Los Angeles, Durant e Irving si avvicinano alla Città delle stelle

free agency 2019

Los Angeles è una delle città più apprezzate e sognate nel mondo, potrebbe avere un ruolo importante nelle decisioni di Kyrie Irving e Kevin Durant? Non è da escludere. Già da mesi negli ambienti NBA circolano rumors e indiscrezioni che vedrebbero il giocatore in scadenza con i Boston Celtics in avvicinamento verso i Los Angeles Lakers, mentre l’MVP delle ultime due Finals con i Golden State Warriors in una fase di seria valutazione dei Los Angeles Clippers.

No, dunque, probabilmente non li vedremo insieme, ma, eventualmente, saranno almeno concittadini.

Le due squadre della città californiana hanno, da sempre, avuto un appeal in più sui giocatori free-agents, grazie alla location che le ospita. Deve far davvero gola la possibilità di essere pagati milioni di dollari per giocare e vivere in un ambiente come quello della città delle stelle.

Storicamente, la franchigia che tra le due ha sempre attirato maggior interesse da parte delle stelle del cielo NBA, è stata quella dei Lakers. Nell’ultima stagione tuttavia, i Clippers hanno dimostrato di poter vantare un progetto solido, una squadra unita e ricca di talento e di potenziale e un allenatore molto valido, Doc Rivers. In questa estate potrebbero, allora, fare davvero concorrenza ai cugini gialloviola per l’approdo di giocatori importanti.

Durant e Irving verso Los Angeles

Il primo tra tutti potrebbe essere proprio Kevin Durant. Come riporta Marc Stein per il New York Times, al momento la preoccupazione principale del giocatore sarebbe il recupero dall’infortunio in vista delle NBA Finals che inizieranno il prossimo 30 maggio. Nel frattempo, secondo la penna del NY Times, alcune voci, vicine al giocatore, darebbero le possibilità di un suo possibile approdo presso i Clippers in leggero rialzo.

La franchigia di LA potrebbe presentarsi alla pari dei New York Knicks nella corsa per strappare KD ai Golden State Warriors. Ad oggi, comunque, non ci sono certezze, e servirà attendere altri 40 giorni per l’inizio ufficiale della free-agency. Solo allora conosceremo davvero le intenzioni del giocatore.

Chi invece sembrerebbe avvicinarsi all’altra sponda cestistica della città è Kyrie Irving. Ai Lakers ritroverebbe il leader dal quale era scappato ai tempi dei Cleveland Cavaliers: Lebron James. Dopo qualche mese di gelo, lo scorso gennaio Kyrie si era scusato con l’ex compagno per non averne apprezzato la leadership, valsa loro l’anello NBA 2016.

Con questi presupposti, e con un rapporto con i Celtics ai minimi storici, il playmaker selezionato con la scelta numero 1 del Draft 2011 potrebbe davvero pensare di trasferirsi sulla costa occidentale del paese. I Lakers, dal canto loro, cercheranno sicuramente di accoppiare una stella con Lebron in questa offseason. Qualora dovessero fallire ancora nell’acquisizione tramite scambio di giocatori del calibro di Anthony Davis, Irving potrebbe essere un’alternativa possibile, dal funzionamento al fianco del “King” già collaudato.

Anche in questo caso, tuttavia, non avremo certezze fino ai primi giorni di luglio, quando il mercato dei free-agent entrerà nel vivo.

 

Los Angeles Clippers: Jerry West resta consulente

Il sipario sulla stagione dei Los Angeles Clippers è calato qualche settimana fa, dopo l’emozionante cavalcata ai playoff conclusasi al primo turno contro i ben più quotati campioni in carica dei Golden State Warriors, che hanno dovuto sudare le proverbiali sette camicie per liberarsi dei talentuosi e spensierati losangelini e qualificarsi al secondo turno. La squadra guidata da coach Doc Rivers era reduce da un’annata particolarmente deludente sul piano dei risultati, ma l’encomiabile lavoro svolto la scorsa estate dal general manager Jerry West le ha permesso di rimettersi in carreggiata in men che non si dica.

West ha dato fiducia a Rivers, che sembrava destinato a lasciare, confermandolo alla guida tecnica della squadra, ha puntato sui rookie Shai Gilgeous-Alexander e Landry Shamet, quest’ultimo arrivato dai Philadelphia Sixers nell’ambito della trade che ha portato Tobias Harris in Pennsylvania, ma soprattutto sulla personalità di Patrick Beverley, l’esperienza di Danilo Gallinari e il micidiale apporto di Lou Williams e Montrezl Harrell in uscita dalla panchina. La sopracitata cessione di Harris, avvenuta poco prima della trade deadline, sembrava potesse tagliare le gambe ai Clippers in ottica playoff, ma la squadra ne è uscita paradossalmente rafforzata.

Los Angeles Clippers pronti per un’estate movimentatissima

Jerry West insieme a Steve Ballmer, proprietario dei Los Angeles Clippers che lo convinse ad approdare a L.A. nel 2017.

Dopo una stagione vissuta all’insegna dell’entusiasmo, però, per i Los Angeles Clippers è arrivato il momento di scegliere se alzare l’asticella e diventare a tutti gli effetti una contender, oppure rimanere nel limbo delle squadre intriganti e belle da vedere, ma che non hanno tutte le carte in regola per dire la loro fino in fondo. In questo senso, l’obiettivo dei californiani è chiaro: nell’ormai imminente free agency, i Clippers avranno a disposizione lo spazio salariale necessario per mettere sotto contratto due top free agents al massimo salariale (tra cui spiccano i vari Kawhi Leonard, Kyrie Irving, Jimmy Butler, Klay Thompson e Kevin Durant) e non sembrano intenzionati a lasciarsela sfuggire. A supportare il proprietario Steve Ballmer e Lawrence Frank ci sarà ancora, nelle vesti di consulente, l’intramontabile Jerry West, la cui competenza è necessaria per proseguire l’ottimo lavoro iniziato circa due anni fa.

Ripartire da lui appare la decisione più logica e razionale. 81 anni da compiere a breve (il prossimo 28 maggio), il classe ’38 è stato inserito nella Hall of Fame nel 1980, dopo una gloriosa carriera sull’altra sponda di Los Angeles, quella gialloviola, e si è ripetuto da dirigente, portando gli stessi Lakers alla conquista di ben 7 titoli tra il 1982 e il 2002 e vincendo in due occasioni il premio di Executive of the Year (1995 e 2004). Dopo sei anni trascorsi ai Golden State Warriors (due anelli  vinti tra il 2011 e il 2017 e il merito di aver selezionato Klay Thompson al Draft 2011 con l’undicesima scelta e di essersi opposto, tre anni più tardi, alla sua cessione in cambio di Kevin Love), West è approdato ai Los Angeles Clippers nel 2017, riuscendo ad accontentare le richieste di trade di Chris Paul prima e Blake Griffin poi e rinunciando a DeAndre Jordan, ma senza ricorrere al tanking, come dimostra il record di 90-74 (decimo posto con 42-40 lo scorso anno e ottava posizione con 48-34 in questa stagione).

 

Los Angeles Clippers, il front office non cambia, anche l’Assistant GM Redden rimane

I Los Angeles Clippers si preparano ad un’estate calda come non mai anche per la California, e tengono unito il loro front office.

Dopo il rinnovo contrattuale di coach Doc Rivers, e le sirene del freddo Minnesota respinte dal general manager Michael Winger, anche l’assistant GM Trent Redden rimarrà a Los Angeles.

Come riportato da Adrian Wojnarowski di ESPN, Redden ha rifiutato la proposta di David Griffin, neo presidente dei New Orleans Pelicans, di raggiungerlo in Lousiana, preferendo continuare al fianco di Lawrence Frank l’opera di costruzione di una squadra con ambizioni da titolo ai Clippers.

Rivers, Frank, Winger, Redden ed il proprietario Steve Ballmer (con il patrocinio del grande vecchio Jerry West, dal 2017 consulente e membro del “CDA” della squadra) sono le teste pensanti di uno dei front office più intraprendenti degli ultimi anni.

In sole tre stagioni, sotto la guida di Ballmer i Los Angeles Clippers sono usciti indenni dalla fine dell’era di “lob city”, di Chris Paul, Blake Griffin e DeAndre Jordan, ottenendo da Houston due giocatori come Lou Williams e Montrezl Harrell, scambiando prima Griffin e poi Tobias Harris per acquisire flessibilità salariale e selezionando con la chiamato numero 9 allo scorso draft NBA il talento di Shai Gilgeous Alexander da Kentucky.

L’esperienza di Danilo Gallinari e l’intensità di Patrick Beverley hanno fatto il resto, coronando una stagione da 48 vittorie chiusa con una serie lunga e combattuta contro i bi-campioni in carica Golden State Warriors.

I Los Angeles Clippers avranno spazio a sufficienza per attirare in California uno dei grandi free agent estivi: Kevin Durant, Kawhi Leonard, Klay Thompson, Kemba Walker, Kyrie Irving, Jimmy Butler, Khris Middleton, Nikola Vucevic sono tutti nomi ben presenti sul taccuino del President of Basketball Operations Lawrence Frank.

Danilo Gallinari sarà sotto contratto per un’altra stagione (22.6 milioni di dollari), i vantaggiosi contratti di Montrezl Harrell e Lou Williams scadranno nel 2020 mentre in estate scadranno i contratti di Patrick Beverley, Garrett Temple, Wilson Chandler e JaMychal Green.

Clippers, estensione contrattuale per Doc Rivers

Los Angeles Clippers, Disabled Player Exception

Estensione contrattuale tra i Los Angeles Clippers e coach Doc Rivers, la notizia è stata confermata dallo stesso Rivers ad Andrew Greif del Los Angeles Times.

I termini dell’accordo non sono comprensibilmente stati resi noti, Doc Rivers ed i Clippers avevano già raggiunto un accordo per un adeguamento contrattuale annuale ad inizio anno, come confermato già lo scorso marzo.

Rivers avrebbe però potuto avvalersi a fine 2019\20 di un’opzione per uscire anticipatamente dal precedente accordo. Opzione che non sussisterà alla luce della nuova estensione contrattuale.

Non ho mai avuto a disposizione un gruppo di ragazzi come questo” Così Rivers in conferenza stampa dopo la sconfitta dei suoi Clippers in gara 6 contro i Golden State WarriorsUn gruppo col quale provi così tanto piacere nel lavorare, per cui è un piacere ogni giorno mettersi in macchina ed andare in palestra, e stare con loro. E’ stato davvero un piacere allenarli“.

Warriors-Clippers, Golden State avanti ma la difesa…

E’ 4-2 tra Golden State Warriors e Los Angeles Clippers, una serie più lunga e complessa del previsto per i bi-campioni NBA in carica, che per avere la meglio dell’agguerrito gruppo di coach Doc Rivers hanno dovuto rivolgersi ad un Kevin Durant stellare, aggressivo ed efficace come non mai in attacco a partire soprattutto da gara 3.

Imprevisti (l’infortunio di DeMarcus Cousins) e problemi di performance casalinghi (due sconfitte su tre partite giocate alla Oracle Arena) dei Golden State Warriors hanno contribuito alla longevità di una serie chiusa da Kevin Durant ad una media di 35 punti a partita (56% al tiro, 40% al tiro da tre punti e 94.9% ai tiri liberi).

La gara 6 da 50 punti di Durant (15 su 26 al tiro, 14 su 15 ai liberi) l’ultima di una serie di partite offensivamente perfette.

I Los Angeles Clippers hanno avuto il merito di proporre agli Warriors una serie di “cruciverba” tattici partita dopo partita, mischiando carte e marcature in transizione difensiva, affidandosi alle improvvisazioni sul tema in pick and roll della coppia Lou Williams-Montrezl Harrell e giocando senza paura. Rimanendo “sé stessi”, per usare le parole di Doc Rivers.

WARRIORS-CLIPPERS, KEVIN DURANT TAKES OVER

E’ cosa rara vedere i Golden State Warriors faticare oltremodo già al primo turno di playoffs: gara 1 (121-104 Golden State) e gara 2 (135-131 Clippers) si sono assomigliate fino al terzo quarto della seconda partita.

Un secondo tempo da 85 punti segnati dai Clippers in gara 2 ha riaperto la serie e stimolato un Kevin Durant da 8 tiri a prendere il controllo delle operazioni con la serie trasferitasi a Los Angeles.

Kevin Durant…

Appena in tempo. La difesa “naso a naso” di Landry Shamet e Shai Gilgeous Alexander ha messo a dura prova la resistenza atletica di uno Steph Curry apparso quasi apatico in alcuni momenti della serie. Dopo le prime due partite (38 punti in gara 1 e 29 in gara 2), Curry ha rallentato e ceduto il passo a Durant (enigma, anzi incubo difensivo per i Clippers per l’intera serie). Un rallentamento vistoso, suggerito da un dato: il suo avversario diretto Patrick Beverley ha chiuso le ultime 4 partite della serie a 9.7 rimbalzi a partita.

Con la serie più lunga e faticosa del previsto, con un Curry sottotono ed un Klay Thompson indaffaratissimo in difesa (Klay ha marcato chiunque in questa serie: in 6 gare lo si è visto difendere in post contro Montrezl Harrell e Danilo Gallinari, e spostarsi su Lou Williams nei momenti di trance agonistica del 2 volte sesto uomo dell’anno), Kevin Durant ha sparigliato le carte tra le due squadre.

…takes over

Dopo le prime due partite, Durant ha sostanzialmente raddoppiato la mole di tiri: 24 tiri tra gara 1 e gara 2, e 23, 21, 26 e 25 tiri in ciascuna delle 4 gare successive. Dopo i 3 tiri da tre punti delle prime due gara sommate, KD ha scoccato 42 tiri da tre punti nelle successive quattro partite.

“Take over”, come suggerì il compianto James Jordan al figlio Michael, indeciso sul coinvolgere i compagni o “fare da sé” in una serie di playoffs tra Chicago Bulls e New York Knicks di tanti e tanti anni fa.

WARRIORS-CLIPPERS, GOLDEN STATE AVANTI, MA LA DIFESA…

I Golden State Warriors sono stati il miglior attacco (124.5 punti a partita) e la seconda miglior squadra al tiro da tre punti (39.9%) dell’intero primo turno di playoffs. Dopo le prime due gare, in cui Draymond Green ha esibito qualsiasi variante di palla persa concepibile (10 in gara 1 e 2, 4 totali nelle successive), anche il numero di turnover a partita (14.4) si è stabilizzato.

Perché allora 6 partite? Il balletto Lou Williams-Montrezl Harrell e la sagacia tecnica di Doc Rivers hanno avuto molto a che fare con questo. Uno Steph Curry dalle pile scariche anche, in parte (incredibile notare come, nonostante i punti e le prodezze di Durant, i tiri di Thompson e la “garra” di Green, sia sempre e comunque l’intensità – o la mancanza di intensità – di Stephen Curry ad accendere o spegnere la luce per gli Warriors).

Nelle prime sei partite di post-season, gli Warriors sono stati la decima difesa per net defensive rating (111.5), la 13esima per percentuale di rimbalzi difensivi catturati (70.7%, meglio solo di Nets, Rockets e Thunder), la 12esima per punti subiti per possesso.

Warriors disperati dopo l’ennesimo pick and roll Williams-Harrell. Senza intimidazione a centro area, in arrivo Harden-Capela…

Ergo, la difesa ha fatto acqua da tutte le parti, come anche ammesso da Steve Kerr dopo gara 5. In gara 1, Lou Williams e Montrezl Harrell hanno reso evidenti le difficoltà di mobilità di DeMarcus Cousins (problema purtroppo risolto dall’infortunio di DMC). Kevon Looney ha giocato un’ottima serie (7.3 punti e 4.5 rimbalzi in 18 minuti di media), ma Harrell (18.3 punti a partita con il 70% – grazie Lou – al tiro) lo ha sovrastato fisicamente partita dopo partita.

Andrew Bogut sa cosa fare del pallone dal “suo” gomito in attacco, i suoi blocchi si sentono ancora ma la velocità di piedi non può essere quella di una volta. Ed in attacco è sostanzialmente trascurabile. Steph Curry ha di fatto guardato Beverley e Shamet muoversi per il campo.

Curry fatica a tagliare fuori a rimbalzo l’iperattivo Beverley, che ci rimette un labbro

Supponenza? Tedio? Logorio? Fiducia nel poter risolvere in attacco ciò che la difesa non riesce più a esprimere a certi livelli? Parte delle difficoltà difensive degli Warriors sono merito dei Clippers, squadra che muove il pallone e costringe le difese a correre, aiutare e recuperare, e dotata di guardie (Beverley, Shamet e SGA) che giocano ben oltre le loro dimensioni fisiche.

I decibel, in allenamento ed in partita, di Draymond Green (che ha siglato in questa serie il nuovo record NBA per “And one!” urlati a partita) sono già oltre il livello di guardia. E’ possibile che Draymond si sia reso conto dei cali di tensione della squadra, e tenti a suo modo di dare una scossa. Gli anni per Andre Iguodala sembrano non passare, per Shaun Livingston decisamente di più (interessante ma non replicabile la mossa di Kerr di inserire Livingston in quintetto in gara 6, spostando Green da 5 al posto di Bogut). Alfonzo McKinnie, Quinn Cook e Jonas Jerebko le alternative.

I Golden State Warriors hanno preso un paio di pugni non attesi già al primo turno. Kevin Durant li ha presi per mano con una facilità inquietante, chissà anche dimostrativa dopo le frizioni con Draymond Green e la probabile imminente free agency.

Sapranno i campioni in carica resistere ai prossimi colpi? James Harden ed i Rockets attendono, quest’anno liberi dal peso di essere i primi. Gara 1 è in programma già domenica 27 aprile, il secondo round può iniziare.

Steve Kerr accusa Beverley di simulare: “E’ bravo in questo”

Kerr accusa Beverley

La serie tra Golden State Warriors e Los Angeles Clippers è decollata improvvisamente grazie alla vittoria in gara-5 di Gallinari e compagni. Non sono mancati i commenti nel post partita. Steve Kerr accusa Beverley di flopping, nella fattispecie durante l’azione che ha portato Green a ricevere un tecnico.

Kerr accusa Beverley: le parole

La sconfitta inaspettata in gara-5 ha alzato malumori intorno ai Golden State Warriors. Nessuno avrebbe pronosticato una serie così lunga tra i Clippers e i campioni in carica, ma l’energia messa in campo dalla squadra di Doc Rivers ha iniziato a far cigolare la macchina perfetta di coach Steve Kerr.

Lo stesso allenatore si è voluto soffermare su alcuni episodi di gara-5 che non gli sono piaciuti. Il suo attacco è rivolto a Patrick Beverly, un’agonista di per certo, ma – secondo Kerr – scorretto in alcuni frangenti.

Sotto esame un fallo in attacco fischiato a Draymond Green proprio contro il 21 dei Clippers che, a detta dell’allenatore dei Warriors, avrebbe simulato il contatto. Da qui la protesta veemente dell’ala di Golden State contro l’arbitro, guadagnandosi così un tecnico.

Queste le parole di Steve Kerr su Beverley:

Penso non fosse una buona chiamata. Si sa che Beverly simula, quando Draymond si è girato sembrava che gli avesse dato un pugno Mike Tyson. Beverley è bravo in questo, ma si vede come va indietro la sua testa nel contatto. So che Draymond non l’ha fatto, da qui il tecnico per lui. Non c’è dubbio che volesse animare la folla

Steve Kerr rimprovera Green in conferenza stampa

A prescindere da quello che è successo, siparietto insolito nella conferenza stampa di Steve Kerr. L’allenatore dei Warriors si è spazientito con Draymond Green per la musica troppo alta durante il suo allenamento

Abbassa quella c***o di musica

Chris Webber impazzisce per Lou Williams: “Allen Iverson hai creato un mostro!”

Lou Williams ha “cucinato” da par suo i Golden State Warriors nei minuti finali di gara 5, segnando 8 dei suoi 33 punti nei tre minuti finali.

Chris Webber, grande ex giocatore NBA tra Washington Bullets\Wizards, Sacramento Kings e Philadelphia 76ers ed oggi colour commentator per TNT, ha esaltato in telecronaca diretta le qualità e l’abilità da uomo da finali partita di Williams, suo compagno di squadra ai 76ers tra 2005 e 2007.

Credetemi, io ho giocato con Lou Williams” Chris Webber dopo l’ennesimo canestro di Williams “Allen Iverson, dovunque sei, hai creato un mostro! In questa partita Lou sembra proprio il grande Allen Iverson, ma è ‘solo’ il più grande realizzatore NBA dalla panchina di sempre“.

Webber, Lou Williams ed Iverson furono compagni di squadra a Philadelphia per due stagioni, le prime due annate da professionista per la star dei Los Angeles Clippers in uscita da South Gwinnetth High School in Georgia.

Le prodezze di Williams hanno riportato la serie tra Los Angeles Clippers e Golden State Warriors a LA per gara 6, in programma nella notte italiana tra venerdì 26 e sabato 27 aprile.

Lou Williams sorprende gli Warriors in gara 5: “Pensavano d’aver già vinto, grosso errore”

Gli Warriors? Hanno fatto male a pensare di aver già vintoSintesi perfetta quella di Lou Williams, al termine di una gara 5 che ha inaspettatamente riportato la serie tra Golden State Warriors e Los Angeles Clippers a LA.

129-121 il risultato di gara 5 ad Oakland. Danilo Gallinari risponde positivamente agli stimoli di Doc Rivers e Jerry West e confeziona la sua miglior partita della serie, mentre Williams reagisce ad una brutta gara 4 e chiude con 33 punti (12 su 19 al tiro) in 34 minuti.

Come già avvenuto in altre occasioni quest’anno, gli Warriors faticano alla Oracle Arena, rimediando la seconda sconfitta casalinga in 3 partite di post-season finora disputate. Uno “sforzo difensivo insufficiente” è il motivo principale della sconfitta per coach Steve Kerr.

Golden State segna 41 punti nel primo periodo, ma i Clippers non affondano e replicano con un secondo quarto da 34 punti, e dopo due quarti di gioco sono in vantaggio per 71-63.

Warriors che non riescono ad agganciare la partita nel secondo tempo, un Draymond Green in difficoltà per via di un problema al polso, e nervoso (fallo tecnico nel terzo quarto), un Lou Williams che chiude i conti con un jumper contestatissimo ad 1:33 dalla sirena finale.

Gli uomini di Steve Kerr saranno ora costretti a tornare a Los Angeles per una gara 6 contro degli avversari inferiori ma battaglieri come non mai, come riconosciuto da coach Doc Rivers: “Non montiamoci la testa, loro sono ancora in vantaggio per 3-2 ma mi è piaciuto tantissimo il nostro gioco, buonissima partita. Ho chiesto ai ragazzi di essere loro stessi, e niente altro. Ora si tratta di vincere in casa“.

Lou Williams, Pat Beverley (17 punti e 14 rimbalzi), Montrezl Harrell e Danilo Gallinari (26 punti con 7 rimbalzi e 9 su 22 al tiro) gli artefici dell’impresa Clippers. La mossa JaMychal Green (riproposto in quintetto al posto di un Ivica Zubac fuori cast) paga, e l’ex Memphis Grizzlies chiude la sua partita con 15 punti in 27 minuti.

Nel post gara è “Sweet Lou” il padrone della scena. Per i Clippers, Lou Williams, Pat Beverley e Montrezl Harrel si presentano gongolanti ed in terzetto in conferenza stampa: “Rivalità con gli Warriors? Chiedete a loro due (Beverley e Harrell, ndr), loro sono dei veri Houston Rockets, io sono rimasto a Houston il tempo di un caffè (…) sono il miglior sesto uomo della NBA perché nessuno mi ha più offerto un posto da titolare, allora ho dovuto specializzarmi“.

Il nostro obiettivo era allungare la serie e tornare a Los Angeles, davanti al nostro pubblico. Il loro obiettivo era prepararsi ai Rockets, ma hanno sbagliato i loro calcoli… i miei compagni si fidano di me e mi affidano la palla nei momenti finali, e questo mi aiuta molto in quei momenti, mi rende il compito più facile

E Pat Beverley conferma la fiducia nella squadra nel suo leader Williams: “Andiamo, Lou (Williams, ndr) è uno dei migliori in questa lega, è un ‘killer’, ed è troppo modesto. Io lo vedo tutti i giorni in allenamento, dovrebbe essere considerato allo stesso livello di tante superstar nella NBA di oggi“.

Jerry West su Danilo Gallinari, “Per battere Golden State abbiamo bisogno di lui”

Los Angeles Clippers

Dopo aver perso gara 4, i Los Angeles Clippers sono pronti a scendere in campo questa notte contro i Golden State Warriors per tenere accese le speranze di qualificazione.

Jerry West, dirigente della franchigia californiana, ha analizzato la situazione della propria squadra, rivelando anche quello che a suo parere sarà il fattore decisivo in gara 5, ovvero la prestazione di Danilo Gallinari.

Jerry West su Danilo Gallinari, “Difficile vincere senza i suoi punti”

“Se guardi solo all’esperienza, dimentica il talento differenziale, questa è una squadra molto interessante. Doc Rivers ha fatto un magnifico lavoro con questi ragazzi. Non hanno paura”, ha detto West.

“Ma dobbiamo realizzare più tiri. Uno dei nostri migliori tiratori è Gallinari, ma è difficile per noi vincere se lui non produce più punti. Fa parte del nostro DNA”.

Le prime partite della serie hanno effettivamente dimostrato l’importanza del giocatore italiano nel sistema di Doc Rivers. Gara 2, in cui Gallinari ha realizzato 24 punti, rappresenta l’unica vittoria dei Clippers. Nelle altre tre sfide disputate invece l’apporto del n°8 è stato notevolmente inferiore.

Gallinari è reduce da una straordinaria regular season, in cui ha realizzato 19,8 punti e 6,1 rimbalzi di media, tirando con il 46%. LA ha necessità di ritrovare il proprio leader per sperare in una complicata rimonta.

Lou Williams nella Hall of Fame? “Ho lavorato tanto”

Lou Williams sulla Hall of Fame

Coronare la carriera con l’inserimento nella Hall of Fame è un sogno, ma Lou Williams ci crede. Il giocatore dei Los Angeles Clippers si è confermato anche quest’anno come pedina importante della sua squadra, trascinandola ai playoffs.

Il 32enne con ogni probabilità porterà a casa per la terza volta il premio di sesto uomo dell’anno. Solo Jamal Crawford può vantare un traguardo del genere, avendolo vinto nel 2010, 2014 e 2016. Per Williams sarebbe un ulteriore record: sarebbe, dopo Detlef Schrempf, il secondo giocatore a vincerlo in back-to-back.

 

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Up close and personal

Un post condiviso da Lou Williams (@louwillville) in data:

Numeri e statistiche che secondo il giocatore non devono essere trascurate in un’eventuale chiamata a Springfield, Massacchusets.

“Ho visto giocatori nella Hall of Fame che hanno fatto meno di me. Io ho lavorato tanto. C’è chi sa quanto ho faticato e lavorato per arrivare qui, quindi sarebbe bello ricevere quell’apprezzamento”

In questa stagione il veterano dei Clippers ha collezionato numeri importanti. Ha concluso la stagione regolare con:

  • 20 punti
  • 3 rimbalzi
  • 5.4 assist
  • 42.5% FG

Solo il futuro ci potrà dire se Lou Williams farà mai parte della Hall of Fame di Springfield.

Doc Rivers: “Beverley? Ci sono stati problemi ad inizio anno”

Patrick Beverley

L’allenatore dei Los Angeles Clippers Doc Rivers ha ammesso che ci sono stati problemi con la firma di Patrick Beverley all’inizio della stagione, secondo quanto riportato da Andrew Greif del Los Angeles Times. “All’inizio dell’anno abbiamo faticato con Pat”, ha detto Rivers, “perché stava temporeggiando nel firmare”. Dopo il rinnovo invece, Beverley ha guidato i suoi Clippers fino ad una inaspettata qualificazione ai playoffs, con un record stagionale di 48-34.

I losangelini sono impegnati contro i Golden State Warriors nel primo turno di playoffs, una sfida rivelatasi più ostica del previsto per gli uomini di Steve Kerr.

Gara-1 ha visto già un dominio largo degli Warriors, grazie ad uno Steph Curry devastante. In gara però 2 tutto è mutato: i Clippers sono riusciti a riaprire la serie con una clamorosa vittoria in rimonta.

E’ stata una stagione ben al di sopra delle aspettative per i Clippers, che sono in rifondazione, soprattutto dopo gli addii degli ultimi due anni di Chris Paul, Blake Griffin, DeAndre Jordan e J.J. Redick.

Danilo Gallinari, Montrezl Harrell e Lou Williams hanno trascinato la squadra ai playoffs a suon di ottime prestazioni, soprattutto dopo l’All-Star game. L’arrivo del promettente Ivica Zubac nel ruolo di centro e la conferma del giocatore italiano hanno creato delle solide basi per il futuro, in attesa dell’estate e di una delle free agency più ricche degli ultimi anni.

In un contesto del genere, il rinnovo di un giocatore come Patrick Beverley, decisivo soprattutto per l’apporto che offre in fase difensiva, è stato un punto fondamentale. In attesa di un ricostruzione da completare, non resta che aspettare la crescita delle giovani stelle nascenti in casa Clippers.

Doc Rivers sulla vittoria contro gli Warriors: “Siamo come gli scarafaggi, non moriamo mai”

Passata la grande euforia dopo la clamorosa rimonta di lunedì notte dei Clippers contro gli Warriors, Doc Rivers ha detto nuovamente la sua sulla vittoria, omaggiando tutta la squadra per l’enorme sforzo compiuto.

LE DICHIARAZIONI DELL’EX ALLENATORE DEI CELTICS

Marshall Plumlee Doc Rivers, Los Angeles Clippers
Rivers è stato giocatore professionista in Nba tra gli anni ’70 e ’80, vestendo diverse maglie.

Intervistato da The Undefeated, l’ex playmaker degli Hawks ha espresso parole molto forti per descrivere i suoi ragazzi, aumentando ancora di più la carica in vista di Gara 3.

Noi siamo come gli scarafaggi. Non ci ammazza nessuno, ma anzi al contrario ci moltiplichiamo. Qualsiasi sia la fine della partita, noi la accettiamo, che sia una vittoria o una sonora sconfitta. Ma in tutto questo non molliamo mai. Siamo un gruppo molto divertente e fantastico, continueremo a combattere.

In gara 2, a metà del terzo periodo di gioco, e con il punteggio sul 94 a 63, tutto lasciava presagire una comoda vittoria dei campioni in carica. Ma chi si aspettava ciò, ha dovuto presto ricredersi di fronte all’incredibile energia e grinta mostrata da Los Angeles.

Eravamo sotto di 31, poi di 25, di 20. Piano piano abbiamo ristretto lo svantaggio fino a chiudere davanti. In panchina li ho incitati a crederci sempre, anche quando tutto sembrava perduto. Quando hai in testa solo queste cose, niente diventa impossibile.

Tra i principali mattatori della serata, sicuramente Lou Williams e Danilo Gallinari sono stati tra gli artefici di questo autentico miracolo. Entrambi hanno rilasciato delle dichiarazioni a margine del match.

PARLANO IL GALLO E SWEET LOU

Williams e Gallinari: i due sono ai Clippers dal 2017

Nello specifico, il numero 23 di L.A. ha apertamente affermato la volontà di tutta la squadra di non volersi arrendere di fronte ad uno dei team più forti della storia del basket.

Non volevamo passare dalla parte di quelli che si facevano annientare davanti a tutti in televisione. Non siamo qui per questo.

Gallinari, infine, riferendosi alle parole del suo allenatore, ha mostrato la sua assoluta devozione ai pensieri del coach.

Non so cosa intenda per scarafaggio. Ma se Doc lo dice, eseguirò.

In conclusione, gara 3 a Los Angeles sta iniziando ad assumere sfumature sempre più avvincenti. Venerdì sera ne vedremo sicuramente delle belle.