Hornets, Tony Parker: “Futuro? Decisione entro giugno, potrei smettere”

tony parker futuro

Charlotte Hornets, Tony Parker rimanda a giugno ogni decisione sul suo futuro.

Alla TV francese, il 4 volte campione NBA con la maglia dei San Antonio Spurs ha ammesso di essere ancora indeciso sul voler proseguire o meno la sua carriera. Parker, classe 1982, ha ancora un anno di contratto con gli Charlotte Hornets, squadra in cui il francese si è trasferito l’estate scorsa dopo ben 17 stagioni in Texas.

Ho detto alla squadra che avrei preso una decisione entro giugno” Così Tony Parker “In questo momento sono molto indeciso, non ho più nulla da provare sul campo e vorrei passare più tempo con la mia famiglia. Ma c’è una parte di me che desidera tornare per un’ultima stagione. L’anno prossimo gli Hornets giocheranno a Parigi, e questo è un incentivo, sarà un evento straordinario“.

Charlotte Hornets e Milwaukee Bucks si affronteranno il prossimo 24 gennaio alla AccorHotels Arenan di Parigi-Bercy, per la prima edizione dell’NBA Paris Game. La capitale francese subentrerà a Londra quale teatro dell’unica partita di stagione regolare NBA giocata oltreoceano.

Al termine della stagione, conclusasi con la mancata qualificazione ai playoffs, Parker aveva espresso il desiderio di giocare in una squadra competitiva per la post-season, affermando che la sua decisione sarebbe dipesa anche dalla possibile partenza della star degli Hornets Kemba Walker.

Il prodotto di UConn sarà free agent in estate, ed un suo eventuale addio significherebbe per Charlotte rifondazione immediata.

Operazione al ginocchio per Bismack Biyombo degli Charlotte Hornets

Charlotte Hornets, operazione al ginocchio sinistro per Bismack Biyombo.

Il lungo degli Hornets si è sottoposto con successo ad un intervento in artroscopia, intervento necessario per risolvere “un problema cronico” all’altezza del ginocchio sinistro, come annunciato dalla squadra stessa.

Biyombo sarà di nuovo disponibile per i training camp di fine settembre.

Durante la stagione 2018\19, il congolese Bismack Biyombo ha viaggiato con la maglia degli Hornets a 4.4 punti e 4.6 rimbalzi di media a partita, in 54 gare e 14.5 minuti di impiego. Gli Charlotte Hornets hanno fallito quest’anno l’ingresso alla post-season per il terzo anno consecutivo, nonostante la presenza dell’All-Star Kemba Walker.

Kemba Walker e la free agency, Kupchak: “Faremo di tutto per tenerlo”

Kemba Walker testerà la free agency in estate, e Mitch Kupchak, general manager degli Hornets, farà tutto il possibile per convincere il tre volte All-Star a prolungare la sua permanenza nella franchigia emblema della Buzz City.

Kupchak è consapevole che nel mese di luglio, Kemba diventerà a tutti gli effetti un unrestricted free agent, è sarà libero i firmare con qualsiasi altra franchigia. Una Free agency che si prospetta molto interessante visto il suo status di All-Star unito ai 25.6 punti a partita registrati in questa stagione( massimo in carriera per Walker).

Faremo tutto il possibile per convincere Kemba (Walker, ndr) che Charlotte è ancora il posto perfetto per lui. Questo rappresenta la prima metà del problema. Credo non esistano giocatori che hanno fatto così tanto per la nostra franchigia. Kemba è un giocatore unico nel suo genere per caratteristiche tecniche e per il modo di interagire con i suoi compagni e con i tifosi stessi. Qualità molto apprezzate da tutto il mondo Hornets “, ha dichiarato Kupchak nel corso di una recente intervista, dedicata proprio alla free agency di Kemba Walker

Kupchack è a conoscenza della frustrazione di Walker, legata alla numerose sconfitte subite dagli Hornets nel corso di questa stagione. Sconfitte che hanno condizionato l’obbiettivo degli Hornets di qualificarsi ai playoffs. Obbiettivo centrato solo due volte negli ultimi otto anni. 

L’obbiettivo di Kupchak è, almeno sulla carta, molto semplice. Costruire un roster in grado di supportare ed esaltare il talento di Kemba. In modo da creare una squadra più equilibrata e competitiva in ottica playoffs.

Il problema è puramente finanziario. Gli Hornets hanno poca libertà di movimento all’interno della free agency. L’opzione migliore resta quella di acquistare talenti per mezzo di una trade.

Le finanze poco flessibili degli Hornets stanno creando problemi nel gestire due pedine importanti all’interno della franchigia di Charlotte. Sia Jeremy Lamb che Frank Kaminsky sono infatti free agent. Status che potrebbe riservare spiacevoli sorprese ad una squadra ancora in cerca di un’identità precisa.

Tony Parker, Hornets, trade o ritiro? “50 e 50, non voglio un team perdente”

tony parker futuro

Charlotte Hornets, Tony Parker indeciso sul suo futuro: “Se tornerò l’anno prossimo? Ora è 50-50“.

E’ forte la delusione in casa Hornets dopo aver mancato la qualificazione ai playoffs per il terzo anno consecutivo. Un calendario proibitivo nelle ultime due settimane di regular season si è rivelato un ostacolo troppo difficile da aggirare per una squadra incompleta, trainata dal miglior Kemba Walker di sempre.

La stagione 2019\20 potrebbe essere la 19esima per Tony Parker, arrivato l’estate scorsa agli Hornets su chiamata di Michael Jordan e di coach James Borrego (ex assistente di Gregg Popovich) dopo 17 stagioni passate ai San Antonio Spurs: “Non so cosa farò. Non vorrei giocare per una squadra in rifondazione, voglio giocare in una squadra che lotta per i playoffs, come obiettivo minimo“.

Il futuro degli Charlotte Hornets è legato alla scelta della star Kemba Walker. Il 29enne prodotto di UConn sarà free agent in estate, ed uno dei nomi più ambiti sul mercato. Walker è sempre stato cauto circa le sue intenzioni, ed ha ribadito più volte di aver trovato una seconda casa a Charlotte e nel North Carolina.

La situazione salariale difficile degli Hornets limita lo spazio di manovra disponibile per Mitch Kupchak, da un anno General Manager della squadra. I tanti soldi investiti in contratti lunghi, onerosi e difficilmente scambiabili per giocatori come Nicolas Batum, Cody Zeller, Bismack Biyombo e Marvin Williams (che ha annunciato di voler sfruttare la sua player option sulla stagione 2019\20 e rimanere a Charlotte) costringeranno almeno per la prossima stagione ancora coach Borrego a “fare di necessità virtù”.

Un’eventuale partenza estiva di Walker inaugurerebbe per gli Hornets la stagione della ricostruzione. Tony Parker è sotto contratto per un’altra stagione, ed è presumibile che l’ex Spurs possa attendere le mosse della squadra e la decisione di Walker prima di scegliere se ritirarsi o proseguire, a Charlotte o altrove: “Anche per Kemba (Walker, ndr) è il momento delle decisioni. Vuole giocare per il titolo? Vuole giocare per una squadra che ha concrete chance di giocarsi almeno i playoffs? Non è una decisione facile, e solo lui conosce la risposta“.

Gli Charlotte Hornets ed i Milwaukee Bucks giocheranno la prossima stagione a Parigi la prima edizione di NBA Paris Game, la partita di regular season giocata sul suolo europeo che succederà dal 2020 a Londra.

Kemba Walker sul suo futuro: “Non ho idea di quello che accadrà con gli Hornets”

quintetti nba walker lillard

Kemba Walker ha più volte espresso alcuni pareri sul suo futuro in estate, in modo particolare sulla sua possibile permanenza agli Charlotte Hornets. Allo stato attuale il giocatore 28enne non vuole ritenersi vincolato e, presumibilmente, vaglierà ogni soluzione che gli si porrà davanti.

I DETTAGLI DELLA VICENDA

Kemba Walker, obiettivo di mercato di diverse franchigie Nba, tra cui i Knicks e i Mavericks.

In particolare, il numero 15 di Charlotte avrebbe affermato pubblicamente che si incontrerà con il suo agente per capire quali saranno le prossime mosse da fare. Con riferimento al team di Michael Jordan, poi, il nativo di New York ha ammesso di “non avere idea” di cosa succederà.


Le opinioni recenti del prodotto di Connecticut contrastano con le dichiarazioni rilasciate alla stampa ad inizio stagione, nel quale Walker parlava apertamente di un futuro lungo con Charlotte, con la volontà di voler costruire “qualcosa di speciale”. Ma la stagione 2018-2019 della squadra della Carolina del Nord è stata molto al di sotto delle aspettative iniziali: con un record di 39 vittorie e 43 sconfitte, ed il nono posto finale nella Eastern Conference, gli Hornets mancheranno i playoff per il terzo anno consecutivo.

In tutto questo, è evidente lo status di prima grandezza ormai raggiunto dal playmaker classe 1990, come si evince dalle statistiche da lui raccolte quest’anno.

  • 25,4 punti
  • 4,4 rimbalzi
  • 5,9 assist
  • 43,1 FG%
  • 35,5 3P%
  • 84,2 FT%

Aldilà di tali dati, Kemba sarà un free agent senza restrizioni a partire dal prossimo 1 Luglio. Nel 2014-2015, infatti, egli aveva firmato con il team un accordo quadriennale da 84 milioni, dando fiducia alla squadra che aveva puntato su di lui sin dal primo momento. Ma le vicende, come sappiamo, si sono evolute in maniera piuttosto diversa.

Durante lo svolgimento della Regular Season, più volte è sorto in modo lampante il desiderio della nona scelta al draft 2011 di ambire a contesti competitivi, i quali potrebbero essere rintracciati in diverse franchigie interessate al numero 15, tra tutte i Dallas Mavericks e i New York Knicks, prossime entrambe ad un futuro molto interessante negli anni a venire. Nonostante ciò, comunque, i Calabroni possono offrire alla loro stella una proposta oscillante tra i 190 milioni di dollari e i 221 milioni, mentre tutte le altre squadre possono arrivare  ad un “misero” 140.

La questione, dunque, sembra più tesa che mai. Ma se da parte del 3 volte All Star vi sono molti dubbi, dal lato della franchigia emerge la netta volontà di voler rifirmare a tutti i costi la point-guard, stando anche a quanto riferito dall’allenatore James Borrego.

LE AFFERMAZIONI DEL COACH DEGLI HORNETS SU WALKER

Borrego in compagnia di Kemba.

Quest’ultimo, infatti, a margine della sconfitta rimediata contro i Magic, è intervenuto sulla questione, augurandosi di rivedere al più presto il suo giocatore prediletto.

Adoro Walker, anche come uomo. Mi piace allenarlo, spero di poterlo fare per molti anni a venire.

In conclusione, una nuova possibile vicenda di mercato sta entrando nel vivo. Con la conclusione dei playoff e l’inizio della postseason, sapremo chiaramente se il rapporto tra Charlotte e Walker sarà destinato a sfaldarsi definitivamente.

Lotta playoffs della Eastern Conference, sconfitte per Heat, Magic e Nets

Post Heat-Thunder, Spoelstra: "Abbiamo bisogno di punti dalla panca"

Lotta playoffs della Eastern Conference, rimane tutto invariato dopo le partite di lunedì notte, sconfitte per Detroit Pistons, Brooklyn Nets, Miami Heat ed Orlando Magic.

I Pistons, privi di Blake Griffin, cadono ad Indianapolis ma mantengono il sesto posto in classifica (39-38), ed una vittoria nella prossima partita (mercoledì notte, sempre contro gli Indiana Pacers a Detroit) darebbe una certa tranquillità agli uomini di coach Dwane Casey.

I Brooklyn Nets (39-39) falliscono l’aggancio ai Detroit Pistons cedendo in casa ai Milwaukee Bucks di un rientrante Giannis Antetokounmpo, mentre i Miami Heat (38-39) non riescono a violare il TD Garden di Boston, nonostante i 30 punti di uno scatenato Goran Dragic nella probabile ultima partita in carriera a Boston di Dwyane Wade.

Infine, gli Orlando Magic di Nikola Vucevic tornano sconfitti dalla Scotiabank Arena di Toronto, Ontario. 19 tiri da tre punti mandati a bersaglio dai Raptors condannano gli uomini di coach Steve Clifford ad una sconfitta che li tiene lontani mezza partita dall’ottavo ed ultimo posto ad Est.

La sconfitta rimediata alla Vivint Smart Home Arena per mano degli Utah Jazz pone fine con ogni probabilità alla caccia ai playoffs degli Charlotte Hornets di Kemba Walker, ora distanti ben 3 partite dall’ottavo posto e penalizzati da un calendario proibitivo nell’ultima settimana.

I Toronto Raptors vengono battuti dal tiro surreale di Jeremy Lamb. Walker: “Grazie dèi del Basket!”

Grazie dèi del Basket!” Così, a caldo, Kemba Walker ha commentato la scena da circo avvenuta sulla sirena finale della partita tra Charlotte Hornets e Toronto Raptors, finita 115-114.

Gli Hornets, dopo aver combattuto per tutta la partita, e aver condotto per buona parte del quarto periodo, si trovavano sotto 112-114 a 3 secondi dalla fine, con una rimessa a favore.

Dwayne Bacon mette la palla in gioco verso Jeremy Lamb, che ne perde il controllo, recuperandolo nella sua metà campo e sparando letteralmente una preghiera verso canestro.

Preghiera ascoltata.

Una circostanza davvero rara a cui testimoniare, che ha lasciato increduli tifosi di casa, avversari, compagni, e lo stesso Lamb. Si tratta del secondo tiro-partita segnato da più lontano degli ultimi 20 anni, dopo quello di Tyreke Evans, registrato il 29 Dicembre 2010 da 49 piedi di distanza.

Comunque, aldilà del finale, Charlotte ha giocato un’ottima partita, portando a 3 la serie di vittorie recenti. Ora la franchigia è a 1 partita dal nono posto degli Orlando Magic e a 2 dall’ottavo dei Miami Heat.

Bene Kemba Walker negli Hornets, con 15 punti e 13 assist, e Dwayne Bacon: 20 punti e 5 triple messe a segno. Non sono abbastanza per Toronto i 28 punti di Kawhi Leonard, né i 23 di Paskal Siakam. Kyle Lowry è invece tornato dallo stop alla caviglia con 7 punti.

Lamb prega e gli dèi del Basket lo ascoltano

“Mi sento alla grande. Tutti i ragazzi che hanno giocato stasera hanno contribuito. Abbiamo giocato bene tutta la partita, e chiuderla in quel modo è stato semplicemente fantastico”

Così l’uomo della nottata, Jeremy Lamb ha parlato, a caldo, dell’accaduto.

Anche il compagno di squadra Kemba Walker, incredulo, ha commentato la giocata incredibile: “Ha lanciato una preghiera, gli dèi del Basket erano con noi stanotte. Era un tiro assurdo

Lo sventurato Paskal Siakam, che avrebbe fatto un ottimo lavoro difensivo, in teoria, rimandando Lamb nella sua metà campo, ha dichiarato: “E’ stato un tiro difficile, come dovevo difenderlo?!

Coach Nurse non è preoccupato del primo posto ad Est

Per i Raptors si tratta della seconda sconfitta di fila, che li allontana dai Milwaukee Bucks, primi nella Conference Orientale. Tuttavia, già prima della partita, coach Nick Nurse ne aveva parlato ai microfoni ESPN di Tim Bontemps.

Ci interessano i Playoff, non la classifica di Conference. Da quando sono entrato in carica abbiamo deciso di seguire una linea di continuo miglioramento e cambiamenti. Dobbiamo migliorare la nostra avventura ai Playoff rispetto alle scorse stagioni. Siamo entrati al Training Camp questa estate con l’idea di muovere continuamente i pezzi e sperimentare nuove idee. Continueremo a farlo fino alla fine della Regular Season. L’anno scorso se non sbaglio chi ha vinto non era primo in classifica. (Finals: Warriors (2°) – Cavs (4°), ndr)”

 

Celtics KO, Kyrie Irving critica Stevens: “Tutti raddoppiano Kemba Walker, noi no…”

Appena una settimana fa, i Miami Heat avevamo ottenuto una vittoria chiave sugli Charlotte Hornets di Kemba Walker, tenendo gli uomini di coach James Borrego ad appena 75 punti segnati.

Eick Spoelstra e gli Heat avevano sistematicamente raddoppiato la star avversaria su ogni pick and roll, costringendo Walker a liberarsi del pallone e lasciando spazio agli esterni degli Hornets. Una scelta tattica non perseguita dai Boston Celtics in occasione della sconfitta per 124-117 allo Specrtum Center di Charlotte, North Carolina.

A Charlotte, un Kemba Walker da 36 punti, 11 rimbalzi e 9 assist trascina i suoi Hornets (33-39) ad una vittoria in rimonta che tiene vive le pur esigue speranze di post-season. Sotto di 18 lunghezze (112-94) a 8 minuti dal temine, gli Hornets mettono assieme un parziale da 30-5 e chiudono la gara nei secondi finali.

18 dei 36 punti finali di Walker arrivano nel solo quarto periodo, quando coach Brad Stevens decide di non raddoppiare i pick and roll centrali dell’ex star dell’università di UConn. Una scelta tattica che pare non aver convinto appieno Kyrie Irving:

Probabilmente avremmo dovuto raddoppiarlo di più, togliergli il pallone dalle mani, così come fanno tutte le altre squadre… ma non l’abbiamo fatto, e (Walker, ndr) ci ha puniti. E non è la prima volta che lo fa, contro di noi, quindi nessuna sorpresa

31 punti a fine gara per Irving, il migliore dei suoi assieme a Jaylen Brown (29 punti in uscita dalla panchina, con 5 su 6 al tiro da te punti). La sconfitta di sabato notte è la terza consecutiva per Boston, e relega i Celtics (43-30) al quinto posto nella Eastern Conference, ad una gara di distanza dagli Indiana Pacers.

La partita era finita ad inizio quarto periodo” prosegue Kyrie Irving “Abbiamo smesso di giocare, abbiamo rallentato e ad un tratto è diventata una partita punto a punto, con l’inerzia tutta dalla loro parte“.

Miami Heat, vittoria playoffs sugli Hornets, Spoelstra: “Wade un guerriero”

I Miami Heat mettono un piede nei playoffs battendo nettamente gli Charlotte Hornets per 93-75 all’American Airlines Arena di Miami, Florida.

Con la vittoria di domenica sera, gli uomini di coach Erik Spoelstra distanziano gli Hornets di 2 partite, aggiudicandosi per di più la serie di stagione regolare, vincendo tutti e 3 gli incontri finora disputati.

Alle spalle dei Miami Heat vi sono ora gli Orlando Magic (32-38). Goran Dragic e Dwyane Wade trascinano i padroni di casa in una partita a basso punteggio e risolta solo nel quarto periodo. Per l’All-Star sloveno, da poco rientrato da un lungo infortunio al ginocchio, una prova da 19 punti e 4 assist in 28 minuti di gioco uscita dalla panchina.

Dwyane Wade, alla caccia del’ultima partecipazione ai playoffs in carriera, chiude con 17 punti e 8 rimbalzi in 28 minuti d’impiego, nonostante un’anca malmessa. A metà quarto periodo, è proprio la star degli Heat ad ispirare la fuga dei padroni di casa, con una palla recuperata e la conseguente tripla del +13, massimo vantaggio per Miami che non si volta più indietro.

Partita dalle basse percentuali di tiro, Charlotte Hornets traditi dalle pessime cifre da dietro l’arco (7 su 36) e dalla brutta partita di un Kemba Walker encomiabile ma sempre troppo solo e sistematicamente pressato dalla difesa Heat(10 punti con 4 su 16 al tiro per la star degli Hornets).

I 168 punti combinati segnati dalle due squadre sono la peggior prestazione stagionaleNel quarto quarto, semplicemente non abbiamo segnato un tiro” Così un deluso coach James Borrego nel dopo gara.

Heat-Hornets, Spoelstra su Wade: “E’ un guerriero, mi mancherà”

Dwyane Wade in dubbio sino a pochi minuti prima della palla a due, ma che decide comunque di scendere in campo nonostante i postumi di un colpo all’anca destra, rimediato nella sfida contro i Milwaukee Bucks.

Il giocatore 3 volte campione NBA è rimasto in campo per 28 minuti, ed ha contribuito in maniera decisiva nel finale di gara: “Sono solo grato di poter essere sceso in campo e dare una mano“.

Così coach Spoelstra:

Mi mancheranno queste sue partite. Wade è un guerriero, sapeva quanto questa partita fosse importante. Prima della partita non era nemmeno in grado di correre, ma ha fatto tutto ciò che ha potuto, un messaggio bello e positivo per tutti i giovani in squadra da parte di un hall of famer come lui

Miami raddoppia e scardina sistematicamente ogni pick and roll di Kemba Walker, sfidando gli esterni degli Hornets a segnare. Jeremy Lamb chiude la sua partita con 21 punti in uscita dalla panchina, Tony Parker contribuisce con 11 punti in 17 minuti ma l’attacco Hornets si ferma nel quarto di gioco finale.

La sconfitta di Miami allontana le speranze di playoffs per gli Charlotte Hornets (31-38), a 13 partite dalla fine della regular season ed in svantaggio negli scontri diretti nei confronti degli. Miami (33-36) è ora completamente padrona del proprio destino.

LeBron su Walker: “Ha fatto crescere veramente di molto il franchising degli Hornets”

Ieri sera sono finiti i tre giorni dell’All-Star Weekend di Charlotte con la partita tra le stelle della NBA. La sfida è stata vinta dalla squadra di LeBron James, soprattutto grazie alla prestazione del MVP del match Kevin Durant. Il team di “King James” ha superato per 178-164 la squadra capitanata dal greco Giannis Antetokounmpo.

Lebron James parla della crescita degli Hornets dall’arrivo di Walker

Nell’intervista post partita LeBron si è espresso su Kemba Walker. Il nativo di Akron ha parlato di come il plamaker degli Hornets abbia fatto crescere la squadra del North Carolina. Secondo l’ex Cleveland le ottime prestazioni di Kemba, nel corso delle stagioni, hanno fatto conoscere meglio la franchigia di Charlotte in America, ma soprattutto al di qua del Oceano.

Kemba ha fatto crescere indubbiamente gli Horntes, e non di poco. Walker ha dato una maggiore visibilità a questa squadra e gli Hornets gli devono molto“.

Walker è stato scelto con la nona pick assoluta del draft del 2011, dagli allora Charlotte Bobcats. Il 28enne ha fatto subito fa capire di essere un ottimo scorer, mentre ci ha messo poco più di una stagione per diventare un giocatore insostituibile per ogni coach passato per il North Carolina in questi anni. Attualmente Kemba è la stella della franchigia di Michael Jordan, squadra a cui quest’estate ha dichiarato amore eterno. Però, il continuo predicare nel deserto, potrebbe fargli cambiare idea sul non abbandonare Charlotte (ricordiamo che sarà free agent a luglio).

Il numero 15 degli Hornets ha avuto un inizio di anno di altissimo livello, realizzando diverse partite da 50 punti e una addirittura da 60. Questa grande partenza ha fatto si che gli Hornets siano ancora in piena corsa per gli ultimi posti disponibili per i playoff. Infatti, la franchigia di Charlotte, è tra le prime otto nella sua Conference, nonostante il rendimento del nativo del Bronx sia in calo. Gli Hornets sono settimi ad Est, con lo score di 27 W e 30 L. Però Pistons, Heat e Magic sono molto vicini e per la squadra di coach James Borrego sarà fondamentale ritrovare il miglior Kemba.

Walker, in questa stagione, sta viaggiando con la media di 25 punti, 4.4 rimbalzi, 5.6 assist e 1.3 palle recuperate. Il tutto tirando con il 36% da oltre l’arco e 43% dal campo.

Jordan scherza sui record di Westbrook e Harden: “E’ più difficile vincere 6 anelli”

record di Westbrook-Michael Jordan

Michael Jordan è stato uno dei più grandi giocatori (se non il più grande) che abbia mai messo piede su un campo da basket. A conferma di questo, oltre ai 6 anelli vinti, le giocate memorabili e le pagine di storia della NBA che ha scritto, ci sono i numerosi record da Jordan infranti. Tra questi primati, però, non ci sono quelli raggiunti recentemente da Russell Westbrook e James Harden.

Michael Jordan si esprime sui record di Westbrook e Harden

Ieri sera, durante la conferenza stampa, è stato chiesto a MJ quale fosse il record più difficile da realizzare tra quello raggiunto da Westbrook e quello raggiunto da Harden. Infatti, in questa stagione, il playmaker dei Thunder è diventato il primo giocatore di NBA ha mettere a referto 10 triple doppie consecutive. Mentre “il Barba” è stato il primo di sempre a far registrare 30 almeno punti in 30 partite di fila. La riposta del proprietario degli Charlotte Hornets è stata secca e sicura con la sua solita ironia:

Il record più difficile è vincere sei finali” (fonte di Steve Reed di The Associated Press).

Jordan ha portato i Chicago Bulls alla vittoria di sei titoli NBA nel giro di 8 anni, dal 1991 al 1993 i primi tre e dal 1996 al 1998 gli altri tre (nei due anni di mezzo non ha giocato a basket, ma era passato al baseball).

Dopo la risposta l’ex guardia dei Chicago Bulls ha ammesso che i due risultati ottenuti dalle stelle sopra citate sono la dimostrazione del talento che hanno i due giocatori e, di conseguenza, del talento che c’è nella NBA.

A parte gli scherzi questa è la dimostrazione della grande qualità che c’è adesso nel nostro campionato. Sono molto orgoglioso di ciò che hanno fatto entrambi, perché stanno lasciando un segno in questa lega. Penso che questi risultati aiuteranno davvero la lega a crescere“.

Jordan ha ragione questi due sono, da qualche anno, due dei protagonisti delle lega. Harden, durante le 30 partite sopra i 30 punti, ha realizzato una media di 41.5 punti, 7.7 rimbalzi, 7.5 assist e 2.3 palle recuperate a notte. Mentre Westbrook sta viaggiando alla media stagionale di almeno 10 punti, 10 rimbalzi e almeno 10 assist per la terza regular season consecutiva. Numeri paurosi per il campionato più bello al mondo.

Dwight Howard era il futuro

Dwigth Howard-storia

Se buttiamo uno sguardo indietro negli anni, la figura del centro era ben delineata da determinate caratteristiche: forza fisica, predominio nel pitturato, solidità sotto ambo i ferri, una difesa stabile, rimbalzi per una rapida ripartenza o seconde occasioni dopo un tiro fallito. Insomma un centro era, o forse è ancora dominante in post, pronto a demolire le difese e a contenere gli attacchi avversari. Oggi parliamo di uno che forse faceva parte di loro e che avrebbe potuto chiudere la carriera in maniera molto migliore: Dwight Howard.

I centri dominanti del passato: Dwight Howard fa parte di loro?

Ci sono stati parecchi giocatori che hanno alzato l’asticella e di conseguenza il livello delle prestazioni in quel ruolo; back in the days Wilt vs Bill – un classico; Ferdinand Lewis Alcindor jr aka Kareem Abdul- Jabbar – skyhook master; Moses Malone– pura leggenda; Hakeem  “Il Sogno”  Olajuwon – con il suo piede perno ha aperto nuovi orizzonti per i lunghi; David Robinson – difensore spaventoso; Tim Duncan – killer sienzioso; Karl Malone – un grazie va a John Stockthon. Infine, il vero cambiamento è arrivato con Shaqdiesel. Ha letteralmente raso al suolo qualsiasi difensore provasse a contrastarlo per molti  anni, da Orlando ad L.A. (Ben Wallace potrebbe vederla diversamente!), ma neanche a Miami ha scherzato… Dopo di lui ci sono stati pochi nomi che hanno spalancato occhi e bocche, fino all’arrivo del nuovo fenomeno di Orlando.  Prima scelta indiscussa al draft 2004 un talento raro, fisicamente ed atleticamente devastante, senza contare l’impressione generale immediata di essere un ragazzo con la testa sulle spalle e dedito al lavoro; appunto Dwight Howard.

Cifre mostruose all’ hs… e al primo anno tra i pro non è stato da meno; i Magic da squadra mediocre sono diventati in pochissimo tempo un team in corsa per le finali, specialmente dopo aver affiancato un tiratore come Rashard Lewis a D-12, alleggerendo la pressione sulle sue spalle e rendendo possibile contare su più fuoco da dietro l’arco dei tre punti. Dwight, arrivato nella lega giovanissimo, dopo un paio di stagioni ad altissimo livello ed esperienze estive con la nazionale U.S.A., ha decisamente compiuto quel passo in avanti, che lo ha reso chiaramente inarrestabile. Dentro l’area non c’era modo di fermarlo se non commettendo fallo; la sua abilità nel tagliare fuori l’avversario con spin moves istantanei, anche senza palla (esempio, quando vira creando l’asse di passaggio per un alley-oop), lo ha abituato a punti su punti con un sacco di fischi a favore, aprendogli la strada verso la lunetta.

A proposito di tiri liberi…

Dopo Shaq, si è creato un immaginario ancora più marcato del centro ideale e intensamente desiderato dalle squadre (vedi Bynum); Dwight Howard è stato subito marchiato come lo “Shaquille O’Neal del nuovo millenio”, dato le numerosissime caratteristiche comuni tra i due giocatori. Squadra del draft, potenza, pessima efficacia dalla linea della carità, predominio fisico in campo, punti di riferimento dell’attacco e… i personaggi extrasportivi che sono riusciti a creare. Shaq è stato draftato ad inizio anni ’90, età d’oro dell’hip hop, infatti il suo approccio alla disciplina del rap è stato fin da subito coltivato parallelamente alla sua carriera d’atleta, con la produzione di album più che dignitosi; per non parlare del suo spirito da Joker, esploso incontrollabilmente  nella Città degli Angeli, intrattenitore e showman allo stato puro. Ecco ,Dwight non è da meno, sempre sorridente e con la battuta pronta, anche se nel suo anno da matricola era molto introverso davanti alle telecamere; al contrario negli spogliatoi con i suoi compagni, le risate scorrevano a fiumi, ed è proprio grazie ai suoi teammates veterani, Grant Hill – Steve Francis – Cuttino Mobley, che ha cominciato a mostrare la sua vera natura da burlone e bambinone; gli dissero di mostrarsi per com’era davvero li ascoltò decisamente.

Dopo aver guidato ai playoff i suoi Magic, superando anche King James,  le voci intorno a lui hanno cominciato a prendere una piega particolare… l’accusa mossa nei suoi confronti era chiara: “troppo molle e poco incisivo, nei momenti clue della gara non tira fuori gli attributi”. Non sono accuse del tutto infondate sinceramente parlando, dato che se andiamo a recuperare i filmati di più partite, D-12 spariva letteralmente dal gioco… i motivi non li possiamo sapere di certo, che fossero meriti della difesa o sue mancanze, è andata così.

Sotto questa prospettiva, certi mormorii degli pseudo critici del gioco e in particolar modo dei tifosi, possono anche esser giustificati e comprensibili, però sono sempre state tirate in ballo questioni piuttosto prive di fondamenta. “Dopo una schiacciata si mette a ridere, non è mai serio e concentrato” –  a detta di chi ha vissuto intorno al giocatore, è sempre stato un vero lavoratore, sul campo e in particolar modo in sala pesi, tanto che  gli piaceva“mangiare un po’ di pesi”, come lui dice. Le accuse di poca professionalità, solo perché sul suo volto era sempre stampato un sorriso, le ho trovate fuori luogo, proprio perché vuol dire non aver capito che tipo di personalità fosse quella di Howard. Come dichiarato, la sua famiglia, molto religiosa, lo ha formato insistentemente tramite una forma educativa molto rigida, basata sul rispetto per le persone, indifferentemente da ceto e provenienza. La sua attitudine ha sempre sfociato in gentilezza, considerando anche il rapporto instaurato coi fan.

Oh you been lifting lifting.

Un post condiviso da Dwight Howard (@dwighthoward) in data:

Dwight Howard e Shaq: mai così lontani

Valutando un po’ tutti questi aspetti, ai miei occhi balza un distacco immenso dalla figura di Shaq; a livello umano è stato addirittura visto come se tentasse di calarsi nel personaggio di O’Neal, ma caratterialmente non si può negare la lontananza tra i due.. se Shaquille sputava rime sul microfono, Howard passava le giornate a guardare il Re Leone e Alla ricerca di Nemo, grandi film, per carità, però rendo l’idea no?Da essere campione e protagonista dello Slam dunk contest (particolarmente contro KryptoNate), membro del team Adidas con K.G., T-Mac, Agent 0, Timmy e Mr Big Shot, dominatore della lega e diretto rivale di Lebron nella east coast, ha cominciato gradualmente a perdere rilevanza.

In che senso?

La sua grandezza all’interno del mondo NBA, si è ridimensionata di anno in anno e i motivi sono molteplici: gli infortuni giocano sempre un ruolo importante nelle carriere dei giocatori, e Dwight lo ha appreso sulla sua pelle; non riuscire a portare Orlando a vincere il trofeo è stata una grossa delusione, considerando che ha più volte pubblicamente affermato fosse il suo obbiettivo principale; la crocifissione dell’opinione pubblica dopo la disfatta dell’esperienza Lakers – “prima o poi tutti i grandi centri devono passare da L.A.” – è un po’ la regola non scritta che vige, però nel suo caso è stato l’inizio ufficiale della  discesa. Le tensioni con Kobe si erano fatte pesanti, neanche un Nash è riuscito a calmare le acque. L’avventura Houston è stata sicuramente interessante, la speranza di affiancare il Barba con D-12, era l’unica fiamma  che cercava di tenere acceso quel team (un plauso anche ad un Lin proveniente da un momento magico). Il duo Harden – Howard non ha funzionato come avrebbe dovuto, sulla carta devastante, ma credo che una chiave di lettura fondamentale, venga risaltata maggiormente se si compie una rapida analisi a livello generale sull’evoluzione del gioco e dei vari ruoli interpretati dai giocatori.

Dopo l’innesto delle point-guard “moderne”, come Rose e Westbrook, assemblate apposta dalla natura per mandare in disperazione le difese, anche gli altri quattro giocatori del quintetto, hanno dovuto adeguarsi, ma in particolare il lungo. L’esempio più plateale sono i Miami Heat di Lbj e D-Wade… osservate come il loro 5 , Joel  Anthony, eccelso difensore, fosse chiaramente dedito ad occuparsi di due chiare situazioni: proteggere il proprio canestro e lasciare libera l’area in attacco, per creare lo spazio ai penetratori. Per quanto ami Joel, che tecnicamente aveva grosse lacune ma un cuore immenso, ora i lunghi devono avere caratteristiche che vanno ben oltre quelle elencate nelle prime righe… sotto certi punti  di vista Dirk e Bargnani, pur essendo dei 4, erano avanti.

Come si difende su giocatori potenzialmente devastanti sotto canestro, ma altrettanto letali da tre? Il difensore deve prendere una decisione e qualunque sia,  si troverà in difficoltà. L’esemplare modello è Anthony Davis, facilmente compatibile con tutte le cinque posizioni.. ma l’elenco è lungo;     da sottolineare l’attuale Nikola Jokić, un playmaker nel corpo di un lungo, anche se oggigiorno parlare di corpo da lungo non ha più un grosso significato.

Le recenti fanta – news dei Lakers, di voler addirittura posizionare il Re sotto canestro, si sono rivelate poi non così troppo distanti dalla realtà; il prima o poi mvp Giannis Antetokounmpo, è la dimostrazione di come ormai esistano atleti non spiegabili logicamente (ancora più di prima), irreali nel controllo del corpo e di alcuni movimenti insensati per fisici idealmente non creati per farli… come non si potrebbe citare K.D.  Ecco cosa ha reso ancora più dura la vita di Howard, il quale sarebbe dovuto essere il futuro della lega; il cambiamento radicale del gioco e della sua interpretazione, ha tagliato fuori un certo tipo di giocatori che non è stato in grado di adattarsi, esattamente il processo che ha eseguito DeMarcus Cousins; un gran lavoro sul tiro dalla lunga distanza (Brook Lopez idem). Si sono visti video di workout estivi di Dwight, in cui sembrava ci fosse un tentativo di seguire quella strada, però i risultati sono arrivati troppo lievemente.

Se consideriamo le sue stagioni a Houston, ad Atlanta e a Charlotte, il cartellino lo ha sicuramente timbrato, certi punti esclamativi si sono visti, ma gli standard a cui ci aveva abituato erano veramente tutt’altra storia. Leader in rimbalzi e stoppate, tre volte difensore dell’anno e slam dunk champion, insomma si sarebbe immaginato un predominio totale, invece il tutto è andato diversamente. E’ stato pazzesco per me, vedere una interessantissima analisi di Flavio Tranquillo, nella quale compara un giovane Dwight, con un più navigato Howard, dove si vede palesemente il diverso atteggiamento che il giocatore ha in fase offensiva; movimenti lenti e meccanici, gambe troppo alte e poco reattive… che quelle “accuse”, fossero alla lunga piuttosto fondate?

Dwight!! Piega quelle gambe!

 

                                                                                                                                                                    E.R. – Stile in prima linea