Cleveland Cavaliers a testa alta: le pagelle della serie

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Si può uscire a testa alta da una serie persa per 4-1? I Cleveland Cavaliers ci raccontano di sì. Aldilà di quanto dica l’esito finale, a parte gara uno, i Cavs hanno sempre dato del filo da torcere ai Warriors, costringendoli a sudare ogni singola vittoria. Certamente qualcosa è mancato ai Cleveland Cavaliers. Più che qualcosa, forse qualcuno. Allora andiamo a dare i voti di questa serie finale.

IL MIGLIORE

LeBron James, voto 9.5: manco a dirlo. Avrebbe meritato 10 in caso di vittoria. Ha fornito prove da MVP ed è stato il primo giocatore della storia a chiudere una serie di finale in tripla doppia di media. In attacco non ha mai abbassato le marce, costruendo per sé e per i compagni; in difesa ha dovuto spesso concedersi delle pause, ma sarebbe impensabile che non fosse così, dati i 45 minuti di media. Ora a stimolarlo ancor di più ci sarà la rivalità con Kevin Durant. Il più forte.

IL PEGGIORE

Deron Williams, voto 3: doveva essere un eccellente backup per Kyrie Irving. Invece, da quando è ai Cleveland Cavaliers, non ha mai offerto prove convincenti. Tantomeno in queste Finals. Ed è da criticarsi non solo e non tanto per aver chiuso con un punto di media, ma per non aver saputo creare in attacco tanto quanto toglieva in difesa, dove coach Lue è sempre stato costretto a metterlo sull’avversario più debole, senza poter mai contare su un suo contributo effettivo. Forse non può più stare a questi livelli. Finito.

I Cleveland Cavaliers avrebbero avuto bisogno di tutto un altro tipo di apporto da Deron Williams

CLEVELAND CAVALIERS

Kyrie Irving, voto 8: Aveva iniziato con alcune difficoltà. Aveva comunque chiuso gara uno con 24 punti, ma nel secondo atto si era rifugiato in dannose forzature. Ha cambiato completamente marcia nelle gare casalinghe, dove ha guidato la squadra a due ottime prove davanti al pubblico amico. Nell’ultimo atto le precarie condizioni fisiche non gli hanno comunque impedito di lottare. Pur tra tutti i problemi, ha chiuso la serie a 30 di media e sarà pronto per la prossima stagione. Chapeau.

Kevin Love, voto 7: ha rovinato una serie ben giocato con un’ultima partita in cui è letteralmente sparito, sbagliando tutto ciò che si poteva sbagliare. Nei primi quattro atti era stato efficiente in attacco e aveva dimostrato una grinta difensiva che i Cleveland Cavaliers non avevano mai visto. La sua crescita rispetto alla scorsa stagione non è comunque bastata. Apprezzabile.

JR Smith, voto 6.5: era stato meritatamente messo alla gogna dopo i primi due atti, giocati in modo timoroso ed ingenuo. Nelle ultime tre gare è tornato a prendersi responsabilità, martellando la retina dall’arco dei tre punti. E’ andato in costante crescendo, anche in difesa, ed è stato uno degli ultimi ad arrendersi. Una cosa è certa: da quando è a Cleveland è un’altra persona. Cresciuto.

Tristan Thompson, voto 6: per tre partite ha fatto più danni che altro per i propri colori, non riuscendo ad imporsi a rimbalzo e risultano insofferente rispetto al gioco duro degli avversari. Ma le buone prove di gara 3 e 4 sono state la chiave delle convincenti prestazioni dei Cavs. Certo che, a livello di lotta sotto le plance, ci si sarebbe attesi ben di più. Lunatico.

Richard Jefferson, voto 6: non sempre dentro le righe e molto ondivago in attacco, ma il cuore e la voglia messi in campo da questo 37enne sono cosa rara anche tra i giovani prospetti. Si è sobbarcato l’ingrato compito di marcare un alieno Durant e non ha mai fatto un passo indietro. Di più non gli si poteva chiedere. Generoso.

Kyle Korver, voto 5: in uscita dalla panca avrebbe dovuto portare movimento lontano dal pallone e dosi massicce di tiro da tre punti. Ci ha provato, ma quasi mai è stato efficace. Ha anzi sbagliato diversi tiri aperti che aveva il dovere di mettere a segno. Nasconderlo in difesa non era un lusso che Cleveland potesse permettersi. Inefficiente.

Iman Shumpert, voto 4: la sua nullità difensiva è stata dettata da una continua indecisione e da un timore ingiustificato per un giocatore di questi livelli. In difesa ha provato ad essere aggressivo, ma è spesso andato oltre i limiti, senza mai sapersi adeguare al metro arbitrale. Può tremare per il suo futuro. Inadeguato.

James Jones, Dahntay Jones sv. 

L’ALLENATORE

Coach Lue, voto 5.5: certamente la sua valutazione sarà sempre influenzata dalla presenza in squadra di James. Ma andiamo oltre. Certamente la gestione dei cambi e dei timeout è stata rivedibile in alcuni momenti, quando Lue è sembrato incapace di scegliere gli uomini giusti a seconda del momento. La preparazione a livello mentale e tecnico della serie certamente ben fatta e ben eseguita; le sue colpe stanno in ciò che non ha saputo fare nel corso delle partite. Inesperto.

Golden State Warriors schiaccianti: le pagelle della serie

Le NBA Finals si sono concluse da poche ore. I Golden State Warriors con un netto 4-1 si sono imposti sui Cleveland Cavaliers.
Ecco dunque le pagelle generali dei californiani di tutta la serie vinta.

Kevin Durant campione per la prima volta con i Golden State Warriors
Kevin Durant campione per la prima volta con i Golden State Warriors

IL MIGLIORE

Kevin Durant, voto 10 (e lode): Se si potesse mettere 11 andrebbe fatto, ma massimo che possiamo dare è un 10 con la lode.
KD aveva tutti gli occhi addosso, era l’uomo con la miglior pressione.
Al suo primo tentativo alle Finals con la canotta dei Golden State Warriors, ha centrato il bersaglio a pieni voti con prestazioni superlative ed eccezionali che gli hanno fruttato l’MVP delle Finals.
In una parola: immenso.

IL PEGGIORE

JaVale McGee, voto 5: JaVale McGee inizia la serie discretamente, ma poi piano piano cala drasticamente fino a non vedere il campo per gara-5.
Sicuramente, visti i suoi mezzi atletici, poteva e doveva fare meglio, ma forse ancora “JaValone” è fuori contesto. Impreparato.

GOLDEN STATE WARRIORS

Stephen Curry, voto 9.5: Steph Curry doveva rifarsi dalle deludenti prestazioni delle Finals 2016 e l’ha fatto alla grande.
È stato costante per tutta la serie, tranquillo mentalmente ed in forma fisicamente.
Insomma il duello con Kyrie Irving l’ha vinto nettamente e con le sue solite triple, ha indirizzato in maniera sostanziale la serie. Cinico.

Klay Thompson, voto 8.5: Klay Thompson è quel giocatore che sornione fa vincere le partite ai Golden State Warriors.
In attacco, soprattutto ad inizio serie, ha faticato un pochino e non gli sono entrati sempre quei tiri che solitamente non sbaglia, però in difesa si è preso in consegna Kyrie Irving e l’ha annullato, specialmente nei due incontri inaugurali. Killer silenzioso.

Draymond Green, voto 8.5: Anche Draymond Green, come Klay Thompson, in fase offensiva rispetto a quella difensiva, ha faticato maggiormente.
Ha compensato però queste difficoltà in attacco (tiri aperti sbagliati), con ottime difese, fatte di aiuti, palle recuperate e rimbalzi.
A differenza del 2016, il “Dancing Bear” ha imparato la lezione e ha resistito anche a livello mentale. Carismatico.

Andre Iguodala, voto 8.5: Andre Iguodala subentra dalla panchina, ma gioca quanto un titolare.
Iggy si lascia alle spalle il tragico finale del 2016 (la stoppata subita da LeBron James ancora fa male) e affronta queste Finals con cattiveria, concentrazione ed intelligenza.
Ha tenuto il campo perfettamente sia in attacco che in difesa e non si è mai tirato indietro: è stato il vero ago nella bilancia. Fondamentale.

Shaun Livingston, voto 7: Shaun Livingston è sempre positivo e utile alla causa dei Golden State Warriors.
Quando Steve Kerr l’ha chiamato a dare il suo, ha sempre risposto presente andando anche per due volte in doppia cifra (gara-2 e in gara-4).
In gara-5 ne ha messi cinque, ma ha realizzato due canestri importantissimi durante un tentativo di allungo dei Cleveland Cavaliers. Immortale.

David West, voto 7: Anche David West quando è stato chiamato in causa ha sempre risposto positivamente.
Non si è mai tirato indietro nella contesa e ha fatto tutto quello che coach Steve Kerr gli ha chiesto.
In dieci minuti di media è sempre andato a referto. Utile al momento giusto.

Zaza Pachulia, voto 6.5: Zaza Pachulia ha fatto quello che ha potuto sfruttando le prestazioni insufficienti di Tristan Thompson.
Ha dato e preso botte in tipico stile ‘Pachuliano’ e ha messo in difficoltà la difesa dei Cleveland Cavaliers con i suoi blocchi, talvolta al limite della regolarità, permettendo ai tiratori dei Warriors di ‘sparare’ da tre con spazio. Lottatore.

Ian Clark e Patrick McCaw, voto 6 (politico): Per Ian Clark e Patrick McCaw non c’è molto da dire. Per quel poco che hanno giocato, hanno fatto il loro compitino conservando il ruolo marginale che hanno all’interno delle rotazioni dei fantastici Golden State Warriors. Volenterosi.

James Michael McAdoo, senza voto. 

Matt Barnes, senza voto.

ALLENATORI

Steve Kerr e Mike Brown, voto 9: In questo caso è giusto e doveroso parlare di Steve Kerr e Mike Brown.
Infatti il merito per questa fantastica finale, va attribuito ad entrambi perché nel momento dell’assenza forzata di Kerr, Brown si è fatto valere.
Anzi in gara-1 (quella allenata dall’ex di turno) Golden State ha dato il meglio di sé, annientando i Cavs.
Kerr e Brown comunque hanno saputo gestire al meglio un roster con tante personalità forti e sono riusciti ad imporre il proprio gioco andando a insistere sui punti deboli degli avversari. Scafati.

 

Golden State vince una stupenda gara 5 e conquista il titolo: le pagelle

Finisce 129-120 un’altra bellissima partita della serie di Finale del 2017. La vincono i Golden State Warriors contro i Cleveland Cavaliers, ed è la gara che vale il titolo NBA, il secondo in tre anni per la squadra della Baia e il primo per Kevin Durant. Onore ai Cavs, capaci di giocare e di offrirci una serie di altissimo livello. Abbiamo goduto, anche nel quinto atto, di una pallacanestro ai limiti del divino, non ci rimane che ammirare e dare i voti ai giocatori. Queste sono le pagelle di gara 5:

IL MIGLIORE

Kevin Durant, voto 10: Ma ne ha messi davvero 39 con 14/20 al tiro? Viene eletto MVP della serie finale con pieno merito. Regala l’ennesima prestazione disumana e permette ai Warriors di trovare canestri difficili nei momenti in cui l’attacco non gira. Trova punti in qualsiasi modo e segna tiri fuori ritmo e senza equilibrio. Se ce ne fosse bisogno, ha dimostrato che subito dietro LeBron c’è lui. Sbaglia qualcosa a rimbalzo, ma ci mancherebbe anche. Viene da Marte?

IL PEGGIORE

Kevin Love, voto 4: Per una partita sembra ritornare alle prove offerte nelle scorse Finals. Non trova mai il ritmo in attacco, dove non riesce a punire i cambi difensivi, non segna i tiri da tre punti aperti e sbaglia anche i tiri liberi (2/5). In difesa, quando finisce contro gli esterni avversari, si trova inevitabilmente in difficoltà. Aveva giocato fin qui una buona serie e anche stanotte ha provato almeno a metterci energia, non è bastato. Assente.

Kevin Durant ha dominato la serie e ha meritatamente vinto il titolo di MVP

GOLDEN STATE WARRIORS

Stephen Curry, voto 9.5: Oh, non avrà vinto l’MVP, ma ne ha messi 34 giocando con grandissima intelligenza. Ha capito che i Cavs volevano assolutamente toglierlo dalla linea dei tre punti ed è stato bravo a trovare canestri al ferro e a conquistarsi tiri liberi come se piovesse (12/15). Come se non bastasse, ci aggiunge 10 rimbalzi e dimostra che non si limita a tirare da tre punti, ma sa fare molto altro. Esiziale.

Klay Thompson, voto 6.5: Segna solo 11 punti e tira molto male dal campo (4/13), ma è bravo a non forzare nel momento di difficoltà personale e, per l’ennesima volta, gioca una stupenda gara a livello difensivo, rimanendo sulle piste di Kyrie Irving per tutto l’arco del match. Prezioso.

Drayman Green, voto 6.5: Segna 10 punti e prende ben 12 rimbalzi, tornando a macinare statistiche come solo lui sa fare. Tira solo col 30% dal campo e sbaglia anche alcuni tiri aperti. Ma il lavoro sugli aiuti difensivi è spesso puntuale e talvolta anche efficace, pur nascosto dai grandi attaccanti avversari. Efficiente.

Zaza Pachulia, voto 5: Dieci minuti scarsi in campo in cui prova a portare fisicità ed aggressività sotto i tabelloni. Risulta, però, quasi sempre dannoso per i suoi. Assente in difesa, nervoso in attacco, commette ben quattro falli, ma non era lui l’uomo chiamato a fare la differenza. Va bene così.

Andre Iguodala, voto 7.5: Gioca ben 38 minuti in uscita dalla panchina. Cleveland lo sfida al tiro e lui talvolta riesce anche a punire. E’ bravo a farsi trovare in area con i tagli e segna ben 20 punti. Si rende prezioso anche con alcune giocate difensive, poi fermare James è impossibile anche per lui. Il jolly.

CLEVELAND CAVALIERS

Kyrie Irving, voto 7: Segna 26 punti nei primi tre quarti, risultando il solito pericolo pubblico nell’uno contro uno e dimostrando di non volersi arrendere. Non soffre più di tanto in difesa, ma nel quarto periodo le condizioni precarie del suo ginocchio destro lo limitano visibilmente e non riesce più ad incidere. Comunque un fedele scudiero.

JR Smith, voto 7.5: Dimostra davvero di essere entrato nella serie e segna ben 25 punti con 9/11 dal campo e 7/8 da tre punti. A lui non si può chiedere di più. Prova a non arrendersi mai e a lottare anche in difesa, dove però risulta ogni tanto falloso ed ingenuo. Ha comunque dimostrato che a Cleveland è diventato un altro giocatore. Maturato.

LeBron James, voto 9: ancora una volta le ha provate davvero tutte. Ha segnato 41 punti, ha attaccato, si è preso responsabilità e ha cercato di tenere alto il morale dei suoi. Normale qualche disattenzione difensiva. Viene letteralmente spremuto, ma non se ne lamenta mai. Possiamo solo continuare ad ammirarne la grandezza a capire che anche i migliori perdono. Di un altro livello.

Tristan Thompson, voto 7: come in gara 4 lotta su tutti i palloni e tiene vivi possessi importanti per i suoi colori. Stavolta riesce anche ad aggiungerci 15 inusuali punti e ottime scelte in attacco. Cerca anche di far innervosire gli avversari, ma non funziona nemmeno questo espediente. Gladiatore.

La panchina, voto 4: Pessima la prova della panchina per i Cavs. Jefferson prova a mettere durezza in difesa, ma questa volta lo fa in modo poco efficace. Korver e Williams sbagliano diversi tiri aperti in momenti molto importanti; mentre Shumpert non riesce proprio ad entrare in partita. Inaffidabili.

Pronostico NBA (PO edition): Se per ogni sbaglio avessi mille lire

Pronostico Nba di gara 5 delle Finals.

Si torna alla Oracle Arena. A prescindere da tutto, la serie è stata combattuta per almeno 3 partite su 4. Anche se i Golden State hanno dimostrato finora di essere superiori. Riusciranno i Cavs a fare quello che nessuno ha mai fatto prima? Oppure i Warriors, memori di quello che è successo lo scrso anno chiuderanno subito i conti e saranno campioni Nba?

  1. Golden State Warriors (3) vs Cleveland Cavaliers (1). Diciamocelo: i Cavs meritavano almeno una vittoria. Quello che hanno messo in campo a Cleveland per gara 3 e 4 non poteva subire uno sweep. Ora le cose sono nella stessa situazione dello scorso anno. La suggestione porterebbe a dire che ci potrebbe essere l’ennesima sorpresa. E così è. Ma gli Warriors sono profondamente cambiati dopo 365 giorni. L’acquisizione di Durant ma non solo. Rimonte come quelle dello scorso anno rimangono nella testa. Stiamo pronti ad una squadra che vorrà chiudere subito il discorso. Affindandosi naturalmente al gioco corale che ormai siamo abituati a vedere. Ad una difesa asfissiante. E probabilmente ad un KD35 che vorrà prendersi il palcoscenico nel momento clou della stagione. Dall’altra parte i campioni in carica proveranno a fare un ennesima, storica, rimonta. Irving e LeBron hanno trascinato la squadra in una gara 4 da record. Ripetersi fuori casa sarà complesso, ma la gara 5 dello scorso anno ricorda un 41 punti per entrambi i giocatori. Il pronostico educato, quello consapevole, quello non rischioso è una vittoria dei padroni di casa. Da amante del basket guarderò questa partita con curiosità e con la consapevolezza che tutto può succedere. Le quote sono in netto favore della squadra di Steve Kerr con line punti di 230.5. PRONOSTICO NBA: Under 230.5. E’ vero che i record in questa serie si stanno superando di partita in partita. Ma credo che ci sarà parecchia tensione in campo stanotte. E le percentuali potrebbero abbassarsi.

Cleveland non si arrende e sconfigge Golden State: le pagelle di gara 4

I Cleveland Cavaliers hanno dato tutto quello che avevano e sono riusciti a sconfiggere Golden State in una partita spettacolare giocata ad altissimo ritmo ed intensità. Dopo un primo quarto da 49 punti per i padroni di casa (record per punti in un quarto nella storia delle Finals) Golden State non è più riuscita a ridurre lo svantaggio abbandonando le speranze di chiudere la serie in Ohio. Le pagelle della gara:

Kyrie Irving si prende la scena

IL MIGLIORE

Kyrie Irving, voto 9. Prestazione di altissimo livello di ‘Uncle Drew’ che si prende la scena con 40 punti di incredibile fattura. Gioca come sa nel primo tempo, facendo impazzire Klay Thompson e deliziando la Quicken Loans Arena con una serie di giocate ammaglianti. Dopo un terzo quarto di riposo torna in cattedra nel quarto periodo e chiude definitivamente la partita. Finisce la gara con 40 punti e un ottimo 15/27 dal campo. Magistrale.

IL PEGGIORE

Draymond Green, voto 4. Partita ampiamente sottotono del prodotto da Michigan State che non riesce a incidere nè in attacco nè in difesa. Come se non bastasse si innervosisce con gli avversari e rischia l’espulsione per doppio tecnico. Chiude con 16 punti sporcati da un brutto 6/16 dal campo. Da rivedere.

CLEVELAND CAVALIERS

Jr Smith, voto 7. Dopo la buona performance di gara 3 si ripete mettendo a segno 15 punti che sono importantissimi per la squadra e che erano mancati nelle prime due gare. Segna soltanto da tre punti, beneficiando delle assistenze di LeBron James per scalfire la difesa di Golden State con ben 5 triple a fronte di soli 9 tentativi dal campo. Fondamentale.

LeBron James, voto 9. Celestiale, sontuosa gara 4 del #23 che si carica sulle spalle tutta la squadra conducendola verso una vittoria per sperare ancora in una rimonta. Comincia cercando di mettere in ritmo i compagni e sale di giri nel corso della partita, guidandola anche nel terzo quarto quando i Golden State Warriors tentano di tornare in partita. Chiude con la nona tripla doppia in carriera nelle Finals, superando Magic Johnson e issandosi al primo posto. Il tabellino recita 31 punt1 10 rimbalzi e 11 assists a fronte di sole due palle perse con un +32 di plus minus che rende l’idea di tutta la sua grandezza.

Kevin Love, voto 8 Si riscatta dopo l’opaca performance della gara precedente con una partita di grande sostanza ed efficienze, nella quale sfrutta tutte le sue qualità da oltre l’arco per colpire la difesa di Golden State a suon di triple. A fine gara sono 23 punti in 29′ di gioco conditi da 5 rimbalzi. Efficiente.

Tristan Thompson, voto 7.5. Torna finalmente a giocare sui suoi livelli, portando energia e sostanza sotto le plance riuscendo a strappare ben 4 rimbalzi offensivi che tanto erano mancati nelle gare precedenti. Riesce a rendersi importante anche con 5 inaspettati assists e non sfigura neanche in difesa, reggendo ottimamente anche quando Kerr decide di andare con un quintetto basso. Welcome back!

Richard Jefferson, voto 7. Lotta come un leone su ogni pallone che gli capiti di fronte senza mai domarsi e darsi per vinto. Gioca una partita di grande coraggio e determinazione, dimostrando a tutti che anche a quell’età può essere ancora decisivo ad alti livelli.

GOLDEN STATE WARRIORS

Stephen Curry, voto 5+.  Fuori dalla partita fin dal primo istante, prova a mettersi in ritmo con il tiro da tre non riuscendo comunque ad influire sulla gara. Nonostante ciò prova a rendersi utile distribuendo qualche assist di buona qualità ai compagni. Chiude con 14 punti macchiati da un pessimo 4/13 al tiro. Troppo poco.

Klay Thompson, voto 5. Giornata storta anche per l’altro Splash Brother, che non viene coinvolto in attacco e non incide particolarmente sulla partita chiudendo con un misero bottino di 13 punti con 4/13 dal campo. Nonostante l’attacco prova a essere decisivo nella metà campo difensiva, ma i risultati non sono di certo migliori. Rimandato.

Kevin Durant, voto 6.5. Si guadagna la sufficienza grazie a un primo tempo di ottima qualità, nel quale tiene in vita i suoi con delle giocate di gran livello. Scompare dalla partita nel secondo tempo, faticando in attacco e segnando soltanto 3 tiri a fronte di 13 tentativi. Da rivedere.

Zaza Pachulia, voto 5. Partita anonima del georgiano che in 16′ produce 6 punti e 3 rimbalzi ma non porta nessun contributo alla squadra. Come se non bastasse si lascia andare ad un brutto gesto che probabilmente gli farà saltare gara 5.

Shaun Livingston, voto 6.5. Ottima prova del playmaker di riserva che nel primo tempo è l’unico assieme a Durant che riesce a portare un apporto consistente. Il tabellino a fine gara recita 10 punti in 19′ con un ottimo 5/7 al tiro.

Pronostico NBA (PO edition): Se per ogni sbaglio avessi mille lire

Kevin Durant

Pronostico nba di gara 4 delle Finals.

Se non è bastata la partita praticamente perfetta, cosa possono fare i Cavs per battere questi Warriors? Difficile a dirsi. Ogni volta che Cleveland ha provato a dare uno strappo è subito stato respinto degli uomini di Kerr. Ci vorrà tutto l’orgoglio dei campioni Nba per evitare lo sweep.

  1. Cleveland Cavaliers (0) vs Golden State Warriors (3). Se James ha detto che più di così non si può fare c’è da credergli. Il Re e Irving hanno dato tutto in campo ma l’uomo decisivo è stato il numero 35 in giallo blu. La serie di LeBron è comunque di un livello incredibile, con tutta la difesa (ottima) ospite ad ostacolarlo. Lui e Kyrie sono arrivati “cotti” nel momento decisivo, avendo giocato oltre 40 minuti ad intensità folle. Per provare a portare a casa la partita della bandiera, ci vorrà più di un aiuto dagli altri. Love, Jr e soprattutto la panchina. Il Williams di questa serie non è il giocatore ammirato a Utah, ma neanche il suo lontano parente. Per gli ospiti il 3-0 dice tutto quello che c’è bisogno di dire. Un dominio in Nba così difficilmente si è visto a livello playoff. Un connubio attacco-difesa del genere difficilmente si è visto. In più il Durant visto finora è un giocatore totale, che sta mostrando a tutti il suo valore. L’unico vero avversario erano loro stessi, ma chiaramente questo team non sembra soffrire alcuna pressione e gioca meravigliosamente. Non resta che completare l’opera, memori del fatto che non basta un vantaggio cospicuo per poter pensare di togliere l’acceleratore. In molti parlano di serie tutta da giocare, ma francamente è difficile pensare ad una rimonta Cavs. Le quote vedono in vantaggio gli Warriors anche per gara 4 con line punti prevista di 227.5. PRONOSTICO NBA: Over 227.5. Non vedo come le difese possano di punto in bianco cambiare rotta in questa serie.

Cleveland sfiora la vittoria, Durant la decide: le pagelle di gara tre

Doveva essere il punto di svolta della serie gara tre. Cleveland è andata vicinissima alla vittoria e, quindi, a riaprire la serie, ma Golden State, nel finale della partita più bella della serie, è stata più lucida e, con le giocate di Klay Thompson e Kevin Durant, è riuscita a portarsi sul 3-0. Non sono bastati dei clamorosi Kyrie Irving e LeBron James e, più in generale, dei Cavs molto vogliosi di lottare su ogni pallone. Queste sono le pagelle del terzo atto della serie:

IL MIGLIORE

Kevin Durant, voto 10: Non si è fatto notare per larghi tratti del match e, nel terzo periodo, è sembrato anche in difficoltà. Nonostante tutto, ha confezionato 31 punti e 8 rimbalzi, con 10/18 al tiro. Ha capito che non era il caso di forzare ed ha atteso il suo momento, prendendo i tiri che più si addicevano all’attacco di Golden State. E poi, quella tripla in transizione, quella che ha sancito la vittoria dei Warriors, basta questo per dargli il voto più alto che si possa dare nelle pagelle di una partita. Perfetto. Sontuoso. Decisivo…scegliete voi gli aggettivi, noi li abbiamo finiti.

IL PEGGIORE

Tristan Thompson, voto 3: 23 minuti di nulla, con soli 3 rimbalzi all’attivo e dando l’impressione di non essere di alcuna utilità alla causa dei Cavs in questa serie. Ogni tanto muove bene i piedi in difesa nelle situazioni di cambio, ma non può bastare questo a compensare la mancanza di lavoro sporco sotto le plance e le incredibili e letali indecisioni in attacco, dove i Warriors lo hanno lasciato agire, mettendolo davanti ai suoi limiti tecnici e mentali. Era stato decisivo nella Finale dello scorso anno, lo è anche quest’anno, ma in negativo. Involuto.

Tristan Thompson è nettamente il peggior giocatore di queste Finals per rendimento

CLEVELAND CAVALIERS

Kyrie Irving, voto 9.5: 38 punti e un pericolo costante nell’uno contro uno. Questo è il Kyrie Irving di cui Cleveland aveva bisogno. Il 16/22 da due punti spiega come sia riuscito ad andare in area con efficacia e con costanza, trovando le sue conclusioni preferite. E’ anche più attento in difesa lontano dalla palla per una volta. Purtroppo per lui, la sua prova non basta e lo 0/7 dall’arco è pesantissimo. Lottatore.

Jr Smith, voto 6.5: Torna a fare ciò che gli riesce meglio: segnare da tre punti (5/10). Ogni tanto tende a distrarsi in difesa, ma limita i falli ingenui che avevano caratterizzato la sua prova in gara due. Peccato che nel finale decida di prendere alcune conclusioni scellerate, che, probabilmente, sono costate la partita ai Cavs. Alterno.

LeBron James, voto 9.5: Il dinamico duo con Irving torna a funzionare e il Re confeziona una prova monstre: 39 punti, 11 rimbalzi e 9 assist per lui. Cerca di mettere intensità anche in difesa e nel finale tirato risulta stanco dopo ben 45 minuti sul parquet. L’anno scorso queste prestazioni permettevano ai Cavs di portare a casa la partita, ma ora dall’altra parte c’è un Kevin Durant in più. Indiscutibile.

Kevin Love, voto 7: segna solo 9 punti tirando con 1/9, ma un Kevin Love così attento ed aggressivo in difesa e sui palloni vaganti non lo avevamo mai visto. Lascia il proscenio e Irving e James e dà comunque il suo contributo. I minuti migliori di Cleveland sono quelli con lui da centro, grazie anche alle 13 carambole che riesce a catturare. La voglia di lottare comunque non basta e sono troppi i tiri aperti sbagliati. Generoso.

Panchina, voto 6: Una mediazione tra le ottime prove di Jefferson e Korver, che mettono in campo esperienza, voglia e tecnica e quella orrenda di Shumpert e Williams, incapaci di rendersi davvero utili in difesa e sempre deleteri in attacco. Lunatici.

GOLDEN STATE WARRIORS

Stephen Curry, voto 7.5: gioca un grande primo tempo, grazie al tiro da tre punti, sparisce un po’ nel secondo, quando accetta cambi difensiva dannosi in modo pigro e frettoloso e si intestardisce in attacco, rischiando di far affondare i suoi. Nonostante ciò, segna dall’arco quando conta e tiene i suoi sempre in partita, lottando anche a rimbalzo (13 per lui) e trovando qualche canestro dalla spazzatura. Opportunista.

Klay Thompson, voto 8.5: chirurgico in attacco, segna 16 punti in un amen e chiude con 30. E’ precisissimo dall’arco (6/11) e fa sempre la giocata giusta in attacco, facendo registrare anche due schiacciate in contropiede. In difesa stavolta non riesce a limitare Irving, ma era un’impresa impossibile, quindi non gliene si può fare una colpa. Il segreto di questi Warriors.

Draymond Green, voto 5: si salva leggermente con gli 8 rimbalzi e i 7 assist, ma per il resto la sua prova è orrenda. Nervoso fin da subito, inciampa in seri problemi di falli e si fa anche fischiare un tecnico. Per sua fortuna, non incide sull’atteggiamento dei suoi compagni, ma il leader di Golden State in questa serie sta vacillando e, tuttavia, i ragazzi di Kerr sono ad un passo dal titolo. Graziato.

Zaza Pachulia, voto 5.5: prova, come sempre, a metterci fisicità e lavoro sporco, ma ci riesce a fasi alterne. Ne esce quasi sempre con un fallo commesso. Si redime in parte con alcune bellissime riaperture per i propri tiratori e, in ogni caso, non è chiamato ad essere la stella in una squadra del genere. Mestierante.

Panchina, voto 5.5: il mezzo punto in più viene attribuito per la clamorosa difesa di Iguodala sull’ultimo possesso di James. Per il resto, la panchina dei Warriors è timorosa in attacco, dove soffre la sfida al tiro degli avversari, e non riesce ad incidere mai in difesa. Stavolta la forza di Golden State non è stata “in numbers”, ma sulla Baia sono contenti così. Impauriti.

Pronostico NBA (PO edition): Se per ogni sbaglio avessi mille lire

Pronostico Nba, gara 3 Finals.

Finora non c’è stata molta storia. Questi Warriors formato big 4 sono troppo per tutti. Ma…c’è un ma. La sfida si trasferisce in Ohio, dove ci aspettiamo una reazione dei Cavs. LeBron e compagni sono praticamente già con le spalle al muro, in una gara decisiva per le sorti della serie.

  1. Cleveland Cavaliers (0) vs Golden State Warriors (2). Per provare a riaprire una serie che sembra segnata, i Cavs dovranno dare oltre il 100 %. Se dal leader abbiamo avuto risposte nei primi 2 atti in California, è necessario che siano altri a salire. Su tutti Irving, imprigionato nell’impressionante difesa orchestrata da coach Kerr. Kyrie non ha ancora ritrovato il fluido magico che lo aveva investito nella serie finale Nba del 2016. Ma contro questi guerrieri è necessario l’apporto di tutti, a maggior ragione del numero 2. Nella partita tra domenica e lunedì, i Cavaliers hanno provato ad accelerare il ritmo, ma non hanno avuto costanza nel tiro dall’arco. Che è una delle chiavi del match. Se le triple inizieranno ad entrare con regolarità, abbiamo una partita. Anche in difesa ci si aspetta un impatto maggiore di tutti, anche se di fronte c’è uno dei migliori attacchi di sempre (se non il migliore). Kevin Durant sta mostrando, senza troppe remore, il perché ha scelto una squadra del genere in estate. Il connubio attacco/difesa che ha mostrato lo porta al vertice dei giocatori di questa lega e il sistema sta beneficiando delle sue caratteristiche. Lo stesso Curry sta mostrando, forse per la prima volta, il suo potenziale alle Nba Finals. Sempre in ritmo, sempre aggressivo e non un Telepass difensivo. Grande merito ovviamente al coaching staff, ma senza giocatori di livello non si può pensare di proporre questa pallacanestro. Punti deboli? Pochi, pochissimi. Sta a Lue e i suoi mostrarci se ce ne sono. Le quote danno in vantaggio i Golden State con line di 226.5. PRONOSTICO NBA: Over 226.5. Aspettiamoci una partita a punteggio alto, magari meglio distribuito tra le 2 squadre.

Kyrie Irving, inizio difficile: la svolta deve essere gara 3

Chi è Kyrie Irving

Già da qualche giorno siamo immersi nelle NBA Finals 2017 tra Cleveland Cavaliers e Golden State Warriors. Al momento il confronto sembra essere impari. I californiani alla Oracle Arena paiono imbattibili e infallibili, portando a casa entrambi i referti rosa. Lo strapotere delle superstar dei Warriors ha letteralmente preso il sopravvento sui Cavs.
A Cleveland è mancato molto in queste due partite. LeBron James ci ha messo tutta la grinta e la passione per ottenere qualcosa di buono, ma non è stato sufficientemente supportato dai compagni di squadra.
In particolare è mancato l’uomo – assieme al nativo di Akron – più decisivo della franchigia nonché castigatore di Golden State nel 2016: Kyrie Irving .

Kyrie Irving e LeBron James
Kyrie Irving e LeBron James

A scanso di equivoci, mettiamo immediatamente le cose in chiaro. Non stiamo dicendo – lungi da noi! – che le due sconfitte ad Oakland siano arrivate solo ed esclusivamente a causa delle brutte prestazioni di Kyrie Irving.
Ribadendo che il roster dei Golden State Warriors è completo, rabbioso e con un tasso di bravura infinitamente alto, occorre fare però una riflessione sul numero 2 dei Cleveland Cavaliers.
Innanzitutto, per rincuorare i tifosi dei Cavs, si può dire che sia un deja vù. Infatti, come successo nelle trionfali Finals 2016, Kyrie Irving i due appuntamenti inaugurali sul parquet della tana di Golden State, li aveva falliti rivelandosi più un fattore ‘disturbante’ per i suoi compagni piuttosto che d’aiuto alla causa.

Il ragazzo del ’92, nato a Melbourne, se consideriamo solo esclusivamente i punti realizzati, non è andato malissimo: in gara1 ne ha messi a segno 24, mentre in gara2 19. Quello che però preoccupa lo staff e, soprattutto, i supporters dei Cleveland Cavaliers è la gestione dei possessi e dei tiri da parte di Kyrie Irving.
Il talento proveniente da Duke è stato messo in difficoltà e ha sofferto la difesa asfissiante di Klay Thompson costruendo pessime azioni offensive e arrivando scarico e demoralizzato in difesa.
Non solo in attacco dunque, ma anche in ‘fase di non possesso’ è stato rivedibile: Stephen Curry ha potuto tirare svariate volte smarcato per via di brutte disattenzioni che alle Finals – e contro un tiratore eccezionale – non sono permesse.
Insomma, al momento, il Kyrie Irving delle scorse Finals, combattivo e determinato (oltreché determinante) è molto lontano e di quello attuale non ha nemmeno la parvenza.

Un po’ tutti – avversari compresi – si aspettano qualcosa di più per le due sfide alla Quicken Loans Arena di Cleveland. In Ohio, i campioni NBA in carica, saranno spinti dal proprio pubblico e chissà che Kyrie Irving non possa ritrovare il ritmo che finora gli è mancato. La serie è ancora molto lunga e nulla è compromesso. I Golden State Warriors sono in stato di grazia, mentre i Cavaliers – LeBron James a parte – sembrano capirci poco o nulla.

Se i ragazzi di coach Tyronn Lue vogliono avere delle speranze di ribaltare la serie e di tornare nella baia ancora in partita hanno bisogno di tutti, soprattutto di un leader e trascinatore come Kyrie Irving.
L’ambiente della Oracle Arena non ha di certo aiutato i Cavs ad entrare nella serie, ma davanti al proprio pubblico qualcosa può cambiare: a Kyrie Irving e agli altri poco incisivi (JR Smith o Tristan Thompson per citarne un paio) serve maggiore tranquillità e maggiore spinta dagli spalti.
In conclusione dunque, i Cleveland Cavaliers devo raddrizzare il tiro non solamente dal punto di vista tecnico, ma anche psicologico. Allora quale migliore occasione di gara 3 per farlo?

Non basta un super LeBron: Warriors per ora in controllo della serie

Due autentiche prove di autorità. Frutto dei meccanismi tattici oliati per bene e che stanno girando a meraviglia, grazie ad una solidità mentale che in questi casi facilita le cose. Più fame, più concentrazione. Evidentemente non è ancora del tutto svanito il nefasto ricordo delle passate Finals: così i Golden State Warriors hanno deciso di partire in quarta, staccando 2-0 nella serie i Cleveland Cavaliers (punteggi rispettivi delle gare: 113-91 e 132-113). Attenzione, guai ad adagiarsi sugli allori, proprio perchè l’eco della famigerata rimonta è ancora vivo. Gli uomini di Steve Kerr devono continuare a martellare con sto ritmo anche in Ohio, poichè davanti non ci sono gli ultimi arrivati.

Ecco, il ritmo. I Warriors, finora hanno gestito le due gare proprio come volevano, attaccando repentinamente in contropiede come solo loro sanno fare. D’altronde, sono dei maestri in questo. Bisogna precisare che le decantate transizioni nascono il maggior parte delle volte da una difesa attenta ed arcigna: la retroguardia del team della Baia sta mostrando impegno e tanta preparazione. Le rotazioni sono sempre puntuali, così come gli aiuti che stanno tenendo a bada le bocche di fuoco dei Cavs. Per non parlare del rendimento dell’applicazione sul perimetro che sta costringendo gli avversari a tirare col 31.7 % da tre. Una delle chiavi della efficiente difesa Warriors, inoltre, è l’accorgimento sui pick and roll: gli uomini di Kerr hanno raddoppiato spesso sul portatore di palla generando così passaggi forzati ed eventuali recuperi; tutto ciò agevola i cambi, fondamentali in questo frangente.

I Warriors stanno creando dei grossi problemi ai Cavs raddoppiando sul portatore di palla del pick and roll: in certi casi ciò genera dei recuperi e la conseguente transizione.

Contro la retroguardia schierata, i Warriors stanno facendo circolare il pallone in maniera sbrigativa, per poter permettere la creazione delle spaziature utili ai letali tagli in backdoor. Le ghiotte varianti sui pick and roll/pop (abbiamo visto addirittura Klay Thompson portare il blocco a Kevin Durant) stanno mandando in bambola Cleveland, spesso disorientata di fronte a tanta qualità.

La banda guidata da Tyronn Lue, per cercare di cambiare qualcosa, deve impedire ai californiani di dettare l’inerzia del gioco con le loro micidiali ripartenze, visto che in tali casi c’è tanta sofferenza negli accoppiamenti. Basta vedere il dato relativo ai fast break points dei Warriors: 29 infilati a partita. Non stanno aiutando finora le prestazioni scialbe di Tristan Thompson, chiamato a svolgere il classico lavoro sporco e raccogliere rimbalzi offensivi in quantità industriale. Senza dimenticare alcuni tiri sconclusionati che non vanno dentro e che permettono ai Warriors di catapultarsi subito dall’altra parte del campo. Attaccare a ritmi elevati va bene, ma serve sicuramente più raziocinio e scelte ben ponderate (magari è giusto premere il piede sul freno quando LeBron James siede in panchina). La fase offensiva in gara 2, migliorata rispetto al primo atto, è stata retta in piedi da un King in versione celestiale (29 punti, 11 rimbalzi e 14 assist, ottava tripla doppia per lui alle Finals) che ha aggredito il ferro con le sue straripanti penetrazioni e ha cercato di tener viva la verve dei suoi grazie alla sua inventiva.

Anche i Cavs possono colpire in transizione, soprattutto quando James si mette in testa di fare breccia nella difesa avversaria.

 

Lui è il faro, lui è la guida, lui può realmente invertire la rotta per continuare a combattere. Tuttavia non gli si può chiedere di andare ancora più oltre, deve essere aiutato: Kevin Love si sta rivelando uno scudiero produttivo (27 punti nel secondo round, facendo mambassa soprattutto in area), tuttavia lo stesso non si può dire di JR Smith o Deron Williams, apparsi opachi finora. Se poi Kyrie Irving non punge come vuole non riuscendo nemmeno a mettere in ritmo i compagni (quando serve) e a rendersi utile pure in difesa, allora la strada è ancora più in salita. Coach Lue dovrà inoltre cercare di estrarre il coniglio dal cilindro per quanto riguarda la marcatura dell’indemoniato Durant, capace di segnare in ogni modo possibile. James è in grado di braccarlo a dovere, ma non può sfiancarsi eccessivamente perchè deve essere lucido nei momenti in cui deve ricamare gioco; Iman Shumpert ha fatto il suo, e ciò può dare manforte a tutto il collettivo. Ad ora però non è bastato: ci sanno ulteriori aggiustamenti?

Breve chiosa sui singoli. Detto di LeBron e KD che stanno viaggiando su livelli inumani, c’è da constatare che finalmente Stephen Curry sta disputando delle finali soddisfacenti (60 punti, 16 rimbalzi e 21 assist complessivi), mostrando tutto il suo arsenale e una sicurezza che nelle precedenti occasioni non c’era mai stata; lodevole il lavoro difensivo di Klay Thompson, bravo a tenere a bada specialmente il pericolo Irving.

L’ago della bilancia per ora sta pendendo verso Oakland, dove tutti hanno la voglia di chiudere presto la pratica. Adesso la battaglia si sposta a Cleveland, coi padroni di casa che venderanno cara la pelle: il dado non è ancora tratto.

 

Cleveland lotta, Golden State è più forte: le pagelle di gara 2

Aldilà di quanto dica il 132-113 finale, la seconda gara delle NBA Finals 2017 è stata una partita estremamente intensa. I Cleveland Cavaliers stavolta alzano il livello di fisicità e attaccano con maggiore efficacia, ma i Golden State Warriors trovano numerose giocate di immenso talento e non si scompongono mai in difesa, riuscendo ad aggiudicarsi anche il secondo atto della serie e offrendo una prova di forza mostruosa. Ma vediamo, nei dettagli, chi ha cambiato questa partita. Queste sono le pagelle:

Kevin Durant e Stephen Curry
Kevin Durant e Stephen Curry hanno guidato i Golden State Warriors alla vittoria anche in gara due

IL MIGLIORE

Kevin Durant, voto 9.5: 33 punti, 13 rimbalzi e 6 assist, tirando con 13/22 dal campo. Solo questi numeri basterebbero per dare l’idea della mostruosa prova di KD, che, però, non va valutata solo attraverso i numeri. Mette grande fisicità in difesa, come dimostrato dai quattro falli commessi, ed è sempre un fattore nella propria metà campo, dove sfrutta al meglio le proprie lunghe leve. Nel quarto periodo ha anche il merito di segnare i canestri che uccidono definitivamente i Cavs. Fenomeno.

IL PEGGIORE

Kyrie Irving, voto 4.5: non saranno i 19 punti finali a giustificare la sostanziale assenza dal campo dell’eroe delle scorse Finals. Uncle Drew soffre tremendamente la difesa di Klay Thompson, che lo costringe a tirare molto male dal campo (8/23). Già dai primi minuti si capisce che non sarà la sua partita e lui non fa nulla per dimostrare il contrario. Pessima la prova in difesa, dove l’idea di tagliare i blocchi contro un tiratore come Curry è come sanguinare davanti ad uno squalo. Ci si attende di più nelle prossime gare. Rimandato.

GOLDEN STATE WARRIORS

Stephen Curry, voto 9: prima tripla doppia in carriera nelle Finals e prova assolutamente dominante per il numero trenta. Segna 32 punti pur tirando 7/17 perché è molto bravo a lucrare falli e a segnare dalla lunetta (14/14). In difesa è attento e nel terzo quarto trova alcune prodezze dall’arco dei tre punti per favorire la fuga dei suoi. Killer.

Klay Thompson, voto 8: non ci interesseremo mai delle sue percentuali dal campo finché farà un lavoro di così alto livello in difesa: impedisce letteralmente ad Irving di entrare in partita ed è su tutti i palloni vaganti: Ah, giusto, ne avrebbe anche messi 22 con 4/7 dall’arco. Forse è la vera arma in più di questi Warriors. Prezioso.

Draymond Green, voto 5: è vero, segna 12 punti ed è anche preciso dall’arco quando la difesa avversaria lo sfida al tiro, ma non dà mai l’impressione di essere davvero in partita. Ha problemi di falli fin da subito, soffre Love e si dimostra molto nervoso. Deve ringraziare la clemenza arbitrale per non avere preso alcun fallo tecnico. Imprevedibile.

Zaza Pachulia, voto 6: non si fa notare in attacco come era accaduto in gara uno, ma fa cose preziose su entrambi i lati del campo. In attacco, i suoi blocchi creano sempre chilometri di spazio per chi palleggia; in difesa si batte sempre e lotta su tutti i palloni vaganti. Generoso.

Andre Iguodala-Ian Clark-Shaun Livingston, voto 7: sono loro gli uomini più utilizzati dalla panchina per Steve Kerr. Clark e Livingston vanno in doppia cifra, senza dimenticarsi di difendere, fondamentale in cui è invece preziosissimo proprio Iguodala, che ha il solo difetto di soffrire la sfida al tiro lanciatagli dai Cavaliers. Utili.

CLEVELAND CAVALIERS

JR Smith, voto 5: niente da fare per JR, che non riesce ad entrare offensivamente nella serie, sembrando sempre un oggetto estraneo nell’attacco dei Cavs. Gioca soli 13 minuti, in cui prova a mettere intensità in difesa, che si trasforma però in falli ingenui sui trattori avversari. Per ora è un fantasma all’interno della sfida. Inesistente.

LeBron James, voto 8.5: decide che è arrivato anche il momento di difendere per davvero e alza quindi l’intensità fisica. Non molla un centimetro e prova sempre a ricucire i parziali dei Warriors. Alla fine si dimostra umano e stanco anche lui e decide di riposare in vista di gara tre. Dimenticavo, ha messo insieme l’ennesima tripla doppia (29 punti, 11 rimbalzi, 14 assist). Eroico.

Kevin Love, voto 7: miglior partita in carriera nella serie finale, chiusa con 27 punti. Prova ad essere estremamente aggressivo in entrambe le fasi del gioco. In difesa commette alcuni errori gravi sul pick and roll; in attacco domina per gran parte della gara, ma i Cavs hanno bisogno, per aprire il campo, che sia più preciso da tre punti (2/7). Intanto i segnali del Beach Boy sono positivi. Work in progress.

Tristan Thompson, voto 5.5: anche questa volta non riesce ad incidere sotto le plance, raccogliendo solo 4 rimbalzi. Rispetto a gara due, si fa vedere di più in attacco e difende con maggiore efficacia. Cleveland ha però bisogno che tenga vivi più possessi in attacco, se vuole avere delle speranze di vincere questo titolo. si attende ancora il suo definitivo ingresso nella serie. Ritardatario.

Panchina, voto 6: coach Lue allarga le proprie rotazioni, dando spazio anche a Frye. La panchina dà un buon contributo, soprattutto con Korver, Jefferson e Shumpert. Questi due si rendono preziosi soprattutto in difesa, dove si alternano su Curry e Durant. A Cleveland servirà però una versione migliore di Deron Williams. Si può fare meglio.

Golden State domina Cleveland e si prende gara 1: le pagelle

Straordinaria prova di forza di Golden State che sconfigge Cleveland alla Oracle Arena e si porta sull’ 1-0 nella serie. Dopo un primo tempo concluso in vantaggio di otto lunghezze la banda di Mike Brown ha preso il largo nel terzo quarto e non si è più voltata, concludendo la partita con un sonoro +22 mandando un messaggio chiaro e forte a LeBron James e compagni. Le pagelle della gara:

Kevin Durant, autentico trascinatore in gara 1

IL MIGLIORE

Kevin Durant, voto 9. Si aspettavano tutti una grande performance per il suo ritorno alle Finals, e cosi è stato. Una gara straordinaria da 38 punti 8 assists e 8 rimbalzi con il 54% dal campo per l’ex Oklahoma, che si è preso la scena conducendo i suoi alla vittoria sotto gli occhi della mamma Wanda. Dominante.

IL PEGGIORE

Tristan Thompson, voto 3. Disastrosa partita del centro dei Cavaliers che condanna i suoi alla sconfitta con una prova incolore e priva di energia. Fatica moltissimo offensivamente contro Pachulia e McGee non riuscendo a catturare i soliti rimbalzi offensivi che da sempre sono il suo punto di forza. Ancora più insufficiente nella metà campo difensiva dove subisce i lunghi di Golden State e non riesce a offrire nemmeno un contributo a rimbalzo. Bocciato.

GOLDEN STATE WARRIORS

Stephen Curry, voto 7.5. Continua il suo periodo di forma eccellente con una prova di grande livello e sostanza chiusa con 28 punti e 10 assists. Dopo un primo tempo generoso ma con qualche imprecisione sale in cattedra nel terzo quarto mettendo a referto 14 punti e ben 4 triple che spaccano la partita in favore di Golden State.

Klay Thompson, voto 6.0. Non riesce ancora una volta a trovare ritmo in attacco concludendo con un misero bottino 6 punti e 3/16 dal campo. Nonostante ciò si guadagna la sufficienza grazie ad un prodigioso lavoro difensivo in marcatura fondamentale per frenare l’attacco dei Cleveland Cavaliers.

Draymond Green, voto 7.5. Altra grande, magnifica prestazione del prodotto da Michigan State, ricca di intensità e sostanza. La prova offensiva non è da incorniciare, ma si fa valere ancora una volta con una performance portentosa nella metà campo difensiva, dove guida i suoi in maniera magistrale come un direttore d’orchestra limitando il miglior attacco dei playoffs a 91 punti e portando il solito ottimo apporto a rimbalzo. Cuore pulsante di questi Warriors.

Zaza pachulia, voto 6.5. Solida partita del centro georgiano che offre un ottimo contributo in attacco soprattutto nel primo quarto e non sfigura neanche in difesa vincendo quasi a sopresa il duello diretto con Tristan Thompson. Chiude con 8 punti e 6 rimbalzi in 14′ di gioco.

Andre Iguodala – Javale McGee, voto 6.5. Fondamentale apporto in uscita dalla panchina nel primo tempo dove mettono a segno complessivamente 11 punti con 5/6 al tiro e fornendo una discreta presenza offensiva.

CLEVELAND CAVALIERS

Kyrie Irving, voto 5.5. Non una grande prova quella del numero #2 che nonostante dei buoni numeri (24 punti con 10/22 dal campo) non riesce mai ad entrare in ritmo e ad essere produttivo con costanza macchiando il tabellino con quattro palle perse.

Jr Smith, voto 4.5. Prova incolore per Jr che non riesce a incidere sulla partita soprattutto nella metà campo offensiva dove chiude con 3 miseri punti e un 1/4 al tiro.
Dovrà salire di livello se i Cavaliers vogliono giocarsi la vittoria nelle successive gare. Rimandato.

LeBron James, voto 6.5.  Segna, smista, va a rimbalzo e si guadagna tiri liberi ma nonostante ciò non riesce a ridurre lo svantaggio soprattutto nel terzo quarto quando le cose si fanno più complicate. Chiude con 28 punti 15 rimbalzi 8 assists e 8 sanguinose palle perse che sono decisamente troppe per un giocatore del suo livello.

Kevin Love, voto 5. Soffre moltissimo all’inizio la difesa di Klay Thompson e durante tutto il prosieguo della gara non riesce a influire chiudendo con 15 punti e 4/13 al tiro. Da rivedere anche nella metà campo difensiva dove nonostante i 21 rimbalzi sfigura come tutti i suoi compagni. Da rivedere.

La panchina, voto 4. Apporto insufficiente delle seconde linee dei Cleveland Cavaliers che a parte una discreta prova di Richard Jefferson non incidono come dovrebbero. Male Kyle Korver, ancora peggio Iman Shumpert e Deron Williams.