Borsino playoff della Eastern Conference: sei squadre per tre posti

Borsino playoff.

Archiviato l’All-Star Weekend è tempo di analisi e bilanci in ottica playoff. Se l’attenzione di fan e media ad inizio anno era tutta centrata sulla Western Conference, oggi si parla solo dell’avvincente lotta nel Selvaggio Est: Mentre infatti CelticsRaptors, PacersSixers e Bucks sono pressoché certi di un posto alla prossima postseason, 6 franchigie si stanno contendendo gli ultimi tre slot: Nets, Hornets, Pistons, Magic, Heat e Wizards; troppo lontani gli Hawks per tentare una rimonta tanto eroica quanto inverosimile. La sesta dista solo 6 gare dall’undicesima e questo quando mancano 2 mesi e 22 partite (a testa) al termine della regular season. La NBA degli ultimi anni ci ha regalato vari cambiamenti di fronte, rimonte epiche e cedimenti imprevedibili. Chissà che anche quest’anno non si possa assistere a niente del genere. Le premesse del resto ci sono tutte. Ecco a voi il borsino playoff della Eastern Conference.

 

BROOKLYN NETS

Record: 30-30

 Brooklyn Nets.

Iniziamo il borsino playoff dalla rivelazione della corrente stagione. I Brooklyn Nets hanno trascorso gli ultimi anni sul fondo della conference, spedendo le loro prime scelte ai Celtics per l’affare Pierce-Garnett. La dirigenza si è allora sbarazzata dei suoi contratti pesanti e ha scambiato i suoi ultimi pezzi pregiati con un core di giovani di belle speranze che quest’anno hanno iniziato a mostrare il loro reale valore: D’Angelo Russell sta giocando la miglior pallacanestro della sua carriera, tanto da essersi guadagnato un posto nell’ASG, Caris LeVert se non si fosse infortunato avrebbe vinto il MIP, Joe Allen al di la delle stoppate inferte ai migliori centri della lega è diventato un rim protector di prima fascia, mentre Spancer Dinwiddie è il classico “sesto uomo” che ogni allenatore desidererebbe. Nelle ultime gare, a causa anche di vari infortuni, i Nets hanno registrato un calo che tuttavia non è costato loro il sesto posto. Il calendario, per nulla benevolo, gli riserva vari scontri diretti con Heat e Hornets, oltre alle potenze dell’est che nelle ultime partite potrebbero non giovare agli uomini di Atkinson.

 

CHARLOTTE HORNETS

Record: 28-30

Kemba Walker, Marvin Williams, Nicolas Batum
Charlotte Hornets.

A Charlotte è scoppiata la Kemba-mania. Come Kobe “solo sull’isola”, Walker sta trascinando gli Hornets a suon di prestazioni fenomenali: 24.9 punti, 4.4 rimbalzi e 5.6 assist di media, con il picco raggiunto nella sconfitta contro i 76ers in cui ha comunque messo a referto 60 punti (miglior prestazione stagionale sinora). La convocazione all’ASG è solo il giusto riconoscimento verso un giocatore che meriterebbe una chance in una contender. Nel frattempo a fargli da spalla è Jeremy Lamb, la cui crescita non sembra arrestarsi. Per il resto poco da aggiungere: Malik Monk e Miles Bridges sono troppo discontinui, Parker, Batum e Zeller dei semplici comprimari ma nulla di più. E il calendario non è dei migliori, dagli scontri diretti contro Wizards, Nets e Heat, fino alla doppia sfida contro i Warriors e Rockets.

 

DETROIT PISTONS

Record: 27-30

Detroit Pistons

Detroit Pistons.Ci si aspettava ben altro alla vigilia della regular season: la temibile coppia Griffin-Drummond e l’arrivo del COY Dwayne Casey giustificava le alte ambizioni della tifoseria di Detroit. Ma dopo 56 partite i Pistons occupano l’ottavo posto, più per demeriti altrui che meriti propri. Il sistema di gioco è macchinoso e troppo dipendente dalle giocate individuali. L’attacco è sterile, i Pistons hanno la peggior percentuale da tre punti della lega. L’unico tiratore, Reggie Bullock, è partito mentre il resto del roster sta deludendo le aspettative: infatti, eccezion fatta per Blake Griffin (stagione sublime finora), Andre Drummond non riesce ad essere costante in attacco, Reggie Jackson si è rivelato un giocatore sopravvalutato mentre agli altri comprimari non si può chiedere più di quanto stanno producendo. Il solo Griffin non basterà nelle restanti gare dove Detroit se la vedrà con Pacers, Spurs e Raptors. Anche se sulla carta il calendario è piuttosto agevole, la palla è sempre rotonda.

 

ORLANDO MAGIC

Orlando Magic.

Record: 27-33

La rinascita dei Magic ha un nome e cognome: Nikola Vucevic. 20.5 punti, 12.1 rimbalzi e 3.8 assist di media, career-high in tutte e tre le voci segnate, convocazione All-Star Game e Orlando che per la prima volta da diverse stagioni è in orbita playoff. La dirigenza lo ha nominato uomo franchigia ai danni di Aaron Gordon, che continua a tardare la sua esplosione, e di Mo Bamba, chiamato a sostituirlo in caso di partenza e ora out per infortunio. I Magic hanno vinto le ultime sei partite e si preparano a proseguire la striscia contro i Raptors. Tanti scontri diretti nelle prossime settimane e qualche insidia che potrebbe rivelarsi determinante al termine della regular season.

 

MIAMI HEAT

Miami Heat.

Record: 26-31

One last dance“. Più che una stagione per gli Heat quest’anno è stato un tour d’addio del loro idolo, Dwayne Wade, prossimo ad appendere le scarpette al chiodo. Miami vorrebbe regalargli un ultimo ballo anche nella postseason, ma la decima posizione e il calendario ostico che li aspetta (2 volte Celtics, Warriors, Sixers e Bucks tanto per citarne alcuni) sembrerebbero presagire il contrario. Gli Heat non sono sicuramente la franchigia più in forma della lega: Goran Dragic fuori a tempo indeterminato, Hassan Whiteside l’ombra del rim protector di due anni fa, Justin Winslow discontinuo come sempre, e Dion Waters fuori forma a causa di un grave infortunio smaltito da pochi giorni. le speranze per la postseason sono riposte proprio in Dwayne Wade e Josh Richardson, autentica rivelazione tra le file di Spoelstra. Miami saprà ripercorrere la strada che due anni fa, dalla dodicesima posizione, l’ha portata ad una qualificazione persa solo all’ultima giornata? I tifosi se lo augurano, almeno per Wade.

 

WASHINGTON WIZARDS

Record: 24-35

Wizards-Suns
Washigton Wizards

Chiudiamo il borsino playoff con la franchigia della capitale, rimasta orfana di John Wall e Dwight Howard (fuori per tutta la stagione). Gli acquisti invernali di Bobby Portis e Jabari Parker si sono però rivelati azzeccati: dalla deadline i Wizards hanno totalizzato un record di 3-3 rimanendo agganciati alla zona playoff. il calendario di Washington è il più favorevole di questo lotto e, malgrado l’undicesimo posto, l’ultimo slot dista appena 3 gare. Guai a sottovalutare i Wizards nella corsa alla postseason, nulla è impossibile con questo Bradley Beal in versione All-Star.

Le 5 possibili NBA Finals 2019

Power Ranking NBA-NBA-finals-2019-warriors-festeggiano-Golden State Warriors 2018/2019

Le NBA Finals 2019 iniziano ad essere meno lontane. Non sono proprio dietro l’angolo ma le forze in campo sono già apparse evidenti. Mancano pochi mesi all’arrivo delle nuove Finals NBA 2019 ed ovviamente iniziano ad esserci le prime gerarchie all’interno della lega. Come ogni anno i Playoff ed in particolar modo le Finals scaturiscono grande attesa in tutti gli appassionati della palla a spicchi ed a differenza degli ultimi anni, i prossimi playoff saranno notevolmente più equilibrati in quanto LeBron James ha abbandonato il suo regno dell’est per trasferirsi nell’agguerrita Western Conference, facendo diventare a tutti gli effetti i suoi Los Angeles Lakers una contender o comunque una squadra più che competitiva. Oggi dunque il livello tanto della Western Conference quanto nella Eastern Conference è abbastanza equilibrato, dato che in ogni conference troviamo circa 3 squadre che potrebbero arrivare a disputare le ambitissime NBA Finals 2019; andiamo a vedere insieme alcune delle più affascinanti e possibili NBA Finals 2019.

 

Golden State Warriors VS Boston Celtics

Pronostici NBA 18-19-Boston Celtics 2018/2019
Il quintetto ideale dei Boston Celtics

Questa è la possibile NBA Finals 2019 più accreditata, sin dall’inizio di questa Regular Season; i Golden State Warriors con l’aggiunta di DeMarcus Cousins avranno (quando tornerà a disposizione l’ex Pelicans) un quintetto composto da soli All Star e quindi sono sicuramente i grandi favoriti per la conquista del prossimo anello. La squadra campione in carica nonostante stia faticando più del previsto (27-14) resta senza dubbio la squadra da battere e potrebbe offrire un grandissimo spettacolo se arrivassero nuovamente alle Finals. Dall’altra parte troviamo l’anti-Warriors per eccellenza: una squadra che ha nel proprio roster attaccanti del calibro di Kyrie Irving e Gordon Hayward, giovani talenti come Jayson Tatum e difensori come Marcus Smart e Jaylen Brown, oltre ad avere un vero e proprio mago tattico come Coach Brad Stevens. Inoltre anche come struttura del roster i Boston Celtics potrebbero adattarsi bene contro il quintetto di All Star degli Warriors, con Tatum da 4 ed Horford da 5 in modo da costringere Draymond Green e DeMarcus Cousins a dover difendere anche sul perimetro e lasciare quindi spazio alle penetrazioni di Kyrie Irving con Hayward e compagni pronti a ricevere sugli scarichi. Resta quindi questa la più probabile NBA Finals 2019.

 

Golden State Warriors VS Toronto Raptors

Kawhi Leonard, nuovo leader dei Toronto Raptors

Dopo tutta la telenovela della scorsa stagione e le recenti dichiarazioni di Coach Popovich, Kawhi Leonard è sicuramente determinato nel raggiungere le NBA Finals 2019 senza il suo ex coach e perchè no, a vincere anche il titolo. Infatti Leonard sta viaggiando a cifre assurde, ovvero 27.3 punti, 7.8 rimbalzi e 3.4 assist di media a partita tirando anche con il 50% dal campo, permettendo così ai suoi Raptors di avere il miglior record della lega (31-12); dettaglio da non trascurare questo, perchè ad oggi i Toronto Raptors avrebbero il fattore campo a favore anche in un eventuale arrivo alle NBA Finals 2019 e tutti sono a conoscenza del clima che si respira alla Scotiabank Arena. Inoltre Leonard ha a disposizione anche un notevole supporting cast, oltre ad aver già fatto ammattire la difesa degli Warriors nei Playoff 2017 (poi costretto ad abbandonare la serie per infortunio, do you know Zaza?), quindi i Golden State Warriors dovrebbero senza dubbio faticare per vincere contro i Raptors.

Los Angeles Lakers VS Boston Celtics

Celtics-Lakers
Celtics-Lakers: una rivalità storica

Beh, questa è sicuramente la possibile NBA Finals 2019 con più fascino, sia per la storia delle due franchigie e dunque per la rivalità che le divide e sia per i giocatori che la disputerebbero. Mettendo da parte per la quale tifiamo, non possiamo negare che quella tra i Los Angeles Lakers di LeBron James ed i Boston Celtics di Kyrie Irving sia la NBA Finals che tutti noi vorremmo vedere. Infatti, nonostante i Los Angeles Lakers siano ora in calo grazie all’infortunio di LeBron James e quelli di Kyle Kuzma (rientrato) e di Rajon Rondo, i Lakers erano arrivati anche a sole 2 vittorie di distanza dai Denver Nuggets primi in classifica. Mai dare per spacciata a priori la squadra di LeBron James, capace di compiere imprese veramente notevoli (gli Warriors ne sanno qualcosa); sfida nella sfida sarebbe ovviamente quella tra LeBron James e Kyrie Irving, le due stelle che insieme hanno fatto piangere di gioia una città intera (Cleveland ovviamente) e che potrebbero addirittura ritrovarsi contro nelle NBA Finals in quella che rappresenta la sfida più affascinante dell’intera NBA. Inoltre, potremmo assistere anche a Rajon Rondo contro i “suoi” Boston Celtics, quindi che altro si potrebbe chiedere di meglio?

 

Los Angeles Lakers VS Philadelphia 76ers

LeBron James, la speranza più concreta per far tornare grandi i Lakers

Quella tra i Los Angeles Lakers ed i Philadelphia 76ers rappresenterebbe una NBA Finals 2019 spettacolare e composta da due “outsiders” per lo meno ad inizio stagione; infatti entrambe le squadre ad inizio stagione nei pronostici venivano date rispettivamente come quarta o quinta forza e come terza forza delle proprie Conference, quindi sarebbe una vera e propria sorpresa non trovare nelle Finals squadre come gli Warriors, o i Rockets o i Celtics. In questa partita avremmo sia dei super veterani come LeBron James, Rajon Rondo, Jimmy Butler e JJ Redick e sia degli giovani veramente interessanti come Kyle Kuzma, Brandon Ingram, Lonzo Ball da una parte e Joel Embiid, Ben Simmons e Landry Shamet dall’altra. In più avremmo anche una serie di partite dall’alto tasso tecnico e spettacolare da gustarci, visto che entrambe le squadre tendono ad effettuare molte schiacciate ed a correre in contropiede. Sarà questa la prossima NBA Finals?

 

Golden State Warriors VS Philadelphia 76ers

Il quintetto di soli All Star dei Golden State Warriors

In questa possibile NBA Finals 2019 potremmo addirittura assistere ad una sfida con 8 giocatori All Star in campo: infatti sullo stesso parquet potremmo vedere Stephen Curry, Klay Thompson, Kevin Durant, Draymond Green, DeMarcus Cousin, Jimmy Butler, Joel Embiid e Ben Simmons! Sarebbe quindi una sfida di altissimo livello e con i Golden State Warriors che avrebbero da risolvere il grattacapo difensivo in post basso, visto che i 76ers hanno come esterni titolari Ben Simmons e Jimmy Butler, due esterni dal grande talento spalle a canestro. Sarebbe anche questa una sfida spettacolare, visto che anche i Golden State Warriors sono una squadra che adora correre in contropiede, salvo tirare da 3 punti invece che andare a concludere con una schiacciata (almeno parlando di Curry e Thompson, visto che Kevin Durant è in grado di schiacciare in maniera bellissima).

 

Il serpente ha morso ancora

Kevin Durant

L’eleganza nei movimenti, la fluidità nel controllo del corpo, la consapevolezza e la tempistica azzeccata nel colpire senza pietà l’avversario. Come un serpente che sferra l’agguato scattando all’improvviso dal nulla e non lasciando scampo alla povera preda, col suo morso velenoso e meccanicamente spettacolare. Sinuoso, fatale, implacabile. I suoi attacchi sono repentini e, in tali casi, sono pochissime (se non nulle) le contromisure da adottare. Kevin Durant è tutto questo, un predatore astuto che ancora una volta ha impresso il suo segno sulle NBA Finals: secondo anello consecutivo dei suoi Golden State Warriors e MVP della serie in back to back.

Per i Cleveland Cavaliers non c’è stato nulla da fare, troppo ampio il divario tecnico e troppo incisivo l’impatto del numero 35 sulle quattro gare disputate. Roba da élite del basket. 28.8 punti (52.6% dal campo e 40.9% da tre), 10.8 rimbalzi, 7.5 assist e 2.3 stoppate di media rappresentano in soldoni la sua recita nell’ultimo atto della stagione NBA 2017/2018, anche se bisogna necessariamente non fermarsi ai meri numeri.

LA POLIEDRICITÀ‘ OFFENSIVA DI KEVIN DURANT

Il suo arsenale sostanzialmente illimitato unito al fisico longilineo lo rendono un pericolo costante per qualsiasi difesa. Figuriamoci per quella dei Cavs, lacunosa e tendente ad amnesie. Kevin Durant ha vinto appieno tutti i mismatch che gli sono stati concessi in ottica isolamenti (e non solo): col suo primo passo ha battuto gente come Kevin Love, Tristan Thompson e George Hill. Quest’ultimo è stato costretto più volte a fronteggiarlo in post, pagando dazio a causa del gap corporeo che li separa; il playmaker ci ha provato, ma ha visto insaccare molte conclusioni (2.3 a gara su 3). Pure JR Smith, Jeff Green e perfino LeBron James, chiamati a braccarlo nei vari cambi, non sono riusciti ad arginare il jumper di KD dal retrogusto di sentenza. In fondo, quando si eleva per tirare sfruttando le sue lunghe leve è durissima stopparlo. Ha svariato in lungo e in largo, con le penetrazioni in area, soprattutto durante i sistematici contropiedi, e nelle situazioni di spot up shooting, dove ha dimostrato di saper essere efficace anche senza tenere troppo il pallone tra le mani: Kevin Durant a fine serie risulta il terzo giocatore di Golden State dal punteggio più alto in questo frangente, grazie ai 2.8 punti di media (1.20 a possesso) ottenuti grazie ad un 40% dal campo. Cinico, eclettico, concreto. Il nativo di Washington si è fatto carico delle responsabilità in ogni modo possibile. Manifesto del suo dominio da fromboliere è stata gara 3, dove ha messo a referto 43 punti (65.2% al tiro, 66.7% dal perimetro e 100% ai tiri liberi) conditi da 13 rimbalzi.

 

Un film già visto: come nella gara 3 del 2017, KD va ad infilare con facilità una tripla pensate agli sgoccioli della partita.

UNA MANO NELLE RETROVIE

Anche nella propria metà campo Kevin Durant è stato decisivo. Ormai colonna portante del castello difensivo dei Warriors, ha svolto tutte le mansioni commissionate dal saggio Steve Kerr. I suoi aiuti sul lato debole sono stati tempestivi ed efficaci nella protezione del ferro: quando c’è stata un’incursione avversaria nel pitturato si è fatto trovare pronto a spazzare le velleità con le sue braccia interminabili, utili pure nello sporcare le linee di passaggio. La presenza granitica e un arguto senso della posizione gli hanno permesso di essere quasi sempre al posto giusto al momento giusto, soprattutto nei momenti in cui bisognava cambiare sui blocchi dei Cavs; e la single coverage per lui non è stata un grattacapo, visto che è dotato di un movimento di piedi rapidi e di abilità negli scivolamenti laterali. Un impatto a tutto tondo, divenuto più dispendioso nelle gare che non hanno visto partecipare Andre Iguodala.  A livello statistico, Kevin Durant è riuscito a concedere 7 conclusioni sulle 14.5  in cui è stato impegnato e ha recuperato circa 3.3 palle vaganti a partita.

 

Concentrazione e determinazione nel chiudere la strada verso il canestro.

 

UNO PER TUTTI

Attenzione. Nessuno vuole sostenere la tesi secondo la quale il suddetto abbia una spiccata dose di playmaking. Questa è sempre stata una delle sue ‘pecche‘, per così dire. Tuttavia a livello di scelte offensive si è dimostrato di essere tutt’altro che un accanito accentratore: ha letto bene i tagli dei compagni all’interno dell’arco e i movimenti off the ball dei tiratori, serviti con puntualità e precisione. Niente forzature, dialogo vivo, manovra non troppo ostruita. Il penetra e scarica è stato un espediente per trovare vie alternative, come nell’occasione della tripla finalizzata da David West a fine terzo quarto di gara 2, che ha tenuto a debita distanza una Cleveland ancora a distanza. L’egoismo e la fame ossessiva  sono stati messi in disparte, a discapito del necessario e vitale lavoro per la squadra.

 

Senza farsi prendere dalla fretta, KD attende un taglio di un compagno (in questo caso Klay Thompson) per un passaggio decisivo.

 

Kevin Durant ha morso di nuovo, portandosi di nuovo l’intera posta in palio. E la sensazione è che sia in grado di proseguire nella sua sfrenata caccia, in cima ai vertici della catena alimentare di un folle ecosistema. Ci sarà però da battagliare, perchè la NBA è piena di predatori agguerriti…

NBA Finals stats corner: capitolo finale

stats corner

A voi lo stats corner di chiusura delle NBA Finals. Si è concluso Venerdì notte uno dei capito più brevi delle Finals: i Golden State Warriors hanno spazzato via LeBron James ed i suoi Cleveland Cavaliers con un 4-0 secco. Kevin Durant è stato eletto nuovamente MVP delle Finals e i ragazzi della Baia si sono portati a casa il terzo trofeo in quattro anni.

 

STATS CORNER: NUMERI E CURIOSITÀ

 

 

  • I Golden State Warriors hanno vinto 3 titoli negli ultimi 4 anni, sono la quarta franchigia a compiere un’impresa del genere. Prima di loro ci erano riusciti solo i Los Angeles Lakers, i Boston Celtics e i Chicago Bulls.

 

  • Kevin Durant è il sesto giocatore a vincere due MVP delle Finals di fila. Oltre a KD, ci erano riusciti: Kobe Bryant, LeBron James, Shaquille O’Neal, Michael Jordan e Hakeem Olajuwon.

 

  • LeBron James ha concluso questi playoff con 748 punti, che rappresenta il secondo record di punti in postseason. Al primo posto troneggia Michael Jordan, che nel 1992 ne aveva realizzati 759.

 

  • Steph Curry diventa l’ottavo giocatore della Lega a vincere 3 anelli e 2 o più titoli Mvp. Prima di lui ci erano riusciti Kareem Abdul Jabbar, Bill Russel, Michael Jordan, LeBron James, Magic Johnson, Larry Bird e Tim Duncan.

 

  • LeBron James ha perso 6 NBA Finals. Ne hanno perse più di lui solo Jerry West (8) ed Elgin Baylor (7), tra i giocatori che hanno disputato almeno una gara in ognuna delle Finals perse.

 

  • Stephen Curry ha difeso su LeBron in 54 occasioni, contro la difesa del numero 30 californiano il Re ha segnato appena 12 punti col 33% al tiro.

 

  • I Warriors hanno battuto i Cavs con uno scarto di 210 punti in 4 gare. E’ il terzo record all time, al primo posto troviamo i Warriors (230) del 2017 e al secondo gli Spurs (214) del 2014.

 

  • Nelle ultime 4 postseason (2015-2018) Golden State ha un record di 328-83 (.798). Rappresenta un nuovo prima nell’arco di quattro anni, hanno migliorato il loro record (2014-2017) che era di .776.

 

  • Quando si sono incontrati nelle NBA Finals Kevin Durant e LeBron James hanno segnato lo stesso numero di punti: 424.

 

  • Kevin Durant, nel corso della sua carriera,  è riuscito a collezionare: il titolo di rookie of the year, il titolo di MVP, il titolo di MVP dell’all star game, il titolo di MVP delle Finals (2 volte),titolo di scoring leader ( 4 volte) e due anelli.

 

Fonte: ESPN Stats & News

 

 

Back to Back Warriors: le pagelle dei campioni NBA

stats corner

.Le Finals 2018 sono state probabilmente le meno entusiasmanti dell’ultimo ventennio: ai Golden State Warriors sono bastate solo 4 gare per sbarazzarsi agevolmente dei loro avversari. L’ultima franchigia a subire uno sweep in finale, ironia della sorte, fu proprio Cleveland nell’edizione 2007 contro i San Antonio Spurs. I Cavaliers hanno provato in tutti i modi a contrastare la corazzata di Steve Kerr, LeBron si è caricato il peso non di una squadra ma di un intero stato sulle sue spalle, ma il talento dei Warriors si è dimostrato ancora una volta superiore. Di seguito perciò consegniamo le pagelle dei campioni NBA, analizzando ogni singolo giocatore della baia.

LE PAGELLE DEL TEAM

Stephen Curry, voto 8,5: di tutti i fenomeni della baia, Curry è quello più rappresentativo e in questa serie l’ha ribadito ancora una volta. Quando siede in panchina incita sempre i compagni e quando scende in campo li trascina nei momenti di maggior difficoltà. Letale come sempre in attacco, si è anche levato lo sfizio di siglare 9 triple in gara 2 stabilendo un nuovo record delle Finals NBA (superato un certo Ray Allen, fermo a quota 8). American Sniper.

Andre Iguodala, voto 8: “se avessimo giocato con Andre, avremmo vinto contro i Rockets a gara 5”.  Non si può certo dire che Kerr avesse tutti i torti: Iguodala è il vero ago della bilancia di questi Golden State Warriors che con la sua duttilità ha notevolmente contribuito alla vittoria del titolo. Non contano i pochi punti messi, ma la difesa con cui ha limitato LeBron nelle ultime due partite. Jolly.

Klay Thompson, voto 7,5: se non fosse per quella gara 3 il voto sarebbe più alto. Thompson è il miglior 3&D della lega: ha annullato difensivamente gli esterni dei Cavs e contributo anche alla fase offensiva con le sue solite triple mortifere. E pensare che dopo lo scontro con J.R. Smith di gara 1 avrebbe dovuto saltare le successive partite… Sicurezza.

Draymond Green, voto 7.5: Anche qui non contano le stats (11 punti, 7.6 rimbalzi e 8 assist di media), Green è stato il leader emotivo di questa serie: si è buttato su ogni pallone vagante, ha lottato duramente a rimbalzo e fatto anche un po di sano trash talking con i suoi avversari. Tutti piccoli dettagli che non rientrano nei dati statistici ma che segnano la differenza tra la vittoria e la sconfitta. Gladiatore.

JaVale McGee, voto 7: piacevole sorpresa di questa serie. McGee ha sempre fatto parlare di se più per i suoi bloopers che per le prestazioni sul campo, ma non stavolta: l’ex Nuggets ha stravinto il duello sotto le plance contro il collega Tristan Thompson e ha dato anche un discreto contributo in zona d’attacco, tirando con quasi l’80% dal campo. “you can be hero, just one day“. Rivelazione.

Shaun Livingston, voto 6.5: in uscita dalla panchina è sempre una garanzia. Anche quest’anno ha fatto rifiatare Curry e segnato qualche canestro col suo solito e infallibile jumper. Chissà, se non fosse stato per quel tremendo infortunio, la sua carriera sarebbe stata più soddisfacente a livello individuale. Tenace.

Jordan Bell-Kevin Looney, voto 6.5: i giovani di casa Warriors hanno superato Pachulia nelle gerarchie non tradendo affatto le aspettative. Discreto il loro contributo offensivo, i due si sono fatti valere sotto canestro dove hanno raccolto molti rimbalzi e fatto a sportellate con i lunghi dei Cavs. Forse Steve Kerr ha trovato i centri del futuro; se son rose fioriranno. Predestinati.

Steve Kerr, voto 8: 3 titoli negli ultimi 4 anni. Da quando ha intrapreso la carriera da allenatore nel 2014 ha sempre raggiunto le Finals, alzato due premi come Coach Of The Year e totalizzato 264 vittorie su 328 partite di regular season. Serve altro?. Maestro.

 

IL MIGLIORE

Kevin Durant, voto 9,5: semplicemente il migliore. Durant, dopo una gara 1 sottotono, è notevolmente cresciuto nelle successive tre partite: 29 punti e 10 rimbalzi di media in queste Finals, numeri da capogiro che gli sono valsi per la seconda volta l’MVP della competizione. Devastante su entrambi i lati del campo, ha contenuto discretamente LeBron e ci ha mostrato tutto il suo sterminato repertorio offensivo. Assassino.

 

IL PEGGIORE

Nick Young, voto 5: Poco spazio per lui in queste finals (come del resto come in tutti questi playoff), dove però non è riuscito a farsi notare se non per qualche canestro da oltre l’arco. Quest’estate dovrà assolutamente migliorare la sua fase difensiva se vorrà continuare a giocare nella migliore franchigia della lega. Rimandato.

Cleveland Cavaliers: i voti delle Finals

Cleveland Cavaliers-Cavs-LeBron

Le NBA Finals si sono concluse con i Golden State Warriors che hanno annichilito i Cleveland Cavaliers con un secco 4-0 che sembra poter porre fine al ciclo del team dell’Ohio, almeno per qualche anno. I Cavs però tolta gara 4 sono stati sempre in partita, rischiando anche di vincere gara 1 che avrebbe potuto dare un altro sapore alle finali. Andiamo a vedere ora le pagelle della squadra di Tyronn Lue.

LE PAGELLE DEL TEAM

Kevin Love, voto 6.5: Nel complesso una buona serie per lui, specialmente in attacco dove ha concluso la serie con 19 punti e 11.8 rimbalzi di media a partita, dando anche l’impressione di poter abbozzare un minimo di difesa (anche se spesso è risultato distratto o battuto dall’avversario). Infine Kevin Love è stato preso per dare un buon contributo nella fase offensiva ed a rimbalzo e questo ha fatto.

J.R. Smith, voto 5: Mezzo voto in meno per via del clamoroso errore in gara 1 che è valso la sconfitta dei suoi in una partita in cui i Cavs erano stati quasi sempre avanti e che vincendo quella partita, avrebbero quanto meno messo pressione su Durant e compagni. Conclude con 9.5 punti di media la sua finale, anche se tirando complessivamente male dal campo.

George Hill, voto 6: Anche per lui mezzo voto in meno per via del libero sbagliato nel finale di gara 1, che ha poi portato l’errore clamoroso di J.R. Smith, ma al contrario della guardia americana, Hill gioca una serie positiva sia segnando alcuni canestri importanti (specialmente in gara 2, dove mette a referto 15 punti) e soprattutto difendendo più che bene su un giocatore del calibro di Kevin Durant. Mette a disposizione la sua esperienza alla squadra, nel complesso una buona serie per lui.

Larry Nance Jr, voto 6: Non si fa intimorire dal palcoscenico e mette sempre a disposizione tutta la sua energia, giocando 17 minuti di media e segnando quasi 6 punti e prendendo 7 rimbalzi di media a partita. Spesso risulta un fattore a rimbalzo, il suo lo ha fatto.

Rodney Hood, voto 6.5: Non utilizzato nelle prime due partite (tranne in 4 minuti di garbage time di gara 2), viene gettato nella mischia in gara 3 risultando un fattore segnando ben 15 punti con 7/11 dal campo e prendendo 6 rimbalzi. In gara 4 ci prova, ma come tutta la squadra, risulta avere ben pochi stimoli. Forse sarebbe dovuto essere utilizzato di più nelle prime due partite.

Jordan Clarkson, voto 4: Non trova mai la via del canestro, conclude con appena 3 punti di media tirando con il 23% dal campo. Tende a prendersi tiri fuori ritmo e in isolamento anche quando è palesemente in difficoltà, perderà poi il posto nelle rotazioni nelle ultime due partite della serie. Ci si aspettava di più.

Tristan Thompson, voto 5.5: Stesso discorso di Larry Nance Jr, mette a disposizione della squadra tanta energia, segnando qualche canestro nel pitturato e prendendo rimbalzi, però da lui ci si aspettava qualcosa in più, visto che gioca quasi 24 minuti di media ed aveva molta più esperienza nelle Finals rispetto a quasi tutti i suoi compagni.

Jeff Green, voto 5: Il Green visto in gara 7 contro i Boston Celtics è un lontano parente del Green visto nella finale. Paga forse il palcoscenico, delude segnando appena 5 punti di media in 25 minuti a partita.

Josè Calderon, sv.

Ante Zizic, sv.

Cedì Osman, sv. 

Coach Lue, voto 5.5: Non ha moltissime colpe, visto che la sua squadra è nettamente inferiore degli avversari, anche se poteva provare a dare spazio a Rodney Hood nelle prime due gare e cercare di far difendere meglio i suoi.

IL MIGLIORE

LeBron James, voto 9: Gioca il miglior basket della sua carriera, come in tutta la sua regular season , prova a dare qualche speranza nelle Cleveland Cavaliers-Finals ma è veramente solo sull’isola. Gioca una serie leggendaria, continuando a battere record e finendo la serie con 34 punti, 10 assist, 8.5 rimbalzi, 1.3 palle rubate e 1 stoppata di media a partita, giocando 45 minuti di media, tirando con il 52% dal campo e tirando i liberi con l’85%. La sua gara 1 è mostruosa, chiudendola con 51 punti. Non può vincere da solo contro una delle migliori squadre di sempre.

IL PEGGIORE

Kyle Korver, voto 4: La delusione principale delle Finals è lui, non segnando praticamente mai e concludendo la serie con 1.5 punti di media. Oltre a risultare dannoso in attacco, non può neanche pensare di poter difendere contro gli esterni degli Warriors.

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Risultati Nba Finals: sweep e secondo titolo consecutivo per i Golden State Warriors

Risultati Nba Finals che eleggono ufficialmente campioni Nba i Golden State Warriors. Il team della Baia conquista ufficialmente il suo secondo titolo consecutivo, il terzo nelle ultime quattro stagioni, annichilendo quel che resta dei Cleveland Cavaliers. Il team dell’Ohio, distrutto fisicamente e psicologicamente dallo strapotere cestistico messo in mostra dalla squadra di coach Steve Kerr in queste Nba Finals 2018; deve cedere ancora una volta il passo ad un’altra grande prestazione corale messa in mostra da Kevin Durant e soci.

Risultati Nba Finals: Kevin Durant vince ancora il titolo di MVP delle Finals

Sono ancora una volta Steph Curry e Kevin Durant i mattatori indiscussi dell’incontro, ma è il numero 35 dei Warriors a spuntarla nella sfida interna per la vittoria al titolo di MVP delle Finals 2018. Per il secondo anno consecutivo KD si conferma fattore fondamentale per i Warriors nell’eterna sfida con LeBron James; apparso visibilmente scarico e demotivato dopo il tracollo vissuto in game-3.

Per l’ala numero 35 dei Warriors prestazione a tutto campo anche in questo match, nonostante le basse percentuali al tiro fatte registrare in questo incontro (7/17 dal campo); a confronto con la straordinaria prestazione offensiva fatta registrare questa notte da Steph Curry. Queste le cifre fatte registrare da Kevin Durant:

  • 20 punti
  • 10 assist
  • 12 rimbalzi
  • +/- 30 in 38 minuti di gioco

Come detto poc’anzi, Steph Curry prova di tutto per provare a vincere il suo primo titolo di MVP delle Nba Finals; ma non basta la prestazione messa in mostra questa notte a poter regalare l’unico trofeo individuale che manca nella bacheca di ‘The Baby Faced Assasin’.

Il numero 30 dei Warriors riscatta al meglio la triste serata realizzativa messa in mostra in game-3; chiudendo un incontro senza storia all’inizio del secondo tempo di gioco.  Fondamentale il suo apporto globale in tutto il match, specie nel terzo quarto dove i Cleveland Cavaliers non hanno reagito all’onda d’urto dei campioni Nba in carica. Ecco i numeri finali messi in scena da Steph Curry:

  • 37 punti
  • 6 assist
  • 4 rimbalzi
  • 7/15 da 3 punti
  • 12/27 dal campo

D’altro canto, i Cleveland Cavaliers soltanto nella prima parte di match provano a mostrare il loro orgoglio al cospetto del team della Baia, per poi scomparire definitivamente quello che potrebbe essere l’ultimo match in maglia Cavaliers da parte di LeBron JamesIl Prescelto‘ chiude il suo match con una prestazione da 23 punti, 8 assist e 7 rimbalzi, che si riveleranno poco utili alla causa dei Cavaliers,  che incassano il secondo sweep nella storia delle Nba Finals dopo quello del 2007 contro i San Antonio Spurs

Risultati Nba Finals dunque che rispettano i pronostici della vigilia, ma che allo stesso tempo lanciano un temibile segnale per il futuro immediato dei Cavaliers, pronti ormai ad una possibile nuova rivoluzione in caso di secondo addio di LeBron James alla sua amata Cleveland.

Lo sweep ora resta una brutta batosta da metabolizzare per il team dell’Ohio, forse sconfitto una volta per tutte nell’eterna saga sportiva vissuta negli ultimi quattro anni contro i Golden State Warriors.

 

NBA Finals stats corner: KD nel libro dei record

stats corner

Stats corner di gara 3. Si è conclusa anche questa partita con una vittoria dei Golden State Warriors, trascinati da un impavido Kevin Durant, che ha collezionato 43 punti, 13 rimbalzi e 7 assist. LeBron James ha provato a scuotere i suoi con una tripla doppia ma, ancora una volta, non è servito a nulla. Warriors sul 3-0  e Sabato notte si giocherà ancora alla Quicken Loans Arena nel primo ‘win or go home’ match.

 

 Kevin Durant ha segnato 4 triple da più di 9 metri in gara 3. E’ il massimo mai registrato da qualsiasi giocatore e da qualsiasi squadra negli ultimi 20 anni di playoffs.

 

  • Stephen Curry e Kevin Durant hanno contribuito, con punti e assist, agli ultimi 24 punti dei Golden State Warriors contro Cleveland in gara 3.

 

  • Ai Warriors non sono tremate le mani in gara 3, infatti hanno tirato con 18/21 quando non erano contestati.

 

  • Kevin Durant ha registrato 40 o più punti, 10 o più rimbalzi e 5 o più assist, ora fa parte di un club esclusivo delle Finals di cui sono membri solo LeBron James, Michael Jordan e Shaquille O’Neal ( dal 1985).

 

  • Prima delle due triple messe a segno nel quarto periodo ( una a testa), LeBron James e Steph Curry avevano combinato 0/14 dal perimetro.

 

  • LeBron James si è portato a casa la sua decima tripla doppia nelle Finals. E’ il primo giocatore in assoluto con triple doppie in doppia cifra nella storia.

 

  • Durant ha contribuito alla vittoria dei ragazzi della Baia segnando più di 40 punti. Durante la regular season i Warriors hanno ottenuto un record di 0-4 quando KD ha segnato 40 o più punti.

 

  • KD ha segnato in faccia a tutti e 8 i giocatori di Cleveland. Tutti tranne Tristan Thompson, che non ha mai difeso sul numero 35.

 

Fonte: ESPN Stats & info

 

 

Risultati Nba Finals: i Warriors allungano le mani sul terzo titolo

KD

Risultati Nba Finals che delineano forse definitivamente la serie delle Nba Finals 2018. I Golden State Warriors completano una straordinaria rimonta nel secondo tempo per abbattere le speranze di vittoria dei Cleveland Cavaliers, da qui in avanti costretti all’ultima spiaggia per riaprire la serie titolata. Questa volta il match è nel segno di Kevin Durant, che si mette in proprio per portare sul 3-0 la serie in favore del team campione Nba in carica.

Risultati Nba Finals: Kevin Durant glaciale come nella game-3 delle ultime Finali

A differenza delle due gare andate in scena all’Oracle Arena, cambia il protagonista assoluto dello spartito offensivo dei Golden State Warriors. Complice i continui raddoppi difensivi organizzati su Steph Curry e Klay Thompson (7/27 dal campo in due in questo match); Kevin Durant si mette in proprio sin dai primi minuti martellando sistematicamente con qualsiasi soluzione offensiva.

Per il numero 35 dei Warriors percentuali spaventose dal campo per tutta la partita, ma anche grande solidità su tutti i match-up difensivi; dando dimostrazione di essere ancora una volta il vero ago della bilancia di questo eterno confronto fra le due squadre. Saranno ben 6 le triple realizzate su 9 tentativi totali in ben 43 minuti effettivi di gioco, che saranno fondamentali per l’economia globale dell’incontro.

Durant fa suo il duello a distanza visto anche nella passata stagione con LeBron James, che nella notte del sorpasso nei confronti di Michael Jordan per il maggior numero di partite dei Playoff con una prestazione da 30+ punti a partita; deve alzare ancora una volta bandiera bianca in questa serie. Nel dettaglio, questi sono i numeri messi in scena da KD in questa game-3:

  • 43 punti
  • 13 rimbalzi
  • 7 assist
  • 65% dal campo
  • 66% da tre punti

Oltre ai grandi numeri messi a segno dal fuoriclasse dei Warriors, si sono rivelate decisive le amnesie difensive dei padroni di casa; che nel terzo quarto hanno faticato parecchio nel contenere l’impatto di JaVale McGee e l’intelligenza cestistica di Shawn Livingston. In questo match fondamentale anche il rientro di Andre Iguodala, che sopratutto nei momenti concitati del match, si è rivelato ancora una volta pedina fondamentale in chiave difensiva.

Niente da fare dunque per il team dell’Ohio, che dopo una prova eccellente del solito LeBron James (tripla doppia da 33 punti, 10 rimbalzi e 11 assist); ha avuto un bel supporto a livello di cifre da parte dei suoi compagni di squadra. Considerevole l’apporto in questo match di Kevin Love e del ritrovato Rodney Hood, capace di mantenere in linea di galleggiamento i Cavaliers nel momento più ostico dell’intero incontro.

Situazione ormai critica in casa Cavaliers. Il team di LeBron James e soci, con la tripla decisiva messa a segno da Durant, sembrerebbero aver accusato il colpo del k.o definitivo in questa serie. La serie al momento è indirizzata, ma la squadra di coach Lue se vuol dimostrare di essere ancora in gioco deve tirare fuori gli artigli e il pedigree dei campioni nel prossimo match casalingo di venerdì notte in programma sempre alla Quicken Loans Arena.

 

https://www.youtube.com/watch?v=m4409gOZzt0

 

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NBA Finals Wheelchair Game: semplicemente la storia

NBA Finals Wheelchair Game-Kobe Brad Stevens-Paul Pierce in azione

NBA Finals Wheelchair Game, indimenticabile, una delle partite delle NBA Finals più famose di sempre. Il Game 1 tra Los Angeles Lakers e Boston Celtics, del 2008, soprannominato proprio in questo modo, il “Wheelchair Game”.

NBA Finals Wheelchair Game: cosa successe? 

A 7 minuti dalla fine del terzo quarto, Kobe penetra a canestro. A difendere c’è Paul Pierce. L’ala Celtics cade malamente e rimane a terra dolorante, dovendo uscire addirittura con l’ausilio di una carrozzina. Sembra l’inizio del crollo dei Celtics, che retrocedono a -11 dai LAL a 5 dalla fine della terza frazione. Proprio in quel momento, tra il boato del Garden, “The Truth” esce dal tunnel degli spogliatoi più cattivo che mai. La sua partita era stato mediocre fino a quel momento (11 punti con 4/7 al tiro). Dal suo rientro in campo, però, qualcosa di magico sembra aver pervaso la sua mente e le sue mani. Dopo 1 minuto e mezzo, due triple consecutive di Pierce riportano vicini ai Lakers, i Celtics.

È la svolta della gara. Il Garden si infiamma e la macchina perfetta dei Lakers inizia a scricchiolare, con Kobe da solo al comando. Non basterà, perché la storia voleva una pagina da iscrivere nel cuore e nella testa degli appassionati NBA. I C’s vincono Gara 1 e chi lo sa, forse quell’episodio fece svoltare gli equilibri psicologici di una serie spettacolare ed equilibrata, che consegnò poi l’anello ai Celtics.

https://www.youtube.com/watch?v=FdU5pk7UXPM

 

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NBA Finals stats corner: Steph Curry nella storia

stats corner

Stats corner di gara 2 delle NBA Finals: Stephen Curry sigla un nuovo record per quanto riguarda la sua specialità, il tiro da tre. LeBron scala la sua classifica personale e si posiziona al secondo posto per punti segnati nelle NBA Finals. Golden State si porta sul 2-0 nella serie, ora si andrà a Cleveland.

 

STATS CORNER: NUMERI E CURIOSITÀ

 

  • Steph Curry ha segnato 9 triple durante gara 2 delle Finals contro i Cleveland Cavaliers, firmando così un nuovo record NBA di triple in una gara delle Finals. Il numero 30 dei Warriors ha infranto anche il record di triple tentate (17) che già gli apparteneva.

 

  • Con questo nuovo record, Steph Curry ora detiene:
  1. record di triple in una stagione regolare: 402 (2015- 2016)
  2. record di triple in una partita: 13 ( novembre 2016)
  3. record di triple in una postseason : 98 (2015)
  4. record di triple in una serie di playoffs: 32 (finali di conference e Finals 2016)
  5. record di triple in una partita di Finals: 9 (gara 2, 2018)

 

  • I Cleveland Cavaliers si sono portati a casa il terzo quarto (34-31) di gara 2. E’ una delle poche volte che i Warriors concedono un terzo periodo agli avversari, quando è successo hanno perso 14 partite su 32 in stagione e 1 su 3 durante questi playoff. Sono invece a quota 57-11 quando vincono il terzo quarto.

 

  • LeBron James ha segnato 80 punti nelle prime due partite delle Finals, siglando il quarto record NBA dietro solo a Shaquille O’Neal nel 2000 (83), al LeBron di Cleveland del 2015 (83), e a Jerry West nel 1969 (89).

 

  • LeBron ha provato a suonare la carica ma i suoi compagni, ancora una volta, hanno sparato a salve dal perimetro. Infatti sui passaggi del Re i Cavs hanno tirato: George Hil 3-5, JR Smith 2-8, Kevin Love 1-9, Jeff Green 1-6, Kyle Korver 1-3 e Jordan Clarkson 0-1.

 

  • LeBron James in gara 2 ha superato Kareem Abdul-Jabbar e diventa ora il secondo marcatore nella storia delle NBA Finals.Il King ha segnato fin’ora 1327 punti, al primo posto troneggia Jerry West con 1679 punti.

 

  • Per i Warriors è arrivata la vittoria numero 13 alle Finals contro i Cleveland Cavaliers. Per la prima volta però non hanno mai perso il vantaggio.

 

 

Fonte: ESPN Stats & info