Warriors, Durant: “Klay Thompson è uno dei migliori difensori NBA, chi vota capisce poco di basket”

Kevin Durant: “Klay Thompson è uno dei migliori difensori NBA, chi da i premi non capisce di basket“.

La roboante vittoria di domenica sul campo degli Oklahoma City Thunder ha confermato una volta di più, agli occhi del compagno di squadra Kevin Durant, la bontà della candidatura a Difensore dell’anno per Klay Thompson.

La marcatura di Thompson su Russell Westbrook, limitato a soli 7 punti ed un pessimo 2 su 16 al tiro, così come la percentuale dal campo di un avversario diretto come James Harden (tenuto al disotto del 40% al tiro quando marcato da Thompson) due tra i principali indizi dei meriti della stella dei Golden State Warriors.

Così Durant, le cui parole sono state raccolte da Connor Letourneau del San Francisco Chronicle, su Thompson:

Se Klay merita il premio? Certo che si, ma non lo vincerà mai perché chi dà i voti capisce ben poco di pallacanestro

Candidatura appoggiata anche dal compagno di squadra Draymond Green, già vincitore del premio nel 2017. Secondo Green, Klay Thompson è il “miglior difensore perimetrale” esistente nella NBA odierna, e meriterebbe pertanto la nomina nel primo quintetto difensivo a fine stagione.

Alcuni numeri di impatto riflettono il valore di Thompson nella metà campo difensiva. Tra le “vittime” dell’ex giocatore dell’università di Washington State in questa stagione alcuni tra i migliori esterni NBA del momento, tra cui i sopracitati Harden e Russell Westbrook, e Donovan Mitchell, star di alcune tra le rivali dei Golden State Warriors.

Ad inizio stagione, lo stesso Klay Thompson aveva dichiarato come uno dei suoi obiettivi fosse l’ingresso in uno dei quintetti difensivi annuali, come riportato da NBAPassion.com

Dirk Nowitzki supera Chamberlain, è il sesto miglior marcatore NBA di sempre: “Ci è voluto un po’…”

Mavericks sconfitti all’American Airlines Center di Dallas dai New Orleans Pelicans di Anthony Davis e di un Elfrid Payton che realizza la sua quinta tripla doppia consecutiva, Dirk Nowitzki supera Wilt Chamberlain e diventa il sesto miglior marcatore NBA ogni epoca.

Il tedesco dei Mavs chiude la sua gara con 8 punti in soli 12 minuti di gioco, raggiungendo quota 31.424 punti segnati in carriera. Nowitzki aveva già occupato la sesta posizione nella speciale classifica per più di una stagione, prima di essere sorpassato da LeBron James ad inizio 2018\19.

I quattro punti necessari allo storico traguardo sono arrivati già nel primo quarto: “C’è voluto un po’ in questa stagione. Sapevo che mi mancavano qualcosa come 200 punti, ma ci sono stati momenti in cui non avrei mai pensato di farcela visto l’infortunio di inizio anno. Il recupero è stato davvero lento, oggi però mi sento bene e sto giocando meglio. In un certo senso sono contento che (la caccia alla sesta posizione, ndr) sia finita“.

Dirk Nowitzki aveva iniziato ai box la stagione 2018\19 a causa dei postumi di un’operazione alla caviglia destra, ed era rientrato in campo solo lo scorso 13 dicembre. Con 8:35 ancora da giocare sul cronometro del primo quarto, Nowitzki insacca il jumper del sorpasso dalla media distanza, servito da Luka Doncic. Pochi minuti più tardi, durante il primo time-out della gara, sul mega-schermo dell’American Airlines Center viene proiettato un video-tributo alla leggenda dei Mavericks.

Chamberlain? Ha dominato la sua epoca come nessun altro ha mai fatto, era così altro e così atletico, un giocatore immarcabile. Il fatto che abbia segnato così tanti punti in soli 13-14 anni di carriera dice tutto (…) Io credo di essere arrivato nella NBA al momento giusto. Il gioco si trovava in una fase di transizione dal basket fisico degli anni ’90 al gioco offensivo del decennio successivo. Mi sono trovato al posto giusto al momento giusto (…) oggi praticamente chiunque sa tirare e segnare, il basket ha vissuto una rivoluzione, è stato bello farne parte

Dirk Nowitzki è oggi il secondo “sette piedi” (giocatore di almeno 210 cm) ad aver segnato più punti in carriera (Kareem-Abdul Jabbar il primo) ed il settimo per tiri da tre punti realizzati (1960), come riportato da ESPN.

Il tedesco compirà 41 anni il prossimo 19 giugno, ma ha dichiarato più volte nelle scorse settimane di non avere ancora le idee chiare su un eventuale ritiro. Il quinto miglior marcatore ogni epoca, Michael Jordan, dista oggi quasi 100 punti (32.292), quota al di fuori della portata di Dirk Nowitzki: “A volte mi sembra surreale vedere il mio nome lassù assieme agli altri. E’ una cosa che apprezzerò col tempo, la mostrerò ai miei ragazzi“.

24 anni fa Michael Jordan ritornava in campo: “I’m Back!”

Il 18 marzo di 24 anni fa Michael Jeffrey Jordan annunciava il suo ritorno in campo, dopo il ritiro dell’ottobre di due anni prima, nel 1993.

“MJ” tornò a vestire la maglia dei Chicago Bulls il giorno dopo, domenica 19 marzo sul campo della Market Square Arena, la vecchia casa degli Indiana Pacers. Per L’occasione, Michael Jordan non indossò la sua storica maglia numero 23, vestendo una “anonima” numero 45.

La #23 dei Bulls era stata ritirata con solenne cerimonia il 7 novembre del 1994. Michael Jordan avrebbe potuto reindossare da subito la sua amata numero 23, ma preferì optare per il numero 45, lo stesso che aveva utilizzato nei quasi due anni da giocatore di Baseball nei Birmingham Barons.

Un numero, il 45, che non portò mai troppa fortuna alla leggenda di Wilmington, North Carolina, che decise a partire dalla stagione successiva (1995\96) di tornare allo storico #23.

La storica frase di Jordan nel giorno dell’annuncio del ritorno in campo: “I’M BACK”

La notizia del ritorno sui parquet NBA di Michael Jordan fu sancita da 2 semplici parole: “I’M BACK“.

Jordan fece il suo debutto in quella stagione a Indianapolis contro gli Indiana Pacers. In quel match la stella della franchigia di Chicago realizzò 19 punti, ma i Chicago Bulls furono sconfitti dopo un overtime.

La notizia del ritorno in campo del giocatore più forte di tutti i tempi fece il giro degli States e del mondo in tempo record. Quell’anno i Chicago Bulls si qualificarono ai playoff, dopo una serie di 13 vittorie e 4 sconfitte a seguito del ritorno di MJ.

La stagione 1994\95 dei Bulls terminò alle semifinali della Eastern Conference per mano dei giovani e rampanti Orlando Magic di Shaquille O’Neal e Penny Hardaway. In quella serie, Michael Jordan segnò 31 punti a partita, decidendo dopo la vittoriosa gara-2 di infrangere qualsiasi regolamento NBA in materia e tornare ad indossare il “suo” 23, costringendo i Chicago Bulls a pagare multe salatissime per ognuna delle partite successive.

I Bulls persero la serie per 4-2, e gli Orlando Magic giunsero fino alla finale NBA (persa con un netto 4-0 per mano dei più esperti Houston Rockets).

Il ritorno a stagione iniziata di Michael Jordan gettò le basi per il triennio di dominio che sarebbe venuto per una delle squadre più forti e vincenti della storia NBA.

Per celebrare l’anniversario del ritorno di MJ, l’account Twitter ufficiale dei Bulls ha condiviso con un post il comunicato ufficiale che fu emanato 24 anni fa, il giorno del ritorno al basket giocato di Jordan.

Luke Walton, le opzioni per il futuro in caso di addio ai Lakers

Luke Walton

La fallimentare stagione dei Los Angeles Lakers, sancita anche dall’ultima sconfitta contro i New York Knicks, comporterà inevitabilmente numerosi stravolgimenti in vista del 2019/2020. Uno dei principali artefici della mancata qualificazione ai playoff, l’head coach Luke Walton, è di certo tra i maggiori indiziati a lasciare i gialloviola in estate. Per il suo futuro al momento vi sono due possibilità: UCLA o Phoenix Suns.

Luke Walton, le opzioni per il futuro: UCLA

La prima opzione a disposizione dell’ex Golden State Warriors gli permetterebbe di non fare le valigie, rimanendo ancora ad LA, in ambito però diverso da quello con cui ha a che fare attualmente, ovvero presso il prestigioso college di UCLA.

Il 31 dicembre scorso i Bruins hanno sollevato dall’incarico di allenatore capo Steve Alford, affidando il posto a Murry Bartow, che però non sembrerebbe intenzionato a prolungare il proprio contratto. In caso di addio grandi chance quindi per Walton, a favore del quale vi è anche un particolare legame familiare. Il padre Bill Walton infatti ha avuto un glorioso trascorso da giocatore con la maglia di UCLA, e non dovrebbe quindi essere un problema per la società affidare un ruolo di primaria importanza a suo figlio.

Luke Walton, le opzioni per il futuro: Phoenix Suns

Per Walton però, non è da escludere neanche una possibile permanenza in NBA. A fine stagione potrebbe essere messo in discussione l’operato del debuttante coach dei Phoenix Suns, Igor Kokoskov.

Se la franchigia dell’Arizona optasse per il licenziamento nei confronti dell’ex allenatore della nazionale slovena, Walton potrà sperare in una chiamata. Nel caso in cui gli venisse offerta la possibilità di accasarsi ai Suns, si ritroverebbe in un ambiente molto simile a quello con cui ha già lavorato lo scorso anno con i Lakers, ovvero una squadra in pieno processo di rebulding, ricca di giovani, in primis Booker ed Ayton, con grandi prospettive future.

Se ne avesse la possibilità quest’ultima dovrebbe avere la preferenza di Walton, in quanto riuscirebbe così ad avere una seconda opportunità e rilanciare la propria carriera in NBA.

De’Aaron Fox soddisfatto della stagione dei suoi Kings: “Abbiamo trovato la nostra identità”

Nonostante la più che probabile esclusione dai playoffs, De’Aaron Fox si ritiene soddisfatto della stagione dei Sacramento Kings.

A causa di un calendario tosto post All-Star Game, i Sacramento Kings hanno visto sfumare le loro possibilità di raggiungere i playoffs, in una classifica che  a questo punto della stagione li vede a 6 partite di distanza dall’ottava piazza. Nonostante ciò, la point guard titolare De’Aaron Fox è incoraggiato dal fatto che la squadra abbia trovato la sua identità.

Fox, che è stata sicuramente la ragione principale del miglioramento della squadra, arrivata ad essere una contender per un posto nella post-season, ha così dichiarato: “Questo è stato un anno fondamentale perché siamo stati in grado di stabilire qualcosa” Così Fox a Paul Flannery di SB Nation “Tutti sanno ora che quando giocherai contro i Kings dovrai giocare velocemente. Ti costringeremo a giocare al nostro ritmo. Ci siamo guadagnati la nostra posizione, le ultimi due stagioni sono state una barzelletta, ma dopo un annata come questa, gli occhi delle persone si stanno aprendo e tutti stanno iniziando a prendere sul serio Sacramento.

I Kings sono stati a lungo lo zimbello della lega, percezione cambiata durante il corso di questa stagione, con Fox e compagni che hanno dimostrato di aver voltato pagina.

I chiari progressi di De’Aaron Fox dalla sua stagione da rookie a questa seconda sono sotto gli occhi di tutti. Questi miglioramenti hanno certamente contribuito nel far diventare i Kings la squadra “run-and-gun” che sono ora. Il prodotto di Kentucky è in piena corsa per il premio di Most Improved Player dell’anno, insieme al suo compagno di squadra Buddy Hield.

“Un sacco di gente pensa che questo è ciò che bisogna attendersi da una scelta di lotteria (come Fox, ndr) ma migliorarsi come giocatore non dipende da quanto in alto si è stati scelti” Dice Fox “È un miglioramento, se vincerò il premio, bene, se non lo vincerò, nessun problema. Voglio solo aiutare la mia squadra a vincere”.

I Sacramento Kings salteranno i playoffs, ma non si può certo considerare questa stagione un fallimento, piuttosto una parte del processo di rifondazione, passaggio obbligato per ogni squadra con future ambizioni da contender.

Lou Williams, primo buzzer-beater, Rivers: “Non ha paura”

Low Williams buzzer beater

I Los Angeles Clippers stanno dimostrando una condizione invidiabile in questo ultimo periodo, e Lou Williams uno dei tasselli più importanti della squadra di Doc Rivers. Questa notte l’ex Philadelphia 76ers ha segnato il primo buzzer-beater della sua carriera, conquistando la vittoria sui Brooklyn Nets.

Lou Williams decisivo con il buzzer-beater: le sue parole

La partita tra Clippers e Nets giocata nella notte si è conclusa con una spettacolare giocata di Lou Williams. Servito da Danilo Gallinari, a 5.3 secondi dalla fine sul 116 pari, Williams lascia andare un tiro da tre punti da distanza proibitiva che fa esplodere lo Staples Center di Los Angeles.

Primo buzzer-beater in carriera per l’ex giocatore di 76ers e Rockets, che non avrebbe potuto avere riflettori migliori di quelli di Hollywood. 119-116 Clippers il risultato finale.

 

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Dopo aver superato Dell Curry ed essere diventato il giocatore ad aver segnato più punti in carriera in uscita dalla panchina nella storia NBA, Lou Williams mette a referto un’altra grande prestazione. E’ da considerarsi tra i candidati favoriti al premio per il sesto uomo dell’anno. Una serata dal tiro da tre punti non felice per Lou Williams che prima del buzzer-beater da tre aveva tirato 1 su 5 dall’arco.

Queste le sue cifre nella notte:

  • 25 punti
  • 6 rimbalzi
  • 2 assist
  • 8/16 FG

Non sono mancati i festeggiamenti, con Lou Williams a braccia aperte portato in trionfo dai compagni. Parla proprio di questo Williams nell’intervista post-partita:

Dicono che non so come festeggiare. Ho lavorato sui miei festeggiamenti, dicono che non mostro emozioni. Sesto Uomo dell’Anno? E’ il mio ruolo da anni, ci sono tagliato ormai. Direi che questa partita è una dimostrazione più che sufficiente

Le parole di Doc Rivers su Lou Williams

I Clippers avrebbero dovuto essere – sulla carta – la seconda squadra di Los Angeles quest’anno, ma si è rivelato il contrario dopo la bandiera bianca sventolata dai Lakers. I Los Angeles Clippers stanno volando in questo momento della stagione, merito anche dell’esperienza di un allenatore come Doc Rivers.

Nelle ultime 8 partite i Clippers hanno perso solo contro Portland, vincendo gare importanti come il derby con i Lakers e i match contro Boston Celtics ed Okahoma City Thunder. Sia Brooklyn che Los Angeles si stanno giocando una fetta importante di playoffs in questo frangente della stagione.

I Brooklyn Nets, dopo anni bui, si trovano oggi settimi nella Eastern Conference (36-36). Molto serrata la lotta per gli ultimi posti disponibili nella Western Conference. I Clippers si trovano all’ottavo posto, ma il margine dalle inseguitrici è confortante e il quarto posto dista solo due partite. Gli accoppiamenti al primo turno di playoffs potranno fare la differenza.

Doc Rivers, campione NBA con i Boston Celtics nel 2008, parla così del suo giocatore:

E’ stato fantastico, davvero incredibile. Non ha paura. Ha avuto poco tempo prima di sentire la sirena, forse era rimasto un secondo. Ma quando decidi di tirare te lo senti nelle dita e come rilasci la palla. Ha fatto tanto per noi quest’anno e ha preso tiri difficili

 

Warriors, risonanza magnetica per DeMarcus Cousins, Andrew Bogut pronto al debutto

DeMarcus Cousins sarà sottoposto a risonanza magnetica al piede destro, secondo quanto annunciato dai Golden State Warriors a Nick Friedell di ESPN.

Il lungo degli Warriors aveva accusato un problema alla caviglia destra nella gara contro gli Oklahoma City Thunder, ed era stato costretto ad abbandonare il campo nel quarto periodo.

La presenza di Cousins risulta pertanto in dubbio per la gara contro i San Antonio Spurs di lunedì. Gli Warriors agiranno con estrema cautela, per non rischiare di incorrere in ricadute dopo il terribile infortunio al tendine d’Achille sinistro dello scorso anno.

In 21 gare con gli Warriors, Cousins ha viaggiato sinora a 15.6 punti, 7.9 rimbalzi e 3.6 assist di media.

Dopo aver lasciato i New Orleans Pelicans per giocarsi le proprie chance di vincere un anello a Oakland, Cousins è chiamato a tornare ai livelli pre infortunio, per coprire quella che forse è l’unica lacuna nel sistema Warriors, ossia il ruolo del centro.

Dopo un inizio a minutaggio limitato, “Boogie” sembra essersi ambientato al meglio dalle parti della Baia, e sta entrando sempre di più nei meccanismi del gioco degli uomini di Steve Kerr. La speranza egli Warriors è che quel che è successo contro Oklahoma abbia provocato solo un grande spavento, e non abbia intaccato la fiducia nel ritorno di uno dei lunghi NBA più efficaci degli ultimi anni nella NBA.

Golden State Warriors, Bogut pronto al debutto

Dopo una settimana dalla firma per un contratto sino al termine della stagione, pare essere arrivato in casa Warriors il momento dell’esordio stagionale per Andrew Bogut.

Il lungo australiano aveva fatto ritorno in patria per giocare con i Sidney Kings nell’aprile del 2018. In Australia, Bogut è stato nominato MVP della NBL (la massima lega australiana), ma la corsa dei suoi Kings si è fermata in semifinale, con una sconfitta per 2-0 per mano dei Melbourne United, poi laureatisi campioni.

Al termine della stagione, l’ex giocatore dei Milwaukee Bucks ha accettato l’offerta dei Golden State Warriors, squadra in cui Bogut aveva già militato dal 2012 al 2016. Andrew Bogut potrebbe dunque fare il suo nuovo esordio in maglia Warriors già nella serata di lunedì all’AT&T Center di San Antonio, dopo una settimana di preparazione.

Detroit chiude sul 3-0 la serie stagionale con Toronto, Coach Casey: “Restano un’ottima squadra”

Dwane Casey su Griffin

Abbiamo fatto tre ottime partite Così Coach Dwane Casey ha commentato la serie stagionale che la sua nuova squadra, i Detroit Pistons, ha chiuso sul 3-0 contro la sua ex squadra: i Toronto Raptors. L’ultima gara della serie, andata in scena questa notte sul parquet di Detroit, è infatti terminata 107-110.

I Pistons sono stati in controllo fino alla metà del terzo quarto, quando i Raptors sono passati in vantaggio e hanno reso la partita di nuovo combattuta.

Andre Drummond è stato decisivo nel finale di partita, prima segnando i due tiri liberi del vantaggio sul 100-102, poi recuperando un pallone dalle mani di Kawhi Leonard per liberare il lay-up di Wayne Ellington, che è valso il 100-104.

Lo stesso Coach Casey ha evidenziato come queste giocate siano figlie dei grandi miglioramenti stagionali di Drummond nelle sue aree di debolezza, i tiri liberi e la gestione del pallone:

“A inizio stagione Andre avrebbe probabilmente fatto finire la palla servita ad Ellington direttamente tra i tifosi. Ha imparato a essere paziente con la palla e ha migliorato i suoi tiri dalla lunetta”

Il centro di Detroit ha chiuso con 15 punti e 17 rimbalzi, aiutato nella vittoria da Blake Griffin con 25 punti e da Reggie Jackson con 20. Non bastano ai Raptors i 33 di Leonard.

Coach Dwane Casey: soddisfatto ma limita entusiasmi eccessivi

Il protagonista delle dichiarazioni post-partita è stato, come prevedibile, l’ex di giornata: Coach Casey. Con il solito stile sobrio e pacato che lo contraddistingue ha lodato i suoi, ma li ha messi in guardia dal pensare di essere superiori ai rivali canadesi.

Questa vittoria e questa serie non riguardano me, ma i ragazzi. Questo gruppo ha giocato tre partite combattute contro una grande squadra, e ha realizzato le giocate per vincerle. (…) Abbiamo battuto la seconda squadra dell’Est tre volte, ma non significa nulla se non continuiamo a giocare così il resto delle partite che mancano. (…) Loro hanno molte armi, restano una squadra la cui forza non può essere ignorata

Anche Drummond ha suffragato le affermazioni del suo allenatore: Loro sono una squadra davvero, davvero forte. E li abbiamo battuti tre volte di fila. Ma non abbiamo tempo per festeggiare, siamo in lotta Playoff, ogni partita conta. Dobbiamo mettercela tutta e finire la stagione nel migliore dei modi“.

Gordon Hayward (concussion protocol) in dubbio contro i Nuggets

Boston Celtics, Gordon Hayward in forse per la sfida del TD Garden di lunedì contro i Denver Nuggets.

Dopo il colpo al collo subito sabato contro gli Atlanta Hawks, Hayward è stato sottoposto alle cure del caso per una sospetta commozione celebrale. Il giocatore dei Celtics verrà sottoposto nelle prossime ore ai rigidi test che il “concussion protocol” della lega prevede in questi casi, e solo una volta superati tali test l’ex star degli Utah Jazz potrà fare ritorno in campo.

Durante la sfida contro gli Hawks, Hayward aveva cozzato contro la spalla sinistra del lungo di Atlanta John Collins, accorso per un blocco cieco alle spalle del difensore.

Dopo il contatto, Gordon Hayward era stato costretto a lasciare il parquet di gioco.

L’assenza di Hayward si unirebbe a quella di Al Horford, in forte dubbio a causa di un problema al ginocchio sinistro.

Houston Rockets: super CP3 nel successo coi Timberwolves

CP3-paul-ritorno

Seconda vittoria consecutiva, nonché undicesima nelle ultime dodici gare disputate, per gli Houston Rockets, che si impongono sui Minnesota Timberwolves per 117-102 al Toyota Center, battendo per la prima volta in stagione i Lupi dopo i due ko incassati a Minneapolis. Dopo un primo tempo piuttosto equilibrato (50-49 per i padroni di casa), i Razzi archiviano la pratica nel terzo quarto, rifilando agli ospiti un parziale di 43-29.

Sugli scudi Chris Paul, che eguaglia il suo career-high per triple segnate in una partita (86% da dietro l’arco con 6/7 per CP3, che segna consecutivamente i primi sei tentativi dalla lunga distanza) e chiude a quota 25 punti, 7 rimbalzi, 10 assist e una palla recuperata.

Doppia doppia, che ormai non fa più notizia, anche per Clint Capela, autore di 20 punti, 13 rimbalzi e 2 stoppate col 73% dal campo (8/11) e l’80% dalla lunetta (4/5). Da segnalare anche il contributo offerto da Danuel House: 14 punti, 7 rimbalzi e 2 assist con l’83% al tiro (5/6) e il 67% da tre (2/3) in 28’ in uscita dalla panchina.

Senza Austin Rivers e Kenneth Faried, trovano maggior spazio Iman Shumpert e Gerald Green, autori rispettivamente di 7 punti, 6 rimbalzi, 3 assist e 2 recuperi col 43% al tiro (3/7) in 31’ e 9 punti, un rimbalzo e 3 steals in 20’, seppur con appena il 25% dal campo (3/12).

CP3 caldo come una stufa

Gran serata per Chris Paul, autore di 25 punti, 7 rimbalzi, 10 assist e una palla recuperata con l’86% da dietro l’arco (6/7).

Tira male anche Eric Gordon (33% con 4/12), ma l’ex Sesto uomo mette comunque a referto 12 punti, 2 rimbalzi, altrettanti assist e una stoppata in quintetto. James Harden – che sembrava destinato a riposare ma è sceso regolarmente in campo – chiude con una doppia doppia da 20 punti, 2 rimbalzi, 10 assist e una palla recuperata e fa registrare una statistica a dir poco particolare.

Il Barba, infatti, segna tutti i suoi punti dal campo, senza ricorrere nemmeno a un tiro libero, cosa piuttosto insolita per un giocatore che da cinque anni consecutivi guida la lega per tiri tentati e segnati dalla lunetta e le cui capacità di guadagnarsi una miriade di falli sono note a tutti.

Basti pensare che Harden non chiudeva una partita senza nemmeno un tentativo dalla linea della carità addirittura dal 2 gennaio 2015, in occasione di un ko per 111-83 contro i New Orleans Pelicans. Da quel giorno, il detentore dell’MVP aveva messo in fila ben 349 partite consecutive con almeno un tiro libero segnato e tentato.

Tra le file degli ospiti (privi di Derrick Rose, Robert Covington e Jeff Teague), invece, si mettono in mostra soprattutto Karl-Anthony Towns e il rookie Josh Okogie: il primo fa registrare 22 punti, 10 rimbalzi, 6 assist e 2 stoppate, mentre il secondo mette a referto 21 punti, 5 rimbalzi, 3 assist e un recupero col 57% dal campo (8/14). 

Bene anche Taj Gibson, autore di una doppia doppia da 15 punti e 10 rimbalzi in appena 22’ in uscita dalla panchina, mentre non incide Andrew Wiggins, che chiude la sua serata con 14 punti con il 35% dal campo (6/17), e delude ampiamente Tyus Jones (0 punti con 0/6 al tiro per lui).

Knicks-Lakers: i gialloviola crollano, Hezonja stoppa LeBron

LeBron James and Mario Hezonja, Los Angeles Lakers vs New York Knicks at Madison Square Garden (Seth Wenig, AP Photo)

Game 70 Recap: Knicks-Lakers

Il consueto matinée domenicale prevede al Madison Square Garden la sfida tra Los Angeles Lakers (31-38) e New York Knicks (13-56), quarta tappa del road trip lacustre sulla East Coast. Californiani e newyorchesi non hanno più nulla da chiedere alla stagione in corso e sono da tempo proiettati alla prossima, in particolare alla lottery – in ottica draft – ed alla free agency.

Rispetto alla gara, persa, contro i Pistons i gialloviola recuperano LeBron ed Hart. Fuori Lonzo Ball, Stephenson, Chandler e Brandon Ingram. Quest’ultimo ieri è stato sottoposto ad un intervento chirurgico e pare verosimile il suo ritorno in campo per la prossima stagione.

Grazie al filotto di otto sconfitte consecutive, New York – già vittoriosa nella gara dello Staples Center – ha quasi raggiunto la matematica certezza di conquistare uno dei tre peggiori seed della Lega, ovvero quelli con le maggiori chance di vincere la lotteria e puntare jackpot Zion.

Walton schiera Rondo, Bullock, LBJ, Kuz e McGee. Fizdale – privo di Dennis Smith Jr., Vonleh e Ntilikina – risponde con Mudiay, Dotson, Knox, Hezonja e Jordan.

Knicks-Lakers, Dotson & Know on fire

Il primo canestro della gara è un jumper di LeBron, ma dopo uno scambio di schiacciate tra DAJ e McGee tocca a Dameyean Dotson (21.7 punti nelle ultime tre gare) usufruire del bonus Rondo. Il nativo di Houston sfrutta la consueta, rivedibile, difesa dell’ex Celtics e Pelicans per segnare tre volte. 4-11 e timeout per coach Luke Walton dopo neppure tre minuti di gioco.

Al rientro in campo i lacustri trovano subito la parità grazie alla tripla di Bullock ed a due canestri di JaVale McGee. Dopo un paio di possessi sciupati banalmente da entrambe le squadre, Hezonja e James segnano dalla lunetta e dal campo, 17 pari a metà quarto.

I Knicks continuano a segnare con una facilità disarmante (75% al tiro), Knox e Mudiay trovano la via del canestro praticamente senza nessuna opposizione. I gialloviola restano a contatto grazie al subito positivo Moe Wagner che dopo aver segnato da tre…

…schiaccia l’assist di Hart.

L’attacco dei Lakers si ferma mentre in difesa i californiani non riescono a contenere le scorribande di Dootson e Kevin Knox. Le triple della nona scelta dell’ultimo draft fissano il punteggio alla fine del quarto, 30-41.

Tredici punti a testa (11/13 dal campo) per il duo di New York (72.7% dal campo), abile a sfruttare gli spazi concessi.

Knicks-Lakers, LeBron ricuce lo strappo

LBJ – con Caruso, KCP, Hart e Williams – prova a riportare sotto i suoi. Dopo aver segnato due liberi, LeBron prima pesca JWIII con un no-look, poi lancia Hart ed infine…

…schiaccia in transizione 40-45 a nove minuti dall’intervallo. Il quattro volte MVP continua a produrre – nonostante un wedgie dall’arco – e realizza altri cinque punti.

I gialloviola tornano sotto perché le percentuali di New York sono lontanissime da quelle della prima frazione. A muovere il punteggio dei Knicks ci pensa Jordan, schiacciando un putback dopo l’ennesimo errore dei compagni. 45-49 a 5’41” dalla fine del tempo.

I Lakers completano la rimonta e trovano il sorpasso grazie alla tripla di Caruso ed al gioco da tre punti di KCP.

Dopo aver assistito gli ultimi due compagni a segno, Kyle Kuzma si mette in proprio segnando tre canestri oltre ad alzare l’alley-oop per McGee…

…che schiaccia il +4.

I lacustri pasticciano per qualche possesso e consentono alla franchigia della Grande Mela di rientrare grazie alle iniziative di Emmanuel Mudiay – che realizza sei liberi oltre un jumper – ed Hezonja.

Kuzma serve due volte Reggie Bullock, che fissa il punteggio all’intervallo lungo: 66-63.

Knicks-Lakers, prosegue l’equilibrio

La guardia ex Pistons segna subito in avvio del secondo tempo, risponde ancora uno volta Mudiay che segna dall’arco ed assiste la schiacciata di Jordan.

LeBron e Kuz guidano l’attacco lacustre e tengono testa allo scatenato E-Man, ancora a segno con tre liberi ed una tripla. 78-77 dopo poco meno di cinque minuti nel quarto.

La partita non vive il suo momento migliore, gli attacchi vivono di sole iso ed le due avversarie alternano quale – rara – discreta giocata ad alcune perse (già 16 quelle di NY) a dir poco scolastiche.

Dotson segna ancora da oltre i 7.25 mentre Bullock è più efficace con il catch-and-shoot dal mid range piuttosto che dal perimetro. James & Kuzma…

…tengono avanti i gialloviola, i Knicks restano in scia grazie ai canestri di DeAndre Jordan ed Hezonja, 90-86 a 2’47” dalla fine del quarto.

I liberi di Caruso e Kuzma e le triple di Dotson e Lance Thomas chiudono la frazione, 96-94.

Knicks-Lakers, LeBron e compagni sbagliano tutto nel finale

L’ultimo periodo inizia nel segno dei due two-way player lacustri: Caruso ci mette tanta energia in difesa – subisce anche un flagrant one di Trier – mentre Johnathan Williams è attivo sotto canestro. Il lungo corregge un errore di LBJ prima di schiacciare in transizione – completando anche il gioco da tre punti – e segnare ancora imbeccato dallo stesso Alex.

Dopo il jumper e la tripla di Kadeem Allen, i Lakers allungano con KCP ed ancora Alex Caruso, che recupera un possesso e schiaccia in contropiede, 112-105 con 7’10” da giocare.

Il vantaggio gialloviola raggiunge la doppia cifra grazie a LeBron James, che prima segna subendo il fallo e poi schiaccia…

…in transizione. Dopo i canestri di Knox e Mudiay, LeBron assiste la tripla di Kentavious Caldwell-Pope e segna il canestro del 122-111 a 3’45” dalla termine.

La gara però, non è finita. La franchigia della Big Apple capitalizza una persa di Kuzma ed un errore dall’arco di KCP con il canestro di Dotson e Mario Hezonja. James sbaglia da tre, Jordan è freddo dalla lunetta: 123-120 con 65” secondi dal cronometro.

L’ex Clippers e Mavs stoppa LBJ ed in transizione ancora Dotson segna il meno uno. Il quattro volte MVP non trova la via del canestro, Mudiay segna i liberi del sorpasso a 22.3″ dalla sirena.

1-13 il parziale degli ultimi tre minuti. LeBron nonostante i tre errori precedenti, frutto di brutte iso, si prende l’ultimo tiro…

…subendo la stoppata di Hezonja sulla sirena, 123-124 il finale e Lakers che subiscono lo sweep stagionale dai Knicks.

Knicks-Lakers, 33 per LeBron

James chiude con 33 punti (11/26 dal campo, 0/6 dall’arco ed 11/13 ai liberi), 6 rimbalzi ed 8 assist in 35 minuti di gioco. Sul quattro volte MVP pesano però gli errori e le scelte degli ultimi possessi, che di fatto sono costati la vittoria ai lacustri.

Dopo i 10 assist della gara precedente, Kuzma si ripete smazzando 8 assist. Kyle chiude con 18 punti (8/14) senza catturare rimbalzi oltre che registrare il peggior Def Rating (-23.3) e +/- (-17) della gara.

Meglio delle ultime uscite Bullock (14, 6/10), discreto McGee (12+7, 6/10). Ancora male Rondo (3+5+5, -11 di +/-), che non vede il campo nell’ultimo quarto.

Buone prove per Caruso (12+3+2 con cinque recuperi e tre stoppate) e Williams (12+7), mentre Hart (1/5) e KCP (4/11) sono troppo imprecisi. Ancora troppo pochi (meno di cinque) i minuti concessi a Wagner.

Alex Caruso, Los Angeles Lakers vs New York Knicks at Madison Square Garden
Alex Caruso, Los Angeles Lakers vs New York Knicks at Madison Square Garden (Nathaniel S. Butler, NBAE via Getty Images)

Top scorer della squadra di coach David Fizdale Mudiay (28+2+8, 8/11 dal campo) e Dotson (25). Buone prove anche per Knox (19+6 con tre triple) ed Hezonja (17+8, 8/8 ai liberi). 15 punti, 17 rimbalzi e 7 assist per DeAndre Jordan.

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Knicks-Lakers, sconfitta buona per la lottery

Concedendo la seconda – su quattordici… – vittoria stagionale a New York, L.A. consolida la propria posizione in vista del prossimo draft, ovviamente unico aspetto positivo di una gara che in altri momenti sarebbe definita disastrosa.

Lacustri che dopo aver toccato il +11 a poco più di tre minuti dalla fine, hanno completamente mollato, come riconosciuto a fine gara da Walton:

<Non è solo l’ultima giocata di LeBron ma la capacità di chiudere le partite una volta che hai costruito il vantaggio. Abbiamo alzato il piede dall’accelaratore.>

Dal canto suo James non può che rendere merito ad Hezonja per l’ultima giocata:

<Poco da dire, gran difesa di Mario. Tutto qua.>

I Los Angeles Lakers tornano in campo nella notte – 1:00 italiane – tra Martedì 19 e Mercoledì 20 Marzo per affrontare al Fiserv Forum i Milwaukee Bucks.

Miami Heat, vittoria playoffs sugli Hornets, Spoelstra: “Wade un guerriero”

I Miami Heat mettono un piede nei playoffs battendo nettamente gli Charlotte Hornets per 93-75 all’American Airlines Arena di Miami, Florida.

Con la vittoria di domenica sera, gli uomini di coach Erik Spoelstra distanziano gli Hornets di 2 partite, aggiudicandosi per di più la serie di stagione regolare, vincendo tutti e 3 gli incontri finora disputati.

Alle spalle dei Miami Heat vi sono ora gli Orlando Magic (32-38). Goran Dragic e Dwyane Wade trascinano i padroni di casa in una partita a basso punteggio e risolta solo nel quarto periodo. Per l’All-Star sloveno, da poco rientrato da un lungo infortunio al ginocchio, una prova da 19 punti e 4 assist in 28 minuti di gioco uscita dalla panchina.

Dwyane Wade, alla caccia del’ultima partecipazione ai playoffs in carriera, chiude con 17 punti e 8 rimbalzi in 28 minuti d’impiego, nonostante un’anca malmessa. A metà quarto periodo, è proprio la star degli Heat ad ispirare la fuga dei padroni di casa, con una palla recuperata e la conseguente tripla del +13, massimo vantaggio per Miami che non si volta più indietro.

Partita dalle basse percentuali di tiro, Charlotte Hornets traditi dalle pessime cifre da dietro l’arco (7 su 36) e dalla brutta partita di un Kemba Walker encomiabile ma sempre troppo solo e sistematicamente pressato dalla difesa Heat(10 punti con 4 su 16 al tiro per la star degli Hornets).

I 168 punti combinati segnati dalle due squadre sono la peggior prestazione stagionaleNel quarto quarto, semplicemente non abbiamo segnato un tiro” Così un deluso coach James Borrego nel dopo gara.

Heat-Hornets, Spoelstra su Wade: “E’ un guerriero, mi mancherà”

Dwyane Wade in dubbio sino a pochi minuti prima della palla a due, ma che decide comunque di scendere in campo nonostante i postumi di un colpo all’anca destra, rimediato nella sfida contro i Milwaukee Bucks.

Il giocatore 3 volte campione NBA è rimasto in campo per 28 minuti, ed ha contribuito in maniera decisiva nel finale di gara: “Sono solo grato di poter essere sceso in campo e dare una mano“.

Così coach Spoelstra:

Mi mancheranno queste sue partite. Wade è un guerriero, sapeva quanto questa partita fosse importante. Prima della partita non era nemmeno in grado di correre, ma ha fatto tutto ciò che ha potuto, un messaggio bello e positivo per tutti i giovani in squadra da parte di un hall of famer come lui

Miami raddoppia e scardina sistematicamente ogni pick and roll di Kemba Walker, sfidando gli esterni degli Hornets a segnare. Jeremy Lamb chiude la sua partita con 21 punti in uscita dalla panchina, Tony Parker contribuisce con 11 punti in 17 minuti ma l’attacco Hornets si ferma nel quarto di gioco finale.

La sconfitta di Miami allontana le speranze di playoffs per gli Charlotte Hornets (31-38), a 13 partite dalla fine della regular season ed in svantaggio negli scontri diretti nei confronti degli. Miami (33-36) è ora completamente padrona del proprio destino.