Manuale Charlotte Hornets 2018/2019: la maledizione del limbo

Charlotte Hornets 2018/2019

La NBA è composta da due tipi di franchigie: quelle che ambiscono alla vittoria finale e quelle che lottano a perdere allo scopo di assicurarsi un’alta scelta al draft. Ci sono poi le squadre di metà classifica, troppo forti per tankare ma anche troppo deboli per qualificarsi ai playoff. È il caso degli Charlotte Hornets che da anni vivono nel limbo della Eastern Conference. Nelle scorse stagioni hanno agguantato gli ultimi posti playoff soltanto due volte, venendo però eliminati subito al primo turno. Per il resto si sono spesso ritrovati fuori dalla postseason per pochissime vittorie, cosa che probabilmente si ripeterà anche nella prossima stagione. Gli Hornets di oggi sono tecnicamente inferiori alle squadre da vertice (Celtics o Sixers in primis) e allo stesso tempo superiori alle ultime della classe (Hawks, Nets o Magic). L’unica via d’uscita sarebbe quella del tanking, un rischio che la dirigenza non sta prendendo in considerazione ma che risolverebbe parte dei suoi problemi. Dopotutto non è forse vero che “chi non risica non rosica?”. Di seguito il manuale Charlotte Hornets 2018/2019.

MANUALE CHARLOTTE HORNETS 2018/2019: L’ANNATA PRECEDENTE

  • Record: 36-46, decimo posto nella Eastern Conference
  • Offensive Rating: 107
  • Defensive Rating: 107
  • Team Leader: Kemba Walker (22.1 PTS), Dwigth Howard (12.5 REB), Kemba Walker (5.6 AST)

MANUALE CHARLOTTE HORNETS 2018/2019: I MOVIMENTI ESTIVI

Kemba Walker.

L’addio di Dwight Howard (scambiato ai Nets ed in seguito ceduto ai Wizards) sembrava presagire l’inizio del sopraccitato rebuilding. Sembrava, appunto: la dirigenza invece di smembrare il resto del roster e ripartire dai più giovani, ha confermato il suo leader, Kemba Walker, affiancandogli anche un veterano pluridecorato come Tony Parker. Per il prodotto di UConn sono piovute diverse offerte, tutte però rispedite al mittente. Stesso discorso per Nicolas Batum e Michael Kidd-Gilchrist, entrambi sul piede di partenza ma poi convocati per la preseason. Charlotte continua a rimandare una ricostruzione inevitabile, puntando ancora una volta ad una postseason che ogni anno si fa sempre più lontana. Walker poi sarà free agent la prossima estate e le possibilità che prolunghi la sua carriera con gli Hornets sono molto basse. L’ideale sarebbe venderlo entro la deadline per evitare di perderlo a zero, allora il rebuilding inizierebbe sul serio. Gli altri movimenti da registrare sono gli innesti di Bismack Biyombo, centro prettamente difensivo chiamato a prendere l’eredità di Howard, e Miles Bridges, prospetto interessante ma forse non ancora pronto per il grande palcoscenico della NBA. Un probabile starting five per la stagione ventura potrebbe essere il seguente: Kemba Walker, Malik Monk, Nicolas Batum, Frank Kaminsky e Bismack Biyombo.

MANUALE CHARLOTTE HORNETS 2018/2019: L’ANALISI

Come tutte le squadre di media-bassa classifica, gli Charlotte Hornets non amano correre in contropiede (97.80 pace) e punire in transizione, ma sono una squadra tenace, attenta alla gestione della palla e dei rimbalzi difensivi. Il giocatore su cui poggia tutto il peso dell’attacco è Kemba Walker: molto spesso il numero 15 riceve un blocco in punta, utile a liberarsi dal marcatore, per tentare la penetrazione o direttamente il tiro da fuori (nell’ultima stagione ha tirato con il 39% da oltre l’arco).

Una classica giocata di Kemba Walker.

Ma se il leader ha le polveri bagnate, gli Hornets ricorrono ad alcuni schemi elementari. Il più usato per dipanare la trama di gioco e dare fluidità alla manovra è la Motion Strong: Dopo il blocco stagger (doppio blocco per un compagno lontano dalla palla) e la conseguente disposizione Horns, l’ala passa al gomito per il centro che sprinta a portare un blocco alla guardia, che a sua volta sprinta per giocare un Dribble-Hand-Off centrale. La duttilità di Michael Kidd-Gilchrist si rivelerà fondamentale per i meccanismi della squadra, in difesa come in attacco grazie alle sue ottime doti da passatore. E’ l’equilibratore della squadra: la sua forza fisica è pari soltanto alla sua intelligenza cestistica; è in grado di difendere su ogni tipologia di attaccante e anche nel tiro, suo punto debole, sta sensibilmente migliorando. L’unica incognita risiede sulla tenuta fisica che non l’ha mai supportato per una stagione intera.

Una conclusione di Kidd-Gilchrist.

Per quel che riguarda la difesa, i numeri parlano chiaro: 107 punti di media subiti a partita, molti per chi ambisce alla postseason. In particolare Charlotte subisce valanghe di canestri all’interno del pitturato. L’acquisto di Biyombo in questo senso potrebbe risolvere il problema. Coach James Barrego non vanta a roster validi elementi difensivi, se non appunto Biyombo e Kidd-Gilchrist. Sarà necessario sviluppare una robusta difesa collettiva per aumentare l’efficienza e magari portare a casa qualche successo in più. Un vecchio detto del football recita: “l’attacco vende i biglietti e la difesa fa vincere le partite“, un mantra che Walker e compagni dovrebbero tenere bene a mente.

Le stoppate di Biyombo gioveranno molto alla franchigia di MJ.

CONCLUSIONE

Gli Hornets proveranno in tutti i modi a centrare i playoff quest’anno. Se però la classifica dovesse dire altro, la rebuilding diventerebbe l’unica strada percorribile. Walker verrebbe scambiato a febbraio insieme ai pochi big della squadra e ripartirebbe un nuovo ciclo, magari con i giovani Monk, Bridges e Kaminsky. I bookmakers non sono dalla loro parte e il rischio di rimanere nel limbo un altro anno è molto alto.

 

 

Tony Parker: “Quando MJ ha chiamato, era fatta”

L’addio di Tony Parker dopo 17 stagioni è stato uno shock per molti tifosi degli Spurs. Il veterano francese ha scelto di concludere la sua carriera cestistica non con la franchigia texana, come molti pensavano, ma in un’altra squadra.

Il playmaker francese ha avuto i suoi buoni motivi per accettare il contratto biennale offertogli dagli Hornets questa estate ma quello principale è, senza dubbio, il poter giocare per il suo eroe d’infanzia, nonché proprietario di maggioranza di Charlotte, Michael Jordan.

Tony Paker: “Quando Michael ha chiamato… “

“Quando mi ha chiamato MJ era tutto fatto, è stato uno shock”, ha raccontato Parker a Matt Rochinski di Hornets.com. “Mi ha mandato un messaggio e tutti quelli che mi conoscono da anni sanno quando Michael sia sempre stato il mio idolo, è sempre stato il mio giocatore preferito. Mi ha fatto venire voglia di giocare a basket”.

Tony ha continuato sempre parlando dell’ex stella dei Bulls: “Il modo in cui ha intrapreso la sua carriera è stato un ottimo esempio per me da seguire nel corso della mia. Il Dream Team e tutto il resto, quando la pallacanestro è esplosa in Europa. Per me è come chiudere il cerchio giocare per Michael, gli ultimi miei due anni in NBA. Ho pensato che questo fosse il posto più bello per me”.

Il francese ha poi parlato degli amici che ha ritrovato agli Hornets, Nicolas Batum, compagno di tante battaglie con la Nazionale francese, e James Borrego, che ha lavorato molti anni come assistente agli Spurs: “La presenza di Batum è stata importante per la mia scelta dato che abbiamo giocato a lungo insieme e lui per me è come un fratello. Anche con JB (Borrego) ho un grandissimo rapporto visto che è stato con me 10 o 12 anni a San Antonio e quando mi ha chiamato ho pensato che sarebbe stata una grande sfida per me aiutarlo nella sua prima avventura da head coach”.

Il rapporto con Manu ed il record di vittorie nei playoff

Parker ha cercato di spiegare anche il suo cambio di scenario, soprattutto in relazione al ritiro dal basket dell’amico di sempre, Manu Ginobili“Ho pensato che quello scorso sarebbe stato l’ultimo anno mio e di Manu agli Spurs. Ho vinto tutto il possibile con San Antonio ed ho pensato che volevo fare qualcos’altro in NBA prima di ritirarmi. Volevo vedere un posto nuovo, spostarmi ad Est. Gli anni in Texas sono stati incredibili per me ma era tempo di cambiare direzione”.

Un rapporto speciale quello tra il giocatore francese e l’argentino che hanno vissuto la maggior parte delle rispettive (incredibili) carriere in Texas, risultando come la coppia più vincente nella storia dei playoff NBA.

Parker ha chiuso la sua ultima stagione con gli Spurs, con i quali nel corso della carriera ha vinto 4 titoli NBA e conquistando il premio di MVP delle Finals nel 2007, con 7.7 punti e 3.5 assist di media a partita, tirando con il 45.9% dal campo.

Kemba Walker pronto a lasciare gli Hornets? “Deciderò quando sarà il momento”

Kemba Walker-Charlotte Hornets

Kemba Walker, point guard degli Charlotte Hornets, sarà uno dei nomi di grido nella prossima free agency estiva. L’ex scelta numero 9 al draft 2011 degli allora Charlotte Bobcats farà parte di un gruppo di free agent del calibro di Jimmy Butler, Kawhi Leonard e Kyrie Irving.

Durante le ultime due deludenti annate degli Charlotte Hornets, Kemba Walker è stato più volte accostato a diverse squadre.

Kemba Walker sarà free agent l’estate prossima

In prossimità della trade deadline del febbraio scorso, gli Hornets sono arrivati al punto di mettere ufficialmente sul mercato il due volte All-Star, dicendosi disposti a valutare eventuali offerte.

Dal canto suo, L’ex Most Outstanding Player delle Final Four NCAA 2011 con la maglia degli Huskies di UConn, ha sempre ribadito di essere determinato a condurre la sua squadra di nuovo ai playoffs, cercando di non farsi influenzare dalle voci di mercato attorno a lui.

In luglio, in occasione di una visita nella sua New York, Walker aveva dichiarato di considerarsi un “Hornet” a tutti gli effetti, e di non avere piani immediati per l’addio alla franchigia presieduta da Michael Jordan.

Non è nei piani piani andarmene ora, non è una cosa che dipende da me“, queste le parole di Kemba.

Nella giornata di mercoled’, Walker è tornato a parlare del suo futuro. Ospite del podcast radiofonico del giornalista e conduttore TV Brandon “Scoop B” Robinson, l’ex UConn ha corretto leggermente il tiro rispetto alle dichiarazioni newyorchesi di luglio.

Kemba Walker: “Tornare ai playoffs è l’unica cosa che voglio. Prenderò una decisione quando sarà il momento”

Gli Charlotte Hornets sono reduci da due stagioni negative. Nemmeno l’arrivo di Dwight Howard nell’estate 2017 è riuscito ad invertire la tendenza.

In entrambe le stagioni, Kemba Walker si è guadagnato la convocazione all’All-Star Game, ma gli Hornets non sono mai andati oltre le 36 vittorie stagionali.

Brandon Robinson ha domandato a Walker se, in una Eastern Conference priva di LeBron James, gli Charlotte Hornets possano essere considerati dei rivali per Boston Celtics e Philadelphia 76ers.

Questa la risposta di Kemba:

Non direi, perché dovremmo? Nelle ultime due stagioni non abbiamo dimostrato nulla. Nemmeno io considererei gli Hornets dei rivali… Comunque, la cosa non ci tocca, non ci disturba. La stagione non è neppure iniziata, e durante l’anno può accadere di tutto (…) il mio obiettivo sono i playoffs. Voglio tornare ai playoffs, voglio che la mia diventi una squadra da playoffs. La prossima deve essere la prima di tante post-season

– Kemba Walker sui suoi obiettivi per la prossima stagione –

Walker, nato e cresciuto a New York, è stato accostato più volte ai New York Knicks quale possibile obiettivo di mercato. I Knicks saranno in prima linea l’estate prossima per raggiungere un free agent di primo piano, in grado di fare coppia con Kristaps Porzingis.

Kemba rimanda ogni decisione sul suo futuro al luglio 2018:

Non saprei cosa dire. In carriera ho indossato una sola maglia sinora, quella di Charlotte. Quando sarà il momento di prendere una decisione, lo farò. Due mesi fa dissi che non mi vedevo in maglia Knicks, semplicemente perché al momento non mi vedevo con alcuna maglia che non fosse quella degli Hornets, capisci cosa intendo?

– Kemba Walker sull’imminente free agency –

Kemba Walker, Marvin Williams, Nicolas Batum
Nicolas Batum, Kemba Walker e Marvin Williams (AP Photo/Nell Redmond)

Walker rappresenta per gli Hornets 2018\19 una delle poche certezze. Il payroll di Charlotte è impegnato per 120 milioni di dollari in contratti onerosi, elargiti a giocatori come Nicolas Batum, Marvin Williams o Bismarck Biyombo i quali, a causa di infortuni e limiti, non hanno potuto essere di grande aiuto al due volte All-Star.

In estate sono arrivati dai San Antonio Spurs Tony Parker e coach James Borrego. L’ex assistente di Gregg Popovich rimpiazzerà Steve Clifford sulla panchina degli Hornets.

Dal draft (via LA Clippers) è arrivato Miles Bridges. L’ala ex Michigan State è stata selezionata con la scelta numero 12.

Kemba Walker-Charlotte Hornets: amore eterno

Kemba Walker-Charlotte Hornets

Per quanto riguarda quello che provo al momento, difficilmente mi vedo a New York, soprattutto nell’immediato futuro” ha dichiarato Walker a Michael Scotto di The Athletic . “Sono un Hornets, e ho intenzione di di rimanere tale per ancora un lungo periodo, quindi per ora non mi vedo con la maglia dei Knicks“.

Il general manager della franchigia del North Carolina, Mitch Kupchak, aveva già definito (il mese scorso) il nativo di New York come “il punto focale della franchigia aggiungendo che lui vorrebbe rinnovare il contratto della sua stella prima della prossima estate (quando scadrà quello attuale). Kemba Walker-Charlotte Hornets continuano e continueranno dunque insieme.

Il proprietario di Hornets, Michael Jordan, ha detto che considererà che sarebbe disposto a scambiare Kemba Walker solo per un’altra All-Stars. In più il front office degli Charlotte Horntes ha aggiunto che l’arrivo di Tony Parker non va visto come il sostituto di Kemba, ma come un veterano, che può consolidare il reparto dei playmaker. Lo stesso 28enne ha espresso la sua felicità alla notizia dell’arrivo del veterano ex Spurs.

Ho parlato con lui alcuni giorni fa e sono eccitato all’idea di giocare con un campione come Tonyha dichiarato Kemba Walker qualche giorno fa. “Sono entusiasta perché so che posso imparare molto da uno come lui, ammirare il suo talento e imparare a ragionare come lui mi farà diventare un giocatore migliore“.

Un soldato pluridecorato per i giovani Hornets: Tony Parker

Tony Parker

L’anaciclosi, elaborata dallo storiografo Polibio, è una teoria evoluzionistica secondo cui i regimi politici seguono un andamento circolare del tempo e, giunti allo stadio di massimo degrado, ritornano al punto di partenza riprendendone lo sviluppo. Un concetto che può essere applicato anche ai regimi NBA. Tutte le franchigie infatti, perfino quelle più lungimiranti, sono destinate a crollare e a ripartire dalle loro ceneri. È successo ai Los Angeles Lakers del duo Kobe-Shaq, ai Chicago Bulls di Jordan e sta succedendo anche agli attuali San Antonio Spurs: dopo 17 stagioni in Texas, Tony Parker ha firmato un biennale da 10 milioni con i Charlotte Hornets. Il suo addio, unito a quello precedente di Duncan e alla situazione di Ginobili, sancisce la fine di un’era.

https://www.youtube.com/watch?v=SBop0qRYP30

 

TONY PARKER: ICONA NEROARGENTO

Arrivato in NBA a soli 19 anni con la ventottesima scelta, Tony Parker entra nella top ten dei giocatori più fedeli alla loro bandiera. Ha vinto 4 titoli NBA, 1 titolo di MVP delle Finals nel 2007, nominato per 6 volte All-Star, segnato 18.943 punti e servito 6.892 assist. È stato parte del formidabile bi three formato insieme a Tim Duncan ed Emanuel Ginobili. Ad oggi rimangono il trio più longevo di sempre e anche il più vincente avendo portato a casa oltre 570 partite di regular season e 130 di playoff. Una vera e propria dinastia di cui Parker è stato un tassello imprescindibile.

TONY PARKER: ESPERIENZA AL SERVIZIO DELLA GIOVENTÙ 

A 37 anni il play francese ha però deciso di andare a giocare per il suo idolo, Michael Jordan, e al fianco del connazionale Nicolas Batum, con cui probabilmente chiuderà la sua carriera. Tony Parker ha concluso l’ultima stagione, iniziata a dicembre per un grave infortunio, a 7.7 punti, 1.7 rimbalzi e 3.5 assist in quasi 20 minuti di media a partita. Malgrado le stats e il minutaggio siano abbondantemente calati rispetto al passato è ancora presto per definirlo un giocatore fatto e finito: a Charlotte la sua leadership ed esperienza saranno fonte di giovamento per gli innumerevoli giovani presenti a roster (l’età media di questi Hornets è di 24 anni, tra le più basse della lega). In particolare Kemba Walker, qualora restasse, potrebbe migliorare sotto la sua guida e magari raggiungere definitivamente lo stadio di All-Star.  Il neo coach James Borrego lo farà subentrare dalla panchina per far rifiatare proprio Walker. Parker dovrà dettare il ritmo della gara, portare ordine sul parquet e smazzare assist per i compagni. Le sue gambe forse non saranno più atletiche e scattanti come una volta , ma il QI non invecchia con gli anni cosi come la sua illuminante visione di gioco. Senza dimenticare il solito affidabile jumper, nell’ultima annata ha tirato con il 47.5% dal campo. La circolazione, grazie alla sua presenza in campo, non è mai stantia  e i lunghi sono agevolati dalla sua capacità di lettura nei giochi a due.

 

Il jumper di Tony Parker è un’arma che Charlotte potrà sfruttare quando bisognerà sbrogliare la matassa.

Dove possono arrivare il prossimo anno gli Hornets? Presto per dare una risposta. Charlotte infatti necessiterebbe ancora di un centro dalle doti prettamente offensive (tutto l’opposto del neo arrivato Bismack Biyombo) e di un tiratore. Il problema è che attualmente il roster è pieno, dunque in caso servirà sondare il terreno per vedere se c’è la possibilità di imbastire qualche scambio.Tutto dipenderà dal futuro di Walker e dalla speranza che i giovani, Malik Monk e Miles Bridges su tutti, esplodano al più presto. In una Eastern Conference orfana del Re e ricca di franchigie in piena rebuilding (Atlanta Hawks, Brooklyn Nets, New York Knicks…), i calabroni potrebbero strapparsi qualche soddisfazione

 

 

 

Biyombo-Hornets: tutti i dettagli della trade a 3 squadre con Bulls e Magic

Biyombo-Hornets ma non solo. Si è di fatto conclusa la trade a 3 squadre che ha visto coinvolte appunto la franchigia di Charlotte, i Chicago Bulls e gli Orlando Magic.

Nella Carolina del Nord è finito il centro congolese, in Florida sono stati spediti Timofey Mozgov e Jerian Grant mentre in Illinois l’ex Reyer Venezia Julyan Stone.

Biyombo-Hornets: tutti i dettagli della trade

A riportare la notizia della trade a 3 squadre è stato Adrian Wojnarowski di ESPN su Twitter:

Analizziamola nel dettaglio. Mozgov, che era appena stato scambiato dai Nets con gli Hornets nella trade che ha visto coinvolto Dwight Howard, poi finito ai Washington Wizards, ha un contratto di 2 anni a 32.7 milioni di dollari. Il lungo russo, come detto sopra, finirà ai Magic insieme a Jerian Grant, che farà il playmaker di riserva (ruolo in cui Orlando era scoperta, ndr).

A Chicago, invece, è arrivato Stone. Il 29enne ha giocato pochissimo con gli Hornets ed il suo contratto non garantito da 1.6 milioni di dollari verrà rilasciato entro il 1 agosto dai Bulls. Con questa mossa si libererà altro spazio salariale per cercare di rifirmare Zach LaVine e per provare a convincere Jabari Parker a sposare il progetto della squadra dell’Illinois.

Infine a Charlotte arriva Bismack Biyombo che dovrà cogliere l’eredità di Howard. Gli Hornets ritrovano dunque un rim protector. Il congolese ha un contratto da 17 milioni di dollari per il 2018/19 e un’opzione per la stagione successiva della stessa cifra. La sua esperienza ai Magic non è stata buona come ci si sarebbe aspettati, avendo collezionato solo 5.8 punti, 6.3 rimbalzi e 1.1 stoppate in 20.2 minuti a partita.

Panchina Hornets: i dettagli del contratto di Borrego

Dopo settimane di ricerche, c’è finalmente il nome per la panchina Hornets. Come riportato da Adrian Wojanarowski di ESPN, infatti, il nuovo head coach è James Borrego.

“Siamo davvero molto entusiasti di avere James nel nostro team” ha rivelato, in una nota, il presidente e GM di Charlotte, Mitch Kupchak. “Ha un grande bagaglio di esperienza ed è molto bravo nello sviluppo dei giocatori. E’ considerato uno degli assistenti più preparati dell’intera NBA ed è fantastico averlo con noi. Non vedo l’ora di lavorare con lui nei prossimi anni”.

Panchina Hornets: i dettagli sul contratto di Borrego

Sulla panchina Hornets dunque siederà James Borrego. L’ex assistente dei San Antonio Spurs ha firmato un contratto di 4 anni, con una opzione sull’ultima stagione e prenderà dunque il posto di Steve Clifford, licenziato dopo una pessima annata.

Borrego, che in carriera aveva allenato gli Orlando Magic per 30 partite, con un record di 10 vinte e 20 perse, avrà il duro compito di riuscire a convincere l’uomo franchigia, Kemba Walker, in scadenza e molto legato a Clifford, a rinnovare il proprio contratto. Non solo perché dovrà ridare a Charlotte un’identità che manca da anni, ripartendo da alcuni giocatori come Howard e Batum.

 

 

 

 

Bucks e Hornets interessati a Jim Cleamons per il posto di coach

jim cleamons

L’ex stella NBA degli anni 70 Jim Cleamons è stato contattato dal general manager dei Milwaukee Bucks, Jon Horst, giovedì sera, per offrirgli il ruolo di capo allenatore della squadra del Wisconsin, stando a quanto riferito da Marc J. Spears di Undefeated.

L’ex giocatore di Lakers (con i quali vince l’anello nel 1972), Knicks, Bullets, ma soprattutto Cavaliers, potrebbe essere il successore di Joe Prunty sulla panchina dei Bucks, ruolo che gli era stato affidato a stagione in corso dopo aver licenziato Jason Kidd. La franchigia di Milwaukee ha chiuso la regular season in settima posizione, ed è uscita al primo turno contro i Celtics per 4 – 2.

Jim Cleamons, che è stato head coach dei Dallas Mavericks per un anno e mezzo (stagioni 96-97), ha ricevuto l’interesse anche dei Charlotte Hornets, secondo Spears, anche se il favorito per la panchina delle calabroni rimane il “nostro” Ettore Messina.

Il 68enne è stato per un lungo periodo il vice di Phil Jackson, quando il coach di Deer Lodge ha allenato Chicago Bulls e i Los Angeles Lakers . È stato successivamente assistente allenatore dei Bucks (nella stagione 2013-2014) e dei New York Knicks (nella stagione 2016-2017).

Charlotte Hornets: la redenzione come unica via per il futuro

Raccontano che all’inferno ci sia un girone anche per gli Charlotte Hornets. Che senso ha questa dichiarazione? Teoricamente nessuno, ma se Dante fosse tra noi capirebbe perfettamente. E dato che tiriamo fuori un grande della letteratura, perché non scomodare anche la franchigia di uno dei più grandi sul campo da pallacanestro (ci scuserà Sua Maestà Jordan, ma dietro la scrivania servono ancora diversi e sensibili miglioramenti)? La franchigia di MJ merita un posto agli Inferi per un motivo davvero ovvio: sta commettendo un grave peccato, verso se stessa e i propri tifosi, e questo si chiama ignavia. Questa altro non è che l’incapacità, o meglio, la mancata volontà di prendere una decisione, di schierarsi da una parte.

E in NBA, per sopravvivere e proseguire nei cicli cestistici, bisogna scegliere: stare col partito di chi perde per rinascere o in quello di coloro che vincono perché si sono migliorati per riuscirci. “In medio virtus” risponderebbero i latini, ma nella pallacanestro questo non vale, semplicemente per il fatto che qualcuno deve vincere e qualcun altro deve perdere; eppure gli Hornets hanno scelto la mediocrità: troppo forti per dedicarsi al tanking, troppo deboli per partecipare al ballo della postseason.

Hornets
Micheal Jordan, ex giocatore dei Bulls ed attuale proprietario dei Charlotte Hornets.

Ma ora basta con la retorica, entriamo nei fatti in maniera netta. Non si può sperare di essere una squadra vincente senza che le stelle abbiano attorno un buon supporting cast. La nota positiva della stagione degli Hornets è sicuramente il letale asse Kemba Walker-Dwight Howard, ritrovato. I due hanno segnato rispettivamente 22.1 e 16.6 punti di media; il primo vi ha aggiunto 5.6 assist, il secondo oltre 12 rimbalzi, ribadendo quanto la squadra dell’ormai ex coach Clifford abbia nella fisicità un punto molto forte (terzi per rimbalzi a partita). Dopo le due star? Jeremy Lamb, Nicholas Batum e Frank Kaminsky sono gli unici altri giocatori in grado di andare in doppia cifra, ma nessuno dei tre oltre i 12.9 punti. Poi viene il deserto per una squadra priva di talento dalla panchina e che fatica a distribuire il pallone. D’altronde è normale arrivare a stento a 21 assist medi quando si è in pochi a saper buttare la boccia nel cesto. Si parla di un attacco medio (tredicesimo per punti su 100 possessi con 107), ma molto mal distribuito e spesso prevedibile, costretto ad affidarsi ai giochi a due tra Walker ed Howard.

Capitolo difesa: i dati dicono che questi Hornets sanno difendere eccome, sussiste solo un piccolo, ma nemmeno troppo, intoppo, cioè che non lo fanno con costanza. I punti subiti su 100 possessi sono appena 101.7 nelle 36 vittorie; ma il numero si gonfia fino a un miserevole 110.7 nelle 46 sconfitte, una differenza troppo netta. Il roster è sicuramente ricco di buoni ed anche ottimi difensori, tanto sul pallone quanto lontano da esso e anche chi subentra ai titolari è in grado di portare il proprio mattone in difesa. E i dati di cui sopra rendono chiaro come questo sia l’ago della bilancia (almeno quello primario) per la crescita di Charlotte: trovare una costanza difensiva nell’arco della stagione. E per fare ciò fondamentale risulterà anche la scelta del coach, con il nostro (ogni tanto è bello difendere la patria) Ettore Messina che pare il profilo giusto.

Non solo scegliere bene il coach, ma anche gli uomini a roster. E l’unico modo per cambiare qualcosa saranno le trade, in quanto gli Hornets non hanno giocatori, tra quelli in rotazione, in scadenza di contratto. E allora è necessario prendere una posizione palese e impostare scambi in base a quella: l’idea dovrebbe essere il rinforzo del supporting cast, per costruire un meccanismo intorno all’immenso talento di Walker e Howard e ad una difesa (sempre!) solida. Lo chiede la città, lo chiedono i tifosi, lo chiede lo spietato meccanismo NBA: gli Charlotte Hornets sono incappati in un peccato grave, l’unica via per un futuro brillante si chiama redenzione.

Ettore Messina-Hornets: l’italiano candidato per il post Clifford

Ettore Messina-Hornets, è questa l’indiscrezione delle ultime ore. Secondo ESPN, infatti, l’attuale assistant coach di Gregg Popovich, potrebbe lasciare i San Antonio Spurs.

La dirigenza degli Speroni avrebbe dato l’ok agli Hornets per trattare con Messina che aveva rinnovato in estate per altri due anni.

Messina-Hornets: la grande occasione

Messina-Hornets potrebbe rappresentare una nuova sfida per il coach azzurro dopo l’esperienza alla guida della Nazionale italiana. A Charlotte ritroverebbe il GM Mitch Kupchak con cui ha già lavorato in passato ai Los Angeles Lakers quando era nello staff di Mike Brown.

Per Messina si tratterebbe di allenare per la prima volta in carriera una franchigia NBA. L’occasione è di quelle ghiotte. Charlotte ha bisogno di una ricostruzione ed il primo a pagare della pessima stagione è stato proprio coach Clifford che è stato licenziato nelle scorse ore.

Nelle prossime ore ci saranno probabilmente ulteriori aggiornamenti. La cosa certa è che Messina-Hornets si può fare e sarebbe la ricompensa giusta per un allenatore di livello.

LEGGI ANCHE:

Adam Silver: “Abbiamo bisogno di ulteriori modifiche per fermare il tanking”

Inside the duel: Cavaliers-Pacers

Inside the duel: Thunder-Jazz

Programmazione Sky Sport playoffs: le gare in arrivo

Fissato il rientro di Stephen Curry

 

 

Steve Clifford-Hornets, ufficiale il licenziamento: i dettagli

Steve Clifford-Hornets ai saluti. Dopo 5 stagioni alla guida della franchigia di Charlotte, il coach americano è stato licenziato.

Arrivato sulla panchina nel maggio del 2013, Clifford riscosse subito un gran successo riuscendo a portare la squadra alla postseason. Nonostante un ottimo Al Jefferson, quell’anno selezionato nel terzo quintetto All-NBA, e con un Kemba Walker in rampa di lancio, gli allora Bobcats vennero schiantati 4 a 0 dai Miami Heat dell’allora trio James-Wade-Bosh. Da allora un pendolo interminabile fatto di alti e bassi concluso con uno score di 196 vittorie e 214 sconfitte, il cui apice arrivò nella stagione 2015/16 con l’uscita al primo turno dei play-off, sempre con Miami, stavolta per 4 a 3.

Steve Clifford-Hornets: i motivi dell’esonero

La separazione Steve Clifford-Hornets ha vari motivi. Cominciamo da quello che doveva essere uno dei suoi punti cardine, la difesa. Bene quella di Charlotte, in questa stagione, si è classificata al 16 posto con 107 punti concessi per 100 possessi.

Anche l’attacco ha viaggiato sulle stesse medie nonostante dei giocatori importanti come Walker, Batum (in grandissimo calo rispetto alle ultime annate) e Dwight Howard. In conclusione gli Hornets veleggiano nella metà della NBA come statistiche ma con appena 36 successi ottenuti.

Non bastasse questo c’è da ricordare che coach Clifford ha dovuto abbandonare dai primi di dicembre a circa metà gennaio la panchina per problemi di salute. Tutto questo di certo non ha aiutato la franchigia di Michael Jordan in un momento di stagione particolarmente delicato.

Chiunque sostituirà Steve Clifford sulla panchina dovrà tener conto che, nella prossima stagione, secondo Basketball-Reference, il roster degli Hornets dovrebbe essere l’ottavo più costoso della Lega, non di certo un bene vedendo anche gli elementi a disposizione. Come se non bastasse ci sono soltanto il 2.9% di possibilità che alla prossima lottery arrivi una scelta tra le prime tre.

LEGGI ANCHE:

Frase razzista contro Westbrook: scuse immediate del commentatore

Corsa al ROTY: due contendenti, un solo vincitore!

LeBron James, macchina da doppie doppie: i numeri

In arrivo la prima NBA Basketball School in Europa

Frank Vogel: ufficiale l’esonero da parte di Magic

Kemba Walker ancora oggetto d’interesse, GM Hornets: “Nostro lavoro è ascoltare”

Kemba Walker

Una delle paradossali situazioni che il mercato NBA ci sta offrendo in queste ore in vista della trade deadline, è quella che riguarda Kemba Walker e la sua posizione nell’organico degli Charlotte Hornets. Il play è stato più volte ipotizzato come primo indiziato per una partenza, per poi essere rimesso subito dopo al suo posto di inamovibile. La situazione non è chiara ed il General Manager del team la complica ulteriormente.

 

Problema e soluzione poco chiari. Kemba Walker via?

Complicazioni ed incidenti di percorso sono all’ordine del giorno nei periodi caldi del mercato, ma Rich Cho, GM degli Hornets, sembra avere una passione per i rebus. A Rick Bonnell di The Charlotte Observer, il dirigente ha dichiarato:

Kemba non è sul mercato, ma stare in ascolto è il nostro lavoro. Dovrebbe arrivare qualcosa di veramente grande per muoverlo altrove. Amiamo Kemba. È un gran giocatore, di calibro da All-Star. Non mi sorprenderebbe se facessimo qualcosa al riguardo, e non mi sorprenderebbe se non facessimo nulla.

Sibillino, forse anche un po’ confuso, ma di fatto aperto a trattative. Su Kemba Walker recentemente si era espresso anche il proprietario Michael Jordan, dichiarando la point guard “cedibile solo in cambio di un All-Star”; in linea quindi con quanto dichiarato da Cho.

 

Il giocatore è di vedute diverse, ma il mercato non si ferma

Al diretto interessato però l’idea non piacerebbe affatto, cosa che di recente lo ha portato ad usare parole forti per descrivere lo stato d’animo di questi giorni: Kemba Walker si sentirebbe “devastato” se gli Charlotte Hornets lo scambiassero. La situazione sembra essere tesa quantomeno emotivamente, col giocatore difficilmente in grado di dormire sonni tranquilli senza pensare all’incubo di ritrovarsi scambiato per accasarsi altrove nella lega. Walker sta giocando ad ottimi ritmi (22.6 p, 5.8 a, 3.4 r) ed ha un contratto di 12 milioni di dollari all’anno fino al 2018-19. Difficile trovare chi non vorrebbe accaparrarselo, ma sembra difficile anche capire se i progetti di Charlotte si sposino con la voglia di restare di Kemba.

– Resta collegato anche sul nostro canale YouTube, live video ed approfondimenti sul gioco più bello del mondo.