Michael Porter Jr.: “Dopo l’infortunio mi sento un giocatore sempre più forte”

Il rookie dei Denver Nuggets, ossia Michael Porter Jr., fermo per infortunio alla schiena per tutto il suo primo anno, è pienamente convinto delle sue possibilità e ritiene di non essersi mai sentito meglio.

LE DICHIARAZIONI DI MICHAEL PORTER JR. ALLA STAMPA

Il 20enne di Denver dovrebbe esordire finalmente nella prossima Summer League

In particolare, parlando ai giornalisti, il nativo di Columbia ha affermato di essere ormai guarito al 100% e pronto a scendere in campo. Nonostante questo, comunque, ha ammesso la sua sorpresa nel constatare la velocità di tale recupero, ritenendo infatti inizialmente che questo processo richiedesse tempistiche più lunghe.

Ad essere onesti non me l’aspettavo. Ma allo stato attuale mi sento davvero bene, sono pronto. Lavoro ogni giorno con la squadra e con questi ragazzi, e credo di sentirmi il miglior giocatore che sia mai stato.

Porter Jr., nello specifico, dopo una buon periodo liceale culminato con il premio di Mc Donald All American nel 2017, è stato selezionato nello scorso Draft con la 14 esima scelta assoluta. Gli addetti ai lavori lo avevano ritenuto tra i migliori prospetti della lottery, addirittura tra le prime 3 possibili selezioni,come anche apertamente affermato dal playmaker Isaiah Thomas.


Malgrado ciò, la debolezza fisica del ragazzo ha fatto precipitare le quotazioni, facilitando così la selezione da parte di Denver. In tal senso, la franchigia del Colorado ha preferito non rischiare ulteriori complicazioni, scegliendo invece di preservarlo in vista della prossima annata.

Ora, però, tutte le noie sono definitivamente superate. Porter Jr. appare pronto e decisamente motivato a scendere in campo, per divenire un’altra arma in più nello scacchiere di Denver. Con l’obiettivo di fare ancora meglio dell’annata appena conclusa in gara 7 contro i Portland Blazers

 

Mike Malone: “Scontro Seth Curry-Will Barton? Visto di molto peggio, andiamo avanti”

will barton seth curry

Il tafferuglio scoppiato tra Seth Curry e Will Barton in gara 6 è stato l’episodio più “scabroso” di una serie fisica- quella tra Portland Trail Blazers e Denver Nuggets – ma mai andata oltre le righe.

Lo sa bene l’allenatore dei Denver Nuggets Mike Malone, che a poche ore dalla palla a due di gara 7, partita più importante dell’anno per entrambe le squadre, confessa candidamente di aver visto di molto peggio:

Poca cosa” Così Malone “Voglio dire, se quello lo chiamate uno scontro… io sono cresciuto in una NBA diversa, se un episodio del genere lo vogliamo definire ‘scorretto’, un colpo basso, facciamo pure. Ma io ho mi ricordo di molto peggio“.

Coach Malone fa riferimento alle parole di Seth Curry, che nel post partita di gara 6 aveva definito “sassy” (scorretto, un gesto di sfida) la ditata nell’occhio subita da Will Barton nel quarto periodo di gara 6.

Dopo un fallo in attacco di Nikola Jokic su Zach Collins, Curry era corso ad aiutare il suo compagno a rialzarsi. Nel cadere a terra, Collins aveva incocciato contro il ginocchio di Will Barton, che ha poi spintonato Curry arrivato ad aiutare il prodotto di Gonzaga.

Dopo alcuni secondi, Barton e Curry vengono a contatto per poi essere separati dagli arbitri e dai rispettivi compagni di squadra. A scatenare la reazione di Seth Curry un gesto di Barton, che punta vistosamente il dito indice contro il viso del fratello di Steph. Entrambi i giocatori sono stati sanzionati con un fallo tecnico.

Quello che è successo è che Will (Barton, ndr) cerca di proteggersi da un giocatore che gli stava per finire su un ginocchio, Curry non gradisce e i due si spintonano, niente di che. Andiamo avanti” Prosegue coach Mike Malone: “Gara 7 sarà una partita ad alta intensità, combattuta, ma on credo che nessuno voglia andare a caccia di rivincite per questa cosa. Sono i playoffs e sono partite fisiche“.

E’ un’epoca diversa. Mio padre era assistente allenatore ai Detroit Pistons dell’era dei ‘Bad Boys’, in confronto a quegli anni questo diverbio non è nulla

Lillard mantiene la promessa, Blazers e Nuggets vanno a gara 7

Dopo la sonora sconfitta incassata dai suoi Portland Trail Blazers in gara 5, Damian Lillard aveva promesso rivalsa in vista del sesto incontro della serie. Così in effetti è stato, e sul parquet amico la squadra dell’Oregon supera i Denver Nuggets per 108-119. Ora gara 7 andrà in scena domenica notte in quel di Denver, e varrà l’accesso alle Western Conference Finals.

A condurre i ragazzi di Coach Terry Stotts alla vittoria sono state tre grandi prestazioni. Due provenienti dal quintetto titolare ed una in uscita dalla panchina. Lillard, dopo qualche partita al di sotto dei suoi standard, torna a far registrare buoni numeri: 32 punti e 6/13 da tre; Cj McCollum si rifà dopo una pessima gara 5 e segna 30 punti, con +10 in plus/minus; Rodney Hood, infine, continua ad incidere a dovere in uscita dalla panchina, dopo i punti che erano stati decisivi negli overtime di gara 3, e ne mette a segno 25, tirando 8/12 dal campo e 3/4 da oltre l’arco. Degno di nota anche Zach Collins, che porta tanta energia dalla panchina ed è il primo Blazer a registrare 5 stoppate in una partita di Playoff, dopo Lamarcus Aldrige nel 2010.

A Denver non bastano i soliti Nikola Jokic, con 29 punti, 12 rimbalzi e 8 assist, e Jamal Murray, con 24 punti e il 50% da tre. I Nuggets ora si giocheranno tutto in casa, in gara7, come già successo contro i San Antonio Spurs, nel primo turno.

Lillard mantiene la promessa con un ottimo terzo quarto

La partita è stata combattuta nel primo tempo, con la squadra ospite anche spesso al comando. Tuttavia, nel terzo quarto, il numero 0 di Portland ha deciso di dare una scossa seria alle cose. I suoi sono andati in vantaggio a 4 minuti dalla fine del periodo e non si sono più guardati indietro fino al termine dell’incontro.

Come detto, Lillard aveva assicurato ai suoi tifosi che la serie Nuggets-Blazers non si sarebbe chiusa in 6 partite, ma che lui e compagni avrebbero forzato una gara 7. Così è stato. Royce Young, per ESPN, ha riportato le impressioni dei protagonisti della serie sull’impronta che la stella di Portland ha dato a questa partita.

Lo stesso giocatore ha commentato quei passaggi decisivi, nel terzo quarto di gioco:

“Sì, ho attaccato forte per far infuocare la folla e costringerli a chiamare un timeout. Sono stato dall’altra parte in queste situazioni, so che serve riunirsi e rifare gruppo con i timeout in questi casi in cui si va sotto. Per cui sì, puoi dire che cerco quei momenti con il mio gioco. (…) In quella situazione, a 9 minuti dalla fine del terzo periodo, non puoi certo già sconfiggerli, ma puoi infiammare la folla e costringerli a fermarsi e parlare tra loro, ed è un’ottima cosa.”

Anche il Coach avversario, Mike Malone, ha parlato delle giocate di Lillard che hanno deciso l’incontro:

“Si è trattato di una combinazione di varie cose. Di lui che ha capito molto bene il momento del match, e di noi che non l’abbiamo chiuso efficacemente in difesa. (…) Damian sa che è una situazione in cui bisogna vincere per sopravvivere, ed ha mostrato il mind-set che ti aspetteresti da un giocatore del suo calibro. Unisci la cosa con la nostra mancata fisicità in difesa, ed ecco che segna 6 triple. Per tutta la serie siamo stati bravi a negargli i tiri da tre, ma oggi invece è esploso segnandone tanti.”

Lo stesso leader dei Blazers ha infine espresso i suoi pensieri in vista della decisiva gara 7:

“Non bisogna pensarci troppo o renderla un fatto di grande, estrema, fondamentale importanza. Dovremo giocare a Basket, sarà sicuramente una partita importante sul loro parquet. Ma lì abbiamo già vinto in questa serie, sappiamo come dobbiamo arrivarci a livello mentale.”

Mike Malone toccato dalla sparatoria alla STEM High School in Colorado: “Basta, qualcosa deve cambiare”

L’allenatore dei Denver Nuggets Mike Malone parla, visibilmente scosso, del recente episodio di cronaca nera con protagonista un liceo del Colorado, poco distante dal tristemente noto liceo Columbine.

Nella giornata di martedì, almeno uno studente è morto ed altri 8 sono rimasti feriti a seguito di una sparatoria alla STEM school Highlands Ranch di Highlands, Colorado. A sparare, come riportato dalla CNN, due persone identificate come studenti del liceo, ora agli arresti.

A poco più di 20 anni (era il 20 aprile del 1999) dalla strage del liceo Columbine in Colorado in cui morirono 13 tra insegnanti e studenti, l’area torna a far parlare di sé per un nuovo episodio di campus shooting. Coach Malone ha raccontato ai giornalisti la sua personale esperienza – per fortuna senza conseguenze – e quella della famiglia nelle tragiche ore dell’attacco armato alla scuola.

La STEM high school è a due minuti da casa nostraSpiega MaloneMia moglie e le mie due figlie conoscono tante persone lì, io sono una specie di recluso essendo un coach NBA, ma loro sono più attive di me nella comunità“. Jocelyn, la moglie dell’head coach dei Denver Nuggets, ha contattato il marito poche ore prima della palla a due di gara 5 tra i suoi Nuggets ed i Portland Trail Blazers per rassicurarlo, una volta uscita la notizia della sparatoria:

Mi ha detto che le ragazze erano a scuola, e per motivi di sicurezza tutti i ragazzi erano stati bloccati li, spaventati a morte e senza sapere cosa stesse accadendo. Non sapevo chi fosse, cosa fosse e dove (…) i ragazzi vanno a scuola per imparare e stare con gli amici, crescere, e non per preoccuparsi della gente che se va in giro a sparare. E’ una cosa che mi fa impazzire, ancora di più perché così vicina a casa

Non è Highlands Ranch e non è il Colorado. E’ tutto il Paese. La situazione è fuori controllo” Continua coach Malone “Ed è frustrante. Come si ferma? Ci vuole una legge? Un controllo severo sulla circolazione delle armi? Quello che serve, io non sono un politico. Voglio solo che tutti a Highlands Ranch sappiano che siamo con loro“.

Mike Malone si commuove poi parlando delle sue due figlie: “Come lo spiegherò a loro? Bella domanda… ero lì a scriverle che sarebbe stato tutto OK, ma non lo so nemmeno io… quello che è successo è l’incubo di ogni genitore“. Già due settimane fa le scuole dell’area erano state sottoposte a coprifuoco a causa di un altro allarme, una mitomane che avrebbe acquistato un’arma da fuoco per recarsi a celebrare una sorta di “anniversario” della strage del liceo Columbine. La ricerca si era chiusa con il sospetto suicidio della donna, lo scorso 17 aprile.

E’ una vergogna” Spiega Malone “Le mie figlie e gli altri ragazzi si sono ritrovati per due volte in due settimane rinchiusi a scuola. Qualcosa deve cambiare in questo Paese“.

I Nuggets dominano e brillano, per i Blazers è buio pesto e 3-2 nella serie

Dopo l’esito di gara 3, terminata dopo 4 overtime in favore dei padroni di casa di Portland, sembrava che le sorti della serie sarebbero state inevitabilmente segnate da quel risultato. Così non è stato e dopo la vittoria di gara 4, i Denver Nuggets dominano i Portland Trail Blazers in gara 5. L’incontro si è chiuso su un perentorio 98-124, con i Blazers che non sono mai stati in vantaggio in tutto l’incontro.

A condurre la squadra del Colorado, sul parquet amico, sono state le ottime prestazioni di tre giocatori diversi. Giocatori ai quali i supplementari thriller persi in Oregon hanno dato una spinta in più, contrariamente alle attese. Parliamo di Nikola Jokic, che ha chiuso con 25 punti, 19 rimbalzi e 6 assist, Jamal Murray, autore di 18 punti e 9 assist e Paul Millsap, che ha fatto registrare 24 punti e 8 rimbalzi.

Non brilla nessuno, invece, tra le fila dei Blazers: Damian Lillard si ferma a 22 punti e 2/9 da tre, Cj McCollum a 12 punti e 5/16 dal campo e Enes Kanter, infine, a soli 7 punti e 8 rimbalzi.

Le parole dei protagonisti, ora di nuovo diretti verso Portland

Nel post partita, come riportato da Ohm Youngmisuk per ESPN, tutti i membri dei Denver Nuggets hanno lodato il gioco di squadra e, in particolare, un giocatore che sta facendo molto bene, di recente.

Coach Mike Malone ha rimarcato quanto il concetto di collettivo sia importante per i suoi:

“Se riguardiamo alle 82 partite di regular season, siamo secondi nella lega per assist per partita. E’ il modo di giocare che alleniamo e perseguiamo. Noi giochiamo per i compagni, non semplicemente con i compagni. E’ questo che ci piace fare, quello che facciamo sempre. Vedendoci giocare si vede quanto ci interessi l’uno dell’altro, e questo è ciò che amo del nostro gruppo”

Poi, i Nuggets hanno pensato bene di lodare il lavoro incredibile che sta mettendo in campo, da protagonista, il veterano Paul Millsap.

Per Jamal Murray“Non è la prima volta per lui, è già arrivato a questo punto della stagione. Sta mostrando ancora quanto sia utile da entrambi i lati del campo. E’ uno di quei giocatori che sanno essere aggressivi e segnare quando serve”

Per Nikola Jokic, invece: “E’ stato fondamentale, ha messo le cose in chiaro in molti ambiti, fisicità, ritmo, attacco, difesa… è stato fondamentale. Per tutti i Playoff in realtà ha giocato molto bene, probabilmente ha attivato la modalità Playoff”

Infine, per Malone“Paul ha avuto un impatto incredibile, soprattutto sulle nostre formazioni senza centro. Se guardiamo anche agli incroci di regular season è stato fenomenale, rappresenta la calma nella nostra squadra”

Dall’altro lato del parquet si trovava un Lillard con sentimenti ovviamente opposti, e che ha promesso rivalsa in vista della prossima gara 6, prevista per giovedì notte a Portland:

“Sia che si perda per 1 punto che per 25, si tratta sempre di una sola partita. Ora torneremo in casa per provare a portare la serie a gara 7”

Rossa o blu? Gara 5 di Trail Blazers-Nuggets in qualche pillola

Trail Blazers-Nuggets

Gara 5 è una partita dal fascino maledetto.
É come l’indizio prima di rivelare il colpevole in un giallo, o come il quarto rigore, quello che metterà una squadra e una soltanto con le spalle al muro.
Ha un fascino sottile ma estremamente tagliente, niente a che vedere coi fuochi d’artificio di un match win or go home, o col peso dell’ultima pagina del libro dove si scoprirà chi, fra i maggiordomi, è l’assassino.

Trail Blazers-Nuggets non è però un giallo, semmai è il racconto epico di una battaglia – non solo per la durata record di Gara 3 – tanto dura quanto incerta.
Dopo il successo di Denver in gara 1, la franchigia dell’Oregon ha assestato due colpi importanti per ribaltare la serie e giocarsi in casa, in gara 4, una fetta importante delle Finali di Conference ad ovest.
Ma proprio quando sembrava fatta, il Joker dei balcani e Murray, oltre ad un ritrovato Barton, sono riusciti a riportare la serie fra i monti del Colorado in parità.
Inizia perciò stanotte (ore 4:30 italiane, ndr) una mini-serie al meglio delle 3 in cui, in perfetto stile Playoff, ogni strategia andrà riscritta, per mezzo di ciò che dall’altra parte dell’oceano chiamano “adjustments”.

Quali possono essere le chiavi per portarsi a casa Gara 5? Chi sarà spalle al muro quando si farà ritorno al Moda Center?
Chi se la porterà a casa lo sapremo solo quando suonerà la sveglia per ricordarci che anche di mercoledì mattina si deve lavorare, ma come potrebbe riuscirci, chiunque ce la farà?

5° partita, 2 Squadre, 3 chiavi per portarsela a casa. Facciamo qualche ipotesi partendo dai padroni di casa.

TRAIL BLAZERS-NUGGETS: AD OGNI QUADRO LA SUA CORNICE

Trail Blazers-Nuggets
Gary Harris, Nikola Jokic e Jamal Murray

Se Jokic e Murray sono il centro dell’energia per questa squadra, oltre che un riferimento costante nei momenti chiave, è anche vero che senza un’ adeguata cornice, anche un capolavoro può rischiare di perdersi.
Ecco perché, oltre ai già citati, saranno fondamentali gli apporti di Barton (malino all’inizio di questa serie, ma in netta ripresa), Millsap, uno dei pochissimi in questa squadra ad avere esperienza nei PO, Harris & Beasley almeno se non soprattutto per limitare il back court dei Trail Blazers, che seppur con un Lillard che non tira benissimo, hanno creato non pochi problemi alla difesa Nuggets.
In questo tornerà utile Craig per dare il suo contributo e lasciare un po’ di respiro agli starters, specie per quando la palla peserà nell’altra metà campo.
Se la “parte centrale” del supporting cast di Denver riuscirà ad instradare la partita verso il game plan di coach Malone, allora anche il duo che sta facendo impazzire il Colorado potrebbe ritrovarsi la strada inclinata in discesa nei risvolti di Gara 5.

TRAIL BLAZERS-NUGGETS: CHI VA PIANO…

Sia Denver che Portland sono due squadre dal ritmo offensivo basso, almeno in questa serie.
Denver ha una grande capacità di squadra di passarsi la palla e trovare il tiro giusto, legando le proprie fortune offensive un po’ meno di quanto non facciano i Trail Blazers all’esecuzione.
Avere un vero e proprio visionario del gioco come Jokic aiuta parecchio per poter sviluppare questo genere di pallacanestro, ma è doveroso adattare la gara a dei ritmi consoni ai suoi attori principali.
Per questo, tenere un ritmo di gara non elevato, limitare al massimo i tiri concessi nei primi 7 secondi ad avversari come Lillard e McCollum, o quel Rodney Hood che tanto ha fatto male in gara 3, potrebbe rivelarsi utile su entrambe le metà campo.

THE JOKER

Trail Blazers-Nuggets
Nikola Jokic, il centro dei Denver Nuggets

È scontato, scontatissimo.
Ma sarebbe stupido, stupidissimo, ignorare quello che un ragazzone serbo sta facendo passare alle difese NBA che devono incontrarlo, anche durante questa Postseason.
Oltre alle cifre disarmanti, che lo pongono legittimamente al centro di molte attenzioni, è l’atteggiamento di Nikola Jokic a farlo sembrare un vero fenomeno.
Sta facendo adattare su di lui un discreto numero di difese diverse, senza praticamente mai scomporsi, né snaturare il suo gioco, anzi, aprendo possibilità sempre nuove per i compagni, dal post come dal gomito (luogo in cui Portland non lo manda volentieri, ma che per questo è bravissimo a guadagnarsi).
Basterà per decidere gara 5 se venissero a mancare le due “pillole” quì sopra?
God only knows.
Ma forse, qualcosa la sa anche Il Joker.

RODNEY, THE UNDERDOG

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Rodney Hood, la guardia dei Portland Trail Blazers

Siamo sinceri, in pochi pensavano (compreso chi vi sta scrivendo) che Rodney Hood potesse avere un impatto del genere su una semifinale Playoff (per giunta ad Ovest).
Ma l’ex Utah si è dimostrato tanto affidabile in difesa quanto in attacco, potendo godere delle maggiori attenzioni che il duo Damiano&CJ attira a sé, trovandosi spesso con tiri wide open da prendere e buttare dentro.
In una gara 5 fuori casa, imporsi subito come un fattore del match anche a livello offensivo, potrebbe portare a benefici inaspettati proprio i soliti pistoleri dell’Oregon, ai quali bisognerebbe concedere qualche spazio in più.
In pratica, con Hood a confermarsi un fattore (e cosa meglio di una gara 5 potrebbe consacrare un’ascesa durante la postseason?) il game plan difensivo dei Nuggets dovrebbe fare degli adeguamenti, un’arma a doppio taglio che non so quanto Malone voglia trovarsi a maneggiare.

TRAIL BLAZERS-NUGGETS: RUN FAST, PLAY FASTER

Una delle chiavi principali, se non LA chiave per questa Game 5 (ma forse per l’intero proseguimento della serie) sarà il controllo del ritmo di gioco.
Se, come scritto quì sopra, la chiave per Denver sarà il ritmo controllato, i repost quasi sistematici per Jokic a togliere un minimo di velocità, per i ragazzi di coach Stotts giocare a ritmo elevato diventa quasi necessario, e forse meno rischioso di quanto possa sembrare, siccome in fin dei conti si sta parlando di alzare il ritmo fuori casa con una posta in gioco abbastanza alta, diciamo che pochi manuali lo trovereste come suggerimento.
Ma aldilà di far stancare Jokic il più possible nella speranza di togliergli lucidità una volta che avrà la palla in mano, che già di per sé potrebbe valere il rischio, controllare il ritmo riuscendo ad alzarlo, aumentare il numero dei possessi, dei tiri liberi e delle seconde possibilità create dai rimbalzi offensive, potrebbe pagare dividendi soddisfacenti dalle parti dell’Oregon.

TURCHIA – SERBIA: L’ALTRA CHIAVE DI TRAIL BLAZERS-NUGGETS

Che Enes Kanter fosse un giocatore particolare, oltre che un uomo particolare, lo si può evincere consultando le vicende extracestistiche di cui è stato protagonista poco più di un anno fa.
Difficile dunque pensare che una persona con quella caratura possa poi essere un giocatore che abbassa la testa “solo” perché di fronte ha uno dei giocatori più forti e completi che la scuola balcanica abbia mai prodotto (e ad occhio e croce qualcuno l’ha prodotto). Di fatti così è stato.
Nonostante il serbo abbia praticamente sempre chiuso in tripla doppia le quattro precedenti dispute, non ha avuto e non avrà vita facile finché di fronte a lui troverà il turco pronto ad ostacolarlo.
Ma la vera chiave potrebbe essere nel rendimento offensivo di Kanter, per il quale varrebbe lo stesso discorso di Hood, ovviamente rapportato al suo ruolo in campo e in questa squadra.
Accenni di storie tese ce ne sono già stati, portare the Joker un po’ fuori dai binari in cui ha giocato in questa serie sarebbe senza dubbio funzionale al gioco dei Trail Blazers.
A Lillard e McCollum spetterebbe poi far venire via dal Pepsi Center i ragazzi di Ripcity con la prospettiva di non doverci più tornare, almeno fino alla stagione 2019/2020.

Jokic, Murray e Will Barton spingono i Denver Nuggets, Malone: “Siamo indistruttibili”

La nota più positiva della maratona di gara 3 coach Mike Malone l’aveva probabilmente individuata nel recupero mentale di Will Barton, giocatore importantissimo per i Denver Nuggets ma in crisi offensiva in questi combattutissimi playoffs in Colorado.

In gara 3, Barton aveva chiuso con 22 punti e ritrovata verve offensiva, che si era aggiunta alla consueta intensità difensiva su Damian Lillard e C.J. McCollum (due stoppate nei tempi supplementari).

In gara 4, due tiri da tre punti fondamentali per respingere nel quarto quarto la rimonta dei Portland Trail Blazers sono arrivati dallo stesso Barton, ex di turno della serie ed autore di una prova da 11 punti e 5 rimbalzi in 30 minuti di gioco. 4 su 14 al tiro per l’ex Blazers, ma due dei quattro canestri arrivano negli ultimi cinque minuti di gara, sui puntuali scarichi di Nikola Jokic (102-98 a 3:02 dal termine, e poi ancora 107-102 a 1:47 dalla sirena finale).

Al resto ci hanno pensato la freddezza ai liberi di Jamal Murray (seconda escursione consecutiva oltre quota 30 punti – 34 con 5 rimbalzi e 4 assist a fine gara), la tripla-doppia da 21 punti, 12 rimbalzi e 11 assist di Nikola Jokic e la difesa asfissiante dei Nuggets su Damian Lillard, che deve faticare per guadagnarsi ognuno dei suoi 28 punti finali.

Gara 4 tra Portland Trail Blazers e Denver Nuggets termina 116-112, una vittoria importante per gli uomini di Mike Malone, ora di nuovo in possesso del vantaggio del campo e diretti in Colorado per una decisiva gara 5.

Quando una squadra va sotto 3-1, sappiamo benissimo tutti come va a finire” Così Malone nel post gara “Non abbiamo tremato, siamo restati uniti ed abbiamo mostrato una capacità di soffrire ed una durezza mentale difficile da descrivere. Ero fiducioso, in stagione siamo stati la miglior squadra NBA per seconde gare di un back-to-back con 12-1, e siamo 13-3 nelle partite risolte da meno di 5 punti di scarto“.

Che per Jamal Murray sarebbe stata una serata da ricordare lo ha dimostrato il suo primo canestro della gara, un’acrobazia da dietro il tabellone, al quale è seguita poche azioni dopo una poderosa schiacciata a difesa schierata.

Ritmo e condizioni fisiche migliori per Jamal Murray, che in difesa rimane un anello debole della catena dei Denver Nuggets ma in attacco sa come compensare. La point-guard canadese sfodera il meglio del suo repertorio offensivo, “teardrop” in avvicinamento, penetrazioni forti al ferro e soprattutto tanto coraggio e grande imperturbabilità in lunetta, nonostante la pressione del risultato della partita su di sé.

I tiri liberi sono la specialità della casaJamal Murray spiega a fine partita, dopo il suo perfetto 11 su 11 dalla linea dei tiri liberi “Mi alleno sempre, anche con mio padre, tiro bendato e lui ‘simula’ l’effetto del tifo avversario“.

I dubbi sulla tenuta fisica di Nikola Jokic dopo i 65 minuti giocati in gara 3 sono in parte dissipati dai 39 minuti giocati in gara 4. Il serbo riesce a stare lontano dai falli nonostante l’affaticamento, ed in attacco si dimostra più fresco del rivale diretto Enes Kanter. I Nuggets vacillano nei minuti di riposo del loro MVP, ma rimbalzano alla grande (+17 di plus\minus) con Jokic in campo: “Ci siamo detti: ‘se vinciamo questa, la sconfitta di gara 3 non significherà poi così tanto’. D’accordo, è stata una partita lunghissima e difficile, ma ce la siamo lasciata alle spalle

Come ho recuperato? Ho mangiato, guardato un po’ di TV, ho mangiato ancora e mi sono fatto una bella dormita. E non ho pensato per nulla alla partita, a dire il vero

La quarta tripla doppia di Nikola Jokic piazza il serbo al secondo posto – temporaneo- nella classifica di triple doppie ai playoffs per giocatori alla prima partecipazione, alle palle di Magic Johnson, che nel 1980 si fermò a quota 5.

La difesa dei Blazers contro Nikola Jokic: Kanter, close out e contromosse

difesa blazers contro nikola jokic

Si può parlare di difesa efficace contro un giocatore che nelle tre partite della serie di semifinale di conference tra Portland Trail Blazers e Denver Nuggets sta sfiorando la tripla doppia di media?

Nelle tre partite finora disputate da Nikola Jokic contro gli uomini di coach Terry Stotts (tra cui l’estenuante gara 3, finita dopo quattro tempi supplementari con la vittoria dei Blazers), il lungo serbo dei Nuggets ha viaggiato a 28.6 punti, 13.7 rimbalzi e 9 assist a gara, rimanendo in campo addirittura per 64 minuti (sui 68 giocabili) nella maratona di venerdì del Moda Center.

Numeri che da soli raccontano di un giocatore offensivamente immarcabile, che, in barba al suo ruolo “nominale” inizia (e spesso termina) ogni azione offensiva dei Nuggets, ed è in grado di colpire con precisione dalla lunga distanza (53.8%, il migliore in maglia Nuggets) ed ai tiri liberi. Eppure, dopo 3 partite e nonostante numeri del genere della loro star, i Denver Nuggets si ritrovano sotto per 2-1 in una serie che in cui avranno comunque il vantaggio del campo in una eventuale gara 7, e che saranno costretti domenica 5 maggio ad affrontare una gara 4 in trasferta, dopo i 64 minuti giocati da Nikola Jokic in gara 3.

I numeri difensivi ed offensivi delle due squadre raccontano di una serie giocata a ritmi bassi (Blazers e Denver sono rispettivamente 11esimi e 15esimi per pace in questi playoffs), e fin qui, nessuna sorpresa. Entrambe le squadre “sanguinano” a rimbalzo difensivo (36.6% delle situazioni di rimbalzi offensivo controllate dai Nuggets, primi, e 33.3% per i Blazers, secondi), e la percentuale di canestri assistiti nella serie non va oltre il 54% dei Nuggets (peggio fanno i Blazers, davanti ai soli Houston Rockets con il 47.3%).

Ci sono voluti 4 tempi supplementari per i Portland Trail Blazers per toccare quota 140 punti segnati (per intenderci, in soli 48 canonici minuti i Milwaukee Bucks hanno segnato 123 punti in trasferta in gara 3 ai Boston Celtics, una delle migliori difese NBA). Nel primo tempo di gara 3, Nuggets e Blazers non hanno superato il 35% al tiro. Damian Lillard sta viaggiando con appena il 25% al tiro da tre punti, perdendo 3.7 palloni a partita.

Dove si è dunque finora giocato il leggero vantaggio dei Blazers? Nel rendimento offensivo di Enes Kanter e Rodney Hood, e nella metà campo difensiva, nel piano partita di coach Stotts contro Nikola Jokic, l’arma offensiva non plus ultra della NBA di oggi a a nord di Kevin Durant e Giannis Antetokounmpo.

LA DIFESA DEI BLAZERS CONTRO NIKOLA JOKIC: RADDOPPI, AIUTO E RECUPERO

Nelle prime 3 partite della serie, Nikola Jokic ha avuto una media di 9.7 tocchi in post a gara (secondo dietro a Joel Embiid), segnando però solo 0.2 punti per tocco (0.5 per Embiid, 0.66 per il compagno di squadra Paul Millsap, 0.46 per Kevin Durant), con il 37.5% al tiro su 2.7 tentativi a partita.

Ergo, i Blazers sono riusciti finora a scardinare le situazioni di post up del serbo, specialmente quando Jokic è marcato da Enes Kanter, mettendo in campo un efficace piano di raddoppi “on the move” (dopo che Jokic ha iniziato il movimento d’attacco), ed aiuti e recuperi sul perimetro ben eseguiti.

Rispetto alla serie contro i San Antonio Spurs, e per ovviare a tale mossa difensiva, l’attacco di Nikola Jokic si è finora “nutrito” di tanti tocchi dal gomito (12.7, rispetto ai 10 del primo turno), posizione in cui è più difficile per le difese lanciare dei raddoppi, e soprattutto di tocchi fronte a canestro (ben 94.0, rispetto ai 79.0 del’intera post-season).

Aiuti e recuperi nella difesa Blazers contro Nikola Jokic: Kanter riempie l’area, Lillard recupera su Jokic, Aminu ruota su Millsap senza saltare, Millsap segna un tiro difficile 

Le attenzioni particolari della difesa dei Blazers contro Nikola Jokic hanno di conseguenza generato in questa serie una mole significativa di tiri da 3 punti dei Denver Nuggets, ben 33.3 a partita contro i 27 della serie contro gli Spurs, ma la percentuale di realizzazione della squadra di coach Malone si è abbassata dal 36% della serie contro San Antonio al 33% attuale contro Portland.

Il maggior numero di tentativi vs la minor percentuale di realizzazione dei Nuggets in questa serie è un effetto del finora efficace piano difensivo dei Portland Trail Blazers. Piano difensivo che nasce dalla scommessa (sinora vinta) di coach Stotts di lasciare Enes Kanter in marcatura singola su Jokic. In questa serie, “the Joker” ha banchettato contro Zach Collins, riserva di Kanter (71.4% in area, 100% nella “restricted area”), ma ha faticato contro il turco ex Knicks (66.7% in area ed il 50% nella “restricted area”), tendenzialmente rinunciando ai post-up diretti contro Kanter.

Jokic marcato da Kanter, re-post ma Kanter rimane davanti a Jokic che forza, Barton segna a rimbalzo

Kanter in panchina,  post-up immediato di Jokic contro Zach Collins, che gli concede facilmente la linea di fondo 

I Blazers hanno prestato in questa serie particolare attenzione a tempi e direzione degli aiuti contro Jokic, ed ancora più dedizione al recupero, ai “close-out” sui tiratori perimetrali dei Nuggets (per lo più Gary Harris, Will Barton, Torrey Craig, Malik Beasley e persino Paul Millsap più di Jamal Murray in questa situazione). I Blazers sanno che Jokic non ha nessuna difficoltà nel leggere immediatamente l’aiuto difensivo ed a trovare l’uomo libero. La seconda parte del piano difensivo dei Trail Blazers si sviluppa con la grande disciplina dei difensori nel non esagerare nei recuperi, e nel non saltare sulle finte dei tiratori.

Raramente uno scarico di Jokic in queste situazioni finisce con un tiro immediato. Qui il serbo è bravo a spaziarsi e farsi ridare il pallone:

 

Qui i grandi tempi di passaggio di Jokic finiscono per lasciare Seth Curry nell’angolo su due attaccanti, Malik Beasley nell’angolo e Monte Morris: Beasley riceve da Craig e segna:

 

In quest’altra situazione, i Blazers scommettono sul momento negativo di Will Barton (25% al tiro da tre punti nei playoffs, contro il 34% della stagione regolare) e lo sfidano al tiro andando in aiuto forte contro Jokic, di nuovo isolato contro Zach Collins. Barton non si tira indietro e segna:

 

LA DIFESA DEI BLAZERS CONTRO NIKOLA JOKIC: UN RITROVATO WILL BARTON CAMBIA LE COSE?

Le cattive percentuali al tiro da fuori di Will Barton, Gary Harris, Torrey Craig e Paul Millsap li hanno resi i “bersagli” prediletti della difesa dei Blazers, ed hanno reso meno efficace il gioco in post up di Nikola Jokic. Il serbo ha saputo ovviare alle difficoltà fronteggiando il canestro con maggiore frequenza, mentre i Blazers lo hanno forzato a liberarsi del pallone in tempi meno consueti del solito.

La grande applicazione difensiva e le rotazioni precise dei Trail Blazers comportano “chilometri extra” per i difensori, ed un conseguente calo fisico alla distanza. A sua volta, l’attacco Nuggets è stato costretto nelle prime tre partite a manovrare tra ribaltamenti, penetra e scarica ed extra pass. Le rotazioni difensive dei Blazers hanno inoltre prodotto un “vortice” di rimbalzi offensivi per Denver, contrastato dall’altra parte da Enes Kanter, più mobile rispetto a Jokic, Al-Farouq Aminu e da un C.J. McCollum particolarmente attivo sotto i tabelloni.

il rientro mentale di Will Barton nella serie è una buona notizia per coach Mike Malone, che ora potrà tornare ad impiegare l’ex di turno (due stagioni e mezza a Portland tra 2012 e 2015) nei finali di partita al posto di Torrey Craig e\o Malik Beasley. Non sarà perciò impossibile rivedere Barton in quintetto base già a partire da gara 4.

Thriller a Portland, i Blazers superano i Nuggets soltanto dopo 4 overtime

Gara 3 della semifinale di Conference tra Portland Trail Blazers e Denver Nuggets verrà ricordata a lungo. Non si vedeva, infatti, uno scontro Playoff con 4 overtime dal lontano 1953, quando vi era stato l’unico precedente tra Boston Celtics e Syracuse Nationals. Questa notte, comunque, a spuntarla in una partita senza fine sono stati i Blazers, per 137-140. Ora Portland conduce la serie sul 2-1.

Per rendere un’idea di quanto debba essere stato faticoso per le due compagini, questa partita, invece dei canonici 48 minuti, ne è durata ben 68. I due “stakanovisti” della serata sono stati Nikola Jokic, rimasto in campo per 65 minuti, e CJ McCollum, per 60.

Entrambi sono stati fondamentali per le loro squadre: il centro dei Nuggets ha chiuso con 34 punti, 18 rimbalzi e 14 assist, mentre il numero 3 dei Blazers con 41 punti, 8 rimbalzi e 4 assist, di cui uno decisivo per la tripla che è valsa la partita di Rodney Hood.

Giocano tantissimo, per la squadra di casa, anche Damian Lillard e Enes Kanter. La stella di Portland chiude con 28 punti su un 1o/24 dal campo in 58 minuti, mentre il turco mette a referto 18 punti e 15 rimbalzi in 56 minuti, giocati nonostante i problemi fisici.

Ottimo l’impatto di Rodney Hood, che decide la partita dopo che Coach Terry Stotts sceglie di lanciarlo nella mischia per il quarto overtime. L’ex giocatore dei Cleveland Cavaliers chiude il match con 19 punti e 6/8 dal campo.

Blazers-Nuggets, storia da overtime

Dopo i quattro quarti regolari ed i primi due overtime, iniziava ad essere chiaro a giocatori e tifosi che questa partita sarebbe stata ricordata a lungo.

Le squadre entravano nel terzo supplementare sul 118-118. Dopo essersi scambiate canestri per tutto il periodo, come per il resto della gara, a 37 secondi dal termine Paul Millsap attacca in post Moe Harkless, segnando. Con 32 secondi rimasti i Nuggets erano avanti sul 129-125 e i giochi sembravano chiusi.

I Blazers avevano però altre idee: dopo il timeout chiamato da Stotts, Lillard penetra e segna un layup rapidissimo riportando i suoi a -2 a 29 secondi dal termine. 20 secondi dopo la palla è di nuovo in mano a Lillard e il punteggio ancora sul-2: il numero 0 attacca di nuovo il ferro e la pareggia a 8 secondi dalla fine. Jamal Murray non riesce a segnare la tripla decisiva dall’altra parte, e allora si va al quarto overtime.

Nel quarto supplementare torna in campo un uomo dalla panchina di Portland che deciderà la partita: Rodney Hood. A 50 secondi dal termine, sul 134-133, Hood segna in faccia a Murray e porta i suoi sopra di 1. Dopo un canestro da 2 di Millsap, a 27 secondi dal termine, i Blazers sono sotto 136-135. McCollum attacca, sbaglia il tiro, raccoglie il suo rimbalzo e riapre per Hood, che, smarcato oltre l’arco, segna un canestro da tre pesantissimo: 136-138.

Dall’altra parte, a 5 secondi dal termine, Jokic ha due tiri liberi da segnare per riportare le cose in parità. Tuttavia i 65 minuti di gioco e la relativa stanchezza lo tradiscono e il primo tiro libero non entra. Naufragano così le speranze dei Nuggets che vedono la partita chiudersi sul 137-140.

Le parole dei protagonisti

Tanto da dire in seguito a questo vero e proprio thriller cestistico.

Per Coach Mike Malone questa partita è diventata un “classico del basket istantaneamente dopo essere finita”. 

Nikola Jokic ha invece commentato la mole enorme di minuti da lui giocati:

“Onestamente in quei momenti non noti davvero da quanti minuti stai giocando, semplicemente provi a vincere la partita. Dopo la partita ovviamente mi rendo conto siano tantissimi, ma chiaramente non potevo uscire durante i supplementari”

Rodney Hood ha infine parlato del suo impatto nella partita:

“Mi sentivo molto bene, ero sicuro che se avessi avuto la possibilità di rientrare avrei potuto fare bene. Alla partita serviva energia e mi sentivo davvero bene quando sono tornato in campo per il quarto supplementare”

Nuggets-Trail Blazers, regna l’equilibrio e il (non) bel gioco

La serie tra Nuggets-Trail Blazers rispetta le aspettative e si conferma una serie molto combattuta.
Regna l’equilibrio e il (non) bel gioco. Merito, o demerito, va tutto ricercato nelle rispettive caratteristiche che trovano alla perfezione i nervi scoperti della squadra avversaria. Il peggiore degli accoppiamenti per entrambe le squadre che mette così a risalto il NON bel gioco.
Dopo una gara 1 dominata da Jokic, rimasto sullo standard della serie contro San Antonio a un soffio dalla tripla doppia di media, in gara 2 il serbo soffre l’accoppiamento con Kanter più del previsto. Sponda Portland stecca Lillard, ma si rivela arma preziosa la panchina, mai così produttiva per la squadra dell’Oregon.

Una serie che sembra un ritorno al passato con pochi tiri da tre punti e tanti possessi in post basso.
Da una parte Denver tira con 6/29 mentre Portland fa poco meglio con un bel 9/29.
All’interno della serie sono stati decisivi, e sicuramente lo saranno per tutta la serie due duelli su tutti: quelo tra e due Play, Lillard-Murray e quello tra i due centri Kanter-Jokic.

NUGGETS NUGGETS-TRAIL BLAZERS: I DUELLI  NELLA SFIDA

Il reparto lunghi delle due squadre risulta decisivo in entrambe le sfide con Jokic-Plumlee-Milsapp sugli scudi in gara 1, mentre in gara 2 ad avere la meglio nel pitturato sono Kanter e Collins.

Per quanto riguarda i piccoli Lillard deve ancora scaldarsi, e questa è una pessima notizia per Denver, McCollum si conferma solido e costante. Sponda Denver: Murray, nonostante percentuali al tiro poco brillanti guida i suoi con iniziative di pick and roll costanti con il maestro della specialità Jokic.

Denver ha sulle gambe una gara 7 ma sembra giocare con più rilassatezza di Portland. In gara 2 si inceppa qualcosa, colpa delle percentuali non meravigliose che permettono a Portland di sfruttare la transizione e correre, facendo stancare le giovani forze di Denver.

SPAZIO ALLE PANCHINE 

Ultimo particolare da analizzare è la panchina: Portland trova 32 punti da second unit in gara 2, Hood da solo ne mette 18+15. Denver non è così affidabile e questi dettagli in una serie di playoff contano.

Dopo due gare regna l’equilibrio, e il (non) bel gioco, ma ora ci si sposta nella tana di Portland, con un Lillard che deve ancora svegliarsi. Riuscirà Denver a riportare l’inerzia dalla sua parte vincendo una gara in trasferta?
Resta la sensazione che nessuna delle due squadre abbia molte possibilità contro l’altra semifinalista ma si sa che la pallacanestro è una cosa strana, solo il campo potrà dirci la verità.

Nuggets, Jamal Murray soffre ma non cede per gara 3: “Coscia fa un male cane, ma ci sarò”

Lillard e Stotts sulla difesa Nuggets

Alla serata offensiva da incubo dei Denver Nuggets, che in gara 2 hanno ceduto temporaneamente il vantaggio del campo ai Portland Trail Blazers perdendo al Pepsi Center per 97-90, si aggiungono le condizioni fisiche non perfette di Jamal Murray.

Murray aveva subito un brutto colpo alla coscia destra durante la serie di primo turno contro i San Antonio Spurs, cercando di passare sopra ad un blocco dello “spigoloso” Jakob Poeltl. Infortunio che si è rivelato essere una semplice, per quanto dolorosa, contusione al quadricipite femorale.

La classica “vecchia”, come è definito questo tipo di botte in varie parti d’Italia, che ha costretto uno zoppicante Murray ad arrendersi a 53 dal termine della seconda gara, dopo una partita da 15 punti e 7 assist in 35 minuti.

Fa parecchio male” così il canadese nel post partita “Quei blocchi fanno male, ho sofferto tutta la partita e coach Malone ha dovuto sostituirmi alla fine. Ora devo cercare di recuperare per gara 3 e nient’altro“.

Una partita ruvida la seconda della serie tra Nuggets e Trail Blazers. Damian Lillard ha tirato male e sofferto in alcuni frangenti la pressione difensiva dei padroni di casa, Nikola Jokic ha avuto problemi di falli ed ha sofferto a sua volta la difesa organizzata dei Blazers, decisi a non concedergli punti facili ed a forzarlo a cedere il pallone.

Torrey Craig ha rimediato un colpo al volto che lo ha costretto a ritornare in campo diversi minuti più tardi, indossando una maschera protettiva.

Moe Harkless ha terminato anzitempo la sua gara per una leggera distorsione alla caviglia sinistra. Gary Harris, Jamal Murray ed Enes Kanter sono stati protagonisti a pochi secondi dal termine di un battibecco a centrocampo, per una spinta involontaria del turco sul povero Craig, a sua volta provocata da una spinta di Jokic su Kanter.

Niente di intenzionale o di scorretto” E’ il commento di coach Mike Malone “La prima giocata (su Torrey Craig, ndr) è stata accidentale, sulla seconda giocata Kanter è un po’ ‘volato via’ su una spinta di Jokic ed è finito contro Craig, senza farlo apposta… ci sono due squadre che si stanno giocando la finale di conference, l’intensità della serie si alzerà ancora ma non c’è stato finora nulla di scorretto“.

I Denver Nuggets hanno terminato la loro partita con un misero 34.7% al tiro (20.7% al tiro da tre punti), e non sono riusciti a sfruttare nel quarto periodo un vantaggio a rimbalzo d’attacco contro dei Blazers affaticati da un primo tempo difensivamente eccellente, e privi di Harkless nel finale di gara.

I Blazers pareggiano la serie con i Nuggets nonostante un Lillard spento, McCollum “Io e Dame ci capiamo”

I Portland Trail Blazers hanno subito risposto alla vittoria dei Denver Nuggets in gara 1. La squadra dell’Oregon ha infatti avuto la meglio in gara 2 per 97-90, riportando la serie in parità, in vista dello spostamento sul parquet amico per le prossime due uscite.

Portland è stata avanti, con un vantaggio confortevole, praticamente per tutta la partita, nonostante le difficoltà della sua stella e leader Damian Lillard. Il numero 0 si è infatti fermato a 14 punti, 5/17 dal campo e 1/7 da tre punti. Il merito è stato dei suoi compagni, in grado di farsi avanti per mettere a segno le giocate necessarie per la vittoria. E in particolare CJ McCollum è stato sempre in grado di prendere in mano le redini della squadra quando necessario.

Il compagno di backcourt di Lillard ha chiuso con 20 punti. Bene ancora il sorprendente Enes Kanter, con 15 punti e 9 rimbalzi, e l’utilissimo panchinaro Rodney Hood, con 15 punti in 27 minuti e un canestro da tre fondamentale a 2 minuti dal termine.

Non basta ai Nuggets il solito Nikola Jokic, che ha fatto registrare 16 punti, 14 rimbalzi e 7 assist. Non bene Jamal Murray, con un 6/18 al tiro e un 2/8 da oltre l’arco.

“E’ stata una vittoria di squadra”

Nel post-partita diversi membri dei Blazers hanno sottolineato l’importanza del gruppo nella vittoria ottenuta, come riportato da Jamie Hudson, per NBCSports.

Rodney Hood ha affermato:

“Ciascuno di noi si è impegnato. Quando hanno fatto una buona serie di punti, siamo rimasti uniti, anche quando non riuscivamo nemmeno a prendere un rimbalzo offensivo. E’ stata una vittoria di squadra, e dovremo continuare a fare affidamento l’uno sull’altro”

Damian Lillard, invece, dopo la sua serata no, ha speso belle parole per i compagni:

“In partite come questa devi giocare più duro dei tuoi avversari, devi volerlo più di loro, ma anche sperare che qualche giocata vada per il verso giusto. In queste partite è questo quello che ti serve, uno sforzo di squadra”.

Anche Nikola Jokic ha riconosciuto lo sforzo degli avversari:

“Non si è trattato solo di come hanno difeso su di me. Sono stati aggressivi tutto il tempo come squadra, come gruppo”

Infine, CJ McCollum ha parlato della connessione e dell’intesa che ha costruito con Lillard dopo 6 anni passati a giocare insieme:

“A volte io e lui parliamo, ma ormai dopo 6 anni si tratta di capirsi, anche dicendo poche parole. Entrambi capiamo quando l’altro è pronto per avere la palla e attaccare. Lui è questo tipo di giocatore, se vede che ho la mano calda me la passa, ma se sono io a vedere che è lui ad essere caldo gli dico semplicemente <Go to work>  (vai e fai quello che devi fare) “.