La resa dei Boston Celtics? Kyrie Irving: “Troppi errori, difesa Bucks ci costringe a forzare”

la quarta partita della serie si è rivelata una grande delusione per Kyrie Irving ed i Boston Celtics, ora sotto 3-1 contro i Milwaukee Bucks di Giannis Antetokounmpo e con pochi motivi di ottimismo guardando a gara 5, da giocare in trasferta al Fiserv Forum.

Due sconfitte casalinghe pesanti, contro la miglior squadra – record alla mano – NBA, e rese ancora più amare dalle cattive prestazioni offensive di Kyrie Irving, senza i cui canestri l’attacco dei Celtics non si dimostra semplicemente all’altezza.

Dopo aver segnato 30 punti nel primo quarto, Boston ne segna appena 42 nei due quarti centrali, mentre i Bucks scappano nonostante i problemi di falli di Giannis Antetokounmpo.

Ho sbagliato dei tiri” Irving non si nasconde nel post partita “Ho solo sbagliato tanti tiri, succede. A volte succede e devi accettarlo” 5 su 17 nel solo primo tempo per Kyrie, 7 su 22 complessivo per 23 punti e 10 assist a fine partita, in una gara in cui la panchina dei Celtics soffre e segna soli 7 punti.

Marcus Smart torna in campo e getta il cuore oltre l’ostacolo, ma si fa notare solo per gli errori ed i (troppi) tiri presi (1 su 7, tutti di tre punti) in un eccesso di foga agonistica. Gordon Hayward è impalpabile, la difesa dei Bucks efficace nel riempire l’area per le penetrazioni di Jayson Tatum e Jaylen Brown ed a sfidare al tiro da fuori i Celtics.

“(I Bucks, ndr) fanno un gran lavoro nell’affollare l’area” Irving nel post partita “Mi negano la penetrazione e mi mandano contro sempre due o tre uomini. I miei problemi al tiro? Non ci sono problemi, sono un giocatore e sono preparato a tutto, certo è difficile trovare ritmo quando sei marcato a tutto campo azione dopo azione… da me ci si aspetta sempre il massimo, sto cercando di creare occasioni per i miei compagni e per me, sfruttando l’aggressività della difesa. 22 tiri? avrebbero dovuto essere 30“.

Mike Budenholzer ci sta costringendo a prendere decisioni in emergenza, la loro difesa ci toglie tante soluzioni, e se non sei pronto per reagire ne può uscire solo un brutto tiro

Le ultime 3 partite di Irving parlano di un 31% complessivo al tiro, la peggior prestazione di sempre in post-season del campione NBA 2016 in un arco di tre gare. Come nel 2016, Kyrie Irving si trova in svantaggio per 3-1 in una serie di playoffs, con una partita in trasferta da vincere assolutamente ed un ritmo offensivo da ritrovare per una squadra con troppo poco attacco per sopravvivere ad un periodo di secca simile da parte del suo leader.

Marcus Smart prossimo al rientro: “Sono guarito”

Smart e Morris-Boston-Marcus Smart-infortunio Marcus Smart

Dopo la sconfitta casalinga subita in gara 3 contro i Milwaukee Bucks,l’ambiente all’interno dello spogliatoio dei Boston Celtics era tutto fuorché ottimista. Tuttavia, nella giornata di sabato é giunta una notizia che potrebbe rivelarsi fondamentale per la squadra di Brad Stevens. Marcus Smart, guardia tiratricesarà regolarmente in campo in occasione di una delicatissima gara 4.

La sua ultima presenza di sul parquet risale alla partita contro gli Orlando Magic in data 7 aprile. Era in corso il terzo quarto, quando il numero 36 dei Celtics ha dovuto abbandonare il campo a causa di un grave infortunio all’anca. 

Dopo aver preso parte al primo allenamento completo con la squadra, Smart ha affermato di sentirsi in forma, pronto per affrontare gara 4, come riportato da Tim Bontemps per ESPN:

Sono contento di essere finalmente guarito. Ho cercato di essere paziente e di non forzare nulla per un rientro anticipato, al fine di guarire completamente. Ormai ci siamo, manca veramente poco e potrò tornare finalmente in campo” 

Il giocatore di Boston ha concluso l’intervista riportando i progressi fatti al termine degli ultimi allenamenti, che hanno testato la sua effettiva guarigione:

Gli ultimi allenamenti sono stati fondamentali per testare a pieno la mia condizione fisica. Ho provato diverse situazioni di gioco con contatto, come uscire dai blocchi o giocare in post basso. Come ho già detto, tutto è tornato alla normalità”.

Kyrie Irving e Brad Stevens su Marcus Smart: “La sua presenza è fondamentale, contenti di riaverlo a disposizione”

Coach Brad Stevens non ha nascosto il suo ottimismo in vista del possibile rientro in campo di Smart:

“Il suo ritorno in campo dipenderà quasi esclusivamente dagli ultimi allenamenti in vista di gara 4. Sarà compito mio e dello staff medico decidere se giocherá o meno. Per il momento sembra che tutto stia procedendo per il verso giusto”.

Anche Kyrie Irving si è detto entusiasta del ritorno in campo del compagnoIrving ha infatti sottolineato l’importanza del ruolo di leader carismatico ricoperto dal numero 36 dei Celtics.

“Sono felice per il suo ritorno in campo. E’ una pedina fondamentale per la nostra squadra. Con lui in campo tutto diventa più facile. Sia Per me che per il resto del team. Se esiste una possibilità di rivederlo in campo già nella prossima partita, è sicuramente una grande notizia”.

La presenza in campo di Smart, in occasione di gara 4, potrebbe rivelarsi decisiva per portare la serie contro Milwaukee in parità. Nel frattempo lo stato del giocatore in vista della partita di questa notte è stato riconosciuto ufficialmente come “questionable“, ovvero in dubbio. Un passo in avanti rispetto alle ultime settimane, quando risultava indisponibile.

 

Kawhi Leonard e Kyrie Irving, due gare 4 decisive per oggi… e per domani

In sole 24 ore, la stagione di due dei potenziali maggiori free agent estivi, Kawhi Leonard e Kyrie Irving, potrebbero prendere una piega definitiva.

Boston Celtics e Toronto Raptors lotteranno per la loro vita (cestistica) in un’accoppiata di gare 4 che difficilmente ammetteranno grandi repliche. I Celtics di Kyrie Irving saranno chiamati nella notte italiana tra lunedì 6 e martedì 7 maggio a difendere il campo di casa dal terribile Giannis Antetokounmpo e dai suoi Milwaukee Bucks, con la sconfitta di gara 3 ancora nella testa e la consapevolezza di dover tornare comunque a vincere a Milwaukee per superare il turno.

“Relax” è la parola d’ordine di coach Brad Stevens, nel momento più importante della stagione. Un Kyrie Irving competitivo fino alla compulsione “Bryantesca” ha accolto il risultato di gara 3 come un’offesa personale, criticando gli arbitri per i troppi fischi e per i troppi liberi concessi ad Antetokounmpo. E strigliando al contempo la squadra, invitandola a farsi trovare più pronta ed a non disunirsi al primo parziale avversario.

I Boston Celtics avranno necessità di variare piano tattico nella quarta partita, di proporre qualcosa di più (e di meglio) in una serie sinora giocata al ritmo degli avversari, i Milwaukee Bucks sconfitti in gara 1 a causa delle cattive percentuali ed alla grande – e conseguente – pressione difensiva rivolta contro Antetokounmpo.

Quale Irving scenderà in campo lunedì al TD Garden di Boston? Quello dominante e conciliante con i compagni di gara 1, o quello sfrontato, infine nervoso di post gara 2 e gara 3?

Kawhi Leonard ed i Raptors al dunque?

Di tutt’altra “pasta” rispetto ad Irving è fatto Kawhi Leonard. Più monosillabico del solito dopo la disfatta di gara 3 dei suoi Raptors contro i Philadelphia 76ers, Leonard è sembrato ancora più solo nella sua espressione che in campo, a causa anche dell’ennesimo e poco tempestivo “melt-down” (come dicono in USA) di post-season del generale in campo di Toronto Kyle Lowry.

Pascal Siakam è in dubbio per gara 4. I Raptors sono usciti dalla terza partita con le ossa rotte e lo spirito affranto, e con un problema enorme: Joel Embiid ha capito come si fa, e Marc Gasol fatica a prendere le misure al camerunense.

Proprio il lungo catalano, arrivato in coda alla trade deadline di febbraio come miglioramento rispetto al già performante ma spesso infortunato Jonas Valanciunas, potrebbe essere l’asso nella manica per Toronto. I Raptors hanno conosciuto in questi 4 mesi di “frequentazione” solo la versione da facilitatore di gioco di Gasol (3.9 tocchi al gomito a partita per l’ex Grizzlies ai playoffs, -5 rispetto ai tempi di Memphis).

Al Wells Fargo Center di Philadelphia, con un Siakam forse indisponibile e con Kyle Lowry purtroppo storicamente poco affidabile a questi livelli, Marc Gasol dovrà tornare per una notte quello dell’era “Grit & Grind” di Memphis, costringere Embiid a lavorare in difesa e non limitarsi ad una bella interpretazione del Jarrett Allen già affrontato dai 76ers un turno di playoffs fa.

Perdere gara 4 sarà un po’ come perdere un giocatore franchigia appena arrivato in città. La posta è troppo alta per sbagliare ancora, per dei Toronto Raptors all’ultima chiamata.

Celtics, Brad Stevens: “Dobbiamo riposare e prepararci al meglio”

giannis antetokoumpo-risponde-con-una-grande-prestazione

Dopo aver perso entrambe gara 2 che gara 3, i Boston celtics devono vincere gara 4 per provare a restare nella serie. Coach Brad Stevens vorrebbe che i suoi giocatori si prendessero il tempo per riposarsi e rilassarsi sia fisicamente che psicologicamente, come riportato Chris Forsberg di NBC Sports.

Le parole di Brad Stevens

Dobbiamo riposare, respirare e recuperare la condizione giusta. Avremo molte opportunità domani e lunedì per incontrarci e prepararci per gara 4, così ha dichiarato Stevens  “Sappiamo cosa dobbiamo fare di diverso rispetto a queste 2 gare. Dobbiamo solo fare un respiro profondo. A volte, durante una serie di playoffs come questa, può essere la cosa migliore che puoi fare.”

Secondo Stevens, affrontare una squadra come i Milwaukee Bucks è un buon test per i suoi Celtics. Milwaukee ha dimostrato di essere una squadra che può ambire al titolo, e ora per i Celtics è il momento di far vedere di cosa sono capaci, di giocare meglio rispetto alle partite precedenti.

“Penso che i miei ragazzi abbiano fatto una buona partita la scorsa notte. Ma abbiamo perso, e ciò è dovuto soprattutto al parziale di 12-1 prima dell’intervallo, e a fine terzo quarto quando (i Bucks, ndr) hanno preso definitivamente il comando e non hanno più mollato. Ma in alcuni momenti abbiamo giocato duramente e molto bene. Dobbiamo solo giocare meglio e con continuità per avere più possibilità di vincere.”

La stagione dei Boston Celtics

I Celtics quest’anno hanno dimostrato di potersela giocare con tutte le squadre della lega, nonostante alcuni intoppi durante la stagione. Il record di quest’anno è stato di 49 vittorie e 33 sconfitte, forse poche rispetto a ciò che era lecito attendersi dopo la stagione passata. Ma hanno iniziato i playoffs molto bene, rifilando un netto 4-0 agli Indiana Pacers e vincendo gara 1 al Fiserv Forum di Milwaukee. In gara 2 e 3 le cose sono cambiate, ma adesso bisogna rialzare la testa e dimostrare il vero valore di questa squadra.

Gara 4 sarà quindi fondamentale per i Boston Celtics, con la serie sul 2-1 per i Bucks, e perderla vorrebbe dire giocarsi tutto a gara 5 in quel di Milwaukee.

Kyrie Irving contesta l’arbitraggio dopo gara 3: “Sta diventando ridicolo”

I Milwaukee Bucks di Giannis Antetokounmpo hanno battuto per la seconda volta i Boston Celtics di Kyrie Irving, e ora conducono la serie per 2-1.

Nella notte si è giocata gara 3 che ha visto gli uomini di coach Budenholzer vincere per 123-116. Una partita avvincete e ricca di emozioni. i Celtics iniziano meglio nel primo tempo, guidati dal loro leader Kyrie Irving ma subiscono la rimonta dei Bucks nei due quarti di gara successivi, che hanno visto Giannis Antetokounmpo (32 punti, 13 rimbalzi e 8 assist) e Khris Middleton (20 punti e 5 assist) prendersi la scena al Boston Garden.

Alla vittoria dei Bucks però sono seguite le dichiarazioni forti proprio di Kyrie Irving, che contesta fortemente l’operato dei direttori di gara, l’ex stella dei Cleveland Cavs ha parlato di un arbitraggio troppo punitivo nei confronti dei suoi Celtics, che fanno dell’aggressività difensiva un punto di forza.

Se si dà un’occhiata ai numeri, il solo Antetokounmpo è andato in lunetta per ben 22 volte, 8 delle quali solo nel terzo quarto di gara, Milwaukee ha raggiunto rapidamente il bonus e i Celtics si sono visti costretti a diminuire leggermente la loro intensità difensiva, e proprio in questa fase della partita hanno subito la forte rimonta dei Bucks che poi hanno chiuso definitivamente la partita nell’ultimo quarto.

Kyrie Irving contesta gli arbitri, Antetokounmpo troppo favorito?

“È inevitabile, un giocatore cade sei volte consecutive e guadagna sempre 2 tiri liberi, cosa hanno intenzione di fare (gli arbitri, ndr)?” Tuona così Kyrie Irving nei confronti degli arbitri, continuando poi ai microfoni di Ben Golliver di The Washington Post: “Così si rallenta solo la partita. (Giannis Antetokounmpo, ndr) Ha tirato 22 tiri liberi, sta diventando una cosa ridicola, in questo modo la partita rallenta”

Giannis Antetokounmpo ha una media di 16.7 tiri liberi tentati a partita nella serie, superiore di 12.7 rispetto a qualsiasi altro giocatore dei Celtics. Irving spera che la prossima volta che i Celtics si trovino in una situazione scomoda con le decisioni arbitrali vi sia una reazione migliore da parte della squadra.

In realtà la differenza tra i tiri liberi tentati dalle due squadre non è così dispari come Irving la fa sembrare: i Bucks hanno tirato solamente 4 tiri liberi in più dei Celtics per due partite consecutive (36 Bucks contro i 32 Celtics), e probabilmente il gioco di Antetokounmpo favorisce le chiamate arbitrali a suo favore. La sua capacità di attaccare il ferro in maniera continuativa genera contatti a centro area e spesso gli arbitri vengono messi in condizione di prendere decisioni difficili e delicate anche perché la difesa dei Celtics è molto fisica e aggressiva con il greco.

In merito alla difesa intensa si è espresso ancora Kyrie Irving: “Sono partite di playoffs ed è normale che ci sia più fisicità rispetto alla regular season. Quando i tuoi avversari sono in bonus con 8 minuti ancora da giocare nel terzo quarto subisci uno shock, è come se nella tua testa ci sia un blocco che non ti permette di generare contatti con nessuno in difesa.”

Kyrie Irving ha chiuso i suoi 42 minuti in campo con percentuali al tiro non all’altezza, sbagliando 14 dei suoi 22 tiri tentati facendo comunque registrare 29 punti. Al contrario le percentuali di Giannis sono rimarchevoli, il greco ha chiuso con 8-13 dal campo con il 61.5% di realizzazione.

I Bucks con la vittoria in gara 3 hanno raggiunto l’obbiettivo di battere i Celtics sul loro campo ribaltando la serie. Martedì si torna in campo per gara 4, fondamentale per i Celtics per non sprofondare in una situazione semi-impossibile, una vittoria di Milwaukee e il conseguente risultato di 3-1 chiuderebbe virtualmente la serie e regalerebbe 3 “Semifinal Points” a Giannis e compagni.

Bene i Bucks e 2-1 sui Celtics, Giannis di nuovo super: “Devo continuare così”

NBA awards 2019

I Milwaukee Bucks, dopo una prestazione sottotono in gara 1, sembravano davvero in difficoltà nella serie contro i Boston Celtics. Sono stati, tuttavia, in grado di riprendersi e di vincere le due gare successive per ribaltare la serie e portarsi sul 2-1. Stanotte, al TD Garden di Boston, gara 3 si è conclusa sul 123-116 in loro favore, forti di un ritrovato Giannis Antetokounmpo.

I Bucks, portandosi in vantaggio nella serie dopo 3 partite, hanno praticamente annullato la vittoria esterna dei Celtics in gara 1, riportando in parità “l’home court advantage“.

Fondamentali per questa vittoria sono stati la super prestazione di Giannis, che finalmente ha battuto un colpo in questa serie, e l’apporto della panchina di Milwaukee. Il greco ha chiuso il match con 32 punti, 13 rimbalzi e 8 assist (il primo Buck dopo Kareem Abdul-Jabbar nel ’74 con questi numeri ai Playoff), mentre dalla panchina sono usciti davvero bene George Hill con 21 punti e 9/12 dal campo e Pat Connaughton con 14 punti e 4/9 da tre punti.

Ai Celtics invece non è bastato portare tutti e 5 i titolari oltre i 15 punti segnati. Soprattutto perché la panchina ha perso nettamente lo scontro con quella di Milwaukee, producendo in totale solo 16 punti, di cui 10 dalle mani di Gordon Hayward. Kyrie Irving ha provato a riprendersi dopo la pessima gara 2, segnando 29 punti ma mandando a bersaglio soltanto 8 tiri su 22 tentati.

Giannis: “Devo continuare così”

Nel post-partita i due uomini copertina della notte dei Bucks, Antetokounmpo e Hill, hanno parlato delle loro prestazioni.

Per Giannis:

Devo continuare ad essere così aggressivo e cercare i tiri liberi, perchè questo vogliono da me i compagni. E’ un aspetto del gioco su cui ho lavorato tanto, quindi per me sono punti facili. Devo continuare ad attaccare e, se serve, arrivare fino al ferro. Non mi interessa quello che urla la folla, non sono concentrato su quello.”

George Hill ha invece affermato:

“Io scendo in campo e cerco di fare il mio lavoro al massimo. Cerco di difendere meglio che posso e se c’è la possibilità sono contento di segnare. Sai, si tratta solo di fare quello che serve per vincere le partite.”

In casa Celtics gli umori erano chiaramente diversi, come riportato da Tim Bontemps per ESPN.

Kyrie Irving ha parlato delle difficoltà che lui e i suoi hanno incontrato nel concludere al ferro:

“Dovrò essere più efficace nell’area pitturata e tenere gli occhi sul ferro. Vorrei avere una risposta più elaborata per te riguardo il mio gioco intorno all’area, ma è così. (…) Ma si tratta davvero di essere più concentrato ed efficiente per il resto della serie. Basta tirare 8/22 e girarmi verso gli arbitri per le chiamate mancate. Il mio obiettivo sarà segnare al ferro, anche con contatto. (…) Abbiamo la possibilità di rispondere nelle prossima gara casalinga, faremo meglio.”

Giannis Antetokounmpo risponde ad Harden: “Lecito difendere al limite”

giannis antetokoumpo-risponde-con-una-grande-prestazione

La serie tra Boston Celtics e Milwaukee Bucks si trova in situazione di parità assoluta, i Celtics hanno vinto in gara 1 espugnando la casa di “The Greak Freak” con il punteggio di 112-90 e i Bucks hanno risposto in gara 2 vincendo 102-123 trascinati da una buona prestazione di Giannis Antetokounmpo.

Quello che ha impressionato di più nei primi due atti della serie è come la fisicità della difesa dei Celtics sia riuscita, seppur parzialmente, a contenere lo strapotere di Giannis Antetokounmpo che non è mai andato oltre i 30 punti (22 punti in gara 1 e 29 punti in gara 2), tenendo il greco sotto il 50% dal campo in entrambe le partite.

Proprio in questi giorni, Giannis ha parlato della fisicità della difesa dei Celtics ai microfoni di Vincent Goodwill di Yahoo Sports: “Loro possono giocare ai limiti del flagrant foul, bisogna soltanto continuare a giocare, non ci si può lamentare con gli arbitri.”

Giannis Antetokoumpo risponde a James Harden?

Quest’ultima affermazione del greco allude forse alle lamentele sull’operato degli arbitri durante e dopo gara 1 della serie tra Houston Rockets e Golden State Warriors.

Durante la gara infatti, sia i giocatori che lo staff dei Rockets si sono lamentati per un arbitraggio poco preciso in molte fasi della partita, soprattutto per quanto riguarda i falli sul tiratore in sospensione, poco salvaguardato dai direttori di gara.

Chris Paul è stato espulso per proteste e multato per il suo comportamento, ed anche coach Mike D’Antoni si è lasciato andare a delle proteste eccessive durante la gara, ritenendo inadeguato l’operato degli arbitri

Un vero e proprio omaggio alla difesa dei Celtics di Giannis, che con parole di profondo rispetto, ritiene legale l’atteggiamento dei giocatori di Boston nei suoi confronti e si concentra solo sul basket giocato.

Alcuni dati importanti ci fanno capire ancora di più quanto sia stata fisica la difesa dei Celtics nei confronti di Antetokounmpo: I Bucks hanno fatto registrare in regular season una media di falli su tiro subiti di 23.2 a partita, in gara 1 sono andati in lunetta per due tiri liberi per ben 24 volte e 31 volte in gara 2, solo Giannis Antetokounmpo contribuisce in questa speciale statistica con 18 falli su tiro subiti in due partite giocate.

Questo dimostra la scelta radicale da parte degli uomini di Brad Stevens: mandare in lunetta continuativamente il greco, una decisione che trova ancora fondamento nelle statistiche di Antetokounmpo: Giannis tira nella cosiddetta “resticted area”, a 3 piedi di distanza dal canestro, con un irreale 76.9% dal campo, ed il 53% delle sue conclusioni totali in stagione arriva proprio dalla restricted area.

Per quanto riguarda i tiri liberi, le sue percentuali si abbassano: il greco infatti ha fatto registrare in stagione regolare un 72% dalla lunetta, percentuale mediocre vista la qualità dei tiratori della lega.

Giannis si aspetta sicuramente un trattamento identico nelle prossime partite, con i Celtics pronti ad andare avanti seguendo il loro piano partita per limitare “The Greak Freak”. Gara 3 è in programma al Boston Garden nella notte tra venerdì 3 e sabato 4 maggio. i Bucks sono all’inseguimento della finale di conference, ma per raggiungerla dovranno espugnare almeno in una delle prossime due gare la casa dei Boston Celtics, che non intendono cedere di un millimetro.

Celtics, infarto per Danny Ainge martedì a Milwaukee, “Sarà dimesso a breve”

Boston Celtics, Danny Ainge è stato colpito nella mattinata di martedì a Milwaukee da un attacco di cuore, come riportato da Shams Charania di The Athletic.

Ainge, 60 anni, ha ricevuto cure mediche immediate e non sarebbe in gravi condizioni, sempre secondo quanto riportato da Charania. L’executive dei Celtics aveva già sofferto di un attacco cardiaco nel 2009.

Danny Ainge potrà fare ritorno a casa a Boston già nelle prossime ore, le sue condizioni non desterebbero ora particolari preoccupazioni, nonostante il grande spavento.

Siamo in costante contatto con la famiglia” Così coach Brad StevensDanny si sta riposando ed ora sta meglio, è stato un brutto momento ma ora possiamo sperare in un pronto recupero, siamo felici di sapere che stia meglio“.

Danny Ainge prese il timone del front office dei Boston Celtics nel 2003. Nel 2008, dopo le maxi-trade che portarono a Boston Kevin Garnett, Ray Allen ed il titolo NBA ’08, Ainge fu nominato executive dell’anno. Prima dell’arrivo ai Celtics, Ainge aveva allenato per 3 stagioni i Phoenix Suns.

I Boston Celtics giocheranno nella notte tra venerdì e sabato la terza partita della serie contro i Milwaukee Bucks, al TD Garden di Boston.

Bucks-Celtics: tutti contro Giannis, funzionerà?

Bucks-Celtics

La serie Bucks-Celtics si preannunciava molto interessante. Da una parte abbiamo la squadra numero uno della lega, e dall’altra una compagine ricchissima di talento, data tra le favorite per la corsa all’anello ad inizio stagione, ma che non è riuscita ad esprimersi al meglio, ritrovandosi come testa di serie numero quattro. Proprio per queste premesse, i Celtics, e lo si era capito anche dall’esito del primo turno, rischiavano di essere una seria mina vagante per i Bucks, favoriti sulla carta.

Inoltre, aldilà del talento in squadra, le due franchigie possono vantare due allenatori davvero molto capaci. Sulla panchina di Milwaukee Mike Budenholzer, su quella di Boston Brad Stevens. Si prospettava allora una vera e propria partita a scacchi tra i due, parallelamente a quella consumatasi sotto i canestri tra i giocatori in campo. In particolare tutti erano curiosi di vedere se coach Stevens sarebbe stato il primo a trovare finalmente un modo per quantomeno contenere lo strapotere della stella dei Bucks, Giannis Antetokounmpo.

Probabilmente la marcatura ad uomo di Al Horford, coadiuvata dalla tattica del coach, è stata la mossa giusta. Tuttavia, benché il lavoro di limitare il greco abbia funzionato a meraviglia in gara 1, la sfida si è poi sviluppata anche su altri fattori.

BUCKS-CELTICS, GARA 1: GIANNIS IMBRIGLIATO NELLA DIFESA DI BOSTON

Gara 1 è andata sorprendentemente ai Celtics, che hanno così portato a casa una partita fondamentale sul campo avversario. Il punteggio finale è stato di 112-90. La bravura di Boston è stata quella di limitare fortemente le offensive al ferro di Giannis Antetokounmpo, che, davanti ai tifosi amici, servono anche come elemento di carica positiva per la folla e per l’inerzia degli incontri. La prestazione di Giannis è stata decisamente opaca, ma nessuno dei suoi compagni è riuscito a raccogliere il testimone dal loro leader per provare a condurre le cose. I Celtics, dal canto loro, hanno giocato di squadra, in modo molto unito, da entrambi i lati del campo. Il tutto figlio di una preparazione praticamente perfetta della gara da parte di coach Brad Stevens.

Boston è stata più o meno sempre in controllo della partita, forte di un vantaggio confortevole conservato quasi per tutta la durata dell’incontro, costruito nelle fasi centrali del primo quarto, grazie a un parziale di 13-3. Il primo periodo, conclusosi sul 26-17 in favore degli ospiti, può essere visto un po’ come cartina tornasole della gara intera: Giannis ha tirato solo 3 volte, sbagliando in tutti e 3 i casi. Si trattava, inoltre, di buoni tiri per lui, di cui 2 nel pitturato e 1 dalla media distanza.

Tutto questo è stato reso possibile da una difesa di livello altissimo contrapposta al giocatore greco. Al Horford lo aspettava appena fuori dal pitturato, standogli vicinissimo, non concedendogli spazio per le sue solite penetrazioni, o per liberare i compagni con passaggi diretti. La mole di lavoro enorme del centro è stata coadiuvata anche dal lavoro dei compagni, che andavano spesso in aiuto in marcatura, cercando di toccare la palla al numero 34, interrompendone ancora di più il ritmo, e chiudendogli ulteriormente le linee di passaggio e di penetrazione.

Horford aspetta Giannis dove l’ha atteso per tutto l’incontro e viene poi aiutato nella marcatura da Tatum, concludendola con una stoppata perentoria, mentre anche Irving era sopraggiunto in aiuto.

Come detto, annullato Giannis, nessuno dei Bucks è riuscito a fare un passo avanti offensivamente. Nei Celtics invece, Kyrie Irving ha giocato l’ennesima ottima partita dei suoi playoff, aiutato, anche in attacco, da Al Horford. Il centro dominicano è stato sontuoso da entrambi i lati del campo, ed ha fatto molto male alla difesa degli avversari grazie ai suoi efficacissimi pick and pop giocati con il compagno con la maglia numero 11. Dopo aver portato il blocco ad Irving si liberava per il tiro dalla media o da oltre l’arco, e il playmaker lo pescava con passaggi precisi.

L’intesa Irving-Horford ha permesso ai Celtics di macinare punti.

La partita si è sviluppata così su questi binari, senza sembrare mai davvero in discussione. Antetokounmpo ha chiuso con 22 punti, ma con un 7/21 dal campo e ben -24 di plus/minus. Molto male anche Eric Bledsoe, un altro ad aver  risentito molto della difesa avversaria, che ha chiuso con un 1/5 dal campo, di cui 0/4 da tre punti. Non bene, in effetti, tutta la squadra da oltre l’arco, con un 13/39 complessivo.

Tra le fila dei Celtics, invece, molto bene Irving, anima dell’attacco dei suoi, con 26 punti su un 12/21 al tiro e 11 assist. Protagonista della serata invece Al Horford, con 20 punti, 11 rimbalzi, 3 stoppate e tantissime giocate che non rientrano nei numeri delle statistiche, ma hanno portato i suoi alla vittoria.

BUCKS-CELTICS GARA 2: FINALMENTE GIANNIS E MIDDLETON

La seconda gara della serie è stata una partita spaccata in due: un primo tempo perlopiù equilibrato e un secondo invece a favore dei Bucks. La squadra di Milwaukee ha vinto nettamente la partita per 102-123. I Celtics sono riusciti a mantenere la difesa arcigna fatta vedere nella prima uscita della serie nei primi due quarti, tuttavia, le buone prestazioni di diversi avversari, e la mancanza di incisività offensiva li hanno portati a collassare nei due successivi.

Antetokounmpo ha iniziato questo incontro esattamente come quello precedente, ovvero sbagliando 3 tiri su 3 tentati nel primo quarto, a causa della difesa di Al Horford e compagni, che si sono mossi come in gara 1. La differenza l’hanno fatta, questa volta, gli altri membri dei Bucks, in particolare Khris Middleton, aiutato anche da Eric Bledsoe, entrambi in grado di reagire alla pessima prova di due giorni fa. Nonostante le forti difficoltà anche della loro stella, Kyrie Irving, che ha tirato 0/6 dal campo nel primo periodo, i Celtics hanno chiuso in vantaggio sul 30-25. Milwaukee è riuscita a rimanere a contatto degli avversari anche nel secondo quarto, forte di 20 punti segnati da Khris Middleton nell’intero primo tempo della partita e di un Giannis che si iniziava a riscaldare, mettendo a segno 3 tiri sui 4 tentati nel pitturato in questo periodo. All’intervallo i Bucks erano avanti 55-59. Sebbene i primi 24 minuti di gioco si siano conclusi con un punteggio piuttosto equilibrato, quanto fatto vedere in campo dalle due compagini ha messo le basi per il sorpasso definitivo della squadra di casa nel terzo quarto.

Infatti, la buona prestazione dal tiro da oltre l’arco di tutti gli effettivi ha anche fatto sì che si aprissero spazi per Antetokounmpo al centro dell’area, con la difesa che non poteva più andare ad aiutare alla cieca sulla sua marcatura, dovendosi preoccupare dei tiratori avversari. Boston, dal canto suo, ha dimostrato ancora una volta di essere offensivamente dipendente dal suo numero 11: quando Irving va male l’attacco non riesce a funzionare bene per l’intera durata della partita, ma ad un certo punto collassa, come in questo terzo periodo. Alla fine del quarto i Bucks conducevano per 73-98, forti di un parziale da 18-39 e di un vantaggio costruito tutto nei 6 minuti finali del periodo.

Giannis attacca Morris, ed Horford, per aiutare, rimane un a metà tra il suo uomo e il numero 34 dei Bucks, che ha così lo spazio di servire Lopez, l’uomo di Horford, che ha a sua volta spazio di fintare il tiro, liberarsi e segnare da 3

A questo punto la partita aveva davvero poco da offrire nel quarto quarto, nel quale hanno avuto molto spazio le panchine delle due squadre, che hanno condotto l’incontro verso la sua naturale conclusione.

Per le fila di Milwaukee è stata la partita del riscatto: Middleton ha concluso con 28 punti e un 7/10 da tre, forte anche di aver condotto i suoi nel momento più difficile; Giannis ha fatto registrare 29 punti, migliorando le sue percentuali al tiro e segnando 13/18 tiri liberi; Bledsoe, infine, si è fatto perdonare per lo spettacolo impietoso di gara 1 con 21 punti e 3/5 da oltre l’arco. Tutta la squadra ha migliorato il tiro da tre punti, e questa è stata la chiave per la vittoria. (20/47 di squadra)

Per i Celtics, Al Horford ha cercato di dare il massimo con 15 punti e 8 rimbalzi, così come Marcus Morris e Jaylen Brown, rispettivamente con 17 e 16 punti. A deludere è stata la stella della squadra, Kyrie Irving, che ha segnato solo 9 punti, tirando davvero male e segnando solo 4 sui 18 tiri tentati.

COSA ASPETTARSI PER LE PROSSIME GARE?

Le prime due gare di questa serie ci hanno dimostrato che siamo davanti a un incontro equilibrato, tra due squadre talentuose e due coach capaci di rispondere l’uno alle mosse dell’altro. Ora le ostilità si spostano a Boston, e l’atmosfera del TD Garden rappresenta sempre un punto fortemente a favore dei Celtics, soprattutto quando la febbre da playoffs inizia a farsi sentire con prepotenza.

L’obiettivo dei Celtics sarà probabilmente continuare a limitare Giannis, sperando che i suoi compagni non si accendano come fatto da Middleton in gara 2, ma anche quello di cercare di essere in grado di portare avanti l’attacco anche senza l’apporto, seppur fondamentale, di Irving.

I Bucks, dalla loro, vorranno senza dubbio continuare a tirare bene da tre punti, facendo sì che il centro dell’area si decongestioni, come in gara 2, per lasciare spazio alla loro di stella di esprimere tutto il suo strapotere, senza essere braccato da tre avversari.

Entrambe le compagini dipenderanno molto dalle prestazioni delle loro due stelle, sperando però che anche il cosiddetto supporting cast riesca a fare un passo avanti qualora la propria principale arma offensiva non riesca a entrare in partita.

 

Kyrie Irving: “Gara 3? Non vedo l’ora, sono a Boston per partite del genere”

Nets-Celtics Irving fuori con i Sixers

Kyrie Irving non è tipo da tirarsi indietro davanti ad una sfida, ed una semifinale di conference contro Giannis Antetokounmpo ed i Milwaukee Bucks è il teatro perfetto.

Gara 2 ha riproposto i Bucks offensivamente dominati già apprezzati per l’intera regular season così come durante l’intera – e poco equilibrata – serie di primo turno contro i Detroit Pistons, ed Irving ha chiuso la sua partita con un misero bottino di 9 punti e 4 su 18 al tiro.

La serie si trasferirà ora a Boston per gara 3 e gara 4, due partite che uno dei diretti avversari di Kyrie, Eric Bledsoe, ha definito “le partite della vita” per i suoi Bucks. L’ex stella dei Cleveland Cavs, già campione NBA nel 2016, è avvezzo alla pressione ed alle aspettative che l’ambiente Celtics ripone in lui, e non ne fa mistero:

Non avverto pressioni particolari” Così Irving nel post gara “Scenari come questi sono il motivo per cui sono a Boston, i motivi per cui mi hanno portato qui. Si vive per questo: recuperare, prepararsi per venerdì (giorno di gara 3, ndr) e per un’altra battaglia. La pallacanestro è uno sport divertente, soprattutto quando il gioco si fa duro, e bisogna farsi trovare pronti. E’ il periodo dell’anno che aspettiamo per tutta la stagione“.

Playoffs che la stagione scorsa Irving fu costretto a saltare per intero, a causa di un problema al ginocchio sinistro. La point guard dei Celtics punta ad una prova migliore, di squadra e personale, rispetto a quanto messo in mostra in gara 2 a Milwaukee:

Ho tentato di ricorrere alle stesse soluzioni offensive di gara 1, di mettermi in ritmo, ma (i Bucks, ndr) mi hanno raddoppiato o triplicato sistematicamente. Un segno di rispetto. Dovrò essere più attento nel gestire il ritmo della gara,e fare letture migliori (…) i Bucks non sono la testa i serie numero 1 per un caso, sono una grande squadra ed hanno finito forte la regular season… due grandi squadre pronte a darsi battaglia, si tratta di questo“.

Non vedo l’ora di scendere in campo per gara 3” Chiude Kyrie Irving “Tornare a casa ci farà bene come al solito, dobbiamo solo resettare tutto, scordarci della sconfitta e tornare a divertirci in campo

Around the Garden: Viaggio a Boston tra gioie, emozioni, dolori e tante soddisfazioni

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Era l’inizio dello scorso ottobre quando cominciai a programmare il mio viaggio a Boston con la famiglia al seguito. Calendario (scolastico) alla mano, la settimana perfetta,per poter assistere a qualche partita di playoffs casalinga dei Celtics,sembrava proprio quella alla fine di Aprile.

Allora pareva quasi impossibile pensare ai Celtics fuori dalle prime due posizioni del seeding, tanto era l’hype nei confronti della squadra.
Sappiamo tutti come è andata la stagione, i Celtics hanno a malapena guadagnato il diritto del primo turno con il vantaggio in casa chiudendo al quarto posto della classifica della Eastern Conference. Sebbene il rischio di rimanere a mani vuote erano aumentate,c’era ancora la concreta possibilità di poter assistere ad un eventuale gara 5,oltre ad un improbabile gara 7,di una serie che ci vedeva si favoriti ma non così tanto da pensare ad uno sweep.
Già a marzo avevo iniziato a sondare il terreno presso i Celtics (usando le conoscenze fatte negli anni) per avere la (difficile) possibilità di assistere a gara 5 con un accredito stampa.
Grazie all’aiuto di Marco Tarantino e di NBAPassion e dell’ufficio che gestisce le relazioni pubbliche NBA in Italia (Connexia.com), quel sogno era miracolosamente diventato realtà all’improvviso verso la metà di Aprile proprio alle porte dell’inizio dei playoff.
Ottenuta infatti l’iscrizione necessaria al portale NBA per gli accrediti stampa, dopo qualche giorno di trepidante attesa, era arrivata anche la grande notizia che il mio sogno di assistere ad una gara playoffs da accreditato stampa era stato approvato con tanto di mail a seguito.
La gioia per il miracolo è stata presto sostituita prima dal timore che i Celtics riuscissero nell’impresa di chiudere la serie in 4 partire, poi dall’amarezza nel constatare che per la prima volta in 8 anni ci erano riusciti. Nella vita bisogna saper mettere da parte le delusioni e ripartire senza guardare troppo indietro, così mi sono immerso in un nuovo progetto, ovvero visitare il nuovissimo centro di allenamento situato alle porte di Boston.

VIAGGIO A BOSTON PARTE I: Il RED AUERBACH CENTER

Quello che sembrava uno scherzo, in confronto al farsi accreditare per una partita, era in realtà un’impresa molto più difficile e complicata da mille fattori, tra cui il ponte pasquale con le relative vacanze a rendere il tutto più difficile.
Gli uffici che gestiscono le relazioni pubbliche NBA hanno provato in più occasioni a mettermi nella ristretta lista dei media accreditati,ma niente da fare, la risposta che tornava indietro era sempre la stessa: “In questo periodo preferiamo aprire solo ai media che seguono abitualmente la squadra durante la stagione regolare”.
Essere a Boston, a pochi metri dal TD Garden e non poter vedere neanche una partita è stata una sofferenza clamorosa, quasi insopportabile, soprattutto in quelle serate in cui, passando lì davanti, vedevi il palazzo riempirsi per i Boston Bruins (ben 3 partite).
Ho cominciato allora a bussare a tutte le porte possibili, fino a quando una sera proprio a ridosso dell’ultimo allenamento,un amico (eroe) mi ha mandato un messaggio dicendomi che aveva parlato della mia situazione con l’ufficio PR dei Celtics, e che la squadra mi avrebbe accordato la possibilità di partecipare all’allenamento con tanto di visita al centro in veste di “osservatore”, ovvero senza la possibilità di porre domande dirette ai giocatori ma osservando l’allenamento o parte di esso con gli altri accrediti stampa.
Il venerdì, ultimo giorno prima del trasferimento a Milwaukee c’era infatti un allenamento di rifinitura perfetto per l’occasione.
Il viaggio da Boston per Brighton è abbastanza agevole (molto di più che quello per Waltham, vecchia sede di allenamento). Arrivato davanti alla sede dopo una breve camminata dalla stazione di Boston Landings, che si trova a poche centinaia di metri dal nuovissimo centro, l’emozione di trovarsi lì davanti e varcare l’ingresso già aveva ripagato le fatiche fatte per arrivare sino lì.
Passata l’emozione e rotto il ghiaccio dietro le quinte con i vari beat-writers che seguono abitualmente i Celtics e con i quali condividono una piacevole amicizia ormai da anni mi sono preparato meglio che potevo all’apertura delle porte 15 minuti dalla fine dello stesso.
Guardare da vicino Marcus Smart cercare di recuperare dall’infortunio al muscolo addominale obliquo sicuramente la cosa più interessante della giornata. Scatti esercizi di tiro per cercare di non perdere tutto quello che aveva accumulato in stagione, e nello stesso tempo testare il muscolo che lentamente cerca di ricucire lo strappo.

Il campo da allenamento dei Celtics è composto da due campi di gioco paralleli uno all’altro, così da poter avere tutti i giocatori separati a rifinire le cose che più interessano in caso di necessità. Così dopo aver guardato Smart ecco che l’occhio mi è caduto su Jayson Tatum e Kyrie Irving che scherzando si sfidavano al tiro dalla lunga distanza.

Dietro i 2 campi c’è localizzata una palestra altrettanto ampia e dotata di tutti gli attrezzi necessari al potenziamento dei giocatori, elemento essenziale nel basket moderno.
Nella parte superiore invece ci sono i vari uffici tra i quali spicca quello di Danny Ainge, che mentre lavora può sbirciare il lavoro dei suoi giocatori. Sempre al piano superiore oltre alla parte riservata alla stampa accreditata c’è una cucina con chef che seguono l’alimentazione dei giocatori, uno spazio relax e addirittura una nursery per i bambini dei giocatori.

Insomma, una struttura che non ha lasciato nulla al caso e che ha cercato di lanciarsi nel futuro di una franchigia che vuole essere non solo la storia ma anche l’ispirazione per le altre squadre della lega. Il mio viaggio nel sogno di poter essere a pochi passi dai giocatori nella fase di rifinitura si è chiuso con un giro all’interno della struttura, accompagnato dalla pr dei Celtics Heather Walker che mi ha raccontato un po’ di segreti che hanno accompagnato la creazione della struttura.
Questo non mi ha distolto dalla voglia di “rubare” qualche altro filmato di Tatum e Smart, così come di Jaylen Brown attorniato dai cronisti mentre parla del suo rispetto per John Havlicek, appena scomparso, e della sfida imminente a Giannis Antetokounmpo e ai suoi Bucks.
Terry-Rozier-intervista
Il mio viaggio a Boston non si è fermato a questa splendida avventura, oltre a far vivere l’atmosfera magica della città alla mia famiglia con le varie attrazioni turistiche: Centro città, Freedom Walk, Harvard con musei annessi, MIT e tour di Whale Watching.
Ci siamo anche calati nella realtà sportiva vivendo le emozioni dei Bruins lanciati nella corsa al titolo e l’immancabile partita dei Boston Red Sox nel mitico Fenway Park, lo stadio più antico della storia sportiva americana.

VIAGGIO A BOSTON PARTE II: IL BOSTON SPEAKS

L’appuntamento più importante di questo viaggio però era già programmato da tempo, ed era la partecipazione al “Boston Speaks”, al quale avevamo partecipato già lo scorso anno con una donazione, che abbiamo bissato quest’anno grazie ad una raccolta fondi mettendo all’asta la maglia di Gigi Datome. Il Boston Speaks è un evento organizzato per bambini che soffrono di autismo, un mini camp al quale ha partecipato anche Leon Powe, ex giocatore dei mitici Celtics Campioni NBA nel 2008, e che si prese il lusso di risultare decisivo nella vittoriosa gara 2 di quella finale contro i Los Angeles Lakers, segnando ben 21 punti in 15 minuti.
L’atmosfera famigliare al camp è stata un’altra gemma da portare nel libro dei ricordi di una città che non finirà mai di stupirmi, così come la spontanea generosità di queste persone nel cercare di rendere felici questi bambini a loro modi speciali.
Un sorriso strappato ad un bambino è una gioia da portare nel cuore.

Milwaukee Bucks travolti in gara 1: “Peggio di così non poteva andare… Giannis farà meglio”

Che Boston Celtics.

Difficile non iniziare così ogni analisi su gara 1 delle semifinali della Eastern Conference tra Milwaukee Bucks e Boston Celtics, che ha visto Kyrie Irving e compagni imporsi con un netto 112-90 al Fiserv Forum di Milwaukee sulla testa di serie numero 1.

Boston Celtics che partono fortissimo: Kyrie Irving dimostra da subito come l’assenza prolungata di Malcom Brogdon potrebbe rivelarsi un gran bel problema per Mike Budenholzer.

L’ex Cavs segna 3 tiri difficilissimi nel solo primo quarto (26-17 Celtics) frastornando i Bucks, mentre in difesa Al Horford e le “trappole” preparate da coach Brad Stevens su Giannis Antetokounmpo danno subito risultati.

Celtics che scommettono sulle percentuali avversarie e decidono di impedire ad Antetokounmpo facili ingressi in area “Uno dei test più difficili al quale mi sia capitato di partecipare” Così il greco nel post gara sul trattamento riservatogli da Boston. Milwaukee Bucks da 33% (13 su 29) al tiro pesante (3 su 5 per Antetokounmpo, 3 su 4 per Khris Middleton), ma che chiudono con un disastroso 34.8% al tiro da due punti.

6 punti in 26 minuti per Eric Bledsoe, 3 punti in 25 minuti per Brook Lopez, 5 punti in 27 minuti per Pat Connaughton. Giannis Antetokounmpo chiude la sua partita con 7 u 21 al tiro e 5 su 10 ai tiri liberi: “Insomma, non avrebbe potuto andare peggio di così” come dichiarato da un membro del front office dei Bucks a Malika Andrews di ESPN.

Le rotazioni ristrette di Brad Stevens (7  giocatori, i soli Gordon Hayward e Terry Rozier dalla panchina), i cambi vorticosi in difesa e l’abilità in “pick and pop” di Al Horford (20 punti e 11 rimbalzi a fine partita) i nodi tattici che già in gara 2 Mike Budenholzer dovrà affrontare.

Nel secondo quarto, grazie a Nikola Mirotic (13 punti e 4 rimbalzi in 21 minuti) il momento migliore per i Milwaukee Bucks: l’ex Pelicans, schierato da “5” da Budenholzer, allarga il campo ed ispira la rimonta Bucks (52-50 dopo due quarti di gioco). Fuoco di paglia però per i padroni di casa, che non riescono a fermare i pick and roll di uno scatenato Kyrie Irving (27 punti, 11 assist e 7 rimbalzi) e concedono 36 punti nel terzo periodo ai Celtics.

Per quanto sia stato grande per tutta la stagione” Così coach Mike Budenholzer “Giannis (Antetokounmpo, ndr) è stato tutt’altro che perfetto oggi. Lui è il primo critico di sé stesso, quindi so che giù in gara 2 giocherà molto meglio, lavoreremo su alcuni dettagli da qui a martedì (giorno di gara 2, ndr)”.