Italbasket, mai cosi vicini alla fine del tunnel

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“Never Back Down”. Chissà in quanti della mia generazione avranno visto questa serie di film, che poco ha a che fare con il parquet e una palla da basket. La teoria del “non arrendersi”, su cui è incentrata tutta il succo della storia, è però uno stile di vita sia nella vita che nello sport. Non a caso, infatti, questo motto è spesso usato come sprone per un team, per una squadra a dare sempre il massimo e non cedere alle pressioni esterne e alle prime difficoltà.

Di difficoltà, nell’ultimo decennio, ne ha dovute affrontare tantissime l’Italbasket. Dal 2006 in poi, sembra che il tempo si sia letteralmente fermato: quasi in coincidenza con l’incredibile involuzione dell’economia italiana, il movimento della pallacanestro italica perdeva piano piano la sua rilevanza a livello mondiale ed europeo. Tra polemiche, cambi di panchina e di scrivania (più che di cambiamento, un ritorno “inusuale”) e nuovi regolamenti FIBA, gli ultimi 12 anni ci hanno restituito uno stato di atarassia da tifo mai vista prima.

La convinzione quasi completamente svanita che dai fallimenti o dalle sconfitte si possa ripartire ancora più forti di prima (come insegna altro cartone animato giapponese abbastanza conosciuto alla generazione dei 90’s). Da Instanbul a Debrecen sono passati solo 370 giorni eppure sembra che una nuova luce accompagni il cammino dell’Italbasket di Meo Sacchetti: un qualcosa che i 90’s ricordano bene..

Da Pechino 2008 a China 2019: la maledizione dell’iride 

L’Italia di Tanjevic sconfigge la Spagna e si laurea campione d’Europa 1999: erano i tempi di Myers, Fucka e A. Meneghin

Dal Giappone alla Cina: nel mezzo, 12 anni di fallimenti, ricostruzioni stentate e progetti discutibili. Fatto sta che, da quel Lituania-Italia 71-68 giocata a Sapporo (ottavi di finale Mondiali 2006), l’inno di Mameli non ha mai risuonato in una competizione sub-continentale.

La manifestazione nipponica, che lanciò definitivamente Marco Belinelli (dopo una gara da 25 punti contro gli States in cui gli entrò di tutto), rappresentò la fine dell’enfatico ciclo d’oro della Nazionale Italiana, iniziato con l’argento agli europei di Barcellona del 1997 e comprendente l’oro ad Eurobasket 1999 e il magnifico argento di Atene 2004 (con solo la generacion dorada che seppe domare l’armata azzurra di coach Recalcati).

Da quel campionato del Mondo, però, l’Italia non ne uscirà benissimo. Nonostante l’arrivo in NBA di Bargnani prima (primo europeo ad essere scelto alla #1) e di Belinelli l’anno successivo; il movimento cestistico italiano stava andando incontro ad un’involuzione impronosticabile ed inaspettata. La mancata qualificazione a Pechino 2008 e, soprattutto, l’incredibile debacle nelle qualificazioni ad Eurobasket 2009 certificarono tale situazione.

I numerosi passaggi di consegne a livello di panchina, che coinvolgeranno Simone Pianigiani e Ettore Messina (al ritorno dopo il quinquennio 1992-1997) non porteranno ai risultati sperati, Il caos del progetto italiano, infatti, si materializza prima nel 2011, con il peggior risultato di sempre ad una manifestazione internazionale (17° posto) e poi con il commissariamento della FIP e l’avvento di Dino Meneghin a capo del massimo organismo nazionale del Basket italiano.

Nonostante la loro notevole esperienza, sia Pianigiani che Messina si fermeranno ai quarti di finale dei successivi europei. Prima Lille e la bestia nera Lituania, poi Istanbul e la Serbia di uno scatenato Bogdan Bogdanovic ricacciano indietro i sogni di tutti gli italiani, cancellando tutto quello di buono che gli azzurri avevano fatto vedere nelle prime fasi dei rispettivi tornei. Nulla rimane, al contrario di due gare: Italia-Germania e Italia-Spagna di Eurobasket 2015, dove l’Italia aveva dimostrato di essere anch’essa una grande, anche solo per 2 notti.

Nel mezzo, mettiamoci anche la “disfatta di Torino” (con le lacrime incessanti di tutto il Pala Alpitour dopo il finale thrilling contro la Croazia) le numerose polemiche riguardanti il rapporto tra gli NBA’s e la maglia azzurra. Questioni che, tutt’ora, sono all’ordine del giorno e che coinvolgono soprattutto Danilo Gallinari, reo di non aver dato abbastanza rilevanza alla causa della Nazionale, soprattutto dopo l’episodio della reazione in un Italia-Olanda dell’agosto 2017, match della Trentino Cup in vista degli Europei 2017 (in cui il Gallo colpì un avversario con un pugno, procurandosi la frattura della mano destra)

Romeo Sacchetti, coach della Vanoli Cremona e della Nazionale Italiana

L’incubo Mondiale, oggi, sembra far meno paura: merito di un allenatore e di un gruppo umile a caccia di rivincita e con tanta voglia di stupire. Con 2 vittorie di vantaggio su Ungheria e Polonia a 4 match dal termine del gruppo J, la muraglia cinese non sembra più essere invalicabile: un miraggio durato fin troppo a lungo e che un uomo in particolare vuole cancellare a tutti i costi.

Italbasket, gli albori dell’era Sacchetti

All’inizio della sua avventura sulla panchina azzurra, anche Romeo Sacchetti ha dovuto affrontare la questione riguardante i giocatori NBA. Anzi, per il coach di Cremona la scottatura è stata ancora più evidente. Il nuovo e alquanto scriteriato calendario FIBA non permette di chiamare sia gli NBA’s che i componenti delle squadre di Euroleague, indebolendo notevolmente la qualità del gruppo al servizio del neo allenatore dell’Italbasket.

Nonostante le polemiche e le incomprensioni, questa regola potrebbe aver favorito (e non di poco) l’andamento della prima fase delle FIBA WC European Qualifiers. Le quattro vittorie di fila in 4 gare del gruppo D, comunque, sono state la conferma di una nuova Italia, con identità e carisma totalmente diversi da quelle immediatamente precedenti. La vittoria a Zagabria, contro una Croazia priva di Bogdanovic e Saric, ha ridisegnato le nostre possibilità di qualificazione ma, soprattutto, le ambizioni di un gruppo privo di stelle ma ricco di grandi lavoratori.

Amedeo Della Valle è il giocatore che ha realizzato più triple nelle qualificazioni europee finora (25)

Lavoratore instancabile è il simbolo di questa Italia targata Meo Sacchetti: quell’Amedeo della Valle capace di metterne 18,1 di media in queste qualificazioni (25 al Drazen Petrovic Basketball Center, in un luogo qualsiasi diciamo), tirando con il 48% circa dall’arco. Classe 1993, appena trasferitosi all’Olimpia dopo una grandissima stagione a Reggio Emilia, il numero 00 è il nuovo punto di riferimento della Nazionale. Talento offensivo da vendere, capace di tirare e forzare qualunque tiro dal palleggio o senza ritmo, che ha spesso trascinato gli azzurri nei momenti difficili delle gare. I 28 punti (con 8/11 da 3) di Bologna contro la Polonia sono la dimostrazione eloquente delle sue potenzialità e delle sue qualità da trascinatore.

Lo stakanovismo e la voglia di lottare come emblemi di una Nazionale: con Sacchetti non ci sono gerarchie fisse, tutti sono importanti alla causa del gruppo. La possibilità di avere un roster lungo, composto da giocatori affamati ed in cerca di rivalsa, possono costituire le basi ideali per costruire qualcosa di importante. Ne sono un esempio le prestazioni di Paul Biligha e Ariel Filloy, entrati dalla panchina nell’ultima gara di Debrecen nel momento forse più delicato del cammino mondiale. Nonostante i pochi minuti giocati da entrambi nelle precedenti uscite, il play di origine argentina e il centro dell’Umana Reyer sono stati decisivi ai fini del risultato finale contro l’Ungheria.

L’entrata in corsa di Jeff Brooks, poi, è risultata vera e propria aria fresca per le soluzioni dell’attacco azzurro. Un giocatore duttile, dotato di un QI superiore alla media e di un atletismo straripante, utilissimo alla causa azzurra già nella finestra settembrina appena terminata e che può diventare il compagno ideale di Melli nell’immediato futuro.

L’analisi: pregi e difetti dell’Italia di Meo Sacchetti

Attacco spesso al massimo, difesa da rivedere: sono questi gli aspetti topici che sono sorti spontanei dopo i due primi match di qualificazione della seconda fase, contro Polonia e Ungheria. Vero è che, nonostante le assenze importanti, l’Italia ha reso al di sopra delle più rosee aspettative nelle gare finora disputatesi. Altrettanto significativo è stato, però, l’apporto dei due veterani (esclusi Gallinari e Belinelli) del Fenerbache: ovvero Luigi Datome e Niccolò Melli.

L’urlo del capitano Gigi Datome, arrivato a quota 1500 punti in Nazionale con la Polonia

Gigione è quel leader carismatico di cui la Nazionale ha assolutamente bisogno. Carisma ed esperienza, abbinata ad una classe immensa, completamente al servizio del gruppo (vedasi il canestro da 2 e la stoppata che hanno sovvertito l’andazzo della partita contro i magiari). Paradossalmente, in questo momento, l’Italia può anche prescindere da Gallinari e Belinelli, ma non Datome, vero punto di riferimento in marcatura ed in fase difensiva.

Altro elemento fondamentale di questa Nazionale è Niccolo Melli. Unico vero lungo della rosa azzurra, in grado di catturare rimbalzi importanti e di protector in fase difensiva. La sua energia, cosi come quella di Biligha, di Brooks e di Sacchetti, rappresentano l’unico appiglio azzurro alla voce rimbalzi, aspetto del gioco rivelatosi storicamente anello debole del nostro basket.

Ball movement e scarichi all’angolo o a rimorchio per i tiri di Della Valle, Aradori, Datome e Abass sono il must dell’Italbasket di Meo Sacchetti. Con l’inserimento di Brooks, un altro possibile schema offensivo sono i tagli al centro o alle spalle del difensore di competenza, con possibilità di giocare un mismatch spalle a canestro. L’obiettivo principale rimane quello di creare il più possibile tiri puliti, sfruttando la visione eccezionale di Luca Vitali, altro punto fermo di questa Nazionale.

Con un Pietro Aradori in giornata, l’Italia può contare su due realizzatori di elevata caratura, soprattutto tra le mura amiche, alla quale può anche aggiungersi un Gigi Datome in giornata. Importante, inoltre, avere una second unit ben assortita in tutti i reparti, come ben evidenziato nell’ultima apparizione di Debrecen, con le grandi prestazioni di Filloy e di Biligha.

Il tallone d’Achille di queste prime uscite della nuova gestione sembra essere la difesa a uomo. Soffriamo tantissimo i penetratori alla AJ Slaughter e i cambi forzati sui piccoli, cosi come le squadre fisiche ed in grado di giocare bene in post. Aradori e Della Valle, in fase difensiva, sono da rivedere cosi come i due fratelli Vitali. A livello di peso e centimetri paghiamo molto rispetto al resto delle contendenti a livello europeo ed è sicuramente questo il problema più gravoso che l’Italia dovrà affrontare in ottica doppia sfida con la Lituania.

Il più grande punto interrogativo di questa selezione è la tenuta psico-fisica durante la gara: in molte occasioni, l’Italia ha patito a livello di testa e di esperienza. Veri e propri blackout che possono costare caro, come in Ungheria, e compromettere un’intera gara (come già accaduto in Olanda, gara passata in secondo piano vista la qualificazione già in tasca alla seconda fase).

Un’Italia laboriosa, povera di talento ma con grinta e cuore da vendere. Non saremo la squadra più bella da vedere, ma la concretezza ora vale molto più della pura estetica. Per tornare a far battere forte il cuore dell’Italia, per tornare a vivere e calcare i parquet che ci spettano, per tornare a sognare ad occhi aperti, serviva una Nazionale maschia, da battaglia. Sacchetti ha indicato la via, noi non dobbiamo far altro che seguirla assieme ai nostri ragazzi.

Contro la Lituania potremmo spezzare l’incantesimo che ci perseguita da anni: potremmo festeggiare proprio davanti agli artefici di alcune delle nostre più amare e recenti delusioni. Ci sono voluti quasi 13 anni per trovare il gusto antidoto, ma ora andiamoci a prendere tutto il tempo perduto. Concludendo con una citazione del film sopra citato, “per essere il migliore, devi sfidarti con i migliori” e noi non vediamo l’ora di farlo ancora, come se fosse la prima volta, dopo 13 lunghissimi anni di attesa.

 

Sognare ma con i piedi per terra: l’Italia ad Eurobasket

Marco Belinelli Italia

Buona la prima per gli azzurri, buona la prima per l’Italia. Nonostante un esordio che si preannunciava pieno di difficoltà, l’Italia si è imposta di prepotenza su Israele, squadra troppo contratta, dovuto anche forse alla pressione di giocare in casa.

La partita si mette subito sui binari giusti per la nostra nazionale, che parte con un parziale di 13-5 grazie anche e soprattutto alle prime due bombe di Marco Belinelli. Israele tenta di rientrare in partita, ma ogni tentativo di rimonta viene respinto dai nostri ragazzi, fino ad arrivare agli ultimi 3 minuti di gioco quando l’Italia prende il largo e dilaga chiudendo la partita con un ampio vantaggio: 69-48! Rassicurante è stata la prestazione al tiro da 3 punti, dopo un brutto pre-europeo sotto questo aspetto, l’Italia ha chiuso con oltre 12 bombe segnate. Altra nota più che positiva è stata la difesa asfissiante che la squadra di Ettore Messina ha tenuto per tutti i 40 minuti di gioco, costringendo i padroni di casa a delle conclusioni spesso forzate e senza aver costruito nulla in attacco; infatti, l’unico ad essere in grado di impensierire la nostra nazionale è stato Omri Casspi, il neo giocatore dei Golden State Warriors ha infatti chiuso con 18 punti e 9 rimbalzi. Di fondamentale importanza è stata la panchina, chiunque è entrato in campo ha portato il suo mattoncino, mettendo a disposizione della squadra energia (come nel caso di Paul Biligha) e punti pesanti (Ariel Filloy). Le uniche note negative della serata azzurra sono state Pietro Aradori, il quale è stato autore di una prova ben sotto i suoi standard e le troppe palle perse (15!!). Insomma, se il buongiorno si vede dal mattino…

Esclusiva con Flavio Tranquillo: dalla Nazionale ad Irving in maglia Celtics

Tranquillo

Dopo la sfida tra Serbia ed Italia abbiamo avuto la possibilità e l’onore di scambiare quattro chiacchiere con Flavio Tranquillo, che ha risposto in esclusiva ad alcune nostre domande sulla NBA e sulla Nazionale italiana:

Cosa hai visto in questa Italia di buono dopo la gara contro la Serbia?

“Direi che la squadra ha messo a fuoco quello che non aveva fatto bene contro Montenegro, Francia e Belgio. Già aver capito dove lavorare è una cosa importante. Un passo avanti ma il margine di errore che ha la squadra è basso perché il livello di qualità non è strabiliante. Deve fare per più minuti possibile tutto quello che di buono ha fatto ieri  contro la Serbia. Anche se con un avversario così non è stato però abbastanza per vincere.”

Cervi o Cusin, chi porteresti?

“La decisione tra Cervi e Cusin non sarà la decisione più importante ai fini del risultato finale, credo sia più importante finalizzare le scelte. Sarà fondamentale finito il torneo di Atene concentrarsi sui 12 giocatori, in 12 su Israele. Qui non c’è un giocatore che se manca crolla il castello, certo ci sono giocatori più importanti e meno importanti ma per vincere serve giocare di squadra al di là degli stereotipi”

Le assenze delle altre Nazionali, oltre alla nostra di Gallinari, possono agevolarci? 

“In generale sono Europei di un livello oggettivamente minore rispetto ad altri, e questo potrebbe portare imprevedibilità, divertimento. Faremo più scoperte di ragazzi poco conosciuto, questo è il valore aggiunto del torneo. Ma oggettivamente se ci fossero stati i vari Teodosic, Parker, avremmo visto giocatori di altissimo livello. L’Italia? Se passerà il primo turno, sarà in una condizione mentale diversa. Questa squadra non ha molta facilità a giocare sotto pressione quindi giocare contro il pronostico potrebbe essere più facile”

Infine una ultima domanda sulla NBA: l’ultima trade Irving-Thomas 

“Boston ha fatto un programma di cui abbiamo visto l’ultimo capito, hanno rispettato ogni passo del programma e nel frattempo sono arrivati alle finali di Conference. Se sia Kyrie o Hayward il tassello giusto per portarli oltre questo traguardo, oltre la finale di Conference non lo possiamo sapere finché non li vedremo insieme in un campo da basket. Boston ha fatto una cosa logica: Cleveland invece dall’altro lato ha ottenuto una contropartita di un livello adeguato. Per valutare quello che ha fatto però ci sarebbe bisogno di sapere cosa farà LeBron James nel 2018, ma questo lo sa soltanto lui.”

Si ringrazia Flavio Tranquillo per la disponibilità ancora una volta dimostrata.

Intervista realizzata da Luca Castellano e Domenico Taverriti

 

I primi passi dell’Italia verso EuroBasket 2017

Qualificazioni Mondiali 2019 Italia

Erano diverse settimane che aspettavamo l’inizio dell’avventura della nazionale italiana verso EuroBasket 2017.
Prima di sbarcare a Tel Aviv per la prima fase della rassegna continentale, in programma c’è tutto un iter che servirà al C.T. Ettore Messina e al suo staff per capire quali scelte fare, quali giocatori convocare e quali invece escludere.
Ecco dunque che inizia la preparazione con i diciannove prescelti a Folgaria in Trentino. Dopo giorni di lavoro in palestra, in questo weekend ci sono stati i primi confronti in partita.
Nella ‘storica’ Trentino Cup – consueto quadrangolare di fine luglio – l’Italia ha dovuto affrontare prima la Bielorussia e poi l’Olanda: due nazionali non all’altezza delle future rivali ad EuroBasket, ma comunque buone per i primi test.

I MAGGIORI DUBBI DELL’ITALIA FUTURA

Andiamo però con ordine. Innanzitutto c’è da sbrogliare la questione “ballottaggi”. Come detto in un’intervista, Ettore Messina ancora non ha deciso nulla, ma ha fatto intendere di avere diverse idee in testa.
Partiamo dai ‘piccoli’. Daniel Hackett, constatata la sua buona forma fisica e lo smaltimento del brutto infortunio subito con la maglia dell’Olympiacos, sarà sicuramente il playmaker titolare. Dietro di lui bisognerà fare delle valutazioni.
Andrea Cinciarini è un uomo spogliatoio, d’esperienza internazionale e con carisma. Per questi motivi sarà difficile non vederlo sull’aereo diretto in Israele.
Sul terzo play invece aleggiano ancora molti dubbi. Ci sarà infatti un solo posto per tre candidati: Luca Vitali, Amedeo Della Valle e Ariel Filloy. Il favorito al momento pare essere il primo, per la costanza, la sicurezza che dà alla squadra e per l’ottima annata a Brescia. Della Valle viene da una stagione abbastanza deludente, mentre Filloy, nonostante lo scudetto con Venezia, non ha la stoffa e l’esperienza adatta per giocarsi un europeo.

Biligha, Vitali e Burns: tre possibili convocati dell'Italia per EuroBasket
Biligha, Vitali e Burns: tre possibili convocati per EuroBasket

Sul reparto lunghi invece ci sono altre valutazioni da fare. Il titolare al momento è Riccardo Cervi. Il centro della Reggiana però dovrà dimostrare di avere quella cattiveria agonistica che, quest’anno e nelle prime due amichevoli, non ha tirato fuori.
Il suo sostituto naturale con ogni probabilità sarà il neo acquisto dell’Olimpia Milano Andrea Cusin, mentre il terzo posto se lo giocano i due ‘esordienti’ Paul Biligha e Christian Burns.
Sia l’ex Cremona che il giocatore italo-americano di Brescia in queste prime uscite hanno dimostrato grande voglia di far bene e di mettersi a disposizione di Messina. Chi sarà il fortunato vincitore del biglietto per la giostra di EuroBasket ancora è prematuro saperlo.

AMICHEVOLI E PRIMO GRANDE GUAIO PER L’ITALIA

Passiamo allora al campo e al basket giocato. Nonostante le due partite fossero semplici amichevoli c’è tantissimo da dire.
La prima contro la Bielorussia è stata poco più che una sgambata. L’Italia ha imposto la sua supremazia dal primo minuto fino ad arrivare ad un perentorio +60 all’ultima sirena.
Su questo incontro c’è ben poco da commentare. Gli Azzurri hanno iniziato fortissimo, mentre i bielorussi non si sono dimostrati avversari all’altezza.

Ciò che ha fatto più discutere in questi giorni è senza ombra di dubbio la finale della Trentino Cup tra l’Italia e l’Olanda.
Gli “Orange” hanno immediatamente aggredito la partita e i nostri ragazzi. Il loro gioco maschio ha messo in difficoltà l’Italia che non si aspettava un approccio di questo tipo.
L’esuberanza fisica culmina a due minuti dall’intervallo quando Kok e Danilo Gallinari si azzuffano dopo un tiro libero di Cervi. L’ex Olimpia, preso dal nervosismo, sgancia un cazzotto sul volto del rivale, ma nel contatto è proprio l’italiano ad avere la peggio: nel post partita gli viene diagnosticata la frattura del metacarpo.
L’Olanda rimane sempre aggrappata all’incontro, ma alla fine i valori sul campo dicono Italia.

Il cazzotto scellerato di Danilo Gallinari a Kok: gli costerà Eurobasket con l'Italia
Il cazzotto scellerato di Danilo Gallinari a Kok

Il risultato e la vittoria passano in secondo piano. L’errore grave commesso da Gallinari costerà caro a lui e a tutto il gruppo. Danilo infatti dovrà stare lontano dai campi di gioco per almeno quaranta giorni, abbastanza per impedirgli di giocare EuroBasket.
Il resto della squadra ora dovrà sopperire alla pesantissima assenza del leader in campo.
La situazione potrebbe essere meno complicata del previsto grazie alla guarigione lampo di Diego Flaccadori. Il talento di Trento infatti, causa infortunio, aveva dovuto lasciare il ritiro di Folgaria, ma per fortuna l’allarme è immediatamente rientrato.

Nonostante sia solo l’inizio del cammino di avvicinamento ad EuroBasket, in casa Italia si può già parlare molto.
Altre ed eventuali considerazioni verranno fatte dopo il secondo ritiro, quello di Cagliari. In Sardegna oltre ad allenamenti duri agli ordini di Messina, affronteremo anche squadre più impegnative quali Finlandia, Nigeria e Turchia.
Quali saranno i prossimi sviluppi per la nostra nazionale?

Eurobasket, Messina fa le sue scelte: Gentile e Bargnani out

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Eurobasket, le prime scelte di Messina

Eurobasket 2017 inizia a prender forma. Tutte le nazionali stanno iniziando a comunicare le liste dei giocatori partecipanti sondandone la disponibilità. L‘Italia non è da meno. Ettore Messina, nella riunione di mercoledì, in sede FIP avrebbe già iniziato a compilare la rosa degli atleti da lui scelti. In questo elenco di nomi ad oggi la certezza è una sola: Alessandro Gentile ed Andrea Bargnani non saranno convocati.

Gentile e Bargnani, stagione complicata e futuro da definire

Il primo ha vissuto una stagione molto travagliata. Partito, con molte polemiche, tra le fila dell’Olimpia Milano, dopo qualche mese si è accasato ai greci del Panathinaikos. Anche qui però l’amore non è sbocciato. L’integrazione nei nuovi schemi greci non è mai riuscita del tutto e gli attriti con Xavi Pascual hanno portato al suo taglio a stagione in corso. L’ex capitano dell’Olimpia è rimasto qualche settimana a lavorare da solo con il suo staff di preparatori atletici; poi l’ennesima occasione. A chiamarlo il terra d’Israele è stato Simone Pianigiani, coach che l’aveva fatto esordire in Nazionale. A tutti pareva un’ottima occasione per il rilancio ma, purtroppo, così non è stato. Prima dei playoff Gentile è stato ancora tagliato ed ora è tornato a lavorare da solo. Troppo discontinua la sua preparazione atletica, difficile ( se non impossibile) che Messina lo valuti.

Bargnani deve fare i conti con l’ennesima delusione della sua carriera. Il forte lungo azzurro infatti aveva scelto il Baskonia come meta per rilanciare il suo immenso talento. La partenza sembrava incoraggiante con il “Mago” che giocava bene e aveva subito conquistato il cuore dei baschi. Poi il declino; i soliti problemi fisici ne hanno compromesso prima il minutaggio e poi l’impiego. Alla fine Bargnani è stato tagliato e ha iniziato a lavorare per recuperare dagli infortuni pensando alla prossima stagione.

Messina non vuole ri-commettere gli errori di Eurobasket 2015; verranno convocati solo giocatori al top della forma psico-fisica e, in quest’ottica, non c’è spazio per due talenti come Gentile e Bargnani. Il triste epilogo di una stagione disastrosa sperando in un futuro più roseo.

 

Finali Nazionali u20 a Roseto, vince la PMS Moncalieri

PMS Torino

E’ andata in scena sabato, al PalaMaggetti di Roseto, la Finale del Torneo Nazionale under 20 tra PMS Moncalieri e Virtus Bologna: hanno vinto i piemontesi, in una gara che è stata il culmine di un grande evento che ha chiamato a raccolta tutto il popolo azzurro della palla a spicchi e ha dato una vetrina importante ad elementi di spicco della prossima Serie A e forse della prossima Eurolega.

La partita Virtus e PMS si incontrano di nuovo dopo la prima giornata del Girone D, vinta dai gialloneri di coach Di Meglio. In avvio c’è grande equilibrio, con i centimetri di Cattapan e la solita, grande regia di Zampini – uno dei prospetti sopra citati – a cui le V nere rispondono dall’arco soprattutto con Rubbini, la prima sirena suona sul 18-15 per i bolognesi.
Nel secondo quarto le due compagini si sfidano soprattutto dall’arco, nel derby estone tra il virtussino Jurkatamm e Treier ha la meglio il primo e la Virtus scava il primo solco, ma la gara è lunghissima. Finalmente riesce a mettersi in mostra anche Caruso, sotto le plance e soprattiutto con 6 punti consecutivi, riuscendo riportare Torino a contatto al rientro negli spogliatoi.
Nel terzo periodo la PMS riesce a mettere sul parquet la sua arma più pericolosa, la difesa; parte da qui il parziale di 11-1, lockodown a uomo e buoni recuperi sui 6,75, dimostrando grande solidità anche a rimbalzo.
La Virtus deve affidarsi ai soliti Petrovic e Pajola, e la gara torna in parità. Entrambe le compagini accettano di deciderla dall’arco, e qui esce da leader Kaspar Treier, che corona una partita solida con due triple dal grande peso specifico.
Il termometro comunque lo fa alzare Allen Agbogan, che fa seguire alla tripla del primo vantaggio importante il suo marchio di fabbrica, una grande inchiodata che sposta definitivamente l’inerzia della gara. Negli ultimi minuti i dieci in campo sentono la pressione, come già successo contro la Stella Azzurra tocca a Simonovic salire in cattedra con rimbalzi e punti, fino allo sfondamento subito da capitan Di Bonaventura che chiude i giochi, e che significa Scudetto.

UNIPOL BANCA VIRTUS BOLOGNA – PMS BASKETBALL 58 – 69 (18-15, 31-26, 43-48, 58-69)

UNIPOL BANCA VIRTUS BOLOGNA: Pajola* 14 (2/13, 2/9), Zanotti NE, Gianninoni 0 (0/1, 0/1), Petrovic* 8 (4/8, 0/1), Ranocchi 3 (1/2 da 3), Carella 2 (1/4 da 2), Rubbini* 9 (1/6, 2/6), Rossi* 9 (4/8, 0/4), Jurkatamm 8 (1/2, 2/4), Berti* 3 (1/4 da 2), Oyeh, Chessari NE
Tiri da 2: 14/46 – Tiri da 3: 7/27 – Tiri Liberi: 9/13 – Rimbalzi: 48 17+31 (Petrovic 12) – Assist: 6 (Pajola 3)
PMS BASKETBALL: Moretti 3 (0/1, 1/1), Agbogan* 14 (3/7, 2/4), Abrate NE, Fabris NE, Zampini* 8 (1/6, 1/6), Treier* 21 (5/10, 2/10), Cattapan* 3 (1/1 da 2), Simonovic 7 (2/4 da 2), Giustetto NE, Caruso 12 (6/10 da 2), Buffo 0 (0/1, 0/2), Di Bonaventura* 1 (0/3, 0/3)
Tiri da 2: 18/43 – Tiri da 3: 6/26 – Tiri Liberi: 15/21 – Rimbalzi: 50 15+35 (Treier 11) – Assist: 17 (Zampini 7) – Cinque Falli: Buffo
Arbitri: Pierantozzi Marco, Giovannetti Guido, Catani Marco

Post gara, Giorgio Di Bonaventura: “Vittoria di squadra e di difesa”

A 15 anni ha lasciato la sua Teramo alla volta di Torino, per cominciare un viaggio culminato nella Senior night di ieri, nella vittoria dello Scudetto da Capitano: “Abbiamo vinto con la nostra difesa, dal primo giorno – ha esordito il classe ’97  – e soprattutto con il nostro gruppo: forse non hanno vinto i più forti, ma chi si è dimostrato più squadra. Siamo arrivati qui, dopo tante botte, a questo maledetto scudetto senza che nessuno dovesse prendersi tutti sulle spalle o fare 30 punti; è stata una rincorsa lunga cinque anni, ce lo meritiamo tutti”.
Si è parlato poi dell’aspetto più emozionale: “Ho capito che era nostra quando ho preso lo sfondamento a un minuto dalla fine, sapevo che papà (coach Gabriele Di Bonaventura, ndr) aveva già vinto qui ma non ho voluto pensarci per non aggiungere pressione. Ora – ha spiegato – dobbiamo concentrarci sui playoff in B: abbiamo pressione, Crema è forte, ma soprattutto dopo oggi non molleremo niente, come al solito”.

Eurolega Devotion Most Improved Player – Nicolò Melli

Brooklyn Nets Melli

Flashback.

“Dai Nick 30 secondi, siamo sopra di 5! Ci siamo, una è andata una è andata e voliamo verso le Final four!! No, ma.. Melli ma cosa stai facendo?? Ma come antisportivo ma che fallo è? Oddio, adesso ci recuperano… no, no i supplementari NO! MELLI MANNAGGIA A TE!!!”

Il Nick in questione sarei io. Per quanto riguarda l’altro Nik (Melli) invece partiamo da qui.

Sommariamente, tramite le parole del mio amico Andrea e dei “tifosi” Olimpia (vi assicuro molto ripulite), torniamo indietro a forse uno dei giorni sportivamente più duri nella carriera di Nicolò Melli: Final Eight Eurolega 2014 Olimpia – Maccabi Tel Aviv.

Inutile ricordarvi com è finita, lo so che lo sapete.

Come troppo spesso accade a Milano, c’è bisogno di un capro espiatorio e quel ragazzone di 2,05 con la faccia da bambino è perfetto.

Pochi si ricordano però lo stoicismo con cui ha giocato quella partita, un ginocchio praticamente andato, né la tripla del +13 in un momento difficilissimo per i biancorossi e ancora meno le sue statistiche: 100% da 3 punti (3/3), 4 rimbalzi e +9 di valutazione finale.

Ho scelto questo momento a differenza di altri, proprio perché già cominciavano a vedersi le reali potenzialità di Melli, ed in un certo qual modo è stata davvero una delusione che sia stato proprio lui a commettere quel fallo.

START

Se di definizione pensiamo ad uno sport con gente alta, dinamica e comunque potente, difficilmente scappiamo dal pensare o al basket o alla pallavolo.

Bene, Nik nel sangue ha non solo il talento di papà Leo, ex basket Reggio come il figlioletto, ma soprattutto della madre, al secolo la statunitense Julie Vollertsen medaglia d’argento con la pallavolo ad i giochi di Los Angeles 1984.

Insomma, difficile aspettarsi un futuro diverso da quello sportivo per un bimbo extralarge, cresciuto in un contesto in cui lo sport era tutto.

Ricorda il suo coach Andrea Menozzi, che lo ha avuto nelle giovanili reggiane: «Era una forza della natura. Volendo avrebbe potuto portare palla e segnare quasi in ogni azione, ma cercavamo di ampliare le sue scelte “invitandolo” a giocare spalle a canestro».

Se non vi basta, vi ricordo che Melli è stato convocato per la prima volta in panchina in prima squadra da Fabrizio Frates.

La particolarità? Aveva solo 13 anni. 13.

No sorprende quindi che a 16 stia già giocando, sempre a Reggio, in Legadue con un abbondante 12 minuti di media la prima stagione.

Ci resterà tre stagioni, con la seconda stoppata da un infortunio al ginocchio che lo lascerà con sole 13 presenze; l’ultimo anno invece ci regala cose come 24 punti, 14 rimbalzi e 32 di +/- per una media di 10.7 punti. Mind blowing.

Young and beautiful (cit.)

MILANO MON AMOUR

Ovviamente se le maggiori squadre europee ti mettono gli occhi addosso, e i più maligni aggiungerebbero se c’è un buyout da pagare, l’Olimpia Milano non può permettersi di lasciarti scappare.

Melli è chiamato al salto: abbandonare il nido e saltare via verso la maggior vetrina europea ovvero l’Eurolega.

Sfortunatamente l’Olimpia di quei tempi non era proprio la corazzata, almeno in campionato, che possiamo ammirare oggi.

Al timone c’era Piero Bucchi, che concluse nel Gennaio 2011 la sua carriera meneghina lasciando la panchina a coach Dan Peterson fino a fine stagione, conclusasi in maniera terribile.

In una squadra così allo sbando, ma comunque con ambizioni di vittoria poteva non essere il contesto ideale quindi si optò per mandare Melli in prestito a Pesaro, mai scelta fu più saggia.

Trovando un contesto, ed un allenatore ideale come Luca Dalmonte non delude le aspettative, raddoppiando il suo minutaggio a 16 minuti in campo e segnando all’ultima giornata il suo massimo di punti in serie A: 17.

Volete sapere contro chi? Bravi, proprio Milano.

Finita l’era “Mmm per me numero uno!” (se non sapete di cosa sto parlando guardate il link SUBITO) è il momento di Sergio Scariolo.

L’attuale selezionatore della roja riporta immediatamente a casa Melli, e lo mette a lavorare con Mario Fioretti (attuale vice di Repesa), che si occupava della cura dei lunghi.

Sotto Fioretti, Nik lavora soprattutto sul tiro, ancora altalenante, e sulla capacità di reggere gli urti diventando così molto più resistente sotto le plance.

Il lavoro ovviamente paga.

La ricompensa si manifesterà poi un paio di anni dopo, con Luca Banchi quando Melli e l’Olimpia disputano una delle più belle stagioni degli ultimi anni riportando a casa lo scudetto che mancava da 18 anni.

Melli è fondamentale non solo per le sue caratteristiche tecniche, che lo portano ad essere un ottimo “trait d’union” tra le varie stelle in squadra, ma molto per le sue capacità umane che lo porteranno ad essere nominato vice-capitano.

Torniamo quindi all’ inizio della storia. Non tutti sanno che Nik ha giocato quella partita, ma anche la finale scudetto, con un ginocchio in condizione tremende tanto da costringerlo ad andare sotto i ferri ed un extra lavoro estivo nella stagione 2014/2015.

Questa sarà però l’ultima stagione sotto il Duomo.

Le voci sono tante: contratto non all’altezza, litigi o scarso feeling con l’ambiente.

La realtà è ben diversa come detto dallo stesso Melli nel suo discorso di commiato:

Addio, Milano.

“Cinque volte “grazie” come cinque sono gli anni che ho vissuto intensamente a Milano.
I miei ringraziamenti dovrebbero essere molto più numerosi visto tutte le persone che mi hanno voluto bene, ma in poche righe è difficile racchiudere i sentimenti che sto provando.
Innanzitutto il ringraziamento più sentito va al signor Giorgio Armani.
E poi al signor Proli e a tutti i dirigenti che si sono alternati in questi anni, perchè mi hanno permesso di vivere un’esperienza lunga ed avvincente.
Ringrazio ciascun allenatore, capo o vice che sia, che mi ha permesso di crescere sia come uomo che come giocatore.
Grazie a tutti i compagni di squadra con cui ho avuto l’onore di giocare in questi anni.
Grazie allo lo staff medico che mi ha curato e seguito con grande professionalità, grazie ai ragazzi dell’ufficio con cui ho condiviso anche tanti momenti fuori dal campo e grazie ai magazzinieri e ai custodi con cui ho riso e scherzato prima e dopo ogni allenamento: porterò tutti nel cuore.
Grazie ai tifosi che mi hanno voluto bene e anche a quelli che mi hanno criticato.
Sono profondamente rammaricato che quest’anno sia finito così, ma altrettanto convinto che il futuro dell’Olimpia sarà radioso.
Ci sono tantissimi ricordi che porterò con me e che custodirò gelosamente, primo tra tutti la felicità immensa per lo scudetto vinto l’anno scorso.
Sono arrivato qui che ero un bimbo e me ne vado da ragazzo adulto felice e orgoglioso di quello che ho fatto sapendo di aver sempre anteposto a tutto il bene della squadra.
Ho deciso di vivere una nuova esperienza all’estero per crescere, augurandomi così di diventare un giocatore migliore.E un domani chissà…… Arrivederci e sempre forza Olimpia

La verità è che ormai c’era bisogno di un altro contesto, in cui poter dimostrare di non essere un’eterna promessa ma una stella vera e propria, pronta a brillare nel firmamento europeo.

AUF WIEDERSEHEN ITALIEN

                              Goldjunge

La proposta arriva dal Brose Bamberg e da una vecchia conoscenza italiana: Andrea Trinchieri.

In Germania Melli non solo trova un vero e proprio enclave italiano, presenti anche il preparatore atletico Sandro Bencardino ed il direttore sportivo Daniele Baiesi, ma anche un ambiente in cui non avverte di essere un secondo violino (es. con Gentile a Milano) ma davvero un big man.

Come ricordava lo stesso Trinchieri, Wanamaker, adesso al Darussafaka, rimase davvero colpito dalle potenzialità di Melli sin dal primo allenamento.

Ha aumentato il suo raggio d’azione con continuità fuori dall’arco, cosa comunque già vista a Milano (basti pensare alle triple in Gara-6 contro Siena) ed è pronto d essere il giocatore di riferimento per quel ruolo.

Il duro lavoro, il sistema di gioco e l’ambiente hanno portato a quella definitiva consacrazione di Giocatore più migliorato d’Europa, Miglior “4” in Eurolega ecc ecc che solo un paio di anni fa sembrava un risultato insperato.

A soli 26 anni Nicolò Melli è pronto a compiere un salto ulteriore, Real Madrid o NBA che sia è pronto a diventare il leone di questo circo cestistico.

MELLI: NOTA PERSONALE

Posso dire che Nik l’ho visto giocare tante volte quando era qui a Milano, dove abito da sempre.

Scontato che è sempre stato uno dei miei preferiti, anche se so che scrivendo questo pezzo sembra essere un po’ “da paraculo”.

In realtà il mio ricordo va a qualche settimana fa, quando Nik è tornato nella sua casa sportiva in occasione del confronto tra Olimpia e Bamberg.

Ho avuto la fortuna di scambiarci poche parole, di vederlo in spogliatoio e di respirare l’aria di festa al suo ritorno; è stato come quando rivedi un vecchio amico delle superiori che ha fatto carriera e viene a trovarti in assoluta normalità.

Melli è questo: il solido lavoratore che possiamo trovare in ogni ambito della vita, che credendo nel suo lavoro fino allo sfinimento è riuscito dove gli altri pensavano fallisse.

Siamo cresciuti insieme, visto che siamo quasi coetanei, io nel mio amore per la pallacanestro lui nel talento: quindi per questo seguirò sempre Nicolò Melli con un affetto che non potrei provare per nessun altro giocatore di questo meraviglioso sport.

Torna in campo Gentile, accordo con l’Hapoel Jerusalem

Gentile

Colpo di scena, o quasi, nella vicenda Alessandro Gentile: ufficiale il suo passaggio all’Hapoel Jerusalem.

L’ex capitano dell’ Olimpia Milano ha infatti raggiunto un accordo fino a fine stagione con la squadra israeliana.

Gentile quest’anno ha giocato 6 gare in A con Milano (9.5 punti, 3.8 rimbalzi e 3.2 assist) e 8 nella lega greca in maglia Panathinaikos (5.8 punti, 2.5 rimbalzi e 1.6 assist). In Eurolega, 9 gare con l’EA7 (10.8 punti) e altrettante con il Pana (3.2 punti).

ROAD TO JERUSALEM

Solo un mese fa raccontavamo di come, dopo la fine del rapporto con il Panathinaikos, Alessandro avesse deciso di continuare ad allenarsi in solitaria al Lido di Milano.

Il giocatore aveva inizialmente rifiutato i club di serie A2, Treviso e Fortitudo Bologna su tutte, ovvero gli unici che potessero pensare ad un suo trasferimento, visto che le norme vigenti non avrebbero permesso di farlo accasare in un club di massima serie.

L’unica soluzione praticabile era quindi quella di un club straniero, che fino a ieri sembrava davvero poco probabile.

E’ plausibile che Ale volesse ripartire da una squadra, ma soprattutto da un campionato, più sereno e con qualcuno che magari lo conoscesse bene per evitare le frizioni avute con Xavi Pascual.

L’ancora di salvezza è arrivata sotto forma di una vecchia conoscenza azzurra: Simone Pianigiani.

L’ex coach della nazionale conosce bene Gentile avendolo fatto non solo debuttare nel 2011, ma anche convocandolo sia ad Eurobasket 2013 che nell’edizione 2015, dove ricordiamo i suoi 21 punti contro l’Islanda a Berlino.

Coach Pianigiani ha dichiarato a riguardo: E’ un giocatore di immenso talento e ci conosciamo anche molto bene. E’ un’ ottima opportunità per noi, può coprire diverse posizioni e aggiungere un notevole potenziale al team”.

L’ Hapoel è attualmente al sesto posto nel campionato israeliano, ma sicuramente con ambizioni di vittoria e con ancora ben otto giornate ancora da disputare.

Ma com è nato l’accordo? Come riportato dalla Gazzetta dello sport, la proposta arrivata sul tavolo di Riccardo Sbezzi, procuratore di Alessandro, in pochissimo tempo è stata accettata.

Ieri, partite le consultazioni del caso tra Milano ed Atene, si è giunti all’annuncio ufficiale con un video di presentazione sui social.

Il team ha già fatto sapere al giocatore che potrà indossare l’adorata maglia numero 5.

In Israele ritroverà anche un vecchio compagno di squadra come Curtis Jerrels, indimenticato il suo canestro contro Siena in gara-6.

Gentile raggiungerà Gerusalemme domenica mentre ne frattempo continuerà a seguire il suo programma di allenamento a Milano, aiutato da papà Nando concentrandosi in particolare sul miglioramento del tiro da fuori, grazie anche ad una speciale macchina spara palloni fatta arrivare grazie a Doug Lauwers. Il belga, ora ha Bergamo, ha iniziato la sua carriera da shooting coach seguendo per l’Italia queste nuove tecniche di allenamento.

ROAD TO EUROBASKET

Ancora più contento sarà probabilmente Ettore Messina, coach della nazionale italiana.

Non è un mistero che lo staff azzurro, negli ultimi tempi avesse mostrato preoccupazioni per le sorti di Gentile anche ricordandosi le condizioni in cui arrivò Bargnani allo scorso pre-olimpico.

Soprattutto noi tifosi riponiamo grandi speranze per questo finale di stagione di Ale, augurandoci grandi risultati a questi europei che vedranno l’Italia protagonista in Israele dal 31 Agosto e che seguiremo per voi sulla pagina Eurolega Devotion.

PAROLA DI ALE

In un’intervista a IsraelHayom Gentile ha fornito le prime dichiarazioni: “Voglio mettermi in gioco e l’Hapoel è l’occasione giusta. Sono felice di aver firmato. Della squadra conosco il coach Pianigiani che mi ha allenato in Nazionale e lui sa bene cosa posso dare; conosco Curtis Jerrells per averci giocato insieme a Milano; conosco come avversari Dyson e Kinsey e ovviamente, come tutti so chi è Amar’e Stoudemaire e non vedo l’ora di conoscerlo di persona. Il contatto? E’ nato dopo l’addio al Panathinaikos, di cui ho dovuto accettare la decisione di coach Pascual che non avrei fatto parte più del roster. Ho seguito l’Hapoel nella semifinale contro il Valencia. Per me tornare a giocare è poter fare la cosa che amo di più e per la Nazionale spero che possa mettere in grado serenamente coach Messina di decidere se utilizzarmi: per me non è il momento di pensare agli Europei”. 

“Diamoci del tu”: quattro chiacchiere con Andrea Meneghin

andrea meneghin eurolega

 

 

“Prima di tutto dammi del tu, che vabbè l’Eurolega e che ho 43 anni, ma se mi dai del lei mi fai sentire un vecchio”.

Poteva solo iniziare così la nostra intervista ad Andrea Meneghin storica bandiera azzurra, oltre che di Varese e Fortitudo Bologna, attualmente opinionista e commentatore Eurolega per Fox Sports, canale ufficiale per il basket europeo in Italia.

E’ davvero un piacere sentirlo parlare cosi appassionatamente di questa manifestazione, lasciando trasparire non solo la passione ma anche l’impegno nel documentarsi costantemente sulle formazioni.

Lo abbiamo raggiunto telefonicamente per farci raccontare le sue impressioni su questa stagione di Eurolega, sui nostri italiani e anche qualche cosina su quell’ europeo del ’99, che ancora ci fa battere il cuore.

 

Ciao Andrea, innanzitutto grazie mille per la disponibilità, volevo chiederti per cominciare, proprio per essere banali, come valuti questa prima metà di stagione.

 

“ Grazie a te, sei gentilissimo. Ma, questa prima parte di stagione a parte il Fenerbache, che è una “mezza delusione”, tra virgolette perché da squadra affamata che ha perso l’anno scorso il titolo, vederla non bene e soprattutto perdere cosi tante partite non è da loro e soprattutto da non è da Obradovic. Le altre invece: CSKA è una conferma, Real Madrid è una conferma, Olympiakos è una grandissima conferma secondo me con Sfairopoulos che sta facendo un lavoro incredibile, riuscendo a motivare dei giocatori mantenendo un bel gruppo, prendendo sempre gli americani giusti sotto canestro e poi c’è il duo Printezis-Spanoulis che è una roba da urlo.

Benissimo Stella Rossa e Bamberg, ma proprio bene bene, con gli allenatori Radonjic e Trinchieri che stanno facendo i miracoli con quello che hanno e forse i tedeschi sono una delle squadre più belle da veder giocare in questo momento: giocano a memoria, difendono bene, spettacolari e  organizzati sia in attacco che in difesa  pur non avendo magari talento come le altre. Vederle li davanti che stanno facendo cosi bene, con anche un po’ di sfortuna all’ inizio, perdendo qualche partita di troppo con qualche decisione arbitrale che le hanno penalizzate è molto bello.”

 

Altre squadre positive?

 

“Il resto bene se non benissimo il Baskonia, che ha cambiato tre quarti se non tutta la squadra quasi ed è li davanti; Alonso anche lui molto bene a lavorare con questi ragazzi. Tanti ex NBA , giocatori che altri guardavano con diffidenza invece loro hanno investito e giocano davvero in maniera divertente e spettacolare.”

Alla luce della classifica attuale come valuti il cambiamento di format?

 

“ Fondamentalmente questo nuovo formato nessuno sa ancora bene come affrontarlo e gestirlo. Prima erano tre fasi ben distinte: qualificazione, Top 16, che forse era quella in cui la condizione atletica andava un po’ a sparire e i playoff decisivi per l’ingresso alle Final four. Adesso invece con questo campionato lungo bisogna proprio gestirsi dal punto di vista fisico, tante squadre devono capire come gestirsi: la stessa Milano ha fatto un mese e mezzo, tra Novembre e Dicembre, allucinante le altre squadre tipo il Fene ha vinto un paio di partite all’ inizio poi un calo mostruoso dovuto al fatto che tanti giocatori hanno lavorato molto d’estate. Tutto questo però rende molto bella la lotta, anche perché ci sono squadre racchiuse in una/due vittorie e quindi i calcoli si faranno alla fine. Il fatto di giocare col calendario “sfalsato”, nel senso che giochi praticamente un altro campionato, non ti permette di fare i conti e giocare “soft” alcune partite perché se ne perdi un paio vai davvero a complicarti la vita.”

 

Fuori dalla zona playoff, visto che hai accennato a Milano, come vedi la sua situazione?

 

“Eh, direi “malino”. Malino e sono buono perché è stato un disastro dietro l’ altro ma soprattutto come atteggiamento. Puoi perdere le partite come è successo ad altre squadre come Daroussafaka o Bamberg, ma perderle come le hanno perse loro non è sicuramente stato bello da vedere anche perché la squadra sembrava non lottasse, fosse priva di quella voglia, di quel mordente, del poter giocare, del poter provarci ma purtroppo non ha mai dato quella sensazione. Adesso la classifica è drammatica, perché in Eurolega serve un mezzo miracolo nella fase di ritorno, che a momenti stava avvenendo con il Fenerbache. Sicuramente troppe assenze nell’ ultimo mese e mezzo, sia come infortuni che come condizione atletica sia come presenza in campo Milano le ha pagate tutte insieme il che fa si che abbia perso tutte queste partite.”

Ma tu da ex giocatore e allenatore che le ha viste e passate quasi tutte: secondo te quali sono le cause, condizione fisica a parte, che possono portare una squadra che sicuramente non si aspettava questa classifica a questo punto? Cosa può fare Repesa per svoltare?

 

“Purtroppo non ho la sfera di cristallo! Una bella domanda, anche perché ci vorrebbero due settimane di lavoro in palestra per rimettere a posto, recuperare un po’ di condizione, a sistemare quello che non va e a dare fiducia ma soprattutto riposo a tanti giocatori chiave. Quest’estate alcuni giocatori si sono fermati e hanno recuperato, hanno fatto un lavoro fisico intenso mentre altri hanno giocato tutta l’estate con l’Olimpiade e quindi un calo di condizione prima o poi lo devi avere. Il casino per Milano è appunto che tra infortuni, cali di condizione hanno perso identità. Finché hanno corso, hanno giocato a pallacanestro a duecento all’ora hanno giocato bene e le gambe tenevano non ci sono stati problemi, gli avversari poi hanno visto che se facevano correre l’Olimpia, se la facevano giocare in un determinato modo rischiavano di perdere hanno drasticamente abbassato il ritmo, drasticamente iniziato a marcare gli uomini chiave uniti anche a problemi interni alla società, vedi caso Gentile, hanno aumentato quei piccoli problemi che sono diventati grandi e si possono risolvere, purtroppo, solo in palestra  lavorando dieci giorni di fila sulle cose da fare bene e memorizzarle. Il fatto di viaggiare e giocare ogni due/tre giorni non aiuta. Segnali di ripresa comunque ci sono perché la condizione sta tornando, ma evidentemente non basta. Secondo me ci sarebbe bisogno di qualche innesto, di un giocatore che dia una mano sotto canestro perché Raduljica non ha reso come doveva rendere. L’ unico è McLean che ha un rendimento costante, ma Milano ha proprio bisogno di un innesto che faccia la differenza, che sia costante e aumenti il peso specifico soprattutto in questo momento di infortuni.”

 

Parlando dei singoli quindi, non ci sono giocatori che, non dico ti abbiano impressionato, ma che diciamo “salvi”?

 

McLean sicuro mentre gli altri sono un po’ alti e bassi. Ti dico Sanders che a tratti ha giocato davvero bene e tratti, dove aveva una responsabilità dai minutaggi, dove  ha deluso, ha giocato male, ha forzato non è stato leader come gli si era stato chiesto di fare. Poi di altri sinceramente, pochi pochissimi da salvare. Quel poco che ha giocato benino Pascolo, Abass spaesato, Cinciarini poco utilizzato e anche lui quando è stato chiamato in causa spaesato. Dragic forse è quello più combattivo di tutti, lui e McLean sono i due che salvo. Hickman bene un po’ all’inizio poi male durante il resto della stagione. Un po’ tutti deludenti, salvo quei due, due e mezzo con Pascolo, gli altri ampiamente sotto le aspettative chi per infortunio chi per condizione fisica. Anche Kruno Simon ha giocato bene all’inizio poi dopo ha fatto un lungo periodo ad essere latitante e se non gioca lui Milano fa davvero fatica. Repesa lo metto dentro perché anche lui come tutti è responsabile”.

 

Ma vedendo in questa condizione Langford, anche a te viene da pensare: “Ma cavolo questo due anni fa era a Milano”?

 

“Eh bravo, siamo un po’ al discorso che è un giocatore molto particolare; è un realizzatore, uno che sa giocare a pallacanestro ma molto con la palla in mano, con gli altri giocatori che devono essere un po’ un contorno a lui, farsi trovare pronti quando arriva la palla, segnando qualche punto, ma lo vedo come un giocatore che va bene ad una squadra come l’Unics altrimenti sarebbe in qualche big europea come CSKA o Real Madrid o Fenerbache. A parte che bisogna avere anche i soldi per pagarlo (ride ndr) perché non penso prenda 50.000 dollari all’anno quindi nel budget infierisce e anche parecchio. Scherzi a parte ha davvero bisogno di una squadra intorno a lui per poter rendere come sta rendendo, quando era a Milano c’era Gentile molto più giovane, c’erano altri giocatori che andavano bene con quel tipo di squadra, ma davvero quando è in giornata è davvero immarcabile devi quadruplicarlo e anche li non riesci a fermarlo perché è un talento smisurato.”

 

Altri bravi?

 

“Altri bravi passiamo agli Italiani e ti dico Melli, che secondo me è il più forte degli italiani in Eurolega, per continuità, per presenza, per spirito per tutto! Mettilo dove vuoi, anche playmaker aggiunto, come realizzatore, tiratore da tre punti, rimbalzista sta facendo una stagione devastante davvero. Si vede che sta bene, che ha trovato la sua dimensione ed ha piena fiducia: un giocatore completamente rinato.”

Visto che stiamo parlando di “Italians”…

 

Datome alti e bassi, peggio dell’anno scorso. Diciamo che sta vivendo lo stesso momento della sua squadra, a parte con Milano che abbiam ricominciato a vedere il Gigione nazionale che “spadella”, che la mette da fuori, va in 1vs1 oltre che meno distratto in difesa e più presente.

Hackett poverino si è rotto ed era, insieme a Melli, uno dei due inseriti meglio all’estero anche perché è il secondo anno che sono lì. Questo infortunio ha scombussolato un po’ tutta la forma ed il lavoro fatto fino ad adesso.

Gentile ha iniziato una nuova esperienza, a Milano non ha brillato assolutamente in questa stagione da separato in casa sino al divorzio e ci si augura che al Panathinaikos possa tornare, per lui e per tutto il movimento nazionale il giocatore devastante che abbiamo ammirato sino all’anno scorso. Solo che ovviamente ci vorrà un po’ di tempo per farlo inserire nei meccanismi del Pana, con lui che dovrà adattarsi alla nuova realtà.

Melli e Hackett bene, Gentile Datome meno ma per diversi motivi.”

 

Se ti dico Mago invece…

“Bargnani… al momento sempre rotto! Parlando seriamente ha giocato tre partite e quindi non è giudicabile avendo giocato poco. In quelle in cui lo abbiamo visto ha giocato bene, a parte a Milano che non è riuscito ad esprimersi. Che dire: talento offensivo cristallino, difesa qual cosina da rivedere in aiuto e 1vs1.”

 

Anche perché Coach Sito Alonso ha recentemente dichiarato: “Stiamo giocando senza di lui, ma non da tre settimane, da tutto l’anno. In alcune partite ha aiutato, dimostrando il suo valore ed il suo livello, ma la squadra che sta giocando questa stagione è una squadra senza Bargnani.”

 

“Si ma loro hanno questa batteria di lunghi tiratori esterni: da Budinger a Voigtmann al Mago, con in più Ilimane Diop che non è un tiratore da fuori, sono tutti lunghissimi, mobili, veloci e con un Q.I. cestistico alto. Certo che se Bargnani riuscisse ad avere un po’ più di costanza dagli infortuni è un’ arma in più, soprattutto in attacco diventando così ancora più forti e più profondi.”

 

Nelle ultime domande ti chiederei: qual è la tua squadra preferita? Cioè la sera Andrea Meneghin  va a casa e guarda…

 

Onestamente me ne piacciono un bel po’! Guarda CSKA mi piace da matti vederlo perché quando sono in giornata la palla la fanno passare anche attraverso la canottiera e non ti accorgi di niente. Mi piace parecchio l’Olympiakos, mi piace da matti, soprattutto quando giocano in casa che ti menano, ti mettono in un angolino e…ti riempiono di randellate!! Al momento giusto tirano un’ accelerata e la portano a casa,mi piace da impazzire il Bamberg di Trinchieri ma proprio bello bello da vedere.

Real Madrid divertente quando ci sono i partitoni, nelle grandi sfide tirano fuori giocate importanti.

Poi Baskonia; gli spagnoli mi piacciono, bella squadra, divertente davvero mi piace guardarle tutte!

Ti dirò la Stella Rossa è la squadra che ha meno talento tra tutti ma è quella che gioca con più cuore, con il coltello tra i denti.

Davvero non saprei cosa scegliere! Metti anche una partita con il Galatasaray, che al momento è un po’ confusionario o lo stesso Efes, che gioca un basket un po’ confusionario tutti avanti/tutti indietro con palla a uno che schiaccia o tira ti tiene lì attaccato pure quello, è tutta divertente l’Eurolega. Non ho ancora trovato una partita in cui ti annoi o non trovi qualche giocata incredibile.”

 

Anche perché quando vedi giocatori come Doncic, che penso la sua età sia irreale..

 

“Bravo, ogni squadra ha la sua rising star piuttosto che il veterano e quello è il bello; faccio fatica a scegliere una squadra sola. Dai faccio il partigiano e dico Trinchieri e Stella Rossa in questo momento da vedere perché sono, tra difesa e attacco, quelle che ti fanno divertire di più. Ma non posso dire che se ci fosse Barcellona- CSKA non mi metterei a guardarla,piuttosto che un derby turco ecc ecc cioè è impossibile scegliere, davvero impossibile.”

 

Quindi riesco a farti sbilanciare su chi vince?

 

“Nonostante il periodo negativo dico Fenerbache che nei playoff avrà una marcia in più. Già il fatto che quando sono andati a giocare a Mosca e hanno vinto quella partita ai supplementari dà l’impressione che, nonostante i tanti problemi di adesso, sarà quella con una marcia in più. Però davvero ce ne sono tante, anche il Barcellona se torna completo e riesce a far il finale di stagione con tutti presenti è una bella gatta da pelare e ovviamente il CSKA, con il Real, sono sempre lì. Incognita Baskonia, incognita Daroussafaka.

 

Piccolo off-topic finale: siccome sono “figlio” della generazione che ha iniziato a giocare dopo il trionfo europeo del ’99, quindi assumiti le tue responsabilità per la mia scarsa carriera, non posso non chiederti qualcosa a riguardo.

 

“(Risata grossa: speriamo non sia per la mia scarsa carriera ndr) Guarda, a parte la vittoria dell’oro europeo e di tutto quello mi ricordo che quando sono tornato a casa, avevo qualche amico nelle minors che era stato squalificato a lungo per aver mandato a quel paese qualcuno o spintonato l’arbitro. Siccome se la nazionale vince qualcosa la federazione promulga un’amnistia generale delle squalifiche, sono venuti da me a dirmi: “Grazie Menego, grazie a te sono potuto tornare a giocare a pallacanestro!!

 

Se vi siete ancora più incuriositi sull’ Eurolega, potete seguire Andrea Meneghin e tutta la banda su Fox Sports ogni settimana con il grande basket europeo.

Eurolega preview: Crvena Zedza – Olimpia Milano

Ottava giornata di Eurolega per l’Olimpia Milano, che sarà di scena a Belgrado contro il Crvena Zedza.

I meneghini vengono dalla bella vittoria casalinga contro il Baskonia, mentre i serbi hanno espugnato Bamberg 78-79.

Le due formazioni condividono solo il colore della maglia visto che hanno due filosofie agli opposti; stato di forma, ex storici e un pubblico decisamente caldo: i serbi sono una squadra da scoprire.

Diretta TV ore 19:00 su Fox Sports, canale 204 di Sky.

ORGOGLIO SERBO

Dente avvelenato per l'ex jenkins?
Dente avvelenato per l’ex Jenkins?

 

Reduce come già detto da una vittoria esterna, la Stella Rossa ha un momentaneo bilancio di 3-4; storia completamente diversa nella liga Srbije, dove sono ancora imbattuti.

Morale alto per i ragazzi di Coach Radonjic; l’inferno della Kombank Arena spingerà ancora di più una squadra dalla forte identità difensiva. Infatti con 72 ppg, sono la migliore difesa in Eurolega (Milano arranca concedendo 91.9).

Protagonisti a sorpresa lo scorso anno, dove dopo i playoff sono stati eliminati dal CSKA, a Belgrado si vuole ancora stupire. Anche avendo perso molti giocatori fondamentali (Quincy Miller a Maccabi o Tarence Kinsey all’Hapoel con Pianigiani) l’aver mantenuto lo zoccolo serbo (Jovic e Simonovic) ha permesso di non snaturarli. Gli arrivi quindi di Jenkins con, sotto canestro, Bjielica e Kuzmic (da Darussafaka e Panathinaikos) hanno completato le rotazioni.

Team giovanissimo (24,4 l’età media) e a forte stampo nazionalistico, come già detto fa della difesa il punto forte. L’altro lato della medaglia mostra il peggior attacco europeo (70 ppg); Marko Simonovic (11 ppg) e Guduric (10.1 ppg) conducono l’offensiva.

Questa sera l’Olimpia troverà anche una vecchia (non troppo) conoscenza: Charles Jenkins.

L’americano, di passaporto serbo, dopo una stagione altalenante a Milano sembra aver ritrovato la sua dimensione. La scorsa stagione, dopo un inizio promettente è scivolato nelle gerarchie, complice l’arrivo di Kalnietis, fino a finire ampiamente in tribuna.

Insomma, una sfida dall’ altissimo coefficiente di difficoltà per la squadra italiana.

QUI OLIMPIA

Il giocatore del momento in casa EA7
Il giocatore del momento in casa EA7

Gli uomini di Repesa non hanno tempo di crogiolarsi per la seconda vittoria consecutiva.

Il Coach sembra aver in mente cosa bisogna fare, viste le dichiarazioni post Baskonia: “Dobbiamo resettare tutto perché ci aspetta, a Belgrado, una partita molto importante. Andiamo a giocare contro la miglior squadra difensiva d’Europa che gioca in un ambiente molto difficile. Dovremo essere mentalmente forti e concentrati per tutti i 40 minuti. Se riusciremo a farlo, avremo buone chance di vincere la partita, altrimenti tutto diventerà molto complicato”

L’Olimpia sembra aver davvero cambiato marcia dopo la sfuriata post-Torino; l’ultima partita è stata decisamente la miglior prestazione difensiva stagionale.

Stasera i milanesi partono forte del vantaggio statistico in rimbalzi, assist e rubate. Oltre che uno dei migliori attacchi della competizione.

Punto focale saranno i duelli tra Sanders-Simonovic e Jenkins-Hickmann. L’americano è stato dominante in tutte le ultime uscite, dimostrando non solo esplosività offensiva ma anche rimbalzi e difesa che rende Rakim “The dream” l’all-around di cui Milano aveva bisogno.

Il play ex-Maccabi invece è sempre un fattore decisivo per la sua regia, giocatore fondamentale in Eurolega visto anche la penuria di minuti concessi a Kalnietis e Cinciarini.

I problemi in questo momento, sembrano essere più extra cestistici e hanno un nome e cognome: Alessandro Gentile.

Gli undici minuti concessi all’ex capitano sono suonati decisamente strani, infatti è notizia di oggi che sembrerebbero dovuti ad un alterco in spogliatoio; più precisamente un cestino scalciato da Gentile nell’intervallo.

Impossibile non parlare di Abass: l’italiano è l’arma in più nello scacchiere dell’ allenatore croato.

Oltre ad avere una mano “caldissima” la motivazione e l’energia difensiva sono il vero fattore che ha portato all’ascesa in quintetto del’ ex Cantù.

Ci si aspetta molto di più da alcuni altri giocatori come ad esempio Radujilica. Nonostante i noti problemi di condizione il serbo stasera potrebbe avere la motivazione extra di giocare in patria; motivazione di cui l’Olimpia ha assolutamente bisogno per espugnare la Kombank Arena.

Eurolega Preview: Olimpia Milano vs Baskonia Vitoria

Confermarsi resta sempre la parte più difficile nello sport ed è quello a cui è chiamata Milano questa sera in Eurolega.

Settima partita e prima del doppio turno settimanale. L’Olimpia sfida in casa, più o meno visto che si giocherà a Desio, il Baskonia di Andrea Bargnani.

Ultimo incontro tra le due squadre è avvenuto l’anno scorso con una vittoria Olimpia 78-76.

Contro gli spagnoli Gentile, due stagioni addietro, firmò il suo massimale in Eurolega con 27 punti.

Partita 20:45 in diretta, come sempre, su Fox Sports (Canale 204 di Sky).

ANIMO CALIENTE

Il Mago è pronto al rientro in Italia
Il Mago è pronto al rientro in Italia

Ripetersi vale anche in questo caso visto che il Baskonia sembra seguire la scia dell’anno scorso.

Vera rivelazione di questa Euroleague  gli spagnoli infatti, sono secondi solo dietro al CSKA avendo vinto anche lo scontro contro il Fenerbache nella scorsa giornata.

Coach Sito Alonso ha tanti meriti di questa straordinaria forma oltre a quello dell’allestimento di un ottimo roster.

Fondamentale è stato il mantenimento della spina dorsale delle scorse Final Four, che ha permesso ai nuovi di capire cosa voglia dire giocare per il Vitoria.

Intrigante a dir poco anche la scelta estiva di puntare su ex NBA come Bargnani, Larkin, Beaubois e Budinger.

Soprattutto i due ex-Knicks si stanno esprimendo a livelli altissimi. Bargnani difatti è un giocatore mostruoso, nonostante le lacune difensive, in grado di mettere a ferro e fuoco ogni difesa del vecchio continente.

Shane Larkin invece non solo è il miglior giocatore per media punti (12.3 ppg) ma anche leader per gli assist (6.5 apg) nella top four di Eurolega.

Accanto a loro due menzione speciale per Shengellia (11.5 ppg), che però dovrebbe saltare la partita per infortunio e Johannes Voigtmann, leader nei rimbalzi (7.3 rpg) e vera rivelazione stagionale.

Punto di forza è sicuramente la difesa ( 76.5 ppg) quasi 20 in meno di Milano che dovrà sicuramente fare una delle migliori prestazioni stagionali.

MEN IN RED

Gentile e Hickmann saranno fondamentali questa sera
Gentile e Hickmann saranno fondamentali

Ma se dalla Spagna esaltano la miglior difesa in Italia rispondiamo con il miglior attacco.

Milano viaggia infatti alla media di 93 ppg, migliore in assoluto.

Provenendo anche dalla vittoria contro l’Efes (105-92) in cui i meneghini hanno segnato il record di punti.

Mattatore Rakim Sanders (15.4 ppg) seguito da Hickmann (12 ppg) e Gentile (11.8 ppg).

Un rendimento alto in attacco che però ha un orribile contraccolpo difensivo. Milano infatti ha pagato a caro prezzo contro Bamberg e Real Madrid le sue velleità difensive.

Sicuramente il non ottimale stato fisico di Raduljica unito all’assenza di Macvan, tatticamente utilissimo per sfruttare i mismatch sia offensivi che difensivi, sono delle attenuanti. Ma che non reggono più.

Abass sarà chiamato ancora a dimostrare di essere lo splendido giocatore ammirato nelle ultime partite, soprattutto per il dinamismo difensivo.

Puntare più sulla rapidità ed aggressività di McLean potrebbe rivelarsi una strategia vincente, ma l’ allenatore non sembra voler concedere più spazio all’americano.

Simon, nonostante una prima fase di Eurolega “sottotono”, offensivamente parlando, è sempre il go-to guy da cui passerà la stagione biancorossa.

Infine prezioso dovrà anche essere il lavoro di Pascolo e Dragic a rimbalzo vista la loro versatilità.

Coach Repesa, in vista di stasera, ha dichiarato: «In questo momento, loro sono la squadra più in forma d’Europa. Hanno perso a Valencia in campionato ma hanno giocato meno di 48 ore dopo la gara con il Fenerbahce che certamente è stata dispendiosa sia fisicamente che mentalmente. Come tutti noi, avranno sofferto a tenere questi ritmi e non hanno avuto il loro tipico approccio. Sono una squadra costruita benissimo, con tanti giocatori di talento che può segnare molto. Dovremo essere molto attenti e giocare 40 minuti di grande intensità»

Direi quindi che ci aspettano 40 minuti di fuoco in cui sapremo, finalmente, chi avrà la meglio tra il miglior attacco e la miglior difesa.

Il canto del Gallo: 4 chiacchiere con Danilo

L’occasione è meno sportiva del solito ma ogni pretesto è buono per scambiare quattro chiacchiere con Danilo Gallinari.

Gallinari con Ben Morel, a sinistra, e Victor Massiah, a destra.
Gallinari con Ben Morel, a sinistra, e Victor Massiah, a destra.

Quella odierna è, senz’altro, una data importante per la NBA e soprattutto per la UBI Banca, una delle più importanti banche italiane (la terza in termini di capitalizzazione). Oggi, 2 Settembre 2016, questi due colossi economici mondiali annunciano una partnership pluriennale nell’ambito del retail banking. UBI Banca diventa la prima official banking partner di NBA Italia. A fare gli onori di casa un ospite d’eccezione: Danilo Gallinari. Al suo fianco siedono: Benjamin Morel, Senior Vice President & Managing Director EMEA di NBA; Victor Massiah, CEO di UBI Banca; Riccardo Tramezzani, responsabile Retail UBI Banca e, infine, la penna de “La Gazzetta dello Sport”, Davide Chinellato a fare da mediatore.

A iniziare la conferenza stampa organizzata da UBI Banca è Massiah che spiega quanto sia orgoglioso di questo progetto, soffermandosi sulla “parte valoriale” improntata sulla meritocrazia e sulla ricerca di un riallineamento che possa somigliare al draft NBA.

La parola passa poi a Morel che inizia, come di consueto, con i ringraziamenti di rito: “Sono molto felice di questo

L'inizo della conferenza.
L’inizo della conferenza.

accordo, la UBI Banca è una delle banche più prestigiose e importanti in Italia ed è sicuramente la più propensa a rappresentare anche il mondo NBA.” Morel continua poi parlando di quanto sia importante l’NBA in Italia e viceversa: “Il basket in Italia è uno degli sport più seguiti e l’NBA ha sempre riscontrato terreno fertile in questa nazione. L’Italia è stata una dei primi paesi non-americani a mandare in onda le partite NBA, simbolo di questa tradizione che ormai ci lega da tantissimi anni, ed è per questo che si tende a schedulare il calendario NBA in modo da favorire anche i tanti spettatori italiani.”  L’Italia è anche uno dei paesi più importanti a livello economico per la NBA: “Videogame, t-shirts, gadgets, vengono acquistati quasi quanto negli States”. Ma il motivo per cui solo oggi viene delineata questa partnership? “In realtà non c’è un momento giusto o uno sbagliato. La stagione passata è stata importante: il ritiro di Kobe (soprattutto per voi italiani) e di Tim Duncan; Stephen Curry primo MVP all’unanimità; gara 7 e Cleveland che vince il primo titolo; le 73 vittorie di Golden State. Insomma: è stata una stagione fantastica e abbiamo voluto mettere la ciliegina sulla torta.” Benjamin Morel chiude poi il suo intervento parlando della NBA Zone in programma sabato 3 e domenica 4: “L’NBA si è sempre trovata bene in Italia: l’anno scorso c’è stato il global game al Forum di Assago (Boston Celtics vs Olimpia Emporio Armani Milano N.d.R.) e c’era stata un’altra fan zone sempre a Milano. Abbiamo deciso di replicare per soddisfare i nostri milioni di tifosi italiani (più un milione di followers sui vari social di NBA Italia N.d.R.) e inoltre il 5 Settembre ci sarà “Enjoy NBA” che funzionerà sulla falsa riga dei fanzone ma avrà anche uno scopo sociale con l’esibizione di basket in carrozzina che vedrà impegnate in campo le squadre: HS Varese e Bergamo. Siamo carichi e felici di tutto questo”.

La parola passa poi a Tramezzani che illustra in breve tempo come funzionerà la partnership: “Innanzitutto siamo sicuri che sarà un accordo vincente. Questo è bene dirlo subito. È un onore per noi essere la banca ufficiale di un brand così rinomato come la NBA la 19esima a livello mondiale, quindi meglio di società come Ferrari. Da un punto di visto economico tale accordo ci garantisce un’esclusività banking prettamente associata ai diritti d’imma

Le 30 carte UBI Banca con i loghi NBA West.
Le 30 carte UBI Banca con i loghi NBA West.

gine che potremo utilizzare a nostro piacimento. Tale accordo garantisce anche un incredibile

Le 30 carte UBI Banca con i loghi NBA
Le 30 carte UBI Banca con i loghi NBA East

aumento di visibilità ai favore di UBI Banca che cercheremo di sfruttare nel migliore dei modi”. Tramezzani prosegue poi chiarendo i progetti derivati da questo accordo: “Ritengo che NBA Cares sia fondamentale per la NBA e quindi penso vada coltivata e approfondita: cercheremo di farlo. Abbiamo molti progetti di responsabilità sociale” “Con questo accordo abbiamo dato il via anche al progetto “Enjoy NBA” con la nascita di carte prepagate che, grazie alla presenza di un IBAN, possono fungere anche da conto corrente. Per renderle però NBA a tutti gli effetti abbiamo deciso di modificarle e colorarle con i loghi delle 30 franchigie americane.” “I possessori di queste carte avranno diritto ad un 15% di sconto su tutti gli acquisiti fatti su www.nba.com”.

 

Ovviamente a fare da testimonial c’è uno di quelli che il basket italiano lo rappresenta nel migliore dei modi: Danilo Gallinari. Dopo un po’ di chiacchere su questa partnership, quindi, Davide Chinellato si rivolge al Gallo per cominciare due chiacchiere sul basket giocato.

Si inizia presentando Danilo ai signori in giacca e cravatta, che magari il Gallo non lo conoscono tanto bene. In Nba dal 2008, iniziando a New York prima di diventare l’uomo simbolo dei Nuggets e di Denver. Chinellato chiede com’è la vita negli States.

Eh, non si mangia bene lì! (ride N.d.R) E’ sicuramente un sogno realizzato. Ogni bambino con una palla a spicchi in mano sogna l’NBA e queste 9 stagioni, con tutti i pro e tutti i contro, hanno senz’altro alimentato questo sogno.

La domanda successiva è, quasi d’obbligo su Durant e il “super team” Golden

Kevin Durant e Steph Curry si sono affrontati in finale di Conference: l'anno prossimo, invece, giocheranno insieme
Kevin Durant e Steph Curry si sono affrontati in finale di Conference: l’anno prossimo, invece, giocheranno insieme
L'inizo della conferenza.
L’inizo della conferenza.

State Warriors e se coach Malone abbia intenzione di seguire la loro strada.

 

Per me Durant sarebbe dovuto restare ai Thunder, infondo OKC è una squadra forte, con la quale si può provare a vincere. In ogni caso spero di vincere con Denver: l’obiettivo sono i playoff. E, in ogni caso, mi sento di dire ai superteam, siano Golden State o Cleveland o chi altro, che, quest’anno, sarà un problema passare da Denver. Trovo, inoltre, che nessuno debba tentare di copiare GSW. Loro si possono permettere di giocare in quel modo perché hanno quei giocatori. Il nostro quintetto non è adatto. ”

Vista l’occasione è giusto anche chiedere una sua opinione sull’accordo UBI-NBA.

Sono molto felice che l’NBA abbia un punto di riferimento qui, in Italia. Negli Stati Uniti è impossibile vivere senza carta di credito: il denaro “cash” quasi non esiste. Quindi userò sicuramente la carta dei Denver Nuggets che il dottor. Massiah mi ha regalato”.

Interviene poi proprio il CEO di UBI che coglie l’occasione per elogiare il suo nuovo testimonial.

Trovo che Danilo sia una persona da ammirare, un grande uomo, maturo. Il fatto di essere passato per una grandissima selezione (il draft N.d.R.), d’incontrare sempre grandi campioni, di giocare ogni due giorni ti rendono sicuramente un uomo maturo. È anche per questo che abbiamo deciso di puntare su di lui.”

L’attenzione poi torna sul Gallo, che parla di come si sta preparando alla nuova stagione.

“Bisogna prepararsi individualmente, non c’è una vera e propria preparazione di squadra. Il 26 Settembre ci sarà la pre-season e a quel giorno dovrò essere pronto. Quindi ora mi faccio questi giorni con voi e con la mia famiglia e poi tra dieci giorni si riparte.”

Risultati immagini per gallinari al campetto
Danilo si allena al campetto.

E a proposito di preparazione non sono passate inosservate le sue presenze nei vari campetti milanesi.

Sono cresciuto così. Ho sempre giocato al campetto. Lo faccio ogni anno ma quest’estate i social erano più attivi.”

C’è chi chiede se sia servito ad allentare la delusione post-preolimpico. A Danilo toccano anche le domande sulla nazionale anche se cerca di evitarle.

Si. Anche se, sportivamente, nella mia vita non ho mai avuto una delusione così grossa, giocare con i miei amici senza la necessità di vincere ha aiutato. Dopo il preolimpico ho avuto 3-4 notti insonne. Ci ho messo molto a digerirla ed è ancora oggi una ferita aperta. La vita però nello sport ti porta sempre a nuove sfide, quindi ora mi concentro su quelle. E poi comunque nel 2020 avrò 32 anni: andrò a quelle!”

Le domande sulla nazionale sono parecchie, il Gallo le gestisce bene mostrando però l’evidente rammarico per il fallimento di pochi mesi fa.

Il Gallo con la maglia azzurra: avventura sfortunata il preolimpico.
Il Gallo con la maglia azzurra: avventura sfortunata il preolimpico.

C’è chi credeva fossimo la squadra migliore dei tutti i tempi e non lo eravamo. C’è chi credeva fossimo una delle nazionali più talentuose e non lo eravamo. C’è chi credeva fossimo i più forti in Europa e non lo eravamo. Né sulla carta e né sul campo. A questo si aggiunge che ci sono mancate tante cose perché una partita del genere, davanti al pubblico migliore che io abbia mai visto, in casa, non puoi perderla. Anche se c’è da dire che gli arbitri non ci hanno aiutato: dopo che Petrovic si è lamentato in FIBA e con i media le cose sono cambiate, la finale è stata arbitrata terribilmente, soprattutto da uno dei 3, quello che mi ha chiamato 4 falli su 5.  Ma non voglio parlare di arbitri, non lo faccio mai, e soprattutto non voglio cercare scuse: gran parte delle responsabilità me le assumo io.”

Rimanendo in tema nazionali Danilo parla anche di due sue compagni, Alessandro Gentile e Andrea Bargnani. Il primo ha, quasi definitivamente rinunciato all’NBA, la prossima stagiona avrebbe potuto disputarla a Houston; il secondo, invece, l’ha abbandonata dopo 10 anni, tornando in Europa.

Credo che il Mago abbia fatto bene a tornare in Europa: è stata decisamente la scelta migliore. Sono dispiaciuto invece per Ale: so quanto ci teneva a giocare in NBA e devo dire che Houston non l’ha aiutato. Ale è un grande talento, le porte dell’NBA possono sempre riaprirsi, ora però si deve concentrare sulla mia Olimpia, è il capitano e l’anima della squadra. E poi se non giocasse bene sarei costretto a mandargli qualche messaggino (ride N.d.R.).  

Rimanendo sul tema “Italiani in NBA” gli viene chiesto chi sarà il prossimo a giocare oltreoceano o casa significhi essere il volto italiano principale della lega americana.

“Onestamente non conosco troppi giovani italiani che potrebbero, nel breve periodo, approdare in NBA. Giocare, da italiani, in NBA è sicuramente un sogno ma anche una responsabilità: è chiaro si voglia fare bella figura e portare in alto la nostra bandiera. È sicuramente più difficile per un europeo guadagnare rispetto di compagni e media rispetto ad un giocatore appena uscito dal college. Quindi da grandi poteri derivano grandi responsabilità.”

Si arriva poi a parlare di Denver, di obiettivi personali e di squadra, di futuro e di obiettivi.

L’obiettivo di squadra è sicuramento il raggiungimento dei playoff. Per la prima volta in 3 anni abbiamo tutti i giocatori a disposizione e quindi possiamo veramente dimostrare il nostro valore. Abbiamo giovani che, secondo me, avranno una grandissima carriera come Mudiay o Jokic o Murray e abbiamo un grande allenatore. Denver è una società concreta e solida, non a caso sarà la prima squadra della Western Conference a prendere parte ai global games (contro i Pacers il 12 Gennaio a Londra). Sarà una bella partita e un occasione per mostrare

Danilo Gallinari con la maglia dei Nuggets
Danilo Gallinari con la maglia dei Nuggets

un po’ di Europa ai miei compagni. La squadra non è cambiata molto quest’estate il che è un buon segno perché vuol dire che abbiamo un progetto solido. Ogni stagione che passa ci conosciamo meglio il che può trarre solo beneficio.” “Voglio giocare l’All Star Game ma per farlo ho bisogno di portare Denver a vincere tante partite: solo con un buon record di squadra si può sperare nell’All Star game. L’obbiettivo personale principale però è quello di migliorare la stagione passata chiusasi a Febbraio, voglio giocare tanto e bene.” “A Gennaio ho avuto qualche offerta ma io sto benissimo a Denver, sono convinto del progetto che la società sta seguendo, penso che a Denver potrei vincere e amo la città e i tifosi quindi io voglio rimanere qui. Non sono interessato dai soldi: se lo fossi in passato avrei fatto scelte diverse, voglio semplicemente cercare di dare il mio massimo per ottenere risultati. Riconosco di essere uno dei volti di Denver, ciò significa che se volessero ricostruire potrei essere la pedina sacrificabile, beh spero che non sarà così (ride N.d.R.).”

 

Chiude alla fine con un ritorno alle origini, parlando di Serie A e della sua Olimpia.

Risultati immagini per gallinari al forum
Il Gallo torna nella sua casa: il forum.

Come canta la curva “L’Olimpia è forte e vincerà”. È sicuramente la squadra più attrezzata per la vittoria delle competizioni nazionali, quindi coppa Italia, supercoppa e campionato. Quest’anno però potrebbe fare bene anche in Europa: la squadra è migliorata, hanno tenuto Gentile, hanno preso Raduljica e hanno un grande coach come Repesa. Io sono il più grande tifoso dell’Olimpia perché è dove sono cresciuto e dove mi sento veramente amato.
Tornarci in futuro? Di sicuro non voglio rubare lo stipendio: quando tornerò voglio essere ancora determinante e
aiutare la squadra con tutto il mio meglio. Ovviamente se tornerò in Italia non avrò addosso altre scarpette se non le “red shoes” perché amo l’Olimpia. Ora però sto bene a Denver quindi per ora va bene così. Il campionato italiano dovrebbe copiare l’idea di salary cap che c’è in America: si risolverebbero molti problemi.”

Non mancano anche elogi alle carriere di Kobe e Duncan, complimenti a Curry e ai Cavaliers e qualche risata. Si chiude così la conferenza in cui Danilo, ancora una volta, dimostra che, oltre ad essere un grande campione, è anche e soprattutto un grande uomo.