Esclusiva Andrea Zerini: tra Avellino e la convocazione azzurra

Andrea Zerini

In occasione del 30° Trofeo Paolo Loreto, questa sera al Pala Giovanni Paolo II di Massafra si disputerà il match amichevole tra l’Enel Brindisi di coach Sandro Dell’Agnello contro la Scandone Avellino. Al termine della seduta mattutina di allenamento abbiamo avuto il grande piacere di scambiare quattro chiacchiere con uno dei grandi ex della contesa: Andrea Zerini.

Ci avviciniamo al campionato con un test importantissimo da affrontare. Quali sono le sensazioni alla vigilia del match?

“Siamo arrivati ad un momento importante della stagione. Stanno rientrando tutti i nazionali e stiamo cercando di recuperare gli infortunati in vista del campionato che parte tra due settimane. Dobbiamo continuare a rimanere concentrati in vista dell’inizio del campionato e dobbiamo continuare con questa intensità, che abbiamo messo in mostra in questo precampionato.”

Sei stato uno dei prescelti da coach Messina per EuroBasket 2017. Com’è stata questa tua esperienza?

È stata un’esperienza bellissima. È motivo d’orgoglio per qualsiasi giocatore italiano vestire la maglia azzurra. Purtroppo a causa del mio infortunio subito a Folgaria la mia esperienza è terminata troppo presto. In compenso è stata un’emozione grandissima poter lavorare con i più forti in Italia e non solo. Stare al fianco di Gallinari, Datome, Belinelli ed essere allenati da uomini come Messina e il mio coach Sacripanti ha reso tutto il lavoro meraviglioso.

Ultima domanda. Quali sono le ambizioni di Avellino in questa stagione? Si può puntare oltre la semifinale scudetto dello scorso anno?

“Non mi sbilancio anche perché sono un tipo molto scaramantico. Detto ciò spero vivamente di ottenere i risultati dello scorso anno, e perché no provare a migliorarsi in questo campionato. Spero vivamente di dare tutto e fare il meglio possibile anche in questa stagione.”

Ringraziamo Andrea Zerini per la sua disponibilità e il direttore sportivo della Scandone Avellino Nicola Alberani per averci dato modo di poterci concedere questa esclusiva.

Esclusiva Ariel Filloy: dal sogno azzurro al nuovo inizio con la maglia di Avellino

Ariel Filloy

La trentesima edizione del Torneo Paolo Loreto, che avrà luogo questa sera al Pala Giovanni Paolo II di Massafra, metterà di fronte la nuova Enel Brindisi di coach Sandro Dell’Agnello contro la Scandone Avellino. Uno dei protagonisti più attesi di questo match è senz’altro Ariel Filloy, rientrato da pochissimo dalla spedizione azzurra a EuroBasket 2017, e da questa stagione nuovo playmaker della squadra di coach Pino Sacripanti. Vediamo cosa ci ha detto:

Dopo un EuroBasket 2017 vissuto da vera rivelazione, cosa si poteva fare di più per poter andare avanti nel torneo? Com’è stata la tua prima esperienza azzurra?

Abbiamo fatto bene, anzi molto bene in questo europeo. Siamo arrivati ai quarti di finale contro la Serbia, che ha dimostrato di saper giocare molto meglio rispetto a noi arrivando fino in finale. Purtroppo noi non siamo riusciti a contrastare il loro livello fisico, ma ciò non ha diminuito le aspettative di un’esperienza nel complesso positiva. Sono molto contento di essere stato lì con quel gruppo e ora ho testa solo per Avellino.”

Dopo una stagione fantastica cominciata con la vittoria dello scudetto con l’Umana Venezia, sei qui per ripeterti anche con Avellino?

“La mia prima aspettativa è cercare di continuare a migliorare giorno dopo giorno, cercando di fare tutto ciò che è meglio per la mia nuova squadra. Vedremo cosa ci dirà il campo, sono molto curioso di cosa possiamo fare e soprattutto di dove possiamo arrivare in questa stagione. Il lavoro sul campo si sta già vedendo e spero vivamente che questa squadra possa arrivare molto lontano.”

Ringraziamo Ariel Filloy per la sua disponibilità e il direttore sportivo della Scandone Avellino Nicola Alberani per averci dato modo di avere questa esclusiva.

 

Eurozona Vol.5

Goran Dragic

L’Eurozona anche per questo anno domini 2017 volge al termine. L’edizione caratterizzata da mille stelle assenti per vari acciacchi, ha regalato nonostante tutto lampi di gran bel gioco e grande equilibrio.

Alla Sinan Erdem Arena di Istanbul il sipario è già calato da ieri sera lasciandoci non solo tante considerazioni, ma anche grandi spunti per le imminenti qualificazioni per il mondiale cinese del 2019.

Slovenia l’Eurozona è tutta tua

La prima certezza assoluta è una squadra che ha ritrovato la propria identità dopo tanti anni di delusioni. Quella Slovenia tanto ricca di talento e giovani promettenti, che non riusciva ad andare oltre i quarti di finale da ben tre edizioni.

Ci ha pensato la fame di un leader vero e agguerrito come Goran Dragic, MVP del torneo alla sua ultima recita con la maglia bianco-verde della sua nazionale, a portare quella squadra piena zeppa di promesse della Slovenia alla sua prima affermazione europea.

Oltre alla classe del playmaker dei Miami Heat ci ha pensato uno scintillante Doncic, ma anche una quadra solida di tutto il gruppo a certificare un lavoro eccellente costruito negli anni da federazione e staff tecnico sloveno.

Tutto ciò a discapito di una squadra fisica, mai doma, eccellente nei fondamentali difensivi come la Serbia. Senza Jokic, Radujlica e il cervello pirotecnico di Milos Teodosic, i vari Lucic, Milosaljevic, Gadzuric, Macvan si sono dimostrati gli operai perfetti al servizio del “sergente di ferro” di Sasha Djordjevic, stufo di perdere, ma anche dei regolamenti Fiba non di certo “politically correct”.

Una cosa è certa: chiudere l’ennesima competizione al secondo posto può essere una mazzata terrificante per l’orgoglioso popolo serbo, e un altro possibile fallimento rischia di far crollare totalmente la baracca.

Slovenia vs Serbia
La Slovenia di Dragic, Doncic, Prepelic e Widmar è campione d’Europa per la prima volta

L’Eurozona riabbraccia la Russia e saluta Juan Carlos Navarro

Ogni manifestazione continentale ha una storia a sé, e le insidie arrivano sempre nei momenti di difficoltà.

L’Eurozona ha salutato anzitempo due superpotenze come Francia e Lituania, che vuoi per peccato di presunzione o per mancanza di giocatori all’altezza nei momenti decisivi di una competizione breve ma logorante, non sono riuscite a recitare un ruolo da protagonista in quest’edizione, risultando peggiori rispetto alla nostra ItalBasket costruita saggiamente da Ettore Messina.

C’è chi però si è eretto a supereroe, provando a sbaragliare le gerarchie di un’Eurozona pressoché indecifrabile. Alexsei Shved e la sua Russia hanno costruito un capolavoro senza precedenti, ritornando prepotentemente con talento e dedizione tattica, tra le quattro regine d’Europa.

Nonostante ciò la compagine sovietica è stata fatta fuori da quella Spagna, tanto bella da vedere quanto vera favorita del torneo, che si accontenta del gradino più basso del podio.

La squadra di Scariolo, con i due Gasol e il talento cristallino di Rodriguez, ha mostrato di non essere più quell’invincibile armata del passato recente, pagando il dazio dell’età che inesorabilmente avanza per tutti.

Anche per “Re” Juan Carlos Navarro, che ha deciso di abdicare il trono della sua Spagna campione di tutto nell’ultima decade, recitando il ruolo di assassino dal sangue freddo nel momento del bisogno in questo suo ultimo grande ballo.

Navarro festeggiato da tutti i suoi compagni dopo la sua ultima apparizione con la maglia della nazionale spagnola

Insomma, il sipario cala in favore di una nuova era che sta per cominciare tra poco più di due mesi, quando Meo Sacchetti e l’ItalBasket con tutte le altre nazioni saranno alle prese con il nuovo e tanto discusso regolamento della Fiba.

Ai posteri l’ardua sentenza, diceva il saggio Manzoni. Chissà se già da novembre, questa nuova Eurozona sarà un vero paradiso per nuove leve, che segneranno un nuovo inizio.

 

 

Slovenia vs Serbia:lo spettacolo di una finale inedita

Slovenia vs Serbia

Emozioni, sorprese, eliminazioni scottanti: questo ci ha regalato l’ Eurobasket 2017 che si avvia verso una conclusione inaspettata, ma che vede sfidarsi le due squadre più forti viste all’ opera in questi 18 giorni di gare.

L’ atto finale del torneo vedrà di fronte due diverse filosofie di gioco: il basket “bailado” della Slovenia di Goran Dragic e Luka Doncic, un misto di velocità e raffinatezza che ha letteralmente ridicolizzato tutti gli avversari finora affrontati dai “leoni”; e il basket fisico, aspro e letale dei Serbi che, nonostante le difficoltà occorse nel cammino, hanno saputo sempre lottare e combattere fino allo strenuo.

Gli sloveni hanno interrotto la striscia vincente della Spagna, i serbi hanno dimostrato contro la Russia di aver fatto un altro step verso la consacrazione, dopo i recenti fallimenti in campo internazionale. Per entrambe sarebbe la prima volta in caso di vittoria.

Per la Slovenia significherebbe la fine di un lungo cammino preparatorio, in cui la federazione ha investito moltissimo puntando sui giovani; per la Serbia, invece, si materializzerebbe la fine di un “tunnel” formato da delusioni e secondi posti ( ultimo in ordine cronologico quello di Rio 2016).

Oggi non ci sarà un team favorito in partenza. Tutto questo non fa che rendere ancor più speciale questo match, che già ha un sapore di leggenda. Parità ed equilibrio anche nei precedenti: 2 vittorie per parte. Verso le 22 di stasera, però, questa parità sarà interrotta ed in ogni caso sarà stata scritta un ulteriore pagina di storia del basket!

QUI SLOVENIA

Sembra la nazionale di calcio brasiliana del 1970, invece è la “umile” Slovenia. Finora ci ha fatti divertire e sognare: no-look, finte ubriacanti, transizioni micidiali. Merito, senz’altro, dei due tenori di questa compagine: Goran Dragic e Luka Doncic.

Per il primo la finale di Istanbul rappresenterà il culmine della sua carriera in nazionale. Una carriera avara di successi, che mai poteva avere conclusione migliore. Un torneo immacolato, dove gli entra qualsiasi tiro o giocata, in cui Goran ha dimostrato tutto il suo carisma e il suo talento.

Goran Dragic
Goran Dragic potrebbe essere l’MVP del torneo

Alla sua ultima recita per la Slovenia, Dragic è pronto a riscattare un recente passato in cui non ha saputo confermare tutte le attese che molti gli avevano riposto. Talento è la parola che più si addice alla figura di Luka Doncic. Il futuro è nelle sue mani: a soli 18 anni sarebbe uno dei più giovani a vincere, da protagonista, un campionato europeo. Prima di lui solo Pau Gasol ci è quasi riuscito: non per niente il più grande di tutti in Europa.

Attorno a loro, c’è una squadra di comprimari che lotta e suda sempre la maglia. I mai citati Prepelic,Rebec, Vidmar e Randolph che hanno reso al di sopra di tutte le attese, ruotando in maniera egregia al fianco delle due punte di diamante per questa squadra. Una cavalcata da imbattuti che potrebbe trasformarsi in uno dei miracoli di questo sport.

Un po’ come il titolo NBA dei Detroit Pistons di Billups nel 2003-2004. Per dimostrarci ancora che i miracoli avvengono anche nello sport e soprattutto quando si programma con calma e con ragionevolezza.

QUI SERBIA

Negli ultimi anni, la Serbia è cresciuta molto in termini di qualità e di roster. La dimostrazione è arrivata a Rio, durante le Olimpiadi 2016, dove i Serbi hanno raggiunto una meritata finale, poi persa contro il team USA.

In questo torneo, la Serbia ha solo confermato le attese e tutto quello che di buono aveva fatto negli ultimi anni. Per esaltare, però, il percorso dei balcanici bisogna dire che, in questo Eurobasket, essi hanno dovuto arginare diversi spazi lasciati vuoti dalle numerose defezioni. Jokic, Teodosic e Radulijca su tutti.

Le difficoltà di inizio torneo, con la sconfitta contro la Russia, ne erano una dimostrazione. Ma la squadra, guidata da un superbo Bogdan Bogdanovic, ha saputo reagire ed ha lentamente riguadagnato lo stile di gioco dei giorni migliori.

Bogdan Bogdanovic
                Bogdanovic al tiro contro l’italia

Assatanati a rimbalzo, i Serbi non hanno lasciato scampo ai loro avversari nella fase ad eliminazione diretta. Roster lunghissimo e molto competitivo quello serbo, che può contare su più di un sesto uomo: Lucic e Kuzmic ne sono una impalpabile prova.

Nell’ area piccola fanno la differenza con le giocate di Marjanovic e la freddezza di Macvan, giocatore ritrovato dopo una stagione mediocre a Milano. Se la panchina risponderà presente durante la finale, allora i Serbi potranno finalmente mettere le mani sulla loro perenne ossessione, chiamata Eurobasket.

Pierluigi Ninni

 

Carlton Myers: “L’Italia ha lottato, sono mancati i centimetri”

Carlton Myers in azione contro Jason Kidd
Carlton Myers in azione contro Jason Kidd

Carlton Myers, uno dei più grandi cestisti italiani di sempre, è stato l’ospite d’onore alla presentazione di “NBA Overtime”, spettacolare mostra digitale (ma non solo) a cura di Massimiliano e Francesco Finazzer Flory che, dal 15 settembre al 1 ottobre al Samsung District di Milano, permetterà agli appassionati di immergersi a 360° nel magico mondo del basket americano. Dopo gli inizi a Rimini (e la gara da 87 punti contro Udine, il 26 gennaio 1995), Myers è diventato una stella con la maglia della Fortitudo Bologna, squadra che ha trascinato a quattro finali consecutive, culminate con lo scudetto del 1999. Quello stesso anno, Carlton è stato anche il capitano della grande Nazionale vittoriosa agli Europei  di Francia. A poche ore dall’eliminazione dell’Italia da quest’ultima edizione di Eurobasket, abbiamo fatto qualche domanda a riguardo ad un Myers ancora amareggiato.

Carlton, cosa è mancato secondo te a quest’Italia per fare strada all’Europeo?
“Stazza, centimetri. I nostri lunghi avevano una modesta presenza fisica ed evidenti limiti offensivi. Ci hanno messo agonismo, determinazione, hanno lottato, però ad un certo punto è indispensabile essere incisivi su entrambi i lati del campo. A questo aggiungiamo che avevamo guardie o brave a tirare da fuori, oppure a penetrare, ma nessuna in grado di unire queste due caratteristiche. A questo livello, contro squadre di questo genere, bisogna essere in grado di fare bene entrambe le cose. La cosa che invece è migliorata, anche rispetto al pre-Europeo, è stata la fase difensiva. Quando incontri una squadra come la Serbia, però, diventa tutto più complicato.”

Tu appartieni alla generazione d’oro del basket italiano, quella che tra la fine degli Anni ’90 e i primi del 2000 è arrivata ad un livello mai raggiunto, né prima, né dopo. Cosa vedevi in quella Nazionale che non vedi più adesso?
“Mah, ritorno a quanto dicevo prima: i centimetri e la stazza, innanzitutto. Quelle Nazionali avevano almeno quattro giocatori sopra i due metri e dieci, spesso statici, ma allo stesso tempo pericolosi da fuori. Parliamo di Galanda, di Fucka, di Chiacig, di Marconato, aggiungiamoci anche Marcelo Damiao, che forse molti non ricordano, ma che era un giocatore estremamente importante. Oltretutto, i ‘piccoli’ erano in grado sia di penetrare, che di tirare da fuori. Se io, difensore, devo marcare un avversario che tira solo da fuori, ho gioco facile: basta che gli sto attaccato, ed è finita la partita.”

Visto che ci troviamo all’inaugurazione di una mostra sulla NBA, l’ultima domanda riguarda proprio il basket americano. Qual è stato il tuo primo impatto con la lega statunitense?
“In realtà il mio primo impatto con la NBA è avvenuto solamente due o tre anni fa, perché mio figlio più grande si è appassionato e la segue molto. Io non ho mai avuto particolari contatti con il mondo NBA, oppure una squadra per cui tifavo. Chiaro, se mi parli di Michael Jordan, lo conosciamo tuti bene, così come oggi è noto a tutti lo strapotere fisico, atletico e anche tecnico di LeBron James. Poi c’è Steph Curry, uno che può tirare anche con la mano del difensore in faccia. La NBA è un mondo a parte, in cui all’interno dell’evento viene costruito un altro evento. Una cosa che dovremmo imparare a fare qui in Italia, anche se con i palazzetti che abbiamo diventa tutto più difficile. Ma qui si entra in un discorso ben più ampio…”

L’intervista integrale, realizzata in collaborazione con Domenico Taverriti, si può trovare a questo link.

Eurozona vol. 4

“Il mio regno per un cavillo”, come non tuonò qualcuno. Il cavillo, la scappatoia, quella che nell’Eurozona dei mille assenti assegna a Chandler un passaporto sloveno per (futuri) meriti sportivi.

Che arrivano, perché se la Reina España cade da cavallo, questo sì, è merito di una Slovenia intraprendete nel Dragic e giudiziosa nel Doncic.

E noi? Noi, come sempre, dai quarti in poi la guardiano in tv.

Eurozona verde

Ha un bel da dire, Petrucci, sul fatto che ora dobbiamo interrogarci sul perché da tredici anni non andiamo a medaglia.

Magari era meglio iniziare nel 2013, quando si è insediato nuovamente sulla sedia più alta della FIP, e gli anni di carestia erano solo nove.

Accenna un’autocritica, “Forse ho sbagliato anche io”, ma il vecchio proverbio ci dice che il pesce puzza dalla testa allora forse meglio trasformare l’ipotesi in certezza.

Tutti hanno speso parole funebri, tutti si sono stracciati le vesti, dopo la prevedibile uscita contro la Serbia più forte, più grossa, più furba, più attoriale, più esperta.

Non vale dare la colpa all’arbitro, perché reputazione e abitudine al metro internazionali arrivano solo se nelle coppe ci giochi, e con continuità.

Eurozona pastorale

Tutti requiem, per un movimento che in fondo non è morto ma è caduto in disgrazia. Flaccadori, Okeke, Totè, La Torre, Penna, Sgorbati, Moretti, Mussini, Candi, Laquintana, Pajola.

Qualcuno di questi ha assaggiato la A2, pochini la A, uno solo (Flaccadori) è stato protagonista indiscusso e indiscutibile.

Nomi non a caso di ragazzi non a caso che rappresentano il domani della nostra Azzurra. Perché lo siano davvero, però, tocca che si inizi a piantarli già ora in Nazionale. In attesa della semina.

Anzi, provocazione: a questo Eurobasket ne andavano chiamati almeno sei, per una Italia con pochi obiettivi che andava a disputare un torneo senza assegnazioni.

Sarebbe stato meglio seminare già da questa estate per il futuro, con Ettore Messina buon pastore. La certezza è che i ragazzotti cresciuti con la NBA avrebbero accolto le sue parole come Vangelo.

In una sola estate si sarebbero abbeverati alla migliore fonte possibile e sarebbero tornati nei rispettivi club per la stagione 2017/2018 certamente migliorati.

Ma poi chi li avrebbe sentiti i media e i tifosi (non i supporter, i tifosi, quelli che vivono di estremi) golosi e smaniosi di spettacolo?

È dando retta alle sirene che ci siamo persi. Sperare che si cambi non cambiando i pattern è la prima via per continuare a fallire.

Aleksej Svhed: lo “zar” dalla classe sopraffina

Shved Russia

Il numero 1 della formazione russa Aleksej Shved sta disputando una stagione straordinaria: dalla vittoria del titolo di MVP in Eurocup con il Khimki alla meritata semifinale con la nazionale. A 29 anni, è tornato ad incantare e non vuole fermarsi.

Dopo l’avventura in NBA, la carriera di Aleksej Shved sembrava essere sul viale del tramonto. Dopo una lunga gavetta in Russia con il Cska Mosca, con piccole esperienze in prestito al Khimki e alla Dinamo Mosca, con cui vinse tutto ( 4 campionati russi, 2 VTB United League e una Eurolega nel 2008) Shved fu acquistato dai Minnesota Timberwolves. Sembrava la svolta della sua carriera: il primo anno da rookie non andò male, ma già nella seconda stagione Aleksej passò in secondo piano nelle gerarchie di squadra. La fisicità e il dinamismo della NBA non esaltavano le sue caratteristiche: classe, tocco di palla, grande visione e ottimo jump-shot. Da lì una serie di trasferimenti oltreoceano che hanno portato il talento russo prima a Philadelphia, poi a Houston e infine ai New York Knicks: tutto questo nell’arco di due stagioni.

Aleksej Shved
Aleksej Shved in azione con la maglia del Khimki

Quando Aleksej Shved tornò in Europa, precisamente al Khimki, nessuno avrebbe scommesso in una sua rinascita. Eppure, stagione per stagione, Shved è ritornato a giocare il suo basket con una continuità innata. La stagione seguente 2016-2017 lo ha riconsacrato tra i grandi. Ha dominato in qualsiasi campo, sia in VTB United che in Eurocup, la seconda competizione continentale per club dopo l’Eurolega. A fine stagione gli sono stati assegnati due titoli di MVP in entrambe le competizioni. In Eurocup è stato il primo nella storia della competizione a concludere il torneo con almeno 22 punti, 5 rimbalzi e 4 assist di media.

Ora la dimostrazione assoluta, in questo europeo, di aver ritrovato uno dei grandi talenti del basket europeo. Un Eurobasket giocato sempre al massimo: infatti, per ora, è il miglior realizzatore nel torneo con 24 punti di media e quinto generale degli assist con 6,2 di media a partita. Il suo stile di gioco è molto simile a quello dei grandi tiratori europei di inizio anni 90 come Toni Kukoc o Drazen Petrovic: grande palleggio e capacità di saltare letteralmente gli avversari, eccellente visione ed un rilascio della palla preciso e veloce. Grande tiratore sia da 2 che da 3 punti, visto che è il secondo realizzatore di triple dietro solo al nostro Marco Belinelli. I suoi movimenti preferiti sono sicuramente il crossover e la finta di corpo: memorabile il suo canestro della vittoria nella prima partita del girone contro la Turchia. Senza ritmo, a pochi secondi dallo scadere del possesso, crossover sul marcatore e tripla a bersaglio per il definitivo sorpasso russo. Ha dimostrato di essere decisivo nei momenti che contano e può sicuramente puntare alla vittoria del suo terzo MVP stagionale, quello più importante. Entrerebbe nella storia, perché sarebbe il primo a vincere tre MVP in un’unica stagione, sia con il club che con la nazionale. Sicuramente se i russi sono in semifinale, buona parte del merito è dello “zar” Aleksej Shved.

Pierluigi Ninni

Russia vs Serbia: non solo Bogdanovic contro Shved

Russia vs Serbia

La seconda semifinale di Eurobasket 2017 è un rematch della fase a gironi. Infatti, le due compagini si erano già sfidate lo scorso 2 settembre, sempre ad Istanbul, nel secondo atto del girone D: in quella occasione furono i russi ad imporsi 75-72 in una partita equilibratissima e palpitante. Tuttora, la Russia è l’unica squadra ad aver interrotto il cammino perfetto dei serbi.

Due squadre molto fisiche ed abili a rimbalzo, capaci anche di impostare un gioco rapido in ripartenza. Sfida, quindi, tutt’altro che banale e che non sarà soltanto incentrata sulla partita tra i due trascinatori delle squadre: Bogdan Bogdanovic e Aleksey Shved. In totale, i precedenti tra queste due squadre, tralasciando questa manifestazione, sono tre: 2 vittorie per i russi, una per i serbi. Russi, che quindi, sembrano essere la bestia nera dei balcanici: allora occhio al pronostico più che mai indecifrabile!

Qui Russia

Mozgov Russia vs Serbia
Mozgov Russia vs Serbia

Nel quarto di finale, contro la Grecia, si è vista la vera coesione del gruppo russo. Una squadra che, in questo torneo, ha sempre lottato per portare a casa il risultato, tranne nella partita con la Gran Bretagna. Mercoledì, nel terzo quarto, la Russia era sul punto di crollare dopo che i greci avevano imbrigliato la manovra dei ragazzi di Bazarevich e soprattutto di Aleksey Shved, il punto di riferimento di questa squadra. Il 29enne, giocatore del Chimki, è stato protagonista di una prestazione opaca nonostante i suoi 26 punti. Molte palle perse (7) e poche idee in fase di realizzazione , soprattutto per il pressing asfissiante di Calathes. A -13 con un quarto e mezzo dalla fine, la Russia era ad un passo dal baratro. Poi i canestri di Khostov, le triple di Vorontsevich e l’ apporto dei panchinari come Kulagin hanno permesso ai russi di rientrare e passare definitivamente avanti.

Quindi attenzione ai comprimari di questa Russia come il gigante del pitturato Timofey Mozgov, centro che negli ultimi anni ha fatto molta fatica in NBA ma che in questo europeo è una certezza per la “madrepatria”. Se poi Shved ritrova la forma dei giorni migliori, allora questa Russia potrebbe benissimo puntare al passaggio del turno e chissà, anche alla vittoria del torneo. Shved che, per ora, è il miglior realizzatore del torneo con 24 punti di media  e il secondo miglior tiratore da tre per triple realizzate, dietro solo al nostro Marco Belinelli (24 contro le 25 di Marco).

Qui Serbia

Russia vs Serbia
Russia vs Serbia

In questo europeo abbiamo potuto apprezzare tante individualità e prestazioni singolari in alcuni casi stupefacenti. Ma abbiamo avuto anche l’impressione di assistere a due monologhi da parte di due veri squadroni( uno in modo più netto, l’altro meno evidente): la Spagna e la Serbia. Alla vigilia della manifestazione i serbi erano dati come i principali antagonisti dei bi-campioni spagnoli: ed hanno rispettato ampiamente le attese. Un roster lunghissimo, nonostante le attese illustri( Jokic e Teodosic su tutti), ed ampiamente compatto in grado di ruotare agilmente per tutto l’arco del torneo. Nessuno è titolare fisso nella Serbia, tranne il suo comandante Bogdan Bogdanovic. Il neo giocatore dei Sacramento Kings rappresenta la spina nel fianco per ogni avversaria dei serbi. Grande tiratore e soprattutto decisivo nei momenti che contano.

Oltre a lui però, una grande mano alla cavalcata serba l’hanno data anche i lunghi Marjanovic e Kuzmic, immarcabili nel pitturato soprattutto per squadre meno adatte alla lotta a rimbalzo( è il caso dell’ Italia, ma non della Russia). Importante, anche, l’ apporto dei luogotenenti Macvan, Jovic e Lucic, fondamentali nei momenti chiave della partita. La variabile che potrebbe spaccare il match sarà proprio questa: valutare la consistenza della panchina nei momenti decisivi della gara, visto che ormai le squadre sono abbastanza provate in questi ultimi strascichi di europeo. La Serbia non si nasconde e punta all’atto finale di domenica, ma non sarà sicuramente una passeggiata.

Pierluigi Ninni

La Russia anche è in semifinale: battuta una grande Grecia 69-74

Alla Sinan Erden Arena è andata di scena la sfida tra Grecia Russia, partita valevole per i quarti di finale di Eurobasket 2017. Ecco com’è andata la partita che ha decretato la terza semifinalista di questo europeo, prima della gara di ieri sera: ItaliaSerbia che ha vitsto i serbi superare gli azzurri.

Un primo quarto che vede protagonista Calathes per i greci che aiutato da Bourousis riesce a scavalcare, a sorpresa, la Russia 24-17 nella prima frazione di gioco. Il secondo quarto si apre all’insegna di alcuni problemi al tiro per entrambe le squadre: Russia Grecia non riescono a capitalizzare gli assist, serviti da Shved (per il team russo) e da un onnipresente Calathes. Entrambe le squadre hanno anche dei problemi dal tiro dai 3 punti, che comunque non rientra nei loro canoni di gioco.

Il terzo quarto è equilibrato, ma troviamo una Russia più decisa in uscita dall’intervallo lungo. I 10 assist e 15 punti di Mozgov sono decisivi e anche la sua percentuale al tiro (6/8 dal campo) fa esaltare i russi che alla fine del terzo quarto sono comunque sotto di un possesso. Il risultato recita infatti 53-51 per la squadra bianco-azzurra e ci vuole solamente un eterno Aleksei Shved (26 punti, 1 rimbalzo, 5 assist) a decidere che la qualificazione sarebbe stata russa.

La squadra allenata da Sergej Bazarevič è alle semifinali di un Europeo, sudandosi questo ingresso, ma comunque meritato. La Grecia è probabilmente la squadra che esce a testa più alta, conscia che il livello di basket espresso oggi è stato comunque da applausi. Il risultato finale è un 69-74 che dice poco o nulla in confronto a quanto successo veramente in campo.

Adesso la Russia si gode il passaggio del turno, ed affronterà la vincente tra Italia Serbia: i serbi avendo sconfitto l’Italia sono passati al turno successivo. Sarà una sfida epica?

Timofey Mozgov
Timofey Mozgov

 

Spagna-Slovenia: esaltante sfida tra imbattute

Slovenia

Lo striscione del traguardo di EuroBasket 2017 è ormai ben in vista. Sono rimaste le ultime quattro pretendenti al titolo di campione d’Europa.
Una delle semifinali sarà Spagna contro Slovenia, partita che, da alcuni, è considerata anche come una finale anticipata.
Le due squadre infatti sono al momento le uniche ancora imbattute nel torneo e ora chi fallirà sarà costretta a tornare a casa.

QUI SPAGNA

Mettiamo subito le cose in chiaro: la Spagna si affaccia alla semifinale con i favori del pronostico dalla propria parte.
Gli iberici in questo EuroBasket hanno giocato una pallacanestro bella e soprattutto efficace, cercando anche di conservare quante più energie possibili per partite come questa.
EurobasketInfatti nella fase ad eliminazione diretta, sia agli ottavi con la Turchia che ai quarti con la Germania, gli spagnoli hanno “trotterellato” per trenta minuti, ma in quei dieci di massimo sforzo (ultimo e terzo periodo nei due casi) sono sempre riusciti a dare una sterzata devastante alla partita.
Alla Germania non sono bastati i propri lunghi per placare lo strapotere dei due Gasol sotto canestro.
Marc, MVP dei quarti, con 28 punti e 10 rimbalzi, Pau con 18 e il dynamic duo Rodriguez-Rubio che insieme hanno combinato 16 assist (8 a testa).
La Spagna sa che se giocherà al meglio delle possibilità, impostando la partita sulla velocità, non avrà nessun rivale in grado di metterle il bastone tra le ruote.

QUI SLOVENIA

Come detto, anche la Slovenia come la Spagna è ancora imbattuta in questo EuroBasket.
Gli sloveni non sono di certo una sorpresa, ma outsider che nei mesi precedenti al torneo non erano quotati come lo sono ora.
La forza della squadra di Kokoskov è senza dubbio nella coppia di esterni: Goran Dragic e Luka Doncic.
In questo europeo i due talenti ci hanno davvero fatto divertire con prestazioni fantastiche condite da giocate di alta classe cestistica.
Ai quarti di finale la Slovenia ha dovuto però faticare molto di più dei prossimi rivali, perché si è dovuta imbattere in un’ostica Lettonia.
A dare il contributo decisivo sono stati principalmente i due citati sopra (Dragic 28 punti, 6 rimbalzi e 8 assist; Doncic 27, 9 e 1), ma non vanno trascurati giocatori importanti come Anthony Randolph (16 punti e 9 rimbalzi contro i lettoni) e Klemen Prepelic sostituto di lusso per i due “piccoli”.
La Slovenia domina fuori dall’arco con Dragic e Doncic, ma è anche compatta sotto canestro e lo denotano i numeri alla voce rimbalzi.
Insomma gli sloveni non saranno favoriti contro la Spagna, ma in questo mese hanno dimostrato di essere una vera forza europea, capace di arrivare in semifinale senza perdere nemmeno una partita.
Tutto è pronto per essere una sfida esaltate, una finale anticipata.

Messina: “Italbasket? Dobbiamo fare qualcosa, va accelerata la crescita dei giovani”

programma delle qualificazioni alla Coppa del Mondo Petrucci-Meo-Sacchetti-e-Messina

Ettore Messina dopo la sconfitta contro la Serbia ha parlato ai microfoni di Sky Sport, facendo un bilancio sulla sua gestione e facendo anche una riflessione interessante per il futuro del basket italiano.

Ecco le dichiarazioni di Messina: “Bilancio di questa mia avventura? C’è rammarico per la mancata qualificazione all’Olimpiade, ma questa estate questa squadra ha dimostrato impegno, coraggio, concetti vecchi che non sono superati. Ci siamo spaccati la schiena tutti i giorni, abbiamo dato il 100% e io sono fiero di averla allenata. Per me è stata una esperienza bellissima, sono grato a tutti, dallo staff ai giocatori, alla federazione, ora Meo potrà beneficiare di questo.

Messina ha poi continuato facendo suonare un campanello d’allarme: “Il movimento basket italiano? Non ho né la capacità né la voglia di parlare di massimi sistemi, per ora posso dire soltanto una cosa a mente calda, ovvero che abbiamo un nucleo di giocatori che si sta restringendo, servono ragazzi giovani, va affrettata la loro crescita.”

L’Italia esce a testa alta, come affermato anche da Gigi Datome, le semifinali saranno giocate dalla Serbia, dalla Russia, dalla Slovenia e dalla Spagna. Poche sorprese, Serbia e Spagna vogliono giocarsi una finale che sarebbe spettacolare. Slovenia e Russia riusciranno a mettergli i bastoni tra le ruote?

Datome: “Abbiamo giocato a testa alta, abbiamo combattuto…”

Datome Finlandia Italia Datome-Fiba

Gigi Datome ha parlato subito dopo la sconfitta con la Serbia ai microfoni di Sky Sport:
“Si ci hanno dominati a rimbalzo, volevamo evitare questo ma a volte può succedere. Lottavamo per la posizione… Se vogliamo recriminare qualcosa, è questa, ma di fronte avevamo una signora squadra ed hanno meritato. Rispetto a Torino? Siamo riusciti a colmare i vari gap, ma oggi sono stati oggettivamente più bravi di noi. Ci abbiamo provato, il rammarico c’è sempre ma considerando il cammino abbiamo giocato a testa alta ed abbiamo combattuto e tenuto testa a tutti.”

Datome poi ha continuato: “Il cammino come è stato? Lungo, sempre, intenso, perché son successe tante cose. Ora siamo a questo punto, ora faccio parte da diversi anni di questo gruppo. Siamo stati ambiziosi, la mentalità è questa e fa male uscire anche se il campo parla, la Serbia ha meritato di vincere. Abbiamo combattuto, questo è un punto di partenza, ci dispiace.”

L’Italia riparte da qui, da una buona prova, che non è bastata per vincere contro una squadra, la Serbia troppo talentuoso, troppo più squadra, troppo compatta, che togli la linea da tre punti a Belinelli, che non riesce ad incidere. Ci provano gli azzurri di Datome fino alla fine, il capitano è l’ultimo a mollare, a gettare la spugna ma alla fine il divario è troppo ampio. Serbia alle semifinali, Italia a casa.