Warriors KO a Portland, e Steve Kerr si infuria. Trail Blazers, arriva Enes Kanter

Un quarto periodo da soli 12 punti segnati, ed un flagrant foul fischiato a Draymond Green fanno perdere le staffe a coach Steve Kerr, che lancia la sua lavagnetta in campo ed aggredisce verbalmente gli arbitri.

Risultato, espulsione per Kerr, che prende le difese del suo giocatore e viene cacciato, e partita finita.

I Golden State Warriors cedono per 129-107 al Moda Center di Portland, contro i Trail Blazers di un Damian Lillard da 29 punti e 6 su 8 dalla lunga distanza. In una partita equilibrata per i primi tre quarti, la seconda di un back-to-back per gli Warriors, coach Kerr tiene a riposo DeMarcus Cousins e Andre Iguodala.

Kevin Durant e Steph Curry (32 punti a testa) sorreggono il peso offensivo della squadra, in una serata no al tiro per un nervoso Klay Thompson (9 punti e d un inconsueto 2 su 16 per Klay). I Portland Trail Blazers mandano 8 uomini in doppia cifra (17 in uscita dalla panchina per l’ottimo Jake Layman), guidati da un Dame Lillard perfetto (29 punti con 9 su 15 dal campo, 8 assist e nessuna palla persa), ed in grande serata di tiro tra le mura amiche del Moda Center.

Quarto periodo animato, inaugurato da un doppio fallo tecnico comminato a Thompson ed a Zach Collins, dopo un faccia a faccia tra i due giocatori. Il “duello” Collins-Thompson prosegue per tutto il quarto periodo, l’arbitro Ken Mauer deve intervenire più di una volta per separare i capannelli di giocatori che si creano a gioco fermo, mentre la partita prosegue in parità (104-101 Portland a 7:32 dal termine).

Con 3:54 ancora da giocare, un fallo duro di Draymond Green su Zach Collins viene sanzionato con un “flagrant foul”, Steve Kerr si infuria e lancia con rabbia la sua lavagnetta, inveendo contro il capo arbitro Mauer, che lo espelle.

Sono rimasto scioccato. Penso che quello di Draymond (Green, ndr) fosse solo un buon fallo, duro ma non cattivo. Non so cosa a New York, all’Olimpic Tower considerino un fallo cattivo, ma questa cosa mia ha lasciato davvero perplesso. Draymond solo ha fermato il giocatore lanciato a canestro, è stato in fallo per impedire all’attaccante di segnare (…) sono però contento di dove siamo, in vista della pausa per L’All-Star Game. Ora avremo la possibilità di tirare il fiato e prepararci per la corsa finale

– Steve Kerr sul fallo di Draymond Green –

Blazers-Warriors, Lillard: “Partita che dice tanto di noi” e a Portland arriva Enes Kanter

La partita finisce con l’espulsione di Kerr. Gli Warriors segnano solo due punti in quasi quattro minuti, e Portland prende il largo.

Per i Blazers una vittoria importante, dopo due sconfitte consecutive ed una incredibile rimonta subita a Dallas appena quattro giorni fa. Così Damian Lillard a fine gara:

Una vittoria importante. Siamo stati in grado di ricomporci (dopo le due sconfitte, ndr), tornare a casa ad affrontare la miglior squadra della lega e vincere la partita. Questo dice molto di chi siamo, del nostro carattere e del nostro processo di crescita

-Damian Lillard dopo Blazers-Warriors –

La partita del Moda Center è stata l’ultima prima della pausa per l’All-Star Game per i Portland Trail Blazers. Alla ripresa delle operazioni, la squadra di coach Terry Stotts avrà a disposizione il lungo turco Enes Kanter, in uscita da New York dopo la risoluzione contrattuale con i Knicks post trade deadline.

Kanter firmerà un accordo per il resto della stagione. Nel 2015, i Trail Blazers tentarono di arrivare al turco, allora restricted free-agent, ma l’offerta del GM di Portland Neil Oshley fu pareggiata dagli Oklahoma City Thunder. Kanter venne in seguito girato ai New York Knicks in cambio di Carmelo Anthony nell’estate del 2017.

Kanter è un giocatore che sa segnar ed andare a rimbalzo, ci aiuterà a diventare una squadra migliore. Credo che il ruolo che gli abbiamo proposto si adatti perfettamente alle sue caratteristiche, Enes Kanter saprà dare alla nostra panchina una dimensione diversa

– Terry Stotts su Enes Kanter –

 

Wesley Matthews è arrivato in Indiana: cosa porta nel bagaglio (tecnico)?

Wesley Matthews

Si dice che si debbafar di necessità virtù. Se in NBA c’è una squadra esperta in questo, risponde al nome di Indiana Pacers. La squadra di coach McMillan ha perso poche settimane fa la propria stella Victor Oladipo per un grave infortunio al ginocchio, e nonostante questo riesce ancora ad assestarsi nei piani alti della Eastern Conference . Urgeva comunque sostituire ‘Dipo infortunato e per questo è arrivato Wesley Matthews, un giocatore esperto e dai chiari lineamenti tecnici, non una stella, ma un role-player che ogni coach vorrebbe avere nella propria squadra.

Wesley Matthews è arrivato ai Pacers con il difficile compito di sopperire all'assenza della stella Oladipo
Wesley Matthews è arrivato ai Pacers con il difficile compito di sopperire all’assenza della stella Oladipo

WESLEY MATTHEWS: PRIMA DI TUTTO UN GRAN DIFENSORE

Una cosa certa su Wesley Matthews è che ha fatto bene ovunque sia andato. In ogni squadra è stato apprezzato in primo luogo perché è un difensore molto al di sopra della media degli esterni in NBA. Anzi, qualche anno fa probabilmente era tra i migliori in circolazione. Nella fase di non possesso Matthews non ha certo l’atletismo di Oladipo, ma la mobilità laterale, la velocità di piedi e l’intelligenza lo rendono un difensore di spessore sia vicino sia lontano dalla palla. Da questo punto di vista può adattarsi anche a giocare con compagni di reparto (perdonate il termine calcistico) più vulnerabili nelle retrovie e può sprecarsi sui migliori attaccanti avversari.

 

Un’incredibile difesa di Wesley Matthews su Russell Westbrook

Prendiamo come campione quella che è stata la miglior stagione per la nuova guardia dei Pacers, sia individualmente sia a livello di squadra. Parliamo dell’annata 2014/2015, quando il Nostro si trovava a giocare a Portland, a fianco di giocatori come Lillard, Batum, Aldridge e McCollum. In questo quintetto gli unici veri difensori di livello erano Matthews e Batum. Risultato? Un defensive rating (punti subiti su 100 possessi) di 98.5 con Wesley sul terreno di gioco, sostanzialmente una miseria per gli standard della Lega più celebre a livello cestistico. Non importa chi abbia intorno, Wesley Matthews rimane un grandissimo difensore e in un sistema difensivo collaudato come quello dei Pacers è un’aggiunta di livello.

IL TIRO DA TRE

Si parla spesso di 3&D, ovvero di giocatori che siano abili nella metà campo difensiva e in attacco si rendano utili aprendo il campo con il loro tiro da tre punti. La definizione in realtà calza a pennello per ben pochi giocatori (maestro su tutti è Klay Thompson) e l’ex Mavericks merita di essere enumerato in questo ristrettissimo club. Coach McMillan chiederà proprio questo a Matthews nella fase offensiva: generare spazi con la propria pericolosità dall’arco, in modo da rendere più fluido e arioso un attacco che, comunque, ha perso la propria arma principale.

 

Un assaggio della precisione dall’arco di Wesley Matthews

Parliamo d’altronde di un giocatore che ha già segnato 1506 triple in carriera con oltre il 38% di realizzazione e con quasi 7 tentativi per partita nella suddetta specialità. Una sicurezza insomma, che arriva ad Indianapolis portandosi in valigia voglia di difendere e una mano molto educata dalla distanza. Può sostituire Victor Oladipo? La risposta è no, ma Wesley Matthews è giocatore che rende bene in sistemi ben congegnati e quello dell’Indiana Pacers è un sistema più che funzionale da questo punto di vista. Non chiedetegli di sostituire, chiedetegli di integrarsi e sopperire, rimarrete affascinati dalle straordinarie doti di lavoratore di Wesley Joel Matthews.

Jordan scherza sui record di Westbrook e Harden: “E’ più difficile vincere 6 anelli”

record di Westbrook-Michael Jordan

Michael Jordan è stato uno dei più grandi giocatori (se non il più grande) che abbia mai messo piede su un campo da basket. A conferma di questo, oltre ai 6 anelli vinti, le giocate memorabili e le pagine di storia della NBA che ha scritto, ci sono i numerosi record da Jordan infranti. Tra questi primati, però, non ci sono quelli raggiunti recentemente da Russell Westbrook e James Harden.

Michael Jordan si esprime sui record di Westbrook e Harden

Ieri sera, durante la conferenza stampa, è stato chiesto a MJ quale fosse il record più difficile da realizzare tra quello raggiunto da Westbrook e quello raggiunto da Harden. Infatti, in questa stagione, il playmaker dei Thunder è diventato il primo giocatore di NBA ha mettere a referto 10 triple doppie consecutive. Mentre “il Barba” è stato il primo di sempre a far registrare 30 almeno punti in 30 partite di fila. La riposta del proprietario degli Charlotte Hornets è stata secca e sicura con la sua solita ironia:

Il record più difficile è vincere sei finali” (fonte di Steve Reed di The Associated Press).

Jordan ha portato i Chicago Bulls alla vittoria di sei titoli NBA nel giro di 8 anni, dal 1991 al 1993 i primi tre e dal 1996 al 1998 gli altri tre (nei due anni di mezzo non ha giocato a basket, ma era passato al baseball).

Dopo la risposta l’ex guardia dei Chicago Bulls ha ammesso che i due risultati ottenuti dalle stelle sopra citate sono la dimostrazione del talento che hanno i due giocatori e, di conseguenza, del talento che c’è nella NBA.

A parte gli scherzi questa è la dimostrazione della grande qualità che c’è adesso nel nostro campionato. Sono molto orgoglioso di ciò che hanno fatto entrambi, perché stanno lasciando un segno in questa lega. Penso che questi risultati aiuteranno davvero la lega a crescere“.

Jordan ha ragione questi due sono, da qualche anno, due dei protagonisti delle lega. Harden, durante le 30 partite sopra i 30 punti, ha realizzato una media di 41.5 punti, 7.7 rimbalzi, 7.5 assist e 2.3 palle recuperate a notte. Mentre Westbrook sta viaggiando alla media stagionale di almeno 10 punti, 10 rimbalzi e almeno 10 assist per la terza regular season consecutiva. Numeri paurosi per il campionato più bello al mondo.

Lotta playoff ad Ovest: Kings, Clippers e Lakers per un posto

Lonzo Ball and De’Aaron Fox, Los Angeles Lakers vs Sacramento Kings at Golden 1 Center

Lotta playoff ad Ovest più accesa che mai, in una sfida tutta californiana tra Kings, Clippers e Lakers.

Dopo la sconfitta di questa notte contro Minnesota, i Los Angeles Clippers sono scesi al nono posto in classifica, facendosi scavalcare da Sacramento. Rimane stabile in decima posizione invece, l’altra franchigia losangelina, ovvero i Lakers.

Lotta playoff ad Ovest: Sacramento Kings

I Sacramento Kings occupano, come detto in precedenza, l’ottavo ed ultimo posto valido per qualificarsi alla postseason, grazie ad un record di 30-26: una delle più belle sorprese della stagione in corso. Guidati da un gruppo di giovani che sembra aver fatto il salto di qualità definitivo, con a capo De’Aaron FoxBuddy Hield, e Bogdan Bogdanovic; i Kings puntano a giocare i playoff per la prima volta dal lontano 2006. Può rivelarsi decisivo da questo punto di vista, l’innesto di Harrison Barnes.

Lotta playoff ad Ovest: Los Angeles Clippers

Tra le tre squadre citate, LAC è quella che ha fatto la mossa di mercato più importante in ottica playoff, ma in negativo. Attraverso la trade che ha spedito Tobias Harris a Philadelphia, si è infatti privata di uno dei propri leader. C’è curiosità comunque per capire fino a dove riuscirà ad arrivare la squadra di coach Rivers, attraverso i propri giovani, come  Shai Gilgeous-AlexanderLandry ShametMontrezl Harrell, e Ivica Zubac; ed i veterani Gallinari, Williams e Patrick Beverley,

Lotta playoff ad Ovest: Los Angeles Lakers

La squadra peggio posizionata, eppure probabilmente quella con le maggiori chance di prendere parte ai playoff. A vantaggio dei Lakers, oltre che un roster di buon livello, vi è soprattutto il fattore LeBron James. Il re non manca i playoff addirittura dal 2005, e le Finals dal 2010. L’attuale posizione di classifica è in gran parte dovuta dai tanti infortuni (tra cui quello di LeBron), di cui quelli di Hart e Ball sono gli ultimi in ordine cronologico.

 

Trade Marc Gasol: cosa cambia in casa Raptors e Grizzlies

Trade Marc Gasol-Grizzlies-Raptors-marc-gasol-conley

La trade deadline invernale della NBA è stata molto animata, e ha visto molti cambiamenti importanti per la zona playoff soprattutto ad Est. Cosi, con l’affare più grosso ed eclatante saltato (Anthony Davis ai Lakers), le luci della ribalta se le sono prese la trade che ha portato Harris a Philadelphia, e i tentativi di rilancio di Fultz a Orlando e Matthews ad Indiana. Toronto, seconda nella Eastern Conference, ha deciso di inserire un top player nella posizione di centro come Marc Gasol, sacrificando Jonas Valanciunas, Delon Wright, Cj Miles ed una seconda scelta 2024, finiti ai Grizzlies. Andiamo ora ad analizzare cosa cambia nelle due squadre sotto l’aspetto tecnico e tattico, e come i nuovi arrivi possano influire nel proseguo della stagione.

Come cambiano i Raptors dopo la trade Marc Gasol

Leonard e Gasol, il nuovo esplosivo duo dei Toronto Raptors

Toronto va all-in. Questo movimento di mercato è il chiaro segnale di una franchigia che, dopo aver costruito nell’arco degli anni una squadra competitiva, abbia ora deciso di effettuare il definitivo salto di qualità per giocarsi le proprie chance per l’anello. Non è stato uno scambio indolore per i canadesi, ma per un giocatore col pedigree di Marc Gasol, qualcosa di importante si doveva concedere. Toronto ha cosi sacrificato Jonas Valanciunas, Delon Wright e Cj Miles. Il lituano, dopo 7 anni ai Raptors, è sembrato a fine corsa con i canadesi, e forse cambiare aria può fargli bene. L’apporto in cifre è sempre di buon livello (12.8 punti e 7.2 rimbalzi), ma il suo ruolo in squadra stava diventando sempre meno importante, con una discesa iniziata perdendo il posto da titolare in quintetto. Wright e Cj Miles sono due role player utili per dare fiato ai titolari e mettere minuti di intensità difensiva ed offensiva. Il loro addio è meno pesante, visto che entrambi avevano davanti nelle rotazioni altri giocatori (Lowry e VanVleet per Wright, Leonard, Powell e Anunoby per Miles).

Per tre giocatori che escono, uno ne entra, ma è di quelli importanti. Marc Gasol ad ormai 34 anni non è più un ragazzino ma, dopo una vita a Memphis, vuole dimostrare di poter essere un fattore decisivo anche nella lotta per il titolo. Quest’anno i numeri non sono eclatanti (poco meno di 16 ppt e quasi 9 rpt) ma lo spagnolo sta dando continuità di rendimento, segnale di una buona forma dopo molti anni di cronici problemi fisici. Nel confronto diretto con Valanciunas, Toronto guadagna un giocatore più completo nei movimenti spalle e fronte al canestro, fisico e tecnico, con doti di passatore notevoli. La sua capacità di leggere i movimenti dei compagni sarà molto utile per premiare i tagli e l’atletismo dei vari Leonard, Siakam ed Ibaka. Probabilmente, per non stravolgere l’equilibrio trovato, Gasol partirà dalla panchina, dando nuovo lustro ad una delle migliori second unit della Lega. La sua esperienza sarà fondamentale nella gestione dei finali nei match concitati, dove Leonard si trova spesso troppo solo nel prendersi responsabilità.

Come cambiano i Grizzlies

Valanciunas, Wright e CJ Miles, i tre nuovi innesti dei Memphis Grizzlies

I Memphis Grizzlies perdono una delle sue bandiere, cessione dettata dal tentativo di rivoluzionare il roster ripartendo dai giovani. Il processo in realtà è molto lontano dall’essere compiuto, ed anche gli asset acquisiti dallo scambio non pongono a suo favore. A Memphis, infatti, arrivano un Valanciunas non più giovanissimo, forte di una player option da 17 milioni che certamente eserciterà, e due discrete aggiunte come Wright e Miles. Sugli esterni è arrivato anche Bradley, allungando molto le rotazioni dei piccoli, potendo cosi tenere sempre alta l’intensità sugli esterni. Poco altro da dire di positivo sullo scambio, Valanciunas è un buon pivot ma non tiene il confronto con Gasol, e lo scambio sembra essere stato fatto solo per constatare il totale disarmo di un team destinato alla lottery. La franchigia sembra in stato confusionale ed è molto probabile uno smembramento del roster nelle prossime annate. Peccato, la base del team che si è giocato degnamente le proprie chance nei playoff degli anni passati era buona, ma il team non è stato puntellato a dovere per poter competere per il titolo. I Grizzlies cosi vivacchieranno fino alla fine dell’annata, in attesa di liberare più spazio possibile per i nuovi arrivi dal draft.

Conclusione

In definitiva possiamo dire che entrambe le squadre, per motivi differenti, possono dirsi soddisfatti dalla trade. Toronto aggiunge un campione affermato in grado di dare quella dimensione interna che Valanciunas non garantiva, e che Ibaka non può dare per caratteristiche diverse. Con Gasol i Raptors non possono più nascondersi e si candidano seriamente per l’accesso alle Finals e per giocarsi le proprie chance per l’anello.

Memphis invece, apre ufficialmente il proprio periodo di rebuilding, con Gasol primo di una lunga serie di addii che presumibilmente vedremo nei prossimi mesi. La strada del tanking è spianata, e quasi certamente nel mercato estivo vedremo altri giocatori appetibili andare via (Conley in primis). Questo scambio tende a bloccare momentaneamente parte del cap dei Grizzlies, quindi probabilmente Memphis cercherà di liberarsi dei contratti acquisiti alla fine della stagione (soprattutto Valanciunas).

Lo scambio presenta molte sfaccettature, vedremo nei prossimi mesi se sarà decisivo per l’ascesa dei Toronto Raptors e per la scalata al draft 2019 dei Memphis Grizzlies.

 

 

Celtics-Sixers, Horford stoppa Embiid: “Ho sbagliato partita, colpa mia”, Hayward: “Al partita super”

La prima sconfitta dei “Phantastic 5” di Philadelphia è targata Boston Celtics. Al Wells Fargo Center di Philadelphia, i Celtics privi di Kyrie Irving superano di misura i 76ers di Joel Embiid.

112-109 il risultato finale per gli uomini di coach Brad Stevens, che si affidano all’esperienza di Al Horford ed alla grande partita in uscita dalla panchina di Gordon Hayward, ed ottengono la seconda vittoria stagionale sui rivali Philadelphia 76ers.

Al Horford è autore di un partita completa, chiusa con 23 punti, 8 rimbalzi, 5 assist e 4 recuperi in 35 minuti di gioco. Hayward conferma la buona vena offensiva dimostrata contro i Los Angeles Clippers e chiude con 26 punti e 6 triple mandate a bersaglio (su 7 tentativi), in 28 minuti.

Per i Sixers, cattive percentuali di tiro per Joel Embiid (autore di 23 punti e 14 rimbalzi) e Tobias Harris (10 punti e 8 rimbalzi, ma con 0 su 6 dalla lunga distanza). Jimmy Butler tra i migliori dei suoi, con 22 punti e 9 rimbalzi (7 su 12 al tiro e 7 su 10 ai tiri libero).

La sfida tra Celtics e Sixers si decide solo nel finale. Jimmy Butler sigla il -3 Phila allo scadere del terzo periodo (77-74), Joel Embiid e Ben Simmons tengono a contatto i Sixers ad inizio quarto quarto ma i Celtics continuano a colpire dall’arco dei tre punti, con Hayward, Horford (3 su 5 per l’ex Atlanta Hawks) e Jayson Tatum.

Embiid segna il canestro del +1 Sixers (103-102) a 2 minuti dal termine, prima della replica di Gordon Hayward dall’angolo destro. A 30 secondi dal termine, Boston è avanti di 2 lunghezze (108-106), quando Marcus Smart penetra a canestro attaccando un Joel Embiid gravato da 5 falli. La star dei 76ers non va in aiuto, e Smart schiaccia il +4 Celtics.

Jimmy Butler ricuce lo strappo in entrata, (108-107) ma Tatum non sbaglia dalla lunetta e chiude la partita.

Celtics-Sixers, Joel Embiid: “Che arbitraggio! Ma io ho sbagliato partita”

Al Horford si conferma cliente scomodo per Joel Embiid. Nelle ultime 10 partite tra Sixers e Celtics (tra playoffs 2018 e stagione regolare 2018\19) Horford ha limitato la stella dei 76ers a soli 0.73 punti per possesso (a fronte di una media di 1.08 quando marcato da altri difensori, dati ESPN), con una percentuale al tiro inferiore al 37%.

Ben 12 dei 16 tiri da tre punti presi da Embiid nelle 10 partite prese in esame sono arrivati contro Horford.

“(Horford, ndr) non fa nulla di che, sostanzialmente se ne sta fermo. Io ho dormito per tre quarti, ho sbagliato approccio. La sconfitta è colpa mia, e di nessun altro. La giocata sul +3 Boston? Sono stato uno stupido, ho recuperato il rimbalzo offensivo e segnato da 2, quando avrei dovuto riaprire per un tiro da tre per pareggiare. Ho presupposto che avessimo ancora un time-out, ma così non era. Ho fatto canestro ed ho pensato subito: ‘Joel, sei uno stupido’. Colpa mia, devo fare meglio. Gli arbitri hanno fatto schifo, comunque

– Joel Embiid dopo Celtics-Sixers –

Una critica che costerà alla star camerunense dei Sixers una multa, con ogni probabilità.

Gordon Hayward, autore di una delle sue migliori partite stagionali, spende parole di ammirazione per Al Horford a fine gara:

Al (Horford, ndr) è un difensore intelligente. Sa usare gli spazi e gli angoli giusti, e sa quando avvicinarsi e far sentire il fisico (a Joel Embiid, ndr), e quando allontanarsi. E’ tosto, cerca il contatto, non arretra mai ed è in grado di sprintare per contrastare il suo tiro da fuori. Embiid è un mostro fisicamente, vedere Al giocare così contro di lui è davvero incoraggiante

– Gordon Hayward dopo Celtics-Sixers –

Nuggets, Isaiah Thomas vede il ritorno in campo, coach Malone: “IT voce importante in spogliatoio”

Isaiah Thomas è finalmente pronto a ritornare in campo. A quasi un anno dall’operazione all’anca destra subita a fine stagione (annata iniziata ai Cleveland Cavs e terminata ai Los Angeles Lakers), l’ex star dei Boston Celtics potrebbe fare il proprio debutto stagionale in maglia Nuggets mercoledì, contro i Sacramento Kings al Pepsi Center di Denver.

Come riportato da Adrian Wojnarowksi di ESPN, la decisione ultima spetterà al giocatore. Thomas è stato reintegrato a tutti gli effetti nelle ultime settimane, durante le quali il giocatore ha svolto sessioni di allenamento complete in G-League prima e successivamente con la squadra.

Thomas, il cui infortunio risale alla finale di Conference dei playoffs 2017 tra Boston Celtics e Cleveland Cavaliers, aveva firmato in estate un contratto annuale al “veteran minimum” da 2.4 milioni di dollari con i Denver Nuggets di Mike Malone, già head coach di “IT” ai tempi dei Sacramento Kings (2011-2014).

Ai Nuggets, Isaiah Thomas si troverà a combattere per ottenere minuti dalla panchina, in un reparto guardie tanto numeroso quanto talentuoso. Alle spalle dei titolari Jamal Murray e Gary Harris (oggi infortunato), la guardia al secondo anno Monte Morris ed il prodotto al terzo anno da Florida State Malik Beasley hanno garantito a coach Malone qualità, punti e difesa in uscita dalla panchina.

In 32 partite disputate tra Cavs e Lakers durante la stagione 2017\18, Isaiah Thomas ha viaggiato a 15 punti e 4.7 assist a partita, in circa 27 minuti d’impiego e con il 37% al tiro.

Isaiah Thomas, coach Malone: “Una voce importante in spogliatoio”

Coach Mike Malone, da tempo estimatore di Thomas, ha parlato delle qualità di leadership e dell’importante presenza in spogliatoio per i suoi Nuggets dell’ex giocatore di Sacramento Kings e Phoenix Suns:

Anche se non ha ancora giocato, Thomas ha già avuto un profondo impatto sui nostri giovani. Isaiah è sempre presente, la sua voce si fa sentire in spogliatoio, negli huddle durante le partite ed in allenamento. Il nostro è un gruppo di ragazzi tranquilli, e chi conosce Isaiah sa che lui non è di certo un tipo tranquillo, per cui la sua presenza è una buona cosa. Thomas ha leadership e carisma, la sua voce è importante per noi

Così il compagno di squadra Monte Morris:

La sua capacità di guidare un gruppo ci ha aiutati. Probabilmente oggi non saremo così in alto in classifica se Thomas non fosse stato con noi, senza i suoi consigli e la sua esperienza. Io lo vedo come un esempio, non solo perché sia un mio pariruolo, ma anche per via di tutto ciò che ha passato e della sua grande esperienza

Coach Brad Stevens su Marcus Morris: “Ha ragione, dobbiamo giocare meglio”

Brad Stevens

Coach Stevens ha commentato le dichiarazioni di Marcus Morris rilasciate i giorni scorsi, in cui criticava fortemente la squadra e il modo di giocare. Morris ha sentito il bisogno di dire la sua in seguito alla brutta sconfitta in casa contro i Los Angeles Clippers.

I Boston Celtics si trovavano sopra anche di 28 punti prima della fine dei primi due parziali, prima di crollare nel secondo periodo, e regalare ai Clippers la rimonta più grande della loro storia. Due sere prima, Boston veniva sconfitto dai Los Angeles Lakers, i rivali di una vita, di Lebron James, a causa di un tiro allo scadere di Rajon Rondo. Anche in quell’occasione i Celtics si erano trovato in vantaggio anche di 20 lunghezze.

Al termine della partita, Marcus Morris dichiarava questo: “Non ci divertiamo proprio, non abbiamo nessuna durezza, sembra che giochiamo per perdere[…] Noi non stiamo facendo squadra, vedo soltanto un gruppo di individui.” E ancora: “I ragazzi non riescono ad essere competitivi e, ribadisco, non è divertente giocare così.”

Le sue dichiarazioni hanno aperto un dibattito su una possibile crisi in casa Boston Celtics, ma solo il campo ci darà le risposte. Nel frattempo, durante la notte, sono arrivate le risposte di coach Brad Stevens.

Coach Stevens: “Dobbiamo essere molto meglio di così”.

Per Adam London di NESN, Stevens ha etichettato le parole di Morris come un problema. Infatti, ha detto di essere d’accordo con le parole del 29enne, riguardo il fatto di non essere un team , ma un gruppo di individualità. Ma Stevens ha detto che, finchè metterà il suo nome davanti, Morris potrà dire ciò che vuole.

“Una delle cose che ci siamo detti a inizio anno è quella di non voler avere una squadra di fonte anonime.” Ha detto Stevens. “Perciò, se ha intenzione di dire qualcosa, devi mettere il tuo nome nella frase. Le frustrazioni di Marcus erano ovviamente evidenti, e penso che avrebbe da dire un sacco di cose riguardo le ultime due partite. Abbiamo bisogno di giocare molto meglio di così nel chiudere le partite, e nel gestire le situazioni scomode durante le gare”.

Dwight Howard era il futuro

Dwigth Howard-storia

Se buttiamo uno sguardo indietro negli anni, la figura del centro era ben delineata da determinate caratteristiche: forza fisica, predominio nel pitturato, solidità sotto ambo i ferri, una difesa stabile, rimbalzi per una rapida ripartenza o seconde occasioni dopo un tiro fallito. Insomma un centro era, o forse è ancora dominante in post, pronto a demolire le difese e a contenere gli attacchi avversari. Oggi parliamo di uno che forse faceva parte di loro e che avrebbe potuto chiudere la carriera in maniera molto migliore: Dwight Howard.

I centri dominanti del passato: Dwight Howard fa parte di loro?

Ci sono stati parecchi giocatori che hanno alzato l’asticella e di conseguenza il livello delle prestazioni in quel ruolo; back in the days Wilt vs Bill – un classico; Ferdinand Lewis Alcindor jr aka Kareem Abdul- Jabbar – skyhook master; Moses Malone– pura leggenda; Hakeem  “Il Sogno”  Olajuwon – con il suo piede perno ha aperto nuovi orizzonti per i lunghi; David Robinson – difensore spaventoso; Tim Duncan – killer sienzioso; Karl Malone – un grazie va a John Stockthon. Infine, il vero cambiamento è arrivato con Shaqdiesel. Ha letteralmente raso al suolo qualsiasi difensore provasse a contrastarlo per molti  anni, da Orlando ad L.A. (Ben Wallace potrebbe vederla diversamente!), ma neanche a Miami ha scherzato… Dopo di lui ci sono stati pochi nomi che hanno spalancato occhi e bocche, fino all’arrivo del nuovo fenomeno di Orlando.  Prima scelta indiscussa al draft 2004 un talento raro, fisicamente ed atleticamente devastante, senza contare l’impressione generale immediata di essere un ragazzo con la testa sulle spalle e dedito al lavoro; appunto Dwight Howard.

Cifre mostruose all’ hs… e al primo anno tra i pro non è stato da meno; i Magic da squadra mediocre sono diventati in pochissimo tempo un team in corsa per le finali, specialmente dopo aver affiancato un tiratore come Rashard Lewis a D-12, alleggerendo la pressione sulle sue spalle e rendendo possibile contare su più fuoco da dietro l’arco dei tre punti. Dwight, arrivato nella lega giovanissimo, dopo un paio di stagioni ad altissimo livello ed esperienze estive con la nazionale U.S.A., ha decisamente compiuto quel passo in avanti, che lo ha reso chiaramente inarrestabile. Dentro l’area non c’era modo di fermarlo se non commettendo fallo; la sua abilità nel tagliare fuori l’avversario con spin moves istantanei, anche senza palla (esempio, quando vira creando l’asse di passaggio per un alley-oop), lo ha abituato a punti su punti con un sacco di fischi a favore, aprendogli la strada verso la lunetta.

A proposito di tiri liberi…

Dopo Shaq, si è creato un immaginario ancora più marcato del centro ideale e intensamente desiderato dalle squadre (vedi Bynum); Dwight Howard è stato subito marchiato come lo “Shaquille O’Neal del nuovo millenio”, dato le numerosissime caratteristiche comuni tra i due giocatori. Squadra del draft, potenza, pessima efficacia dalla linea della carità, predominio fisico in campo, punti di riferimento dell’attacco e… i personaggi extrasportivi che sono riusciti a creare. Shaq è stato draftato ad inizio anni ’90, età d’oro dell’hip hop, infatti il suo approccio alla disciplina del rap è stato fin da subito coltivato parallelamente alla sua carriera d’atleta, con la produzione di album più che dignitosi; per non parlare del suo spirito da Joker, esploso incontrollabilmente  nella Città degli Angeli, intrattenitore e showman allo stato puro. Ecco ,Dwight non è da meno, sempre sorridente e con la battuta pronta, anche se nel suo anno da matricola era molto introverso davanti alle telecamere; al contrario negli spogliatoi con i suoi compagni, le risate scorrevano a fiumi, ed è proprio grazie ai suoi teammates veterani, Grant Hill – Steve Francis – Cuttino Mobley, che ha cominciato a mostrare la sua vera natura da burlone e bambinone; gli dissero di mostrarsi per com’era davvero li ascoltò decisamente.

Dopo aver guidato ai playoff i suoi Magic, superando anche King James,  le voci intorno a lui hanno cominciato a prendere una piega particolare… l’accusa mossa nei suoi confronti era chiara: “troppo molle e poco incisivo, nei momenti clue della gara non tira fuori gli attributi”. Non sono accuse del tutto infondate sinceramente parlando, dato che se andiamo a recuperare i filmati di più partite, D-12 spariva letteralmente dal gioco… i motivi non li possiamo sapere di certo, che fossero meriti della difesa o sue mancanze, è andata così.

Sotto questa prospettiva, certi mormorii degli pseudo critici del gioco e in particolar modo dei tifosi, possono anche esser giustificati e comprensibili, però sono sempre state tirate in ballo questioni piuttosto prive di fondamenta. “Dopo una schiacciata si mette a ridere, non è mai serio e concentrato” –  a detta di chi ha vissuto intorno al giocatore, è sempre stato un vero lavoratore, sul campo e in particolar modo in sala pesi, tanto che  gli piaceva“mangiare un po’ di pesi”, come lui dice. Le accuse di poca professionalità, solo perché sul suo volto era sempre stampato un sorriso, le ho trovate fuori luogo, proprio perché vuol dire non aver capito che tipo di personalità fosse quella di Howard. Come dichiarato, la sua famiglia, molto religiosa, lo ha formato insistentemente tramite una forma educativa molto rigida, basata sul rispetto per le persone, indifferentemente da ceto e provenienza. La sua attitudine ha sempre sfociato in gentilezza, considerando anche il rapporto instaurato coi fan.

Oh you been lifting lifting.

Un post condiviso da Dwight Howard (@dwighthoward) in data:

Dwight Howard e Shaq: mai così lontani

Valutando un po’ tutti questi aspetti, ai miei occhi balza un distacco immenso dalla figura di Shaq; a livello umano è stato addirittura visto come se tentasse di calarsi nel personaggio di O’Neal, ma caratterialmente non si può negare la lontananza tra i due.. se Shaquille sputava rime sul microfono, Howard passava le giornate a guardare il Re Leone e Alla ricerca di Nemo, grandi film, per carità, però rendo l’idea no?Da essere campione e protagonista dello Slam dunk contest (particolarmente contro KryptoNate), membro del team Adidas con K.G., T-Mac, Agent 0, Timmy e Mr Big Shot, dominatore della lega e diretto rivale di Lebron nella east coast, ha cominciato gradualmente a perdere rilevanza.

In che senso?

La sua grandezza all’interno del mondo NBA, si è ridimensionata di anno in anno e i motivi sono molteplici: gli infortuni giocano sempre un ruolo importante nelle carriere dei giocatori, e Dwight lo ha appreso sulla sua pelle; non riuscire a portare Orlando a vincere il trofeo è stata una grossa delusione, considerando che ha più volte pubblicamente affermato fosse il suo obbiettivo principale; la crocifissione dell’opinione pubblica dopo la disfatta dell’esperienza Lakers – “prima o poi tutti i grandi centri devono passare da L.A.” – è un po’ la regola non scritta che vige, però nel suo caso è stato l’inizio ufficiale della  discesa. Le tensioni con Kobe si erano fatte pesanti, neanche un Nash è riuscito a calmare le acque. L’avventura Houston è stata sicuramente interessante, la speranza di affiancare il Barba con D-12, era l’unica fiamma  che cercava di tenere acceso quel team (un plauso anche ad un Lin proveniente da un momento magico). Il duo Harden – Howard non ha funzionato come avrebbe dovuto, sulla carta devastante, ma credo che una chiave di lettura fondamentale, venga risaltata maggiormente se si compie una rapida analisi a livello generale sull’evoluzione del gioco e dei vari ruoli interpretati dai giocatori.

Dopo l’innesto delle point-guard “moderne”, come Rose e Westbrook, assemblate apposta dalla natura per mandare in disperazione le difese, anche gli altri quattro giocatori del quintetto, hanno dovuto adeguarsi, ma in particolare il lungo. L’esempio più plateale sono i Miami Heat di Lbj e D-Wade… osservate come il loro 5 , Joel  Anthony, eccelso difensore, fosse chiaramente dedito ad occuparsi di due chiare situazioni: proteggere il proprio canestro e lasciare libera l’area in attacco, per creare lo spazio ai penetratori. Per quanto ami Joel, che tecnicamente aveva grosse lacune ma un cuore immenso, ora i lunghi devono avere caratteristiche che vanno ben oltre quelle elencate nelle prime righe… sotto certi punti  di vista Dirk e Bargnani, pur essendo dei 4, erano avanti.

Come si difende su giocatori potenzialmente devastanti sotto canestro, ma altrettanto letali da tre? Il difensore deve prendere una decisione e qualunque sia,  si troverà in difficoltà. L’esemplare modello è Anthony Davis, facilmente compatibile con tutte le cinque posizioni.. ma l’elenco è lungo;     da sottolineare l’attuale Nikola Jokić, un playmaker nel corpo di un lungo, anche se oggigiorno parlare di corpo da lungo non ha più un grosso significato.

Le recenti fanta – news dei Lakers, di voler addirittura posizionare il Re sotto canestro, si sono rivelate poi non così troppo distanti dalla realtà; il prima o poi mvp Giannis Antetokounmpo, è la dimostrazione di come ormai esistano atleti non spiegabili logicamente (ancora più di prima), irreali nel controllo del corpo e di alcuni movimenti insensati per fisici idealmente non creati per farli… come non si potrebbe citare K.D.  Ecco cosa ha reso ancora più dura la vita di Howard, il quale sarebbe dovuto essere il futuro della lega; il cambiamento radicale del gioco e della sua interpretazione, ha tagliato fuori un certo tipo di giocatori che non è stato in grado di adattarsi, esattamente il processo che ha eseguito DeMarcus Cousins; un gran lavoro sul tiro dalla lunga distanza (Brook Lopez idem). Si sono visti video di workout estivi di Dwight, in cui sembrava ci fosse un tentativo di seguire quella strada, però i risultati sono arrivati troppo lievemente.

Se consideriamo le sue stagioni a Houston, ad Atlanta e a Charlotte, il cartellino lo ha sicuramente timbrato, certi punti esclamativi si sono visti, ma gli standard a cui ci aveva abituato erano veramente tutt’altra storia. Leader in rimbalzi e stoppate, tre volte difensore dell’anno e slam dunk champion, insomma si sarebbe immaginato un predominio totale, invece il tutto è andato diversamente. E’ stato pazzesco per me, vedere una interessantissima analisi di Flavio Tranquillo, nella quale compara un giovane Dwight, con un più navigato Howard, dove si vede palesemente il diverso atteggiamento che il giocatore ha in fase offensiva; movimenti lenti e meccanici, gambe troppo alte e poco reattive… che quelle “accuse”, fossero alla lunga piuttosto fondate?

Dwight!! Piega quelle gambe!

 

                                                                                                                                                                    E.R. – Stile in prima linea

 

Un nuovo inizio per Markelle Fultz: gli Orlando Magic

Uno tra gli scambi più discusse dell’ultima trade deadline riguarda Markelle Fultz. L’ex prima scelta al Draft 2017 è passato da Philadelphia agli Orlando Magic in cambio di Jonathon Simmons, una prima scelta protetta in lottery al Draft 2020 (via Oklahoma City Thunder) e una seconda scelta al Draft 2019. Si tratta di un nuovo inizio per Markelle Fultz?

Andiamo ora ad analizzare uno scambio all’apparenza clamoroso: il Process dei 76ers non punta più su Fultz, scelto dall’ex GM Bryan Colangelo, che lo preferì a Jayson Tatum.

Fultz dovrebbe essere felice del trasferimento in una squadra che non va ai playoff dal 2012 (no, seriamente, dovrebbe).

I PHILADELPHIA 76ERS: LO SPAZIO SALARIALE

Il GM di Philadelphia, Elton Brand, si è detto dispiaciuto per l’addio a Markelle Fultz, ma non si è fatto scrupolo a scambiarlo in cambio di asset di scarso valore. Simmons, ex Spurs, ha deluso a Orlando ma ha un contratto onesto, da circa 6 milioni annui inscadenza  nel 2020. Potrà allungare la panchina e dare punti fuori dal sistema quando alcune delle stelle saranno fuori dal campo. La scelta via OKC sarà probabilmente molto alta, e in ogni caso è protetta in lottery: in caso di scossoni clamorosi in casa Oklahoma, i 76ers non la riceveranno. I Thunder manterranno lo stesso assetto attuale anche nel prossimo anno, dato che Westbrook, George, Adams, Schroeder e Grant saranno tutti sotto contratto. In caso di un buon piazzamento ai playoff 2020, Philadelphia riceverà una scelta tra la 20 e la 30, non di altissimo valore.

Jonathon Simmons con la canotta di Orlando.

Il motivo dello scambio non risiede dunque nella contropartita tecnica. La vera necessità di Brand è lo spazio salariale per rifirmare in estate Butler e Tobias Harris. Markelle Fultz avrebbe ricevuto quasi 10 milioni di dollari nella stagione 2019/2020: soldi da offrire alle due star per mantenere intatta la struttura attuale della squadra. Con Butler e Harris rifirmati, Philadelphia sarebbe per anni una contender pericolosa, non più interessata ad attendere i progressi di Markelle Fultz.

I problemi del giovane sono di origine misteriosa ma evidenti anche a occhio nudo. La spalla destra non offre ancora certezze al giovane, limitandolo a sole19 apparizioni nell’attuale stagione. Fultz non sarà disponibile nemmeno per il debutto in maglia Orlando Magic: i suoi problemi fisici sono dunque concreti, non bastano gli screzi con lo staff di Philadelphia per spiegare la sua distanza dal parquet.

UNA NUOVA SCOMMESSA PER GLI ORLANDO MAGIC

Cosa? Vado in Florida?

Dal punto di vista degli Orlando Magic, Fultz rappresenta una scommessa in chiave futura. La situazione salariale non è rosea, ma non ci sono rinnovi onerosi in vista (o hanno intenzione di dare il max a Vucevic? No vero?) né aspettative di vittoria nel breve termine. Aspettare Fultz può dunque avere un senso, dato che si tratta di un classe ’98 che aveva fatto intravedere un grande potenziale nell’anno di college.

Vero, Markelle Fultz potrebbe ancora diventare un campione e smentire tutti gli scettici. Ma il rischio che non diventi più un giocatore di livello NBA è altissimo in questo momento.

Più un intrattenitore che un analista vero e proprio, Stephen A. Smith afferma che Fultz potrebbe essere un enorme bust.

Il prezzo pagato da Orlando è tutto sommato alto, dato che Philadelphia era quasi obbligata a cedere Fultz per la situazione salariale sopra descritta. Simmons non aveva ormai nessun valore di mercato, perciò nessun rimpianto su quel fronte. La scelta via OKC invece, seppur alta, avrebbe potuto essere utile. Con una maggiore accortezza, Orlando avrebbe potuto scommettere su Fultz senza cedere nulla di valore per averlo.

Dal punto di vista di Fultz, finire a Orlando potrebbe rivelarsi una benedizione. Il “Process” ha ormai bisogno di giocatori pronti e Fultz non potrebbe dare il suo contributo. A Orlando, con meno pressioni, la sua carriera potrebbe riprendere la strada giusta. 

 

VOTI ALLA TRADE

Dal punto di vista di Philadelphia, il valore di Fultz era ai minimi termini. La cessione era praticamente obbligata per poter rinnovare le due star Harris e Butler in estate. La prospettiva di crescere i giovani non coincide con la volontà di vincere subito, affiancando a Embiid e Simmons i giocatori adeguati. Lo scambio andrà giudicato a luglio:se i rinnovi andranno a buon fine, il voto sarà 9. In caso contrario, se anche solo uno dei due dovesse andarsene e Philadelphia non fosse una vera contender, il voto sarà 5: Fultz avrebbe potuto a quel punto essere aspettato e recuperato.

Gli Orlando Magic scommettono un giocatore potenzialmente ancora recuperabile ma spendono troppi asset per farlo. Per il momento, in attesa di rivedere Fultz in campo, il voto è un 6,5.

LeBron James su Lonzo Ball: “Ci manca”

LeBron James su Lonzo Ball-Lonzo Ball, Los Angeles Lakers vs Denver Nuggets at Staples Center

I frequenti infortuni stanno giocando un ruolo decisivo a discapito dei Los Angeles Lakers, determinando numerose sconfitte, tra cui l’ultima contro i 76ers, che li costringe ad occupare il decimo posto nella Western Conference.

Tra questi infortuni, vi è senza dubbio quello di Lonzo Ball. La point-guard ha accusato un problema alla caviglia durante la sfida dello scorso 21 gennaio contro i Rockets, non mettendo piede in campo da quella data.


 

Fino a quel momento, i Lakers avevano un defensive rating di 105.9, il sesto migliore della lega. Da lì in poi, un peggioramento clamoroso, addirittura fino al 119.6, con un record di 3-6. Sicuramente non è stata solo l’assenza del n°2 a determinare il dato, ma si è rivelato un fattore determinante.

LeBron James su Lonzo Ball, le dichiarazioni del Re

A conferma del fatto che l’assenza di Lonzo Ball sta ricoprendo un ruolo chiave nel periodo negativo della franchigia californiana, vi sono le dichiarazioni di LeBron James.

“Ci manca un pezzo molto importante per la nostra squadra, cioè Lonzo”, ha detto il re a Jacob Rude, “Quindi fino al suo rientro, dovremo continuare a lavorare durante le nostre sessioni video e gli shootaround”.

In 47 match disputati fino ad ora, il figlio di LaVar sta viaggiando su medie ottime: 9.9 punti, 5.4 rimbalzi e 5.3 assista partita. Non vi sono ancora date certe per il suo rientro (il recupero richiede dalle 4 alle 6 settimane), ma coach Luke Walton punta a riaverlo a disposizione subito dopo la sosta per l’all star game, così come per Josh Hart.

 

Jones sui Suns: “Siamo in sviluppo, dobbiamo crescere”

Phoenix Suns: la stagione della franchigia dell’Arizona è stata sicuramente tra le peggiori degli ultimi anni nella NBA. Allo stato attuale i Suns hanno totalizzato solamente 11 vittorie in 58 partite disputate, e con 24 match ancora da giocare è altamente improbabile che riusciranno a raggiungere lo stesso numero di vittorie dello scorso anno, ossia 21.

Il declino di uno team più importanti del primo decennio del XXI secolo è inesorabile, ormai, dal 2012. Nello specifico, nell’estate di quell’anno, Steve Nash, bandiera dei Phoenix Suns per quasi due lustri, aveva abbandonato la città dei soli per approdare a Los Angeles, sponda Lakers. Da quel momento in poi, la crisi si è fatto sempre più fitta, tanto che il team non è più tornato ai playoff.

Il General Manager dei Suns James Jones, in tal senso, si è espresso sulla situazione della squadra, auspicando che vi siano ancora notevoli margini di miglioramento.

JONES SUI SUNS: LE DICHIARAZIONI DEL GM

L’ex giocatore di Miami Heat e Cleveland Cavs, in particolare, ritiene che il team sia ancora in fase di sviluppo.

I ragazzi stanno migliorando in molti ambiti del gioco. Quando entriamo con il piglio giusto, possiamo farcela con chiunque e rimontare agevolmente, mentre ciò non accade quando rallentiamo il gioco. Ci manca continuità, ma credo che questo sia dovuto anche al fatto che siamo un team molto giovane

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Alla domanda su quanto ci vorrà per vedere i Suns di nuovo competitivi, Jones ha risposto ribadendo che ci vorrà ancora pazienza.

Di certo non possiamo dire ancora per molto che ci vuole tempo. Nonostante questo, comunque, è inevitabile che ci vorrà pazienza, perché non sarà facile. Il nostro obiettivo è quello di far crescere i ragazzi rapidamente ed in maniera esponenziale

L’ex Cavs ha inoltre aggiunto come il front office da lui guidato abbia l’obiettivo di voler aggiungere, nella prossima free agency, giocatori in grado di aumentare il livello di esperienza della squadra, aiutando così anche i più giovani a responsabilizzarsi.

Vogliamo giocatori abili, che possano aiutare i meno esperti a gestire le varie fasi del gioco. Nella prossima estate saremo attivi in questo senso

Jones si è dunque soffermato su DeAndre Ayton, rookie scelto quest’anno con la prima scelta assoluta. Il lungo dei Suns sta disputando una buona stagione, come confermano i 16,5 punti e 10,5 rimbalzi ad allacciata di scarpa. Parlando del numero 22, nel dettaglio, il GM dei Phoenix Suns ha ribadito la sua piena fiducia nella crescita del 20enne.

Noi siamo con lui tutti i giorni, e sappiamo quello che diventerà e quel che lui vuole essere. Ha fretta di diventare grande, ma ha bisogno di capire in che dimensione mettersi. Del resto, un giocatore con le sue caratteristiche non lo si trova facilmente nella NBA moderna

In conclusione, dunque, per quanto il presente dell’ex team di Amare Stoudemire e Steve Nash sia piuttosto desolante ed avaro di soddisfazioni, il futuro sembra promettere bene. Forse, dopo diverse annate di frustrazioni, la luce in fondo al tunnel sta finalmente per apparire. Ma quando questo accadrà?