Draft, Chicago Bulls, l’obiettivo Coby White già “prenotato”?

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La draft lottery dello scorso 14 maggio ha “punito” i Chicago Bulls, precipitati alla settima posizione di chiamata e fuori dalla portata di alcuni dei prospetti più interessanti del prossimo draft a nord degli inarrivabili Zion Williams e Ja Morant.

Una delle priorità estive dei Bulls sarà quella di rinforzare il back-court, un reparto guardie forte dei soli Kris Dunn e Ryan Arcidiacono nello spot di point- guard. Dal draft una delle soluzione più logiche potrebbe essere quella di puntare su Coby White, talentuoso freshman da North Carolina.

Una soluzione ideale, senonché sarà probabilmente difficile che l’ex Tar Heels possa “sopravvivere” sino alla chiamata numero 7, quella dei Bulls.

I Phoenix Suns, che sceglieranno appena prima di Chicago, hanno un disperato bisogno di una point guard con prospettive da affiancare a Devin Booker (il roster attuale conta dei soli Tyler Johnson e dei giovani Elie Okobo e De’Anthony Melton), e la scelta dei Suns potrebbe cadere proprio su White (un’alternativa possibile, seppur a più alto rischio, sarebbe quella di Darius Garland da Vanderbilt).

Come riportata da K.C. Johnson del Chicago Tribune, Coby White potrebbe aver strappato già al Draft Combine di Chicago una promessa di scelta da una delle 6 squadre che chiameranno prima dei Bulls il prossimo 20 di giugno Brooklyn.

I Phoenix Suns potrebbero rivolgersi al mercato per trovare la loro nuova point-guard titolare (Terry Rozier, addirittura Kyle Lowry), i Cleveland Cavaliers selezionarono lo scorso anno il promettente Collin Sexton, ma il gm dei Cavs Koby Altman ha già dato dimostrazione di grande intraprendenza sul mercato, e chissà che il giorno del draft non possa riservare sorprese in Ohio.

I New York Knicks punteranno con ogni probabilità su R.J. Barrett di Duke (sia come rinforzo che come interessante pedina di scambio), più “oscura” la posizione dei turbolenti Los Angeles Lakers. I giallo-viola tenteranno da subito ogni strada per rinverdire i colloqui con i New Orleans Pelicans per Anthony Davis, e chissà che a rientrare nell’affare non sia la quarta chiamata assoluta che spetterà proprio ai Lakers.

Lakers che potrebbero semplicemente puntare sul miglior giocatore disponibile, oppure scegliere “per procura”, su indicazione magari degli stessi Pelicans, bisognosi di una point-guard da affiancare a Jrue Holiday (Elfird Payton, il titolare in questa stagione, sarà free agent).

Draft lottery, delusione Chicago Bulls, Paxson: “Arriverà comunque un ottimo giocatore”

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Se per l’esito della draft lottery possono esultare New Orleans Pelicans, Memphis Grizzlies e Los Angeles Lakers, lo stesso non si può sostenere per i Chicago Bulls.

La squadra di coach Jim Boylen è “precipitata” sino al settimo posto nell’ordine di chiamata del draft NBA 2019, nonostante i Bulls avessero il 12.5% di possibilità di agganciare persino la prima scelta assoluta.

Un incidente di percorso che non scoraggia però John Paxson, Vice-President of Basketball Operations dei Chicago Bulls: “Dobbiamo superare il momento di delusione e rimetterci all’opera in fretta, c’è tanto lavoro da fare“.

Il nostro impegno ed i nostri obiettivi non cambiano, dal draft arriverà comunque un altro ottimo giocatore, in free agency investiremo risorse su veterani in grado di aiutare la squadra

Naufragato (sorprese a parte) il progetto di affiancare a Lauri Markkanen, Zach LaVine e Wendell Carter Jr. giocatori come Zion Williamson o Ja Morant, i Bulls dovranno selezionare il giocatore che meglio possa adattarsi al presente roster.

Darius Garland da Vanderbilt e Cody White da North Carolina i nomi più interessanti per una squadra che dispone dei soli Kris Dunn e Ryan Arcidiacono nello spot di point-guard.

Difficile che il duo Paxson-Gar Forman possa puntare sul talentuoso Bol Bol da Oregon, in una squadra già forte di Lauri Markkanen e Carter Jr, mentre le piste DeAndre Hunter da Virginia, o Cam Reddish da Duke potrebbero rivelarsi più percorribili.

Ci sono almeno 7 nomi, sette giocatori che seguiamo” Così Paxson a K.C. Johnson del Chicago Tribune “3 delle prime 4 scelte sono dirette ad Ovest, e questo per noi è un risvolto positivo“.

Chicago Bulls, estensione contrattuale pluriennale per coach Jim Boylen

Trovato l’accordo per l‘estensione contrattuale tra coach Jim Boylen ed i Chicago Bulls, l’estensione sarà su base pluriennale.

Come riportato da Adrian Wojnarowski, il nuovo contratto subentrerà con effetto immediato al precedente accordo, che prevedeva per Boylen un’estensione fino al termine della stagione 2019\20, siglata a stagione in corso.

I Bulls hanno così deciso di affidare il percorso di ricostruzione della squadra all’ex assistente di coacg Gregg Popovich, subentrato a Fred Hoiberg lo scorso dicembre. Come dichiarato dalla dirigenza della squadra, i Chicago Bulls considerano coach Boylenl’insegnante di pallacanestro ideale per un roster giovane e di talento“, apprezzando soprattutto le relazioni solide che l’ex head coach dell’università di Utah è riuscito a stabilire con i giocatori in pochi mesi.

Jim( Boylen, ndr) ha una visione precisa della direzione che la squadra dovrà prendere” Così John Paxson, Vice President of Basketball Operations di Bulls “Ed ha fatto finora un gran lavoro qui a Chicago. Coach Boylen ha una grande passione per il suo lavoro e grande capacità di lavorare con i giovani, qualità che noi cerchiamo in un allenatore. I Bulls sono fiduciosi che la strada intrapresa sia quella giusta, ed il nostro impegno è totale“.

Dopo un primo approccio difficile all’indomani del licenziamento di Hoiberg, figura rispettata dallo spogliatoio, Jim Boylen è riuscito ad instaurare un buon rapporto con i giovani Zach LaVine, Lauri Markkanen e Kris Dunn, parte fondamentale assieme a Wendell Carter Jr dello “young core” dei Chicago Bulls.

Knicks e Bulls, crollano gli indici di ascolto nella stagione 2018-2019

Secondo lo Sports Business Journal, gli indici di ascolto della NBA in questa stagione sono crollati drasticamente rispetto alla stagione 2017-2018. Tra le squadre meno viste nella NBA troviamo i New York Knicks e i Chicago Bulls, due squadre con una grande storia ma che in questa stagione si sono posizionate nelle parti più basse della classifica.

Le percentuali degli indici di ascolto NBA in netto calo

Come previsto, i Cleveland Cavaliers sono la squadra che ha sofferto di più il calo degli indici di ascolto, con il 58% in meno. Tutto ciò è dovuto ovviamente alla partenza di LeBron James dai Cavs, che quest’anno hanno terminato la stagione con un record di 19-63.

Nel frattempo, anche i Knicks e i Bulls hanno avuto un calo esponenziale. New York è scesa del 38% su MSG Network, mentre Chicago è scesa del 24% su NBC Sports Chicago. Probabilmente, è proprio il fatto che entrambe abbiano finito la stagione nelle ultime posizioni della classifica la ragione principale del poco interesse nelle TV locali. Tutte e due con un record molto negativo: i Knicks con 17-65 e i Bulls con 22-60. Forse i tifosi si aspettavano di più da ambedue le squadre, soprattutto da Chicago visto che il roster non era tra i peggiori.

Più in generale, l’intera NBA ha registrato un crollo degli ascolti del 4% nelle varie TV locali nella stagione 2018-2019, mentre anche le trasmissioni nazionali su canali come ABC, TNT e NBA TV scendono del 5% ogni anno.

Se Bulls e Knicks riusciranno ad arrivare a nomi importanti in free agency o via draft, giocatori come Zion Williamson o Ja Morant, l’indice di entrambe le squadre potrebbero risalire alle stelle. Soprattutto per i New York Knicks, dal momento che nomi di un certo calibro come quelli di Kevin Durant e Kyrie Irving sono stati accostati più volte alla squadra della grande mela.

I Chicago Bulls vogliono liberarsi del contratto di Omer Asik

I Chicago Bulls fanno richiesta alla NBA di rimuovere dal monte salari il contratto del turco Omer Asik.

Come riportato da Shams Charania di The Athletic, la mossa farebbe risparmiare ai Bulls circa 3 milioni di dollari sul salary cap, aggiungendo ulteriore spazio salariale.

Asik aveva fatto ritorno a Chicago il 1 febbraio 2018, in una trade che aveva coinvolto Nikola Mirotic, spedito ai New Orleans Pelicans, Jameer Nelson e Tony Allen. Il 22 settembre 2018 il turco si è dovuto fermare per un problema di artrite cronica, l’ultimo della lista di un lunga serie di guai fisici per l’ex giocatore di Fenerbahçe e Houston Rockets.

Durante la stagione 2016-17, Asik aveva saltato buona parte della regular seson dopo la diagnosi del Morbo di Chron, patologia che colpisce l’apparato digestivo. Le condizioni fisiche del nazionale turco saranno valutate da un medico esterno, che dovrà attestare la non idoneità sportiva di Omer Asik, prima di accordare ai Chicago Bulls la rimozione del suo contratto.

Asik è attualmente sotto contratto per un’altra stagione, dopo aver guadagnato oltre 11 milioni di dollari per la stagione 2018\19.

Non solo Draft: l’estate dei Tori per tornare a far paura

Markkanen rientro-Chicago Bulls

I Chicago Bulls sono in ricostruzione, ma non sono messi affatto male in ottica futuro. Come mai? Vediamolo con calma. Se ci avessero detto, all’inizio di questa stagione NBA, che i Clippers sarebbero arrivati ai PO, avremmo (quasi) tutti risposto la stessa cosa: Impossibile. Sbagliandoci. Se ci avessero detto che i Celtics sarebbero stati più vicini all’implosione che all’esplosione per larghi tratti della stagione, se non addirittura per tutta, avremmo risposto: Molto difficile. Sbagliandoci, di nuovo.

Se ci avessero detto che i Chicago Bulls avrebbero fatto una gran fatica anche per fare la metà delle vittorie necessarie per strappare un biglietto PO, avremmo risposto: Sì, scontato. E stavolta non ci saremmo sbagliati. I dati di fatto a questo punto sono 2: Siamo dei pessimi scommettitori, almeno sul lungo periodo; anche dei pessimi scommettitori come noi avrebbero potuto azzeccare l’andamento della stagione dei Bulls.

Ora, senza soffermarci troppo sulle abilità al gioco di ciascuno, per quanto fosse preventivabile una stagione sottotono dalle parti dell’Illinois, molto difficilmente si sarebbe potuto prevedere quanto accaduto già durante i primi mesi di Regular Season. In ordine sparso: Markannen fuori 2 mesi per infortunio, partenza da 20 sconfitte in meno di 30 partite, Dunn fuori per infortunio, Hoiberg fuori (ovviamente non per infortunio) e al suo posto Boylen, amato dallo spogliatoio Chicago Bulls quanto un aumento Iva, salvo poi ritrattare (almeno sulla carta). E questo non era neanche febbraio, proseguo?

Senza farla troppo lunga, i pochi assets, nello specifico Portis, il rookie Carter Jr e il già citato finlandese, per motivi – presumibilmente –  precauzionali, non hanno finito la stagione in campo.  Un disastro, direbbe (quasi) chiunque. Sì perché la dirigenza dei Tori pare non essere preoccupata per l’andamento quantomeno burrascoso di questa stagione e, in grande armonia con la città di Chicago che nonostante tutto ha esaurito più volte lo United Center in ogni ordine di posto, sembra puntare con decisione al draft 2019, avendo un discreto margine per attrare poi nella successiva Free Agency se non un’assoluta superstar almeno 1 o 2 buoni comprimari. Ma tentiamo di andare in ordine.

DRAFT 2019: POSSIBILI SCENARI PER I BULLS

Con buone probabilità i Bulls avranno una scelta molto alta al Draft, verosimilmente sceglieranno fra le prime 4-5, avendo quindi a disposizione parecchio potenziale. Al Madison Square Garden, il primo nome annunciato da Adam Silver quest’anno sarà probabilmente quello di Zion Williamson, seguito (non per forza in quest’ordine) da RJ Barret e Ja Morant.

Avere la possibilità di pescare uno di questi 3 nomi, con Williamson che paradossalmente sarebbe il giocatore meno utile alla causa di Chicago, vorrebbe dire non solo possedere un potenziale talento in grado riportare Chicago sulla mappa ad Est, ma anche essere parecchio più attrattiva nel mercato della Free Agency. A Chicago serve talento, soprattutto in materia offensiva. Sono la penultima squadra della lega per efficienza offensiva, non hanno grande pericolosità dall’arco e l’attitudine difensiva sarebbe rivedibile persino nella nostra Serie D.

Certo, l’idea di poter contare su Dunn, magari con uno fra RJ Barret e Morant più LaVine di fianco, oltre al Finlandese e Carter Jr sotto le plance, renderebbe Chicago una delle squadre dal potenziale maggiore dell’intera lega, specialmente con qualche “3&D” a fare da contorno per dare esperienza e solidità a un gruppo dal talento inversamente proporzionale alla piena maturità cestistica.

Se non arrivasse però una scelta fra le prime 3, allora si dovrebbe andare a cercare un giocatore che rispondesse alle necessità immediate della squadra. Come sopracitato, punti nelle mani e attitudine difensiva sono requisiti fondamentali per salire sul palco del Madison e mettersi il cappellino dei Bulls in testa. Di prospetti del genere, almeno potenzialmente, il Draft ne offre più di uno.

Senza scendere di troppo nella lista dei candidati (dei quali ancora molti non si sono dichiarati eleggibili, Williamson su tutti) i Bulls potrebbero scegliere Coby White da North Carolina, che risponderebbe alle necessità anche se ad un livello potenzialmente inferiore dei già citati, Jarret Culver, eccellente difensore ma tiratore tutto da costruire o Darius Garland, potenziale “Most Underrated” di questo Draft 2019.

Discorso a parte vale per Cam Reddish che, seppur senza le presenze in campo che possono annoverare Barret e Williamson a livello NCAA, viene descritto come il giocatore col maggior “talento puro” di questa classe Draft. Una classe Draft che in tal senso si annunciava già ricchissima.

OLTRE IL DRAFT: DA LUGLIO IN POI

Comunque andranno le cose dopo la notte del Draft, il mondo – con buona pace di Kyrie – continuerà a girare, e dovrà farlo anche anche all’interno dell’Universo Chicago Bulls. Sperando di ottenere un vero e proprio asset alla pesca delle matricole, bisognerà poi mettersi al lavoro per cercare di capire quali mosse compiere durante il resto dell’estate per presentarsi ai nastri di partenza della stagione 2019-2020 con un roster, ma soprattutto delle ambizioni, rinnovate rispetto a questi ultimi anni.

Salutare Robin Lopez e almeno uno fra Arcidiacono e Luwawu-Cabarrot sembrano essere le prime mosse da compiere per liberare ulteriore spazio e cercare di buttarsi nel mercato dei Free agent potendo contare su un appeal che nel recente passato è mancato, magari non per portare KD o AD, ma puntando a 2/3 contratti in grado di ampliare la rotazione e permettere a giocatori di sicura prospettiva ma di dubbia maturità, di inserirsi dalla panchina a partita in corso, o più in generale di entrare nei meccanismi di squadra nel corso della stagione.

In conclusione, i Bulls godono di una situazione potenzialmente invidiabile ma il cui potenziale non è solo roseo e scevro da insidie, tutt’altro. La prima scelta al Draft sarà fondamentale anche in chiave free agency, come abbiamo appena visto. Prendere un giocatore rispetto ad un altro a giugno potrebbe cambiare l’elenco dei partenti designati a luglio.

Proprio in questo saranno fondamentali le capacità di management di Paxon e compagni, i quali, in perfetto stile Phil Jackson, guardano al futuro con una calma ed una serenità quasi Zen. Beati loro, verrebbe quasi da dire.

Non fosse altro che, nel caso in cui azzeccassero un paio di scelte a cavallo dei mesi più caldi dell’anno, allora avremmo le basi per una delle squadre più giovani, divertenti e con un pubblico fra i più appassionati d’America, pronti a lanciare la sfida ai nuovi padroni dell’Est che già quest’anno si stanno intravedendo.

Beati noi, verrebbe quasi da dire.

 

Bulls, Lauri Markkanen autorizzato a riprendere l’attività sportiva

Lauri Markkanen è stato autorizzato a riprendere l’attività sportiva. Passata, dunque, la paura in casa Bulls che avevano perso il giocatore finlandese per le ultime 2 settimane di regular season a causa di un problema cardiaco.

I Chicago Bulls hanno annunciato giovedì che il giocatore è stato autorizzato a riprendere l’attività sportiva dopo essersi sottoposto agli esami eseguiti con i cardiologi del Rush University Medical Center di Chicago e della Johns Hopkins.

Markkanen, nella partita dello scorso 26 marzo contro i Toronto Raptors, aveva dovuto abbandonare il campo a causa dell’estrema fatica e del battito cardiaco accelerato. Secondo il team dei medici della Rush e Johns Hopkins il problema è stato causato dalla disidratazione e dalla carenza di nutrienti.

La scelta numero 7 del draft 2017,  ha tenuto in questa stagione cifre in crescendo rispetto all’annata da rookie: 18.7 punti, 9.0 rimbalzi, e 1.4 assist con il 36% da tre punti in 32.3 minuti di utilizzo. Markkanen farà ritorno durante la off-season nella sua Finlandia per riprendere gli allenamenti, per poi volare di nuovo a Chicago in estate.

Chicago Bulls: Pronto rinnovo triennale per Jim Boylen?

Finita la stagione, è già tempo di organizzazione per i Chicago Bulls. Nello specifico, una delle questioni più spinose è quella riguardante il nome dell’uomo che dovrà ricoprire l’incarico di allenatore della franchigia della Windy City. Allo stato attuale, la dirigenza sembra orientata a confermare Jim Boylen, stando a quanto riferito da alcuni rumors.

LA SITUAZIONE IN CASA CHICAGO BULLS E LE PAROLE DEL FRONT OFFICE

Boylen, 53 anni, a Chicago dal 2018.

In particolare, l’attuale coach dei Tori, subentrato quest’anno a Fred Hoiberg, è stato sempre di più apprezzato nel corso dei mesi, sopratutto per il suo approccio dinamico ed aggressivo alla causa, come anche affermato dal vice presidente Jim Paxson.

Penso che la sua qualità migliore sia la sua capacità di ascolto dei giocatori. Lui si preoccupa molto di migliorare tutti i membri del roster anche a livello individuale. I nostri ragazzi sono passati dall’essere impauriti e pieni di ansia all’affrontare ogni partita con rilassatezza e divertimento.

L’arrivo di Boylen ai Bulls non è stato dei più facili. Il primo periodo, infatti, è stato accompagnato da numerose contestazioni avvenute tra i giocatori, i quali si riferivano precisamente ai metodi molto duri imposti dall’ex assistente di San Antonio. Diversi membri del roster, poi, pare abbiano contattato direttamente i vertici della Nba per segnalare un allenamento imposto in uno dei back to back stagionali.

Aldilà di questo, comunque, Boylen ha progressivamente guadagnato consensi, nonostante il campionato non eccezionale. La squadra ora sembra essere dalla sua parte, come testimoniato anche da Lavine, e con essa anche la dirigenza, la quale ha apprezzato il lavoro compiuto dal nativo di East Grand Rapids. Considerate le pessime premesse iniziali, questo finale non era affatto scontato.

 

Derrick Rose: ecco il video dei momenti in cui scopre di essere stato scambiato dai Bulls ai Knicks

Derrick Rose

22 giugno 2016, Derrick Rose viene spedito tramite scambio dai Chicago Bulls ai New York Knicks . In quei giorni il vincitore dell’MVP 2011 si trova a Los Angeles, per registrare alcune interviste ed allenamenti per il suo documentario: “Pooh: The Derrick Rose Story“, andato in onda giovedì.

Intorno alle 11:50, Rose sta parlando proprio di scambi. Sta raccontando di come voglia evitare tutti i rumors che lo stanno circondando. Si vocifera infatti di uno scambio verso New York.

“Io voglio stare a Chicago, stiamo provando a vincere e tornare sulla strada giusta. L’unica cosa a cui penso è rimanere a Chicago, li sento i rumors, ma non ho mai pensato di fare i bagagli ed andarmene”.

“Derrick, sta per avvenire uno scambio”

Pochi istanti dopo le sue parole d’amore per la sua città natale, che l’ha scelto al Draft nel 2008, la sua attenzione viene richiamata dall’esterno dell’inquadratura. Il suo telefono ha squillato, a provare a contattarlo è stato il suo agente BJ Armstrong. Rose sa che in quei giorni Armstrong si trova a New York, e ha infatti questa reazione:

“Sono così nervoso, non so neanche il perchè, spero non sia successo nulla”

Lo richiama, ma l’agente non gli risponde subito, lo ricontatta pochi istanti dopo, facendo correre un Rose visibilmente agitato di nuovo verso il telefono.

“Ho appena parlato con Phil Jackson, sta per avvenire uno scambio con New York” Tuona Armstrong.

Derrick è scosso e corre verso l’esterno del seminterrato dove si trovava, il suo respiro è affannoso e spezzato da singhiozzi rimandati giù per la gola a fatica. Le uniche parole che riesce ad articolare sono:

“Sei serio?”

Armstrong, dall’altra parte del telefono e della nazione, gli risponde:

“Senti..volevo che lo sapessi per primo, Phil Jackson mi ha detto che avverrà…ok?”

A poco servono le sue parole, Rose ormai si sta lasciando andare a singhiozzi che non prova neanche più a trattenere, tiene la mano non impegnata a tenere il telefono tra i capelli, quasi a volerseli strappare uno ad uno. Derrick è appena stato tradito dall’amore della sua vita, per cui pochi istanti prima si stava dichiarando, per l’ennesima volta.

“Sono disperato”

L’agente prova a calmarlo, anche se ormai serve a poco:

“Ascolta, l’ho voluto dire a te per primo. Non l’ho detto a nessun altro, dovevi saperlo per primo. Sai cosa voglio che tu faccia? Calmati, ricomponiti e pensa alla grande opportunità che hai ricevuto, NY è La Mecca del basket! Però preparati, quando uscirà fuori sarà una storia enorme, una storia clamorosa da copertina, del tutto diversa dalle altre”

Rose chiude la chiamata e torna a sedersi davanti alle telecamere. Lo sguardo è vacuo, ma vuole continuare l’intervista. I singhiozzi provano ancora a venire a galla, mentre lui tenta invano di soffocarli e di asciugarsi gli occhi con la maglietta. Derrick si sente davvero tradito, non trova le parole giuste per esprimere quanto appena successo.

Un’ironia della sorte pazzesca, un giocatore, un uomo, su cui la vita si è accanita con una rabbia non indifferente. Colpito duramente ancora, e ancora, Derrick ha sempre saputo ricomporre i pezzi e tirare dritto per la sua strada, con la sobrietà e la dignità di un grande uomo.

Ora, 3 anni dopo, potrebbe essere tutto pronto per un suo ritorno storico ai Bulls. Derrick siamo tutti con te.

Derrick Rose, futuro ai Bulls? L’agente apre ad un possibile ritorno

Il sogno dei tifosi dei Chicago Bulls potrebbe realizzarsi durante la prossima estate: il ritorno di Derrick Rose ai Bulls. L’agente della point-guard dei Minnesota Timberwolves, B.J. Armstrong, ha aperto alla possibilità di un approdo del proprio assistito in Illinois.

Intervenuto al programma radiofonico Mully and Haugh, Armstrong ha fatto sapere di essere disposto a prendere in considerazione un’eventuale offerta da parte della franchigia in cui lo stesso agente ha militato nel suo passato da giocatore.

L’ipotesi di rivedere D-Rose nuovamente nella squadra di coach Jim Boylen è di certo fra le più suggestive, ma anche non così remota. L’MVP del 2011 ha vissuto una stagione sensazionale (finita anzitempo a causa di un problema al gomito), in cui ha collezionato18.0 punti, 4.3 assist e 2.7 rimbalzi in 53 match disputati.

Derrick Rose, futuro ai Bulls? Nazr Mohammed, “È un ragazzo di Chicago in tutto e per tutto”

Non solo Armstrong però, in quanto anche un ex compagno di squadra di Rose, Nazr Mohammed, ha rilasciato dichiarazioni che alimentano le speranze dei tifosi Bulls.

“Dal primo giorno da quando sono arrivato a Chicago, ha sempre parlato di cosa significhi vincere un campionato per Chicago”, ha detto, “Parla di come si sentirebbe, essendo un ragazzo di Chicago, a vincere un altro titolo qui. Le persone dovrebbero saperlo. Credetemi: questo è il suo obiettivo principale, il suo desiderio e ciò che lo spinge. È un ragazzo di Chicago in tutto e per tutto”.

Chicago Bulls, un’annata di transizione

Siamo arrivati agli sgoccioli di questa Regular Season, ed i primi verdetti stanno uscendo. Mentre continua la bagarre playoff da ambo i lati, alcuni team hanno ormai ben poco da dire in questa stagione, proiettandosi fin da subito alla prossima annata. Tra quest’ultime, ci sono sicuramente i Chicago Bulls, ampiamente fuori dalle zone nobili della Eastern Conference. Nonostante il pessimo record e tanti problemi, qualche spunto positivo per il futuro c’è nella città del vento.

CHICAGO BULLS: UNA STAGIONE BURRASCOSA

Fred Hoiberg, esonerato dopo il pessimo avvio dei suoi Chicago Bulls

Ovviamente, non possiamo che partire dai lati negativi della stagione dei Bulls. Il record è emblematico nella sua negatività, con solo Knicks e Cavaliers in grado di fare peggio ad Est.

Chicago ha iniziato la regular season con un buon mix di giovani e veterani, e con la possibilità di diventare una delle outsider nella livellata (verso il basso) Eastern Conference. La strada è però risultata subito in salita, con la prima svolta arrivata all’inizio di dicembre, con l’esonero di Hoiberg e la promozione di Boylen, dopo il tremendo avvio da 19 sconfitte in 24 partite. Se a questo aggiungiamo i due mesi iniziali saltati da Markkanen e lo stop di Dunn, dopo pochi mesi a Chicago ci si era già resi conto che sarebbe stata una stagione da lacrime e sangue. Le poche trade minori imbastite in inverno non hanno cambiato l’antifona, con una squadra che ha continuato a veleggiare nelle zone basse della classifica. La recente decisione di tenere a riposo fino alla fine della stagione Markkanen (vittima di uno strano battito accelerato ed affanno che stanno preoccupando lo staff), ed i rookie Carter jr e Hutchinson (per decisione della franchigia), sta chiudendo mestamente la stagione dei Bulls.

I TANTI PROBLEMI IN ATTACCO E IN DIFESA

I problemi più grandi i Bulls li hanno avuti in attacco, dove la palla ha sempre girato poco, affidandosi spesso ad azioni individuali e forzate. Il risultato sono il secondo peggior Offensive Rating della Lega, ed una prevedibilità offensiva a tratti imbarazzante, conseguenza di un roster poco talentuoso, che nei momenti di difficoltà tende ad affidarsi sempre ai soliti noti. Non si può parlar bene neanche della difesa dei Tori, vista la presenza di molti giocatori che difensivamente vanno in difficoltà coi pari-ruolo, per struttura fisica (Markkanen ed Arcidiacono) o per mancanza di attitudine (un esempio è Lavine, ma è parzialmente giustificato dall’apporto fondamentale in attacco).

In generale, Chicago è parsa una squadra senza idee, che è entrata in un vortice negativo incredibile fin dall’inizio della RS, non riuscendo a cambiare rotta, anche per la decisione della franchigia di puntare definitivamente ad un alto asset nel prossimo Draft, che si preannuncia ricco di talenti pronti ad esplodere.

CHICAGO BULLS, UN UOMO SOLO AL COMANDO: ZACH LAVINE

Il leader dei Bulls Zach Lavine è uno dei motivi per guardare con fiducia al futuro

In questo marasma generale, una luce in fondo al tunnel per i Bulls c’è, ed è rappresentata dal proprio go to guy stagionale, Zach Lavine.

Arrivato in sordina due anni fa dai Twolves, Lavine doveva scrollarsi di dosso la nomea di giocatore spettacolare, ma poco incisivo. La sua sfortuna finora è stata ritrovarsi in squadre perennemente in difficoltà, e con poche chance di accedere alla post season. In ogni caso, la stagione di Lavine è stata veramente ottima, mostrando una leadership finora mai vista da parte sua.

Lavine è il top scorer della squadra con quasi 24 punti ad allacciata di scarpe. Il talento non è mai mancato all’ex UCLA, ma ciò che sorprende è vedere come il suo bagaglio tecnico sia sempre in evoluzione, con soluzione al tiro molto varie, che rendono difficili la sua marcatura. I 4.5 assist a partita valgono più del mero numero, vista la pochezza offensiva del resto della squadra, che vede nei solo Porter e Markkanen gli unici in grado di poter supportare a dovere Lavine in fase realizzativa.

Tutto il talento di Zach Lavine

Lavine è migliorato in quasi tutte le voci statistiche personali, e questa stagione da punto di riferimento offensivo, gli è sicuramente servita per fare un’importante salto di qualità come leadership e freddezza nelle fasi calde del match.

Se Chicago sarà in grado di togliergli un pò di pressione costruendogli attorno una squadra competitiva,  una possibile nuova superstar può esplodere definitivamente.

CONCLUSIONE

Resettare. Solo questo può fare Chicago per poter guardare positivamente al futuro, e non entrare nel circolo vizioso del tanking. La speranza è che qualcosa di importante esca dal prossimo draft, e che Markkanen superi i problemi fisici che ne hanno minato una stagione dove lentamente stava cominciando ad ingranare. Il finnico e Lavine sono la base sulla quale costruire i Bulls che verranno, e decisamente non è male. Sta ora al front office effettuare dei movimenti di mercato adeguati per far tornare Chicago nelle zone nobili della Lega, e dare soddisfazioni ad un pubblico caldo e partecipe come quello dello United Center.

 

 

 

 

 

Bulls, Lauri Markkanen si ferma: “Affaticamento e tachicardia, test negativi”

Markkanen Bulls

Chicago Bulls, stagione finita per il finlandese Lauri Markkanen. La squadra di coach Jim Boylen ha deciso di fermare in via precauzionale il giocatore dopo che questi aveva accusato segnali anomali di “affaticamento e battito cardiaco accelerato“.

Markkanen si è sottoposto ad alcuni test medici, che non hanno riscontrato problemi. I Bulls hanno specificato che altri esami saranno condotti nei prossimi giorni, e che il giocatore non scenderà più in campo per questa stagione.

Un’evidente stato di affaticamento aveva tenuto fuori per il secondo tempo della partita di mercoledì tra Chicago Bulls e Toronto Raptors: “Lauri rimarrà fuori” Così coach Boylen “Tutti i test che abbiamo fatto hanno dato esito negativo, ma useremo la massima cautela con lui. Siamo dispiaciuti, ma confidiamo che non ci saranno problemi“.

La squadra ha diffuso un comunicato ufficiale sulle condizioni del giocatore subito dopo la sconfitta casalinga per mano dei Portland Trail Blazers.

La salute a lungo termine dei nostri giocatori” Così i Bulls nel comunicato “E’ la nostra priorità assoluta. Continueremo a monitorare le condizioni di Lauri Markkanen ed a collaborare con il nostro staff medico e atletico per fornire il massimo supporto al giocatore“.

Lauri Markkanen chiude dunque la sua stagione dopo 52 partite e 18.7 punti e 9 rimbalzi di media a gara, con il 43% al tiro ed il 36.1% al tiro da tre punti.