Thunder, Paul George si opera alla spalla, salterà il prossimo training camp

Oklahoma City Thunder, Paul George si è sottoposto ad un intervento chirurgico alla spalla destra, necessario a riparare una lesione tendinea parziale.

A riportare la notizia Adrian Wojnarowksi e Royce Young di ESPN, Paul George salterà con ogni probabilità l’inizio del training camp di ottobre di preparazione alla stagione NBA 2019\20.

Svelato dunque il “mistero” attorno alla spalla di George, infortunio che ha tormentato il giocatore sin dallo scorso febbraio, dopo 3 mesi di regular season giocati a livello di MVP. Gli Oklahoma City Thunder hanno concluso la stagione al sesto posto nella Western Conference e sono stati eliminati per 4-1 dai Portland Trail Blazers di Damian Lillard al primo turno di playoffs.

Assieme a George è finito sotto i ferri per un intervento minore anche Russell Westbrook, a causa di un problema ad un dito della mano sinistra. I Thunder attenderanno l‘inizio della prossima pre-season per stabilire una tabella di marcia esatta per i tempi di recupero di Paul George. Tempi più ridotti invece per Westbrook.

L’infortunio di Russell Westbrook risale allo scorso marzo ma non era stato reso noto alla stampa ed al pubblico prima d’oggi. La star dei Thunder si è inoltre sottoposta ad un intervento di routine al ginocchio destro, già operato lo scorso ottobre, e Westbrook sarà completamente recuperato per il periodo estivo e la preparazione atletica.

L’infortunio di George risale invece allo scorso 26 di febbraio, in occasione di una partita contro i Denver Nuggets. Già all’epoca fu presa in considerazione l’opzione di un’operazione, ma il giocatore e lo staff medico dei Thunder decisero di rimandare in virtù del basso rischio di peggiorare l’infortunio.

L’infortunio è solo arrivato al momento sbagliato” Così George durante la conferenza stampa di fine stagione di due settimane fa “La squadra girava alla perfezione, io stavo giocando bene (…) non ho mai voluto prendere la scusa della spalla, ma l’infortunio si è fatto sentire ogni giorno di più. E’ vero che gli infortuni fanno parte del gioco, lo staff mi ha sempre assicurato che non avrei subito ulteriori danni giocandoci sopra, e così è stato, quindi ho tenuto duro. Recuperò al 100%“.

 

Sam Presti su Russell Westbrook, “Un paio di mesi non possono oscurare 11 anni”

Nel corso della stessa intervista in cui ha di fatto confermato la permanenza di coach Billy Donovan sulla panchina dei Thunder; Sam Presti, GM della franchigia dell’Oklahoma, ha concesso alcune dichiarazioni riguardo Russell Westbrook.

Non è perfetto, nessuno di noi lo è, ma non lascerò che 11 anni della sua carriera, in cui ha portato molto a questa franchigia, siano messi in secondo piano a causa di un paio di mesi piuttosto difficili. Avremo ovviamente però delle discussioni, come leader della squadra. Preferiremmo che gestisse alcune cose in modo differente. Ne abbiamo parlato, e lui ha già fatto qualche miglioramento a riguardo, e penso che questo sia un grande segnale di crescita.

Il n°0 è stato frequentemente oggetto di discussione durante la stagione, in particolar modo in seguito all’eliminazione dei Thunder al primo turno dei playoffs, a causa della sconfitta nella serie contro i Portland Trail Blazers di Damian Lillard.

Sam Presti su Alex Abrines, “Spero che possa tornare”

Dopo aver parlato della star dei Thunder, Sam Presti ha anche rilasciato dichiarazioni su quella che invece potrebbe essere la prossima “breakout star” di Oklahoma, ovvero Alex Abrines.

A causa di vari infortuni e problemi personali, il venticinquenne ha disputato solo 31 partite in stagione, costringendo la dirigenza a tagliarlo dal roster.

Il vuoto lasciato dallo spagnolo si è particolarmente sentito col passare delle settimane, e Presti si è ritenuto responsabile di non avere agito nel migliore dei modi per riempire lo slot liberatosi dopo il suo addio. Ha inoltre rivelato di aver pensato a Wesley Matthews come possibile sostituto di Abrines, prima che decidesse di firmare con gli Indiana Pacers.

“Una volta che Wes Matthews è andato ad Indiana”, ha detto Presti, “non c’erano molte altre opzioni disponibili, e questo ci ha messo sotto pressione, e non si vorrebbe mai essere in questa posizione”.

Oklahoma City Thunder, Sam Presti conferma coach Billy Donovan

Secondo quanto riportato da Royce Young, Sam Presti, GM degli Oklahoma City Thunder, ha annunciato che coach Billy Donovan siederà sulla panchina della franchigia dell’Oklahoma anche per la prossima stagione.

La conferma dell’ex giocatore dei Knicks come allenatore dei Thunder era nell’aria, come annunciato dal diretto interessato durante la conferenza stampa di fine stagione. Le parole di Presti arrivate nella giornata odierna spazzano quindi definitivamente via le voci riguardo un possibile addio.

L’operato di Donovan era stato messo in discussione in seguito all’eliminazione dei Thunder nel primo turno dei playoffs, per mano dei Portland Trail Blazers di Damian Lillard. Ciò si è rivelato ben al di sotto delle aspettative, generando malcontento anche fra la dirigenza.

 

Il crollo di Russell Westbrook, da dove deve ripartire la star dei Thunder?

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Il 29% netto in stagione al tiro da tre punti è il peggior dato in carriera per Russell Westbrook dalla campagna 2009\10.

All’epoca, il giovane Russell si era appena guadagnato il posto di point guard titolare degli altrettanto giovani Oklahoma City Thunder di Kevin Durant, James Harden, Serge Ibaka, Jeff Green, Nenad Kristic e Thabo Sefolosha.

In una sola stagione, Westbrook sarebbe passato dal 22.1% al tiro da tre punti del 2009\10 (su 104 tentativi), al 33% della stagione successiva –  sul medesimo campione di tentativi – per poi sostanzialmente triplicare la quantità di tiri (300) e canestri (97) appena due stagioni più tardi (32.3%), nel 2012\13.

La stagione di grazia 2016\17, quella del premio di MVP, della prima tripla doppia di media dai tempi di Oscar Robertson, quella successiva all’addio di Kevin Durant e quella del fallimento dell’esperimento Victor Oladipo-Domantas Sabonis, sarebbe diventata l’apice (fin qui) della carriera da “fromboliere” di Russell Westbrook, che in 81 partite infilò il 34.3% dei suoi 583 tentativi da tre punti complessivi (7.1 tentativi a partita).

Le ultime due stagioni hanno visto un passo indietro evidente nelle percentuali e nell’efficacia al tiro della star dei Thunder. Passo indietro riscontrabile “a braccio” nel semplice calo di numero di tentativi ed annesse realizzazioni da dietro l’arco dei tre punti, così come da due punti, nonché ai tiri liberi, e da un dato specifico, che inchioda il peggioramento evidente di Russell Westbrook in una delle situazioni offensive storicamente a lui più congeniali.

Durante la stagione 2018\19, Russell Westbrook ha segnato solamente il 32% dei tiri in sospensione presi dal prediletto “gomito”, lo spigolo – destro e sinistro – che delimita l’area dei tre secondi difensivi.

Come riportato da Zach Lowe di ESPN, in questa stagione Westbrook si è piazzato al 104esimo posto nella classifica di percentuale di tiro su giocatori da almeno tre “jumper” dalla media distanza a partita.

104esimo su 104 giocatori eleggibili, ovvero ultimo.

Le cinque partite della serie contro i Portland Trail Blazers hanno confermato il trend negativo: Westbrook non è andato oltre il 36% al tiro, impilando 4.6 palle perse a partita e non riuscendo mai ad incidere in difesa, dopo la buona prova di squadra di gara 1 (la peggiore per l’avversario diretto Damian Lillard, costretto a faticare oltremodo per liberarsi dalle braccia protese e dalla difesa sui pick and roll estesa dei difensori dei Thunder).

La chimica, l’intesa di squadra e tra le due star dei Thunder Westbrook e Paul George è stata per almeno due terzi della stagione di OKC il leit motiv ad Oklahoma City. I tre mesi da MVP di George hanno mascherato i problemi offensivi della squadra, e la tendenza degli uomini di coach Billy Donovan a sprofondare nei minuti giocati con l’ex star degli Indiana Pacers in panchina.

Gli Oklahoma City Thunder hanno totalizzato in stagione un -96 di plus\minus nei 648 minuti giocati con Russell Westbrook ma senza Paul George in campo, segnando al contrario un +106 con il solo Paul George in campo, senza Westbrook.

Le 5 gare di playoffs non hanno fatto eccezione: +13 di plus\minus in 39 minuti di “solo” George, -33 nei 32 minuti di “solo” Westbrook.

Russell Westbrook ha iniziato la stagione ai box dopo un’operazione di pulizia del ginocchio destro, la quarta negli ultimi sei anni. Le 73 partite giocate in stagione sono il dato minore dalla stagione 2014\15 (67), ed il prodotto di UCLA compirà 31 anni il prossimo 12 novembre.

Il contratto di Russell Westbrook prevede ancora 4 anni e 170 milioni di dollari complessivi (player option da 46 milioni di dollari sulla stagione 2022\23, l’ultima). Un contratto oneroso quanto quello del coetaneo Stephen Curry, e di John Wall degli Washington Wizards.

La coppia George-Westbrook, trainata dalla grandissima stagione disputata dall’ex Pacers, ha dimostrato di poter portare da sola ai playoffs della Western Conference una squadra con giocatori solidi (Steven Adams, Jerami Grant, Dennis Schroeder) ma incredibilmente priva di tiratori affidabili (3 su 27 al tiro da tre punti dei compagni serviti da Westbrook in gara 1 e 2 della serie), soprattutto dopo la scomparsa cestistica dello spagnolo Alex Abrines.

Westbrook ha dimostrato in questa stagione un’ammirevole “deferenza” verso Paul George, investendolo pubblicamente della guida tecnica e mentale della squadra, salvo poi cedere ai propri istinti selvaggi nei momenti finali della stagione (l’eccesso di trash talking nei confronti di Lillard ne è una prova).

E’ possibile, per una superstar NBA orgogliosa sino alla punta dei capelli, fermarsi, riflettere, capire di non poter essere più (gli anni passano per tutti) quella irruente forza della natura in grado di rendere – nelle parole di Royce Young di ESPN – normale, quasi scontata una stagione ad una tripla doppia di media?

Le dichiarazioni del giorno dopo di Westbrook (“Io so cosa sono capace di fare, e di farlo ogni notte a un livello molto alto, e nessuno sa fare quello che so fare io“) sono probabilmente da ascrivere alla categoria “orgoglio ferito”, e pertanto comprensibili.

La star dei Thunder è tutt’altro che un giocatore finito. Il declino fisico di quello che rimane comunque un atleta al di sopra persino degli standard NBA è processo inarrestabile quanto compensabile con pochi accorgimenti. In un’altra epoca, un’altra macchina da triple doppie come Jason Kidd si trasformò da tiratore riluttante a uomo da 42% al tiro da tre punti su oltre 5 tentativi a partita.

Un “uomo bionico” come LeBron James scoprì due annate fa il valore e la convenienza di dotarsi di raggio di tiro smisurato, ben al riparo dai contatto fisici di difensori troppo lontani per essere un fattore.

Blake Griffin, un giocatore in grado di saltare auto e uomini parcheggiati sotto al canestro e titolare di un 60% ai tiri liberi nelle prime 4 stagioni da professionista, è diventato col tempo un giocatore un poco meno atletico, ma molto più riflessivo (5.6 assist a partita nel 2017\18, e 5.4 un anno dopo, a fronte di un numero pressoché immutato di palle perse rispetto al primo anno di carriera), ed addirittura in grado di diventare in questa stagione il terzo giocatore NBA per tiri da tre punti in step-back realizzati, dietro a James Harden e Luka Doncic.

Blake Griffin ha chiuso la sua stagione (una delle migliori in carriera) con il 36.2% al tiro da tre punti su 7 tentativi a partita ed il 46% dal campo. La percentuale effettiva dal campo (53.2%) dell’ex Clippers è stata in questa stagione la più alta in carriera dall’annata 2011-12 (la seconda), anno in cui Griffin tentò 16 tiri da tre punti, a fronte dei 522 nel 2018\19.

Nel 2017, dopo la seconda delle tre eliminazioni consecutive subite dai Cleveland Cavalies di James, Masai Ujiri dei Toronto Raptors convocò DeMar DeRozan per comunicargli la rivoluzione copernicana che il presidente dei Raptors aveva in mente per la nuova stagione: più tiro da tre punti, campo più allargato, attacco più veloce. DeRozan si adattò, si convinse della bontà del progetto e divenne un tiratore da 31% al tiro da 3 (su 3.6 tentativi a partita, più del doppio rispetto all’anno precedente).

Il nuovo regime significò per DeMar una stagione tra le più complete mai giocate (5.2 assist a partita, 45.5% al tiro, terza miglior percentuale in carriera nonostante i tanti tiri da tre punti in più), e 59 vittorie per la squadra, che finì pero per sciogliersi davanti ad un LeBron James ingiocabile dopo aver conquistato la prima testa di serie ad Est.

Il flop-playoffs dei Raptors portò ad una seconda rivoluzione, per Toronto e per DeRozan. Finito a San Antonio, la squadra più antitetica possibile all’ultima versione dei suoi Raptors, DeMar DeRozan avrebbe abbandonato (per sempre) la riga dei tre punti (45 tentativi in 77 partite, contro i 287 della stagione precedente). Risultato? Una stagione ancora più solida della già solidissima stagione 2017\18, e chiusa a 21.2 punti e 6.2 assist a gara, con un ottimo 48.1% al tiro (miglior prestazione dopo la sua stagione da rookie, nel 2009\10).

L’avversario ed arci-nemico diretto di Westbrook Damian Lillard ha trovato nella delusione cocente di uno sweep che mise a dura prova la coesione della sua squadra la forza di lavorare su ogni piega, ogni difetto del suo gioco. Lillard ha disposto a piacimento dei difensori dei Thunder pick and roll dopo pick and roll, soprattutto dopo la prima partita della serie, mentre un Westbrook in chiara mancanza di fiducia si è accontentato di ciò che la difesa dei Blazers ha voluto concedergli.

Damian Lillard, e per estensione i Portland Trail Blazers intrappolati in un salary cap intasato, hanno fatto di necessità virtù e dato responsabilità e fiducia ai tanti comprimari (Al-Farouq Aminu, Moe Harkless, Seth Curry, Jake Layman, Zach Collins, Rodney Hood, persino Meyers Leonard), sopravvivendo finora persino all’infortunio di Jusuf Nurkic.

Piccoli esempi che Russell Westbrook e gli Oklahoma City Thunder non mancheranno certo di prendere in considerazione, assieme a soluzioni di mercato che possano limare i difetti di un roster poco equilibrato e poco profondo.

Cambiare si può, il tempo non manca, per L’MVP 2017, il talento neppure.

L’umiltà?

Ancora Westbrook contro tutti: “Nessuno sa fare quello che faccio io”

Chi è Russell Westbrook

Non si fermano le critiche rivolte a Russell Westbrook in seguito all’eliminazione dei suoi Oklahoma City Thunder al primo turno di Playoff. Ormai sembra che tutto il mondo che ruota intorno alla NBA, da giornalisti ad appassionati, se la stia prendendo con il numero 0. Reo di praticare un gioco troppo accentratore, fatto di protagonismo e ossessione statistica.

Il playmaker di OKC non ha probabilmente dato mostra delle sue migliori prestazioni in questa serie contro i Portland Trail Blazers. Tuttavia a svolgere il ruolo di Pandora è stata gara 5: la sconfitta decisiva, condita da una pessima percentuale al tiro, ha scoperchiato il vaso di critiche che ribolliva già dopo le prime gare della serie.

A rispondere a questa tempesta mediatica che ha investito il giocatore hanno pensato, in primis, i suoi compagni, come riportato da Royce Young.

Per Raymond Felton tutto questo criticismo è “Stupido”

Per Paul George invece chi lo critica in questo modo “Non lo conosce, è la persona più vera e pura che io abbia mai incontrato”

Ora però lo stesso Westbrook ha voluto prendere una posizione forte, rilasciando dichiarazioni decise, riportate sempre da Royce Young, per ESPN.

Il giocatore di OKC ha trattato diversi temi, dall’impatto della serie appena conclusasi sulla sua reputazione, fino al giudizio delle persone sul suo gioco. Il numero 0 ha comunque respinto al mittente tutte le critiche, in pieno stile “Russ”.

“Se volete giudicare la mia carriera e chi io sia basandovi su tre partite, fate pure. Questo non cambierà chi sono, il fatto che domani mi sveglierò sapendo perfettamente chi sono. Parlate pure di me, di chi sono, di cosa sono. Io ho tre figli bellissimi, sono molto felice. So chi sono, sto bene sapendo chi sono, mi piace chi sono. Il fatto che voi parliate di.. dai non so nemmeno di cosa parliate, ma qualsiasi cosa sia, continuate. Io continuerò a vivere la mia vita.”

“Non mi interessa davvero cosa dice la gente riguardo me, perché non conta davvero. Io so cosa sono capace di fare, e di farlo ogni notte a un livello molto alto, e nessuno sa fare quello che so fare io, tutte le notti.”

“Prima si diceva che non la passassi mai, poi sono stato il primo nella lega per assist negli ultimi tre anni o quello che è. Questo dunque sta passando di moda, e vi state accanendo sul tiro. L’anno prossimo lo migliorerò, ma troverete qualcos’altro a cui attaccarvi, magari direte: Oh no il suo piede sinistro è più grande di quello destro! Chi lo sa..”

Steve Kerr sul buzzer-beater di Lillard: “Solo Curry può imitarlo”

Steve Kerr, coach dei Golden State Warriors, ha definito il buzzer-beater di Lillard un” buon tiro”. Buzzer-beater che ha messo la parola fine alle speranze di OKC di ribaltare la serie in gara 6 e 7.

Per gente come Damian Lillard o Steph Curry è un buon tiro” Così Steve Kerr “Il gioco evolve continuamente attorno a noi“.

La capacità di prendere e segnare tiri del genere, secondo coach Kerr, accomuna due tra le migliori point-guard della lega: Steph Curry e il sopracitato Damian Lillard. 

Lillard vs OKC, continua la polemica post gara 5

Il buzzer-beater di Lillard ha monopolizzato Interamente l’attenzione di tutto il panorama NBA.

Paul George, star dei Thunder, ha contribuito ulteriormente a creare hype intorno al tiro di Lillard, definendolo un ” brutto tiro”. Una conclusione  dettata unicamente dalla fortuna. Parole che non trovano conferma nelle statistiche di Dame Dolla.

Lillard ha infatti tirato da tre punti con il 48.1% nelle 5 partite contro gli Oklahoma City Thunder, vincendo la sfida contro il suo eterno rivale Russell Westbrook.

I Blazers proseguiranno i playoffs affrontando la vincente tra Denver Nuggets e San Antonio Spurs.

Billy Donovan verso la conferma sulla panchina dei Thunder?

Billy Donovan

Billy Donovan, coach degli Oklahoma City Thunder, sembrerebbe destinato ad essere confermato sulla panchina della franchigia dell’Oklahoma anche per la prossima stagione. Almeno secondo quanto dichiarato dallo stesso Donovan.

“A me sembra che sia tutto come al solito”, ha detto durante le interviste di fine stagione. “In estate io e Sam Presti ci incontreremo per discutere riguardo i programmi futuri della squadra”.

L’ex giocatore dei Knicks allena la squadra in cui milita Russell Westbrook da ben quattro stagioni, durante le quali ha ottenuto un record di 199-129 in regular season.

L’operato di Donovan era stato messo in discussione in seguito all’eliminazione dei Thunder nel primo turno dei playoffs, per mano dei Portland Trail Blazers di Damian Lillard.

Billy Donovan, le dichiarazioni sulle star dei Thunder

Donovan ha parlato anche delle due star a sua disposizione, Paul George e Russell Westbrook.

Il primo ha dovuto fare a lungo i conti con un infortunio alla spalla. “Non si è mai lamentato. Non ha mai avuto limitazioni in termini di minuti”.

A proposito del n°0 ha invece detto: “Russell è sempre stato rispettoso. Parliamo sempre ma è normale che ci sia del disaccordo”.

Blazers-Thunder, le chiavi del successo di Portland

Blazers-Thunder

Blazers-Thunder, Una delle sfide playoff inizialmente accreditata come molto incerta e combattuta, si è in realtà risolta in sole 5 gare. Un 4-1 prepotente per Portland, dove è emersa la differenza di organizzazione offensiva e difensiva, contro una Oklahoma alterna e frettolosa, che ha faticato a prendere il controllo delle partite, anche nei momenti in cui è riuscita a raggiungere vantaggi considerevoli. Sono comunque più i meriti dei Blazers dei demeriti dei Thunder, con Portland che attende ora con impazienza la vincente della sfida Nuggets-Spurs, con una consapevolezza nei propri mezzi cresciuta in maniera esponenziale nella cavalcata vincente del primo turno.

BLAZERS-THUNDER: LA SFIDA DEI NERVI

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Damian Lillard e Russell Westbrook a duello.

Maturità. Dopo due  sweep consecutivi all’attivo (il secondo pesantissimo, 0-4 contro New Orleans da testa di serie), Portland ha finalmente effettuato quel salto di qualità, che i Thunder non sono ancora riusciti a compiere. Cosi, mentre Westbrook e compagni erano impegnati nelle loro “sciarade” e provocazioni, Lillard e soci non hanno mai perso la concentrazione, ignorando le scenette degli avversari, imponendosi con concretezza.

Col passare delle gare, OKC si è persa nella propria emotività, non riuscendo mai a gestire i vantaggi accumulati nell’arco dei match, sprecando, spesso nel giro di pochi minuti, molti vantaggi in doppia cifra. Guidati dalla leadership di Lillard e McCollum, Portland ha saputo gestire alla grande i propri vantaggi, soffocando ogni tentativo di rimonta  (gara 2 e gara 4) e spuntandola nei finali punto a punto (gara 1 e gara 5).

Dall’altro lato, sono persistenti i problemi di Oklahoma, e sul banco degli imputati non può non finire Russell Westbrook. Con Paul George visibilmente in difficoltà, acciaccato e stretto nella morsa difensiva studiata da coach Stotts, il numero 0 è risultato confusionario ed impreciso per tutta la serie, intestardendosi inutilmente nello scontro diretto con Lillard, da cui tra l’altro ne è uscito con le ossa rotte. Un altro punto a favore per i detrattori di Russell, che dovrebbe ora fare un passo indietro per capire dove finiscono i suoi errori, e dove iniziano quelli della squadra.

 L’ORGANIZZAZIONE VINCE SULL’IMPROVVISAZIONE

Terry Stotts
Il coach dei Blazers Terry Stotts ha stravinto il duello a distanza con Billy Donovan.

Una delle sfide nella sfida di questa serie, era l’interessante testa a testa tra due allenatori in ascesa come Terry Stottse Billy Donovan. Da 6 anni sulla panchina dei Blazers, Stotts ha dimostrato come la sua filosofia di gioco sia ormai rodata, e come sia flessibile e modellabile a seconda dell’avversario da affrontare. Da applausi la ragnatela difensiva costruita intorno a George fin dalla palla a due di gara 1, che non ha permesso al numero 13 di prendere ritmo. L’infortunio di Nurkic, potenzialmente devastante, si è trasformato in motivazioni aggiuntive per Kanter, Collins e Leonard, a tratti strepitosi, soprattutto nei primi due match.

Senza il proprio centro titolare e con uno 0-4 stagionale all’attivo negli scontri diretti, non si può proprio dire che Portland partisse con i favori del pronostico. La scelta del coach è stata quindi quella di aggredire gli avversari, mettendo subito in chiaro chi aveva in mano le redini della contesa. Strappate rabbiosamente le prime due gare, Portland ha gestito alla grande i due match-ball in grado di mettere un ipoteca sulla serie, lasciando sfogare OKC  in gara 3, e stritolandola in gara 4, vero capolavoro tecnico-tattico di giocatori e staff.

In casa Oklahoma, brusco passo indietro per Billy Donovan. Troppo improvvisata e frettolosa la manovra dei Thunder, un’altalena di prestazioni che è aleggiata su OKC per tutta la stagione, con il coach incapace di porne rimedio. I tentativi di strappo di OKC nei singoli match della serie, sono spesso nati da iniziative individuali dei singoli o per conseguenza di un calo fisiologico dei Blazers. La transizione è sembrata l’unica situazione di gioco in cui OKC potesse prendere il sopravvento, un’arma a doppio taglio che Portland ha utilizzato a suo favore per ricucire ogni tentativo di fuga degli avversari.

I miglioramenti di Grant e Adams sono evidenti, come anche il buon impatto sulla serie di Schröder e Noel. Ma il loro apporto è poca cosa rispetto al supporting cast dei Blazers, con Harkless, Aminu, Curry e Kanter decisivi, sia in attacco che in difesa. Se a questo aggiungiamo la netta vittoria del  duo Lillard-McCollum contro i brodies George e Westbrook, l’esito finale non poteva essere diverso.

UN LILLARD STELLARE

Partiamo dai numeri, le medie della serie per Lillard sono: 33 punti, 4,4 rimbalzi e 6 assist con il 46.1% dal campo ed un grandioso 48.1% dai tre punti. Andando oltre i numeri, quello che sbalordisce è la crescente leadership del numero 0, soprattutto se la paragoniamo alle recenti sfortunate apparizioni ai playoff. Cosa è cambiato, nell’arco di un solo anno, dalla disastrosa serie contro i Pelicans, al trionfo contro i Thunder? Dame è sempre lo stesso, con i suoi movimenti felini, la rapidità e la freddezza al tiro. In questa serie quella che è saltata agli occhi, è la solidità mentale.

Che fosse un giocatore clutch lo si sapeva, ma Lillard ai playoff finora difficilmente è stato decisivo. Ma l’aria ora è cambiata, e Damian lo mette subito in chiaro in gara 1, gelando OKC in piena rimonta, con la tripla siderale del +4 a 2 minuti dalla fine, che cambia l’inerzia, girandola verso la franchigia dell’Oregon.

Lillard si dimostra freddo nei momenti topici della serie già nel primo atto…

Anche nella decisiva gara 4, il nuovo Lillard formato playoff è decisivo. E lo diventa dopo aver iniziato la gara con un terribile 0/6 dal campo, 2/8 alla pausa lunga, per soli 7 punti all’attivo. Proprio quando sembra non essere proprio aria, Lillard rinasce con 15 nel solo terzo quarto, fondamentali per dare la spallata definitiva ad ogni velleità di vittoria dei Thunder.

Sul 3-1 il più è stato fatto, ma non è ancora finita. Perdere gara 5 tra le mura amiche avrebbe potuto girare l’inerzia verso Oklahoma. Lillard ne è consapevole, e sfodera una prestazione incredibile: 50 punti, 6 assist e 7 rimbalzi. OKC dà tutto, è avanti nel punteggio per gran parte della partita, vola addirittura a +15 ad inizio quarto periodo, ma dall’altra parte c’è un uomo in missione. Dopo un recupero portentoso, dove sono usciti fuori i problemi di gestione di Oklahoma già spiegati, Portland la porta a casa. Lillard chiude con 10/18 da tre, l’ultimo dei quali è il suo tiro allo scadere, che gli abbiamo visto prendere decine di volte. E non importa se siamo a 10 metri dal canestro: stepback dal palleggio e pallone insaccato.

…ripetendosi poi nella gara decisiva.

 

Thunder colpiti e affondati, Paul George: “Molto delusi, ma era un brutto tiro..”

Anche quest’anno gli Oklahoma City Thunder salutano i Playoff al primo turno, per la terza stagione di fila, la seconda da quando Paul George si è unito alla causa. La squadra allenata, se così si può dire, da Billy Donovan viene sconfitta 4-1 dai Portland Trail Blazers.

La serie non è mai stata davvero in discussione, ed OKC ha forse riscosso più audience per le scaramucce verbali extra campo tra Damian Lillard e Russell Westbrook, che per le giocate fatte vedere sul parquet. Portland, dal canto suo, ha vinto tutte le gare casalinghe, rubando anche gara 4 in casa dei Thunder, ottenendo una vittoria decisiva per dare lo scossone finale alla serie.

I Thunder hanno confermato di non funzionare in Postseason, vuoi per il Coach, vuoi per l’attitudine dei giocatori. Anche in questa gara 5 c’è stato un crollo importante: erano sopra di ben 15 punti sul 105-90 a 7:45 minuti dal termine, mentre a soli 3:55 dal termine erano ancora a+8, sul 113-105.

Paul George e Russell Westbrook sono apparsi piuttosto provati in conferenza stampa, con una buonissima ragione per esserlo: un ennesimo fallimento. Le parole che i due hanno ripetuto più spesso sono state:

“Delusione, delusi, deludenti”

Paul George ha provato ad articolare più frasi di senso compiuto del compagno, senza riuscire però a dare una tanto più bella impressione sè:

“E deludente, molto deludente. Tutto qui. Ce la siamo fatta sfuggire. E’ quello che è”

Ha anche provato a commentare il super tiro di Lillard che ha portato i suoi in semifinale, che lui stesso stava contestando:

“Quello è un pessimo tiro, non mi importa cosa dirà chiunque. Ma hey, l’ha segnato. Quella storia dunque non sarà mai raccontata, ma quello è un brutto tiro. Devi conviverci”

Ora, con un’altra stagione fallimentare alle spalle, in casa Thunder è tempo di tirare le somme. E’ ormai chiaro che il problema non risieda in una sola persona. Non sarà dunque possibile demonizzare un solo componente del roster come fatto con Carmelo Anthony dopo la scorsa stagione. L’organizzazione dovrà prendere decisioni forti, perchè è evidente che la franchigia non possa continuare su questi binari.

La guida tecnica in panchina è assolutamente da cambiare, con Billy Donovan che non si è ancora dimostrato all’altezza del ruolo. Sam Presti dal canto suo ha concluso diversi buoni affari negli ultimi anni, se questi sono analizzati singolarmente, ma nel complesso è evidente che non abbiano portato ad una costruzione di una squadra di successo.

Sarà dunque necessaria un’attenta analisi ed un’eventuale profonda potatura dei rami secchi, a partire, se necessario, anche da giocatori importanti del roster.

A noi, comunque, non resta altro da fare se non aspettare l’estate e vedere come si muoverà la franchigia. Ma il bisogno di cambiamenti forti e decisi è chiaro e lampante.

Dame Lillard vs Westbrook: i numeri nel dettaglio

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Più che una sfida tra OKC e Portland è una gara tra numeri 0, Lillard vs Westbrook, Dame contro Russ, due stili di gioco differenti che stanno portando alla luce risultati diversi. Dame Lillard sta letteralmente dominando una serie che, nonostante il record in stagione, molti vedevano con OKC avanti nel pronostico, per via di un 4-0 in stagione che non ammetteva repliche. Ma così non è stato, Lillard e CJ McCollum, nonostante l’assenza di Nurkic out per un grave infortunio, hanno portato fino ad ora Portland sul netto 3-1. Kanter ci ha messo del suo offensivamente ed i Thunder sono crollati.

Parole di sfida prima e durante il match, poi sul campo i numeri parlano chiaro: Westbrook è lasciato in balia degli eventi, mentre Lillard ha messo in scena super prestazioni ed è soprattutto accompagnato da compagni di squadra di livello. La differenza principale la stanno facendo i secondi violini dei team, come il resto del supporting cast, come anche i due leader ovviamente.

Dame Lillard vs Westbrook: che sta succedendo?

Come è stato il duello tra le due squadre? Nettamente a favore di Portland ed i numeri dei rispettivi leader parlano chiaro: Dame Lillard vs Westbrook è stato un massacro. Andiamo a vedere i numeri nel dettaglio:

  • Gara 1:
    Westbrook 24-10-10 (0% da tre)
    Lillard 30-4-4 (45.5% da tre)
  • Gara 2:
    Westbrook 14-11-9 (16.7% da tre)
    Lillard 33-5-8 (50% da tre)
  • Gara 3:
    Westbrook 33-11-5 (66.7% da tre)
    Lillard 32-6-4 (33.3% da tre)
  • Gara 4:
    Westbrook 14-9-7 (28.6% da tre)
    Lillard 24-8-3 (50% da tre)

No mercy. È nata una grande rivalità tra questi due giocatori, che al momento almeno non ammette tante repliche. Dame Lillard sta vincendo confronto e serie. Ci sarà un ultimo sussulto di Westbrook a Portland, in Oregon, oppure finirà KO con un 4-1 che ridimensionerà il futuro dei Thunder?

 

Steve Kerr sulle “non-parole” di Westbrook: “Potrebbe essere pericoloso per la lega”

Kerr su Westbrook

La brutta situazione degli Oklahoma City Thunder in questi playoffs sta generando malumori tra i protagonisti, tanto che Steve Kerr ha voluto attaccare Russell Westbrook. Il motivo della discussione è stato generato dalle mancate risposte in conferenza stampa dell’ex MVP.

Steve Kerr su Westbrook: le parole

Nervosismo, pressione. Molti sono i motivi per cui una persona non è disposta a parlare. Il comportamento di Westbrook di venerdì nella conferenza stampa post-game ha sollevato alcune critiche, una arrivata direttamente da Steve Kerr.

L’allenatore dei Golden State Warriors ha giudicato negativamente la condotta del numero 0 dei Thunder, che si è rifiutato di rispondere alle domande di Berry Tramel del The Oklahoman. Questo atteggiamento verso la stampa – secondo Kerr –  potrebbe rovinare tutto ciò che si è creato in questi anni, dal rapporto tifosi-giocatori alla popolarità generale della NBA.

Penso che possa essere pericoloso per la lega. Dobbiamo stare molto attenti. Siamo in un bel momento attualmente, siamo popolari, i fan amano il gioco, la dinamica sociale e anche la moda. Ma soprattutto amano il legame con i giocatori. Devi fornire risposte ai tifosi. Fa parte del gioco. Non c’è bisogno di grandi risposte, ma la non comunicazione può essere pericolosa perché i tifosi sono abituati a vedere giocatori educati. Non uccidiamo la lega

 

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The teleporting Brodie 😂 #whynot @MountainDew

Un post condiviso da Russell Westbrook (@russwest44) in data:

E’ intervenuto direttamente anche il giornalista in questione Berry Tramel. Per lui il problema non è personale, ma generale.

L’idea che Westbrook abbia qualche problema con me è sbagliata. Credo abbia un problema con la stampa in generale. Non so dove sia nata questa sua diffidenza, ma so che i Thunder gliel’hanno permesso e questo ha fatto peggiorare le cose negli anni. Ormai è troppo tardi per rimediare

A rincarare la dose Jusuf Nurkić – fuori per infortunio – che con un tweet nella notte ha voluto provocare i suoi avversari, finiti sotto 3-1 nella serie.

Ecco gara 4 tra Thunder e Blazers, Enes Kanter e Damian Lillard sono pronti a lottare contro OKC

Enes Kanter-Portland-Trail-Blazers

In seguito alla vittoria in gara 3, la prima partita tra le mura amiche di Oklahoma City, i Thunder hanno riaperto la serie contro i Portland Trail Blazers. Ora il punteggio è sul 2-1 per gli ospiti, che stanotte alle 4:30 faranno di nuovo visita alla Chesapeake Arena per giocare gara 4. Per OKC la vittoria è quasi tassativa, per riportare il tutto sul 2-2.

Gara 3 è stata molto combattuta, e non priva di scaramucce, tra due compagini che stanno facendo nascere una vera e propria rivalità. In particolare, a non mandarsele a dire, sono stati i due playmaker, nonché leader delle rispettive squadre, Damian Lillard e Russell Westbrook. Quest’ultimo non si tira mai indietro dal provocare gli avversari con gesti ed urla molto appariscenti, per usare un eufemismo.

Lillard, nel post partita, ha mantenuto la calma e si è detto non infastidito dai comportamenti dei rivali.

Tra le fila di Portland, inoltre, gioca un ex compagno di Westbrook: Enes Kanter, che nella notte scorsa ha parlato, per la televisione NBC Sports, di come abbia imparato a gestire gli esuberanti spiriti di tutta la squadra di OKC:

“Prima mi innervosivo davvero tanto quando giocavo contro di loro, insomma ci ho giocato insieme per 2 anni e mezzo. Ma in queste gare lo sono stato per i primi 5 o 6 minuti, poi mi sono detto: devi fare di più. Conosco il loro gioco, loro conoscono il mio. So perfettamente che cercheranno sempre di farti perdere la testa… Ma penso che Dame e CJ (Lillard e McCollum, ndr) stiano facendo molto bene nel restare calmi e concentrati”

Lo stesso Damian Lillard ha parlato, nella mattina odierna americana, per NBC Sports. Seduto a bordo campo nel consueto allenamento di shootaround prepartita, ha discusso di come i suoi affronteranno gara 4.

“E’ difficile giocare 4 quarti al massimo delle proprie potenzialità, bene come il terzo che abbiamo fatto in gara 3. Ai Playoff non è facile, le squadre sanno tutto di te, le difese sono più fisiche, non c’è molta transizione. Dovremo giocare con intelligenza ed avere un buon ritmo, loro giocano molto fisici e se giochiamo lentamente va a loro favore. Dobbiamo assicurarci di giocare con un ritmo alto”