Italbasket, mai cosi vicini alla fine del tunnel

Italbasket

“Never Back Down”. Chissà in quanti della mia generazione avranno visto questa serie di film, che poco ha a che fare con il parquet e una palla da basket. La teoria del “non arrendersi”, su cui è incentrata tutta il succo della storia, è però uno stile di vita sia nella vita che nello sport. Non a caso, infatti, questo motto è spesso usato come sprone per un team, per una squadra a dare sempre il massimo e non cedere alle pressioni esterne e alle prime difficoltà.

Di difficoltà, nell’ultimo decennio, ne ha dovute affrontare tantissime l’Italbasket. Dal 2006 in poi, sembra che il tempo si sia letteralmente fermato: quasi in coincidenza con l’incredibile involuzione dell’economia italiana, il movimento della pallacanestro italica perdeva piano piano la sua rilevanza a livello mondiale ed europeo. Tra polemiche, cambi di panchina e di scrivania (più che di cambiamento, un ritorno “inusuale”) e nuovi regolamenti FIBA, gli ultimi 12 anni ci hanno restituito uno stato di atarassia da tifo mai vista prima.

La convinzione quasi completamente svanita che dai fallimenti o dalle sconfitte si possa ripartire ancora più forti di prima (come insegna altro cartone animato giapponese abbastanza conosciuto alla generazione dei 90’s). Da Instanbul a Debrecen sono passati solo 370 giorni eppure sembra che una nuova luce accompagni il cammino dell’Italbasket di Meo Sacchetti: un qualcosa che i 90’s ricordano bene..

Da Pechino 2008 a China 2019: la maledizione dell’iride 

L’Italia di Tanjevic sconfigge la Spagna e si laurea campione d’Europa 1999: erano i tempi di Myers, Fucka e A. Meneghin

Dal Giappone alla Cina: nel mezzo, 12 anni di fallimenti, ricostruzioni stentate e progetti discutibili. Fatto sta che, da quel Lituania-Italia 71-68 giocata a Sapporo (ottavi di finale Mondiali 2006), l’inno di Mameli non ha mai risuonato in una competizione sub-continentale.

La manifestazione nipponica, che lanciò definitivamente Marco Belinelli (dopo una gara da 25 punti contro gli States in cui gli entrò di tutto), rappresentò la fine dell’enfatico ciclo d’oro della Nazionale Italiana, iniziato con l’argento agli europei di Barcellona del 1997 e comprendente l’oro ad Eurobasket 1999 e il magnifico argento di Atene 2004 (con solo la generacion dorada che seppe domare l’armata azzurra di coach Recalcati).

Da quel campionato del Mondo, però, l’Italia non ne uscirà benissimo. Nonostante l’arrivo in NBA di Bargnani prima (primo europeo ad essere scelto alla #1) e di Belinelli l’anno successivo; il movimento cestistico italiano stava andando incontro ad un’involuzione impronosticabile ed inaspettata. La mancata qualificazione a Pechino 2008 e, soprattutto, l’incredibile debacle nelle qualificazioni ad Eurobasket 2009 certificarono tale situazione.

I numerosi passaggi di consegne a livello di panchina, che coinvolgeranno Simone Pianigiani e Ettore Messina (al ritorno dopo il quinquennio 1992-1997) non porteranno ai risultati sperati, Il caos del progetto italiano, infatti, si materializza prima nel 2011, con il peggior risultato di sempre ad una manifestazione internazionale (17° posto) e poi con il commissariamento della FIP e l’avvento di Dino Meneghin a capo del massimo organismo nazionale del Basket italiano.

Nonostante la loro notevole esperienza, sia Pianigiani che Messina si fermeranno ai quarti di finale dei successivi europei. Prima Lille e la bestia nera Lituania, poi Istanbul e la Serbia di uno scatenato Bogdan Bogdanovic ricacciano indietro i sogni di tutti gli italiani, cancellando tutto quello di buono che gli azzurri avevano fatto vedere nelle prime fasi dei rispettivi tornei. Nulla rimane, al contrario di due gare: Italia-Germania e Italia-Spagna di Eurobasket 2015, dove l’Italia aveva dimostrato di essere anch’essa una grande, anche solo per 2 notti.

Nel mezzo, mettiamoci anche la “disfatta di Torino” (con le lacrime incessanti di tutto il Pala Alpitour dopo il finale thrilling contro la Croazia) le numerose polemiche riguardanti il rapporto tra gli NBA’s e la maglia azzurra. Questioni che, tutt’ora, sono all’ordine del giorno e che coinvolgono soprattutto Danilo Gallinari, reo di non aver dato abbastanza rilevanza alla causa della Nazionale, soprattutto dopo l’episodio della reazione in un Italia-Olanda dell’agosto 2017, match della Trentino Cup in vista degli Europei 2017 (in cui il Gallo colpì un avversario con un pugno, procurandosi la frattura della mano destra)

Romeo Sacchetti, coach della Vanoli Cremona e della Nazionale Italiana

L’incubo Mondiale, oggi, sembra far meno paura: merito di un allenatore e di un gruppo umile a caccia di rivincita e con tanta voglia di stupire. Con 2 vittorie di vantaggio su Ungheria e Polonia a 4 match dal termine del gruppo J, la muraglia cinese non sembra più essere invalicabile: un miraggio durato fin troppo a lungo e che un uomo in particolare vuole cancellare a tutti i costi.

Italbasket, gli albori dell’era Sacchetti

All’inizio della sua avventura sulla panchina azzurra, anche Romeo Sacchetti ha dovuto affrontare la questione riguardante i giocatori NBA. Anzi, per il coach di Cremona la scottatura è stata ancora più evidente. Il nuovo e alquanto scriteriato calendario FIBA non permette di chiamare sia gli NBA’s che i componenti delle squadre di Euroleague, indebolendo notevolmente la qualità del gruppo al servizio del neo allenatore dell’Italbasket.

Nonostante le polemiche e le incomprensioni, questa regola potrebbe aver favorito (e non di poco) l’andamento della prima fase delle FIBA WC European Qualifiers. Le quattro vittorie di fila in 4 gare del gruppo D, comunque, sono state la conferma di una nuova Italia, con identità e carisma totalmente diversi da quelle immediatamente precedenti. La vittoria a Zagabria, contro una Croazia priva di Bogdanovic e Saric, ha ridisegnato le nostre possibilità di qualificazione ma, soprattutto, le ambizioni di un gruppo privo di stelle ma ricco di grandi lavoratori.

Amedeo Della Valle è il giocatore che ha realizzato più triple nelle qualificazioni europee finora (25)

Lavoratore instancabile è il simbolo di questa Italia targata Meo Sacchetti: quell’Amedeo della Valle capace di metterne 18,1 di media in queste qualificazioni (25 al Drazen Petrovic Basketball Center, in un luogo qualsiasi diciamo), tirando con il 48% circa dall’arco. Classe 1993, appena trasferitosi all’Olimpia dopo una grandissima stagione a Reggio Emilia, il numero 00 è il nuovo punto di riferimento della Nazionale. Talento offensivo da vendere, capace di tirare e forzare qualunque tiro dal palleggio o senza ritmo, che ha spesso trascinato gli azzurri nei momenti difficili delle gare. I 28 punti (con 8/11 da 3) di Bologna contro la Polonia sono la dimostrazione eloquente delle sue potenzialità e delle sue qualità da trascinatore.

Lo stakanovismo e la voglia di lottare come emblemi di una Nazionale: con Sacchetti non ci sono gerarchie fisse, tutti sono importanti alla causa del gruppo. La possibilità di avere un roster lungo, composto da giocatori affamati ed in cerca di rivalsa, possono costituire le basi ideali per costruire qualcosa di importante. Ne sono un esempio le prestazioni di Paul Biligha e Ariel Filloy, entrati dalla panchina nell’ultima gara di Debrecen nel momento forse più delicato del cammino mondiale. Nonostante i pochi minuti giocati da entrambi nelle precedenti uscite, il play di origine argentina e il centro dell’Umana Reyer sono stati decisivi ai fini del risultato finale contro l’Ungheria.

L’entrata in corsa di Jeff Brooks, poi, è risultata vera e propria aria fresca per le soluzioni dell’attacco azzurro. Un giocatore duttile, dotato di un QI superiore alla media e di un atletismo straripante, utilissimo alla causa azzurra già nella finestra settembrina appena terminata e che può diventare il compagno ideale di Melli nell’immediato futuro.

L’analisi: pregi e difetti dell’Italia di Meo Sacchetti

Attacco spesso al massimo, difesa da rivedere: sono questi gli aspetti topici che sono sorti spontanei dopo i due primi match di qualificazione della seconda fase, contro Polonia e Ungheria. Vero è che, nonostante le assenze importanti, l’Italia ha reso al di sopra delle più rosee aspettative nelle gare finora disputatesi. Altrettanto significativo è stato, però, l’apporto dei due veterani (esclusi Gallinari e Belinelli) del Fenerbache: ovvero Luigi Datome e Niccolò Melli.

L’urlo del capitano Gigi Datome, arrivato a quota 1500 punti in Nazionale con la Polonia

Gigione è quel leader carismatico di cui la Nazionale ha assolutamente bisogno. Carisma ed esperienza, abbinata ad una classe immensa, completamente al servizio del gruppo (vedasi il canestro da 2 e la stoppata che hanno sovvertito l’andazzo della partita contro i magiari). Paradossalmente, in questo momento, l’Italia può anche prescindere da Gallinari e Belinelli, ma non Datome, vero punto di riferimento in marcatura ed in fase difensiva.

Altro elemento fondamentale di questa Nazionale è Niccolo Melli. Unico vero lungo della rosa azzurra, in grado di catturare rimbalzi importanti e di protector in fase difensiva. La sua energia, cosi come quella di Biligha, di Brooks e di Sacchetti, rappresentano l’unico appiglio azzurro alla voce rimbalzi, aspetto del gioco rivelatosi storicamente anello debole del nostro basket.

Ball movement e scarichi all’angolo o a rimorchio per i tiri di Della Valle, Aradori, Datome e Abass sono il must dell’Italbasket di Meo Sacchetti. Con l’inserimento di Brooks, un altro possibile schema offensivo sono i tagli al centro o alle spalle del difensore di competenza, con possibilità di giocare un mismatch spalle a canestro. L’obiettivo principale rimane quello di creare il più possibile tiri puliti, sfruttando la visione eccezionale di Luca Vitali, altro punto fermo di questa Nazionale.

Con un Pietro Aradori in giornata, l’Italia può contare su due realizzatori di elevata caratura, soprattutto tra le mura amiche, alla quale può anche aggiungersi un Gigi Datome in giornata. Importante, inoltre, avere una second unit ben assortita in tutti i reparti, come ben evidenziato nell’ultima apparizione di Debrecen, con le grandi prestazioni di Filloy e di Biligha.

Il tallone d’Achille di queste prime uscite della nuova gestione sembra essere la difesa a uomo. Soffriamo tantissimo i penetratori alla AJ Slaughter e i cambi forzati sui piccoli, cosi come le squadre fisiche ed in grado di giocare bene in post. Aradori e Della Valle, in fase difensiva, sono da rivedere cosi come i due fratelli Vitali. A livello di peso e centimetri paghiamo molto rispetto al resto delle contendenti a livello europeo ed è sicuramente questo il problema più gravoso che l’Italia dovrà affrontare in ottica doppia sfida con la Lituania.

Il più grande punto interrogativo di questa selezione è la tenuta psico-fisica durante la gara: in molte occasioni, l’Italia ha patito a livello di testa e di esperienza. Veri e propri blackout che possono costare caro, come in Ungheria, e compromettere un’intera gara (come già accaduto in Olanda, gara passata in secondo piano vista la qualificazione già in tasca alla seconda fase).

Un’Italia laboriosa, povera di talento ma con grinta e cuore da vendere. Non saremo la squadra più bella da vedere, ma la concretezza ora vale molto più della pura estetica. Per tornare a far battere forte il cuore dell’Italia, per tornare a vivere e calcare i parquet che ci spettano, per tornare a sognare ad occhi aperti, serviva una Nazionale maschia, da battaglia. Sacchetti ha indicato la via, noi non dobbiamo far altro che seguirla assieme ai nostri ragazzi.

Contro la Lituania potremmo spezzare l’incantesimo che ci perseguita da anni: potremmo festeggiare proprio davanti agli artefici di alcune delle nostre più amare e recenti delusioni. Ci sono voluti quasi 13 anni per trovare il gusto antidoto, ma ora andiamoci a prendere tutto il tempo perduto. Concludendo con una citazione del film sopra citato, “per essere il migliore, devi sfidarti con i migliori” e noi non vediamo l’ora di farlo ancora, come se fosse la prima volta, dopo 13 lunghissimi anni di attesa.

 

Sognare ma con i piedi per terra: l’Italia ad Eurobasket

Marco Belinelli Italia

Buona la prima per gli azzurri, buona la prima per l’Italia. Nonostante un esordio che si preannunciava pieno di difficoltà, l’Italia si è imposta di prepotenza su Israele, squadra troppo contratta, dovuto anche forse alla pressione di giocare in casa.

La partita si mette subito sui binari giusti per la nostra nazionale, che parte con un parziale di 13-5 grazie anche e soprattutto alle prime due bombe di Marco Belinelli. Israele tenta di rientrare in partita, ma ogni tentativo di rimonta viene respinto dai nostri ragazzi, fino ad arrivare agli ultimi 3 minuti di gioco quando l’Italia prende il largo e dilaga chiudendo la partita con un ampio vantaggio: 69-48! Rassicurante è stata la prestazione al tiro da 3 punti, dopo un brutto pre-europeo sotto questo aspetto, l’Italia ha chiuso con oltre 12 bombe segnate. Altra nota più che positiva è stata la difesa asfissiante che la squadra di Ettore Messina ha tenuto per tutti i 40 minuti di gioco, costringendo i padroni di casa a delle conclusioni spesso forzate e senza aver costruito nulla in attacco; infatti, l’unico ad essere in grado di impensierire la nostra nazionale è stato Omri Casspi, il neo giocatore dei Golden State Warriors ha infatti chiuso con 18 punti e 9 rimbalzi. Di fondamentale importanza è stata la panchina, chiunque è entrato in campo ha portato il suo mattoncino, mettendo a disposizione della squadra energia (come nel caso di Paul Biligha) e punti pesanti (Ariel Filloy). Le uniche note negative della serata azzurra sono state Pietro Aradori, il quale è stato autore di una prova ben sotto i suoi standard e le troppe palle perse (15!!). Insomma, se il buongiorno si vede dal mattino…

Esclusiva con Flavio Tranquillo: dalla Nazionale ad Irving in maglia Celtics

Tranquillo

Dopo la sfida tra Serbia ed Italia abbiamo avuto la possibilità e l’onore di scambiare quattro chiacchiere con Flavio Tranquillo, che ha risposto in esclusiva ad alcune nostre domande sulla NBA e sulla Nazionale italiana:

Cosa hai visto in questa Italia di buono dopo la gara contro la Serbia?

“Direi che la squadra ha messo a fuoco quello che non aveva fatto bene contro Montenegro, Francia e Belgio. Già aver capito dove lavorare è una cosa importante. Un passo avanti ma il margine di errore che ha la squadra è basso perché il livello di qualità non è strabiliante. Deve fare per più minuti possibile tutto quello che di buono ha fatto ieri  contro la Serbia. Anche se con un avversario così non è stato però abbastanza per vincere.”

Cervi o Cusin, chi porteresti?

“La decisione tra Cervi e Cusin non sarà la decisione più importante ai fini del risultato finale, credo sia più importante finalizzare le scelte. Sarà fondamentale finito il torneo di Atene concentrarsi sui 12 giocatori, in 12 su Israele. Qui non c’è un giocatore che se manca crolla il castello, certo ci sono giocatori più importanti e meno importanti ma per vincere serve giocare di squadra al di là degli stereotipi”

Le assenze delle altre Nazionali, oltre alla nostra di Gallinari, possono agevolarci? 

“In generale sono Europei di un livello oggettivamente minore rispetto ad altri, e questo potrebbe portare imprevedibilità, divertimento. Faremo più scoperte di ragazzi poco conosciuto, questo è il valore aggiunto del torneo. Ma oggettivamente se ci fossero stati i vari Teodosic, Parker, avremmo visto giocatori di altissimo livello. L’Italia? Se passerà il primo turno, sarà in una condizione mentale diversa. Questa squadra non ha molta facilità a giocare sotto pressione quindi giocare contro il pronostico potrebbe essere più facile”

Infine una ultima domanda sulla NBA: l’ultima trade Irving-Thomas 

“Boston ha fatto un programma di cui abbiamo visto l’ultimo capito, hanno rispettato ogni passo del programma e nel frattempo sono arrivati alle finali di Conference. Se sia Kyrie o Hayward il tassello giusto per portarli oltre questo traguardo, oltre la finale di Conference non lo possiamo sapere finché non li vedremo insieme in un campo da basket. Boston ha fatto una cosa logica: Cleveland invece dall’altro lato ha ottenuto una contropartita di un livello adeguato. Per valutare quello che ha fatto però ci sarebbe bisogno di sapere cosa farà LeBron James nel 2018, ma questo lo sa soltanto lui.”

Si ringrazia Flavio Tranquillo per la disponibilità ancora una volta dimostrata.

Intervista realizzata da Luca Castellano e Domenico Taverriti

 

I primi passi dell’Italia verso EuroBasket 2017

Qualificazioni Mondiali 2019 Italia

Erano diverse settimane che aspettavamo l’inizio dell’avventura della nazionale italiana verso EuroBasket 2017.
Prima di sbarcare a Tel Aviv per la prima fase della rassegna continentale, in programma c’è tutto un iter che servirà al C.T. Ettore Messina e al suo staff per capire quali scelte fare, quali giocatori convocare e quali invece escludere.
Ecco dunque che inizia la preparazione con i diciannove prescelti a Folgaria in Trentino. Dopo giorni di lavoro in palestra, in questo weekend ci sono stati i primi confronti in partita.
Nella ‘storica’ Trentino Cup – consueto quadrangolare di fine luglio – l’Italia ha dovuto affrontare prima la Bielorussia e poi l’Olanda: due nazionali non all’altezza delle future rivali ad EuroBasket, ma comunque buone per i primi test.

I MAGGIORI DUBBI DELL’ITALIA FUTURA

Andiamo però con ordine. Innanzitutto c’è da sbrogliare la questione “ballottaggi”. Come detto in un’intervista, Ettore Messina ancora non ha deciso nulla, ma ha fatto intendere di avere diverse idee in testa.
Partiamo dai ‘piccoli’. Daniel Hackett, constatata la sua buona forma fisica e lo smaltimento del brutto infortunio subito con la maglia dell’Olympiacos, sarà sicuramente il playmaker titolare. Dietro di lui bisognerà fare delle valutazioni.
Andrea Cinciarini è un uomo spogliatoio, d’esperienza internazionale e con carisma. Per questi motivi sarà difficile non vederlo sull’aereo diretto in Israele.
Sul terzo play invece aleggiano ancora molti dubbi. Ci sarà infatti un solo posto per tre candidati: Luca Vitali, Amedeo Della Valle e Ariel Filloy. Il favorito al momento pare essere il primo, per la costanza, la sicurezza che dà alla squadra e per l’ottima annata a Brescia. Della Valle viene da una stagione abbastanza deludente, mentre Filloy, nonostante lo scudetto con Venezia, non ha la stoffa e l’esperienza adatta per giocarsi un europeo.

Biligha, Vitali e Burns: tre possibili convocati dell'Italia per EuroBasket
Biligha, Vitali e Burns: tre possibili convocati per EuroBasket

Sul reparto lunghi invece ci sono altre valutazioni da fare. Il titolare al momento è Riccardo Cervi. Il centro della Reggiana però dovrà dimostrare di avere quella cattiveria agonistica che, quest’anno e nelle prime due amichevoli, non ha tirato fuori.
Il suo sostituto naturale con ogni probabilità sarà il neo acquisto dell’Olimpia Milano Andrea Cusin, mentre il terzo posto se lo giocano i due ‘esordienti’ Paul Biligha e Christian Burns.
Sia l’ex Cremona che il giocatore italo-americano di Brescia in queste prime uscite hanno dimostrato grande voglia di far bene e di mettersi a disposizione di Messina. Chi sarà il fortunato vincitore del biglietto per la giostra di EuroBasket ancora è prematuro saperlo.

AMICHEVOLI E PRIMO GRANDE GUAIO PER L’ITALIA

Passiamo allora al campo e al basket giocato. Nonostante le due partite fossero semplici amichevoli c’è tantissimo da dire.
La prima contro la Bielorussia è stata poco più che una sgambata. L’Italia ha imposto la sua supremazia dal primo minuto fino ad arrivare ad un perentorio +60 all’ultima sirena.
Su questo incontro c’è ben poco da commentare. Gli Azzurri hanno iniziato fortissimo, mentre i bielorussi non si sono dimostrati avversari all’altezza.

Ciò che ha fatto più discutere in questi giorni è senza ombra di dubbio la finale della Trentino Cup tra l’Italia e l’Olanda.
Gli “Orange” hanno immediatamente aggredito la partita e i nostri ragazzi. Il loro gioco maschio ha messo in difficoltà l’Italia che non si aspettava un approccio di questo tipo.
L’esuberanza fisica culmina a due minuti dall’intervallo quando Kok e Danilo Gallinari si azzuffano dopo un tiro libero di Cervi. L’ex Olimpia, preso dal nervosismo, sgancia un cazzotto sul volto del rivale, ma nel contatto è proprio l’italiano ad avere la peggio: nel post partita gli viene diagnosticata la frattura del metacarpo.
L’Olanda rimane sempre aggrappata all’incontro, ma alla fine i valori sul campo dicono Italia.

Il cazzotto scellerato di Danilo Gallinari a Kok: gli costerà Eurobasket con l'Italia
Il cazzotto scellerato di Danilo Gallinari a Kok

Il risultato e la vittoria passano in secondo piano. L’errore grave commesso da Gallinari costerà caro a lui e a tutto il gruppo. Danilo infatti dovrà stare lontano dai campi di gioco per almeno quaranta giorni, abbastanza per impedirgli di giocare EuroBasket.
Il resto della squadra ora dovrà sopperire alla pesantissima assenza del leader in campo.
La situazione potrebbe essere meno complicata del previsto grazie alla guarigione lampo di Diego Flaccadori. Il talento di Trento infatti, causa infortunio, aveva dovuto lasciare il ritiro di Folgaria, ma per fortuna l’allarme è immediatamente rientrato.

Nonostante sia solo l’inizio del cammino di avvicinamento ad EuroBasket, in casa Italia si può già parlare molto.
Altre ed eventuali considerazioni verranno fatte dopo il secondo ritiro, quello di Cagliari. In Sardegna oltre ad allenamenti duri agli ordini di Messina, affronteremo anche squadre più impegnative quali Finlandia, Nigeria e Turchia.
Quali saranno i prossimi sviluppi per la nostra nazionale?

La Germania: dai playoff alla qualificazione per EuroBasket ’17

Zipser

La Germania si appresta ad affrontare EuroBasket, il primo in particolare, senza Dirk Nowitzki. Per guadagnarsi il pass ha dovuto sudare nel mini torneo di qualificazione (6 partite), svoltosi la scorsa estate.

Il torneo prevedeva gare di andata e ritorno e regalava il pass alla prima qualificata (è passata anche l’Olanda come miglior 2a). Il girone dei tedeschi era composto da: Olanda, Danimarca e Austria. Avversarie tutto sommato abbordabili, che però hanno diverse noie ai ragazzi di Fleming.

Gara 1 vs Danimarca – 31/08/16

Thies rubata e assist, Voigtmann schiacciata e Benzing stoppata. Tutti e 3 superano i 2mt di altezza

Questa GIF attacco/difesa fa ben capire cosa sia stato Germania-Danimarca, soprattutto per i danesi.

E’ stata una non-partita. I tedeschi hanno fatto vedere cos’è e cosa sarà il nuovo corso. Tanti passaggi, andare a rimbalzo con tutti gli effettivi, difendere forte in primis per rubare palla e/o obbligare a forzare conclusioni, fare contropiede e cercare canestri facili non avendo grossi individualismi. Preso il vantaggio nei primi 20′, la partita è morta e i Danesi sono stati seppelliti.

In particolare Theis ha messo in mostra uno skill set che per uno di 2.04 è tantissima roba. Assist, piazzati, visione del gioco, corsa e difesa, veramente un giocatore completo che a Boston potrà dire la sua.

Gara 2 @ Austria – 03/09

Fermate sulla schermata di inizio 4 quarto. Fino ad allora la Germania ha un 20% da 3, che compensa con il 25% degli austriaci, MA 4 assist a fronte di 13, 16 rimbalzi contro 25 e 12 perse contro le 6 austriache. L’Austria è nettamente più scarsa dei Fleming’s, ma se il sistema non gira la Germania diventa una nazionale normale. L’ultimo periodo da 6-19 è l’emblema del +20 che scaturirà al ritorno.

Menzione speciale per Benzing (che farà il capitano) che avrà il compito di trascinare i suoi nei momenti più bui, che una nazionale con un età media bassissima potrà incontrare e per Barthel. Il ragazzo del Bayern ha giocato un ottimo torneo e vista la sua abilità di scorer e rimbalzista potrebbe essere nei 12.

Gara 3 & 4 – @Olanda & @Danimarca – 07 – 10/09

Quello che è successo nelle due trasferte in 4 giorni è quello che può succedere ad una nazionale del genere.

Dopo un’ottima partenza, in particolar modo contro gli olandesi, la nazionale si è seduta.

La difesa di Vargas e Pleiß ha tempi favolosi e chiude tutte le vie al play olandese, ciò che ne nasce è un 2 contro 0 chiuso dal giocatore di colore.

Gli olandesi sfruttando il calo, la qualità di Franke e Kloof e la pazienza hanno fatto andare fuori giri la difesa tedesca.

Qui vediamo che saltata la prima aggressione, di Theis e Lo, per gli olandesi nasce una bomba dall’angolo con tanto spazio. Theis esce, la palla lo salta, scattano gli aiuti ma Vargas deve fare i chilometri

Oltre a ciò va aggiunto l’errore individuale che può anche starci, ma non in determinati momenti di partita e non nel futuro EuroBasket.

Qua sono racchiusi tutti i difetti difensivi di Maodo Lo. Con il cronometro dei 24 allo scadere, prima raddoppia senza alcun senso l’uomo di Barthel, poi esce come me al campetto su Franke, risultato? +12 e partita finita

Gara 5 & 6 – vs Austria & @Olanda – 14 – 17/09

Le ultime 2 partite del girone sono state quelle che hanno fatto perdere i dubbi sulla nazionale tedesca a molti. Nella situazione di 2-2, la Germania doveva fare obbligatoriamente due vittorie per andare agli europei. E non solo sono arrivate due vittorie, ma due rullate.

Contro l’Austria Voigtmann ha dato un assaggio di quello di cui abbiamo goduto nell’ultima eurolega. 19 in 26 minuti con 2/3 da 3 e 10 rimbalzi, + 13 di un solido Zipser e una difesa che ne ha lasciati 58 agli austriaci.

Contro l’Olanda invece, se possibile, è andata ancora meglio. In trasferta, nella tana dell’avversario primo in classifica, è piovuto un +31 che ancora oggi fa tremare la Leiden Arena. Un Maodo Lo nella versione più vicina a Schroder da 11+11+6, e i soliti noti Voigtmann, Theis e Zipser hanno trascinato i teutonici a 82 punti e a chiudere la qualificazione.

Quello che si è visto, in generale, è un gruppo di giovani che ha tanta voglia di stupire, tanta qualità tecnica, buona taglia fisica e con 2-3 elementi di grandissimo valore europeo. Solo il campo a settembre ci dirà dove si potrà spingere l’entusiasmo dei ragazzi di Fleming.

Spotify Playlist: La Germania quando gioca ascolta Kendrick Lamar

germania

La Germania che si appresta ad affrontare la spedizione di EuroBasket 2017, è sicuramente una nazionale che fa di gioventù e hype, le parole chiave.

Ora che Nowitzki ha deciso di prendere la pensione (dalla selezione), anche il clima in spogliatoio è più fresco e finalmente si ascolta qualcosa di diverso da Herbert Grönemeyer e Nina Hagen, che tanto erano cari al gigante di Wurzburg.

In più essendo entrato come leader esecutivo il giovane Dennis Schroder, che negli ultimi 4 anni ha assimilato a perfezione la cultura US, (felponi, sneakers, cappellini e bomber)  non può che essere entrato nel locker rooms tedesco Kendrick Lamar.

https://www.instagram.com/p/BUcLAN2ASHC/?taken-by=ds17_fg

questa foto si chiama scarto generazionale

Ed è proprio il rapper di Compton a scandire il ritmo di gioco della nuova Germania di Fleming.

HUMBLE – KENDRICK LAMAR (primo estratto da DAMN.)

Quale pezzo migliore di HUMBLE può spiegare il ritmo della Germania? Soprattutto nei primi periodi, i teutonici provano a stupire  gli avversari con il loro ritmo e spesso riescono (vinti 5 su 6).

Il “sit down bitch, be humble” è un claim che Schroder & co. urlano agli avversari.

Siedetevi e siate umili, che anche senza Dirk vi asfaltiamo.

Kendrick ha fatto il botto. La speranza è che la Germania possa imitarlo.

YAH – KENDRICK LAMAR (solo audio)

https://www.youtube.com/watch?v=ZaKaafzcvSg

le parole non ci sono (questione di copyright), ma capite da soli come la canzone non cambi mai ritmo

Questi sono i secondi 10′ della Germania, ovvero il quarto dove fa più fatica. Nel mini torneo di qualificazione è l’unico periodo chiuso senza essere in attivo.

Ma il problema non sussite perchè, dopo aver ribaltato il mondo con HUMBLE c’è spazio per la riflessione. Idem per Fleming che dice:

“Facciamo un primo quarto aggressivo e poi nel secondo tiriamo il fiato. Il meglio lo lasciamo per ultimo”.

 

DNA – KENDRICK LAMAR (secondo estratto da DAMN.)

Seconda release per Kendrick, che incoccia perfettamente con i terzi periodi dei tedeschi.

Sempre nel mini torneo, i terzi 10′ sono stati la ripartenza fulminante che hanno permesso ai teutonici di chiudere le partite. Così come il ragazzo di Compton che dice “I got hustle though, ambition, flow, inside my DNA”  i giovanissimi in maglia bianca/nera rispondono con difesa e accelerazioni.

XXX – KENDRICK LAMAR FT. U2

Questa è la canzone perfetta per gli ultimi periodi dei bianchi-rosso-neri. Sempre prendendo come riferimento il torneo di qualificazione, i giovanotti di Fleming non hanno mai perso un solo quarto e hanno distrutto  i propri avversari.

Idem Kendrick. Gli U2, si proprio loro, fanno le comparse in XXX. e risultano estremamente inferiori al padrone della scena mondiale.

Gli avversari dei tedeschi nell’ultima frazione hanno preso solamente le briciole concesse dai Fleimng’s.

L’auspicio è che succeda la stessa cosa ad EuroBasket17.

Georgia: tradizione ed innovazione per stupire tutti ad Eurobasket

Georgia basket

Georgia, ripartire da Eurobasket 2015

La Georgia è di sicuro una delle squadre più imprevedibili del prossimo Eurobasket. Il team ha intenzione di stupire tutti ripartendo però da quanto di buono è stato fatto nella precedente rassegna europea. Nel 2015 infatti il roster allora allenato da Kokoskov era nel girone insieme a :Croazia, Grecia,Macedonia, Olanda e Slovenia. Nonostante la partenza negativa, 3 sconfitte in 3 incontri, i georgiani ebbero una grandissima reazione; due vittorie, contro Macedonia e Croazia, nelle ultime due gare consentirono a Pachulia e soci di raggiungere gli ottavi. Nella fase ad eliminazione diretta la squadra di Kokoskov fece soffrire moltissimo la Lituania, poi finalista, giocandosela ad armi pari contro un team dal grandissimo talento. Al termine di quell’Eurobasket la squadra cambiò direzione tecnica; esonerato il coach serbo venne scelto come suo successore il greco Ilias Zouros.

Le qualificazioni ad Eurobasket 2017

Non ci fu troppo tempo per le presentazioni; la Georgia aveva subito una missione da compiere: staccare il pass per Eurobasket 2017 mediante i turni di qualificazione. Il girone da affrontare non era propriamente impossibile ma presentava molte insidie, Montenegro e Slovacchia erano affamate di successi. Proprio la squadra guidata da Vucevic e Rice è stata l’unica effettiva rivale del team di Zouras. La Georgia infatti durante le qualificazioni  ha perso solo una partita, contro il Montenegro, vincendone ben 5. Poco hanno potuto Slovacchia ed Albania contro la prepotenza fisica e tecnica di Shengelia e compagni. I georgiani chiudono da primi nel proprio girone e conquistano, accompagnati dai festeggiamenti a Tbilisi, un posto ad Eurobasket 2017; qui vengono inseriti nel girone con: Italia, Lituania, Ucraina, Germania e Israele.

Caratteristiche tecniche e uomini simbolo

Dalla sua nomina in poi, Zouros si è inserito nel solco di Kokoskov seppur apportando qualche modifica. La squadra tradizionalmente ha sempre fatto largo uso, e abuso, del pick’n’roll. Dopotutto con lunghi del calibro di Pachulia, Shermandini e Shengelia e con un play come Tsintsadze lo schema primario è rimasto quello. La prepotenza e la forza dei georgiani a rimbalzo e sotto canestro può mettere in difficoltà quasi ogni difesa. Tuttavia ora con il coach greco si cerca di più la soluzione dal perimetro; la naturalizzazione della guardia Mike Dixon dell’AEK ha sicuramente contribuito in ciò. Inoltre Shengelia sta sempre di più sfruttando le sue mani delicate per aprirsi dal perimetro consentendo di muovere la difesa. In alcune circostanze di gioco Zouros ha persino provato a giocare “small ball” con Tsintzade, Dixon, Markoishvili da esterni con Sanikidze e Shengelia da 4 e 5.( soluzione praticabile però solo per pochi minuti)

L’uomo simbolo tuttavia resta sempre il capitano, e campione NBA, Zaza Pachulia. Il centrone dei Golde State Warriors ha accompagnato la squadra a questo Eurobasket con prestazioni davvero ottime; 15,6 ppg 8 rpg e 4 apg le sue medie durante il girone di qualificazione. Lui, Shengelia (17.2 ppg 8 rpg e 2 apg), Mike Dixon ( 16 ppg 4.2 apg) e Tsintsadze ( 8.2 ppg 7 apg 2 spg) saranno chiamati ad essere i protagonisti della nuova-vecchia Georgia.

I convocati e le ambizioni per Eurobasket 2017

Il tecnico Zouros ha convocato ben 17 giocatori per la massima rassegna cestistica europea; questi i nomi della lista :

Beka Bekauri, Michael Dixon Jr, Zaza Pachulia, Tornik’e Shengelia, Duda Sanadze, Giorgi Shermandini, Otar Phkakadze, Mikhail Berishvili, Kakha Jintcharadze, George Tsintsadze, Goga Bitadze, Manuchar Markoishvili, Anatoli Boisa, Viktor Sanikidze, George Sharabidze, Levan Patsatsia, Beka Burjanadze.

Il girone dei georgiani neanche quest’anno sarà dei più semplici. Italia, Lituania e Germania sembrano tutte un gradino superiori alla volenterosa squadra capitana da Pachulia.  invece potrebbero essere alla portata; un quarto posto nel girone potrebbe non essere utopia. Guai tuttavia a sottovalutare la forza di questa squadra che potrebbe togliersi grandi soddisfazioni in questo europeo, puntando magari a qualche scalpo eccellente.

 

 

Eurobasket 2017: Ungheria, tutto sulle spalle di Adam Hanga

Un tricolore bianco-rosso-verde in una competizione europea per nazioni: solitamente l’associarsi di questi due elementi rimanda subito alla passione e al tifo degli italiani pronti a sperare nella vittoria finale degli azzurri. Ebbene no: questa volta il colore trae in inganno tutti, quello di cui vi stiamo per raccontare non è riferito alle consuete strisce verticali della nostra bandiera ma a quelle orizzontali dell’Ungheria.

E’ raro infatti negli ultimi anni, ad eccezione della pallanuoto (sport in cui i magiari vantano una storica e vincente tradizione), vedere nella stessa fase finale di una competizione a squadre sia l’Italia che l’Ungheria.

Lo scenario della palla a spicchi è uno di questi. Dopo essere stati anche campioni continentali con la vittoria del 1955, i magiari hanno attraversato un lungo periodo buio in questo sport e a settembre disputeranno la fase finale di un campionato europeo per la seconda volta negli ultimi 46 anni. Dal 1971 al 2017 infatti, l’Ungheria ha disputato soltanto gli europei del 1999 in Francia dove ha chiuso al 13esimo posto.

Finalmente, dopo quasi un 20 anni, a Budapest e dintorni si potrà dunque riassaporare il profumo di basket di alto livello.

 

LA CAVALCATA NELLE QUALIFICAZIONI

Il merito è tutto del team nazionale che, guidato dalla sapiente mano di Coach Stojan Ivković, è riuscito a superare a pieni voti il girone di qualificazione nell’estate 2016. Opposta ad avversarie non semplici come il giovane Lussemburgo, la sempre temibile Macedonia, e l’emergente Gran Bretagna, ha chiuso al primo posto il girone senza perdere nemmeno una delle sei gare, impresa riuscita soltanto alla ben più quotata Slovenia .

 

ADAM HANGA: IL VERO LEADER DI QUESTA SQUADRA

Tutto questo è stato possibile grazie alla presenza di un giocatore straordinario come Adam Hanga. Il classe ’89, nativo di Budapest, ha senza dubbio realizzato la miglior stagione della sua carriera; culminata con la conquista del prestigioso riconoscimento di miglior difensore dell’Eurolega 2016-17. Dopo tante stagioni di assestamento e continui miglioramenti nel basket del vecchio continente, il talento di Hanga ha trascinato la sua Ungheria alla qualificazione. Il suo apporto è stato completo in quanto non si è limitato ad incidere come leader difensivo (contribuendo ad una media di 69.1 punti di media subiti) ma è stato devastante su entrambi i lati del campo. Oltre ai 19.4 punti di media, è stato leader di squadra anche nei rimbalzi ed assist (rispettivamente 7.2 e 4.4 media). Con queste grandi prestazioni si è posizionato come terzo miglior marcatore di tutte le qualificazioni, dato inimmaginabile fino a pochi mesi fa quando ad Avellino era stato criticato per la sua scarsa vena realizzativa.

Hanga a rimbalzo in una sfida di Eurolega con la canotta del Baskonia

 

LE SPERANZE PER EURO 2017

Con le gare della fase finale alle porte occorre però trovare soluzioni che possano coadiuvare le straordinarie prestazioni del numero 8. Il talento del Baskonia potrebbe contare sull’appoggio di due discreti giocatori come David Vojvoda e Zoltan Perl. Il primo si è espresso ad altissimi livelli nelle qualificazioni 2015 e 2017 (17 e 19 punti di media) e può finalmente coronare il sogno di disputare una fase finale: senza dubbio la motivazione e la duttilità tattica saranno i suoi punti di forza. Perl invece è riuscito a trovare continuità di rendimento grazie al passaggio dall’Orlandina a Treviso. In serie A2 da febbraio 2017 ha prima contribuito alla vittoria nel girone Est e poi chiuso la stagione con una media di 11 punti nei Play-off.

Perl con la canotta di Treviso nell’ultima stagione in serie A2: riuscirà a confermarsi anche in una rassegna continentale?

 

UN’IMPRESA QUASI IMPOSSIBILE

L’urna non è stata benevola agli ungheresi che dovranno giocarsi il passaggio agli ottavi contro Croazia, Spagna, Rep.Ceca, Montenegro e Romania. Eccetto per quest’ultima, più che alla portata dei magiari, le altre sfide appaiono proibitive contro avversari di caratura internazionale e dal tasso tecnico superiore. Le gare inauguarali e di chiusura contro Croazia e Spagna appaiono a dir poco proibitive; più equlibrate invece potrebbero essere quelle contro Montenegro e Rep.Ceca. Proprio le sfide contro i duo Dubljeivic-Vucevic e Satoransky-Vesely saranno i crocevia del girone: perdere contro entrambe significherebbe arrivare con tutta probabilità a 0 punti con solo 2 partite (di cui una contro la Spagna) da giocare. Il passaggio del turno diverrebbe a quel punto davvero un’ utopia.

La classe di Hanga e la motivazione di una nazione assente da quesi palcoscenici da troppo tempo saranno le speranze su cui poggiarsi per cercare di compiere l’impresa del passaggio del turno.

L’anno 0 d.C. della nuova Germania

Quando nella vostra vita, sportiva o lavorativa, dopo 15 anni viene a mancare la figura che è stata il vostro faro, il vostro motore, il vostro idolo, come vi sentireste? Sicuramente persi.

Dirk il grande

Questo senso di smarrimento è l’esatto sentimento che sta provando la nazionale tedesca, post EuroBasket ’15, quello del canto del cigno di Dirk Nowitzki. Cigno, che per 16 anni buoni (1999-2015), ha “tirato la carretta” e ha aiutato la nazionale teutonica ad arricchire il suo palmarès con un bronzo mondiale (2002) e un argento europeo (2005). Inutile sottolineare, ma va fatto ugualmente, che in entrambe le manifestazioni il giocatore dei Mavs, finì come capocannoniere (24 e 26 pts a serata) e come MVP del torneo.

Ma il vero miracolo di Cristo-Dirk, (il nickname Cristo è ben spiegato nel titolo) è stato il portare alla ribalta europea e mondiale una nazionale di “scappati di casa”.

No ok, forse sono stato troppo duro, però se osserviamo il roster della Grecia campione nel 2005 e della Germania runner-up, il paragone è totalmente impari. Per Papaloukas, Spanoulis e Zisis, la “devastante” Germania proponeva: Demirel, Pesic e Roller. Perciò il fenomeno di Wurzburg è stato davvero come Mosè.Un profeta capace di aprire le acque del continente e mettere sulla mappa anche la propria nazionale, che fino ad allora era stata solamente legata al Fußball. 

PS: visto che non dico fuffa andate a controllare le stats della Germania vice campione.

(Dirk and Rest of the team)

E’ sotto gli occhi di tutti la chiara matrice di quei ragazzi. Noi difendiamo forte (3a miglior difesa) che tanto dall’altro lato c’è Dirk. Se poi ci aggiungi l’altezza di Femerling, 2 discreti tiratori e l’energia di Green… voilà, secondo posto overall.

La ripartenza

E quindi ora? Cosa sarà la Germania post-Dirk? Sinceramente non lo so, perchè come dopo ogni anno 0, o la ripartenza è lenta, oppure viaggia ai 200 km/h.

Al mini torneo di qualificazione dell’estate scorsa, la squadra orfana di Schroder ha faticato forse un pò più del dovuto, contro Danimarca, Austria e Olanda, che proprio delle corazzate non sono. Però il record di 4-2, ha permesso alla squadra di Fleming di staccare i pass per l’europeo.

Una cosa interessante che si è notata però è la grande unselfishness offensiva (simil Bamberg, vista la massiccia presenza dei ragazzi di Trinchieri) e una difesa molto aggressiva, fatta di raddoppi, pressione a tutto campo e aggressività sulle linee di passaggio.

questo è un comodo +20 sugli austriaci, ed è anche quello che Fleming spera di vedere ad Eurobasket

Ora la Germania è sicuramente una squadra con talento sparso tra i suoi tanti giovani. C’è sicuramente più esperienza da parte di ogni singolo giocatore e, la consapevolezza del non avere più IL riferimento. Però dire che questo possa bastare, anche solo per arrivare nelle prime 8 è un pò frettoloso. Sicuramente hype e sfrontatezza sono le parole che accompagneranno questa generazione (1991,92,93) fino alla sua maturazione definitiva.

Chi prendiamo su?

Tolto Zipser, che probabilemente sarà trattenuto dai Bulls per la summer league, la nazionale è quasi già semi-completa.

Ragazzi come Voigtmann, Pleiss e Lo non solo avranno alle spalle l’esperienza di Eurobasket ’15, ma metteranno in valigia anche una stagione completa di Eurolega dove i miglioramenti (in particolare di Voigtmann) sono stati sotto gli occhi di tutti.

In più Theis e Heckmann, scartati dallo scorso Europeo, torneranno in forte considerazione di coach Fleming. Essendo entrambi a libro paga del Bamberg hanno vissuto l’ennesima stagione trionfale in patria e, sotto la cura Trinchieri sono cresciuti di rendimento e in consapevolezza.

Però in particolar modo, questa sarà la nazionale di Dennis Schroder. Il classe 1993, già nello scorso Europeo aveva fatto vedere classe e personalità di primo livello. In due anni è diventato titolare di una squadra che fa regolarmente i PO, e ha incrementato le sue stats sotto ogni voce.

La caratteristica però che lo contraddistingue è la personalità. Vedendolo in campo si ha la chiara sensazione che si faccia esattamente come vuole lui. Come solo il primo (e unico) Rondo sapeva fare. Non a caso i due si assomigliano molto, sia per modo di giocare, sia per carisma.

qua maltratta Steph per 30′ e gli sussurra anche all’orecchio quanto gli faccia schifo il suo modo di difendere
Ovviamente c’è anche il lato oscuro della medaglia per Dennis. Ovvero congela la palla negli ultimi possessi. Nessun compagno riesce a toccarla e gli Hawks perdono.
Eurobasket ci chiarirà se Schroder diventerà un buon leader o rimarrà nel limbo dei “buoni ma…”
 

 

 

Repubblica Ceca: la rivelazione di Eurobasket 2015

Repubblica Ceca EuroBasket2015

Siamo prossimi all’attesissimo Eurobasket 2017 in programma dal 31 agosto al 17 settembre 2017; giorno in cui conosceremo la prossima nazionale che salirà sul trono d’Europa, succedendo così alla Spagna di coach Sergio Scariolo detentrice del torneo… sempre che non sia la Spagna stessa a succedersi! Grandi attese ci sono anche per la nazionale azzurra a caccia di rivincita dopo la cocente eliminazione ai quarti contro la Lituania e qualificata poi allo scorso preolimpico dopo contro la Repubblica Ceca. Ora, vi raccontiamo il cammino degli ultimi avversari della nazionale di coach Ettore Messina, che si è classificata al settimo posto nell’ultima rassegna continentale.

David Jelinek e Tomas Satoransky
David Jelinek e Tomas Satoransky a Eurobasket 2015

Le qualificazioni e la prima fase: la Repubblica Ceca e il suo cammino continentale

La Repubblica Ceca comincia il suo cammino continentale con il girone delle qualificazioni disputato nell’estate 2014. La nazionale ceca viene sorteggiata con Georgia e Portogallo. Nonostante la sconfitta all’esordio contro la Georgia, Tomas Satoransky stella della squadra comincia ad alzare il livello del suo gioco, e con tre vittorie consecutive viene raggiunta la seconda qualificazione consecutiva alla fase finale della rassegna continentale.

Il sorteggio del girone della fase finale non è dei più rassicuranti: la nazionale ceca infatti, finisce con squadre pronte a dimostrare il loro valore come Lituania, Lettonia e l’ Ucraina. A tutto ciò però, si aggiungono tante importanti novità : il ritorno di Jan Vesely in nazionale, la grande stagione allo Chalon del naturalizzato Schilb oltre al talento di David Jelinek, aumentano la qualità del roster a disposizione di coach Ronen Ginzburg.

Infatti il cammino nella prima fase inizia nel migliore dei modi: con tre vittorie nelle cinque partite del girone contro Estonia, Belgio e quella a sorpresa contro l’Ucraina, la Repubblica Ceca stacca il pass per gli ottavi di finale di Lille contro la talentuosa Croazia di coach Perasovic.

Il capolavoro tecnico della Repubblica Ceca contro la Croazia

Il 13 settembre 2015 a Lille la nazionale di Ginzburg e la nazionale di Perasovic si affrontano agli ottavi di finale. In questa sfida viene fuori la vera anima e la forza tecnica della Repubblica Ceca: la mente e il braccio di questa squadra sono l’asse play-pivot formata da Satoransky miglior assistman e Jan Vesely miglior rimbalzista e miglior realizzatore della nazionale ceca. Grazie al loro pick and roll capace di aprire spazi per alley-oop e conclusioni nel pitturato efficaci, ma anche di ottimi tiri dalla medio-lunga distanza da parte di Schilb e Jelinek, in fase offensiva le soluzioni sono varie e molto efficaci. Infatti è fondamentale anche l’ottima prestanza fisica di Benda e Auda, entrambi lunghi con grande capacità di tiro anche dalla medio-lunga distanza ma dell’atletismo e della freschezza fisica di Welsch e Hruban in fase di transizione.

 

Satoransky- Vesely
Il pick and roll eseguito da Satoransky e Vesely è una delle chiavi di successo della Repubblica Ceca

Il vero successo arriva anche da una splendida fase difensiva, preparata egregiamente da coach Ginzburg: la difesa di contenimento sul pick and roll avversario e la marcatura efficiente di Pumprla sul playmaker avversario, permette rotazioni aggressive ed efficenti negli uno contro uno dell’attacco croato guidato dalla stella Bogdanovic. A tutto questo si aggiunge la capacità di alternare alla perfezione i raddoppi sui lunghi croati Tomic e Zoric, ai collassamenti del pitturato; che permettono  poche soluzioni offensive e conseguenti palle recuperate.

Grazie a questo “sacrificio difensivo” la Repubblica Ceca asfalta così la talentuosa Croazia per 80-59, e centra la sua prima qualificazione ai quarti di finale di Eurobasket contro una delle corazzate del torneo: la Serbia allenata da Sasha Djordjevic. In una partita caratterizzata dal tasso tecnico elevatissimo, la squadra di coach Ginzburg, resta a contatto dei vice campioni Olimpici 2016 fino a metà del quarto periodo, per poi subire lo strapotere tecnico di Milos Teodosic &Co., uscendo così di scena dalla competizione continentale.

Dopo la bellissima partecipazione di due anni fa, la Repubblica Ceca ora è attesa da un girone abbastanza impegnativo. Le prossime avversarie degli uomini di coach Ginzburg saranno i campioni in carica della Spagna, la temibile Croazia assetata di rivincita, la Romania padrona di casa della manifestazione, il Montenegro e infine l’Ungheria. Con un Tomas Satoransky reduce dalla sua prima esperienza in Nba con i Washington Wizards e uno Jan Vesely rigenerato da coach Obradovic al Fenerbaçhe, la nazionale ceca resterà soltanto la rivelazione continentale del 2015, o riuscirà ad effettuare il definitivo salto di qualità nel prossimo europeo? Servirà qualche mese e capiremo se i buoni auspici potranno diventare realtà.

 

 

Eurobasket, Messina fa le sue scelte: Gentile e Bargnani out

eurobasket

Eurobasket, le prime scelte di Messina

Eurobasket 2017 inizia a prender forma. Tutte le nazionali stanno iniziando a comunicare le liste dei giocatori partecipanti sondandone la disponibilità. L‘Italia non è da meno. Ettore Messina, nella riunione di mercoledì, in sede FIP avrebbe già iniziato a compilare la rosa degli atleti da lui scelti. In questo elenco di nomi ad oggi la certezza è una sola: Alessandro Gentile ed Andrea Bargnani non saranno convocati.

Gentile e Bargnani, stagione complicata e futuro da definire

Il primo ha vissuto una stagione molto travagliata. Partito, con molte polemiche, tra le fila dell’Olimpia Milano, dopo qualche mese si è accasato ai greci del Panathinaikos. Anche qui però l’amore non è sbocciato. L’integrazione nei nuovi schemi greci non è mai riuscita del tutto e gli attriti con Xavi Pascual hanno portato al suo taglio a stagione in corso. L’ex capitano dell’Olimpia è rimasto qualche settimana a lavorare da solo con il suo staff di preparatori atletici; poi l’ennesima occasione. A chiamarlo il terra d’Israele è stato Simone Pianigiani, coach che l’aveva fatto esordire in Nazionale. A tutti pareva un’ottima occasione per il rilancio ma, purtroppo, così non è stato. Prima dei playoff Gentile è stato ancora tagliato ed ora è tornato a lavorare da solo. Troppo discontinua la sua preparazione atletica, difficile ( se non impossibile) che Messina lo valuti.

Bargnani deve fare i conti con l’ennesima delusione della sua carriera. Il forte lungo azzurro infatti aveva scelto il Baskonia come meta per rilanciare il suo immenso talento. La partenza sembrava incoraggiante con il “Mago” che giocava bene e aveva subito conquistato il cuore dei baschi. Poi il declino; i soliti problemi fisici ne hanno compromesso prima il minutaggio e poi l’impiego. Alla fine Bargnani è stato tagliato e ha iniziato a lavorare per recuperare dagli infortuni pensando alla prossima stagione.

Messina non vuole ri-commettere gli errori di Eurobasket 2015; verranno convocati solo giocatori al top della forma psico-fisica e, in quest’ottica, non c’è spazio per due talenti come Gentile e Bargnani. Il triste epilogo di una stagione disastrosa sperando in un futuro più roseo.

 

Finali Nazionali u20 a Roseto, vince la PMS Moncalieri

PMS Torino

E’ andata in scena sabato, al PalaMaggetti di Roseto, la Finale del Torneo Nazionale under 20 tra PMS Moncalieri e Virtus Bologna: hanno vinto i piemontesi, in una gara che è stata il culmine di un grande evento che ha chiamato a raccolta tutto il popolo azzurro della palla a spicchi e ha dato una vetrina importante ad elementi di spicco della prossima Serie A e forse della prossima Eurolega.

La partita Virtus e PMS si incontrano di nuovo dopo la prima giornata del Girone D, vinta dai gialloneri di coach Di Meglio. In avvio c’è grande equilibrio, con i centimetri di Cattapan e la solita, grande regia di Zampini – uno dei prospetti sopra citati – a cui le V nere rispondono dall’arco soprattutto con Rubbini, la prima sirena suona sul 18-15 per i bolognesi.
Nel secondo quarto le due compagini si sfidano soprattutto dall’arco, nel derby estone tra il virtussino Jurkatamm e Treier ha la meglio il primo e la Virtus scava il primo solco, ma la gara è lunghissima. Finalmente riesce a mettersi in mostra anche Caruso, sotto le plance e soprattiutto con 6 punti consecutivi, riuscendo riportare Torino a contatto al rientro negli spogliatoi.
Nel terzo periodo la PMS riesce a mettere sul parquet la sua arma più pericolosa, la difesa; parte da qui il parziale di 11-1, lockodown a uomo e buoni recuperi sui 6,75, dimostrando grande solidità anche a rimbalzo.
La Virtus deve affidarsi ai soliti Petrovic e Pajola, e la gara torna in parità. Entrambe le compagini accettano di deciderla dall’arco, e qui esce da leader Kaspar Treier, che corona una partita solida con due triple dal grande peso specifico.
Il termometro comunque lo fa alzare Allen Agbogan, che fa seguire alla tripla del primo vantaggio importante il suo marchio di fabbrica, una grande inchiodata che sposta definitivamente l’inerzia della gara. Negli ultimi minuti i dieci in campo sentono la pressione, come già successo contro la Stella Azzurra tocca a Simonovic salire in cattedra con rimbalzi e punti, fino allo sfondamento subito da capitan Di Bonaventura che chiude i giochi, e che significa Scudetto.

UNIPOL BANCA VIRTUS BOLOGNA – PMS BASKETBALL 58 – 69 (18-15, 31-26, 43-48, 58-69)

UNIPOL BANCA VIRTUS BOLOGNA: Pajola* 14 (2/13, 2/9), Zanotti NE, Gianninoni 0 (0/1, 0/1), Petrovic* 8 (4/8, 0/1), Ranocchi 3 (1/2 da 3), Carella 2 (1/4 da 2), Rubbini* 9 (1/6, 2/6), Rossi* 9 (4/8, 0/4), Jurkatamm 8 (1/2, 2/4), Berti* 3 (1/4 da 2), Oyeh, Chessari NE
Tiri da 2: 14/46 – Tiri da 3: 7/27 – Tiri Liberi: 9/13 – Rimbalzi: 48 17+31 (Petrovic 12) – Assist: 6 (Pajola 3)
PMS BASKETBALL: Moretti 3 (0/1, 1/1), Agbogan* 14 (3/7, 2/4), Abrate NE, Fabris NE, Zampini* 8 (1/6, 1/6), Treier* 21 (5/10, 2/10), Cattapan* 3 (1/1 da 2), Simonovic 7 (2/4 da 2), Giustetto NE, Caruso 12 (6/10 da 2), Buffo 0 (0/1, 0/2), Di Bonaventura* 1 (0/3, 0/3)
Tiri da 2: 18/43 – Tiri da 3: 6/26 – Tiri Liberi: 15/21 – Rimbalzi: 50 15+35 (Treier 11) – Assist: 17 (Zampini 7) – Cinque Falli: Buffo
Arbitri: Pierantozzi Marco, Giovannetti Guido, Catani Marco

Post gara, Giorgio Di Bonaventura: “Vittoria di squadra e di difesa”

A 15 anni ha lasciato la sua Teramo alla volta di Torino, per cominciare un viaggio culminato nella Senior night di ieri, nella vittoria dello Scudetto da Capitano: “Abbiamo vinto con la nostra difesa, dal primo giorno – ha esordito il classe ’97  – e soprattutto con il nostro gruppo: forse non hanno vinto i più forti, ma chi si è dimostrato più squadra. Siamo arrivati qui, dopo tante botte, a questo maledetto scudetto senza che nessuno dovesse prendersi tutti sulle spalle o fare 30 punti; è stata una rincorsa lunga cinque anni, ce lo meritiamo tutti”.
Si è parlato poi dell’aspetto più emozionale: “Ho capito che era nostra quando ho preso lo sfondamento a un minuto dalla fine, sapevo che papà (coach Gabriele Di Bonaventura, ndr) aveva già vinto qui ma non ho voluto pensarci per non aggiungere pressione. Ora – ha spiegato – dobbiamo concentrarci sui playoff in B: abbiamo pressione, Crema è forte, ma soprattutto dopo oggi non molleremo niente, come al solito”.