L’All Star Game visto da angolazioni differenti

Ogni appassionato di Basket, non potrà di certo non attendere con ansia il week end più stellare di tutto l’anno! Skills, schiacciate, tiri da tre, insomma chi più ne ha più ne metta! Però io, senza sapere bene perché, ogni volta che penso all’ all star weekend, penso a Rasheed Wallace e a quella telecronaca marchiata TranquilloBuffa, dove si scherzava (ma non troppo) di come Sheed tentasse in maniera più che indifferente di sabotare la gara delle stelle. Effettivamente mi sono reso conto di essere interiormente io stesso diviso in due, sull’opinione di questo spettacolo. Ecco prima di tutto credo non si debba mai dimenticare in che chiave viene organizzata la situazione: Business is business. Appurato questo ogni possibile argomentazione  potrebbe risultare alquanto sterile, ma credo sia comunque interessante riflettere su alcune osservazioni.

A lezione Lakers Showtime
A lezione Lakers Showtime

Showtime è la parola chiave

Per attirare il maggior numero di pubblico possibile, è chiaro che lo show debba essere sempre ad un livello più che elevato e ciò include vari fattori, tra i quali spiccano sicuramente i nomi dei giocatori coinvolti e il loro rendimento nelle competizioni organizzate. Per chi non sapesse come viene organizzato questo week end stellare è bene andare passo per passo: il venerdì troviamo la partita tra le celebrità, appartenenti al mondo dello spettacolo, musica ecc…   un match a tratti tendente al comico, grazie anche a chi viene coinvolto nello show (Kevin Hart ne sà qualcosa), che però può regalare l’apparizione sul parquet di qualche ex stella del basket professionistico (chi non ama la “cioccolata bianca”?).  Il livello impenna decisamente, con la sfida tra una selezione di giocatori U.S.A.  ed una  di  player provenienti dal resto del mondo (tra gli esordienti del primo e secondo anno). Mi ricollego al discorso poco fa accennato… il grado di godimento della sfida, varia drasticamente in base ai nomi che troviamo tra i roster e questi dipendono esclusivamente dalla qualità delle annate.  A mio avviso, ragionamento ancor più valido per gli eventi che si svolgono il sabato: gara di tiro dall’arco dei 3 punti; se diamo una rapida sfogliata tra le pagine di questa sfida durante gli anni,  credo che il godimento per questa gara sia sempre stato piuttosto alto, dai tempi di Larry fino al trionfo di Marco.  Molto piacevole anche la gara di skills, la quale consiste nell’eseguire un percorso più velocemente dell’avversario, però spesso l’impressione che si avverte è che il concetto di competizione con la C maiuscola, non sia sempre bene presente tra i partecipanti. Una delle sfide più attese è di certo lo Slam dunk contest;anche qua è d’obbligo una premessa… dopo Dr J, MJ e VC, il livello di aspettative è sempre molto alto oramai, proprio perché gli standard raggiunti, sono veramente incredibili e il desiderio di vedere e vivere momenti simili o addirittura superiori è talmente forte, che spesso si finisce per restar delusi. Però non ci si può di certo lamentare, dato che atleti come J – Rich, D12, Nate, Zach e Blake, hanno decisamente dato un contributo stellare, sia per fantasia che per esecuzione; altra nota un po’ dolente per questa competizione è la mancata e attesissima (aimè) partecipazione di Lebron, corteggiato lungo tutta la sua carriera, ma senza mai buoni esiti.  Terminando con la domenica, giungiamo alla vera e propria sfida tra le stelle della lega; la formula originale prevedeva una sfida tra due formazioni d’elite, East vs West,  composte da giocatori militanti rispettivamente in franchigie appartenenti alla costa est oppure ovest (l’ultima versione vede la scelta di due capitani rappresentanti le due conference principali, i quali andranno ha creare il proprio team con una sorta di lottery stellare). Da questa sfida, i momenti storici che si possono estrapolare sono molteplici e leggendari; sin dai primi anni ’60, è pazzesco vedere giocatori quali Bill Russell, Oscar Robertson , Wilt … come già avessero l’impostazione sia fisica che “stilistica” (intesa come attitudine in campo) del futuro di questo gioco. Idem nella fine degli anni ’70, dove Julius Erving e Pistol Pete, già rendevano possibile l’impossibile; negli anni ’80 Bird ha volato alto, spianando la strada allo spettacolo che Jordan e co. avrebbero messo in scena. A cavallo tra fine anni ’90 e l’inizio dei 2000, possiamo ricordare dei momenti particolarmente magici… il livello dei giocatori, in ambo i team, era veramente alto e distribuito in maniera molto omogenea e ben equilibrata. Marchi di quelle partite, le giocate di Iverson (con un tiro sospeso in aria e dietro al tabellone), Carter con i gomiti nel canestro e la remix di Tracy.

 

I tempi cambiano… le emozioni no

La partita delle stelle, se vogliamo, riflette ed evidenzia alla massima potenza, anche gli eventi che in specifici anni sono stati estremamente rappresentativi per il mondo Nba: probabilmente uno tra i più emozionanti è stato nel 1992, la celebrazione del ritorno di Magic premiato come mvp della partita. Il successo di quello show è basato su uno dei più importanti miti della cultura americana ed in particolare afroamericana: don’t call it a come back. Qualunque persona/personaggio, simbolo e riferimento a livello pubblico, venga messo al tappeto dalla vita e abbia la forza di rialzarsi, ritornando più forte di prima, viene celebrato come campione a vita; Magic quell’anno oltre il super all-star game, diede spettacolo ai giochi olimpici… la storia è nota.  Altra pietra miliare la possiamo piazzare nel 2003, evento all star dalla duplice importanza; prima di tutto, la convocazione di Yao Ming esalta il pubblico a livelli indescrivibili, considerando che Yao è uno di quei giocatori che hanno chiaramente una posizione ben marcata all’interno della storia. Magari per noi occidentali non è ai primi posti come potrebbe essere qualunque altra superstar,ma  nella sua terra, il grado di divinità è per poco sfiorato, considerando anche il ruolo “politico” che viene assunto (involontariamente) da Ming, connessione importantissima tra due delle super potenze mondiali.  Secondo motivo… bhe l’ultimo all star di MJ; quando c’è di mezzo il suo nome, non c’è mai nulla di banale,infatti per chi si fosse perso i secondi finali del 4 quarto, consiglio di rimediare subito dando un’occhiata… credo che Shawn Marion  si stia domandando ancora oggi come Mike abbia fatto.  Sempre citando mr. Buffa, Air Mike non è mai sceso in campo senza giocare forte, che fosse gara 7 o una partita d’esibizione, ed è proprio su questo tipo di attitudine che mi soffermo. Come palesemente visto da tutti, in certe frazioni della partita tra le migliori star del momento, ci sono dei momenti parecchio lontani dal concetto di match aggressivo, in particolar modo difensivamente parlando, dato che capita spesso che molti giocatori non tornino neanche in difesa. Ora nessuno pretende che la mentalità di MJ o Kobe o Magic, venga plasmata ad ogni giocatore, però sarebbe interessante vedere una gara veramente mozzafiato e mi risulta difficile credere che con il livello che è presente sul parquet, non ci possa essere una partita tendente al punto a punto, con tensione e fiato sospeso per chi assiste. Chiaramente sono consapevole di come la visione di certi giocatori possa essere più vicina al puro divertimento che al tipo di approccio tipico da gara, però oltre a quei momenti pazzeschi, in cui avvengono azioni straordinarie che solo dei fenomeni possono fare… sarebbe ancora meglio se tutto l’arco della partita fosse l’espressione massima del talento riunito in campo. Di certo quanti brividi ed emozioni sono state regalate ad ogni appassionato durante questi tre giorni; giocatori diversi, epoche diverse, momenti storici diversi… però è un attimo di passione che slitta facilmente oltre il lato business alla base di questa iniziativa, ed è la chiara manifestazione di come una gara, pur non equiparabile al valore di una finals, possa riunire milioni di persone in tutto il mondo, le quali sono ansiose di vedere qualcosa che faccia crollare la barriera della realtà.  La soluzione migliore e sicuramente più sana, è accettare quello che c’è, sperando sempre che i giocatori siano contestualizzati in una situazione stimolante, che evochi il loro spirito competitivo alla massima potenza, ma anche in caso contrario, per quanto possa andare male, per ogni fan di questo sport, è un momento fantastico da godersi pienamente.

 

E.R. – stile in prima linea

Ultimo All-Star Game per Dirk Nowitkzi e Dwyane Wade: “È stato speciale”.

La leggenda dei Dallas Mavericks Dirk Nowitzki e Dwayne Wade, leggenda dei Miami Heat, hanno dato addio con stile al palco dell’All-Star Game. I due si sono dati battaglia nella partita delle stelle, nella quale il team Lebron si impone contro il Team Giannis per 178-164.

I due veterani sono stati aggiunti alla partita delle stelle dal commissario NBA Adam Silver, ed entrambi hanno apprezzato il gesto. Il momento più emozionante è stato quando, tra il terzo ed ultimo quarto, i due capitani hanno donato ad entrambi i vecchietti due canotte commemorative per il loro ultimo All-Star Game. Dopodiché tutti i membri dei due team si sono riuniti per una foto.

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That was fun 🙏

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“È stato speciale”. Ha commentato Wade. “Sono grato alla NBA per come mi abbia cambiato la vita. La mia squadra e la mia famiglia hanno fatto un lavoro eccezionale. Non avrei potuto chiedere di più per questo weekend. È stato sicuramente il più divertente e il più memorabile All-Star Weekend della mia vita. Il gioco è in buone mani, sarà facile andarmene in questo momento”.

“Ho vissuto alcuni momenti davvero cool”. Ha continuato Wade. “Mi sono preso i momenti che volevo. Sento come se l’intero weekend sia stato su questa via. Visualizzi qualcosa nella tua testa e speri vada nella giusta via.”

Wade ha concluso la partita con 7 punti e 4 assist, mentre Nowitzki ha siglato un 3 su 3 da 3 punti. Il tedesco ha così commentato: “È stato ovviamente fantastico. Volevo giocare soltanto qualche minuto e segnare qualche tripla, ed è esattamente quello che è successo. È stato divertente tutto il weekend. È stato un piacere competere con questi ragazzi un’ ultima volta su questo palcoscenico. Sono stato onorato tra il terzo ed ultimo quarto ed è stato emozionante. Sono pronto per tornare a casa dopo questo grande weekend.”

Lebron James: “Momento dolceamaro“.

“Significava tutto”. Ha detto Lebron James riguardo l’amico Wade. “Per me è stato un momento dolceamaro. La parte amara, ovviamente, è che ci troviamo per l’ultima volta sullo stesso parquet a giocare al gioco che amiamo così tanto. Abbiamo un sacco di ricordi in comune, sia come avversari che come compagni di squadra. La parte dolce è stata quella di vederlo giocare ancora nelle sue condizioni, senza che nessuno lo abbia costretto o fatto qualcosa contro la sua natura. Perciò è stato davvero carino.”

“È stato surreale“. Ha così commentato la guardia dei Golden State Warriors, Klay Thompson. “Questi ragazzi sono leggende, specialmente per la mia infanzia. Ho visto darsi battaglia nelle Finals e nella regular season, e sono due giocatori che hanno avuto grande impatto sulla mia adolescenza. Si meritano di essere qui e di essere onorati come è stato fatto, perché sono state due superstar globali del gioco, e lo hanno portato a nuovi livelli”.

Nba All Star Game: Completati i team, James sceglie KD

Nba All Star Game: nella giornata di ieri, i due capitani delle due squadre, LeBron James e Giannis Antetokounmpo, hanno scelto i giocatori che andranno a completare il loro roster. Il numero 23 dei Lakers, il quale stanotte con una tripla doppia da urlo ha aiutato il suo team a battere i Celtics, ha optato come prima scelta Kevin Durant. Il greco dei Bucks, invece, ha “draftato” Stephen Curry.

NBA ALL STAR GAME: I DUE ROSTER AL COMPLETO

James e Antetokounmpo durante lo scorso All Star Game

In particolare, in uno speciale registrato andato in onda TNT, le due star hanno ufficializzato le loro selezioni per la gara delle stelle di Charlotte del prossimo 17 Febbraio.

Per quanto riguarda il team LeBron, da notare la presenza dei vari Kyrie Irving, James Harden e di Kawhi Leonard. Oltre a loro, merita una menzione speciale innanzitutto il molto discusso Anthony Davis, rimasto alla fine ai Pelicans dopo la chiusura del mercato. Impossibile inoltre non citare la selezione di Dwyane Wade, il quale aveva espresso nei giorni scorsi il desiderio di voler far parte del team capitanato dal suo ex compagno.

Invece, nella squadra composta da Giannis, sono stati scelti tra gli altri Paul George, Joel Embiid, Nikola Jokic e Russell Westbrook. Tra questi vi è anche l’immortale Dirk Nowitzki, al suo probabile ultimo All Star Game.

Ecco le due squadre al completo, secondo la fonte di Nba.com.

Team LeBron
• StartersLeBron James, Kevin Durant, Kyrie Irving, Kawhi Leonard, James Harden
• ReservesAnthony Davis, Klay Thompson, Damian Lillard, Ben Simmons, LeMarcus Aldridge, Karl-Anthony Towns, Bradley Beal, Dwyane Wade

Team Giannis
• Starters: Giannis Antetokounmpo, Stephen Curry, Joel Embiid, Paul George, Kemba Walker
• Reserves: Khris Middleton, Nikola Jokic, Russell Westbrook, Blake Griffin, D’Angelo Russell, Nikola Vucevic, Kyle Lowry, Dirk Nowitzki

Durante il programma di completamento delle due squadre, poi, è andato in scena un curioso siparietto. Al momento della chiamata di Davis, infatti, Antetokounmpo ha ironizzato sul fatto che questa mossa di James potesse essere considerata come “tampering”, riferendosi alle critiche mosse nelle settimane scorse all’ex stella dei Cavs, generando grande ilarità tra i presenti.


 

 

 

 

All Star game: le migliori prove individuali degli ultimi anni

biglietto All Star Game? All Star Game

L’All Star game è sempre vista come un evento più spettacolare che sportivo, visto che i giocatori tendono a “dimenticare” cosa sia la difesa e ad esaltare tutte le loro doti atletiche e tecniche in attacco per far divertire i fans. Una naturale conseguenza del giocare senza difesa è ovviamente quella di sfornare tantissime prestazioni individuali veramente incredibili, con tantissimi punti ed assist nel tabellino di ogni giocatore che prende parte alla partita All Star; andiamo ora a ricordare alcune delle migliori prestazioni individuali sfornate durante l’All Star Game.

playoff LeBron James

All Star Game da ricordare

Quali sono state alcune delle migliori prestazioni degli ultimi anni?

  • Anthony Davis&Russell Westbrook: nella partita All Star del 2017 Anthony Davis fu autore di una prestazione individuale super! Infatti l’attuale giocatore dei New Orleans Pelicans (ancora per poco forse…) sfornò una partita da 52 punti conditi da 10 rimbalzi portando così il Team West alla vittoria per 192-188. A guidare Team West ci fu anche un sensazionale Russell Westbrook autore di 41 punti in 19 minuti giocati!
  • LeBron James: Nell’ultima versione vista dell’All Star Game King James sfornò una partita da 29 punti, 10 rimbalzi ed 8 assist, portando alla vittoria Team LeBron contro Team Stephen per 148-145; LeBron nel finale della partita trascinò la sua squadra insieme a Kevin Durant, visto che negli ultimi minuti le due squadre hanno anche messo su una difesa più che accettabile, quindi quest’ultima partita All Star fu senza dubbio una partita vera.
  • Paul George: All Star Game del 2016, Paul George segnò 41 punti con 5 rimbalzi e tirando con il 61% dal campo. Purtroppo per lui non fu abbastanza per permettere al Team East di vincere la partita.
  • Kyrie Irving&Kevin Durant: Il playmaker dei Boston Celtics nell’edizione della partita All Star targata 2014 segnò ben 31 punti conditi da 14 assist tirando con 11/11 da 2 punti e 3/6 dalla lunga distanza, mentre dall’altra parte KD segnò 38 punti con 10 rimbalzi e 6 assist e vincendo peraltro la partita.
  • Chris Paul: CP3 nella partita All Star del 2013 mise a referto una partita mostruosa da 20 punti, 15 assist e 4 palle rubate con un 4/5 da 3 punti; Team West vinse per 143-138.
  • Kevin Durant da una parte, LeBron James&Dwayne Wade dall’altra: All Star Game, andiamo direttamente all’anno 2012, con una gara che fu veramente bellissima: infatti per il Team West (che vinse 152-149) KD segnò 36 punti con 7 rimbalzi, 3 assist e 3 palle rubate; non bastarono per la Eastern Conference le prove di LeBron James (36 punti, 7 assist e 6 rimbalzi) e di Dwayne Wade (24,10,10)
  • Kevin Garnett: Andando un po’ più in la con la memoria, nel 2003 KG sfornò una partita All Star da 37 punti, 9 rimbalzi, 5 palle rubate e 3 assist portando alla vittoria la Western Conference per 155-145.

Tutte prove mostruose, per scoprire chi sarà il prossimo MVP della partita delle stelle dobbiamo però aspettare la sfida tra Team LeBron e Team Giannis del 18 febbraio.

All-Star Weekend, storie e istantanee di rara bellezza

All-Star Weekend

Uno degli eventi più attesi e più visti dell’intero palinsesto sportivo mondiale. L’All-Star Weekend, però, è molto più di questo! Per gli amanti e appassionati del basket NBA e non solo e pura poetry in motion. Sarebbe come sentire una sinfonia di Beethoven per un intero weekend, pura magia.

Ma partiamo dall’inizio.. L’All-Star Weekend ha inizio nel 1951, il primo della storia in NBA. Con gli anni questo appuntamento, frequentemente svolto in febbraio, ha aumentato notevolmente la sua portata di eventi e spettacolo. Mano a mano, oltre all’evento catalizzatore della domenica, sono stati aggiunti altri eventi come il Dunk Contest e il Three point contest. Il primo, in particolare, ha fatto involvere la manifestazione in maniera impressionante: la genialità degli schiacciatori è da considerare il best of dell’All-Star break.

L’attuale composizione dell’All-Star Weekend è cosi delineata: venerdì con il Rising Stars Game con le migliori giovani promesse della lega divise in Team World e Team USA; il sabato con Dunk Contest, il Three Point Contest e lo Skills Challenge e, per concludersi, l’apoteosi finale dell’All-Star Game con il nuovo formato e la nuova divisione nei vari Team captains. Passiamo dunque in rassegna i più sorprendenti ed emozionanti accadimenti relativi a questo grande show chiamato All-Star Weekend..

SLAM DUNK CONTEST, CHICAGO 1988: I BELIEVE I CAN FLY

Una delle sfide più epiche a cui il pubblico dell’All-Star Weekend abbia mai potuto assistere nella storia della NBA. Per la prima volta, in questa occasione, si capì quello che sarebbe potuto diventare Michael Jeffrey Jordan per tutti gli appassionati di pallacanestro. Nella città che gli deve tutto, mise in scena un vero e proprio show, di cui il Dunk Contest fu solo il primo tassello. Il suo marchio prese vita proprio quella sera, dopo la celebre schiacciata in cui MJ staccò e planò dalla linea del tiro libero. Un gesto che, per la sua completezza atletica e la sua magnificenza artistica, può essere tranquillamente annoverato tra le 2/3 prestazioni più straordinarie della storia della sport moderno.

Tutto questo accadde davanti agli occhi attoniti di tutto il mondo, ma soprattutto di Clyde Drexler e Dominique Wilkins. Avversari di grande livello che, tuttavia, dovettero inchinarsi alla grandezza di “His Airness” (soprattutto il primo, superbo schiacciatore e due volte vincitore del Dunk Contest).

L’incredibile volo di Sua Maestà.

 

ALL-STAR GAME, ORLANDO 1992: THE BEST IN HISTORY

La partita delle stelle di Orlando è stata sicuramente la più splendente di sempre. Tra i partecipanti si annoverano 11 su 12 componenti del Dream Team e il maggior numero di hall of famer in campo (ben 17). L’ Ovest vinse nettamente di 40 punti contro un Est favorito alla vigilia. Le assenze di Bird e Wilkins, però, sembrarono influire notevolmente in una squadra poco motivata nonostante la notevole presenza di talento in campo. Jordan, Pippen, Thomas, l’asse Stockton-to-Malone e tanto altro: un quadro magnifico che mostrava l’enorme tasso tecnico allora presente in NBA.

Al contrario, invece, la partita ed il punteggio dimostrarono tutt’altro che equilibrio tra le due compagini. La voglia di Magic Johnson, alla sua ultima apparizione tra le stars, fece la differenza. Per il play rivoluzionario dei Lakers MVP e tanti, tanti applausi..

Magic Johnson con il premio di MVP alla sua ultima partecipazione all’ASG

 

SLAM DUNK CONTEST, OAKLAND 2000: POTENZA ALL’ENNESIMA POTENZA

“It’s over man, it’s over..” – sono le parole più famose legate allo Slam Dunk Contest. Il marchio di fabbrico di Vince Carter, aka Vinsanity o Air Canada come meglio volete..

La miglior rappresentazione dell’esplosività muscolare di un uomo con una potenza mai vista. Certo, la concorrenza non era agguerrita quel giorno ad Oakland. Ma in pochi scommetterebbero ancora oggi su una possibile sconfitta di Vince nella Baia. Quella maglia di Toronto è il cimelio più ambito per ogni schiacciatore che si definisca tale. Negli anni è stata sfoggiata anche da altri protagonisti dello Slam Dunk Contest. Far rimanere Shaq a bocca aperta è impresa molto ardua, ma quella sera Vince ci riuscì con grande facilità.

 It’s over.

 

ALL-STAR GAME, ATLANTA 2003: “L’ULTIMA SINFONIA DI HIS AIRNESS”

Un’olio su tela dal valore inestimabile. E si, non si riesce a stabilire la incredibile valenza di quel fadeaway di MJ nel suo ultimo All-Star Game. Tutto sembra finito ma nessuno aveva fatto i conti con il maestro indiscusso, clutch shot in precario equilibrio, boato, e Ovest avviato alla vittoria. Poi rovinò tutto un certo Kobe Bryant, ma questo non servì a cancellare il grande gesto del più vecchio giocatore ad aver mai partecipato ad un All-Star Game ( all’età di 39 anni e 357 giorni). Ne mise 20 quella sera His Airness giocando con una tranquillità incredibile.

Eppure l’attesa era tutta per lui, per il suo ultimo tiro e la sua ultima pregevole firma. Infatti, pochi giorni prima della gara, tutti avevano dato la disponibilità di cedere il posto a Jordan tranne Vince Carter (che per questo fu ricoperto di insulti dai tutti i tifosi). Carter ammise in diretta di essersi pentito della sua scelta, perchè “Michael meritava un’addio del genere nel super scenario dell’All-Star Game”. L’ovazione della Philips Arena di Atlanta rimarrà sempre nei cuori di tutti noi amanti della palla a spicchi, come l’ultima sinfonia dell’ artista per eccellenza.

Giocata da manuale.

 

 

NBA ROOKIE CHALLENGE, LOS ANGELES 2004: ROOKIE DA INFARTO

L’attuale Rising Star Challenge, ha avuto la sua visibilità più alta nel 2004. La classe dei rookie del 2003 è tutt’ora considerata una delle migliori di sempre: Dwayne Wade, LeBron James, Carmelo Anthony e Chris Bosh nello stesso quintetto per una notte. Eppure, non era l’All-Star Game..

Nonostante questo, questi ultimi furono surclassati dai Sophomores capitanati da Ginobili e Stoudemire, vincitore al termine del premio di MVP del match. Uno degli antipasti più interessanti che il nuovo formato dell’evento ha mai offerto. 14 anni dopo, allo Staples Center solo uno dei giocatori indicati in precedenza si ripresenterà nella veste di All-Star: colui che, in quella occasione, fu accusato di essere troppo presupponente ed altezzoso dai giornalisti e dagli addetti ai lavori, ma che poi ha vinto tutto quello che si poteva vincere. LeBron James, il Prescelto, che da allora ha ottenuto 14 convocazioni di fila e detiene il record di punti nella storia dell’All-Star Game..

I terribili rookies del 2004 in posa per la foto di rito.

 

THREE POINT CONTEST, NEW ORLEANS 2014: LA PRIMA VOLTA DI UN ITALIANO

Il 2014 è l’anno degli italiani in NBA. Marco Stefano Belinelli si laurea, nello stesso anno, campione NBA e vincitore del Three point contest in una gara esaltante. Nella gara da 3 punti, l’emiliano porta a casa il successo imponendosi su Bradley Beal nella finalissima. Curry assente ingiustificato della gara, già eliminato nel primo turno.

Indimenticabili le emozioni espresse dalla telecronaca di Flavio Tranquillo, che nell’ultimo carrello si scatena con urlo liberatorio. Marco è il primo e l‘unico italiano, finora, ad aver vinto una qualsiasi competizione all’All-Star Weekend ed uno dei pochissimi giocatori NBA (tra cui Steve Kerr e Steph Curry) ad aver vinto la gara da 3 punti e il titolo nella stessa stagione.

 Precisione chirurgica dall’arco.

 

 

THREE POINT CONTEST, NEW YORK 2015: IL RECORD DI STEPH

Nel santuario del basket americano, il Madison Square Garden, nel Three Point Contest del 2015, si ebbe la lampante dimostrazione di forza del futuro MVP Steph Curry. La stella dei Golden State Warriors stabilì proprio quella sera il record di punteggio mai ottenuto nella gara del tiro da 3, dopo l’inserimento dei palloni da 2 punti, cosiddette money ball. Un round di finale immacolato, in cui Curry mise a segno 27 punti su 34 possibili, con 5 triple sbagliate su 25 tentativi.

Stracciò tutti il buon Steph, esplicitando il suo marchio di fabbrica: il quick release, che tutt’ora gli permette di essere il miglior tiratore della lega e della storia NBA. Solo un uomo poteva interrompere il suo strapotere e sarà il suo compagno, e Splash Brother, Klay Thompson l’anno dopo in quel di Toronto.

Steph gonna Steph.

 

SLAM DUNK CONTEST, TORONTO 2016: “OLTRE IL LIMITE DELL’IMMAGINATO”

8 schiacciate di finale per determinare il re delle schiacciate. Non era mai accaduto qualcosa di simile nella storia. Ma mai nessuno si sarebbe immaginato di vedere quelle acrobazie svolte con naturalezza da due veri superman come Zach LaVine e Aaron Gordon. Senza dubbio, lo Slam Dunk Contest più spettacolare di sempre. La schiacciata in posizione seduta in aria di Gordon lascia ancora tutti esterrefatti. D’altronde, quello che si inventarono questi due fenomeni rimarrà sempre nella memoria di tutti noi appassionati.

Nessuno aveva l’intenzione di mollare un centimetro, anzi.. Forse, per fantasia e potenza pura, Gordon meritava di portarsela a casa. Telecronisti ESPN scatenati, giudici increduli e Reggie Miller completamente impazzito. Nessuno voleva che quello show terminasse, soprattutto gli stessi due concorrenti!

Alla fine prevalse la leggerezza e l’elevazione di LaVine ma forse in pochi ricorderanno veramente il vincitore di quella sera: il vero spot di quell weekend rimangono quei 10 minuti scarsi da mozzare il fiato..

Uno Slam Dunk Contest folle.

 

 

In conclusione, l’All-Star Weekend non è mai stato un evento qualsiasi. Rappresenta l’essenza della NBA: competitività e spettacolo allo stato puro. Speriamo di rivivere un momento di tale caratura anche in questa edizione 2018: i presupposti sono molto promettenti..

La parabola di Victor Oladipo: da flop a pilastro dei Pacers

Victor Oladipo

L’anno passato alla corte di Russell Westbrook, ad Oklahoma City, sembrava aver ridimensionato parecchio lo status raggiunto da Victor Oladipo negli anni precedenti. Le prime 50 gare del 2017/18 non solo lo hanno affermato come un giocatore importante, ma lo hanno fatto diventare per la prima volta un All Star e uno dei più favoriti al titolo di MIP (Most Improved Player). Spencer Dinwiddie dei Brooklyn Nets e Kristaps Porzingis sono gli altri due favoriti per l’award ad oggi, però l’ex Thunder sembra in pole position per la statuetta.

 

Lo stato dell’Indiana è sempre stato chiave nella carriera di Victor Oladipo, infatti dopo 3 anni in crescendo agli Indiana Hoosiers è stato chiamato con la scelta numero 2 dagli Orlando Magic. Non rispetta da subito tutte le aspettative che c’erano su di lui, ma adesso è finalmente sbocciato un bel fiore. Non a caso con la maglia dei Pacers nell’Indiana. Il pubblico lo ha adottato immediatamente ed insieme a Lance Stephenson ne è diventato un beniamino, la sua passione (o “ossessione” a detta sua) per il basket non è passata inosservata in uno stato dove le finali statali delle high school sono l’evento più atteso dell’anno insieme alla 500 miglia. Lo step mentale fatto da Victor è stato notevole, le responsabilità lo hanno rafforzato, ma la sua sensibilità di gioco è migliorata molto, così come la tecnica individuale e le sue capacità di lettura tattiche.

  Nella prima azione Victor Oladipo legge la situazione difensiva ed effettua uno split fino ad appoggiare al tabellone due punti. Nella seconda azione Sabonis finta l’handoff per poi giocarlo con Oladipo che vede il cambio e punisce la distanza di Faried con una tripla. Due delle tante grandi giocate nella partita contro i Nuggets del 10 Dicembre 2017 dove ha segnato il suo career high con 47 punti.

 

Se i Pacers sono in corsa per un piazzamento importante nella Eastern Conference molto lo si deve a coach Nate McMillan che ha saputo ricalibrare la squadra dopo la pesante assenza di Paul George, ma anche alla stagione dell’ex Magic. Il lavoro fatto in estate, dopo i pessimi playoff disputati ad OKC, ha fatto diventare Oladipo il più grande candidato al premio di MIP e la prima convocazione all’All Star Game (seppur da riserva) è strameritata.

I numeri non mentono mai e sono ancora più esplicativi della sua annata.

Victor Oladipo sta vivendo la sua miglior annata per quanto riguarda la media punti, rimbalzi, tiro da 3 (6.2 triple tentate a gara), stoppate e recuperi. Davvero un’annata fantastica. Da notare ci sono anche i dati di palle perse e liberi tentati. I turnover sono in linea con i suoi numeri nonostante i possessi siano aumentati mentre i liberi sono aumentati e la % non è calata granché.

 

Nell’All Star weekend oltre a prender parte dalla panchina alla partita delle stelle, Victor Oladipo tornerà a giocarsi il titolo della gara delle schiacciate dove nel 2015 diede spettacolo a suon di 360°. Sicuramente non sarà stato sorpreso come la famiglia Towns della convocazione dato che in un’intervista di qualche tempo fa con Wojnarowski c’era stato questo scambio di battute:

– “Forse ci vedremo a Los Angeles per l’All-Star Game”. (Woj)

– “Woj, togli il forse”. (Dipo)

Diventare un giocatore franchigia per una seconda scelta assoluta non è così raro, ma dopo i suoi primi passi nella lega il suo ruolo era stato riconsiderato. Al quinto anno NBA, a 25 anni, sta guidando una squadra con ambizioni playoff e da secondo violino in una contender avrebbe ambizioni di titolo (ovviamente nel contesto adeguato).

La trade estiva che ha portato George ai Thunder e Sabonis+Oladipo ai Pacers, sembrava aver indebolito pesantemente la squadra, invece i risultati ottenuti finora sono perfettamente in linea con quelli delle scorse stagioni e la postseason è alla portata. L’obiettivo stagionale di Indiana è quello di rientrare nelle prime 8 ad Est e magari farlo da testa di serie, che sarebbe un grande successo. Un turno contro Washington, Miami, o Milwaukee è tutt’altro che impossibile da superare; approdare alle semifinali di Conference dopo 3 anni di assenza significherebbe tanto per la franchigia pure perchè c’è un PG13 in meno…sì ma anche un Victor Oladipo in più.

 

Stephen Curry capitano? “So già chi scegliere alla partita All Star”

Stephen Curry

L’All Star Weekend di quest’anno sarà una vera e propria innovazione, in quanto all’All Star Game non assisteremo più al classico Team West vs Team East ma verranno eletti due capitani (i due giocatori che riceveranno il maggior numero di voti dal pubblico e dagli addetti ai lavori), che a loro volta sceglieranno un giocatore a testa tra i giocatori votati maggiormente per aggiudicarseli nella propria squadra, quindi sicuramente assisteremo a due squadre “mischiate” l’una contro l’altra. 

Questo probabilmente è stato deciso dal fatto che la Eastern Conference si sia notevolmente indebolita quest’anno, ma anche per cercare di dare di nuovo prestigio alla partita All Star, la quale ormai annoiava molti fan. Ovviamente come in tutte le decisioni, ci sono sia i pro che i contro e non è possibile accontentare tutti, infatti il nuovo formato della partita All Star ha suscitato molto scalpore negli amanti della palla a spicchi; ci siamo interrogati tutti su cosa potrà uscirne fuori ed una delle domande più frequenti è stata: “e se i due capitani sceglieranno tutti i giocatori della propria squadra?”

Beh questo non sarà possibile per intero, in quanto i giocatori saranno comunque scelti con i criteri dello scorso anno. D’altro canto però sarà possibile avere preferenze per chi far partire in quintetto ad esempio, infatti Stephen Curry ha dichiarato che se sarà scelto come capitano della propria squadra saprebbe già chi scegliere come primi giocatori per la propria squadra e ha proseguito dicendo che sceglierà sicuramente più giocatori possibili della propria squadra. Ad ogni modo, sarebbe comunque stato prevedibile andare ad avere ‎una squadra con molti giocatori dei Golden State Warriors, in quanto hanno ben 4 superstar in roster: Kevin Durant, Stephen Curry, Klay Thompson e Draymond Green. Dunque, prepariamoci a vedere almeno 4/5 dei Golden State Warriors in uno dei team che faranno parte della partita All Star.

Cosa ci lascia l’All Star Game?

E’ appena trascorso l’All Star Weekend ed è tempo per le franchigie di tornare a pensare alla regular season e agli ultimi giorni di mercato. Senza dubbio però ci sono diversi spunti che la sfida delle stelle ci ha lasciato; infatti, sia la partita che il post-gara hanno fatto e faranno parecchio discutere.

Andando più nello specifico, diamo una occhiata ai temi salienti di domenica notte.

I numeri della partita

Sono stati battuti diversi record questa notte.

Iniziamo dal miglior marcatore della gara, l’MVP Anthony Davis che ha realizzato 52 punti, 10 in più del detentore precedente Wilt Chamberlain, fermo a quota 42. Da notare che i due sono gli unici giocatori ad aver collezionato almeno 40 punti e 10 rimbalzi nella partita delle stelle. Inoltre è stato l’All Star Game con più punti di sempre, ben 374, cinque in più rispetto allo scorso anno.

Kevin Durant è il quarto giocatore nella storia di questa gara speciale a realizzare una tripla doppia (21 punti, 10 rimbalzi e 10 assist). Il suo nemico (chissà..), Russell Westbrook, con i 41 punti di stanotte, arriva a 113 punti totali negli ultimi 3 All Star Game (miglior punteggio considerando questo numero di partite), e per la terza volta raggiunge almeno quota 30, come Kobe Bryant. LeBron James ha segnato 23 punti, e con questi supera quota 300 considerando tutti gli ASG a cui ha partecipato: è il primo a riuscire in questo risultato.

 

Russell Westbrook schiaccia sull’assist del suo ex-amico KD

Quante schiacciate!

Sono state effettuate 75 schiacciate, 18 in più rispetto all’anno scorso. La particolarità di questa partita è indicata da questo dato: la gara con più schiacciate della regular season ’16-’17 è arrivata a quota 19, mentre il solo Davis questa notte ne ha realizzate 18.

Inoltre, di 162 tiri dal campo, 155 sono state schiacciate, lay-up o tiri da 3.

 

Cousins che raggiunge Davis ai Pelicans

E’ sicuramente la notizia della notte; ha fatto più rumore il post-partita che la gara in sè. Non ce ne voglia l’All Star Game e la sua spettacolarità (non apprezzata da tutti), ma la trade andata in porto stanotte è davvero una bomba di mercato. Le prospettive dei Pelicans adesso sono davvero alte, avendo in squadra due tra i lunghi più forti di tutta la lega. Rimangono solo due incognite:

  1. Quanto tempo impiegheranno le due super-star per trovare la giusta alchimia;
  2. Il comportamento di DMC.

Vedremo cosa succederà, ma sicuramente c’è una squadra in più da seguire in ottica PO.

L’emozione di LeBron James per la convocazione di Carmelo Anthony all’All Star Game 2017

LeBron James e Carmelo Anthony
LeBron James e Carmelo Anthony
LeBron James e Carmelo Anthony (fonte The Score)

LeBron James e  Carmelo Anthony un feeling di vecchia data, un’amicizia consolidata nel tempo da tante sfide vissute nel massimo rispetto reciproco, dagli anni trascorsi insieme nella Selezione Nazionale USA Basketball e soprattutto da un affetto profondo e non convenzionale.

La notizia di queste ore è che Carmelo Anthony è stato nominato sostituto dell’infortunato Kevin Love dei Cleveland Cavaliers nell’All Star Game 2017 che si disputerà domenica allo Smoothie King Center di New Orleans e finalmente King James e Melo potranno esibirsi insieme nella kermesse per eccellenza della stagione NBA.

E’ divertente sottolineare che la convocazione di Carmelo Anthony scalza LeBron James dal trono del più vecchio partecipante nell’All-Star Game di quest’anno. King James e Melo hanno entrambe 32 anni, anche se James sarà un fantastico 33enne il 30 dicembre, mentre Anthony lo anticiperà di oltre sette mesi tagliando il traguardo della “Jesus Age” il  29 maggio.

Questa situazione mi rende felice” ha detto LeBron James nella notte italiana dell’NBA ai giornalisti che lo hanno raggiunto dopo la bella vittoria contro gli Indiana Pacers. Per la cronaca terza vittoria in fila, settima nelle ultime 8 uscite dei  Cavs,  31 punti, 5 rimbalzi e 4 assist lo score del Predestinato. “Mi rende emozionato sapere che  Melo sarà nell’All-Star Game perché Melo è un All Star. Sono davvero felice

LeBron James sulla convocazione di Melo

Di seguito la video intervista di LeBron James rilasciata al canale Youtube ufficiale dai Cleveland Cavaliers

Kyrie Irving, quarta partecipazione al three-point contest

Kyrie Irving prenderà parte al three-point contest all’All Star Game 2017, per la quarta volta in carriera.

Kyrie Irving, stella dei Cleveland Cavaliers, ha accetta di partecipare alla gara da 3 durante l’All Star Game che si terrà nel weekend del 17, 18 e 19 febbraio, sarà per lui la sua quarta partecipazione dopo averne preso parte per tre anni di fila dal 2013 al 2015, vincendo alla prima apparizione.

L’unico Cavs nella storia a vincere questa competizione per due volte fu Mark Price, nel 1993 e nel 1994. Gli avversari che Kyrie dovrà battere sono: Kyle Lowry dei Toronto Raptors, Kemba Walker degli Charlotte Hornets, Eric Gordon degli Houston Rockets, Wesley Matthews dei Dallas Mavericks, C. J. McCollum dei Portland Trail Blazers, Klay Thompson dei Golden State Warriors e Nick Young dei Los Angeles Lakers.  La gara andrà in onda su Sky Sport sabato notte, a partire dalle 2.30.

Questa stagione Kyrie Irving sta viaggiando con 24.2 punti e 6 assist di media a partita, tirando con il 46.6% dal campo e con il 39.5% da dietro l’arco. Insieme a Lebron James e Kevin Love, Kyrie parteciperà anche il giorno successivo all’All Star Game vero e proprio, partendo anche da titolare. Sarà la sua quarta apparizione, dove nel 2014 ha anche vinto il premio di MVP della gara, mettendo a referto 31 punti e 12 assist.

From The Corner #1: Delusioni ed All Star Ballot

Calmi, per cortesia, calmi.

Si lo so che alla fine non è mai come dovrebbe essere e c’è sempre un giocatore di troppo o troppi giocatori di meno. Ma è voto popolare, baby. Non si discute.
Lo ammetto: non voto neanche più! Uno, perchè lo scarto a volte è talmente largo che il mio voto non andrà mai ad incidere se in quintetto c’è Thompson o Westbrook (giusto per dirne due) e Due, perchè a me se c’è Westbrook o Harden o Thompson in quintetto con Curry o senza Curry, cosa mi cambia? Tutti giocano la stessa quantità di minuti, il pallone lo toccano tutti e tutti hanno le stesse identiche possibilità di portarsi a casa il trofeo di MVP, veramente l’unica cosa che interessa davvero (e conta relativamente poco). Quindi di cosa si ragiona?
Poi nel mare di sdegno mi sento dire: “Eh ma non c’è Lillard, non c’è Embiid, non c’è Aldridge (o chiunque metta su due statistiche decenti)!!1!!1!” e la mia risposta è sempre un piuttosto distaccato “Me ne frega??”.
Voglio essere chiaro: questo non è più l’All Star Game dei nostri padri! La competizione che marinava ogni partita della domenica, ora non c’è più!

I DUE QUINTETTI A CONFRONTO

Queste due cose poi mi danno anche un certo fastidio, come spero per tutti voi e quando dico che questo non è più l’All Star Game dei vostri padri, intendo dire che se prima si poteva trovare un barlume di partita, ora più che mai sembra una grossa, autoreferenziale ed inutile vetrina celebrativa dell’atletismo e della vanità di un manipolo di ragazzi/uomini milionari.
Tanto che nelle ultime due edizioni (se non 4 o 5) abbiamo visto quasi esclusivamente 48 minuti di contropiede ed alley-oop da metà campo o senza guardare, tiri da 10 metri, senza nessuno che voglia realmente giocare uno contro uno, senza nessuno che difende o che anche solo minimamente vada al rimbalzo. Quindi in virtù di questo, se devo vedere un circo NON ammaestrato, con gli allenatori che nemmeno si alzano dalla panchina ritenendo inutile dare indicazioni, cosa mi cambia se c’è Lillard o Thompson da una parte o Lowry o Thomas dall’altra in quintetto? Tutti saltano, tutti sono atletici, lanci la palla in aria e vedrai che qualcuno arriva!
Secondo me stiamo perdendo la ragione nelle cose, stiamo perdendo di obiettività un qualcosa che ora non è più come prima.

IVERSON NEL 2001

Negli anni scorsi, anche nelle partite senza storia, gli ultimi minuti di spettacolo così come i primi, erano dedicati alle faide e diatribe che si incentravano tra gli attori partecipanti. Quindi vedere Jordan che voleva distruggere Magic o Drexler, Ewing che voleva dimostrare di essere più forte di Malone o Robinson, Shaq che faceva il solito buffone negli altri giorni ma che poi quando aveva voglia di giocare, stoppava tutti e giocava di fisico contro Mutombo o chi gli si parava davanti. Addirittura Iverson e Coach Larry Brown hanno voluto vincere la partita nel 2001. Era la vera essenza dell’essere americani, ovvero il dimostrare la propria superiorità fisica e tecnica. Essenza ormai persa.
Ora cosa ci rimane? Paul George che fa 40 punti in contropiede e che lo raddoppiano da li in poi per non fargli superare il record di Wilt, o Westbrook che per divertimento tira da 10 metri in 5 azioni consecutive? Neanche l’avesse fatto a partita conclusa, eravamo in pieno secondo quarto.
Grazie ma a sto punto anche il Ballot per me non ha nessun senso.
Prendete quello che viene senza lamentarvi, sarete più contenti.

Ah, che cos’è From The Corner? Solo il mio modo sincero di vedere le cose (come se a qualcuno interessasse).

Joel Embiid: divenire All-Star per… conquistare una celebrità

Joel Embiid Towns-Embiid

Joel Embiid è disposto a far di tutto per amore.

Nel 2014 l’omone dei Philadelphia 76ers ha fatto sapere via Twitter di averci provato una celebrità e che lei lo rifiutò dicendogli di rifarsi sotto quando sarebbe divenuto un All-Star.

https://twitter.com/JoelEmbiid/status/501136985767944192/photo/1?ref_src=twsrc%5Etfw

Adesso che Embiid si è ripreso dall’infortunio disputando così la sua prima stagione in NBA  (e divenendo nel frattempo il candidato più accreditato al titolo di Rookie of the Year) sta cercando di farsi votare per partecipare all’All-Star Game che si terrà a New Orleans. Il tanto desiderato aiuto potrebbe arrivare dai suoi fan.

Difatti The Process ha emanato un appello tramite un ‘cinguettio’ in modo da raccogliere più voti possibili e poter così conquistare questa famosa celebrità, che potrebbe essere la famosa cantante Rihanna.

Un’ottima motivazione per dare una mano al giovane Embiid, verrebbe da dire.

https://twitter.com/JoelEmbiid/status/814263136471527425?ref_src=twsrc%5Etfw