Cavaliers-Warriors come Celtics-Lakers? Parola ai protagonisti

Era il 19 giugno, all’Oracle Arena si contendevano il titolo di campioni della NBA i Cleveland Cavaliers e i Golden State Warriors. In quel giorno si giocava gara 7, una delle sfide più belle e combattute di sempre, che si chiuderà con la vittoria di Cleveland grazie alla tripla di Kyre Irving ed alla stoppata storica di LeBron James che porteranno i Cavaliers al primo storico titolo della loro storia NBA.

A Natale, esattamente sei mesi e sei giorni dopo quella gara 7, i Cavaliers ospiteranno i Warriors: abbiamo assistito solo ai primi due capitoli di una grande rivalità che potrà magari avvicinarsi a quella storica tra Boston Celtics e Los Angeles Lakers a livello di emozioni che regala ai tifosi. 

Celtics e Lakers si sono contesi ben 12 volte il titolo di campioni della lege: le due franchigie si sono incontrate 7 volte nelle finals che vanno dal 1959 al 1969, le restanti 5 volte sono divise tra anni ’80, il 2008 ed il 2010. Sebbene queste 2 squadre si siano scontrate così tante volte, non è mai accaduto, né con loro né con nessun altra rivalità, che 2 squadre si siano incontrate per 3 anni di fila alle NBA Finals, cosa che potrebbe accadere in postseason se Cavs e Gsw si incontrassero di nuovo per contendersi l’anello.

A tal proposito, in un intervista, all’Head coach dei Cleveland Cavaliers, Tyronn Lue, è stato chiesto, tra le altre cose, se la rivalità Cavs-Warriors possa superare quella Celtics-Lakers nel futuro:

“Se entrambe le squadre restano unite e continuano a vincere, potrebbe anche essere. Hanno una gran bella squadra i Warriors, ma anche noi non siamo da meno.”

Nonostante la notizia che J.R. Smith dovrebbe essere ko per un minimo di tre mesi, per colpa intervento chirurgico al pollice destro, i Cavaliers daranno il 100% per battere i Warriors:

“Affronteremo questa partita come una normale partita di regular season” ha voluto abbassare l’attesa intorno al match LeBron James. “Insieme agli Spurs i Warriors sono la squadra più difficile che abbia mai affrontato nella mia carriera. Con l’aggiunta di Durant poi, che è uno dei più grandi marcatori di questo gioco, sarà ancora più difficile tenerli a bada”.

 

Rockets, Howard ha giocato la serie coi Warriors con un problema al menisco

Dwight Howard è un personaggio che è spesso al centro dell’attenzione, con il suo fare particolare e talvolta irritante, quasi strafottente, tipico delle star NBA. Questa volta il centro dei Rockets ha rilasciato dichiarazioni importanti riguardo il suo stato fisico durante le passate Conference Finals, nelle quali insieme ai suoi compagni è uscito nettamente sconfitto per mano dei futuri vincitori del titolo, i Warriors di coach Kerr.

Howard, in un’intervista riportata da thescore.com e concessa alla Texas SportsRadio 610, ha ammesso di aver affrontato gli Spalsh Brothers in condizioni non ottimali. Lo staff di Houston, nei giorni della Finale ad Ovest, aveva comunicato che il centro ex Magic e Lakers aveva riportato una semplice distorsione al ginocchio, ma è lo stesso giocatore a smentire tale dichiarazioni qualche mese dopo.

Superman ha ammesso che “l’infortunio patito in gara 1 di quella serie era più grave di quello che è trapelato. Il ginocchio mi faceva molto male ed il problema al menisco era evidente. Tuttavia ho stretto i denti perché i miei compagni aveva bisogno di me, anche se sicuramente non ero al massimo del mio potenziale.”

In quella serie che non ha avuto praticamente storia, Howard e i suoi sono usciti con le ossa rotta dal confronto con Golden State, dove anche Curry ha stravinto il duello personale con l’altra super star dei Rockets James Harden. Nonostante le condizioni precarie, la scelta numero 1 del Draft del 2004, ha messo insieme numeri importanti contro i Warriors: 14.4 PPG, 14.4 RPG, 1.8 BPG e 1.4 SPG.

Il numero 12, dopo aver saltato pochissime partite nelle sue prime sette stagioni nella lega, è dovuto rimanere ai box in ben 70 partite di regular season negli ultimi quattro anni, facendo registrare nella stagione 2014/2015 il minor numero di presenze: solo 41. Howard non è di certo da considerarsi vecchio (è un classe ’85), ma i continui problemi fisici ne stanno limitando l’elevazione e il rendimento generale. I suoi infortuni potrebbero essere un problema per l’assalto all’anello dei suoi Rockets?

 

Per nbapassion.com

Andrea Cosner

 

Warriors, ecco il banner appeso all’Oakland Community Center

Ci stiamo avvicinando sempre di più all’esordio del campionato NBA e, nella sera della prima partita, i Golden State Warriors celebreranno la vittoria del loro quarto titolo. L’Oracle Arena sarà ricolma di tifosi, che accorreranno per vedere innalzarsi fino al soffitto lo stendardo commemorativo e la consegna dell’anello ufficiale da parte di Adam Silver.

Nel frattempo, come riportato da CBSsports, la franchigia della baia ha deciso di creare un proprio banner da appendere nel campo di allenamento, includendo tutti i nomi dei protagonisti della conquista del Larry O’brien Championship Trophy 2015.

Golden state banner
Il banner dell’ OCC gli ricorderà ogni giorno, che i titoli si vincono giocando di squadra.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I Warriors hanno fatto piazza pulita per quanto riguarda record e premi, risultando primi nella regular  season (67 V-15 S), campioni nei playoff con un record di 16-5, vincendo anche l’MVP della stagione (Stephen Curry) e l’MVP delle finali ( Andre Iguodala) .

Il 27 ottobre, giornata d’esordio del campionato, i campioni in carica affronteranno i Pelicans e, considerando le statistiche (11 vittorie e 4 sconfitte dei campioni nba al debutto, negli ultimi 15 anni ), potrebbero chiudere la giornata in modo perfetto: sostenuti dai loro incredibili tifosi, i Warriors faranno lasceranno sicuramente un ottimo ricordo della serata agli fan della franchigia per il resto della loro vita.

 

Per NBA Passion,

Aaron Lionti

Cavaliers: JR Smith pronto a rimanere

E’ solo da qualche ora che è terminata la stagione dei Cleveland Cavaliers, ma è già ora di pensare al futuro. D’altronde in NBA come in tutti gli altri sport americani (escluso il meno appetibile soccer) se non vinci l’utlima partita della stagione, il resto non significa nulla.

JR Smith.
JR Smith.

Lo sa bene il GM Griffin che anche quest’estate cercerà di portare in squadra giocatori che potrebbero dare una grossa mano a King James per riportare un titolo sportivo nella città che si affaccia sul lago Erie (52 anni, and counting, senza). Una delle mosse più azzardate ma vincenti che ha realizzato Griffin in questa stagione è stato portare nell’Ohio due giocatori come Shumpert e Smith che venivano da un inizio di stagione alquanto complicato (per essere gentili) in maglia Knicks.

Se vi erano pochi dubbi riguardo la duttilità (specialmente difensiva) del giocatore ex Georgia Tech, qualche perplessità in più destava invece il cognome Smith. Giocatore controverso dalle spiccate doti offensive che troppo spesso, però, sono state oscurate dal suo carattere non affidabile. Nonostante le premesse, a conti fatti, l’esperimento si può dire essere riuscito in maniera più che soddisfacente.

L’aria di Cleveland ha rivitalizzato il giocatore come dimostrano le sue personali statistiche (10 PPG e 35% FG3 nella prima parte di stagione ai Knicks diventati 14 PPG e 37% FG3 alla corte di David Blatt) ed è stato proprio lui, in una passata intervista, a dare spiegazione dell’evoluzione: “Penso che per me questa sia la situazione migliore, perchè qui non c’è nient’altro che il basket. Non ci sono uscite fuori, non ci sono nottate brave, esiste solo il basket”

Purtroppo questa stagione non è terminata con il lieto fine per i Cavs. In particolare nella serie che ha assegnato il titolo lo stesso Smith ha avuto prestazioni altalenanti, non riuscendo ad essere il giocatore su cui la squadra aveva necessità di contare nei minuti in cui James recuperava le energie in panchina. Tale situazione va comunque letta tenendo presente le assenze per infortunio che hanno caratterizzto Cleveland. Con Irving in quintetto Smith si sarebbe trovato maggiormente pronto a colpire sugli scarichi del suo playmaker titolare e di LBJ. In realtà, in assenza di Irving, la difesa di GS ha rivolto maggiormente le sue attenzioni proprio sul giocatore dello stato del New Jersey costringendolo a diverse forzature ed errori al tiro. Scommettendo su una prossima stagione priva di infortuni (la fortuna prima o poi bacierà anche Cleveland) è fuori discussione l’importante ruolo che JR svolgerà nelle rotazioni dei Cavs.

Nonostante le premesse positive la guardia non sembra intenzionata ad nesercitare la player option per la stagione 2015-2016. Ma come ha detto lui stesso a Chris Broussard non vi è motivo per preoccuparsi. Sembrerebbe infatti che la sua intenzione sia quella di uscire dal mercato, per poi firmare un nuovo contratto proprio con i Cavaliers per ritentare la scalata all’anello. E’ probabile che il giocatore cercherà di strappare un contratto a cifre contenute (sotto i 6 milioni) ma che sia di durata pluriennale.

 

Per NBA Passion,

Leo Lucio Screnci

LeBron James: possibile sconfitta dal sapore dolce-amaro?

“I’m Lebron James from Akron, Ohio. From the inner city. I am not even supposed to be here.” Un Lebron James vistosamente commosso riusciva a pronunciare queste poche parole ma molto toccanti al momento di ricevere nel 2013 (per la seconda volta consecutiva) il premio Bill Russel NBA Finals Most Valuable Player Awards. Premio istituito nel 1969 che viene assegnato al giocatore più determinante della serie finale dei playoff. Il giocatore che vince tale premio viene implicitamente riconosciuto come il giocatore che ha trascinato la sua squadra alla vittoria finale del Larry O’Brien Trophy. E per ben 35 volte su 36 è accaduto proprio così. Fa eccezione proprio il primo giocatore ad avere vinto questo premio individuale. Si trattava di Jerry West, alias Mr. Logo, che nel 1969 portò ad un passo i suoi Lakers dalla vittoria finale contro gli accerimi nemici Celtics. Al termine di gare 7 le statistiche di West erano pressochè irreali (37.9 PPG, 4.7 RPG e 7.4 APG) che però non gli consentirono ugualmente di fargli vincere il primo titolo NBA ,che avverà solamente ne1972. Dopo bene 46 anni potrebbe, a sentire l’opinione di molti analisti, toccare ad un altro giocatore l’ingrato privilegio di vincere l’MVP delle Finals uscendo sconfitto.

In queste 5 partite Lebron James ha messo in mostra una grandezza nel gioco che si è vista solamente in poche altre occasioni e in soli pochissimi altri giocatori. Sta affrontando “the team of the destiny” quale è Golden State praticamente da solo sull’isola (cit. l’avvocato Federico Buffa), senza giocatori importanti come Irving, Love e Varejao. La seria è oramai chiusa da tempo. Troppo profonda la squadra di Kerr, troppo sfrontati i ragazzi di Oakland per lasciarsi perdere questa grande opporunità. E’ giusto che vincano loro, lo pensano e lo sanno tutti, tranne lui. Lui che  non cerca scusanti per alzare bandiera bianca e arrendersi ad un’impresa al limite dell’umano. Le sue statistiche (36.6 punti, 12.4 rimbalzi e 8.8 assist) la sua volontà di non arrendersi. In Germani, alla fine del ‘700 ha preso forma un movimento culturale denominato “Sturm und Drang”. Si esaltava la figura titanica dell’eroe che sfida forze superiori andando fino in fondo nella sua lotta, anche quando è cosciente che solo la sconfitta lo attende. LBJ si sta comportando allo stesso modo, ma se per una volta in questo gioco dovesse prevalere la logica allora bisognerebbe dare a Cesare quel che è di Cesare: titolo di campioni ai Warriors ma MVP a James.

Mr. Logo ha creato il precedente, non vi è ragione per cui the Choosen one non possa toccare la stessa sorte. E chissà quale discorso farebbe questa volta il ragazzo di Akron alla luce di un’altra sconfitta ad un passo dalla gloria.

NBA Finals Analysis: Cavaliers @ Warriors, gara 5 è la prima sliding door della serie

Oracle Arena. Oakland.  Ore 20 in America, ore 2 in Italia. Tutto è pronto per gara 5 delle NBA Finals  tra Golden State Warriors e Cleveland Cavaliers. L’atmosfera è trepidante per un match che si preannuncia carico di adrenalina e colpi di classe. Entrambe le squadre si trovano davanti ad un bivio che potrebbe portarle davanti al primo match point verso la vittoria dell‘Anello.

Andre Iguodala, vero fattore per i Golden State Warriors.
Andre Iguodala, vero fattore per i Golden State Warriors.

Nella precedente sfida, la banda guidata da  Steve Kerr è riuscita a pareggiare i conti con un netto successo per 103-82, arrivato proprio grazie ad alcuni accorgimenti apportati dall’head coach. In primis,  la promozione in quintetto di Andre Iguodala, autore di una grande prestazione difensiva contro LeBron James e protagonista anche in attacco, con 22 punti messi a referto e 8 rimbalzi catturati. Lecito aspettarselo titolare anche stanotte. L’altro fattore per i Warriors potrebbe essere ancora David Lee, passato da separato in casa a valido mestierante in grado di arricchire la manovra offensiva con nuove soluzioni: il lungo, messosi in evidenza nell’ultimo quarto di gara 3, dovrebbe trovare nuovo spazio. Ovviamente ci si aspetta tanto da Stephen Curry, il cui rendimento si è visto finora a sprazzi (22 punti e 6 rimbalzi nell’ultimo confronto) e che dovrà mettere in mostra una prova di carattere per trascinare i suoi. Chiamato ad una prova di maturità anche Klay Thompson, reduce da una partita opaca da soli 9 punti segnati. Insomma, i Warriors devono giocare da Warriors (con il significativo contributo della panchina) e sfruttare il fattore campo per portarsi avanti nella serie.

Matthew Dellavedova e LeBron James.
Matthew Dellavedova e LeBron James.

Dall’altra parte ci sono i Cavaliers desiderosi di compiere il colpaccio. David Blatt però dovrà portare qualche aggiustamento perchè sa di non poter tirare troppo la coperta corta. In gara 4 LeBron James e compagni hanno avuto a che fare un calo fisico dopo 3 partite giocate ad un’intensità pazzesca: 20 punti, 12 rimbalzi e 8 assist del Prescelto non sono bastati ai Cavs per evitare il KO. Per bloccare le sfuriate dei padroni di casa l’ex allenatore del Maccabi Tel Aviv potrebbe decidere di estendere le rotazioni del roster, con Shawn Marion, secondo quanto riportato da Brian Windhorst, pronto a mettere piede sul parquet. Anche Mike Miller potrebbe avere più minuti a disposizione. Sarà dunque importante per Cleveland mettere in atto la difesa aggressiva che ha inceppato precedentemente l’attacco avversario e che ha messo in difficoltà Curry (grazie alla marcatura asfissiante di Matthew Dellavedova). Inutile dire che James sarà chiamato a fare ancora una volta l’extraterreste, per non contare che Timofey Mozgov dovrà fare gli straordinari sotto le plance, dopo la doppia doppia da 28 punti e 10 rimbalzi racimolata in gara 4.

La prima sliding door della disputa è ormai vicina: chi vincerà questa delicata partita a scacchi si potrebbe trovare ad un passo dal titolo tanto desiderato.

Per NBA Passion,

Olivio Daniele Maggio (@daniele_maggio on Twitter)