Cavaliers: JR Smith pronto a rimanere

E’ solo da qualche ora che è terminata la stagione dei Cleveland Cavaliers, ma è già ora di pensare al futuro. D’altronde in NBA come in tutti gli altri sport americani (escluso il meno appetibile soccer) se non vinci l’utlima partita della stagione, il resto non significa nulla.

JR Smith.
JR Smith.

Lo sa bene il GM Griffin che anche quest’estate cercerà di portare in squadra giocatori che potrebbero dare una grossa mano a King James per riportare un titolo sportivo nella città che si affaccia sul lago Erie (52 anni, and counting, senza). Una delle mosse più azzardate ma vincenti che ha realizzato Griffin in questa stagione è stato portare nell’Ohio due giocatori come Shumpert e Smith che venivano da un inizio di stagione alquanto complicato (per essere gentili) in maglia Knicks.

Se vi erano pochi dubbi riguardo la duttilità (specialmente difensiva) del giocatore ex Georgia Tech, qualche perplessità in più destava invece il cognome Smith. Giocatore controverso dalle spiccate doti offensive che troppo spesso, però, sono state oscurate dal suo carattere non affidabile. Nonostante le premesse, a conti fatti, l’esperimento si può dire essere riuscito in maniera più che soddisfacente.

L’aria di Cleveland ha rivitalizzato il giocatore come dimostrano le sue personali statistiche (10 PPG e 35% FG3 nella prima parte di stagione ai Knicks diventati 14 PPG e 37% FG3 alla corte di David Blatt) ed è stato proprio lui, in una passata intervista, a dare spiegazione dell’evoluzione: “Penso che per me questa sia la situazione migliore, perchè qui non c’è nient’altro che il basket. Non ci sono uscite fuori, non ci sono nottate brave, esiste solo il basket”

Purtroppo questa stagione non è terminata con il lieto fine per i Cavs. In particolare nella serie che ha assegnato il titolo lo stesso Smith ha avuto prestazioni altalenanti, non riuscendo ad essere il giocatore su cui la squadra aveva necessità di contare nei minuti in cui James recuperava le energie in panchina. Tale situazione va comunque letta tenendo presente le assenze per infortunio che hanno caratterizzto Cleveland. Con Irving in quintetto Smith si sarebbe trovato maggiormente pronto a colpire sugli scarichi del suo playmaker titolare e di LBJ. In realtà, in assenza di Irving, la difesa di GS ha rivolto maggiormente le sue attenzioni proprio sul giocatore dello stato del New Jersey costringendolo a diverse forzature ed errori al tiro. Scommettendo su una prossima stagione priva di infortuni (la fortuna prima o poi bacierà anche Cleveland) è fuori discussione l’importante ruolo che JR svolgerà nelle rotazioni dei Cavs.

Nonostante le premesse positive la guardia non sembra intenzionata ad nesercitare la player option per la stagione 2015-2016. Ma come ha detto lui stesso a Chris Broussard non vi è motivo per preoccuparsi. Sembrerebbe infatti che la sua intenzione sia quella di uscire dal mercato, per poi firmare un nuovo contratto proprio con i Cavaliers per ritentare la scalata all’anello. E’ probabile che il giocatore cercherà di strappare un contratto a cifre contenute (sotto i 6 milioni) ma che sia di durata pluriennale.

 

Per NBA Passion,

Leo Lucio Screnci

NBA Finals Analysis: Cavaliers @ Warriors, gara 5 è la prima sliding door della serie

Oracle Arena. Oakland.  Ore 20 in America, ore 2 in Italia. Tutto è pronto per gara 5 delle NBA Finals  tra Golden State Warriors e Cleveland Cavaliers. L’atmosfera è trepidante per un match che si preannuncia carico di adrenalina e colpi di classe. Entrambe le squadre si trovano davanti ad un bivio che potrebbe portarle davanti al primo match point verso la vittoria dell‘Anello.

Andre Iguodala, vero fattore per i Golden State Warriors.
Andre Iguodala, vero fattore per i Golden State Warriors.

Nella precedente sfida, la banda guidata da  Steve Kerr è riuscita a pareggiare i conti con un netto successo per 103-82, arrivato proprio grazie ad alcuni accorgimenti apportati dall’head coach. In primis,  la promozione in quintetto di Andre Iguodala, autore di una grande prestazione difensiva contro LeBron James e protagonista anche in attacco, con 22 punti messi a referto e 8 rimbalzi catturati. Lecito aspettarselo titolare anche stanotte. L’altro fattore per i Warriors potrebbe essere ancora David Lee, passato da separato in casa a valido mestierante in grado di arricchire la manovra offensiva con nuove soluzioni: il lungo, messosi in evidenza nell’ultimo quarto di gara 3, dovrebbe trovare nuovo spazio. Ovviamente ci si aspetta tanto da Stephen Curry, il cui rendimento si è visto finora a sprazzi (22 punti e 6 rimbalzi nell’ultimo confronto) e che dovrà mettere in mostra una prova di carattere per trascinare i suoi. Chiamato ad una prova di maturità anche Klay Thompson, reduce da una partita opaca da soli 9 punti segnati. Insomma, i Warriors devono giocare da Warriors (con il significativo contributo della panchina) e sfruttare il fattore campo per portarsi avanti nella serie.

Matthew Dellavedova e LeBron James.
Matthew Dellavedova e LeBron James.

Dall’altra parte ci sono i Cavaliers desiderosi di compiere il colpaccio. David Blatt però dovrà portare qualche aggiustamento perchè sa di non poter tirare troppo la coperta corta. In gara 4 LeBron James e compagni hanno avuto a che fare un calo fisico dopo 3 partite giocate ad un’intensità pazzesca: 20 punti, 12 rimbalzi e 8 assist del Prescelto non sono bastati ai Cavs per evitare il KO. Per bloccare le sfuriate dei padroni di casa l’ex allenatore del Maccabi Tel Aviv potrebbe decidere di estendere le rotazioni del roster, con Shawn Marion, secondo quanto riportato da Brian Windhorst, pronto a mettere piede sul parquet. Anche Mike Miller potrebbe avere più minuti a disposizione. Sarà dunque importante per Cleveland mettere in atto la difesa aggressiva che ha inceppato precedentemente l’attacco avversario e che ha messo in difficoltà Curry (grazie alla marcatura asfissiante di Matthew Dellavedova). Inutile dire che James sarà chiamato a fare ancora una volta l’extraterreste, per non contare che Timofey Mozgov dovrà fare gli straordinari sotto le plance, dopo la doppia doppia da 28 punti e 10 rimbalzi racimolata in gara 4.

La prima sliding door della disputa è ormai vicina: chi vincerà questa delicata partita a scacchi si potrebbe trovare ad un passo dal titolo tanto desiderato.

Per NBA Passion,

Olivio Daniele Maggio (@daniele_maggio on Twitter)

 

NBA Finals Analysis: Warriors vs Cavaliers

Le Finals che tutti si aspettavano, lo scontro che tutti volevano vedere: l’ultimo atto di questa stagione NBA metterà di fronte Golden State Warriors e Cleveland Cavaliers. La disputa si preannuncia accesa più che mai, soprattutto per il duello che vedrà come protagonisti Stephen Curry e LeBron James, gli uomini del momento. Ci si attende una serie spettacolare e combattuta e le premesse, in tal senso, non dovrebbero essere tradite.

Stephen Curry.
Stephen Curry.

La banda guidata da Steve Kerr ha rispettato largamente i pronostici nelle Western Conference Finals, battendo gli Houston Rockets con un secco 4-1. Una manifesta superiorità che non ha lasciato scampo a James Harden e compagnia, che sono sopperiti sotto i colpi di uno spaziale Curry, coadiuvato dai soliti Draymond Green, Klay Thompson e un ottimo Harrison Barnes in gara 5. Ancora una volta, i Warriors hanno mostrato la bella pallacanestro mostrata per tutta la regular season e ora sono pronti a fare ancora meglio per portarsi a casa l’Anello.

LeBron James.
LeBron James.

Risultato schiacciante anche per la franchigia dell’Ohio, che ha spazzato via senza troppi patemi gli Atlanta Hawks.  Protagonisti dello sweep rifilato alla truppa di Mike Budenholzer sono stati ovviamente il solito LeBron James, JR Smith e un sorprendente Matthew Dellavedova . The Choosen One, in grado di spostare da solo gli equilibri del confronto, si appresta a motivare e caricare i compagni di squadra per portare a Cleveland il tanto agognato titolo che lui stesso ha promesso.

ANALISI DEL CONFRONTO

I Warriors hanno un sistema di gioco più fluido e rodato rispetto ai Cavaliers che, per far fronte ai ritmi alti e alla circolazione di palla degli avversari, dovranno innalzare ancora di più il livello difensivo e chiudere bene le spaziature. Inoltre, Golden State cercherà spesso il tiro dal lato debole e aprirà il campo. D’altra parte Cleveland, soprattutto a livello offensivo, dovrà imporsi a rimbalzo come ha fatto finora e stare attenta a non concedere il tiro dal perimetro agli Splash Brothers. Importanti gli accoppiamenti: Bogut e Mozgov se le daranno di santa ragione sotto le plance, mentre sarà da verificare l’impatto di Kyrie Irving, che se la vedrà con Steph Curry ( molto dipenderà dalle sue condizioni fisiche). Chi invece avrà l’arduo compito di cercare di limitare e affrontare LeBron James? Il candidato numero uno dovrebbe essere Green, ma la versatilità difensiva impostata da Kerr potrebbe aprire ad altre soluzioni, soprattutto sulla copertura del pick & roll. Fondamentale anche il fattore psicologico. I Warriors potrebbero sentire troppo la pressione da Finals, data la poca esperienza di molti giocatori mentre il Prescelto, che ha già vissuto questi momenti, potrebbe trasmettere più tranquillità ai suoi durante i momenti chiave.

IL DUELLO CHIAVE

LeBron James vs Stephen Curry

Come già ribadito, i due nativi di Akron saranno i due aghi della bilancia da entrambe le parti. Stradominio fisico e sublime lettura del gioco in ogni fase per il 23, ball handling da palati fini e killer instinct al tiro per il playmaker: tutti e due vogliono aggiudicarsi la vittoria finale e per farlo si daranno battaglia senza esclusione di colpi.

INFORTUNATI

  • Marreese Speights (GSW): polpaccio,  condizioni da valutare giorno per giorno, probabile ‘questionable’ per gara 1
  • Ognjen Kuzmic (GSW):  caviglia, probabile stagione finita
  • Klay Thompson (GSW): commozione celebrale, ‘questionable’ per gara 1
  • Kevin Love (CLE): spalla, stagione finita
  • Anderson Varejao (CLE)  tendine achille, stagione finita

CURIOSITÀ’

David Blatt e Steve Kerr.
David Blatt e Steve Kerr, i due coach protagonisti delle NBA Finals.
  • In caso di successo per una delle due squadre, il titolo andrebbe in ogni caso ad un coach rookie: sarebbe la prima volta dal 1982, quando Pat Riley vinse sulla panchina dei Los Angeles Lakers.
  • I Warriors hanno raggiunto le Finals 40 anni dopo la vittoria del loro terzo titolo.
  • I Cavaliers sono giunti invece alle Finals per la prima volta dal 2007.
  • LeBron James e James Jones parteciperanno per la quinta volta consecutiva alle NBA Finals.
  • Nel quintetto dei Warriors non c’è un giocatore che abbia mai partecipato alle NBA Finals.
  • Kyrie Irving e Tristan Thompson, alla loro prima apparizione ai playoffs, hanno raggiunto l’ultimo atto a primo colpo.
  • Durante la postseason, Curry ha battuto 3/5 dell’NBA First Team: prima Anthony Davis, poi Marc Gasol e infine James Harden. Se dovesse trionfare anche contro LeBron James farebbe l’en plein.

STATS LEADER

  • Golden State Warriors: Stephen Curry (29.2 PTS), Draymond Green (10.8 REB), Stephen Curry (6.4 AST).
  • Cleveland Cavaliers:  LeBron James (27.6 PTS), LeBron James (10.4 REB), LeBron James (8.3 AST).

Per NBA Passion,

Olivio Daniele Maggio (@daniele_maggio on Twitter)

Clippers, Doc Rivers garantisce: “Tra DeAndre Jordan e Chris Paul nessun problema”

Chris Paul e DeAndre Jordan godono di un ottimo rapporto tra loro, così come con Blake Griffin. Tutti e tre sanno benissimo di aver bisogno gli uni degli altri per arrivare a vincere un anello tutti insieme”. Il coach dei Los Angeles Clippers Doc Rivers, intervistato da Fred Roggin, smentisce le voci in merito a presunte frizioni tra le stelle della sua squadra, spiegando come i giocatori siano perfettamente consapevoli di quanto sia importante mantenere intatto il nucleo storico in ottica futura. Società e Staff tecnico lavorano sottotraccia per mantenere in toto la batteria dei big three, ma mentre Paul e Griffin godono di un contratto che scadrà solo nel 2018, la questione DeAndre Jordan potrebbe rivelarsi più spinosa del previsto, specie considerato che il centro nativo di Houston dal primo luglio sarà free agent e quindi libero di accasarsi altrove. Il front office dei Clippers ha già lasciato intendere di essere pronto ad offrirgli un rinnovo quinquennale da $108.700.000 dollari, ma il giocatore ha anche la possibilità di firmare per un’altra franchigia guadagnando $80,7 milioni in quattro anni.

 

Credere fortemente nel progetto della proprietà Ballmer è una prerogativa fondamentale per un felice proseguo di convivenza nella città degli angeli, anche se ora come ora continua a bruciare parecchio l’avvilente rimonta subita dai Rockets in seminfinale di conference, definita dallo stesso Rivers come una delle più cocenti delusioni della sua carriera: “Non lo dico spesso e non voglio mancare di rispetto a Houston, ma io sentivo che in quella serie noi eravamo la squadra migliore. Invece, sul 3-1 e con la possibilità di chiudere la serie, ci siamo praticamente fatti fuori da soli. Questa eliminazione mi ha fatto più male della gara 7 persa contro i Lakers nelle finali del 2010, un back to back ( gara 6 e gara 7) che ha sconvolto parecchio me e tutto il gruppo. Penso però che stiamo andando nella direzione giusta e che abbiamo tutto il dovere di riprovarci a partire dal prossimo anno. Questo è un gruppo maturo, anche Jordan e Lebron hanno cominciato a vincere solo a 27-28 anni”.

Quando gli scarti di uno sono il tesoro di qualcun altro: J.R. Smith è l’X Factor dei Cavs!

Aveva ragione J.R. Smith quando, solo qualche giorno fa, pubblicava su Instagram una foto che ritraeva la tristezza sua e dell’amico Iman Shumpert sulla panchina di New York e, allo stesso tempo, la felicità ritrovata in quel di Cleveland. “One man’s trash is another mans treasure”. Questo il laconico messaggio lanciato dalla guardia dei Cavs all’indomani della convincente Gara-6 disputata da lui e Shumpert.

La foto postata su Instagram da J.R. Smith dopo Gara-6 delle Semifinals
La foto postata su Instagram da J.R. Smith dopo Gara-6 delle Semifinals

Uno strano destino che li ha legati sin dai tempi di New York, dove Shumpert era il titolare e J.R. Smith faceva faville da sesto uomo. Poi il declino improvviso, con i Knicks incapaci di racimolare risultati, e il pubblico che ormai era stanco degli atteggiamenti, dentro e fuori dal campo, del nativo del New Jersey. La trade con i Cavs, allora, pareva l’unica soluzione sensata, con Phil Jackson che sperava di liberare quanto più spazio salariale possibile nel tentativo di accelerare il processo di ricostruzione: mai decisione fu più sbagliata.

Gli scarti di uno sono diventati il tesoro di un altro e, ieri, sera, è arrivata l’ennesima conferma.

Nel momento di massimo equilibrio quando, ai colpi di uno risponde l’altro, serve il colpo di genio del talento sopraffino; quel talento spesso irriverente, spesso fuori dagli schemi, spesso bistrattato. Quel talento che, aggiunto ad un pizzico di follia e ad una condizione psico-fisica pienamente ritrovata, può risultare il fattore X fondamentale nel proseguo di quest’avventura verso le Finals dei Cleveland Cavs. Nonostante le già ottime triple messe a referto nel secondo-quarto di gioco, J.R. Smith dà il meglio di sé nel terzo periodo, sfornando tutto il proprio repertorio in 10 minuti di talento assoluto: step back threes, catch and shoot threes, tiri contestati al limite dell’immaginazione; quando la mano è calda e la testa è ben salda sulle spalle, nulla è impossibile. J.R. spezza gli equilibri quando l’equilibrio era l’unico fattore a farla da padrona. Non è stato LeBron (che comunque ha disputato un ottima partita), non è stato Irving, non è stato nessun altro all’infuori di Smith: è stato l’ex Knicks a dare uno scossone alla partita, raffreddando il caloroso pubblico di Atlanta, smorzando al limite dell’incredulità l’entusiasmo generatosi attorno al team.

Un J.R. Smith rinnovato quello al quale stiamo assistendo: è lui l'X Factor dei Cavs!
Un J.R. Smith rinnovato quello al quale stiamo assistendo: è lui l’X Factor dei Cavs!

Quando inizia a riscaldarsi, le sue mani diventano davvero bollenti”. Questo il laconico commento di coach Blatt al termine del match. 8-12 da tre, record di triple per i Cavs nei Playoffs e game, set and match portati a casa anche e soprattutto per merito suo: “Quando inizio a tirare” – dice J.R. – “I miei compagni mi dicono di continuare a farlo”. Segno che la fiducia in lui è tanta e lui la ripaga nel migliore dei modi.

Dopo tanti anni di alti e bassi passati tra Denver e New York, per lui sembra essere finalmente arrivato il momento della redenzione: J.R. Smith non è più un ragazzino immaturo, non è più un elemento di rottura all’interno dello spogliatoio: è diventato un elemento imprescindibile per i Cavs, l’X Factor che non t’aspetti ma che può fare la differenza spaccando le partite e rivelandosi decisivo come non mai nei momenti chiave delle partite.

 

Per NbaPassion,
Mario Tomaino (@Mariot_22 on Twitter)

Nba Playoffs Analysis: Cleveland Cavaliers vs Atlanta Hawks

Il campione contro il collettivo, la tecnica innata contro il duro lavoro, la prima contro la seconda della classe ad Est: tutto questo è Cavs vs Hawks. Sono 4 i precedenti stagionali tra le due franchigie, con un verdetto di 3-1 in favore di Atlanta. Adesso, però, siamo nei Playoffs; tutto ciò che è successo non conta, questo è tutto un altro sport. Gli uomini di Blatt arrivano alla sfida con il grande obiettivo di ritornare alle Finals dopo 8 anni. Dopo aver eliminato per 4-0 i Boston Celtics, si sono imposti per 4-2 sui Chicago Bulls; nonostante il percorso netto intrapreso, i Cavs hanno sì vinto ma dovendo patire diverse difficoltà. D’altro canto, anche gli Hawks, nonostante il doppio 4-2 rifilato a Nets e Wizards, hanno sofferto più del previsto in alcune situazioni, segno che questa Finale di Conference sarà molto equilibrata e non bisognerà dare nulla per scontato.

 

ANALISI DEL CONFRONTO

Pentra e scarica di Cleveland contro il gioco corale degli Hawks: chi avrà la meglio?
Il “penetra e scarica” di Cleveland contro il gioco corale degli Hawks: quale avrà la meglio?
Nonostante alcune differenze di vedute tra il gioco degli Hawks e quello dei Cavs, ambedue i team sono spesso alla ricerca del giro-palla veloce, volto a trovare punti facili nel pitturato o scarichi sul perimetro. Se da un lato gli Atlanta Hawks riescono con maggiore successo a disegnare il proprio gioco corale lungo tutta la durata delle partite, quello dei Cavs tende spesso a ristagnare, con la palla ferma nelle mani di LeBron James, chiamato troppe volte ad inventare più del dovuto. Il duello James-Butler deve essere un monito per i Cavs: non bisogna concedere alla difesa il tempo di ragionare. Gli isolamenti di James, in questi Playoffs, sono stati un’arma a doppio taglio per Cleveland: quando LeBron ha attaccato sin dai primi secondi il proprio marcatore, allora è stato difficile limitarlo; viceversa, quando il #23 dei Cavs ha temporeggiato troppo, prendere tiri senza ritmo dal mid-range è stato il fattore in più degli avversari. Un occhio di riguardo anche alla difesa individuale: aprire il campo e cercare open shots è la giocata più ricercata dagli Hawks, con gli shooter di Atlanta pronti ad approfittarne immediatamente. D’altro canto, però, gli Hawks hanno evidenziato problemi non indifferenti, specie sul piano del gioco, riscontrando difficoltà proprio nel momento in cui il tiro perimetrale non è andato a segno, oltre che nella gestione delle partite, segno della poca esperienza in seno al team. Attenzione anche alla difesa del pitturato su Mozgov e Thompson, Brook Lopez docet: nella serie contro i Nets, Atlanta ha concesso una media di 18.9 punti e 9.0 rimbalzi al lungo di Brooklin.

 

IL DUELLO CHIAVE

Fattori X a confronto: Korver vs Smith, chi sarà più decisivo?
Fattori X a confronto: Kyle Korver vs J.R. Smith, chi sarà più decisivo?
LeBron James vs Paul Millsap? Kyrie Irving vs Jeff Teague? Nessuno di questi: il duello chiave che potrebbe deporre a favore di una o dell’altra franchigia è quello tra Kyle Korver e J.R. Smith. Le due shooting guards sono assolutamente l’”X Factor” dei due team, capaci di essere determinanti nei momenti che contano; lo ha dimostrato J.R. contro i Bulls in diverse occasioni, così come KK contro i Nets. Se le triple dall’arco per Korver possono essere una soluzione più che efficace, attenzione però ad un dato piuttosto allarmante: la guardia degli Hawks è scesa dal 49.2% da 3 mantenuto in Regular Season al 35%, segno che la palla adesso pesa più. Stesso discorso per Smith: nonostante la sua pericolosità ed imprevedibilità, la guardia dei Cavs non è nuova a colpi di testa clamorosi, non ultima la squalifica di due giornata rimediata in Gara-4 contro Boston. Da non sottovalutare nemmeno il duello chiave tra le coppie Horford/Millsap e Mozgov/Thompson: sfida all’ultimo rimbalzo che potrebbe risultare assolutamente decisiva.

 

INFORTUNATI

Kevin Love (CLE): spalla lussata, out per il resto della stagione

Kyrie Irving (CLE): caviglia sinistra slogata, in dubbio per Gara-1

 

STATS LEADER

CLEVELAND: LeBron James (26.5 PPG), LeBron James (10.2 RPG) LeBron James (7.9 APG)

ATLANTA: DeMarre Carroll (17.1 PPG) Al Horford (9.9 RPG) Jeff Teague (7.4 APG)

 

Per NbaPassion,
Mario Tomaino (@Mariot_22 on Twitter)

NBA Playoffs Analysis: Warriors vs Rockets

Da Oakland a Houston, dagli Splash Brothers al ‘Barba’: lo spettacolo sarà sicuramente il padrone delle Western Conference Finals, dove si sfideranno i Golden State Warriors e gli Houston Rockets.

Stephen Curry.
Stephen Curry.

La compagine guidata da Steve Kerr è riuscita ad approdare a questa fase della postseason dopo circa 39 anni. Un traguardo raggiunto dopo aver eliminato, non senza sofferenze, gli arcigni e tenaci Memphis Grizzlies di Marc Gasol e Mike Conley. La difesa asfissiante e la pallacanestro fisica della franchigia del Tennessee ha creato diversi grattacapi ai californiani che in gara 4, in svantaggio per 2-1 sulla serie, hanno fatto affidamento ad un Steph Curry in formato MVP: la sliding door è servita, con i Warriors che pareggiano i conti e salgono in cattedra archiviando successivamente, in maniera egregia, la pratica (4-2).

James Harden.
James Harden, trascinatore degli Houston Rockets in questi NBA Playoffs.

Di tutt’altro tenore è stata la qualificazione dei texani. James Harden e compagni, nelle prime 4 partite della disputa contro i Los Angeles Clippers, sono stati surclassati con un 3-1 che non lasciava alcuna minima speranza di rimonta. Ma, si sa, la sorpresa è sempre dietro l’angolo. L’ex Oklahoma City Thunder ha fatto il trascinatore e coach Kevin McHale e ha trovato la giusta quadratura ad una squadra che, con le unghie e i denti necessari, hanno completato la clamorosa impresa: 3-4 il risultato, losangelini a casa e biancorossi alle finali di Conference per la prima volta dal 1997.

ANALISI DEL CONFRONTO

Uno dei limiti mostrati dai Rockets in questi playoff è stata sicuramente la difesa, soprattutto quella sul perimetro: se non verranno trovati i giusti accorgimenti, la tavola per Curry e Thompson potrebbe essere già bella e apparecchiata. Inutile dire che lo stato di grazia del play numero 30 inciderà tantissimo sul confronto, così come il rendimento di un Harden che sta facendo vedere le tante belle cose mostrare in regular season. Non solo sull’arco dei tre punti, i fari verranno puntati anche sotto le plance, con la sfida chiave tra Dwight Howard e Andrew Bogut. Se il nativo di Atlanta vestirà i panni di ‘Superman’ sarà difficile per l’australiano contenerlo. Sarà importante anche il ruolo dei vari gregari, con Draymond Green da una parte e un sorprendente Josh Smith dall’altra pronti a dar manforte. Inoltre, un fattore che potrebbe giocare un ruolo fondamentale è l’esperienza:  nel roster dei Warriors non è presente alcun giocatore che abbia disputato le Finals, mentre tra le fila di Houston ci sono i vari Howard, Harden, Terry e Ariza.

IL DUELLO CHIAVE

Stephen Curry vs James Harden

Harden affronta Stephen Curry
James Harden affronta Stephen Curry.

A suon di punti e giocate spaziali i due uomini franchigia sono pronti ad infiammare il parquet. I due principali contendenti al titolo MVP di quest’anno (andato poi al primo) sono pronti a darsi battaglia senza esclusione di colpi, per trascinare i propri compagni verso la tanto agognata finalissima.

INFORTUNATI

Marreese Speights (GSW): polpaccio, non disponibile per gara 1
Ognjen Kuzmic (GSW):  caviglia, impiego dubbio per gara 1             Donatas Motiejunas (HOU): schiena, stagione conclusa
Patrick Beverley (HOU):  polso, stagione conclusa
K.J. McDaniels (HOU): gomito, stagione conclusa

STATS LEADER

  • Golden State Warriors: Stephen Curry (28.2 PTS), Draymond Green (10.1 REB), Stephen Curry (6.8 AST).
  • Houston Rockets:  James Harden (26.7 PTS), Dwight Howard (13.8 REB), James Harden (8 AST).

Per NBA Passion,

Olivio Daniele Maggio (@daniele_maggio on Twitter)

Wall, Allen, Gasol e i loro “fratelli”: quanti infortunati in questi Playoffs!

Quando una stagione inizia male, difficilmente termina in meglio, chiedere conferma a Paul George, infortunatosi in estate e rimasto fuori per un bel po’ di tempo. Questa stagione NBA è stata particolare, una stagione all’insegna degli infortuni, a discapito delle numerose richieste da parte dei giocatori di ridurre il numero di partite della Regular Season. Anche i Playoffs, per non essere da meno, si stanno confermando su questa linea, segno che la voce dei protagonisti in campo evidentemente deve essere assolutamente ascoltata. Noi della redazione di NbaPassion abbiamo provato ad assemblare uno starting five e, il quintetto che n’è uscito fuori, non è per niente male:

 

QUINTETTO:

PG: John Wall

Nonostante le diverse fratture composte rimediate, John Wall è tornato a giocare in Gara-5
Nonostante le diverse fratture composte rimediate, John Wall è tornato a giocare in Gara-5

SG: Tony Allen

Tony Allen è rimasto fuori in Gara-5 ma spera di recuperare per Gara-6
Tony Allen è rimasto fuori in Gara-5 ma spera di recuperare per Gara-6

SF: DeMarre Carroll

DeMarre Carroll, rimasto fuori per Gara-4 a causa di una forte contusione all'anca, è tornato in azione la scorsa notte
DeMarre Carroll, rimasto fuori per Gara-4, è tornato in azione la scorsa notte

PF: Kevin Love

A causa di uno scontro con Olynyk, Love si è lussato la spalla e salterà tutti i Playoffs
A causa di uno scontro con Olynyk, Love si è lussato la spalla e salterà tutti i Playoffs

C: Pau Gasol

Rimasto a riposo da Gara-3 a Gara-5, Gasol tornerà a giocare questa notte
Rimasto a riposo da Gara-3 a Gara-5, Gasol tornerà a giocare questa notte

Sixth Man: Kyrie Irving

Nonostante un problema evidenziato alla caviglia sinistra in Gara-3, Kyrie Irving è voluto rimanere in campo
Kyrie Irving ha evidenziato un problema alla caviglia sinistra in Gara-3

 

 

PANCHINA:

Mareese Speights

Mike Conley

 

 

Per NbaPassion,
Mario Tomaino (@Mariot_22 on Twitter)

Cavaliers: LeBron James è una macchina, serie sul 3-2 !

Non bastava il canestro sulla sirena sul finire di Gara 4 per zittire i critici e rimettere la serie in parità; non bastava avere Love fuori e Irving a mezzo servizio, per avere delle “giustificazioni” sul cattivo andamento della squadra; Lebron James era costretto a vincere stanotte per dimostrare ancora una volta all’intera Lega che è sempre lui l’attuale miglior giocatore del pianeta, qualora ce ne fosse bisogno.

LeBron James.
LeBron James.

L’avvio è di quelli shock, con 22 punti a fine primo tempo e un faraonico 10/12 degno di una prestazione maiuscola. Ma non solo questo; si iscrive finalmente alla serie, tendinite permettendo, anche Kyrie Irving che inizia a trovare con facilità la via del canestro, specialmente da 3 punti, facendo da spalla finalmente a Lbj, cosa che era mancata totalmente nelle prime 4 gare. In casa Bulls, nonostante l’ottimo inizio di Rose, che mette a referto 12 dei primi 14 punti per i tori, si hanno difficoltò a trovare il canestro da 3 punti, e alla fine questo peserà come un macigno. Dunleavy, con un gran terzo quarto, prova a tenere a galla i suoi, ma Lebron risponde colpo su colpo, e quando non trova il fondo della retina, è lui a mettere in ritmo J.R. Smith e Irving, nel parziale che dà il +17 ai Cavs.

Nel quarto periodo un parziale di 24-9 di Chicago, riapre completamente una partita che sembrava già in cassaforte, grazie alle triple di Hinrich, Dunleavy e due dell’immenso Butler che, nonostante debba marcare per 48 minuti il giocatore più forte del pianeta, riesce ad avere energie per essere solido anche in attacco chiudendo alla fine con 27 punti. A 48 secondi dal termine Rose parte in contropiede per andare ad appoggiare il layup del pareggio, ma arriva un tir in corsa col 23 sulle spalle che manda la palla in quarta fila. Tiri liberi decisivi di Irving e ancora rimessa Bulls che deve recuperare il meno 4, ma anche qui il solito tir, oltre a chiudere con 38 punti, 12 rimbalzi, 6 assist, 3 palle rubate, 3 stoppate e nessuna palla persa, sporca il passaggio diretto a Butler, ottenendo anche la sua ultima deviazione e recuperando il pallone che chiude definitivamente il match. La serie va sul 3-2, l’82% dei casi chi ha vinto gara 5 con la serie sul 2-2 l’ha portata a casa. Domani notte si torna allo United Center con Gasol ancora in dubbio e con un LeBron desideroso di chiudere i conti e portare i suoi

Per Nba Passion,

Mattia Picchi (Mattia Picchi on Twitter)

LeBron super, Rose tiene botta ma deve arrendersi: Cavs vicini alla finale. Bulls, occasione d’oro persa!

Finalmente una partita. Non che le altre della serie non lo siano state, sia chiaro. Ma finalmente, dopo le due trasferte di Chicago ricche di intensità ma povere di spettacolo, Gara-5 è stata una partita nella quale si sono riviste giocate ricche di talento.

Dopo l’incredibile buzzer beater di LeBron James che ha sancito il pareggio nella serie, si ritorna a Cleveland dove, ad attendere i Cavs, c’erano ben 20562 spettatori pronti ad essere un fattore decisivo negli equilibri del match. Il segnale ad inizio partita dei Bulls è stato chiaro: vogliamo vincere. Partenza a fionda per gli uomini di coach Thibodeau, che attaccano la difesa dei Cavs sin dai primi secondi dell’azione, difendendo altrettanto egregiamente le iniziative del #23 e dei compagni: dopo appena 3 minuti di gioco, la precisione al tiro dei Bulls (4/5 dal campo) e la loro intensità difensiva (0/4 per Cleveland) gli consentono di comandare il match con un parziale di 12-2 che fan ben sperare. Ma se c’è da vincere, LeBron James vince. Dopo le critiche subite riguardo i pessimi tiri presi fino a Gara-4, quello visto ieri notte è stato un LeBron James in grande spolvero: 24 punti con 10-12 al tiro nel primo tempo per ‘The King’; Cleveland va al riposo con un vantaggio di +10.

Nel secondo tempo succede di tutto: l’episodio chiave è sicuramente il ‘flagrant 2’ inflitto a Taj Gibson. Cleveland si porta sul +17 a 8 minuti dal termine ed è lì che gli uomini di Blatt si spengono. Ormai sicuri della vittoria, concedono ai Bulls l’opportunità di tornare a -2 con ancora 1 minuto di gioco. La palla persa ingenuamente da Dellavedova, fa presagire il peggio per i tifosi dei Cavs: la rimonta sembra ormai ad un passo. Tutto sembra concretizzarsi su una tripla sbagliata da Irving; Rose parte a razzo verso il canestro, voglioso di riportare finalmente in parità il match, Dellavedova lo contrasta egregiamente ma il #1 di Chicago riesce ad ogni modo a tirare ma, dalle retrovie, sbuca la mano di LeBron a dire di no, “questa rimonta non s’ha da fare”.

Grande prestazione nella notte per LeBron James: 38 punti, 12 rimbalzi, 6 assist, 3 stoppate e 3 palle rubate per 'The King' nella notte.
Grande prestazione nella notte per LeBron James: 38 punti, 12 rimbalzi, 6 assist, 3 stoppate e 3 palle rubate per ‘The King’ nella notte.

Finisce così 106-101 per Cleveland, con una magnifica prova di LeBron James, sostenuto in particolare da Shumpert e Irving, che sembra essersi ripreso dopo i problemi fisici accusati in Gara-3; lato Bulls, Rose sempre il più pericoloso, nonostante un problema alla mano che nel secondo tempo ha ridotto il suo impatto nella partita, bene anche Dunleavy, autore di un ottimo break nell’ultimo periodo di gioco.

Penso che lo staff abbia fatto un buon lavoro, permettendomi di essere determinante. Ho semplicemente provato ad essere più aggreviso”. Così LeBron ha parlato a fine match. E c’è da giurarci. Il James ammirato nella notte è un lontano parente di quello prevedibile e sterile visto nelle precedenti sfide. 38 punti, 12 rimbalzi, 6 assist, 3 palle rubate, 3 stoppate e 0 palle perse; la difesa di Butler è stata finalmente annullata: “Nessuna palla persa. E’ sempre la prima cosa che guardo a fine partita per essere il più efficiente possibile per il team”. Prestazione importante per lui, vittoria che è merito suo e merito del team, con Irving su tutti che, nonostante i continui acciacchi, ha sfoderato una prestazione importante: “Questa mattina mi sono sentito bene. Sentivo che sarebbe stata una gran giornata.” – ha detto Kyrie, che nel corso della serie ha evidenziato alcune lacune a livello mentale che deve risolvere al più presto – “Per me questa è la più grande sfida mentale della mia carriera perché sto cercando di dare di più ed essere ciò che LeBron è per tutti noi”. Una responsabilità importante per un ragazzo di 23 anni.

D’altro canto, però, i Bulls non posso che essere rammaricati per quanto sta accadendo nella serie: nonostante la grave assenza di Pau Gasol, Rose e compagni stanno sprecando l’importante occasione di poter eliminare dei Cavaliers in piena emergenza. La franchigia di Cleveland, dall’inizio della serie ad oggi, non ha di certo brillato in quanto a fortuna, con diverse situazione a loro sfavore:

  • Love out per tutta la stagione è stata una grave perdita in quanto, con la sua capacità di aprire il campo e segnare sia dal post che dall’arco, poteva essere un importante fattore a favore dei Cavs;
  • J.R. Smith rimasto fuori per Gara-1 e Gara-2 è stata un’altra importante mancanza per i Cavs;
  • Irving, James e Shumpert hanno evidenziato degli acciacchi in Gara-3 e Gara-4 a Chicago;
  • Dunleavy, che avrebbe dovuto saltare per squalifica la prima sfida della serie dopo la gomitata rifilata a Carter-Williams, è risultato decisivo nella vittoria in Gara-1.
Bulls: così non va. Nonostante diversi fattori a vantaggio, Chicago non riesce ad imporsi nella serie.
Bulls: così non va. Nonostante diversi fattori a vantaggio, Chicago non riesce ad imporsi nella serie.

Nonostante tutti questi fattori in favore di Chicago, Rose e compagni non hanno mai dato l’impressione di poter comandare per lunghi tratti le partite, evidenziando dei paurosi cali lungo tutte le sfide della serie; un problema evidenziato già in Regular Season.

Se la difesa, ad ogni modo, lavora piuttosto bene in alcune situazioni, l’attacco, con la perdita di Gasol, è affidato quasi totalmente nelle mani di Rose: se gira lui la fase offensiva dei Bulls ne risente in meglio.

Adesso si decide tutto in Gara-6: i Cavs vogliono chiudere la pratica, i Bulls vogliono lasciare vive le speranze di un’incredibile ribaltone in Gara-7. Il tempo per ricaricare le batterie e riordinare le idee è poco ma, quel che è certo, è che sarà l’ennesima, combattuta battaglia della serie.

 

Per NbaPassion,
Mario Tomaino (@Mariot_22 on Twitter)