Categoria: Houston Rockets

Chris Paul rivela: “Avevo 151 dollari sul mio conto al college”

Chris Paul

Negli ultimi anni, sempre più fuoriclasse firmano estensioni contrattuali al massimo salariale con le rispettive squadre, molte delle quali con cifre che non si erano mai viste prima nella storia della lega. Tra i tanti talenti della lega attuale con un contratto del genere, spicca Chris Paul, playmaker degli Houston Rockets e presidente dell’Associazione giocatori. Il classe ’85, infatti, ha firmato il suo primo max-contract la scorsa estate, firmando un quadriennale da ben 16o milioni di dollari, così ripartiti: 35.6 quest’anno, 38.5 l’anno prossimo, 41.3 nel 2020-2021 e 44.2 nel 2021-2022.

Nei precedenti undici anni di carriera, tra New Orleans Hornets (2005-2011) e Los Angeles Clippers (2011-2017), il prodotto di Wake Forest aveva guadagnato in totale circa 162 milioni e mezzo di dollari, di cui 44.2 con la franchigia della Louisiana e 118.3 con quella californiana. Al termine dell’accordo contrattuale con Houston (2023), invece, avrà accumulato ben 184.3 milioni, considerando anche i 24 milioni incassati lo scorso anno, prima di diventare unrestricted free agent e rinnovare con i Rockets.

CP3 tra i più ricchi della lega

Chi è Chris Paul
Chris Paul, terzo giocatore più pagato della lega in questa stagione con i suoi 35.6 milioni, alle spalle dei soli Westbrook (35.7) e Curry (37.5).

Insomma, Paul guadagnerà più di quanto aveva mai fatto prima d’ora in carriera e nella metà degli anni. Quando entrò nella lega, in occasione del Draft 2005, invece, la sua situazione economica non era così rosea. “Ai tempi del college avevo circa 151 dollari sul mio conto bancario, 200 al massimo. Poi mi resi eleggibile per il Draft e mi venne proposta una linea di credito di un massimo di centomila dollari. Per fortuna, i miei genitori mi dissero: ‘Non ne hai bisogno, prendi 25.000 dollari’. Quel giorno il mio conto bancario passò da 151 dollari a 25.151. E questo avvenne senza alcuna preparazione su come spendere i soldi. Ero ancora un sophomore al college. Io e la mia ragazza andavamo spesso al T.G.I. Fridays (nota catena di ristoranti americana, ndr) con un mio compagno di squadra e la sua ragazza, e noi chiedevamo sempre conti separati. Quel giorno ne chiedemmo uno solo, e da quel momento in poi fu sempre così.”, ha raccontato CP3 ai microfoni di Matthew McCreary dell’Entrepreneur.

NBPA, il presidente Chris Paul: “Esperienza gratificante, abbiamo fatto grandi cose”

Chris Paul sta pian piano tornando sui propri livelli e il suo rientro dopo l’infortunio subito lo scorso 21 dicembre contro i Miami Heat è un’ottima notizia per gli Houston Rockets, che hanno potuto intraprendere un ottima serie di risultati tra gennaio e marzo anche e soprattutto grazie al recupero del proprio playmaker. Classe ’85, Paul è stato ai box per circa un mese, tra fine dicembre e gennaio, ed aveva iniziato la stagione con un rendimento decisamente inferiore alle aspettative.

Da quando è rientrato dall’infortunio, l’ex Los Angeles Clippers sta viaggiando a medie di 15.7 punti, 5.4 rimbalzi, 8.4 assist e 1.7 palle recuperate col 43% al tiro e il 37% da dietro l’arco in 20 partite (14 vittorie e 6 sconfitte), mentre in stagione sta facendo registrare 15.7 punti, 4.6 rimbalzi, 8.2 assist e 1.9 recuperi col 42% dal campo e il 36% dalla lunga distanza in 46 gare disputate. La scorsa estate, CP3 ha firmato un quadriennale al massimo salariale da 160 milioni di dollari, il tutto dopo una grande annata, la prima in Texas, chiusa a 18.6 punti, 5.4 rimbalzi, 7.9 assist e 1.7 recuperi, il miglior record nella storia della franchigia (65-17, primo posto a Ovest) e la sconfitta per 4-3 nelle Finali di Conference contro i Golden State Warriors.

La soddisfazione del presidente CP3

Chris Paul assist-Houston Rockets
Chris Paul, stella degli Houston Rockets dal 2017 e presidente dell’Associazione giocatori dal 2013.

Oltre a essere un leader e essenziale punto di riferimento sul parquet per i suoi Rockets, il prodotto di Wake Forest è anche il presidente della NBPA, la National Basketball Players Association, ossia l’Associazione giocatori della lega, il sindacato dei cestisti del campionato più importante e prestigioso al mondo. Paul è stato eletto quasi sei anni fa in sostituzione del suo predecessore Derek Fisher. In questo lasso di tempo, tante cose sono cambiate nella lega, molte delle quali proprio grazie all’intervento della NBPA da lui presieduta.

“Essere presidente dell’Associazione giocatori è stato decisamente educativo e gratificante per me, nonostante comporti molto lavoro. Una delle cose più importanti che abbiamo fatto – e parlo a nome di tutto il sindacato – è stato quello di fornire un’assicurazione sanitaria per tutti i giocatori. Questo è meraviglioso, perché quando entri nella lega a 18, 19 o 20 anni non hai idea di che cosa sia un’assicurazione sanitaria. Ecco perché oggi ogni anno organizziamo un sportello cui gli ex giocatori possono rivolgersi per fare esami del sangue, controlli cardiaci, elettrocardiogrammi e tutto il resto.”, ha dichiarato in merito la point guard degli Houston Rockets, presidente della NBPA dal 21 agosto 2013.

Houston Rockets: super CP3 nel successo coi Timberwolves

CP3-paul-ritorno

Seconda vittoria consecutiva, nonché undicesima nelle ultime dodici gare disputate, per gli Houston Rockets, che si impongono sui Minnesota Timberwolves per 117-102 al Toyota Center, battendo per la prima volta in stagione i Lupi dopo i due ko incassati a Minneapolis. Dopo un primo tempo piuttosto equilibrato (50-49 per i padroni di casa), i Razzi archiviano la pratica nel terzo quarto, rifilando agli ospiti un parziale di 43-29.

Sugli scudi Chris Paul, che eguaglia il suo career-high per triple segnate in una partita (86% da dietro l’arco con 6/7 per CP3, che segna consecutivamente i primi sei tentativi dalla lunga distanza) e chiude a quota 25 punti, 7 rimbalzi, 10 assist e una palla recuperata.

Doppia doppia, che ormai non fa più notizia, anche per Clint Capela, autore di 20 punti, 13 rimbalzi e 2 stoppate col 73% dal campo (8/11) e l’80% dalla lunetta (4/5). Da segnalare anche il contributo offerto da Danuel House: 14 punti, 7 rimbalzi e 2 assist con l’83% al tiro (5/6) e il 67% da tre (2/3) in 28’ in uscita dalla panchina.

Senza Austin Rivers e Kenneth Faried, trovano maggior spazio Iman Shumpert e Gerald Green, autori rispettivamente di 7 punti, 6 rimbalzi, 3 assist e 2 recuperi col 43% al tiro (3/7) in 31’ e 9 punti, un rimbalzo e 3 steals in 20’, seppur con appena il 25% dal campo (3/12).

CP3 caldo come una stufa

Gran serata per Chris Paul, autore di 25 punti, 7 rimbalzi, 10 assist e una palla recuperata con l’86% da dietro l’arco (6/7).

Tira male anche Eric Gordon (33% con 4/12), ma l’ex Sesto uomo mette comunque a referto 12 punti, 2 rimbalzi, altrettanti assist e una stoppata in quintetto. James Harden – che sembrava destinato a riposare ma è sceso regolarmente in campo – chiude con una doppia doppia da 20 punti, 2 rimbalzi, 10 assist e una palla recuperata e fa registrare una statistica a dir poco particolare.

Il Barba, infatti, segna tutti i suoi punti dal campo, senza ricorrere nemmeno a un tiro libero, cosa piuttosto insolita per un giocatore che da cinque anni consecutivi guida la lega per tiri tentati e segnati dalla lunetta e le cui capacità di guadagnarsi una miriade di falli sono note a tutti.

Basti pensare che Harden non chiudeva una partita senza nemmeno un tentativo dalla linea della carità addirittura dal 2 gennaio 2015, in occasione di un ko per 111-83 contro i New Orleans Pelicans. Da quel giorno, il detentore dell’MVP aveva messo in fila ben 349 partite consecutive con almeno un tiro libero segnato e tentato.

Tra le file degli ospiti (privi di Derrick Rose, Robert Covington e Jeff Teague), invece, si mettono in mostra soprattutto Karl-Anthony Towns e il rookie Josh Okogie: il primo fa registrare 22 punti, 10 rimbalzi, 6 assist e 2 stoppate, mentre il secondo mette a referto 21 punti, 5 rimbalzi, 3 assist e un recupero col 57% dal campo (8/14). 

Bene anche Taj Gibson, autore di una doppia doppia da 15 punti e 10 rimbalzi in appena 22’ in uscita dalla panchina, mentre non incide Andrew Wiggins, che chiude la sua serata con 14 punti con il 35% dal campo (6/17), e delude ampiamente Tyus Jones (0 punti con 0/6 al tiro per lui).

Houston Rockets: Harden a riposo contro i Timberwolves?

houston-rockets.harden

Dopo aver ritrovato la vittoria contro i Phoenix Suns – decimo successo nelle ultime dodici gare disputate dal rientro dall’All-Star Break – gli Houston Rockets si apprestano ad affrontare i Minnesota Timberwolves al Toyota Center.

Una gara importante per i Razzi, che avranno intenzione di riscattarsi contro i Lupi, avendo perso entrambi i precedenti confronti stagionali in quel di Minneapolis (103-91 il 4 dicembre e 121-111 il 14 febbraio). I padroni di casa potrebbero scendere in campo senza James Harden: Mike D’Antoni, infatti, potrebbe concedere alla sua stella una giornata di riposo.

Rockets verso la sfida con Minnesota: riposo per Harden?

James-Harden-palla-in-mano
Possibile riposo per James Harden nel match di questa notte contro i Timberwolves, mentre tornerà CP3.

Il Barba, che quest’anno ha saltato appena 4 partite sulle 69 sin qui disputate dai suoi Rockets, sta premendo sull’acceleratore ormai da mesi e da qualche settimana sta regolarmente scendendo in campo nonostante un problema al collo.

La gara interna con Minnesota, in questo senso, rappresenta l’occasione ideale per far rifiatare il detentore dell’MVP, anche perché rispetto ai mesi scorsi c’è chi può sostituirlo degnamente: al suo posto, infatti, tornerà in quintetto Chris Paul, tenuto fuori dalla recente vittoria con i Suns per risparmiare energie.

Al fianco di CP3, dunque, dovrebbero agire, oltre all’ormai stabilmente titolare Eric Gordon, P.J. Tucker, Clint Capela e uno tra Danuel House jr. e Austin Rivers. Qualora dovesse saltare la gara con i Timberwolves in programma nella notte, Harden tornerebbe a calcare il parquet in casa degli Atlanta Hawks.

Danuel House rivela: “Progressi al tiro? Mia madre mi sprona a migliorare”

Tra i protagonisti nel recente successo degli Houston Rockets ai danni dei Phoenix Suns (108-102 al Toyota Center), Danuel House ha vissuto un grandissimo secondo debutto con la maglia dei Razzi, dato che il ragazzo aveva temporaneamente lasciato la squadra lo scorso gennaio, facendo ritorno ai Rio Grande Valley Vipers, in G-League, in seguito al mancato accordo con la franchigia texana per convertire il suo two-way contract in un normale contratto garantito.

Classe ’93, House era stato in grado di ritagliarsi un ruolo importante tra le file dei Razzi, tanto da partire 12 volte in quintetto in 25 presenze totali con la squadra. Dopo aver trovato l’accordo fino al termine della stagione con i Rockets, l’ex Wizards e Suns ha disputato in quintetto la gara contro Phoenix, mettendo a referto 18 punti, 3 rimbalzi e una palla recuperata col 54.5% dal campo (6/11) e il 50% da dietro l’arco (4/8) in 35′ e risultando fondamentale per la vittoria dei suoi con una tripla decisiva per chiudere definitivamente la pratica Suns.

Il segreto della crescita esponenziale di Danuel House

Ritorno da incorniciare per Danuel House: per lui 18 punti, 3 rimbalzi e un recupero col 50% da tre nella vittoria per 108-102 contro Phoenix.

Dopo esattamente due mesi lontano dalla squadra, in quanto aveva lasciato i suoi lo scorso 15 gennaio, dopo aver fatto registrare 15 punti, 4 rimbalzi, un assist e una palla recuperata col 50% al tiro (6/12) e il 43% dalla lunga distanza (3/7) in 35′ in quintetto nel successo per 112-94 contro i Memphis Grizzlies, dunque, House ritorna in grande stile, quasi come se non avesse mai lasciato i Rockets.

Nella gara contro i Suns, inoltre, il nativo di Houston ha eguagliato il suo career-high da oltre l’arco, tirando con 4/8 da tre. Merito anche e soprattutto dei consigli di sua madre Lisa, come ha rivelato lo stesso House: “Mia madre mi ha consigliato di crearmi il tiro, di mettermi in ritmo da solo e non soltanto sparare sugli scarichi dei compagni, ripetendomi di non essere un tiratore di volume ma un vero e proprio realizzatore”. A giudicare dai risultati ottenuti nel corso di questa stagione, con i miglioramenti del ragazzo sempre più evidenti (40% da tre in stagione), pare che i consigli di sua madre gli siano serviti e non poco.

Houston Rockets: Harden storico, gran ritorno per House

houston-rockets.harden

Tornano al successo gli Houston Rockets, che si impongono per 108-102 sui Phoenix Suns al Toyota Center. Privi di Chris Paul, tenuto a riposo da Mike D’Antoni per preservarne l’integrità fisica, i Razzi vengono trascinati dal solito James Harden e dai vari Eric Gordon (19 punti), Clint Capela (doppia doppia da 14 punti e 11 rimbalzi) e Kenneth Faried (9 punti e 6 rimbalzi in 15’ in uscita dalla panchina).

Nonostante siano ultimi in classifica e abbiano come unico obiettivo stagionale quello di ottenere la scelta più alta possibile al prossimo Draft, gli ospiti tengono testa a larghi tratti ai padroni di casa prima di capitolare e si battono con orgoglio.

Il Barba è scatenato e cucina la difesa dei Suns in tutti i modi possibili, sfornando assist a ripetizione per i compagni e segnando canestri importantissimi per i suoi. Il detentore dell’MVP fa registrare la sua 48esima partita stagionale da 30 o più punti, mettendo a referto ben 41 punti, 9 rimbalzi, 11 assist, 6 palle recuperate e 3 stoppate col 48% al tiro (12/25).

Harden, dunque, si fa valere su entrambi i lati del campo, risultando il primo giocatore nella storia della lega a mandare a libri una prova da almeno 40 punti, 10 assist, 5 recuperi e 3 stoppate in una partita dal 1973-1974 – anno in cui si iniziarono a conteggiare le palle recuperate e le stoppate – a oggi.

Super Barba nella storia, che ritorno per House!

15 punti con 6/11 dal campo e 4/8 da dietro l’arco per Danuel House al suo primo match da quando è tornato ai Rockets.

Menzione speciale per Danuel House jr., che disputa la sua prima gara dopo essere tornato a indossare la maglia dei Rockets e si fa trovare subito pronto: il classe ‘93, che aveva giocato l’ultima partita con Houston contro i Memphis Grizzlies al Toyota Center (112-94) lo scorso 15 gennaio, infatti, si rende autore di 18 punti, 3 rimbalzi e un recupero col 54.5% dal campo (6/11) e il 50% da tre (4/8).

Tra le file di Phoenix, invece, il miglior marcatore è Devin Booker, che pur tirando male (41% dal campo con 9/22 e 14% da dietro l’arco con 1/7), mette a referto 29 punti con 5 rimbalzi e 7 assist. In ottica futura, i Suns possono ben sperare, anche perché hanno tanti giovani talenti che stanno mostrando sempre più progressi in termini tecnici e di maturità.

Oltre al sopracitato Booker, infatti, si mettono in luce anche Kelly Oubre e DeAndre Ayton: 22 punti, 4 rimbalzi, 2 assist, 5 recuperi e 2 stoppate col 57% al tiro (8/14) e il 60% dalla lunga distanza (3/5) per il primo, doppia doppia da 17 punti, 14 rimbalzi e una stoppata col 50% dal campo (7/14) per il secondo.

Anche senza Chris Paul, però, i Rockets restano nettamente superiori a una squadra ancora in piena fase di ricostruzione. Houston attualmente è terza in classifica con 43 vittorie e 26 sconfitte e si prepara alla volata finale per tenere a distanza le inseguitrici, su tutte i Portland Trail Blazers e gli Oklahoma City Thunder.

Rockets ko di misura coi Warriors, Harden e Capela: “Nessun problema, è solo una sconfitta”, Rivers: “Vogliamo batterli ai playoff”

finali di conference NBA Sky Sport 2

Si conclude la serie di vittorie in fila per gli Houston Rockets, che non riescono a centrare il decimo successo consecutivo, fallendo uno sweep stagionale contro i Golden State Warriors che manca dal 2009-2010: al Toyota Center, infatti, i campioni in carica si impongono per 106-104, soffrendo nel finale ma riuscendo comunque a portare a casa una preziosissima vittoria per tenersi stretto il primo posto nella Western Conference.

Dopo aver incassato un parziale di +10 in favore degli ospiti (33-23) nel primo quarto, i padroni di casa rispondono a tono nel secondo, portandosi alla pausa lunga sotto di sole due lunghezze (54-52). Nel terzo quarto i Warriors sembrano in grado di archiviare la pratica, ma i Rockets rientrano alla grande nel finale e cancellano la doppia cifra di svantaggio, riaprendo il discorso negli ultimi minuti del quarto periodo.

L’ottima reazione dei Razzi arriva nonostante una serata decisamente negativa al tiro da oltre l’arco (27% con 11/41), mentre tra le file di Golden State – priva dell’infortunato Kevin Durant – si segnalano la miglior prestazione stagionale di DeMarcus Cousins, autore di 27 punti, 8 rimbalzi, 7 assist e 2 recuperi col 69% dal campo (11/16), e l’ottimo apporto di Klay Thompson, miglior realizzatore dei suoi con 30 punti col 52% al tiro (12/23) e il 50% dalla lunga distanza (5/10). A fare la differenza è anche e soprattutto la lotta a rimbalzo: 44-31 per i Warriors, di cui 12-5 offensivi.

Harden e Capela non fanno drammi, Rivers con la testa ai playoff

James Harden
James Harden, 29 punti e 10 assist contro i Warriors: il Barba non è preoccupato per il ko risicato.

Bene anche Stephen Curry, che mette a referto 24 punti, 5 assist e 2 palle recuperate nonostante una serata sottotono al tiro (40% dal campo con 8/20 e 33% da dietro l’arco con 3/9). Per gli Houston Rockets, James Harden va in doppia doppia con 29 punti, 10 assist e 3 recuperi, Chris Paul fa registrare 24 punti, 6 rimbalzi e 3 assist col 58% al tiro (7/12) e Eric Gordon ne mette 17 con 6/12 dal campo e 3/7 da tre. Oltre a loro si mette in mostra Clint Capela: per lui la solita doppia doppia, con 13 punti e altrettanti rimbalzi.

Interpellato in merito alla sconfitta, Harden è apparso tutt’altro che preoccupato: “Tutto ok, è tutto a posto. Lo sappiamo che abbiamo perso, ma per fortuna torneremo in campo già venerdì per riscattarci. Si tratta soltanto di una sconfitta.”, ha dichiarato il Barba. “Sono una grande squadra. Stanotte hanno vinto di due punti soltanto perché sono stati più bravi di noi in alcuni aspetti. Hanno fatto un gran lavoro, appena migliore del nostro. Nessun problema: siamo 3-1 nella serie in questa regular season”, ha commentato Clint Capela.

Austin Rivers, invece, parla della possibilità di incrociare i Warriors ai playoff: “Vogliamo affrontarli, che si tratti di semifinali o finale di Conference. Fin quando non li battiamo loro restano i campioni in carica e i favoriti per il titolo, a prescindere da quante volte li batti in regular season, per cui credo che la sconfitta ci abbia dato una lezione che di certo impareremo.”

Rockets, il GM Daryl Morey prolunga per 5 anni

Daryl Morey e gli Houston Rockets insieme per altri 5 anni. E’ notizia di pochi minuti fa, infatti, che la franchigia texana ha raggiunto l’accordo con il GM per un prolungamento quinquennale. A riferirlo è Mark Berman di Fox26 attraverso un tweet sul proprio account ufficiale:

Rinnovo Daryl Morey: le sue parole

“Sono super felice. Mi piacerebbe rimanere qui per tutta la vita. Questo nuovo accordo solidifica il nostro lavoro per qualche anno e ne sono molto contento”, le parole di Morey dopo l’ufficialità. Il 46enne nativo del Wisconsin era entrato a far parte della squadra nel 2006 come assistente per poi essere promosso a GM nel maggio 2017 dopo il pensionamento di Carroll Dawson.

A parlare, poi, è stato anche il proprietario dei Rockets, Tilman Fertitta: “Non vediamo l’ora di continuare a lavorare insieme. Il nostro obiettivo è quello di rendere la squadra la numero 1 della NBA”.

 

 

 

Houston Rockets: è fatta per il ritorno di Danuel House

Ottime notizie in casa Houston Rockets, non soltanto per ciò che concerne il campo (9 vittorie consecutive e terzo posto a Ovest): i Razzi, infatti, hanno annunciato di aver trovato un accordo con Danuel House jr., protagonista di un ottimo impatto con la casacca biancorossa tra novembre e gennaio.

Approdato a inizio stagione con un two-way contract alla corte di Mike D’Antoni per sopperire ai tanti problemi dei texani tra infortuni e inizio negativo in termini di risultati, il classe ‘93 si era fatto trovare più pronto del previsto, tanto da mettere a referto 9 punti, 3.6 rimbalzi e un assist di media col 46% al tiro e il 39% da dietro l’arco in 25 apparizioni, di cui 12 nel quintetto titolare.

I Rockets riabbracciano House e completano il roster

Nato a Houston nel 1993, House tornerà a indossare la maglia della squadra della sua città in occasione del match di questa notte contro i Golden State Warriors.

Nativo proprio di Houston, l’ex Washington Wizards e Phoenix Suns, che aveva anche fatto un provino coi Golden State Warriors, era riuscito a ritagliarsi uno spazio importante nella franchigia della sua città e sembrava finalmente pronto per spiccare il volo in NBA. Il mancato accordo per convertire il suo contratto doppio, però, ha costretto il giocatore a tornare in G-League, tra le file dei Rio Grande Vipers.

Nel campionato di sviluppo della NBA, House ha fatto registrare medie di ben 20.7 punti, 4.5 rimbalzi, 3.7 assist e 1.2 palle recuperate per partita col 43% dal campo e il 33% dalla lunga distanza in 18 presenze con la franchigia affiliata agli Houston Rockets.

Entrato sin da subito nel cuore dei tifosi dei Razzi per la grinta e il talento messo a disposizione della squadra, oltre che per il fatto che sia nato a Houston, il 26enne concluderà la stagione con la squadra di D’Antoni, con cui potrà anche prendere parte ai playoff, e potrà tornare a calcare i campi NBA già questa notte contro i Golden State Warriors di fronte al pubblico del Toyota Center.

Houston Rockets: nove vittorie consecutive, ottimo rientro per Faried

Gli Houston Rockets appaiono decisamente inarrestabili e, dal rientro in campo dopo l’All-Star Break, sono tra le squadre più concrete della lega: con la vittoria ottenuta la scorsa notte contro gli Charlotte Hornets al Toyota Center (118-106), infatti, i Razzi centrano il nono successo consecutivo e si tengono stretti il terzo posto (42-25), rimanendo in corsa per le prime due posizioni, occupate da Golden State Warriors (45-21) e Denver Nuggets (43-22), rispettivamente prima e seconda forza della Western Conference.

Dopo aver chiuso il primo tempo sul +27 (71-44), i padroni di casa calano leggermente nella ripresa, gestendo le energie e concedendo un parziale di 62-47 agli ospiti, che tuttavia non riescono mai a dare l’impressione di poter realmente ribaltare una gara già ampiamente chiusa alla pausa lunga. Kemba Walker fa la voce grossa in quel di Houston, mettendo a referto la bellezza di 40 punti, 10 rimbalzi, 7 assist e una stoppata con percentuali ottime sia dal campo (70% con 14/20) che, soprattutto, da dietro l’arco (addirittura 100% con un perfetto 6/6).

A far compagnia alla point guard classe ’89 ci sono i vari Dwayne Bacon (13 punti, 3 rimbalzi, 2 assist e una palla recuperata), Frank Kaminsky (15 punti, 2 rimbalzi e altrettanti assist in 22′ in uscita dalla panchina), Malik Monk (10 punti, 5 rimbalzi, un assist e una palla recuperata in 26′ dalla second unit, seppur con un pessimo 3/12 dal campo) e il rookie Miles Bridges, autore di 12 punti e 6 rimbalzi.

Il Barba è in buona compagnia: 57 punti tra Gordon, Capela e il rientrante Faried

Kenneth Faried torna in campo nella gara contro gli Hornets e si fa valere con 16 punti, 9 rimbalzi e una stoppata.

Ciononostante, se Charlotte riesce quantomeno a mettere pressione ai Rockets lo deve esclusivamente al suo leader e principale punto di riferimento, Kemba Walker, che in estate potrebbe fare la valigie: il prodotto di Kentucky sembra aver raggiunto quel livello superiore che potrebbe permettergli di esprimersi in contesti ben più competitivi e adatti a un giocatore della sua caratura. Houston, dal canto suo, tira col 39.5% da dietro l’arco (17/43) e, oltre al solito James Harden (28 punti, 6 rimbalzi, 10 assist e 3 recuperi per il Barba), viene trascinata dai vari Eric Gordon, Clint Capela e Kenneth Faried.

L’ex Sesto uomo dei Razzi mette a referto 22 punti, 2 rimbalzi, 3 assist e una stoppata col 50% al tiro (7/14) e il 42% dalla lunga distanza (5/12), oltre al miglior plus/minus dei suoi (+22), confermando il suo ottimo periodo di forma, mentre il centro svizzero si fa valere su entrambi i lati del campo e chiude con una doppia doppia da 19 punti e 15 rimbalzi col 67% dal campo (8/12). The Manimal, tornato a disposizione dopo l’infortunio occorsogli proprio nella gara contro gli Charlotte Hornets (in quel caso allo Spectrum Center), invece, fa registrare ben 16 punti, 9 rimbalzi, un recupero e una stoppata col 50% al tiro (5/10) e il 100% dalla lunetta (6/6) con un plus/minus di +16 in 20′ in uscita dalla panchina.

6 punti a testa, invece, per Gerald Green e Iman Shumpert, che tirano complessivamente col 44% da tre (4/9), mentre Austin Rivers ne mette a referto 8 col 50% da dietro l’arco (2/4) in 22′ e Chris Paul chiude con una doppia doppia da 10 punti, 10 rimbalzi, 4 assist e una stoppata, tirando anch’egli col 50% dalla lunga distanza (2/4).

P.J. Tucker sul primo quintetto difensivo: “Non mi interessa, voglio solo vincere”

Approdato lo scorso anno agli Houston Rockets da free agent e messo sotto contratto con un quadriennale da 32 milioni di dollari, P.J. Tucker è diventato in breve tempo un pilastro insostituibile della squadra di Mike D’Antoni. Inizialmente riserva delle ali titolari Trevor Ariza e Ryan Anderson, il classe ’85 ha poi soffiato il posto in quintetto al secondo, diventando una vera e propria certezza per i suoi nella seconda parte di stagione.

L’ex giocatore dei Toronto Raptors è salito ancor più di livello nella sua seconda stagione in Texas e attualmente sta viaggiando a medie di 7.8 punti, 6.1 rimbalzi, 1.2 assist e 1.6 palle recuperate col 40.5% al tiro e il 38% da dietro l’arco in 66 presenze, ed ha messo già a referto il suo massimo in carriera sia per triple segnate e tentate in una singola stagione (121/315), che per stoppate (29), ed è vicinissimo a stabilire il suo nuovo personale primato per palle recuperate (108 in questa regular season, 116 tra Phoenix Suns e Toronto Raptors nel 2016-2017).

Chris Paul sponsorizza P.J. Tucker per l’All-Defensive First Team

P.J. Tucker sta vivendo una gran stagione, la sua prima da titolare indiscusso con gli Houston Rockets.

Oltre a ciò, Tucker è uno dei migliori difensori della lega, essendo in grado di difendere su tutti e cinque i ruoli e di limitare considerevolmente anche autentiche superstar offensive del calibro di Kevin Durant. Avendo ricoperto sin qui un ruolo chiave nella risalita degli Houston Rockets dal penultimo posto di dicembre (11-14) all’attuale terzo posto (41-25), in molti si aspettano che possa rientrare in uno dei due quintetti difensivi. Tra questi spicca Chris Paul, suo compagno di squadra, che vorrebbe fortemente farlo inserire nell’All-Defensive First Team.

“Non so perché Chris voglia a tutti i costi che io venga inserito nel primo quintetto difensivo. Non sono uno di quei giocatori che tiene talmente a queste cose da esserne ossessionato o lamentarsi. A me interessa vincere, non essere il migliore o il peggior difensore della lega. Cerco sempre di dare il massimo a prescindere da queste cose.”, ha dichiarato in merito P.J. Tucker, che ha ancora un anno di contratto, oltre a quello attualmente in corso, da poco più di 8 milioni di dollari, mentre gli 8 milioni del 2020-2021 non sono garantiti.

Houston Rockets terzi a Ovest, Philadelphia ko

james-harden-negativo

Settima vittoria consecutiva per gli Houston Rockets, che vincono anche contro i Philadelphia Sixers. Privi di Joel Embiid, gli ospiti non riescono a dire la loro in una gara che si rivela a senso unico sin dalla palla a due, con i Razzi che chiudono il primo tempo sul +15 (59-44) e nella ripresa archiviano la pratica, imponendosi per 107-91.

Sugli scudi James Harden, che sfiora la tripla doppia: il Barba, infatti, mette a referto ben 31 punti, 10 rimbalzi, 7 assist e 2 palle recuperate col 50% al tiro (11/22) in appena 32’ di gioco, centrando la 40esima partita consecutiva con 25 o più punti, eguagliando Michael Jordan, e con almeno 28 punti (seconda miglior striscia della storia, dietro al solo Wilt Chamberlain).

Morta una striscia da record, se ne fa un’altra, anzi ben due: il detentore dell’MVP, dunque, rinforza prepotentemente la sua candidatura per il bis, anche perché è lui il principale protagonista della superlativa cavalcata dei Rockets dal penultimo posto di inizio dicembre (11-14) all’attuale terzo posto in solitaria (40-25).

Houston terza, Harden continua a scrivere la storia

31 punti, 10 rimbalzi, 7 assist e 2 steals per James Harden nel successo coi Sixers: altri due record per il Barba.

Ben 29 vittorie e appena 11 sconfitte per Houston negli ultimi tre mesi: ora gli uomini di D’Antoni distano appena tre gare dal secondo posto occupato dai Denver Nuggets (43-22), una situazione che appariva a dir poco inimmaginabile fino a poche settimane fa.

In questo senso, hanno ricoperto un ruolo fondamentale i rientri dei vari Chris Paul, Clint Capela e Eric Gordon: 17 punti col 60% al tiro (6/10) e il 56% da dietro l’arco (5/9) per quest’ultimo, 18 punti, 9 rimbalzi e 4 recuperi col 67% dal campo (8/12) per il centro svizzero, mentre CP3 tira male (25% con 2/8) ma distribuisce ben 8 assist con 2 palle rubate.

Da segnalare anche l’apporto più che positivo di Gerald Green e Austin Rivers in uscita dalla panchina: 14 punti col 50% al tiro (5/10) in 24’ per il primo, 8 punti col 44% dal campo (4/9) in 28’ per il secondo.

Tra le file di Philadelphia, Tobias Harris, Jimmy Butler e Ben Simmons combinano per 56 punti col 50% al tiro (24/48), ma i Sixers tirano con appena l’11% da dietro l’arco (appena 3 triple a referto su 26 tentativi, di cui 2/4 per Harris e 1/9 per J.J. Redick).