Knicks al tappeto, tutto facile per gli Heat

La striscia vincente dei Knicks si ferma all’AmericanAirlines Arena di Miami, con gli Heat che hanno avuto la meglio dopo una partita a senso unico.

Stavolta la coppia Anthony Porzingis non è bastata agli ospiti per giocarsela alla pari con gli avversari. Dopo i primi minuti equilibrati, con un buon impatto di Arron Afflalo (11 punti) e Robin Lopez (12+8), la partita ha preso una piega decisiva con l’ingresso delle 2nd unit: il vantaggio dei padroni di casa è lievitato fino al comodo +22 (52-30) dell’intervallo, con i Knicks che hanno chiuso il primo tempo con una percentuale di tiri realizzati dal campo inferiore al 30%. Nella ripresa l’unico sussulto è stato quando, nel 1° minuto dell’ultimo quarto, Anthony ha sbagliato una tripla aperta che sarebbe valsa il -9. Veramente troppo poco per riaprire il discorso e impensierire seriamente gli Heat, che chiudono in scioltezza sul 95-78.

Agli uomini di Spoelstra va riconosciuta una notevole applicazione difensiva, aspetto rimarcato anche da uno dei protagonisti usciti dalla panchina, Tyler Johnson (12 pts in 20′): “Stiamo costruendo un difesa di altissimo livello. Siamo sicuramente sulla strada giusta, e credo che possiamo anche migliorare.” L’inquietante presenza (per gli avversari) di Hassan Whiteside (11+11 oltre a 5 stoppate) al centro dell’area è uno dei fattori che meglio spiegano il discorso di Johnson.

Wade e Bosh si fermano a quota 16 con percentuali mediocri dal campo, ma sono comunque i 2 top scorer di una squadra con 5 giocatori in doppia cifra e con 30 punti totali in uscita dalla panchina.

Dall’altra parte arriva il consueto ventello di Anthony (21+8) e la doppia doppia di Porzingis (20+14), ma quando si incappa in una deprimente serie da 1/16 al tiro dopo pochi minuti di partita, le probabilità di restare in scia nel punteggio sono veramente minime.

I Knicks di coach Derek Fisher non lasceranno la Florida: li aspetta infatti un’altra trasferta, stavolta in quel di Orlando, con la speranza di riprendere il cammino vincente bruscamente interrotto ieri sera.

Agli Heat spetta invece un viaggio ancor più insidioso in Michigan, a Detroit, per confermare l’attuale 2° posto (9-4 il record) nella Eastern Conference.

Kevin Durant si abbatte sui Jazz: welcome back da 27 punti

Guarda chi si rivede a Salt Lake City: i Thunder sono ospitati dagli Utah Jazz di Gobert e possono contare sul loro leader, Kevin Durant, che torna in campo dopo aver saltato le ultime 6 gare per un infortunio contro i Wizards.

Parte in quintetto ed è subito il solito KD: 27 punti, 6 rimbalzi con 10 canestri su 13 tentativi dal campo, mentre Westbrook realizza 20 punti con 9 assist e 7 rimbalzi.

OKC nel secondo quarto è furiosa: 40 punti, contro i 26 di Utah ed un complessivo 14 su 19 dal campo che condanna i Jazz alla sconfitta finale. La difesa dei Jazz prima della sfida con Kevin Durant e compagni era la seconda migliore difesa della lega con 92.4 punti concessi.

 

Clippers irriconoscibili, i Raptors ne approfittano (91-80)

I Raptors, dopo la vittoria sui Lakers, concludono la trasferta losangelina con un’altra vittoria allo Staple Center, stavolta sugli abulici Clippers di questo periodo. Sia i californiani che i canadesi, dopo un avvio di stagione lanciato, hanno palesemente stentato nelle ultime settimane sul piano del gioco e dei risultati. Il test di ieri sera ha evidenziato come la squadra di Doc Rivers, sulla carta più quotata degli avversari, sia ben lontana dal superare queste difficoltà.

JJ Redick, fuori per qualche partita a causa di dolori alla schiena, è rientrato nello starting 5, ma nemmeno il suo solito buon apporto realizzativo (17, di cui 11 nel 1° quarto) è bastato a ridare fiducia ai compagni. I padroni di casa sono rimasti a galla fino a metà del primo parziale, riuscendo anche a tenere dietro i Raptors di qualche punto. Poi la partita, in breve tempo, gli è completamente sfuggita di mano: -10 dopo 12 minuti, addirittura -29 all’intervallo lungo (63-34). Un’escalation in cui c’è lo zampino chris_paul_clipperssia degli uomini di coach Casey, reattivi e combattivi al punto giusto, sia dei remissivi Clippers, con Rivers impegnato nella titanica impresa di trovare un quintetto che potesse mettere un minimo in difficoltà Toronto. E invece i canadesi, alla prima senza Valanciunas (resterà fuori 6 settimane per la frattura alla mano sinistra), non si sono scomposti minimamente nel 1° tempo, e hanno trovato tiri aperti dal perimetro, penetrazioni agevoli, secondi possessi a iosa che hanno contribuito a scavare il solco di metà partita. Numeri fantastici per Demarre Carroll nel primo tempo (21 punti con 8/8, non segnerà più nella ripresa), con Biyombo (6+14) alla prima da titolare in assenza del centro lituano e capace di limitare, per quanto possibile, DeAndre Jordan (comunque alla fine per il 6 dei Clips arriverà la solita doppia doppia da 13 punti e 15 rimbalzi).

Ci sarebbe anche un 2° tempo da raccontare, con i Raptors completamente bloccati in fase offensiva dai continui 1 vs 1 di DeRozan e Lowry (che combinano per un orribile 6/27 totale dal campo), e con i padroni di casa che senza strafare rientrano sul -6 a 5 minuti dalla fine. Il problema è che Chris Paul (13+11 assist) va a intermittenza in attacco, e quando cerca di alzare il tono della difesa per mandare un messaggio ai compagni, non ottiene certo una reazione soddisfacente. Agli ospiti bastano i continui viaggi in lunetta del già citato DeRozan (13/14 dalla linea della carità, 21 punti alla sirena) per mettere in cassaforte il risultato nonostante una ripresa da 28 punti totali. La consueta grinta di Luis Scola (20+8), rapportata all’atteggiamento indisponente di Blake Griffin (appena 9 punti in 28 minuti), è lo specchio della partita: i Raptors, fra mille difficoltà e contraddizioni, ci mettono quantomeno la tenacia e l’aggressività che al momento sono sconosciute in casa Clippers.

Per evitare la quarta sconfitta consecutiva, gli uomini di Doc Rivers dovranno mostrare qualcosa di diverso sull’ostico parquet del Pepsi Center di Denver. I Raptors tornano invece a Toronto e attendono i Cavs di LeBron James con poche certezze sul piano del gioco, ma perlomeno con rinnovata fiducia.

Davis trascina i Pelicans, Suns al tappeto

Per la prima volta in stagione i New Orleans Pelicans riescono a vincere due partite consecutive grazie ad una prestazione sontuosa di Anthony Davis, autore di 32 punti e 19 rimbalzi e 4 stoppate, di cui l’ultima a 22 secondi dalla fine su un tentativo da tre punti di Mirza Teletovic segnando di fatto la fine della partita.

Ma Davis non è stato l’unico grande protagonista della notte per i Pelicans: anche Ryan Anderson ha voluto essere tra i grandi protagonisti del match con una prestazione da 30 punti, a cui vanno aggiunti i 20 di Eric Gordon e i 17 di Ish Smith “E’ stata una buona vittoria per noi per provare a tornare in salute” spiega il coach Gentry, che spera di recuperare Tyreke Evans entro settimana prossima “Anthony Davis era molto a suo agio con quello che stavamo tentando di fare con lui e penso che anche Ryan (Anderson, ndr) sia stato sensazionale dalla panchina”.

Per i Suns invece non è bastata la coppiata Bledsoe-Knight, autori rispettivamente di 29 e 19 punti (con l’ex Milwaukee tuttavia colpevole di una pessima serata al tiro, in cui ha collezionato solo un brutto 5 su 18 anche a causa di un dolore alla caviglia).

Tra gli altri giocatori dei Suns, non sono bastati i 17 punti di Morris e i 12 di PJ TuckerCi sono state tante piccole cose che abbiamo fatto male” ha commentato il coach dei Suns Jeff Hornaceck, riferendosi all’11 su 33 nel pitturatoPrima di tutto, che non è sufficiente provare”.

Oltre alle prove dei singoli, ciò che ha fatto la differenza in favore della squadra della Louisiana sono sono stati i 25 punti punti derivati da ben 15 palle perse di Bledsoe e compagni, che nonostante la buona serata dall’arco (47,2% da tre punti) pagano una pessima serata generale al tiro (38,9%).

https://www.youtube.com/watch?v=JXaCi7D5MV0

 

Porzingis da urlo, i Knicks sbancano Houston

24, 14, 7. Questi i numeri della serata usciti dalla ruota di Liepaja. Altra prestazione maiuscola per Kristaps Porzingis, che in casa di Harden decide di esagerare realizzando 24 punti 14 rimbalzi e ben 7 (?!) stoppate.

Il lettone con la prestazione di oggi è diventato il primo giocatore di 20 anni a far registrare queste stats dai tempi di Shaquille O’Neal al suo esordio nella stagione 1992-1993. I famosi boo della notte del draft ormai sono stati ufficialmente archiviati e la NBA ha annunciato che la maglia del rookie è andata esaurita nel negozio online della legaSi trattavano di preoccupazioni di chi non lo conosceva” dice Melo “La gente non sapeva cosa aspettarsi. Nessuno lo aveva mai visto prima e tutti erano sconvolti che i Knicks lo avessero chiamato

La cosa più sorprendente sono state sicuramente le 7 stoppate messe a referto: ma davvero i Knicks sapevano di questa sua caratteristica? “So per certo che questa cosa saltò fuori per tutta la gestione e ciò che impressionò Phil Jackson furono soprattutto le sue qualità difensive” spiega coach Fisher “Tutti, naturalmente, sono affascinati dai grandi realizzatori, ma noi abbiamo pensato anche che la sua attività in difesa sarebbe stata una cosa che lo avrebbe fatto diventare davvero grande”.

Per trovare l’ultima volta che i Knicks erano riusciti a vincere in casa dei Rockets bisogna tornare indietro addirittura fino al 18 novembre 2004, quando un grande Kurt Thomas da 23 punti guidò la squadra della Grande Mela alla vittoria sui Rockets di Tracy McGrady. Con questo successo New York vince così la quarta partita consecutiva, portando il proprio record sull’8-6: un dato impressionante se si pensa che l’anno scorso la situazione era di 8-36.

James Harden ha provato inutilmente a salvare i suoi, ma non sono bastati 24 punti, 10 assist e 7 rimbalzi. A fine partita la star della squadra texana ha mostrato il proprio rammarico sul risultato finale, legato soprattutto alla prestazione difensiva della squadraAbbiamo concesso troppe giocate, dovevamo fermarli”. I Rockets sembrano soffrire l’assenza di Dwight Howard: nonostante la grande prova del giovane Capela che lo ha sostituito egregiamente (16 punti e 14 rimbalzi per lui), i Rockets senza il loro lungo titolare hanno vinto solo una volta in cinque partite. E dire che i Rockets le hanno provate tutte per fermare l’indemoniato rookie di New York, alternando i difensori e passando dalla forza di Harden ai centimetri di Ariza e al mix di qualità di Terrence Jones: tutto inutile, Porzingis si è mostrato implacabile con una serie di jump-shot che hanno portato gli arancioblu alla vittoria “Penso che ogni partita che passa mi troverò sempre più a mio agio” spiega lui direttamente “Un paio di colpi sono entrati e, mi auguro, che questo continuerà a succedere”. Per la squadra texana si tratta così della sesta sconfitta nelle ultime sette partite, mostrando una crisi che non sembra essere legata al vecchio coach McHale, esonerato settimana scorsa dopo 5 stagioni in Texas.

Per i Knicks, oltre a Porzingis, altra buonissima prova di Galloway, al momento miglior tiratore da tre punti della lega (anche ieri 2 su 4), mentre intorno a Cleanthony Early si sta creando un piccolo caso, visto che per la sesta partita consecutiva la giovane ala non ha visto neanche un secondo di campo: il suo tempo con i Knicks sembra essere arrivato agli sgoccioli.

https://www.youtube.com/watch?v=1DbRABr0LqU

I Cavs annullano gli Hawks: finisce 97-109 alla Q-Arena

È stato un dominio assoluto sotto ogni aspetto del gioco da parte dei Cavs quello al quale gli spettatore della Q-Arena hanno assistito questa notte. Dopo un primo parziale di gioco equilibrato che ha permesso un mini-vantaggio di 17-16 in favore degli Hawks, i Cavs hanno ingranato la marcia giocando un’ottima pallacanestro che ha costretto gli avversari a tanti errori su entrambi i lati del campo.

 

BALL MOVEMENT – Nell’NBA del 2015 è essenziale. Se non muovi la palla con i tempi giusti, difficilmente vinci le partite. I Cavs questo lo sanno e nella notte hanno dato prova di un ottimo attacco corale. Pochi isolamenti e tanti passaggi volti a muovere la più che buona difesa degli Hawks: è stato sicuramente questo il messaggio lanciato (e recepito) da coach Blatt. Sin dalle prime battute di gioco, Cleveland ha trovato il canestro grazie al buon movimento di palla e alle ottime spaziature che hanno permesso ai Cavs di essere pericolosi dall’arco come nel pitturato. I 27 assists forniti nella notte, si aggiungono all’ottima media stagionale di 24.4 (Quinti nella lega) che contribuisce al 63% dei canestri segnati.

DEFENSE – Se l’attacco è stato tanto spettacolare quanto efficace, la difesa non è stata da meno. La presenza in quintetto di Dellavedova e Thompson ha sicuramente agevolato un automatico miglioramento dei meccanismi difensivi, che hanno funzionato sia sugli uomini del backcourt che del frontcourt avversario. Attaccare il canestro in modo efficace, è stata un’impresa per gli uomini di coach Budenholzer ieri notte (8 stoppate nella notte per Cleveland), grazie all’ottimo contributo in particolare di Thompson e di Love che hanno limitato alla perfezione l’offensiva dei lunghi avversari e difeso egregiamente sui tentativi di P&R centrali, grande tallone d’Achille della difesa dei Cavs.

PANCHINA CALDA – E la panchina continua ad essere sicuramente uno degli elementi fondamentali nelle vittorie dei Cavs: Richard Jefferson sta svolgendo al meglio il compito per cui è stato ingaggiato; non solo permette a James di rifiatare, ma si dimostra sempre un’ottima soluzione offensiva. Gli 8 punti siglati nella notte sono arrivati nei primi 10 minuti in cui è sceso in campo, contribuendo in maniera importante alla prima fuga di Cleveland. Altra prova di personalità anche per Jared Cunningham: la guardia 24enne sta sfruttando al meglio i minuti che David Blatt gli sta concedendo, sbattendosi in difesa e trovando il canestro con buona frequenza. E che dire di James Jones che, entrato nel quarto periodo di gioco, è riuscito a respingere il tentativo di rientrare in partita di Atlanta con due bombe dall’arco? Complessivamente, il tabellino a fine gara recita 29 punti prodotti dalla panchina: un bottino che, se mantenuto anche in futuro, consentirà ai Cavs di arrivare molto lontano.

HAWKS, C’È TANTO DA RIVEDERE – Serata infelice per Atlanta. Dopo una partenza incoraggiante che faceva presumere un match equilibrato, il gioco degli Hawks si è spento al primo parziale di 9-0 dei Cavs e gli uomini di Budenholzer non hanno saputo riorganizzarsi al meglio una volta che i padroni di casa hanno trovato il giusto assetto offensivo e difensivo. A proposito di Budenholzer, serata da dimenticare anche per lui: tecnico a 6:27 dalla fine del secondo-quarto per contatto con l’arbitro e partita seguita dagli spogliatoi. Tornando al parquet, gli Hawks non hanno dato prova della loro famosa organizzazione di gioco: la difesa troppo statica e accentrata degli Hawks, ha permesso a Cleveland di trovare sempre l’uomo libero sul lato debole, concedendo facili conclusioni o l’extra-pass che consentisse la migliore soluzione per arrivare a canestro. A rimbalzo poi, gli Hawks hanno denotato le solite lacune (seconda peggior team al momento), come constatano i tanti rimbalzi offensivi (6) raccolti da Tristan Thompson. Neanche l’attacco può sorridere perchè Atlanta ha perso subito la bussola, cercando conclusioni affrettate da parte dei singoli che hanno comportato tanti canestri sbagliati, con il tabellino che recita 37% dal campo: una novità per il secondo miglior attacco in termini di assist della lega. Insomma, c’è tanto su cui lavorare per Atlanta.

I Knicks fanno le prove per diventare grandi, battuti i Thunder

Grandissima vittoria per i New York Knicks che dominano a larghi tratti contro gli Oklahoma City Thunder e vanno a vincere per 93-90.

New York, con questa vittoria, raggiunge la settima W dell’anno ben due mesi prima rispetto la passata stagione. Qualcosa è cambiato all’ombra dell’Empire State Building.

Quella della notte è stata come già detto una partita dominata a larghi tratti dagli ospiti, che solo nel finale hanno rischiato di buttare al vento un vantaggio di 16 punti in quasi 7 minuti. Non si tratta della prima volta per i Knicks vedere grosse rimonte degli avversari, e questo significa che bisognerà sicuramente lavorare in futuro sotto questo aspetto.

A guidare il tabellino dei marcatori ci pensa Carmelo Anthony, autore di 25 punti: a questo bisogna aggiungere i 14 di Afflalo e i 12 di Lance Thomas, tra i migliori della notte insieme a Galloway. A far la differenza per la vittoria dei Knicks è stata la percentuale da 3 punti, grazie alle 12 triple realizzate su 20 tentativi contro i 3 su 29 di Oklahoma “La differenza è stata solo nel tiro da tre punti” si difende il coach dei Thunder Billy Donovan.

Per Oklahoma prova in chiaroscuro per Russell Westbrook, protagonista per la squadra di casa con 34 punti, 7 rimbalzi e 7 assist ma con solo un 11 su 29 dal campo e un tristissimo 2 su 10 da 3 puntiSapevamo che Russell avrebbe fatto così” spiega Melo a fine partita “Senza Durant ha provato a caricarsi la squadra sulle spalle, ma noi abbiamo fatto del nostro meglio. Ci sono state alcune giocate in cui abbiamo fatto un bel lavoro di esecuzione, altre in cui avremmo dovuto fare meglio, ma succederà. Dobbiamo fare meglio di stasera, ma succederà solamente continuando a ripetere queste situazioni”.

Kevin Durant, in panchina a dare il proprio supporto ai compagni, ha parlato della recente cerimonia di giovedì tenutasi a Tulsa in cui è stato inserito nella Oklahoma Hall of FamePer un bambino del Maryland entrare nella Oklahoma Hall of Fame è un sogno che diventa realtà. Ringrazio tutti, spero di essere qui l’anno prossimo per la cerimonia di Russell Westbrook”.

https://www.youtube.com/watch?v=g8qvMpwhio0

Nuova vittoria e record più vicino per i Warriors

Il record degli Houston Rockets del 94-95 è sempre più vicino, con la vittoria contro i Chicago Bulls della scorsa notte infatti i Golden State Warriors sono arrivati alla 14esima vittoria consecutiva dall’inizio della stagione, a solo una vittoria dal pareggiare il record.

Draymond Green, Golden State Warriors.
Draymond Green, Golden State Warriors.

Le aspettative non erano delle migliori, i Warriors infatti giocavano in back to back contro una delle squadre più forti dell’Est seppur non al completo, vista l’assenza di Aaron Brooks e soprattutto della stella Derrik Rose. Come se non bastasse la franchigia californiana ha dovuto affrontare nella notte tra giovedì e venerdì un’altra delle principali contender, i Los Angeles Clippers, portando a casa una vittoria maturata in un incredibile quarto quarto dopo esser stati sotto anche di 23 punti.
Così come contro LA anche il primo quarto della scorsa notte non è stato brillantissimo soprattuto dal punto di vista difensivo. Questa è infatti l’unica critica che in questo momento si può fare ad una squadra quasi perfetta. A proposito sono molto interessanti le dichiarazioni dell’interim coach Walton:
“ I problemi sono due. In primis il fatto che tutti vogliono batterci e di conseguenza cominciano le partite come fossero ai playoff, tant’è che questa rappresenta una delle loro migliori prestazioni stagionali. Secondo eravamo spaventati dallo sforzo che abbiamo messo in campo dall’inizio della stagione e quindi allo stesso modo per l’inizio delle partite. Proprio questo è stato un argomento molto affrontato durante il training campo di quest’estate
La partenza deficitaria comunque viene subito recuperata dalla squadra che ancora una volta mette mostra come dietro quel fenomeno che è Steph Curry ci sia un gruppo incredibile che non è da meno. Il Folletto mette infatti a referto 27 punti 5 rimbalzi e 4 assist.

evidenza
Altra solida prestazione infatti di Draymond Green che firma 9 punti 9 rimbalzi e 5 assist risultando ancora una volta uno degli elementi fondamentali dell’ossatura di questa squadra. Bene anche Harrison Barnes che mette a segno 20 punti tirando 7-13 dal campo. In generale comunque un buonissima prestazione di tutta la squadra. Nota negativa rimane l’impatto limitato che sta avendo Andrew Bogut sin dai playoff dello scorso anno, ieri infatti il centro è si partito in quintetto ma ha giocato solamente 18 minuti mettendo a referto unicamente 3 punti e 4 rimbalzi.
I Bulls invece non hanno grossi rimpianti, si sapeva che in casa dei campioni in carica sarebbe stata durissima nonostante la franchigia dell’illinois sia l’ultima squadra ad aver vinto in quel di Oackland lo scorso gennaio (playoff esclusi quando ci sono riusciti anche i Cleveland Cavaliers). Nonostante le assenze, però, riescono ad affrontare Golden State a viso aperto. I principali problemi per i tori durante la partita sono due: innanzitutto un Nikola Mirotic non brillantissimo, soprattuto al tiro , 6-17 dal campo e 0-6 da 3, conditi comunque da 10 rimbalzi e 5 assist. Ciò che però risulta più decisivo in senso negativo è l’apporto dalla panchina. Questa, anche a causa delle assenze di Brooks e Rose, è troppo corta. Questa, inoltre, dal punto di vista offensivo è risultata veramente un disastro soprattutto se comparata con quella di Golden State, 32-15 è infatti l’impietoso confronto tra le due. I panchinari dei Warriors infatti tirano con più del 50%( 13-24 dal campo) mentre quelli dei Bulls invece con il 20% ( 4-20 dal campo). Se poi ci si sposta su altre statistiche la situazione peggiora ulteriormente, 19-9 è infatti il confronto in quanto a rimbalzi.
Il quintetto invece ha fatto tutto ciò che poteva contro una squadra quasi imbattibile. Butler mette a segno di nuovo una grandissima prestazione mettendo a referto 28 punti 9 rimbalzi 7 assist e 3 palle rubate.

Jimmy butlers

Abbastanza bene Kirk Hinrich anche se il suo apporto non è proprio da playmaker, segna infatti 17 punti con più o meno il 50% ma risulta completamente escluso dal resto del gioco (solo un assist da lui distribuito). Solita doppia doppia invece per Gasol da 14 punti 10 rimbalzi e 5 assist. Male al tiro Tony Snell che chiude a 1-7 con solamente due punti in 28 minuti, complice però una grandissima difesa di Golden State che sin dall’inizio lo esclude dalla partita.

Risultato a parte la partita è sembrata piuttosto chiara, Golden State resta un gradino sopra tutti, contender comprese, per i Bulls invece il discorso è un po’ più complesso. Il quintetto, con Rose soprattutto, è da titolo e comunque sta girando abbastanza bene in questo inizio di stagione, ieri infatti ha dimostrato comunque di poter tenere testa ai Warrior. Ciò quindi che sarà per tutto il resto della stagione, e playoff, l’ago della bilancia è la panchina. I nomi infatti sono ottimi ma al momento manca di coesione e soprattuto di gioco offensivo. Sembra quasi che il quintetto sia riuscito bene ad adattarsi al gioco offensivo del nuovo coach, cosa che per il momento non c’è stata per il resto della squadra. Sicuramente comunque durante l’anno si poteranno veder dei miglioramenti, ma non è da escludere che la società possa muoversi, per migliorare la situazione, prima della chiusura definitiva del mercato.

Davis + Anderson + Smith, i Pelicans travolgono gli Spurs 104-90

Allo Smoothie King Center di New Orleans, Louisiana, va in scena la gara tra i Pelicans e i San Antonio Spurs. Alla vigilia il pronostico era scontato: i padroni di casa detengono il secondo peggior record della lega (1-11), davanti ai soli Philadelphia 76ers, mentre gli Spurs (9-2) stanno viaggiando a ritmi impressionanti, tenendo quasi il passo degli imbattuti Golden State Warriors.

La partita che va in atto, però, è completamente diversa dalle aspettative. Gli Spurs sono impacciati, non riescono a muovere bene il pallone, causando una marea di turnovers, mentre la squadra di Alvin Gentry, criticato molto per la fragilità difensiva mostrata dai suoi ragazzi, mette l’anima in ogni palla vagante, è aggressiva su ogni pallone, riesce a tenere testa alle penetrazioni degli esterni texani e a reggere l’urto sotto canestro, grazie alla potenza dei suoi lunghi. Anthony Davis è superlativo: marca alla grande LaMarcus Aldridge (grande paura per lui ad inizio gara per una distorsione alla caviglia) prima e Tim Duncan poi, costringendo i due a sbagliare svariati tiri a canestro. Inoltre, nella casella dei rimbalzi, troviamo uno 0 sotto il nome di Duncan. È la prima volta nella sua quasi ventennale carriera in NBA: questo dimostra ancora di più il grandissimo lavoro svolto da Davis e compagni.

Nemmeno la panchina Spurs riesce a raddrizzare l’andamento della gara. Anzi subisce ancora di più la furia dei padroni di casa, allungando lo svantaggio e dicendo addio alle possibilità di vittoria. Tra i nero-argento si è sentita molto la mancanza della freschezza di Manu Ginobili. L’argentino era sembrato in formissima nelle precedenti partite e la sua follia argentina avrebbe potuto far molto comodo agli speroni. Quello che è mancato agli Spurs lo ritroviamo nella panchina dei Pelicans: Ryan Anderson, in uscita dal pino, ha sfornato una prestazione incredibile, realizzando 30 punti e dando una grossa mano ai suoi compagni, permettendo anche ad Anthony Davis di riprendere fiato, togliendogli molte pressioni e responsabilità in alcuni momenti della gara.

Il risultato finale di 104-90 in favore di New Orleans è una vera batosta per gli Spurs, i quali non si aspettavano di dover giocare una partita così complicata e tosta. È stata una vittoria meritata che darà ossigeno a Gentry e a tutti i giocatori. Chissà che non sia la prima di una lunga serie che permetterà ai Pelicans di iniziare la rimonta verso la zona playoffs.

PELICANS

Cosa ha funzionato: A differenza delle prime partite, nelle quali i Pelicans avevano concesso 110 punti di media ai loro avversari, contro gli Spurs la difesa ha lavorato alla grande, concedendo solamente 90 punti ad una squadra con un potenziale offensivo illimitato. Ogni giocata difensiva, inoltre, scaldava il pubblico che ha dato una grossa mano con i suoi incitamenti per tutti e 48 i minuti. Anthony Davis (20+18) è il protagonista principale, ma Ryan Anderson (30+7) e Ish Smith (17+13 assist) sono stati anch’essi fondamentali per la vittoria, risultando imprendibili per la difesa texana.

Cosa non ha funzionato: In questa partita è andato tutto alla perfezione. Non ci sono state sbavature difensive, non ci sono state scelte di tiro sbagliate e il pubblico è stato straordinario. Giocare meglio di così è veramente difficile.

SPURS

Cosa ha funzionato: L’unica nota positiva è stato il rientro di LaMarcus Aldridge dopo lo spavento per la distorsione alla caviglia. Molto probabilmente contro i Memphis Grizzlies non giocherà, ma fortunatamente sarà l’unica partita che salterà il lungo degli Spurs. Per il resto è stata una prestazione orribile: anche Gregg Popovich nell’intervista a fine quarto ha dichiarato: “We didn’t play well.”

Cosa non ha funzionato: Tantissime palle perse nel primo quarto, difesa sotto tono rispetto alle scorse uscite (per la 4 volta in stagione sono stati concessi 100+ punti all’avversario) e panchina che senza Manu Ginobili a dettare i ritmi è andata sotto nel gioco e nel punteggio. Partita da cancellare e dimenticare il prima possibile. Stanotte si rigioca in back to back contro i Grizzlies: serve subito una svolta.

MVP DELLA PARTITA: Anthony Davis

PEGGIORE IN CAMPO:  Tim Duncan

TABELLINI

spurs-pelicans-boxscore

Non basta un Belinelli versione leader, Miami vince e convince

Ieri notte alla American Airlines Arena si è giocata la partita tra i Miami Heat, padroni di casa e i Sacramento Kings reduci dalla sconfitta di Atlanta.

Gli ospiti sono privi del loro leader DeMarcus Cousins, squalificato per un turno dopo la gomitata rifilata ad Al Horford nella partita precedente. Coach George Karl schiera Kosta Koufos in quintetto in sostituzione di Boogie, con Omri Casspi, Rudy Gay, Rajon Rondo e Ben McLemore.

Erik Spoelstra opta ancora per la coppia Dwayne WadeGoran Dragic con Luol Deng, Chris Bosh e Hassan Whiteside.

La partita inizia a rilento per entrambe le squadre, troppi errori in realizzazione e poca costruzione di gioco; Whiteside è costretto ad uscire dopo appena 2 minuti per un bis di falli personali; sarà meno incisivo rispetto ai suoi standard con appena 12 punti 5 rimbalzi e 4 stoppate.

Nel primo quarto sono le seconde linee a rompere gli indugi della partita: per gli Heat ci pensano Tyler Johnson con 12 punti tra il primo e l’ inizio del secondo quarto (19 alla fine) e un ritrovato Amar’ e Stoudemire che in 8 minuti segna ben 10 punti. Per i Kings ci pensa il nostro Marco Belinelli che, appena entrato, mette subito 2 triple su due tentativi in 2 minuti, e Darren Collison che gioca qualche minuto in coppia con Rajon Rondo: il primo dà maggiore velocità alle transizioni della squadra, il secondo invece gestisce la regia con più ordine.

Miami va spesso in lunetta: alla fine i punti dal tiro libero saranno 25 su 33 tentativi; un’ enormità rispetto agli 11 dei Kings, 8/9 di Belinelli.

La prima metà di gara si conclude con il punteggio di 56-46 per gli Heat; secondo quarto dominato da Wade che trova più spesso giocate in isolamento e in post rispetto alle partite precedenti, paga il bel gioco ma non l’ efficacia, nei minuti prima dell’ intervallo The Flash è una macchina da punti. Per Sacramento le troppe palle perse, sopratutto in fase offensiva, si riveleranno la causa della sconfitta.

Miami ha l’ opportunità di variare la struttura del suo quintetto passando da una formazione con 3 lunghi (Whiteside. Bosh e Deng) ad uno small ball con dentro Justise Winslow in posizione di 4, Bosh da 5 e Johnson che si unisce al reparto di Dragic e Wade. Rispetto alle uscite precedenti sfruttano di più i tiri dal perimetro, sopratutto con Whiteside è seduto in panchina, anche se il risultato è un mediocre 7/24.

Nel terzo quarto si accende Rajon Rondo e gli ospiti recuperano con un parziale di 15-4. L’ ex stella dei Boston Celtics dispensa assist sopratutto per Ben McLemore, che mette a segno 3 triple, e per Casspi.

Nell’ ultimo periodo però Miami torna a dominare con un Bosh incandescente e Josh McRoberts molto efficace in difesa, e bravo in fase offensiva a impostare i blocchi lasciando tiri aperti per i suoi compagni. Buone spaziature portano realizzazioni dall’ arco e penetrazioni sopratutto di Dragic e del giovane Winslow, che nell’ altra metà del campo rimane incollato a Rondo e a Belinelli.

Per i Kings saranno proprio il bolognese e il numero 9 a crederci fino all’ ultimo: il primo con 23 punti è il leader del tabellino mentre il secondo colleziona ben 18 assist (record stagionale) con 14 punti e ad un rimbalzo dalla tripla doppia.

Gli Heat vincono 116-109 grazie alla loro grande difesa; riescono a limitare le palle perse a 7 contro le 18 dei Kings; ad esse aggiungono 11 steals contro le 3 di Sacramento. Ancora una volta la formazione di Karl fatica a trovare ritmo in attacco ma sopratutto consistenza in difesa;per Miami invece è l’ esatto contrario: Spoelstra sarà contento dell’ abnegazione difensiva espressa dai suoi, sopratutto dalle seconde linee come Winslow e McRoberts; intanto in attacco Tyler Johnson è sempre più decisivo.

 

SACRAMENTO KINGS (4-9)
FIELD GOALSREBOUNDS
POSMINFGM-A3PM-AFTM-A+/-OFFDEFTOTASTPFSTTOBSBAPTS
R. GayF24:436-130-01-1+12101223110213
O. CasspiF38:317-112-40-4-306605141016
K. KoufosC24:433-80-00-2-42570301026
B. McLemoreG32:117-123-40-1-201131040317
R. RondoG40:186-132-30-0+3279185130014
W. Cauley-Stein22:285-70-01-2-1123506032011
M. Belinelli26:095-115-108-9-101113020023
D. Collison20:434-70-01-1-150001000009
C. Butler04:530-10-10-0-20000100000
Q. Acy05:210-10-10-0-11010000000
J. AndersonDNP – COACH’S DECISION
D. CousinsNWT – SUSPENSION
S. CurryDNP – COACH’S DECISION
Total24043-8412-2311-2093342252731837109
51.2%52.2%55.0%TEAM REBS: 11TOTAL TO: 18
MIAMI HEAT (7-4)
FIELD GOALSREBOUNDS
POSMINFGM-A3PM-AFTM-A+/-OFFDEFTOTASTPFSTTOBSBAPTS
L. DengF31:031-70-46-9-12241120208
C. BoshF34:368-122-25-5+30111140011023
H. WhitesideC18:244-70-04-4-1123503204112
D. WadeG31:1710-230-24-6014561200124
G. DragicG31:324-111-40-1-51016200009
A. Stoudemire08:174-50-02-2+801110010010
J. Winslow27:053-90-40-0+111011223016
T. Johnson25:046-83-44-4+812331110019
G. Green16:112-61-40-0+131561301005
J. McRoberts16:310-10-00-2+93142220000
U. HaslemDNP – COACH’S DECISION
J. RichardsonDNP – COACH’S DECISION
B. UdrihDNP – COACH’S DECISION
Total24042-897-2425-33122941251511773116
47.2%29.2%75.8%TEAM REBS: 11TOTAL TO: 7

 

Imbattibili Warriors: rimonta dal -23. Non basta un CP3 da 35 punti.

Nella notte è arrivata la 13ª vittoria su altrettante partite per i Golden State Warriors contro i Los Angeles Clippers con un punteggio di 124-117, grazie ai 40 punti di Stephen Curry e a una “discreta” prestazione da parte di tutto il quintetto, che ha tirato con il 57% da 3 (17/30). Come al solito, a guidare la squadra della baia ci ha pensato il figlio di Dell che, con una doppia-doppia da 40+11, ha trascinato i Warriors ad una vittoria in rimonta quasi inaspettata ad un certo punto, quando i Clippers erano in vantaggio di ben 23 punti.

Per la squadra di coach Luke Walton, che ha dovuto sopperire alle assenze di Leandro Barbosa e Shaun Livingston, non ci sono stati solamente i 40 ed 11 assist del giocatore da Davidson, che ha chiuso con 11/22 dal campo ma anche 7 palle perse; anche i 25 punti di un Klay Thompson in secondo piano in quest’inizio di stagione hanno contribuito alla rimonta, insieme ai 21 di Harrison Barnes e i 19 di Draymond Green accompagnati da 9 assist e 6 rimbalzi.

Dall’altra parte invece non sono bastati i 35 ed 8 assist di Chris Paul, che era in forte dubbio fino alla palla a due a causa di una distorsione all’inguine destro, ed i 27+6+5 del solito Blake Griffin. Inoltre Doc Rivers ha dovuto riscontrare un rotazione limitata ad 8 giocatori, causata anche dall’assenza di J.J Redick che ha avuto problemi alla schiena.

L'interessantissimo scontro Green-Griffin
L’interessantissimo scontro Green-Griffin

Primo quarto abbastanza in discesa per la squadra di Los Angeles che, grazie ai 18 di Paul nel solo primo periodo, è riuscita a segnare 41 punti contro i 25 della squadra di Oakland. Nel secondo periodo i Clippers hanno amministrato il vantaggio dopo aver condotto il match anche di 23 punti, andando negli spogliatoi per il riposo lungo sul 68-54. Ma i campioni NBA tornano in partita grazie ad un Green che, calatosi nella parte di trascinatore, ne mette 13 nella terza frazione con tre triple, riducendo lo svantaggio fino al 91-85 al termine del penultimo quarto di gioco. Il quarto-quarto invece è pure poesia giocata dai Warriors: Barnes apre le danze con 8 punti consecutivi in 3 minuti e i Warriors arrivano ad un solo possesso di svantaggio sul 95-92.

Il quarto quarto magistrale giocato dai Golden State Warriors
Il quarto quarto magistrale giocato dai Golden State Warriors

Nei minuti finali gli Splash Brothers prendono il controllo della partita, aiutati anche dalla tripla di Andre Igoudala e chiudono la partita con 7 punti di margine. Momento di gloria per Steph Curry che, siglando dalla lunetta i punti 39 e 40 della sua partita, sente un debole coro “MVP! MVP!” proveniente dai tifosi di casa sbalorditi dalla prestazione del numero 30.

Come riporta un tweet di GSWStats, i Golden State Warriors sono il quinto team di sempre ad iniziare una regular season con 13 vittorie consecutive ed il primo a farlo da neo campione NBA dai Boston Celtics del 1957-58.

A fine partita Curry intervistato dalla TNT non era soddisfatto di se e della prestazione della sua squadra, specialmente dopo l’inizio lento. “Le statistiche sembrano buone ma devo giocare meglio; sicuramente non vinci il trofeo con una partita di queste, ma è un bel modo di iniziare la stagione“. Successivamente Luke Walton ha aggiunto: “Non ho mai pensato di essere fuori dal match”.

Griffin invece ha detto ad ESPN:” Questi numeri sono folli. Loro sono un team migliore di noi ma stiamo cercando di arrivare dove sono loro“, mentre coach Rivers dichiara:”Hanno sempre segnato tiri fondamentali. La loro palla ha trovato chiunque“.

I Cavs tornano al successo: 115-100 sui Bucks

Dopo 2 sconfitte consecutive i Cleveland Cavaliers di un sontuoso LeBron James riassaporano il gusto della vittoria sul parquet di casa contro i Milwaukee Bucks. Coach Jason Kidd, col ritorno di Jabari Parker e l’esordio stagionale di OJ Mayo (14 minuti anonimi per l’ex Memphis), ha potuto schierare per la prima volta il roster praticamente al completo. Non è comunque bastato agli ospiti per uscire con una W dalla Quicken Loans Arena e bissare il successo ottenuto contro Cleveland appena 5 giorni fa.

Kevin Love (22 +15) ha iniziato a martellare presto la retina avversaria, seguito a ruota da James. Fin qui nulla di nuovo sotto al sole, con l’attacco dei Cavs apparentemente ancora una volta gravato sulle spalle dei 2 uomini di maggior talento. Ma in breve tempo altri compagni hanno partecipato attivamente alle sortite offensive della squadra: James Jones e Anderson Varejao (9 punti a testa), uscendo dalla panchina, hanno dato il via alla fuga (poi decisiva) del 2° quarto, chiuso dai padroni di casa sul 63-48 dopo essere stati anche sul +21. Nel finale poi, quando i Bucks hanno provato invano a riavvicinarsi, sono stati Tristan Thompson (doppia doppia da 12+11) e JR Smith (18 con 4/8 da 3) a rendersi protagonisti delle giocate decisive, con LeBron James nell’inconsueto ruolo di spettatore non pagante (1/2 totale al tiro nell’ultimo quarto). D’altronde il Re aveva già fatto il suo in precedenza (27, 9 e 6 assist con soli 13 tiri dal campo), e il vantaggio quasi costantemente in doppia cifra è stato un morbido cuscinetto su cui (per quanto possibile) riposare.

Ma forse è più giusto dire che il suo, LeBron, lo avesse già fatto prima del match, con le sue dichiarazioni provocatorie nei confronti di alcuni compagni (senza specificare quali) che secondo lui non stavano dando il massimo. E, da buon condottiero, a fine partita ne ha subito approfittato per evidenziare il differente spirito della squadra: “Questo è il modo in cui abbiamo bisogno di giocare. Senza se e senza ma. Credo che abbiamo risposto alla chiamata su ciò di cui abbiamo discusso. Stiamo solo provando a migliorare

I Bucks si sono aggrappati per tutto il match a un fantastico Giannis Antetokounmpo, autore di 33 punti (career high) conditi da un incredibile 12/15 dal campo. La performance acquista ancora più valore se pensiamo al fatto che il più delle volte il giovane greco è stato accoppiato allo spauracchio col numero 23. Prestazioni confortanti sono arrivate da quasi tutti i titolari (Greg Monroe ha chiuso con 17 punti, il rientrante Parker ha ritoccato il massimo stagionale a quota 14), mentre ha steccato del tutto Michael Carter-Williams, unico nello starting 5 a finire in singola cifra di punti (9), e autore di alcune sanguinose palle perse (saranno 5 alla fine) nei minuti conclusivi che hanno di fatto vanificato l’ultimo sforzo di Milwaukee per rifarsi sotto col punteggio.

Per entrambe le squadre è previsto un giorno di riposo prima delle insidiose sfide di sabato sera: i Bucks continueranno gli scontri diretti con gli avversari della Central Division volando a Indianapolis per affrontare i Pacers, mentre gli uomini di coach David Blatt se la vedranno tra le mura amiche con gli Hawks, nella riedizione della scorsa finale di conference.