Un sontuoso Griffin spazza via i Kings, autori di un ottimo quarto periodo

Ieri notte alla Sleep Train Arena è andato in scena il primo derby californiano della stagione. I Sacramento Kings hanno ospitato i Los Angeles Clippers, squadra che può vantare uno tra i roster più solidi dell’ intera Lega.

Le due franchigie hanno subìto un profondo rinnovamento durante il periodo di free-agency, e anche per questo, il match ha creato molte aspettative, sopratutto tra i tifosi della squadra di casa.

Nonostante un ottimo quarto periodo, i Kings ne usciranno sconfitti per 111-104.

Coach Karl schiera dal primo minuto Kosta Koufos in posizione di 5, con Cousins da 4 per poter sfruttare al meglio il suo nuovo gioco dal perimetro e avere un lungo a rimbalzo offensivo. L’ altro esterno è Rudy Gay e in posizione di guardia il giovane Ben McLemore, tutti guidati dalla regia di Rajon Rondo.

Dall’ altra parte i corsari di Los Angeles partono con il loro quintetto classico: Paul a servire Griffin e Jordan; JJ Redick e la novità Lance Stephenson in posizione di esterno.

Il match parte in sordina sopratutto per quanto riguarda il gioco dei padroni di casa. La costruzione degli schemi offensivi è lenta nelle mani di Rondo; nei primi 4 minuti colleziona 5 palle perse che causano un primo parziale negativo di 13-4 in favore dei Clippers. Stephenson parte on fire, seguito dal solito Griffin, chirurgico nei long-two shots.

A sollevare le sorti dei Kings ci prova l’ uomo franchigia DeMarcus Cousins che mette a segno una tripla. E’ semplicemente il suo nuovo modo di giocare; nulla può sotto canestro contro i lunghi avversari (almeno nel primo tempo) e preferisce cercare tiri con spazio che molto spesso trovano il fondo della retina (4/5 da 3 a fine partita).

Sul 23-12 Karl decide di dare spazio alla second unit, facendo entrare Belinelli, Casspi e Collison. E’ subito tripla per il bolognese e anche Collison si dimostra molto più ispirato e attivo di Rondo, con penetrazioni dalle quali nascono falli e buoni tiri per i compagni.

Il secondo quarto è sperimentale da entrambe le parti. Doc Rivers opta per un quintetto piccolo con dentro Austin Rivers, Wesley Johnson, Crawford e il sesto uomo di lusso Paul Pierce a servire il centro De Andre Jordan. I pick ‘n roll alti però non danno i frutti sperati e nella seconda metà del secondo quarto rientra Blake Griffin che a suon di jumpshot riporta i suoi sul +10.

Dall’ altra parte i panchinari sono molto più efficienti del quintetto base. Ai sopracitati si aggiunge Caron Butler, che riporta l’ equilibrio perso dal nervosismo del Boogie.

Alla fine i punti della panchina dei Kings saranno 37. L’ asse Belinelli-Casspi-Collison riporta la partita in parità nell’ ultimo quarto: 95-95.

Con Rondo fuori, il gioco dei Kings è più rapido, Cousins ritrova punti anche dal pitturato riuscendo a migliorare il suo gioco in post basso e mantenendo un’ ottima precisione dall’ arco. Il rookie Cauley-Stein non brilla e a lui viene preferito Koufos, più efficiente a rimbalzo.

A rivestire il ruolo chiave della partita è stato Blake Griffin, autore di 33 punti, 8 rimbalzi e 4 assist. L’ estensione della sua gamma di tiro, e la precisione con cui è andato a segno ha spezzato letteralmente la difesa dei Kings, troppo impegnata a limitare i rimbalzi di Jordan e a marcare i tiratori esterni. Chris Paul mette a referto 18 punti con 11 assist, leader indispensabile per mantenere l’ ordine in una squadra piena di talento.

Per i Kings arriva la prima sconfitta. Notevole Cousins con 32 punti e 13 rimbalzi. E’ forse mancato l’ estro del nuovo arrivato Rajon Rondo che dovrebbe cercare più realizzazioni in penetrazione invece del solito passaggio di troppo che si è spesso convertito in una palla persa. Fa ben sperare il supporting cast: i 9 punti di Belinelli non descrivono a pieno la prestazione dell’ ex Spurs, leader nei tratti più delicati della gara e capace di trovare la giusta sintonia con i compagni lunghi e con quelli di reparto. Ottimo l’ apporto di Collison e Casspi.

La sfida si ripeterà tra due giorni allo Staples Center di Los Angeles, back-to-back per i Kings che ospiteranno i Lakers nella notte precedente. Stanotte invece i Clippers sfideranno i Dallas Mavericks.

PlayerMINFGMFGAFG%3PM3PA3P%FTMFTAFT%OREBDREBREBASTTOVSTLBLKPFPTS+/-
Lance Stephenson – F19:0860.050.00.00711
Blake Griffin – F38:1570.00.071.433316
DeAndre Jordan – C27:0666.70.00.05815
JJ Redick -G30:4545.540.010031517
Chris Paul – G36:3442.925.083.311815
Jamal Crawford21:0855.60.050.0211-5
Paul Pierce23:6050.025.075.0012-4
Josh Smith16:180.00.050.041-14
Austin Rivers16:070.00.075.013-8
Wesley Johnson10:3650.01000.003-8
Cole Aldrich0:030.00.00.0000
Luc Mbah a MouteDNP – Coach’s Decision
Pablo PrigioniDNP – Coach’s Decision
Totals:240:0052.531.667.7191117
Sacramento Kings
PlayerMINFGMFGAFG%3PM3PA3P%FTMFTAFT%OREBDREBREBASTTOVSTLBLKPFPTS+/-
Rudy Gay – F31:2143.833.350.0216-2
DeMarcus Cousins – F34:3747.680.072.7632-7
Kosta Koufos – C22:3283.30.00.0210-10
Ben McLemore – G20:0440.050.00.045-14
Rajon Rondo – G25:1525.00.00.034-8
Omri Casspi20:0740.01000.0258
Willie Cauley-Stein7:5150.00.00.0021
Marco Belinelli31:5725.042.90.039-1
Darren Collison30:2241.725.040.03131
Caron Butler12:4057.10.00.018-2
James Anderson3:140.00.00.010-1
Quincy AcyDNP – Coach’s Decision
Seth CurryDNP – Coach’s Decision
Totals:240:0043.645.861.127104-7

Per Nba Passion.com

Giacomo Mugnai

I Mavericks vincono contro i Suns, Carlisle pareggia il record di vittorie

Dallas Mavericks contro Phoenix Suns, potrebbe tranquillamente essere l’inizio di una battaglia per l’ottavo posto a Ovest, ma oggi rappresenta solo la prima gara della stagione. I padroni di casa scendono in campo con: Bledsoe – Knight – Tucker – Morris – Chandler e gli ospiti schierano in quintetto Williams – Felton – Matthews -Nowitzki – Pachulia (Parsons e Mcgee infortunati). Il primo quarto alla Talking Stick Resort Arena, finisce 24 a 22 per i Mavs, rimarcando la parità in campo tra le due squadre.  Verso la fine del secondo quarto, si intravedono i  segnali di cedimento da parte degli uomini di Hornacek, che tornano nello spogliatoio sotto di nove punti (45-54). Il secondo tempo é tutto dalla parte di Rick Carlisle, con i suoi Mavs chiudono con un parziale di 34 a 21 porta il vantaggio 22 punti (88-66) al termine della terza frazione. Gli ultimi 12 minuti sono pure garbage time, i Suns lasciano in campo le riserve, tra cui spiccano le ottime prestazioni del rookie Devin Booker (14 punti e 3 rimbalzi in 21 minuti) e il neo arrivato John Leuer (14 punti e 7 rimbalzi in 20 minuti).

Dirk Nowitzki
Dirk Nowitzki, bandiera dei Dallas Mavericks

Dallas dal canto suo, può considerarsi soddisfatta di tutta la squadra, finendo con 8 giocatori in doppia cifra. Raymond Felton é stato il migliore realizzatore della serata, con 18 punti. Importante anche l’apporto dell ‘uomo franchigia, Dirk Nowitzki, che ha cominicato la sua 17esima stagione nba sfiorando la doppia doppia (11+9). La squadra texana vince la partita 111 a 95, tirando con 47% al tiro dalla breve  e dalla lunga distanza. Ottima anche la partite degli acquisti estivi, Matthews, Pachulia e Williams, il quale, durante il terzo quarto , fa spaventare tutti cadendo a terra dopo un contatto con Bledsoe, ma non é nulla di grave. In casa Suns invece, c’é da sottolineare il mancato supporto dei vari Chandler, Morris e Tucker, che vengono sostituiti dopo pochi minuti di partita, non riuscendo a rimanere in campo per 20 minuti a testa. La  scarsa difesa perimetrale di Phoenix, é stata la principale causa di sconfitta e le cattive percentuali al tiro, così come le molte palle perse, che non sono certo state d’aiuto.

Curiosità del match:

  • Rick Carlisle arriva a 339 vittorie da allenatore e raggiunge Don Nelson come coach più vincente, nella storia della franchigia texana;
  • Dirk Nowitzki  venerdì ritornerà in Arizona, per omaggiare l’amico, Steve Nash, durant la cerimonia per il ritiro della sua numero 13.

 

Per nbapassion.com,

Aaron Lionti

Celtics, luci ed ombre sulla prima di regular season

I Boston Celtics aprono la stagione in casa, in un TD Garden non proprio stracolmo. L’avversario si chiama Philadelphia 76ers, che presenta nello starting five una coppia di lunghi molto interessante, formata da Jahlil Okafor e Nerlens Noel, due top pick degli ultimi draft NBA. In cabina di regia, per gli avversari, c’è Isaiah Canaan, aiutato nel reparto esterni da Jakarr Sampson e Hollis Thompson. La gara, anche alla luce del foltissimo programma serale, sembra passare in secondo piano, ma riserva comunque spunti di riflessione molto interessanti.

Coach Brad Stevens, per i padroni di casa, manda in campo un quintetto rimaneggiato per i 2/5 rispetto allo scorso anno: fiducia a Crowder che sostituisce Evan Turner nello spot di SF in quintetto base, mentre l’ex Warriors David Lee rimpiazza un ritrovato Jared Sullinger. A completare il quintetto, nel back court Marcus Smart ed Avery Bradley, mentre nello spot di centro Stevens schiera il big man ex North Carolina, Tyler Zeller. 

La gara parte in salita per i Boston Celtics, che non sembrano in grado di arginare i lunghi dei Sixers nel pitturato dove concedono agli avversari di segnare 17 punti nel pitturato su 26 totali nel primo quarto. Il duo Bradley-Lee, che ha dato tanti buoni frutti e speranze durante la preseason, stecca alla grandissima tutta la gara, totalizzando alla fine dell’incontro una prestazione combinata di 4-14 (28.6%) dal campo, 4 turnover e 3 stoppate subite. Zeller è inesistente in area, tanto da raccogliere un solo rimbalzo ed obbligare subito il coach a trovare nuove soluzioni. Stevens capisce che i due faticano ad entrare in gara, ecco allora i primi cambi: dentro Sullinger, Amir Johnson ed Isaiah Thomas per Lee, Zeller e Smart.

Jahlil Okafor
Jahlil Okafor

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il secondo quarto, che si apre sul 26-21 in favore degli ospiti, è quello della rimonta Celtics: Johnson veste i panni del rim protector mettendo subito a segno due stoppate fondamentali, Sullinger sembra ispirato e trascina i suoi in attacco insieme a Thomas. Gli avversari provano a restare a contatto con i biancoverdi sfruttando la classe cristallina di Okafor, ma il quintetto basso schierato in campo da Stevens da i suoi frutti in difesa e da uno strappo al punteggio: a metà gara il tabellone luminoso recita 51-40 per i padroni di casa. Le percentuali sono piuttosto basse da entrambe le parti, il primo tempo è dominato da molte stoppate e da qualche errore di troppo, condizioni che fanno sì che il punteggio non scollini i 50 punti se non nel finale per i padroni di casa.

Il terzo ed il quarto quarto sono dominati dal duello a distanza tra Thomas e Okafor: Sullinger parte in quintetto al posto di uno Zeller apparso in grandissimo affanno, ma a tenere banco è il duello a distanza tra il numero #4 dei Celtics e la seconda scelta assoluta al Draft 2015 dei Sixers, che si protrae sino al termine della gara, con il primo che mette a referto 27 punti e 7 assist con 10-19 dal campo ed il secondo che risponde con 26 punti e 7 rimbalzi con 10-16 dal campo spadroneggiando nel pitturato ma 8 turnover personali. Il terzo quarto è forse la frazione più brutta per i padroni di casa, apparsi sottotono, ma salvati ancora dalla second unit che riesce a resistere caparbiamente agli orgogliosi tentativi di Philadelphia di rifarsi sotto col punteggio. Da segnalare una tripla di Thomas allo scadere dei primi 12′ del secondo tempo.

Isaih Thomas, point guard "tascabile" dei Celtics
Isaih Thomas, point guard “tascabile” dei Celtics

Nell’ultima frazione, e maglie difensive non sono più così strette come nel primo tempo, il gioco si fa più rapido ed il punteggio aumenta vertiginosamente. I Sixers non riescono più a reggere le continue incursioni di Thomas, Johnson (molto bravo ad aprire il campo per IT4 che si trova così libero di giocare 1 vs 1), Crowder e Smart che nel secondo tempo, a turno, bucano la difesa avversaria dall’arco dei tre punti e non solo.  Okafor dalla parte opposta sembra essere l’ultimo baluardo a non essersi ancora arreso, ma i suoi 26 punti non consentono agli ospiti di tenere il passo dei Celtics, che vincono la prima gara stagionale col punteggio di 112-95. Negli ultimi minuti di gioco spazio anche per Terry Rozier e Jordan Mickey, entrambi rookie rispettivamente da Louisville ed LSU.

Andiamo ora ad analizzare ora alcuni dei dati e dei temi tattici più importanti della gara: i Celtics non si smentiscono e continuano a soffrire (come durante la scorsa stagione) nel pitturato, concedendo agli avversari 47 rimbalzi di cui 15 offensivi, contro i propri 41 totali e 10 offensivi. Boston, d’altro canto, crea molto più gioco mettendo a referto tanti canestri assistiti (31 gli assist totali contro i 12 degli avversari), perde meno palloni (17 a 22 il computo finale dei turnover) e tira meglio (45% dal campo contro il 40% degli ospiti).
Il gioco di Brad Stevens sta prendendo sempre più forma: il giovane allenatore dei Celtics ama i quintetti piccoli e soluzioni come gli stretch-four per aprire il campo, soluzioni che possono portare grandi vantaggi in termini di punti in arrivo dai piccoli: Stevens fa aprire il campo a Johnson e Jerebko e ne vien fuori un Thomas da 27 punti finali. Il lavoro da fare, tuttavia, è ancora molto: vanno limitate ancora le palle perse e bisogna assolutamente porre un freno allo strapotere avversario nel pitturato, dove i bianco-verdi scarseggiano per centimetri e chili. Zeller, come ha dimostrato stanotte, ha grossissimi limiti difensivi e questo diventerà probabilmente il rompicapo di coach Stevens, che ha ottenuto ottimi risultati difensivi solo utilizzando Amir Johnson da 5, il quale però concede molti centimetri agli avversari in quel ruolo.

TABELLINO:

TabellinoPHI@BOS

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per NbaPassion.com,
Gabriel Greotti (@GabrielGreotti on Twitter)

 

Rookie Time: i numeri delle prime 10 scelte del draft, Okafor 26 punti

Rookie time in NBA: la prima di molti giovanotti al primo anno post college o direttamente dall’Europa o dall’Asia (come Mudiay)
Molte le note per i nuovi arrivati, Okafor esplode con 26 punti, Hezonja fa benissimo con i Magic da tre punti, D’Angelo Russell ancora non pervenuto, ma Scott l’aveva detto, ed i suoi dubbi se metterlo in quintetto o meno lo confermano. A New York si coccolano Porzingis prima fischiato ed ora già ha fatto cambiare idea a molti. Andiamo a vedere le loro gare:

 

La top 10 delle scelte: 
Towns 6-10 dal campo, 0-1 da tre, 14 punti e 12 rimbalzi
Russell 4 punti 2 assist 3 rimbalzi
Okafor 10-16 per 26 punti,8 TO 7 rimbalzi

Porzingis 3-11 dal campo, 1-2 da tre 16 punti e 5 rimbalzi
Hezonja 11 punti, 3-5 da tre
Cauley-Stein 2 punti 1-2 2 rimbalzi in soli 7 minuti
Mudiay 6-13 dal campo, per 17 punti,  9 assist 5 rimbalzi 11 TO
Stanley Johnson 11 punti 3-10 dal campo
Kaminsky 0-2 e pochi minuti per mettersi in mostra
Winslow 5 punti 2-2 ed 1-1

Una menzione anche per Devon Booker 6-7  dal campo con 1-2 da tre, 14 punti complessivi per la 13esima scelta dei Phoenix Suns.

 

Lakers, si inizia con una sconfitta in volata: positivi alcuni giovani e nuovi arrivati

Una sconfitta in volata per iniziare la stagione: allo Staples Center di Los Angeles, i Lakers vengono battuti dai Minnesota Timberwolves nella gara dell’opening night.

Julius Randle.
Julius Randle.

C’era molta attesa nel vedere i meccanismi di una squadra in ricostruzione e piena zeppa di nuovi elementi, alla ricerca della giusta alchimia per gettare le basi nel futuro. Il lavoro da fare è ancora tanto, ma sicuramente si possono trarre delle indicazioni positive che fanno ben sperare tutto il mondo lacustre. Soprattutto dai più giovani: Julius Randle e Jordan Clarkson, in particolare, si sono difesi bene in questo primo atto di regular season, non sfigurando affatto. L‘ala grande è stata coinvolta molto nella manovra, impegnandosi molto nei giochi a due con le guardie, concludendo a canestro o aprendo la strada verso il ferro per i compagni. In 30 minuti di gioco Randle ha messo a referto una doppia doppia da 15 punti e 11 rimbalzi, dimostrando tanto carattere e seguendo alla lettera le istruzioni di Byron Scott, che lo aveva invitato ad iniziare l’azione dopo aver catturato un rimbalzo.

Clarkson invece ha incominciato da dove aveva lasciato: schierato da shooting guard, il nativo di Tampa ha infilato 14 punti, preso 4 rimbalzi e serviti 3 assist, anche se dalla linea da tre non ha inciso per niente (0-2). Per la grande sorpresa della scorsa annata una prestazione tutto sommato positiva.

Molta attenzione era concentrata su D’Angelo Russell, scelto con la seconda chiamata dello scorso Draft. Il playmaker uscito da Ohio State è stato impiegato per 25 minuti, non riuscendo a mostrare tutto il suo talento. Per sbloccarsi ci mette quasi due quarti, prima di segnare il secondo tiro su sette tentati, sicuramente uno score non entusiasmante. Da migliorare anche l’apporto difensivo. Le chiavi della squadra sono in mano a lui, ma è parso che Scott abbia l’intenzione di non mettergli troppa pressione e di inserirlo gradualmente per non rischiare di bruciarlo.

Kobe Bryant.
Kobe Bryant.

Giovani, ma non solo. Kobe Bryant è finalmente tornato dopo i tanti infortuni che ne hanno minato il fisico e messo a rischio il proseguo della sua carriera, giunta al ventesimo anno con la stessa franchigia (si tratta di un record). Il Black Mamba ha giocato da ala piccola, come previsto in offseason: la squadra ha potuto beneficiare della sua abilità in post che ha creato agli avversari qualche problema in area. Tuttavia, seppur non incentrando la manovra su se stesso, ha tirato male (8-24 dal campo e 3-13 da tre). Probabilmente non ci si poteva aspettare di più dal 37enne, che a più riprese ha incoraggiato le nuove leve da buon leader. Per questo nuovo ruolo, più ‘statico’ del precedente, il 24 ha bisogno di rivedere le percentuali per divenire ancora più efficace.

Indicazioni buone anche i nuovi arrivati: se Roy Hibbert ha siglato una doppia doppia (12 punti e 10 rimbalzi conditi da 4 assist), Lou Williams ha portato della verve offensivo uscendo dalla panchina con ben 21 punti (6-14 dal campo), giocando ai livelli che gli hanno permesso di conquistare il premio di sesto uomo dell’anno con la casacca dei Toronto Raptors.

I Lakers comunque necessitano di vari aggiustamenti per poter crescere ancora. A rimbalzo il confronto coi Timberwolves è stato vinto (51-39), ma dall’arco la squadra è stata tutt’altro che fredda data la percentuale di tiro si attesta al 25.7% (Nick Young il migliore con 4-7). Oltre alla difesa non particolarmente impenetrabile, la squadra ha peccato di lucidità, soprattutto a cavallo tra il terzo e il quarto periodo, dove è avvenuta la rimonta di Kevin Garnett e compagni. Una vittoria buttata al vento che ha inaugurato l’altalenante stagione che intraprenderanno i gialloviola: Scott ha comunque tempo per lavorarci su.

Per NBA Passion,

Olivio Daniele Maggio (@daniele_maggio on Twitter)

 

Il career high di Leonard (32) non basta: Thunder vittoriosi

Esordio stagionale per gli Oklahoma City Thunder, i quali, nella loro dimora, la Chasepeake Arena, ospitano gli Spurs del grande colpo di mercato della free agency LaMarcus Aldridge.

L’inizio di partita è tutto di marca Spurs, con Parker e compagni che provano fin da subito a mettere in ritmo con successo le due nuove stelle della squadra, Kawhi Leonard e Aldridge, i quali riescono a segnare dei canestri molto pesanti dalla media distanza e dal post basso. Coach Donovan, quindi, si vede subito costretto a chiamare un time-out per dare indicazioni ai suoi. La sveglia finalmente suona in casa Thunder e si iscrive alla partita Russel Westbrook, che segna ben 8 punti consecutivi con tre canestri diversi tra loro (tripla da pick’n roll, dal post e in penetrazione al ferro con annesso fallo subito e libero realizzato). Da qui la partita diventa divertentissima con continui botte e risposte e con tantissimi cambi di vantaggio nel punteggio. Alla fine del primo quarto il risultato è a favore dei padroni di casa, che si ritrovano in vantaggio per 27-25 grazie ai guizzi finali di Enes Kanter e Dion Waiters.

Secondo quarto che inizia esattamente come era finito il primo: ritmi altissimi e grandi giocate dei singoli, Waiters da una parte e Diaw e Ginobili dall’altra illuminano il parquet. Fanno il loro esordio stagionale anche l’ex rookie degli Spurs Kyle Anderson, che si mette in mostra segnando i suoi primi due tiri, e David West, cercato molto dai compagni per tiri dal post o dalla media distanza. A questo punto i due allenatori decidono che è tornato il momento di schierare i titolari in campo, per cercare di prendere mettere a segno un parziale e prendere un leggero distacco, in modo da sbloccare la partita e metterla dalla propria parte. Questa mossa, però, ha l’effetto contrario: non si segna, infatti, nessun canestro fino al successivo time-out, chiamato da coach Popovich circa 3 minuti dopo. Infatti le due squadre, invece che giocare meglio, hanno iniziato a prendersi tiri forzati, anche per bravura delle difese avversarie, e a perdere molti palloni banali (11-6 i turnovers “in favore” dei Thunder).. Dopo il time-out è Kawhi Leonard show con tre canestri “alla Kobe” dal post in fade-away. Ma dall’altra parte c’è la straordinaria coppia Westbrook-Durant a tenere in piedi la sua squadra, con dei tiri in penetrazione impossibili. Si va all’intervallo lungo con il tap-in di Aldridge che porta gli Spurs negli spogliatoi in vantaggio per 55-50, contro dei buonissimi Thunder, che, finalmente, con Donovan sembrano aver trovato una quadratura e un equilibrio tra attacco e difesa.

Dopo il riposo continua la battaglia di nervi a colpi di tiri veloci e ribaltamenti rapidi di fronte. Gli Spurs puntano molto sulle doti realizzative di Leonard, mentre i Donovan decide di sfruttare il pick’n pop con Serge Ibaka, fino a quel momento un po’ fuori dalla partita, con ottimi risultati. Lo spagnolo, infatti, ricambia con dei canestri importantissimi che tengono a galla Oklahoma. San Antonio riesce comunque a registrare un piccolo parziale (portandosi sul +8) grazie all’ottima difesa di squadra e alle ripartenze veloci con Leonard e Diaw, che segnano due canestri facili facili in transizione, dopo altrettante palle recuperate. Oklahoma riesce parzialmente a recuperare lo svantaggio con degli improbabili canestri di Steven Adams con dei tiri in sospensione, tornando sul -4 alla fine del 3 quarto (79-83).

L’inizio del quarto quarto dei Thunder è da leoni: trascinati dal loro pubblico rimontano subito lo svantaggio, portando in un amen Kanter in doppia doppia, senza schierare in quintetto nè Westbrook nè Durant. A questo punto ritornano i ritmi frenetici, che riportano ancora una volta gli Spurs avanti, grazie a 6 punti consecutivi di Leonard e alle stupende difese di Diaw su Kanter e Durant. Nel finale Donovan gioca il suo asso nella manica: pick’n pop Westbrook-Durant che porta 3 punti che valgono il vantaggio Oklahoma, subito pareggiato dai liberi di Leonard. Nel finale due brutti possessi offensivi degli Spurs in post basso consentono a Dion Waiters di portare avanti di 2 punti la sua squadra quando manca poco più di 1 minuto alla fine. Succede di tutto: tiro da 3 di Durant con successivo air-ball, distrazione colossale di Duncan che concede il rimbalzo e tripla a segno di Westbrook per il +5 Thunder. Ribaltamento di fronte e Kawhi lucra un canestro con fallo e riporta i suoi a -2. Tiro sbagliato di Westbrook e rimbalzo Spurs con 22 secondi da giocare. Dopo il time out tiro incomprensibile di Green che regala la palla ai Thunder. Rimangono 12 secondi di gioco e Spurs costretti al fallo sistematico. Durant e Westbrook chiudono la pratica dalla lunetta e i Thunder conquistano la prima W della stagione, vincendo 112-106.

Bellissima partita. Si sono affrontate due squadre che sicuramente lotteranno per la posizione più alta della classifica nella spietata western conference. Oklahoma ha finalmente ritrovato la sua stella numero 1 Kevin Durant, mentre tra gli Spurs brilla Leonard (career high di punti, 32) ma Aldridge delude leggermente le aspettative.

MVP: RUSSEL WESTBROOK La sua grinta e la sua fisicità sono state determinanti per la vittoria. Senza di lui la squadra non gira e si affida troppo alle inventive di Durant. Ottimo anche come passatore per mettere in ritmo i compagni.

SORPRESA: ENES KANTER Impatto impressionante dalla panchina per il lungo turco. In pochissimi minuti ha messo a referto una doppia doppia da 15 punti e 16 rimbalzi (di cui 6 offensivi).

AL DI SOTTO DELLE ASPETTATIVE: LAMARCUS ALDRIDGE E’ ancora nel periodo di ambientamento all’interno del sistema di Gregg Popovich, ma, specialmente nel secondo tempo, è sparito dagli schemi della squadra, venendo coinvolto pochissimo dai suoi compagni. Rimandato.

TABELLINO

THUNDER (PTI, RIM, AST)
Westbrook  33, 10, 2
Durant 22, 6, 0
Ibaka 10, 5, 1
Adams 6, 7, 1
Robertson 2, 1, 2
Morrow 8, 0, 0
Kanter 15, 16, 0
Waiters 8, 4, 2
Augustin 8, 1, 4
Collison 0, 3, 1

SPURS
Leonard 32, 8, 0
Aldridge 11, 5, 1
Duncan 8, 6, 0
Green 4, 9, 2
Parker 10, 3, 5
Mills 9, 3, 2
Diaw 9, 6, 1
Ginobili 11, 0, 7
Anderson 4, 1, 0
West 8, 2, 1

Per NBA Passion,

Giuseppe Fagnani (@dartfagnans)

Drummond continua a dominare il pitturato e Detroit silenziosamente avanza

Pistons contro Hawks, sfida tra la franchigia di Van Gundy, fuori dai playoffs la scorsa stagione, che ha perso un uomo di peso nel pitturato come Monroe (finito ai Bucks), contro i dominatori della regular season nello scorso campionato, Atlanta, con un gioco oliato e 4/5 del quintetto rimasti inalterati. Il risultato sembrava essere tutto dalla parte della franchigia della Georgia, ma qualcosa nella città dei motori, anzi qualcuno nella città dei motori, non sembra esser stato d’accordo: Andre Drummond, 29 rimbalzi in due sfide sommando anche quelli presi con i Jazz, media spaventosa nelle prime due gare ed i Pistons si portano a casa due vittorie non molto agevoli nelle prime due sfide della stagione regolare.

E’ ancora presto per dirlo, ma qualcosa sembra essere cambiata a Detroit: il centro di Van Gundy sembra aver trovato la sua dimensione ideale ed essersi responsabilizzato senza Monroe: con Ilyasova e Morris ai suoi fianchi a tirare da tre punti ed allargare il campo si aprono scenari molto interessanti per Drummond. 5-11 dal campo contro i Jazz, per 18 punti contro un centro come Gobert, limitato ai 6 punti, contro Al Horford nella prima sfida invece sono arrivati 18 punti e 19 rimbalzi, con l’avversario che ha toccato quota 15 con soli 4 rimbalzi. Quaranta sono stati i rimbalzi presi dagli Hawks, Drummond solamente per i Pistons ne ha raccolti la metà praticamente, per un lavoro sotto canestro che ha fatto la differenza e potrebbe continuare a farla.

Se poi aggiungi un Reggie Jackson responsabilizzato, Steve Blake che esce dalla panchina dando esperienza, uno dei migliori rookie durante la preseason Stanley Johnson, Jodie Meeks, e soprattutto Kentavious Caldwell-Pope da 19 punti con i Jazz e 21 con Atlanta il quadro di Detroit comincia a diventare davvero interessante. In attesa che torni anche Brandon Jennings (che prima dell’infortunio era stato l’autentico uomo in più della franchigia nella scorsa stagione) ma che potrebbe non restare nella città dei Motori ed essere scambiato per ottenere pedine forse più funzionali al gioco in mente dall’head coach.

Prossimo step ci sarà la prova del nove: contro i Chicago Bulls, entrambe le franchigie sono sul 2-0 nel computo delle vittorie stagionali, ma la squadra dell’Illinois con poco peso sotto canestro nel primo quintetto potrebbe pagare dazio e per questo Noah potrebbe ricevere maggiori minuti per cercare di limitare la furia a rimbalzo del nazionale USA. Quindi un piccolo stop ed una altra rivale con non molto peso sotto canestro come i Pacers: due sfide che ci potrebbero già dire molto sulla crescita della franchigia della città dei motori.

Bulls, arriva la seconda vittoria: bene da tre punti, poco peso a rimbalzo e tanti TO

Jimmy Butler leader dei Chicago Bulls

I Chicago Bulls di Hoiberg stanno trovando gara dopo gara (siamo solo alla seconda è vero ma due indizi fanno una prova) una identità di gioco precisa: quintetto base trovato, rotazioni che sembrano funzionare (ad eccezione di Bobby Portis, 0 minuti nelle prime due sfide ma colpa di un reparto lunghi pieno di talento e con un Mirotic davvero insostituibile), gioco veloce e tiri puliti da fuori l’arco dei tre punti che portano a 2 le vittorie stagionali, la prima tirando con il 36.8% da 3, la seconda addirittura con il 50%. C’è ovviamente ancora molto da lavorare ma le premesse sembrano sorridere alla franchigia dell’Illinois.

Equilibrio tra le palle perse ed il gioco offensivo veloce: 
Gioco offensivo nuovo, squadra abituata a difendere e sprecare buona parte delle energie nella fase in cui il possesso palla è in mano agli avversari, ma che con Hoiberg si ritrovano a far girare la sfera velocemente, creare isolamenti vantaggiosi, tentare penetrazioni con scarichi: 115 punti realizzati, 19 palle perse e 22 punti subiti da queste, contro i 12 realizzati recuperando il possesso.
Se Derrick Rose può perdere due volte il controllo della palla, visti i possessi che gestisce, come anche Brooks (1), i problemi vengono in questo caso dalla panchina: McDermott per molti tratti della partita ha forzato linee di passaggio, perdendo per tre volte la sfera e richiamato da Hoiberg all’inizio del secondo quarto in panchina, è rientrato per il problema di falli di Snell; Noah stesso discorso, entra dalla panchina, porta energia ma sbaglia anche molto (2 TO) in fase offensiva (0-3 dal campo e 0-2 dalla lunetta). Stesso discorso per Gibson con 3 palle perse, Moore 2, e non è un caso che Hoiberg abbia deciso di allungare le rotazioni inserendo Kirk Hinrich (oltre che per dare riposo a Rose e Butler) per rallentare il ritmo frenetico della sua second unit.

Festival dei tre punti:
Rose penetra, Butler anche, Mirotic e Gasol sono lunghi che possono mettere la palla per terra ed aprire il campo: il quintetto base dimostra di essere davvero temibile in attacco, con 9 triple a bersaglio su 16 a bersaglio: aprire il campo e velocizzare il gioco nei primi secondi di attacco, questo sembra essere il credo di Hoiberg, che regala a Jimmy Butler una notte da 24 punti, con 3-3 da tre punti e soli 9 tiri tentati. Lo stesso Snell fa la differenza con i suoi tiri da fuori l’arco, dimostrandosi un sostituto non solo temporaneo di Dunleavy nello scacchiere tattico (offensivo e difensivo) del nuovo coach. Se allarghiamo i dati all’intero roster sceso in campo, il risultato cambia di poco: 50% da tre punti, 2-4 per Doug, 1-2 per Moore, e 2-6 per Brooks.

 

CHICAGO PMINFGM-A3PM-AFTM-A+/-OFFDEFTOTASTPFSTTOBSBAPTS
Tony SnellF21:453-72-42-2+2505503000110
Nikola MiroticF29:375-104-84-4+3009913221018
Pau GasolC30:147-110-02-2+2318932031016
Jimmy ButlerG34:199-113-33-3+2313460210024
Derrick RoseG29:265-110-15-5+1802232120115
Aaron Brooks 16:245-92-60-0+101134110012
Joakim Noah 17:460-30-00-2-81562522100
Doug McDermott 20:123-72-40-0-141121203008
Taj Gibson 18:231-40-01-2-151010303023
E’Twaun Moore 16:574-51-20-0-10000012019
Kirk Hinrich 04:570-00-00-0-70001000000
Totals42-7814-2817-2053439202491935115

 

Esordio ok per Bargnani:

Dall’altra parte stupisce (ma neanche più di tanto visto l’Europeo fatto con l’Italia) la prova di Andrea Bargnani che si innesta in un reparto lunghi davvero funzionante con Young da 12 punti Brook Lopez da 26 e appunto il Mago con 17. Tanto lavoro sotto canestro anche per Andrea, che chiude con 6 su 13 dal campo con 7 rimbalzi ed 1 stoppata (alla faccia di chi lo dava ai Nets solo di passaggio). Una delle poche note positive per Brooklyn che oltre alla certezza Lopez, dovrà fare un miracolo per portarsi in zona playoffs, ma probabilmente vivrà in un limbo anche per la prossima stagione dopo i playoffs raggiunti nella scorsa RS: prossimo turno proibitivo a San Antonio, quindi a Memphis, non proprio un calendario facile.

Next Step Bulls:
Dopo le due vittorie messe in cascina, per i Bulls una giornata di riposo in arrivo: nella notte in programma solo tre partite dopo l’opening night. Il prossimo banco di prova non sarà però affatto agevole ed anzi peserà le ambizioni della franchigia di Chicago: si va a Detroit, dove i Pistons hanno lo stesso record dei Bulls (2/2) dopo aver annichilito gli Hawks e aver portato a casa la sfida con i Jazz. Drummond, visto il poco peso sotto canestro, sarà il pericolo numero uno (29 rimbalzi in due gare) ma occhio anche a Morris e Reggie Jackson.

Bulls, buona la prima per Hoiberg ma i lavori sono ancora in corso

I Chicago Bulls si presentano con una vittoria davanti al pubblico delle grandi occasioni durante la Opening Night: tutti gli occhi degli appassionati NBA (compresi quelli del presidente Obama) sono puntati sulla sfida dello United Center, con Rose in campo, con LeBron James in campo, entrambi non al meglio, ma tutti e due decisivi a loro modo per le due franchigie.

E’ anche la prima ufficiale di coach Hoiberg, che sostituisce Thibodeau: il suo lavoro comincia nel migliore dei modi con una vittoria nello scontro diretto contro i Cleveland Cavaliers di Blatt, con Love in campo, ma senza Irving e Shumpert, ma con i nuovi volti Mo Williams e Jefferson che hanno subito mostrato che la loro esperienza potrà tornare molto utile in Ohio.
Senza Mike Dunleavy, la prima mossa conferma dell’ex Iowa State è quella di un quintetto leggero sotto canestro, con Nikola Mirotic nel ruolo di ala forte e Pau Gasol in quello di centro a difesa del pitturato: Rose-Butler la coppia di guardie e Tony Snell l’ala piccola. Inizio piuttosto lento, ma si vede subito la mano del nuovo coach: ball movement, nessun isolamento, gioco corale ed attacco rapido per trovare la difesa avversaria  ancora impreparata.

Mirotic allarga il campo, Rose penetra nel pitturato e le maglie della difesa di Cleveland si allargano consentendo a Nikola di banchettare nel primo quarto sia mettendo la palla per terra e puntando Love (non proprio il prototipo del difensore completo), che sfidandolo da tre punti. Fuori dal gioco Pau Gasol, che non incide molto in fase offensiva, mentre Jimmy Butler stesso si concentra maggiormente sulla fase difensiva nei primi momenti del match, delegando ad altri i tiri: Niko parte forte, Snell lo segue, ma la differenza non la fa tanto lo starting five quanto il secondo quintetto.

Entrano dalla panchina Noah, Gibson, Doug McDermott, Aaron Brooks ed E’Twaun Moore: i punti dalla panchina non tardano ad arrivare, soprattutto con gli ultimi tre della lista. McDermott si sveglia sul finale del secondo quarto, trasformando in oro ogni palla che gli passa tra le mani, ma è spesso isolato dal gioco, o non abbastanza coinvolto nel match dai compagni; Brooks gioca spesso, forse troppo di isolamenti (che spesso diventano molto interessanti per trovare soluzioni veloci per andare a canestro), mentre Noah e Gibson intasano il pitturato, facendo tanto lavoro sporco a rimbalzo. Chi non vede il campo è invece il rookie Bobby Portis, per il quale sarà difficile trovare in gara importanti come quella contro i Cavs, ma sicuramente si ritaglierà i suoi spazi, visto il riposo che giocatori come Pau Gasol, Noah e Gibson richiedono per via dei loro infortuni continui nelle ultime stagioni.

Il nuovo sistema offensivo è piaciuto molto a Nikola Mirotic, che sembra aver beneficiato molto della “cura Hoiberg”: il nazionale spagnolo, fresco vincitore dell’Europeo ha parlato infatti positivamente del nuovo head coach. “E’ un grande passo in avanti per noi, per me, per il team giocare in questo modo, perché io penso che abbiamo molti giocatori che possono raccogliere rimbalzi, velocizzare il gioco nel pitturato, giocare un basket semplice e soprattutto siamo tutti a disposizione dei compagni. E’ un gran sistema offensivo per ora, ma dobbiamo fare meglio, questo è solo l’inizio ma è un buon modo per partire in stagione”.

C’è molto da lavorare, Derrick Rose ne è la dimostrazione, visto che è partito molto in sordina, mentre è entrato nel vivo nel terzo quarto, beneficiando proprio dello spazio che Mirotic e Pau Gasol gli hanno creato nel pitturato, lo stesso Jimmy Butler, a cui non è mancata la solita intensità difensiva, con tanto di palla recuperata nel finale che è valsa la vittoria. “La palla stava per andare a LeBron, era scontato e tutto il mondo sapeva che quella palla sarebbe finita nelle se mani, per questo gli sono stato attaccato aspettando il passaggio.” 

I Bulls sono stati molto decisi dopo l’intervallo lungo, quindi nel finale del terzo quarto i Cavs, senza LeBron, sono tornati a galla con un parziale di 8-0 fino ad arrivare al pareggio: l’attacco di Hoiberg però non si è perso d’animo ed è arrivato un nuovo parziale che ha concesso un nuovo ossigeno ai tifosi dello United Center. Nel finale sale in cattedra LeBron James, che sforna assist e riporta i suoi compagni di squadra con 25 punti e 10 rimbalzi con 5 assist, sul -2 con l’ultimo possesso a favore. Prova proprio il Re a penetrare ma trova il muro eretto da Pau Gasol che lo stoppa regolarmente, quindi sulla rimessa a 3.6 dalla fine, è francobollato da Jimmy Butler che recupera il possesso e concede ai Bulls la vittoria.

Buona la prova dalla panchina di Noah, assente in fatto di punti messi a referto, ma presente a rimbalzo con 9 raccolti, di cui 2 in attacco in 17 minuti e 4 assist, ma messo KO nel finale da una ginocchiata di Jefferson su una penetrazione. Nel finale di gara coach Hoiberg ha ammesso che avrebbe voluto mettere lui nel quintetto che sarebbe andato a chiudere il match, ma lo staff sanitario non gli ha dato l’ok definitivo.

Nessun riposo ora per la squadra di Hoiberg, subito in trasferta in back to back sul campo dei Brooklyn Nets, del nostro Andrea Bargnani (che non sarà del match come anche Jack): non un banco di prova proibitivo, ma l’head coach avrà la possibilità di allungare le rotazioni anche con Bobby Portis, e valutare la tenuta fisica dei suoi ragazzi.
Bene la prima dunque ma il cartello lavori in corso è ancora appeso fuori lo United Center.

CHICAGO PMINFGM-A3PM-AFTM-A+/-OFFDEFTOTASTPFSTTOBSBAPTS
Tony SnellF28:484-92-51-2-102204010111
Nikola MiroticF25:146-113-44-4+927915140119
Pau GasolC31:331-70-10-0-80220110602
Jimmy ButlerG36:386-140-25-5+314521201017
Derrick RoseG32:288-220-22-4-101150120418
Aaron Brooks15:323-90-10-0+30220102006
Doug McDermott16:123-41-21-2-20440000008
Joakim Noah17:070-00-00-2+12794111000
E’Twaun Moore14:225-81-20-0+403313000111
Taj Gibson22:061-30-03-4+228100603305
Totals  37-877-1916-23 74047132261310797

Salary Cap NBA: LA Clippers

Andiamo ad analizzare i Salary Cap delle varie franchigie NBA in vista della nuova stagione 2015-2016 che si preannuncia ricca di novità.

Dopo gli Indiana Pacers passiamo ad una franchigia che ha mantenuto invece lo zoccolo duro formato da Griffin, Paul e con qualche patema d’animo DeAndre Jordan, aggiungendo tasselli molto importanti come Pierce e Lance Stephenson.

Clippers Salary

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A livello salariale il più pagato sarà ancora CP3, con 21.4 milioni di dollari: in crescita il costo salariale di DeAndre Jordan. Per strapparlo ai Mavs, la dirigenza gli ha offerto un contratto da quasi 20 milioni di dollari (19.6), in scia l’altro grande nome, Blake Griffin, con 18.8 milioni di dollari a formare un frontcourt da quasi 40 milioni di dollari.

Il primo nuovo arrivato si trova nella quarta posizione della classifica dei giocatori più pagati della prossima stagione dei Clippers, ovvero Lance Stephenson, arrivato via trade dagli Hornets, per trovare nuove motivazioni lontano da Charlotte. Per Born Ready 9 milioni di dollari. Pierce invece percepirà 3.37 milioni di dollari, a cui vanno aggiunti i quasi 2 complessivi di Wesley Johnson e Prigioni.

Salary Cap NBA: Indiana Pacers

Andiamo ad analizzare i Salary Cap delle varie franchigie NBA in vista della nuova stagione 2015-2016 che si preannuncia ricca di novità.

Cominciamo da una squadra che ha rivoluzionato il proprio cap ed il proprio roster: gli Indiana Pacers.

Sono andati via Roy Hibbert (Lakers), David West (Spurs), Scola (Raptors) per un reparto lunghi che Larry Bird d’accordo con coach Vogel ha voluto rinnovare cercando di cambiare tipologia di gioco: da una squadra molto pesante nel pitturato ad uno small-ball con Paul George a fare le veci di Green nel modello Warriors come ala grande ed un quintetto small.

Il colpo in entrata è stato Monta Ellis, passato dai Mavs ad Indiana, è arrivato Jordan Hill dai Lakers, il rookie Myles Turner dal draft, l’altro rookie Rakeem Christmas, centro di Syracuse selezionato dai Minnesota Timberwolves con la 36° chiamata per poi essere girato ai Cavs e quindi finito ai Pacers. Dentro anche Chase Budinger dai Wolves, e Toney Douglas, combo guard giramondo.

Pacers

La situazione salariale per la prossima stagione è la seguente:
Paul George sarà il giocatore più pagato a quasi 17 milioni di dollari, seguito dal nuovo arrivato Monta Ellis a 10 milioni di dollari. Unici due giocatori in doppia cifra, gli altri a partire da George Hill tutti sotto i dieci milioni, da 8 dell’ex Spurs, 7 Stuckey, 5 Budinger, fino a scendere sotto i cinque con CJ Miles.

71 milioni scarsi in questa stagione recita il salary cap, nella prossima si scenderà a 57.482,574 milioni, cosa che consentirà alla dirigenza di costruire una franchigia vincente attorno a Paul Geoge, Monta Ellis ed il rookie Turner. A livello di team payrolls Indiana è al 16esimo posto tra tutte le franchigie della lega: la nona conteggiando solo franchigie ad Est.