Denver Nuggets: buone notizie dal rookie Michael Porter Jr.

Infortunio Michael Porter Jr, buone notizie per i Denver Nuggets.

Nonostante abbiano recentemente perso diversi giocatori per infortunio, come Paul Millsap e Gary Harris, i Denver Nuggets rimangono una delle squadre più intriganti e pericolose di tutta la Western Conference.

Se ci mettiamo poi le news riguardo all‘esordio del rookie Michael Porter Jr, i sorrisi dei tifosi Nuggets si allargano.

Secondo quanto riportato da Brian Windhorst di ESPN, Porter sembrerebbe essere in uno stato di forma decisamente buono, e potrebbe debuttare con anticipo rispetto ai tempi prestabiliti.

Michael Porter Jr era considerato una possibile prima scelta assoluta al draft 2018, prima del brutto infortunio ad una vertebra. Porter ha infatti mostrato alla high-school una grandissima abilità al tiro, nel passing e anche un grande atletismo.

Nonostante le sue indiscusse abilità, l’infortunio è sembrato più grave del previsto, tanto da farlo scendere addirittura alla chiamata numero 14, effettuata, appunto, dai Denver Nuggets.

Infortunio Michael Porter Jr; le ultime sulla salute del ragazzo

 

Chi ha assistito agli allenamenti di Michael Porter Jr, in ripresa dalla seconda operazione alla schiena nel giro di un anno, è rimasto impressionato. Soprattutto per come tira facilmente dall’arco dei 3 punti, tecnica che sta allenando con coach Mark Price.

Tuttavia, vale la pena notare come questo rapporto non fornisca alcun aggiornamento ufficiale sul giorno del rientro di Porter. I Nuggets non hanno infatti fornito troppe informazioni sul recupero del giocatore, e una data per il suo debutto sul parquet NBA non è stata ancora annunciata.

È un dato di fatto che i Nuggets vogliano essere estremamente prudenti riguardo i tempi di recupero di Porter. È anche possibile che l’ex Missouri possa saltare buona parte della stagione, se non tutta, per non forzare i tempi di recupero.

Ciò che è chiaro, però, è che Porter sta andando verso la giusta direzione, e che potrebbe avere un impatto immediato una volta che farà il suo debutto a Denver. I Nuggets hanno corso un grande rischio nell’usare la loro scelta per un giocatore infortunato, ma a Denver si spera che Porter possa ripagare le attese.

Denver Nuggets: Paul Millsap fuori per settimane

Denver Nuggets Jokic e Millsap

Denver Nuggets: brutta tegola per la franchigia del Colorado. Nello specifico, Paul Millsap, a causa di un infortunio al piede, pare sarà costretto a stare fuori dal parquet dalle 4 alle 6 settimane, secondo quanto riferito da Shams Charania.


L’ex giocatore degli Hawks ha rimediato, in particolare, la rottura dell’alluce nella partita di venerdì contro Charlotte,  poi persa dal suo team.

Dopo aver mantenuto una buona salute per tutto l’arco della sua carriera, negli ultimi due anni l’ala ha subito diversi colpi. Nel dettaglio, il numero 4 di Denver ha effettuato un intervento chirurgico al polso lo scorso anno, limitando così il suo utilizzo in campo a 38 presenze.

Manuale Denver Nuggets: sarà ancora chiave l'esperienza di Paul Millsap?
Millsap, alla sua 13esima stagione NBA

Il nativo di Monroe, in questa stagione, stava finora realizzando buone medie, tali da confermare il suo ruolo di giocatore-guida di una squadra giovane che vuole ambire a grandi traguardi.

  • 13,6 punti
  • 7 rimbalzi
  • 2 assist
  • 49,6 FG%
  • 40,0 3P%

Nonostante l’inizio positivo per Denver, dunque, la sfortuna non vuole accennare ad abbandonare le terre del Colorado. L’infortunio di Millsap, infatti, è solamente l’ultimo di una lunga serie, preceduto infatti dagli stop di Gary Harris, Michael Porter Jr., Isaiah Thomas e Will Barton.

La strada per tornare a quei tanto agognati playoff, che mancano di visitare il Pepsi Center da 5 anni orsono, sembra più ardua che mai. La concorrenza si fa sempre più agguerrita e le rivali non mancano, e la perdita di una pedina così fondamentale nello scacchiere dei Nuggets, potrebbe compromettere il sogno della franchigia ancora una volta.

A questo punto, dunque, occorre sperare che il vento prima o poi torni ad essere favorevole. Con il roster al completo, la squadra che tanto ha inizialmente impressionato la Lega potrebbe seriamente diventare un serio problema per i vari pretendenti al titolo.

Nick Young-Denver Nuggets, Swaggy P vola in Colorado, accordo annuale

Derrick Rose

Nick Young-Denver Nuggets, rinforzi in arrivo per la squadra di coach Mike Malone.

I Nuggets e l’ex Lakers e Warriors hanno raggiunto un accordo per il resto della stagione. A riportare la notizia sono gli stessi Denver Nuggets, tramite account Twitter ufficiale.

Denver (17-9) è alle prese con una lunga serie di infortuni, che ha coinvolto negli ultimi giorni Paul Millsap e Gary Harris. I due giocatoi si sono aggiunti ad una lista infortunati già forte di Isaiah Thomas, del rookie Michael Porter Jr e di Will Barton.

La point guard titolare Jamal Murray è inoltre alle prese con un infortunio alla caviglia. Murray scenderà regolarmente in campo nonostante le condizioni non ottimali, Nick Young potrà ritagliarsi da subito un ruolo nelle rotazioni di Mike Malone, a fianco di Malik Beasley, Monte Morris e Torell Craig in uscita dalla panchina.

Nick Young-Denver Nuggets, le ultime su Swaggy-P

 

Free agent la scorsa estate dopo aver vinto il titolo NBA con la maglia dei Golden State warriors, Nick Young ha fatto parlare di se in agosto per l’arresto avvenito a Hollywood, Los Angeles, a seguito di resistenza a pubblico ufficiale. Un video amatoriale del momento dell’arresto dell’ex Miami Heat fece in quell’occasione il consueto giro del web, e fu rilanciato da diverse emittenti sportive e non statunistensi.

 

Denver continua a perdere pezzi, Gary Harris out 3-4 settimane

Denver Nuggets

Infortunio Gary Harris, continua a riempirsi l’infermeria dei Denver Nuggets. Dopo Paul Millsap, anche l’ex Michigan Spartans costretto a stare fermo ai box.

La guardia, che gioca nella squadra del Colorado dal 2014, ha lasciato il campo anzitempo nella partita dello scorso lunedì vinta contro i Raptors, a causa di un problema all’anca. Harris Era stato inserito nella lista dei day-to-day, saltando le ultime due partite, ma i risultati degli esami hanno dato esito negativo: fuori dalle tre alle quattro settimane.

Un’assenza pesante per la squadra di coach Malone, che venuto a sapere dell’infortunio ha dichiarato:

“Gary è una parte importante di quello che stiamo cercando di fare. Grave perdita”

Infortunio Gary Harris, primato in discussione a causa degli infortuni?

Denver è stata una delle squadre rivelazione di questa prima parte di stagione, riuscendo ad ottenere addirittura il primo posto nella Western Conference.

Giocatori dal calibro di Harris e Millsap però, possono ricoprire un ruolo chiave in ottica playoff. Se Denver può sperare in tempi di recupero più rapidi per l’ala, il discorso si complica per Harris.

L’ex Michigan ha viaggiato a medie di ottimo livello: 16.6 punti, 3.2 rimbalzi e 2.9 assist a partita. L’infortunio di Harris comporterà la perdita di profondità nel roster ma la possibilità di dare più minuti a Malik Beasley e Torrell Craig.

Nikola Jokic: la bellezza tutta slava dei fondamentali

Jokic

Quando ero giovane, ho dovuto imparare i fondamentali del basket. Puoi avere tutte le capacità fisiche del mondo, ma devi sempre conoscere i fondamentali.

E quando una dichiarazione del genere esce dalla bocca di uno come His Airness Michael Jordan, si può stare certi che non siano vane parole di circostanza date da una sensazione di obbligo quasi moralista verso i giovani che provano ammirazione per un campione del genere. Non possiamo sapere se Nikola Jokic conosca questa frase, la cosa certa è che ci si rispecchia perfettamente. Senza avere un atletismo importante sta dominando nella Lega cestistica dei grandissimi atleti, capaci di andare con la testa al ferro o di fare il campo in palleggio in tre secondi. A Jokic questo non serve, a lui basta avere fra le mani un pallone e avere intorno quattro compagni che si muovano negli spazi. Poi, grazie ai fondamentali perfettamente appresi, crea, per se stesso o per gli altri, poco cambia. D’altronde la scuola slava non ha pari nell’insegnare le basi tecniche del gioco e Nikola Jokic ne è esponente massimo: un centro di 2.13 metri capace di usare le mani in quella maniera passa raramente. E ora è arrivato il momento di ottenere dei risultati. L’inizio di stagione dei Nuggets (17-8) è una conferma inequivocabile. Il centro serbo ora è tra i più forti della NBA, almeno nella metà campo offensiva.

Nikola Jokic: un trattato umano di tecnica individuale
Nikola Jokic: un trattato umano di tecnica individuale

Nikola Jokic e l’arte “lebroniana” del tuttofare

Dire tuttofare, nella NBA, vuol dire parlare di LeBron James. Questo è vero ovunque, ma non a Denver. Sui monti del Colorado la figura del tuttofare ha la faccia di Nikola Jokic. Partiamo dai numeri: 16.5 punti, 9.6 rimbalzi, 7.7 assist. Questi sono numeri “lebroniani”, senza nessun dubbio. La crescita del lungo serbo si è verificata prima di tutto nella capacità di creare per i compagni: al suo primo anno nella Lega (2015-16) gli assist erano 2.4, ora sono oltre 5 in più. Il luogo di professione prioritario è il post-basso, habitat e humus naturale per il Joker, che vi domina con forza fisica e, soprattutto, secchiate di tecnica individuale. E i suoi sono assist di diverso tipo: possono essere passaggi per i tiratori sul perimetro, ma anche spettacolari assistenze per compagni che tagliano al ferro, a volte anche no-look, un’abilità che non hanno molti lunghi in tutto il globo. E naturalmente dal post-basso arrivano anche canestri, frutto perlopiù di morbidi semiganci, di lavori fatti di finte e movimenti sul perno, ma anche di giri e tiri e conclusioni in allontanamento. Nelle ultime due stagioni ha aggiunto al proprio repertorio anche un interessante propensione al tiro da tre punti dopo il pick and pop. Le percentuali della stagione in corso in realtà lo penalizzano rispetto all’annata precedente (29% contro 39%), ma le tante partite ancora da disputare potrebbero permettergli di aggiustare la mira, rendendolo ancor più letale. La mano dalla lunetta naturalmente neanche si discute: segna con l’82% su oltre 4 tentativi a partita, possibili grazie alla finte su cui saltano spesso gli avversari.

 

L’abilità da passatore di Nikola Jokic

Ma attenzione, la mancanza di atletismo non è indice di assenza a rimbalzo, come è stato per molti ottimi lunghi europei nella Lega (un certo Andrea Bargnani potrebbe dirvi qualcosa). Lo abbiamo detto, i rimbalzi sono 9.6 per allacciata di scarpe. Contro i prestanti atleti che girano per i pitturati NBA, Nikola Jokic se la cava abilmente grazie all’uso del fisico per efficienti tagliafuori. Un lavoro di posizione, che gli permette di non lanciarsi in impari lotte dinamiche, che sicuramente lo vedrebbero soccombere. Un ennesimo indizio che ci porta all’identificazione di un QI cestistico decisamente sopra la media.

La sindrome della difesa

Tanti lunghi europei in NBA sono stati ottimi attaccanti. Una parte di loro si è distinta anche per essere piuttosto rivedibile nella metà campo di difesa. Basti pensare a nomi come Bargnani, Pau Gasol, Dirk Nowitzki. Una specie di sindrome della difesa che affligge molti lunghi dalle mani educati e che affligge anche il Joker. Diciamolo pure: Nikola Jokic è un pessimo difensore. La sua poca velocità di piedi, naturalmente gli impedisce di seguire sul perimetro i lunghi tiratori o, tantomeno, di cambiare contro gli esterni avversari. L’unica scelta possibile nel suo caso è quella di proteggere l’area. Ma qui si pongono due problemi: il fatto che in NBA esista la regola dei tre secondi difensivi e, soprattutto, l’incapacità di Jokic di creare il corretto angolo di aiuto contro le penetrazioni. Il suo defensive rating non è neanche malvagio (103.2), ma è chiaro che qui stia la chiave del suo salto di qualità. Il lungo a lui più simile, Marc Gasol, prima di essere un ottimo tuttofare in attacco, è un grande difensore, senza avere grandi mezzi atletici. Starà all’intelligenza e alla disponibilità del serbo cercare in tutti i modi di rendersi quantomeno non dannoso in fase di non possesso. Quando questo accadrà, allora sì che Nikola Jokic avrà pochissimi paragoni nella NBA. Intanto aspettiamo e godiamo, il Joker sta arrivando.

 

 

 

 

Hornets-Nuggets, Denver e Paul Millsap KO, si interrompe a 7 la striscia di vittorie

Gli Charlotte Hornets interrompono la striscia di 7 vittorie consecutive dei Denver Nuggets. Kemba Walker e compagni hanno la meglio su Denver nei minuti finali, dopo aver condotto la partita per lunghi tratti ed aver toccato il +16 nel secondo quarto di gioco.

Allo Spectrum Center di Charlotte, Hornets-Nuggets finisce 113-107.

I Denver Nuggets sono ancora privi di Gary Harris, che dovrebbe tornare in campo a giorni dopo alcune gare d’assenza per un problema all’anca destra. Gli Hornets provano la fuga nel secondo quarto, chiuso 40-28 per gli uomini di coach James Borrego. All’intervallo, lo score dice 63-54 Charlotte, nonostante un Kemba Walker da soli 6 punti a referto. Per Denver ci sono 10 punti a testa per Juan Hernangomez e Malik Beasley.

Nel terzo quarto Denver si affida a Jamal Murray (20 punti, 5 rimbalzi e 7 assist a fine gara) e torna a -4 (72-68 a 6:33 dal termine della frazione) ma su un aiuto difensivo su una penentrazione di Michael Kidd-Gilchrist, Paul Millsap si sbilancia in aria e ricade sbattendo la punta del piede destro contro il parquet.

Paul Millsap rientra negli spogliatoi, e una successiva radiografia rivela la frattura dell’alluce destro per l’ex Atlanta Hawks. Un layup di Hernangomez da il -1 a Denver sul finire del terzo quarto, ma Frank Kaminsky (11 punti e 6 rimbalzi in 16 minuti di gioco) e Malik Monk ricacciano indietro i Nuggets (79-87).

Nel quarto periodo gli Hornets toccano il +13 (99-86 a 5:18 dal termine) trainati da Kemba Walker (21 punti, 6 rimbalzi e 8 assist, con 11 su 12 ai liberi per Kemba). Monte Morris da tre punti da però il-3 a Denver con poco più di un minuto da giocare (106-103), ma 4 punti di Tony Parker (19 a fine gara per l’ex Spurs) ed una gran stoppata di Kidd-Gilchrist su Hernangomez chiudono il discorso.

Hornets-Nuggets, Malone: “Infortunio Millsap? Opportunità per altri”

 

Nonostante la sconfitta odierna, i Denver Nuggets (17-8) rimangono alla guida della Western Conference. Denver trova una pessima serata al tiro (38.6% al tiro e 8 su 35 da tre punti), dovrà far fronte nei prossimi giorni all’infortunio di Paul Millsap:

Se Paul (Millsap, ndr) sarà fuori per le prossime partite, questo significa che qualcun altro partirà in quintetto al suo posto, e qualcuno altro ancora troverà più minuti dalla panchina

– Mike Malone dopo Hornets-Nuggets –

 

Per gli Charlotte Hornets è la panchina a fare la differenza. 59 dei 113 punti segnati arrivano dalla second unit. Tony Parker ha messo a referto 19 punti, Malik Monk ne ha aggiunti 16 e Frank Kaminsky – visto poco sinora in questa stagione – ha contribuito con 11 punti e 6 rimbalzi.

Tony Parker ha fatto un gran lavoro stasera. Nei finali di partita tirati, Tony è sempre un valore aggiunto, e noi stiamo migliorando nel gestire queste situazioni (…) la nostra panchina è stata grande oggi, Malik (Monk) ha avuto una delle sue migliori partite stagionali (…) i nostri quintetti sono sempre bilanciati. avere in campo sia Parker che Kemba (Walker, ndr) nei minuti finali ci ha permesso di avere sempre buoni tiri a disposizione, il quintetto con due trattatori della palla è una buona soluzione per noi. In difesa abbiamo lavorato bene in transizione, contro uno dei migliori attacchi della lega”

– James Borrego dopo Hornets-Nuggets –

Gary Harris: Infortunio day by day per lui?

Gary Harris dei Denver Nuggets

Gary Harris: la guardia dei Denver Nuggets ha rimediato un colpo all’anca nella partita di lunedì vinta contro i Raptors, ed il suo recupero è stato classificato come day by day.

GARY HARRIS: I DETTAGLI DEL SUO INFORTUNIO

In particolare, secondo The Denver Post, l’allenatore dei Nuggets Mike Malone ha dato maggiori informazioni sulla situazione sul giocatore di Denver.

Gary è fuori per questa settimana. Ha rimediato una botta all’anca, e continuerà a curarsi per poter tornare in forma. Per il momento, è classificato come giorno dopo giorno.

Harris, nello specifico, è stato escluso mercoledì nella partita disputata contro Orlando. Inoltre, anche per il prossimo match, in programma stasera contro Charlotte, il numero 14 è stato dichiarato escluso dalla contesa.

Il nativo di Fishers ha un ruolo chiave nel sistema molto efficiente fin qui mostrato dalla franchigia di Colorado. A dimostrazione di ciò vi sono le statistiche sin qui prodotte dalla 19esima scelta al draft 2014.

  • 16,6 punti
  • 3,2 rimbalzi
  • 2,9 assist
  • 43,9 FG%
  • 32,4 3P%

Sostituire una pedina così importante, dunque, non sarà impresa facile. A tal riguardo coach Mike Malone ha riferito che valuterà poco prima dell’inizio della partita chi sarà chiamato a sostituire Harris nello scacchiere dei Nuggets. Allo stesso tempo, comunque, l’allenatore mostra una grande fiducia nei suoi ragazzi, i quali stanno rispondendo alla grande.

Stasera valuteremo quale giocatore sarà un miglior matchup per noi in termini di difesa ed attacco. Non è semplice, si tratta di capire come il  suo sostituto possa influire sulla gara in modo migliore. Che si tratti di Torres, Malik Beasley o chiunque altro, noi abbiamo delle opzioni in grado di sostituire efficacemente Gary.

 

 

 

 

 

 

Nuggets, Jokic stende i raptors, Millsap: “Nuggets profondissimi, vogliamo il fattore campo ai playoffs”

Nuggets-Raptors, grande sfida alla Scotiabank Arena di Toronto. I Denver Nuggets interrompono a 8 la striscia di vittorie dei padroni di casa, grazie alla tripla-doppia di Nikola Jokic e nonostante coach Malone debba presto rinunciare a Gary Harris, KO per un problema all’anca destra durante il secondo quarto.

Il lungo serbo – sempre più convincente incarnazione del miglior Marc Gasol – chude con 23 punti, 11 rimbalzi e 15 assist. Sono 21 i punti per Jamal Murray (abbastanza impreciso al tiro, 9 su 21, ma 8 assist e 7 rimbalzi), e 15 a testa per “Juancho” Hernangomez e Malik Beasley, in uscita dalla panchina.

Per Toronto, che accoglie il rientro in campo di Kyle Lowry dopo la partita saltata a Cleveland (schiena), 27 punti e 8 rimbalzi per Kawhi Leonard. Pascal Siakam e Serge Ibaka chiudono con 15 e 14 punti a testa (anche 7 assist per Siakam), mentre Lowry fatica a trovare il canestro, e chiude con soli 5 punti a referto (ma 11 assist).

Il primo strappo significativo alla gara lo danno i Denver Nuggets. 52-43 ad 1 minuto dal riposo di metà partita, riposo cui le due squadre vanno sul 59-47 per gli ospiti.

Nel terzo quarto, Denver resiste a tutti tentativi di rimonta Raptors (Leonard, Lowry, Anunoby e Green colpiscono dalla distanza, Jokic, Beasley e Torell Craig sono pronti a rispondere), e la terza frazione si chiude 86-78 Denver.

Toronto parte forte ad inizio quarto periodo. Delon Wright e C.J. Miles da tre portano i Raptors a -1 (89-88) con 7:59 da giocare, Danny Green dall’angolo sinistro pareggia a 97 a 3:19 dal termine, e Leonard dalla media distanza fa 101-100 a 54 secondi dallo scadere.

Sull’azione successiva, Jokic riceve da Murray e segna in semigancio il nuovo +1 Nuggets. Danny Green sbaglia due volte e Hernangomez fa 1 su 2 in lunetta. L’ultimo tiro per i raptors è per Leonard, che va in penestrazione di mano destra e segna cadendo all’indietro il canestro del 103 pari. Jokic riporta i Nuggets sul +3 dalla lunetta, e Kyle Lowry sbaglia il successivo jumper da tre punti per l’overtime. Nuggets-Raptors finisce 106-103.

Nuggets-Raptors, Millsap: “Infortuni? Abbiano una delle squadre più profonde della lega”

 

Per i Nuggets, già alle prese con gli infortuni di Will Barton, Isaiah Thomas e Michael Porter Jr, si aggiunge il problema fisico accusato da Gary Harris. La guardia da Michigan State ha lasciato il campo durante il secondo quarto di gioco, ma coach Mike Malone non si dice troppo preoccupato dalle sue condizioni:

Farà una risonanza magnetica domani (martedi, ndr), spero e credo che potremo riaverlo con noi in fretta, Gary è un giocatore fondamentale per la nostra squadra

– Mike Malone dopo Nuggets-Raptors –

Per il veterano Paul Millsap (6 punti con 2 su 9 al tiro e 8 rimbalzi per l’ex Hawks), la vittoria contro i Raptors è particolarmente significativa, perché arrivata in trasferta e nonostante la situazione d’emergenza del roster:

La vittoria? Significa molto. Battere la miglior squadra dell’Est è una bella soddifazione. Jokic? E’ sempre lui, sta giocando alla grande, oggi è stato aggressivo sin dall’inizio. In trasferta e contro squadre del genere è sempre meglio metter quanti più punti di distanza possibile, e tentare di preservarli. Sapevamo che avrebbero rimontato, ma non abbiamo mai perso la calma. Harris? Peccato, per fortuna altri ragazzi sono stati in grado di sostituirlo alla grande, Malik (Beasley, ndr) e Torell (Craig, ndr) hanno fatto un gran lavoro in difesa. Quando qualcuno di noi cade, c’è sempre qualcun altro pronto a salire di livello, abbiamo una delle squadre più profonde della lega

– Paul Millsap dopo Nuggets-Raptors –

I Denver Nuggets sono 7-4 in trasferta, Millsap: “E’ perché sappiamo di dover vincere tante partite. Vogliamo tornare ai playoffs, e vogliamo andarci col fattore campo. Per essere considerati una buona squadra in questa lega bisogna vincere in trasferta

Nuggets-Raptors, Green: “Palle perse e tiri sbagliati, difficile vincere”

 

I Toronto Raptors pagano una brutta serata in attacco (11 su 41 da dietro l’arco, e soli 12 tiri liberi guadagnati), testimoniata dalle tante palle perse (17 a fine gara):

Il nostro approccio nel primo tempo non è stato perfetto, è difficile vincere le parite con 17, 18 palle perse ed 26% da tre punti. Contro una squadra come i Nuggets poi, che gioca bene e fa girare il pallone… stasera hanno segnato i tiri decisivi, ma noi dovevamo essere più concentrati ad inizio partita

– Danny Green dopo Nuggets-Raptors –

Così coach Nick Nurse nel post partita:

Nel primo tempo non abbiamo tirato bene, e la nostra intensità difensiva ne ha risentito un poco, ma do il merito ai ragazzi di averci comunque provato nel secondo tempo, abbiamo dominato i secondi 24 minuti di gioco e rischiato di vincerla, nonostante le brutte percentuali

Nuggets, il fattore campo per coach Malone: “Tifosi Lakers, Warriors e Celtics, prendete e portate a casa!”

Come sempre accade nelle “altre” 29 arene NBA (ma anche nella trentesima, lo Staples Center, anche quando tecnicamente la squadra di casa sarebbero i Clippers), quando sono di scena i Los Angeles Lakers capita di vedere tra gli spalti più di una maglia giallo-viola.

La sfida di martedì notte tra Lakers e Nuggets al Pepsi Center di Denver non è stata un’eccezione. Ne è ben consapevole coach Mike Malone, allenatore dei Nuggets, che dopo la partita ha lanciato una simpatica provocazione ai tifosi Lakers in trasferta ai piedi delle Montagne Rocciose.

Denver Nuggets, Mike Malone: “Prendete e portate a casa!”

I Denver Nuggets (14-7) hanno dominato la partita, e preso il largo nel secondo tempo. Per Nikola Jokic e compagni è la nona vittoria tra le mura amiche del Pepsi Center, da sempre uno dei campi più difficili dell’intera lega, per via dell’altitudine e del ritmo di gioco imposto dai padroni di casa.

I Los Angeles Lakers sono LA squadra NBA per eccellenza, ed hanno tifosi ovunque. L’arrivo di LeBron James ha solo aggiunto un nuovo capitolo – uno dei più interessanti – alla grande storia della franchigia di L.A.

Quest’anno, Denver ha già battuto al Pepsi Center Golden State Warriors, Boston Celtics e Lakers. Coach Malone ha preso spunto da ciò per scherzare sulla presenza di “intrusi” sugli spalti di casa:

Noi non vogliamo convertire nessuno. O con noi, o contro di noi. I tfiosi degli Warriors possono venire qui, i tifosi dei Celtics, quelli dei Lakers possono venire qui. Voglio dire, Lebron James è forse il miglior giocatore di sempre, e quando arriva in città, la gente viene a vederlo giocare. Ma finché la gente che viene a vderlo giocare se ne va poi acasa delusa, sinceramente questa è l’unica cosa che mi interessi. quindi, tifosi di Lakers, warriors e Celtics, venite a vedera la partita, ma prendete e portate a casa la sconfitta!

– Coach Mike Malone dopo Lakers-Nuggets –

I Denver Nuggets, seppure alle prese con problemi di infortuni (fuori Isaiah Thomas, Will Barton e Gary Harris) sono in lotta per il primato nella Western Conference.

 

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Denver Nuggets: una squadra bizzarra tutta da scoprire

Denver Nuggets

Denver Nuggets sono una squadra decisamente stravagante che ondeggia sulla sottile linea tra meraviglia e schifezza, per questo può iniziare la stagione con 10 vittorie nelle prime 11 partite, alcune prestigiose vedi quella contro Golden State, e poi inanellare 6 sconfitte e 2 vittorie nelle successive 8. Capire cosa vogliano o cosa possano fare in questa stagione è piuttosto complicato anche perché i primi a non saperlo sono loro stessi ed è proprio per questo che sono interessanti, sono unici nella lega e meritano attenzione.

DENVER NUGGETS: LAVORI IN CORSO

Il gruppo dato in mano a coach Mike Malone è il secondo più giovane della NBA, 24.2 di età media (Chicago prima con 24.0) e sempre dopo i Bulls è quella con in media meno anni d’esperienza in NBA per giocatore: 3.3 anni, mentre Chicago è a 2.7 (per dei riferimenti: Grizzlies 4.9, Lakers 5.6, Rockets 7.4 fonte: en.hispanosnba.com). Questo non basta per giustificare gli alti e bassi, ma sicuramente aiuta; un altro aspetto da tenere in considerazione è il tentato cambiamento d’approccio nella fase difensiva. L’anno scorso i Nuggets erano tanto inebrianti in attacco, quando terrificanti nella propria metà campo, nonostante il defensive rating fosse da ultime 10 della lega sono stati in grado di giocarsi l’accesso ai playoff nell’ultima partita proprio contro Minnesota, hanno perso in casa dei TWolves e si sono ripromessi di fare qualcosa di diverso nel 2018/2019.

Innanzitutto la difesa sul pick and roll in cui è coinvolto Jokic (quindi molto spesso essendo un anello debole da attaccare e stancare il più possibile per non averlo fresco in attacco) ha modificato i suoi principi, il lungo serbo non aspetta più sotto canestro passivamente, anzi cerca di spingere fuori aggredendo e cercando di obbligare il portatore di palla a prendere una decisione in pochissimo tempo. Questa modifica è dovuta sostanzialmente a 3 fattori: 1) Jokic non ha un atletismo rimarchevole e dunque non riusciva a difendere il ferro con efficacia; 2) per chi è scarso in difesa o molto pigro (o entrambe le cose) mentalmente è più facile applicarsi nelle vicinanze del pallone piuttosto che lontano; 3) con la scelta dello scorso anno l’attaccante o avanzava verso il ferro (vedi punto 1) oppure si doveva accontentare di un midrange shot parzialmente contestato, ma questo solo in teoria perché in pratica non funzionava. Per ora questo cambiamento, insieme al pieno reintegro di Paul Millsap, assente per ben 44 partite nel 2017/2018, defensive quarterback e notevole difensore in generale e insieme a uno sforzo maggiore del roster tutto nell’applicazione difensiva stanno dando i frutti e il 7° posto di defensive rating momentaneo ne è la parziale prova.

 

Sia chiaro, non si sta chiedendo ai Nuggets di diventare un juggernaut difensivista, per caratteristiche dei giocatori la vocazione offensiva sarà sempre predominante in questa squadra, ma è altrettanto evidente che senza acquisizioni di rilievo i miglioramenti attuabili sono prevalentemente in quella metà campo.

LINEA DELLA CARITÀ E PALLE PERSE 

Le palle perse al momento non sono una preoccupazione considerevole per coach Malone dato che la sua squadra è settima per assist-turnover ratio con 1.81 (curiosità: il giocatore con la ratio migliore dell’intera NBA è proprio un Nugget, Monte Morris con 6.45), però Denver troppo spesso ha dei momenti di blackout in cui concede 3-4 canestri facili e perde un paio di palloni banali. E’ una squadra capace di forzare molte palle perse con aggressività anche a ball handler di livello, ma allo stesso tempo ne perde un filo di troppo considerando che il pace è il sestultimo della lega (98.79, bassino per gli standard del 2018) e ovviamente è più concesso effettuare turnovers se si corre a spron battuto, un po’ meno se si va al trotto con tempo per ragionare sul da farsi.

Attualmente i Nuggets sono ventunesimi per tiri liberi tentati, con una media di 22.2 a partita. Molte delle migliori squadre ne tentano pochi ad esempio gli Warriors sono ventiduesimi e i Raptors venticinquesimi, dunque il problema non sussiste? Nì, il punto è che va benissimo essere una squadra che tira pochi liberi, ma allo stesso tempo devi concederne pochi agli avversari, cosa che Denver non fa in quanto è nona per falli fatti con 21.7 di media. Questa è un’altra situazione da poter limare, così come le percentuali dalla linea della carità ventiduesimi con il 74.2% è un dato migliorabile.

C’E’ VITA OLTRE JOKIC

Gary Harris
DENVER, CO – JANUARY 21: Denver Nuggets head coach Michael Malone pats guard Gary Harris (14) on the stomach after he got hit with his second foul during the first quarter at the Pepsi Center on January 21, 2016 in Denver, Colorado. (Photo by Brent Lewis/The Denver Post)

Il backcourt non è secondo a molti, Harris e Murray sono due giocatori giovani che si incastrano bene l’uno con l’altro e specialmente il primo ha un upside elevato su entrambe le fasi di gioco. Jamal Murray è un giocatore che i Nuggets hanno scelto di sfruttare come primo ball handler, per beneficiare a pieno della sua capacità di creare e anche segnare dal palleggio. Per ora viaggia a 17.2 punti di media, non sarebbe strano vederlo intorno ai 20 a fine stagione. Gary Harris è un ex Spartans e come tale non può non partecipare alla difesa, altrimenti con coach Tom Izzo il campo te lo sogni. Il suo impatto in attacco è sotto gli occhi di tutti a maggior ragione è lecito attendersi qualcosa di più in difesa, anche perché rispetto a Murray sembra avere le capacità per fare un salto ulteriore in tal senso. La trade con i Bulls che lo ha portato in Colorado sembra più che mai una mossa giusta del front office, perché quella diciannovesima chiamata sta dimostrando di meritarsela appieno.

Michael Porter Jr e Isaiah Thomas per ora non sono stati a disposizione, sulla carta potrebbero essere due innesti determinanti nella pazza corsa ai piazzamenti playoff nella Western Conference. Prima dell’infortunio alla schiena Porter era dato stabilmente in top 3 dei vari mock draft, il rientro forzato durante la Madness per provare a riscalare posizioni ha sortito l’effetto contrario ed è scivolato fino alla scelta dei Nuggets. Potrebbe tornare a disposizione durante la stagione o direttamente l’anno prossimo, probabilmente bisognerà attendere a lungo per vederlo a pieno regime. Lui però può davvero essere quel pezzetto che manca per trasformare la squadra, da una che lotta per guadagnarsi spazio tra la sesta, settima e ottava casella, a una che è stabilmente top 6 della conference, considerando il fattore età. Per Thomas il discorso verte molto sull’aspetto mentale, in poco più di un anno è passato da essere un giocatore da massimo salariale, a uno costretto ad accettare un minimo a Denver. Sicuramente per lui ci sarà voglia di mettersi in mostra e di dimostrare ciò che vale, ma in una squadra con lacune difensive sarà complicato inserire un altro pessimo difensore e, come se non bastasse, non è scontato che giochi soltanto per il bene della squadra accettando il ruolo più congeniale senza pensare alle statistiche e al contratto che dovrà firmare in estate (verosimilmente l’ultimo dove potrà portare a casa bei soldi, tra l’altro per lui che è stato spesso sottopagato potrebbe non essere propriamente una sciocchezza).

Il terzo punto della vita oltre Nikola Jokic è dedicato al president of basketball operations Tim Connelly e al general manager Arturas Karnisovas, i quali sono i responsabili materiali dell’aver pescato Monte Morris con la 51esima scelta del 2017. Il primo anno è stato spedito in G-League ai Vipers per far crescere e maturare, giocando soltanto 3 partite con la maglia dei Nuggets. Quest’anno invece è parte attivissima delle rotazioni e addirittura vanta 1 partenza in quintetto. 9.1 punti, 3.9 assist, 2.6 rimbalzi e 0.8 rubate in 23.8 minuti di media per la point guard proveniente da Iowa State. Come detto in precedenza ha la miglior assist-turnover ratio della lega e questo dato è un po’ il manifesto di cos’è lui in campo tanta sostanza abbinata a qualità e intelligenza tattica. E’ raro scegliere con la 51 un giocatore così importante per le rotazioni e anche se questo suo spazio è possibile che diminuisca in primavera, c’è comunque da fare un plauso a chi gli ha dato fiducia.

Porter Jr-Nuggets
Porter Jr è potenzialmente il tassello mancante dei Nuggets, ma può anche essere che diventi un oggetto misterioso. Insomma Denver ha scelto di giocarsi il jolly e rischiare perchè il talento è sotto gli occhi di tutti.

AMBIZIONI, TRA IL REALE E NON

In una puntata di The Jump su ESPN The Truth e T-Mac hanno discusso della possibilità di vedere i Nuggets in finale di conference e francamente sembra un po’ eccessivo viste le premesse. Denver è sì una squadra difficilmente prevedibile, ma a tal punto da fare un exploit del genere?! I playoff sono quasi un altro sport, le difese salgono di livello e per quanto tu possa avere un attacco strepitoso segnare 120 per vincere è una missione ardua, in più abbiamo parlato dell’età media come buon segno di futuribilità e di potenziale, il rovescio della medaglia indica inesperienza con gli appuntamenti chiave. La difesa di quest’anno è decente non d’elite e un veterano come Millsap nel proseguo dell’anatta potrebbe incontrare due sgradite compagne di viaggio: fatica e vecchiaia e coprire le carenze altrui in difesa sarà sempre più dura.

La città di Denver è in altitudine e numerosi giocatori NBA hanno sottolineato come il fattore campo in quelle condizioni sia accentuato perché esserci abituati non è cosa da poco. Questo verosimilmente conta anche durante i playoff, però incide più nel corso di un’estenuante stagione NBA da 82 partite con back-to-back e 4 partite in 6 giorni dove si dorme poco e niente. L’obiettivo dei Nuggets deve essere quello di tornare a giocare una postseason facendo fare esperienza a questo nucleo; se l’accoppiamento del primo turno dovesse essere favorevole e/o il seed sarà top 4 (improbabile, ma mai dire mai) allora un secondo turno potrebbe pure essere centrato, da lì in poi sembra quantomeno ambizioso pretendere di più.

PS: Se i rumors provenienti da Washington dovessero diventare concreti e uno tra Otto Porter e Bradley Beal dovesse sbarcare in Colorado ovviamente il panorama cambierebbe e di conseguenza anche le ambizioni.

Denver Nuggets: se il buongiorno si vede dal mattino…

Denver Nuggets Paul Millsap e Nikola Jokic, le due torri dei Denver Nuggets.

4 vittorie e 1 sconfitta, alzi la mano chi si aspettava questa partenza a razzo: eppure i Denver Nuggets, eccezion fatta per la nefasta trasferta a Los Angeles, hanno sempre vinto dall’inizio della regular season, issandosi al primo posto della Western Conference. La bruciante sconfitta della passata stagione deve aver smosso l’orgoglio dei Nuggets che mai come quest’anno possono centrare obiettivo playoff. La strada è ancora lunga e tortuosa, specialmente in un ovest ultra competitivo, ma come recita il famoso proverbio: “chi ben comincia è a metà dell’opera“.

Denver Nuggets: la difesa è il miglior attacco

Scontato, ma mai banale. Tutte le grandi squadre costruiscono le loro fortune in difesa e i Denver Nuggets non sembrano da meno: seconda miglior difesa a livello statistico della lega assieme ai Boston Celtics. Poco male per una compagine che aveva chiuso la scorsa annata, per l’ennesima volta, nei quartieri bassi (23° posto) del defense rating. Il roster di Mike Malone vanta un mix di validi difensori perimetrali e temibili stoppatori, uno su tutti Paul Millsap, cresciuto moltissimo nel computo delle stoppate. Durante la fase del pick’n roll Denver predilige la soluzione “contenimento“: il giocatore bloccato tenta di spezzare il blocco per inseguire il portatore di palla, al contrario il difensore del rollante si stacca dal suo avversario per contenere il portatore in attesa del rientro del compagno. Un metodo di certo stancante ma efficace. In queste quattro partite infatti hanno mantenuto gli avversari sotto i 100 punti. Perfino i Warriors di Curry, Thompson e Durant hanno faticato a trovare la via del canestro contro il fortino del Colorado.

Emblematiche le parole del coach nell’ultima gara:

L’anno scorso eravamo una squadra che vinceva solo grazie al suo attacco,ora e’ diverso. Puoi parlare di tattica quanto vuoi ma io penso che alla fine è l’atteggiamento e la voglia della squadra a fare la differenza a livello difensivo

Parole prese alla lettera da Jokic e compagni.

 

Poche All-Star ma ottimi comprimari

 

5 giocatori di media in doppia cifra, di cui due che sfiorano i 20 punti. Il loro equilibrato sistema di gioco prevede il coinvolgimento di tutti i giocatori, dal primo starter all’ultimo panchinaro. I giocatori si passano il pallone con fiducia e mettono tutte le loro qualità al servizio del collettivo. Gary Harris è in rampa di lancio per diventare un All-Star, Jamal Murray un role player stabilmente in doppia cifra (al netto di qualche uscita a vuoto), Paul Millsap aggiunge difesa ed esperienza, mentre Nikola Jokic è il leader tecnico della franchigia. Dalla panchina onesti mestieranti uniti ad un core di giovani talentuosi ancora da scoprire: Juan Hernangomez, dopo due stagioni poco eclatanti, sembra in netta ripresa (la stoppata decisiva contro Golden State ne è la prova), Trey Lyles ha mostrato un gran talento offensivo e Mason Plumlee si è rivelato buon centro di riserva. Mancano all’appello ancora Micheal Porter Jr., Isaiah Thomas e Will Barton, al momento out per infortunio.

Nikola Jokic, dai balcani con furore per i Denver Nuggets

Ci si aspetta la stagione della definitiva consacrazione per Jokic, e i presupposti ci sono tutti: 23.4 punti, 10.6 rimbalzi e 6.2 assist. È diventato anche il primo giocatore dai tempi di Wilt Chamberlain a far registrare una tripla doppia da 35 punti con il 100% dal campo. Ma aldilà dei meri dati statistici ciò che sorprende sono la leadership e i miglioramenti difensivi ostentati sul campo. Sul talento non si discute: le sue doti da passatore, unite ad un gioco in post e una meccanica di tiro sublime, lo rendono un centro unico, semplicemente immancabile. Se riuscirà a tenere queste medie nell’arco della regular season sarà difficile escluderlo dalla lista dei papabili MVP. Per il momento si accontenta del premio “Giocatore della Settimana“, il primo in carriera.

 

Il franchise-player dei Denver Nuggets

Difficile stabilire dove potranno stanziarsi questi Denver Nuggets a fine anno, di sicuro covano ambizioni importanti e sono convinti di poter dire la loro nella competitiva Western Conference. E se il buongiorno si vede dal mattino le soddisfazioni non tarderanno a farsi presentare.

NBA, infortuni per Will Barton (Denver Nuggets) e JaMychal Green (Memphis Grizzlies)

Infortunio all’anca sinistra per Will Barton dei Denver Nuggets. La guardia ex Portland si è infortunato durante il terzo periodo della sfida di sabato notte tra Nuggets e Suns, al Pepsi Center di Denver.

I Denver Nuggets hanno travolto i Phoenix Suns. 119-91 il risultato finale per gli uomini di coach Mike Malone, in vantaggio già di 16 punti al termine del primo tempo.

Barton si è infortunato durante un tentativo di penetrazione con circa 8 minuti di gioco sul cronometro del terzo quarto. Al momento dello stacco da terra, il giocatore ha avvertito una fitta all’altezza dell’inguine ed è finito a terra dolorante.

Will Barton è stato poi accompagnato negli spogliatoi in barella. I Denver Nuggets hanno annunciato che il giocatore si sottoporrà a a risonanza magnetica nella giornata di domenica.

Al momento dell’infortunio, Barton aveva già fatto segnare 14 punti a referto, con un ottimo 6 su 9 al tiro, 5 rimbalzi e 5 assist.

Will Barton si aggiunge nella lista infortunati di Denver ad Isaiah Thomas, ancora alle prese con le ultime fasi di recupero dopo l’operazione all’anca destra subita lo scorso aprile.

Memphis Grizzlies, frattura per JaMychal Green

I Memphis Grizzlies hanno annunciato che il lungo JaMychal Green ha riportato la frattura della mandibola nella giornata di sabato, durante la sfida di venerdì contro gli Atlanta Hawks.

Green aveva ricevuto una forte gomitata al volto durante il terzo periodo di gioco.

Il giocatore è già stato sottoposto ad intervento chirurgico per ridurre la frattura, intervento perfettamente riuscito. Per Green si ipotizza un stop di almeno un mese.