24 anni fa Michael Jordan ritornava in campo: “I’m Back!”

Il 18 marzo di 24 anni fa Michael Jeffrey Jordan annunciava il suo ritorno in campo, dopo il ritiro dell’ottobre di due anni prima, nel 1993.

“MJ” tornò a vestire la maglia dei Chicago Bulls il giorno dopo, domenica 19 marzo sul campo della Market Square Arena, la vecchia casa degli Indiana Pacers. Per L’occasione, Michael Jordan non indossò la sua storica maglia numero 23, vestendo una “anonima” numero 45.

La #23 dei Bulls era stata ritirata con solenne cerimonia il 7 novembre del 1994. Michael Jordan avrebbe potuto reindossare da subito la sua amata numero 23, ma preferì optare per il numero 45, lo stesso che aveva utilizzato nei quasi due anni da giocatore di Baseball nei Birmingham Barons.

Un numero, il 45, che non portò mai troppa fortuna alla leggenda di Wilmington, North Carolina, che decise a partire dalla stagione successiva (1995\96) di tornare allo storico #23.

La storica frase di Jordan nel giorno dell’annuncio del ritorno in campo: “I’M BACK”

La notizia del ritorno sui parquet NBA di Michael Jordan fu sancita da 2 semplici parole: “I’M BACK“.

Jordan fece il suo debutto in quella stagione a Indianapolis contro gli Indiana Pacers. In quel match la stella della franchigia di Chicago realizzò 19 punti, ma i Chicago Bulls furono sconfitti dopo un overtime.

La notizia del ritorno in campo del giocatore più forte di tutti i tempi fece il giro degli States e del mondo in tempo record. Quell’anno i Chicago Bulls si qualificarono ai playoff, dopo una serie di 13 vittorie e 4 sconfitte a seguito del ritorno di MJ.

La stagione 1994\95 dei Bulls terminò alle semifinali della Eastern Conference per mano dei giovani e rampanti Orlando Magic di Shaquille O’Neal e Penny Hardaway. In quella serie, Michael Jordan segnò 31 punti a partita, decidendo dopo la vittoriosa gara-2 di infrangere qualsiasi regolamento NBA in materia e tornare ad indossare il “suo” 23, costringendo i Chicago Bulls a pagare multe salatissime per ognuna delle partite successive.

I Bulls persero la serie per 4-2, e gli Orlando Magic giunsero fino alla finale NBA (persa con un netto 4-0 per mano dei più esperti Houston Rockets).

Il ritorno a stagione iniziata di Michael Jordan gettò le basi per il triennio di dominio che sarebbe venuto per una delle squadre più forti e vincenti della storia NBA.

Per celebrare l’anniversario del ritorno di MJ, l’account Twitter ufficiale dei Bulls ha condiviso con un post il comunicato ufficiale che fu emanato 24 anni fa, il giorno del ritorno al basket giocato di Jordan.

LaVine in difesa di Boylen: “Lui tiene a noi, e combatterà per noi”

Secondo quanto reso noto dalla lega, per Jim Boylen, coach dei Chicago Bulls, non ci saranno conseguenze aggiuntive alle multe già sanzionategli. L’allenatore dei tori era stato espulso venerdì scorso durante il match contro i Los Angeles Clippers.

La NBA ha fatto sapere di aver dato una doppia multa Boylen, la prima da 5 mila dollari per i due falli tecnici, mentre la seconda da 2 mila dollari per l’espulsione.

Zach LaVine sull’espulsione di Jim Boylen

In difesa di Boylen è arrivata la guardia dei chicago Bulls Zach LaVine, che ha chiesto al front office di poter pagare la multa rimediata dal suo coach. La dirigenza della franchigia dell’Illinois ha accettato la richiesta del giocatore, visto le buone motivazioni rilasciate dall’ex T’Wolves.

LaVine aveva già speso belle parole per Boylen nel post partita di tra Clippers e Bulls, parole che ha poi voluto concretizzare con questo bel gesto. Così Il 24enne ai microfoni di Malika Andrews di ESPN:

Rispetto molto Jim per quello che ha fatto. Lui tiene a noi, e combatterà per noi. Questo dimostra quale sia il suo carattere e quello che sente per noi

Ecco le motivazioni della discussione di venerdì sera

La lite, che ha poi portato all’espulsione di Jim Boylen e Doc Rivers, sembra esser stato provocata da alcune chiamate arbitrali non gradite dal capo allenatore dei Bulls.

Proprio quando mancavano 1.14 minuti alla fine del terzo quarto, dopo un fallo offensivo di Montrezl Harrell non fischiato, l’head coach dei Bulls si è avvicinato a Rivers accusandolo di giocare “sporco”. Tra i due è iniziato un acceso scambio di opinioni che ha visto i direttori di gara costretti spedire entrambi gli allenatori negli spogliatoi.

Blake Griffin esalta Markkanen: “Si è speciale il ragazzo”

Lauri-Markkanen-Blake-Griffin-tiro

I Detroit Pistons strapazzano i Chicago Bulls per 131-108 ma nel post partita Blake Griffin elogia Lauri Markkanen.Periodo di forma super quello dei Detroit Pistons che superano agevolmente i Chicago Bulls per la seconda volta in 3 giorni, piazzano la dodicesima vittoria nelle ultime 14 partite e la quinta consecutiva. Dall’altra parte i Chicago Bulls soffrono l’assenza del loro attuale miglior giocatore, Zach LaVine, alle prese con un dolore al ginocchio.

La partita si decide nel terzo periodo, nel quale Detroit piazza un parziale di 42-25, terminano avanti 103-80, e chiudono anticipatamente la gara. Pessima prova dei Bulls, si salvano solo Markkanen, 17 punti e 6 rimbalzi, e Otto Porter Jr. 17 anche per lui, ma non riescono ad evitare la quarta sconfitta nelle ultime 5 partite.

Dall’altra parte ottima prova per Detroit, solita doppia-doppia da 16 punti e 15 rimbalzi di Andre Drummond, Langston Galloway chiude con 21 punti con 6/6 da 3 punti, e l’MVP del match, Blake Griffin termina con 28 punti con 10/14 al tiro, e nel post partita lascia alcune dichiarazioni interessanti.

Blake Griffin: “Markkanen è un ragazzo speciale”

”È incredibilmente abile”. Questo ciò che Blake Griffin, ala e star dei Pistons ha detto nel post partita di stanotte tra Detroit e Chicago, nei confronti di Lauri Markkanen.

In un’ intervista con Darnell Mayberry di The Athletic. Blake Griffin ha detto che Lauri Markkanen diventerà un giocatore speciale una volta che sarà in grado di capire come funziona l’NBA e come vengono realmente giocate le partite.

“È speciale”, ha detto Griffin. “Puoi notarlo subito. Le sue abilità, combinate con la sua altezza lo rendono speciale. Una volta che otterrà la fisicità necessaria, e capirà le diverse angolazioni del gioco, sarà un problema per molto tempo“.

Griffin ha avuto la possibilità di marcare Markkanen in diverse occasioni, e il veterano non ha potuto fare a meno di ammirare ciò che il suo avversario più giovane è stato in grado di fare, soprattutto in fase offensiva.

Giudice di Raleigh, NC, nega la revisione del processo per l’omicidio di James Jordan

Negata dal tribunale di Raleigh, North Carolina, una richiesta di revisione del processo per l’omicidio di James Jordan, padre del 6 volte campione NBA Michael Jordan, assassinato il 23 luglio 1993 a Lumberton, North Carolina.

la richiesta di revisione, avanzata con l’intenzione di fornire nuove prove, era stata avanzata da uno dei due colpevoli, Daniel Green, per voce del legale Christine Mumma.

Il giudice Winston Gilchrist ha ritenuto inammissibile la richiesta. Secondo Green, alcune nuove testimonianze avrebbero potuto comportare gli estremi per il riesame del processo. Green ed il secondo colpevole dell’omicidio di James Jordan, Larry Martin Demery, stanno attualmente scontando una condanna a vita nel penitenziario di Raleigh, NC.

James Jordan fu ucciso con un colpo di pistola al petto in seguito ad un tentativo di furto d’auto messo in atto dai due colpevoli, all’epoca dei fatti non ancora ventenni. Dopo l’omicidio, Green e Demery si disfarono del corpo di Jordan Sr, gettandolo in un canale poco lontano dal luogo del crimine. Secondo quanto sostenuto da Green, all’epoca del processo la deposizione di Demery – secondo la quale fu Green a sparare il colpo che uccise James Jordan – sarebbe da ritenersi falsa, e provocata dalle pressioni fatte su quest’ultimo in sede processuale.

Secondo Green, fu invece Demery a sparare.

A seguito della violenta morte del padre, che seguì all’epoca alle roventi polemiche circa la passione per il gioco d’azzardo di Michael Jordan, l’allora 3 volte campione NBA con la maglia dei Chicago Bulls si sarebbe ritirato il 6 ottobre 1993.

Jimmy Butler contro Chicago: “Sbagliamo ad abbassare la guardia”

Jimmy Butler

Jimmy Butler contro il suo passato: vittoria per Chicago in un match ricco di episodi anche simpatici. Ieri sera si è assistito a un episodio piuttosto anomalo durante il finale di partita tra i Chicago Bulls e i Philadelphia Sixers che ha visto Otto Porter come protagonista. Dopo il canestro di Zach LaVine, con tanto di libero sbagliato, i padroni di casa si sono ritrovati avanti per 108-107 con solo 0.5 secondi rimasti da giocare. L’ultimo tiro della franchigia di coach Brown è un lob in direzione dell’ex Butler, intercettato dai tori. Però l’arbitro, dopo aver visto che il lancio è avvenuto a cronometro fermo, ha deciso di far ribattere la rimessa. È proprio quello il momento in cui accede l’imprevisto.

 Porter sull’episodio avvenuto a fine partita

Nel momento della decisione della terna arbitrale di far ribattere la rimessa, Otto Porter Jr., ala piccola arrivata durante la trade dedline da Washington, era già  a fare un test antidoping. Il 22 dei Bulls si è fiondato in campo, ma non è potuto tornare sul parquet perché l’arbitro aveva costretto coach Jim Boylen a fare il cambio per riprende il match. Al suo posto è entrato Selden.

I dirigenti mi hanno cercato, ma non sono riusciti a trovarmi in tempo. Quando mi hanno raggiunto nella zona per i controlli antidoping era troppo tardi. Io sono corso in campo ed ho afferrato la mia maglia, ma l’arbitro non mi ha permesso di tornare sul parquet visto che era già avvenuto il cambioha dichiarato l’ex Wizard.

I Bulls hanno raggiunto la vittoria grazie a un super finale della loro stella Zach LaVine che ha segnato 13 punti nel quarto quarto. Il team della città del vento era sotto di 10 a metà dell’ultimo quarto, da allora è partita la rimonta dei tori. Il canestro del sorpasso è stato realizzato dall’ex T’Wolves a 1.6 secondi dalla sirena a coronamento di una super partita da 39 punti.

Le parole di Butler nel post partita

Nel post partita Jimmy Butler si è dichiarato molto contrariato di come sia finito il match, soprattutto visto che lui ci teneva molto a non sfigurare nella sue vecchia casa.

Non abbiamo amministrato il vantaggio come dovevamoha detto il numero 23 sei Sixers. “Probabilmente ci siamo adagiati troppo sul vantaggio, abbassando la concentrazione. I Bulls allora hanno creduto nel recupero e hanno lavorato in maniera ottima per riprenderci e punirci della nostra leggerezza. Purtroppo è un errore che abbiamo già fatto nelle partite scorse e dobbiamo migliore per evitare che succeda nuovamente. Sbagliamo ad abbassare la guardia in alcuni frangenti”

Bulls, Michael Reinsdorf su John Paxson e Gar Forman: “Mai pensato di licenziarli”

Paxson e Forman, Chicago Bulls

Nelle ultime ore si era parlato di un possibile licenziamento del vicepresidente John Paxson, e del general manager Gar Forman, dei Chicago Bulls. A smentire queste voci è stato proprio il presidente della squadra, Michael Reinsdorf, ai microfoni di K.C. Johnson di The Chicago Tribune.

 

Reinsdorf ha confermato senza giri di parole che né John Paxson né Gar Forman sarebbero a rischio. Il figlio dello storico proprietario Jerry ha dichiarato che i due sono confermati anche per la prossima stagione.

 

Reinsdorf smentisce tutto, Paxson e Forman ai Bulls anche il prossimo anno

 

Assolutamente non sono in dubbio. Crediamo nel loro lavoro e crediamo nel progetto che abbiamo in atto. So che nell’ultima sessione di mercato alcuni fan e, alcuni social media, hanno criticato il loro operato. E ciò mi lascia un po’ perplesso. Ma quel che più non capisco è perché non si parla mai di loro individualmente, ma solo come se fossero una sola persona. Vengono addirittura definiti “GarPax”. Però loro hanno compiti e responsabilità diverse. Capita spesso che lavorino insieme, ma non tutto ciò che fanno è opera di entrambi”

– Michael Reinsdorf su Paxson e Forman –

 

Così il “patron” dei Chicago Bulls che ha continuato dicendo:” A inizio anno ho detto che se mai avessimo avuto la sensazione di non essere nella giusta direzione, ci sarebbero potuti essere dei cambiamenti. Ma siamo assolutamente sulla strada da noi scelta. Quindi nessuno ne se andrà da qui. Attualmente abbiamo la massima fiducia in entrambi”.

 

 

Reinsdorf ha fatto notare che questa è solo la seconda stagione della ricostruzione dei Bulls. Nonostante ciò, la sua squadra è già a buon punto per tornare ad essere competitiva. Questo solo grazie al lavoro svolto da entrambi il GM e vicepresidente della squadra. I due, negli ultimi anni, hanno fatto arrivare a Chicago giovani del calibro di Zach LaVine, Lauri Markkanen e Wendell Carter. Il numero 1 della società di Chicago ha paragonato i Bulls ai Sacramento Kings (per livello di ricostruzione) e ha espresso ottimismo sul fatto la franchigia della città del vento possa fare un gran passo avanti nella prossima stagione.

 

Reinsdorf su Paxson e Forman, ecco il perché della riconferma

 

Per Forman è anche arrivata una nota di merito da parte del presidente dei Bulls. Il GM dei tori è stato infatti lodato per aver selezionato in passato giocatori come Jimmy Butler, Nikola Mirotic, Taj Gibson e Bobby Portis con chiamate al di fuori della lotteria nel corso degli anni a Chicago. Opera proseguita con la scelta del finlandese Lauri Markkanen, con la chiamata numero 7 al draft NBA 2017.

 

 

Se oggi riguardiamo il draft del 2017 Lauri potrebbe anche essere la scelta n. 1. Sicuro in top 3ha dichiarato il proprietario dei Bulls. “Potresti mettere davanti a Markkanen solo Jayson Tatum o Donovan Mitchell. Ma Lauri potrebbe non sfigurerebbe neanche davanti a loro. E ricordo che noi lo abbiamo preso con la numero 7. A vederci lungo e fare questa buona chiamata è stato proprio Gar“.

 

Oltre a Paxson e Forman, Reinsdorf conferma anche coach Boylen

 

Michael Reinsdorf ha confermato tutti il pacchetto societario, coach Jim Boylen compreso, nonostante le numerose critiche ricevute. Anzi, dalla parole di Reinsdorf, si evince che tutti e tre torneranno anche il prossimo anno. In chiusura di intervista, il patron dei Bulls ha confermato le recenti parole di Paxson su Boylen.

 

Nulla è cambiato da ciò che ha detto John. Sono molto contento del lavoro che Jim ha fatto. Fa quello che dice e mi piace come lo fa

Maratona tra Bulls e Hawks, vince Chicago al quarto overtime, Young; “Partita divertente, peccato averla persa”

Maratona tra Bulls-Hawks, 329 punti combinati tra Chicago Bulls ed Atlanta Hawks nella sfida di venerdì notte della StateFarm Arena di Atlanta, Georgia.

 

I Chicago Bulls si sono imposti per 168-161 sui padroni di casa dopo ben 4 tempi supplementari, i 329 punti complessivi sono validi per la terza miglior prestazione ogni epoca per due squadre NBA in partita singola, dietro ai 370 punti di Detroit Pistons e Denver Nuggets nel 1970, ed ai 337 punti segnati da Milwaukee Bucks ed Indiana Pacers nel 1982.

 

Agli Hawks non bastano i 49 punti (in ben 56 minuti di gioco!) del gioiellino Trae Young (anche 16 assist per l’ex Oklahoma Sooners). Guidati da un Lauri Markkanen da 31 punti e 17 rimbalzi, e dal career high di Zach LaVine (47 punti, 9 rimbalzi e 9 assist), i Bulls la spuntano nel quarto ed ultimo overtime.

 

 

Una tripla di Trae Young a 22 secondi dal termine dei regolamentari pareggia la gara e manda tutti ai tempi supplementari, e sempre Young rimedia ad un suo errore nel finale del primo overtime e forza il secondo tempo supplementare, dopo un 1 su 2 dalla lunetta di Wayne Selden Jr.

 

DeAndre Bembry e Young sprecano l’occasione di chiudere la gara al terzo overtime, ed una tripla di Ryan Arcidiacono rimette i Bulls in parità prima della cavalcata finale degli ospiti nel quarto ed ultimo overtime, ispirata da Markkanen.

 

Bulls-Hawks, i numeri da record di Trae Young e Vince Carter

 

Con i 49 punti segnati a fine gara, Trae Young diventa il primo rookie dai tempi di Allen Iverson (1997) a segnare almeno 120 punti in 3 partite consecutive, ed appena il quinto giocatore al primo anno di sempre a mettere a referto una partita da almeno 45 punti, 10 assist e 5 rimbalzi in una partita singola: “Una partita divertente, forse la più divertente che abbia mai giocato. Sono orgoglioso dei ragazzi, di come abbiamo lottato fino all’ultimo. Peccato per la sconfitta“.

 

Nel mese di febbraio, Trae Young ha viaggiato a 23 punti e 9 assist a partita, con il 44% al tiro da tre punti. La partita di venerdì notte è la terza escursione consecutiva sopra quota 36 punti per il rookie da Oklahoma.

 

Il “vecchio” Vince Carter continua a sfidare il tempo e l’età, e chiude la sua partita con 13 punti e 7 rimbalzi in 44 minuti di gioco. L’ex star dei Toronto Raptors è diventato il più anziano giocatore NBA di sempre a giocare ameno 45 minuti in partita singola.

 

Lopez-Bulls, nessuna richiesta di buyout. Rimane a Chicago

Lopez-Bulls

Il binomio Lopez-Bulls durerà almeno fino a fine stagione. Nonostante la franchigia non abbia nulla da chiedere a questa stagione – se non una buona scelta al prossimo draft – il centro sembra felice di concludere la stagione a Chicago. Nessuna richiesta di buyout.

Lopez-Bulls: le parole del giocatore

Si parlava di possibile buyout per l’ex giocatore dei Suns, ma stando alle parole di Robin Lopez, il suo futuro – almeno per questa stagione – sarà a Chicago (a differenza delle voci che circolavano nell’ambiente). Ecco le dichiarazioni del giocatore a KC Johnson del Chicago Tribune sulla sua permanenza in Illinois:

E’ stato divertente giocare con i ragazzi. E’ la cosa che voglio fare per questa stagione.

Oggi scade il termine per i possibili buyout che permetterebbero ad alcuni giocatori di andare a rimpinguare i roster di squadre pronte alla postseason. Lopez-Bulls è una storia che continua ancora per questa stagione, quando terminerà il contratto da 14 milioni del centro dei Bulls. Un giocatore che crede nel progetto di ricostruzione di Chicago, come afferma nella sua intervista:

C’è da dire qualcosa su quello che stiamo facendo. È davvero bello quello che stiamo cercando di costruire qui in questo momento. Penso che abbiamo alcune parti fantastiche, in ogni ambito – a livello di coaching, a livello di giocatori. Noi stiamo insieme per fare qualcosa di veramente speciale

 

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Lopez-Bulls: le stats

Con la maglia di Chicago, Robin Lopez sta mantenendo medie interessanti. Da quando gioca in quintetto, queste le sue statistiche:

  • 12.1 punti
  • 60% FG
  • 4.4 rimbalzi
  • 1,5 blocchi

 

 

 

Stiramento alla gamba sinistra per Otto Porter, salterà la sfida contro i Milwaukee Bucks

Otto Porter stiramento

Nella notte di ieri sera è arrivata la terza vittoria consecutiva per i Chicago Bulls (prima striscia positiva della loro stagione). Prima di battere i Boston Celtics per 126 – 116, i Tori avevano avuto la meglio su Memphis Grizzlies ed Orlando Magic.

 

Per i Bulls, però, arrivano anche cattive notizie. Nel match di ieri, l’ala piccola Otto Porter ha rimediato uno stiramento alla gamba sinistra che gli farà saltare sicuramente la partita contro i Milwaukee Bucks e probabilmente i successivi impegni.

 

Bulls vincenti contro i Celtics nonostante lo stiramento di Otto Porter

 

L’ex Washington Wizards ha giocato solo 14 minuti contro il team di Boston prima di infortunarsi, minuti nei quali ha realizzato 3 rimbalzi e 3 assist.

 

Per fortuna dei Bulls, a Lauri Markkanen e Zach LaVine non è mancata l’ispirazione. Il finlandese ha messo a referto una prestazione da 35 punti e 15 rimbalzi (prima di lui solo Shaquille O’Neal e Anthony Davis sono riusciti a realizzare numeri simili contro i Boston Celtics). Mentre l’ex Minnesota Timberwolves ha fatto registrare il suo personale career high, con 42 punti.

 

Nella prossima partita, che la franchigia della Città del Vento disputerà contro i Milwaukee Bucks, oltre a Otto Porter, coach Boylen dovrà fare a meno di altri 3 giocatori. Denzel Valentine, praticamente mai sceso in campo in quest’annata, non è ancora arruolabile in panchina. Fermi temporaneamente ai box ci sono i due rookie Chandler Hutchison e Wendell Carter Jr.

 

 

Tutte queste assenze hanno fatto si che Robin Lopez ritornasse a giocare nel quintetto titolare. I vari infortuni dei titolari o dei principali giocatori di rotazione stanno anche dando minuti e occasioni di farsi vedere anche ai giocatori del famoso “terzo quintetto” come Cristiano Felicio, Shaquille Harrison, Brandon Sampson e Timothè Luwawu-Cabarrot.

 

Otto Porter ha iniziato la stagione con la franchigia di Washigton, ma la chiuderà con la maglia rossa dei Bulls. Otto è infatti passato alla franchigia dell’Illinois durante la trade deadline, nella trade che ha spedito nella capitale Bobby Portis e Jabari Parker. Nelle prime 6 partite giocate con i Chicago Bulls, il nativo del Missouri ha viaggiato ad una media di 13.6 punti, 5.6 rimbalzi e 2.0 assist. Il tutto tirando con il 47,4% dal campo e il 39% da oltre l’arco.

Jordan scherza sui record di Westbrook e Harden: “E’ più difficile vincere 6 anelli”

record di Westbrook-Michael Jordan

Michael Jordan è stato uno dei più grandi giocatori (se non il più grande) che abbia mai messo piede su un campo da basket. A conferma di questo, oltre ai 6 anelli vinti, le giocate memorabili e le pagine di storia della NBA che ha scritto, ci sono i numerosi record da Jordan infranti. Tra questi primati, però, non ci sono quelli raggiunti recentemente da Russell Westbrook e James Harden.

Michael Jordan si esprime sui record di Westbrook e Harden

Ieri sera, durante la conferenza stampa, è stato chiesto a MJ quale fosse il record più difficile da realizzare tra quello raggiunto da Westbrook e quello raggiunto da Harden. Infatti, in questa stagione, il playmaker dei Thunder è diventato il primo giocatore di NBA ha mettere a referto 10 triple doppie consecutive. Mentre “il Barba” è stato il primo di sempre a far registrare 30 almeno punti in 30 partite di fila. La riposta del proprietario degli Charlotte Hornets è stata secca e sicura con la sua solita ironia:

Il record più difficile è vincere sei finali” (fonte di Steve Reed di The Associated Press).

Jordan ha portato i Chicago Bulls alla vittoria di sei titoli NBA nel giro di 8 anni, dal 1991 al 1993 i primi tre e dal 1996 al 1998 gli altri tre (nei due anni di mezzo non ha giocato a basket, ma era passato al baseball).

Dopo la risposta l’ex guardia dei Chicago Bulls ha ammesso che i due risultati ottenuti dalle stelle sopra citate sono la dimostrazione del talento che hanno i due giocatori e, di conseguenza, del talento che c’è nella NBA.

A parte gli scherzi questa è la dimostrazione della grande qualità che c’è adesso nel nostro campionato. Sono molto orgoglioso di ciò che hanno fatto entrambi, perché stanno lasciando un segno in questa lega. Penso che questi risultati aiuteranno davvero la lega a crescere“.

Jordan ha ragione questi due sono, da qualche anno, due dei protagonisti delle lega. Harden, durante le 30 partite sopra i 30 punti, ha realizzato una media di 41.5 punti, 7.7 rimbalzi, 7.5 assist e 2.3 palle recuperate a notte. Mentre Westbrook sta viaggiando alla media stagionale di almeno 10 punti, 10 rimbalzi e almeno 10 assist per la terza regular season consecutiva. Numeri paurosi per il campionato più bello al mondo.

Otto Porter va ai Chicago Bulls, Jabari Parker e Bobby Portis agli Wizards

Gli Washington Wizards avrebbero spedito Otto Porter Jr ai Chicago Bulls, in cambio di Jabari Parker e Bobby Portis, come riportato da Shams Charania di The Athletic.

 

I Chicago Bulls avrebbero incluso una seconda scelta al draft NBA 2023, come riportato da Adrian Wjnarowski di ESPN.

 

Gli Wizards dicono con ogni probabilità addio ad ogni residua possibilità di post-season con la partenza di Porter. Jabari Parker diventerà con ogni probabilità free agent a fine stagione (team option sul secondo anno del biennale da circa 40 milioni di dollari per l’ex giocatore dei Milwaukee Bucks).

 

Bobby Portis è all’ultimo anno del proprio contratto da rookie e diventerà free agent a fine stagione. Il prodotto di Arkansas sarà eleggibile per una qualifying offer annuale da 3.4 milioni di dollari a partire dal 1 luglio.

 

Come riportato da David Aldridge di The Athletic, la mossa degli Wizards consentirà a Washington di rifirmare in estate i giovani Tomas Satoransky e Thomas Bryant, due delle ben poche note positive della sventurata stagione nella capitale.

 

 

 

 

E’ una sensnazione un po’ strana” Così Bradley Beal sulla cessione di Otto Porter “Ma noi siamo dei professionisti, e come tali dobbiamo comportarci. Vengono prese delle decisioni, alcuni giocatori partono ed altri arrivano. Non possiamo farci molto. Otto (Porter, ndr) è stato per tanti anni parte di questa squadra… guardiamo avanti. Porter ha le qualità per diventare il leader di una squadra giovane, so che farà benissimo a Chicago. Noi diamo il benvenuto a Bobby (Portis, ndr) e a Jabari (Parker, ndr) e guardiamo avanti