Kobe Bryant, la sentenza su Harden lo scorso Febbraio: “Con questo gioco non si vince”

Kobe Bryant, già lo scorso febbraio, aveva detto la sua su Harden e i suoi Rockets, avvertendoli della necessità impellente di variare modalità di gioco in vista dei playoff. Le sue dichiarazioni, nello specifico, furono molto chiare in proposito:

Riconosco la sua forza, ma credo ci sia modo e modo di vincere. Ed io penso che, con l’attuale sistema di gioco, i Rockets non vinceranno mai il titolo.

Tale profezia, se così possiamo chiamarla, non è tardata ad avverarsi qualche giorno fa nella serie contro gli Warriors. Al primo vero momento chiave della stagione, infatti, Houston si è sciolta dinanzi agli attacchi del più quotato avversario, seppur quest’ultimo era stato messo in difficoltà da diversi importanti infortuni.

KOBE BRYANT SU HARDEN: I DETTAGLI

Il Black Mamba e il Barba in un incontro Lakers-Rockets di qualche anno fa

A dire dell’ex numero 24 di Los Angeles, uno dei maggiori difetti dei Razzi texani è l’eccessiva concentrazione del gioco nelle mani dell’ex Thunder, bloccando così la regolare e fluida circolazione del pallone. Ed i dati statistici sono concordi con le opinioni del 5 volte campione Nba; a titolo di esempio, infatti, basti pensare che ogni volta che Bryant superò il 33% di Usage Rate (percentuale usata per quantificare il tempo con la palla in mano per ogni singolo giocatore), egli non riuscì mai a vincere il titolo. Quest’ultimo, in particolare, arrivò nel 2009-2010 con un Usage Rate poco superiore al 32%. Harden, al contrario, nella stagione appena passata, ha mantenuto più del 40% di questa particolare statistica, risultando essere tra i più alti nella storia del gioco. E ciò fu realizzato in un’annata davvero straordinaria per il Barba, che nel 2018-2019 ha messo su cifre a dir poco surreali

  • 36,1 punti
  • 7,5 assist
  • 6,6 rimbalzi
  • 36,8 3P%
  • 87,9 FT%

Nonostante tali numeri, comunque, Houston non ha saputo sfruttare a pieno titolo il potenziale del numero 13, creando un sistema di gioco efficace ma interpretato da elementi non all’altezza della situazione. Il supporting cast del MVP in carica, infatti, non ha reso quanto sperato, permettendo così a Golden State di prendere lentamente il sopravvento nel corso della serie.

E dire che il diretto interessato della critica avanzata da Bryant, ossia lo stesso Harden, aveva ammesso, a suo tempo, le carenze nel gioco dei Rockets, auspicando però dei miglioramenti nei mesi a venire. Cambiamenti che, come si è visto, non sono stati compiuti in maniera così incisiva, provocando la cocente eliminazione per mano del team della Baia.

Kobe ha probabilmente ragione, non stiamo giocando bene, ma ai playoff sarà diverso. Ho preso tutte queste responsabilità perché avevamo tanti infortuni [vedi gli stop di Paul e Capela, ndr]. Ma mi auguro che in Primavera sarà diverso.

In conclusione, dunque, quella che abbiamo assistito venerdì scorso era solamente la cronaca di una “tragedia”, sportivamente parlando, già annunciata. Presumibilmente, dalle parti del Texas avrebbero dovuto far tesoro dei segnali di allarme lanciati da uno degli interpreti più importanti di questo sport. Errori, questi, che a livelli cestistici così alti prima o poi si pagano.

Controllo agli occhi per James Harden: ecco le sue condizioni

Nel corso della recente sconfitta in gara-2 sul campo dei Golden State Warriors, gli Houston Rockets hanno dovuto fare i conti con l’infortunio della propria stella James Harden, colpito duramente agli occhi, seppur in maniera involontaria, da Draymond Green in occasione di un contatto tra i due nei pressi del canestro avvenuto . Il Barba è rientrato immediatamente negli spogliatoi, per poi fare ritorno sul parquet con gli occhi vistosamente gonfi e rossi.

Nonostante il dolore e la scarsa vista, il classe ’89 nativo di Los Angeles ha regolarmente concluso la partita, peraltro mettendo a referto cifre di tutto rispetto: 29 punti, 7 rimbalzi, 4 assist e una palla recuperata col 47% al tiro (9/19) e il 43% da dietro l’arco (3/7) in poco più di 34′. Il detentore del premio di MVP non poteva lasciare soli i suoi compagni, ma le sue condizioni apparivano tutt’altro che ottimali, con Harden che spesso strizzava gli occhi sanguinanti e li teneva al riparo dalle luci dell’arena durante i timeout.

Il rossore degli occhi di James Harden in gara-2: il Barba ha risentito in maniera evidente dello scontro con Draymond Green nel primo quarto.

James Harden gioca col sangue agli occhi…e non è soltanto un modo di dire!

Dopo aver sbagliato i primi tre tiri tentati, Harden ha migliorato nettamente le sue percentuali dal suo rientro in campo, con il problema agli occhi che non ha minimamente influito sulla sua prestazione. Tuttavia, gli Houston Rockets erano molto preoccupati, anche perché la sua presenza nel resto della serie è fondamentale per tenere vive le speranze dei Razzi, attualmente sotto 2-0 e chiamati a rispondere a tono ai Warriors, spinti dal supporto del pubblico del Toyota Center di Houston in gara-3 e in gara-4.

Il numero 13 si è recentemente sottoposto a un controllo agli occhi, con entrambe le cornee che ne sono risultate non danneggiate. Un’ottima notizia, non soltanto per i Rockets, ma anche per i tifosi di James Harden e per tutti gli sportivi e appassionati che ci tengono a vederlo ancora sul parquet in questi playoff. La franchigia texana ha fatto sapere che l’infortunio riportato dal proprio leader e principale punto di riferimento in gara-2 non dovrebbe condizionarlo nel prosieguo della serie contro i campioni in carica di Golden State.

James Harden show anche ai playoff, tripla doppia da record

Nuggets-Jazz streaming

Spesso e volentieri tacciato di essere poco decisivo ai playoff e di non essere abbastanza in grado di caricarsi il peso della squadra sulle spalle nei momenti che contano, James Harden pare aver smentito gli haters anche in questo senso nel corso di questa stagione, o almeno è sulla strada giusta per farlo. Dopo essere risultato uno dei giocatori più clutch della recente regular season (tra le tante, si segnalano le triple della vittoria contro Golden State Warriors, San Antonio Spurs e Utah Jazz), infatti, il Barba sta trascinando i suoi Houston Rockets anche in post season.

Dopo due gare della serie del primo turno contro gli ostici Utah Jazz, i Rockets sono sul 2-0, avendo ottenuto due vittorie con scarti abbastanza netti nel punteggio (+32 in gara-1 e +20 in gara-2, conclusesi rispettivamente 122-90 e 118-98). Il detentore del premio di MVP sta facendo quello che vuole in fase offensiva e sta anche dando un contributo più che utile in fase difensiva, come dimostrano le stoppate a Mitchell e Gobert, ad esempio.

Sfiorata la tripla doppia in gara-1, in cui ha messo a referto 29 punti, 8 rimbalzi, 10 assist e una stoppata, Harden l’ha fatta registrare in gara-2, chiudendo a quota 32 punti, 13 rimbalzi, 10 assist e una stoppata col 46% al tiro. Il fuoriclasse di Houston diventa così il sesto giocatore nella storia a mandare a libri più di una volta una tripla doppia da almeno 30 punti in una gara di playoff: prima di lui, infatti, erano riusciti nell’impresa soltanto LeBron James (12), Oscar Robertson (8), Russell Westbrook (6), Wilt Chamberlain e Charles Barkley (2).

Terza tripla doppia ai playoff per il Barba, ennesimo record per lui

Ottava tripla doppia stagionale, prima ai playoff, per James Harden: altro record per il Barba.

Harden viaggia attualmente a 31 punti, 10.5 rimbalzi, 10 assist e una stoppata per partita col 44% sia dal campo che da dietro l’arco in questi playoff e non sembra avere intenzione di fermarsi. Dopo aver compiuto un enorme salto di qualità nella passata stagione, trascinando i suoi al primo posto Ovest col miglior record della loro storia e della lega (65-17), il Barba ha dimostrato di essere un leader vero, risollevando le sorti dei suoi dopo un inizio stagionale a dir poco deludente e riportandoli ai piani alti della Western Conference.

Ciò detto, rimane un ultimo ostacolo da abbattere per Harden, forse quello più importante: vincere un anello. Tra le tante critiche che gli vengono rivolte, infatti, molte riguardano proprio il fatto che non abbia mai trascinato i Rockets alla vittoria del titolo nei sei anni precedenti. A sua discolpa, se è vero che non sono poche le partite di playoff in cui il classe ’89 ha steccato (gara-6 delle semifinali di Conference 2017 con gli Spurs su tutte), è pur vero che i Golden State Warriors (2015, 2017 e 2018) e LeBron James tra Miami Heat (2012 e 2013) e Cleveland Cavaliers (2016) non hanno dato modo alle altre squadre, tra cui appunto i Rockets, di coronare i propri sogni di gloria.

James Harden devastante: tripla doppia da 50 punti e Kings ko

Seconda vittoria di fila per gli Houston Rockets, che superano per 119-108 i Sacramento Kings al Toyota Center e tornano al terzo posto a Ovest (49-28), in virtù del ko dei Portland Trail Blazers orfani di C.J. McCollum e Jusuf Nurkic (attualmente quarti con un record di 48-28) sul campo dei Detroit Pistons.

Se per gli ospiti la sconfitta equivale alla certezza aritmetica della fine del sogno playoff, per i padroni di casa il successo dà indicazioni importanti proprio in ottica post season, anche perché i Sacramento Kings sanno di non avere quasi niente da perdere e giocano in scioltezza, riuscendo spesso e volentieri a mettere in difficoltà Houston e a portarsi in vantaggio in doppia cifra.

Privi degli infortunati Gerald Green e Kenneth Faried, i Razzi si affidano principalmente a James Harden, ancora una volta in stato di grazia. L’MVP mette la sua firma su una sontuosa tripla doppia da 50 punti, 11 rimbalzi e 10 assist, portandosi così a quota 9 partite da 50 punti in stagione (meglio di lui soltanto Wilt Chamberlain e Kobe Bryant nella storia) e 18 in carriera (a precederlo i soli Wilt Chamberlain, Michael Jordan e Kobe Bryant, rispettivamente a quota 118, 31 e 25) e 2000 triple in carriera.

James Harden scrive ancora 50 e chiude in tripla doppia

James Harden scrive un’altra pagina di storia: quinta tripla doppia da almeno 50 punti in carriera.

Per il Barba, inoltre, si tratta della ventottesima partita stagionale da 40 o più punti: il fuoriclasse dei Rockets sorpassa Kobe Bryant (27) e si porta al secondo posto all-time, a sole nove partite di distacco dal primatista Michael Jordan (37). Le triple doppie (7 in stagione, 42 in carriera) da 50+ punti, invece, diventano 5: in tutta la storia della lega ne sono state realizzate 14, col numero 13 dei Rockets in vetta a questa speciale classifica. Insomma, James Harden continua a riscrivere la storia della lega a suon di record, ma la vittoria texana porta anche le firme di Chris Paul, Eric Gordon e Clint Capela.

Il primo mette a referto 22 punti, 2 rimbalzi, 5 assist e ben 4 recuperi col 50% al tiro (8/16) e detta i tempi di gioco in maniera sopraffina, il secondo risulta letale da dietro l’arco, chiudendo a quota 17 punti col 50% dal campo (6/12) e il 45.5% da tre (5/11), e il terzo fa registrare la solita doppia doppia da ben 24 punti, 15 rimbalzi e 2 stoppate col 77% al tiro (10/13).

Ai Kings, invece, non bastano le ottime prestazioni del duo FoxHield (18 punti, 7 rimbalzi, 10 assist, un recupero e 2 stoppate con 4/7 da dietro l’arco per il primo, 21 punti, 3 rimbalzi, 3 assist, una palla recuperata e una stoppata per il secondo), del rookie Marvin Bagley, autore di una doppia doppia da 20 punti, 12 rimbalzi e una stoppata col 50% al tiro (10/20), e del sophomore Bogdan Bogdanovic, che mette a referto 24 punti, 9 rimbalzi e 8 assist col 57% dal campo (8/14) e il 71% da dietro l’arco (5/7) in 35’ in uscita dalla panchina.

James Harden nella storia degli Houston Rockets: nessuno come lui

La super stagione di James Harden ha visto il Barba sbriciolare tutti i record apparentemente più irraggiungibili, riuscendo a chiamare in causa nomi che hanno fatto la storia del gioco, tra cui Wilt Chamberlain, Michael Jordan e Kobe Bryant. Dopo aver calato il sipario sulla sua striscia di partite consecutive da 30 o più punti (32 gare, secondo all-time alle spalle del solo Wilt Chamberlain, primo a quota 65), il detentore dell’MVP non ha certo smesso di riscrivere la storia.

Pochi giorni fa, infatti, Harden ha raggiunto Michael Jordan e Kobe Bryant nella lista degli unici giocatori capaci di segnare almeno 118 punti in due partite, mettendone a referto prima 57 contro i Memphis Grizzlies, poi 61 contro i San Antonio Spurs, risultando peraltro il miglior realizzatore di sempre contro gli Speroni di Gregg Popovich, che mai avevano incassato così tanti punti da un giocatore avversario in più di vent’anni.

James “50-point games machine” Harden

17 partite da almeno 50 punti in carriera per James Harden: dietro di lui Elvin Hayes, Hakeem Olajuwon e Moses Malone, fermi a 2.

Oltre a ciò, il fuoriclasse degli Houston Rockets ha toccato quota 17 partite da 50 o più punti in carriera, di cui 8 in stagione, risultando primo tra i giocatori in attività e quarto di sempre, a pari merito con Elgin Baylor e dietro soltanto ai sopracitati Kobe Bryant (25), Michael Jordan (31) e Wilt Chamberlain (118). Harden ha messo a segno tutti i cinquantelli della sua carriera con la maglia degli Houston Rockets, di cui è inevitabilmente l’unico giocatore nella storia con così tante partite da almeno 50 punti, seguito da Elvin Hayes, Moses Malone e Hakeem Olajuwon, tutti e tre fermatisi a due gare.

Il Barba, insomma, rappresenta da solo una macchina offensiva perfettamente messa a punto da coach Mike D’Antoni, che lo ha definitivamente consacrato come uno dei migliori attaccanti della lega attuale e della storia in generale. A fine carriera, in che posizione chiuderà tra i migliori marcatori di sempre? Difficile dirlo, quel che è certo è che Harden non ha alcuna intenzione di smettere di appropriarsi di tutti i record possibili e di inseguire il trionfo in ogni ambito.

James Harden carico: “Posso finire tra i migliori. Riposo? Che cos’è?”

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La scorsa notte, James Harden ha vissuto l’ennesima serata da incorniciare della sua stagione da consegnare ai posteri, mettendo a referto la bellezza di 61 punti, 7 rimbalzi, un assist e 3 palle recuperate col 56% al tiro (19/34) e il 69% da dietro l’arco (9/13) in quasi 37’ nel match vinto per 111-105 contro i San Antonio Spurs.

Non una novità per il Barba, che sembra ormai essersi abituato a offrire prestazioni del genere: si tratta, infatti, della sua seconda partita consecutiva da almeno 50 punti, impresa in cui era già riuscito lo scorso gennaio, segnandone 57 contro i Memphis Grizzlies e 58 contro i Brooklyn Nets.

Riposarsi? Il Barba non ci pensa

James Harden ha grandi ambizioni e non intende fermarsi: dopo i 61 agli Spurs, cosa possiamo aspettarci dal Barba?

Stavolta, dopo altri 57 punti contro la franchigia del Tennessee, ne arrivano 61 contro gli Speroni, suo career-high e seconda prova da 60 o più punti in stagione dopo quella dello scorso 24 gennaio contro i New York Knicks al Madison Square Garden.

Il detentore dell’MVP appare il principale favorito per la conquista del premio, anche perché se i suoi Rockets sono attualmente terzi a Ovest con 46 vittorie e 27 sconfitte lo devono in gran parte a lui, protagonista della miglior stagione della sua carriera su entrambi i lati del campo.

Ho la possibilità di essere ricordato come uno dei migliori giocatori della storia. Gestire le mie energie? Cosa significa? Gioco a basket e amo farlo, non penso ad altro.”, ha dichiarato Harden al termine della gara, per poi recarsi in palestra ad allenarsi, subito dopo aver fatto registrare la miglior prestazione della sua carriera, della storia della franchigia e della regular season attualmente in corso, per la seconda volta nel giro di due mesi.

James Harden scrive la storia, CP3: “Quello che sta facendo è incredibile”

Se ci fosse qualche dubbio su chi vincerà il premio di MVP della regular season la prestazione irreale di James Harden di questa notte chiude ogni discorso. La guardia dei Rockets segna 61 punti nel derby contro gli Spurs trascinando i suoi alla vittoria, sfornando una prestazione irreale (qui il recap di Houston San Antonio).

Il 29enne californiano, al momento, sta mantenendo una media di 36.1 punti, 7.7 assist e 6.5 rimbalzi ed è in pole position per conquistare il riconoscimento per il secondo anno consecutivo. Una stagione, quella che sta per concludersi, ricca di gioie personali, di record infranti e di prestazioni monstre che lo hanno portato ad essere riconosciuto da tutti, ormai, come un punto di riferimento all’interno della Lega.

CP3 e Gordon “spingono” James Harden al titolo di MVP

L’unica argomentazione valida per la non assegnazione dell’MVP a James Harden resta quella del record di squadra visto che i texani, ad oggi, sono terzi ad Ovest con 46 vinte e 27 perse, decisamente sotto a Golden State e Denver nella propria Conference (49-22 il loro score) e ai Milwaukee Bucks dell’altro serio candidato, Giannis Antetokounmpo, che guidano ad Est con 54 vinte e 19 perse.

Tutto questo, però, va preso con le pinze visto che i Rockets sono partiti davvero a rilento in questa stagione a causa sia dei tanti infortuni che da alcune modifiche nel roster, con coach D’Antoni che ci ha messo un po’ di tempo a trovare la giusta quadratura.

A proposito dell’MVP i compagni del Barba, Chris Paul e Eric Gordon, si sono schierati ovviamente a suo favore, pensando che la prestazione del 13 della notte abbia di fatto chiuso la corsa a questo premio. “Devi apprezzarlo, non puoi fare altro. Sta facendo qualcosa di incredibile”, ha dichiarato CP3 al termine del derby texano con gli Spurs.

 

 

 

 

James Harden da videogame: 61 punti e vittoria con gli Spurs

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Gli Houston Rockets si aggiudicano il quarto e ultimo derby texano della regular season con i San Antonio Spurs, imponendosi per 111-105 al Toyota Center e portandosi sul 3-1 nella serie stagionale con gli Speroni. Dopo un primo tempo di dominio dei padroni di casa (62-47 per i Razzi alla pausa lunga), nel terzo quarto gli ospiti infilano un parziale di 34-19 e si portano sull’81-81.

San Antonio sembra avere una marcia in più anche negli ultimi 12’ e riesce persino a portarsi avanti di sei lunghezze (100-94). Ci pensa James Harden a scacciare i fantasmi della seconda sconfitta consecutiva per i suoi, segnando tredici punti consecutivi nel finale di gara e chiudendo a quota 61 punti, 7 rimbalzi, un assist e 3 palle recuperate col 56% al tiro (19/34) e il 69% da dietro l’arco (9/13).

Il Barba, dunque, eguaglia il suo career-high per punti, stabilito lo scorso 24 gennaio contro i Knicks al Madison Square Garden di New York. Dei suoi 61 punti, ben 27 arrivano nel primo quarto, concluso col 70% dal campo (7/10) e il 75% dalla lunga distanza (3/4), risultando il secondo di sempre nella storia della franchigia a mettere a referto uno score così elevato nel solo primo periodo.

I Rockets tengono a riposo Kenneth Faried e Austin Rivers e – eccezion fatta per Harden – stentano a decollare in attacco. Si salvano soltanto Chris Paul e Eric Gordon, che combinano per 27 punti, mentre i vari Capela, House, Tucker, Green, Nenê e Shumpert non vanno oltre quota 20 insieme, tirando col 25% dal campo (6/24). La second unit dei Razzi, inoltre, produce soltanto 13 punti, contro i 34 di quella degli Speroni.

Escluso Harden, Houston tira con poco più del 32% dal campo (17/52) e col 21% da tre (5/24). Il detentore dell’MVP è infallibile, abbatte praticamente da solo la granitica difesa dei San Antonio Spurs e fa registrare un’altra serie infinita di record storici, tra cui si segnala l’ingresso nella Top-10 all-time per triple in carriera, con 1981 conclusioni vincenti dalla lunga distanza (superato il suo ex compagno di squadra Joe Johnson, fermo a quota 1978).

Harden su un altro pianeta

James Harden inarrestabile: 61 punti contro i San Antonio Spurs. L’MVP si avvicina?

Oltre a ciò, James Harden si porta a quota due partite da almeno 60 punti nel corso di questa stagione – eguagliando Kobe Bryant (2005-2006 e 2006-2007) e Michael Jordan (1986-1987) al secondo posto alle spalle di Wilt Chamberlain (15 nel 1961-1962 e 9 nel 1962-1963) – e tre in carriera, risultando quarto nella graduatoria complessiva, appena dietro Chamberlain (32), Kobe (6) e MJ (4).,

Le gare da 50 o più punti, invece, diventano 8 nell’attuale regular season – meglio di lui solo i sopracitati Chamberlain (45 nel 1961-1962, 30 nel 1962-1963, 9 nel 1963-1964 e nel 1964-1965) e Bryant (10 nel 2006-2007) – e 17 in carriera (eguagliato Elgin Baylor al quarto posto all-time, davanti a lui ora ci sono soltanto Chamberlain, Jordan e Bryant).

Harden ha già messo a referto 2517 punti totali e sta viaggiando a 36.5 punti di media, ma non sembra intenzionato a fermarsi sul più bello. Dopo la partita, il Barba si è recato in palestra ad allenarsi, dimostrando così di avere una mentalità da vero vincente. Con la regular season che volge ormai al termine, il fuoriclasse dei Rockets vuole ipotecare il secondo MVP consecutivo.

James Harden incontenibile: quanti record per il Barba!

Houston Rockets record

La scorsa notte, James Harden ha offerto l’ennesima prestazione da consegnare ai posteri di una stagione in cui sta infrangendo tutti i record possibili e trascinando i suoi Houston Rockets ai piani della Western Conference, dopo che i Razzi avevano iniziato la stagione a dir poco a rilento. Dal punto di vista offensivo, il Barba è una garanzia ormai da anni, ma mai prima d’ora aveva fatto registrare prove del genere in attacco, peraltro sommate a una difesa molto sottovalutata (2.2 steals e 0.8 stoppate per partita e leader delle palle deviate sopra Paul George).

Se è vero che Harden ha compiuto un ulteriore step per consacrare il suo status di fuoriclasse a tutto tondo, capace di ammazzare le difese avversarie con i suoi step-back mortiferi, i crossover ubriacanti e la capacità di mettersi in ritmo in qualsiasi momento e posizione, è pur vero che ha anche dimostrato di essere un gran difensore, in grado di marcare avversari più forti e possenti fisicamente, soprattutto in post.

Nel match perso per 126-125 a un istante dalla conclusione dell’overtime sul campo dei Memphis Grizzlies, infatti, il fuoriclasse degli Houston Rockets ha messo a referto ben 57 punti, 7 rimbalzi, 8 assist, 2 recuperi e altrettante stoppate col 46% dal campo (18/39), il 53% dalla lunga distanza (9/17) e il 100% dalla lunetta (12/12), mandando a libri la sua settima gara da 50 o più punti in stagione (gli altri giocatori non ne hanno ancora fatta più di una), la sedicesima in carriera. Nella storia, hanno fatto meglio di lui in una singola stagione soltanto Wilt Chamberlain (45 nel 1961-1962, 30 nel 1962-1963, 9 nel 1963-1964 e nel 1964-1965 e 8 nel 1960-1961), Kobe Bryant (10 nel 2006-2007) e Michael Jordan (8 nel 1986-1987).

Harden scrive ancora il suo nome nella storia

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James Harden inarrestabile: altra partita da almeno 50 punti, altra traccia indelebile nella storia del gioco.

Per ciò che concerne le partite da almeno 50 punti in carriera, invece, il Barba è primo tra i giocatori attualmente in attività, davanti a LeBron James (12), Stephen Curry e Kevin Durant (6), Damian Lillard e Russell Westbrook (5) e Carmelo Anthony (4). A precederlo i sopracitati Wilt Chamberlain (118), Michael Jordan (31), Kobe Bryant (25) e Elgin Baylor (17). Il classe ’89 è primo tra i giocatori ancora in attività anche per quanto riguarda i quarantelli in carriera (75 per lui, 64 per James, 55 per Durant e 43 per Westbrook), mentre nella storia è settimo alle spalle dei soli Chamberlain (271), Jordan (173), Bryant (122), Baylor (88), Allen Iverson (79) e Oscar Robertson (77).

The Beard è in un’ottima posizione anche nella graduatoria dei giocatori con il maggior numero di partite da 40+ punti in una singola regular season, attestandosi al nono posto all-time con le 26 gare della stagione attualmente in corso, dietro i già menzionati Chamberlain (63 nel 1961-1962, 52 nel 1962-1963, 35 nel 1960-1961, 32 nel 1963-1964 e nel 1959-1960), MJ (37 nel 1986-1987), Rick Barry (28 nel 1966-1967) e Kobe (25 nel 2005-2006). L’unico giocatore attualmente militante in NBA che figura nelle prime 23 posizioni di questa classifica è Westbrook (18 nel 2016-2017).

Il detentore del premio di MVP, inoltre, sta viaggiando a medie di 36.1 punti, 6.5 rimbalzi, 7.7 assist, 2.2 palle recuperate e 0.8 stoppate col 44% al tiro e il 36% da dietro l’arco in 68 presenze ed ha già totalizzato 2456 punti (sorpassato il suo career-high di 2376 stabilito nel 2015-2016), risultando primo nella lega per ciò che concerne punti, recuperi, triple segnate e tentate e tiri liberi realizzati e tirati. Come se non bastasse, Harden ha messo la sua firma su cinque delle sei migliori prestazioni stagionali della regular season 2018-2019: 61 punti (career-high) al Madison Square Garden con i New York Knicks, 58 punti contro i Brooklyn Nets prima e i Miami Heat poi, 57 punti contro i Memphis Grizzlies ben due volte. Kemba Walker, con il career-high da 60 punti contro i Philadelphia Sixers, è l’unico a non chiamarsi James Harden che rientra in questa lista.

Dopo aver interrotto la striscia di partite consecutive con almeno 30 punti, piazzandosi al secondo posto tra i migliori di sempre a quota 32, Harden non ha smesso di scrivere la storia: i suoi numeri pazzeschi lo stanno consacrando sempre più tra i migliori della storia, soprattutto dal punto di vista offensivo. Scomodare grandi nomi, del resto, è un lusso che soltanto i veri campioni possono permettersi.

James Harden stabilisce un nuovo record relativo alle triple

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Grazie anche e soprattutto ai suoi 31 punti, 8 rimbalzi e 10 assist, gli Houston Rockets hanno sconfitto gli Atlanta Hawks per 121-105, centrando la terza vittoria consecutiva e mantenendo il terzo posto nella Western Conference: oltre ad aver sfiorato la tripla doppia, James Harden è diventato anche l’unico giocatore nella storia della NBA a segnare 30 o più punti contro tutte le 29 squadre avversarie in una sola stagione.

Il Barba quest’anno appare nella sua miglior versione di sempre ed è tra i favoriti per la vittoria del premio di MVP della regular season, di cui è il detentore. Oltre a ciò, il fuoriclasse dei texani ha fatto registrare anche un’altra statistica singolare nel match vinto in casa dei Falchi della Georgia: prima della palla a due, infatti, Harden era a soli sette tentativi da dietro l’arco dal primato di Stephen Curry per triple tentate in una stagione (879 il primo, 886 il secondo nel 2015-2016).

Harden sorpassa Curry con 11 partite rimaste

James Harden chiude la gara con gli Hawks con undici triple tentate, portandosi a 890 in stagione: un nuovo record.

Il numero 13 dei Razzi ha chiuso la sua serata con 4/11 dalla lunga distanza, portandosi così a quota 890 tentativi da oltre l’arco e diventando il primo giocatore nella storia a tentarne così tante, con ancora undici partite da giocare prima dei playoff. Oltre a ciò, per lui sono 1963 i canestri dalla lunga distanza in carriera: sorpasso al leggendario Dirk Nowitzki (dodicesimo all-time con 1960 triple a bersaglio) e ingresso nella top-10 all-time sempre più vicino per l’ex OKC, attualmente undicesimo alle spalle del suo ex compagno di squadra Joe Johnson (1978).

Tra i giocatori in attività, hanno fatto meglio di lui soltanto Stephen Curry (2432), Kyle Korver (2341), Vince Carter (2215, di cui ben 5 nella gara persa la scorsa notte contro i Rockets), Jamal Crawford (2198) e il già citato IsoJoe, mentre il primato è sempre saldamente nelle mani di Ray Allen (2973). I vari Korver, Carter, Crawford e Johnson, però, sono entrati nella lega tra il 1998 e il 2003, mentre Curry venne selezionato dai Golden State Warriors al Draft 2009, lo stesso in cui gli Oklahoma City Thunder puntarono su James Harden.

Houston Rockets: Harden a riposo contro i Timberwolves?

Dopo aver ritrovato la vittoria contro i Phoenix Suns – decimo successo nelle ultime dodici gare disputate dal rientro dall’All-Star Break – gli Houston Rockets si apprestano ad affrontare i Minnesota Timberwolves al Toyota Center.

Una gara importante per i Razzi, che avranno intenzione di riscattarsi contro i Lupi, avendo perso entrambi i precedenti confronti stagionali in quel di Minneapolis (103-91 il 4 dicembre e 121-111 il 14 febbraio). I padroni di casa potrebbero scendere in campo senza James Harden: Mike D’Antoni, infatti, potrebbe concedere alla sua stella una giornata di riposo.

Rockets verso la sfida con Minnesota: riposo per Harden?

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Possibile riposo per James Harden nel match di questa notte contro i Timberwolves, mentre tornerà CP3.

Il Barba, che quest’anno ha saltato appena 4 partite sulle 69 sin qui disputate dai suoi Rockets, sta premendo sull’acceleratore ormai da mesi e da qualche settimana sta regolarmente scendendo in campo nonostante un problema al collo.

La gara interna con Minnesota, in questo senso, rappresenta l’occasione ideale per far rifiatare il detentore dell’MVP, anche perché rispetto ai mesi scorsi c’è chi può sostituirlo degnamente: al suo posto, infatti, tornerà in quintetto Chris Paul, tenuto fuori dalla recente vittoria con i Suns per risparmiare energie.

Al fianco di CP3, dunque, dovrebbero agire, oltre all’ormai stabilmente titolare Eric Gordon, P.J. Tucker, Clint Capela e uno tra Danuel House jr. e Austin Rivers. Qualora dovesse saltare la gara con i Timberwolves in programma nella notte, Harden tornerebbe a calcare il parquet in casa degli Atlanta Hawks.

300 triple per James Harden: eguagliato Curry

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Ottava vittoria di fila per gli Houston Rockets, che superano di misura i Dallas Mavericks nell’ultimo derby stagionale all’American Airlines Center, imponendosi per 94-93. Le due squadre si danno battaglia fino all’ultimo possesso, con le difese che prevalgono sugli attacchi sterili (36% dal campo e 30% da dietro l’arco per gli ospiti, 41% al tiro e 28% da tre per i padroni di casa).

Dopo aver concluso il primo tempo in vantaggio di quattro lunghezze (58-54), nella ripresa i Rockets incassano un parziale di 39-36, riuscendo comunque a portare a casa un successo preziosissimo per blindare il terzo posto e avvicinarsi ai Denver Nuggets secondi e ai Golden State Warriors – sconfitti alla Oracle Arena dai Phoenix Suns – primi.

Appena 20 punti, 5 rimbalzi, 4 assist e una stoppata per James Harden, che tira malissimo (28% con 7/25 dal campo e 20% con 3/15 dalla lunga distanza) e tira soltanto 3 liberi in tutto l’incontro, oltre a far registrare 5 palle perse e altrettanti falli commessi. Il Barba non segnava così poco dallo scorso 8 dicembre, quando mise a referto appena 15 punti, 6 rimbalzi e 2 assist nel ko per 118-91 contro gli Utah Jazz.

8 in fila per i Rockets, 300 triple per il Barba

300 triple a bersaglio in questa stagione per James Harden, che entra nel club di cui faceva parte soltanto Steph Curry.

Rispetto a tre mesi fa, però, Houston è un gruppo che non si sfalda facilmente di fronte alle difficoltà e sa cosa fare per vincere anche quando le cose non vanno nel verso giusto. Lo dimostra la grande attitudine difensiva dei Razzi, con la ciliegina sulla torta messa da Chris Paul, che stoppa Brunson a tempo scaduto e regala l’ottavo successo consecutivo ai suoi.

A quota 297 triple segnate in stagione prima della palla a due, Harden sale a 300 e, oltre a confermarsi nettamente il giocatore con più conclusioni vincenti da dietro l’arco nel corso di questa regular season, riesce in un’impresa di cui si era reso autore soltanto Steph Curry, ossia segnare almeno 300 triple in una stagione.

Il due volte MVP dei Golden State Warriors ci era già riuscito nel 2016-2017 (324) e nel 2015-2016 (402 nell’anno del record di 73 vittorie e 9 sconfitte), mentre nel 2014-2015 si era fermato a 286. Harden, dal canto suo, è già risultato il giocatore con più triple segnate nella scorsa stagione (265, suo massimo in carriera prima delle 300 di quest’anno).

Il detentore dell’MVP, inoltre, ha già tentato 835 conclusioni dalla lunga di distanza in 62 presenze. Soltanto Curry ne ha totalizzate di più in una singola regular season nella storia della lega, tirando ben 886 triple nel 2015-2016, anno del suo secondo MVP consecutivo. Con 16 partite rimaste, riuscirà Harden a superarlo?