Elfrid Payton, i Magic hanno trovato la loro Point Guard?

Elfrid Payton deadline trade

Elfrid Payton è uno dei giocatori che si è messo maggiormente in luce nella disastrosa stagione dei Magic. Proviamo a conoscere quello che potrebbe essere il futuro del team della Florida.

Ad Orlando da qualche anno le cose non girano benissimo. La franchigia sembra essere piombata in un tunnel la cui uscita sembra essere ancora molto lontana. Infatti al termine di ogni stagione ci sono più interrogativi che certezze e questa situazione genera sfiducia e malcontento. Tuttavia al termine di questa stagione potrebbe esserci una nota lieta: Elfrid Payton. La crescita, lenta ma costante, del playmaker americano potrebbe essere il primo mattoncino per costruire i Magic del futuro.

PAYTON: GLI INIZI

Elfrid Payton
Elfrid Payton

Nato a Gretna, Louisiana il giovane Payton cresce con lo sport nel sangue. Il padre infatti, Elfrid Payton Sr, è uno dei giocatori più rappresentativi del football canadese. Il primo amore di Elfrid Junior è infatti proprio il football; seguire le orme paterne era un desiderio troppo forte. Tuttavia alla  John Ehret High School  tutti si accorgono che la palla ovale non è congeniale alle sue caratteristiche. Il ragazzo in compenso se la cava discretamente bene con un oggetto arancione a spicchi; renderà suo padre orgoglioso in un altro modo, magari su un parquet.

L’AVVENTURA AL COLLEGE: LOUISIANA-LAFAYETTE

Elfrid Payton
Elfrid Payton con la maglia di Louisiana-Lafayette

L’esperienza alla John Ehret lo fa crescere molto e ben presto Elfrid diviene l’oggetto del desiderio di molti college. Spesso ad ogni sua partita ci sono scout ad osservarlo e le recensioni fornite sono ottime. Tecnica di tiro a parte Payton sorprende sin dalla High-School per la sua attenzione alla fase difensiva. La grinta e la visione di gioco che possiede sono qualità che pochi possono vantare. Ad aggiudicarsi le prestazioni del ragazzo da Gretna è il college di  Louisiana–Lafayette. Con i Ragin’ Cajuns ( probabilmente il nome più figo del mondo collegiale americano) inizia la sua avventura nel basket che conta.

Il suo anno da freshman è promettente. Il ragazzo si ambienta bene nella nuova realtà collegiale e riesce anche a guadagnare la fiducia di coach Bob Marlin. Chiuderà il suo primo anno con una media di 7.9 ppg, 3,6 rpg e 3,2 apg; cifre da non disprezzare. La sua definitiva esplosione si ha tuttavia nel suo anno da sophomore. Payton diventa il leader della squadra, innalza il suo livello di gioco e i risultati iniziano ad arrivare. 15.9 ppg, 5,5 apg 5,6 rpg e 2,4 spg sono il frutto del suo duro lavoro. Cifre quasi raddoppiate e prestazioni di ottimo livello convincono l’U19 degli USA a convocarlo per il FIBA Under-19 World Championship. Anche qui Elfrid trova il modo di non tradire le attese. Si trova a meraviglia con i compagni e riesce a vincere la medaglia d’oro.

JUNIOR YEAR E DRAFT

L’anno da Junior è quello cruciale. C’è una stagione da giocare e, sopratutto, un Draft da guadagnarsi. Payton viaggia su medie straordinarie: 19 ppg 6 rpg 5 apg e 2,4 spg. Il supporting cast di Louisiana non è dei migliori Elfrid non riesce a raggiungere risultati di rilievo. Tuttavia si mette in luce come giocatore completo. Il giovane playmaker è noto per essere uno specialista difensivo: vince l’All-Sun Belt Defensive Player of the Year e anche il  Lefty Driesell Award come miglior difensore della NCAA. E’ chiaro a tutti come il ragazzo sia ormai pronto per il grande salto in NBA. Il 12 aprile si dichiara eleggibile per il DRAFT del 2014: non resta che attendere.

Il 26 giugno 2014 al Barclays Center di Brooklyn Payton sta per compiere il definitivo passo verso il professionismo. Il DRAFT scorre inesorabile e siamo alla chiamata numero 10 quando Elfrid sente il suo nome pronunciato da Adam Silver. A sceglierlo sono stati i Philadelphia 76ers, tuttavia non sarà la “città dell’amore fraterno” la sua prossima meta. I suoi diritti vengono immediatamente girati agli Orlando Magic. Si vola in Florida.

FINALMENTE L’NBA

Elfrid Payton
Elfrid Payton con la maglia degli Orlando Magic

Dopo un breve periodo di ambientamento Payton diviene subito un importantissimo tassello nello scacchiere di Orlando. Nella sua stagione da rookie gioca 82 partite di cui 63 da titolare viaggiando a 8.9 ppg 6.5 apg e 4 rpg. Elfrid si mette subito in luce per le sue doti difensive. Il ragazzo è un difensore intelligente capace di mettere spesso in crisi il proprio marcatore. In attacco è ancora un pò grezzo ma ha la capacità di mettere in ritmo i compagni e le sue trame sono spesso efficaci.

La sua crescita continua nel suo secondo anno in NBA. Payton diventa il playmaker titolare dei Magic e gioca 69 partite da titolare sulle 73 totali giocate. I numeri sono comunque di buon livello: 10,7 ppg 6,3 apg 4 rpg. Come sempre il suo rendimento è costante ma il suo tiro è ancora troppo inaffidabile. Questo fattore spesso lo rende un giocatore battezzato dalla media-lunga distanza. In estate lavora molto sul suo tiro, vuole farsi trovare pronto per la sua terza stagione in NBA: quella della consacrazione.

Tuttavia la nuova stagione non inizia come Elfrid se la sarebbe aspettata. Infatti i Magic hanno allontanato Scott Skiles per affidare la guida tecnica a Frank Vogel. L’ex coach degli Indiana Pacers alterna spesso Payton con DJ Augustin e CJ Watson riducendo di molto il minutaggio dell’ex Louisiana. Il giovane play non la prende benissimo in un primo momento. La panchina appare ad Elfrid quasi come una punizione; Vogel però non è uno sprovveduto. Mettendo in discussione il suo posto da titolare sprona il playmaker a dare tutto ciò che ha nei minuti in cui viene utilizzato. I risultati sono eclatanti.

MAGIC: PAYTON E’ UN PROBLEMA O UNA SOLUZIONE?

Elfrid Payton
Elfrid Payton schiaccia con una discreta facilità

Payton infatti sta viaggiando a 13 ppg, 4,6 rpg e 6,1 apg di media a partita. Oltre a questi dati, molto positivi, si aggiungono anche le 4 triple doppie realizzate nell’ultimo mese. Tutti questi dati stanno spingendo Vogel e la dirigenza Magic ad una riflessione: è Payton il playmaker su cui puntare nel prossimo futuro? Senza dubbio è un bel questito. Il ragazzo, nel corso dei tre anni, è cresciuto moltissimo e i margini di miglioramento sembrano ancora elevati. Elfrid è una PG che riesce a coniugare bene qualità e fisicità. Il numero 4 dei Magic ha una forza fisica e un talento nel trovare i compagni che pochi pari-ruolo possono vantare.

Le sue carenze più grandi riguardano il ball-handling e, sopratutto, il tiro da 3. In questa stagione sta tirando con il 27% da oltre l’arco, pochino considerando le medie della maggior parte delle PG della lega. Dovesse riuscire a costruirsi un tiro da 3 credibile ad Orlando si troverebbero davanti un giocatore completo.

Cosa succederà quindi al buon Elfrid? Verrà scambiato o i Magic punteranno su di lui in futuro? Vale la pena puntare su un giocatore con un tiro da tre ancora poco affidabile? Quali altre franchigie potrebbero essere interessate a Payton? Questi sono tutti quesiti a cui Vogel e soci dovranno dare una risposta prima della prossima FA. Ad Orlando ora si decide davvero tutto..

 

 

 

 

 

 

Dario Saric, verso l’infinito e oltre

Dario Saric

Dario Saric è, insieme a Joel Embiid, una delle note più liete di questa stagione dei  76ers. Proviamo a conoscere meglio il talento croato che tanto bene sta facendo in quel di Philadelphia.

SARIC, UN DOMINATORE VENUTO DA LONTANO

Facciamo un passo indietro lungo 6 anni. Ora ci troviamo a Barcellona; si sta svolgendo la finale dello Euroleague Next Generation Tournament ( ne abbiamo già parlato per Bogdan Bogdanovic). Zalgiris e Zagreb si stanno dando battaglia per conquistare l’ambita vittoria. Tuttavia i lituani sembrano spaesati e scoraggiati. Il motivo di questo atteggiamento è presto detto: Dario Saric. Questo ragazzino croato sta distruggendo,da solo,il team di Kaunas. 19 punti, 14 rimbalzi e 10 assist con i lituani che cadono sotto i colpi del fenomeno in maglia bianca. Lo Zagabria vince (76-65 ) e Dario viene nominato MVP della competizione dagli addetti ai lavori.

L’Europa inizia a conoscerlo, il prossimo passo è farsi conoscere dal mondo intero. L’occasione giusta è il Nike Hoop Summit dove si affrontano annualmente i migliori prospetti USA contro i migliori prospetti mondiali. A Portland è ancora il croato a rubare la scena a tutti. 13 punti, 14 rimbalzi ( gli stessi di un certo Dirk Nowitzki nel 1998) e 5 assists. Team World che vince e Saric nominato tra i migliori giocatori dell’incontro.

CIBONA ZAGREB, LA STELLA CONTINUA A SPLENDERE

Dario Saric
Dario Saric in maglia Cibona

Ad anticipare la concorrenza firmando Dario ci pensano i croati del Cibona Zagreb. A dire il vero Dario avrebbe dovuto firmare con il Bilbao e sarebbe andato in prestito allo Split. A bloccare il trasferimento in Spagna ci pensano però i dirigenti FIBA. Le alte autorità del basket  sanzionano i baschi per “irregolarità nell’acquisto di Saric” condannandoli a pagare una sanzione e di fatto impedendo la firma dell’atleta. Il croato si allena tuttavia con lo Split fino a novembre quando,senza esitazione,  il Cibona lo mette sotto contratto. Con la nuova maglia fa subito incetta di premi : Croatian National Cup and Croatian League’s Champion, MVP delle Finals croate e miglior U22 del campionato. Vince tutto anche in Lega Adriatica. MVP della Lega ABA, Miglior prospetto , MVP delle Final Four sono solo alcuni dei traguardi che aggiunge al già prestigioso palmares.

Le cifre a parlare per lui : 17 ppg, 9,7 rpg 3,4 apg in 30 minuti di media; non male, davvero non male. Nelle sue esperienze tra Zagreb e Cibona riesce anche ad assaporare le prime gioie europee. Gioca l’Eurolega con lo Zagreb viaggiando a 8 ppg e 5 rpg di media in 4 presenze. In due anni al Cibona trova il modo di provare anche l’Eurocup: 13 ppg 8.3 rpg in 11 gare di Eurocup. Le prestazioni  non sono male e infatti qualcuno se ne sta accorgendo.

L’ANADOLU EFES E IL DRAFT

Dario Saric
Saric con la maglia dell’Anadolu Efes

A scadenza di contratto con il Cibona, Saric è conteso da mezza Europa. Tutti lo vorrebbero a roster e da oltreoceano iniziano ad arrivare i primi sussulti importanti. Dario in realtà era già stato tentato dall’esperienza in USA nel 2013. Molti scout ed intermediari avevano provato a convincerlo ma il giovane croato, aiutato da papà Predrag e mamma Veselinka, aveva preferito migliorare gradualmente in Europa. Ora la situazione pareva diversa, sembrava tutto pronto, tuttavia l’Anadolu Efes di Istanbul aveva piani diversi.

La squadra turca si assicura le prestazioni del talento croato offrendogli un sostanzioso 2+1 e garantendogli la possibilità di rendersi eleggibile per il Draft. Saric accetta e firma con i turchi rendendosi allo stesso tempo disponibile per l’avventura americana in futuro. A sceglierlo al Draft 2014 sono gli Orlando Magic(con la dodicesima scelta assoluta) che però cedono subito i loro diritti ai Philadeplhia 76ers; chissà se ora ad Orlando si pentono di tutto ciò…

Dal Barclays Center di Brooklyn ( sede del Draft) si passa al parquet della İpekçi Arena e lì Saric non delude. Dopo alcuni screzi tra lui e Ivkovic ( allora coach dell’Efes) inizia la stagione; il campionato è ostico ma il croato non delude. L’esperienza all’Efes sarà in realtà molto avara di successi di squadra. Tuttavia fornirà a Saric i giusti mezzi per il proseguo della sua carriera. Dario infatti si mette alla prova con continuità in Eurolega: 9.9 ppg 6.4 rpg 3 apg nella stagione 2014/15; 12 ppg, 6 rpg nella stagione seguente. Nel mese di Novembre del 2014 diviene addirittura il più giovane MVP del mese di sempre in Eurolega. E’ solo questione di tempo prima che Dario segua il suo naturale destino: l’NBA.

PREOLIMPICO E OLIMPIADI

Dario Saric
Saric alle olimpiadi con la sua nazionale

Il rapporto tra Dario e la sua nazionale è sempre stato molto proficuo. Il ragazzo croato ha vinto per ben due volte, da protagonista, la medaglia d’oro agli Europei u18. Nel maggio 2016 Aza Petrovic dirama i convocati per il preolimpico e, tra questi, figura il nome del giocatore dell’Efes. Il croato trova il modo di brillare e di far parlare di sè con prestazioni ottime. A colpire è sopratutto la sue eleganza. Saric è un’ala forte di 2,08 cm e si muove con una naturalezza e una disinvoltura da renderlo, spesso, immarcabile. Ha una mano dolce come la seta e un range di tiro molto elevato. Saric è qualità e QI cestistico allo stato puro. L’unica sua pecca è la fase difensiva dove spesso paga il poco atletismo.

A fare le spese di questo fenomeno è, più di tutti, l’Italia(fortunati no?) che se lo ritrova contro due volte. Nella finale del girone gioca ad un livello sublime mettendo spesso in crisi la statica difesa azzurra e regalando, insieme a Bogdanovic, il pass-olimpico alla sua Croazia.

Convocato ovviamente anche per le Olimpiadi, Dario continua a mettersi in mostra. 11.9 ppg, 7 rpg e 2,1 apg a testimonianza di un giocatore totale che, quando vuole( e lo vuole spesso) sa fare la differenza. Anche grazie a lui la Croazia giunge fino ai quarti del torneo intercontinentale. Al termine della gara persa(lottando su ogni pallone) contro la Serbia, Saric prende una importante decisione. Giocherà in NBA.

VERSO L’INFINITO E OLTRE…

Saric esulta dopo una tripla contro Toronto

Ad accoglierlo a braccia aperte nella nuova realtà americana ci sono i Philadelphia 76ers. Philly, ad inizio stagione, non era proprio il luogo ideale per una PF. La squadra della Pennsylvania aveva un parco lunghi affollatissimo. Okafor,Embiid, Saric,Ilyasova,Holmes e Noel tutti pronti a darsi battaglia per due posti in quintetto. Tuttavia Dario, da buon croato qual’è, ha un temperamento forte e non si lascia scoraggiare dalle difficoltà. Gioca come sa fare e cerca di lasciare anche l’anima su quel parquet ogni singola notte. I risultati non tardano ad arrivare. Grazie alla sua qualità e alla sua intelligenza scala ben presto le gerarchie divenendo quasi subito un membro da quintetto fisso. Il tempo di adattarsi al diverso gioco americano e inizia anche a mettere su numeri importanti. 21 punti contro i Magic a Novembre,21 contro i Celtics a Dicembre e poi 26 a Gennaio contro Orlando.

La dirigenza non ha alcun dubbio a riguardo: bisogna puntare su Saric ad ogni costo. Durante il periodo di tradeadline i 76ers sfoltiscono il parco lunghi spedendo Noel a Dallas e Ilyasova ad Atlanta decidendo di promuovere Dario titolare fisso. Volete sapere come vanno le cose da allora? Facciamo, ancora una volta, parlare i numeri: 19.5 ppg 8 rpg 2.3 apg nell’ultimo mese. Complice l’assenza di Embiid diventa lui la prima opzione offensiva per l’attacco dei Sixers, è lui il leader in campo.

Il ROTY(Rookie Of The Year) sembra ormai solo una formalità, il futuro è roseo per Philly e con un Saric così è lecito sognare.

 

Joel Embiid: divenire All-Star per… conquistare una celebrità

Joel Embiid Towns-Embiid

Joel Embiid è disposto a far di tutto per amore.

Nel 2014 l’omone dei Philadelphia 76ers ha fatto sapere via Twitter di averci provato una celebrità e che lei lo rifiutò dicendogli di rifarsi sotto quando sarebbe divenuto un All-Star.

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Adesso che Embiid si è ripreso dall’infortunio disputando così la sua prima stagione in NBA  (e divenendo nel frattempo il candidato più accreditato al titolo di Rookie of the Year) sta cercando di farsi votare per partecipare all’All-Star Game che si terrà a New Orleans. Il tanto desiderato aiuto potrebbe arrivare dai suoi fan.

Difatti The Process ha emanato un appello tramite un ‘cinguettio’ in modo da raccogliere più voti possibili e poter così conquistare questa famosa celebrità, che potrebbe essere la famosa cantante Rihanna.

Un’ottima motivazione per dare una mano al giovane Embiid, verrebbe da dire.

https://twitter.com/JoelEmbiid/status/814263136471527425?ref_src=twsrc%5Etfw

Joel Embiid: hard work, determination

Embiid
TARRYTOWN, NY - AUGUST 03: Joel Embiid #11 of the Philadelphia 76ers poses for a portrait during the 2014 NBA rookie photo shoot at MSG Training Center on August 3, 2014 in Tarrytown, New York. NOTE TO USER: User expressly acknowledges and agrees that, by downloading and or using this photograph, User is consenting to the terms and conditions of the Getty Images License Agreement. (Photo by Nick Laham/Getty Images)
(Photo by Nick Laham/Getty Images)

Joel Hans Embiid, classe ‘94, centro di 2.13, è “the next big thing” proveniente dall’Africa, precisamente da Yaoundé, Camerun. Uno di quei talenti che di rado si vede in giro, uno di quei fisici strutturati e disegnati per lo sport, tanto da essere paventata anche la carriera da pallavolista professionista, ma all’età di 15 anni inizia questa liaison col mondo della pallacanestro ed inizia ad allenarsi ed a crescere, tanto che viene notato ad un camp NBA in Africa dal giocatore, anch’esso camerunense, Luc Mbah a Moute, che lo porta con sé in America per essere allenato nel miglior modo possibile. Il talento camerunense cresce anche tecnicamente e arriva la chiamata dall’University of Kansas, per la quale gioca un anno, catalizzando su di sé attenzioni da pressochè tutte le franchige NBA.

Viene scelto al Draft 2014 con la terza scelta assoluta dai Philadelphia 76ers ma ad oggi non ha giocato una singola partita nella massima lega americana a causa della rottura dell’osso navicolare del piede destro. Da allora un’infinità di rumors riguardo suo ritorno in campo, ogni tanto vengono pubblicati video amatoriali di sue sessioni di tiro, dove si scorge l’enorme potenziale di Embiid, ma, dopo aver saltato la stagione 2014-2015 e la stagione in corso, lo staff dei Sixers fa sapere che il piano è quello di fargli saltare la prossima Summer League e di iniziare ad Ottobre nella pre-season. Pare ci sia stato un significativo miglioramento del camerunense, soprattutto dopo essere tornato da un viaggio negli emirati arabi. Infatti Brett Brown, allenatore dei Sixers, si è detto impressionato dal centro Aspetar, un ospedale atto alla riabilitazione e alla medicina dello sport, a Doha, capitale del Qatar, tanto che è molto probabile che Embiid possa tornare lì insieme ad altri giocatori dei Sixers.

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Joel Embiid

È estremamente riservato” dice Brown, riguardo il centro Aspetar. “È estremamente isolato. Ciò gli permette di non essere distratto da nulla. È una comunità di atleti che condividono idee, condividono storie. È in un incredibile ambiente professionale che lo aiuta molto.” Queste le parole di coach Brown che sottolinea quanto abbia giovato la riabilitazione in Qatar rispetto a quella fatta negli Stati Uniti.

Dopo queste dichiarazioni si spera di rivedere presto il camerunese, quello che molti, prima dell’infortunio, accostavano per stazza e stile di gioco ad un altro giocatore africano: Hakeem “The Dream” Olajuwon.

Bucks, Parker non vuole affrettare i tempi di recupero

Bisogna attendere ancora un altro po’ per rivedere sul parquet Jabari Parker, ala forte dei Bucks. L’ex Blue Devils, che durante la partita contro i Suns dello scorso 15 Dicembre si è accasciato per terra, riportando un infortunio al legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro, sta lavorando gradualmente per non accelerare i tempi di recupero.

Come dichiarato a Charles F. Gardner del Journal Sentinal, la sua presenza sarà certa solo quando la sua condizione fisica sarà ottimale, evitando qualsiasi rischio di ricaduta. Nonostante l’attesa sia difficile da controllare, Parker non vuole bruciare le tappe della riabilitazione e vuole essere sicuro di poter essere produttivo e utile alla causa dei Bucks.

Lo stesso coach Kidd non si è sbilanciato molto sulla data di rientro della power forward e ha affermato che di giorno in giorno verrà aumentato il peso degli allenamenti per constatare come il suo fisico possa reagire. Al momento Parker sembra rispondere molto bene ai carichi di lavoro, ma considerazioni più accurate verranno prese solo questo weekend.

I Milwaukee apriranno la loro stagione il 28 Ottobre quando ospiteranno i New York Knicks. Parker molto probabilmente sarà assente, ma la speranza di tutti è di rivedere in campo quel giocatore che fino a poco prima dell’infortunio stava lottando per il ROY con l’avversario del draft 2014, Andrew Wiggins. Fino al 15 Dicembre Parker stava sbalordendo tutti per la maturità, nonostante fosse un rookie, e per la sua versatilità, che lo hanno reso un giocatore chiave nelle rotazioni di Jason Kidd. Ha concluso la passata stagione in anticipo con medie di tutto rispetto: 12,3 punti, 5,5 rimbalzi e 1,7 assist a partita.

Per NBA Passion,

Gabriele Timpanaro.

Lakers, esercitata l’opzione sul contratto di Randle

I Los Angeles Lakers hanno esercitato l’opzione sul contratto di Julius Randle:,come riporta Baxter Holmes di ESPN, il tutto è avvenuto il giovedì di questa settimana.

Nella passata stagione, il giocatore scelto al Draft del 2014 con la settima scelta assoluta dalla squadra californiana, giocò soltanto un tratto dell’opening night, prima di fratturarsi completamente la tibia destra. In quella partita persa contro i Rockets, Randle giocò soltanto 14 minuti facendo due punti con 1/3 dal campo.

Nonostante l’ex Kentucky abbia giocato meno di una partita, il talento mostrato durante questa preseason ha convinto i Lakers ad attivare l’opzione per il terzo anno che vale 3.2 milioni di dollari.

Julius Randle mentre fa un taglia fuori
Julius Randle mentre fa un taglia fuori

Non si può negare sul potenziale che abbia il 20enne nativo di Dallas. Fu selezionato con una scelta così alta proprio perché venne designato come un giocatore che poteva contribuire sin da subito ad aiutare la squadra. Aver subito un brutto infortunio durante il suo debuttò, però, ha fatto ricredere moltissimo sulle possibilità di diventare una stella.

Forse la cosa più promettente è che i due giovani,D’Angelo Russell e Julius Randle, hanno mostrato durante questo precampionato che tra di loro si sta sviluppando un grande rapporto: il pick and roll sarà la loro arma principale.

Per Nba Passion,

Giuseppe Cappucci

 

Bucks, per Kidd Jabari Parker è ancora un rookie

Dopo essere stato scelto con la seconda chiamata assoluta nel Draft 2014, Jabari Parker fa il suo debutto nei professionisti mantenendo le aspettative ed è forse l’unico rookie a potersi condendere il titolo di ROY con Andrew Wiggins.
Ma la fortuna gli gira le spalle e dopo solo 25 partite la sua stagione finisce a causa della rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro.

Purtroppo non lo abbiamo ancora visto in campo in partite ufficiali, ne in Summer League ne in Pre-Season, ma abbiamo potuto ammirarlo in allenamento: l’ex Blue Devil è tornato sicuramente più cresciuto sia mentalmente che fisicamente, ha messo su massa muscolare e questo è un buon segno.

Nonostante tutto il suo Coach Jason Kidd ha dichiarato a Dave McMenamin di ESPN che Parker, anche se ha già giocato il suo primo anno, agli occhi dello staff è ancora un rookie. La prossima stagione avrà i minuti contati soprattutto all’inizio per permettergli di ritornare al 100% dopo l’infortunio, e per dargli la possibilità di continuare il suo processo di maturazione.

Noi speriamo che il giocatore originario di Chicago non venga troppo limitato e che possa dimostrare il suo vero valore nella Lega.
Ha intorno una squadra giovane, come lui, e hanno la possibilità di crescere insiemee puntare molto in alto.
L’appuntamento è con l’inizio della Regular Season!

per NBA Passion,
Morgan Sala

76ers, Harris: “Non mi pento di aver scelto Embiid”

Come riporta RealGm.com, Josh Harris, ovvero il proprietario dei Philadelphia 76ers, torna a parlare della scelta numero 3 al draft del 2014, Joel Embiid.

Il centro non è riuscito ancora a giocare nemmeno 1 minuto in NBA, a causa di due gravissimi infortuni al piede, che lo hanno costretto a diverse operazioni chirurgiche e a stare lontano dal parquet tutta la scorsa stagione e tutta quella prossima.

Un lungo d’elite è molto difficile da trovare in questa lega. Quando ho draftato Joel ho pensato che era un rischio ragionevole e intelligente,” ha detto Harris, ricordando la scelta di Embiid, nonostante fosse infortunato. “I suoi progressi erano molto promettenti fino a poco tempo fa, quando abbiamo pensato che potesse giocare in Summer League, ma poi c’è stato un grande passo indietro. Sono molto dispiaciuto, mi ci è voluta una settimana per riprendermi dalla brutta notizia.”

Il passo indietro a cui si riferisce l’owner dei Sixers è il nuovo infortunio al piede patito dal centro, che lo ha costretto ad un nuovo intervento chirurgico in Agosto e che lo terrà fuori nuovamente per tutto il 2015/2016.

Quello che abbiamo fatto, però, è quello di garantire al giocatore le migliori cure mediche e chirurgiche, per fare in modo che Embiid possa diventare un giocatore d’elite nella NBA.

Naturalmente, tutti i tifosi di Philadelphia sperano che Joel possa tornare in forma il prima possibile e aiutare la squadra ad uscire da questo lunghissimo periodo di ricostruzione, che ormai sta andando avanti da troppo tempo, senza il minimo scorcio di via d’uscita.

Al college, Embiid è sembrato un giocatore devastante, con un fisico molto imponente e già pronto per l’NBA, quindi, se riuscisse a portare il suo pieno talento alla corte di coach Brett Brown, i Sixers si ritroverebbero il reparto lunghi più forte e più promettente dell’intera lega, già composto da Nerlens Noel e Jahlil Okafor, e potrebbero seriamente puntare alla vittoria nel giro di qualche anno, con i giusti innesti sugli esterni.

Per NBA Passion,

Giuseppe Fagnani (@dartfagnans)

Lakers: il ritorno di Julius Randle, a cura di Kobe Bryant e Metta World Peace

E’ fine ottobre. Iniziano i giochi. Tutti i riflettori sono puntati sul parquet. Mentre scendi in campo sale l’emozione, si acuisce la tensione e solo allora comprendi che il tuo sogno, accessibile a pochi, si sta coronando. Ti accorgi di avere accanto Kobe Bryant con la tua stessa casacca, i tuoi stessi colori, lo sguardo concentrato sulla sfida. Dall’altra parte Harden e Howard, nemici di lusso, ti scrutano per la prima volta. L’arbitro fischia e l’avventura inizia, ma il dramma è dietro l’angolo e ti colpisce duro, prima alla gamba, poi alla mente e infine al cuore, perché Julius Randle, settima scelta dei Lakers al draft Nba del 2014, non avrebbe mai pensato di cominciare il suo sogno così, con due miseri punti e una tibia fratturata. Il sogno è rimandato di un anno e la pazienza non si acquista da nessuna parte, la si coltiva, la si padroneggia. E allora Randle, che di pazienza ne ha poco, dopotutto ha solo 19 anni e una speranza che si sta frantumando sotto i suoi occhi, chiede aiuto all’unico che di pazienza ne ha accumulata tanta e che, in certi momenti, l’ha trasformata in sete di vittoria. Chiede aiuto al Black Mamba.

A distanza di un anno Randle è un uomo nuovo, un ragazzo più maturo, che ha saputo estrapolare il positivo da un anno di attesa, mentre guardava i suoi compagni affondare sotto i colpi dell’agguerrita Western Conference. Adesso Randle può ricominciare a muovere i passi di quel sogno che si era fermato in Texas contro gli Houston Rockets.

Come riporta Adrian Wojnarowski di Yahoo Sports, dietro il recupero del prodotto di Kentucky non ci sono solo medici e fisioterapisti, ma anche il simbolo giallo-viola per eccellenza, Kobe Bryant, che ha intuito l’enorme potenziale del suo compagno, ma soprattutto quella forza mentale e una disciplina che convertono una materia prima come il  talento in un prodotto finito, nella corazza di un campione.

Di gran lunga, la persona più importante è stata Kobe”  ha dichiarato Julius.

La scelta del cinque volte campione di educare un ragazzo così giovane è la chiara dimostrazione di quali siano le capacità dell’ex Wildcats. Perché tutti sanno che Kobe è un solitario che ama spronare i suoi compagni, ma nella scelta di seguire Randle c’è qualcosa di più, c’è l’intuizione di un futuro brillante per la franchigia. Bryant è una pantera che ti osserva con attenzione , ma difficilmente ti sceglie, ti appoggia, ti fa sentire a tuo agio. Ricerca negli altri l’intensità che lui stesso promuove, ma lui è Kobe e gli altri sono solo giocatori. Ma se lui ti sceglie e ti intima di avere pazienza, convinto che ritornerai più forte di prima, allora devi avere qualcosa di straordinario, qualcosa che lo ha attirato. Julius Randle è ritornato con più fame di prima, con una struttura fisica più forte, sviluppando un’etica del lavoro che ha impressionato tutti, non solo Kobe, ma anche Metta World Peace, veterano dal sorriso difficile. Quest’estate la PF di LA ha avuto qualche work out con l’ex Cantù. L’ha sfidato in un uno contro uno, consapevole di poter battere uno dei migliori difensori di sempre. Metta, che non si tira mai indietro ad una sfida, ha accettato. L’ha spintonato, ha rallentato il suo ritmo, ha usato trucchetti incanalati durante anni e anni di esperienza, l’ha messo all’angolo, ma Julius ha continuato ad attaccare ancora e ancora. A un certo punto in una situazione di pick up, Metta ha interrotto  il gioco e gli ha consigliato qualche filmato degli Spurs, per apprendere come gli speroni si muovono senza palla. La settimana successiva, come racconta con orgoglio lo stesso Randle, si sono affrontati di nuovo e Metta, dopo un po’ ha esclamato: “vedo che hai visto il filmato”. Randle è rimasto estasiato dall’intelligenza difensiva dell’ex campione con i Lakers e ha cercato di assorbire tutti i movimenti e i concetti che questa opportunità gli stava offrendo.

Adesso per Randle è giunto il momento di assaggiare di nuovo la regular season, di esprimere quel potenziale su cui, non solo la dirigenza, ma sia Bryant che World Peace hanno scommesso, per condurre i Lakers ai fasti di un tempo.

Per NBA Passion,

Gabriele Timpanaro.

 

Suns, Bogdanovic aiuta la Serbia a restare imbattuta ad EuroBasket

La maggior parte del roster corrente dei Suns si trova già a Phoenix e si sta preparando per l’imminente nuova Regular Season 2015-16.

Nel frattempo un loro futuro compagno di squadra sta giocando attualmente delle gare che contano (e parecchio!) in un palcoscenico internazionale.

Il riferimento è proprio a Bogdan Bogdanovic, selezionato proprio dai Suns con la 27esima scelta assoluta nel Draft del 2014 che sta rappresentando la sua nazionale, la Serbia, nel torneo di EuroBasket.

La giovane guardia 23enne continua a mostrare la propria versatilità e il proprio talento che lo hanno reso una star all’estero sia quando indossa la maglia della nazionale serba che quando gioca per il suo club di Euroleague, il  Fenerbahce Ulker.

Bogdan Bogdanovic in azione con la nazionale serba
Bogdan Bogdanovic in azione con la nazionale serba

Nella gara di apertura della Serbia in questi Europei, Bogdanovic ha dato efficacemente il suo contributo mettendo a referto 8 punti (con un 2-3 dal campo e 2-2 ai liberi), 5 rimbalzi, 5 assist e una palla rubata in soli 21 minuti di utilizzo. Il risultato è stato una sorprendente vittoria contro la corazzata Spagna capitanata dall’All-Star NBA Pau Gasol e molti altri giocatori che militano nel campionato professionistico americano.

Le vittorie sono continuate così come le prestazioni positive della giovane shooting guard. Ha messo a segno 9 punti, 4 assist e una stoppata nella sofferta vittoria della sua Serbia contro la Germania. 

Si è ripetuto ulteriormente anche contro l’Islanda sfiorando la tripla-doppia con 9 punti, 7 rimbalzi e 6 assist in soli 20 minuti di utilizzo. 

Contro la Turchia invece è stato più in ombra mettendo a referto solo 5 punti e 4 rimbalzi in 19 minuti, tirando male dal campo ma non per questo la nazionale Serba non è riuscita ugualmente a portare a casa la vittoria e il primato attuale in solitario.

Quest’oggi Bogdanovic e compagni sono chiamati a fare l’ultimo sforzo di questa fase a gironi di EuroBasket. La nazionale serba, attualmente prima in solitario a punteggio pieno, giocherà contro la nazionale italiana che ha rilanciato le proprie ambizioni dopo le vittorie prestigiose contro Spagna e Germania.

Chi ne uscirà vincitrice staccherà il pass per gli ottavi di finale da prima in classifica evitando così qualche spauracchio prima del previsto.

Serbia contro Italia, siamo sicuri che quest’ultima partita del Girone B garantirà spettacolo al cardiopalma fino alla fine.

Chissà anche come il giovane Bogdanovic affronterà questa restante parte del torneo e se, dopo la stagione al Fenerbahce, non decida finalmente di fare il grande salto oltreoceano andando a completare ai Suns un reparto di guardie già composto da Bledsoe, Knight e dal promettente Rookie Booker, che potenzialmente potrebbe essere devastante.

Per NBA Passion,

Antonio Cannizzaro (@AntonioCan22 on Twitter)

Lakers: ecco come Randle può incidere sul futuro della squadra

Come scritto da Josh Martin per Bleacher Report,in una sola partita giocata lo scorso, Julius Randle è riuscito a cambiare il futuro,per ora a breve termine,dei Lakers.  Come molti di voi ricorderanno, Randle si infortunò nell’opener della passata regular season contro gli Houston Rockets alla gamba. Un brutto infortunio che l’ha tenuto fuori per tutta la stagione e che ha anche dato il via, secondo  Mike Bresnahan del Los Angeles Times, alle riflessioni che hanno portato Gary Vitti,head trainer dei Lakers per ben 32 anni, a rassegnare le sue dimissioni. Quella partita segnò la stagione della squadra Losangelena che poi continuò in maniera disastrosa e che venne chiusa con un poco lusinghiero record di 21 vinte contro le 61 partite perse. Ma la stagione scorsa ha dato anche qualche frutto positivo. La buona stagione d’esordio di Jordan Clarckson e la possibilità di prendere nel draft di quest’anno,con la seconda scelta assoluta, un talento come D’Angelo Russel.

Ora è tornato in campo anche Randle che finalmente verrà giudicato per le sue prestazioni sul parquet al posto che per il peso della sua assenza. La scelta numero sette del draft 2014 è pronta a lasciare la sua impronta nella stagione dei Lakers. Con il suo gioco vicino l’ex Kentucky a canestro non si avvicina molto agli stereotipi delle leggende di Los Angeles come Kareem o Shaq vicino a canestro o come Magic e Kobe tra i piccoli. assomiglia di più,per alcuni aspetti, a Metta World Peace. “Tra loro ci sono stati contatti – ha dichiarato Byron Scott a Mark Medina del Los Angeles Daily News è stato divertente. Metta è come l’esperto veterinario e Julius è un giovane toro. Metta ha dato il meglio contro di lui, ma quando gli andava addosso era lui che rimbalzava”.

Un altro possibile termine di paragone per Randle potrebbe essere James Worthy. Proprio come la giovane ala forte Worthy si infortunò alla gamba nel suo anno da rookie anche se lui si infortunò ad aprile piuttosto che ad ottobre. Una volta guarito Worthy divenne un grande giocatore,parte fondamentale dello showtime che fece impazzire Los Angeles. Come Worthy anche Randle è un giocatore che starà lontano dalla palla spesso con Russel e Clarckson a gestirla come faceva Magic. Se Randle continuerà a crescere come il front office dei Lakers si aspetta il paragone con un mostro sacro come Worthy potrebbe non essere così azzardato e i gialloviola potrebbero finalmente tornare a fare la voce grossa anche in una conference proibitiva come la western conference.

Per NBApassion.com

Matteo Tatti @matte9tatti

Wichita State vs. Kentucky

Thunder, è Josh Huestis il nuovo arrivo?

Josh Huestis, scelto alla numero 29 nel draft 2014 dagli Oklahoma City Thunder, potrebbe finalmente trovare spazio nella Nba.

Infatti, nonostante fosse stato scelto al primo giro, la scelta dell’organizzazione dei Thunder era stata quella di parcheggiare il giocatore in D-League, agli Oklahoma City Blue. Terminata la stagione, il giocatore potrebbe essere richiamato alla corte di Billy Donovan per la prossima stagione.

Infatti, alla fine di una stagione buona stagione in D-League (Huertis ha terminato il campionato con 10,3 punti di media, 5,7 rimbalzi e 1,6 stoppate, con il 37% dal campo), il giocatore ha mostrato una buona intelligenza tattica nel prendere decisioni sia in attacco che in difesa: questo elemento potrebbe essere decisivo nella scelta che la dirigenza dovrà prendere in questi giorni.

I nodi principali per OKC infatti risiedono nel fatto che, con gli eventuali rinnovi di Singler e Kanter, accadrebbero due cose:

  • Da una parte la rosa sarebbe al completo, con 15 giocatori sotto contratto su 15 disponibili
  • Dall’altra il salary cap sfonderebbe (e di molto) la soglia della luxury tax.

Per questa ragione secondo NewsOK i Thunder potrebbero decidere di recuperare proprio Huestis sacrificando uno tra Perry Jones III e Novak, permettendo proprio l’inserimento di Huestis e l’abbassamento del monte salari.

Josh Huestis, draftato dagli Oklahoma City Thunder, ha disputato la scorsa stagione in D-League

Il giocatore dal canto suo, intervistato da Scott Mansch del Great Falls Tribune Sabato, si è così espresso:

D: Hai concluso la tua stagione con buoni numeri, ma so che ti stai affermando soprattutto come uno specialista difensivo. Cosa pensi che decideranno i Thunder nei tuoi confronti?

R: La cosa che voglio in questo momento è solo quella di essere un ragazzo che aiuta per ottenere la vittoria di squadra. Questo è il modo in cui ho pensato di andare a Stanford ed è questo ho fatto in campo. Siamo sicuramente una delle squadre di maggior talento in tutto il campionato, quindi voglio solo rimanere il ragazzo che entra, che gioca una buona difesa e che occupa il ruolo che gli viene richiesto di occupare. Voglio solo per aiutare la squadra a vincere. Siamo vicini ad essere una squadra che può puntare al titolo e voglio aiutare a fare quel passo successivo.

D: Qual è il tuo stato contrattuale con il Thunder?

A: Questa sarà un grande offseason per me. Non ho ancora avuto la possibilità di sedermi e discutere con la dirigenza. In base a quello che farò il team deciderà. Non posso ancora fare nessuna ipotesi su questo.

D: I tuoi diritti sono ancora detenuti dalla Thunder, giusto?

R: .

D: Se dovessi tornare in D-League per un altro anno saresti d’accordo con questo?

R: Io sono disposto a fare qualsiasi cosa che loro credono sia meglio per me. Ci sono un sacco di percorsi che si possono prendere in NBA. Se decidessero così sarei d’accordo con loro fino al momento in cui credo che la cosa mi aiuterebbe a migliorare

 

Il giocatore dunque ha mostrato grande disponibilità e apertura nei confronti della dirigenza, che potrebbe ripagare il suo impegno e la sua fedeltà con un posto in rosa al fianco di Durant, Westbrook e tutti gli altri.

Per NBA Passion,

Matteo Meschi