NBA playoff analysis, cosa ha permesso agli Spurs di prevalere sui Clippers?

Questi playoff ci stanno sicuramente regalando poche emozioni, tutte le squadre stanno rispettando i pronostici della vigilia, alcune serie si trovano già sul 3-0 pronte per essere chiuse da un momento all’altro. Per noi tifosi sarebbe stato sicuramente più esaltante vedere la testa di serie numero otto mettere in difficoltà la numero 1 del seed o comunque assistere ad uno spettacolo più degno di quello mostrato fin’ora.

C’è da dire però che la serie più entusiasmante e che si sta mostrando la più aperta tra tutte,è quella tra i campioni uscenti, i San Antonio Spurs e i velieri di Los Angeles, i Clippers.

Il primo match ci ha riservato delle sorprese, infatti, i Clippers grazie ad una grande prova di squadra sono riusciti a limitare gli Spurs sia in attacco che in difesa, match a dir poco perfetto quello giocato dagli uomini di coach Rivers.

La rabbia dei campioni non si è lasciata aspettare, infatti, dopo che la critica ha subito dati per spacciati gli Spurs dopo il primo round, definendoli bolliti e con poca voglia di vincere,Timothy per tutti Timmy Duncan ha deciso di alzare il livello, dominando gara 2 sotto ogni punto di vista sia tecnico che psicologico, coadiuvato da un Kawhi Leonard in versione MVP, fresco vincitore del premio di miglior difensore che sembra lo abbia davvero galvanizzato. Il ragazzo, infatti, ha mostrato di essere in grande spolvero dal punto di vista fisico, temibile in difesa quanto in attacco, è lui il vero fattore x di questi Speroni, quando decide di iniziare a macinare gioco, è inarrestabile.

Oklahoma City Thunder v San Antonio Spurs - Game Five
Timmy Duncan e Kawhi Leonard

 

Stesso andamento in gara 3, infatti, cambiato il fattore campo, non sembra cambiata l’inerzia della serie che pende vertiginosamente dalla parte Texana, gara completamente dominata dai giocatori in canotta nera che senza pietà si sono sbarazzati dei giovani Clippers che cercano sempre di affidarsi alle magie di Chris Paul ai pick’n pop per Griffin e la presenza fisica di Deandre Jordan. La differenza è netta e si vede, il sistema ideato da Gregg Popovich è difficile da abbattere, una vera e propria macchina da guerra, sono ancora loro la squadra da battere.

leonard-kawhi-popovich-gregg-spurs
Popovich e Leonard

 

Dunque, le vittorie non nascono dal niente, è necessario, quindi, esaminare quali fattori hanno portato gli Spurs a condurre la serie dopo un avvio tutt’altro che brillante.

Prima di tutto, la differenza tra la vittoria ed una sconfitta generalmente la si nota dalle percentuali di squadra from the downtown, dall’arco e gli Spurs in queste gare hanno saputo sfruttare i propri tiratori al meglio, bombardando la difesa losangelina dai sei metri e settantacinque a ripetizione. 

La difesa è parte integrante della filosofia di gioco degli Speroni, anzi, è la punta di diamante, in un periodo in cui numerosi team sono molto spesso più dediti all’attacco che alla difesa, San Antonio rappresenta un’eccezione, infatti, le spaziature sono sempre perfette e la squadra ruota benissimo sulle marcature sfruttando al massimo eventuali matchup difensivi.

Avere a roster, poi, difensori formidabili come Leonard non può che facilitare il tutto, il ragazzo  ha davvero fatto la differenza soprattutto in gara 3. Sebbene tutta la squadra abbia giocato bene, Kawhi ha saputo avere una marcia in più rispetto agli altri, spesso tramutando meravigliosi recuperi difensivi in punti facili in transizione che hanno fatto da spartiacque per il definitivo gap.

Come ogni anno gli Spurs giocano sempre delle brutte sorprese, la squadra da battere rimane San Antonio ma è davvero proibitivo violare l’alamo, arriveranno fino in fondo? Ma soprattutto, sarà repeat?

Per NBA Passion,

Francesco Tarantino

David Blatt contento dei suoi Cavaliers dopo Gara Uno

Tutti erano preoccupati su quello che Kevin e Kyrie avrebbero fatto nella loro prima gara ai Playoff. Spero che questa sia la risposta“.

Queste le parole di coach David Blatt, dopo Gara Uno tra i suoi Cavaliers e i Celtics. Come da pronostico, il match di ieri ha confermato le intenzioni del team dell’Ohio, con i Celtici non ancora pronti ad uno scontro del genere. I Cavs vincono di forza e dimostrano forza fisica e mentale, un mix vincente di talenti per un progetto che sembra funzionare al meglio. Kyrie Irving convince più di chiunque altro, con una super-prestazione da 30 punti (11-21 dal campo, e 5-9 da tre). Un ragazzo di 23 anni, sicuramente uno dei migliori play della lega, che dimostra tutto il suo talento sin dalla prima gara di PO della sua carriera. Anche il più “discusso” dei Big Three di Cleveland, K. love, gioca una buona partita registrando una doppia doppia da 19 punti e 12 rimbalzi.

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I Cavs sfruttano al meglio il fattore campo, ma soprattutto il fattore più importante per il team guidato da Blatt, LeBron James. Il Prescelto aiuta e trasmette calma ai compagni, e anche nei momenti più difficili, gestisce al meglio le situazioni riportando dalla sua il pallino del gioco. Ogni giocatore, si dimostra migliore quando ha al suo fianco un campione come LeBron, la gara sembra sempre più facile, e aumenta la concentrazione.

Quando eravamo sotto, ho visto LeBron dire ai compagni di stare calmi, concentrati, e tutto sarebbe andato alla grande” David Blatt. I Cavaliers sembrano pronti per la scalata al titolo, o è ancora troppo presto?

Per NBA Passion,
Vincenzo Marchitto.

NBA Playoffs Top Sixteen: #1 Golden State Warriors

#1 Golden State Warriors ( 67 W – 15 L)

Un dominio sudato e meritato, un primato eccezionale, che ha ancora più valore se raggiunto nella competitiva e difficile Western Conference. Ora in postseason, bisogna proseguire su questa strada per cercare di arrivare fino in fondo e accaparrarsi un titolo che vedrebbe ripagati tutti gli sforzi fatti finora: i Golden State Warriors sono tra le formazioni più attese ai playoff, nonchè una delle più accreditate alla vittoria finale.

Golden State Warriors.
I Golden State Warriors.

L’arrivo di coach Steve Kerr ha sicuramente fatto fare alla franchigia un salto di qualità di livello assoluto. L’ex giocatore dei Chicago Bulls, corteggiato in estate da Phil Jackson che lo voleva alla guida dei suoi New York Knicks, ha apportato dei cambiamenti decisivi sia in attacco che in difesa. La manovra offensiva è un mix tra il celebre triangle offense e il motion offense, un sistema che sfrutta la circolazione di palla, migliorando le spaziature e sfruttando il tiro dall’arco. Le innovazioni però comprendo anche il gioco nella propria metà campo, con i giocatori  che fanno ricorso ai cambi difensivi, al raddoppio e all’aggressività sul pick & roll avversario. Insomma, Kerr ha messo una marcia in più ad una signora squadra che, oltre ad un impianto di gioco curato nei minimi dettagli, può vantare delle individualità più che apprezzabili.

Senza alcun dubbio Stephen Curry è il vero leader tecnico del roster. Il playmaker si è presentato in questa stagione dopo la buona prova mostrata ai Mondiali spagnoli con la casacca di Team USA. Fin dalla prima partita, Curry ha inanellato una grande prestazione dopo l’altra, mostrando al pubblico e agli addetti ai lavori delle giocate spaziali che lo portano di diritto ad essere considerato come una star di primissimo livello. Basta vedere le statistiche: in circa 32 minuti a partita è riuscito a mettere a referto una media di 23.8 punti, 4.3 rimbalzi e 7.7 assist.

A fargli compagnia nel backcourt c’è il cecchino di casa Klay Thompson,ormai una sicurezza dall’arco nonchè fonte quasi inesauribile di punti. E come non citare Draymond Green, passato da valido gregario a vero punto di forza per i Warriors? Il prodotto di Michigan State ha dimostrato di sapersela cavare, in entrambe le fasi del gioco, nel ruolo di stretch four. Se poi ci mettiamo l’esperienza di giocatori come Andrew Bogut e Andre Iguodala allora gli ingredienti del classico top team ci sono tutti.

Insomma, per rendere onore alla straordinaria regular season messa in mostra, i Golden State Warriors dovranno alzare ulteriormente l’asticella, perchè, con le capacità che hanno i ragazzi di Oakland, sognare è lecito.

Per NBA Passion,

Olivio Daniele Maggio (@daniele_maggio on Twitter)

 

#16 Brooklyn Nets

#15 New Orleans Pelicans

#14 Boston Celtics

#13 Milwaukee Bucks

#12 Washington Wizards

#11 Toronto Raptors

#10 Dallas Mavericks

#9 Portland Trail Blazers

#8 Los Angeles Clippers 

#7 Memphis Grizzlies

#6 Houston Rockets

# 5 Chicago Bulls

#4 Atlanta Hawks

#3 Cleveland Cavaliers

#2 San Antonio Spurs

NBA PlayOffs Top Sixteen #6 Houston Rockets

#6 Houston Rockets (56 W – 26 L)

In quanti ad inizio stagione avrebbero scommesso che la franchigia di Houston avrebbe terminato la regular season con il secondo record migliore ad Ovest e come vincitrice della Division probabilmente più agguerrita di tutte? La risposta oggettivamente è: nessuno.

Coach McHale, James Harden, Dwight Howard (anche se in misura minore) e tutti gli altri componenti del roster hanno dato vita ad un vero e proprio miracolo sportivo. Il General Manager Morley si è accorto a stagione in corso che la squadra avrebbe avuto bisogno di qualche rinforzo e si è adoperato benissimo sul mercato costruendo una delle migliori panchine della Lega. Houston Rockets v Phoenix SunsJames Harden, serissimo candidato al premio di Most Valuable Player, ha terminato la regular season con una media stellare di 27.4 punti segnati a partita finendo secondo nella classifica “Offensive Leaders” dietro a Russell Westbrook di OKC. Coach McHale ha saputo creare un sistema offensivo molto efficiente dando una forte importanza al tiro da dietro l’arco e, avendo in squadra giocatori adatti a questo tipo di sistema come possono essere Ariza, Harden, Beverley e Brewer, il risultato è stato sicuramente convincente e vincente. Da non sottovalutare i progressi del reparto lunghi: Donatas Motiejunas ha giocato la sua miglior stagione della carriera in NBA mostrando ampi miglioramenti nel movimento sul parquet e nella concentrazione sotto canestro. Il lituano è difatti uno dei papabili candidati al premio di Most Improved Player di conseguenza a quanto detto precedentemente.

Il punto debole quest’anno a Houston potrebbe essere rappresentato dagli infortuni. La squadra è fiduciosa nei propri mezzi, ma come è capitato numerose volte dall’inizio dell’anno, Coach McHale si è trovato di fronte ad una situazione di rivoluzione totale o quasi del quintetto titolare e del sistema generale a causa di svariati infortuni dei membri del roster. Howard, Motiejunas, Jones, Beverley, K.J. McDaniels e molti altri sono i Rockets che hanno passato un discreto numero di partite in infermeria, e la situazione sembra non essere differente in vista dei PlayOffs. Altro punto debole potrebbe essere la quasi totale dipendenza della squadra dalle prestazioni di James Harden, ma quest’anno sembra veramente impossibile da fermare e questo ci rende fiduciosi per la post-season. Infortuni permettendo, riuscirà Kevin McHale ad infondere la sicurezza necessaria allo spogliatoio dei Rockets per continuare a stupire come è stato fatto da inizio anno?

Per NBA Passion,
Eugenio Calafato

 

#16 Brooklyn Nets

#15 New Orleans Pelicans

#14 Boston Celtics

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#11 Toronto Raptors

#10 Dallas Mavericks

#9 Portland Trail Blazers

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#7 Memphis Grizzlies

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#3 Cleveland Cavaliers

#2 San Antonio Spurs

#1 Golden State Warriors

NBA Playoffs Top Sixteen: #7 Memphis Grizzlies

#7 Memphis Grizzlies (55w-27l)

Come da previsione, la stagione dei Memphis Grizzlies è stata trionfale, con un record di 55-27 la squadra del Tennessee si è imposta come la quinta forza in un ovest davvero agguerrito, a dodici partite dalla prima in classifica Golden State, sin da subito la squadra ha ingranato molto bene, piazzandosi ai vertici della classifica, nei primi mesi la squadra di coach Joerger ha tenuto il ritmo di una contender, l’organizzazione di gioco che l’allenatore ha impostato ha dato i migliori frutti.

La difesa è stata il vero punto di forza degli orsi, con una coppia di lunghi formidabile come quella costituita da Marc Gasol e Zach Randolph, deliziosi in attacco, fisico prestante ma mani leggere come una piuma, il centro spagnolo ha fatto tutto quello che serviva alla squadra anche l’assist-man, il secondo, invece, ha dei movimenti in post meravigliosi e in difesa è davvero difficile da superare, a dispetto del fisico tutt’altro che buono è molto mobile e veloce di piedi. In regia Mike Conley ha orchestrato alla grande il ritmo in attacco, playmaker esplosivo, scorer, sempre costante in attacco, leader carismatico della squadra, è uno dei più playmaker più costanti e sottovalutati della lega, probabilmente data la sua esplosione davvero tardiva.

Altro punto di riferimento per la squadra è stata certamente l’ala piccola Tony Allen che sebbene abbia trentatré è uno dei migliori nel suo ruolo anche lui poco sponsorizzato è davvero perfetto per il sistema della franchigia del Tennessee. L’unico punto  debole sembra essere la panchina perchè non fornisce il contributo che ci si aspetta con il solo Vince Carter a guidare la second unit. Riuscirà Memphis a ritagliarsi uno spazio importante in questa postseason?

Per NBA Passion,

Francesco Tarantino

 

#16 Brooklyn Nets

#15 New Orleans Pelicans

#14 Boston Celtics

#13 Milwaukee Bucks

#12 Washington Wizards

#11 Toronto Raptors

#10 Dallas Mavericks

#9 Portland Trail Blazers

#8 Los Angeles Clippers 

#7 Memphis Grizzlies

#6 Houston Rockets

# 5 Chicago Bulls

#4 Atlanta Hawks

#3 Cleveland Cavaliers

#2 San Antonio Spurs

#1 Golden State Warriors

NBA Playoff Top Sixteen: #9 Portland Trail Blazers

RECORD STAGIONALE: 51 W-31 L (4° posto Western Conference, 1° posto Northwest Division)

Se avete un buon ricordo dei Trail Blazers agli scorsi Playoff probabilmente è per merito di questa cosa qui.

A quasi un anno di distanza, ripetere le semifinali di conference sarà più difficile, ma Portland sogna in grande: it’s Playoff Time!

La stagione dei Blazers è andata via in scioltezza, poiché l’approdo alla postseason era scontato, a meno di gravi infortuni, già a inizio anno e i problemi dei Thunder hanno assicurato la vittoria della Division e il conseguente quarto posto.

La squadra dell’Oregon non ha mai veramente spinto sull’acceleratore, cercando di preservare energie per questo momento, ma nonostante ciò, la Rip City si presenta all’inizio del primo turno senza Matthews e Afflalo, dopo aver recuperato Batum, Lopez e Aldridge.

Ed è proprio in virtù della situazione infortunati, oltre che per la qualità degli avversari, che i Blazers sono “solamente” noni nel nostro rank. Ciò però non significa che i ragazzi di Terry Stotts partano da outsider, poiché negli ultimi anni hanno dimostrato di essere una contender e di potersela giocare con le altre superpotenze della Western Conference.

Certamente servirà un miglioramento rispetto alla regular season e il sistema difensivo non sembra il più adatto per difendere su Gasol e Randolph, ma Aldridge, Lillard e soci possono permettersi di affrontare qualsiasi avversario a viso aperto.

Per NBA Passion,

Antonio Greco

 

#16 Brooklyn Nets

#15 New Orleans Pelicans

#14 Boston Celtics

#13 Milwaukee Bucks

#12 Washington Wizards

#11 Toronto Raptors

#10 Dallas Mavericks

#9 Portland Trail Blazers

#8 Los Angeles Clippers 

#7 Memphis Grizzlies

#6 Houston Rockets

# 5 Chicago Bulls

#4 Atlanta Hawks

#3 Cleveland Cavaliers

#2 San Antonio Spurs

#1 Golden State Warriors

NBA Playoffs Top Sixteen: #11 Toronto Raptors

#11 Toronto Raptors (49 W 33 L)

La franchigia canadese ha terminato la stagione con una grande vittoria contro i modesti Charlotte Hornets che hanno permesso agli uomini allenati da Coach Casey di poter migliorare leggermente il record rispetto allo scorso anno(l’unico chiuso sopra il 50% di vittorie nell’era Casey). I Raptors si sono qualificati con la quarta testa di serie nella Eastern Conference, avendo vinto anche, per il secondo anno consecutivo, il titolo della Atlantic Division e assicurandosi conseguentemente il vantaggio del fattore campo quantomeno nel primo turno di Playoffs che li vedranno protagonisti contro i Washington Wizards.

Ad inizio anno Toronto è partita molto forte, riuscendo a mantenere la prima posizione fino a Dicembre (quando il record era 24-7) salvo poi arrendersi alla supremazia degli Hawks a cui hanno lasciato lo scettro dell’Est. Sicuramente hanno avuto anche vari incidenti di percorso e partite giocate molto male, ma in particolare i due giocatori più rappresentativi sono stati colpiti da infortuni, più o meno gravi, con Lowry che ha saltato 12 partite in stagione e soprattutto DeRozan  che è stato costretto a saltarne 22.

Lo stesso Lowry però, a causa della mancanza della sua guardia titolare, sorprendentemente si è dimostrato  un giocatore capace di innalzare il proprio livello e di essere il vero leader dei Raptors in alcune partite decisive, aiutando la squadra con il suo tiro da fuori e la sua visione di gioco, elementi che sicuramente dovrà sfruttare ancor di più nel primo turno di Playoff dove affronterà, in una sfida nella sfida, John Wall.

Lowry o Derozan, chi è il vero leader dei Raptors? Lo scopriremo ai Playoffs!
Lowry o Derozan, chi è il vero leader dei Raptors? Lo scopriremo ai Playoffs!

Un altro giocatore che ha influenzato molto la sorte della sua franchigia è stato il centro Jonas Valanciunas che spesso è stato l‘ago della bilancia ad influenzare, positivamente o negativamente, i Raptors. Non è un caso che a grandi prestazioni del giovane lituano sono corrisposte vittorie notevoli, così come con prestazioni mediocri sono arrivate pesanti sconfitte. L’impressione è che offensivamente è un grande giocatore che può e dovrà migliorare ancora, ma quello su cui dovrà lavorare principalmente è il suo ruolo per la squadra in qualità di “rim protector” e intimidatore nella quale soffre particolarmente i fuoriclasse del suo ruolo.

La rivelazione di questa stagione per la franchigia canadese è stato Louis Williams, arrivato quest’anno dagli Atlanta Hawks insieme a  Lucas Nogueira, si è rivelato un giocatore fondamentale per la panchina dei Raptors, che aveva bisogno di quel giocatore, alcune volte fuori dagli schemi, capace di guidare il secondo quintetto con punti, assists e giocate decisive che gli hanno permesso anche di prendere parte ai minuti finali delle partite in equilibrio. Non a caso, secondo molti, viene pronosticato come il principale candidato al premio di “Sixth Man of Year” visto che nei sui 25 minuti di media a partita ha prodotto 15.5 punti (career-high) e 2 assist a partita.

Toronto si troverà ad affrontare Washington in un primo turno di Playoff che si preannuncia il più equilibrato della Eastern Conference e sicuramente un giocatore come DeRozan, che resta il miglior realizzatore dei Raptors e, infortuni permettendo, dovrà cercare di guidare la sua squadra, che come visto ha altri ottimi elementi su cui puntare oltre quelli già citati, come Ross e A.Johnson, una panchina affidabile e ben assortita che oltre a Willams vede giocatori di esperienza e capaci di produrre punti in pochi minuti come Patterson e Vasquez. Insomma dopo essere usciti a sorpresa contro Brooklyn lo scorso anno, quest’anno l’obiettivo è quello di rifarsi, cercando almeno  di giungere alle semifinali di Conference, che tra l’altro significherebbe uguagliare il miglior risultato nella storia dei canadesi, che hanno superato soltanto una volta il primo turno nella loro storia (2000/01).

Per NBA Passion,

Giuliano Granata (@xstrongfanLAL su Twitter).

 

#16 Brooklyn Nets

#15 New Orleans Pelicans

#14 Boston Celtics

#13 Milwaukee Bucks

#12 Washington Wizards

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#10 Dallas Mavericks

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#3 Cleveland Cavaliers

#2 San Antonio Spurs

#1 Golden State Warriors

Rincorsa all’anello: Warriors, Spurs, Cavs, Grizzlies e l’outsider Hawks

E’ ormai vicinissimo il termine della regular season, con la lotta serrata ad Est per accaparrarsi l’ultima piazza ed il duello Thunder vs Pelicans per l’ottavo posto ad Ovest. Le altre franchigie che occupano in generale i primi 7 posti di entrambe le conference, possono dormire sonni piuttosto tranquilli per quanto riguarda la qualificazione, non certo per la vittoria del titolo NBA o per la rincorsa ad una finals di conference o finals assoluta. Chi la spunterà?

Sino a circa metà della stagione, la situazione era molto incerta, e gli scenari che potevano aprirsi per un’eventuale finals 2015 potevano essere molti. Ad oggi, la cerchia sembra essersi ristretta a sole cinque franchigie, due ad Est e tre ad Ovest.Cleveland_Cavaliers9
In primis troviamo i Cleveland Cavaliers, forti del trio Irving-James-Love: la franchigia dell’Ohio ha vissuto un difficile inizio di stagione, molto condizionato dagli infortuni e dalla fatica di trovare la giusta alchimia di squadra, nonostante la presenza di un’ottimo capo-allenatore come David Blatt. Da metà Gennaio in poi, però, The King James e compagni si sono trasformati in una macchina da guerra, un vero e proprio carro armato da parquet, e hanno fatto registrare l’ottimo record di 30 vittorie e 7 sconfitte.

Golden State Warriors

Appena sotto troviamo i Golden State Warriors, che detengono ad oggi il miglior record della lega, 62 vittorie e 13 sconfitte, e basano la maggior parte dei propri successi sui numeri messi a referto dagli Splash Brothers, ovvero la point guard Stephen Curry, in lizza per l’MVP della regular season, e Klay Thompson, attuale detentore del record di punti segnati in un solo quarto. I Warriors basano il loro gioco su una difesa molto solida e ben preparata, e in attacco fanno affidamento sull’incredibile batteria di tiratori dalla lunga distanza che sono presenti a roster, sia in campo che in panchina, sviluppando così un gioco molto perimetrale. A completare il trio offensivo dei Warriors c’è Draymond Green, power forward molto versatile che possiede un range di tiro molto ampio e tuttora in espansione. Quest’ultimo è in lizza peraltro per il MIP, Most Improved Player.

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Passiamo ora ad analizzare una coppia a parimerito, Spurs e Grizzlies: i primi sono i campioni uscenti dell’NBA, e tenteranno a tutti i costi di riconfermarsi. Sebbene anche l’inizio di stagione dei grigio-neri sia stato molto difficile causa infortuni, i Texani si trovano ora al sesto posto della Western Conference a pari merito con i Clippers di coach Doc Rivers,ma possono contare sul trio più rodato ed affidabile dell’NBA odierna: Tony Parker, Manu Ginobili, Tim Duncan. Ovviamente il telaio degli Spurs è sempre quello, ma gli anni si sa, passano per tutti, anche per i migliori. Così sarà fondamentale anche l’apporto dei vari Leonard, Danny Green e Splitter, tanto quanto l’apporto della panchina che comprende, tra gli altri, il nostro azzurro Marco Belinelli, con Patty Mills, Boris Diaw, tutti ottimi tiratori, e appunto, Manu Ginobili, uno dei migliori sixth man della lega. Con una concorrenza tanto agguerrita sarà difficile riconfermarsi, ma Gregg Popovich non si arrenderà certo facilmente.

memphis-grizzlies

I Grizzlies sono invece una vera e propria mina vagante della Western Conference: uno dei roster meglio assortiti è certamente il loro, il back court dispone di due guardie complete, come Conley e Lee, la front line è ancora più competitiva, formata dal trio Jeff Green-Zach Randolph-Marc Gasol. Il problema dei Grizzlies, attualmente secondi a pari merito con i Rockets nella Western Conference, fondamentalmente, è che hanno basato le loro vittorie stagionali sul gioco di squadra. Quando però, qualche componente della lineup non è particolarmente in forma, o qualche meccanismo tattico viene interrotto, la franchigia cede. Ne abbiamo avuto l’esempio quando, settimana scorsa, Gasol e compagni hanno affrontato in fila Cavs, Warriors e Spurs, uscendone sconfitti tutte e tre le volte malamente.

starting lineup Hawks

Da ultima, ma non meno importante, troviamo la regina della Eastern Conference: gli Atlanta Hawks, apparentemente senza star, ma forti di un sistema di squadra pressochè perfetto, e di un affiatamento a dir poco invidiabile, tanto che addirittura tutto il quintetto base dei falchi è riuscito ad ottenere il riconoscimento di Player of the Month nello scorso Gennaio. Il nucleo degli Hawks gira sicuramente attorno a Jeff Teague, Paul Millsap e Al Horford, ma con un tiratore come Kyle Korver in lineup non hanno assolutamente nulla da invidiare alle altre franchigie pretendenti al titolo 2015. Coach Mike Budenholzer basa il suo gioco su una difesa granitica, data la disponibilità di un quintetto base portato alla fase difensiva. In attacco, il gioco perimetrale è alternato dalle ottime giocate in post dei due lunghi Millsap e Horford.

Dallas Mavericks

Possibile altra outsider nella corsa all’anello potrebbero essere i Dallas Mavericks, che hanno acquisito durante la regular season la PG ex Celtics Rajon Rondo, noto per essere abile ad elevare non di poco il suo gioco durante la post season. Il roster dei Mavs dispone inoltre di ottimi scorer come Monta Ellis e Chandler Parsons, oltre alla presenza di Dirk Nowitzki e Tyson Chandler nel reparto lunghi. Coach Carlisle concentra molto il suo gioco nel reparto esterni, mentre dietro affida la guida della difesa a Chandler, con Rondo che si è mostrato talvolta il miglior difensore nel reparto piccoli della franchigia di Dallas, ed in questo senso potrà essere un valore aggiunto per i playoff. In panchina non mancano certo le soluzioni, anche se l’affare che ha portato Rondo a Dallas ha richiesto il sacrificio di Jameer Nelson, Jae Crowder e Brandan Wright, che sarebbero tornati molto utili alla causa dei Mavs durante la post season.

Insomma la lotta al titolo può prevedere vari scenari ed è tuttora molto aperta, ma le favorite rimangono sempre Cavs e Warriors, con un occhio di riguardo alle altre citate, provenienti particolarmente dalla Western Conference. Più semplice invece, almeno sulla carta, il cammino dei Cavs verso le Finals 2015, dato che ad Est l’unica franchigia che pare in grado di fermare LeBron e compagni sembrano gli Atlanta Hawks, che però come detto, non hanno una vera e propria All-Star a roster.

Per NBA Passion,
Gabriel Greotti (@GabrielGreotti on Twitter)

Bulls: Derrick Rose positivo sul rientro in campo

Secondo quanto riporta K. C. Johnson del Chicago Tribune, Derrick Rose avrebbe rilasciato alcune dichiarazioni riguardo al suo ennesimo infortunio, che lo vede ancora costretto fuori dal campo a tempo indeterminato. La stella dei Bulls potrebbe recuperare giusto in tempo per i playoff, nei quali i Tori soffrirebbero molto una sua eventuale assenza.

Rose si è detto soddisfatto di come stanno andando le cose e di come procede il recupero dall’ultimo stop. Queste le sue parole: «Lo so che è un processo che devo fare, ma io sono pronto per questa corsa. Sto migliorando sempre di più, ma per quanto riguarda la riproduzione del mio gioco o tornare piena forza e tutto il resto, arriverà. Bisogna solo andare là fuori e giocare. “

Derrick Rose con la canotta dei suoi Bulls
Derrick Rose con la canotta dei suoi Bulls

 

 

 

 

 

 

 

 

La point guard dei Bulls viene attualmente rimpiazzata da Aaron Brooks, che normalmente parte dalla panchina, ed a trascinare i Tori ci sta pensando il rookie montenegrino Nikola Mirotic. Prima dell’ennesimo intervento, Rose stava facendo registrare medie di 18.4 punti, 5 assist e 3.1 rimbalzi, con un impiego medio di 31 minuti in 46 gare giocate: statistiche buone per un ragazzo martoriato dagli infortuni, ma comunque ben lontane da quella fantastica annata 2010-11 (25.0 PPG, 7.7 APG, 4.1 RPG).

Insomma le speranze che questo ragazzo torni ad esprimersi al massimo del suo livello non dovrebbe riguardare solo i tifosi della franchigia dell’ Illinois, ma tutti gli appassionati di questo magnifico sport. Un sincero augurio che questo campione sia pronto per deliziare tutti i suoi tifosi (e simpatizzanti) durante la post-season.

Per NBA Passion,
Gabriel Greotti (@GabrielGreotti on Twitter)

 

New Orleans Pelicans: Ryan Anderson di nuovo in campo?

New Orleans, colpita da moltissimi infortuni durante la stagione, si sta piano piano allontanando dai playoffs. Uno degli imprevisti che hanno condizionato di più la stagione dei Pelicans è sicuramente stato quello di Ryan Anderson.

Ryan Anderson al tiro contro Stoudemire, allora in maglia Knicks
Ryan Anderson al tiro contro Stoudemire, allora in maglia Knicks

Il giocatore, dopo aver saltato 17 gare consecutive per l’infortunio al ginocchio dovrebbe ritornare nel periodo del cruciale viaggio di 3 partite, fondamentali per non abbandonare il sogno playoff, che parte dallo Staples Center gialloviola. Monty Williams ha affermato che Anderson ha lavorato molto ultimamente e che sembrerebbe pronto per ritornare sul parquet. Dopo l’allenamento del lunedì Anderson ha detto al New Orleans Times che vuole sicuramente tornare per le partite di questo viaggio in trasferta e che è nelle sue intenzioni fare il possibile per esserci già contro i Lakers.

Per NBAPassion,
J. Scopacasa