Trae Young: stiamo assistendo alla nascita di una stella

Trae Young

Più che una romantica storia d’amore come il film candidato all’Oscar, la stagione di Trae Young può essere paragonata ad un film d’azione, con alti e bassi, ed importanti colpi di scena. Tanti erano i dubbi che aleggiavano sul play degli Hawks, i principali riguardanti la taglia fisica undersize rispetto a molti pari ruolo, e la pochezza del roster di Atlanta. Se come squadra la franchigia ha confermato i limiti previsti, singolarmente Young ha mostrato a più riprese tutto il suo talento, fugando molte delle perplessità di inizio stagione. A pochi mesi dalla fine della Regular Season, possiamo quindi tirare le prime somme sull’annata da Rookie dell’ex Oklahoma State.

L’ANNO SBAGLIATO PER IL ROOKIE OF THE YEAR

Trae Young e Doncic si salutano, sarà lo sloveno a spuntarla per il ROY?
Trae Young e Doncic si salutano, sarà lo sloveno a spuntarla per il ROY?

Partiamo da un presupposto, a meno di miracoli Young non vincerà il Rookie of the Year. Dall’inizio del nuovo millennio, il premio di ROY ha visto annate completamente differenti tra di loro. Infatti, a fronte di fenomenali astri nascenti vincitori a man bassa del titolo (vedi LeBron o Irving), è talvolta capitato che, in una classe draft senza stelle assolute, siano stati giocatori di medio-alto livello, o vere e proprie sorprese, ad accaparrarsi il prestigioso riconoscimento (un esempio recente è Brogdon, andando più indietro ricordiamo il “desaparecido” Carter-Williams). Se il 2019 fosse stato uno di quegli anni,  Trae Young avrebbe potuto spiccare nel gruppo dei papabili vincitori, grazie ad un’escalation di prestazioni veramente impressionante. Purtroppo per lui, un campione destinato già nel breve all’élite della Lega sta esplodendo in tutto il suo splendore, offuscando qualsiasi altro pretendente. Parliamo ovviamente di Luka Doncic, in grado di mettere a tacere i (pochi) detrattori fin dall’inizio della stagione. Il play di Atlanta, comunque, sta disputando un’ottima annata da rookie, ed è la base su cui Atlanta vuole ricostruire il futuro della franchigia.

L’IMPATTO DI TRAE YOUNG CON L’NBA

Con Internet e Youtube è facilissimo reperire immagini, video ed informazioni sugli atleti più interessanti. Sono quindi entrati presto nella memoria degli appassionati, le meraviglie di Trae Young ad Oklahoma State dove, da stella indiscussa della squadra, ha messo in piedi cifre da capogiro, con prestazioni balistiche incredibili. E’ bastato quindi qualche video in rete ed una corporatura esile, per azzardare paragoni che al momento non stanno in piedi, e che hanno avuto come conseguenza solo un aumento della pressione sul ragazzo. Di tutta risposta, Young ha mostrato una forte maturità, ignorando gli accostamenti di media ed addetti ai lavori, proseguendo per la sua strada. Condizionato dalla pessima stagione del team, l’impatto di Young nella Lega è spesso sembrato sottovalutato, anche se i numeri sono in parte dalla sua.

Trae ha esordito in NBA con una prova da 35 punti e 10 assist, risultando il più giovane di sempre a raggiungere tale traguardo. Poi, come detto, prestazioni altalenanti, in una squadra oggettivamente troppo debole per supportare uno Young che è si talentuoso, ma è pur sempre un rookie. L’esperienza è fondamentale nel processo di crescita, ed è bastata solo mezza stagione per vedere cambiamenti significativi nel suo stile di gioco.

L’ESPLOSIONE DI TRAE YOUNG NEL NUOVO ANNO

Trae Young ha aumentato i giri del motore con l'anno nuovo con prestazioni da urlo
Trae Young ha aumentato i giri del motore con l’anno nuovo con prestazioni da urlo

Con l’arrivo del 2019, un nuovo Trae Young ha vestito la canotta degli Hawks. Dopo l’All Star Game, il nativo di Lubbock in Texas è letteralmente esploso, accrescendo il proprio impatto, sia come leadership, che sotto l’aspetto dei numeri. Tra Gennaio e Febbraio, Young ha dato il primo scossone ai detrattori, facendo registrare 30,26,23 e 28 punti in quattro partite consecutive, racchiuse in soli sette giorni, mostrando tutto il suo arsenale offensivo, fatto di triple siderali, tear-drop dal centro dell’area e fulminee penetrazioni a canestro. Dopo questa sfuriata, Young è tornato su standard più normali per una matricola, mettendosi al servizio della squadra e lasciando spesso il palcoscenico all’altro astro nascente di Atlanta, John Collins. Ma è nel finale del mese di Febbraio che Young ha deciso di rendere speciale la sua prima annata in NBA.

Young è cosi partito con una  “discreta” doppia doppia da 30 punti e 10 assist a Detroit, e poi, contro Houston e Minnesota, ha sfoderato due gare incredibili, in cui per due volte ha segnato 36 punti, risultando completamente immarcabile per chiunque. Per intenderci, stiamo parlando del primo rookie dai tempi di Iverson (1997!) ad infilare due partite consecutive sopra i 35 punti.

Ma per Young non è ancora abbastanza.

Nella notte dell’uno Marzo Trae ha veramente esagerato. 49 punti, 17 assist e 8 rimbalzi. Bastano questi numeri per descrivere quella che è stata una delle più incredibili prestazioni per un rookie negli ultimi anni, in una partita tra l’altro incredibile, chiusa dopo ben 4 supplementari con la vittoria dei Bulls sugli Hawks.

Alcune delle giocate di Trae Young nell’incredibile prova contro i Bulls

Ovviamente non è tutto oro quello che luccica. Young deve ancora crescere, e molto, soprattutto nella gestione della partita e nelle scelte di tiro. Difatti, le pessime percentuali ottenute finora non si possono imputare solo al basso livello della squadra, ma anche ai problemi di circolazione della palla degli Hawks, di cui lui come playmaker, è il principale responsabile. Ovviamente questi problemi sono fisiologici per un ventenne al primo anno tra i pro, che potrà da qui in avanti solo migliorare, di pari passo con la squadra. Non vincerà il Rookie of the Year, ma chissà se questi grandi traguardi raggiunti in questa prima annata a titolo personale, eguagliando illustri predecessori, non siano di buon auspicio per un futuro da All Star

Di una cosa siamo certi, una stella sta nascendo!

 

Heat-Hawks, Vince Carter è il 20esimo miglior marcatore NBA, Wade guida le guardie NBA per stoppate

L’inossidabile Vince Carter e Dwyane Wade, avversari per l’ennesima volta nella notte di lunedì alla American Airlines Arena di Miami, Florida, hanno ritoccato alcuni record personali.

 

Grazie ai 21 punti messi a referto (con 7 tiri da tre punti mandati a bersaglio su 11 tentativi) nella sconfitta in trasferta per 113-114 dei suoi Atlanta Hawks, Vince Carter è diventato il 20esimo miglior marcatore della storia NBA.

 

Carter ha raggiunto a Miami quota 25.280 punti segnati in carriera, superando Reggie Miller (fermo a quota 25.279). L’ex star di Toronto Raptors, New Jersey Nets e Dallas Mavericks è oggi a 371 punti di distanza da Carmelo Anthony, attualmente 19esimo e fermo dallo scorso dicembre.

 

 

Non sono bastate per Atlanta le prestazioni di Carter e Kent Bazemore (18 punti, 7 rimbalzi e 3 assist in 28 minuti). Trae Young incappa in una brutta serata di tiro e chiude con 14 punti (4 su 11 dal campo), 8 assist e 8 palle perse.

 

Dwyane Wade conduce di peso i suoi Miami Heat (29-34) ad un’importante vittoria per non abbandonare la corsa ai playoffs della Eastern Conference. Il 3 volte campione NBA ha chiuso la sua partita con 23 punti e 5 assist in ben 31 minuti di gioco, in uscita dalla panchina.

 

Grazie ad una stoppata sul rookie degli Atlanta Hawks B.J. Johnson, Dwyane Wade è inoltre diventato la guardia NBA con più stoppate in carriera, con 1.052 tiri respinti. Il record NBA per stoppate complessive “rifilate” da una guardia NBA per la sola regular season appartiene invece a Michael Jordan (893), come riportato da ESPN. L’ex giocatore di Phoenix Suns ed Atlanta Hawks Joe Johnson e l’ex Bulls Ben Gordon le “vittime” predilette in carriera da Dwyane Wade in questa particolare classifica.

 

I Miami Heat occupano al momento la decima posizione nella Eastern Conference, a sola mezza partita di distanza dagli Orlando Magic, attualmente ottavi.

 

Atlanta, ascolta Trae Young: “Io e Luka Doncic possiamo diventare grandi come Magic e Bird”

Luka Doncic e Trae Young, i cui destini e la cui percezione saranno inevitabilmente legati allo scambio di scelte in sede di draft NBA 2018 tra Dallas Mavericks e Atlanta Hawks, rappresenteranno assieme ai giovani colleghi Ben Simmons, Donovan Mitchell, Jayson Tatum, Marvin Bagley (e chissà, il duo delle meraviglie di Duke Zion Williamson e R.J. Barrett) il meglio che la nuovissima generazione di talenti NBA (quella nata a partire dalla seconda metà degli anni ’90) avrà da offrire negli anni a venire.

 

Luka Doncic ha travolto da subito la lega con la sua grande maturità tecnica e fisica, doti affinate in anni di professionismo nel vecchio continente, tra Liga ACB, Eurolega e nazionale slovena.

 

La stagione di Trae Young, iniziata rilento complici anche le difficoltà di una squadra tanto talentuosa quanto giovane, è esplosa nel mese di febbraio.

 

 

23 punti e 9 assist a partita per l’ex point-guard dell’università di Oklahoma nell’ultimo mese, prodotto di una maggiore intraprendenza in attacco, e di un progressivo ambientamento a spazi e distanze NBA.

 

La fiducia nei proprio mezzi di Trae Young (mai mancata), è cresciuta nell’ultimo periodo a tal punto da far registrare alla giovane point-guard degli Atlanta Hawks la prima espulsione in carriera (a causa di un gesto considerato “intimidatorio” – senz’altro ribaldo – dagli arbitri nei confronti di Kris Dunn dei Chicago Bulls), nonché numeri accostabili alla prima stagione NBA di un certo Allen Iverson.

 

Luka Doncic e Trae Young: “Il confronto con Luka una sfida per me”

 

Uno dei passaggi più interessanti della sua recente partecipazione in “Winging It”, podcast curato dai compagni di squadra Vince Carter e Kent Bazemore e da Annie Finberg per The Ringer, Trae Young lo dedica proprio alla sfida che un paragone come quello tra lui ed il talento dei Dallas Mavericks Luka Doncic rappresenta per la sua giovane carriera.

 

Sento la responsabilità di rappresentare il futuro di questa squadra (gli Atlanta Hawks, ndr)” Così Young “Voglio che nessuno debba mai guardarsi indietro, a quello che successe la notte del draft con lo scambio. Questo per me rappresenta una sfida, voglio vincere e voglio portare la squadra ai playoffs già dall’anno prossimo“.

 

 

Young si “lancia” poi in un paragone impegnativo, che spiega però quale tipo di dicotomia potrebbe crearsi in futuro tra due talenti indiscutibili, e così strettamente legati:

 

Spero che tra tanti anni la gente possa guardare alle nostre carriere e pensare a giocatori come Magic (Johnson, ndr) e Larry Bird, a tutte le loro sfide ed al livello di competizione che c’era tra loro. Io e Luka abbiamo la possibilità di diventare grandi

 

Prosegue poi Young: “Dove mi vedo tra 5 anni? Al quinto All-Star Game e campione NBA! Scherzi a parte, mi piacerebbe diventare una persona in grado di avere un impatto sulla comunità qui ad Atlanta, voglio fare grandi cose qui“.

Trae Young espulso nella rivincita Hawks contro i Chicago Bulls: “Sorpreso, non ho detto nulla a Dunn”

Le partite tra Atlanta Hawks e Chicago Bulls non possono essere considerate partite normali. 24 ore dopo la maratona da 329 punti complessivi e ben quattro overtime, Bulls e Hawks sono tornate in campo allo United Center di Chicago per “gara 2”, partita che è valsa a Trae Young la prima espulsione in carriera.

 

Durante il terzo quarto della sfida di Chicago, il rookie degli Atlanta Hawks si è visto assegnare il secondo fallo tecnico della partita per un gesto considerato “intimidatorio” nei confronti della point-guard dei Bulls Kris Dunn.

 

 

Dopo un canestro da tre punti da oltre otto metri di distanza che aveva dato il +16 ai suoi Hawks (78-62), Young si porta le mani ai fianchi puntando lo sguardo verso Dunn per alcuni secondi. Un gesto di sfida non gradito, che causa per il prodotto dell’università di Oklahoma il secondo fallo tecnico e la conseguente espulsione.

 

Trae Young sulla sua esplulsione: “Sorpreso, stavo guardando il pubblico…”

 

Il fischio arbitrale lascia interdetto Trae Young, che dopo la gara ricostruisce l’accaduto:

 

Io gioco sempre con grande intensità e grande energia, cerco sempre di dare il massimo e di divertirmi. Dopo il tiro ho semplicemente guardato per qualche secondo l’arena attorno a me (…) non ho detto niente (a Kris Dunn, ndr), sono rimasto sorpreso, forse era dovuto a qualcosa che era accaduto nella partita precedente, non saprei (…) prima d’oggi ero stato espulso solo una volta al liceo, non ricordo nemmeno per cosa

 

– Trae Young sulla sua espulsione –

 

Mark Ayotte, l’arbitro autore del fischio, ha così spiegato la sua decisione nel post-gara: “Il gesto (di Young, ndr) era rivolto ad un singolo avversario, gesto punibile con un fallo tecnico per ‘taunting’ (intimidazione, ndr)”.

 

 

Singolare il commento di Reggie Miller, ex grande giocatore NBA ed oggi commentatore per TNT: “Cosa è successo al mio amato Gioco? Non c’era alcun motivo per fischiare un fallo tecnico a Trae Young, se ai miei tempi il metro arbitrale fosse stato questo, sarei finito in mezzo a una strada in due anni

 

Gli Atlanta Hawks (22-42) si sono imposti per 123-118, grazie ai 28 punti e 5 rimbalzi di Alex Len, alle 21 triple mandate a bersaglio, su 42 tentativi, ed agli 11 punti in 19 minuti del rookie B.J. Johnson da Syracuse, approdato ad Atlanta con un contratto decadale.

Maratona tra Bulls e Hawks, vince Chicago al quarto overtime, Young; “Partita divertente, peccato averla persa”

Maratona tra Bulls-Hawks, 329 punti combinati tra Chicago Bulls ed Atlanta Hawks nella sfida di venerdì notte della StateFarm Arena di Atlanta, Georgia.

 

I Chicago Bulls si sono imposti per 168-161 sui padroni di casa dopo ben 4 tempi supplementari, i 329 punti complessivi sono validi per la terza miglior prestazione ogni epoca per due squadre NBA in partita singola, dietro ai 370 punti di Detroit Pistons e Denver Nuggets nel 1970, ed ai 337 punti segnati da Milwaukee Bucks ed Indiana Pacers nel 1982.

 

Agli Hawks non bastano i 49 punti (in ben 56 minuti di gioco!) del gioiellino Trae Young (anche 16 assist per l’ex Oklahoma Sooners). Guidati da un Lauri Markkanen da 31 punti e 17 rimbalzi, e dal career high di Zach LaVine (47 punti, 9 rimbalzi e 9 assist), i Bulls la spuntano nel quarto ed ultimo overtime.

 

 

Una tripla di Trae Young a 22 secondi dal termine dei regolamentari pareggia la gara e manda tutti ai tempi supplementari, e sempre Young rimedia ad un suo errore nel finale del primo overtime e forza il secondo tempo supplementare, dopo un 1 su 2 dalla lunetta di Wayne Selden Jr.

 

DeAndre Bembry e Young sprecano l’occasione di chiudere la gara al terzo overtime, ed una tripla di Ryan Arcidiacono rimette i Bulls in parità prima della cavalcata finale degli ospiti nel quarto ed ultimo overtime, ispirata da Markkanen.

 

Bulls-Hawks, i numeri da record di Trae Young e Vince Carter

 

Con i 49 punti segnati a fine gara, Trae Young diventa il primo rookie dai tempi di Allen Iverson (1997) a segnare almeno 120 punti in 3 partite consecutive, ed appena il quinto giocatore al primo anno di sempre a mettere a referto una partita da almeno 45 punti, 10 assist e 5 rimbalzi in una partita singola: “Una partita divertente, forse la più divertente che abbia mai giocato. Sono orgoglioso dei ragazzi, di come abbiamo lottato fino all’ultimo. Peccato per la sconfitta“.

 

Nel mese di febbraio, Trae Young ha viaggiato a 23 punti e 9 assist a partita, con il 44% al tiro da tre punti. La partita di venerdì notte è la terza escursione consecutiva sopra quota 36 punti per il rookie da Oklahoma.

 

Il “vecchio” Vince Carter continua a sfidare il tempo e l’età, e chiude la sua partita con 13 punti e 7 rimbalzi in 44 minuti di gioco. L’ex star dei Toronto Raptors è diventato il più anziano giocatore NBA di sempre a giocare ameno 45 minuti in partita singola.

 

Bulls, Zach LaVine si sfoga: “Mi sembra di essere tornato al mio anno da rookie, situazione dura”

Per i Chicago Bulls continua il momento negativo, con la franchigia della città del vento già proiettata al draft 2019 ed alla prossima stagione.

Sono ben 8 le sconfitte di fila (9 negli ultimi 10 match) accumulate da Zach Lavine e compagni, ed il periodo estremamente negativo della squadra è motivo di sconforto per l’ex Minnesota Timberwolves Zach LaVine, uno dei migliori giocatori a disposizione di coach Jim Boylen.

Sono ormai cinque le stagioni NBA disputate dal 23enne LaVine, che non è mai riuscito ad oggi a raggiungere la post-season.

Chicago Bulls, lo sfogo di Zach LaVine

 

La frustrazione del prodotto di UCLA traspare (anche se non chiaramente espressa) anche nelle dichiarazioni rilasciate al Chicago Sun-Times nella giornata di mercoledì:

Mi sembra di essere di nuovo al mio primo anno nella lega, ed invece sono uno dei più anziani del roster e il più vecchio tra i giocatori futuribili. Abbiamo un sacco di ragazzi giovani e, quando hai 19 o 20 anni, devi lavorare sul tuo gioco. Ma col passare del tempo, e col mutare degli obiettivi, e non ho intenzione di mentire, tutto ciò sta diventando duro ed inizia a pesare molto su di me. Sto cercando di rimanere concentrato ed equilibrato, ma questa situazione sta diventando davvero dura da sopportare

– Lo sfogo di Zach LaVine –

 

Le dichiarazioni di Zach LaVine potrebbero essere l’ennesimo sfogo per un mai veramente accettato cambio in panchina.

L’ex Minnesota Timberwolves è probabilmente il giocatore che più ha sofferto il cambio di allenatore tra i giocatori del roster dei Chicago Bulls. Le medie offensive di LaVine sono decisamente calate da quando Jim Boylen ha preso il posto di Hoiberg.

Il suo ruolo di scorer in transizione è stato limitato dalla promozione di Boylen a capo allenatore, e l’introduzione di un sistema di gioco più lento ed improntato alla circolazione di palla. Un giocatore come Kris Dunn – giocatore con caratteristiche nettamente diverse da quelle di LaVine – ha al contrario beneficiato del cambio in panchina.

Zach LaVine sta viaggiando ha medie da 23.2 punti, 4.3 rimbalzi e 4.2 assis, con il 45.5% dal campo ed il 35.6% percento da oltre l’arco. Tali statistiche giustificano, in parte, il contratto da 20 milioni di dollari l’anno per 4 anni firmato in estate con la franchigia dell’Illinois, e da molti criticato.

I Sacramento Kings sono interessati a Jeremy Lin

Jeremy Lin-Kings, interesse dei Sacramento Kings per la point guard degli Atlanta Hawks. A riportare la notizia è Marc Stein del The New York Times.

I Sacramento Kings (23-21) si trovano attualmente al decimo posto della Western Conference e in piena cosa per un posto ai playoff. La squadra allenata da coach Dave Joerger starebbe cercando di rafforzare la propria panchina, e trovare un cambio per De’Aaron Fox.

Jeremy Lin, 30 anni, sta vivendo una stagione di ripresa dopo aver giocato soltanto 37 partite nelle ultime due stagioni a causa degli infortuni. Nella stagione corrente, l’ex giocatore dei New York Knicks sta viaggiando a 10.8 punti e 3.6 assist di media in 19.5 minuti a gara, tirando col 47.8% dal campo.

La point guard originaria di Taiwan, attualmente all’ultimo anno di un triennale da 36 milioni di dollari complessivi, sarà free agent quest’estate.

Jeremy Lin-Kings, sul mercato anche Dedmon, Bazemore e Koufos

 

Gli Atlanta Hawks stanno cercando di inserire nell’affare anche i veterani Deywane Dedmon e Kent Bazemore, con la speranza di ricevere scelte future. Dedmon è sotto contratto per altri 7 milioni di dollari e diventerà free agent a partire dal 1 luglio 2019.

Il lungo ex San Antonio Spurs viaggia attualmente a 9.8 punti e 7.6 rimbalzi di media a partita, in 24.6 minuti di gioco. Kent Bazemore (14 punti e 4 assist di media a gara) è al terzo anno di un quadriennale da circa 70 milioni di dollari complessivi.

Dall’altra parte i Sacramento Kings cercheranno di liberarsi via trade dei veterani Zach Randolph e Kosta Koufos. Il primo, 37 anni, non ha ancora messo piede in campo in questa stagione e guadagnerà 12 milioni di dollari quest’anno. Koufos ha sinora disputato 26 partite, con un impiego medio di 13.5 minuti (4 punti e 5 rimbalzi a gara). Il greco sarà free agent a fine stagione.

Prossimo appuntamento per i Kings venerdì a Charlotte, per Atlanta domenica in casa contro Boston.

Vince Carter fa gli onori di casa: “Dwyane, un onore essere stato tuo avversario” Maglia per Trae Young

Vince Carter onora Dwyane Wade in occasione della sfida tra Atlanta Hawks e Miami Heat alla State Farm Arena di Atlanta, Georgia.

I Miami Heat e Dwyane Wade, impegnato nell’ultima stagione da professionista NBA, hanno perso malamente ad Atlanta, un vistoso giro a vuoto per una squadra (19-19) in piena corsa per l’ottavo ed ultimo posto disponibile nei playoffs della Eastern Conference.

106-82 il risultato finale tra Heat e Hawks. Miami segna la miseria di 37 punti nel primo tempo, mentre Atlanta si gode i segnali di crescita di Trae Young, protagonista di una partita ordinata (19 punti, 3 su 3 da dietro l’arco in 30 minuti di gioco) ma ancora caratterizzata dalle troppe palle perse (4 a fine gara).

Le foto-ricordo di rito di fine partita sono tutte per il prodotto di Oklahoma, amico di Zaire Wade (primogenito di Dwyane ed interessante prospetto liceale). Young ha ricevuto da Wade la maglia indossata in partita dal 3 volte campione NBA.

Sinora ho scambiato maglie e foto con tanti veterani, è sempre una cosa positiva quando un giovane viene a chiederti la maglia. Ne sono stato onorato, sono sicuro che mi divertirò a guardare la crescita in campo (di Trae Young, ndr) nei prossimi anni. Gli ho detto che sarò pronro ad aiutarlo e a lavorare con lui, voglio che lui e mio figlio Zaire possano allenarsi assieme in futuro

– Dwyane Wade su Trae Young –

 

Vince Carter onora Dwyane wade: “Un onore essere tuo avversario”

 

Prima della palla a due, è toccato al super veterano Vince Carter, 41 anni e grande eminenza grigia NBA, rendere il giusto omaggio a Dwyane Wade. “Vincredible” ha scelto Twitter per diffondere un video-tributo allo storico avversario:

D-Wade, congratulazioni ad un futuro hall of famer. Ci hai stupito con le tue giocate per anni, ed è stato un onore per me scendere in campo contro di te in tutti questi anni. Ti meriti ogni onore ed ogni riconoscimento che ogni giorno squadre ed avversari ti rendono. Spero tu ti possa godere la vita oltre la pallacanestro, ci mancherai in campo

– Vnce Carter onora Dwyane Wade –

 

Vince Carter e Dwyane Wade hanno terminato la loro ultima partita da avversari con rispettivamente 8 e 11 punti a referto. Per Vince anche 7 rimbalzi e 2 su 5 da tre punti, 4 rimbalzi e 3 assist in 23 minuti di gioco per Dwyane.

Young e gli Hawks stendono Minnesota, Wiggins sbaglia i liberi e viene fishiato: “Alcuni tifosi sono cattivi tifosi”

Passo indietro dei Minnesota Timberwolves, che dopo due preziose vittorie esterne cedono in casa contro gli Atlanta Hawks, dopo un tempo supplementare.

Al Target Center di Minneapolis, Hawks-Twolves finisce 123-120 per Trae Young e compagni. Per Atlanta le note positve sono i sei uomini in doppia cifra, e la doppia-doppia da 21 punti e 10 rimbalzi (con 4 assist) del secondo anno John Collins. Topo scorer di serata per gli Hawks è Kent Bazemore, autore di 23 punti.

La panchina di coach Lloyd Pierce contribuisce con 32 punti (12 per Alex Poyhtress e 9 in 14 minuti per l’inossidabile Vince Carter). Trea Young disputa una delle partite più ordinate della stagione e chiude con 16 punti, 11 assist, 4 rimbalzi ed un solo tiro tentato (e segnato) dalla lunga distanza. Gli Hawks chiudono col 45.7% (16 su 35) da dietro l’arco dei tre punti.

Nel primo quarto, la difesa disastrosa dei Timberwolves concede ben 42 punti ad Atlanta. Bazemore trova il canestro dalla distanza, Young semina puntualmente Derrick Rose e gli Hawks toccano il +20 (52-32) con 8:32 da giocare sul cronometro del secondo quarto.

Karl-Anthony Towns, Rose e Robert Covington guidano il tentativo di rimonta Twolves. L’ex Sixers segna dall’angolo il -11 (64-53), il primo tempo si chiude sul 71-59 Hawks.

La rimonta dei padroni di casa si completa nel terzo quarto, chiuso 30-18 da Minnesota. 8 punti per Towns nella frazione, 11 per Covington, ed i Twolves mettono la testa avanti (92-89) ad inizio quarto periodo con una tripla di Derrick Rose (25 punti e 9 assist per Rose a fine gara). L’ex Bulls da il massimo vantaggio ai suoi (103-94 a 7:52 dal termine), Bazemore e Collins ricuciono lo strappo e la partita prosegue punto a punto sino alla sirena finale.

Towns (31 punti, 19 rimbalzi, 5 assist e 3 stoppate a fine gara) schiacchia il +3 Twolves a 2 dal termine. Dopo una serie di errori, Kent Bazemore ruba un pallone ed impatta il match sul 112 pari a 17 secondi dal termine. L’errore sulla sirena di Rose manda tutti all’overtime.

Hawks-Twolves, Wiggins, “I fischi? Alcuni tifosi sono cattivi tifosi”

 

Nel tempo supplementare, Covington (28 punti e 7 rimbalzi) da il +2 a Minnesota, ma Trae Young segna da 9 metri in transizione l’unica tripla della sua partita per il nuovo +1 Hawks (118-117) a 1:48 dal termine. Kevin Huerter colpisce di nuovo dalla distanza e Wiggins sbaglia dalla lunetta il libero del pareggio (121-120) a 4 secondi dalla fine.

A fine partita, sono proprio i liberi a condannare gli uomini di Tom Thibodeau. Minnesota fa 21 su 38 in lunetta, Andrew Wiggins (16 punti con 5 su 14 al tiro) non va oltre un modesto 5 su 12 e subisce i fischi del Target Center. L’ex Kansas ha sbagliato ben 4 tiri liberi nel solo overtime:

I Liberi? Succede, ci sono sere, delle partite in cui le cose vanno così. I Fischi? I tifosi sono fatti così, ci sono tifosi buoni e tifosi s*****i. E’ così che funziona

– Andrew Wiggins dopo Hawks-Twolves –

 

 

Karl-Anthony Towns, Robert Covington e Derrick Rose hanno trascinato la squadra nel secondo tempo. KAT ha individuato nella mancanza di energia nel primo tempo il problema principale per i suoi: “Nel secondo tempo abbiamo tirato fuori quella determinazione che ci è mancata nei primi 24 minuti. Ci siamo scavati da soli una buca dal quale è stato difficile tentatre di uscire. Ci abbiamo provato e ci siamo andati vicini, ma non abbastanza

Per gli Hawks, a fine gara Kent Bazemore elogia coach Lloyd Pierce:

Siamo una squadra giovane, ci piace correre e giocare in velocità. L’inesperienza si fa sentire a volte con troppe palle perse, ma coach Pierce vuole che i ragazzi in campo siano quel che sono, che giochino secondo le loro caratteristiche e che siano aggressivi

– Kent Bazemore dopo -Hawks-Twolves –

Vince Carter su Trae Young: “Le difficoltà lo aiuteranno a diventare grande”

Il compito di Trae Young agli Atlanta Hawks non è di certo facile. Cercare di cambiare il destino di una franchigia che ha terminato col peggior record ad Est nella scorsa stagione, per un rookie, è una bella montagna da scalare, ma la presenza nel roster di giocatori come Vince Carter può di certo aiutare.

La guardia, che ha compiuto 20 anni a settembre, ha avuto degli alti e bassi in questa prima parte di stagione, toccando tuttavia vette di gioco davvero interessanti. Dopo 29 gare il ragazzo ha collezionato 15.4 punti, 7.2 assist, 2.7 rimbalzi e 0.7 recuperi di media a partita. Il grande problema riscontrato fino ad oggi sono le scarse percentuali al tiro. Young, infatti, ha appena il 24.1% da 3 punti, qualità nella quale avrebbe dovuto eccellere.

Hawks in difficoltà: le parole di Trae Young

“Dico sempre agli altri che mi ritengo fortunato perché gioco in una squadra in fase di ricostruzione ma che può contare su veterani come Jeremy Lin e come Vince che ha fatto la storia di questo sport”, ha detto Trae Young a HoopsHype dopo il ko 144-127 contro i Brooklyn Nets il 16 dicembre.

Al momento gli Hawks hanno collezionato soltanto sei vittorie a fronte di ben 23 ko. Ad oggi Atlanta è la franchigia con meno successi in questa stagione, peggio anche di Phoenix, Chicago e Cleveland che sono a quota 7. “E’ l’NBA. Succede. A nessuno piace perdere ma le sconfitte fanno parte della crescita che dovremo affrontare. Continuerò a fare quello che mi ha fatto arrivare a questo livello. Se il tiro non entra devo riuscire a trovare altri sbocchi per il mio gioco”, ha terminato Young.

Fortunatamente la scelta di Atlanta sta guidando la classifica degli assist fra i rookie oltre ad avere la percentuale di assistenza più alta (38%) ed il rapporto migliore (26,5%) tra tutti i giocatori del primo anno.

Vince Carter-Trae Young: “Le difficoltà di oggi lo faranno diventare grande”

Anche Vince Carter ha parlato a HoopsHype, soffermandosi sull’importanza di queste stagioni per i giovani: “Penso che quello che sta passando ora lo aiuterà in futuro a diventare grande. Quando cominci a vivere già dall’inizio annate fatte di alti e bassi quando ti ricapiterà in futuro sarà più facile affrontarle”.

Il 41enne ha poi continuato: “La parte più importante è che deve capire quale sia la sua posizione in campo e nella gestione della squadra. Tutto il resto verrà di conseguenza. Devi guidare il tuo team ma non solo individualmente, deve avere la capacità di coinvolgere anche John Collins e Kent Bazemore e tutto il resto dei suoi compagni. E’ questo il suo punto di partenza”.

In conclusione Young ha un futuro roseo davanti, soprattutto per quello che sta mostrando. Avere Carter come punto di riferimento (21esima stagione in NBA, ndr), poi, può aiutarlo a sviluppare il suo gioco e ad acquisire anche doti di leadership che, più avanti, saranno fondamentali per lui se vorrà diventare un uomo franchigia in grado di guidare la sua squadra a grandi successi.

 

 

Carter al Dunk Contest?: “No, non ci parteciperò più”

Vince Carter

Carter al Dunk Contest?: da diverse settimane circolavano voci, tra gli addetti ai lavori, che volevano Vinsanity alla prossima gara di schiacciate. Tutto questo, alla veneranda età di 41 anni.

Tale ipotesi, però, non avrà mai seguito, ed è stato lo stesso Carter a confermarlo.

CARTER AL DUNK CONTEST?: LE DICHIARAZIONI DELL’EX RAPTORS

Toronto Raptors Vince Carter
Vince Carter con la maglia dei Toronto Raptors

Intervenendo al podcast di “The Winging it” di The Ringer, il veterano degli Hawks ha voluto infatti precisare la sua posizione sulla vicenda, facendo riferimento al suo trionfo nella Dunk Contest del 2000.

Tutti noi facciamo riferimento a quella gara, a quel 2000. Ognuno sa dov’era in quel momento, sa cosa ha rappresentato quella performance per loro stessi. Anche io lo so, e non voglio rovinare quel ricordo così bello.

In quella gara di schiacciate, l’ex Raptors mise in mostra delle capacità atletiche fuori dall’ordinario, che gli valsero il soprannome di “metà uomo, metà meraviglia”, coniato da Shaq. Da quel 2000 Carter non partecipò più a tale competizione, probabilmente per paura di non riuscire a raggiungere un livello simile. Ed anche stavolta, saggiamente, il 41enne non ha intenzione di voler offuscare il ricordo di quella serata.

Penso che quando qualcuno pensa ad una schiacciata, automaticamente vai a quella notte. E 18-19 anni dopo non si può ripetere una cosa simile, sarebbe soltanto un vano tentativo di rivivere qualcosa di già accaduto.

Vince Carter, alla sua 21esima stagione nella Lega, sta raccogliendo statistiche da veterano, con un grande ruolo sopratutto nello spogliatoio:

  • 6,6 punti
  • 2,3 rimbalzi
  • 0,9 assist
  • 38,3 FG%
  • 34,6 3P%

Se avesse deciso di partecipare allo Slam Dunk Contest del prossimo All Star Game, egli sarebbe stato il più anziano di sempre, a 42 anni, a competere per questo premio. Ma ciò rimarrà soltanto una suggestione, ed anche per un fattore anagrafico, come evidenziato dal giocatore.

Nel 2000 avrei potuto saltare anche un autobus senza problemi. Diciamo che adesso farei più fatica

 

 

 

Curry su Trae Young: “Mi sto stancando di questo paragone”

Curry su Trae Young: il campione di Golden State, al margine del confronto vinto contro gli Hawks, è intervenuto sul paragone tra lui e il rookie Trae Young. Quest’ultimo, infatti, è stato spesso accostato al numero 30 degli Warriors.

Il due volte MVP, però, ha voluto dire la sua sulla vicenda, facendo notare un certo fastidio all’ennesima riproposizione della questione.

CURRY SU TRAE YOUNG: LE SUE DICHIARAZIONI

Stephen Curry in compagnia di Trae Young

Nel dettaglio, il playmaker della franchigia della Baia (che ha chiuso il suo match con 30 punti e un 60% da 3 punti) ha chiarito che i continui paragoni con il rookie degli Hawks “cominciano a stancarmi”, secondo quanto riferito da The Athletic.

 Oltreché insistenti, queste comparazioni non risultano positive per il ragazzo, come anche asserito da Kevin Durant e da Klay Thompson. Secondo l’assassino con la faccia da bambino, infatti, questa è un’usanza del mondo NBA che, in certi casi, può risultare dannosa.

Quando entrai nella Lega mi paragonarono subito ad una leggenda come Steve Nash. E’ una cosa che onora, ma alla lunga lascia il tempo che trova.

Stephen Curry allo stato attuale è uno dei migliori tiratori della storia NBA, con una percentuale da 3 punti prossima al 44%. Young, al contrario, per il momento non sembra poter mantenere questi ritmi, come dimostra il suo 24% da oltre l’arco. Inoltre, sempre quest’ultimo, non arrivava alla “stratosfera” di Curry nemmeno al college, in quanto la sua percentuale del 36% non poteva essere paragonabile al 41% totalizzato dallo Splash Brother nei suoi due anni a Davidson.

Ciò nonostante, comunque, nulla impedisce al numero 11 delle aquile di poter ambire a quei traguardi già toccati dal nativo di Akron. La recente vittoria del trofeo di Matricola del mese per la Eastern Conference, infatti, lascia presagire che l’ex Oklahoma abbia intrapreso la strada giusta, e probabilmente sentiremo ancora parlare di lui. Ma come anche suggerito dallo stesso Curry, Young rimane un tipo giocatore diverso dal numero 30 dei guerrieri, per quanto molte caratteristiche siano simili.