I New York Knicks e la free agency: un’estate per tornare grandi

New York Knicks, James Dolan intenzionato a vendere: "Ascolto solo buone offerte"

Si avvicinano i playoff e come succede da 6 anni a questa parte, i New York Knicks non ne prenderanno parte. Quindicesimo posto della Eastern Conference, ultimo attacco e terzultima difesa della NBA. Durante la deadline inoltre si sono anche liberati della loro All-Star, Kristaps Porzingis, volata con Tim Hardaway Jr. a Dallas in cambio di Dennis Smith Jr. e DeAndre Jordan. Dalla cessione di Carmelo Anthony la franchigia della Grande Mela ha avviato una rebuilding che non sembra avere fine e che con la cessione del lettone si è fatta ancora più tortuosa. Quali scenari futuri si profilano per i New York Knicks?

Post Clippers-Knicks, parla Fizdale: "Stanno costruendo qualcosa di importante per il prossimo anno"
Post Clippers-Knicks, parla Fizdale: “Stanno costruendo qualcosa di importante per il prossimo anno”

NEW YORK KNICKS: LO SCENARIO MIGLIORE

Con la cessione di Porzingis New York si è liberata della sua punta di diamante, ma anche del pesante contratto di Tim Hardaway Jr. Dennis Smith sarà il playmaker del futuro, mentre DeAndre Jordan con ogni probabilità non verrà rifirmato al termine della stagione. I Knicks si preparano ad un estate particolarmente calda in sede di mercato, forti di un’alta scelta al draft (quasi sicuramente tra le prime 3) e di un immenso spazio salariale. L’obiettivo è mettere sotto contratto due All-Star affermate che rispondono al nome di Kevin Durant e Kyrie Irving. Se tutto andrà a buon fine e i giovani come Kevin Knox proseguiranno il loro regolare percorso di crescita, i New York Knicks potranno presto tornare a competere per il titolo.

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Kevin Durant e Kyrie Irinvg, i sogni probiti dei New York Knicks

 

NEW YORK KNICKS: LO SCENARIO PEGGIORE

Non va però trascurata l’altra faccia della medaglia. C’è infatti il forte rischio che New York rimanga a bocca asciutta nella prossima free agency: Il futuro di Durant è ancora un mistero, Irving potrebbe rimanere a Boston o volare verso altri lidi (Lakers?); Kawhi Leonard piace e non poco ai Clippers, mentre Klay Thompson vorrebbe continuare la sua avventura nella Baia. Molto dipenderà dall’entità della sua prima scelta e da chi sarà selezionato (Zion Williamson?). In caso alla fine non dovesse arrivare nessuno dei sopracitati, i New York Knicks sarebbero costretti ad affrontare l’ennesima fallimentare stagione nella speranza di ottenere un giovane portento al draft. Si punterebbe su Knox e gli altri giovani (Dotson, Trier…) seguendo il modello dei Philadelphia 76ers.

 

 

È l’ora della verità per i Knicks, c’è tutta un’estate davanti per tornare ad essere grandi.

 

 

Knicks, James Dolan fa allontanare tifoso critico, Oakley lo attacca: “E’ un bullo, la NBA deve intervenire”

Antefatto: dopo l’ennesima sconfitta stagionale dei suoi New York Knicks lo scorso sabato al Madison Square Garden, il plenipotenziario della squadra James Dolan aveva preteso l’allontanamento dagli spalti di uno spettatore, che aveva avvicinato Dolan “intimandogli” di vendere la squadra mentre questi si dirigeva nel tunnel per gli spogliatoi a fine gara.

James Dolan aveva successivamente giustificato l’episodio, bollando come “violenti” i commenti del tifoso, allontanato dalla security dopo lo scambio di battute tra i due su richiesta del proprietario dei New York Knicks: “La nostra politica è e rimane quella di chiedere a chiunque si dimostri irrispettoso nei confronti di chiunque sia all’interno della struttura, di non ritornare“, così un portavoce del Madison Square Garden.

L’episodio ha ricordato l’ormai celebre ed infausto diverbio occorso nel febbraio 2017 tra Dolan e l’ex giocatore di New York Knicks e Chicago Bulls Charles Oakley. In occasione di una partita casalinga tra Knicks e Los Angeles Clippers, Oakley fu allontanato dall’arena a seguito di una lite con Mr Dolan, ed a seguito dell’episodio dovette affrontare un’accusa di aggressione nei confronti di un membro della security e violazione di proprietà privata.

Accuse respinte dal diretto interessato Oakley, che si difese all’epoca sostenendo come Dolan ne avesse arbitrariamente chiesto l’allontanamento dal palazzo quale “persona non gradita”. Le accuse nei confronti di Oakley decaddero, e l’ex giocatore intentò in seguito una causa di risarcimento contro Dolan e l’amministrazione del Madison Square Garden.

Charles Oakley: “James Dolan si comporta da bullo”

L’incidente di sabato non ha dunque colto di sorpresa Charles Oakley, che dopo i fatti del febbraio di due anni fa non è più tornato al Madison Square Garden nonostante la revoca del divieto voluta dal Commissioner NBA Adam Silver.

Oakley, da sempre critico verso la gestione della franchigia della famiglia Dolan, ha definito il proprietario dei Knicks un “bullo”, come riportato da ESPN, via Associated Press:

Dolan si comporta da bullo con chiunque (…) e lo fa solo perché è ricco e potente. Due anni fa gli dissi semplicemente che non ero per nulla contento della situazione della squadra, e lui mi fece cacciare dall’arena, perché dovrei continuare ad avere un qualsiasi tipo di rapporto con una persona del genere? Io posso entrare senza alcun problema in tutte le altre 29 arene NBA. al Madison mi dissero: ‘ritireremo la tua maglia’, ma credete davvero che voglia vedere la mia maglia appesa al Madison? Mi avete fatto cacciare…

Nelle scorse settimane, James Dolan aveva smentito seccamente voci che preannunciavano una futura vendita della squadra, da 20 anni di proprietà di The Madison Square Garden Company (holding della famiglia Dolan).

Come riportato da Frank Isola per The Athletic, Charles Oakley ha poi rivolto un appello al Commissioner Silver, pregandolo di intervenire per togliere il controllo della franchigia a Dolan: “(Silver, ndr) dovrebbe fare qualcosa, sospenderlo, commissariarlo… Dolan non può continuare a cavarsela così“.

Continua Oakley:

Ai giocatori: se siete interessati a New York, guardate ai Nets. Sean Marks (GM di Brooklyn, ndr) ha fatto un gran lavoro, i Nets hanno giocatori migliori, se arrivassero Kyrie (Irving, ndr) o KD (Kevin Durant, ndr) o Leonard allora sarebbero davvero interessanti. Ai Nets certe cose non accadono, se anche questi giocatori arrivassero ai Knicks non sarebbe abbastanza. I Nets competono, lottano, i Knicks invece… i tifosi di meritano di meglio, ma c’è troppa confusione attorno ai giocatori, a partire dal proprietario

I New York Knicks potrebbero muovere Frank Ntilikina in sede di draft, si cerca una prima scelta?

Rotazioni Knicks, coach Fizdale: "Frank Ntilikina si gioca il posto in quintetto"

La seconda stagione di Frank Ntilikina, giovane e talentuosa combo-guard francese dei New York Knicks, è stata sinora caratterizzata dai troppi infortuni, che solo a tratti hanno permesso all’ex giocatore del SIG Strasbourg di dimostrare le proprie potenzialità da “two-way player”, versatile e votato alla difesa.

Sono solo 41 le partite sinora disputate in stagione da Ntilikina, attualmente fuori per un problema muscolare all’inguine. La trade che lo scorso 29 gennaio ha portato nella Grande Mela Dennis Smith Jr (in cambio di Kristaps Porzingis) ha affollato vieppiù un reparto guardie già forte di Emmanuel Mudiay, della sorpresa Allonzo Trier, ed in seconda battuta del croato Mario Hezonja e di Damyen Dotson.

Frank Ntilikina, selezionato la notte del draft NBA 2017 con la chiamata numero 8 dopo essere stato preferito dalla dirigenza Knicks proprio a Smith Jr, ha dovuto convivere nei primi due anni di carriera col paragone con l’oggi compagno di squadra, così come con un giocatore del calibro di Donovan Mitchell, pariruolo selezionato dagli Utah Jazz appena 4 chiamate più tardi.

Il rendimento di Ntilikina non ha sinora giustificato una scelta così elevata. Al potenziale atletico e difensivo dimostrato si sono contrapposte difficoltà offensive notevoli (5.9 punti e 2.8 assist a partita, con un modestissimo 34.2% al tiro, 29% al tiro da tre punti). La mossa di coach David Fizdale di spostare il francese nella posizione di ala, lontano dalla palla, è oggi da classificarsi alla voce “esperimenti”, uno dei tanti tentati dall’ex capo allenatore dei Memphis Grizzlies in questa stagione di transizione per i New York Knicks.

Come riportato da Marc Berman del NY Post, i New York Knicks “saranno attivi” in vista del prossimo draft. Il duo Mills-Perry potrebbe decidere di sondare il mercato per Ntilikina, ed offrire il giovane giocatore francese ad eventuali interessati in cambio di una prima scelta, futura o immediata.

Il buon impatto di Smith Jr (15.1 punti e 6.4 assist a gara in 14 partite in maglia Knicks) potrebbe aver di fatto chiuso l’esperienza a New York di Frank Ntilikina. Coach Fizdale ha da subito affidato le chiavi della squadra all’ex giocatore dei Dallas Mavericks, la cui crescita dentro e fuori dal campo sarà decisiva per una franchigia bisognosa di ricostruirsi una reputazione solida, dopo anni di mala-gestione e fallimenti.

I Knicks si giocheranno in estate la “partita della vita”, andando alla caccia di uno, forse due tra i migliori free agent che dal 1 luglio diventeranno disponibili. Kevin Durant, Kemba Walker, la suggestione Kyrie Irving, Klay Thompson, Kawhi Leonard, Khris Middleton, persino la star dei rivali cittadini Brooklyn Nets D’Angelo Russell. La presenza di Dennis Smith jr, il recente rinnovo pluriennale di Allonzo Trier ed i sogni di grandezza dei nuovi New York knicks potrebbero aver chiuso la porta in faccia a Frank Nitlikina, dopo soli 18 mesi in maglia blu-arancio, e tante domande.

Post Clippers-Knicks, parla Fizdale: “Stanno costruendo qualcosa di importante per il prossimo anno”

Post Clippers-Knicks, parla Fizdale: "Stanno costruendo qualcosa di importante per il prossimo anno"

Post Clippers-Knicks importante per la franchigia losangelina in chiave Playoff e free agency. A confermarlo l’head coach dei Knicks subito dopo il match dello Staples Center.

Post Clippers-Knicks, Fizdale: “Se sono anche loro in corsa per Durant, sicuramente faranno di tutto”

Tra free agency e lotta Playoff i Los Angeles Clippers sono una delle squadre più chiacchierate della Western Conference.

Dall’altro lato di L.A., la squadra di coach Doc Rivers sta dimostrando di essere una delle squadre più in palla insieme ai Kings per l’ottavo posto Playoff, dimostrando il loro strapotere anche nella scorsa serata Nba.

I Clippers, infatti, in attesa del derby di questa notte contro i criticatissimi Lakers, hanno asfaltato la resistenza dei New York Knicks di coach David Fizdale, attesi anche loro da un back-to-back importante contro i Kings.

Al termine del match dello Staples Center, proprio l’head coach del team della Grande Mela ha elogiato non solo il lavoro del front-office dei Clippers, bensì le grandi chance di qualficazione della squadra losangelina ai Playoff.

Ecco le parole di coach Fizdale rilasciate nel post-match fra Clippers e Knicks:

“Ovviamente tutti i front-office hanno un piano e tutte le franchigie si mettono in moto per eseguirlo nel migliore dei modi. Loro hanno costruito molto bene una squadra dove tutti hanno un proprio ruolo. I Clippers sono avvantaggiati su Durant? Come detto prima, anche per Leonard si parla di un trasferimento ad L.A. ma chi ha un piano migliore e riesce ad eseguirlo tempestivamente bene riesce a costruire per vincere”.

A bordo campo con Spike Lee

Spike Lee-New York Knicks vs Brooklyn Nets

Nel fantastico mondo dell’NBA, lo show che viene costruito a pennello per ogni partita è incredibile. Sappiamo bene che la particolarità tipicamente “made in USA”, sia proprio il riuscire a spettacolarizzare ogni evento possibile, in particolar modo quelli di stampo sportivo;  esempio lampante è il Super Bowl, dove gli intervalli vengono organizzati e occupati, con dei veri e propri concerti (assolutamente da guardare il live di Prince). Con escamotage simili, lo stesso avviene anche per Baseball e Basket; immergiamoci in quest’ultimo.  L’espressione atletica di per sé, già basterebbe per catturare l’attenzione dell’audience, competente e non, della realtà cestistica, ma per alzare ulteriormente il livello, i momenti morti della partita vengono conditi con le più stravaganti idee che si possano trovare: “challenge” verso il pubblico, balli e acrobazie, sketch comici o le tipiche coreografie delle cheerleaders. Si fa ancora più interessante, quando vengono coinvolti personaggi “famosi”, appartenenti al mondo dello spettacolo o dello sport, in situazioni particolari (vedi quando Shawn “HBK” Michaels, star WWE, venne esortato a salvare la mascotte di S. Antonio). E’ molto probabile poter trovare personalità rilevanti a bordo campo, seduti tra il pubblico, non in veste lavorativa, ma semplicemente da appassionati venuti all’arena per poter vedere i migliori esponenti di questo sport. La lista è lunga: Denzel Washington, Mark Wahlberg, Jay-Z e Beyonce… chi più ne ha, più ne metta; ma due su tutti, prevalgono d’importanza, complice il grosso attaccamento alla loro franchigia di riferimento: Jack “The Smile” Nicholson e Spike “Mars” Lee.  Il primo, intramontabile sostenitore dei giallo – viola di LA, città dove Hollywood e Basket si sono intersecati molto presto. A proposito di cinema, il secondo nome, è l’immancabile supporter dei New York Knicks, sempre pronto ad istigare le star delle squadre rivali, ospiti al Madison Square Garden; Di solito le provocazioni lanciate, portano le vittime a sostenere prestazioni memorabili, da Reggie miller a MJ, passando per Paul Pierce fino al Mamba. E’ fatto così, è sempre stato molto schietto, esattamente come nei suoi film; basti guardare “Do the right thing” (1989), dove la denuncia verso una società con ampie lacune (non che oggi sia cambiato molto) nell’iterazione ed integrazione razziale, è molto marcata, ponendo in risalto come la violenza insensata, possa quasi sicuramente sfociare in tragedia. Ma per tutti gli appassionati della palla a spicchi, questo regista è riconosciuto come il creatore di uno dei più entusiasmanti e unici film sul Basket.

 

He got game

 

Gli spunti di riflessione estraibili da questo lungometraggio sono veramente parecchi; sul piano oggettivo, non si può non spendere una parola su Ray Allen, incredibile come si sia calato nella parte e come l’ abbia interpretata; una delle pochissime star Nba a contribuire alla realizzazione di una pellicola di così alta qualità, ovviamente con tutto il rispetto per Mike e Space Jam, caposaldo per l’infanzia di ogni passato,presente e futuro giocatore… forse. Ciò che si coglie da questo lavoro, è una moltitudine di valori veramente indispensabili, obbligatoriamente da tramandare ed insegnare ad ogni atleta e soprattutto, ad ogni essere umano; di cosa parliamo? La passione: nel film, la condizione di vita di Jesus (Ray Allen), non è delle migliori, ma l’amore verso il Basket, gli permette di affrontare tutte le difficoltà per rincorrere il suo sogno; è un grosso esempio di come forse bisognerebbe affrontare la vita, trovare una passione per poter vivere al meglio tutto il resto.  Credere nel proprio talento: penso sia una delle operazioni principali che ognuno dovrebbe fare… identificare ciò in cui siamo portati e lavorarci il più possibile; l’amore per la famiglia: Ho colto in maniera leggermente sfumata un suggerimento…  non importa chi c’è intorno a te, chi ti dice di volere il tuo bene… come la famiglia non c’è nessuno… la famiglia è ciò che conta. Infatti, il film mette in luce un mondo legato alla Pallacanestro Americana (in questo caso specifico a livello di college) piuttosto scuro e marcio. Se la gente intravede in te una possibile fonte di guadagno, stai pur certo che ti spremeranno fino a quando sarà possibile. E’ incredibile come un elemento colmo di positività, come il Basket e tutto lo sport in generale, utile per unire le persone, farle stare bene con se stesse e in compagnia degli altri, possa attirare e dare spazio a sentimenti negativi e dannosi, utili solo a fini marci. Probabilmente è qui che l’aspetto del business si palesa in tutta la sua grandezza; il potere degli affari e dei soldi regna su tutto e neanche l’amore per lo sport è in grado di fermarlo. Se si presta attenzione, la stessa colonna sonora del film (realizzata dai Public Enemy), crea atmosfere veramente varie, in continuo contrasto tra di loro, come se fosse una lotta tra bene e male. Però pensandoci, questo “male” è sempre esistito, specialmente in un grandissimo luna park come l’nba, basti pensare all’abuso di droghe pesanti durante gli anni ‘70/’80; Spike ci ha dato una rappresentazione visiva di come tutte le realtà meravigliose,  nelle retrovie, nascondano un sacco di meccanismi non proprio piacevoli… probabilmente in molti starete pensando che non avere questa consapevolezza, sia veramente da ingenui.. forse è vero, però è alquanto triste.

PHIL JACKSON A COLLOQUIO CON SPIKE LEE

Mars vs Air Mike

 

La figura di Spike Lee, l’ho sempre vista molto importante per la direzione in cui il Basket (negli USA e di riflesso nel resto del mondo) si sia sviluppato a livello d’immagine; forse nello specifico, sarebbe più corretto dire di come l’immagine di MJ si sia sviluppata… Grazie ai commercial creati da Spike, fini alla promozione del nuovo brand Jordan ( affiliato Nike),  si è creato un immaginario epico della figura di Air Mike, non solo per le sue prodezze in campo, ma per l’attitudine con cui si era approcciato “all’azienda” nba, la quale aveva un’ immagine ben precisa e alquanto definita.  Lui ha stravolto clamorosamente tutti i canoni visivi e stilistici: Shorts più lunghi, accessori abbinati ai colori della divisa e sneakers col suo nome… Spike ha aiutato ad amplificare questo inevitabile procedimento rivoluzionario. Riprendendo He got game , una delle scene iconiche, immortala un Denzel Washington (magistrale) appena uscito di prigione, corso ha “farsi” il nuovo paio di Jordan XIII, oppure in Fai la cosa giusta, la scena in cui un nuovissimo paio di fresh and clean Jordan 4, viene sporcato “accidentalmente”, causando la furia incontrollabile del personaggio che le indossava; questo manifesta chiaramente quanto fosse cool , avere un paio di J’s ai piedi, in particolar modo in quegli anni… esattamente gli stessi anni, in cui l’intera Nba, veniva ampiamente oscurata dalla figura di Jordan. Questa trasformazione, non è mai stata veramente esaltata come avrebbe dovuto, ma stiamo parlando di un passaggio fondamentale per la successiva creazione/formazione, di giocatori simbolo come Allen Iverson, i quali a loro volta, hanno ispirato migliaia di ragazzi e ragazze, anche tramite gli spot delle loro linee di abbigliamento, derivanti dall’imprinting che ha creato Spike. Altro regalo che questo regista ci ha fatto, è un pazzesco “documentario” rappresentante nel particolare, ogni istante di una partita di Kobe Bryant (Kobe doin’ work). Una trentina di telecamere lo seguono azione per azione nel corso di un intero match, consentendoci di vedere ogni minuzioso dettaglio del gioco di KB. Si tratta di un lungo mic’d up, che oltre alle immagini, ci fa ascoltare come il linguaggio e la comunicazione vocale sia indispensabile per far funzionare al meglio, attacco e difesa del quintetto sul parquet. Ogni allenatore ha il suo approccio e le sue idee, ma nella mia personale esperienza, sin da piccolo mi è stato detto di parlare e parlare e parlare.. soprattutto in fase difensiva,per far sapere ai miei compagni tutto ciò che si perdevano, tenerli in costante aggiornamento sulle situazioni a loro cieche, i piccoli spostamenti degli attaccanti, i tagli, le sviste inevitabili… insomma, avere tutto sotto controllo nella miglior maniera possibile.

 

Black power!

 

Spike Lee è parte della forza Afroamericana e della cultura nera; la Pallacanestro è una delle manifestazioni più potenti di quella cultura e ha instaurato ormai da anni, un filo comune con musica e cinema… A ciò aggiungiamo la sfera socio – politica, visto che le star Nba (e non solo – vedi Colin Kaepernick) di oggi, anche grazie ai nuovi mezzi di comunicazione, possono risultare addirittura più influenti del presidente della nazione più potente del mondo… sembra assurdo, ma è così. Spike, oltre ad aver aiutato il mondo del Basket a crescere sotto certi punti di vista importantissimi, ha contribuito con le sue opere, all’incremento della Black Culture e se pur lui nativo di Atlanta, non mi sembra strano che il destino lo abbia condotto verso NY, in particolare a Brooklyn, ex casa dei Dodgers  (squadra di Jackie Robinson, primo giocatore di baseball di colore nella Major League), casa di Mike Tyson… e di Michael Jordan. Ribadisco che ogni appassionato di Pallacanestro, dovrebbe dare un’occhiata (e qualcosa in più) ai vari lavori di questo regista e personaggio, perché anche se non nell’immediato, si trova sicuramente un collegamento con la cultura che ha reso il Basket, una delle forme artistiche/sportive più belle del mondo.

A Spike Lee Joint” — Rispetto!

 

E.R. – stile in prima linea

 

 

Dennis Smith Jr. sulla sua prima vittoria al MSG: “È importante”

Trentasettesima giornata Dunkest NBA

Il match della scorsa notte fra New York Knicks e San Antonio Spurs, finito 130-118 a favore dei newyorchesi, non ha rappresentato solo il ritorno alla vittoria nel Madison Square Garden (dopo circa 3 mesi) per i Knicks, ma anche la prima vittoria tra le mura amiche per i giocatori giunti nella “Grande Mela” a stagione in corso.

Tra questi, vi sono anche coloro che sono sbarcati ad Est in seguito alla trade che ha spedito Porzingis a Dallas, come Dennis Smith Jr.

La nona scelta assoluta al draft 2017, dopo un’eccellente gara da 19 punti, 13 assist e 6 rimbalzi; ha voluto sottolineare l’importanza della prima vittoria al Garden con la maglia dei Knicks:

“È importante”, ha detto la point-guard al termine dell’incontro, “Abbiamo visto i nostri fan venire e tifare ogni sera ma non vinciamo qui dal 1° dicembre. Non facevo parte di questo team, quindi sono contento di poter ottenere la vittoria stasera e dare ai tifosi qualcosa da vedere”.

Dennis Smith Jr. sulla sua prima vittoria al MSG, dopo il record di sconfitte consecutive

La vittoria contro gli Spurs è arrivata però a seguito di un periodo totalmente negativo per il team di coach Fizdale, capace addirittura di collezionare 18 sconfitte di fila. Prima della sosta per l’All Star Game tuttavia, i Knicks avevano ottenuto un’altra vittoria, contro gli Atlanta Hawks.

L’obbiettivo dei Knicks comunque, rimane quello di puntare ad una scelta elevata per il prossimo draft, per ottenere l’ambitissimo Zion Williamson. Al momento New York ha un record di 12 vittorie e 48 sconfitte, il secondo peggiore di tutta la lega.

Knicks, Kristaps Porzingis “Non elettrizzato all’idea di giocare con Kevin Durant”

La rapida sequenza di eventi che ha portato alla separazione tra Kristaps Porzingis ed i New York Knicks, fatta di incomprensioni e “promesse non mantenute” sullo sfondo di un rinnovo contrattuale tanto corposo quanto difficile per un giocatore dal talento scintillante, ma soggetto nei primi anni di carriera ad infortuni ripetuti, si arricchisce di un nuovo particolare. Non l’ultimo, probabilmente.

 

Come rivelato da Zach Lowe, giornalista di ESPN, durante l’ultimo episodio del suo podcast “The Lowe Post”, la rottura tra Kristaps Porzingis ed i Knicks sarebbe dovuta ai piani futuri della squadra di James Dolan, ed al ruolo previsto per il giocatore lettone in esso.

 

Non credo che Porzingis fosse elettrizzato dall’idea di giocare con Kevin Durant” Così Lowe in un passaggio della trasmissione “(Porzingis, ndr) avrebbe voluto essere il volto nei nuovi New York Knicks. Non so se Kristaps abbia mai veramente messo nero su bianco tale questione (alla dirigenza Knicks, ndr)”.

 

 

Le ore successive alla trade che spedì il 31 gennaio scorso Porzingis, Tim Hardaway Jr, Trey Burke e Courtney Lee ai Dallas Mavericks in cambio di DeAndre Jordan, Wesley Matthews e Dennis Smith Jr, videro le velate accuse di “disonestà” da parte del talento lettone, rivolte ai vertici dirigenziali dei New York Knicks, e la puntuale replica di Steve Mills, Presidente della squadra allenata da coach David Fizdale.

 

Abbiamo preso la decisione giusta” Così Steve Mills “Quando si pianifica il futuro a lungo termine di una squadra, una cosa da evitare è concedere un contratto lungo ed oneroso ad un giocatore che non vuole chiaramente far parte di tale futuro. Ciò sarebbe stato irriguardoso nei confronti dei tifosi e della città

Meeks firma con i Raptors, mentre Jenkins e Ellenson giocheranno per i Knicks

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Venerdì sera ripartirà la regular season e diverse franchigie si stanno attrezzando per rinforzare le proprie panchine. In questi 2 mesi dall’inizio dei playoff, i cosìddetti “panchinari” avranno un ruolo importante per l’ultima parte della corsa alla post-season.

 

Proprio per rinforzare il roster, i Toronto Raptors, hanno firmato la guardia ex Washington Wizards Jodie Meeks, per 10 giorni (secondo Adrian Wojnarowski di ESPN). Sull’esempio dei canadesi, si sono mossi anche i Knicks con un doppio colpo: a New York sono arrivati John Jenkins e Henry Ellenson. Per il primo si tratta di un contratto biennale, mentre l’ex Detroit Pistons starà solo 10 giorni con il team di coach David Fizdale (fonte Shams Charania).

 

Meeks il rinforzo che completa la panchina dei Toronto Raptors

 

Meeks è alla sua decima stagione NBA, nelle quali ha realizzato una media di 9.3 punti tirando con il 41,8% dal campo e il 37.2% da oltre l’arco. Il 13 aprile 2018, il 31enne del Tennesse è stato sospeso per 25 partite per aver violato il programma antidroga della NBA. Il 15 ottobre, la franchigia di Washington ha scambiato Jodie con i Milwaukee Bucks, che poi lo hanno rilasciato il 24 novembre.

Altri giovani in arrivo per i Knicks: ecco le firme di Ellenson e Jenkins

 

Mentre Ellenson avrà difficilmente molto spazio nelle rotazioni dei Knicks, Jenkins potrebbe ritagliarsi un ruolo importante. L’ex Suns, è approdato in una franchigia in ricostruzione e che sta lasciando molto spazio ai giovani. Il vero problema per John potrebbe essere il fatto che nel suo stesso ruolo, nel team newyorkese, ci sono diversi giovani di gran prospettiva (come Dennis Smith Jr, Emmanuel Mudiay, Allonzo Trier, Damyen Dotson e Frank Ntilikina).

 

New York Knicks, la MSG del proprietario James Dolan nega la vendita: “Solo fantasie”

Knicks-Grizzlies dal sapore dolcissimo per il team della Grande Mela. Nella notte Kanter e Mudiay hanno trascinato i newyorchesi alla terza vittoria consecutiva.

La MSG (Madison Square Garden Company) smentisce fermamente ogni voce di volontà di vendita dei New York Knicks da parte del presidente della compagnia e proprietario della squadra James Dolan.

Nella giornata di lunedì, durante l’ultimo episodio della sua trasmissione podcast “The Bill Simmons Podacst”, la penna di The Ringer Bill Simmons aveva rivelato come “Dolan stia seriamente considerando la vendita, e valutando diverse offerte. Fonti bene informate mi hanno riferito che la vendita si farà, prima o poi“.

MSG ha così replicato, poche ore più tardi: “La storia (della vendita, ndr) è completamente falsa“.

Lo scorso dicembre, James Dolan aveva dichiarato di non poter rigettare a priori l’idea della vendita della squadra, in caso di offerta vantaggiosa, ma che (al momento dell’intervista) “nessuna offerta seria era sinora mai pervenuta“.

Nella consueta classifica stagionale stilata dalla prestigiosa rivista Forbes, che stima il valore delle 30 franchigie NBA in miliardi di dollari, i New York Knicks si sono confermati la squadra più “ricca”, con un valore di circa 4 miliardi di dollari, davanti a Los Angeles Lakers e Golden State Warriors.

Nell’intervista concessa a Ian Begley di ESPN lo scorso dicembre, Dolan aveva parlato di “pre-offerte” nell’ordine dei 5 miliardi di dollari. Voci che in nessun caso si sono mai tradotte in un interesse concreto.

Funziona un po’ come in borsa, in realtà” Così Dolan “E’ necessario che il proprietario voglia vendere, prima (…) ho una responsabilità verso gli azionisti, la mia condotta deve essere trasparente nei loro confronti. Non posso dire: ‘non venderò mai i Knicks’: questa è la mia posizione attuale, e quella della mia famiglia, azionista di maggioranza: non vogliamo vendere. Quando parlo con i miei soci però, non posso permettere che la sfera personale si opponga agli interessi degli azionisti, ed alla loro volontà di investire

Melo una storia che merita rispetto: è l’ora di ritirarsi o per una ultima battaglia?

Melo-Carmelo Anthony Knicks

Oggi si parla di un giocatore finito forse troppo presto nel dimenticatoio: Carmelo Anthony, semplicemente Melo. È l’ombra di se stesso . È finito. Troppo lento. Difesa inesistente. Non si sa adattare. Solo mattonate. Carmelo Anthony è l’incarnazione di tutte queste definizioni, a lui attribuite da pubblico e addetti ai lavori. Tra questi troviamo anche T-MAC – – – “ Carmelo dovrebbe ritirarsi”  è stato strano sentirlo dire da lui;
a mio avviso Melo, come Tracy prima del ritiro, ha una missione incompleta da portare a termine. L’anello avrebbe dovuto essere sul suo dito già da tempo, ma sai com’è… le cose vanno come devono andare.

Tra i miei miti , Iverson ha sempre avuto il suo posto d’onore, ma quando penso a lui, avverto quel mix di rabbia/amarezza, dovuto a quella mancata ufficializzazione concreta dei suoi gesti eroici, che non è riuscito a conquistarsi; credo che lo stesso presentimento lo avrei anche per Melo.
Non ho citato The Answer casualmente , difatti i due sono stati compagni a Denver anni fa, nel tentativo di concludere qualcosa..fallendo.
OK, facciamo un passo (anche due) indietro; DRAFT 2003 – CLASSE DEI MIRACOLI.

Melo scelto al terzo posto dai Nuggets, col senno di poi, un paio di domande a Detroit ci starebbero tutte. Il contesto in cui Melo è finito , rispetto a quello in cui sarebbe potuto capitare, ha cambiato in maniera drastica il corso degli eventi , però lo spazio che ha trovato immediatamente nella sua squadra , ha posto
palesemente in evidenza le skills di questo ragazzo. Circa 15 anni dopo , riprendendo tutte le definizioni donate al Carmelo ormai 34enne , possiamo vedere
come siano molto distanti dalle origini… non dimentichiamo che la carriera di questo giocatore è stata vincente fin da subito; se diamo un’occhiata agli highlights delle sue azioni a Syracuse, ci rendiamo conto di chi l’NBA stava per accogliere , un campione NCAA pronto a prendersi tutto quello che c’era da
prendersi, cercando di dare il massimo per abbattere la concorrenza di Lebron.

Melo: un giocatore unico nel suo genere

Io l’ho sempre trovato devastante offensivamente, e molto fastidioso per l’attacco avversario, durante la fase difensiva; sicuramente meno completo di lebron a livello totalitario di gioco , ma unico tra tutti. Ora , non voglio che fraintendiate , non voglio elogiare gratuitamente Anthony , ma vorrei capire cosa ha
portato l’impressione pubblica e soprattutto , la valutazione delle diverse franchigie a screditare questo giocatore così tanto.
La difficoltà fisica spesso sottolineata da tutti , specialmente a livello difensivo, è evidente fatica a tenere il ritmo del gioco , i contatti non vengono retti più come un tempo , la sua presenza si sente molto meno , MA , in tutto questo buco nero, ho trovato nella sua capacità di diventare un tiratore da perimetro , uno spirito di adeguamento ad un gioco ormai lontano dai suoi standard, veramente notevole , che se inserito in un contesto adatto , potrebbe risultare devastante.

Concedetemi un parallelismo con le pinze: Ray “Jesus Shuttlesworth” Allen, il modello di tiratore puro per eccellenza , per i suoi primi anni nella lega ( Bucks e in particolar modo Seattle) non si limitava di certo a tenere i piedi dietro l’arco, certo, chiaramente sua specialità fin dal giorno uno, ma se c’era il modo di
tirare giù il ferro, non perdeva l’occasione. Ecco, l’idea che in tanti hanno provato a delineare per il percorso di Melo , consisterebbe in un significativo ridimensionamento a livello di minuti, con una posizione fondamentale nella second unit ,per poter dare il massimo contributo possibile nel momento
giusto; se guardiamo l’avventura di Ray Allen a Miami, direi che potrebbe essere la strada giusta. Io, nelle poco chiare esperienze di Melo a OKC e Houston, ho intravisto questo tentativo di adattamento del giocatore , con esiti chiaramente poco consistenti, ma a tratti molto interessanti.

Ma per questo suo declino è giusto dare la colpa solo al fisico?
A mio avviso, la mente, per questi ultimi due anni, non era in condizioni migliori; dopo l’ultimo anno a NY, i suoi rapporti con la dirigenza non erano assolutamente piacevoli, però fino ad allora, a parte gli infortuni, il suo rendimento non era di certo messo in discussione a tal punto da privargli qualsiasi forma di fiducia , ma parallelamente a i vari problemi giocatore-società e le difficoltà di una squadra tutt’altro che solida , sono cominciati a trapelare gossip sulla sua vita privata; Voglio mettere in chiaro la mia totale indifferenza per questo mondo scuro e poco interessante, ma provando a riflettere, a livello umano, questi “robot”, capaci di gesti atletici incredibili, sono sempre uomini con le loro problematiche. Per quanto siano abituati ad ignorare, a non prestare attenzione e rimanere indifferenti alle varie voci intorno a loro, se certe situazioni di stabilità, come la sfera familiare, risultano poco salde, possono sicuramente arrecare un danno; se mixiamo il tutto ad una situazione conflittuale con la propria squadra e una possibile mancanza di fiducia per scarsi risultati, questo cumolo di emozioni negative , genera un certo peso.

Melo contro Derrick Rose: l’alba dei tempi

Ricordo durante uno spettacolare Melo vs Rose, con telecronaca del leggendario Dan Peterson, aver sentito dire proprio dal coach, quanto Anthony fosse talentuoso, ma di certo non una vera Superstar. Mi spiazzò decisamente. Questa affermazione mi è rimasta impressa particolarmente, considerando che sta
prendendo ancora più valore attualmente; Perché Melo non è da considerare una superstar? Sempre stato uomo franchigia, cifre assurde, giocate uniche , una sicurezza imbarazzante nel fare il suo e… i 3 ori olimpici  conquistati da protagonista in ogni USA team di cui ha fatto parte. Forse quel pensiero del Coach Peterson mette in luce la vera differenza tra Carmelo e il prima citato LBJ.. una vera Superstar eccelle a 360 gradi, nel gioco, nella cura del fisico e della mente, nell’approccio alle varie situazioni dentro e fuori dal campo, cercando disperatamente sempre di essere il numero uno.
E se Melo avesse sbagliato qualcosa nel corso degli anni?

I se non servono mai a nulla, ma ora come ora, veramente Carmelo dovrebbe gettare la spugna? Finire a giocare “partite d’esibizione” in Cina? Io sono convinto che l’ultima famigerata chance per Carmelo ci sia e che debba prendersela alla svelta; stiamo a vedere se riuscirà a riscattarsi. “Melo ritirati!!” Anche no.

E.R. – STILE IN PRIMA LINEA

 

Più squadre interessate a Wesley Matthews

Wesley Matthews

In queste ultime ore di mercato NBA Wesley Matthews è uno dei giocatori più ricercati se dovesse ricevere il buyout dai Knicks: infatti sono diverse le squadre interessate all’ex Dallas Mavericks, tra queste ci sono gli Indiana Pacers (i quali hanno un notevole vuoto da riempire dopo l’infortunio di Oladipo). Oltre alla franchigia di Indianapolis, sulle tracce di Matthews ci sono i Golden State Warriors, Houston Rockets ed i Philadelphia 76ers e gli Oklahoma City Thunder.

 

Ecco le trade ufficiali fino ad ora

Kyrie Irving-rinnovo: i Celtics cautamente ottimisti

Irving sui Celtics

Il tema Kyrie Irving-rinnovo è sicuramente il più caldo al momento per i Boston Celtics, data l’impossibilità di imbastire una trade per Anthony Davis al momento. Secondo quanto riporta Zach Lowe di ESPN infatti i Celtics restano cautamente ottimisti riguardo al rinnovo contrattuale del loro playmaker, ma sono quantomeno scossi dalla scelta dei Knicks di liberare un secondo slot da massimo salariale con l’affare che ha portato Kristaps Porzingis in quel di Dallas; infatti i Knicks potranno dunque firmare due stelle in questa Free Agency e le recenti dichiarazioni su Kyrie Irving-rinnovo del diretto interessato fanno leggermente preoccupare la dirigenza biancoverde. Staremo a vedere cosa succederà questa estate, ma l’idea di formare un super team nella città della Grande Mela con Kevin Durant (o Jimmy Butler) e Zion Williamson potrebbe stuzzicare e non poco l’ex stella dei Cavs. Inoltre se i Knicks dovessero draftare Zion WIlliamson, potrebbero anche tentare l’affondo su Anthony Davis qualora non si sia ancora mosso da New Orleans, in quanto avrebbero giocatori del calibro di Kevin Knox, Dennis Smith Jr e lo stesso Williamson da offrire ai Pelicans.