Veni, vidi, Virtus

Impossibile non ripensare a dieci anni fa. Lo zenit della Virtus post fallimento, mentre quel 4 maggio 2016 ne è stato il nadir.

Una Virtus targata Vidivici, e che ora invece è stata “Veni, vidi, vici” nella A2 chiusa ieri sera. Corsi e ricorsi storici, che ci hanno accompagnato fin qui e che qui mettono radici.

Virtus vince 3-0 una serie di finale mentre dieci anni con lo stesso punteggio prima l’aveva persa, e nella A per la prima volta senza una bolognese tra le sue fila Milano è stata inaspettatamente sconfitta da una squadra bianconera in semifinale.

Aggiungete lo scudetto di Pianigiani al debutto nel nuovo campionato (allora italiano, oggi israeliano).

Il delitto perfetto.

A2 velocità

È stata una Virtus a due marce, quella che nell’ottobre del 2016 ha iniziato un torneo inusuale per la sua storia. È stata, da allora, gagliarda in casa ma timida in trasferta.

La sensazione diffusa era che il blasone e il fattore Unipol Arena non sarebbero bastati nella bagarre playoff, che certe pause mentali sarebbero state punite e che fosse necessaria altra determinazione. Tanto più che le tende sarebbero state spostate al PalaDozza.

Sensazione giusta, ma ribaltata: le pause sono state punite in casa ma la ferocia in trasferta le ha compensate.

A due velocità, ma anche a facce: munifica in attacco sempre ma fastidiosa in difesa quando contava.

Coach Ramagli, scelto in persona da Bucci e su cui ombreggiava più di qualche dubbio, è stato un magnifico pompiere, come solo un altro livornese in bianconero ha saputo fare, da quando si è seduto sulla panchina calcisticamente più importante d’Italia.

Ramagli ha tenuto calmo tutto l’ambiente quando si vinceva e quando si perdeva, ha sempre fatto autocritica, ha spostato i meriti da sé ai giocatori e i demeriti sul gruppo.

Il tutto serenamente, pacatamente, come avrebbe detto Crozza imitando Veltroni, uno che il basket ha dimostrato di amarlo.

Non è da sottovalutare: se la Virtus è tornata lì, gran parte del merito lo deve a questa depressurizzazione.

Il caffè mi rende ambizioso

Qualche tempo fa, a microfoni spenti di un’emittente locale l’azionista di maggioranza Zanetti ha detto che nel giro di tre-quattro anni l’intenzione è portare la Virtus in finale scudetto contro Milano spendendo un terzo.

Non che quest’ultimo punto sia difficile, ghignerà qualcuno, ma nella realtà ciò significa l’ambizione di riportare la V nera dove la sua tradizione la obbliga a stare, a creare nuovi fasti piuttosto che vivere in quelli del passato.

Zanetti è uomo determinato e dalle idee chiare, e il suo arrivo, favorito da Pietro Basciano, ha portato nuova linfa nel management bianconero.

Zanetti, Baraldi, Bucci, Trovato: il Rinascimento Virtussino è nato anzitutto nelle segrete stanze di via dell’Arcoveggio, e si è dipanato poi nella scelta di uno staff tecnico adeguato e di una squadra competitiva.

Ecco, la squadra. Arrivati fin qui ci siamo accorti che non abbiano ancora parlato dei protagonisti in maglia bianconera, che in fondo sono quelli che il campionato lo hanno vinto sul campo.

Gentile è stato l’incarnazione della Virtus, è arrivato e ha vinto. Spissu ha fulminato, Umeh ha trascinato, Lawson ha tracimato, Ndoja ha sofferto e poi dimostrato quanto valeva.

Rosselli ha spostato quanto LeBron sposta in NBA (no, non è enfasi), Spizzichini ha messo il suo quando serviva.

Michelori e Bruttini hanno fatto preziosissima legna, mentre Pajola, Penna Petrovic e Oxilia altrettanto preziosissima esperienza.

I protagonisti sono stati questi, quali saranno in A è ancora tutto da definire.

Certo, ora guardare al futuro con queste premesse dà più fiducia.

Virtus Bologna-Trieste: la disfida di Basket City

Gli incroci del destino a volte sono veramente buffi, quando si parla di basket poi diventano addirittura comici. In serie A una squadra bianconera di una città che ha sempre adorato la pallavolo si gioca lo scudetto allenata da un coach pugliese transitato da Bologna.

Affronta una veneziana che gioca a Mestre allenata da un livornese.

In A2, un altro livornese allena una squadra bianconera bolognese e punta alla promozione contro una squadra triestina allenata da un mestrino. 

Che, per non farsi mancare nulla, in semifinale ha eliminato una bolognese allenata da un triestino. “È il basket, bellezza”.

VIRTUS BOLOGNA

L’annus horribilis della Virtus è a tre partite non solo dalla conclusione, ma anche dalla vera e propria redenzione. Pensare a un anno fa provoca sudori freddi o sospiri di sollievo a seconda che siate pessimisti oppure ottimisti.

Tutti colpevoli, tutti sotto accusa. Serviva qualcuno che ristabilisse la rotta che portasse sicurezza, raziocinio e serenità. Alla prima ci ha pensato Alberto Bucci, al secondo ha provveduto Julio Trovato, la terza è arrivata con Alessandro Ramagli.

I BTR sono una boy band attiva dal 2009, il cui acronimo sta per “Big Time Rush”. Un po’ come quella che la BTR virtussina (Bucci-Trovato-Ramagli, appunto) ha dovuto correre, per forza. 

Una stagione soddisfacente, condita di molti picchi alti e qualche picco, che aveva risvegliato gli animi più inclini al pensiero negativo.

Ma se i bianconeri sono arrivati qui, a giocarsi l’immediato ritorno in serie A (che non aveva mai visto un campionato senza almeno una bolognese al via) lo devono per gran parte al loro tris d’assi.

Senza di loro, guardati con bontà dal proprietario Zanetti, probabilmente la Virtus avrebbe intrapreso un cammino di risalita più lungo. 

 TRIESTE

Alle porte di Trieste la leggenda dice che è stato messo un cartello con scritto “Trieste Basket City”. Non possiamo provarlo, dato che il quasi onnisciente Google Maps stavolta è missing in action. 

Nel caso, saremmo felici se qualche lettore colmasse la lacuna. Il fatto che lo stesso epiteto sia da sempre assegnato agli avversari felsinei, comunque, dà l’idea del livello di attesa che il match potrebbe regalare.

L’antipasto è già stato servito: Trieste ha fatto valere il fattore campo e ha steso la Fortitudo, perdendo gara-4 nonostante stesse per vincerla. 

Cavaliero ha giocato da americano, Green e Parks da americani di media-Eurolega/bassa NBA, Da Ros da uno che è stato morso da un ragno radioattivo.

Trieste ha, come l’avversaria, tutto per andare in A: rotazioni profonde, punti nelle mani, cattiveria agonistica. E per il percorso fatto dal 2004 in qua, se lo meriterebbe pure.  

Probabilmente assisteremo al meglio che il basket italiano ha da offrire per il 2016/2017. Mica male, per quella che dovrebbe essere una seconda categoria.

Alma Trieste – Fortitudo Bologna: che le semifinali abbiano inizio

Siamo al rush conclusivo: semifinali di A2 2016/17. La posta in palio è altissima ed è vietato sbagliare perché la crudele formula del secondo maggiore campionato italiano prevede solamente una promozione in A1.
Più che di semifinali è corretto parlare di ‘Final Four‘ perché le due bolognesi con Trieste e Ravenna si giocheranno il tutto e per tutto negli ultimi due turni.
L’attesa e la curiosità è tanta e non ci resta che vedere cosa ci troveremo di fronte alla sfida – più incerta che mai – tra Fortitudo Bologna e Alma Trieste.
Si affrontano due città dove l’amore per la palla a spicchi raggiunge culmini inarrivabili in Italia.

QUI ALMA TRIESTE

Pecile e Cavaliero, due uomini d'esperienza dell'Alma Trieste
Pecile e Cavaliero, due uomini d’esperienza dell’Alma Trieste

L’Alma Trieste, secondo i pronostici, parte leggermente favorita sui rivali bolognesi.
La squadra di Eugenio Dalmasson per ora ha percorso una strada – abbastanza – facile, ma non senza insidie.
Infatti i giuliani hanno dovuto giocarsi gara5 al primo turno con Treviglio e gara4 al secondo con Tortona, due avversarie valide ma non irresistibili.
Trieste ha una squadra completa e ben strutturata. L’esperienza del gruppo degli italiani (Cittadini, Pecile, Prandin e Da Ros) si compensa alla perfezione con il dinamismo e la freschezza dei due americani (Green e Parks).
Non mancano inoltre giovani, ma con carattere e carisma per giocare a questi livelli (Bossi, Baldasso, Coronica).
Per concludere la descrizione del roster, non possiamo non citare Daniele Cavaliero acquistato dalla squadra friulana proprio per i playoffs.
Cavaliero si è calato perfettamente nella realtà di Trieste (dove per altro era già stato) e si è letteralmente preso la squadra sulle spalle, mascherando dunque l’assenza per infortunio di Green.
I triestini partono favoriti, oltre che per il roster lungo e d’esperienza, anche per il fattore campo favorevole.
I biancorossi infatti giocheranno al PalaRubini l’eventuale gara5. Cosa da non sottovalutare se consideriamo che i ragazzi di Dalmasson davanti al loro pubblico hanno fallito solo una volta, la prima di campionato contro Treviso.

QUI FORTITUDO BOLOGNA

La Fortitudo è sempre la Fortitudo. Quando arriva ai playoffs la squadra di Matteo Boniciolli sembra proprio cambiare marcia rispetto alla regular season.
Dopo il 3-1 contro Agrigento nel primo turno, ne arriva un altro con la ben più prestigiosa Treviso.
Se Trieste è forte in casa allora l’Aquila ha violato per ben due volte il PalaVerde trevigiano.
I felsinei sono in grande forma. Se c’erano dubbi sulla tenuta fisica di alcuni giocatori, forse ora è meglio rimangiarseli tutti: sugli scudi infatti c’è il capitano trascinatore Stefano Mancinelli.

Bellissima panoramica del PalaDozza: basterà per intimorire l'Alma Trieste?
Bellissima panoramica del PalaDozza

Oltre al “Mancio” (come promesso ad alcuni tifosi avrebbe iniziato a schiacciare a partire dai playoffs) i due americani – Alex Legion e Justin Knox – stanno ben figurando.
Ma l’ossatura italiana è quella che sta facendo fare il vero salto in più: i due giovani Leonardo Candi e Michele Ruzzier in cabina di regia sembrano due veterani, Daniele Cinciarini non ha bisogno di particolari descrizioni, Luca Campogrande è diventato una pedina fondamentale per coach Boniciolli e anche Matteo Montano è stato l’MVP in gara2 contro Treviso.
Per concludere, minuti importanti li giocano anche Luca Gandini che lotta e getta il cuore oltre l’ostacolo ad ogni possesso, Nazzareno Italiano e Davide Raucci.
Insomma il roster è completo e lunghissimo.
La Fortitudo dovrà continuare con l’intensità difensiva (sarà importante tenere l’uno-contro-uno sugli americani triestini) e le buone letture offensive che hanno mostrato nei primi due turni: dove aveva un vantaggio, per ora, la Effe l’ha sfruttato.
Sarà costretta a vincere almeno una gara al PalaRubini, non sarà per nulla facile, ma l’Aquila ha le potenzialità per farlo.

Gli upgrade Virtus e i pronostici di Ravenna

Quello che intercorre tra Bologna e Ravenna è un legame strano. Da Piazza di Porta Ravegnana, sotto le Due Torri, parte la via che porta direttamente alla capitale italiana dell’epoca bizantini.

O c’è quel Dante Alighieri, che risedette nella Dotta per un po’ dopo la cacciata dalla natia Firenze, per poi passare i suoi ultimi anni a Ravenna.

Sportivamente magari non saremo a questi vertiginosi livelli, ma se consideriamo i giallorossi hanno due elementi fondamentali targati Virtus, possiamo coglierne una sorta di eredità.

QUI VIRTUS BOLOGNA

La Virtus da qui alla fine della stagione può divertirsi a fare la parte del domatore di leoni. Hanno lasciato il palco Treviso e Biella, le prime classificate dei rispettivi gironi.

La serie contro Roseto ha rinvigorito gli animi. Lo scivolone casalingo di due settimane fa è stato prontamente recuperato con un +28 nel turno successivo, e poi sono arrivati i sigilli in Abruzzo.

Intendiamoci, nessuno ha “giocato in ciabatte”, come dicono oggi quelli che fanno finta di intendersene o che pensano di essere originali.

Roseto ha costretto i bianconeri a guardarsi dentro, a trovare forze e spirito che in stagione regolare erano stati mostrati solo a tratti.

Umeh per tre gare ne ha imbroccate pochissime, ma è stato lucido quando contava. Rosselli si è dimostrato il LeBron toscano della V nera.

Contro di lui è difficilissimo difendere e attaccare, perché a questi livelli la sua taglia fisica e la sua bidimensionalità sono due fattori determinanti.

Gentile sembra che giochi in questa squadra addirittura dal 2015, l’ultima volta che la Virtus fece i playoff in A.

Sulla sponda bianconera dell’antica Felsina, si spera che questa volta per accedere a tutti questi upgrade non sia necessario passare attraverso una sconfitta.

QUI RAVENNA

Se c’è una squadra che ha costretto a rimangiarsi tutti i pronostici con la stessa rabbia con cui Rockerduck digeriva le sue bombette, questa è Ravenna.

“Non dura”, si diceva quando viaggiava a vele spiegate. Sta durando tutt’oggi. “Esce contro Verona”. Regolata 3-0.

Scetticismo che peraltro faceva seguito a quello dell’estate scorsa, quando le ambizioni romagnole non erano state prese sul serio.

Invece la miscela sta pagando ottimi dividendi. Tambone è un play che alterna rottura e struttura, Masciadri un’ala polivalente, Sgorbati un realizzatore efficace, Smith e Chiumenti presenze fondamentali sotto le plance.

Sabatini sta andando ben oltre le attese da secondo play/prima guardia, così come Crusca, uno scooter che quando si accende lascia dietro parecchi danni nelle retroguardie avversarie.

L’assenza di Marks sta venendo compensata nel modo migliore. La rotazione varia tra i sette e gli otto uomini a seconda delle partite ha due facce: è chiara o corta, a seconda di come la si guarda.

Nell’ambiente Orasì la speranza è che tanto basti per fare qualche scherzo alla Virtus.

Trieste-Derthona, destino segnato o sognato?

Caro amico, chi si rivede! Luca Garri e Alessandro Cittadini, una vita sportiva fa, si giocarono il posto per Atene 2004. Il lungo perugino era stato il centro dell’Italia di bronzo in Svezia, Garri veniva una stagione super a Biella.

Vinse quest’ultimo, maggiormente in grado di essere un back-up di Galanda e contemporaneamente di oscurare le plance. Come andò, lo sappiamo.

Trieste-Derthona non è solo il ricordo degli Azzurri che furono, sperando che tornino ad esserlo. È anche una sfida tra du sorprese.

Una piazza storica caduta in disgrazia (nel 2004…) e una bella realtà di provincia, l’unica sopravvissuta del girone Ovest. Entrambe piacevoli novità, verosimilmente però votate al martirio perché chi uscirà da qui dovrà vedersela con una tra Treviso e Fortitudo.

Nel basket, però, non si può mai dire.

QUI DERTHONA

“Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguire virtute e canoscenza”. Ce lo immaginiamo Demis Cavina-Ulisse mentre sprona i suoi un po’ più in là, verso la qualificazione che per le squadre occidentali è stata una coppia di Colonne d’Ercole.

Che, ironia della sorte, sono poste proprio ad ovest di Roma, caput mundi quando quelle righe furono vergate.

Ecco allora che, al virtuale richiamo del proprio comandante, tutti remano nella stessa direzione: il Cosey concreto, il Mascherpa rampante, il Ricci (quello più scafato) pirotecnico, il Greene on fire ma non sempre dotato del raziocinio dell’omonimo quarterback David.

Derthona è l’espressione di un territorio che sta riscoprendo il basket di alto livello.

Non svegliatemi. Per favore, no”.

QUI TRIESTE

Ce ne ha impiegata una in più, Trieste, rispetto a quelli che potevano essere i nostri pronostici. Onore a Treviglio, squadra ultravera che se ne frega del pedigree differente tra le due compagini e tiene a 77.5 in casa i giuliani.

Un’impresa, letteralmente, considerando che Trieste aveva segnato 88 punti alla prima uscita e 94 alla seconda. Invece Trieste ha dovuto sudare per portare a casa la contesa.

Di più: che a un quarto dalla conclusione della quinta partita e quindi della serie, erano i lombardi ad essere avanti.

Poi ci hanno pensato i soliti noti: Cavaliero e Green in primis, poi Da Ros, Parks e Bossi con i suoi intangibles.

Treviso Basket-Fortitudo Bologna: secondo atto al via

In un battibaleno siamo giunti già al secondo turno, nonché i quarti di finale, dei playoffs del campionato A2 italiano di basket.
Si entra dunque nel vivo della competizione e ora le squadre rimaste in gara (c’è una netta prevalenza di compagini del girone est) cominciano ad essere davvero le vere candidate all’unica promozione alla categoria superiore.
Tra queste ci sono, senza ombra di dubbio, la Fortitudo Bologna e l’Universo Treviso Basket, rispettivamente quinta e prima della classe.
Le due rivali storiche anche nel 2016 si sono affrontate e ad avere la meglio sono stati i felsinei con un convincente 3-1.
Quest’anno l’esito sarà uguale a quello della passata stagione? Non ci resta che scoprirlo.

QUI TREVISO

L’Universo Treviso Basket si presenta all’appuntamento come favorita. I favori del pronostico sono dovuti solamente al fatto che – per il terzo anno consecutivo – i trevigiani si sono qualificati al primo posto nella stagione regolare.
La squadra allenata da coach Stefano Pillastrini nel precedente turno ha spazzato via, senza faticare troppo, la Lighthouse Trapani con un netto 3 a 0.
La De Longhi ha un roster lungo e completo. Prima dell’inizio dei playoffs, a Jesse Perry e Zoltan Perl, ha aggiunto uno ‘straniero di scorta’ Tomislav Gabric.
I trevigiani tra le loro fila annoverano giocatori giovani ed esperti, ma anche i più “piccoli” conoscono molto bene la categoria.
In cabina di regia infatti abbiamo Davide Moretti (1998), figlio di Paolo, e Matteo Fantinelli (1993).
Sotto le plance, per concludere il quintetto, c’è il lungo di 2.11 Andrea Ancelotti.
Dalla panchina si alzano Andrea Saccaggi, Tommaso Rinaldi, Dorde Malbasa, Matteo Negri e Andrea La Torre: il mix tra freschezza ed esperienza è abbastanza chiaro.
Treviso proverà a rifarsi dall’anno scorso e per farlo avrà bisogno di tutti gli effettivi al top della condizione: il -30 di fine gennaio è ancora ben impresso nella testa di coach Pilla e staff.

QUI FORTITUDO BOLOGNA

La Fortitudo Bologna si approccia ai playoffs al massimo della forma fisica e mentale possibile.
Come esattamente un anno fa, i bolognesi sembrano poter fare la voce grossa quando è il momento di farla.
La Kontatto ha passato il primo turno con un buon 3-1 su Agrigento.
Dopo lo schiaffo di gara1 in cui la Fortitudo ha subito la bellezza di 100 punti, non si è più fermata e ha dominato le restanti tre partite.

Leonardo Candi

Il nuovo innesto, Daniele Cinciarini, si è integrato perfettamente nelle rotazioni di coach Matteo Boniciolli realizzando una media di quasi 10 punti a partita.
Il ‘Cincia’ assieme a Stefano Mancinelli dà al roster emiliano quell’esperienza che spesso era mancata in regular season per chiudere gli incontri senza patemi finali.
I due americani, Alex Legion e Justin Knox, hanno fatto il loro dovere senza strafare, mentre l’apporto degli altri italiani (Candi, Ruzzier, Italiano, Montano, Raucci e Gandini) è stato discreto.
Se dobbiamo fare un nome di uno che ha fatto la differenza allora avanziamo quello di Luca Campogrande che è stato uno dei migliori, se non il migliore, su entrambi i lati del campo.
La Fortitudo Bologna vuole ripetersi e continuare la marcia verso la tanto voluta promozione.

Intervista a Stefano Gentile: “Ora la Virtus, poi l’Italia”

Abbiamo intervistato Stefano Gentile, play passato recentemente dalla Pallacanestro Reggiana alla Virtus Bologna.

Ciao Stefano. Ci racconti i primi tempi alla Virtus Bologna?

Mi trovo molto bene. Sono arrivato, e subito c’erano da giocare i playoff, per cui i tempi erano compressi. Società, staff, compagni e pubblico si sono subito impegnati a mettermi a mio agio.

Finora, che differenze noti tra il campionato di A e quello di A2?

Beh, in quello di A2 ci sono meno stranieri, e dunque ha di sicuro un tasso di fisicità meno elevato. Allo tempo, però, ho trovato qualità di base più alta: c’è una sorta di cultura comune di gioco.

E la maglia azzurra?

Quella se verrà sarà una bella gioia, ora non ci penso e mi concentro solo sulla Virtus.

Ravenna-Verona: la sfida che non ti aspetti

Sette giorni fa pronosticare un quarto di finale Ravenna-Verona sarebbe stato quasi utopia.

In quel di Biella ancora si chiedono se la mattina post Gara-5 fosse un incubo oppure la triste realtà. E’ infatti stato un vero e proprio suicidio quello dell’Angelico capace di farsi rimontare dopo le prime due gare dominate in lungo e in largo.

QUI VERONA

L’impresa di Verona acquista maggior valore se, considerato che fino alla decisiva gara 5, nessuno era mai stato in grado di espugnare il Pala Lauretana in questa stagione. Oltre ai demeriti dei piemontesi che si sono smarriti davanti all’enorme pressione, sono da sottolineare tutti i pregi della prestazione della Scaligera che senza niente da perdere è andata a disputare la migliore settimana dei suoi recenti anni nella seconda lega.

Dopo due anni di cocenti delusioni ai playoff, proprio quando il pronostico pendeva a proprio sfavore, gli Scaligeri hanno sfoderato tre brillanti prestazioni grazie al talento di Portannesse e Robinson supportato da un eccellente difesa che ha fortemente limitato il miglior duo USA di tutta la Lega.

Il percorso dei veneti verso la promozione, che continua tutt’ora ad apparire un miraggio, avrà come prossimo ostacolo Ravenna. I romagnoli hanno chiuso la pratica al primo turno già in gara 4, riuscendo nella difficile impresa di espugnare il Pala Tiziano. Anche per loro si tratta di una qualificazione tutt’altro che scontata vista l’esperienza e la continuità del club capitolino nel disputare serie play-off.

QUI RAVENNA

Il fattore campo sarà a favore di Ravenna che ha chiuso al quarto posto la stagione regolare, in cui nello scontro diretto coi veneti si è imposta in casa senza riuscire però ad espugnare il palazzetto veronese.

Per indisponibilità del Pala DeAndrè Ravenna sarà costretta a disputare i match casalinghi nella non lontana Faenza, aspetto che potrebbe sfavorire la squadra di Coach Martino privata del solito calore del suo pubblico.

Se questo fattore potrebbe privilegiare la Scaligera, i veronesi dovranno però scendere in campo dopo soli pochi giorni dal termine della serie-maratona contro Biella.

Gara 5 ha portato un immenso dispendio di energie fisiche e mentali ai veneti che hanno dovuto disputare anche un fondamentale over-time. La fatica e l’appagamento per aver eliminato una delle favorite potrebbe parzialmente compromettere l’impatto su questa serie .

Un successo della OraSì in gara 1 appare dunque tutt’altro che improbabile, difficile però che il proseguo della serie tenda nettamente a favore dei Romagnoli. Coach Dalmonte riesce sempre a trovare soluzioni tattiche per limitare il talento offensivo dei terminali avversari.

Sicuramente il corso della serie e la maggiore conoscenza della coppia Smith-Marks favorirà le letture di Dalmonte e permetterà di trovare i giusti accorgimenti tattici. Si preannuncia una serie lunga ed equilibrata. Parola al campo dunque per dirci chi alla fine approderà tra le migliori quattro del torneo.

 

Virtus Bologna: Roseto senza spine?

“Ma le rose senza spine vanno a batterie?” era uno dei divertenti giochi di parole che chi scrive si porta dietro dalla gioventù, da quella che sembra un’altra epoca. Così, anche la Virtus deve chiedersi se Roseto sia senza spine o vada a batterie.

Non è una domanda scontata, e non ha una risposta prevedibile.

QUI VIRTUS BOLOGNA

Stranamente, il miglior acquisto della Segafredo in vista dei playoff non è stato Stefano Gentile. È stato Klaudio Ndoja.

Intendiamoci, il play della Nazionale ha fatto vedere di che pasta è fatto. Non c’è dubbio che il suo apporto sia stato un upgrade: ha taglia fisica, raziocinio, esperienza.

Tuttavia, è stato la voce narranti di “La morte è certa, la vita no” a portare una dimensione in più ai bianconeri. Quella bidimensionalità di lungo che si apre, da 4 tattico.

Avrebbe potuto essere un fattore fin da inizio stagione, invece il sfortune hanno tenuto fuori il lungo italo-albanese. Che comunque in quattro partite di post season finora ha scritto 10.8 di media.

Quello che ha fatto, per dire, Rosselli, che con Nodja forma una coppia di ali compatibili e complementari.

Da lì si innestano Lawson lungo moderno o Michelori lungo antico, Umeh realizzatore completo o Spizzichini di rottura.

Se la Virtus vuole volare, dovrà ali robuste.

QUI ROSETO

L’Abruzzo è una terra che ama il basket. Teramo, Roseto, ma anche Chieti, Ortona, Pescara quando c’era.

Forse per questo, per questa tradizione che nella maggior parte dei casi comporta competenza, gli squali abruzzesi non sono una squadra che vive e muore con i suoi americani.

Intendiamoci: Smith segna pur sempre un terzo dei punti della squadra. Poi però dietro ci sono Fultz e Amoroso: due ex-nazionali, che conoscono la categoria, che hanno usano l’età come tempo a favore e non a sfavore.

Il primo un passato in Fortitudo suo padre fu stella Virtus negli anni Settanta, mentre Amoroso ha giocato su entrambe le sponde in tempi e momenti societari diversi.

Piazza e Casagrande ancora non hanno passato i trenta, ma sono ugualmente due soldati di tante battaglie.

Roseto ha una rotazione ristretta e questo può essere una moneta a due facce: la certezza del turn over o il rischio di asfissia.

Un pre-derby, nel caso.

Playoff A2: Cosa ci dicono Gara 1 e Gara 2?

Pronti, via. Dopo meno di 5 giorni di playoff è già tempo dei primi bilanci.

Gara 3 è dietro l’angolo e per qualcuno una sconfitta può significare un addio precoce ai sogni promozione. Per i più fortunati invece il terzo successo nella serie garantirebbe prezioso riposo in vista della prossimo turno.

LE CONFERME

Ai nastri di partenza stranamente non stentano le favorite. Treviso e Biella hanno già l’occasione di chiudere la serie in gara 3 e per i valori visti in campo sembra tutto tranne che impossibile. L’ostacolo potrebbe essere solo la stanchezza fisica dovuta anche agli impegni molto ravvicinati. Le differenze nel gioco e nel roster sono onestamente troppo ampi per poter essere colmate in così breve tempo, forse solo l’aiuto del proprio pubblico potrebbe riaprire almeno una delle due serie.

Limitandosi al divario espresso dal punteggio finale di gara 1 e 2, l’equilibrio non sembra essere mancato nelle quattro sfide; in realtà le squadre di casa hanno dimostrato di poter gestire tranquillamente l’avversario, limitandone le folate offensive ed i break, per poi emergere nelle situazioni di gioco realmente importanti  dove con lucidità ed esperienza sono riuscite  chiudere la pratica senza troppa sofferenza.

Esempio lampante è la doppia sfida del Pala Verde: Treviso in gara 1 ha condotto la primo all’ultimo minuto di gioco senza però mai sforare la singola cifra di vantaggio; 48 ore dopo ha lasciato sfogare Trapani nei primi 30 minuti di gara per poi prendere il timone e guidare saldamente fino all’ultima serena.

Gli Scaligeri hanno invece sofferto esageratamente il duo americano di Biella (31 in gara 1 per Hall, 26 in Gara 2 per Ferguson). La ricetta di guarigione per la difesa veneta potrebbe essere somministrata dal Dott. Luca Dalmonte, specialista, in soluzioni difensive.

LE SORPRESE

Assolutamente inaspettate invece le roboanti performance casalinghe di Tortona, Trieste e Ravenna. Quest’ultima è riuscita a soffrire e non mollare la spina, anche durante un supplementare, contro una Virtus Roma che, seppur con altri roster, è sempre stata abituata a disputare gare di questo livello e che ha, nel vincere spesso anche lontano dal PalaTiziano, una delle chiavi di questa stagione.

A Tortona e Trieste spettava un compito, solo apparentemente, più facile; Treviglio e Mantova, nonostante il buio che le hanno accompagnate negli ultimi periodi, vantano un roster pregevole e che probabilmente consentirà di riaprire la serie disputando almeno gara 4. E’ logico che, dopo un avvio di stagione di ottime speranze, abbandonare la nave dai playoff così presto sarebbe davvero un grosso peccato per le due compagini.

LE DELUSIONI

Se ci sono due lombarde che piangono, sono in buona compagnia: anche Legnano ha da recriminare. Dopo aver perso solo due gare su 16 in tutta la Regular Season, ha visto il Pala Borsani violato alla prima occasione da Roseto, squadra che non fa di certo delle prestazioni in trasferta la sua forza. Dopo tre quarti di assoluto controllo, il-8 del quarto è stato fatale per la partita e, probababilmente, anche per la serie, tra due squadre, che fanno del loro palazzetto il loro punto di forza. L’immediato di riscatto di gara 2 potrebbe non bastare. 

Ultime, ma non per importanza, le più grande delusioni, di questo primo turno: le due bolognesi

Il risultato di 1-1 le accomuna, il modo in cui però è maturato no. Se per la Fortitudo si può parlare di bicchiere mezzo pieno vista la capacità di ribaltare il fattore campo contro una squadra che sfodera sempre nei playoff il miglior basket della stagione; la Virtus si è letteralmente suicidata dispuntando due disastrosi finali di partita che l’hanno condannata ad una clamorosa sconfitta in gara 2.

Dopo i troppi, ed esagerati, reclami che hanno preceduto i play-off delle squadre emiliane ci si aspettava bene altro da entrambe le compagini. La F appena sbarcata, nella così tanta bistrattata Agrigento, è stata surclassata dai siciliani in Gara 1, la Virtus evidentemente no ha ancora assorbito il salto di categoria e va spesso in difficoltà contro squadre che sono solite militare nella serie cadetta come la Junior Casale.

Il campo ha dimostrato dunque che il talento da solo non basta. Ramagli e Boniccioli sono forse le persone più adatte a farlo capire. Il tempo che hanno però, comincia a stringere.

 

 

 

 

Ravenna-Roma, scontro capitale

Quello tra Roma e Ravenna è un incontro particolare. Mette di fronte città che sono state capitali dell’Impero Romano, anche se la seconda la fu solo di quello Occidentale. Poi perché hanno un patrimonio artistico e culturale davvero smisurato.

A cui potremmo aggiungere anche il basket, senza paura di commettere blasfemia. La palla a spicchi è, d’altronde, arte in movimento.

QUI RAVENNA

Se l’è giocata bene, la compagine romagnola. La scelta estiva di Gherardo Sabatini nella scelta leoni in luogo della Virtus Bologna in cui era cresciuto aveva destato perplessità.

Ci aveva visto lungo, alla fine. Perché Ravenna ha disputato un campionato memorabile. Sempre nelle prime posizioni, sempre solida.

Ha pescato bene i due americani, Marks realizzatore continuo a Derthona e il confermato Taylor Smith sotto canestro. Poi ha puntellato dove serviva.

Ha ripreso Tambone, che sarà ex di turno essendo cresciuto nelle giovanili della Virtus Roma. Si è messa ulteriormente a posto sotto le plance con Chiumenti.

Ha tolto qualcosa a Masciadri ma solo per lanciare in pianta stabile il talento ventenne di Giacomo Sgorbati, l’anno scorso tra Imola e San Lazzaro.

E ha segnalato a tutti che coach il talento di coach Antimo Martino, altro ex: ha diretto nelle giovanili e dal 2007 al 2014 è stato vice della prima squadra.

Gente come Repesa, Boniciolli, Lardo, Calvani e Dalmonte, tra gli altri. Ha imparato l’arte, e la sta mettendo da parte.

QUI ROMA

I romani erano quelli di “In medio stat virtus”. Il significato era abbastanza chiaro: gli estremismi fanno male, la giusta via è il compromesso.

La Pallacanestro Virtus Roma ha però concretizzato questo proverbio nella propria classifica: lontano sia dalle ultime posizioni e mai troppo vicina alle prime, alla fine è riuscita a qualificarsi per la post season.

Anthony e Raffa hanno cantato e portato la croce, Chessa ha portato la sua rapidità, Maresca l’esperienza, Landi la fisicità.

Baldasso a diciannove anni ha giocato 21.7 minuti a partita, benone per lui e per la PMS Moncalieri che ne detiene il cartellino. Tutte le parti in causa saranno contente.

Corbani, dopo il via vai della scorsa stagione, ha dato stabilità alla panchina giallorossa. Ci voleva, anche per lui che era stato travolto dal tornado-Gerasimenko.

Essere arrivati fin qui, per la Virtus Roma, è stato un successo. Molte scommesse sono state vinte, molte altre sono da vincere.

Ravenna si augurano sia la prima di queste.

Biella-Verona: piemontesi a caccia di conferme!

Il clima in Piemonte è quello delle grandi occasioni; l’attesa e la speranza del ritorno in A1 occupano la mente dei tifosi biellesi. E non potrebbe essere diversamente vista l’eccellente regular season disputata dalla squadra di Carrea: una delle migliori in assoluto nella storia del campionato di serie A2 con solo sei sconfitte in trenta partite disputate.

E’ risaputo infatti che nella serie cadetta, non solo della pallacanestro, solitamente regna sovrano l’equilibrio e difficilmente il distacco in classifica tra la prima e le inseguitrici supera i 4 punti. Un po’ per la difficoltà ad imporsi in trasferta, un po’ per l’equilibrio tra i vari roster, è molto raro che si verifichi un cammino simile a quello percorso in Regular Season dalla Angelico, autentica schiacciasassi del girone Ovest.

Biella invece, stravolgendo tutti i pronostici, è riuscita non solo a dominare il campionato chiudendo ad un eloquente + 10 dalla terza forza del campionato Legnano, ma ha conquistato l’accesso automatico ai playoff circa due mesi prima circa dell’ultima giornata di campionato.

Una performance del genere non fa altro che porla come candidata assoluta alla promozione nella massima serie, specialmente se in totale ha ottenuto più punti anche delle ben più quotate squadre del girone Est.

Ad inizio anno la squadra non figurava sicuramente tra le favorite del girone Ovest, né tantomeno il suo approdo ai playoff era dato per certo vista anche la disastrosa annata precedente, caratterizzata dal gravissimo infortunio della stella della squadra Mike Hall. E’ stata però proprio la scorsa stagione a porre le radici per i successi odierni.

Il roster della squadra piemontese ha infatti le stesse basi dello scorso anno: i due americani, scelta alquanto strana per il campionato di A2, sono stati confermati per due anni di fila. L’infortunio di Hall e la deludente annata di Ferguson non li hanno resi appetibili a contratti più ricchi, così, su scelta ben precisa di Coach Carrea si è deciso di costruire il resto della squadra intorno ai due USA, ormai ben integrati nella pallacanestro italiana. Di conseguenza sono stati scelti i giocatori italiani con le caratteristiche giuste per completare la squadra, cosa che raramente avviene in A2, dove solitamente sono gli americani provenienti da campionati esteri ad adattarsi al nucleo di italiani.

Grazie a questa compattezza e solidità il mix di giocatori scelto dallo staff tecnico dell’Angelico è stato letale per tutto il campionato concedendosi pause soltanto durante le festività di fine anno quando ha subito tre sconfitte esterne di fila.

La freschezza del giovane trio De Vico-Udom-Tessitori è stata affiancata dall’esperienza di Venuto leader assoluto in questa categoria.

Il premio a tutto ciò è stata la conquista del primo posto nel girone Ovest, che però, vista la tanto discussa formula del campionato di A2, non è significato promozione diretta in A1. Anzi, l’accoppiamento del primo turno dei playoff non è stato cosi benevolo: al Laureatana Forum farà infatti visita la Tezenis Verona, reduce dall’ ennesima traballata stagione. Al contrario dei Biellesi, i veneti da qualche anno partono sempre con molte aspettative, ma, sembra non si siano ancora ripresi dalla batosta psicologica di due anni fa, quando dopo una Regular Season favolosa vennero eliminati ai playoff dalla sorprendente Agrigento di Coach Ciani.

Questa stagione si è contraddistinta per la mancata continuità di risultati che hanno portato all’esonero dopo meno di due mesi di Coach Fabrizio Frates. Attenzione però alla capacità dei veronesi di esprimersi al meglio contro le grandi squadre, salvo spegnersi poi contro avversari destinati alle parti più basse della classifica. Le vittorie contro le due Bolognesi, Mantova e al Palaverde ne sono la dimostrazione. I playoff proiettano Verona a disputare nuovamente queste grandi sfide. La mentalità e l’esperienza di Coach Dalmonte, abituato a calcare questi palcoscenici tra nazionale, Pesaro e Virtus Roma potrebbe essere l’arma in più per fermare la cavalcata di Biella.

La voglia di riscatto di Dawan Robinson e quella di esplodere di Tote’ e Amato unite alla grinta di Diliegro e Boscagnin potrebbe anche sovvertire il pronostico.

Serie che, quindi, non pare già chiusa ancora prima di cominciare.

Come finisce? 3-1 per Biella sembrebbe un risultato plausibile ma attenzione alle sorprese … a Verona dopo il campionato di 2 anni fa lo ricordano bene.