Rockets, tensioni tra James Harden e Chris Paul al termine di gara 6?

Chris Paul su James Harden-Houston Rockets

Tensione al termine di gara 6 delle semifinali della Western Conference contro i Golden State Warriors tra James Harden e Chris Paul.

Come riportato da Shams Charania di The Athletic, le due star degli Houston Rockets avrebbero avuto uno “scontro verbale” a seguito della pesante sconfitta casalinga contro degli Warriors privi di Kevin Durant, e maturata nei minuti finali grazie alle grandi giocate di Steph Curry.

Oggetto della discussione la gestione dei possessi chiave della partita. Come ricostruito da Charania, Chris Paul avrebbe in più di un’occasione durante la stagione chiesto alcune modifiche stilistiche, e maggior movimento di palla in un sistema offensivo basato sull’efficienza e sugli isolamenti di James Harden ed i pick and roll dell’ex point-guard dei Los Angeles Clippers.

Le tensioni sarebbero sfociate in un unico momento, al termine ufficiale di una stagione difficile per i Rockets, vittime di tanti infortuni, avvicendamenti di giocatori (Carmelo Anthony, e le addizioni in corsa di Iman Shumpert, Austin Rivers, Kenneth Faried e Danuel House) e – a quanto pare – divergenze tecniche tra James Harden, Chris Paul e coach Mike D’Antoni.

Dopo la sconfitta di gara 6, il proprietario della squadra Tilman Fertitta aveva parlato di “sconfitta inaccettabile”, confermando però la guida tecnica di coach D’Antoni. I Rockets sono stati eliminati per il secondo anno consecutivo dai Golden State Warriors, perdendo la scorsa stagione la decisiva gara 7 in Texas, gara che Paul non poté giocare a causa di un infortunio muscolare.

James Harden è assieme a Paul George e Giannis Antetokounmpo finalista per la corsa al titolo di MVP della stagione. Per “il Barba” sarebbe il secondo riconoscimento di fila.

Houston Rockets e Mike D’Antoni al lavoro per il rinnovo, lascia Jeff Bzdelik

rockets d'antoni

Gli Houston Rockets e coach Mike D’Antoni al lavoro per un’estensione contrattuale, obiettivo il rinnovo triennale.

Dopo aver incassato la fiducia del proprietario della squadra Tilman Fertitta, il 68enne D’Antoni ha reso nota ai Rockets la sua disponibilità a discutere un rinnovo contrattuale. Il contratto dell’ex playmaker dell’Olimpia Milano scadrà al termine della stagione 2019\20.

Ho confermato a Daryl Morey ed a Mr. Fertitta che sono pronto a proseguire, con la stessa energia di sempre, sono pronto per altri 3 anni. Voglio vincere un titolo qui a HoustonCosì D’Antoni a ESPN.

Le trattative tra coach D’Antoni ed i Rockets inizieranno a breve, ma non è chiaro quale tipo di impegno la proprietà voglia prendere con l’ex allenatore della Benetton Treviso, in Texas dal 2016. In tre stagioni sulla panchina degli Houston Rockets, Mike D’Antoni ha vinto rispettivamente 55, 65 e 53 partite, ed il premio di allenatore dell’anno (2017).

Rockets, lascia l’assistant coach Jeff Bzdelik

Mancata conferma in panchina invece per coach Jeff Bzdelik, uno degli assistenti principali di D’Antoni sulla panchina dei Rockets. L’ex capo allenatore dei Denver Nuggets era stato richiamato dal pensionamento in tutta fretta lo scorso novembre, a causa dei vistosi problemi difensivi della squadra di inizio stagione.

Il contratto di Bzdelik è scaduto al termine della stagione, ed i Rockets hanno reso nota la decisione di non rinnovare il rapporto: “Il contratto di Jeff (Bzdelik, ndr) non sarà rinnovato” Così Daryl Morey “In estate proveremo con ogni mezzo a migliorare la squadra: roster, staff e front office, niente sarà lasciato intentato“.

Houston Rockets, Daryl Morey ed il suo record playoffs contro gli Warriors

Gli Houston Rockets del general manager Daryl Morey, pioniere delle “advanced stats” ed artefice dei Rockets da 65 vittorie e finalisti di conference appena un anno fa, hanno visto interrompersi la loro corsa ai playoffs per mano dei “soliti” Golden State Warriors.

Rockets che sono di certo in buona compagnia: dopo la sconfitta di gara 3 delle finali della Western Conference ad esempio, i Portland Trail Blazers hanno ora un record di 11 sconfitte ed una sola vittoria (2016) contro la corazzata di Steve Kerr.

Daryl Morey ha pubblicato sul proprio profilo Twitter una curiosa statistica che riepiloga il saldo vittorie-sconfitte degli avversari degli Warriors ai playoffs negli ultimi 3 anni: il “resto del mondo” ha accumulato nei confronti di Golden State ben 35 (dopo la sconfitta dei Blazers) sconfitte, a fronte di sole 5 vittorie, laddove i soli Houston Rockets hanno un conto aperto con Steph Curry e compagni di 5 vittorie e 8 sconfitte.

Magra consolazione per una squadra battuta per ben due stagioni di fila dagli acerrimi nemici, ma che demarca una linea netta tra i Rockets ed il resto della NBA, o perlomeno della Western Conference, per quanto riguarda le “relazioni” con i bi-campioni NBA.

La situazione salariale degli Houston Rockets darà poco spazio di manovra a Morey in estate. Di fianco a James Harden, i vari Chris Paul, Clint Capela, P.J. Tucker, Eric Gordon e Nenè (probabilmente prossimo al ritiro) saranno sotto contratto per almeno un’altra stagione.

Il proprietario dei Rockets Tilman Fertitta ha confermato coach Mike D’Antoni per la prossima stagione, e si è detto fiducioso sul futuro della sua squadra.

Rockets, Tilman Fertitta su Mike D’Antoni: “Rimarrà con noi a lungo”

d'antoni rockets

Tilman Fertitta, proprietario degli Houston Rockets, ha confermato le voci circa la possibile permanenza di coach Mike D’Antoni sulla panchina della franchigia di Houston, come riportato da Jonathan Feigen del Houston Circle.

Nonostante l’eliminazione precoce dalla corsa playoffs per il secondo anno di fila contro i Golden State Warriors (la quarta negli ultimi cinque anni), Fertitta non ha perso la fiducia nei confronti di coach D’Antoni. Il proprietario ha poi smentito le voci di una possibile rivoluzione in casa Rockets, una rivoluzione che coinvolgerebbe in primis l’allenatore stesso.

Il 4-2 delle semifinali di Conference contro Curry e compagni ha confermato i dubbi riguardo al gioco degli Houston Rockets, costruito quasi esclusivamente sulle abilità realizzative di James Harden. Uno stile di gioco efficace nella regular season, che ha tuttavia dimostra i suoi limiti durante i playoffs, a causa di un roster poco profondo e non sempre in grado di supportare il talento di Harden.

Parla Tillman Fertitta: “D’Antoni rimarrà con i Rockets a lungo”

“Mike( D’Antoni, ndr) compirà 69 anni tra pochi giorni. Tuttavia non è ancora sicuro riguardo al suo futuro. Nelle prossime settimane ci incontreremo e parleremo di questo e molto altro. Siamo consapevoli che il nostro obbiettivo riguardi la costruzione di un roster più competitivo rispetto a quello attuale. Sono sicuro che Mike rimarrà con noi. É un allenatore molto amato dai giocatori. Continuo a ripetere che i futuri free agent devono conoscere sia il nome del proprietario che il nome dell’allenatore. Sembra scontato, ma vi assicuro che tutto questo influisce nella decisione di firmare o meno per una squadra. Io e Mike continueremo il nostro percorso insieme. Ovviamente speriamo in un percorso ricco di vittorie e soddisfazioni” 

I Rockets hanno recentemente confermato che Daryl Morey, general manager di Houston, continuerà per altri 5 anni quanto iniziato nella scorsa stagione. Sembra evidente che la squadra di “Clutch City” rimarrà pressoché immutata rispetto a quella attuale. Il tutto senza contare il ruolo che avrà la post-season all’interno delle dinamiche di una squadra bisognosa di risultati concreti.

Warriors-Rockets: Durant inizia l’opera, Curry la finisce, niente da fare per Harden e compagni

warriors rockets

Gli Houston Rockets erano i principali antagonisti dei Golden State Warriors, ma un brutto inizio di stagione ha relegato la squadra di Mike D’Antoni al quarto posto della Western Conference. Ciò ha fatto si che le due franchigie si siano dovute scontrare solo in semifinale di conference, nella più classica delle “finali anticipate”.

Il team texano ha mantenuto il pronostico, disputando sei match sempre molto equilibrati e giocati alla pari con la squadra della Baia. Il tutto tendendo anche il punteggio finale sempre sotto ai 6 punti di scarto. Harden e compagni non sono però riusciti a forzare una gara 7, tornando a casa con un secco 4-2.

Dopo le prime due gare (targate Kevin Durant) vinte, non senza qualche svista arbitrale, dagli Warriors, è salito in cattedra James Harden. Le qualità del Barba, abbinate alla spinta del pubblico di casa e l’efficienza di P.J. Tucker, hanno riportato la sfida in parità.

Poi la svolta, con l’infortunio del giocatore più dominate della serie, Kevin Durant. L’ex Thunder era stato il migliore anche nelle due sconfitte in gara 3 e 4, ma durante il terzo quarto di gara 5, il problema al polpaccio destro.

A prendere per mano la squadra sono, allora, gli Splash Brothers, soprattutto Stephen Curry che finalmente torna sui livelli consueti (fino a quel punto il 30 dei Golden State Warriors era stato paradossalmente più utile in fase offensiva che difensiva). A differenza del compagno, Klay Thompson è stato più costante e affidabile lungo le 6 partite, oltre ad aver fornito una eccellente prova difensiva su Harden.

Prima di gara 6 molti davano per scontato un ritorno ad Oakland, dopo il problema fisico di Durant. Invece, dopo una buona partenza dei Rockets, gli Warriors hanno ribaltano il risultato. Anche questa volta il protagonista è stato Steph Curry.

Il nativo di Akron, Ohio, aveva chiuso un disastroso primo tempo con 0 punti segnati (storico in negativo per lui). Nel secondo tempo, il due volte MVP si ritrova e segna 33 punti , di cui 21 solo negli ultimi 8 minuti di gioco. Si sarà finalmente sbloccato? Solo la serie contro i Portland Trail Blazers Blazers ce lo dirà.

WARRIORS-ROCKETS: DURANT DOMINA LE PRIME GARE, POI SI INFORTUNA E RICOMPARE STEPH CURRY

Durant ha dimostrato di essere il più forte tra tutti i giocatori che hanno preso il via in questi playoffs (solo Kawhi Leonard e Giannis Antetokounmpo a tenere il passo).

Dopo aver battuto dei mai domi LA Clippers, l’MVP delle scorse Finals ha mostrato tutto il suo talento contro i Rockets. L’ex Thunder sta viaggiando ad una media di 34.2 punti a gara, tirando con il 42% da oltre l’arco e il 56% dal campo. Peccato per l’infortunio di gara 5, che gli costerà le prime partite della finale della Western Conference.

La squadra di Steve Kerr ha saputo però reagire, e bene, alla sua assenza. Ed il suo rientro (previsto in gara 3) potrebbe essere decisivo la vittoria finale del titolo.

KD super non solo in fase offensiva

A differenza del compagno di squadra, per Curry questa sicuramente non è stata la miglior serie di sempre (per medie al tiro forse una delle peggiori di sempre per il figlio di Dell). Le ultime due partite, hanno comunque dimostrato che Curry c’è, e complice l’assenza di Durant nelle prime due gare della prossima serie, potrebbe ben presto tornare a incidere come solo lui sa fare sui match. Nonostante la sua presenza in campo non fosse delle più incisive, la leadership del figlio d’arte è stata in ogni caso fondamentale per il suo team.

WARRIORS-ROCKETS: NON SONO SOLO KD O CURRY, GREEN E IGUODALA DUE PEDINE FONDAMENTALI DELLO SCACCHIERE DI KERR

Per la franchigia di Oakland è più che doveroso sottolineare il fondamentale apporto di due veterani come Andre Iguodala e Draymond Green (all’apporto inestimabile del primo abbiamo parlato a lungo).

Iggy e “l’orso ballerino” hanno dimostrato che gli Warriors hanno anche giocatori in grado di incidere sui match con esperienza e grinta, grazie a un basket vecchio stile, “sporco” e con poche giocate che finiscono negli highlights di una partita, ma un basket che funziona ancora bene e che piace ancora molto.

Green è un giocatore del tutto non replicabile. Draymond è colui che meglio riesce a far coincidere utilità, personalità e grinta, un giocatore altruista, che dà sicurezza e fiducia ai compagni, mentre la toglie agli avversari. Il suo rapporto con gli arbitri non è storicamente dei migliori, ma quell’attitudine da bad boy agli occhi di avversari e direttore arbitrali, in una squadra di “facce pulite”, è spesso la molla che accende le partite per i bi-campioni NBA.

Draymond Green in una delle sue giocate imprevedibili

Andre Iguodala, dopo il 2016, si è ritagliato il ruolo del giocatore che fa la differenza in uscita dalla panchina. Dopo l’arrivo di Durant, Iguodala è stato declassato a sesto uomo.

Però la sua importanza non è diminuita, anzi l’ex 76ers ha trovato un nuovo modo per essere fondamentale, colmando l’assenza di un centro di livello nei momenti chiave delle partite. La serie contro i Rockets, soprattutto le prime due gare, ne sono la dimostrazione. Andre ha saputo tenere a bada Clint Capela, nonostante la differenza di chili e centimetri portando alla causa punti, difesa, esperienza, freddezza e pericolosità dal perimetro (con quest’ultima che ha costretto il lungo svizzero a stazionare spesso lontano dal canestro).

WARRIORS-ROCKETS: I TEXANI ESCONO DALLA SFIDA CON TANTI DUBBI E POCHE CERTEZZE

Alla compagine di D’Antoni non resta che l’ennesimo rimpianto per essere andati vicino dalla vittoria su Curry e compagni.

I Rockets hanno giocato punto a punto con i più forti della lega, ma anche questa volta il risultato non è cambiato. I punti continuano a venire principalmente da James Harden e dai tiratori dalla lunga distanza. Meno continuo è stato Chris Paul, non tanto dal punto di vista del gioco, ma quanto per punti e presenza in campo. Molto presenti e costanti, invece, sono stati i due veterani Eric Gordon e P.J. Tucker.

Gordon è stato il secondo miglior marcatore della squadra, oltre che il giocatore più pericoloso dal perimetro. L’unico neo? L’esser letteralmente mancato nella decisiva gara 6 (4 su 10 dal campo e solo 1 su 2 da oltre l’arco). Soprattutto nelle prime due sfide in casa, Gordon ha sfornato prestazioni super (da 20 e 30 punti) facendo impazzire la difesa degli Warriors.

Ancora più fondamentale per gli equilibri dei Rockets è stato P.J. Tucker. L’ex Phoenix Suns, oltre a essere il giocatore più letale dagli angoli di tutta la NBA, è il miglior difensore della squadra, in grado di cambiare marcatura su lunghi e guardie. P.J. è stato uno dei giocatori più continui della stagione dei Rockets e, insieme a Gordon, la spalla su cui si è potuto appoggiare Harden nei momenti più difficili.

 Tucker senza dall’angolo anche con le mani in faccia

Male, a differenza della precedente serie contro gli Utah Jazz, Clint Capela. Il centro dei texani è stato il più devastante, dopo Harden, sia in fase difensiva che offensiva, dominando sotto entrambi i canestri contro la franchigia dello Utah.

Contro gli Warriors, Capela ha faticato ad entrare nella serie, spesso anticipato nella giocata, non ha mai sovrastato gli avversari nel pitturato come dimostrato di saper fare. Il numero 15 dei Rockets ha sofferto soprattutto l’accoppiamento con Andre Iguodala, che lo ha costretto a giocare molto lontano dal ferro, soprattutto in difesa. In più è mancata quell’intesa nelle giocate con il Barba che aveva semplicemente asfaltato la difesa della squadra allenata da coach Quin Snyder, una delle migliori in regular season.

Houston Rockets, tutta la delusione di Fertitta: “Sconfitta inaccettabile”

Houston Rockets, delusissimo a fine partita il proprietario Tilman Fertitta, che alla stampa parla di una sconfitta “inaccettabile” della sua squadra.

I Rockets di James Harden non hanno saputo approfittare del vantaggio del campo, e dell’assenza di Kevin Durant ed hanno finito per perdere la sesta partita della serie di semifinale della Western Conference contro i Golden State Warriors.

Per Houston è la terza dolorosa eliminazione di fila ai playoffs, dopo l’incredibile finale con stoppata di Manu Ginobili su Harden in gara 5 delle semifinali 2017 contro i San Antonio Spurs (e successiva disastrosa gara 6) e l’eliminazione in 7 partite dello scorso anno sempre contro gli Warriors, stavolta in finale di conference.

Così nel post gara Fertitta, proprietario dei Rockets dal 2017: “Fa male, non è stato un bel momento. Vi garantisco che la squadra, Chris (Paul, ndr) e James (Harden, ndr) sono davvero affranti in questo momento. (Gli Warriors, ndr) ci hanno preso a calci in casa nostra, ci hanno battuto di 10 punti nel quarto periodo, una cosa inaccettabile. Dobbiamo migliorare, ma so che il nostro momento arriverà, prima o poi“.

E’ così, loro sono dei campioni. Lo hanno dimostrato ed hanno vinto, e noi abbiamo perso

Per la seconda volta consecutiva i sogni di gloria degli Houston Rockets si infrangono contro i Golden State Warriors, squadra in grado di resistere ad ogni tipo di difficoltà (gli infortuni di DeMarcus Cousins e Kevin Durant) ed al comprensibile logorio. Fertitta si dice però sicuro che il nucleo della squadra, costruita attorno a James Harden abbia tutte le qualità per arrivare presto al titolo NBA:

Harden ha solo 30 anni, Michael Jordan non vinse nulla prima dei 30 anni, così come Hakeem Olajuwon. Non ci arrenderemo, faremo una grande off-season, faremo tutto il necessario per migliorare la squadra, è una promessa“.

Harden, Chris Paul, Clint Capela ed Eric Gordon torneranno per almeno ancora la prossima stagione (l’ultima di contratto per Gordon), così come P.J. Tucker. Nené ha ancora un anno di contratto, sebbene nei giorni scorsi il lungo brasiliano abbia manifestato l’intenzione di ritirarsi al termine della presente stagione.

Austin Rivers, Iman Shumpert, Gerald Green e la sorpresa Kennenth Faried saranno free agent, ma l’attuale payroll dei Rockets permetterà poco spazio di manovra sul mercato estivo per il general manager Daryl Morey.

Golden State alle Finali di Conference, Rockets sconfitti in gara-6

Gli Houston Rockets escono sconfitti dal Toyota Center in gara-6 delle semifinali della Western Conference contro i Golden State Warriors, perdendo per 118-113 al termine di un match molto combattuto, l’ennesimo di una serie vissuta dall’inizio alla fine all’insegna dell’equilibrio, in cui ha fatto la differenza la maggior cura per i dettagli da parte degli uomini di Steve Kerr.

Nonostante l’assenza di Kevin Durant, infortunatosi sul finire del terzo quarto di gara-5 (KD verrà rivalutato la settimana prossima), i campioni in carica riescono ad archiviare la pratica in sei partite e a conquistare l’accesso alle Finali di Conference per la quinta volta consecutiva. Decisivo, in particolar modo, l’apporto degli Splash Brothers, che combinano per 60 punti: 27 col 50% al tiro (10/20) e il 54% da tre (7/13) per Klay Thompson e 33 per Stephen Curry, quest’ultimo autore di una gara a due facce.

Dopo un primo tempo da 0 punti e 2 falli commessi (chiuderà a 4), infatti, il due volte MVP segna tutti i suoi 33 punti nel terzo (10) e quarto quarto (23), tirando col 60% dal campo (9/15) nella ripresa e segnando 11 liberi. Golden State, però, non si regge soltanto sulle spalle del duo Curry-Thompson, ma anche e soprattutto su quelle di un collettivo duro a morire e che tira fuori il meglio di sé proprio nei momenti più complicati, quelli in cui soltanto chi è abituato a vincere sa come farcela.

Da segnalare anche le prove di Shaun Livingston e Kevon Looney, che combinano per 25 punti in uscita dalla panchina: 11 punti col 67% al tiro (4/6) in 14’ per il primo, 14 punti, 5 rimbalzi, un recupero e una stoppata col 75% dal campo (6/8) in 20’ per il secondo. Proprio la second unit risulta essere, a sorpresa, una delle armi vincenti dei Warriors, con ben 33 punti col 54% al tiro (13/24) per i sopracitati Looney e Livingston insieme ai vari Bell (4), Cook e Jerebko (2 a testa), mentre Andre Iguodala mette a referto 17 punti e ben 5 steals col 54.5% dal campo (6/11) e il 62.5% da tre (5/8).

Golden State cinica nei momenti che contano, Houston esce di scena con tanti rimpianti

Avvio da incubo per Steph Curry in gara-6, ma il numero 30 di Golden State si fa perdonare con 33 punti nel secondo tempo.

La second unit dei Rockets, dal canto suo, fa registrare appena 17 punti col 37.5% al tiro (6/16) tra Austin Rivers (9 punti con 3/6 dal campo e 2/3 da tre in 18’), Gerald Green (6 punti con due triple in 12’) e Nenê (2 punti, 2 rimbalzi e una stoppata con 1/1 dal campo in 9’). Tra le file dei Razzi, inoltre, Chris Paul offre la sua miglior prestazione in questi playoff dopo una prova altamente deludente in gara-5 alla Oracle Arena, ma non basta.

CP3, infatti, chiude a quota 27 punti, 11 rimbalzi e 6 assist col 58% dal campo (11/19) e il 50% dalla lunga distanza (3/6), ben coadiuvato da un James Harden da 35 punti, 8 rimbalzi, 5 assist e ben 4 palle recuperate col 44% al tiro (11/25). Alle loro spalle si attesta P.J. Tucker, che mette a referto 15 punti, 4 rimbalzi, 2 assist e 3 recuperi col 62.5% dal campo (5/8) e il 50% da tre (3/6) e a chiude alla grande dei playoff da incorniciare a livello individuale.

Nonostante la doppia doppia da 10 punti e altrettanti rimbalzi, delude le aspettative Clint Capela, in grado di farsi valere soltanto a sprazzi nel corso della serie con Golden State, nonostante i Dubs non abbiano potuto usufruire dell’apporto dell’infortunato DeMarcus Cousins e abbiano dovuto schierare il quintetto piccolo con Draymond Green centro, mentre Eric Gordon si limita a 9 punti e 4 assist col 40% al tiro (4/10) e il 50% da dietro l’arco (1/2), non riuscendo a incidere come nelle precedenti gare, soprattutto in fase offensiva.

I Warriors, dunque, staccano il pass per le Conference Finals, dove affronteranno la vincente di Portland Trail Blazers-Denver Nuggets (gara-7 tra le due compagini è in programma questa domenica al Pepsi Center di Denver). Golden State ha già messo nel mirino quello che sarebbe il suo quarto titolo nel giro di cinque anni, oltre che il terzo consecutivo, ma stavolta per raggiungere le Finali di Conference ci sono volute ben 12 partite.  

Niente gara 7, gli Warriors eliminano i Rockets, Curry: “Sono orgoglioso!”

I Golden State Warriors sembravano essere stati condannati dell’infortunio di Kevin Durant, rimediato in gara 5. Sembravano esserlo perché il due volte MVP delle Finals avrebbe dovuto saltare anche un’eventuale gara 7. I suoi compagni, tuttavia, sono stati in grado di fermare gli Houston Rockets, ed eliminarli, già in gara 6, sul 118-113.

Più la si guarda e più questa vittoria acquisisce significato. Lo fa perché arrivata in trasferta, su un campo mai facile come quello di Houston. Lo fa perché confezionata praticamente dagli stessi protagonisti che 4 anni fa vinsero il loro primo anello, senza Durant. I 4 membri storici di Golden State, Steph Curry, Klay Thompson, Draymond Green e Andre Iguodala, hanno giocato tutti quasi 40 minuti, dando il massimo di loro stessi.

Green è arrivato quasi a una tripla doppia, con 8 punti, 10 rimbalzi e 7 assist. Iguodala ha segnato 17 punti, con 5 triple fondamentali che hanno aiutato i suoi a scardinare la difesa avversaria. Thompson ha tenuto i suoi a galla nel primo tempo con 21 punti, chiudendo poi con 27 totali, conditi dalla tripla decisiva del 110-104 a 36 secondi dal termine.

Storia a parte invece Steph Curry. Stava facendo tanta fatica in questi Playoff, e tutti lo stavano aspettando al varco in questa occasione, in cui gli toccava mettersi nuovamente la squadra sulle spalle, dopo anni di compresenza con KD. Il numero 30 è riuscito a fare tutto quello che si può fare di sbagliato, nel primo tempo, non riuscendo a segnare neanche un punto su 5 tiri tentati dal campo. Nel secondo, tuttavia, ha ricordato a tutti il perché di quei due MVP della stagione regolare: ne mette 33, di cui 23 nell’ultimo quarto, segnando anche 4 triple.

A Houston non bastano i 35 punti di James Harden o i 27 con 11 rimbalzi di Chris Paul. I Rockets anche quest’anno salutano la postseason per mano degli Warriors.

Curry: “Sono così orgoglioso di questi Warriors!”

In seguito all’incontro gli umori delle due squadre erano chiaramente opposti. Gli uni, gli Warriors, erano estatici, gli altri, i Rockets, avevano il morale sotto i tacchi. Queste le loro parole, raccolte da Brian Windhorst, per ESPN.

Steph Curry ha parlato così della sua prestazione:

“Una notte come questa non accadrebbe se non credessi davvero in me stesso. (…) Sono così orgoglioso della nostra partita, siamo stati grandi! (…) Quanto ho giocato male nel primo tempo? Nei 12 minuti che sono stato in campo l’unica cosa decente che ho fatto è stato non perdere la palla. Trovarmi a 0 punti all’intervallo.. una situazione davvero ideale!”

Il suo compagno di backcourt, Klay Thompson, ha parlato dello sforzo collettivo dei suoi, in assenza di Durant:

“Quando alla tua squadra manca uno dei giocatori più forti di sempre e il miglior scorer al mondo, non puoi semplicemente rimpiazzarlo con il collettivo. Tuttavia è possibile farsi avanti come gruppo e aiutare la produzione di squadra in sua assenza.”

Coach Steve Kerr ha lodato ancora i suoi definendoli:

Giganti, solo giganti, questa volta non dirò parolacce. Comunque non è possibile fare quello che hanno fatto senza una combinazione incredibile di talento e personalità.”

Coach Mike D’Antoni ha dichiarato:

“Questa sconfitta ci lascerà un segno. Non è qualcosa che superi tanto facilmente. Fa male. Noi abbiamo giocato al nostro meglio, loro hanno fatto lo stesso e non li abbiamo messi al tappeto. Era come un combattimento tra pesi massimo. Noi non abbiamo mandato a bersaglio i nostri colpi.”

Infine, James Harden ha commentato così la sconfitta ed eliminazione dei Rockets, ancora per mano degli Warriors:

“Sono orgoglioso di noi, abbiamo comunque sempre lottato al massimo. (…) Abbiamo lasciato che molte occasioni ci sfuggissero di mano, in questa gara e in quella passata. E se non le sfrutti finisci dal lato dei perdenti.”

Golden State Warriors, Kerr: “I miei ragazzi come il Liverpool, siamo dei f*****i giganti!”

Probabilmente la vittoria più difficile per i Golden State Warriors versione Curry-Durant-Thompson, gara 5 delle semifinali della Western Conference contro gli Houston Rockets.

Prima le persistenti difficoltà al tiro ed i problemi fisici di Steph Curry, la panchina sempre più corta e poi l’infortunio di Kevin Durant, che a 2 minuti dalla fine del terzo quarto prende la via degli spogliatoi toccandosi la gamba destra tra caviglia e polpaccio.

Un momento – sportivamente d’intende – drammatico. Il primo pensiero è il tendine d’Achille, ma gli esami preliminari effettuati in spogliatoio escludono con certezza un problema tendineo: la rima diagnosi è una contrattura muscolare al polpaccio.

In campo è lo stesso Curry ad ammettere l’attimo di sconforto che ha assalito i compagni di KD: “Per un secondo ci siamo sentiti davvero svuotati” Così Steph “Poi ci siamo ricompattati ed abbiamo fatto un parziale, dovremo ora combattere con le unghie e con i denti per strappare un’altra vittoria“.

Durant si sottoporrà a risonanza magnetica nella giornata di giovedì, ma il team sanitario degli Warriors ha già escluso con la quasi assoluta certezza l’ipotesi peggiore: “Mi hanno detto che non è il tendine d’Achille” così Steve Kerr “Avevamo pensato tutti a quello, anche rivedendo le immagini, in cui sembra che (Durant, ndr) si giri come se avesse ricevuto un calcio (sensazione tipica dalla dalla rottura del tendine d’Achille, ndr). Dovrebbe trattarsi di un problema al polpaccio“.

Dovremo trovare un modo per giocare senza Kevin, oggi lo abbiamo fatto. Ieri (martedì, ndr) l’allenatore del Liverpool Jurgen Klopp ha detto una frase del genere: ‘I bambini a Liverpool sono probabilmente tutti a letto a quest’ora, quindi lo posso dire: i nostri ragazzi sono dei f*****i giganti’. Proprio così, ed quello che provo io per i mie giocatori ora“.

L’infortunio di Durant ha chiuso un terzo quarto difficile per gli Warriors, chiuso dai Rockets con un parziale 29-15 che ha rimesso in partita gli uomini di coach Mike D’Antoni.

Con la probabile assenza di Durant per gara 6 (e per un’eventuale gara 7), gli Houston Rockets si trovano oggi, a parti invertite, nella stessa situazione in cui James Harden e compagni vennero a trovarsi un anno fa in finale di conference, quando un infortunio muscolare fermò Chris Paul dopo gara 5 “Una occasione persa” Così Paul “Eravamo lì, a rimbalzo c’eravamo, ma dobbiamo fare meglio in difesa e con le palle perse. Non siamo riusciti a fermarli quando ne avremmo avuto bisogno“.

Andre Iguodala ha spiegato a fine partita come sia stato DeMarcus Cousins – oggi infortunato – a portare calma all’interno della squadra dopo l’uscita di scena di Durant: “Che spavento, per fortuna non si tratta del tendine d’Achille. DeMarcus (Cousins, ndr) è stato bravissimo nel tenerci assieme in quei minuti, dicendoci: ‘state tranquilli, andrà bene, pensate solo alla partita’. Il suo messaggio ci è servito molto“.

Steph Curry è riuscito a scuotersi nel secondo tempo di una partita difficilissima, all’interni di una serie di playoffs davvero impegnativa fisicamente per il due volte MVP: “Chiunque abbia il pallone, che sia dal pick and roll, che sia su un movimento, se facciamo lavorare la difesa e prendiamo buone decisioni, abbiamo comunque tante opzioni per creare attacco. Oggi la difesa ci ha dato una chance di vincere, nasce tutto da lì. E ci servirà ancora quando non potremo dare la palla in attacco a K(evin Durant, ndr), dovremo adeguarci“.

Rockets, Harden e Tucker non bastano. Golden State vince nel finale e trema per Durant

La serie di playoff tra Golden State Warriors e Houston Rockets continua a regalare duelli equilibrati, combattuti e spettacolari in cui ogni possesso è decisivo e il minimo errore può risultare fatale: dopo il 2-2 maturato al termine di gara-4 (prime due vittorie per i campioni in carica tra le mura amiche, risposta immediata dei Razzi al Toyota Center), i Warriors si aggiudicano di misura gara-5, imponendosi per 104-99 alla Oracle Arena. Una vittoria fondamentale per i Warriors, preoccupati per l’infortunio di Kevin Durant.

Quest’ultimo ha lasciato il parquet dopo appena 32′ giocati, in cui ha messo a referto 22 punti, 5 rimbalzi, 4 assist e un recupero con percentuali decisamente basse per un giocatore del suo calibro (44% dal campo con 8/18 e 29% da tre con 2/7). Dopo l’infortunio di KD si sblocca Steph Curry, che realizza 16 dei suoi 25 punti totali negli ultimi 14′ e chiude col 39% al tiro (9/23) e il 27% da oltre l’arco (3/11). Si riscatta ampiamente, invece, Klay Thompson, che dopo aver disputato quattro gare sottotono ritrova sé stesso e fa registrare 27 punti, 4 rimbalzi, un assist e 3 palle recuperate col 55% al tiro (11/20) e il 50% dalla lunga distanza (5/10).

Nel finale risultano decisivi anche Draymond Green – che sfiora la tripla doppia (8 punti, 12 rimbalzi e 11 assist) e piazza la tripla del +5 (94-89), prima di farsi espellere per raggiunto limite di falli – e Kevon Looney, che in uscita dalla panchina cattura ben 9 rimbalzi (di cui 5 offensivi) in 22′ e mette a referto anche 5 punti e una stoppata cruciale ai danni di Chris Paul. Ordinaria amministrazione, invece, per Andre Iguodala, che si limita a fare il suo senza strafare: 11 punti, 4 rimbalzi e 5 assist col 56% dal campo (5/9).

Deludono Paul e Capela per i Rockets, Warriors ok nonostante l’infortunio di Durant

Dopo aver segnato 22 punti in 32′, Kevin Durant è costretto a uscire dal campo per infortunio: Warriors in ansia per lui.

I Rockets, dopo un primo quarto in cui sono costretti a soccombere sotto i colpi dei padroni di casa (31-17 per i Warriors) e un secondo piuttosto equilibrato (parziale di 26-26, si arriva alla pausa lunga sul 57-43 per Golden State), riescono a rimettersi in carreggiata nel terzo quarto, piazzando un 29-15 che rimette tutto in discussione a 12′ dalla fine. Protagonisti della riscossa dei Razzi, capaci di rientrare in partita dopo aver subito parziali di 19-3 prima e 15-0 poi dai Dubs, sono soprattutto James Harden e P.J. Tucker: il primo offre un’altra prestazione degna di nota, con 31 punti, 4 rimbalzi, 8 assist, ben 4 recuperi e una stoppata con un ottimo 62.5% al tiro (10/16), mentre il secondo conferma il suo straordinario momento di forma e chiude con una doppia doppia da 13 punti, 10 rimbalzi, un assist, 2 palle recuperate e una stoppata col 56% dal campo (5/9) e il 60% da tre (3/5).

In uscita dalla panchina, invece, danno il proprio apporto alla causa Nenê (6 punti in 4′ con 2/2 al tiro e 2/2 dalla lunetta) e Iman Shumpert (11 punti e 2 rimbalzi con 4/7 dal campo e 3/6 dalla lunga distanza in 16′), mentre Austin Rivers delude ampiamente le aspettative (1/6 al tiro e 0/4 da tre). Eric Gordon parte malissimo rispetto alle precedenti gare della serie, segnando appena una delle prime sette triple tentate, ma nel finale ne infila ben due su tre e si riscatta parzialmente, chiudendo a quota 19 punti con percentuali al tiro molto basse (36% dal campo con 5/14 e 30% da dietro l’arco con 3/10).

A deludere, però, sono anche e soprattutto Chris Paul e Clint Capela, entrambi assenti dal match dal primo all’ultimo minuto di gara-5 e incapaci di mettere in difficoltà i Warriors. CP3 non riesce mai a fare la differenza su entrambi i lati del campo, né a dare l’impressione di poter dare una svolta alla serata: a fine partita il suo tabellino recita la miseria di 11 punti, 6 rimbalzi, altrettanti assist e 2 recuperi con un pessimo 21% dal campo (3/14) e addirittura 0/6 dalla lunga distanza. Non va meglio al centro svizzero, protagonista ancora una volta di un vero e proprio blackout. Appena 6 punti con un inusuale 30% al tiro (3/10). Il fatto che abbia il plus/minus più alto tra i suoi compagni (+8) e che catturi ben 14 rimbalzi, di cui 5 offensivi, non può bastare a salvarlo. Due assenze che pesano tantissimo per i Rockets, il cui gioco – sia in attacco che in difesa – si basa moltissimo sui sopracitati Paul e Capela.

Dettagli, questi, che fanno tutta la differenza del mondo e che permettono ai Warriors di far loro una gara risicata e tirata fino all’ultimo. Houston, dal canto suo, ha il rimpianto di non aver sfruttato a dovere l’assenza del suo pericolo numero uno, Kevin Durant, per la parte finale di gara, alla pari dell’espulsione per sei falli di Draymond Green. Ad ogni modo, i Rockets restano ancora in corsa e possono giocarsi le proprie concrete possibilità di passaggio del turno in gara-6 davanti al pubblico del Toyota Center, per forzare una gara-7 che sarebbe sicuramente spettacolare. L’unica certezza di un duello che non smette di regalare emozioni, polemiche e colpi di scena è proprio questa: lo spettacolo, tra Warriors e Rockets, non manca mai.

Joseph Tsai, co-proprietario dei Brooklyn Nets: “Nel 2017 interessato a i Rockets, NBA un grande affare”

Joseph Tsai, numero 1 di Alibaba.com e futuro probabile socio di maggioranza dei Brooklyn Nets, ha rivelato di essere stato interessato a rilevare gli Houston Rockets in passato, all’epoca del passaggio di proprietà della squadra texana nelle mani di Tillman Fertitta (2017).

In un’intervista concessa a Paul Carcaterra di US Lacrosse Magazine, poi ripresa dal NY Post, Tsai ha spiegato: “All’epoca in cui i Nets furono messi in vendita, anche l’allora proprietario dei Rockets aveva deciso di vendere. Ci pensammo, ma alla fine optammo per i Brooklyn Nets anche perché non avrei mai pianificato di passare troppo tempo a Houston. Voglio dire, niente contro Houston, è solo che amo New York, e possedere una squadra di una delle maggiori leghe professionistiche al mondo a New York è come possedere un appartamento a Park Avenue: il suo valore non potrà mai crollare“.

Joseph Tsai aveva acquisito il 49% del pacchetto di proprietà dei Brooklyn Nets dal magnate russo Mikhail Prokhorov nel 2017. Accordo che prevede un diritto di prelazione per Tsai nell’acquisizione del pacchetto di maggioranza, in caso di transazione entro il 2021.

Nelle scorse settimane, alcuni report avevano svelato l’intenzione di del miliardario taiwanese di rilevare il Barclays Center, l’arena dei Nets in Atlantic Venue, NY, in calo di pubblico nelle ultime stagioni nonostante la crescita della squadra di coach Kenny Atkinson. Tsai è inoltre proprietario dal 2017 delle New York Liberty, squadra WNBA della Grande Mela.

Investire nella pallacanestro, nella NBA, ha molto senso oggi. E’ uno sport globale, tra i più popolari in Asia ed in Cina, grandi mercati e grande opportunità di espandersi (…) La NBA ha un sistema molto efficace di redistribuzione degli introiti tra proprietari e giocatori, una struttura finanziaria davvero moderna e interessante, in cui i ricavi dagli accordi TV sono distribuiti tra le 30 squadre, c’è un sistema di redistribuzione quasi socialista.

Joseph Tsai ha poi rivelato come la sua carriera da owner NBA e WNBA sia iniziata un po’ per caso: “Più di due anni fa i nostri consulenti finanziari ci segnalarono la possibilità di investire nella pallacanestro, fummo poi contattati dalla banca che si occupava della vendita (dei Nets, ndr), così ho pensato: ‘diamo un’occhiata, vediamo di cosa si tratta’

Rockets ok al cardiopalma, Warriors ancora ko in Texas e serie sul 2-2

Importantissimo successo per gli Houston Rockets, che bissano la vittoria di gara-3 imponendosi per 112-108 al Toyota Center contro i Golden State Warriors, al termine di un match molto combattuto, l’ennesimo di una serie a dir poco equilibrata: due vittorie per i campioni in carica, altrettante affermazioni per i Razzi dopo quattro partite. In quel di Houston, è ancora una volta James Harden a fare la voce grossa, ma il Barba, come di consueto, è in ottima compagnia.

L’MVP in carica chiude con una sontuosa doppia doppia da 38 punti, 10 rimbalzi, 4 assist e 2 stoppate col 45% al tiro (13/29), supportato in fase offensiva dal solito Eric Gordon, autore di 20 punti, 4 rimbalzi, un assist, un recupero e una stoppata, pur tirando piuttosto male sia dal campo (6/17) che dalla lunga distanza (2/12). A dare il loro contributo alla manovra offensiva, inoltre, vi sono anche Chris Paul e Austin Rivers, che mettono a referto rispettivamente 13 punti, 8 rimbalzi, 5 assist, una palla recuperata e una stoppata e 10 punti, 6 rimbalzi, 3 assist e 2 recuperi in 33′ in uscita dalla panchina.

Sugli scudi P.J. Tucker, che si rende protagonista della solita prestazione fenomenale in fase difensiva e si fa valere anche in attacco, facendo registrare una doppia doppia da ben 17 punti, 10 rimbalzi, 3 assist, 2 palle recuperate e una stoppata col 50% al tiro (6/12 dal campo e 3/6 da tre) e il miglior plus/minus dei suoi (+11). Il classe ’85 ex Raptors e Suns è una pedina a dir poco irrinunciabile per il sistema di gioco di coach Mike D’Antoni e lotta su ogni pallone con una grinta da applausi. L’arma in più dei Rockets è rappresentata proprio dal veterano col numero 17 sulle spalle, così come dai vari Gordon, Rivers e Shumpert.

Rockets ancora bene in casa, Warriors sconfitti di misura

James Harden si ripete con una formidabile prestazione da 38 punti, 10 rimbalzi, 4 assist e 2 stoppate per rimettere in equilibrio la serie tra i suoi Houston Rockets e i Warriors.

I Warriors, dal canto loro, perdono ancora una volta la sfida sotto i tabelloni (50-43 il conto dei rimbalzi in favore dei Rockets) e tirano con un decisamente deludente 24% dalla lunga distanza (8/33), riuscendo comunque ad avere, in ben due occasioni, la chance per rimettere in parità l’incontro a pochi secondi dalla sirena del quarto periodo, con Kevin Durant prima e Stephen Curry poi che sbagliano i rispettivi tentativi da dietro l’arco, regalando la vittoria ai padroni di casa, con Chris Paul che la ipoteca dalla lunetta. KD si rende comunque autore di ben 34 punti, 7 rimbalzi, 5 assist, un recupero e una stoppata col 54.5% dal campo (12/22), mentre Curry chiude con 30 punti, 4 rimbalzi, 8 assist e un recupero col 48% al tiro (12/25).

I due, però, lasciano a desiderare dalla lunga distanza, insieme a Klay Thompson: le tre stelle dei Warriors, infatti, tirano con uno scarso 27% da tre (7/26, di cui 2/6 Durant, 1/6 Thompson e 4/14 Curry). La guardia californiana numero 11 mette a referto 11 punti, 7 rimbalzi, un assist e una palla recuperata, risultando uno dei quattro giocatori di Golden State a chiudere la gara in doppia cifra, al pari dei due sopracitati Durant e Curry e di Draymond Green (doppia doppia da 15 punti, 10 rimbalzi, 5 assist, 2 recuperi e una stoppata con 6/11 al tiro). Balzo all’indietro notevole per Andre Iguodala, che totalizza appena 7 punti, 8 rimbalzi e 3 assist col 33% dal campo (3/9) e il 25% da tre (1/4).

Gli Houston Rockets, dunque, fanno il loro dovere in una gara che dovevano necessariamente vincere per tenere vive le loro speranze di qualificazione e di rivincita personale contro i Golden State Warriors, che li hanno già eliminati dai playoff nel 2015 (4-1 in finale di Conference), nel 2016 (4-1 al primo turno) e nel 2018 (4-3 in finale di Conference) e che avrebbero potuto ipotecare il passaggio del turno con almeno un successo nelle due partite disputate al Toyota Center.