Warriors, Durant: “Klay Thompson è uno dei migliori difensori NBA, chi vota capisce poco di basket”

Kevin Durant: “Klay Thompson è uno dei migliori difensori NBA, chi da i premi non capisce di basket“.

La roboante vittoria di domenica sul campo degli Oklahoma City Thunder ha confermato una volta di più, agli occhi del compagno di squadra Kevin Durant, la bontà della candidatura a Difensore dell’anno per Klay Thompson.

La marcatura di Thompson su Russell Westbrook, limitato a soli 7 punti ed un pessimo 2 su 16 al tiro, così come la percentuale dal campo di un avversario diretto come James Harden (tenuto al disotto del 40% al tiro quando marcato da Thompson) due tra i principali indizi dei meriti della stella dei Golden State Warriors.

Così Durant, le cui parole sono state raccolte da Connor Letourneau del San Francisco Chronicle, su Thompson:

Se Klay merita il premio? Certo che si, ma non lo vincerà mai perché chi dà i voti capisce ben poco di pallacanestro

Candidatura appoggiata anche dal compagno di squadra Draymond Green, già vincitore del premio nel 2017. Secondo Green, Klay Thompson è il “miglior difensore perimetrale” esistente nella NBA odierna, e meriterebbe pertanto la nomina nel primo quintetto difensivo a fine stagione.

Alcuni numeri di impatto riflettono il valore di Thompson nella metà campo difensiva. Tra le “vittime” dell’ex giocatore dell’università di Washington State in questa stagione alcuni tra i migliori esterni NBA del momento, tra cui i sopracitati Harden e Russell Westbrook, e Donovan Mitchell, star di alcune tra le rivali dei Golden State Warriors.

Ad inizio stagione, lo stesso Klay Thompson aveva dichiarato come uno dei suoi obiettivi fosse l’ingresso in uno dei quintetti difensivi annuali, come riportato da NBAPassion.com

Warriors, risonanza magnetica per DeMarcus Cousins, Andrew Bogut pronto al debutto

DeMarcus Cousins sarà sottoposto a risonanza magnetica al piede destro, secondo quanto annunciato dai Golden State Warriors a Nick Friedell di ESPN.

Il lungo degli Warriors aveva accusato un problema alla caviglia destra nella gara contro gli Oklahoma City Thunder, ed era stato costretto ad abbandonare il campo nel quarto periodo.

La presenza di Cousins risulta pertanto in dubbio per la gara contro i San Antonio Spurs di lunedì. Gli Warriors agiranno con estrema cautela, per non rischiare di incorrere in ricadute dopo il terribile infortunio al tendine d’Achille sinistro dello scorso anno.

In 21 gare con gli Warriors, Cousins ha viaggiato sinora a 15.6 punti, 7.9 rimbalzi e 3.6 assist di media.

Dopo aver lasciato i New Orleans Pelicans per giocarsi le proprie chance di vincere un anello a Oakland, Cousins è chiamato a tornare ai livelli pre infortunio, per coprire quella che forse è l’unica lacuna nel sistema Warriors, ossia il ruolo del centro.

Dopo un inizio a minutaggio limitato, “Boogie” sembra essersi ambientato al meglio dalle parti della Baia, e sta entrando sempre di più nei meccanismi del gioco degli uomini di Steve Kerr. La speranza egli Warriors è che quel che è successo contro Oklahoma abbia provocato solo un grande spavento, e non abbia intaccato la fiducia nel ritorno di uno dei lunghi NBA più efficaci degli ultimi anni nella NBA.

Golden State Warriors, Bogut pronto al debutto

Dopo una settimana dalla firma per un contratto sino al termine della stagione, pare essere arrivato in casa Warriors il momento dell’esordio stagionale per Andrew Bogut.

Il lungo australiano aveva fatto ritorno in patria per giocare con i Sidney Kings nell’aprile del 2018. In Australia, Bogut è stato nominato MVP della NBL (la massima lega australiana), ma la corsa dei suoi Kings si è fermata in semifinale, con una sconfitta per 2-0 per mano dei Melbourne United, poi laureatisi campioni.

Al termine della stagione, l’ex giocatore dei Milwaukee Bucks ha accettato l’offerta dei Golden State Warriors, squadra in cui Bogut aveva già militato dal 2012 al 2016. Andrew Bogut potrebbe dunque fare il suo nuovo esordio in maglia Warriors già nella serata di lunedì all’AT&T Center di San Antonio, dopo una settimana di preparazione.

Post Thunder-Warriors, Kerr: “La sconfitta con i Suns ci ha aperto gli occhi”

Post Thunder-Warriors, Kerr: "La sconfitta con i Suns ci ha aperto gli occhi"

Post Thunder-Warriors soddisfacente per il team della Baia. I bi-campioni Nba, la scorsa notte sono tornati ad incidere il proprio ritmo in vista dei Playoff.

Post Thunder-Warriors, coach Kerr: “I miei ragazzi stanno migliorando a vista d’occhio”

I Golden State Warriors stanno tornando ai livelli d’eccellenza. I bi-campioni Nba guidati in panchina da coach Steve Kerr hanno ottenuto uno dei successi più importanti della loro stagione.

Il team della Baia, infatti, è uscita vittoriosa dalla battaglia intensa contro gli Oklahoma City Thunder guidati da Russell Westbrook e soci, apparsi incapaci di contrastare il super quintetto della Baia.

Lo strapotere fisico e tecnico messo in mostra dai Warriors ha colpito molto lo stesso head coach Steve Kerr, che al termine del match ha elogiato la sua squadra dopo la grande prova offerta alla Chasepeake Energy Arena di Oklahoma City.

Ecco le parole rilasciate da Kerr ai microfoni di ‘Espn.com‘:

I miei ragazzi stanno giocando bene e sono contento del loro apporto in questo incontro. Abbiamo difeso bene e abbiamo dato un grande apporto in difesa specie nei momenti più importanti del match. Sicuramente la sconfitta incassata in casa con i Suns ci ha aperto gli occhi. Stiamo giocando meglio e i miglioramenti si stanno vedendo. Sono ottimi presupposti per partire con il piede giusto per i Playoff”.

Warriors-Rockets, DeMarcus Cousins è la chiave per Golden State: “Nessuno può marcarmi”

Se significa qualcosa? NoCosì Kevin Durant a chi chiedeva se lo 0-3 stagionale nella serie accumulato contro gli Houston Rockets preoccupasse i Golden State Warriors: “L’importante sono i playoffs“.

Gara 4 della serie di stagione regolare tra Warriors-Rockets è arrivata, e Durant non ne ha preso parte a causa del leggero infortunio alla caviglia patito due giorni prima contro i Phoenix Suns.

DeMarcus Cousins si fa carica dell’assenza di KD e sforna la miglior prestazione stagionale personale, portando i suoi alla vittoria per 106-104 al Toyota Center di Houston.

32 minuti di gioco, 27 punti, 8 rimbalzi, 7 assist e 2 stoppate per “Boogie” (con 11 su 16 al tiro), che sopperisce alle difficoltà al tiro di Steph Curry (24 punti con 8 su 20 dal campo) ed innesca un Klay Thompson da 30 punti e 5 su 10 dalla lunga distanza.

Andre Iguodala sostituisce in quintetto base l’infortunato Durant, i Rockets si ritrovano sotto di 13 punti nel quarto periodo (100-87) ma rimontano sino a -1, siglato da Chris Paul, a 10 secondi dal termine. Curry non sbaglia dalla lunetta, Harden si e proprio Iguodala cattura il rimbalzo ad assicura la vittoria ai suoi.

La sconfitta interrompe a 9 la serie di partite vinte consecutivamente dagli Houston Rockets (42-26), ora quarti ad Ovest a mezza partita di distanza dai Portland Trail Blazers (41-26). “La partita no ci ha detto nulla che no sapessimo già, su di loro” Così Chris Paul a fine gara “Ormai ci conosciamo fin troppo bene“.

Warriors-Rockets, Cousins: “Nessuno può marcarmi”

DeMarcus Cousins, rientrato in campo lo scorso 18 gennaio dopo un anno di assenza per infortunio, non aveva preso parte alle prime due sfide tra Warriors-Rockets. La terza partita, quella del 23 febbraio scorso, aveva visto un Cousins in difficoltà, soprattutto in difesa, falloso e poco attento (6 palle perse), in una partita casalinga persa dai Golden State Warriors nonostante l’assenza di James Harden.

Il DeMarcus Cousins presentatosi al Toyota Center è un giocatore in condizioni atletiche migliori, un problema insormontabile per la frontline avversaria formata da Clint Capela  e Kenneth Faried.

Non credo ci sia nessuno che possa marcarmi uno contro uno, semplicemente. Potete mettermi contro chiunque, il risultato non cambia. Le sconfitte nelle partite precedenti? Ogni giorno attorno a questa squadra (gli Warriors, ndr) c’è qualcosa, ogni cosa diventa una storia, un caso. E’ come in una vecchia soap-opera che guardava mia nonna, ogni giorno succedeva qualcosa… i cronisti fanno il loro lavoro, io faccio il mio,gioco a pallacanestro

– DeMarcus Cousins dopo Warriors-Rockets –

DeMarcus ha giocato la partita più completa ed efficace da quando è qui” Così Klay Thompson “Ha aggiunto una dimensione tutta nuova alla nostra squadra, oggi avrò ricevuto almeno 3 o 4 assist per un tiro comodo dal lui“.

Coach Steve Kerr è riuscito a nascondere i problemi difensivi di Cousins, spesso coinvolto nella partita di febbraio in pick and roll alti tra Chris Paul ed i lunghi dei Rockets, “dirottandolo” sul meno pericoloso P.J. Tucker per larga parte della gara: “Ho dovuto imparare e trovare il modo migliore di impiegare Cousins in difesa. Stasera è andata meglio, in attacco ha fatto un gran lavoro semplicemente posizionandosi in post e controllando la partita da lì“.

Draymond Green-Klutch Sports: “LeBron importante per questa scelta”

Draymond Green-Klutch Sports

L’ala dei Golden State Warriors Draymond Green ha dichiarato a The Undefeated di ESPN martedì di aver firmato ufficialmente con l’agenzia di rappresentanza Klutch Sports, che rappresenta anche LeBron James.

Green, tre volte campione NBA e tre volte All-Star, era precedentemente rappresentato dall’agente B.J. Armstrong con The Wasserman Group. La firma con Klutch Sports, guidata dal presidente e agente Rich Paul, il 27 febbraio scorso a Miami. Il giocatore degli Warriors diverrà restricted free-agent nel 2020.

Klutch Sports è un’azienda all’avanguardia, è un ambiente puro, e ho imparato a conoscere Rich nel corso degli anni. Ci siamo avvicinati molto: ho trovato in lui qualsiasi cosa che un giocatore vorrebbe in un agente, quindi perché no? Alcuni hanno paura di ciò che la gente penserà o quello che verrà detto. Non è questo il mio caso

– Draymond Green –

Green, 29 anni , ha una media di 7.5 punti, 7.1 rimbalzi, 7.1 assist, 1.5 palle e 1.0 stoppate in 31.2 minuti a partita in questa stagione. Giunto alla sua settima stagione NBA, Green è al quarto anno di un contratto quinquennale da 82 milioni di dollari firmato nel 2015. Green ha dichiarato che Armstrong lo ha ringraziato per l’apprezzamento dei suoi 4 anni e mezzo di servizio.

Draymond ha poi aggiunto che il cambiamento è incentrato “Su di me e su cosa voglio, sempre essendo allineato con l’andare avanti”. Green ha dichiarato di essere rimasto “sbalordito” quando le persone hanno messo in dubbio la sua decisione di affidarsi Rich paul.

 

L’influenza del Re per Klutch Sport

Green è anche proprietario di minoranza della piattaforma Uninterrupted, fondata da LeBron James. Il numero 23 dei Golden State Warriors ha negato ogni tentativo di reclutamento da parte di James. E’ chiaro che la sua recente firma richiama un legame naturale con la star dei Lakers, proprio come la precedente firma di Anthony Davis. Tuttavia, l’ala Golden State Warriors assicura che il suo ex rivale delle Finali NBA non ha avuto bisogno di arruolarlo in agenzia:

È impossibile dire che LeBron non ha avuto alcun ruolo nel mio ingresso in Klutch. È essenzialmente un socio fondatore. Sono già in contatto con LeBron da anni, quindi è sempre bene poter fare affari con la famiglia che sta curando i suoi interessi nel modo giusto. Ma per quanto riguarda il mio reclutamento, no, LeBron non mi ha reclutato affatto

James non è solo uno dei soci fondatori di Klutch Sports, ma anche il primissimo cliente di Rich Paul, con altri come Anthony Davis, John Wall, Tristan Thompson, Ben Simmons, Eric Bledsoe e altri giocatori NBA che si sono poi uniti al gruppo.

Alcuni hanno iniziato a mettere in discussione il vero motivo di ciò che significa far parte di Klutch, poiché Thompson è un ex compagno di squadra di James e Paul ha già presumibilmente ingaggiato Davis, uno dei suoi più recenti clienti, per unirsi a LeBron a Los Angeles:

Ad un certo punto, deve essere dato un certo rispetto a ciò che Rich ha costruito e ciò che rappresenta. E’ la scelta giusta per me. Continueremo ad essere in affari per molto tempo dopo che avrò finito di giocare. E questo è più importante di ogni altra cosa

Infortunio alla caviglia per Durant contro i Phoenix Suns

infortunio alla caviglia per Durant

Preoccupazione nella notte in casa Warriors: infortunio alla caviglia per Durant che esce dal parquet anticipatamente. Ancora da valutare le condizioni reali del giocatore.

Infortunio alla caviglia per Durant: parla Kerr

Sconfitta inaspettata nella notte italiana, con i Golden State Warriors sconfitti dai Phoenix Suns ultimi nella Western Conference. La squadra di Steve Kerr si scontra con un Devin Booker da 37 punti, 8 rimbalzi e 11 assist che porta la franchigia dell’Arizona a imporsi contro i campioni in carica per 115 a 111.

 

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Il fanalino di coda della NBA espugna la Oracle Arena che vive momenti di apprensione per l’uscita dal campo anticipata di Kevin Durant. L’ex giocatore degli Oklahoma City Thunder a 6:34 minuti dalla fine della partita si dirige negli spogliatoi per un problema alla caviglia, procuratosi dopo uno scontro fortuito con DeAndre Ayton. 

Sembra non essere preoccupato l’allenatore della squadra Steve Kerr che dopo aver parlato con il suo numero 35 riferisce a Mark Medina di Mercury News:

Penso che andrà tutto bene. Non dovrebbe fare nemmeno la risonanza magnetica. Ho parlato brevemente con lui e non pensa che sia nulla di grave

Durant ha lasciato la squadra sul 91 pari, non potendo aiutare nei minuti finali i compagni a imporsi sui Suns. Per lui nella notte:

  •  25 punti
  • 9/17 di tiro
  • 2 rimbalzi
  • 3 assist
  • 2 palle rubate

“Peggior sconfitta dell’anno, pubblico più coinvolto” Warriors KO contro i Suns, Thompson li scuote

Altra sconfitta casalinga, la decima in stagione, per i Golden State Warriors (45-21) che alla Oracle Arena di Oakland cadono per 115-111 contro i Phoenix Suns di un irresistibile Devin Booker.

37 punti, 11 assist e 8 rimbalzi per la giovane star dei Suns, che trascina i suoi alla prima vittoria stagionale in trasferta contro un team della Western Conference dopo un primo quarto da soli 16 punti di squadra segnati.

Booker segna 13 punti consecutivi nel decisivo quarto periodo, compresa la tripla del massimo vantaggio Suns (102-98) a 4:45 dal termine. Altri quattro punti di Booker tengono a distanza gli Warriors, che a 23 secondi dal termine hanno però la possibilità i pareggiare con un tiro da tre punti di Steph Curry (18 punti, 7 rimbalzi e 8 assist per lui a fine gara, ma 6 su 20 al tiro), conclusione che trova solo il ferro.

Per la coppia Curry-Thompson una prova da 8 su 30 combinato da dietro l’arco dei tre punti, ed un periodo complicato per i Golden State Warrios, che come riportato da ESPN non vincono almeno due partite consecutive dallo scorso 12 febbraio.

A fine partita, Klay Thompson (top scorer Warriors con 28 punti) parla addirittura della “peggior sconfitta stagionale” per i suoi.

Suns-Warriors, Klay Thompson: “Vorrei un pubblico più coinvolto”

10 su 43 il tabellino a fine partita al tiro da tre punti per Golden State. Nelle 9 gare sinora disputate dopo la pausa per l’All-Star Game di Charlotte, Steph Curry sta viaggiando con un modesto 36.9% al tiro pesante (su oltre 13 tentativi a partita), peggior dato in carriera per il due volte MVP.

A fine partita, il suo collega di reparto Klay Thompson predica calma, non senza però sottovalutare le attuali difficoltà di squadra:

Non una bella partita. Anzi, probabilmente la peggiore partita dell’anno, per noi. La stagione è lunga e noi giochiamo assieme da 5 anni, non si può pretendere di essere perfetti per tutte le 82 partite. Oggi però abbiamo perso contro una squadra contro cui avevamo vinto le precedenti 18 partite (…) una cosa che mi aspetterei sarebbe sentire il nostro pubblico un po’ più coinvolto. Voglio dire, i playoffs non sono ancora iniziati, però questa è la nostra ultima stagione qui alla Oracle Arena. Abbiamo bisogno dell’energia del pubblico, soprattutto ad inizio partita, e soprattutto in questo momento. Quindi ci aspettiamo che i nostri tifosi possano aiutarci ad accenderci in campo, non importa se giochiamo contro i Suns o contro i Milwaukee Bucks

– Klay Thompson dopo  Suns-Warriors –

Appena due giorni prima, alla vigilia del match vinto contro i Denver Nuggets di sabato sera, coach Steve Kerr aveva parlato del senso di responsabilità che la sua squadra dovrebbe portare in campo in queste ultime uscite alla Oracle Arena.

L’intensità vista in campo contro i Suns non ha convinto per nulla il coach 7 volte (tra campo e panchina ) campione NBA:

Il risultato è giusto, (i Suns, ndr) ci hanno attaccati e noi non abbiamo risposto per nulla, abbiamo “toppato”. Dovremo tornare su questa sconfitta e parlarne

– Steve Kerr dopo Suns-Warriors –

Warriors, Green: “Problemi difensivi non sono colpa di DeMarcus Cousins”

“I nostri problemi difensivi non sono da ricondurre a DeMarcus Cousins”, cosi Draymond Green ai microfoni di Nick Friedell di ESPN.com. Il lungo dei Warriors ha parlato al termine della vittoria dei suoi per 122-105 contro i Denver Nuggets nella scorsa notte.

 

Dichiarazioni forti e chiare quelle del giocatore di Golden State che non ha voluto incolpare il “nuovo innesto” per un periodo non positivo dei suoi.

 

DeMarcus Cousins show con Denver: le parole di Green e Kerr

 

“Tutti vogliono parlare della difesa di DeMarcus”, ha detto Draymond. “L’ho già detto nella scorsa partita, non abbiamo giocato con l’energia giusta e nel modo in cui dovevamo fare. A tutti piace dire che i problemi sono arrivati da quando c’è lui ma non è cosi. Dobbiamo solo tornare a giocare come sappiamo e tutto verrà messo a posto. Oggi siamo andati molto meglio ed il suo contributo è stato importante”.

 

La risposta difensiva di Cousins, tuttavia, non si è fatta attendere e Boogie ha chiuso il match con i Nuggets con 13 punti, 6 rimbalzi, 6 assist, 6 stoppate e 3 recuperi.

 

“DeMarcus è stato fantastico”, ha detto coach Steve Kerr al termine della gara. “Sei stoppate, tre palle rubate, era dappertutto in difesa: è stato grandioso il suo atteggiamento oggi”.

 

Il lungo 28enne ha saltato i primi 3 mesi della stagione per recuperare al meglio dall’infortunio al tendine d’Achille occorso nella scorsa stagione ed è stato firmato dagli Warriors con un annuale a cifre contenute per il livello di giocatore che è. Se riuscisse a rimanere su questo livello anche ai playoff sarà davvero dura battere Golden State al meglio delle 7 partite.

 

 

 

SuperTeam NBA: un format che la lega porta avanti da più di dieci anni

SuperTeam NBA-DeMarcus Cousins si sta davvero inserendo nel quintetto divino dei Warriors?

Da dove nascono i SuperTeam NBA? Da molto prima di quello che pensate… Si tratta di una vera e propria arma a doppio taglio in mano alla lega. Oggi parliamo di un fenomeno che ha suscitato molto interesse nei primi tempi ma che adesso sta prendendo la responsabilità dell’abbassamento dell’interesse da parte degli spettatori o il presunto tale, almeno a livello di competitività.

Adam Silver pochi giorni fa ha dichiarato che la lega è in calo sia di ascolti che d’interesse. Molti hanno dato la colpa a Golden State anche se la storia dei superteam NBA è da ricercare nel passato della storia della NBA. Da quando e quale squadra? Vediamolo insieme!

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Le radici dei SuperTeam NBA

Il primo superteam della storia sono stati i Boston Celtics del 2008 quando oltre a Rondo e Pierce nel Massachusetts arrivarono anche Garnett e Allen. Questo tipo di squadra fu creato per vincere nel minor tempo possibile, prendendo top player da altre squadre. L’obiettivo fu raggiunto subito portando i Celtics dall’ultimo posto della eastern conference al titolo del 2008 in un’indimenticabile stagione che vide i Celtics trionfare contro i Lakers di Kobe in una spettacolare gara 6 al TD Garden. Questo progetto si affacciò soltanto due volte alle finali nei quattro anni seguenti perdendole tutte e due.

Miami 2007-2012, altro superteam NBA in arrivo

Il secondo super team che perfezionò l’all in provato a fare da Boston nel quinquennio dal 2007 al 2012 è stato quello di Miami nel 2010 dove Lebron senza far sapere niente a nessuno comunicò la sua decisione di “portare il talento a South Beach” tramite un programma televisivo tenendo all’oscuro tutti. David Stern questo modo scelto da Lebron di comunicare la sua volontà di andare via dall’Ohio non la prese bene e provo in tutti i modi a tutelare l’immagine del suo giocatore di punta e della lega intera cercando di bloccare la messa in onda dello show.

Questa mossa criticata aspramente dai tifosi di Cleveland e non solo ha portato ragione a Lebron che nei quattro anni di Miami ha disputato 4 finali consecutive vincendone due in back to back, questa vittoria fece rivalutate l’immagine viziata di  Lebron nell’immediato post “decision”. Oltre a Lebron, a Miami arrivò anche Bosh con il quale giocò due anni prima dell’ennesima aggiunta: Il tiratore Ray Allen. Miami cosi poteva schierare in campo Wade , Lebron , Bosh , Allen. Questo progetto fu costruito prendendo top player dal resto della lega in quanto Lebron arrivava da Cleveland , Bosh venne da Toronto e Allen dalle ceneri di Boston.

Questi sono i super team che hanno costruito la loro “gloria” sulle spalle delle altre squadre della lega. Ma non è tutto oro quello che luccica. La storia dei super team non è caratterizzata da soli successi, ci sono anche dei progetti che sono finiti malamente.

Con New Orleans Hornets

I SuperTeam non tanto super…

L’esempio perfetto è quello dei Lakers della stagione 2012-13, un team pieno di stelle, dal quale ci si attendeva molto ma che non è riuscito a soddisfare le aspettative. Questo team nasce con una controversa mossa della lega, David Stern bloccò il passaggio di Chris Paul dai New Orleans Hornets alla città degli angeli. Molti non addetti ai lavori pensarono che questa mossa sia stata fatta per tenere la lega competitiva ed equilibrata. In realtà Stern non mandò CP3 ai Lakers per tenere alto il valore d’acquisto della franchigia che commissariata passò in mano alla lega. Al posto di Chris Paul arrivarono Howard ( da Orlando dove fece la sua super stagione ) e Steve Nash. A questi due arrivi i Lakers potevano contare nelle proprie fila di Pau Gasol, Kobe Bryant e Steve Blake da Portland. Questo progetto nonostante contasse su diversi giocatori presi da altre squadre fu un buco nell’acqua in quanto non riuscirono ad ottenere niente di importante.

Warriors-Thunder Steph Curry

Super Team si, ma con lungimiranza

Ma non tutti i superteam NBA sono stati costituiti prendendo giocatori già pronti da altre franchigie, ci sono stati anche due scommesse vinte direttamente dal draft. Primi sono stato gli Oklahoma City Thunder (ex Seattle Supersonic) che potevano contare su Kevin Durant e Russell Westbrook, il primo già affermato per il breve periodo giocato a proprio a Seattle ed il secondo scelto ma mai visto in campo, a questi due si unì anche James Harden preso nel 2009 come terza scelta assoluta al draft. Queste scommesse si rivelarono delle scelte azzeccatissime perché il trio delle meraviglie raggiunge subito i playoff , uscendo al primo turno . L’anno seguente raggiunsero la finale di conference e l’anno dopo ancora raggiunsero la finale per il titolo , mostrando un escalation degna di un ottimo progetto. Dopo questo tentativo di assalto al titolo James Harden abbandonò l’Oklahoma per andare in Texas sponda Houston. I due anni seguenti Westbrook e Durant raggiungono due finali di conference consecutive uscendo rispettivamente con San Antonio e Golden State. Dopo questa sconfitta lascia anche Kevin Durant che si accaserà ai Golden State Warriors.

Un altro esempio di progetto ben fatto e di lungimiranza sono appunto i Golden State Warriors, vero e proprio perfezionamento di tutti i super team creati ed assemblati in precedenza. La dirigenza della baia è partita dalle scelte molto basse… ma perché uno dei super team più vincenti della storia della nba avevo le scelte cosi basse. Perché i Golden State Warriors pre-Curry erano l’ultima ruota del carro dell’ovest per diversi anni e queste scelte sono state determinate da questo pessimo posizionamento.

Le scelte erano la 7° di Steph Curry (Davidson College) , la 11° di Klay Thompson (Washington State  , la 35° di Draymond Green (Michigan State ),la 7° di Harrison Barnes (North Carolina) ,  la 30° di Festus Ezili (Vanderbilt).

Nel 2015 arriva il primo titolo veramente inaspettato per questo gruppo in quanto secondo moltissimi addetti ai lavori ed insider nessuna delle scelte sarebbe potuto diventare un all star. Invece non solo è arrivato il titolo ma a distanza di anni questi giocatori presi tutti sotto la sesta scelta sono tutti All Star ( tranne Ezili ). Due anni dopo a questo gruppo si è unito Kevin Durant uno dei giocatori di punta della lega diventato Free Agent. Da questa firma sono arrivati due titoli , tutto il resto è storia recente.

Questa firma è stata ed è tutt’ora al centro di continue discussioni, accusando la lega di aver permesso a Durant di andare nella squadra che stava dominando la lega. Ma la lega non ci poteva fare niente perché il giocatore era regolarmente entrato nella free agency e la multa dovuta allo sforamento del cap è regolarmente pagata. Il precedente si è creato con la scelta di David Stern quando bloccò CP3 della quale abbiamo già parlato.

Perché i Supeteam sono una arma a doppio taglio?

I super team, come abbiamo anticipato, sono un arma a doppio taglio, da una parte l’interesse suscitato nel vedere cosi tanti campioni giocare insieme dall’altra il rischio che la forza della squadra possa in qualche modo sfalvare e alterare gli equilibri e competitività della lega. La colpa non è di Golden State, Miami, Okc o Boston le rispettive dirigenze hanno solo cercato nel loro miglior modo possibile di arrivare al tanto sognato titolo di “campioni del mondo”.

Questa via è stata una scelta intrinseca della lega dopo aver aumentato il salary cap, mossa che ha subito favorito i big market che possono pagare la luxury tax con gli introiti provenienti dall’indotto e dalla “grandezza” del mercato stesso.

Non  ci resta che aspettare e vedere se ci sarà un dietro front generale della lega per sparpagliare le stelle che al momento si sono unite, ma per ora il format è questo ed a noi spettatori non ci resta che ammirare lo spettacolo.

Ci sono altri piccoli aspetti che hanno la colpa di questa diminuzione d’interesse. L’all star game che è diventato sempre più “finto” , il tanking in RS e l’assenza di difesa , ma questa è un’altra storia

di Luca Poggianti

Warriors, coach Steve Kerr: “L’ultima alla Oracle Arena, un obbligo per noi finire bene”

La stagione NBA 2018\19 avrà un significato particolare per i Golden State Warriors, non solo legato alla possibilità di siglare il primo “three-peat” dai tempi dei Los Angeles Lakers di Shaquille O’Neal e Kobe Bryant.

Dopo 47 anni di onorata carriera, la Oracle Arena di Oakland, California, chiuderà i battenti, almeno per quanto riguarda il basket NBA. A partire dalla stagione 2019\20, Steph Curry e compagni si trasferiranno dall’altra parte della Baia, a San Francisco nel nuovissimo Chase Center.

Coach Steve Kerr e l’organizzazione tutta dei bi-campioni NBA in carica hanno sempre posto l’accento in questa stagione su tale particolare. L’obbligo morale da parte della squadra di salutare a dovere il popolo della Oracle Arena, dal 2015 (anno della prima delle 4 finali consecutive) casa di una delle squadre di pallacanestro più forti di sempre.

Gli Warriors torneranno in campo alla Oracle Arena nella notte tra venerdì e sabato per sfidare i Denver Nuggets di Nikola Jokic, in quella che sarà la 32esima partita stagionale tra le mura amiche. Mentre il count-down alla chiusura delle porte della Oracle scorre, si fa più forte per la squadra il senso di responsabilità verso i loro tifosi ed il loro “tempio”.

Ne abbiamo parlato sin dal primo giorno di raduno a settembre, questa sarebbe stata la nostra ultima stagione alla Oracle Arena. Quest’anno abbiamo deluso i nostri tifosi più di una volta, qui in casa, soprattutto nelle tante sfide contro le squadre più forti, quelle da diretta TV nazionale. Finire bene la stagione è un obbligo verso noi stessi, verso i tifosi e verso la città di Oakland. Dovremo offrire uno spettacolo migliore nei mesi a venire, abbiamo una grande opportunità di finire la stagione in crescendo e prepararci ad una corsa playoffs che confidiamo possa essere lunga

– Steve Kerr sui Golden State Warriors –

Steve Kerr: “Vogliamo il primo posto ad Ovest, triste lasciare la Oracle Arena”

I Golden State Warriors (44-20) sono reduci da un sonoro -33 casalingo subito dai Boston Celtics, ed in un periodo ben poco scintillante (5 sconfitte nelle ultime 8 gare). La lunga attesa dell’inizio dei playoffs ha provocato in una squadra virtualmente imbattibile un evidente calo di attenzione, al quale si è aggiunta la necessità di far rifiatare alcuni giocatori chiave (Klay Thompson e Kevin Durant su tutti).

Il ritorno di Andrew Bogut servirà da “diversivo” nel finale di stagione regolare, durante il quale gli Warriors tenteranno di conservare il primato nella Western Conference, con un occhio al livello di usura dei giocatori.

Vogliamo il fattore campo, vogliamo la testa di serie n.1. La salute dei giocatori è la cosa più importante, ma al tempo stesso i Denver Nuggets sono lì, ad una sola partita di distanza, e giocheremo due volte contro di loro, in casa. In più dietro ai Nuggets ci sono altre squadre in crescita, quindi è arrivata l’ora per noi di salire di livello. Il nostro obiettivo è lo stesso di sempre, la prima testa di serie ed il vantaggio del campo ad Ovest

Il nuovo Chase Center di San Francisco, la cui costruzione è stata finanziata in larga parte dalla proprietà dei Golden State Warriors (un investimento da un miliardo di dollari) diverrà nelle stime della vigilia una “macchina” capace di produrre utili per oltre 500 milioni di dollari annui per la franchigia 5 volte campione NBA. Il Chase Center sarà il primo modello di impianto sportivo di proprietà esclusiva di una squadra NBA (che oggi “noleggiano” le arene su un modello analogo al leasing).

Lasciare la Oracle Arena? Sarà triste. Ogni giorno, quando arrivo qui, ci penso, soprattutto oggi che la stagione volge al termine. Siamo elettrizzati all’idea di giocare nella nuova arena, ma tristi al tempo stesso di dover salutare Oakland

Bogut su Cousins: “Dobbiamo riallacciare i rapporti”

Bogut su Cousins

Dopo la sua seconda esperienza a Golden State, arrivano le dichiarazioni di Andrew Bogut su Cousins. Il centro australiano si è appena riunito con la franchigia che lo ha portato a vincere il titolo nel 2015.

Bogut su Cousins: le parole dell’australiano

Sarà il giocatore che lo farà rifiatare, ma il rapporto tra Andrew Bogut e DeMarcus Cousins è tutto da scrivere. Il centro australiano, in una sua intervista, si concentra su quello che è stato giocare contro l’ex giocatore dei Kings. Un cestista difficile da gestire in campo, sia per il talento, sia per le sue giocate a volte eccessive.

Queste le parole di Bogut su Cousins riportate a Connor Letourneau del San Francisco Chronicle:

Devo riallacciare il mio rapporto con DeMarcus Cousins perché ci siamo davvero andati pesanti quando era ai Sacramento Kings. Un sacco di risse, flagrant foul. Quindi non vedo l’ora di essere nella stessa squadra con lui questa volta

 

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Bogut-bis: il ritorno dell’australiano

Rilasciato dai Sydney Kings, Andrew Bogut fa il suo ritorno “a casa”. Dopo il titolo NBA 2015, il suo peregrinare senza meta in diverse franchigie NBA (Cleveland Cavs, Dallas Mavs e Los Angeles Lakers) lo ha portato a ritornare in patria per una stagione, fino alla chiamata dei Warriors.

Il 34enne sembra essere pronto a dare minuti di riposo a DeMarcus Cousins ed essendo già a conoscenza del sistema, la sua integrazione nella squadra risulterà più semplice.

Kevin Durant, segnali di addio: 3 squadre in cui potrebbe finire

Kevin-Durant

Kevin Durant in questa stagione, ha avuto diverse incomprensioni con i vari membri dell’organizzazione degli Warriors. A titolo esemplificativo, basti pensare alla lite culminata ad inizio stagione tra il numero 35 e Draymond Green, la quale aveva provocato non pochi problemi. E’ recente, poi, la risposta piccata dell’ex OKC alle critiche mosse alla squadra dal suo coach Steve Kerr.

Tali tensioni, comunque, non sono passate inosservate all’interno del roster californiano. In particolare, stando ad alcuni rumors, membri di Golden State ritengono che KD stia pensando di lasciare la Baia e questi atteggiamenti sono soltanto dei segnali per preparare la partenza. Dove potrebbe finire e cosa c’è dietro questa situazione?

KEVIN DURANT: I RETROSCENA DELLA QUESTIONE

Durant marcato dal suo ex compagno di squadra ai Thunder, ossia James Harden.

Secondo Chris Haynes di Yahoo, infatti, l’ala piccola ha mostrato spesso comportamenti piuttosto scontrosi e provocatori, nei riguardi sopratutto dei giornalisti. Nello specifico, significativa è stata la risposta alla domanda sulla motivazione precisa nello scegliere i Guerrieri quasi tre anni fa, nel post partita contro i Celtics.

“Sono passati più di due anni e ancora stiamo parlando di questo? Assurdo.”

Questo episodio, però, non è altro che la punta dell’iceberg di una serie di circostanze controverse, le quali non fanno altro che alimentare numerosi rumors su uno dei giocatori più forti degli ultimi anni. In tale ottica, infatti, diverse sono le squadre interessate all’evoluzione della situazione in casa Warriors.

Oltre agli onnipresenti Lakers, ci sono anche altri team come NY, i quali sembrano molto sicuri di riuscire ad acquisire l’MVP del 2014 insieme all’altro fenomeno Kyrie Irving, in scadenza con Boston. Tuttavia, ciò non toglie che Golden State rappresenta da diversi anni una certezza in tema di competitività e vittorie rispetto a qualsiasi altro palinsesto nella lega. E di tale aspetto, probabilmente, Durant ne è pienamente consapevole. Andiamo a vedere quali potrebbero essere le sue tre possibili destinazioni future.

#1 Kevin Durant ai New York Knicks

KD potrebbe sposare in primis la strada che lo porterebbe nella Grande Mela: le due vie principali lo vorrebbero verso Est, come vedremo anche nel caso della seconda possibilità. L’ex OKC Thunder infatti potrebbe raggiungere Kyrie Irving proprio ai New York Knicks, per formare magari con Zion (in caso di prima scelta via lottery dei Knicks) un trio già di livello pazzesco e che possa rilanciare una piazza come New York, unica nel panorama NBA.

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#2 Kevin Durant ai Boston Celtics

Qualora KD non dovesse continuare con gli Warriors, possibile finisca in una franchigia storia, assolutamente si. E quella di Boston sarebbe la piazza probabilmente ideale per vincere ad Est, per restare in una contender, e per trovare nuove motivazioni.

Kevin Durant non ha nascosto di credere molto nei Celtics ai playoffs e potrebbe essere la pedina giusta, in caso di addio ovviamente di Kyrie Irving (player option ad oggi lontana dall’essere esercitata). La questione economica in questo caso non sarebbe preponderante come ha dimostrato nella scelta di firmare con i Warriors in passato. Con Gordon Hayward che sta ritrovando la sua strada, con Tatum, Brown, Al Horford, potrebbe essere KD il nome giusto? Assolutamente si.

#3 Kevin Durant ai Los Angeles Clippers

Detto di Boston, detto di New York e detto della possibilità di giocare a Los Angeles… Aspettate ma perché proprio sponda Lakers? Jerry West, mr Logo potrebbe essere la carta giusta per attrarlo verso i Clippers, dove anche Kawhi Leonard avrebbe desiderio di giocare.

Il motivo? Vincere un titolo in una franchigia ricca di talenti giovani e scelte al draft, una franchigia considerata da sempre perdente. A livello di motivazioni sicuramente uno stimolo niente male, ed oltre a questo LA, Los Angeles, cosa c’è di meglio della città degli Angeli per i giocatori? Poche città offrono quello che può dare Los Angeles, magari lontano dai riflettori dei Lakers, dove LeBron James potrebbe oscurare i due talenti. Per questo motivo se Kawhi lasciasse Toronto e se KD lasciasse GS, potrebbero ritrovarsi entrambi a giocare alla corte di Doc Rivers, per un progetto che ha preso il via dalla trade di Tobias Harris…

 

In conclusione, dunque, il clima dei campioni in carica non è particolarmente ottimo come si potrebbe pensare. Le recenti sconfitte in campionato, nonché i continui livori all’interno della squadra, non fanno altro che rendere il finale di stagione più incandescente che mai. E la prossima estate, possiamo starne certi, se ne vedranno delle belle….