10 Q&A di NBA Passion sulla prossima stagione

Ready to go

La redazione di NBA Passion per ingannare l’attesa della prossima stagione, si è riunita per parlare dei 10 temi fondamentali della NBA. Ecco il nostro Q&A.

1) L’aggiunta di KD come cambierà il sistema di gioco di Kerr? Iguodala fondamentale negli ultimi due anni, specialmente in difesa, come sarà gestito? Sono i super favoriti o vedete altre squadre davanti?

Marco Tarantino: Aggiungere un giocatore del genere, in un sistema collaudato come quello dei Warriors non è facile. Il sistema potrebbe implodere, potrebbe collassare: troppo talento a cui dovrà dare un senso Steve Kerr. E’ un coach che ne sa davvero, e troverà il modo di far convivere i polli nel suo pollaio. Lo stesso Iguodala andrà gestito al meglio, è un difensore fantastico e dona equilibrio: sono curioso di vedere come si schiererà Kerr con tutti questi talenti ma con pochi centimetri nel reparto lunghi.

Giacomo Manini: Igoudala è stato sicuramente uno dei tasselli più importanti negli ultimi due anni. Il tanto chiacchierato death lineup non esisterebbe senza di lui, perché è vero che per farlo hai bisogno di un Green che è un tutto fare, ma senza Andre che può marcare chiunque e in attacco non lo si può battezzare, non si potrebbe fare. Hanno perso Bogut, Barnes, ma lui non potevano perderlo. Restano i super favoriti, però non se si pensa che entra KD e fa Harrison Barnes, scordiamocelo proprio. I principi alla base dello stile di gioco resteranno invariati, ma il modo di applicarli sarà diverso. Negli ultimi playoff KD difensivamente è stato di ottimo livello a tratti, non sempre costante per sfortuna di OKC. Se Durant darà continuità in difesa allora il ruolo di Igoudala potrebbe essere limitato oppure Kerr ci stupirà tutti e creerà quintetti insospettabili.

Francesco Zoppis: C’è poco da dire. Si sono sicuramente rinforzati e sono i netti favoriti per il titolo. Credo che i Warriors abbiano fatto la mossa giusta acquisendo KD, d’altronde con un fenomeno del genere in free agency chi non ci avrebbe provato? Ritengo però che l’uomo squadra (quello con la palla in mano nelle foto, per intenderci) rimarrà Curry che ha dimostrato di essere, per lo meno in regular season, uno dei giocatori più forti del momento. Verrà chiesto un grande sacrificio a Iguodala che dovrà di nuovo rimandare il pensionamento e sostenere una grande stagione, soprattutto a livello difensivo dove i Warriors si sono indeboliti. Iggy è dotato di grande intelligenza e quindi riuscirà a trovare il cavillo per aiutare i suoi dalla panchina. Il “rim-protector” è un problema da non sottovalutare, la perdita di Bogut influirà molto sotto questo aspetto. Io non sottovaluterei neanche la partenza di Walton, per il resto gli splash brother hanno un fratello in più e Draymond Green una nuova vittima per i suoi “Snapchat”.

Raffaele Camerini: Sono assolutamente i super favoriti nelle meravigliose previsioni scritte sull’acqua! Il gioco non credo che cambierà poi così tanto, tranne per la speranza di vedere KD con la palla in post ogni tanto. Iguodala come al solito dovrà re-inventarsi ed essendo ampiamente uno dei giocatori più intelligenti del piazzale, non credo che avrà grosse difficoltà. Lo scetticismo ed i dubbi che ruotano attorno a questa nuova squadra sono legittimi ma ancora deve essere alzata la prima palla a due.

Virginia Sanfilippo: Kerr, si sa, è un diavolo di coach, ma appunto per questo a volte i suoi diabolici piani vanno al di là di quello che i suoi (seppur super) uomini sul campo possono concretamente dargli. E’ un visionario del gioco. Per questo motivo rischia di immaginare soluzioni che poi si rivelano azzardate (e costano care quando si arriva ai PO). Dunque mi aspetto grandi cose ma mi chiedo anche quanto gli servirà per fare la magia e imbastire un nuovo, scintillante, vestito per questi nuovi, scintillanti, Warriors. Vestito che dovrà essere in grando di modellarsi anche alla nuova panchina, altrimenti rischierà di strapparsi vistosamente in caso di infortuni. Detto ciò, la solidità del roster è stata senza dubbio intaccata dalle partenze di Harrison Barnes, Andrew Bogut e Festus Ezeli, e non sarà facilissimo inserire chirurgicamente i nuovi innesti in un sistema già riformato dall’inserimento di KD. Iggy potrà essere la chiave di volta per garantire stabilità nei primi tempi e “correggere il tiro” nelle situazioni più spinose. Naturalmente sono loro i superfavoritissimissimi per vincere tutto quanto, e questo significa, che hanno solo da perdere.

Daniele Maggio: Ora arriva una grande prova per Steve Kerr: quella di integrare Kevin Durant in un sistema rodato e fargli occupare il posto da role player che era di Harrison Barnes. No, non è una parola grossa: il coach dei Warriors dovrà cercare di mettere a suo agio una vera e propria superstar senza che essa prenda il sopravvento sulle altre e senza limitarla ai classici compitini (tipo tirare sugli scarichi). Sarà importante dividere bene i possessi tra i giocatori e instaurare armonia nello spogliatoio; in tal senso, credo che potremmo vedere un Stephen Curry con una media assist un po’ più alta e una con una media di punti più bassa. Iggy partirà dalla panchina, come ha sempre fatto. Inoltre bisognerà inserire Zaza Pachulia e JaVale McGee, due centri molto diversi rispetto ad Andrew Bogut: il primo è un buon rimbalzista e difensore, ma più statico, il secondo può portare atletismo ed energia. Ma a quanto intelligenza cestistica… Insomma, Kerr deve far girare questa fuoriserie con un meticoloso lavoro. Sulla carta possono essere i favoriti insieme ai Cleveland Cavaliers. Possono funzionare, ma può accadere il contrario. Nessuna via di mezzo quando si tratta di super team.

2) Cosa vi aspettate dai due italiani rimasti in NBA? Gallinari resterà tutto l’anno a Denver? Se sì, con quali prospettive? Il Beli a Charlotte come lo vedete?

Marco: Dal Gallo mi aspetto molto. Mi aspetto in primis continuità, che superi tutti i suoi infortuni che lo hanno limitato molto nel passato. Numeri da leader offensivo dei Nuggets ce li ha, mi aspetto un ulteriore step a livello di leadership per riportare Denver ai playoffs. Da Marco Belinelli a Charlotte non so onestamente cosa aspettarmi: ha salutato Sacramento ed una franchigia che è un colabrodo. Da MJ uscirà dalla panchina per dare punti, questo è il suo mestiere. Questo può fare e se gli verrà data la possibilità darà un contributo importante agli Hornets che hanno perso molte pedine in estate.

Giacomo: Gallinari continua a giurare amore eterno a Denver. Dice di voler fare una carriera alla Nowitzki, sogna di vincere un titolo nella squadra dove ha militato per la maggior parte della sua carriera. Perciò difficile dire qualcosa su di lui. La sua annata la farà e le soddisfazioni personali arriveranno, però in quanto a risultati sportivi come squadra, più che il sogno/miraggio dell’ottava piazza a ovest non c’è tanto da aggiungere. Il Beli è il giocatore che serviva agli Hornets, franchigia che lo scorso anno è andata vicina ad eliminare Miami. Credo che Charlotte ha dei giocatori che in potenza possono dare ancora di più, le perdita di Lin e Jefferson non saranno indolori di certo.

Francesco: Il Gallo deve dimostrare, una volta per tutte, di essere l’uomo franchigia della squadra e di essere in grado di trascinarla più avanti possibile, anche se non credo ai playoff. Rimarrà a Denver? Difficile dirlo, le sue ultime dichiarazioni sembrano far pensare di si, ma credo che Danilo abbia una voglia matta di vincere e i Nuggets non sembrano in grado di aiutarlo in tal senso. Sono molto contento invece che Belinelli si sia accasato a Charlotte: gli Hornets sono una squadra in crescita, (in una crescita monitorata da un certo Michael Jordan) hanno disputato una grande stagione l’anno passato e proveranno a ripetersi anche quest’anno, nonostante le partenze di Al Jefferson e Jeremy Lin. Credo che Marco si troverà bene lì e la speranza è quella che Charlotte diventi la sua squadra per più di una stagione. L’esperienza a Sacramento è stata senz’altro negativa ma il Beli è un giocatore intelligente che saprà dimostrare il suo valore con gli Hornets, anche se le ambizioni di vittoria sono molto deboli.

Raffaele: Onestamente la solita stagione di sempre: Belinelli a scuoterla dal pino nord-carolino e Gallinari a far finta che la squadra sia davvero sua. Mudiay è il futuro a Denver, senza ombra di dubbio. Mi discosto leggiadramente dalla nostra facile parzialità tricolore: per me non sono così forti come li dipingiamo, altrimenti A) alle olimpiadi ci saremmo andati e B) qualcosa di più a livello personale avrebbero fatto. Ma sono assolutamente dei buonissimi Role-Player! A mio modo di vedere Gallinari a metà anno va a combattere da qualche altra parte per un posto ai PO.

Virginia: Purtroppo non riesco a vedere Denver come la dimensione più giusta per Gallinari. Pur all’indomani delle prestazioni eccellenti dello scorso anno, il Gallo sembrava sempre un po’ distaccato da quel contesto, come se la posizione del team fosse: “E’ bravo, si, ma non possiamo, non possiamo, farlo diventare un vero punto di riferimento”. Per carità, un ragionamento del genere può anche essere legittimo, vista la sua storia infortunistica e considerato che non è più un ragazzino, ma credo che Gallinari meriti di meglio, meriti come minimo una squadra che creda onestamente nelle sua capacità. Per Belinelli il panorama è più roseo, in quel di Charlotte, e c’è da dire che Marco ha già avuto i suoi bei momenti di gloria in NBA, tanto da potersi “accontentare” di fare il panchinaro di lusso alla corte di MJ.

Daniele: Mi aspetto una buona stagione da role player del Beli in quel di Charlotte: in un contesto dove c’è un sistema (diversamente da Sacramento) ha sempre mostrato le sue qualità, racimolando una decisiva dose di punti nelle mani. Il Gallo sarà ancora lì, insieme ad Emmanuel Mudiay, a guidare i Denver Nuggets nel bel mezzo della rebuilding: nella passata trade deadline ha rifiutato degli scambi perchè in Colorado si trova davvero bene ed è affascinato dal progetto. Però secondo me sarebbe un buon gregario in squadra più prestigiosa, sarei curioso di vederlo all’opera. Tutto può accadere.

3) Tutti si aspettano la stagione incredibile di Russell Westbrook. Secondo voi rispetterà le aspettative o l’assenza di Ibaka e Durant peserà anche sulle sue prestazioni individuali? Porterà OKC ai playoff?

Marco: Per i playoffs credo onestamente di si, senza infortuni, Westbrook è un giocatore fenomenale. E’ affamato e ad OKC è il leader indiscusso: una guardia che sa fare tutto e sta migliorando molto nell’arte di far rendere al meglio anche i compagni. Per l’MVP credo sia dura, per il fatto che si assegna ad un giocatore della squadra con il miglior record in genere, però potrà davvero dare vita ad una stagione spettacolare.

Giacomo: Allora lo dico subito, sull’argomento sono fazioso. Russell lo idolatro, per me spaccherà il mondo in questa stagione. La tripla doppia di media non credo arriverà però never say never con RW. Tornando un attimo più seri invece, l’assenza di due fuoriclasse in squadra non è roba da poco. Tenere tutti i possessi per se stesso, senza passarla a nessuno (più o meno) e prendersi 40 tiri a partita non credo sia nel bene né di Westbrook, né dei Thunder. Ripongo tanta fiducia in Billy Donovan e in Sam Presti, perciò credo che riusciranno a migliorare la squadra nei prossimi anni, forse addirittura prendendo Griffin chissà. La squadre è al 100% del numero 0, ma non bisognerà guardare solo i numeri, anzi, bisognerà vedere se terrà lo spogliatoio in mano e se l’alchimia di squadra porterà a migliorare nel corso dell’anno. I playoff sono alla portata per rispondere alla domanda.

Francesco: Non sono così ottimista sulla stagione di Westbrook. Essere al timone di una squadra che ha perso Durant e Ibaka non sarà facile (a tal proposito, ritengo che sia stato sottovalutato l’addio al giocatore congolese naturalizzato spagnolo) e potrebbe influire sulle prestazioni del numero 0. Westbrook ha dimostrato che, a volte, nei minuti in cui la palla pesa fatica ad innescare il “fattore clutch”. Quindi credo che per lui sia importante avere affianco un’altra stella. Credo che disputerà, senz’altro, una buona stagione, il suo talento è innegabile, ma credo che l’hype che gli è nato intorno sia un po’ esagerato. Il backcourt con Oladipo è certamente intrigante e potrebbe essere sufficiente per un posto ai playoff, ma nulla più. Secondo me chi pronostica Westbrook come MVP e OKC finalista di conference ha una visione un po’ troppo ottimistica però la palla è rotonda e tutto può succedere.

Raffaele: Oklahoma doveva rifirmare Harden ed Ibaka, ma ci sono soldi solo per uno: sfiga, si firma quello sbagliato. Avreste portato lo stesso visino affranto dopo l’addio di Durant, se il barba fosse ancora coi Thunder? Io no di certo. Oklahoma combatterà per un posto ai PO, in quanto si è mossa estremamente bene sul mercato per riempire il vuoto incolmabile del 35. Magari non ci riusciranno, ma si appresteranno in una posizione tra la settima e la decima ad Ovest. Russell poco da dire: sarà il vero MVP della lega, senza vincerlo per il record non così fiorito dei suoi.

Virginia: Donovan sia innalzato a gloria eterna se riesce a far arrivare questi Thunder ai Playoffs. Significherà che è riuscito a tirare fuori da Russell Westbrook quel mostro che ancora si è visto soltanto a sprazzi e che tante, troppe volte è stato imbrattato dai suoi schizzi di assurda follia. Tante volte si è visto Westbrook giocare sontuosamente anche in difficolta, a volte quasi da solo (e questo non è un bene), per poi cominciare a fare scelte assurde: Dr. Jekyll e Mr. Hyde. Il carattere ai Thunder l’ha sempre dato lui: KD aveva tutto ma gli mancava la spina dorsale, tant’è vero che ha scelto la strada più facile per provare a vincere l’anello, anche dopo quei PO strabilianti giocati dalla sua squadra. Comunque, il roster è quello che è, lo era anche prima che KD o Serge se ne andassero, e sicuramente per star tranquilli sarebbe servito un puntello in più. Ora, e questo scalda molti cuori, non rimane altro se non affidarsi agli Stache Brothers.

Daniele: Beh, con gli addii di Serge Ibaka ma soprattutto Kevin Durant (la trade che ha coinvolto il giocatore di orgini congolese ha portato in dote giocatori interessanti) per OKC è decaduto automaticamente lo status di contender. Tuttavia la franchigia puà lottare per un piazzamento ai playoff, poiché il roster è giovane ed intrigante e in panchina c’è un allenatore solido come Billy Donovan. Westbrook? Mi aspetto la definitiva maturazione come leader (lo era già prima in realtà), metterà a referto grandi numeri con ottime prestazioni individuali e coinvolgerà tutti i compagni, motivandoli e facendoli sentire importanti. I classici compiti della guida spirituale e tecnica.

4) Simmons, Ingram, Dunn, in molti parlano del draft 2016 come una delle migliori degli ultimi anni. Chi secondo voi sarà il nuovo “Porzingis”? Chi sarà il rookie sorpresa dell’anno?

denzel-valentine
denzel-valentine con la maglia dei Chicago Bulls

Marco: Per la sorpresa sinceramente io punto su Denzel Valentine. Mi sembra un giocatore già pronto per palcoscenici importanti come quelli della NBA: i Chicago Bulls hanno pescato davvero un talento, e se troverà spazio, e ne troverà, potrà essere una arma letale per la sua completezza sia a livello di range di tiro che di assist per i compagni. Avrà tre maestri davanti come Butler, Rondo e Wade…Starà a lui imparare da loro.

Giacomo: Dico una raffica di nomi, nella speranza che uno sarà quello giusto e fra qualche tempo potrò dire: “Told you”. Bando alle ciance per quanto riguarda il primo giro dico: Denzel Valentine e Caris LaVert. Entrambi catapultati in contesti più che giusti per le loro caratteristiche. Il primo ora come ora è più “forte”, Caris però a Indiana trova una squadra in crescita che può dargli minuti importanti che non possono che fargli bene. Faccio due nomi anche per il secondo giro. Uno banale, Kay Felder, che in preseason ha mostrato ottime cose, si è allenato con Mo Williams e arriva in un contesto vincente. L’altro nome che voglio fare è Michael Gbinije. Il nigeriano da Syracuse scelto alla 49. Non saprà difendere benissimo, dato che gli Orange usano esclusivamente la zona 2-3, ma ha 24 anni, quindi non è un novellino, fisicamente è già bello che fatto e infine nella March Madness si è messo in mostra con alcuni sprazzi di talento cristallino. A Detroit non sarà arrivato un campione, ma un bel giocatore che in rotazione sarà prezioso sì.

Francesco: Ogni anno c’è grande eccitazione per i nuovi rookie. Solo verso Gennaio si può cominciare a stilare un resoconto. Quest’anno il draft ci ha regalato, potenzialmente, 4-5 All Stars. Spero che Minnesota continui la tradizione del ROY e che quindi quest’anno sia l’anno di Kris Dunn, ma vedo molto bene anche Buddy Hield a New Orleans, Jamal Murray a Denver e Denzel Valentine ai Bulls (ritengo incredibile sia stato scelto solo alla 14esima). Una sorpresa? Tyler Ulis.

Raffaele: Preparate i papiri dorati, pronti a cesellare parole di platino e rime di fiori perchè questo sarà uno dei Draft più belli di sempre! Simmons? Magic is Back but bigger, faster & stronger. Dunn? micidiale (Dio quanto amo Minnesota). Ci sarà da divertirsi non solo ora, ma da qui in avanti. Se proprio devo scegliere un paio di outsider punto il dito su Skal Labissiere e Domantas Sabonis a patto che si rinforzi fisicamente. Occhio a Jacob Poeltl.

Virginia: Punto un penny su Sabonis, giusto per la speranza che rievochi gli echi del passato supportando una squadra che ha bisogno di tutte le sue capacità; detto ciò, Ben Simmons sta nettamente un gradino sopra tutti gli altri, l’ha dimostrato anche in Summer League e, salvo “incidenti” di percorso, il nome sul ROTY dell’anno prossimo sarà il suo. Kris Dunn è atteso con grandissima trepidazione dai supporters dei T’Wolves e dagli addetti ai lavori, ma bisognerà capire come interagirà con Rubio, considerando anche che Thibo non è famosissimo per aver cura delle matricole e in quel di Minneapolins ne avrà parecchie. Steal of the draft: Dejounte Murray e Tyler Ulis.

Daniele: Quella del draft 2016 è una tornata da palati fini, da seguire con attenzione. Tutti i riflettori sono puntati su Ben Simmons e Brandon Ingram, potenziali stelle future nella lega, che si giocheranno il premio come matricola dell’anno. Vedo bene Kriss Dunn a Minneapolis. Tra le potenziali sorprese cito Denzel Valentine dei Chicago Bulls, tiratore a mio parere adatto alla filosofia di Fred Hoiberg, e Marquesse Chriss dei Phoenix Suns, lungo moderno e atletico dotato di un discreto repertorio offensivo che può tornare utile in Arizona. La scommessa? Thon Maker, vediamo se riuscirà a dire la sua nei poliedrici Milwaukee Bucks.

5) La free agency è stata molto movimentata. Qual è stato il miglior colpo in rapporto qualità-prezzo?

Marco: Per il rapporto qualità prezzo io dico Oladipo: ai Thunder è arrivato con Sabonis praticamente traendo il massimo dalla cessione di Ibaka. Una trade davvero sontuosa di OKC. Victor ha talento, sono curiosissimo di vederlo in coppia con Russell Westbrook. Potrebbero rappresentare una coppia davvero letale a livello fisico, qualcosa che molte squadre non possono vantare, qualcosa che la scorsa stagione gli Spurs soprattutto hanno dimostrato di non avere e pagato a carissimo prezzo durante i playoffs…

Giacomo: DAVID WEST: 1 anno a $1.55 milioni agli Warriors. Personalmente ritengo che sia stato sottovalutato il suo innesto. KD35 ha oscurato tutto, ma West sarà fondamentale per un’annata vittoriosa. L’uomo in più.

Francesco: Indiana si è mossa tremendamente bene in questa free agency portando a cospetto di coach McMillan ottimi giocatori come Jeff Teague o Al Jefferson. Non male anche Dallas che ha acquisito Harrison Barnes e Andrew Bogut 2\5 (seppure i meno forti) del roster vice-campione NBA e un interessante Seth Curry. Ottimo anche Ryan Anderson a Houston. Se, però, dovessi dare un premio lo darei ai San Antonio Spurs: Pau Gasol agli ordini di Popovich è la versione sportiva di una poesia di Pablo Neruda.

Raffale: Il premio miglior acchiappo 2016 in relazione alla spesa fatta, lo conferisco a Indiana con la firma di Al Jefferson. Finalmente i Pacers hanno quel giocatore interno da potenzialmene 20 e 10 a sera che gli è mancato per tanto tempo.

Iguodala in marcatura su Kevin Durant
Iguodala in marcatura su Kevin Durant

 

 

Virginia: Per la portata detonante del matrimonio, dico Gasol-Spurs, ma a livello affaristico il primo premio va a pari merito agli Indiana Pacers per Al Jefferson e agli Oklahoma City Thunder per l’operazione Ibaka, che, nonostante la portata “affettiva” dell’abbandono, ha rassicurato i supporters del Tuono con un talento come Oladipo e altri due rinforzi come Sabonis e Ilyasova.

Daniele: Di sicuro il colpaccio l’hanno battuto gli Indiana Pacers andando a prendere un centro esperto come Al Jefferson: con il suo bagaglio tecnico può guidare l’attacco partendo dalla panchina (il centro titolare come detto da Nate McMillian sarà Myles Turner). L’ex Hornets è il tassello che serviva tanto a questi Pacers, decisi a intraprendere una filosofia più offensiva come auspicato da Larry Bird. Un affarone. Quella di Al Horford è la miglior firma dopo quella di Durant ai Warriors. Occhio a Joe Johnson. Agli Utah Jazz può regalare punti ed esperienza per raggiungere l’obiettivo playoff.

6) Si parla tantissimo del futuro di Minnesota, una squadra in rampa di lancio destinata a grandi cose. Come vedete lo sviluppo della squadra? Arriveranno ai playoff?

Il futuro radioso de T'Wolves
Il futuro radioso de T’Wolves

Marco: Con Thibodeau non esiste la parola TANK, per cui i Timberwolves ci proveranno in tutti i modi: hanno un talento a disposizione davvero smisurato, una guida spirituale come KG. Towns, Wiggins su tutti sono pronti al grane salto, poi c’è Dunn… Talento e difesa, da qui ripartiranno i ragazzi di Minnesota. Playoffs alla portata, ma ce ne sarà di strada da fare ancora.

Giacomo: La trade di Kevin Love ha portato vantaggi ad entrambe le parti. Cleveland ha vinto il titolo, Minnesota ha preso scelte importanti per i draft. Se Rubio partirà prima della fine della stagione, Dunn avrà più minuti e potrebbe esplodere. La rebuilding è partita da lontano e nel 2017 potrebbe mostrare i primi frutti di grande qualità. Come cantano i Non Phixion “THE FUTURE IS NOW”.

Francesco: Lo ammetto: sono tifoso TWolves e quindi mi sarà difficile essere imparziale al 100%. Il futuro di Minnesota è sicuramente radioso. Credo che Karl Anthony Towns, Andrew Wiggins, Kris Dunn e Zach LaVine siano, sicuramente, giovani molto interessanti, tra i migliori in tutta la lega. Coach Thibodeau è uno dei più bravi in circolazione e con lui credo che Towns potrebbe diventare un giocatore mostruoso. Playoff già quest’anno? Può essere, io però punterei un euro sulla qualificazione dell’anno prossimo. Quest’anno la squadra è “soltanto” una splendida scommessa, per diventare realtà c’è bisogno di tempo e di crescita. L’unica cosa che non mi convince è Rubio, costantemente al centro di voci di mercato. Il play spagnolo si è anche dichiarato deluso, della sua esperienza ai Timberwolves fino a oggi. Nonostante sia uno dei pochi playmaker “puri” rimasto in circolazione, ritengo che sia meglio sia per lui, sia per la squadra, optare per un futuro lontano da Minnesota. Sono molto fiducioso invece per quanto riguarda Dunn. L’ex Providence potrebbe sopperire all’eventuale partenza di Rubio nella posizione di play. Zach LaVine deve dimostrare di non essere solo un giocatore da All Stars Weekend ma di avere anche le capacità di far parte di una, eventuale, futura contender. Wiggins deve fare il salto di qualità definitivo. Ripeto: il futuro sembra d’oro. Prevedo un’altra stagione di transizione anche se, per la prima volta dopo 12 lunghissimi, anni, i playoff non sono utopistici.

Raffaele: Come ho scritto prima: “Quanto amo Minnesota”, cit. Potenzialmente hanno tutto: un Swingman nonché nuovo Scottie Pippen in Andrew Wiggins, un role player esaltante quanto umile in Zach Lavine, un realizzatore come Dunn ed il futuro Hall of Famer,Towns. La città è in fermento ed è una città che si merita più di tutti di vedere i suoi vincere: si è rialzata dopo la partenza di KG, così come dopo quella di Love e soprattutto ha guardato avanti dopo la morte di Flip Saunders. Non arriveranno alla post-season quest’anno ma restate sintonizzati. E lassù Flip sta sorridendo.

Virginia: Hanno tutte le carte in regola per superare quota 42/43 vittorie e ritrovarsi come i Pelicans di due anni fa, a giocarsi gli ultimi posti coi Thunder. Molto passerà dalle mani di coach Thibodeau, perchè ha in mano materie prime di grandissima qualità che però dovranno essere spronate, smussate e incastrate, in modo da formare una squadra vera. Peccato per l’addio di KG. Peccato per tutta la NBA ma soprattutto per Towns, Wiggins, LaVine e Dunn, che avrebbero potuto prendere tantissimo anche da un solo altro anno a contatto con The Big Ticket.

Daniele: Eh già, in fondo siamo un po’ tutti simpatizzanti dei Timberwolves, no? Credo che con un coach di primo livello come Tom Thibodeau alla guida, la squadra beneficerà di un upgrade soprattutto a livello difensivo: riuscirà secondo me a disciplinare ancora di più tutti i giovani presenti nel roster, compresi Andrew Wiggins e Karl-Anthony Towns, pronti a dominare la lega nelle stagioni a venire. Il gruppo è ancora giovane e dovrà trovare la giusta amalgama, non so se saranno subito in grado a raggiungere i playoff, ma non sarei stupito che ciò avvenisse.

7) Domanda tanto banale, quanto vasta: chi sarà l’Mvp e perché?

Curry bi- MVP
Curry bi- MVP

Marco: L’Mvp credo potrebbe uscire (anzi lo spero visto che poi è sempre dato anche in base al record di squadra) un Dame Lillard o un Russell Westrook. Anche Leonard lo metto tra i candidati. Insomma l’MVP uscirà da Ovest…ah no LeBron James è ad est.

Giacomo: Che sia un premio inutile è assodato. L’anno scorso era l’anno di Anthony Davis e invece sappiamo tutti com’è andata. Ecco per me potrebbe essere l’anno in cui completa la sua maturazione, ma senza risultati di squadra l’MVP non lo si vince. Detto ciò dico: Russell Westbrook. Da suo ammiratore, mi duole dirlo, ma ho avuto l’impressione che spesso ha giocato per la tripla doppia o per altre stats. Quindi non mi sembra impossibile pensare che giocherà un po’ anche per dei risultati individuali. Se devo mettere il fatidico dollaro dico: “The beast is unleashed”

Francesco: Dare un giudizio sull’MVP a Settembre è quasi impossibile. Quindi mi baso su quanto visto nella stagione passata e dico che, secondo me, sarà ancora la volta di Stephen Curry. Il numero 30 di Golden State ha dimostrato uno stato di forma eccezionale, durato per tutta la stagione, Finals a parte. Uno stato di forma così duraturo non può essere motivato da un paio di “stagioni fortunate”. Tralasciando la sua discreta capacità dietro l’arco, Curry è in grado di penetrare come pochi, è il leader delle palle rubate ed è anche uno dei migliori nei “potential assists”, quindi dire che sia “semplicemente un tiratore” mi sembra sia eccessivo. Ritengo inoltre che l’arrivo di Durant non ruberà il palcoscenico al 30: GSW è stata, ed è tutt’ora, la franchigia di Curry, quindi il violino numero uno credo che rimarrà lui, d’altronde è KD ad essere andato da Steph, non il contrario. Inoltre, solitamente, il titolo di MVP viene dato al giocatore di una franchigia vincente e credo che i Warriors disputeranno un’ottima stagione, guidati proprio dal primo nella storia a vincerne uno all’unanimità. Ovvio ci sono molti candidati: Lillard sta crescendo sempre di più, lo stesso Durant, ma anche Leonard e Davis se lo giocano.

Raffaele: Due nomi tangibili: Kawhi Leonard e LeBron James.

Virginia: Nonostante le capacità di gente come Lillard, George e Davis siano innegabili e degne di riconoscimento, finchè sui parquet ci saranno nomi come LeBron James, Steph Curry e, più defilato, Kevin Durant, la lotta al titolo di MVP resterà appannaggio di questi qua. Quindi, azzardando dico: Daniele Maggio.

Daniele: Quoto razionalmente Virginia, ci azzeccherà sicuramente. A parte gli scherzi… Punto le mie fiches su Paul George: è tornato dall’infortunio più forte di prima ed è motivato più che mai a guidare i suoi compagni nel futuro prossimo. Gli Indiana Pacers hanno fatto un ottimo mercato e, se tutto girerà per il meglio, la squadra si piazzerà nelle zone alte della Eastern Conference con PG13 che potrebbe mettere le mani sul titolo di MVP.

8) Da quale coach e quindi franchigia, vi aspettate un salto in avanti notevole?

Marco: Io sinceramente mi aspetto un bel salto di qualità dai Chicago Bulls, da coach Hoiberg: primo anno duro, durissimo nella lega. Il prossimo può solo essere migliore: è partito Rose, è partito Noah, è partito Gasol e sono arrivati giocatori molto utili come Wade, Rondo e Robin Lopez oltre a giocatori solidi per la panchina. Fare peggio è impossibile i playoffs sono alla portata e Fred dovrà dimostrare di aver capito cosa voler fare da grande.

Luke Walton nuovo allenatore dei Lakers
Luke Walton nuovo allenatore dei Lakers

Giacomo: Los Angeles Lakers e Luke Walton. Devono e possono fare di meglio. Sono in un periodo di cambiamenti, però la mediocrità totale non è più tollerata dai tifosi giallo viola. Credo che non sarà un’annata ricca di successi, ma dall’ex vice di Kerr a Golden State, mi aspetto grandi cose.

Francesco: Quest’estate si è parlato molto di Orlando per via della trade che ha portato in Florida Ibaka. Secondo me è stata una trade molto importante per i Magic. Inoltre a Orlando è arrivato anche coach Vogel e potremo presto vedere i Magic di nuovo ai playoff. Coach Vogel ha dimostrato una grande conoscenza cestistica, portando in 5 anni i Pacers in finale di Conference per due volte. Paul George si è espresso contrario alla sua partenza, dichiarando che Vogel sia stato l’uomo più influente nella sua vita: questo fa capire che persona sia.
Oltre a Thibodeau a Minnesota, mi piace anche molto Walton ai Lakers, gli anni di gavetta in un sistema ottimo come quello di Golden State l’hanno fatto crescere molto. Walton si è già dimostrato capace a sostenere la pressione e, soprattutto, ha dimostrato grande talento. Un esempio? Iguodala su James nelle finali 2015. Walton ha, inoltre, già dimostrato di saper guidare una squadra: il record iniziale di 24-0 dei suoi Warriors porta la sua firma (Kerr era assente per un problema alla schiena) e i Lakers hanno giovani di talento con un futuro che sarà sicuramente importante.

Raffaele: E’ l’anno giusto: Orlando Magic! Settore lunghi stracolmo ed esaltante oltre che vario, città che ci sente per il basket e Mr. “Smash Mouth Basketball” Frank Vogel pronto a gettare il cuore oltre l’ostacolo. Possono arrivare seriamente ai Playoff essendo ad Est quindi in una situazione molto più volubile rispetto ai cugini occidentali. Il barometro squadra sarà Mario Hezonja, il quale dovrà dimostrare di saperci stare in questa lega, altrimenti andranno sul mercato dove un lungo da usare come merce di scambio ce l’hanno. Che sia la nuova maglia del Gallo?

Virginia: Al di là dei rilievi su Thibodeau ai T’Wolves e Vogel agli Orlando Magic, credo sia “l’ultima chiamata” per i Clippers: hanno raccolto troppo poco, Doc Rivers deve trovare la chiave, il modo per rendere fiera l’altra sponda di L.A. anche quando le cose si fanno serie. E’ di qualche giorno fa il mea culpa di Blake Griffin sui suoi errori, grossi, dello scorso anno. La mano rotta prendendo a pugni in faccia Matias Testi è uno di quegli “incidenti” che non devono capitare, soprattutto in un mondo come quello della NBA che impatta sulla formazione di milioni di ragazzini e non tollera condotte di tal genere. The Flying Lion promette di tenere testa bassa e pensiero fisso al campo, e sarà meglio che mantenga gli impegni, perchè da luglio dell’anno prossimo sia lui che CP3 potranno uscire dal contratto, dopo si vedrà.
Dopodichè, credo sia l’anno della maturazione per Utah. Un quintetto solido, una buona panchina, un’ottima difesa e un coach intelligente come Quin Snyder possono portarli a centrare ampiamente i Playoffs.

Daniele: Prima ho citato implicitamente i Pacers, loro possono recitare seriamente il ruolo di ‘anti-Cavs’ ad Est. I Los Angeles Lakers invece possono dare una vera e propria svolta al loro progetto di rebuilding. Penso che Luke Walton sia un coach in gamba ma ancora acerbo, quindi bisognerà lasciarlo lavorare in pace. Con la dirigenza che in offseason ha compiuto delle mosse intelligenti e con un bel gruppo di ragazzini promettenti a sua disposizione, Walton può dare finalmente un’anima a questa franchigia, impartendo idee moderne di basket (ritmo alto di gioco, quintetti versatili e tanti tiri da tre). Ovviamente non mi aspetto il loro accesso alla postseason, tuttavia credo che i Lakers possano metttere seriamente i paletti per il futuro e farci divertire.

9) Il James visto nelle ultime due Finals, è stato inarrestabile. Ripeterà quelle prestazioni insieme alla sua squadra, le migliorerà addirittura perché più leggero dopo la conquista del titolo a Cleveland oppure patirà un po’ di pancia piena?

Marco: Temo, ma alla fine non ci credo tanto neanche io, che possa avere una leggera flessione a livello di fame. LeBron James è un giocatore unico nel suo genere, spero che non ci abbia ancora mostrato fino a che punto è in grado di migliorare se stesso e la squadra in cui gioca.

Giacomo: Pancia piena e LeBron James non possono stare nella stessa frase neanche dopo che ha mangiato il tacchino nel giorno del ringraziamento. Dipenderà da JR Smith, dagli avversari, da troppi fattori. Le Finals sono un traguardo abbordabile nuovamente, ma non scontato.

Francesco: LeBron non è più un giocatore da regular season. LeBron è diventato un giocatore che può permettersi di giocare due mesi all’anno e “passeggiare” i restanti cinque. Con l’età che avanza ha dovuto adattare il suo fisico. Prendiamo l’anno scorso. Regular season che, rispetto a quanto ci ha abituato gli anni prima, potremmo definire inferiore alle sue strepitose medie. Poi però quando c’è da fare sul serio si accende, o meglio si infiamma e diventa il giocatore più forte sulla terra. L’intelligenza di LeBron gli ha fatto capire che, a 32 anni, non può permettersi di essere così dominante per tutta la stagione. Gioca in una squadra che, a est, i playoff li raggiungerebbe anche se lui giocasse al 40% quindi perché stancarsi durante la regular, rischiando di fare come i Warriors l’anno scorso? Tutto questo per dire che, secondo me, vedere LeBron con la pancia piena è praticamente impossibile e se non riuscirà nel back-to-back sarà merito di altri e, sicuramente, non demerito suo.

Raffaele: Assolutamente non è a pancia piena! Lo squalo ha sempre fame, altrimenti non è uno squalo. A mio modo di vedere farà una grandissima stagione, di quelle che andranno agli annali. Sarà coadiuvato ancor di più da Love e da Irving e penso che farà di tutto per portare Cleveland ad un livello ancora migliore delle ultime Finals. In fondo quelli che ha battuto a giugno dice che si siano leggermente rinforzati, quindi mi sembra anche obbligato a farlo.

Virginia: Onestamente mi aspetto che la scelta di KD di passare ai Warriors gli faccia venire una fame di vittoria ancor più potente. Il nemico si è rafforzato nel modo più brutale (e comodo) che poteva, due tra i tiratori più forti di sempre stanno dalla stessa parte, vuoi che Il Prescelto rinunci alla possibilità di dire: “Vi ho battuti lo stesso”?

Daniele: I veri campioni non hanno mai la pancia piena. LeBron ha mantenuto la sua promessa e portato a termine la missione, ergo giocherà una stagione in maniera più distesa e senza pressioni addosso. Così come tutta la squadra, che durante la passata offseason non ha subito grossi cambiamenti: l’amalgama trovata da Tyronn Lue è quella giusta. Kyrie Irving ha preso più consapevolezza dei propri mezzi, Tristan Thompson a livello tattico è divenuto fondamentale e Kevin Love può dare verve all’attacco con i suoi punti; inoltre gli innesti di Chris Andersen e Mike Dunleavy hanno allungato di più la panchina. Possono rivincere il titolo.

10) Come valutate la decisione di Silver sul hack-a-x?

Marco: Sinceramente io credo che chi non sappia tirare i liberi debba essere penalizzato nel corso della gara. L’NBA richiede standard elevatissimi anche dalla lunetta, per cui se i giocatori si allenassero di più su quel particolare (non da poco) all’interno di una gara non sarebbe male…

Giacomo: Silver, come i McMahon in WWE, pensa al “best for the buiseness”. Non solo è normale, è giusto. Se l’hack è una minaccia seria per lo show, capisco la sua scelta. Non la condivido perché ritengo che il merito sportivo sia alla base di tutto. Se sei un appassionato di basket ti deve andar bene vedere 20-30 viaggi in lunetta, perché dovresti pensare: “Chissà come reagirà il coach avversario, come sistemerà la squadra ora, mentalmente è finita la gara di DeAndre, Howard?”. Capisco benissimo però, che non tutti sono appassionati e qualcuno è fan occasionale. Così come lo 0-0 nel calcio da molti è ritenuto noioso, io mi schiero con Gianni Brera che diceva: “La partita perfetta finisce 0 a 0.”  Comunque saltare sulla schiena di un avversario a rimbalzo, non è basket. Su quello ha ragione Silver.

Francesco: Condivido pienamente il pensiero di Kobe: “Amico, vieni pagato milioni per mettere un maledetto libero.” Credo che limitare l’hack-a-shaq sia un cattivo esempio. Modificare una regola perché gente come Drummond o DeAndre Jordan non sanno tirare un libero mi sembra eccessivo.

Raffaele: Quando prendi tanti milioni all’anno, per favore, ti prego e ti scongiuro, puoi passare un po’ di tempo in palestra ad allenarti a tirare i liberi? Vedrai che poi questi problemi non ci saranno più.

Virginia: Apprezzo lo sforzo nel cercare di rendere meno spezzettati i minuti finali, la NBA ha tanti obiettivi da far quadrare e la si ama anche per questo, ma l’attuale, perfetto, studiatissimo, mondo professionistico del basket americano pretende un giocatore completo, che sappia anche tirare discretamente i liberi, quindi le vittime dell’hack potrebbero tranquillamente fare uno sforzo. Tutti tranne Andre Drummond: lui credo sia una causa persa.

Daniele: Adam Silver ha fatto bene a cambiare la regola sui falli effettuati prima delle rimesse e sui cosidetti flagrant, ma per il resto non mi trovo d’accordo. In fondo l’Hack è sempre stata una ‘strategia’, un sotterfugio utilizzato da tutti ormai per cercare di vincere le partite. Perché non utilizzarlo negli ultimi due minuti di ogni quarto? Quello dei liberi è un problema di tutta la lega? Assolutamente no. Il problema non è il fallo intenzionale… Boh, saranno felici quelli che tirano mattonate sul ferro, vedremo se questa decisione agevolerà – come dice Silver – lo spettacolo. Io sono scettico.

 

 

Harkless-Blazers, ancora nessun accordo

Harkless-Blazers, ancora nessun accordo

Come ripoera Jason Quick di csnnw.com, i Blazers non hanno ancora trovato un accordo con l’ala piccola Maurice Harkless. Le due parti, intanto, continuano a trattare alla ricerca dell’intesa, ma non sono ancora vicine ad un accordo vero e proprio. A confermare la notizia, lo stesso agente del giocatore, Happy Walters.

L’agente, avrebbe poi detto che alcune franchigie avrebbero mostrato interesse riguardo al ragazzo, ma quest’ultimo vorrebbe rifirmare con la franchigia dell’Oregon. Nonostante la volontà del ragazzo, le trattative sembrano ferme. Essendo Restricted Free Agent, i Blazers, qualora l’ala ricevesse un’altra offerta, avrebbero 72 ore di tempo per pareggiare.

Un fattore nei Playoff

Harkless è diventata l’ala piccola titolare dei Blazers sul finire della scorsa regular season, diventando poi un tassello fondamentale durante la post-season. La franchigia della Western Conference, nel mese di giugno, ha messo sul contratto di Harkless una qualifying offer di 4 milioni di dollari. Walters ha fatto sapere che c’è la possibilità che il ragazzo accetti la qualifying offer, per poi diventare Unrestricted Free Agent al termine della stagione 2016-17.

Mo Harkless
Mo Harkless

L’ala piccola ha registrato medie di 6.4 punti e 3.6 rimbalzi durante la scorsa stagione, ma il suo impatto sulla squadra è arrivato successivamente. Harkless ha iniziato in quintetto base le ultime 11 gare di regular season, frangente in cui i Blazers hanno ottenuto un record di 8-3. Nei playoff, poi, le medie di Harkless si sono elevate a 11 punti e 5.1 rimbalzi di media. La difesa messa in campo dal ragazzo, che si è spesso trovato a marcare giocatori tecnicamente molto diversi (prima Chris Paul e poi Klay Thompson), è stata un fattore fondamentale nella post-season dei Blazers.

A livello salariale, invece, la franchigia ha sotto contratto 14 giocatori. Due dei migliori colpi estivi dei Blazers, Allen Crabbe ed Evan Turner, ricoprono lo stesso ruolo di Harkless. Nel roster dei Blazers, inoltre, Al-Faruq Aminu ha ricoperto entrambi le posizioni di ala nella scorsa stagione. Quale sarà la decisione della dirigenza? Sicuramente lo spot di SF è sovraffollato. Il roster, in questo ruolo, potrebbe dunque essere sfoltito.

 

 

Miami Heat 2.0 – Largo ai giovani

Passare dall’essere una delle più chiare pretendenti a Kevin Durant, per rivevere i fasti di un tempo che fu, al perdere Dwayne Wade e ritrovarsi con una squadra da ricostruire. C’è stato anche altro finora nella free agency di Miami, però i tifosi giustamente finora vedono questo. In Florida è pronta a farsi largo la nuova generazione di Heat, con la firma di Whiteside e altri arrivi.

Si riparte, con o senza Dwayne.

“E’ stata un’estate dura”. Ha dichiarato in conferenza stampa Pat Riley. Perdere il giocatore che dal 2003 è il simbolo della franchigia non è certamente facile. Soprattutto non avranno più un giocatore da 30+ minuti a partita e 20+ punti a partita. Tra regular e playoff i dati dicono questo. Le partenze di Deng e Joe Johnson poi, non aiutano. La dirigenza ha provato a rialzarsi subito, cercando di prendere molti giocatori di rotazione, che però non occupino molto il salary cap per il prossimo anno. Derrick Williams, che ha firmato un annuale a 5 milioni, sarà utile per dare profondità al reparto esterni che attualmente vede Bosh-Winslow come coppia titolare. Dopo una stagione ai Brooklyn Nets, è diventato un nuovo Heat, Willie Reed. Il centro nativo di Kansas City è reduce da una stagione con 4.7 punti e 3.1 rimbalzi di media in 39 gare. Ripartire da questi giocatori è davvero dura per la mentalità vincente instillata da Riley.

Goran Dragic, Josh Richardson, Justine Winslow, Chris Bosh e Hassane Whiteside.

Il quintetto non è così male per carità, però a Est molte franchigie si sono rinforzate. Nel 2016 Miami è uscita a gara 7 in semifinale di conference, senza Bosh. La prossima stagione sarà già un buon risultato arrivarci ai playoff, perchè tra Pacers, Knicks e Celtics ci saranno team più attrezzati. Come saranno divisi i possessi che erano di Flash? Premesso che Dragic e Whiteside hanno dimostrato di potersi prendere più responsabilità, servirà un upgrade generale. Se, ed è un enorme dubbio, dovesse tornare in forma Bosh, a quel punto il cerchio potrebbe chiudersi. Se così non fosse, allora coach Spoelstra avrà un bel da fare. Alla squadra mancano tiratori, quindi aggiungerne uno, che magari possa anche far rifiatare Dragic, non sarebbe male. Winslow è un ottimo prospetto, ma gli manca il tiro e nonostante le sue abilità come difensore e penetratore, è presto per affidargli una squadra.

Le parole di Pat Riley

Pat RIley, GM dei Miami Heat, in conferenza stampa
Pat RIley, GM dei Miami Heat, in conferenza stampa

L’attesissima conferenza stampa del Gm, è stata interessante su molte questioni. Su Dwayne ha detto: “Rimpiango di non essermici dedicato al 100%. Avrei voluto dargli quello che meritava, ma non a costo di paralizzare le nostre chance di vittoria. Non ho ancora parlato con Wade. Gli sto scrivendo una lunga email e gliela manderò quando sarà pronta. Nessun risentimento.” Parlando di Bosh ha invece detto: “Situazione fluida. Chris vuole giocare e a noi piacerebbe, ma non ci sono certezze. Bisognerà aspettare fine agosto/settembre per saperne di più. E’ sulla strada giusta.” Riley ha infine parlato del futuro di Miami dicendo: “Non ho dubbi sul fatto che Miami può competere per un posto ai playoff”. Ecco questa certezza non sappiamo da cosa derivi, ma abbiamo visto già in passato degli effetti a sorpresa. La scommessa di dare 98 milioni al 27enne Whiteside, è tutta di Pat, vedremo se vincerà l’ennesima sfida.

In conclusione gli Heat hanno subito duri colpi in questa free agency, ma sono pronti a ripartire dai giovani. Sempre che quel rumors che gira sia falso. Il rumors in questione parla di una trade, con Westbrook a Miami e Dragic, prima scelta del 2017, Richardson e altro ad Oklahoma. Per i Thunder sarebbe l’ideale per rifondare e non perdere a zero Russel. Difficile, ma non impossibile, mettiamola così. I sogni di gloria sono lontani, ci vorranno anni per tornare a competere per il titolo, tuttavia non è il momento per fare piagnistei, credere nei giovani è il nuovo mantra a Miami.

L’estate NBA: Charlotte Hornets

Kemba Walker

Con l’inizio, abbastanza “frizzante”, di questa free agency, diamo un occhio ad ogni franchigia, cercando di capire quali sono gli obiettivi a breve e a lungo termine, dove migliorare e che strada si sta percorrendo.

Oggi diamo un occhio in North Carolina, andando a vedere come si sta preparando la squadra di sua maestà MJ, alla nuova stagione. I Charlotte Hornets sono sicuramente una delle squadre che ha impressionato di più l’anno scorso ma saranno capaci di ripetersi anche l’anno prossimo?

La stagione 2015-2016:

Dopo un ottima regular season di 44 vittorie e 38 sconfitte, al primo turno solo uno strepitoso Wade è riuscito a porre un freno alla squadra di coach Clifford. Come detto, la squadra è stata una delle grandi protagoniste della stagione. L’idea prettamente difensiva di Clifford ha sicuramente rivitalizzato una squadra che aveva poche prospettive ad ottobre, riuscendo a raggiungere i playoff.

Da dove ripartire:

Belinelli con la sua nuova maglia. Tornerà quello di San Antonio?

Kemba Walker è stato ad un passo dall’essere nominato MIP l’anno scorso. La stagione di Walker è stata sicuramente eccellente. Questo ci fa capire quale sia l’uomo franchigia nonché base sulla quale costruire un roster adeguato. Con grande dispiacere dei tifosi, il sostituto di Walker non sarà Jeremy Lin che, durante la FA, ha deciso di tornare a New York, questa volta sponda Nets. La buona notizia per i tifosi Hornets italiani è che, sempre durante la FA, a Charlotte è arrivato Marco Belinelli. Il Beli  vuole rifarsi dopo una deludente stagione a Sacramento e in un sistema di gioco come quello degli Hornets potrà sicuramente fare bella figura. Difficile però che Marco parta titolare, nel suo ruolo c’è infatti un’altra bella sorpresa della passata stagione: Jeremy Lamb. A completare lo starting five ci sono Michael Kidd-Gilchrist e Nicolas Batum a dividersi il ruolo di ala piccola con Kaminsky che dovrebbe essere confermato da 4 e il nuovo Hibbert che dovrebbe essere il centro titolare data la partenza di Al Jefferson, nella speranza che il jamaicano torni ad essere quello di Indiana e non quello di Los Angeles.

Come agire:

La certezza: Kemba Walker

Cona la partenza di Lin è diventato necessario senz’altro un replacement di Kemba Walker. Lin l’anno scorso ha sfiorato il premio di  6th man of the year, evidenziando quanto sia stato importante per la squadra. È quindi compito di Jordan cercare di trovare un sostituto adatto, che si avvicini a garantire ciò che garantiva Lin. Beli e Lamb offrono un ottimo duo per quanto riguarda il ruolo di SG. Anche le ali sono a posto. Il problema potrebbe porsi nel ruolo di 5, se Hibbert non si dimostrerà un giocatore all’altezza, coach Clifford sarebbe in difficoltà, dato che la suo priorità è la difesa. Charlotte potrebbe quindi coprirsi approfittando dell’off season e acquisendo un eventuale sostituto di Hibbert.

Obiettivi per la prossima stagione:

I playoff ora sono un obiettivo per i Charlotte Hornets. L’idea di squadra vista nei passati 9 mesi non può che migliorare e, salvo Jefferson, lo starting 5 è rimasto invariato, per ora. Bisogna sicuramente agire per rimediare alla perdita di Lin ma la squadra di Jordan deve puntare almeno all’ottavo posto ad Est ma la concorrenza è più che mai agguerrita per la prossima regular season.

Starting Five Charlotte Hornets:

C Roy Hibbert?
PF Williams/Kaminsky
SF Nicolas Batum
SG Michael Kidd-Gilchrist
PG Kemba Walker

L’estate NBA: Atlanta Hawks

Oct 27, 2015; Atlanta, GA, USA; Atlanta Hawks guard Thabo Sefolosha (25, left), guard Jeff Teague (0), forward Paul Millsap (4) and forward Tiago Splitter (11) wait as officials review a play in the third quarter of their game against the Detroit Pistons at Philips Arena. The Pistons won 106-94. Mandatory Credit: Jason Getz-USA TODAY Sports

Con l’inizio, abbastanza “frizzante”, di questa free agency, diamo un occhio ad ogni franchigia, cercando di capire quali sono gli obiettivi a breve e a lungo termine, dove migliorare e che strada si sta percorrendo.

È tempo di esaminare gli Atlanta Hawks, squadra che in questo Luglio ha dovuto ridare il via ad un  processo di rebuilding, causato dall’addio in free agency di Jeff Teague e Al Horford.

Da dove ripartire:

Press conference di Dwight Howard

La scommessa della squadra georgiana ha un nome e un cognome: Dwight Howard. Il centro, natio tra l’altro proprio di Atlanta, avrà il compito di sostituire Horford, ma avrà soprattutto il compito di levarsi di dosso tutte le critiche negative che sono piombate su di lui come macigni, dal post-Orlando a Houston. Howard è stato addirittura definito un “cancer in the locker room” ma si è presto definito pronto a smentire tutte le malelingue che lo hanno accompagnato nella sua carriera. Quale posto migliore per farlo se non la sua città natale? Gli Atlanta Hawks sperano di rivitalizzarlo.

Sarà pronto Dennis Schroder a caricarsi la squadra sulle spalle?

La partenza di Teague invece vedrà, finalmente aggiungo io, la definita consacrazione di Dennis Schröder. Il tedesco classe ’93 ha vissuto ai margini la sua esperienza con gli Hawks fino ad ora. Con la partenza del play titolare, le chiavi della squadra passano a lui ed ora avrà il compito di far vedere che non è una semplice promessa.

A corollario dei due sopracitati la squadra di coach Mike Budenholzer si affiderà all’esperienza di Kyle Korver che vuole riprendersi da una stagione sottotono, Paul Millsap aspirante a diventare uomo franchigia e Thabo Sefolosha

Come agire:

Gli Atlanta Hawks, per volontà o meno, si sono già mossi parecchio in quest’off season. La squadra potenzialmente è formata da ottimi giocatori in ogni ruolo. Resta da vedere se Schroder sarà pronto a subire la pressione, se Howard riuscirà a tornare dominante com’era ad Orlando e se Millsap farà il salto definitivo di qualità.

Obiettivi per la prossima stagione:

Beh, l’obiettivo principale è evitare un 4-0 da Cleveland, come successo nelle ultime due stagioni. Scherzi a parte, Atlanta ha il roster per puntare, sulla carta, ad una semifinale di conference. Per ottenere questo risultato bisogna sperare che il rebuilding sia efficace. La conferma di Bazemore, l’arrivo di Howard, nonostante la partenza di Jeff Teague che sarà sostituito come ci aspettava da Dennis Schroder, consegneranno al coach degli Atlanta Hawks, un quintetto molto interessante che prevede in campo anche Millsap (che sarà free agent però nel 2017) e Korver. Due uscite, quelle di Horford e Teague, sostitute dagli Atlanta Hawks con Howard ed uno dei migliori dalla panchina della scorsa stagione, Dennis Schroder. Il cambiamento darà buoni risultati?

L’estate NBA: Utah Jazz

Con l’inizio, abbastanza “frizzante”, di questa free agency, diamo un occhio ad ogni franchigia, cercando di capire quali sono gli obiettivi a breve e a lungo termine, dove migliorare e che strada si sta percorrendo.

In questa puntata ci concentriamo su una delle squadre più affascinanti degli anni ’90: gli Utah Jazz. La franchigia di coach Snyider è sicuramente una di quelle che si è mossa meglio nei giorni caldi della FA, senza prendere grossi gioielli ma rafforzando decisamente la squadra in vista di Ottobre.

La stagione 2015-2016:

L’anno scorso i playoff sono sfumati per un pelo, a beneficio di  Houston. Il record finale recitava 40 W e 42 L (di cui l’ultima nella partita d’addio di Kobe). Obbiettivamente la squadra ha dimostrato, durante la stagione, che forse meritava di più la sfida a Golden State in post season, rispetto ai texani. Resta il fatto che si hanno delle buoni basi per ripartire.

Da dove ripartire:

La stella della squadra: Gordon Hayward

Gordon Hayward è la stella. Il giocatore classe ’90 è stato spesso accostato ad altre squadre, e lo sarà ancora durante l’off season, ma la dirigenza di Utah ha spesso ribadito di non volersi privare di quello che, a detta di molti, merita di essere considerato come uno dei migliori 5 del suo ruolo. Affianco a Hayward i Jazz hanno piazzato innesti molto intelligenti: Boris Diaw in arrivo da San Antonio aggiunge sicuramente esperienza, così
come Joe Johnson, anch’egli arrivato in questa free agency. Nel ruolo di play, nell’attesa che Dante Exum confermi le aspettative su di lui, è arrivato da Indiana George Hill. Il front-court invece si affida ancora alla coppia Favors-Gobert.

Dove agire:

Favors-Gobert-Hayward avranno il compito di trascinare Utah ai playoff.

Rodney Hood e Alec Burks si spartiranno il ruolo di guardia. Nonostante siano entrambi ottimi giocatori servirebbe un rinforzo proprio lì. Lo starting five è senz’altro competitivo, in ogni caso. A questo si aggiunge che coach Snyder potrà contare su una panchina molto più lunga (la cortezza della panchina nella passata stagione è stata una delle cause per cui Houston ha vinto al fotofinish). Il tutto nella speranza che Exum prenda in mano le redini della regia e che Hayward si trasformi da ottimo giocatore a top player.

Obiettivi per la prossima stagione:

I playoff mancano dal 2012. Quest’anno ci devono andare, a tutti i costi. La squadra è in grado di farlo e, salvo suicidi cestistici, hanno tutte le carte in regola per riuscirci. Non è nemmeno impossibile passare il primo turno.

Behind the NBA: Luol Ajou Deng, da rifugiato ad All-Star NBA

Luol Deng campione in campo e nella vita

I Los Angeles Lakers hanno da poco firmato Luol Deng proveniente dai Miami Heat. Pericoloso dal perimetro e difensore davvero egregio, anche se comincia ad essere avanti con l’età. Ma in questo caso noi non vogliamo parlarvi della vita da sportivo di Luol, ma del grande esempio che è come uomo e come professionista.

Luol Deng: la sua storia

Nato a Waw in Sudan nel 16 Aprile del 1985 nella Tribù dei Dinca, la Tribù che produce gli uomini più alti del mondo. Ultimo di nove figli, due dei quali giocano anch’essi a basket. Il padre era un Parlamentare Sudanese. E’ dovuto emigrare in Egitto con tutta la sua famiglia per scappare dalla Seconda Guerra Civile Del Sudan. Ed è proprio li che ha cominciato ad eseguire i primi palleggi con una palla da Basket.  Poco dopo essersi stabilito in Egitto incontra il celebre Manute Bol, che non a caso fa parte della sua stessa Tribù. Lo stesso Bol aveva insegnato al fratello maggiore di Luol, Ajou Deng, i fondamentali del gioco, e a detta sua anche quelli della vita. Poco dopo sono costretti di nuovo a emigrare ed a trasferirsi a Brixton nel sud di Londra.

Oltremanica Luol muove i primi passi verso il mondo dei professionisti, venendo convocato nella Nazionale Under-15. A 13 anni ha giocato alle qualificazioni agli Europei giovanili, contribuendo alla qualificazione della sua Nazionale, e venendo eletto MVP con un’assurda media di 40 punti e 14 rimbalzi a partita. Successivamente disputa gli Europei venendo di nuovo nominato MVP grazie ad una media di 34 punti a partita. In quel periodo si appassionò molto anche al calcio, diventando fan di Faustino Asprilla, calciatore colombiano. A 14 anni approda negli Stati Uniti e si iscrive alla Blair Academy nel New Jersey, venendo nominato co-capitano della squadra insieme a Charlie Villanueva.

Durante il suo ultimo anno di liceo veniva considerato il secondo miglior talento a livello liceale dopo LeBron James. Dopo un anno di college si dichiara eleggibile al Draft. Formerà poi una straordinaria coppia sia in NBA ai Chicago Bulls, che in Nazionale con l’amico Ben Gordon. E’ stato più volte leader della lega per minuti giocati (38.3 mpg).

Deng per il sociale

Il 3 maggio 2007 viene votato dai suoi colleghi come giocatore più sportivo in campo, conquistando lo Sportsmanship Award. In seguito al premio l’NBA dona 25.000 dollari alla Pacific Garden Mission, l’organizzazione più antica e famosa degli Usa. Nel 2008 ha vinto il Golden Icon Award For Best Sports Male Role Model ed il 2008 UN Refugee Agency’s Humanitarian of the Year Award, entrambi premi per la sua grande attività per le persone meno fortunate. Garantendo quindi beni di prima necessità a molti bambini Africani. Vince un Walter Kennedy Citizenship Award nel 2014 come giocatore attivo nel sociale, contribuendo ad un programma volto a fornire educazione scolastica e sportiva a milioni di bambini disagiati.

La sua Luol Deng Foundation, attiva a Chicago, in Sudan e nel Regno Unito, finanzia numerosi programmi e progetti nell’area di Chicago e in tutta l‘Africa. La fondazione ha collaborato con l’UNHCR, il World Food Programme, la lega e gli stessi Bulls per migliorare le condizioni di vita e garantire l’accesso ai beni di prima necessità per le popolazioni africane più bisognose.

Dicono di lui: 

Eric Bressman giornalista del Dime Magazine, nel 2011, lo definisce il giocatore più sottovalutato della lega. Ha inoltre scritto che è stato la spina dorsale della sua squadra, gli allora Chicago BullsThibodeau lo ha definito “la colla” che tiene uniti i Bulls, un grandissimo professionista che studia gli avversari, che si allena con grande intensità e dedizione, e che ha aiutato questa squadra a diventare migliore ogni giorno.  Pare che questa volta Mitch Kupchak ci abbia visto davvero giusto, aggiungendo il giocatore giusto per la crescita dei suoi talentuosi giovani Lakers. Un esempio dentro e fuori dal campo. Un faro che saprà di sicuro illuminare la strada della franchigia alla tanto attesa rinascita. Un gigante buono, che ha il cuore come muscolo più grande.

El príncipe español

El príncipe español: Pau Gasol

Pau Gasol.
Pau Gasol.

Il 4 luglio è una data storica per gli americani ma da ieri, forse, un po’ di più. La notizia che Kevin Durant abbia scelto di giocare nei Golden State Warriors ha fatto il giro del mondo e dunque, un’altra bomba di mercato è passata in secondo piano. Pau Gasol è un nuovo giocatore dei San Antonio Spurs. Per i grandi appassionati di basket avere la possibilità di vedere insieme Pau Gasol e coach Gregg Popovich è un qualcosa di cosi meraviglioso da non poter passare inosservata. L’ex giocatore di Grizzlies, Lakers e Bulls ha firmato un contratto biennale da 30$ milioni. L’unica vero grande aspetto negativo della faccenda è che ciò potrebbe voler significare il ritiro dello Spur per eccellenza, Tim Duncan. Il #21 non ha ancora rilasciato dichiarazioni ma la sensazione è che non avremo più il piacere di vederlo sul parquet.

Gasol nel sistema Spurs: come si inserisce?

Pau Gasol si aggiunge ad un roster già competitivo, capace, la passata stagione, di andare ad un passo delle finali di Conference. Molti opinionisti negli USA hanno storto il naso per l’acquisto di Pau, giocatore dall’indubbio talento ma ormai alla fine della sua carriera, data l’età(36 anni) e la poca dinamicità fisica. Le critiche non sono assolutamente campate in aria ed il rischio che la presenza di Pau Gasol aumenti le difficoltà fisiche e difensive degli Speroni è concreto. Tuttavia coach Popovich, abituato da anni ad allenare anche giocatori “non giovanissimi”, saprà sicuramente “nascondere” le lacune difensive di Pau. Come? Col sistema Spurs ovviamente. Sistema che non solo è in grado di migliorare la fase offensiva, ma anche quella difensiva. Siamo abituati a soffermarci sulla brillante circolazione di palla degli Spurs ma, spesso, non notiamo i vantaggi che comporta il “giocare di squadra” anche in fase di non possesso palla. Aiuti tempestivi dal lato debole, close-out da parte dei giocatori più giovani ( Kahwi Leonard su tutti ), letture anticipate delle giocate degli avversari, sono tutti aspetti del gioco Spurs che non potranno che far brillare il talento cristallino in fase offensiva di Paul Gasol. Unici dubbi concreti sono legati alla sua fisicità: nella serie contro Oklahoma City si è visto in pieno il punto debole degli Spurs, che sono crollati contro i Thunder, che correvano molto di più, erano più reattivi a rimbalzo ed arrivavano per primi sulle palle a metà. Insomma il catalano non aiuterà per nulla gli Speroni, o forse si? L’addio di Tim Duncan potrebbe essere una notizia molto triste per noi amanti della palla a spicchi, è vero, ma nell’ultima stagione ha dimostrato di essere davvero ai minimi storici a livello di peso per la squadra a livello di gioco espresso sul campo (perché è indubbio che il suo essere leader vada ben oltre questo aspetto del basket). Ma gli anni sono quelli che sono, le ginocchia anche e prendere Pau Gasol come centro è sicuramente un salto di qualità non da poco. Lato positivo l’attacco: con Pau e Aldridge sotto canestro ne vedremo davvero delle belle. Gioco in post, mani vellutate per entrambe, insomma offensivamente nulla da dire, ma resta sempre la difesa l’eventuale tallone d’Achille su cui dovrà lavorare molto Popovich.

Ci perdonerà Durant ma Pau Gasol, “El príncipe español”, non può essere secondo a nessuno, nemmeno a livello di notizie.

 

 

L’estate NBA: Milwaukee Bucks

L’estate NBA: Milwaukee Bucks

Con l’inizio, abbastanza “frizzante”, di questa free agency, diamo un occhio ad ogni franchigia, cercando di capire quali sono gli obiettivi a breve e a lungo termine, dove migliorare e che strada si sta percorrendo. Siamo alla seconda puntata, ed è il turno di una franchigia che sicuramente sta creando grande interesse intorno al suo progetto per il futuro: i Milwaukee Bucks.

Prima puntata: Sixers 

La stagione 2015-2016:

I Bucks sconfiggono GSW: è la prima sconfitta della franchigia californiana, dopo 24 successi.

Kidd e soci si devono rimettere a lavoro dopo una stagione da 33-49, obbiettivamente sotto le aspettative perché, nonostante siano una squadra giovane, ad Est i playoff erano quasi un must. La gioia più grande per i tifosi è forse stata la vittoria che ha stoppato la cavalcata trionfale dei Golden State Warriors a inizio stagione. La squadra ha comunque dimostrato una buona intesa, il gioco è migliorato col passare della stagione e i giovani sono senz’altro promettenti, forse però non ancora pronti per trainare una squadra come si deve.

Da dove ripartire:

Nuovo arrivo in Wisconsin: Dellavedova.

Giannīs Antetokounmpo è chiaramente la stella all’intorno della quale la società sta ponendo le basi per il futuro. Il greco non ha ancora mostrato il suo potenziale valore se non con fugaci highlights di tanto in tanto, ma la possibilità che si riveli uno dei top 5 della lega nei prossimi anni è alta. Come dicevamo, si stanno creando basi per il futuro, futuro che promette bene anche grazie a una rosa con l’età media poco superiore ai 23 anni. Jabari Parker
e Greg Monroe
hanno intenzione di fare finalmente il salto di qualità, e questo sarebbe determinante per la franchigia del Wisconsin. Khris Middleton  vuole replicare la passata stagione positiva, in cui ha messo a referto 18 ppg. Servirà un sostituto di Oj Mayo dopo che quest’ultimo è stato riscontrato positivo ad un test di sostanze dopanti. Fondamentalmente la squadra ha ottime basi su cui ripartire, ed è gestita da un coach che se dimostrerà, ancora di più della passata stagione, l’intelligenza che aveva da giocatore, può diventare interessante.

Come agire:

I giovani Bucks.

Al draft, con la chiamata numero 10, si sono aggiudicati Thon Maker confermando una preferenza a giocatori fisici con braccia ed aperture alari spaventose. Maker è un 5 abbastanza agile per poter giocare da 4 andando a migliorare – come sperano i tifosi – un reparto importante.  Serviva soprattutto un play ed è arrivato Dellavedova da Cleveland: sarà suo il compito di dar manforte a Carter-Williams auspicandoci che il play ex 76ers rimanga. Dai Suns è arrivato Mizra Teletovic in previsione anche di un eventuale partenza di Monroe, certo è che se l’ex Pistons decida di partire servirà qualche altra operazione da parte della dirigenza dei Bucks. Inoltre rumors sostengono di un interessamento a Dwayne Wade che sembra possa lasciare Miami: se ciò succedesse i Bucks troverebbero la stella che porterebbe tanta esperienza in un gruppo giovane. Wade potrebbe diventare il mentore di Parker e compagnia, garantendo comunque una stagione ancora degna di Flash. Per raggiungere i playoff questo dovrebbe bastare, per mirare a qualcosa di più bisogna aspettare come e se miglioreranno i young talents.

Obiettivi per la prossima stagione:

Dipende molto dall’approccio di coach Kidd e da quanto i giovani lavoreranno quest’estate. L’obbiettivo minimo comunque resta l’ottavo posto e i play-off. In caso contrario anche Jason Kidd potrebbe essere messo in discussione.

L’amore è eterno finché dura. Non per Wade?

Wade Dragic

L’amore è eterno finché dura

Dwyane Wade avrebbe fatto sapere all’NBA che durante la Free Agency prenderà in considerazione l’idea di lasciare la Florida. Secondo Brian Windhorst di ESPN, le franchigie interessate alla guardia sarebbero già due. L’insider ha dichiarato:

Nel corso degli ultimi 24-72 ore, i rappresentanti di Dwyane hanno contattato gli agenti di diverse franchigie. Ovviamente non hanno parlato con ogni franchigia, ma ad alcune è stato detto che Dwyane sarà Free Agent. So che San Antonio è una delle squadre che è stata contattata, allo stesso modo anche i Mavs. 

Gli Heat, tuttavia, rimarrebbero favoriti agli occhi di molti. L’All-Star degli Heat, infatti, dopo aver ottenuto un rinnovo annuale la scorsa estate, aveva dichiarato di essere un “HeatLifer”.

Effettivamente, gli Heat hanno a disposizione circa 20 milioni di dollari per riconfermare Flash. Il GM Riley, inoltre, ha dichiarato che la priorità assoluta della franchigia è rinnovare Whiteside e così è stato. Ora sotto con DWade dopo che Kevin Durant è sfumato in direzione Baia…

Dove si collocherebbe Wade?

Gregg Popovich, coach dei San Antonio Spurs.
Gregg Popovich, coach dei San Antonio Spurs.

Alla ricerca di spazio salariale, la dirigenza potrebbe decidere di scambiare o utilizzare la stretch-provision sul contratto di Josh McRoberts. Un altra mossa utile per creare flessibilità, potrebbe essere scambiare Goran Dragic. Whiteside potrebbe esser lasciato partire, in caso contrario, il denaro a disposizione per riconfermare Wade non è poi molto. Se Miami dovesse riuscire a convincere il giocatore a restare anche per un’offerta minore, dato l’attaccamento alla maglia mostrato dal ragazzo, allora potrebbe restare. In caso contrario, Mavs e Spurs rappresentano buone alternative: entrambe hanno una guardia titolare (Danny Green e Wesley Matthews) a lungo termine, e Wade potrebbe accettare un ruolo minore in contesti già attrezzati per la post-season. Inoltre, entrambe le franchigie sono allenate da due dei migliori coach in circolazione, Rick Carlisle e Gregg Popovich.

Inoltre, come osserva Dan Feldman in un articolo pubblicato su nba.nbcsports.com, entrambe le franchigie amano i quintetti da small-ball. Wade così, potrebbe avere un minutaggio più limitato durante la regular-season. Questo fattore, potrebbe agevolare la gestione del giocatore, data l’età avanzata. Inoltre Wade potrebbe cedere alle lusinghe di queste franchigie, che potrebbero accaparrarsi il giocatore anche ad un’offerta minore se si mostrasse più pronta ed accomodante di Miami. Il legame tra Miami e Wade resisterà abbastanza alle tentazioni della Free Agency? L’ultima ipotesi fantasiosa quella dei Cavaliers, per rispondere al colpo Kevin Durant dei Warriors appare piuttosto fantasiosa ma non del tutto da escludere: i Nuggets hanno pronti 26 milioni per Wade all’anno, i Miami Heat gli hanno proposto un rinnovo a 20 milioni annuali, i Bucks sarebbero disposti a scambiare Monroe, mentre i Mavs dopo le firme di Bogut, Barnes sembrano essersi tirati fuori dalla corsa al #3. Gli Spurs hanno firmato Gasol e potrebbero rinunciare a provare a firmare Wade dopo la notizia della conferma di Ginobili. Insomma la free agency è esplosa nei giorni passati ma Wade deve ancora chiarire dei dubbi sul suo futuro. L’amore è eterno finché dura: sarà così anche per The Flash?

Free Agency. Big Men, Big Money

Big Men Big Money

E’ iniziata davvero col botto questa Free Agency per quel che riguarda i centri. Tanti, tantissimi soldi quelli investiti da molte franchigie NBA per riuscire a sbaragliare la concorrenza ed assicurarsi così le prestazioni dei Big Men. E’ pur vero che molte squadre avevano esigenza di inserire un lungo all’interno del proprio roster e che il Salary Cap è aumentato, ma in questa FA il costo dei centri è risultato essere un tantino eccessivo.

Tutti pazzi per i centri:

L’unica operazione sotto i 50 milioni per accaparrarsi un lungo è stata quella degli Indiana Pacers con Al Jefferson firmato con un triennale a 30 milioni. 

Al Jefferson
Al Jefferson

 

 

 

 

 

 

Poi è stata la volta dei Los Angeles Lakers che mettono sotto contratto Timofey Mozgov con un quadriennale a 64 milioni. Un buon difensore, con un discreto Jumper dai 5 metri ed in linea forse col gioco di Luke Walton, ma 64 milioni onestamente sembrano davvero troppi per il Russo.

Mozgov
Timofey Mozgov

Stesso discorso per Joakim Noah firmato con un contratto da 72 milioni in 4 anni dai New York Knicks. Proveniente da una stagione passata quasi interamente in infermeria nei Chicago Bulls, non più giovanissimo e in fase calante della sua carriera.

Noah
Joakim Noah

 

 

 

 

 

 

  70.5 milioni in tre anni spesi dagli Atlanta Hawks per Dwight Howard proveniente dagli Houston Rockets. Anche per questa operazione c’è molto scetticismo nonostante parliamo di uno dei migliori centri della lega. Non pochi i limiti tecnici e soprattutto caratteriali del Superman di Atlanta, e che quindi non può garantire un vero e proprio salto di qualità agli Hawks.

Howard
Dwight Howard

Dopo moltissimi rumors che lo hanno accompagnato, Hassan Witheside ha deciso di rimanere nella sua Miami riuscendo ad ottenere un quadriennale col Max Salary dai suoi Heat. Buon centro, giovane, esplosivo fisicamente ma con evidenti limiti difensivi. Chissà se saprà lavorare per migliorare il suo gioco difensivo, e a dimostrare di meritare l’investimento che hanno fatto i Miami Heat.

Witheside
Hassan Witheside

 

Un altro giocatore firmato che ha firmato un quinquennale al massimo salariale ai Detroit Pistons è Andre Drummond. Pochi dubbi molte certezze per il lungo New Yorkese. Giovanissimo, forte sotto le plance ed in grado di fare la differenza. Deve migliorare in lunetta, ma con la giovane età ed il grande potenziale c’è tutto perché diventi il miglior centro della lega.

Drummond
Andre Drummond

Washington Wizards con un contratto di quattro anni a 64 milioni firmano Ian Mahinmi. Centro francese 9.3 punti e 7.1 rimbalzi di media nella scorsa stagione. Tutto sommato un buon lungo, ma forse anche per lui 64 milioni sono un pò troppi.

Ian Mahinmi
Ian Mahinmi

Gli ultimi due colpi in linea di tempo sono stati Bismack Biyombo e Al Horford. Biyombo con un quadriennale da 72 milioni è passato dai Toronto Raptors agli Orlando Magic. Lungo duttile, buon difensore e di grande prospettiva, Biyombo ha dato prova delle sue qualità nelle ultime finali di conference contro i Cavs del prescelto, giocando con grande intensità e energia su entrambi i lati del campo.

Biyombo
Bismack Biyombo

I Boston Celtics hanno firmato Al Horford per quattro anni al massimo salariale, in un affare di 113 milioni totale. Un Top FA che porta la sua esperienza in una squadra molto giovane come quella dei Celtics. Inoltre bravo a leggere i giochi offensivi e con un eccellente tiro dalla media distanza, proprio quello che desiderava Brad Stevens.

La Free Agency è cominciata, tanti milioni sono già stati investiti, ma per ora i Big Money vengono mossi dai Big Men: l’innalzamento del salary cap a 94 milioni è stato molto fruttuoso per i centri che si sono portati a casa contratti davvero ricchissimi.

L’estate NBA: Philadelphia 76ers

Simmons

L’estate NBA: Philadelphia 76ers

Con l’inizio“frizzante” di questa free agency diamo una occhiata alle varie franchigie NBA, cercando di capire quali sono gli obiettivi a breve e a lungo termine, dove migliorare e che strada si sta percorrendo.  Iniziamo oggi dai Philadelphia 76ers, sicuramente non una delle squadre più brillanti negli anni post Allen Iverson.

La stagione 2015-2016:

La stagione appena terminata non ha bisogno di grandi presentazioni, il record 10-72 parla abbastanza chiaro. La stagione passata è stata la quarta consecutiva senza play-off, ma a preoccupare maggiormente i tifosi sembra essere la mancanza di un progetto preciso, motivato da scelte azzardate ai draft. Ok, le 72 sconfitte sono il risultato di un tanking a livello estremo ma l’idea è che comunque tanto meglio non si sarebbe riusciti a fare. Tutto sommato l’obiettivo di perderne il più possibile era chiaro già da ottobre, quindi tutto sommato: obiettivo raggiunto.

Ben Simmons, la notte del draft.

Da dove ripartire:

A Philly c’è un punto fermo, ed è un ragazzo australiano del 1996: Ben Simmons. È evidente quanto la società creda in questo giocatore, l’excitement attorno al natio di Melbourne è paragonabile a quella per AI3. Ovviamente deve dimostrare ancora tutto, le premesse, però, sono ottime. C’è speranza anche per l’affermazione di Jahlil Okafor, 3° scelta al draft 2015. Il classe ’95 si è fatto notare più per scorribande extra-parquet ma il talento pare innegabile, e può certamente diventare un punto di forza della squadra. L’altra certezza sembrerebbe Nerlens Noel. L’ex giocatore di Kentucky sembra essere l’unica lieta positiva degli ultimi anni. A completare il discorso lunghi ci sarebbe anche Joel Embiid, anche lui giovane e presentato al draft 2014 come uno dei potenziali top-player dei prossimi anni, con un unico difetto però: non ha mai visto il campo.
Per quanto riguarda invece il reparto guardie urgono interventi, Isaiah Canan ha mantenuto una media di 11 ppg e 2 apg, e Hollis Thompson si è fermato a 9.8 ppg con 3.5 rimbalzi a gara. Ok, non è stata sicuramente la stagione migliore per valutarli, ma pare evidente come servano rinforzi, per invertire la rotta anche perché Carl Landry e Robert Covington possono senz’altro dare soddisfazioni insieme a Richaun Holmes e Jerami Grant, che si sono quantomeno fatti apprezzare.

Come agire:

Okafor, futuro incerto?

Settimana scorsa, al draft, Bryan Colangelo avrebbe venduto anche un rene pur di ottenere la scelta #3 di Boston. L’offerta recapitata alla franchigia del Massachusetts ci ha fatto intendere che i Sixer sarebbero disposti a rinunciare ad uno dei tre lunghi, Simmons escluso, per ottenere un PG a cui affidare le chiavi dell’attacco (l’intenzione di Philly prevedeva la chiamata di Kriss Dunn). Serve un sostituto per Ish Smith e si era pensato a Matthew Dellavedova, il neo campione australiano ha però scelto i Bucks. Per il momento la squadra ha ripiegato sugli innesti di Timothe Luwawu e Furkan Korkmaz. Il primo è un esterno dotato di mezzi atletici grande capacità difensive ma un jumper e un ball-handling da portare to the next level. Korkmaz invece è dotato di grande tiro e grande abilità. Ha solo 18 anni e  una struttura fisica inadeguata, potrebbe rimanere in Turchia a prepararsi ancora un po’. Tra le idee di Colangelo vi è anche Rajon Rondo ma il play dei Kings potrebbe non avere intenzione di far parte di un rebuilding, considerando l’età e le altre offerte. Il sogno si chiama Harrison Barnes ma qualora KD rifiutasse i Warriors, difficile vedere l’ala #40 muoversi dalla baia. Resta il fatto che uno tra Noel, Embiid e Okafor lascerà la squadra e quindi uno di loro potrebbe diventare una pedina di scambio per portare un play a Philadelphia.

Obiettivi per la prossima stagione:

Siamo a Est, è vero, ma parlare già di obiettivo play-off per Philly, ad oggi, potrebbe essere presto. Vedemo come si evolverà la FA, e vedremo l’impatto di Simmons, il bello del basket è che nessuno parte battuto e nulla o quasi è sicuro. Quello che è sicuro è che i tifosi dei Sixers possono “TRUS THE PROCESS”.