Portland Trail Blazers, estensione contrattuale per il presidente Neil Olshey

Secondo quanto riportato da Adrian Wojnarowski di ESPN, i Portland Trail Blazers avrebbero trovato l’accordo per l’estensione contrattuale fino al 2024 di Neil Olshey, President of Basketball Operations della franchigia dell’Oregon.

I Blazers ottengono ormai da anni piazzamenti di assoluto livello nella Western Conference, e hanno raggiunto l’apice nella stagione attualmente, in cui sono riusciti ad approdare alle finali ad Ovest, dove sono stati sconfitti per mano dei Golden State Warriors.

I grandi risultati ottenuti hanno spinto la proprietà di Portland a confermare il team attuale, sia dentro che fuori dal campo. Al rinnovo di Neil Olshey va infatti aggiunto quello di coach Stotts e soprattutto di Damian Lillard, star assoluta della franchigia.

Lillard sarà eleggibile in estate per un estensione contrattuale supermax, dopo essere stato nominato per il secondo quintetto All-NBA. Va ricordato che sia lui che CJ McCollum erano stati scelti al draft proprio sotto la gestione di Olshey,

I Bucks, Aaron Rodgers e la birra, poi Terrell Owens e Gucci Mane, Milwaukee posto da star

bucks aaron rodgers birra

Anche una gara di bevute di birra tra Aaron Rodgers, leggenda dei Green Bay Packers della NFL, l’uomo di linea dei “green & gold” David Bakhtiari e Christian Yelich dei Milwaukee Brewers è indizio di una squadra, i Bucks, che – grazie alle prestazioni della sua superstar Giannis Antetokounmpo – è finalmente uscita (almeno a livello di hype) dalla penombra dello small market NBA.

La sfida a tre in una delle capitali USA dell’industria brassicola, il Wisconsin (per la cronaca vinta dal gigante David Bakhtiari), si è rivelata un gustoso siparietto in un Fiserv Forum rumoroso e pieno di tifosi “ordinari” così come di star del mondo dello spettacolo a stelle e strisce.

Non esattamente la vista cui gli abitanti di Milwaukee, famosa per Happy Days e per la sua vicinanza (poco più di un’ora di auto) da Chicago, sono sempre stati abituati.

La presenza di Giannis Antetokounmpo, che sta cercando di riportare la finale NBA in Wisconsin 38 anni dopo Lew Alcindor ed Oscar Robertson, e che potrà diventare nei prossimi anni la stella NBA più pagata di sempre, a trasformare la città del nord-est in un posto da star.

Al Fiserv, che dal 2018 ha sostituito il vecchio Bradley Center, ecco comparire per la quinta partita della serie di finale della Eastern Conference tra Bucks e Toronto Raptors, Aaron Rodgers – tifoso storico – seduto di fianco a Mallory Edens, figlia del proprietario della squadra, con indosso una maglietta del rapper Pusha T.


Una risposta alle “provocazioni” di un’altra star della musica statunitense, il tifoso numero 1 dei Raptors Drake con cui Pusha T ha in corso da alcuni anni una faida a colpi di dissing.

A proposito di rap, in prima a fila a sostenere Giannis Antetokounmpo e compagni ecco apparire Gucci Mane, altro nome importante del panorama musicale USA, ed il campionissimo NFL Terrell Owens.

LeBron James, contatti con Leonard e Butler in vista della free agency

LeBron James and Kawhi Leonard, Los Angeles Lakers vs Toronto Raptors at Scotiabank Arena

Dopo la prima e fallimentare stagione con la maglia dei Los Angeles Lakers, che non sono riusciti a qualificarsi ai playoff, LeBron James è alla ricerca di rinforzi, e ha già iniziato a muoversi in vista della prossima free agency, contattando Kawhi Leonard e Jimmy Butler. Secondo quanto riportato da Brian Windhorst di ESPN durante una puntata del programma “Pardon the Interruption”, James avrebbe dato avvio al proprio processo di reclutamento.

“Da quello che ho capito, ha già iniziato il processo di reclutamento. Ho sentito che ha avuto contatti con Kawhi Leonard e con Jimmy Butler”, ha detto Windhorst.

I due, diretti avversari nel corso delle semifinali della Eastern Conference, sembrerebbero destinati a rifiutare le player option rispettivamente con Toronto Raptors e Philadelphia 76ers, diventando due dei più ambiti free agent sul mercato durante la prossima estate.

LeBron James e la free agency, tempering verso Leonard e Butler?

Le dichiarazioni di Windhorst potrebbero provocare delle conseguenze nei confronti di LeBron James, che potrebbe infatti essere messo nel mirino da parte della lega per tempering. Né il n°23 né i Los Angeles Lakers sono tuttavia nuovi a una situazione del genere.

Lo stesso James lo scorso dicembre si era reso protagonista di una situazione analoga, dovuta ai contatti con Anthony Davis.

I gialloviola invece avevano ricevuto una multa di $ 500.000  per tampering verso Paul George, all’epoca in forza agli Indiana Pacers, prima dell’approdo agli Oklahoma City Thunder. Alcuni commenti dell’ex presidente Magic Johnson su Giannis Antetokounmpo dei Milwaukee Bucks nel febbraio del 2018 avevano invece portato via dalle casse dei gialloviola $ 50.000 

Bucks, infortunio alla caviglia destra per Giannis Antetokounmpo

L’infortunio alla caviglia destra di Giannis Antetokounmpo ha contribuito a rendere la sconfitta subita dai suoi Milwaukee Bucks in gara 5 contro i Toronto Raptors, se possibile, ancora più amara. Il Greek Freak, sostituito da George Hill a 1 minuto e 12 secondi dalla sirena finale, era poi rientrato in campo per mantenere viva l’inerzia della gara a 34 secondi dalla fine, sotto per 100-97. Giannis ha concluso gara 5 mettendo a referto 24 punti, 6 rimbalzi, 6 assist e 1 stoppata in 39 minuti giocati. 

Coach Mike Budenholzer, al termine della partita vinta da Kawhi Leonard e compagni con un punteggio di 105-99, ha chiarito i dubbi riguardo l’infortunio e la sostituzione del numero 34 dei Bucks, come riportato da Ben Golliver:

“Ha subito una distorsione alla caviglia a fondo campo. Semplicemente sembrava stesse soffrendo molto e non riuscisse a muoversi”

Abbiamo avuto una grande chance per vincere questa partita, sfortunatamente non abbiamo saputo coglierla. Ovviamente sono molto deluso. Dirvi il contrario non sarebbe coretto. Dobbiamo solo alzare la testa e continuare a credere in noi stessi e nelle nostre potenzialità. Solo così riusciremo a passare il turno.”

Così Giannis ha commentato la sconfitta dei suoi Bucks, senza soffermarsi troppo sui problemi fisici che sembrerebbero averlo coinvolto.

Gara 6, in programma questo sabato presso la Scotiabank Arena, casa dei Toronto Raptors, sarà una sfida da dentro o fuori per la franchigia di Milwaukee. I Bucks dovranno sperare di ritrovare, perciò, il miglior Antetokounmpo possibile in vista di una partita così delicata.

Raptors, tre vittorie di fila e ad una dalle Finals, Bucks superati in trasferta, Kawhi: “Mi alleno per questo”

I Toronto Raptors, dopo aver riequilibrato il punteggio della serie sul parquet amico, sbancano il campo di casa dei Milwaukee Bucks. I canadesi sono ora in vantaggio per 3-2, e hanno completato una rimonta cominciata da uno svantaggio di 0-2. Toronto, dopo le prime due uscite, sembrava molto indietro rispetto agli avversari non solo nel conteggio delle vittorie, ma anche, e soprattutto, dal punto di vista del gioco. Tuttavia, questo terzo successo, ottenuto per 105-99, dimostra definitivamente il contrario.

Se la principale critica mossa alla squadra allenata da Coach Nick Nurse, fino ad ora, era quella di una panchina poco incisiva, per la seconda gara di fila i canadesi hanno dimostrato il contrario. In particolare, Fred VanVleet ha ripreso esattamente da dove aveva lasciato in gara 4, facendo registrare un altro plus/minus importante: di +28. Dato ottimo, condito da ben 21 punti, tutti prodotti con tiri da tre punti: 7 segnati su 9 tentati.

Il vero condottiero di questo gruppo, comunque, lo conosciamo tutti. Fino ad ora è stato il protagonista assoluto di questi playoffs. Aveva tanto da dimostrare dopo la telenovela generatasi dalla sua disputa con i San Antonio Spurs, e ci sta riuscendo alla grande. Kawhi Leonard, dopo la prestazione affaticata ed opaca di gara 4, valsa comunque 19 punti, torna a ruggire e a graffiare con decisione le uscite di questa serie. Il numero 2 segna 35 punti, raccoglie 7 rimbalzi e offre 9 assist ai compagni. Il tutto segnando 5 tiri su 8 da oltre l’arco.

Continua a non sfigurare Kyle Lowry, che, nonostante una serata no al tiro (4/11 dal campo), chiude con 17 punti, 7 rimbalzi e 6 assist. Doppia doppia per Pascal Siakam, da 14 punti e 13 rimbalzi, accompagnata da una superba nottata difensiva, come raccontano le statistiche: 3 stoppate e 1 palla rubata.

Kawhi: “Mi alleno per questo”

“Non sono spaventato dal momento importante. Mi alleno per questo in estate. Sto solo provando a vincere. Si tratta di mostrarmi aggressivo e non tirarmi indietro davanti a nulla.” Così Kawhi Leonard ha commentato la sua prestazione. Evidentemente, comunque, questo è il mind-set che il giocatore ha adottato per l’intera durata di questa postseason, non solo per la serie tra Bucks e Raptors. E sembrerebbe decisamente funzionare.

Come riportato da Kevin Aronovitz per ESPN, compagni e Coach, nella conferenza post-partita, non si sono tirati indietro dal ricoprire di lodi il loro miglior giocatore.

Kyle Lowry ha parlato così dello strapotere offensivo del suo numero 2:

“Loro gli mettevano contro due, tre difensori. Praticamente inclinavano il campo per andargli tutti contro. Kawhi, comunque, è riuscito a fare sempre i passaggi giusti (I 9 assist sono valsi un career-high, ndr) e noi, stanotte, siamo riusciti a segnare per lui. (…) 35,7 e 9.. ha giocato una grande partita, in un momento delicato, in territorio ostile. E’ una superstar, una superstar.”

Il playmaker dei Raptors ha poi speso anche parole sulla superstar avversaria, Giannis Antetokounmpo:

“Come si ferma? Non si può. E’ molto probabilmente l’MVP della lega, All-NBA team, All-Defensive team.. Non puoi fermarlo, è incredibile. Quello che puoi fare, però, e noi l’abbiamo fatto bene, è mettergli contro tanti corpi. Attaccarlo con sei braccia, sei gambe, sei occhi. Così puoi rallentarlo.”

Infine, Coach Nick Nurse si è unito alle lodi per il suo giocatore di punta:

“Record di assist? Prima di tutto, quasi sempre prende la decisione giusta quando ha molti difensori addosso. La passa all’uomo libero, con spazio per riposizionarsi o tirare. Lo abbiamo evidenziato per tutti i playoffs, e lo sta facendo davvero bene. Nell’ultima partita era quasi incredibile, sembrava non facesse altro che passare la palla. Comunque, quando il tuo miglior giocatore fa anche tanti assist, aiuta sicuramente.”

Ora i Raptors hanno ribaltato completamente la situazione, a discapito dei Bucks. La squadra che dopo due gare sembrava in controllo assoluto della serie, si trova ora a dover vincere in trasferta per sperare di potersi giocare l’accesso alle Finals in una gara 7 casalinga. Questa serie, comunque, si sta sviluppando come sperato dai Golden State Warriors: in modo lungo ed estenuante. I campioni della Western Conference sono infatti già a riposo, e possono solo che beneficiare di un avversario che arrivi da una sfida duratura e combattuta.

Quintetti NBA, Klay Thompson snobbato: “5 finali non contano nulla? Meglio un altro titolo”

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La NBA ha annunciato i prime tre quintetti stagionali, tra presenze scontate, quelle dei tre candidati MVP James Harden, Giannis Antetokounmpo, e Paul George, conferme, prime volte – Nikola Jokic dei Denver Nuggets e Kemba Walker degli Charlotte Hornets – ed i consueti esclusi eccellenti, a partire da Bradley Beal degli Washington Wizards e dal 5 volte finalista NBA Klay Thompson.

Oltre che argomento di conversazione ad uso e consumo dei tifosi, ed a mezzo riconoscimento e di status “tra pari” tra i giocatori NBA, la nomina in uno dei primi quintetti stagionali ha anche dei risvolti concreti, economici, che regoleranno l’entità del prossimo contratto di alcuni dei giocatori inseriti, o snobbati.

L’inserimento in uno dei primi tre quintetti NBA, assieme alle convocazioni per l’All-Star Game e premi personali, è tra i criteri che possono far scattare per i giocatori l’eleggibilità ad alcuni bonus contrattuali, oltre che all’ormai famoso “supermax” contract (designated veteran contract extension).

Il nuovo contratto della star dei Minnesota Timberwolves Karl-Anthony Towns ad esempio – una rookie scale exception da 5 anni e 190 milioni di dollari complessivi siglata ad inizio stagione – avrebbe previsto per “KAT” un bonus di circa 32 milioni di dollari, bonus fallito con la mancata nomina di fine anno.

Klay Thompson, star dei Golden State Warriors che dal prossimo 30 maggio si giocheranno il terzo titolo NBA consecutivo, ed il quarto in cinque anni, guida per peso e prestigio la pattuglia degli snobbati. Anche nel caso di Thompson la mancata nomina costerà la possibilità di accedere alla “supermax extension”; in caso di rinnovo in estate con gli Warriors, il figlio di Mychal lascerà sul tavolo circa 30 milioni di dollari.

Non ci sono?” Così Klay Thompson commenta a caldo la mancata nomina “Va bene, rispetto per chi c’è ma significa allora che giocare cinque finali di fila non conta nulla. Voglio dire, per fare cinque finali di fila ti occorrono più di due All-NBA (Steph Curry e Kevin Durant, ndr) in squadra. Comunque, preferisco vincere un altro titolo piuttosto che fare uno dei primi tre quintetti“.

La grande stagione di Thompson e degli Warriors è valsa al prodotto di Washington State una nomina nel secondo quintetto difensivo NBA, una consolazione invero piuttosto magra per un giocatore che ritiene – e con titolo per farlo – di valere addirittura il premio di difensore dell’anno.

Se ritengo che ci siano così tante guardie miglior di me nella NBA? No“Prosegue Thompson “C’è un motivo se noi stiamo ancora giocando e gli altri no, comunque non voglio entrare in polemiche del genere

Tra le guardie premiate, Damian Lillard dei Portland Trail Blazers (secondo quintetto, conferma dopo il primo quintetto 2018), Kyrie Irving dei Boston Celtics, Russell Westbrook e Kemba walker, nominato nonostante la mancata qualificazione ai playoffs dei suoi Charlotte Hornets.

Warriors, DeMarcus Cousins giocherà nelle finali, tempi più lunghi per Kevin Durant

kevin durant demarcus cousins

Le condizioni degli infortunati DeMarcus Cousins e Kevin Durant sono state rivalutate nella giornata di giovedì, come annunciato dai Golden State Warriors via comunicato ufficiale.

Kevin Durant non ha ancora ripreso gli allenamenti con la squadra, sebbene il comunicato parli di “progressi concreti” nel percorso di recupero dallo stiramento al polpaccio destro accusato lo scorso 9 maggio durante la quinta gara dell semifinali di conference contro gli Houston Rockets.

DeMarcus Cousins ha invece ripreso gli allenamenti con i compagni proprio nella giornata odierna. Gli Warriors hanno annunciato inoltre che il ritorno in campo di Cousins durante le finali NBA è “molto probabile“.

Tempi più lunghi per Kevin Durant, che sarà costretto a saltare l’inizio della serie di finale. I Golden State Warriors attendono la vincente della serie tra Toronto Raptors e Milwaukee Bucks per conoscere il prossimo avversario, gli uomini di coach Steve Kerr giocheranno a partire dal prossimo 30 di maggio per il terzo titolo NBA consecutivo, ed il quarto in cinque anni.

 

Golden State Warriors alle Finals: continua il dominio. Obbiettivo three-peat

Golden State Warriors

Le NBA Finals ci hanno sempre regalato tante emozioni, dalla prima storica finale tra i Chicago Stags e i Philadelphia Warriors disputata nel 1947 fino ad arrivare ai giorni nostri. Nel corso degli anni varie squadre si sono date battaglia per il titolo, alternandosi in più occasioni sul trono. Alcune squadre invece sono riuscite a creare delle vere e proprie dinastie per apparizione e vittorie nelle Finals, come ad esempio i Golden State Warriors. Se escludiamo le dieci finali disputate dai Boston Celtics tra il 1957 e il 1966, i Warriors vantano la striscia più lunga di apparizione consecutive all’ultimo atto, ben cinque (tra il 2015 e il 2019). Un vero e proprio dominio.

Ora l’obiettivo è centrare lo storico three-peat. Solo altre quattro squadre sono riuscite a centrarlo. Il risultato permetterebbe alla franchigia della Baia di entrare definitivamente nell’Olimpo della NBA.

GOLDEN STATE WARRIORS: LE CHIAVI DEI SUCCESSI

Andre Iguodala, Draymond Green e Stephen Curry.

Le chiavi dei successi di Golden State sono molteplici: dallo strapotere offensivo, alla difesa diretta magistralmente. Steve Kerr è riuscito ad equilibrare un gruppo di grande carattere e grandi individualità rendendola una squadra vincente. Il leader tecnico della squadra è sicuramente Stephen Curry: definirlo uno dei migliori tiratori della lega è riduttivo, è un giocatore completo che può segnare in qualsiasi maniera. Insieme a Klay Thompson formano una delle coppie di guardie più forti della storia NBA. A completare il quadro offensivo c’è Kevin Durant, il secondo migliore giocatore in circolazione per mezzi fisici e talento, prima del infortunio stava viaggiando a 34.2 punti, 5.2 rimbalzi e 4.9 assist con il 51.3% dal campo. Il pilastro vero dei successi di Golden State è la difesa: diretta da uno dei giocatori più intelligenti visti su u campo da basket ovvero Draymond Green e dal veterano Andre Iguodala, vincitore del titolo di MVP nelle finali del 2015.

Una difesa granitica e un attacco semplicemente mostruoso ha permesso ai Warriors di vincere tre delle quattro finali disputate. Una piccola macchia data dalla troppa fiducia è la sconfitta contro i Cavaliers di LeBron James e Kyrie Irving con la serie nelle loro mani per 3-1. Golden State si è qualificata per la quinta finale consecutiva, ed ora attende la vincente tra Milwaukee Bucks e Toronto Raptors.

DINASTIE A CONFRONTO

Solo LeBron James, grazie alla clamorosa rimonta alle Finals 2016, ha interrotto il dominio dei Golden State Warriors.

I Golden State Warriors sono uno dei team più vincenti di sempre, ma in passato ci sono state altre squadre che hanno creato delle vere e proprie dinastie. Oltre i già citati Boston Celtics con le dieci finali consecutive e i diciassette titoli vinti, ci sono i Los Angeles Lakers. la squadra della California ha ben distribuito i suoi sedici titoli dimostrandosi una delle squadre più continue della storia. Dal primo successo nel 1949 (quando la franchigia aveva la base a Minneapolis), ai vari successi di Magic Johnson e Kareem Abdul-Jabbar, fino ai cinque titoli vinti dalla leggenda Kobe Bryant. Durante l’egemonia dei Lakers sono riusciti ad inserirsi i San Antonio Spurs. Guidati dal più enigmatico degli allenatori NBA: Gregg Popovich e dal talento di Tim Duncan ( tre volte MVP) sono riusciti a vincere quattro titoli tra il 1999 e il 2007. Impossibile dimenticare i Chicago Bulls tra il 1991 e il 1998,  che è stata sei volte in finale vincendole tutte, con  Michael Jordan MVP assoluto, Scottie Pippen secondo violino e Dennis Rodman leader difensivo.

In ultimo, ma non meno important,e le otto finali consecutive giocate da LeBron James, l prime quattro con la casacca dei Miami Heat (vincendone due) e le altre quattro nella seconda avventura ai Cleveland Cavaliers riuscendo a vincere un titolo proprio nell’era Golden State. Le dinastie nascono dal nulla e possono finire all’improvviso, ma quello che hanno fatto i Golden State Warriors e i loro predecessori resterà per sempre nella storia della NBA.

Rockets, tensioni tra James Harden e Chris Paul al termine di gara 6?

Chris Paul su James Harden-Houston Rockets

Tensione al termine di gara 6 delle semifinali della Western Conference contro i Golden State Warriors tra James Harden e Chris Paul.

Come riportato da Shams Charania di The Athletic, le due star degli Houston Rockets avrebbero avuto uno “scontro verbale” a seguito della pesante sconfitta casalinga contro degli Warriors privi di Kevin Durant, e maturata nei minuti finali grazie alle grandi giocate di Steph Curry.

Oggetto della discussione la gestione dei possessi chiave della partita. Come ricostruito da Charania, Chris Paul avrebbe in più di un’occasione durante la stagione chiesto alcune modifiche stilistiche, e maggior movimento di palla in un sistema offensivo basato sull’efficienza e sugli isolamenti di James Harden ed i pick and roll dell’ex point-guard dei Los Angeles Clippers.

Le tensioni sarebbero sfociate in un unico momento, al termine ufficiale di una stagione difficile per i Rockets, vittime di tanti infortuni, avvicendamenti di giocatori (Carmelo Anthony, e le addizioni in corsa di Iman Shumpert, Austin Rivers, Kenneth Faried e Danuel House) e – a quanto pare – divergenze tecniche tra James Harden, Chris Paul e coach Mike D’Antoni.

Dopo la sconfitta di gara 6, il proprietario della squadra Tilman Fertitta aveva parlato di “sconfitta inaccettabile”, confermando però la guida tecnica di coach D’Antoni. I Rockets sono stati eliminati per il secondo anno consecutivo dai Golden State Warriors, perdendo la scorsa stagione la decisiva gara 7 in Texas, gara che Paul non poté giocare a causa di un infortunio muscolare.

James Harden è assieme a Paul George e Giannis Antetokounmpo finalista per la corsa al titolo di MVP della stagione. Per “il Barba” sarebbe il secondo riconoscimento di fila.

Jerry West sui Lakers: “Faranno una grande stagione il prossimo anno”

I Lakers hanno concluso quest’anno un campionato al di sotto delle aspettative, ma Jerry West, dicendo la sua sui gialloviola, ha mostrato di nutrire fiducia nella franchigia californiana.

LE DICHIARAZIONI DI “MR.LOGO” SUI LAKERS

West in maglia Los Angeles Lakers: la postura che teneva mentre correva e proteggeva palla ha ispirato il logo ufficiale dell’NBA

In particolare, stando a quanto riferito da The Athletic, West, ora consulente dei Clippers, ha espresso la sua opinione sulla situazione piuttosto movimentata dei rivali cittadini.

Spero che facciano bene, me lo auguro davvero per loro. Credo che debbano fare il possibile per limitare tutti i rumors attorno all’ambiente, che non fanno altro che alimentare tensione. Mi sento che il prossimo sarà il loro anno: hanno tutto per potercela fare.

Aldilà delle affermazioni molto forti dettate da West, le acque in casa Lakers sono tutt’altre che calme. La settimana scorsa, infatti, è stata contrassegnata dalle accuse di “tradimento” rivolte dall’ex presidente Magic Johnson al GM Rob Pelinka. Inoltre LeBron James, per bocca del suo entourage, ha espresso la sua preoccupazione per il clima poco disteso presente all’interno del front office.

Nonostante ciò, in ogni caso, la franchigia della Città degli Angeli sarà una dei principali protagonisti della prossima free agency estiva, grazie all’ampio spazio salariale a disposizione ed ai numerosi giocatori di livello All Star sul mercato. Ci sarà però da battere proprio la concorrenza dell’altra squadra di Los Angeles, ossia i Clippers: impresa questa non facile, ma neanche irrealizzabile.

Le possibilità per aumentare il livello del roster attuale, dunque, ci sono: spetterà al front office non ripetere quegli  errori già commessi la scorsa estate, quando la dirigenza losangelina si fece soffiare da sotto il naso sia Paul George che Kawhi Leonard.

Kyle Korver: “Finii ai Philadelphia 76ers… per una fotocopiatrice!”

kyle korver

Il 38enne Kyle Korver, 16 stagioni NBA alle spalle, deciderà in estate se proseguire la sua carriera per un’altro anno, agli Utah Jazz o altrove.

Nel frattempo il micidiale tiratore da Creighton ha fatto ritorno per un giorno alla sua alma mater a Omaha, Nebraska, dove Korver giocò per quattro stagioni e divenne per due volte miglior giocatore della Missouri Valley Conference nella NCAA.

Kyle Korver ha presenziato alla cerimonia annuale delle consegne di laurea per un gruppo di studenti di Creighton, tenendo un discorso.

Uno dei passaggi più divertenti Korver lo ha dedicato ad un curioso “scambio” in cui l’ex giocatore di Cleveland Cavs e Chicago Bulls fu coinvolto pochi minuti dopo essere stato selezionato con la scelta numero 55 al draft NBA 2003.

Kyle Korver fu selezionato dagli allora New Jersey Nets e ceduto ai Philadelphia 76ers per 125mila dollari. Nel suo discorso il giocatore ha ricordato che parte di quella somma fu utilizzata dai Nets per acquistare… una nuova fotocopiatrice da ufficio!

Non credo che ‘scambio’ sia la parola giusta. Fui girato ai 76ers in cambio di una allora non meglio precisata somma di denaro, ed ho poi saputo che (i Nets, ndr) usarono i soldi per iscriversi ad una summer league, e col resto acquistarono una fotocopiatrice. Per cui, quando mi chiederanno: qual è il tuo valore di mercato? Risponderò: più o meno quello di una fotocopiatrice“.

Ma è OK” Chiosa Korver “Perché la fotocopiatrice si è rotta un paio di anni fa, mentre io sono ancora qui“.

Knicks, Steve Mills: “Porzingis ci ha minacciati di tornare in Europa”

Il 31 gennaio scorso i New York Knicks avevano spedito Kristaps Porzingis ai Dallas Mavericks. La squadra con sede al Madison Square Garden aveva ricevuto in cambio del lettone, Courtney Lee e Tim Hardaway Jr un pacchetto composto da Dennis Smith Jr, Wesley Matthews e DeAndre Jordan.

Il giocatore, tuttavia, non è sceso in campo per l’intera stagione 2018/19, a causa del lungo recupero dal crociato rotto nel febbraio 2018. Porzingis non è rimasto tuttavia lontano dalle attenzioni dei media: in questi mesi è emersa un’accusa di stupro risalente ai tempi dei Knicks. Inoltre, di recente sono state diffuse delle immagini che lo ritraggono insanguinato, probabilmente in seguito ad una colluttazione in un locale notturno in patria.

Come se la sua vita mediatica non fosse già abbastanza turbolenta, nella giornata di ieri sono emersi nuovi dettagli riguardo lo scambio che l’ha allontanato da New York. Il presidente dei Knicks, Steve Mills, ha raccontato ad un evento di come sia stato lo stesso Porzingis a forzarne la mano, relativamente alle trattative.

Queste le parole del dirigente:

“Porzingis è entrato nel mio ufficio e dal nulla mi ha detto che voleva essere scambiato, e che altrimenti se ne sarebbe tornato in Europa: <Non ho intenzione di firmare con voi (Il lettone sarà free-agent a luglio, ndr) e vi do 7 giorni per scambiarmi, o me ne tornerò in Europa>.”

Mills ha poi raccontato di come il suo ufficio avesse ricevuto diverse offerte di scambio già da settembre scorso e di come siano stati pronti ad agire immediatamente dopo la sconvolgente minaccia:

“Per fortuna avevamo già tante proposte pronte e ordinate… appena è uscito dal mio ufficio ho fatto partire le chiamate necessarie a scambiarlo”.

Ecco che allora un altro tassello si aggiunge al mosaico della delicata situazione di Porzingis. La sua immagine sta perdendo diversi punti per tutte le questioni che l’hanno investito negli ultimi mesi. Tutto questo non è da sottovalutare, proprio perché tra 40 giorni il suo contratto scadrà. Forse non è così vantaggioso offrire un accordo al massimo salariale ad un giocatore che ha dimostrato di poter creare così tanti problemi extra-campo. Tuttavia, non resta altro da fare se non aspettare e vedere quali saranno le intenzioni dei Mavericks e del resto delle franchigie NBA.