore di spessore sia vicino sia lontano dalla palla. Da questo punto di vista può adattarsi anche a giocare con compagni di reparto (perdonate il termine calcistico) più vulnerabili nelle retrovie e può sprecarsi sui migliori attaccanti avversari.

 

Un’incredibile difesa di Wesley Matthews su Russell Westbrook

Prendiamo come campione quella che è stata la miglior stagione per la nuova guardia dei Pacers, sia individualmente sia a livello di squadra. Parliamo dell’annata 2014/2015, quando il Nostro si trovava a giocare a Portland, a fianco di giocatori come Lillard, Batum, Aldridge e McCollum. In questo quintetto gli unici veri difensori di livello erano Matthews e Batum. Risultato? Un defensive rating (punti subiti su 100 possessi) di 98.5 con Wesley sul terreno di gioco, sostanzialmente una miseria per gli standard della Lega più celebre a livello cestistico. Non importa chi abbia intorno, Wesley Matthews rimane un grandissimo difensore e in un sistema difensivo collaudato come quello dei Pacers è un’aggiunta di livello.

IL TIRO DA TRE

Si parla spesso di 3&D, ovvero di giocatori che siano abili nella metà campo difensiva e in attacco si rendano utili aprendo il campo con il loro tiro da tre punti. La definizione in realtà calza a pennello per ben pochi giocatori (maestro su tutti è Klay Thompson) e l’ex Mavericks merita di essere enumerato in questo ristrettissimo club. Coach McMillan chiederà proprio questo a Matthews nella fase offensiva: generare spazi con la propria pericolosità dall’arco, in modo da rendere più fluido e arioso un attacco che, comunque, ha perso la propria arma principale.

 

Un assaggio della precisione dall’arco di Wesley Matthews

Parliamo d’altronde di un giocatore che ha già segnato 1506 triple in carriera con oltre il 38% di realizzazione e con quasi 7 tentativi per partita nella suddetta specialità. Una sicurezza insomma, che arriva ad Indianapolis portandosi in valigia voglia di difendere e una mano molto educata dalla distanza. Può sostituire Victor Oladipo? La risposta è no, ma Wesley Matthews è giocatore che rende bene in sistemi ben congegnati e quello dell’Indiana Pacers è un sistema più che funzionale da questo punto di vista. Non chiedetegli di sostituire, chiedetegli di integrarsi e sopperire, rimarrete affascinati dalle straordinarie doti di lavoratore di Wesley Joel Matthews.

Un nuovo inizio per Markelle Fultz: gli Orlando Magic

Uno tra gli scambi più discusse dell’ultima trade deadline riguarda Markelle Fultz. L’ex prima scelta al Draft 2017 è passato da Philadelphia agli Orlando Magic in cambio di Jonathon Simmons, una prima scelta protetta in lottery al Draft 2020 (via Oklahoma City Thunder) e una seconda scelta al Draft 2019. Si tratta di un nuovo inizio per Markelle Fultz?

Andiamo ora ad analizzare uno scambio all’apparenza clamoroso: il Process dei 76ers non punta più su Fultz, scelto dall’ex GM Bryan Colangelo, che lo preferì a Jayson Tatum.

Fultz dovrebbe essere felice del trasferimento in una squadra che non va ai playoff dal 2012 (no, seriamente, dovrebbe).

I PHILADELPHIA 76ERS: LO SPAZIO SALARIALE

Il GM di Philadelphia, Elton Brand, si è detto dispiaciuto per l’addio a Markelle Fultz, ma non si è fatto scrupolo a scambiarlo in cambio di asset di scarso valore. Simmons, ex Spurs, ha deluso a Orlando ma ha un contratto onesto, da circa 6 milioni annui inscadenza  nel 2020. Potrà allungare la panchina e dare punti fuori dal sistema quando alcune delle stelle saranno fuori dal campo. La scelta via OKC sarà probabilmente molto alta, e in ogni caso è protetta in lottery: in caso di scossoni clamorosi in casa Oklahoma, i 76ers non la riceveranno. I Thunder manterranno lo stesso assetto attuale anche nel prossimo anno, dato che Westbrook, George, Adams, Schroeder e Grant saranno tutti sotto contratto. In caso di un buon piazzamento ai playoff 2020, Philadelphia riceverà una scelta tra la 20 e la 30, non di altissimo valore.

Jonathon Simmons con la canotta di Orlando.

Il motivo dello scambio non risiede dunque nella contropartita tecnica. La vera necessità di Brand è lo spazio salariale per rifirmare in estate Butler e Tobias Harris. Markelle Fultz avrebbe ricevuto quasi 10 milioni di dollari nella stagione 2019/2020: soldi da offrire alle due star per mantenere intatta la struttura attuale della squadra. Con Butler e Harris rifirmati, Philadelphia sarebbe per anni una contender pericolosa, non più interessata ad attendere i progressi di Markelle Fultz.

I problemi del giovane sono di origine misteriosa ma evidenti anche a occhio nudo. La spalla destra non offre ancora certezze al giovane, limitandolo a sole19 apparizioni nell’attuale stagione. Fultz non sarà disponibile nemmeno per il debutto in maglia Orlando Magic: i suoi problemi fisici sono dunque concreti, non bastano gli screzi con lo staff di Philadelphia per spiegare la sua distanza dal parquet.

UNA NUOVA SCOMMESSA PER GLI ORLANDO MAGIC

Cosa? Vado in Florida?

Dal punto di vista degli Orlando Magic, Fultz rappresenta una scommessa in chiave futura. La situazione salariale non è rosea, ma non ci sono rinnovi onerosi in vista (o hanno intenzione di dare il max a Vucevic? No vero?) né aspettative di vittoria nel breve termine. Aspettare Fultz può dunque avere un senso, dato che si tratta di un classe ’98 che aveva fatto intravedere un grande potenziale nell’anno di college.

Vero, Markelle Fultz potrebbe ancora diventare un campione e smentire tutti gli scettici. Ma il rischio che non diventi più un giocatore di livello NBA è altissimo in questo momento.

Più un intrattenitore che un analista vero e proprio, Stephen A. Smith afferma che Fultz potrebbe essere un enorme bust.

Il prezzo pagato da Orlando è tutto sommato alto, dato che Philadelphia era quasi obbligata a cedere Fultz per la situazione salariale sopra descritta. Simmons non aveva ormai nessun valore di mercato, perciò nessun rimpianto su quel fronte. La scelta via OKC invece, seppur alta, avrebbe potuto essere utile. Con una maggiore accortezza, Orlando avrebbe potuto scommettere su Fultz senza cedere nulla di valore per averlo.

Dal punto di vista di Fultz, finire a Orlando potrebbe rivelarsi una benedizione. Il “Process” ha ormai bisogno di giocatori pronti e Fultz non potrebbe dare il suo contributo. A Orlando, con meno pressioni, la sua carriera potrebbe riprendere la strada giusta. 

 

VOTI ALLA TRADE

Dal punto di vista di Philadelphia, il valore di Fultz era ai minimi termini. La cessione era praticamente obbligata per poter rinnovare le due star Harris e Butler in estate. La prospettiva di crescere i giovani non coincide con la volontà di vincere subito, affiancando a Embiid e Simmons i giocatori adeguati. Lo scambio andrà giudicato a luglio:se i rinnovi andranno a buon fine, il voto sarà 9. In caso contrario, se anche solo uno dei due dovesse andarsene e Philadelphia non fosse una vera contender, il voto sarà 5: Fultz avrebbe potuto a quel punto essere aspettato e recuperato.

Gli Orlando Magic scommettono un giocatore potenzialmente ancora recuperabile ma spendono troppi asset per farlo. Per il momento, in attesa di rivedere Fultz in campo, il voto è un 6,5.

Il mercato da playoff dei Sacramento Kings (e non solo): l’analisi

Divac su Joerger

I Sacramento Kings sono stati uno dei team più attivi nell’ultimo giorno di mercato. I due rinforzi portano il nome di Harrison Barnes e Alec Burks, giocatori che potranno essere decisivi per la corsa ai playoff dei giovani Kings.

Andiamo ora ad analizzare nel dettaglio le due trade imbastite dal GM Vlade Divac, la prima e più importante con i Dallas Mavericks, la seconda con Houston e Cleveland.

L’ARRIVO DI HARRISON BARNES 

 

I Kings hanno sfruttato l’occasione di mercato costituita da un Barnes ormai indesiderato a Dallas, portando a casa l’ala piccola necessaria per completare il quintetto. Per farlo, il prezzo da pagare è stato decisamente basso: il classe ’95 Justin Jackson e il contratto di Zach Randolph. Nella sua esperienza ai Kings, Jackson è stato capace di buone prestazioni ma non ha mai avuto la continuità necessaria per proporsi come titolare nello spot di ala piccola. Randolph era invece fuori dalle rotazioni di coach Joerger e costituiva un contratto in scadenza da scambiare a franchigie desiderose di liberare spazio.

Sacramento non si è fatta problemi ad assorbire il pesante contratto di Harrison Barnes, immeritato per quanto fatto vedere a Dallas. I 25 milioni di player option per la prossima stagione non impediranno ai Kings di avere spazio salariale in estate, dal momento che gran parte del roster è composta da giocatori in rookie scale. Barnes sarà per lo più impiegato cometiratore sugli scarichi e  difensore sugli esterni: non dovrà più essere la prima scelta offensiva come nei primi anni a Dallas, ruolo evidentemente non adatto a lui. In una squadra che gioca su ritmi alti, Barnes potrà sicuramente costituire una risorsa affidabile per Joerger.

Nella sua prima partita, ha giocato 37 minuti producendo 12 punti e 7 rimbalzi. Barnes è rimasto in campo anche nel concitato finale contro gli Heat, cavandosela con disinvoltura nonostante il pochissimo tempo per ambientarsi. Una singola partita non può essere che un indizio, ma pare che Barnes possa diventare rapidamente un elemento chiave nelle rotazioni dei Kings.

LATO DALLAS: LA RICERCA DI SPAZIO SALARIALE

Agli occhi di Mark Cuban e della dirigenza Dallas, Barnes era solo un peso eccessivo a libro paga, ormai fuori dal progetto tecnico della squadra. Il piano dei texani consiste nell’offrire un ricchissimo rinnovo a Kristaps Porzingis, recentemente arrivato da New York, ed eventualmente attirare un altro grosso free agent in estate. Assorbiti i terribili contratti di Hardaway Jr. e Courtney Lee, Dallas doveva liberarsi di Barnes per non ingolfare eccessivamente il cap. Inoltre, Hardaway Jr. e Barnes occupano circa le stesse zone di campo: vendendo Barnes, si cercherà di valorizzare Hardaway Jr. anche nell’ottica di trade future.

Tuttavia, Dallas ha ricevuto davvero troppo poco per un giocatore forse strapagato ma certamente meritevole di uno spazio in molti quintetti NBA. Jackson è una magra soddisfazione, mentre Randolph verrà tagliato a breve. L’ideale sarebbe stato ricevere scelte in cambio di Barnes, dato che gran parte delle opportunità al draft in futuro sono state pregiudicate dalla trade per Porzingis. Probabilmente, Dallas ha ottenuto Porzingis e i piani della franchigia sono cambiati molto rapidamente: da una remota eventualità playoff a un tentativo di salvare la prima scelta 2019, destinata agli Hawks ma protetta in top 5. Per questo motivo, non c’è stato il tempo necessario per trovare una contropartita valida per Harrison Barnes, che  è stato svenduto ai Kings.

VOTI ALLA TRADE

Sacramento esce vincitrice dallo scambio e potrà forse puntare a una delle ultime piazze ai playoff nella Western Conference. I Clippers usciranno sicuramente dopo aver ceduto Tobias Harris, perciò i Kings lotteranno con Lakers, Spurs e Jazz per gli ultimi 3 posti validi per la postseason. Il contratto di Barnes è oneroso ma scadrà nel 2020 e non costituisce un grosso impedimento per i piani estivi dei Kings. Voto 9.

Dallas libera spazio ma finisce per svendere uno dei pochi giocatori che avessero valore sul mercato. Se in estate riuscisse a raggiungere una terza stella o alcuni ottimi comprimari da affiancare a Doncic e Porzingis, Cuban avrebbe raggiunto il suo obiettivo. Voto 6.

LO SCAMBIO A TRE CON CAVS E ROCKETS

Vlade Divac ha ricevuto un discreto giocatore come Alec Burks insieme a una seconda scelta nell’ambito di una trade a tre squadre che ha coinvolto Cavaliers e Rockets. Burks si è subito messo in luce con 9 punti e una buona presenza in campo nella vittoria sofferta contro Miami. La guardia ex Cavs completerà le rotazioni dei ruoli di guardia e ala piccola, accontentandosi dei minuti lasciati da Hield, Bogdanovic e Barnes. Il prezzo per raggiungerlo è stato Iman Shumpert, ottimo nella stagione in corso ma non più necessario dopo l’acquisizione di Harrison Barnes. La seconda scelta proveniente da Houston è pur sempre un piccolo asset ricevuto da Divac.

Iman Shumpert andrà a inserirsi nelle rotazioni degli esterni di Houston: l’ennesimo 3&D che va ad aiutare Harden e Chris Paul nella loro lotta per le vette della Western Conference. A Houston si è recentemente liberato lo spazio occupato da James Ennis, finito a Philadelphia. Shumpert occuperà i suoi minuti. Nella trade, Houston ha ceduto anche Brandon Knight e Marquese Chriss ai Cavs, pagando con una prima scelta la necessità di liberarsi dei due pessimi contratti. Houston risparmia sulla luxury e aggiunge un giocatore di esperienza come Shumpert, che potrà rivelarsi utile ai playoff.

I Cleveland Cavaliers giocano a perdere in questa stagione e accettano di cedere i loro giocatori migliori (Alec Burks, ovvero uno scarto di Utah) per accumulare scelte future. La prima scelta di Houston sarà presumibilmente molto alta, ma potrebbe ugualmente rivelarsi utile per i Cavs desiderosi di ricominciare dopo l’addio di LeBron James.

VOTI ALLA TRADE

Si tratta di una trade minore ma interessante e vantaggiosa per tutte le parti in causa. Sacramento pare la vincitrice, perché acquisisce un giocatore tutto sommato simile a Shumpert e riceve una seconda scelta. Voto 7.

Houston aveva necessità di liberarsi dei contratti di Chriss e Knight per ragioni economiche: una prima scelta alta è un prezzo da pagare in questi casi. Voto 6.5.

I Cleveland Cavs accumulano scelte e vendono Burks, che in ogni caso non avrebbe fatto parte del progetto. Voto 7.

 

Jayson Tatum: “Sono grato di essere rimasto qui a Boston”

Davis-Celtics: Jayson Tatum possibile pedina di scambio in estate?

I Boston Celtics hanno lavorato molto bene negli ultimi anni sul mercato. Hanno fatto scambi intelligenti e pescato bene al draft, e ora sono pronti a competere di nuovo per le finali di Conference e per il titolo NBA. Danny Ainge aspetta soltanto un’occasione favorevole per completare la squadra con un ultimo tassello. Un altro All Star, importante per potersi sentire alla pari dei Golden State Warriors. E nelle discussioni per favorire questa trade, Jayson Tatum è spesso menzionato.

Il gioiello di Brad Stevens è ovviamente un talento riconosciuto da tutti, ed è un asset molto importante a disposizione dei Celtics. Con la richiesta di trade da parte di Anthony Davis alla dirigenza dei Pelicans, Ainge ha cominciato a pensare come convincere New Orleans in estate. E sicuramente Tatum sarà richiesto, se questo non è già avvenuto, dalla franchigia della Louisiana.

 

Tatum sul rimanere a Boston

Per il momento, però, Tatum rimane nel Massachusetts. Ecco le sue parole a riguardo, rilasciate dopo la sconfitta casalinga contro i Los Angeles Lakers:

Sono grato di essere ancora parte di questa squadra. Sono contento che, almeno per il momento, il mercato sia finito. Qui sto bene, tutti sono contenti di rimanere qui e ci divertiamo a giocare l’uno con l’altro. Sentire il mio nome all’interno di molti rumors di mercato è strano. Ma mi concentro soltanto su ciò che posso controllare, cioè scendere in campo e giocare a basket.

Ricordiamo che, in ogni caso, i Celtics non potevano arrivare a Davis già ora, per via della Rose rule.

Boston adesso è sicuramente una tra i favoriti per arrivare ad AD e, se veramente riuscirà ad aggiudicarsi le sue prestazioni, è molto probabile che Tatum sia inserito nel pacchetto da scambiare a New Orleans. Solo il tempo ci dirà se sarà la scelta giusta per portare i Celtics di nuovo alla vittoria del titolo NBA.