Once We Were Kings #4: Ancora sfortuna

Non che dall’ultimo giugno si sia viaggiato su ali di rondine, per carità, ma diciamo che il detto ‘Piove sempre sul bagnato’ sicuramente indossa la maglia bianco-viola con corona. Perchè altrimenti non esiste spiegazione: ok che Coach Joerger ha deciso di consegnare la chiavi ed il destino tecnico nelle mani della volpe con Afro, tale De’Aaron Fox, ed Ok pure nel considerarsi papabili per l’oroscopo del Jimmy “scontento” Butler (anche se probabilmente finirà a Miami a fare non si sa bene cosa), ma addirittura abbattersi, la sfiga, così ancora perentoriamente su di noi, mi lascia parecchio esterrefatto!
O forse no. Diciamo quanto meno contrariato e stringiamoci la mano.

Bogdan Bogdanovic starà fermo per almeno un mese, sicuramente di più. La prognosi post operazione al ginocchio è di minimo 4, massimo 6 settimane. La cosa non è assolutamente positiva, essendo noi una squadra molto giovane e con tante speranze, il perdere occasioni valide per stare tutti in campo assieme è veramente un peccato. Oddio, non ci sono queste grandi velleità di post-season, tutt’altro. Qui si parla di zona retrocessione ed è grassa se ci salviamo dall’ultima posizione. Il talento c’è, ma uno come il Bogdan lo vorrei sempre con me. E poi, come rientrerà? Grande quesito a cui per avere risposta siamo nelle mani del tempo, braccia conserte e viso corrucciato.

Intanto il training camp ha cominciato a prendere vita, con Harry Giles tornato ad allenarsi. Lui non è male. Ma si diceva lo stesso anche di Michael Olowakandi.
“Michael Chi??”.
Appunto.

Once We Were Kings #3: I nostri 5 desideri

Con la voce di Gigi Proietti, il Genio blu della lampada Disney ci ammonirebbe che da prassi ne avremmo diritto solo a 3 desideri, ma perdindirindina siamo tifosi Kings! Dopo tutto quello che abbiamo ingoiato in questi anni, cinque sono anche pochi!
Ergo sciorino con garbo 5 desideri che vorrei/vorremmo fossero compiuti nel corso della nuova stagione. Ovvio, non è che chiedo di “Vincere il titolo NBA!” magari battendo LA, Golden State e poi Boston in finale, anzi. Saranno 5 cose alla portata di tutti e capaci di rendere nel giro di questo e forse forse del prossimo campionato, una squadra giovane in una da PO fissi.
Dite troppo? Ed io vi ripeto che siamo tifosi Kings e che ce lo meritiamo ampiamente!

  1. 1. Marvin Bagley III Rookie dell’anno
    Perchè no?” mi chiedo io! Pensiamoci bene: si trova in un ruolo, quello del lungo (o da 4 o da 5), dove può giocare benissimo sia con Zach Randolph e riempire l’area in difesa, sia con Cauley-Stein dove può muoversi e fendere con il tiro lungo. Marvin è molto mobile sia in difesa che in attacco, la sua capacità di resistenza gli permette di stare per lunghi minuti in campo senza perdere troppe energie. Ovvio, il tutto è coadiuvato dal fisico snello e longilineo che quasi sicuramente cambierà nel corso degli anni. Guardando la concorrenza, ovvio che la faccenda si faccia più dura: almeno 3 dei primi 5 giocatori scelti all’ultimo Draft avranno un ruolo di punta nella nuova squadra: Young, Doncic ed Ayton. Il che sfavorirebbe il nostro ex Duke nella cosìdetta Rookie Ladder. E’ anche vero, però, che tutte le loro squadre di appartenenza non sono assolutamente in competizione per i Playoff  rendendo la gara ancora più incerta ed equilibrata.

2. Bogdanovich primo realizzatore di squadra
E qui il desiderio potrebbe avere più chance di avverarsi rispetto al primo. Il tutto passerà

 dalle mani sia del serbo che ovviamente dalla crescita di Buddy Hield e di De’Aaron Fox. E’ assolutamente innegabile però le mani dolci da liutaio del Double-Bogdan che unite alla sua grande intelligenza tattica potrebbero portarlo ad essere il primo realizzatore di squadra. La malinconia ci assalirebbe se pensiamo che forse abbiamo di nuovo un altro Stojakovic

3. McLemore ancora verso altri lidi
Credetemi, non lo chiedo per disprezzo o che altro, anzi. Lo faccio proprio per lui. Non è il suo posto, non lo è mai stato e lo accetto solo se decide di fare la parte del comprimario. I posti a cui vorrebbe ambire in questo momento non ci sono, presi dai vari Fox, Hield e Bogdanovich. Laddove scegliesse di migrare il suo basket verso altre squadre, terrei in seria considerazione l’opzione di un buon play di riserva o un altro lungo migliore di Koufos.

4. Fox in vera versione Super Sayan
Se sei appena un rookie ma scagli triple urlando “KAMEHAMEHA!!”, hai ufficialmente tutto il mio rispetto. Velocità fenomenale congiunto ad un grande atletismo ne fanno di lui un play futuribile su cui puntare con la benda sugli occhi. Lo scorso anno si è trovato a sbattere contro il tremendo rookie wall, il muro con cui tutti i rookie prima o poi fanno i conti. Non importa, ci può stare, era solo il primo anno, ora si comincia a fare sul serio.

5. Confidence
Per ultimo ma non per importanza c’è la Confidence di squadra. Punto che deve rimanere fermo nella testa sia dei giocatori che dello staff: si vince tutti insieme, con l’aiuto dell’uno e dell’altro. L’aspetto sembra marginale ma non lo è affatto. Golden State ha vinto 3 degli ultimi 4 titoli grazie al gioco di squadra (come se non avessero Durant, Curry, Thompson, green, Iguodala ecc, nds), così come il gioco meraviglioso dei Celtics nelle ultime tre stagioni. Bisogna imparare dai migliori e nonostante ci siano tanti rookie o sophomore a roster, coach Joerger deve infondere in loro la consapevolezza che o ci si fa tutti assieme o non ce la fa nessuno.

Sacramento Kings, Once We Were Kings #1: Reboot ed il 35

Sacramento Kings

Ci riproviamo con questi dannati Sacramento Kings.
Perché i bianco viola coronati sono una istituzione unica tra le squadre che compongono la NBA e ci riproviamo ancora in quanto in fondo siamo sempre un po’ empatici verso coloro che sembrano perseguitati dalla sventura, e a Sacramento siamo messi bene (quindi male) anche su questo aspetto.
E poi trovatemi un titolo più bello per questa rubrica.

Divac, Bagley e Stojakovic

Dobbiamo iniziare facendo un bel recap di quanto successo finora. Ranadivé è sempre il proprietario, Divac è sempre il GM e sul pino Kings c’è sempre Dave Joerger previa Memphis.
Alla nostra 33esima stagione nella NBA non siamo andati nemmeno malissimo, 27 vittorie e 55 sconfitte, ovvero siamo lontani dalla luna (PO) ma almeno non siamo ultimi, quindi bene ed abbiamo anche scelto come secondi nonostante fossimo dodicesimi su 15 ad Ovest o 24esimi su 30 in totale. Non male.
Anche li non facciamo per nulla male pescando quel nome che serve al Roster Kings, ovvero MB35, all’anagrafe Marvin Bagley III. Proveniente niente meno che da Duke, grezzo come un pezzo di carbone che può diventare diamante, mancino e con un bell’afro sulla testa. Ci metto ora 10 euro, sicuro di vincere che nonostante ora sia piuttosto secco (magro), la prossima estate è il doppio.
E poi è stato allenato finora da Coach K, ha fatto una ottima impressione alla Summer League e dice che si stia allenando parecchio per arrivare più pronto possibile.

Sacramento Kings: una estate intensa

Marvin Bagley III in allenamento

L’estate ha continuato ad essere movimentata nell’ufficio di Vlade, dove si è reso protagonista un’ottima messa in scena per lasciare tutti a bocca aperta: abbiamo ufficialmente ripreso Ben McLemore.
So che a Memphis non ha assolutamente lasciato lo stampo, nemmeno ai Sacramento Kings prima se è per questo. Ma io dico: gli abbiamo imputato tutte le colpe possibili, lo abbiamo (giustamente, per Dio) sbolognato a Memphis e poi? lo riprendiamo? Per dare via uno che ha lasciato un litro di sangue a partita come Garret Temple?? Ma siamo seri?

De’Aaron Fox

Non ridete, per favore. Almeno quello no. Perchè aldilà delle indecisioni slave ed i soldi indiani, il roster è giovane e futuribile. Oltretutto la volpe, The Fox, può diventare Super Sayan da un momento all’altro, quindi meglio averlo in squadra con noi. Poi c’è ancora Zi-Bo, ancora Cauley Stein, Buddy Hield, ed ancora Bogdanovic.
Insomma ci presentiamo ai nastri di partenza non messi malissimo.
O forse sono solo io che mi illudo.
Che è più probabile.