Il GM dei Los Angeles Lakers Rob Pelinka si incontrerà con Tyronn Lue

Il general manager dei Los Angeles Lakers Rob Pelinka si incontrerà oggi con Tyronn Lue, già allenatore dei Cleveland Cavaliers campioni NBA 2016 e candidato di spicco all’incarico di capo allenatore dei Lakers dopo l’addio di Luke Walton.

La notizia è stata riportata da Adrian Wojnarowski di ESPN.

Nei giorni scorsi, i Los Angeles Lakers avevano ottenuto l’autorizzazione per un colloquio esplorativo con Monty Williams, assistente allenatore di coach Brett Brown ai Philadelphia 76ers.

Gli Spurs si impongono in gara 3 con la partita perfetta di Derrick White

Ci vuole una grande partita di per battere i Nuggets in gara 3, proprio quella che hanno giocato i San Antonio Spurs, che mantengono il fattore campo conquistato in gara 1, grazie alla vittoria esterna in casa di Denver.

118-108 in favore degli Spurs il punteggio nel finale, a premiare la splendida prestazione dei texani trascinati da DeMar DeRozan (25 punti e 5 assist) e da Derrick White che chiude con 36 punti, 5 rimbalzi, 5 assist e 3 rubate con 15-21 al tiro in 33 minuti di utilizzo.

Molto buona anche la prestazione di LaMarcus Aldridge che chiude con una doppia doppia da 18 punti e 11 rimbalzi.

Non è sufficiente per i Nuggets invece la prestazione di Nikola Jokic, che si avvicina all’ennesima tripla doppia in stagione, per lui ci sono 22 punti 8 rimbalzi e 7 assist.

Spurs, rebuilding senza scelte importanti

Sono di nuovo là gli Spurs di Gregg Popovich, a giocarsi ancora una volta i playoffs, da sfavoriti questa volta, quando per 20 anni sono stati sistematicamente in corsa per il titolo.

I Big 3 hanno salutato, Tim Duncan per primo, poi è stato il turno di Tony Parker accasatosi a Charlotte, e infine di Manu Ginobili, cui è stata ritirata la maglia numero 20 qualche settimana fa.

In estate ha lasciato il nero e argento anche Kawhi Leonard, eletto proprio da Popovich come condottiero dell’era post Big 3. Qualsiasi squadra NBA a questo punto, di fronte alla chiusura di un ciclo vincente che ha portato 5 titoli in 20 stagioni all’ombra dell’Alamo, sarebbe ripartita dalle sconfitte, da stagioni di transizione, in maniera da guadagnare preziose scelte al draft, e costruire sui giovani un nuovo ciclo.

Lo hanno fatto i Boston Celtics, lo hanno fatto i Philadelphia 76ers, lo hanno fatto i Brooklyn Nets e stanno provando a farlo anche i Los Angeles Lakers. Ma non lo hanno fatto gli Spurs, che grazie alle loro capacità organizzative, alla loro mentalità e alla loro capacità di scegliere giocatori, di trasformarli e renderli delle piccole stelle sui cui poter fare affidamento di anno in anno, non mancano i playoffs dal lontano 1998.

L’esempio più eclatante è proprio Derrick White, che ha fatto registrare il suo career high proprio nella scorsa partita contro i Nuggets.

Di White non è il numero di punti che impressiona, non quanto la solidità dimostrata dal prodotto dell’università del Colorado, scelto dagli Spurs con la  chiamata numero 29 al draft del 2017.

I 33 minuti contro i Nuggets e il posto nel quintetto titolare White se li è dovuti guadagnare sul campo, nonostante la concorrenza di DeJounte Murray, prima del grave infortunio favorito in ordine gerarchico per posto tra i primi 5. Quello che può aver spinto Gregg Popovich a investire su White è la sua capacità di infiammare la partita e cambiarla.

Dopo aver segnato 26 punti nel primo tempo (unici a riuscirci nella storia degli Spurs oltre lui: Tim Duncan e Tony Parker), White non ha segnato nel terzo quarto, Ma ha chiuso la gara in crescendo con 10 punti negli ultimi 5 minuti dell’ultimo quarto di gioco, guidando il parziale di 18-5 in favore degli Spurs che ha chiuso la partita.

Irriconoscibile rispetto al giocatore che ha chiuso la regular season nel 2017/2018 con 17 gare giocate per un totale di 8.2 minuti di media giocati, ad un anno di distanza White è un uomo fondamentale per l’economia e il gioco degli Spurs. E questa è l’ennesima dimostrazione che a San Antonio vengono scelti dei giocatori solidi, che poi con tanto lavoro vengono indirizzati, resi parte di un sistema, per poi infine esplodere diventando in certi casi anche degli All-Star.

Ci sono dei precedenti: Tony Parker scelto con la numero 28, Manu Ginobili con la numero 57 (lo stesso Tim Duncan ha dichiarato di non aver saputo nemmeno chi fosse, allìepoca), Kawhi Leonard scelto con la numero 15 dagli Indiana Pacers e poi scambiato da Popovich con George Hill, giocatore prediletto dal capo allenatore degli Spurs.

Sarà il caso di Derrick White?

White è stato scelto con la chiamata numero 29, e sembra avere lo stesso DNA dei giocatori sopracitati, si sta dimostrando la guardia migliore della serie, meglio anche di DeMar DeRozan, suo compagno di squadra, ma anche di Gary Harris e Jamal Murray, nella file dei Nuggets. Irreale infatti il suo fatturato nelle 3 gare giocate, 23 punti di media con il 69% di realizzazione dal campo.

Si ripartirà quindi dal 2-1 in favore degli Spurs in gara 4, dove i Nuggets dovranno a tutti i costi cercare di riprendere il fattore campo che potrà essere decisivo per la vittoria finale nella serie. Nel frattempo ci godiamo l’ennesima prestazione di alto livello del piccolo gioiello di San Antonio, che sta infiammando le partite con  le sue giocate, e che sta rendendo il primo turno di playoffs della Western Conference tra Nuggets e Spurs così interessante.

Dwight Howard esercita la sua player option, rimarrà agli Wizards

Howard-Wizards: esordio stagionale a rischio per il big man di Washington

Dwight Howard eserciterà la sua player option da 5.6 milioni di dollari complessivi e rimarrà agli Washington Wizards per una seconda stagione.

A riportare la notizia e Zach Lowe di ESPN, che cita fonti interne alla squadra. Dwight Howard aveva chiuso già a novembre una delle stagioni più deludenti della storia recente degli Washington Wizards, a causa di un problema alla schiena che ha richiesto un intervento chirurgico.

Per Dwight Howard solo 9 partite nella stagione 2018\19 (12.8 punti e 9.2 rimbalzi a partita in 25.6 minuti d’impiego). Stagione chiusa con un record di 32-50 dagli Wizards, e funestata dai problemi fisici di John Wall e dagli stravolgimenti del roster (via Otto Porter Jr e Kelly Oubre Jr, dentro Bobby Portis, Trevor Ariza e Jabari Parker), e terminata con il licenziamento dello storico general manager Ernie Grunfeld.

In assenza di Howard, coach Scott Brooks ha trovato minuti di qualità dal secondo anno da Indiana University Thomas Bryant, in scadenza di contratto ed eleggibile per una qualifying offer annuale da 3 milioni di dollari.

Gli Wizards dovranno inoltre affrontare in estate le scadenze contrattuali di Bobby Portis, Jabari Parker (team option sul secondo anno di contratto dell’ex Chicago Bulls) e Tomas Satoransky.

Kevin Durant è perfetto in gara 3, Clippers demoliti e Warriors avanti: “Aggressivi sin dall’inizio”

Kevin Durant si scrolla di dosso Patrick Beverley ed i Los Angeles Clippers nella larghissima vittoria dei suoi Golden State Warriors allo Staples Center di L.A. in gara 3.

38 punti ed un primo quarto perfetto per Durant, e partita indirizzata verso il risultato finale di 132-105 da un primo periodo da 41 punti segnati per gli Warriors.

Andrew Bogut prende il posto di DeMarcus Cousins in quintetto e chiude la sua partita con 8 punti, 14 rimbalzi e 5 assist in 25 minuti di gioco.

Ordinaria amministrazione per Steph Curry (21 punti in soli 20 minuti) e Klay Thompson (12 in 33 minuti). Kevin Durant, reduce da una partita da 9 palle perse, 8 tiri tentati, e terminata anzitempo per raggiunto limite di falli, attacca la gara dal primo possesso di gara 3, giocando spalle a canestro contro il più piccolo Beverley ed inducendo coach Steve Kerr a chiamare continuativamente giochi per lui.

E’ stato aggressivo sin dalla palla a due, sia in attacco che in difesa” Così Kerr “Lo aveva detto ieri (mercoledì, ndr), lui è Kevn Durant, non serve sapere altro. Un due volte MVP delle finali NBA reduce da una brutta partita, il risultato non poteva che essere questo“.

38 punti, 14 su 23 al tiro e 7 assist nella gara di Kevin Durant: “Coach Kerr ha chiamato alcuni giochi per me all’inizio, e questo ha segnato il ritmo della partita. Post-up, passaggi consegnati, qualcosa che volevamo fare subito ad inizio partita: sfruttare il post ed i blocchi di Andrew Bogut. Siamo stati pazienti in attacco“.

I 38 punti di Durant sono valsi un piccolo ma significativo traguardo per la star degli Warriors, che ha superato Magic Johnson al 14esimo posto nella lista dei migliori marcatori di ogni epoca ai playoffs NBA. Il prossimo in lista? Hakeem Olajuwon.

Riconosce la netta sconfitta di gara 3 l’avversario giurato di Kevin Durant in questa serie, Patrick Beverley: “Mi ha portato in post basso da subito. Sapevo che (Durant, ndr) sarebbe stato aggressivo dall’inizio, ha segnato subito un paio di canestri e le cose per lui sono diventate più facili. Io dovrò fare un lavoro migliore per evitare che prenda posizione così facilmente, ma oggi è stato grande, merito a lui“.

Durant e JaMychal Green si sono visti fischiare un doppio fallo tecnico durante il terzo quarto. Un fischio che ha lasciato sorpreso l’ex OKC Thunder: “Io e Green stavamo solo commentando un’azione, ed è arrivato il fischio da chissà dove (…) spero venga rescisso al più presto perché non vorrei condizionare la mia squadra, ne pensare che gli arbitri mi abbiano preso di mira“.

Durant è oggi a quota 3 falli tecnici (in altrettante partite), a quota 7 scatterebbe di default la sospensione per una partita.

76ers-Nets, gara 3 è di Ben Simmons: “Dudley chi? Io penso a giocare”

Le provocazioni di Jared Dudley prima di gara 3 hanno l’effetto di motivare Ben Simmons, che in assenza di Joel Embiid (ginocchio sinistro) veste i panni del leader e segna 31 punti (con un quasi perfetto 11 su 13 al tiro) per battere i Brooklyn Nets a domicilio.

Al Barclays Center di Brooklyn, New York, gara 3 tra Philadelphia 76ers e Brooklyn Nets termina 131-115. Il neo acquisto Greg Monroe sostituisce in quintetto Joel Embiid, permettendo a Boban Marjanovic di partire dalla panchina ed a coach Brett Brown di non modificare le proprie rotazioni.

E l’ex giocatore di Milwaukee Bucks, Boston Celtics e Toronto Raptors, arrivato a Philadelphia proprio come “assicurazione sulla vita” e sulle ginocchia instabili di Embiid, risponde alla chiamata con una gara da 9 punti e 13 rimbalzi in 24 minuti d’impiego. Ai Sixers bastano due “spallate” – una nel primo quarto e la seconda nel periodo finale – per risolvere gara 3.

Mani caldissime per Simmons – che inizia la partita con un perfetto 5 su 5 al tiro – Tobias Harris (29 punti 6 su 6 da dietro l’arco!) e J.J. Redick (26 punti e 5 su 9 al tiro da tre). L’australiano dei 76ers aggiunge alla sua prova 9 assist, 4 rimbalzi, 3 stoppate, 2 recuperi, chiude con 9 su 11 ai tiri liberi e commenta la partita con la consueta dose di spavalderia:

Abbiamo tutti i mezzi per vincere tante partite” Così Simmons nel post partita “Lo sappiamo, dobbiamo sempre cercare di attenerci al nostro piano partita e seguirlo. Le provocazioni di Dudley? Non ho davvero voglia di seguirlo in questa cosa. Dica ciò che vuole, la gente faccia ciò che ritiene più giusto. Io penso a giocare“.

Jared Dudley aveva scaldato la vigilia di gara 3 difendendo il suo compagno Jarrett Allen (vittima di una gomitata involontaria da parte di Embiid in gara 2), criticando le due giovani star dei Sixers per il loro comportamento immaturo e “pungendo” Ben Simmons (“In transizione gran giocatore, a difesa schierata, mediocre“).

Simmons non ha infierito sul veterano dei Nets, limitandosi a commentare: “Una critica che arriva da Jared Dudley… come on“.

Gara 3, Brett Brown: “Ben Simmons ha un gran fiducia in sé stesso”

Soddisfatto della vittoria e della prova dei suoi 76ers coach Brett Brown: “Spesso ci dimentichiamo che (Ben Simmons, ndr) ha 22 anni, ed iniziamo a parlare del suo tiro… e poi lo vediamo entrare in campo e fare una partita del genere, segnare i liberi e giocare così nonostante i fischi e quant’altro… Ben ha un fiducia pazzesca nei suoi mezzi“.

Ben lavora così tanto, ed è così dotato, sono davvero contento della sua partita” Continua Brown “Andare in lunetta e segnare tutti i liberi in una partita di playoffs NBA, segnare 31 punti con quelle percentuali… Ben si nutre di tutte queste cose, lo motivano“.

D’Angelo Russell e Caris LeVert gli ultimi ad arrendersi in casa Brooklyn Nets. Russell chiude con 26 punti ma senza tiri liberi guadagnati, LeVert ne aggiunge altri 26 ma i Nets tirano con un misero 20% da dietro l’arco dei tre punti (8 su 39) nonostante l’energia profusa da Jarrett Allen e Rondae Hollis-Jefferson nei pochi minuti di gioco loro concessi.

Kevin Durant non è preoccupato per la difesa di Patrick Beverley

Mentre Kevin Durant si prepara per gara 3 contro i Los Angeles Clippers, la superstar dei Golden State Warriors è convinta che Patrick Beverley non gli farà perdere il ritmo durante la partita con la sua super difesa, a volte anche eccessiva.

Così ha riferito ai microfoni di ESPN Durant dopo l’allenamento di mercoledì: “Non voglio che la serie diventi una sfida nella sfida con Beverley. Io sono Kevin Durant. Tu sai chi sono. Sapete tutti chi sono“.

Durant e Beverley in gara 1 hanno avuto diversi battibecchi che sono costati ai due un doppio fallo tecnico ciascuno e l’espulsione nel quarto periodo. E il fatto che tutto ciò mettesse in secondo piano la vittoria di Golden State ha dato fastidio e non poco a Kevin. Dopo la brutta figura in gara 2, in cui i Los Angeles Clippers hanno recuperato 31 punti di svantaggio (e dove KD si è preso solo 8 tiri in tutta la gara), Durant sente di poter riuscire a ritrovare rapidamente il suo ritmo in gara 3, nonostante l’aggressività in difesa dei Clippers e di Beverley.

Stanno usando una difesa con tante trappole, e che ha funzionato” dichiara Durant “Uscendo forte sul perimetro, così che gli attaccanti non guardino nemmeno la linea dei 3 punti, stanno solo forzando i miei compagni a penetrare in area. Quindi per noi, quando ho la palla nei miei punti del campo preferiti, ho una peste, Patrick Beverley, che mi sta sempre attaccata. Posso sicuramente tirare sopra di lui e segnare ogni volta, se si tratta di una situazione di uno contro uno“.

Bucks-Pistons: la serie che non c’è

Bucks-Pistons

La serie Bucks-Pistons come da pronostico si sta dimostrando una serie a senso unico, con la squadra di coach Mike Budenholzer che si è portata sul 2-0 dando l’impressione di non dover faticare per passare il turno (tranne in qualche minuto di gara 2). Nella serie sono sicuramente da segnalare le assenze di Blake Griffin da una parte (problema al ginocchio per lui, sarà out per tutta la serie) e di Malcom Brogdon (problema alla pianta del piede per lui, a rischio il primo turno).

Se già al completo i Bucks sarebbero stati un avversario insormontabile per i Detroit Pistons, con l’assenza della loro stella il primo round verosimilmente sarà solo un processo burocratico in attesa del secondo turno di questi playoff per Giannis Antetokounmpo e compagni.

La serie dopo aver visto i primi due capitoli in quel di Milwaukee, si sposterà nella Motor City per gara 3 e gara 4, in cui i Bucks avranno la possibilità di chiudere la serie in attesa di conoscere i loro prossimi avversari.

BUCKS-PISTONS: MONOLOGO BUCKS IN GARA 1

Nel primo atto della serie Bucks-Pistons il dominio della testa di serie numero 1 dell’intera NBA è stato costante per tutti i 48 minuti di gioco: infatti i Milwaukee Bucks si sono portati sin dal primo quarto in vantaggio di 20 punti, concludendo i primi 12 minuti di gioco sul 38-18, per allungare poi il vantaggio a fine primo tempo di ulteriori 7 punti. Una gara da dimenticare per i ragazzi di coach Dwane Casey, visto che non sono mai riusciti a contrastare l’attacco avversario (che concluderà con 121 punti) ed hanno avuto grossi problemi anche nel segnare canestri, visto che a fine partita segneranno appena 86 punti; inoltre Giannis Antetokounmpo ha dato l’impressione di essere totalmente inarrestabile: infatti il greco è stato marcato da Andre Drummond, il quale ha concluso la partita con il peggior plus minus della storia dei Play0ff facendo siglare un orrendo -45, oltre a venire espulso per doppio fallo tecnico nel terzo quarto ed a tratti da Thon Maker, il quale però ha faticato anche lui non poco. Infatti la stella dei Bucks nei primi due capitoli della serie Bucks-Pistons ha tenuto di media 25 punti, 14.5 rimbalzi e 4 assist: compito non esattamente riuscito quello di limitare Antetokounmpo dai due lunghi dei Pistons.

Drummond non è riuscito ad arginare Antetokounmpo, venendo poi espulso per un brutto fallo.

BUCKS-PISTONS: LA MUSICA NON CAMBIA IN GARA 2

La gara 2 di Bucks-Pistons non ha visto grossi cambiamenti tattici e tecnici, salvo un ottimo secondo quarto dei Pistons che dopo aver chiuso sotto di 11 punti il primo periodo, si sono portati all’intervallo in vantaggio per 59-58. Anche in gara 2 Antetokounmpo non è stato limitato dalla marcatura di Drummond e Maker, dato che ha concluso la partita con 26 punti e 12 rimbalzi in poco meno di 30 minuti di gioco. L’attacco dei Pistons ha funzionato meglio rispetto alla prima partita della serie, ma ancora non è lontanamente sufficiente per impensierire i Milwaukee Bucks, dato che la partita è comunque finita 120-99; a differenza della prima partita, in cui era stata un’ottima partita corale in attacco da parte dei Bucks, in gara 2 spiccano le prove Antetokounmpo, Bledsoe, Middleton e Connaughton, i quali in quattro hanno segnato 95 punti complessivi. Inoltre nelle due partite di questa prima parte di Bucks-Pistons, la squadra di Budenholzer ha avuto un’ampia supremazia a rimbalzo, dato che il conteggio totale dei rimbalzi dice 108-89 per i Milwaukee Bucks. I Bucks sembrano dunque avere una marcia in più rispetto ai Detroit Pistons, i quali hanno comunque raggiunto un ottimo traguardo con il raggiungimento della postseason.

Eric Bledsoe è stato tra i protagonisti del secondo atto della serie.

COSA DOBBIAMO ASPETTARCI?

La serie Bucks-Pistons potrebbe chiudersi con uno sweep a favore della squadra del Wisconsin, visto che i Detroit Pistons non sembrano riuscire a reggere il ritmo imposto dai Milwaukee Bucks; sicuramente la squadra di Coach Casey tenterà di strappare almeno una partita in casa per l’orgoglio, ma per farlo dovrà sicuramente sistemare la propria difesa e riuscire a trovare una risposta all’enigma al momento irrisolvibile chiamato Giannis Antetokounmpo.

Coach McMillan: “Difficile difendere Kyrie Irving uno contro uno”

L’head coach degli Indiana Pacers Nate McMillan ha commentato le difficoltà di difendere su Kyrie Irving, sostenendo come sia molto più facile a dirsi che a farsi.

La superstar dei Celtics Kyrie Irving è stato il trascinatore questa notte della vittoria di Boston contro Indiana in gara 2 per 99-91, portando i suoi a condurre la serie per 2-0. I Pacers sono sembrati smarriti in difesa nell’ultimo quarto, e in particolare nell’ultimo minuto, cedendo sotto i colpi di Kyrie Irving e Jason Tatum. A fine partita coach McMillan ha ammesso le difficoltà della sua squadra nel marcare Irving.

È davvero difficile marcare Irving quando ti trovi in isolamento contro di lui e cerchi di rimanergli davanti

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Le difficoltà da parte dei Pacers sono state palesi, Irving ha chiuso infatti con 37 punti tirando col 57% dal campo (15 su 26) tra cui un ottimo 6 su 10 da tre punti. L’All-Star ha anche servito 7 assist, catturato 6 rimbalzi, concluso con 2 stoppate ed una palla rubata.

Il 6 volte All-Star si è fatto sentire nell’ultimo decisivo quarto, concluso con un parziale di 12-31 in favore dei Celtics. Irving ha segnato infatti 12 dei suoi 37 punti nell’ultima frazione, e guidato i suoi in una rimonta che ha evitato di far perdere ai suoi il vantaggio del fattore campo, prima che la serie si sposti nell’ostile palazzetto dei Pacers.

Oltre ad Irving, positive sono state le prestazioni di Jason Tatum e Gordon Hayward. Il primo ha concluso con 26 punti, 3 su 4 da 3 punti, 4 rimbalzi e 2 assist. Il secondo ha invece chiuso con 13 punti e 5 rimbalzi, mentre Al Hordford chiude con soli 4 punti ma con 10 rimbalzi e un‘importante difesa su Bojan Bogdanovic nell’ultimo minuto.

La serie ora si sposta a Indiana per la terza e quarta partita della serie. Appuntamento venerdì notte con gara 3 alla Bankers Life Fieldhouse di Indianapolis.

New York Knicks, Mills: “Fizdale grande lavoro, tante star interessante a noi”

Post Clippers-Knicks, parla Fizdale: "Stanno costruendo qualcosa di importante per il prossimo anno"

La pessima stagione dei New York Knicks ha lasciato più di una cicatrice  nel cuore dei tifosi newyorchesi. Una stagione difficile, chiusa con 17 vittorie e 65 sconfitte, non è sicuramente il segnale positivo che si aspettavano i tifosi della squadra simbolo di New York.

Knicks, Steve Mills su coach Fizdale: “Ha fatto un grandissimo lavoro”

Steve Mills, presidente dei Knicks, recentemente intervistato da Marc Berman del New York Post ha giudicato positivamente la stagione dei Knicks sotto la guida di coach David Fizdale.

Siamo veramente soddisfatti per il lavoro svolto da coach Fizdale. Ha creato un forte legame umano e professionale tra la sua figura e quella dei giocatori, sviluppato una responsabilizzazione all’interno dello spogliatoio, costruito delle basi stabili per il futuro creando una solida etica del lavoro. Ha fatto veramente un ottimo lavoro. La cosa più difficile per qualsiasi allenatore venuto da stagioni difficili, è quella di iniziare una nuova stagione senza farsi ostacolare dal record negativo e dalle sconfitte di quella precedente” 

Mills hai poi concluso l’intervista affermando di attendere con grande trepidazione la prossima free agency ed i tanti nomi che circolano intorno ai Knicks.

“Siamo allo stesso tempo speranzosi ed non vediamo l’ora. Finalmente siamo sulla strada giusta. Ogni giorno la lista dei grandi giocatori interessati a New York si allunga. Le recenti modifiche apportate all’interno dell’organizzazione sono state uno dei fattori chiave per ritornare una squadra capace di attrarre grandi giocatori. Lo abbiamo saputo direttamente dagli agenti dei giocatori, dai giocatori stessi durante le interviste circa la possibilità di un possibile trasferimento a New York. Qualcosa di importante sta per accadere, qualcosa di veramente buono”

Knicks, l’estate della svolta definitiva, tra Kevin Durant e Zion Williamson

L’estate di  Scott Perry, GM dei Knicks, sarà un estate diversa dalle altre. Tra free agency e trade market, la rotta di New York sarà una delle più trafficate dell’intera lega.

Grazie alla trade che ha portato Porzingis a Dallas, lo spazio salariale dei Knicks è sufficiente per puntare seriamente a free agent del calibro di Kevin Durant, Kemba Walker e Kyre Irving.

Nonostante i Knicks non accedano ai playoffs dalla stagione 2012-2013 ed abbiano avuto la scorsa stagione il peggior record nella storia della franchigia, I Knicks e la città di New York  rimangono sempre una realtà affascinante in cui giocare e vivere.

Il nome di Kevin Durant si trova attualmente in cima alla lista del GM dei Knicks. Poche settimane fa, tifosi e analisti davano già per certo il passaggio di Durant dai Golden State Warriors ai Knicks.

Inoltre, i New York Knicks hanno ottime possibilità di aggiudicarsi la prima scelta al draft NBA di giugno. Prima scelta che si traduce automaticamente con il nome di Zion Williamson. Vedere quindi l’ex Duke vestire la maglia dei Knicks è molto più di un semplice sogno.

Tra sogni proibiti e certezze incrollabili, l’estate dei Knicks potrebbe segnare l’avvento di una nuova era nella NBA. Parola di Scott Perry e Steve Mills.

Celtics-Pacers, la serie delle difese, e di Kyrie Irving

Quella che vede protagonisti i Boston Celtics e gli Indiana Pacers, quarta e quinta forza della Eastern Conference, si prospettava per molti come una serie equilibrata. Per quanto fatto vedere in campo dalle due squadre le aspettative sono state rispettate, con diverse rimonte e capovolgimenti di fronte. Tuttavia, il risultato della serie, al momento, è fermo su un perentorio 2-0 in favore di Boston, che ha saputo sfruttare a pieno il fattore campo nelle prime due uscite della serie.

Ad interpretare il ruolo di protagonista ci hanno pensato, fin dai primi scambi di gara 1, le difese. L’unico che è riuscito, in entrambi i confronti, ad emergere nella metà campo offensiva è stato il solito Kyrie Irving. Nessuna delle due squadre, infatti, è riuscita ancora a superare la soglia dei 100 punti.

Le cause della mancanza di incisività offensiva delle due compagini sono state in parte le difese molto decise ed abili, soprattutto nei cambi in uno contro uno, anche dei lunghi. In parte, invece, sono mancate idee e fantasia sotto il canestro avversario. Gli attacchi di Boston e Indiana hanno mostrato poche alternative, facilmente annullate dalle rispettive difese, sicuramente più in forma.

CELTICS-PACERS GARA 1: GLI ATTACCHI SBATTONO CONTRO LE DIFESE

Gara 1 al TD Garden si è conclusa sul 74-84 in favore dei padroni di casa. Un risultato davvero insolito per la moderna NBA, dai ritmi molto alti e dai punteggi che raramente nemmeno si avvicinano a quota 100. In effetti, ad un occhio distratto, questo punteggio potrebbe sembrare un parziale di fine terzo quarto. Così non è, ovviamente, e questi numeri sono figli di difese estremamente attente contrapposte, come detto, ad attacchi non altrettanto ispirati.

Boston si era presentata alla serie forte della sua capacità di segnare punti facili in contropiede contro Indiana in regular season, alla quale, dopo l’infortunio di Victor Oladipo, aveva rifilato ben 122.0 punti di media. Queste premesse non sono state rispettate, ed i primi minuti dell’incontro sono particolarmente emblematici.

Indiana ha confermato di basare tutte le sue aspirazioni in postseason, privata della sua stella Victor Oladipo, sulla difesa. Mentre infatti il loto attacco non funzionava al meglio, con Darren Collison che non riusciva a produrre giocate incisive, abusando del pick and roll con il lungo Myles Turner, o degli scarichi per la mano calda di Wesley Matthews da 3, i Pacers hanno costruito il loro vantaggio sugli stop difensivi rifilati agli avversari. Dopo 5 minuti di gioco i Celtics avevano 4 palle perse, a 7 minuti dalla fine del secondo periodo erano diventate già 8. Le squadre sono così andate al riposo lungo sul 45-38 in favore degli ospiti.

L’attacco di Boston dipende molto dalla sua stella, Kyrie Irving, che infatti nel primo tempo ha fatto registrare solo un 3/10 dal campo. A tenere a galla i Celtics sono stati i punti prodotti in uscita dalla panchina da Marcus Morris. Le offensive della squadra si basano molto infatti sul palleggio di Irving, che è poi in grado di produrre una penetrazione, un tiro dalla media, da 3 o uno scarico per un compagno. Non essendosi reso mai pericoloso, il Uncle Drew non è così riuscito nemmeno ad attirare su se stesso le attenzioni della difesa per liberare i compagni.

Nel secondo tempo, tuttavia, la musica è cambiata. Il terzo quarto è stato il turning point degli eventi. Indiana ha segnato solo 8 punti, mentre Boston 26. La situazione, entrando nell’ultimo periodo, era così sul 53-64. La squadra di casa è riuscita a migliorare ancora la difesa, mentre in attacco Irving si è reso più pericoloso dal palleggio e Morris ha continuato a segnare punti importanti. A chiudere il quarto, e probabilmente anche la partita, a livello mentale, una tripla acrobatica di Terry Rozier per battere la sirena finale.

Kyrie Irving in contropiede attrae sul suo palleggio l’attenzione della difesa, scaricando sul perimetro per Marcus Morris, che per tutta la partita ha segnato tiri del genere.

Nell’ultimo periodo i Celtics hanno suggellato la loro vittoria, confermando la buona difesa, anche dei lunghi Al Horford e Aron Baynes, sui cambi, e riuscendo a colpire in contropiede. Risultato finale: 74-84, con i 20 punti segnati da Irving e Morris a spingere la squadra alla vittoria. Si tratta della prima volta in stagione in cui Boston segna meno di 100 punti ed ottiene il segno W.

CELTICS-PACERS GARA 2: ANCORA DIFESA, MA ECCO KYRIE

Anche nel secondo incontro della serie a spuntarla sono stati i Celtics. Le difese delle due squadre sono state ancora incisive, con il punteggio che anche stavolta è rimasto relativamente basso: 91-99. La grande differenza rispetto a gara 1 è stata nella prestazione di Kyrie Irving. Il numero 11 di Boston è riuscito in quello che aveva fatto vedere solo in parte nell’incontro di domenica: si è reso pericoloso dal palleggio.

Fin dal primo quarto l’ex giocatore dei Cleveland Cavs ha preso in mano l’attacco dei suoi. Iniziava l’azione palleggiando al vertice alto dell’area, dove uno dei lunghi, Baynes, Horford, o Theis quando era in campo, gli portava un blocco. Da questa situazione Irving è in grado di essere molto pericoloso, con una conclusione efficace al ferro, con un tiro direttamente dal palleggio oppure attirando la difesa su di sé con una penetrazione seguita da uno scarico per un compagno così liberato.

Irving sfrutta il blocco di Al Horford, dopo un hand-off dello stesso centro, per sfruttare il mismatch creatosi contro il lungo avversario.

Sebbene la bravura dei Pacers sulla difesa uno contro uno anche in situazioni di cambi non sia indifferente, non è stata una dinamica semplicissima da leggere. Nonostante questo, i primi due quarti sono stati tutto sommato equilibrati, con le squadre andate a riposo sul 50-52 in favore dei padroni di casa.

Il terzo quarto, che aveva sorriso a Boston in gara 1, ha sorriso stavolta a Indiana. I Pacers hanno tirato con efficienza da fuori e da sotto il ferro, provocando, come nei primi due quarti di gara 1, tante palle perse per i Celtics. A fine periodo gli ospiti conducevano 79-68, forti anche di un parziale di 10-0 che li aveva portati sul 70-58.

Il quarto quarto è stata tutta un’altra storia. Irving ha continuato a pungere la difesa avversaria, che, nei casi in cui riusciva a chiuderlo efficacemente, si trovava scoperta sul perimetro, o nel pitturato, dove il numero 11 è stato bravo a spedire la palla nei momenti giusti. La difesa dei Celtics è migliorata molto rispetto al periodo precedente, forte ancora dell’abilità dei suoi due lunghi titolari, Baynes e Horford, di cambiare su ogni tipo di giocatore. Sebbene Kyrie non abbia segnato negli ultimi 3 minuti di partita per le chiusure degli avversari, l’attenzione che ha attirato a sé per tutto l’incontro faceva sì che i Celtics avessero sempre qualche uomo parzialmente libero pronto a segnare.

Indiana è stata ancora vittima di una cattiva prestazione durata un quarto intero. In gara 1 avevano segnato solo 8 punti nel terzo quarto, in gara 2, nell’ultimo periodo, ne hanno messi a segno 12, permettendo così a Boston di completare la rimonta segnandone ben 31, concludendo la partita sul 91-99. Irving chiude da vero leader, con 37 punti, 7 assist e solo 2 palle perse.

Horford accetta il cambio su Bogdanovic, lo stoppa, e dall’altro lato del campo Tatum segna la tripla del vantaggio decisivo per i suoi.

CELTICS-PACERS: COSA ASPETTARSI?

La serie ora si sposterà ad Indianapolis. I Pacers avranno il favore del tifo in una gara 3 che sarà fondamentale. Sarà infatti decisiva per il risultato della serie: se Boston dovesse andare sul 3-0 i giochi sarebbero praticamente conclusi. Nel caso in cui Indiana vincesse, portandosi sul 2-1, avrebbe dalla sua l’inerzia e l’entusiasmo dei tifosi amici per andare anche a pareggiare la serie in gara 4.

Il file rouge dei primi due incontri sono state chiaramente le difese, che hanno prodotto punteggi così bassi. Entrambe le squadre si sono dimostrate abili ed efficaci nel difendere il proprio ferro. Allenatori e giocatori hanno dimostrato rapidità di pensiero nella gestione dei cambi difensivi, molto spesso efficaci, anche in caso di mismatch del tipo lungo su guardia.

L’unico giocatore che è riuscito ad eludere più e più volte le chiusure difensive, costruendo tiri efficaci per sè ed i compagni è stato Kyrie Irving. E’ proprio la superstar con il numero 11 l’arma in più di Boston, in grado di creare occasioni dal nulla e di rendere vani gli ottimi movimenti difensivi avversari.

Indiana, purtroppo, ha perso per infortunio l’unico giocatore in roster ad essere davvero in grado di gareggiare con Irving in questi aspetti del gioco: Victor Oladipo. Ai Pacers servirà dunque continuare a giocare di squadra e cercare di difendere al massimo, per provare a superare una compagine con le stesse caratteristiche, ma che ha, in più, un uomo a cui guardare nei momenti difficili.

Sixers-Nets si accende, Dudley: “Embiid, poco da ridere, Ben Simmons giocatore nella media”

Sixers-Nets streaming

La gomitata (involontaria) rifilata da Joel Ambiid a Jarrett Allen è piaciuta ben poco ai Brooklyn Nets, e molto meno sono piaciute a Jared Dudley e compagni le scuse “forzate” del lungo camerunense dei Sixers dopo gara 2.

Un colpo al viso ha costretto Allen ad abbandonare la partita per alcuni minuti. La gomitata di Embiid è stata sanzionata con un “flagrant foul” e la star dei Sixers si è scusata in conferenza stampa dopo la vittoria dei suoi che ha pareggiato la serie.

Stavo solo cercando di essere aggressivo” Così si è giustificato Embiid. A provocare la reazione di alcuni giocatori dei Nets sono state però le risate “sotto i baffi” di Ben Simmons ed Embiid dopo la frase di scuse: “E’ solo che non sono proprio un tipo umile, non sono abituati a sentirmi dire una cosa del genere” Ha cercato poi di ricomporsi Embiid.

Risate non gradite: così Jared Dudley, veterano di mille battaglie per Brooklyn: “Joel è fatto così, ama sembrare un tipo scanzonato. Non credo abbia fatto apposta, però è chiaro che ogni volte che agiti i gomiti in quel modo, c’è il rischio di colpire qualcuno. Ma l’essere scanzonato non giustifica le risate o la mancanza di rispetto“.

Spencer Dinwiddie non è da meno: “Se fosse stato Allen a sgomitare a quel modo, sarebbe stato espulso. Embiid e Simmons? Sono due ragazzi, c’è poco da dire. Facciano come credono, noi non cederemo a questi giochi“.

Sixers-Nets, Jared Dudley: “Ben Simmons? Giocatore nella media”

Alle “sportellate” in campo corrispondono come di consueto in ogni serie di playoffs che si rispetti provocazioni verbali di ogni sorta.

Jared Dudley punge Ben Simmons alla vigilia della terza partita (un Simmons autore di una gara 1 in sordina e di una seconda partita di livello superiore), preannunciando quale sarà il trattamento difensivo riservato al giocatore australiano dei Sixers:

Ben Simmons è un grande giocatore in transizione offensiva. A metà campo è un giocatore normale, nella media. Lo lasceremo libero di tirare da fuori finché non dimostrerà a tutta la NBA che è in grado di prendere e segnare quel tiro. Oggi non ci prova nemmeno, quindi sappiamo cosa dobbiamo fare con lui

Gara 3 è in programma per giovedì notte (ora italiana) al Barclays Center di Brooklyn. Dopo aver saltato gara 2 per un problema al polpaccio, Jared Dudley sarà di nuovo in campo.

Raptors-Magic, una serie con un risultato scontato ma non troppo

 

Come sempre i Playoff Nba ci hanno abituato a non dare mai nulla per scontato, uno di questi casi è la serie RaptorsMagic.In cui si vede il team con il secondo record più alto della  Eastern Conference (1°Milwaukee Bucks) essere battuto in casa  in gara 1 da una squadra che ricopre la settima posizione. Per poi in gara 2 dominarli in entrambi i lati del campo, facendo dimenticare ai tifosi e a tutto l’Air Canada Center la sconfitta subita negli ultimi istanti appena qualche giorno fa.

Entrambe le squadre nelle loro sconfitte hanno mostrato i loro punti deboli. Per quanto riguarda i Raptors, la loro PG Kyle Lowry continua ad avere dei momenti di calo una volta arrivata la postseason. Per un giocatore cosi determinante per la sua squadra, avere dei momenti bui sempre nei momenti più decisivi della stagione può essere un gran problema.Passando dall’altro lato, i Magic risentono molto del mancato apporto offensivo da parte di Vucevic, giocatore chiave della squadra. Ma anche alcune lacune difensive e la mancanza di carattere non verranno perdonate da Leonard e compagni.

Con la fine di gara 2 la serie si sposta in Florida, e la possibilità di giocare in casa per i Magic potrà rendere il risultato della serie meno scontato di quanto tutti gli appassionati pensino, dando del filo da torcere ai talentuosi Toronto Raptors.

 

RAPTORS-MAGIC: LOWRY E D.J AUGUSTIN DECISIVI IN NEGATIVO E POSITIVO IN GARA 1

 

La panchina degli Orlando Magic che guarda la tripla vincente messa da D.J Augustin in gara 1 Raptors-Magic

Gara 1 della serie vede uscire vittoriosi negli ultimi secondi della partita gli Orlando Magic dall’Air Canada Center. La squadra guidata da Clifford grazie alla grande serata in attacco di D.J Augustin, è riuscita a battere i grandi favoriti dei Raptors. Augustin con i suoi 25 punti, 2 rimbalzi e 6 assist è stato il leader offensivo dei Magic in questa sudata vittoria, soprattutto con gli ultimi due canestri decisivi. Uno in penetrazione con un layup per il pareggio, e l’altro un tiro da 3 che sigla la vittoria a pochi secondi dal termine, sfruttando l’errore fatto da Gasol e Leonard sul Pick and roll centrale giocato con Vucevic. Da premiare anche la difesa di Aron Gordon e Jonathan Isaac su Leonard, e il grande apporto di tutta la panchina (Michael Carter Williams in primis).

Il canestro decisivo di DJ Augustin in gara 1 di Raptors-Magic

L’altro giocatore decisivo di gara 1, ma in negativo è Kyle Lowry, che tirando con un 0/7 dal campo, 0/6 da tre e 0/2 ai liberi ha terminato la partita con 0 punti a referto. La Point-Guard proveniente da Philadelphia non è nuova a questi cali di prestazione nei Playoff. Il suo apporto offensivo è troppo importante per la squadra, e questi momenti bui portano il team ad andare in contro a difficoltà durante la partita.

Anche i problemi nel tiro dall’arco da parte del resto della squadrahanno pesato: gara 1 di Raptors-Magic li ha visti tirare con un pessimo 12/36. Uno dei peggiori riguardante questo aspetto, ovviamente dopo Lowry, è stato Pascal Siakam che sì ha chiuso la partita con 24 punti 9 rimbalzi e 4 assist ma ha tirato dall’arco con lo 0% (0/4). Percentuale che unita a quella di Lowry ha portato l’attacco dei Raptors a non essere molto efficiente.

 

RAPTORS-MAGIC: DOMINIO TOTALE DEI RAPTORS IN GARA 2

I Toronto Raptors in gara 2, al contrario di gara 1 che è stata sempre combattuta fino alla fine, sono scesi in campo con la voglia di ristabilire immediatamente i rapporti di forza.

Iniziando subito il primo quarto con un parziale di 11-0, imponendosi subito sulla impotente difesa di Orlando, arrivando addirittura ad avere 34 punti di vantaggio nell’ultimo quarto. Il protagonista della serata è stato come al solito Kawhi Leonard, che con i suoi 37 punti, 4 rimbalzi e 4 assist e tirando dal campo col 68,2%(15/22) e dall’arco con il 50 %(4/8) ha distrutto le speranze dei Magic. Bella prova di riscatto anche da parte di Kyle Lowry con 22 punti e 7 assist (8/13 al tiro), che mette in chiaro a tutti che è fondamentale un suo costante rendimento offensivo per andare avanti ai playoff.

Per quanto riguarda gli Orlando Magic, la squadra allenata da Clifford non è mai veramente entrata in partita. Le basse percentuali dal campo (37%) e quelle da 3 (26.5%) non hanno aiutato, aggiungendoci in più le 17 palle perse di squadra in confronto alle 7 dei Raptors si può dire che la partita è stata approcciata nel peggiore dei modi.

I principali colpevoli di questa brutta sconfitta sono i giocatori in cui il coach Clifford crede di più, Nikola Vucevic, Evan Fournier e il protagonista di gara 1 D.J Augustin. Il primo, il giocatore da cui si aspetta di più, ha terminato la gara con 6 punti e 6 rimbalzi, Fournier invece ha registrato nel tabellino soltanto 10 punti, mentre Augustin ha messo a referto soltanto 9 punti, di cui 7 provenienti dai liberi. La difesa asfissiante dei Raptors ad inizio partita ha dettato il ritmo di tutta la partita e dal terzo quarto in poi gli Orlando Magic sono stati completamenti allontanati dalla possibilità di rientrare in partita.

Con una partita dominata su entrambi i lati del campo la squadra allenata da Nick Nurse pareggia la serie e si prepara a spostarsi all’Amway Center, casa degli Orlando Magic, dove grazie al calore del pubblico di casa proveranno a mettere in difficoltà i favoriti Raptors di Leonard e Lowry.

VEDREMO UNA SERIE DOMINATA DAI RAPTORS O I MAGIC RIUSCIRANNO A TENERE TESTA?

Aspettarsi che i favoriti Toronto Raptors passino il turno è lecito, ma non bisogna pensare che i Magic apriranno loro il passaggio senza far nulla. Nelle prossime due gare si passerà a giocare in quel di Orlando in Florida, dove la squadra allenata da Clifford avrà la chance di farsi valere e magari stupire tutti gli appassionati del mondo NBA, passando il turno.

La chiave per dare del filo da torcere a Toronto per i Magic è puntare molto sul fattore casa, giocare con grinta e sperare che Vucevic in primis ma anche Fornier, Augustin, Gordon riescano ad innalzare il loro livello di gioco per mettere in difficoltà la solida difesa guidata da giocatori fenomenali in quest’aspetto del gioco come Leonard e Ibaka.

Invece i Toronto Raptors, se godranno sempre delle solite prestazioni di Kawhi Leonard, e Lowry troverà costanza offensiva insieme alla grande difesa che hanno, potranno letteralmente dominare questa serie passando il turno e avvicinandosi sempre di più alla vetta, le finali NBA.