From The Corner #26: Gli Spurs non sono finiti

Se n’è andato anche il nasone. Sta benissimo, per carità, ma presumibilmente ha pensato che il suo fisico non potesse reggere un’altra stagione come quella NBA. Ha detto basta, ed almeno per il prossimo anno rimarrà negli States, a San Antonio, che a parte non esserci veramente nulla rispetto al resto del Texas, non è un posto dove ci si sta male. Ginobili ha detto basta e dopo l’addio di Duncan e la partenza di Parker e Leonard verso Charlotte e Toronto, quella dinastia Spurs è ufficialmente chiusa.

Derozan e Popovich

Resta Popovich, sia benedetto, che oltre ad essere mente e mentore di quella banda di vincenti, ne era anche un po’ il padre: Belinelli ha rimarcato più volte, anche in recentissime interviste, quanto sia incredibile il rapporto che Pop instaura con i suoi giocatori, ricordando loro che c’è una vita fuori dai 28 metri di parquet. Quando Popovich andò a trovare Duncan a Saint Croix, nel lontano luglio 1997, i due partirono dal conoscersi come persona prima che come professionisti. Due anni dopo erano sul tetto del mondo cestistico. Dobbiamo dargli ragione con 5 anelli conquistati in 15 anni di storia. Soprattutto perchè non è stata una squadra che ha sfolgorato per un periodo di tempo ristretto di qualche anno, bensì con i suoi interpreti ha battuto Shaq e Kobe prima e LBJ dopo. Mica pizza e fichi.

LaMarcus Aldridge

San Antonio però non è per niente finita. Nelle foto che vengono pubblicate ritraenti il nuovo acquisto Derozan col suo nuovo allenatore si nota subito la già figura paterna del vecchio bianco col giovane Padawan, desiderioso di conoscere le vie della Forza. Aldridge ricordo che è ancora a roster, ed anche se la scelta di andarsene da Portland per San Antonio ai più non ha mai convinto a pieno, resta il tipo di giocatore che preferiresti averlo con te piuttosto che contro. Poi c’è Murray che ha sulle spalle la pressione dell’aspettativa e che si è già contraddistinto in una più che discreta stagione, nonostante tutto.

No San Antonio non è finita, come non è finito Pop e come non è finito RC Buford. I nero-argento hanno semplicemente girato pagine, o cambiato libro, se più preferite. E’ tornato anche il Beli e, notizia dell’ultima ora, è stato firmato Quincy Pondexter, giocatore che darà profondità alla panchina e proveniente da una stagione piuttosto sfortunata vistosi spesato dai Bulls dopo 23 partite giocate. Se DaJuan Blair e Dwayne Dedmon sono diventati giocatori agli Spurs, Pondexter se si allena bene può diventare titolare. Senza dimenticarci di Gasol e Gay, magari non più freschi come fiori di ciliegio ma anche il whiskey è buono invecchiato.

San Antonio è lì, sempre presente, in piena zona Playoff, magari non pretendenti al titolo, ma non credo che in molti abbiano poi tanta voglia di incontrarli nella Post-Season

Pronostici NBA: Pelicans-Rockets e altre 9 sfide

Programmazione Sky Sport NBA-Ben Simmons e Joel Embiid, le stelle dei Philadelphia 76ers

Pronostici NBA 2017-2018Pelicans-Rockets è la partita di cartello in questo venerdì Nba. Davis e Cosuins (entrambi nel team LeBron all’All Star Game), sfidano la seconda forza dell’Ovest, con un Harden ritrovato e un Paul maturo come non mai.

Cavaliers di nuovo in campo, con Lue che ha anticipato il rientro nel quintetto base di Tristan Thompson ai danni di Crowder. Gli Spurs attendono in Texas Embiid e compagni, una sfida tutt’altro che semplice. Chiude la giornata la sfida tra Suns e Knicks, in Arizona.

Con il trio Thompson,Durant e Curry che ha registrato 78 punti, Golden State si è sbarazzata nella notte dei Timberwolves, privi di Butler. Buona prova di Okc su Washington, mentre una schiacciata di Fox quasi allo scadere ha permesso ai Kings di superare Miami, in un finale tiratissimo.

I pronostici nella notte di Pelicans-Rockets

Charlotte Hornets (19-27) vs Atlanta Hawks (14-33). Sono 5 le partite di distanza per i padroni di casa dall’ottavo posto di Conference. La rimonta potrebbe essere possibile, a patto di un cambio deciso di registro. Ospiti stazionari nelle ultime posizioni, con poche cose da chiedere al resto della stagione. Quote: Hornets con totale di 210.5. Pronostico: Hornets -3.5 (1.55)

Cleveland Cavaliers (27-19) vs Indiana Pacers (26-22). In attesa di novità dal mercato, i Cavs provano a ritornare alla vittoria contro la bestia nera della stagione. LeBron è entrato nella cerchia ristretta dei giocatori oltre i 30.000 punti, ma vuole soprattutto vincere. Ospiti in buona forma con 2 vittorie consecutive. Oladipo festeggia l’ottima stagione con la convocazione alla partita delle stelle. Quote: padroni di casa con totale di 222.5. Pronostico: over 215.5 (1.48)

Toronto Raptors (32-14) vs Utah Jazz (20-28). I Canadesi, al gran completo, per continuare nella tradizione casalinga contro Utah, che non vince a Toronto dal 2012. DeRozan, nel team Curry, pronto a trascinare i suoi. Jazz con 5 partite di ritardo dall’ultimo posto ai Playoff. Le prossime partite ci diranno se la franchigia riuscirà a lottare fino in fondo oppure no. Quote: favoriti i canadesi con line di 207.5. Pronostico: under 214.5 (1.43)

Prima di Pelicans-Rockets, i Lakers

Chicago Bulls (18-30) vs Los Angeles Lakers (18-29). Due dei team più “giovani” della lega nella sfida a Chicago. Il nuovo corso dei tori sembra ben avviato, anche se le operazioni da fare in futuro saranno ancora molte. Anche i giallo-viola stanno poggiando le basi per il futuro. Riuscirà Magic ad attrarre qualche nome di rilievo in free-agency per riportare subito in alto i Lakers? Quote: favoriti i padroni di casa con line di 221.5. Pronostico: over 213.5 (1.43)

Memphis Grizzlies (17-30) vs Los Angeles Clippers (23-24). Infermerie piene per entrambi i team. Aspirazioni per i Grizzlies poche, con una stagione partita male e proseguita peggio fin qua. I velieri stanno lottando per i playoff, ma le ultime 3 sconfitte filate sono un ennesimo campanello d’allarme. Voci su Jordan lontano da Los Angeles insistenti. Quote: quote pro Clippers e totale fissato a 211.5. Pronostico: Clippers (1.66)

Milwaukee Bucks (24-22) vs Brooklyn Nets (18-30). L’esonero di Kidd ha scosso un ambiente che non stava già vivendo un momento di splendore. L’ottavo posto è il risultato minimo per questa franchigia, chiamata a crescere rispetto all’anno scorso. Bianconeri in flessione nelle ultime settimane, con in procinto alcune operazioni sul mercato, prevalentemente in uscita. Quote: favoritissimi i padroni di casa con line di 213.5. Pronostico: over 206.5 (1.47)

Eccoci al big match, Pelicans-Rockets

New Orleans Pelicans (26-21) vs Houston Rockets (34-12). La premiata ditta Davis-Cousins sta procedendo spedita verso i Playoff ( potrebbero essere i primi per l’ex-Kings). Una vittoria contro Houston farebbe alzare l’asticella. Texani che inseguono il primo posto, lontano 3 partite. Da capire la gestione di Gerlad Green, indispensabile con l’infortunio di Harden, non schierato nelle ultime partite. Quote: favorita la squadra ospite con totale di 227.5. Pronostico: Rockets (1.60)

Dallas Mavericks (16-32) vs Portland Trail Blazers (26-22). Dato che la stagione è difficilmente recuperabile, il futuro tiene banco in casa Dallas. Voci di cessione per Matthews, il che ci farebbe capire la direzione di questo finale di stagione. Ospiti che hanno fatto uno step nei confronti delle inseguitrici ai posti Playoff. A questo roster sembra mancare un rim-protector, dato che Nurkic non da garanzie di continuità nel breve e forse neanche nel lungo periodo. Quote: Blazers con totale di 208.5. Pronostico: Blazers + 2.5 (1.54)

San Antonio Spurs (32-18) vs Philadelphia 76ers (23-21). Infortuni o no, quintetti nuovi o meno, gli Spurs sono sempre al vertice. Stante l’assenza di Leonard, è la panchina che sta dando lo slancio nelle ultime partite. Il Process cerca una vittoria di prestigio per alzare ancora l’asticella. Se Ben Simmons riuscirà a costruirsi un jumper credibile in futuro, saremo di fronte ad un dominatore della lega del prossimo decennio. Quote: texani che partono con il pronostico in favore con totale di 203.5. Pronostico: over 198.5 (1.54)

Nella notte di Pelicans-Rockets, si chiude a Phoenix

Phoenix Suns (17-31) vs New York Knicks (21-28). Due franchigie in un momento storico simile quelle che si sfidano in Arizona. Fuori dalla lotta per i Playoff, entrambi i roster possono contare su un giocatore simbolo per il futuro (Booker da una parte e Pozingis dall’altra), mentre il resto è un punto di domanda. Da qui alla fine della stagione, in molti giovani si giocano una conferma o meno nei team. Quote: parità per la vittoria finale, line di 218.5. Pronostico: over 212.5 (1.50)

Angolo suggerimenti

Hornets -3.5 + Blazers + 2.5 (quota totale 2.39)

Pronostici NBA: Cavaliers-Thunder e Rockets-Warriors

Lebron James

Pronostici NBA 2017-2018: a prescindere dal momento delle 2 franchigie, Cavaliers-Thunder è uno dei big match della notte. LeBron e i suoi contro i big 3 di Oklahoma, reduci da 3 successi consecutivi. La diretta su Sky in prima serata italiana rende il tutto ancora più appetitoso.

L’altra partita di cartello è la sfida tra le prime 2 della Conference occidentale. I Rockets,di un ritrovato Harden, attendono gli Warriors, dominatori della stagione regolare come ormai siamo abituati da anni. Texani privi di Ariza e Green, squalificati.

Nel venerdì, importante successo di Washington sul campo dei Pistons. Sfida a bassissimo punteggio in Canada dove i padroni di casa dei Raptors hanno avuto la meglio sugli Spurs. Vittorie anche per Knicks, Suns e Lakers, di uno scatenato Clarkson.

Il pronostico di Cavaliers-Thunder

Cleveland Cavaliers (27-17) vs Oklahoma City Thunder (25-20). Ritornati alla vittoria, faticosissima, contro Orlando, i Cavs cercano conferme e un minimo di continuità. Cavaliers-Thunder potrebbe portare all’accelerazione in sede di trattative di mercato. Ospiti reduci da 3 W filate. Siamo al punto di svolta per OKC? Quote: favoriti i Cavs con line di punti di 219.5. Pronostico: over 212.5 (1.48)

Atlanta Hawks (13-31) vs Chicago Bulls (17-28). Due vittorie consecutive per coach Budenholzer, “scalzati” all’ultimo posto di conference dai Magic. Trade in arrivo per veterani (Belinelli e Ilyasova i primi indiziati). Dunn e Lavine hanno fatto capire nelle ultime setttimane che cedere Butler potrebbe comunque aver portato del buono ai tori. Quote: favoriti i padroni di casa con line di 215.5. Pronostico: over 208.5 (1.50)

Charlotte Hornets (18-25) vs Miami Heat (26-19). I segnali di ripresa per gli Hornets devono avere conferme in sfide toste come quella in arrivo. Voci di trasferimento per Walker che rischiano di destabilizzare l’ambiente. Ospiti reduci dalla sconfitta nella notte contro i Nets. Bene Dragic e Whiteside, ma forse la rotazione a 8 giocatori rischia di essere pericolosa. Quote: favoriti i padroni di casa con line di 205.5. Pronostico: Hornets (1.55)

Dopo Cavaliers-Thunder, Houston e Warriors

New Orleans Pelicans (23-21) vs Memphis Grizzlies (16-28). La sconfitta contro Atlanta ha mostrato il lato peggiore dei pellicani. Squadra talentuosa ma difficilmente ammaestrabile dal coach, che non riesce a far fare lo scatto decisivo.Ospiti reduci da 3 vittorie di fila, compresa quella sui Kings della notte. Buona settimana per Brooks e McLemore. Quote: favoriti i Pelicans con line di 211.5. Pronostico: Pelicans -4.5 (1.48)

Philadelphia 76ers (21-20) vs Milwaukee Bucks (23-21). Importante vittoria nella settimana per i Sixers sui Celtics. L’ottavo posto è agguantato e si può pensare di scalare qualche posizione. Embiid convocato dai fan all’All Star Game. Per la squadra di coach Kidd mese di Gennaio indigesto. Vedremo se contro una diretta concorrente ci sarà la svolta. Anche Giannis alla partita delle stelle ma out nella notte. Quote: quote pro Sixers con totale punti di 213.5. Pronostico: 76ers -3.5 (1.52)

Houston Rockets (31-12) vs Golden State Warriors (37-9). Possibile antipasto della finale della Western Conference di maggio. Il ritorno di Harden ha riportato il gioco di D’Antoni al massimo della velocità. Un vero peccato l’assenza di Ariza e Green. Coach Kerr potrebbe dover fare a meno di D.Green e Iguodala, per fastidi muscolari. Un Durant sottotono nelle ultime uscite è stato ampiamente sostituito dalla coppia Curry-Thompson. Quote: favorita la squadra ospite con un totale punti di 234. Pronostico: under 240.5 (1.48)

Non solo Cavaliers-Thunder, anche Wolves-Raptors

Minnesota Timberwolves (29-18) vs Toronto Raptors (31-13). Non si fa in tempo ad apprezzare il lavoro dei lupi, che ti smentiscono con 2 sconfitte di fila. Alcuni limiti di questo team (approccio difensivo in primis), sono ancora in fase:”lavori in corso”. Ospiti in back to back dopo la vittoria sugli Spurs. Prova di carattere per gli uomini di Casey, che stanno legittimando i primi posti della costa Est. Quote: pro padroni di casa con line di 214.5. Pronostico: Timberwolves (1.60)

Utah Jazz (18-27) vs Los Angeles Clippers (23-21). Padroni di casa sconfitti nella notte dai Knicks. Il rientro di Gobert è stato positivo, anche se la squadra non ha centrato la vittoria. Se c’è un team in forma nella Western Conference, sono i Clippers. Nonostante le assenze, prolungate, Rivers ha dato ai suoi lo spirito corretto per cercare la rimonta Playoff. Al momento l’ottavo posto è a portata di mano. Quote: quote pari per la vittoria, line di 212.5. Pronostico: under 218.5 (1.50)

Portland Trail Blazers (24-21) vs Dallas Mavericks (15-30). Un ritrovato Nurkic sta aiutando i suoi ad ottenere una qualificazione in post-season. L’ex giocatore di Denver ha chiuso con 19 e 17 la sfida contro Indiana, mostrando una certa solidità fisica. Stagione da dimenticare per i texani. La situazione per Cuban sarà molto complicata da gestire nell’estate 2018. Quote: favoriti i padroni di casa con line di 208.5. Pronostico: Blazers -1.5 (1.50)

Angolo suggerimenti

Blazers -1.5 + Hornets (quota totale 2.32)

Three Points – Celtics vs. Sixers, il futuro di scena a Londra

calendario NBA-Kyrie Irving Ben Simmons Boston Celtics

Dopo una lunga pausa dedicata alle feste e, soprattutto, alla doverosa celebrazione di Kobe Bryant, torna l’appuntamento con ‘Three Points’, la rubrica che analizza tre temi ‘caldi’ della settimana NBA appena trascorsa. In questo periodo di nostra assenza, la situazione nelle due Conference si è sempre più delineata, con il ‘giro di boa’ rappresentato dall’All Star Game ormai in linea d’avvistamento. La stagione delle feste non si è chiusa, come da proverbio, con l’Epifania, bensì con il London Game 2018, che finisce inevitabilmente per prendersi la copertina di questo primo ‘Three Points’ del 2018.

 

1 – Celtics vs. Sixers, il futuro di scena a Londra

Kyrie Irving (Celtics) contro Ben Simmons (Sixers)
Kyrie Irving (Celtics) contro Ben Simmons (Sixers)

Un giorno, forse, si guarderà alla partita di Londra fra Sixers e Celtics come al vero e proprio inizio della nuova era. Di certo non poteva esserci vetrina migliore, per la lega di Adam Silver, che uno ‘showdown’ tra due franchigie destinate (chi prima, chi poi) a prendere il controllo della Eastern Conference. L’inedito appeal dell’evento (i London Games del passato avevano visto la partecipazione di squadre non altrettanto in rampa di lancio) ha causato la sparizione pressoché istantanea dei biglietti (complici anche alcune norme sul ‘secondary ticketing’ decisamente da rivedere) e ha reso la O2 Arena, per i fan NBA, quello che fu San Francisco per gli hippy nell’estate del 1967: una meta di pellegrinaggio, un luogo in cui radunarsi e celebrare la propria passione (magari non esattamente con le stesse modalità).
Più che per gli inglesi (i quotidiani sportivi locali dedicavano alla serata piccoli trafiletti, generalmente come ‘spalla’ alle infinite discussioni sul possibile addio di Alexis Sanchez all’Arsenal), l’avveniristico impianto londinese è stato il punto di ritrovo per gli appassionati di tutta Europa, con italiani e spagnoli a farla da padroni.

Una volta scampato alla Jubilee Line (solitamente molto efficiente, ma resa infernale da un treno bloccato sui binari) e aggirata la folla oceanica stipata intorno allo store ufficiale allestito per l’occasione, mi sono ritrovato in una vera e propria arena NBA: 20.000 posti, negozi, ristoranti, staff super-efficiente e l’atmosfera dei grandi palazzetti americani, amplificata dalle pirotecniche presentazioni delle squadre (con tanto di “oooh…” generale all’annuncio dell’altezza di Joel Embiid: 7 piedi e 2! Al suo cospetto, Al Horford sembrava una guardia), dai consueti ‘teatrini’ durante i timeout e dalla cerimonia degli inni nazionali (The Star-Spangled Banner e God Save The Queen, con quest’ultimo eseguito dalla London Philarmonic Orchestra). Dopo un riscaldamento caratterizzato dagli inspiegabili giochi di prestigio di Kyrie Irving (Jaylen Brown ha provato a imitarne quasi tutti i ‘trucchetti’, con alterne fortune) e il saluto al pubblico dello stesso ‘Uncle Drew’ e di Embiid (che ha chiuso con un bel “and… trust the Process!”), è arrivato il momento della palla a due. Intorno alle stelle in campo, quelle fuori; dai calciatori (più o meno noti) al leggendario allenatore Alex Ferguson, una vita di trionfi alla guida del Manchester United, passando per gli ‘ambasciatori’ NBA presentati all’intervallo, tra cui Robert Parish, l’ ‘amico’ Rip Hamilton e Dikembe ‘Not In My House’ Mutombo, osannato dagli spettatori.
Inizio ‘freddino’, poi è arrivato il ‘J.J. Redick Show’: 13 punti nel primo quarto, a suon di triple ‘folli’, 21 nel primo tempo… e nel secondo? UNO. La folla ha cominciato ad intonare il coro “MVP! MVP!”, riservato poi esclusivamente a Irving in seguito ad una netta simulazione da parte di un Redick via via calante. Sixers oltre quota 20 punti di vantaggio, poi l’inarrestabile rimonta Celtics e la rissa sfiorata tra Marcus Morris e Ben Simmons, che ha dato il via al ‘garbage time’ finale.

Una gara combattuta solo fino a un certo momento, quindi, ma soprattutto una gara che ha fatto venire l’acquolina in bocca ai presenti (e non solo) in ottica futura. In casa Celtics, oltre al funambolico Kyrie e ai sempre affidabili Horford, Morris, Smart, Baynes e Theis, i grandi protagonisti sono stati Jaylen Brown e Jayson Tatum. Il primo, giocatore di estrema intensità e sempre pericoloso sulle linee di passaggio, ha chiuso come miglior realizzatore di squadra (21 punti), mentre l’ex-Duke (che al college era forte, ma ben lontano dalla meraviglia di oggi), ha messo in luce sprazzi di infinita classe. Il tutto, per entrambi, con una tranquillità che, a vent’anni e alla prima occasione del genere, non si dovrebbe avere.
I Sixers, ancora piuttosto immaturi, si possono consolare pensando in prospettiva, anche a breve termine. Già adesso hanno giocatori in grado di portare un contributo significativo anche senza pretese da superstar (su tutti T.J. McConnell e Robert Covington), ma a far davvero paura (a tutti gli altri) è ciò che promettono di diventare Embiid e Simmons. Il centro camerunese non ha particolarmente brillato nella sua uscita britannica; 15 punti (perlopiù frutto di avvicinamenti di prepotenza spalle a canestro) e 10 rimbalzi, con un calo nel finale che è andato di pari passo con quello della squadra, ma è ben visibile lo sconfinato talento racchiuso in un corpo così imponente. La ‘six-foot-ten point guard’ (come annunciato dallo speaker) da Melbourne ha invece rubato la scena; in controllo totale di quanto avvenuto in campo, è arrivato al ferro come e quando ha voluto, regalandoci di tanto in tanto qualche ‘fucilata’ verso i compagni liberi dall’arco. Quando (e non “se”) aggiungerà al suo repertorio anche un tiro credibile (a Londra avrà tentato massimo una conclusione fuori dal pitturato), basteranno solo tre lettere per definirlo: M-V-P.

 

2 – E’ (ancora) un paese per vecchi

Pau Gasol e Manu Ginobili, 'vecchie speranze' degli Spurs
Pau Gasol e Manu Ginobili, ‘vecchie speranze’ degli Spurs

Mentre il pianeta NBA si prepara ad inchinarsi ai futuri dominatori, questa fase della stagione è diventata il territorio di caccia di un gruppo di ‘anzianotti’ davvero duri a morire. A pochi passi dalla sospirata (non per loro, a quanto pare) pensione, la brigata dei quarantenni si sta regalando un ‘canto del cigno’ di assoluto livello.

In quel di San Antonio, in attesa di capire che squadra si presenterà ai playoff (è notizia di questi giorni il nuovo stop di Kawhi Leonard), si godono in prima fila lo show di Pau Gasol e, soprattutto, Manu Ginobili. Se il catalano (10.5 punti e 8.2 rimbalzi in 25 minuti di media) ha ancora, realisticamente, tre/quattro stagioni ad alto livello di fronte a sé, l’argentino è lo stesso giocatore che, dopo l’eliminazione in finale di Conference dello scorso maggio, veniva congedato con affetto e commozione dai propri tifosi. Invece ‘El Narrigòn’, classe 1977, è ancora sul parquet a deliziare gli appassionati. Non solo: il Ginobili versione 2017/18 sembra nettamente più in forma rispetto a quello della passata stagione. Dal 1 dicembre al 7 gennaio ha viaggiato a 11.1 punti di media in 22.1 minuti, entrambi dati enormemente superiori a quelli degli ultimi anni. Grazie ai 21 punti contro Phoenix e ai 26 di Portland, è diventato il primo quarantenne nella storia NBA a far registrare due ‘ventelli’ partendo dalla panchina, nonché il primo dai tempi di Michael Jordan (stagione 2002/03) ad andare oltre quota 15 per due gare consecutive. Per non parlare della tonante schiacciata contro Denver (su favoloso assist di Gasol)… Come cantava l’indimenticabile Dolores, “Ridiculous Thoughts”. Le sue straordinarie prestazioni hanno scatenato i fan di tutto il mondo, i quali hanno lanciato una petizione online per far partecipare Manu al suo terzo All Star Game.

Anche a Sacramento le cose hanno preso una piega inaspettata. La prima, vera stagione di rebuilding doveva servire ai Kings per mettere in mostra i loro nuovi, giovanissimi talenti (proposito che, comunque, verrà mantenuto nel prossimo futuro, quando coach Dave Joerger ridurrà il minutaggio dei veterani). Fino a questo momento, invece, a ‘tirare la carretta’ ci hanno pensato Vince Carter (41 anni il 26 gennaio) e Zach Randolph (35 anni, ma con una stazza ormai difficile da trasportare). Il fu ‘VinSanity’ si è preso le luci della ribalta nella sfida del 27 dicembre contro i Cleveland Cavaliers, sconfitti soprattutto grazie ai suoi 24 punti, con un incredibile 83% dal campo. Qualche settimana prima, la furia di ‘Z-Bo‘ si era abbattuta sui New Orleans Pelicans: 35 punti (con 5 triple!) e 13 rimbalzi. Roba da Anthony Davis

A proposito di cifre altisonanti, ecco Rajon Rondo, ben lontano dai 40 anni (ne farà 32 a febbraio), ma non proprio ‘di primo pelo’. Nella partita contro i Brooklyn Nets, l’ex playmaker dei Celtics ha rifornito i suoi compagni con 25 assist. Record di franchigia, ovviamente, ma anche primato personale. Con quella performance, Rondo è diventato il settimo membro del ‘club dei 25’, unendosi a Scott Skiles, John Stockton, Jason Kidd, Kevin Johnson, Nate McMillan e Isiah Thomas.
Classe 1986 anche per Gerald Green, ex compagno di Rondo ai Celtics. Lo schiacciatore giramondo (Russia e Cina, oltre alla D-League, tra le mille tappe della sua carriera) è stato tra i grandi protagonisti del passaggio tra il 2017 e il 2018. Preso con una sorta di ‘stage’ dagli Houston Rockets, si è guadagnato la fiducia di Mike D’Antoni, l’affetto dei tifosi e, soprattutto, un contratto garantito fino al termine della stagione grazie a una serie di nove partite (dopo un debutto incolore) chiusa a 17.3 punti di media in 28.4 minuti. Tra queste, spiccano le performance da 27 e 29 punti (con 7 e 8 triple a bersaglio) contro Orlando e Golden State.

Merita una menzione anche l’immenso Dirk Nowitzki. Gambe e fiato non saranno più quelle dei tempi migliori, ma i 12.2 punti e 5.5 rimbalzi di media in 25 minuti sono cifre di assoluto rispetto, per uno che spegnerà 40 candeline il prossimo 19 giugno. I Dallas Mavericks, in attesa dei progressi di Dennis Smith Jr., sono ancora la sua squadra. Così come la NBA, alle soglie di un’inevitabile svolta generazionale, è ancora ‘un paese per vecchi’.

 

3 – I Bulls che non ti aspetti

Grande momento per i Chicago Bulls di Kris Dunn, Lauri Markkanen e Justoin Holiday
Grande momento per i Chicago Bulls di Kris Dunn, Lauri Markkanen e Justoin Holiday

Il 6 dicembre 2017, gli Indiana Pacers infliggevano ai Chicago Bulls la loro decima sconfitta consecutiva, la ventesima su 23 incontri disputati fino a quel momento. Neanche il tempo di iniziare i classici discorsi sul ‘tanking’ e sul draft 2018, che è arrivata un’inaspettata svolta: 14 vittorie nelle successive 22 partite, con gli ‘scalpi eccellenti’ di squadre in piena corsa playoff come Boston, Milwaukee (2 volte), Philadelphia, Indiana e Detroit. Certo, il prossimo giugno – salvo cataclismi – la franchigia dell’Illinois sceglierà comunque in lotteria, ma la truppa di Fred Hoiberg ha ridato ai tifosi una botta di quell’orgoglio che sembrava ormai perduto.

Dopo lo sbandamento iniziale, l’atmosfera da ‘cantiere appena aperto’ ha finito col giovare ai molti giovani del roster. Lauri Markkanen è fin qui una delle punte di diamante della splendida classe di rookie del 2017. Capace di segnare sia nei pressi del ferro che dalla lunga distanza (di recente è diventato il più veloce di sempre a raggiungere le 100 triple segnate), il lungo finlandese viaggia a 15.4 punti e 7.6 rimbalzi di media in 30 minuti a sera. Su 42 incontri disputati è sceso solo 4 volte sotto la doppia cifra a referto, in nove occasioni ha chiuso in doppia-doppia e per due volte ha scollinato quota 30 (tra cui una prova da 33 punti e 10 rimbalzi al Madison Square Garden). Possiamo azzardare un pronostico: uno dei pilastri dei Bulls del futuro sarà il ventenne da Arizona. Un altro di questi potrebbe esser Kris Dunn, che a Chicago sembra aver trovato il contesto giusto pèr esprimersi al meglio, dopo le difficoltà patite nel Minnesota. Divenuto in breve tempo un punto fermo del quintetto di Hoiberg, l’ex ragazzo-prodigio di Providence si è regalato un career high da 32 punti (con 9 assist e 4 recuperi) nella gara disputata a Dallas il giorno dell’Epifania.

Con i vari Denzel Valentine, Paul Zipster e Jerian Grant che faticano ancora ad emergere, la vera rivelazione di questo 2017/18 è stato Justin Holiday, alla miglior stagione in carriera dopo aver cambiato cinque maglie in altrettanti anni. Il fratello maggiore di Jrue (in forza ai Pelicans), 13.7 punti di media contro i 7.1 in carriera, è stato fin qui il giocatore più utilizzato dal suo allenatore (34.2 minuti a partita). Ancora più sorprendente, per certi versi, l’esito della brutta vicenda che, in preseason, aveva coinvolto Bobby Portis e Nikola Mirotic. Il primo, che aveva colpito il secondo con un pugno, è rientrato dalla sospensione più carico che mai, garantendo un notevole apporto sia dal punto di vista statistico (12.1 punti e 6 rimbalzi di media) che, soprattutto, da quello emotivo, contribuendo a dare al gruppo la ‘scossa’ decisiva per l’inversione di marcia. Mirotic, finito in ospedale in seguito all’alterco e costretto a saltare il primo mese di regular season, sta giocando la sua miglior pallacanestro di sempre. 17.7 punti e 6.8 rimbalzi di media (11.4 e 5.4 in carriera), con una continuità di rendimento che finora era stata la sua maggiore pecca.

Salvo sorprese, però, né Portis, né Mirotic faranno parte del roster l’anno prossimo. Anzi, la loro stagione positiva non fa altro che innalzarne il valore in chiave trade. Da qui alla deadline di febbraio, ci sono tutte le probabilità di vederli al centro di qualche trattativa. Stesso discorso per Justin Holiday, recentemente messo sul mercato dalla dirigenza. Uno che invece non dovrebbe partire è Zach LaVine, rientrato dal bruttissimo infortunio al ginocchio con una serie di prestazioni incoraggianti. Non tanto per la stagione, dalla quale ci si aspettava ben poco, ma soprattutto per il prosieguo della lunga, lunghissima risalita dei Bulls.

Tyronn Lue: “Qui a Cleveland dobbiamo essere tutti sullo stesso binario”

Cleveland

La nottata ha consegnato alla storia una partita conclusa con un tuonante 133-99 a favore dei Toronto Raptors che hanno annichilito Cleveland Cavaliers di coach Tyronn Lue di fronte al pubblico dell’Air Canada Centre.

Una serata che ha visto i Cavs tirare molto male. Le percentuali davvero basse, con un Isaiah Thomas che pare ancora lontano dalla forma migliore, capace di segnare solo 4 punti con 2/15 al tiro. Non proprio lo stesso giocatore che l’anno scorso ha ricevuto più voti di  Stephen Curry per l’assegnazione del premio MVP. Contribuiscono ad alimentare la difficile serata canadese di Cleveland uno 0 nel tabellino dei punti per JR Smith e un Kevin Love che continua a faticare in difesa, nonostante i 9 rimbalzi finali. Solito LeBron James che non spinge sull’acceleratore, ma mette 26 punti comodi con il 56% dal campo.

Ha fatto girare parecchie teste l’intervista post partita ad ESPN di Tyronn Lue, che non si risparmia con le critiche alla sua squadra, soprattutto riguardo l’atteggiamento. Queste le sue parole:

Dobbiamo essere migliori, sia quando giochiamo in difesa che in attacco, dobbiamo condividere il pallone, ci sono troppi egoismi. Dobbiamo essere tutti sullo stesso binario, se i giocatori hanno le loro idee devono sbarazzarsene e giocare nel modo giusto.

Questa dichiarazione ha indispettito e non poco LeBron James, che dopo la discussione animata durante la partita, risponde immediatamente al suo allenatore, manifestandosi davvero stupito da queste parole:

Mi auguro di no. Ma per favore. A questo punto? Dopo quasi quattro anni qui? Io non ho altre idee in testa. Io voglio vincere e coinvolgere i miei compagni per farlo. Mi auguro che dopo quattro anni di ciclo, non ci siano giocatori egoisti.

 

 

Clevelandcon questa partita, raggiunge la settima sconfitta nelle ultime dieci, un periodo non felice per il team. Lo stesso Kevin Love, ad una domanda da parte di un giornalista riguardante proprio il momento negativo della squadra, ha risposto così:

Ci sono cose da rivedere, ma penso prima di tutto che dobbiamo uscire là fuori e giocare in modo forte e deciso.

Gli ingredienti per un mese infuocato ci sono, ora bisogna vedere come la squadra riuscirà ad assorbire queste parole e in particolare se le tramuterà in una reazione che in Ohio si aspettano al più presto.

Pronostici NBA: a Londra per Sixers-Celtics

NBA London Game biglietti in vendita dal 20 di ottobre per l'edizione del 2018 della sfida nella città inglese: da un lato i Celtics dall'altra i Sixers-NBA Global Game London 2018

Pronostici NBA 2017-2018: Sixers-Celtics alle 21.30 ore italiane ci darà l’opportunità di gustarci un match Nba ad orario europeo. Simmons-Embiid contro la banda di coach Stevens dovrebbe essere uno spettacolo assicurato. L’O2 Arena della capitale britannica farà il resto.

Altro match di rilievo è la trasferta dei Cleveland Cavaliers in Canada, dove aspettano dei Toronto Raptors in formissima e avanti in classifica. L’assenza, probabile, di Lowry però ci priverà di uno dei protagonisti della vigilia. In campo anche entrambe le squadre di Los Angeles, coi Lakers che ospitano gli Spurs.

Nella notte in cui Durant ha raggiunto e superato quota 20.000 punti in carriera (secondo più giovane di sempre, dietro solo a LBJ), la scena se l’è presa Lou Williams. Una prova da 50 punti per lui che hanno garantito la vittoria dei Clippers sul campo degli Warriors. Altra vittoria convincente per Minnesota, in casa sui Thunder, mentre continua il crollo di Hornets e Knicks nella sponda Est.

Il pronostico di Sixers-Celtics

Philadelphia 76ers (19-19) vs Boston Celtics (33-10). Come detto, Sixers-Celtics è la partita dell’ormai classico tour in Europa a Gennaio della Nba. Philadelphia viene da un buon momento di forma, con 4 vittorie consecutive e un ritrovato Simmons. Tutti questi giorni di pausa hanno sicuramente giovato ad Embiid e a Fultz, sulla via del rientro in roster. I verdi svettano in testa alla Conference, a solo mezza partita dagli Warriors, leader della lega. Le 6 vittorie consecutive portano un solo marchio: Brad Stevens e il suo sistema che permette a tutti di svettare. La difesa dei Celtics sarà la chiave del match, soprattutto sui lunghi avversari. Quote: favoriti i Celtics con line di 210.5. Pronostico: under 216.5 (1.47)

Dopo Sixers-Celtics, i Cavs

Toronto Raptors (28-11) vs Cleveland Cavaliers (26-14). I canadesi sperano di ritrovare Lowry, fermo ai box per infortunio. La pallacanestro del 2017/2018 dei Raptors è fatta di tanta corsa e di selezione migliore dei tiri. Periodo positivo anche per Valanciunas, che ha sofferto in passato di una altalena di prestazioni non indifferente. Momento no per i campioni in carica della Eastern Conference. Thomas ha mostrato la sua frustrazione contro Minnesota con un intervento molto pericoloso, evidenziando un certo nervosismo. Come quello che mostrava James, guardando i compagni e il loro atteggiamento difensivo. Difficile dire quale versione di Cleveland scenderà in campo. Quote: pro Cavs con totale di 219.5. Pronostico: over 212.5 (1.44)

Sacramento Kings (13-27) vs Los Angeles Clippers (19-21). I Kings si stanno lentamente trascinando avanti in questa stagione. Difficile chiedere di più a questo gruppo, che al 99% verrà stravolto nuovamente in estate. Ospiti in back to back dopo la vittoria in casa degli Warriors. La lista infortunati è quasi più lunga di quella degli arruolabili per coach Rivers, ma i Clippers sembrano volersi giocare fino in fondo le chance di Playoff. Quest’anno la quota di accesso alla post-season potrebbe essere più bassa per l’Ovest, in controtendenza con gli ultimi anni. Quote: leggermente in favore della squadra ospite con line di 210.5. Pronostico: under 217.5 (1.47)

Nella notte di Sixers-Celtics, si chiude con gli Spurs

Los Angeles Lakers (13-27) vs San Antonio Spurs (28-14). Come accade spesso, i Lakers sono divisi tra il campo e quello che succede all’esterno. Le dichiarazioni di Walton, in risposta a LaVar Ball, sono comunque un campanello che qualcosa non va. In campo, invece, Lonzo riesce a dettare bene i ritmi di un team di cui si parla in sede di trade entro l’8 febbraio. Se confermate le assenze, quelli che scenderanno in campo allo Staples saranno degli speroni molto rimaneggiati. Out Gay e molto probabilmente Leonard, Parker e Green. Attenzione però alle mille risorse di Popovich (come ha dimostrato di essere Bertans nell’ultima partita). Quote: Spurs e line di 210.5. Pronostico: Spurs (1.58)

Angolo suggerimenti

Spurs + Raptors-Cavs over 212.5 (quota totale 2.27)

Steph Curry è tornato: rivuole il suo trono?

Steph è tornato Stephen Curry-infortunio
Steph is back
Steph Curry con il suo iconco paradenti

Steph se sei tornato batti un colpo. Si, l’ha battuto. Dopo l’infortunio avvenuto il 4 dicembre in quel di New Orleans, dove ha riportato una distorsione alla caviglia destra che non ha permesso a noi di gustarcelo nella partita di Natale contro LeBron, Curry è tornato più determinato che mai, alla riconquista del suo trono.

Qualche notte fa contro i malcapitati Memphis Grizzlies di Marc Gasol, il figlio di Dell con una prestazione da MVP di un MVP, mette a referto 38 punti con un discreto 76% da 3, tutto questo in soli 25 minuti di partita.

Come se non bastasse la notte del 3 gennaio incontra un’altra squadra che detto fra noi non sta attraversando il suo periodo migliore, nella fattispecie i Mavs di coach Carlisle, andando di nuovo sopra quota 30 con soli 19 tiri di cui 13 dalla lunga distanza, segnando 6 triple e mettendo qualche minuto in più sulle gambe, in vista del back to back che i Golden State Warriors stavano per andare ad affrontare. Davanti a loro si sono presentati i Rockets di D’Antoni e CP3, orfani di Harden fuori anche lui per un infortunio al bicipite femorale sinistro rimediato nel match contro i Lakers. Beh, inutile stare a fare inutili giri di parole: liquidati con 29 punti e un curioso step-back da 3 che sfiora morbidamente il cotone, come se fosse la cosa più semplice del mondo.

La scorsa notte si è limitato a giocare “solo” fino al terzo quarto e in assenza di Durant si è sentito in obbligo di massacrare gli ormai pochi giocatori sopravvissuti dei Clippers, perforando la retina 11 volte con 8 triple a referto: 45 punti in 29 minuti. Misterioso.

E’ sicuramente la stagione della rivalsa, la seconda stagione insieme a Durant e quella del riscatto dopo esser passato nel 2016 da essere MVP unanime, primo nella storia dell’NBA, a quella del 2017 con meno voti dello straordinario Isaiah Thomas, che grazie alle sue prestazioni ha portato i Celtics in vetta alla Eastern Conference.

Steph is back, rivuole lo scettro e di certo quest’anno farà di tutto per riprenderselo e 36 punti di media in 4 partite e il 58% dal campo sono cifre chiare a tutti i contender per il titolo di MVP.

Celtics, il gioco corale per vincere ancora

Boston Celtics

“Next man up mentality”.

Cosi ha definito Terry Rozier la vittoria contro i Cleveland Cavaliers, nella quale sono andati in doppia cifra ben sei giocatori, tra cui anche l’ex Louisville risultato come uno dei migliori in campo. I Boston Celtics, per continuare la straordinaria stagione, hanno bisogno che tutti i giocatori siano coinvolti all’interno della partita, soprattutto quelli della panchina.

Kyrie Irving non può fare tutto da solo e per il bene della squadra c’è bisogno che gli altri che sono in campo con lui siano produttivi. Se si guarda alle migliori vittorie di Boston (Golden State Warriors e proprio Cleveland), si nota che Irving non sia stato cosi decisivo a livello di cifre ma che il risultato sia stato ottenuto grazie ad un attacco bilanciato che ha permesso a tutti di entrare in ritmo.

Kyrie Irving programmazione Sky NBA
Kyrie Irving, architetto della cavalcata di Boston.

I Celtics sanno che il prodotto di Duke dovrà essere la prima scelta offensiva nei momenti che conteranno ma i problemi arriveranno quando le difese lo raddoppieranno costringendolo ad uno scarico. In quelle situazioni sarà compito principalmente di Jaylen Brown, Jayson Tatum e Al Horford trovare le giuste soluzioni.

L’aspetto fondamentale è sicuramente quanto i giocatori che non si chiamino Kyrie riescano a segnare e a restare sotto controllo. Molti giocatori a roster sono alla prima esperienza ad alto livello e mantenere la calma quando il livello di intensità salirà importantissimo. La squadra può contare su Al Horford, dotato di personalità ed esperienza da vendere, che funge da playmaker in alcune situazioni (5.2 assist di media a partita). Dalla panchina escono giocatori come Marcus Smart e Terry Rozier, capaci di gestire l’attacco quando le due punte di diamante riposano.

E’ divertente vedere Irving produrre giocate spettacolari con la palla e la sua abilità di realizzare tiri impossibili è impareggiabile ma se si vuole arrivare a qualcosa di importante, è necessario che questo avvenga raramente a vantaggio di una fluida circolazione di palla. Per fare ciò anche il decimo e l’undicesimo giocatore della rotazione deve poter contribuire alla causa, eseguendo alla perfezione gli schemi disegnati e non perdendo la fiducia dopo qualche tiro sbagliato di troppo come è capitato alcune volte ai giocatori della second unit.

 

Nell’attacco dei Celtics ognuno fornisce il proprio contributo per creare conclusioni.

I Celtics ancora hanno tanta strada da fare ma hanno anche alcune certezze che non devono essere scalfite (prima fra tutte il lavoro di coach Brad Stevens).

Ci sono ancora molte cose su cui  migliorare come la percentuale del tiro dal campo, spesso altalenante, e i numeri della metà campo difensiva, ultimamente in calo, ma il tempo e il materiale su cui lavorare non mancano.

 

 

NBA Christmas Preview: Minnesota Timberwolves @ Los Angeles Lakers

Minnesota Timberwolves vs Los Angeles Lakers.

In Italia sarà già da un pò Santo Stefano quando Minnesota Timberwolves e Los Angeles Lakers entreranno in campo per giocarsi un interessante faccia a faccia. Nonostante l’inizio balbettante, le due compagini sono cresciute esponenzialmente a livello di gioco. I Timberwolves sono in piena zona playoff, dietro le tre superpotenze risapute quali Houston Rockets, Golden State Warriors e San Antonio Spurs. La squadra di coach Tom Thibodeau matura in fretta e sta implementando le sue qualità tecniche.

Jimmy Butler, dopo un periodo iniziale di adattamento, ha trovato la sua dimensione nell’assetto tattico dei lupi, cercando di essere utile, particolarmente, anche in fase difensiva. Karl-Anthony Towns è sempre presente e sta confermando le statistiche dello scorso anno, nonostante qualche difficoltà in più; Andrew Wiggins fatica un po’, vista la diminuzione del minutaggio con l’inserimento di Butler. Per il resto,Taj Gibson si dimostra una sicurezza e la panca deve incrementare la sua efficacia in vista della seconda parte di stagione.

Per quanto riguarda i Lakers, è un’alternanza di luci ed ombre. La vittoria inaspettata contro i fortissimi Rockets ne è una concreta dimostrazione. Lonzo Ball, che mettendo in mostra le sue doti in cabina di regia, non ha ancora trovato costanza ed efficacia nel suo tiro. La grande sorpresa, invece, si è rivelata al nome di Kyle Kuzma: grande rendimento in entrambe le metà campo. Un diamante grezzo che può crescere smisuratamente sotto l’ala protettrice di Luke Walton. Nonostante le buone prestazione della steal del draft 2017, i gialloviola stanno faticando molto ad Ovest, vista la grande competitività di questa Conference. La buona notizia è che la stagione termina tra tre mesi e mezzo circa: c’è tutto il tempo per migliorare l’intesa di squadra e per far crescere le qualità dei giovani che possono far compiere il salto di qualità alla franchigia.

LA PARTITA

La partita potrebbe essere spettacolare, giocata su alti ritmi fin da subito. Le due squadre puntano molto sulle transizioni, oltre che ad alcune soluzioni individuali. In particolare i Lakers tendono sempre a correre e a colpire l’avversario quanto prima, cercando la penetrazione oppure uno scarico per la tripla. Gli uomini di Thibs, a livello offensivo, possono contare su un Towns che è ormai una certezza della NBA, viste le sue grandi prestazioni da due anni a questa parte. La sua crescita continua, in modo meno evidente rispetto alla scorsa stagione, nonostante la netta diminuzione delle palle giocabili. Il suo ampio repertorio offensivo, che gli permette di poter svariare per tutto il parquet, potrà costringere la difesa losangelina a forsennati cambi e continue rotazione.

Carattere decisivo della partita potrebbe essere il gioco di marcature tra Gibson da una parte e la coppia Kuzma dall’altra. Il numero 67 è un osso duro, un abile difensore che sa proteggere il ferro e coprire le spaziature. Sarà difficile per l’ex Bulls contrastare la duttile ala di LA, veloce e temibile sul perimetro. Butler ed Andrew Wiggins, a turno, potrebbero prendersi cura di Brandon Ingram: la seconda scelta del draft 2016 ha un primo passo travolgente ed è imprevedibile. C’è da ricordare che Minnesota è una delle peggiori difese NBA. Evidente questa lacuna dei ragazzi di Thibodeau, in particolare nelle fasi di stanca della partita. Pochi aiuti, soprattutto tra i piccoli, e difesa a uomo facilmente attaccabile in area, perchè le troppe distrazioni consentono agli avversari di eseguire backdoor facili facili.

 

 

Transizione fulminante e conclusione al ferro: una delle armi offensive preferite dei Lakers.

 

Nonostante questo, a rassicurare i Timberwolves ci sono le statistiche: i Lakers attualmente sono in difficoltà in fase avanzata. I tabellini non evidenziano tale problema, ma alcuni dati specifici ci vengono incontro: tra questi, quelli significativi sono l’assist ratio ( possessi conclusi con un assist) e il turnover ratio (possessi conclusi con una palla persa). I gialloviola, in queste speciali classifiche, sono nelle ultime posizioni. Tutto questo ha un’unica spiegazione: la fase di costruzione dei ragazzi di Walton è macchinosa e genera pochi tiri puliti. Dall’arco c’è molta imprecisione, così per concludere il possesso il più delle volte si sceglie la soluzione nel pitturato .Le lacune della banda Walton si tramutano spesso in quarti conclusivi confusionari e affannosi.

 

La difesa dei Timberwolves entra in confusione sulle ripartenze avversarie.

Facendo leva su tali incertezze, Minnesota potrebbe puntare su una maggiore pressione in modo da ostruire la verve degli avversari che, se prendono piede, possono far male approfittando di pessime transizioni difensive. I Lakers infatti, con lo small ball, usufruiscono di più versatilità offensiva e hanno la possibilità di aprire ulteriormente in campo; in difesa invece vengono agevolare i cambi e gli aiuti sulle incursioni in area. D’altro canto i Timberwolves possono sfruttare

STATS

Los Angeles Lakers

  • Record: 11-20 (6-9 in casa, 5-11 in trasferta)
  • Offensive rating: 100.8 (28th)
  • Defensive rating: 103.2 (7th)
  • Team Leaders: Kyle Kuzma (17.7 PTS), Lonzo Ball (6.9 REB), Lonzo Ball (7.1 AST)

Minnesota Timberwolves

  • Record: 20-13 (11-6 in casa, 9-7 in trasferta)
  • Offensive rating: 109.3 (5th)
  • Defensive rating: 107.6 (25th)
  • Team Leaders: Jimmy Butler (20.6 PTS), Karl-Anthony Towns (11.7 REB), Jeff Teague (7.1 AST)

L’appeal per la sfida è alto, vista la presenza di tante giovani stelle e lo stato di forma delle due squadre. Il pronostico appare veramente incerto: non è da escludere che l’equilibrio regni sovrano e che e si potrebbe assistere ad una contesa punto a punto. Appuntamento alle 4:30 ora italiana per un finale di Christmas Day col botto.

MVP Power Ranking: cinque candidati per il premio

James Harden MVP

Con la Regular Season 2017-2018 quasi al giro di boa, e con le votazioni per l’All Star Game 2018 di Los Angeles, vari rumors iniziano a diventare sempre più insistenti per quanto riguarda il vincitore del premio di MVP per la stagione 2017-2018. Ovviamente ci sono Power Ranking che, come ogni altra statistica NBA, vengono aggiornati quotidianamente basandosi sulle prestazioni dei singoli, ovvero le prestazioni dei candidati al premio di MVP, e delle prestazioni di squadra, ovvero la percentuale di vittorie e sconfitte durante la Regular Season.

Ecco i giocatori che in questa stagione stanno facendo in modo di mettersi in palio per la vittoria del premio di MVP (escludendo purtroppo Michael Beasley):

1) LeBron James

Che il Prescelto stia giocando la miglior stagione della carriera in 15 anni di disumana carriera è risaputo. 28,4 punti, 8,2 rimbalzi e 9,2 assist a partita sono medie spaventose. The Chosen One viaggia quasi a una tripla doppia di media a partita, e i suoi Cleveland Cavaliers, dopo un inizio tutt’altro che incoraggiante, sembrano aver trovato la giusta alchimia, trovandosi nelle prime posizioni ad Est con 24 vittorie e 9 sconfitte e a una sola vittoria di differenza dalla capolista Boston Celtics. C’è anche da dire che King James ha un elevato minutaggio, infatti resta in campo 37,3 minuti di media per partita. Eterno e Prescelto:

 

2) James Harden

Nonostante tutti i dubbi estivi relativi alla trade che ha portato in forza agli Houston Rockets Chris Paul, e alle solite frasi da bar su quanti palloni sarebbero serviti in campo al Toyota Center per condividere i possessi tra Paul e Harden, gli Houston Rockets sono primi a Ovest con 25 vittorie e 5 sconfitte, davanti ai Golden State Warriors, distanti solo mezza partita. La coesistenza con Paul non sembrava così scontata, complice anche il cambiamento di ruolo della passata stagione di Harden da Shooting Guard a Playmaker. Invece The Beard non sta soffrendo molto queste dicerie e i numeri in campo parlano per lui: 31,9 punti, 5,1 rimbalzi e 9 assist di media a partita gestendo i possessi con Chris Paul a far girare la second unit come una macchina perfetta. Se i Rockets in Regular Season riusciranno ad imporsi sulla corazzata Warriors, il premio di MVP potrebbe arrivare in Texas.

 

3) Giannis Antetokounmpo

Con un inizio di stagione in salita dal punto di vista emotivo, vista la tragica scomparsa del padre, The Greek Freak ha deciso di riversare in campo tutta la sua rabbia e delusione trasformandola in puro agonismo e determinazione. I suoi Milwaukee Bucks sono quinti ad Est con 16 vittorie e 13 sconfitte e il greco sta conducendo la franchigia verso le parti alte della classifica consolidando le sue qualità da leader, in quella che potrebbe essere la stagione fondamentale, consacrandolo a superstar. In questa stagione Giannis in 38 minuti di utilizzo medio a partita mette a referto 29,7 punti, 10,6 rimbalzi e 4,6 assist a partita. Un tale dominio in campo a Milwaukee non si vedeva da molto tempo. Con queste medie sognare non è per nulla proibito, bisognerà vedere se, premio di MVP a parte, il giovane greco trasformerà una buona franchigia piena di talento in un vero ostacolo e in una potenziale contender con cui Boston e Cleveland dovranno lottare.

4) Kevin Durant

Nel più che rodato sistema dei Golden State Warriors di talento ce n’è in abbondanza, e soprattutto è ben bilanciato. Nel momento in cui una delle quattro superstar sia in difficoltà ci sono sempre le altre che arrivano in soccorso della franchigia. Anche in questo caso, con Steph Curry ai box per infortunio ecco che sull’attenti si presenta Kevin Durant. Il numero 35 della Baia in questa stagione sta facendo registrare 26,3 punti, 7,2 rimbalzi e 5,3 assist a partita in 34,7 minuti di utilizzo medio per partita. Numeri che trasmettono una certa solidità, ma quello che fa riflettere sono anche le 2,2 stoppate a partita, che lo rendono il secondo stoppatore nella lega preceduto da Myles Turner con 2,3 stoppate a partita, ma considerando che Turner è un centro mentre KD è un’ala ha di sicuro dello strabiliante. Che torni ad essere lui The Real MVP a fine stagione?

 

 

5) Kyrie Irving

NBA Finals 2016-2017. Sconfitta dei Cleveland Cavaliers 4-1 contro i Golden State Warriors. Aria di novità e di nuovi posti e relative nuove sfide. Voglia di diventare il primo violino, aumentare le proprie responsabilità e diventare il leader di una franchigia e non la seconda opzione. Queste le intenzioni di Kyrie Irving, che ha deciso di portare il suo talento ai Boston Celtics. Probabilmente molti avranno pensato che avesse sbagliato a prendere questa decisione dopo i primi cinque minuti dell’Opening Night con l’infortunio dell’altra stella dei Celtics Gordon Hayward. Invece, dopo un inizio leggermente sotto le aspettative, la point guard ha iniziato a macinare prestazioni importanti e giocate clutch che hanno portato i Boston Celtics a vincere 16 partite di fila e ad essere primi a Est con 26 vittorie e 9 sconfitte. Per l’ex Cavs quest’anno in 32,3 minuti di utilizzo medio a partita (il più basso dalla stagione 2015-2016) registra 24,9 punti, 2,9 rimbalzi e 4,9 assist a prestazione. Di sicuro, vista anche la sciagurata assenza di Hayward, il leader di questi Celtics è lui. Probabilmente con un primo posto in Regular Season a Est il premio di MVP potrebbe arrivare in Massachusetts, e servirebbe a smentire molti fan che ipotizzavano la scelta di lasciare Cleveland e il Prescelto come una mossa azzardata.

 

Sicuramente i candidati all’MVP sono tanti e con l’evolversi della stagione potranno sicuramente aumentare o magari si consolideranno quelli già in lizza oggi. Di sicuro ci sarà tanta competizione e tanti match da seguire per capire chi sarà The Real MVP della stagione 2017-2018.

 

 

Giannis Antetokounmpo MVP – Road to the greatness

Migliori under 23 NBA Giannīs Antetokounmpo Giannis Antetokounmpo MVP

Giannis Antetokounmpo MVP? Il talento greco sta dispensando grande basket e potrebbe, Harden permettendo, essere uno dei candidati forti per questo premio individuale.

La storia di Giannis è qualcosa di irripetibile. Figlio di immigrati nigeriani in Grecia, che ha patito la fame a tal punto da svaligiare i primi buffet post-allenamento di Milwaukee, e che all’apice del successo ha perso il padre. Eroe forse non è la parola giusta, ma la prima che viene in mente. Vedere un ragazzo con un background simile arrivare anche soltanto a fare il gregario in NBA è straordinario. The Greek Freak però ha fatto molto di più, ed è impossibile non esserne contenti. Si può parlare del Bucks vincitore dell’ambito premio individuale?

Giannis Antetokounmpo MVP. Perchè Sì?

 

 

Non solo azioni personali: il buon Giannis ormai ha imparato per bene a mettere in ritmo i compagni.

Perchè vederlo diventare ufficialmente il più forte di tutti, per uno che nella vita lo è già stato, sarebbe il finale di un film da Oscar. Un fisico del genere con quella coordinazione è qualcosa che non ha precedenti nella lega: Giannis attacca il ferro con una forza incredibile, gioca tantissimi minuti da playmaker nonostante i 2.11 m di altezza, e con l’apertura alare di uno pterodattilo è capace di arrivare su qualsiasi pallone. Nella prima puntata avevamo analizzato come James Harden meriterebbe l’MVP quasi solo per l’apporto offensivo. Antetokounmpo distrugge le squadre avversarie in entrambe le metà campo. La sua azione tipo è stoppata con recupero ad altezze vertiginose, attacco in contropiede e schiacciata con terzo tempo iniziato da prima della lunetta. Giocate del genere hanno riportato la gente di Milwaukee intorno alla loro squadra. Prima dell’arrivo del greco la franchigia del Wisconsin era al centro di pericolose discussioni su un trasferimento verso altri lidi. Kobe Bryant ha sfidato tante stelle NBA a raggiungere dei traguardi: a Giannis ha chiesto di diventare MVP. Se è vero che la grandezza tende a riconoscere sé stessa, allora prima o poi questo premio dovrà vincerlo.

Giannis Antetokounmpo MVP. Perchè No?

Lebron James lebron-giannis-slamonline
Giannis Antetokounmpo e LeBron James.

Quello che più lo allontana dalla corsa al titolo di MVP è la sua giovane età. Che lo rende nello stesso tempo non ancora prontissimo ad un riconoscimento simile, e spaventoso per i margini di miglioramento che ancora può avere. L’aspetto da migliorare innanzitutto è il tiro. The Alphabet Man non è affidabile da oltre l’arco, e nemmeno implacabile dalla media distanza. Nel basket moderno questi sono aspetti fondamentali, ma a Giannis rimane ancora tantissimo tempo per costruirsi un tiro rispettabile. Non sarebbe il primo e nemmeno l’ultimo a farlo dopo qualche anno di NBA. Un esempio? LeBron James, a 34 anni, non ha mai tirato così bene. La chiamata in ballo del Re non è casuale, perchè il potenziale di Antetokounmpo ha fatto pensare al greco addirittura come uno dei possibili eredi al trono. Riuscendo a tirare con percentuali più alte, raggiungerebbe lo stesso livello di pericolosità di Kevin Durant, ma con un fisico più esplosivo. I votanti dell’MVP potrebbero tendere ad aspettare ancora che questo avvenga per premiarlo.

Giannis Antetokounmpo MVP: le statistiche

Quando si tratta di stoppare l’avversario, Giannis risponde presente.

In questa stagione Antetokounmpo viaggia a quasi 30 punti di media, con il 54% dal campo ed il 27% da 3 punti. Questo non significa altro che pur non potendo contare sulle sue doti balistiche, riesce ad arrivare a canestro con continuità ed essere comunque un realizzatore di primo livello. Per la prima volta dall’arrivo negli Stati Uniti, il greco ha anche una doppia-doppia di media. Esattamente 10.6 rimbalzi a partita in nemmeno 3 minuti in più rispetto all’anno scorso. Che fosse una forza della natura era già chiaro, ma in questa stagione sta giocando con molta più aggressività, e comincia anche a ragionare come una delle menti più brillanti della NBA. Oltre a punti e rimbalzi, Giannis smazza almeno 4 assist a partita e stoppa o recupera almeno due possessi degli avversari. Mettere in campo tutto questa roba permette ai Milwaukee Bucks di non partire sconfitti praticamente contro nessuno: giocare contro una macchina del genere significa che difficilmente riuscirai a dargli 30 punti.

Squadra da MVP?

 

Jason Kidd
Jason Kidd, coach dei Milwaukee Bucks.

Questo potrebbe essere un punto a favore oppure uno svantaggio. I Milwaukee Bucks sono una squadra abbastanza completa, sulla carta. L’arrivo di Eric Bledsoe non costringe più Giannis a portare palla ad ogni azione, ma si tratta di un altro tiratore non esattamente infallibile. Le condizioni spesso non ottime di Jabari Parker e Khris Middleton fanno di Milwaukee una squadra piuttosto indecifrabile. Viene sempre da chiedersi che cosa avrebbero potuto fare se fossero stati bene tutti insieme, ma non è quasi mai successo. Avere una squadra non troppo competitiva potrebbe allontanare lo pterodattilo dai palcoscenici più importanti, ma paradossalmente anche aiutarlo a raggiungere il premio individuale. Come già detto, in America spesso vengono premiati i grandi risultati personali, arrivati in squadre non eccellenti.

I cinque migliori canadesi sbarcati finora in NBA

Steve Nash, uno dei migliori giocatori canadesi scesi in un campo NBA

La NBA ormai è risaputo essere un campionato ricco di giocatori provenienti da ogni parte del mondo. Tra i tanti negli anni abbiamo avuto modo di vedere diversi talenti canadesi protagonisti nella lega cestistica più famosa al mondo.
Di seguito andiamo ad analizzare i cinque migliori giocatori provenienti dal Canada che finora hanno messo piede nei campi americani.

5) SAMUEL DALEMBERT

Samuel Dalembert con la casacca dei New York Knicks.

Samuel Dalembert è nato ad Haiti prima di trasferirsi in Canada (dove ha preso la cittadinanza) dopo pochi mesi di vita.
Negli Stati Uniti ha iniziato la sua carriera da giocatore di pallacanestro prima a Seton University e poi è approdato in NBA.
Samuel Dalembert ha calcato i parquet americani per quattordici anni (2001-15) indossando diverse maglie e mettendo a referto quasi 7000 rimbalzi e oltre 1500 stoppate. La più importante per lui fu quella dei Philadelphia 76ers che onorò per nove stagioni.
Con la nazionale canadese ha disputato un torneo pre-olimpico nel 2008.

4) RICK FOX

Rick Fox è stato un elemento fondamentale per i successi delle sue squadre, a partire da North Carolina, a livello collegiale.
L’ala piccola di Toronto ha giocato in NBA per tredici anni nelle due squadre più blasonate e e titolate: i Boston Celtics e i Los Angeles Lakers.
A livello di gioco e di prestazioni, Fox ha dato il suo meglio in Massachusetts (dal 1991al 1997), nonostante i tre titoli consecutivi con i gialloviola in California.

3) TRISTAN THOMPSON

Tristan Thompson
Tristan Thompson.

Tristan Thompson è sicuramente, in questo momento, il lungo canadese più forte in circolazione.
Il ragazzo di Brampton (Ontario) è campione NBA con i Cleveland Cavaliers nel 2016 da grande protagonista.
Tristan Thompson con la sua stazza e la sua prestanza fisica in area è una spina nel fianco per quasi tutti gli avversari: rimbalzi, palle sporcate e doppi possessi. Questo in attacco, ma la sua difesa è davvero importante per i suoi Cavs.
Thompson è del 1991 e ancora può migliorare e diventare più di un buonissimo giocatore NBA.

2) ANDREW WIGGINS

Andrew Wiggins, prima scelta assoluta dei Cleveland Cavaliers, poi approdato ai Minnesota Timberwolves del 2014. Sul ragazzo c’erano e ci sono davvero tante aspettative.
I suoi primi anni in NBA non sono stati però proprio esaltanti come si pensava, ma comunque in tre stagioni ha avuto una media di 20.4 punti a partita.
Il canadese, nativo di Toronto, è ancora giovane (1995) e i margini di miglioramento sono notevoli.
In questa stagione, a dire il vero, ha cominciato piuttosto bene al fianco di Karl-Anthony Towns e Jimmy Butler.
Probabilmente Andrew Wiggins non diventerà mai una star assoluta del gioco, ma giocherà sicuramente un ruolo fondamentale per i suoi Minnesota Timberwolves e per i suoi compagni canadesi in nazionale.

1) STEVE NASH

Steve Nash il giocatore, tra i canadesi, più forte di sempre
Steve Nash.

Steve Nash è uno dei migliori playmaker della storia del basket con delle mani in grado di servire qualsiasi compagno in qualsiasi posizione.
La sua regia e la sua visione di gioco, abbinate al grande altruismo, erano il suo pane quotidiano.
Possiamo dirlo senza problemi: Steve Nash è una leggenda che presto entrerà nella Hall of Fame.
Senza ombra di dubbio dunque Nash è il giocatore, tra i canadesi, più forte che abbia calcatoi parquet NBA.
Era il leader di una delle squadre più esaltanti che dall’altra parte dell’oceano si siano mai viste: i Phoenix Suns di Mike D’Antoni con il canadese, Amar’e Stoudemire, Shawn Marion e Leandro Barbosa.
Gli ultimi anni della sua carriera non sono certo indimenticabili ai Los Angeles Lakers, ma le prodezze che ci ha mostrato prima non vengono di certo cancellate.