23 punti per Thomas, i Celtics battono Atlanta

Vittoria a sorpresa dei Boston Celtics contro i più quotati Atlanta Hawks, portando così il proprio record sul 4-4. La partita per la squadra di Brad Stevens ha giocato su un buon ritmo, aggiustando l’iniziale imprecisione al tiro di inizio partita nella seconda parte di gara.

Per i biacoverdi grande prestazione del playmaker Isaiah Thomas, autore di 23 punti e 10 assist “Abbiamo dovuto giocare al massimo per poter vincere, soprattutto dopo la fatica che abbiamo fatto per segnare nel primo tempo” spiega il coach Stevens “Però abbiamo giocato davvero bene in tutte le zone del campo e una volta che abbiamo iniziato a segnare siamo andati bene. E’ stata una buona partita per noi”.

Per gli altri giocatori biancoverdi sono da segnalare le buone prove di Sullinger (10 punti e 10 rimbalzi) e Johnson (19 punti) in attacco, mentre per gli Hawks da segnalare l’assenza in panchina del proprio coach Mike Budenholzer, rimasto ad Atlanta per un’emergenza famigliare.

A decidere la vittoria per Boston è stata la capacità del suo coach di tenere la squadra ordinata nel momento di rimonta della squadra avversaria. “Siamo rimasti composti” spiega Thomas “Loro hanno fatto la loro rincorsa, ma noi non ci siamo fatti prendere dal panico”.

Per Atlanta non sono bastati i 14 punti e 8 rimbalzi di Paul Millsap e i 13 di Al Horford Semplicemente non abbiamo giocato molto bene” commenta Korver “Abbiamo fatto errori che fanno male e che questo è abbastanza frustrante. Ci eravamo messi nella posizione per vincere”.

Per Boston, dopo aver riportato il proprio record in parità (4-4), ci sono gli Oklahoma City Thunder, mentre Atlanta è chiamata al pronto riscatto contro Utah.

https://www.youtube.com/watch?v=eQNpWp_nmb4

Valanciunas e Derozan portano la vittoria ai Raptors, troppe assenze per i Pelicans

Toronto si presenta alla partita con i Pelicans con un ottimo record composto da 6 vittorie e 3 sconfitte, da rafforzare aumentando la costanza dei risultati della squadra. New Orleans arriva in Canada dopo un pessimo avvio di regular season: soltanto una vittoria contro i Mavericks e le restanti 7 partite risultano sconfitte. All’Air Canada Center ci sono diverse assenze: per la squadra di casa mancano James Johnson e Terrence Ross, mentre per gli ospiti non sono scesi sul parquet Anthony Davis, Norris Cole, Tyreke Evans, Quincy Pondexter e Kendrick Perkins. 

New Orleans riesce a reggere bene il colpo contro la solida squadra canadese durante il primo tempo, più precisamente durante il primo quarto, quando la squadra allenata da Coach Gentry va in vantaggio di 4 punti. Lo stesso divario viene recuperato dai Raptors nel tempo rimanente all’intervallo e i giocatori tornano nello spogliatoio in parità. A partire dal 25esimo minuto di gioco il ritmo partita cambia completamente. Nel terzo quarto Kyle Lowry segna un paio di triple fondamentali e i Raptors iniziano a prendere vantaggio su NOLA. Derozan schiaccia su alley-oop del suo numero 7, rendendo più facile la ricerca di una foto simbolica di questa partita con un’azione difficilmente dimenticabile in poco tempo.

L’MVP della partita lo assegniamo sicuramente a Jonas Valanciunas. L’assenza di Anthony Davis sotto canestro e le difficoltà difensive di Ajinca gli permettono di mettere su numeri e un apporto fisico importanti per la propria squadra. Il lituano conclude il match con 20 punti e 10 rimbalzi, realizzando la quinta doppia doppia della sua stagione. Eric Gordon realizza 30 punti, Jrue Holiday, sulla buona strada di un pieno recupero del minutaggio originiario dopo l’infortunio segna 19 punti con ottime percentuali al tiro. Cattive percentuali e grandi difficoltà in difesa fanno sì che Toronto allunghi il parziale fino a ottenere la settima vittoria della stagione. I Raptors continuano il proprio momento positivo nonostante qualche assenza e si lanciano all’inseguimento di Cleveland e Atlanta, nell’attesa della trasferta californiana contro i Sacramento Kings di Rondo e Cousins in gran forma. New Orleans colleziona un’altra sconfitta ma non abbandona le speranze e si prepara per la sfida al Madison Square Garden con i New York Knicks, in attesa del ritorno del numero 23, Anthony Davis.

Lowry contro Douglas
Lowry contro Douglas

Per NBAPassion.com
Giulio Scopacasa

 

Bosh torna straripante, Miami piega Utah

ritorno Chris Bosh

I Miami Heat battono gli Utah Jazz e continuano a migliorare il proprio record (6-3), iniziando a gettare basi molto interessanti per il proseguo della stagione.

A dominare la scena è stato Chris Bosh, autore di 25 punti, 8 rimbalzi e 4 stoppate da urlo, di cui una decisiva nelle fasi finali della partita. Spoelstra, in assenza di Wade a causa del figlio ricoverato in ospedale (nulla di grave per lui), schiera nel quintetto iniziale Josh Richardson nel backcourt affianco a Goran Dragic, il quale lo ripaga con 8 punti in 21 minuti, grazie ad un buon 3 su 5 dal campo.

Tuttavia, la vera sorpresa per la squadra della Florida è stato Tyler Johnson, possibile capolavoro estivo di Pat Riley all’ultimo draft. Il prodotto di Fresno, undrafted lo scorso giugno e poi firmato dagli Heat durante la summer league di quest’estate, sta mostrando dei segnali interessantissimi per il futuro, come dimostrano i 17 punti messi a segno contro Utah.

Anche i compagni di squadra riconoscono il grande lavoro che sta facendo il ragazzo, come dimostrano le parole di Chris Bosh “Tyler è impressionante, può giocare. Ha svolto un grande training camp e lavora duramente ogni giorno, lavorando sulle sue debolezze. Ha iniziato letteralmente dal basso e si sta facendo spazio per un ruolo molto importante in questa squadra”. Lo stesso Pat Riley gongola e si gode il ragazzo “Ora c’è, è quello che gli ho detto anche io ‘Gioca, te non sei più la terza guardia’ e noi crediamo in lui”.

Tra gli altri giocatori di Miami meritano menzione i 14 punti di Dragic ed i 9 di Whiteside, con quest’ultimo che ha aggiunto 14 rimbalzi (di cui 11 difensivi) e 5 stoppate.

Per Utah invece non bastano le buonissime prestazioni di Favors (25 punti e un buonissimo 10 su 18 dal campo, 12 rimbalzi 3 7 stoppate), Alec Burks (24 punti uscendo dalla panchina) e Gordon Hayward (24 punti e 11 rimbalzi). Per la giovane squadra la crescita sembra essere continua e i tifosi possono sognare un grande futuro per la prossima franchigia, da troppi anni fuori dai vertici della lega.

https://www.youtube.com/watch?v=ecWrECN5PwI

Indiana bissa su Boston, Paul George sempre più formato MVP

Gli Indiana Pacers bissano il successo contro i Boston Celtics vincendo per la seconda volta nel giro di una sola settimana contro i biancoverdi e lanciando chiari segnali in vista della corsa playoff.

Nel match giocato al TD Garden Indiana guida a larghi tratti il match, ma Boston ha il merito di non mollare e di saper rientrare in corsa a più riprese nel corso del matchIn generale la partita è stata molto fallosa, con ben 63 tiri liberi tirati dalle due squadre.

Quello che ha fatto la differenza tra le due squadre è stata la prestazione maiuscola di Paul George, dominatore con 26 punti e 10 rimbalzi che però non raccontano fino in fondo il peso dei canestri, segnati nei momenti chiave del match.

Per i Celtics invece si tratta di un brutto stop, mostrando di non aver ancora trovato il giusto equilibrio tra first e second unit. Tra i più positivi per la squadra di Brad Stevens bisogna registrare Evan Turner, autore di alcuni canestri provvidenziali che avevano ricucito lo strappo a metà partita, prima che venisse poi riaperto da un Paul George scatenato e autore di 9 punti in un solo minuto durante il terzo quarto.

Le notizie negative per i Celtics non si fermano solamente alla sconfitta in casa: infatti dagli altri campi arriva la prima vittoria dei Nets contro i Rockets, che si smuovono così dai bassifondi della classifica penalizzando indirettamente quindi Boston, proprietaria della prossima scelta al draft della squadra del sobborgo newyorkese.

https://www.youtube.com/watch?v=cBLHUl1eCCc

 

Gli Spurs passano a Portland grazie alla loro panchina

Al Moda Center di Portland, Oregon, si sono affrontati i Trail Blazers e i San Antonio Spurs, del grande ex LaMarcus Aldridge. Il clima era già caldissimo prima dell’inizio della gara: durante la presentazione delle squadre, infatti, Aldridge è stato inondato di fischi da parte del pubblico del palazzetto, il quale ha fatto capire al suo ex pupillo come non abbia affatto gradito la scelta di lasciare Portland quest’estate.

La partita è molto combattuta nel primo quarto, dove i padroni di casa riescono inizialmente a prendere il largo grazie alle solite giocate del duo Lillard e McCollum, capaci di trascinare la propria squadra sul +8. Gli Spurs, però, hanno un’arma in più in uscita dalla panchina. Il trio Ginobili, Diaw e Mills, coadiuvato da Aldridge e Leonard, ricuce immediatamente lo svantaggio e addirittura si porta sulla doppia cifra di vantaggio (+12 alla fine del primo tempo). I texani, con la second-unit in campo, riescono maggiormente a muovere il pallone e giocano una pallacanestro divina. Infatti, sui 17 canestri segnati dalla squadra di Popovich nei primi due quarti, ben 11 sono arrivati da un assist di un compagno, tirando con il 56% dal campo.

Ancora una volta, però, i Trail Blazers, guidati dai soliti due infermabili piccoletti, riescono a pareggiare l’incontro nel terzo quarto, sfruttando le debolezze difensive di Tony Parker che, nonostante abbia rincorso Lillard per tutto il parquet, non è mai riuscito a fermarlo.

A questo punto coach Popovich ricorre di nuovo alla second-unit, che, per la seconda volta, riesce a realizzare un parziale che riporta avanti gli Spurs. Inoltre inizia a carburare anche Aldridge, il quale, non intimorito dai fischi, segna dei jumpers molto importanti e incrementa considerevolmente i suoi punti a referto (saranno 23 alla fine). Anche Leonard dà il suo contributo, nonostante la tanta paura per una bruttissima caduta dopo una schiacciata monstre. L’MVP delle finali del 2014 si dimostra sempre più una minaccia offensiva imprendibile per le difese e, per la quarta volta consecutiva, realizza 20 o più punti in una partita.

Nel finale gli Spurs controllano la gara fino al termine, aggiudicandosi la vittoria per 113-101. Da segnalare un brutto infortunio alla spalla per Myers Leonard: durante un tagliafuori per un rimbalzo offensivo dopo un tiro libero di un suo compagno, si è scontrato con il suo omonimo Kawhi e ha riportato la lussazione dell’articolazione, che lo ha costretto ad abbandonare i suoi.

TRAIL BLAZERS

Cosa ha funzionato: Il duo Lillard-McCollum è l’unico che riesce a dare una scossa in attacco. Insieme hanno segnato 43 punti, quasi la metà di tutti i punti realizzati da Portland. Un calo di forma di uno di loro sarebbe fatale per le sorti della squadra.

Cosa non ha funzionato: In estate la squadra ha perso quasi tutti i titolari della scorsa stagione e, per questo motivo, il roster si è accorciato parecchio. La panchina ha sofferto tantissimo la second-unit avversaria, concedendo dei parziali irrecuperabili.

SPURS

Cosa ha funzionato: Aldridge e Leonard sono stati fantastici, ma ancora di più lo è stato l’apporto della panchina. Ginobili, Diaw e Mills insieme hanno un plus/minus rispettivamente di +14, +11 e +14. Senza di loro la partita sarebbe potuta andare diversamente. Nel complesso, però, tutti hanno dato il loro contributo, con ottime percentuali al tiro: ogni giocatore sceso in campo ha tirato con almeno il 50%, ad eccezione di David West (40%).

Cosa non ha funzionato: Rimane ancora da capire il perchè ci siano dei cali di concentrazione, con conseguente carestia offensiva. Ad un certo punto della gara, con gli Spurs in pieno controllo, i texani si sono fermati, lasciando rientrare in partita i padroni di casa. Popovich deve lavorare soprattutto sul piano mentale.

MVP DELLA PARTITA: Manu Ginobili. I numeri (14 punti, 5 rimbalzi e 3 assist in 22 minuti) non sono sufficienti per descrivere la partita perfetta dell’argentino. Sembra tornato quello di una volta, capace di portare la sua genialità in campo e far girare al meglio tutta la squadra.

PEGGIORE IN CAMPO: Mason Plumlee. Non sfrutta i suoi centimetri nel pitturato e soffre tremendamente gli attacchi dei lunghi avversari. Inoltre deve migliorare decisamente la sua meccanica di tiro ai liberi.

TABELLINO

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Per NBA Passion,

Giuseppe Fagnani (@dartfagnans)

Zeller all’ultimo, Knicks battuti

Il percorso sin fin apprezzabile di New York subisce una battuta d’arresto a Charlotte, che supera gli avversari anche in graduatoria issandosi all’ottavo posto (ma con una partita in meno).

Tra i primi cinque per i Knicks si rivede Afflalo, che parte subito motivato e infila tre canestri nei primi cinque minuti della gara. Il tiratore ex-Denver propizia il vantaggio ospite insieme al lettone Porzingis, vera rivelazione di inizio stagione malgrado le perplessità (eufemismo) del pubblico della Grande Mela. Gli Hornets però non sono scesi in campo per fare da sparring partner, e grazie all’apporto delle proprie ali Batum e Jefferson riescono a chiudere il primo parziale sotto solo di nove lunghezze.

Porzingis, molto bene fino ad ora come impatto
Porzingis, molto bene fino ad ora come impatto

Ad inizio della seconda frazione New York prova a scappare grazie a due conclusioni vincenti di Grant, ma Charlotte non si fa spaventare e grazie alla sinergia tra i due Jeremy (Lin e Lamb) riescono a ricucire il margine e pervengono al pareggio con una bomba di Hairston su assist di Hawes. Gli arancio-blu si riportano avanti grazie alla vena di Calderòn e al talento di Anthony, ma sospinti da Batum e Kemba Walker gli Hornets sono nuovamente sotto, e anzi si portano avanti prima con lo stesso giocatore francese e poi con il jumper di Jefferson a 53’’ dalla pausa lunga, a cui si arriva sul 49-47.

Come la sera prima, anche in questa occasione ‘Melo esce caldo dagli spogliatoi realizzando dieci punti in tre minuti, ma ancora una volta il duo Walker-Batum gli oppone fiera resistenza. Calderòn è ancora impagabile scudiero del prodotto di Syracuse, e quando entrambi escono il testimone viene rilevato da O’Quinn e Grant, ed è proprio il primo a servire l’assist ad Amundson per il layup del 79-69 New York a fine terzo periodo.

Charlotte però dimostra ancora una volta di avere, nelle serate di grazia, una pericolosità diffusa che gli avversari ancora devono sviluppare. Prova ne sia l’ingresso di Lamb, Lin e Zeller che ancora una volta cambia volto alla partita: la mira New York si appanna, mentre dall’altra parte il back-court cattura rimbalzi nella metà campo difensiva e segna con continuità in quella offensiva, riequilibrando le sorti della sfida. Gli ultimi tre minuti sono sul filo: i Knicks pareggiano due volte e due volte Linsanity segna un nuovo vantaggio per i suoi, Afflalo impatta nuovamente ed entrambe le compagini difendono meglio di quanto attacchino, fino a quando Zeller scarta il regalo di Santa Lucia in netto anticipo, segnando il layup del definitivo 95-93 a un secondo dalla fine.

Vincono gli Hornets con una sontuosa prestazione di squadra, trovando contributo da parte di tutti. I Knicks hanno condotto una gara gagliarda nonostante il back-to-back: vero, Toronto e Charlotte non sono proprio a un passo, come distanza, ma è altrettanto evidente che proprio per questo servirà che la second unit produca di più e che tutti gli elementi del quintetto base (vedi Robin Lopez, stasera etereo) siano continui. Il campionato è lungo, tempo ce n’è.

Knicks sul filo, i Raptors cadono in casa

De Rozan in azione
De Rozan in azione

Il match all’Air Canada Center di Toronto vede i padroni di casa opposti ai Knicks, al momento una delle rivelazioni del campionato. I newyorchesi mettono energia nel match sin dalle prime battute, creando un grande numero buoni tiri e catturando molti rimbalzi, tanto difensivi quanto offensivi.

Anthony preferisce inizialmente lasciare le luci della ribalta al duo di lunghi Porzingis-Lopez, senza tuttavia disdegnare una conclusione quando di presenta. Dal canto loro i canadesi rispondono colpo su colpo grazie ai punti provenienti dal back-court, tant’è che per due volte di fila DeRozan spaniera su assist di Lowry.

Il primo quarto si chiude avanti di sette lunghezze per gli ospiti, ma è nel secondo periodo che gli attacchi si scatenano (finirà non a caso 36-35): Lowry ricuce, Valanciunas porta avanti i Raptors, ma Galloway prima e un furoreggiante Melo dopo rimettono i Knicks sulla strada giusta. Il lungo lituano però non si arrende, costituisce un costante pericolo per gli arancio-blu, ma è ancora Anthony a caricarsi i suoi sulle spalle con otto punti di fila nell’ultimo minuto prima dell’intervallo, coadiuvato da un eccellente Porzingis.

Il leader di New York è in trance agonistica, e alla prima azione del secondo tempo segna il +10 da dentro l’arco. Toronto ancora una volta rialza la testa, e comincia a martellare sotto canestro unendo l’esperienza di Scola alla vitalità di Valanciunas, i Raptors cavalcano i propri lunghi titolari e pian piano riprendono forza tutti. La second unit dei Knicks non riesce a giocarsela, va sotto ma trova un O’Quinn dal sangue freddo che realizza i punti che tengono ancora a galla i suoi e serve l’assist a Early per il -2.

L’ultima frazione è un testa a testa, perché al nuovo vantaggio firmato Galloway e Grant rispondono DeRozan e Johnson. I titolari di New York rientrano ma il vero un asso nella manica di coach Fisher è Lance Thomas, che con un layup e quattro liberi di fila rimette margine tra i suoi e gli avversari. Siamo alla stretta finale: Joseph segna da tre, ma il -1 Toronto dura due secondi, il tempo per Galloway di subire fallo e segnare dalla lunetta.

Finisce 111-109 per i Knicks, che mostrano segnali di miglioramento rispetto all’anno passato, anche se la strada è ancora lunga.

https://www.youtube.com/watch?v=ATyF59jtQYk

I Celtics espugnano Milwaukee con una grande prestazione di squadra

Prima della palla a due, Boston si presenta al BMO Bradley Harris Center, con un record 2-3 e l’ultima vittoria importante contro i Washington Wizards. I Milwaukee Bucks dal loro canto possono vantare 4 vittorie consecutive ed un record di 4-3. Piccola nota: entrambe affrontano la prima partita di un back to back che si chiuderà domani. I Boston Celtics entrano in campo con qualche minuto di ritardo, concedendo molti punti nel pitturato durante i primi 4 minuti di gioco. Il parziale 0-8 viene firmato da Greg Monroe (10 P e 6 R – 1° qt) che, lasciato solo, prende rimbalzi e segna canestri. Poi la difesa bianco-verde si ricorda di esistere e i bucks hanno la brutta idea di cominciare a giocare individualmente, segnando pochi canestri dalla media/lunga distanza. Dall’altra parte Olynyk (7 punti in 5 minuti) e Sullinger invece continunano a segnare i piazzatti concessi dalla difesa. Il primo quarto si chiude in parità (24-24) ed é tutto frutto della difesa di Boston, la quale si stringe, rendendo impossibile la circolazione di palla.

Il secondo quarto vede in campo le seconde linee da entrambe le parti e questo avvantaggi i tiri da lontano da parte dei ragazzi di coach Stevens. Poi, i troppi errori al tiro e nella gestione dei possessi riavvicinano le due squadre, finendo il primo tempo 46-42 per gli ospiti. I ragazzi di Jason Kidd invece, tirano complessivamente con un pessimo 26% nei secondi 12 minuti del match, ma rimangono a contatto grazie ad un Monroe da 14 punti e 11 rimbalzi.

Milwaukee ritorna in partita nel secondo tempo e rimane a pochissimi punti di distacco per parecchi minuti, poi un parziale di 16-0, creato dalla difesa della squadra del Massachussets, fa concludere il terzo quarto 30-17 a loro favore con il tabellone che recita il punteggio parziale di 76-59. 31% dal campo per i Bucks che trovano un lume di speranza nel solo Greak Freak ( 8 punti nel quarto), ma che soffrono del mancato apporto sotto canestro dell’ex-Pistons.

L’ultima frazione é sepmlice formalità, il distacco viene ridotto solo per pochi istanti in cui Milwaukee sembra intenzionata a risalire, ma é subito rimessa al suo posto dall’ottimo periodo di Isaiah Thomas che, pur tirando malissimo per tutta la serata, raggiunge comunque i 20 punti. 99-83 il finale. Dalla parte di Boston possiamo citare la difesa perfetta in alcuni momenti di gara, mentre dell’altro lato c’é da sottolineare la pessima prestazione di Middleton che, pur essendo chiaramente in serata no, viene tenuto in campo più dei suoi compagni per un totale di 37 minuti. Segnali positivi invece per Jabari parker che registra 8 punti e 8 rimbalzi in 23 minuti e sembra sulla buona strada per ritornare al massimo della forma.

É la partita delle sorprese per i Celtics, il quale trovano le ottime prestazioni di eroi inattesi, quali: Olynyk 11 punti, Sullinger doppia-doppia 11+10, Lee 13+5, Turner 13+5+6 e 7 punti e 7 rimbalzi in 18 minuti per il rookie  RJ Hunter.

Prossimi impegni: Boston vs Indiana stanotte, alle ore 1:30 e Milwaukee @ Denver stanotte, alle ore 3:00.

Highlights della gara:

Un buon Belinelli non basta, gli Spurs vincono a Sacramento

E’ stata una partita combattuta fino all’inizio del quarto periodo quella tra i Sacramento Kings (1-6) e i San Antonio Spurs (4-2). Il punteggio finale di 106-88 è frutto di un’accelerazione nell’ultimo quarto da parte dei texani, che, grazie alle grandi doti realizzative delle loro star, sono riusciti a portare a casa la vittoria.

La chiave di questo successo degli Spurs è stata sicuramente la grande concretezza offensiva di Kawhi Leonard, autore di 24 punti, tirando con il 77% dal campo (10-13) e il 75% da tre punti (3-4). Inoltre la difesa degli speroni ha saputo contenere benissimo la minaccia offensiva più pericolosa dei Kings, ovvero DeMarcus Cousins, al rientro dopo il brutto infortunio al tendine d’Achille. Cousins è sembrato molto nervoso, oltre che molto impreciso al tiro (5-20 dal campo) e non è stato in grado di trasmettere alla sua squadra la leadership di cui aveva bisogno. A reggere le redini dei padroni di casa ci ha pensato, quindi, Marco Belinelli, l’ex tanto atteso dai tifosi degli Spurs e da tutti i tifosi italiani. La guardia ha giocato una partita molto convincente, condita da 17 punti (7-13 dal campo) e 5 assist, contribuendo, e non poco, a tenere il passo degli Spurs per 3 quarti di gioco.

Nell’ultimo periodo si è scatenata la furia texana: grazie ad una solidissima difesa, capace di reggere l’urto sotto canestro e di forzare tantissime palle perse all’attacco avversario, gli Spurs aumentato il loro vantaggio, fino a quel momento molto risicato, e si portano addirittura sul +22, aiutati da tanti punti in contropiede di Mills (fino a quel momento molto impreciso al tiro) e Leonard. Inoltre anche LaMarcus Aldridge inizia a prendere confidenza con il canestro e a segnare con continuità, senza lasciare scampo ai poveri Kings.

Gli ultimi minuti di garbage time sono utili solamente per far scorrere il tempo, senza nessuno squillo in particolare e così la gara termina con la vittoria degli ospiti.

KINGS

Cosa ha funzionato: Le uniche due note liete della serata sono Marco Belinelli e Omri Casspi. Senza loro due il punteggio sarebbe potuto essere molto più pesante.

Cosa non ha funzionato: Rudy Gay è sempre più un oggetto misterioso. Alterna delle buone prestazioni a delle partite giocate in maniera pessima, come quest’oggi. Molle in difesa (Leonard gli segna 10 tiri in faccia su 13 tentativi) e molto impreciso in attacco (5-15 al tiro per soli 10 punti). Il suo plus/minus terrificante (-31) parla da solo.
Rajon Rondo, invece, dopo un inizio promettente (4-4 al tiro nei primi 4 tentativi), si spegne col passare dei minuti (George Karl lo ha fatto giocare per tutti e 48 i minuti), realizzando 12 assist, ma con ben 9 palle perse.

SPURS

Cosa ha funzionato: Kawhi Leonard è sempre più il perno dell’attacco degli speroni. Su di lui si basa il presente e il futuro della franchigia, assieme a LaMarcus Aldridge, che pian piano sta prendendo confidenza con gli schemi di coach Popovich. La difesa, inoltre, è solidissima, nonostante non ci sia un vero rim protector, concede veramente pochi canestri nel pitturato.

Cosa non ha funzionato: Andando a cercare il pelo nell’uovo, Danny Green è stato un po’ fuori dalla gara. Ha lavorato sì molto in difesa, realizzando delle ottime giocate, ma è stato quasi inesistente in zona offensiva, dove ha tentato solamente 6 conclusioni, realizzandone 2.

MVP DELLA PARTITA: Kawhi Leonard.

PEGGIORE IN CAMPO: Rudy Gay.

TABELLINI

Spurs-Kings-boxscore

Per NBA Passion,

Giuseppe Fagnani (@dartfagnans)

I Thunder tornano loro stessi: i Suns cedono 124-103

 

Gli Oklahoma City Thunder sono tornati loro stessi per una notte. Quella della scorsa notte è stata veramente una partita incredibile da parte di tutto il roster, a cominciare da una panchina a tratti sonnecchiante nel primo tempo ma che a cavallo tra il terzo e il quarto quarto riesce a chiudere la partita. La squadra di coach Billy Donovan segna 124 punti subendone 103, all’interno della partita tira con il 52% dal campo, 61% se si considerasse solo il secondo tempo e chiude la partita con un quarto quarto da 75% “È molto dura recuperare una squadra che tira così bene quando si ritrovano con il giusto vantaggio da non avere pressione, quando sembra che gli entrino tutti i tiri” ha dichiarato il coach dei Phoenix Suns Jeff Hornacek “Ci hanno messo fuori dalla partita”.

Impressionanti sono anche i numeri con cui ha cominciato la regular season Russell Westbrook: la guardia infatti viaggia con oltre 26 punti, 7 rimbalzi e quasi 11 assist a partita, mettendo a segno 10 o più assist in cinque delle sette partite fino ad ora disputate e guida la classifica NBA in questo campo. Westbrook in questo inizio di stagione sta giocando a tutto tondo, riuscendo anche ad essere decisivo a rimbalzo grazie alla sua esplosività. A proposito dei suoi rimbalzi si è espresso Hornacek: “Quando fa un tiro, nel momento in cui tocca terra, corre immediatamente a rimbalzo. Ne ruba treno quattro ogni sera in questo modo…basta essere senza sosta e volere la palla!”.

Oltre al play, per i Thunder grande prestazione anche di Kevin Durant, che mette a segno 32 punti conditi da 11 rimbalzi. Nota dolente per i Thunder è invece la difesa, che continua ad avere troppe falle nonostante le 23 palle perse: infatti in sei delle sette partite disputate Durant e compagni hanno subito almeno 100 punti, che diventano 103 se si dovessero considerare solo le sconfitte. Sarà sicuramente questo ciò che Donovan dovrà sistemare con maggior urgenza in vista della post-season. La retroguardia di Oklahoma infatti risulterebbe molto competente se si considerasse la difesa individuale: infatti i giocatori di Oklahoma sono bravissimi nel creare palle perse (siano esse rubate o stoppate), ma peccano in un sistema difensivo che permetta loro di mantenere nella propria metà campo una costanza.

Resta comunque molto importante l’impatto che hanno avuto tutti gli altri giocatori, in particolare Enes Kanter e Dion Waiters: il lungo ha messo a segno 21 punti con uno straordinario 9-10 dal campo; mentre la guardia invece ne mette 19 con 6-9 dal campo e 2-3 da tre punti.

Per Phoenix invece continua il buon inizio di stagione di Eric Bledsoe, che ha infilato 28 punti e servito 11 assist. Tuttavia la guardia dell’Arizona viene leggermente a mancare nella seconda metà di gara, dove tira sì con il 50%, ma si prende solamente 6 tiri. Come ha successivamente dichiarato Russell Westbrook, ciò che ha permesso ai Thunder di congelare la partita dal terzo quarto è stata la grande difesa sul pick and roll, che ha di fatto messo quasi fuori dalla partita il numero 2 dei Suns, fino a quel momento unica vera insidia per Oklahoma. Pe la guardia inoltre bisogna segnalare i 20 punti messi a referto solo nel solo primo quarto, raggiungendo il suo massimo in carriera.

Per quanto riguarda il resto della squadra invece, veramente male lo starting five dei Suns che, Bledsoe a parte, subisce dei passaggi a vuoto giganteschi che permettono più volte la fuga di Oklahoma: se infatti il primo quarto di Eric è caratterizzato da un 6-7, quello del resto del quintetto è un 4-18.

Nel prossimo match Phoenix ospiterà i Clippers, mentre Oklahoma viaggerà ad Est per affrontare i Washington Wizards.

Per Nba Passion,

Federico Sarchi

https://www.youtube.com/watch?v=JrZrgohVuBY

 

Pistons-Trail Blazers: Drummond-Jackson show e Detroit sogna

Reggie Jackson.

La franchigia rivelazione di questo avvio di stagione, i Detroit Pistons, colpisce ancora: 120 a 103 contro i Trail Blazers e record imposto sul 5-1. Nella scorsa stagione per leggere il 5 affianco alla parola “Win”, abbiamo atteso 24 partite, qualcosa è cambiato: che possa essere la trade che ha portato a Milwaukee Monroe? Chi lo sa, in attesa di una risposta ci godiamo le giocate della squadra del Michigan: capitanate da un incredibile Drummond e, per l’occasione, da Reggie Jackson.

Kareem Abdul Jabbar, Wilt Chamberlain e Andre Drummond – No, non stiamo paragonando il centro dei Pistons alle due leggende precedentemente citate ma nella vittoria della scorsa notte, il ragazzo del Vernon ha fatto segnalare la terza partita (su 6) con almeno 20 punti ed altrettanti rimbalzi, prima di lui ci erano riusciti soltanto quei due mostri sacri nominati prima. Se estendessimo la ricerca a tutte le squadre dell’NBA, scopriremmo che solamente Dwight Howard è stato in grado di fare una prestazione di tale livello. L’avvio di stagione di Drummond ha stupito veramente tutti, addetti ai lavori e non, se dovesse continuare a tenere questo ritmo, il team di Detroit potrebbe togliersi diverse soddisfazioni in quest’annata. Mina vagante.

Reggie Jackson punisce i Blazers – Nella grande vittoria dei Pistons, a rubare la scena (insieme ad Andre) ci ha pensato Reggie Jackson autore di 40 punti, 24 dei quali nell’ultima frazione di gioco (sui 41 totali). Il ragazzo sta crescendo molto e molto bene ed il nuovo contratto da 16 milioni a stagione per i prossimi 5 anni sembra averlo stimolato e non poco. Damien Lillard non è stato in grado di reggere l’onda d’urto della point guard di Detroit che, in attesa del ritorno di Jennings, si coccola il suo giocatore.

Damien, tutto da rifare – A nulla è servita la doppia-doppia di Damien Lillard e la buona prestazione, condita da un 100% dal campo, di Allen Crabbe, la folla giunta al Moda Center è rimasta piuttosto delusa dalla prova dei propri beniamini. La franchigia non ha comunque iniziato malissimo la stagione (4-3), soprattutto considerando le aspettative che c’erano nei confronti del team dopo l’addio di Lamarcus Aldrige e le trade di Batum e Matthews, sostituiti con giocatori di sicuro avvenire ma sicuramente non pronti ad infrangere record in questa stagione. E, invece, la squadra ha reagito piuttosto bene, grazie anche a McCollum (18 punti): nella durissima e selvaggia Western Conference sarà veramente difficile centrare un piazzamento nei play-off ma, se ci sarà un’opportunità, i Trail Blazers si faranno trovare pronti.

Vittoria Knicks nella notte del saluto di Bryant

Il match di ieri sera tra New York Knicks e Los Angeles Lakers potrebbe essere stata anche l’ultima apparizione di Kobe Bryant al Madison Square Garden, come testimonia il lungo abbraccio con Carmelo Anthony a fine partita.

A vincere è stata la squadra di casa per 99-95, grazie ad un parziale di 11-0 nella seconda metà di gara, dopo che nei primi due quarti le due squadre avevano tirato con % piuttosto basse (41% per i gialloviola, addirittura il 35% per la squadra di casa).

Nonostante l’inizio difficoltoso per Melo e compagni, i Lakers non hanno mai dato l’impressione di poter scappare con qualche parziale, anche perché New York dimostrava (nonostante le difficoltà al tiro) una buona aggressività e circolazione palla.

Dopo il pessimo inizio di campionato, José Calderon era stato messo in forte discussione dall’opinione pubblica, che riportava addirittura qualche voce di una possibile sua sostituzione dal quintetto titolare. Il play spagnolo ha saputo reagire nella gara di ieri, realizzando 14 punti (con 6 su 12 dal campo) e raggiungendo per la prima volta in stagione numeri accettabili per un giocatore del suo calibro.

Oltre a Calderon, anche Robin Lopez e Langston Galloway hanno realizzato 14 punti, riuscendo così a trascinare i Knicks alla vittoria che interrompe una striscia negativa di 3 sconfitte consecutive e che permette di ottenenere la prima vittoria casalinga dopo sette mesi.

Il top scorer per la squadra di Derek Fisher rimane come sempre Carmelo Anthony, autore di 24 punti (anche se con un tutt’altro esaltante 8 su 20 dal campo) e protagonista di una dedica al suo amico-avversario Kobe Bryant “Gliel’ho detto, non sarà più lo stesso quando se ne andrà. Mi ha aiutato nel corso della carriera, era la persona con cui parlavo, senza di lui non sarà più lo stesso”.

Per Kobe la gara di addio dal celebre stadio lo ha visto protagonista di 18 punti, tirando con un 6 su 18 “Sono stato molto fortunato a giocare in questo edificio, molto molto fortunato. Mi ricordo la mia prima partita qui, non sapevo cosa diavolo aspettarmi e cosa fare. Essere qui 20 anni dopo è qualcosa di grandioso”.

Tra i suoi compagni di squadra, Clarkson chiude con 10 punti dopo un buon avvio (chiuderà alla fine con un 4 su 13 dal campo), mentre gli altri due giovani della squadra Randle e Russell hanno finito la partita entrambi con 6 punti.

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