Efes-CSKA: novità o tradizione sul tetto d’Europa?

Efes-CSKA

Il momento più bello è giunto. Stasera, alla fine di Efes-CSKA, conosceremo il nome della nuova campionessa d’Europa. Campionessa che potrebbe essere una novità o un simbolo della tradizione cestistica del Vecchio Continente. Ma non vi parleremo di squadre sotto pressione e squadre leggere. La leggerezza appartiene ad entrambe. Appartiene alla banda di coach Ataman, consapevole di aver compiuto un’impresa arrivando fino all’atto conclusivo; appartiene all’armata di coach Itoudis, capace, per una volta, di rimontare e non di farsi rimontare nel contesto più prestigioso, spegnendo così ogni scetticismo aleggiante. Per questo la finale d’Eurolega è molto incerta: l’Olimpo del basket europeo è arrivato all’appuntamento più importante tranquillo, libero da pressioni. Sarà solo la dea Tecnica a decidere.

Efes-CSKA: Ergin Ataman ha spodestato Obradovic, ora può essere il suo momento di gloria
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EFES-CSKA: I ROSTER DELLE DUE SQUADRE 

Efes Istanbul

0LARKIN, SHANEG1.82
1BEAUBOIS, RODRIGUEG1.95
2KURTULDUM, MUSTAFAF1.96
3SAYBIR, YIGITCANF2.03
4BALBAY, DOGUSG1.85
6BIRSEN, METECANF2.05
10BITIM, ONURALPG1.96
12MOTUM, BROCKF2.08
15SANLI, SERTACC2.12
18MOERMAN, ADRIENF2.02
19TUNCER, BUGRAHANG1.93
21PLEISS, TIBORC2.21
22MICIC, VASILIJEG1.96
23ANDERSON, JAMESF1.98
25ILYASOGLU, OMERCANG1.95
42DUNSTON, BRYANTC2.03
44SIMON, KRUNOSLAVG1.97

 

CSKA Mosca

1DE COLO, NANDOG1.96
3BOLOMBOY, JOELF2.04
4KHOMENKO, ALEXANDERG1.92
5PETERS, ALECF2.06
7UKHOV, IVANG1.93
9GAVRILOV, ALEXANDERG1.95
11ANTONOV, SEMENF2.02
12ERSHOV, ALEKSANDRG1.97
13RODRIGUEZ, SERGIOG1.91
20VORONTSEVICH, ANDREYF2.07
21CLYBURN, WILLF2.01
22HIGGINS, CORYG1.96
23HACKETT, DANIELG1.93
28LOPATIN, ANDREIF2.08
30KULAGIN, MIKHAILG1.91
41KURBANOV, NIKITAF2.02
42HINES, KYLEC1.98
44HUNTER, OTHELLOC2.03

QUI EFES

A inizio stagione era quasi superfluo asserire che l’Efes, sulla carta, avesse allestito un superteam. Trasportare i pronostici sul campo poteva però non essere così semplice per la squadra arrivata ultima nel 2018. Eppure si è sottovalutato l’impatto di colui che, al momento (polemici astenersi), dopo Obradovic e Laso è il miglior allenatore d’Europa. Ataman ha costruito un sistema che anche stasera partirà da un attacco molto efficace. Al centro delle operazioni saranno ovviamente Shane Larkin e Vasilije Micic, dominanti in semifinale. Dai loro pick and roll ed isolamenti centrali partiranno buona parte delle azioni dell’Efes, sicuramente intenzionato a punire i cambi (e ad attaccare De Colo e Rodriguez) del CSKA andando al ferro e trovando liberi sul perimetro Rodrigue Beaubois, Krunoslav Simon e James Anderson. D’altra parte esiste anche il secondo aspetto del cambio difensivo, che può voler dire servire le “rollate” di Bryan Dunston e Adrien Moerman spalle a canestro. Questo a metà campo, ma è naturale che sia intenzione dei Turchi alzare il ritmo appena sia possibile, per mettere in campo aperto le grandi dosi di atletismo a roster.

Efes-CSKA: Shane Larkin potrebbe essere l'MVP della Final Four?
Efes-CSKA: Shane Larkin potrebbe essere l’MVP della Final Four?

La questione difesa pare invece più spinosa per Ataman. E’ indubbio che la priorità sia quella di non lasciar attivare facilmente De Colo, Rodriguez e Higgins. Per questo Micic sarà sicuramente speso su una delle tre stelle, mentre Beaubois ed Anderson potrebbero guadagnare minuti rispetto a Simon, difensore incostante. Tutelare Larkin dai falli sarà fondamentale, ma nasconderlo potrebbe non essere sempre possibile, quindi anche il suo contributo in difesa sulla palla non  potrà venir meno. Contro il pick and roll la scelta sarà quella di cambiare con Dunston e di contenere con Tibor Pleiss, con entrambi i lunghi chiamati ad essere un fattore decisivo nella loro area, cercando di commettere meno falli possibili. Il CSKA ha tirato 33/42 ai liberi in semifinale questo è stato il motivo principale della rimonta. Impedire che accada ancora è vitale per le speranze turche.

Efes-CSKA: la rim-protection di Bryan Dunston sarà cruciale per Ataman
Efes-CSKA: la rim-protection di Bryan Dunston sarà cruciale per Ataman

QUI CSKA

Famoso per buttare via vantaggi importanti durante le Final Four, il CSKA ha ribaltato le parti nella semifinale contro il Real, rimontando un grosso gap, grazie alla capacità di affidarsi alle proprie stelle nei momenti difficili. Nando De Colo e Sergio Rodriguez si sono caricati letteralmente sulle spalle un attacco moscovita che è parso meno fluido del solito. Anche stasera dal loro uso del pick and roll sorgeranno le speranze di coach Itoudis. Coinvolgere Larkin e attaccare Dunston sui cambi per lucrare falli degli uomini più importanti saranno parole d’ordine, ma anche riaprire per i tiratori come Nikita Kurbanov, Alec Peters e Cory Higgins sarà una priorità, in modo che tutti siano coinvolti nella manovra. I lunghi Othello Hunter e Kyle Hines, con la loro velocità di piedi, dovranno offrire buone soluzioni in taglio, oltre a essere pericolosi a rimbalzo offensivo, dato fondamentale per spezzare il ritmo all’Efes e costringerlo a lavorare il più possibile nella propria metà campo.

Efes-CSKA: per i Russi non si potrà prescindere da una prestazione mostruosa di Nando De Colo
Efes-CSKA: per i Russi non si potrà prescindere da una prestazione mostruosa di Nando De Colo

In difesa De Colo e Rodriguez, orrendi in semifinale da questo punto di vista, dovranno decisamente attivarsi, dato che avranno a che fare con una delle coppie di guardie più talentuose d’Europa. Il supporto fornito loro da Daniel Hackett sarà rilevante, soprattutto quando Larkin e Micic saranno in campo insieme. Nonostante le doti degli esterni avversari, il CSKA non rinuncerà alla propria politica di cambi estremamente aggressivi, resi possibili dai piedi di Hines e Hunter; ma l’Armata Rossa dovrà saper resistere nei mismatch contro i lunghi avversari, forse il vero grande pericolo della serata, dato che Moerman e Pleiss hanno mani buone vicino al ferro. Collassare l’area sarà quindi inevitabile, contando sul fatto che la pressione della posta in palio faccia calare le percentuali dell’Efes. Ultimo dato, ma non per importanza, è quello della transizione difensiva. Eseguirla efficientemente e comunicando al meglio potrebbe fare la differenza nei momenti in cui l’Efes cercherà i suoi amati parziali.

Efes-CSKA: le speranze russe di titolo passano prima di tutto dalla difesa
Efes-CSKA: le speranze russe di titolo passano prima di tutto dalla difesa

Esprimere un pronostico, questa volta è impresa ostica. Il CSKA è andato oltre i propri limiti mentali in semifinale e si è guadagnato una semifinale più “leggera”, tuttavia la sensazione che l’Efes di Ataman sia la squadra che meglio arriva al grande appuntamento aleggia pesante su Vitoria. Se dovessimo sbilanciarci? Forse forse è lecito credere che stasera dopo la finale d’Eurolega, per la prima volta nella propria storia, l’Efes salirà sul tetto d’Europa. Ma rimane pur sempre una mera sensazione di novità.

Difesa sul pick and roll: alcune strategie da Eurolega

difesa sul pick and roll shved

Senza avere una decente difesa sul pick and roll nell’Eurolega di oggi diventa difficile sopravvivere o, quantomeno, concedere meno di 90 punti a partita. Il più utilizzato gioco a due della pallacanestro pone dubbi e costringe a prendere decisioni, soprattutto quando si giovi del coinvolgimento dei tre attaccanti restanti. E allora i difensori hanno una necessità: cercare di mantenere il pick and roll nei confini del due contro due, in spazi che siano il più stretti possibile. Eppure, a volte, condizioni particolari richiedono l’attenzione anche dei tre difendenti non direttamente chiamati in causa. E’ una questione di scelte. Noi vogliamo analizzarne tre, prese da alcune delle maggiori forze della competizione, per vedere cosa comporti ogni diversa difesa sul pick and roll.

IL CAMBIO SISTEMATICO: LA STRATEGIA DELLE GRANDISSIME

Nel basket contemporaneo le più grandi difese di Eurolega sul pick and roll cambiano in maniera sistematica, a prescindere dall’avversario che si trovino davanti. In cosa consiste il cambio difensivo? Semplice: i due difensori coinvolti direttamente nell’azione si “scambiano” sostanzialmente le marcature. E’ la difesa tipica del CSKA e del Fenerbahce, a cui è resa possibile dalla presenza di lunghi dai piedi incredibilmente veloci (Vesely, Hunter e soprattutto Kyle Hines, il miglior lungo di sempre sui cambi difensivi), ma anche dall’organizzazione di un sistema che copre il missed-match a cui è costretto l’esterno contro il lungo avversario.

La difesa sul pick and roll del Fener alle Final Four 2017

Nel caso particolare della squadra turca la difesa sul pick and roll può farsi anche più complessa, appunto per evitare che venga sfruttato il vantaggio del lungo avversario contro il cambio. Già dal video si nota come Vesely cambi in modo molto aggressivo, facendo perdere al palleggiatore il momento buono per far uscire il pallone. Spesso è in questo momento che la squadra di Obradovic coinvolge un terzo difensore: una delle due ali cambia a sua volta con il piccolo che si trova in missed-match, ristabilendo una situazione più sostenibile per la difesa, grazie a quello che è diventato un cambio a tre. Arte.

DIFESA SUL PICK AND ROLL: L’INTELLIGENZA DEL CONTENIMENTO

Non tutte le situazioni permettono di attuare sistematicamente il cambio difensivo, soprattutto quando si abbiano lunghi di grande stazza e, quindi, più lenti con i piedi. Lo sa benissimo Pablo Laso, che ha a roster un centro di 222 centimetri, rispondente al nome di Walter Tavares. E allora esiste un’altra soluzione: tenere il proprio lungo a protezione dell’area, senza costringerlo a compiti che non possono appartenergli.

Una difesa sul pick and roll di contenimento mal riuscita

Ovviamente questo tipo di difesa può essere coniugato in due modi diversi dall’esterno: può passare sopra il blocco (grazie allo spazio lasciato dal lungo che resta in area) o può passarvi sotto. La soluzione scelta dipende in genere dalla capacità del ball-handler di realizzare da tre punti; se questa è notevole, si sceglie la prima opzione. Ovviamente non esiste difesa migliore per confinare il pick and roll nel due contro due, ma si pone un grosso problema, come si nota dal video. Contro Spanoulis la scelta deve essere quella di passare sopra; quando questo non avvenga, l’esterno si trova a inseguire e il lungo rimane uno contro due, una situazione terminale nella maggior parte dei casi. E’ chiaro che lo scopo principale di questo tipo di difesa sia costringere l’attacco a un poco pregiato (e ci sarebbe da discutere su questo) tiro dal mid-range, ma per ottenere il risultato sperato bisogna sapersi assumere le proprie responsabilità individuali, cosa che in questa situazione particolare Causeur non riesce a fare.

IL GRANDE RISCHIO DELLO “SHOW” DIFENSIVO

A volte l’idea della difesa sul pick and roll è quella di togliere a tutti i costi la palla dalle mani del ball-handler avversario, perché lo si ritiene l’elemento più pericoloso della squadra e si vuole costringere i suoi compagni a prendere decisioni al posto suo. Per far questo, ovviamente, bisogna estremizzare. Da qui deriva lo “show” difensivo, in cui il lungo fa uno o due passi in uscita per ostacolare la visuale del palleggiatore e rallentare l’uscita della palla dal pick and roll. Ovviamente questo genere di difesa coinvolge fortemente il lato debole e presuppone che chi difende sulla palla recuperi rapidamente dopo aver subito il blocco. Il rischio è quello di esagerare, e a saperlo molto bene è l’Olimpia Milano.

Il rischio estremo dello show difensivo milanese

Il video ci illustra chiaramente quanto sia rischioso praticare questa scelta difensiva. Il primo rischio nasce dal lavoro del lungo Arturas Gudaitis, che in questo caso si espone troppo per negare una linea di passaggio in realtà già chiusa (alla sinistra del palleggiatore) e rientra tardivamente sul suo uomo (proprio nel rientro sta la differenza con il cambio o il raddoppio). Mike James, che difende sul palleggiatore, è poi chiaramente troppo pigro e non mette pressione, lasciando che Campazzo veda facilmente tre quarti di campo. Infine il lato debole: Daris Bertans avrebbe il compito di riempire l’area completamente sguarnita, ma per fare questo deve lasciare il libero un grande tiratore come Jaycee Carroll; la sua esitazione costa due punti facili. La soluzione migliore? Portare l’aiuto in area nel momento in cui il lungo sta ricevendo, in modo da costringerlo ai passi o comunque all’indecisione, senza permettergli un facile scarico in angolo. D’altronde questa difesa vorrebbe proprio creare indecisione nei compagni del palleggiatore, ma per eseguirla bene ci vuole un’incredibile preparazione, tecnica e mentale.

Tiratori d’Eurolega: un playbook per una categoria “speciale”

Tiratori d'Eurolega-olimpia-milano-dairis-bertans tiratori

Quella dei tiratori è una specie protetta, e non dal WWF (anche perché tutto ci sembrano fuorché in via d’estinzione), ma dal basket moderno. I tiratori sono protetti dai compagni, dagli arbitri, dai coach e dai loro “giochi” o, se preferite, schemi offensivi. La quantità e la qualità delle strategie per arrivare a far tirare da fuori i migliori interpreti della specialità sono in continuo aumento nei playbook degli allenatori di Eurolega. Si parte spesso da una base comune, che poi si diversifica nelle diverse menti, a seconda di dettagli che vanno dalla tattica e dalla tecnica individuale del tiratore in questione fino alle caratteristiche della squadra cui appartiene. Noi abbiamo deciso di analizzare tre diversi schemi pensati per un tiratore e li abbiamo presi dal playbook dell’Olimpia Milano. Infatti Simone Pianigiani non poteva non avere alcuni giochi dedicati al secondo miglior tiratore d’Europa (54% dall’arco con 37/69), Dairis Bertans.

La classicità: il gioco “giro” dell’Olimpia Milano

Le uscite dai blocchi sono il più vecchio stratagemma per liberare i tiratori da fuori. Ovviamente, l’aumento di complessità e di preparazione delle difese europee ha fatto sì che un singolo “banale” blocco il più delle volte non sia sufficiente per raggiungere lo scopo prefissato. Inevitabile conseguenza di ciò è stata l’aggiunta di un secondo blocco, come ben vediamo dal gioco “giro” di Milano.

 

Un’uscita da un doppio blocco per Dairis Bertans

La situazione si presenta così: il playmaker porta la palla in posizione di punta, mentre il tiratore si posiziona su una delle due ali. Il primo blocco viene preso subito dal numero “4” per creare un primo vantaggio, che viene poi ampliato da un secondo blocco del centro sul post-basso opposto. Nel frattempo, il terzo esterno parte dal centro dell’area e si apre per creare uno “specchietto per le allodole” che può anche trasformarsi in una seconda alternativa, sempre per un buon tiro. La scelta del lato da cui il tiratore parte è data dalle sue caratteristiche: nel caso di un tiratore destrimano, sarà più conveniente una partenza dall’ala destra (come nel video). Infatti, in questo modo, il tiratore arriva a concludere con un arresto a due tempi sinistro-destro, notoriamente più naturale per un destro.

La modernità: i tiratori che bloccano

Sicuramente i tiratori sono la categoria di giocatori maggiormente attenzionata dalle difese. A volte, perciò, non basta nemmeno un’uscita da un doppio blocco per creare il famoso buon tiro. Negli ultimi anni si è quindi diffusa la tendenza a cercare vantaggi per i tiratori facendo bloccare loro altri compagni, che si tratti del palleggiatore o meno. Nel primo caso, il playbook di Pianigiani ci viene in soccorso con lo schema “corna lato”.

 

Bertans gioca un pick and pop per poi muoversi in flair

L’idea è questa: la guardia va a bloccare per il playmaker che arriva in palleggio. A differenza del pick and roll, dopo aver bloccato si apre, ed esegue quindi un “pop”, generando un primo vantaggio. Anche in questo caso ad ampliare ulteriormente la situazione favorevole è un secondo blocco. Il lungo gioca infatti un blocco per il bloccante, per farlo andare in allontanamento (conosciuto come “flair” nel gergo tecnico), per arrivare a un tiro da tre punti molto aperto sul lato lasciato completamente libero dai compagni.

Il senso comune del gioco “Bamberg”

L’idea di far bloccare un tiratore prima di bloccare per lui deriva dalla constatazione che per la difesa sia più difficile seguire un movimento complesso che genera un maggior numero di soluzioni rispetto a un gioco pensato esclusivamente per un unico obiettivo. Su questo si fonda l’efficacia dello schema “Bamberg”, utilizzato tanto in Eurolega quanto nella NBA, capace di creare una situazione di estrema indecisione nella difesa.

Bertans liberato al tiro nel gioco Bamberg

L’ala piccola e l’ala forte partono negli angoli per aprire il campo e lasciare più spazio possibile ai tre giocatori maggiormente coinvolti nello schema. Il tiratore parte in mezzo all’area e aspetta che il lungo giochi un classico pick and roll centrale con il playmaker. La guardia blocca quindi l’uomo del centro che sta rollando e, dopo aver fatto ciò, si apre sul lato opposto rispetto a quello scelto dal palleggiatore. La pericolosità di questa disposizione sta nel fatto che ha tre possibili sviluppi: un tiro aperto da fuori, una penetrazione del palleggiatore o un passaggio per il rollante, con tutti gli sviluppi che possono derivarne.

Italbasket, mai cosi vicini alla fine del tunnel

Italbasket

“Never Back Down”. Chissà in quanti della mia generazione avranno visto questa serie di film, che poco ha a che fare con il parquet e una palla da basket. La teoria del “non arrendersi”, su cui è incentrata tutta il succo della storia, è però uno stile di vita sia nella vita che nello sport. Non a caso, infatti, questo motto è spesso usato come sprone per un team, per una squadra a dare sempre il massimo e non cedere alle pressioni esterne e alle prime difficoltà.

Di difficoltà, nell’ultimo decennio, ne ha dovute affrontare tantissime l’Italbasket. Dal 2006 in poi, sembra che il tempo si sia letteralmente fermato: quasi in coincidenza con l’incredibile involuzione dell’economia italiana, il movimento della pallacanestro italica perdeva piano piano la sua rilevanza a livello mondiale ed europeo. Tra polemiche, cambi di panchina e di scrivania (più che di cambiamento, un ritorno “inusuale”) e nuovi regolamenti FIBA, gli ultimi 12 anni ci hanno restituito uno stato di atarassia da tifo mai vista prima.

La convinzione quasi completamente svanita che dai fallimenti o dalle sconfitte si possa ripartire ancora più forti di prima (come insegna altro cartone animato giapponese abbastanza conosciuto alla generazione dei 90’s). Da Instanbul a Debrecen sono passati solo 370 giorni eppure sembra che una nuova luce accompagni il cammino dell’Italbasket di Meo Sacchetti: un qualcosa che i 90’s ricordano bene..

Da Pechino 2008 a China 2019: la maledizione dell’iride 

L’Italia di Tanjevic sconfigge la Spagna e si laurea campione d’Europa 1999: erano i tempi di Myers, Fucka e A. Meneghin

Dal Giappone alla Cina: nel mezzo, 12 anni di fallimenti, ricostruzioni stentate e progetti discutibili. Fatto sta che, da quel Lituania-Italia 71-68 giocata a Sapporo (ottavi di finale Mondiali 2006), l’inno di Mameli non ha mai risuonato in una competizione sub-continentale.

La manifestazione nipponica, che lanciò definitivamente Marco Belinelli (dopo una gara da 25 punti contro gli States in cui gli entrò di tutto), rappresentò la fine dell’enfatico ciclo d’oro della Nazionale Italiana, iniziato con l’argento agli europei di Barcellona del 1997 e comprendente l’oro ad Eurobasket 1999 e il magnifico argento di Atene 2004 (con solo la generacion dorada che seppe domare l’armata azzurra di coach Recalcati).

Da quel campionato del Mondo, però, l’Italia non ne uscirà benissimo. Nonostante l’arrivo in NBA di Bargnani prima (primo europeo ad essere scelto alla #1) e di Belinelli l’anno successivo; il movimento cestistico italiano stava andando incontro ad un’involuzione impronosticabile ed inaspettata. La mancata qualificazione a Pechino 2008 e, soprattutto, l’incredibile debacle nelle qualificazioni ad Eurobasket 2009 certificarono tale situazione.

I numerosi passaggi di consegne a livello di panchina, che coinvolgeranno Simone Pianigiani e Ettore Messina (al ritorno dopo il quinquennio 1992-1997) non porteranno ai risultati sperati, Il caos del progetto italiano, infatti, si materializza prima nel 2011, con il peggior risultato di sempre ad una manifestazione internazionale (17° posto) e poi con il commissariamento della FIP e l’avvento di Dino Meneghin a capo del massimo organismo nazionale del Basket italiano.

Nonostante la loro notevole esperienza, sia Pianigiani che Messina si fermeranno ai quarti di finale dei successivi europei. Prima Lille e la bestia nera Lituania, poi Istanbul e la Serbia di uno scatenato Bogdan Bogdanovic ricacciano indietro i sogni di tutti gli italiani, cancellando tutto quello di buono che gli azzurri avevano fatto vedere nelle prime fasi dei rispettivi tornei. Nulla rimane, al contrario di due gare: Italia-Germania e Italia-Spagna di Eurobasket 2015, dove l’Italia aveva dimostrato di essere anch’essa una grande, anche solo per 2 notti.

Nel mezzo, mettiamoci anche la “disfatta di Torino” (con le lacrime incessanti di tutto il Pala Alpitour dopo il finale thrilling contro la Croazia) le numerose polemiche riguardanti il rapporto tra gli NBA’s e la maglia azzurra. Questioni che, tutt’ora, sono all’ordine del giorno e che coinvolgono soprattutto Danilo Gallinari, reo di non aver dato abbastanza rilevanza alla causa della Nazionale, soprattutto dopo l’episodio della reazione in un Italia-Olanda dell’agosto 2017, match della Trentino Cup in vista degli Europei 2017 (in cui il Gallo colpì un avversario con un pugno, procurandosi la frattura della mano destra)

Romeo Sacchetti, coach della Vanoli Cremona e della Nazionale Italiana

L’incubo Mondiale, oggi, sembra far meno paura: merito di un allenatore e di un gruppo umile a caccia di rivincita e con tanta voglia di stupire. Con 2 vittorie di vantaggio su Ungheria e Polonia a 4 match dal termine del gruppo J, la muraglia cinese non sembra più essere invalicabile: un miraggio durato fin troppo a lungo e che un uomo in particolare vuole cancellare a tutti i costi.

Italbasket, gli albori dell’era Sacchetti

All’inizio della sua avventura sulla panchina azzurra, anche Romeo Sacchetti ha dovuto affrontare la questione riguardante i giocatori NBA. Anzi, per il coach di Cremona la scottatura è stata ancora più evidente. Il nuovo e alquanto scriteriato calendario FIBA non permette di chiamare sia gli NBA’s che i componenti delle squadre di Euroleague, indebolendo notevolmente la qualità del gruppo al servizio del neo allenatore dell’Italbasket.

Nonostante le polemiche e le incomprensioni, questa regola potrebbe aver favorito (e non di poco) l’andamento della prima fase delle FIBA WC European Qualifiers. Le quattro vittorie di fila in 4 gare del gruppo D, comunque, sono state la conferma di una nuova Italia, con identità e carisma totalmente diversi da quelle immediatamente precedenti. La vittoria a Zagabria, contro una Croazia priva di Bogdanovic e Saric, ha ridisegnato le nostre possibilità di qualificazione ma, soprattutto, le ambizioni di un gruppo privo di stelle ma ricco di grandi lavoratori.

Amedeo Della Valle è il giocatore che ha realizzato più triple nelle qualificazioni europee finora (25)

Lavoratore instancabile è il simbolo di questa Italia targata Meo Sacchetti: quell’Amedeo della Valle capace di metterne 18,1 di media in queste qualificazioni (25 al Drazen Petrovic Basketball Center, in un luogo qualsiasi diciamo), tirando con il 48% circa dall’arco. Classe 1993, appena trasferitosi all’Olimpia dopo una grandissima stagione a Reggio Emilia, il numero 00 è il nuovo punto di riferimento della Nazionale. Talento offensivo da vendere, capace di tirare e forzare qualunque tiro dal palleggio o senza ritmo, che ha spesso trascinato gli azzurri nei momenti difficili delle gare. I 28 punti (con 8/11 da 3) di Bologna contro la Polonia sono la dimostrazione eloquente delle sue potenzialità e delle sue qualità da trascinatore.

Lo stakanovismo e la voglia di lottare come emblemi di una Nazionale: con Sacchetti non ci sono gerarchie fisse, tutti sono importanti alla causa del gruppo. La possibilità di avere un roster lungo, composto da giocatori affamati ed in cerca di rivalsa, possono costituire le basi ideali per costruire qualcosa di importante. Ne sono un esempio le prestazioni di Paul Biligha e Ariel Filloy, entrati dalla panchina nell’ultima gara di Debrecen nel momento forse più delicato del cammino mondiale. Nonostante i pochi minuti giocati da entrambi nelle precedenti uscite, il play di origine argentina e il centro dell’Umana Reyer sono stati decisivi ai fini del risultato finale contro l’Ungheria.

L’entrata in corsa di Jeff Brooks, poi, è risultata vera e propria aria fresca per le soluzioni dell’attacco azzurro. Un giocatore duttile, dotato di un QI superiore alla media e di un atletismo straripante, utilissimo alla causa azzurra già nella finestra settembrina appena terminata e che può diventare il compagno ideale di Melli nell’immediato futuro.

L’analisi: pregi e difetti dell’Italia di Meo Sacchetti

Attacco spesso al massimo, difesa da rivedere: sono questi gli aspetti topici che sono sorti spontanei dopo i due primi match di qualificazione della seconda fase, contro Polonia e Ungheria. Vero è che, nonostante le assenze importanti, l’Italia ha reso al di sopra delle più rosee aspettative nelle gare finora disputatesi. Altrettanto significativo è stato, però, l’apporto dei due veterani (esclusi Gallinari e Belinelli) del Fenerbache: ovvero Luigi Datome e Niccolò Melli.

L’urlo del capitano Gigi Datome, arrivato a quota 1500 punti in Nazionale con la Polonia

Gigione è quel leader carismatico di cui la Nazionale ha assolutamente bisogno. Carisma ed esperienza, abbinata ad una classe immensa, completamente al servizio del gruppo (vedasi il canestro da 2 e la stoppata che hanno sovvertito l’andazzo della partita contro i magiari). Paradossalmente, in questo momento, l’Italia può anche prescindere da Gallinari e Belinelli, ma non Datome, vero punto di riferimento in marcatura ed in fase difensiva.

Altro elemento fondamentale di questa Nazionale è Niccolo Melli. Unico vero lungo della rosa azzurra, in grado di catturare rimbalzi importanti e di protector in fase difensiva. La sua energia, cosi come quella di Biligha, di Brooks e di Sacchetti, rappresentano l’unico appiglio azzurro alla voce rimbalzi, aspetto del gioco rivelatosi storicamente anello debole del nostro basket.

Ball movement e scarichi all’angolo o a rimorchio per i tiri di Della Valle, Aradori, Datome e Abass sono il must dell’Italbasket di Meo Sacchetti. Con l’inserimento di Brooks, un altro possibile schema offensivo sono i tagli al centro o alle spalle del difensore di competenza, con possibilità di giocare un mismatch spalle a canestro. L’obiettivo principale rimane quello di creare il più possibile tiri puliti, sfruttando la visione eccezionale di Luca Vitali, altro punto fermo di questa Nazionale.

Con un Pietro Aradori in giornata, l’Italia può contare su due realizzatori di elevata caratura, soprattutto tra le mura amiche, alla quale può anche aggiungersi un Gigi Datome in giornata. Importante, inoltre, avere una second unit ben assortita in tutti i reparti, come ben evidenziato nell’ultima apparizione di Debrecen, con le grandi prestazioni di Filloy e di Biligha.

Il tallone d’Achille di queste prime uscite della nuova gestione sembra essere la difesa a uomo. Soffriamo tantissimo i penetratori alla AJ Slaughter e i cambi forzati sui piccoli, cosi come le squadre fisiche ed in grado di giocare bene in post. Aradori e Della Valle, in fase difensiva, sono da rivedere cosi come i due fratelli Vitali. A livello di peso e centimetri paghiamo molto rispetto al resto delle contendenti a livello europeo ed è sicuramente questo il problema più gravoso che l’Italia dovrà affrontare in ottica doppia sfida con la Lituania.

Il più grande punto interrogativo di questa selezione è la tenuta psico-fisica durante la gara: in molte occasioni, l’Italia ha patito a livello di testa e di esperienza. Veri e propri blackout che possono costare caro, come in Ungheria, e compromettere un’intera gara (come già accaduto in Olanda, gara passata in secondo piano vista la qualificazione già in tasca alla seconda fase).

Un’Italia laboriosa, povera di talento ma con grinta e cuore da vendere. Non saremo la squadra più bella da vedere, ma la concretezza ora vale molto più della pura estetica. Per tornare a far battere forte il cuore dell’Italia, per tornare a vivere e calcare i parquet che ci spettano, per tornare a sognare ad occhi aperti, serviva una Nazionale maschia, da battaglia. Sacchetti ha indicato la via, noi non dobbiamo far altro che seguirla assieme ai nostri ragazzi.

Contro la Lituania potremmo spezzare l’incantesimo che ci perseguita da anni: potremmo festeggiare proprio davanti agli artefici di alcune delle nostre più amare e recenti delusioni. Ci sono voluti quasi 13 anni per trovare il gusto antidoto, ma ora andiamoci a prendere tutto il tempo perduto. Concludendo con una citazione del film sopra citato, “per essere il migliore, devi sfidarti con i migliori” e noi non vediamo l’ora di farlo ancora, come se fosse la prima volta, dopo 13 lunghissimi anni di attesa.

 

Qualificazioni Mondiali 2019 Italia pronta per Croazia ed Olanda

Qualificazioni Mondiali 2019 Italia

Qualificazioni Mondiali 2019 Italia chiamata a vincere e convincere nei prossimi due match. Giovedì 28 giugno e domenica 1° luglio torna sul parquet la Nazionale Italiana maschile di basket, impegnata in due match validi per le qualificazioni della zona europea ai prossimi Mondiali, in programma in Cina nel 2019. Entrambe le partite potranno essere seguite in diretta esclusiva su Sky Sport 2.

Dopo avere conquistato quattro vittorie in altrettanti incontri, l’Italia di Romeo Sacchetti ha la possibilità di chiudere a punteggio pieno queste qualificazioni e presentarsi, così, con le migliori credenziali al prossimo turno.

Qualificazioni Mondiali 2019 Italia: dove si gioca?

Primo appuntamento domani al PalaTrieste Cesare Rubini, dove gli Azzurri ospiteranno laCroazia (inizio ore 20.45; pre e post partita alle 20.15 e alle 22.45), mentre domenica 1° lugliol’Italia andrà a Groningen a far visita all’Olanda (palla a due alle ore 18; pre partita alle 17.30).

Match con il commento di Flavio Tranquillo e Davide Pessina; pre e post partita con Alessandro Mamoli e Matteo Soragna.

L’Italia è inserita nel girone D, che guida con 8 punti, davanti alla Romania, seconda con 6, e con Olanda e Croazia a quota 5.

Qualificazioni Mondiali 2019 Italia le sfide in tv

Questa la programmazione in diretta esclusiva su Sky Sport 2:

Giovedì 28 giugno

ore 20.45          Italia-Croazia

                              (pre partita ore 20.15; dopo partita ore 22.45)

Domenica 1° luglio

ore 18                 Olanda–Italia

(pre partita ore 17.30)

Luka Doncic sul suo approdo in Nba: “Parlerò a tempo debito del mio futuro”

Luka Doncic

Luka Doncic nella storia dell’Eurolega. Il ragazzo prodigio classe ’99 nativo di Lubiana vince per la terza volta in carriera la massima competizione continentale per club con il Real Madrid di coach Pablo Laso.

Luka Doncic: “Ora voglio solo pensare al mio presente qui a Madrid”

Il Fenerbaçhe Dogus allenato da coach Obradovic non concede il bis. Nell’ultimo atto delle Final Four di Eurolega disputatosi questo weekend alla Stark Arena di Belgrado, il Real Madrid di Pablo Laso spodesta il team turco guidato da Gigi Datome e soci.

I Blancos si riprendono dunque lo scettro di campione d’Europa dopo due stagioni grazie al rientro del bombardiere Sergio Llull e del prospetto più chiacchierato dell’Nba Draft 2018: Mr. Luka Doncic.

Il playmaker sloveno classe ’99 corona una stagione europea formidabile, diventando il primo giocatore under 21 a vincere il titolo di MVP della Regular season, il titolo di miglior prospetto della competizione e il titolo di MVP delle Final Four di Belgrado.

Mentre in Europa continua il suo momento superlativo, in America la scorsa notte si è parlato del suo possibile futuro oltre-oceano con Atlanta e Sacramento; che in queste ore sembrerebbero intenzionate a non scegliere il giocatore per il prossimo Nba Draft 2018 stando a quanto riportato da ‘Espn.com‘.

Subito dopo la finale contro il Fenerbaçhe, lo stesso Luka Doncic in sala stampa ha voluto precisare le sue intenzioni riguardo il suo possibile approdo in Nba nella prossima stagione.

Ecco le parole rilasciate dal playmaker sloveno dopo la vittoria della Turkish Airlines Euroleague:

Sono orgoglioso dei traguardi raggiunti in questa stagione. Siamo migliorati e abbiamo dato dimostrazione di avere innesti giusti per potercela giocare contro chiunque. Il mio futuro? Parlerò a tempo debito della mia situazione dopo questa stagione. Ora penso soltanto al mio presente a Madrid, l’Nba può aspettare ancora un altro po’ per il momento. Voglio soltanto festerggiare e chiudere l’annata, poi dirò tutto quello che vorreste sapere”.

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Zalgiris Kaunas: la rivelazione dopo una grande rivoluzione

Molto spesso i ricordi di grandi imprese sportive, ispirano i giocatori del nuovo millennio a riaprire il libro dei ricordi e scrivere un nuovo capitolo della storia del club di appartenenza. In Lituania, i tempi del magico Zalgiris Kaunas campione d’Europa nella stagione 1998/99 guidato in cabina di regia da Tyus Edney e da un totem meraviglioso come Saulius Stombergas sono apparsi come l’ennesimo e lontano ricordo da vivere nella nuova stagione europea per i tifosi della compagine lituana, che a seguito di una grande rivoluzione tecnica è ritornata incredibilmente a recitare un ruolo da protagonista in questa stagione di Eurolega.

Il Kaunas infatti, malgrado la sconfitta incassata giovedì sera sul campo dell’invincibile Real Madrid e la vittoria ottenuta tra le mura amiche della Zalgirio Arena contro l’Olimpia Milano martedì sera ha ipotecato il suo passaggio del turno ai quarti di finale con due turni d’anticipo.

Zalgiris Kaunas: il cammino vincente targato Jasikevicius

Il cammino estenuante e logorante affrontato dallo Zalgiris Kaunas in questa prima fase ha fruttato complessivamente 16 vittorie e 12 sconfitte, mettendo in mostra non soltanto margini di miglioramento significativi dal punto di vista tecnico, bensì una ritrovata mentalità vincente messa in mostra in passato dall’attuale coach dello Zalgiris: Sarunas Jasikevicius.

L’ex playmaker del Barcellona è il principale artefice del “miracolo lituano”, che ha permesso al giovane roster dello Zalgiris Kaunas di rivelarsi come vera mina vagante del torneo, riuscendo a fare decisamente meglio rispetto all’antecedente esperienza targata Joan Plaza, attuale coach dell’Unicaja Malaga.

L’attuale piazzamento in classifica conquistato dallo Zalgiris, ancora non del tutto ufficiale visto che ci sono ancora da giocare due partite da giocare prima della fase ad eliminazione diretta, sarebbe il miglior risultato ottenuto in Eurolega a partire dalla stagione 2004/2005, ultima apparizione alla fase ad eliminazione diretta.

La rivoluzione tattica dello Zalgiris Kaunas

Il gioco è la vera chiave di volta nella rivoluzione tecnica targata Sarunas Jasikevicius. Il capolavoro tecnico basato sulla grande freschezza atletica del roster e la capacità di eseguire schemi fluidi ed efficienti anche sotto pressione in fase offensiva, ha rigenerato giocatori esperti come l’esperto lungo Jankunas, ma anche la vecchia conoscenza Nba Beno Udrih.

Grazie a questo minuzioso lavoro tecnico, tutti i componenti del roster lituano sono coinvolti nel gioco. Da Pangos a Davies, passando dai vari Micic, Toupane, Ulanovas e Aaron White, hanno trovato il loro spazio con il susseguirsi ravvicinato dei match di Eurolega, recependo al meglio tutte le indicazioni tattiche e la mentalità vincente trasmessa sin da inizio stagione dal tecnico lituano.

La chiave di gioco in fase d’attacco sono gli spazi creati su giochi pick-and-roll e pick-and-pop dall’asse Pangos-Davies/Jankunas. Questa prima scelta offensiva con un canestro facile da sotto, non crea soltanto spazi per l’estro creativo dello stesso Pangos per una conclusione solitaria o un facile appoggio del lungo, bensì crea spazio per tutti gli esterni presenti in campo come i vari Toupane, Micic, Aaron White e Ulanovas. Le quattro ali a disposizione di Jasikevicius giocano un ruolo fondamentale in fase offensiva con difesa schierata: in situazione di ribaltamento della palla, in costruzione dal palleggio o in situazione di back-door; i quattro esterni contribuiscono alla costruzione del quasi 60% dei canestri realizzati da due punti e del 41% dei tiri realizzati dall’arco.

Per rendere possibile la costruzione del gioco offensivo dello Zalgiris in maniera efficiente, tutto dipende dall’impostazione difensiva. La squadra di Sarunas Jasikevicius vive molto di aiuti molto forti su gioco pick-and-roll avversario. Se la palla viene conquistata immediatamente con aiuti sul bloccante, il contropiede primario è il marchio di fabbrica della giovane squadra lituana. Se questa soluzione non dovesse andare a buon fine, per il roster lituano iniziano i guai. Il Kaunas soffre tantissimo situazioni di giro palla molto rapido, costruito molto spesso con extra-pass che culminano con un gioco in post basso, dove la difesa lituana è sempre assente sul lato debole.

Zalgiris Kaunas: aspettative per la fase finale

Nonostante le ultime cinque giornate di regular season abbiano riservato tre sconfitte e soltanto due vittorie rispettivamente contro Barcellona e Olimpia Milano, lo Zalgiris ha giocato una stagione da urlo. Lo spettro di uno scontro con una squadra tra il Fenerbache di Obradovic o nella “peggiore” delle ipotesi il CSKA di Itoudis; potrebbe affossare definitivamente il sogno di un’incredibile Final Four, ma c’è ancora da aspettare il verdetto del campo.

La stagione dello Zalgiris Kaunas sarà sicuramente un successo qualsiasi sarà il risultato stagionale. Il merito è certamente di uno staff tecnico giovane e pieno di grandi risorse che fa sperare i tifosi di una nazione intera. Quei tifosi che ricominciano a riassaporare, a riascoltare una volta il coro “LIETUVA, LIETUVA”, ricordando i fasti di una generazione ancora non del tutto dimenticata.

Esclusiva Andrea Zerini: tra Avellino e la convocazione azzurra

Andrea Zerini

In occasione del 30° Trofeo Paolo Loreto, questa sera al Pala Giovanni Paolo II di Massafra si disputerà il match amichevole tra l’Enel Brindisi di coach Sandro Dell’Agnello contro la Scandone Avellino. Al termine della seduta mattutina di allenamento abbiamo avuto il grande piacere di scambiare quattro chiacchiere con uno dei grandi ex della contesa: Andrea Zerini.

Ci avviciniamo al campionato con un test importantissimo da affrontare. Quali sono le sensazioni alla vigilia del match?

“Siamo arrivati ad un momento importante della stagione. Stanno rientrando tutti i nazionali e stiamo cercando di recuperare gli infortunati in vista del campionato che parte tra due settimane. Dobbiamo continuare a rimanere concentrati in vista dell’inizio del campionato e dobbiamo continuare con questa intensità, che abbiamo messo in mostra in questo precampionato.”

Sei stato uno dei prescelti da coach Messina per EuroBasket 2017. Com’è stata questa tua esperienza?

È stata un’esperienza bellissima. È motivo d’orgoglio per qualsiasi giocatore italiano vestire la maglia azzurra. Purtroppo a causa del mio infortunio subito a Folgaria la mia esperienza è terminata troppo presto. In compenso è stata un’emozione grandissima poter lavorare con i più forti in Italia e non solo. Stare al fianco di Gallinari, Datome, Belinelli ed essere allenati da uomini come Messina e il mio coach Sacripanti ha reso tutto il lavoro meraviglioso.

Ultima domanda. Quali sono le ambizioni di Avellino in questa stagione? Si può puntare oltre la semifinale scudetto dello scorso anno?

“Non mi sbilancio anche perché sono un tipo molto scaramantico. Detto ciò spero vivamente di ottenere i risultati dello scorso anno, e perché no provare a migliorarsi in questo campionato. Spero vivamente di dare tutto e fare il meglio possibile anche in questa stagione.”

Ringraziamo Andrea Zerini per la sua disponibilità e il direttore sportivo della Scandone Avellino Nicola Alberani per averci dato modo di poterci concedere questa esclusiva.

Esclusiva Ariel Filloy: dal sogno azzurro al nuovo inizio con la maglia di Avellino

Ariel Filloy

La trentesima edizione del Torneo Paolo Loreto, che avrà luogo questa sera al Pala Giovanni Paolo II di Massafra, metterà di fronte la nuova Enel Brindisi di coach Sandro Dell’Agnello contro la Scandone Avellino. Uno dei protagonisti più attesi di questo match è senz’altro Ariel Filloy, rientrato da pochissimo dalla spedizione azzurra a EuroBasket 2017, e da questa stagione nuovo playmaker della squadra di coach Pino Sacripanti. Vediamo cosa ci ha detto:

Dopo un EuroBasket 2017 vissuto da vera rivelazione, cosa si poteva fare di più per poter andare avanti nel torneo? Com’è stata la tua prima esperienza azzurra?

Abbiamo fatto bene, anzi molto bene in questo europeo. Siamo arrivati ai quarti di finale contro la Serbia, che ha dimostrato di saper giocare molto meglio rispetto a noi arrivando fino in finale. Purtroppo noi non siamo riusciti a contrastare il loro livello fisico, ma ciò non ha diminuito le aspettative di un’esperienza nel complesso positiva. Sono molto contento di essere stato lì con quel gruppo e ora ho testa solo per Avellino.”

Dopo una stagione fantastica cominciata con la vittoria dello scudetto con l’Umana Venezia, sei qui per ripeterti anche con Avellino?

“La mia prima aspettativa è cercare di continuare a migliorare giorno dopo giorno, cercando di fare tutto ciò che è meglio per la mia nuova squadra. Vedremo cosa ci dirà il campo, sono molto curioso di cosa possiamo fare e soprattutto di dove possiamo arrivare in questa stagione. Il lavoro sul campo si sta già vedendo e spero vivamente che questa squadra possa arrivare molto lontano.”

Ringraziamo Ariel Filloy per la sua disponibilità e il direttore sportivo della Scandone Avellino Nicola Alberani per averci dato modo di avere questa esclusiva.

 

Eurozona Vol.5

Goran Dragic

L’Eurozona anche per questo anno domini 2017 volge al termine. L’edizione caratterizzata da mille stelle assenti per vari acciacchi, ha regalato nonostante tutto lampi di gran bel gioco e grande equilibrio.

Alla Sinan Erdem Arena di Istanbul il sipario è già calato da ieri sera lasciandoci non solo tante considerazioni, ma anche grandi spunti per le imminenti qualificazioni per il mondiale cinese del 2019.

Slovenia l’Eurozona è tutta tua

La prima certezza assoluta è una squadra che ha ritrovato la propria identità dopo tanti anni di delusioni. Quella Slovenia tanto ricca di talento e giovani promettenti, che non riusciva ad andare oltre i quarti di finale da ben tre edizioni.

Ci ha pensato la fame di un leader vero e agguerrito come Goran Dragic, MVP del torneo alla sua ultima recita con la maglia bianco-verde della sua nazionale, a portare quella squadra piena zeppa di promesse della Slovenia alla sua prima affermazione europea.

Oltre alla classe del playmaker dei Miami Heat ci ha pensato uno scintillante Doncic, ma anche una quadra solida di tutto il gruppo a certificare un lavoro eccellente costruito negli anni da federazione e staff tecnico sloveno.

Tutto ciò a discapito di una squadra fisica, mai doma, eccellente nei fondamentali difensivi come la Serbia. Senza Jokic, Radujlica e il cervello pirotecnico di Milos Teodosic, i vari Lucic, Milosaljevic, Gadzuric, Macvan si sono dimostrati gli operai perfetti al servizio del “sergente di ferro” di Sasha Djordjevic, stufo di perdere, ma anche dei regolamenti Fiba non di certo “politically correct”.

Una cosa è certa: chiudere l’ennesima competizione al secondo posto può essere una mazzata terrificante per l’orgoglioso popolo serbo, e un altro possibile fallimento rischia di far crollare totalmente la baracca.

Slovenia vs Serbia
La Slovenia di Dragic, Doncic, Prepelic e Widmar è campione d’Europa per la prima volta

L’Eurozona riabbraccia la Russia e saluta Juan Carlos Navarro

Ogni manifestazione continentale ha una storia a sé, e le insidie arrivano sempre nei momenti di difficoltà.

L’Eurozona ha salutato anzitempo due superpotenze come Francia e Lituania, che vuoi per peccato di presunzione o per mancanza di giocatori all’altezza nei momenti decisivi di una competizione breve ma logorante, non sono riuscite a recitare un ruolo da protagonista in quest’edizione, risultando peggiori rispetto alla nostra ItalBasket costruita saggiamente da Ettore Messina.

C’è chi però si è eretto a supereroe, provando a sbaragliare le gerarchie di un’Eurozona pressoché indecifrabile. Alexsei Shved e la sua Russia hanno costruito un capolavoro senza precedenti, ritornando prepotentemente con talento e dedizione tattica, tra le quattro regine d’Europa.

Nonostante ciò la compagine sovietica è stata fatta fuori da quella Spagna, tanto bella da vedere quanto vera favorita del torneo, che si accontenta del gradino più basso del podio.

La squadra di Scariolo, con i due Gasol e il talento cristallino di Rodriguez, ha mostrato di non essere più quell’invincibile armata del passato recente, pagando il dazio dell’età che inesorabilmente avanza per tutti.

Anche per “Re” Juan Carlos Navarro, che ha deciso di abdicare il trono della sua Spagna campione di tutto nell’ultima decade, recitando il ruolo di assassino dal sangue freddo nel momento del bisogno in questo suo ultimo grande ballo.

Navarro festeggiato da tutti i suoi compagni dopo la sua ultima apparizione con la maglia della nazionale spagnola

Insomma, il sipario cala in favore di una nuova era che sta per cominciare tra poco più di due mesi, quando Meo Sacchetti e l’ItalBasket con tutte le altre nazioni saranno alle prese con il nuovo e tanto discusso regolamento della Fiba.

Ai posteri l’ardua sentenza, diceva il saggio Manzoni. Chissà se già da novembre, questa nuova Eurozona sarà un vero paradiso per nuove leve, che segneranno un nuovo inizio.

 

 

Slovenia vs Serbia:lo spettacolo di una finale inedita

Slovenia vs Serbia

Emozioni, sorprese, eliminazioni scottanti: questo ci ha regalato l’ Eurobasket 2017 che si avvia verso una conclusione inaspettata, ma che vede sfidarsi le due squadre più forti viste all’ opera in questi 18 giorni di gare.

L’ atto finale del torneo vedrà di fronte due diverse filosofie di gioco: il basket “bailado” della Slovenia di Goran Dragic e Luka Doncic, un misto di velocità e raffinatezza che ha letteralmente ridicolizzato tutti gli avversari finora affrontati dai “leoni”; e il basket fisico, aspro e letale dei Serbi che, nonostante le difficoltà occorse nel cammino, hanno saputo sempre lottare e combattere fino allo strenuo.

Gli sloveni hanno interrotto la striscia vincente della Spagna, i serbi hanno dimostrato contro la Russia di aver fatto un altro step verso la consacrazione, dopo i recenti fallimenti in campo internazionale. Per entrambe sarebbe la prima volta in caso di vittoria.

Per la Slovenia significherebbe la fine di un lungo cammino preparatorio, in cui la federazione ha investito moltissimo puntando sui giovani; per la Serbia, invece, si materializzerebbe la fine di un “tunnel” formato da delusioni e secondi posti ( ultimo in ordine cronologico quello di Rio 2016).

Oggi non ci sarà un team favorito in partenza. Tutto questo non fa che rendere ancor più speciale questo match, che già ha un sapore di leggenda. Parità ed equilibrio anche nei precedenti: 2 vittorie per parte. Verso le 22 di stasera, però, questa parità sarà interrotta ed in ogni caso sarà stata scritta un ulteriore pagina di storia del basket!

QUI SLOVENIA

Sembra la nazionale di calcio brasiliana del 1970, invece è la “umile” Slovenia. Finora ci ha fatti divertire e sognare: no-look, finte ubriacanti, transizioni micidiali. Merito, senz’altro, dei due tenori di questa compagine: Goran Dragic e Luka Doncic.

Per il primo la finale di Istanbul rappresenterà il culmine della sua carriera in nazionale. Una carriera avara di successi, che mai poteva avere conclusione migliore. Un torneo immacolato, dove gli entra qualsiasi tiro o giocata, in cui Goran ha dimostrato tutto il suo carisma e il suo talento.

Goran Dragic
Goran Dragic potrebbe essere l’MVP del torneo

Alla sua ultima recita per la Slovenia, Dragic è pronto a riscattare un recente passato in cui non ha saputo confermare tutte le attese che molti gli avevano riposto. Talento è la parola che più si addice alla figura di Luka Doncic. Il futuro è nelle sue mani: a soli 18 anni sarebbe uno dei più giovani a vincere, da protagonista, un campionato europeo. Prima di lui solo Pau Gasol ci è quasi riuscito: non per niente il più grande di tutti in Europa.

Attorno a loro, c’è una squadra di comprimari che lotta e suda sempre la maglia. I mai citati Prepelic,Rebec, Vidmar e Randolph che hanno reso al di sopra di tutte le attese, ruotando in maniera egregia al fianco delle due punte di diamante per questa squadra. Una cavalcata da imbattuti che potrebbe trasformarsi in uno dei miracoli di questo sport.

Un po’ come il titolo NBA dei Detroit Pistons di Billups nel 2003-2004. Per dimostrarci ancora che i miracoli avvengono anche nello sport e soprattutto quando si programma con calma e con ragionevolezza.

QUI SERBIA

Negli ultimi anni, la Serbia è cresciuta molto in termini di qualità e di roster. La dimostrazione è arrivata a Rio, durante le Olimpiadi 2016, dove i Serbi hanno raggiunto una meritata finale, poi persa contro il team USA.

In questo torneo, la Serbia ha solo confermato le attese e tutto quello che di buono aveva fatto negli ultimi anni. Per esaltare, però, il percorso dei balcanici bisogna dire che, in questo Eurobasket, essi hanno dovuto arginare diversi spazi lasciati vuoti dalle numerose defezioni. Jokic, Teodosic e Radulijca su tutti.

Le difficoltà di inizio torneo, con la sconfitta contro la Russia, ne erano una dimostrazione. Ma la squadra, guidata da un superbo Bogdan Bogdanovic, ha saputo reagire ed ha lentamente riguadagnato lo stile di gioco dei giorni migliori.

Bogdan Bogdanovic
                Bogdanovic al tiro contro l’italia

Assatanati a rimbalzo, i Serbi non hanno lasciato scampo ai loro avversari nella fase ad eliminazione diretta. Roster lunghissimo e molto competitivo quello serbo, che può contare su più di un sesto uomo: Lucic e Kuzmic ne sono una impalpabile prova.

Nell’ area piccola fanno la differenza con le giocate di Marjanovic e la freddezza di Macvan, giocatore ritrovato dopo una stagione mediocre a Milano. Se la panchina risponderà presente durante la finale, allora i Serbi potranno finalmente mettere le mani sulla loro perenne ossessione, chiamata Eurobasket.

Pierluigi Ninni

 

Carlton Myers: “L’Italia ha lottato, sono mancati i centimetri”

Carlton Myers in azione contro Jason Kidd
Carlton Myers in azione contro Jason Kidd

Carlton Myers, uno dei più grandi cestisti italiani di sempre, è stato l’ospite d’onore alla presentazione di “NBA Overtime”, spettacolare mostra digitale (ma non solo) a cura di Massimiliano e Francesco Finazzer Flory che, dal 15 settembre al 1 ottobre al Samsung District di Milano, permetterà agli appassionati di immergersi a 360° nel magico mondo del basket americano. Dopo gli inizi a Rimini (e la gara da 87 punti contro Udine, il 26 gennaio 1995), Myers è diventato una stella con la maglia della Fortitudo Bologna, squadra che ha trascinato a quattro finali consecutive, culminate con lo scudetto del 1999. Quello stesso anno, Carlton è stato anche il capitano della grande Nazionale vittoriosa agli Europei  di Francia. A poche ore dall’eliminazione dell’Italia da quest’ultima edizione di Eurobasket, abbiamo fatto qualche domanda a riguardo ad un Myers ancora amareggiato.

Carlton, cosa è mancato secondo te a quest’Italia per fare strada all’Europeo?
“Stazza, centimetri. I nostri lunghi avevano una modesta presenza fisica ed evidenti limiti offensivi. Ci hanno messo agonismo, determinazione, hanno lottato, però ad un certo punto è indispensabile essere incisivi su entrambi i lati del campo. A questo aggiungiamo che avevamo guardie o brave a tirare da fuori, oppure a penetrare, ma nessuna in grado di unire queste due caratteristiche. A questo livello, contro squadre di questo genere, bisogna essere in grado di fare bene entrambe le cose. La cosa che invece è migliorata, anche rispetto al pre-Europeo, è stata la fase difensiva. Quando incontri una squadra come la Serbia, però, diventa tutto più complicato.”

Tu appartieni alla generazione d’oro del basket italiano, quella che tra la fine degli Anni ’90 e i primi del 2000 è arrivata ad un livello mai raggiunto, né prima, né dopo. Cosa vedevi in quella Nazionale che non vedi più adesso?
“Mah, ritorno a quanto dicevo prima: i centimetri e la stazza, innanzitutto. Quelle Nazionali avevano almeno quattro giocatori sopra i due metri e dieci, spesso statici, ma allo stesso tempo pericolosi da fuori. Parliamo di Galanda, di Fucka, di Chiacig, di Marconato, aggiungiamoci anche Marcelo Damiao, che forse molti non ricordano, ma che era un giocatore estremamente importante. Oltretutto, i ‘piccoli’ erano in grado sia di penetrare, che di tirare da fuori. Se io, difensore, devo marcare un avversario che tira solo da fuori, ho gioco facile: basta che gli sto attaccato, ed è finita la partita.”

Visto che ci troviamo all’inaugurazione di una mostra sulla NBA, l’ultima domanda riguarda proprio il basket americano. Qual è stato il tuo primo impatto con la lega statunitense?
“In realtà il mio primo impatto con la NBA è avvenuto solamente due o tre anni fa, perché mio figlio più grande si è appassionato e la segue molto. Io non ho mai avuto particolari contatti con il mondo NBA, oppure una squadra per cui tifavo. Chiaro, se mi parli di Michael Jordan, lo conosciamo tuti bene, così come oggi è noto a tutti lo strapotere fisico, atletico e anche tecnico di LeBron James. Poi c’è Steph Curry, uno che può tirare anche con la mano del difensore in faccia. La NBA è un mondo a parte, in cui all’interno dell’evento viene costruito un altro evento. Una cosa che dovremmo imparare a fare qui in Italia, anche se con i palazzetti che abbiamo diventa tutto più difficile. Ma qui si entra in un discorso ben più ampio…”

L’intervista integrale, realizzata in collaborazione con Domenico Taverriti, si può trovare a questo link.