Lakers, Josh Hart rimarrà ai box sino alla pausa per l’All-Star Game

San Antonio Spurs vintage

Los Angeles Lakers, il ginocchio destro costringerà Josh Hart ai box fino alla pausa per l’All-Star Game.

I Lakers hanno annunciato che Hart si è sottoposto ad un ciclo di iniezioni di plasma (Platelet-Rich Plasma injection) a causa di un problema di tendinite al ginocchio sinistro. Le condizioni del giocatore al secondo anno da Villanova verranno rivalutate tra una settimana.

Josh Hart è sceso in campo per soli 8 minuti lo scorso giovedì sul campo dei Boston Celtics, ed è stato costretto a saltare la trasferta di Philadelphia di domenica. In 54 gare, Hart ha sinora viaggiato a 8.5 punti,  3.9 rimbalzi ed 1 recupero di media a partita, in 24 minuti d’impiego e con il 40.8% al tiro.

Pau Gasol augura il meglio al fratello Marc: “Grizzlies corretti con lui, grande chance a Toronto”

Pau Gasol vuole solo il meglio per il suo fratellino Marc, fresco rinforzo dei Toronto Raptors che si apprestano ad ingaggiare battaglia per la vetta della Eastern Conference in questi ultimi due mesi di regular season.

Da nemmeno una settimana, e dopo ben 18 stagioni, nessun componente della famiglia Gasol indossa più una maglia dei Memphis Grizzlies. Risale al febbraio 2008 il passaggio di consegne tra Pau e Marc, i cui diritti vennero scambiati dai detentori Los Angeles Lakers in cambio dei servigi del fratello maggiore.

A Los Angeles, Pau Gasol avrebbe poi raggiunto per 3 volte la Finale NBA (due i titoli vinti). Ed è proprio Pau ad augurare a Marc la medesima fortuna, in quel di Toronto, Ontario:

“(La trade) dice tutto dei Memphis Grizzlies. Anni fa mi permisero di trasferirmi in una squadra vincente, ed ora hanno permesso a Marc di fare lo stesso. Credo sia un segno di grande rispetto ed apprezzamento per un giocatore. Chiaramente (i Grizzlies, ndr) hanno dovuto attendere il momento giusto, ottenere la giusta contropartita, giocatori , scelte… credo che Marc abbia ora una grande opportunità a Toronto, spero possa avere successo. Mi dispiace che l’era Gasol sia terminata a Memphis, ma sono contento per Marc

– Pau Gasol sul fratello Marc –

La NBA: “New Orleans Pelicans richiamati su Anthony Davis, ma no a sanzioni”

La NBA nega di aver mai “minacciato con la promessa di sanzioni economiche” i New Orleans Pelicans, in caso la squadra avesse rinunciato a schierare per il resto della stagione Anthony Davis, dopo la mancata trade con i Los Angeles Lakers.

Come riportato da Marc Stein del NY Times, nelle ore successive lo scadere del termine ultimo per gli scambi, lo scorso giovedì 7 febbraio, emissari della lega avrebbero però richiesto ufficialmente ai Pelicans di continuare a schierare la propria star, in osservanza del regolamento NBA, che “garantisce l’integrità della competizione tra squadre”.

La lega avrebbe così sconfessato la posizione dei New Orleans Pelicans, inclini in un primo momento a fermare Davis per il resto della stagione. I contatti tra Pelicans e potenziali acquirenti per il 5 volte All-Star riprenderanno a fine stagione, e lo stop sarebbe servito ad evitare che un infortunio compromettesse la cessione del giocatore.

Come dichiarato da Mike Bass, portavoce del Commissioner NBA Adam Silver, le ragioni dei Pelicans “non sarebbero state riconosciute, in quanto non poggianti su basi concrete“. Ergo, condizioni fisiche tali da non permettere ad un giocatore di scendere in campo: “il regolamento vigente prevede che Davis debba essere regolarmente schierato, allo stato attuale delle cose

Il regolamento NBA impone alle proprie squadre di schierare in ogni caso la miglior formazione possibile, e vieta a team e giocatori pratiche che possano scientemente andare ad indebolire la squadra.

Mike Bass ha inoltre respinto l’ipotesi avanzata da ESPN di sanzioni pecuniarie ai danni dei New Orleans Pelicans, in caso di mancata osservanza del regolamento. Sempre secondo Stein, sarebbe stato l’agente di Anthony Davis, Rich Paul di Klutch Sports, a sollecitare l’intervento della NBA nei confronti dei Pelicans. Ne Paul ne la presidente dell’Associazione Giocatori Michele Roberts hanno voluto commentare la vicenda.

OKC, Paul George è incontenibile, Blazers KO, Turner: “PG è su un altro pianeta”

Paul George deve avere un problema con i Portland Trail Blazers, a giudicare dalle sole nude cifre. In tre partite giocate contro Damian Lillard e compagni, le medie dell’ex giocatore degli Indiana Pacers parlano di 40.0 punti, 9.3 rimbalzi e 5.3 assist a gara, con un incredibile 57% al tiro da tre punti (su una media di 9.3 tentativi a partita).

La terza sfida stagionale tra Thunder (37-19) e Blazers (33-23) viene risolta dalla tripla doppia di coppia di George e Russell Westbrook, e dai 33 punti combinati dell’insolito duo Raymond Felton-Deonte Burton in uscita dalla panchina.

120-111 il risultato finale. Russell Westbrook raccoglie la sua decima tripla doppia consecutiva (un nuovo record NBA, superato Wilt Chamberlain) e chiude con 21 punti, 14 rimbalzi e 11 assist, nonostante il brutto 5 su 19 al tiro.

Paul George è semplicemente perfetto: 47 punti (8 su 13 dalla lunga distanza) 12 rimbalzi e 10 assist in ben 43 minuti di gioco ed una capacità irreale di creare separazione tra se ed i disperati difensori in ogni situazione offensiva. Isolamento, pick and roll ed in uscita dai blocchi, la varietà offensiva della star degli Oklahoma City Thunder non lascia scampo ai Portland Trail Blazers, che incappano in una serata imprecisa (41% di squadra al tiro).

I Blazers subiscono la seconda sconfitta consecutiva nella seconda partita di un back-to-back, mentre OKC, priva dell’infortunato Jerami Grant e di Dennis Schroeder, trova minuti di qualità dal rookie Deonte Burton. Il prodotto di Iowa State chiude la sua gara con 18 punti (7 su 9 al tiro) ed addirittura 3 stoppate.

Evan Turner: “Paul George è su un altro pianeta”

Il Paul George edizione 2018\19 assomiglia terribilmente al Kevin Durant ammirato per anni nel midwest, prima della sua partenza in direzione Oakland. I problemi di convivenza tra due superstar, a volte così difficile in quel di OKC tra i giovani Durant e Westbrook, paiono oggi un ricordo.

La maturità di Russell Westbrook, riuscito a delegare di buon grado gran parte del peso offensivo della squadra all’ex stella degli Indiana Pacers, ha aperto la strada per una stagione da MVP per Paul George:

Complimenti ai nostri compagni, sono riusciti a salire di livello ed a coprire le assenze. La mia miglior pallacanestro di sempre? Assolutamente si… wow, che partita! Sono felicissimo per Russ (Russell Westbrook, ndr), è il giocatore più competitivo che abbia mai visto, il più competitivo con cui abbia mai giocato. Nessuno come lui è mai stato in grado di guidare la lega in triple doppie come sta facendo lui, va per il terzo anno consecutivo… che giocatore, Russell

– Paul George su Russell Westbrook –

 

 

Così l’avversario di giornata Evan Turner, già compagno di squadra di George agli Indiana Pacers, su PG13:

Tutti si strappano i capelli per Giannis (Antetokounmpo, ndr) e James (Harden, ndr), che stanno facendo cose spettacolari, ma Paul (George, ndr) è forse il miglior giocatore che ci è capitato di affrontare quest’anno. Sta giocando ad un livello tale che risulta anche difficile da spiegare

– Evan Turner su Paul George –

Melo una storia che merita rispetto: è l’ora di ritirarsi o per una ultima battaglia?

Melo-Carmelo Anthony Knicks

Oggi si parla di un giocatore finito forse troppo presto nel dimenticatoio: Carmelo Anthony, semplicemente Melo. È l’ombra di se stesso . È finito. Troppo lento. Difesa inesistente. Non si sa adattare. Solo mattonate. Carmelo Anthony è l’incarnazione di tutte queste definizioni, a lui attribuite da pubblico e addetti ai lavori. Tra questi troviamo anche T-MAC – – – “ Carmelo dovrebbe ritirarsi”  è stato strano sentirlo dire da lui;
a mio avviso Melo, come Tracy prima del ritiro, ha una missione incompleta da portare a termine. L’anello avrebbe dovuto essere sul suo dito già da tempo, ma sai com’è… le cose vanno come devono andare.

Tra i miei miti , Iverson ha sempre avuto il suo posto d’onore, ma quando penso a lui, avverto quel mix di rabbia/amarezza, dovuto a quella mancata ufficializzazione concreta dei suoi gesti eroici, che non è riuscito a conquistarsi; credo che lo stesso presentimento lo avrei anche per Melo.
Non ho citato The Answer casualmente , difatti i due sono stati compagni a Denver anni fa, nel tentativo di concludere qualcosa..fallendo.
OK, facciamo un passo (anche due) indietro; DRAFT 2003 – CLASSE DEI MIRACOLI.

Melo scelto al terzo posto dai Nuggets, col senno di poi, un paio di domande a Detroit ci starebbero tutte. Il contesto in cui Melo è finito , rispetto a quello in cui sarebbe potuto capitare, ha cambiato in maniera drastica il corso degli eventi , però lo spazio che ha trovato immediatamente nella sua squadra , ha posto
palesemente in evidenza le skills di questo ragazzo. Circa 15 anni dopo , riprendendo tutte le definizioni donate al Carmelo ormai 34enne , possiamo vedere
come siano molto distanti dalle origini… non dimentichiamo che la carriera di questo giocatore è stata vincente fin da subito; se diamo un’occhiata agli highlights delle sue azioni a Syracuse, ci rendiamo conto di chi l’NBA stava per accogliere , un campione NCAA pronto a prendersi tutto quello che c’era da
prendersi, cercando di dare il massimo per abbattere la concorrenza di Lebron.

Melo: un giocatore unico nel suo genere

Io l’ho sempre trovato devastante offensivamente, e molto fastidioso per l’attacco avversario, durante la fase difensiva; sicuramente meno completo di lebron a livello totalitario di gioco , ma unico tra tutti. Ora , non voglio che fraintendiate , non voglio elogiare gratuitamente Anthony , ma vorrei capire cosa ha
portato l’impressione pubblica e soprattutto , la valutazione delle diverse franchigie a screditare questo giocatore così tanto.
La difficoltà fisica spesso sottolineata da tutti , specialmente a livello difensivo, è evidente fatica a tenere il ritmo del gioco , i contatti non vengono retti più come un tempo , la sua presenza si sente molto meno , MA , in tutto questo buco nero, ho trovato nella sua capacità di diventare un tiratore da perimetro , uno spirito di adeguamento ad un gioco ormai lontano dai suoi standard, veramente notevole , che se inserito in un contesto adatto , potrebbe risultare devastante.

Concedetemi un parallelismo con le pinze: Ray “Jesus Shuttlesworth” Allen, il modello di tiratore puro per eccellenza , per i suoi primi anni nella lega ( Bucks e in particolar modo Seattle) non si limitava di certo a tenere i piedi dietro l’arco, certo, chiaramente sua specialità fin dal giorno uno, ma se c’era il modo di
tirare giù il ferro, non perdeva l’occasione. Ecco, l’idea che in tanti hanno provato a delineare per il percorso di Melo , consisterebbe in un significativo ridimensionamento a livello di minuti, con una posizione fondamentale nella second unit ,per poter dare il massimo contributo possibile nel momento
giusto; se guardiamo l’avventura di Ray Allen a Miami, direi che potrebbe essere la strada giusta. Io, nelle poco chiare esperienze di Melo a OKC e Houston, ho intravisto questo tentativo di adattamento del giocatore , con esiti chiaramente poco consistenti, ma a tratti molto interessanti.

Ma per questo suo declino è giusto dare la colpa solo al fisico?
A mio avviso, la mente, per questi ultimi due anni, non era in condizioni migliori; dopo l’ultimo anno a NY, i suoi rapporti con la dirigenza non erano assolutamente piacevoli, però fino ad allora, a parte gli infortuni, il suo rendimento non era di certo messo in discussione a tal punto da privargli qualsiasi forma di fiducia , ma parallelamente a i vari problemi giocatore-società e le difficoltà di una squadra tutt’altro che solida , sono cominciati a trapelare gossip sulla sua vita privata; Voglio mettere in chiaro la mia totale indifferenza per questo mondo scuro e poco interessante, ma provando a riflettere, a livello umano, questi “robot”, capaci di gesti atletici incredibili, sono sempre uomini con le loro problematiche. Per quanto siano abituati ad ignorare, a non prestare attenzione e rimanere indifferenti alle varie voci intorno a loro, se certe situazioni di stabilità, come la sfera familiare, risultano poco salde, possono sicuramente arrecare un danno; se mixiamo il tutto ad una situazione conflittuale con la propria squadra e una possibile mancanza di fiducia per scarsi risultati, questo cumolo di emozioni negative , genera un certo peso.

Melo contro Derrick Rose: l’alba dei tempi

Ricordo durante uno spettacolare Melo vs Rose, con telecronaca del leggendario Dan Peterson, aver sentito dire proprio dal coach, quanto Anthony fosse talentuoso, ma di certo non una vera Superstar. Mi spiazzò decisamente. Questa affermazione mi è rimasta impressa particolarmente, considerando che sta
prendendo ancora più valore attualmente; Perché Melo non è da considerare una superstar? Sempre stato uomo franchigia, cifre assurde, giocate uniche , una sicurezza imbarazzante nel fare il suo e… i 3 ori olimpici  conquistati da protagonista in ogni USA team di cui ha fatto parte. Forse quel pensiero del Coach Peterson mette in luce la vera differenza tra Carmelo e il prima citato LBJ.. una vera Superstar eccelle a 360 gradi, nel gioco, nella cura del fisico e della mente, nell’approccio alle varie situazioni dentro e fuori dal campo, cercando disperatamente sempre di essere il numero uno.
E se Melo avesse sbagliato qualcosa nel corso degli anni?

I se non servono mai a nulla, ma ora come ora, veramente Carmelo dovrebbe gettare la spugna? Finire a giocare “partite d’esibizione” in Cina? Io sono convinto che l’ultima famigerata chance per Carmelo ci sia e che debba prendersela alla svelta; stiamo a vedere se riuscirà a riscattarsi. “Melo ritirati!!” Anche no.

E.R. – STILE IN PRIMA LINEA

 

Raptors, Fred VanVleet (pollice sinistro) si ferma, pronto Jeremy Lin

La guardia dei Toronto Raptors Fred VanVleet sarà costretta a fermarsi per almeno 3 settimane, a causa di un problema al pollice della mano sinistra.

A riportare la notizia è Adrian Wojnarowski di ESPN. Come riportato da Chris Mannix di Sports Illustrated, VanVleet si è procurato una lesione parziale di un legamento del pollice, e le condizioni della point-guard al terzo anno dei Raptors saranno rivalutate tra 3 settimane.

Ruolo e minuti di VanVleet saranno ricoperti nelle prossime uscite dei Toronto Raptors da Jeremy Lin, arrivato in Canada nella serata di lunedì dopo l’accordo sulla buonuscita raggiunto con gli Atlanta Hawks. L’ex giocatore di New York Knicks, Houston Rockets e Los Angeles Lakers coprirà inoltre il “buco” nelle rotazioni di coach Nick Nurse aperto dalla partenza in direzione Memphis di Delon Wright.

In questa stagione, Fred VanVleet ha viaggiato sinora a 10.5 punti e 4.6 assist in 26.8 minuti d’impiego, in uscita dalla panchina.

Jeremy Lin, buyout con Atlanta: firmerà con Toronto

I Toronto Raptors chiudono un altro colpo di mercato. Dopo aver ingaggiato nelle scorse ore Ben McLemore, e Marc Gasol attraverso la trade con Memphis; secondo quanto riportato da Adrian Wojnarowski hanno raggiunto un accordo con Jeremy Lin. Il giocatore otterrà il buyout dagli Atlanta Hawks, in cui milita attualmente, per accasarsi alla franchigia canadese.

In questa stagione, nonostante il minutaggio mediamente inferiore ai 20 minuti, è stato in grado di realizzare 10.7 punti e 3.5 assist a partita, tirando con il 46% dal campo in 51 partite giocate con Atlanta.

Nelle scorse settimane si era parlato di un interessamento dei Sacramento Kings nei confronti dell’ex-Knicks, ma allo scadere della trade deadline il n°7 sembrava destinato a concludere la stagione in Georgia.

Dopo una carriera purtroppo ricca di infortuni, Jeremy Lin potrà finalmente far parte di una contender. Il suo apporto dalla panchina potrà rivelarsi di grande importanza per Toronto, che in questo modo completa il proprio roster occupando l’ultimo dei 13 slot del proprio roster.

Dwyane Wade sui Warriors: “Con DMC sono ad un livello irraggiungibile”

Dwyane Wade ritiro

Nel post partita tra i Miami Heat e i Golden State Warriors la guardia della franchigia della Florida, Dwyane Wade, si è espresso sul quintetto dei Warriors. Il numero 3 degli Heat è la prima volta che si trova ad affrontare i Golden State al completo, rimandone positivamente sorpreso.

Wade sul quintetto dei Warriors e l’innesto di Cousins

Sono uno dei quintetti più forti che abbia mai giocato su un parquet NBAha dichiarato il numero 3 degli Heat a Ohm Youngmisuk di ESPN. “Questi cinque insieme sono una potenza che raramente si è vista nella storia, non a caso sono i campioni in carica. L’aggiunta di DeMarcus ha portato i Warriors a un livello superiore, quasi irraggiungibile. D’altronde è questo quello che fanno i grandi team: continuano ad aggiungere pezzi importanti nonostante la squadra sia già la più forte“.

Se lo dice uno come Dwyane, che di superteam ne sa qualcosa, vuol dire che questa potrebbe veramente essere una delle squadre più forti di sempre. Infatti Wade ha fatto parte dei famosi Big Three che hanno portato Miami 4 volte alle Finals in 4 anni (vincendo 2 anelli). In quel roster c’erano anche LeBron James ed ovviamente Bosh.

L’arrivo in estate di DeMarcus Cousins ha veramente completato un quintetto che era quasi perfetto. L’ex Pelicans è stato indisponibile fino al 10 di gennaio a causa dell’infortunio al tallone d’Achille subito lo scorso anno. Kerr, infatti, sta usando il lungo nativo dell’Alabama con il contagocce, vista la sua lunga inattività. Però ai playoff DeMarcus avrà sicuramente molti più minuti, soprattutto quando le partite saranno più tirate e decisive.

Sul Boogie, ieri notte, si è espresso pure lo stesso Kerr che, nonostante questa sia stata la peggior prestazione del suo centro quando è ai Warriors (statisticamente parlando). Steve ha dichiarato di esser felice dalla partita disputata da Cousins.

DeMarcus è entrato a partita in corso e ha dato una grande energia ai compagni… Sta portando questa enfasi e voglia di vincere in ogni partita e sta migliorando sempre di più, adattandosi perfettamente gioco della squadra“.

Dwayne Wade ritiene presto potrebbero vedere un altro quintetto in stile Warriors

Tornando a parlare dell’intervista di Wade, l’ex Bulls ha anche detto che, secondo lui, questo potrebbe non essere l’unico super quintetto che vedremo in questi anni.

“Per esempio, se si guarda come si sono mossi i Sixers fino ad ora, hanno azzeccato tutte le firme e trade. Prima hanno racimolato giovani dal enorme potenziale, li hanno fatti crescere e nella stagione della maturazione hanno giocato l’all-in. Muovendosi in maniera ottima in questa trade dedline hanno formato un altro gran quintetto base. Ovviamente non è al livello dello staring five dei Warriors, ma in prospettiva è molto molto interessante”.

Nel match di ieri sera il team di Miami, dopo un testa a testa nel finale, si è dovuta arrendere alla franchigia di Steph Curry e KD per soli 2 punti (120-118). La squadra di Spoelstra era partita molto meglio dei campioni NBA in carica, realizzando un parziale di 26-7 a inizio primo quarto. Però, nel corso del match, i Warriors sono saliti in cattedra e hanno portato a casa la vittoria. Vittoria arrivata grazie ai 39 punti di Kevin Durant, 29 di Klay Thompson e 25 di Steph Curry. Così la squadra di coach Steve Kerr continua nella sua striscia di 17 W in 19 sfide.

I Cleveland Cavs rimettono sotto contratto il “giramondo” Nik Stauskas

Cleveland Cavaliers

I Cleveland Cavs rimettono sotto contratto la guardia Nik Stauskas, che aveva lasciato Cleveland a seguito della trade a tre team che la settimana scorsa ha portato Iman Shumpert a Houston e Marquese Chriss e Brandon Knight ai Cavaliers.

Nik Stauskas e Wade Baldwin, provenienti da Portland (in cambio di Rodney Hood) e successivamente girati agli Houston Rockets, erano stati a loro volta spediti agli Indiana Pacers, in cambio di una futura seconda scelta, ed in seguito rilasciati da Indiana.

Dopo una “singolare” settimana fatta di scambi (ben tre) e cambi temporanei di casacca, il tiratore prodotto dell’università di Michigan fa dunque ritorno a Cleveland, con un contratto per il resto della stagione.

Con la maglia dei Portland Trail Blazers, l’ex Sacramento Kings e Philadelphia 76ers Stauskas ha viaggiato a 6.1 punti e 1.4 assist a gara, in 44 partite disputate.

LA Lakers, ora bisogna ripartire dalle cose semplici

LA Lakers-Rajon Rondo, LeBron James and Kyle Kuzma, Los Angeles Lakers vs Boston Celtics at TD Garden

Ripartire dalle cose semplici è d’obbligo in casa LA Lakers. il Motivo? Facile da capire ed immaginare: dopo lo scossone AD che sembrava dover arrivare a Los Angeles, tutti sono rimasti al loro posto (o quasi); per cui ora è necessario ritrovare se stessi e ripartire dalla semplicità. Ma vediamo nel dettaglio cosa vogliamo dire.

Le trade deadline è finita, i Lakers ne escono con le osse rotte, le speranze di riuscire a  prendere Davis erano concrete, tanto che  la settimana scorsa noi tutti nel podcast credevamo potesse succedere da un momento all’altro.  Ho appositamente aspettato a scrivere, volevo che il pezzo si intitolasse diversamente, invece siamo ancora al punto di partenza che è inequivocabilmente cosa riuscirà a fare Lebron James per rendere ancora più straordinaria la sua carriera. Se volete capire il nostro stato d’animo in redazione di questa settimana basta ascoltare il podcast, abbiamo messo dentro tutte le emozioni e le speranze che poi sono diventate purtroppo vane.

LA Lakers cosa succede adesso? 

Ma ora basta piangere o ridere (qualcuno di noi temeva che la trade potesse essere una arma a doppio taglio causa offerta troppo esosa) è ora di tornare in campo, sono arrivati due tiratori, quelli che servono per far si che il “sistema” palla a James e tutti pronti allo scarico possa funzionare. Indiana punto più basso raggiunto e successivamente la partita della vita a Boston e di nuovo sconfitta clamorosa contro i Sixers. Un sali scendi di emozioni incredibili, Rondo che si prende la vittoria a casa sua in un romanzo chiamato NBA. Lebron James ora ha una squadra simile a Cleveland dello scorso anno, non ha una stella di prima grandezza come Kyrie a suo fianco ma ha ottimi tiratori e tre giovani che possono portare dei mattoni per vincere le partite. La grandissima difesa di Ingram, il ragazzo di Duke a 21 anni ancora non sa bene cosa potrà essere in NBA, ma come guardia spalla di Lebron è l’ideale. Togliendo l’attacco dove ancora fatica moltissimo, come scelte e ai tiri liberi, può essere un arma determinante per portare fresco Lebron in attacco sgravandolo dai compiti difensivi, se mi passate il paragone non troppo forzato, quello che facevano Smart e Bradley a Boston con I Thomas. Un Lebron quindi protetto e concentrato in attacco può fare la differenza ma per farla ha anche bisogno di un secondo violino offensivo e in questo caso il nome è solo uno quello di Kuzma. Il nativo di Flint ha passato un momento davvero difficile, un infortunio all’anca fastidioso ma soprattutto le voci insistenti di mercato, lui era il primo sul tavolo, sempre in ogni discussione. A mente libera ora può tornare quello che tutti conosciamo uno scorer di eccellenza che quando si accende diventa inarrestabile. Un arma a doppio taglio che paghi in difesa ma che se sai ben gestire può rivelarsi letale, ultimo ma non di importanza Lonzo Ball. Il figlio di Lavar (che non sta mai zitto) è troppo importante non solo per far girare l’attacco quando Lebron sta seduto ma soprattutto per la difesa che riesce a dare.

I LA Lakers con Ball e Ingram hanno la coppia di esterni forse tra le più forti dell’NBA da questo punto di vista. Un quintetto con Ball Ingram Lebron Kuzma e Chandler,negli ultimi 2 minuti potrebbe sovvertire qualsiasi pronostico, anche quelli più audaci. Con questi 4 ci sarà anche Rondo, giocando una partita da mani nei capelli a Boston, non difendendo un possesso ha poi avuto la personalità di prendersi il tiro della vittoria. Un vincente fa così, ma non va sempre bene serve aumentare l’applicazione difensiva soprattutto ora che il tempo stringe. Insieme a lui tanti tiratori, gente come Muscala e Bullock apriranno il campo sempre di più, consentendo spazio ulteriore a giocatori portati per l’1 vs 1. Ora manca solo uno spot a roster, sarà Markiif Morris o Carmelo Anthony? Ne parleremo nel prossimo podcast, ora vi invitiamo da ascoltare quello di questa settimana. Forza Lakers.

 

 

Mavs e Doncic in rimonta sui Blazers, Carlisle: “Luka sa chiudere le partite”

OKC-Dallas Mavericks

33-0, il record dei Portland Trail Blazers nelle 33 partite in cui la squadra di coach Terry Stotts è stata in grado di iniziare in vantaggio il quarto periodo.

Questo prima di incontrare Luka Doncic. Un quarto quarto da soli 9 punti segnati tradisce Damian Lillard e compagni, che a Dallas subiscono la rimonta degli uomini di coach Rick Carlisle e vengono sconfitti 102-101.

12 minuti da incubo per i Blazers, che dissipano un vantaggio di 15 punti sapientemente costruito nei primi 32 minuti di gioco e restano per 10 lunghi minuti senza canestri dal campo. un 21-3 di parziale riporta i Mavericks in vantaggio di 3 lunghezze (102-99) a fine partita.

Damian Lillard riporta sotto i suoi ma fallisce il layup del sorpasso allo scadere, dopo un errore di Doncic. Un Luka Doncic che dopo una partenza a rilento al tiro ritrova ritmo, e che rimane in campo per tutti i 12 minuti finali (38 i minuti giocati dallo sloveno, che chiude la sua gara con 28 punti, 9 rimbalzi e 6 assist).

Luka (Doncic, ndr) è un ragazzo esperto, non ha paura e sa come chiudere una partita. Solitamente non lo faccio giocare per tutto il quarto periodo, ma quando abbiamo iniziato a rimontare lo svantaggio ho preferito non toglierlo. Lasciarlo in campo era la nostra unica opportunità di completare la rimonta, e così è stato. Damian Lillard è un grande giocatore, un candidato al premio di MVP, negli ultimi sei minuti di gara abbiamo fatto un gran lavoro nel contenerlo, Dorian (Finbey-Smith, ndr) è stato bravissimo sull’ultimo possesso a limitare Lillard, è rimasto con lui ed abbiamo recuperato il rimbalzo, un grande sforzo di squadra. Per compiere rimonte del genere bisogna essere perfetti, e oggi i ragazzi sono stati grandi (…) Luka ha grandi responsabilità in questa squadra: deve segnare, deve saper prendere le decisioni giuste e creare per i compagni, e deve difendere ed andare a rimbalzo. Dopo la trade queste responsabilità sono aumentate, per giunta, e queste ultime 25-26 partite saranno fondamentali per lui, per capire cosa vuol dire essere il leader di una squadra NBA. Una grande occasione per lui, uno scenario leggermente diverso rispetto a due settimane fa. Il nostro lavoro è quello di prepararlo a tutto quello che lo aspetta in futuro, i termini di responsabilità ed attenzioni

– Rick Carlisle su Luka Doncic –

Damian Lillard ha chiuso la sua gara con 30 punti (di cui 20 nel solo secondo tempo) e 6 su 11 da dietro l’arco dei tre punti. I Blazers non fanno meglio del 31% dalla lunga distanza, e C.J. McCollum chiude con 0 su 5.

Per i Mavericks 24 punti in 32 minuti per il neo-acquisto Tim Hardaway Jr, con 4 rimbalzi e 3 assist.

Hornets, arriva Shelvin Mack, i Raptors confermano Chris Boucher

Gli Charlotte Hornets “reclamano” il contratto della point guard Shelvin Mack dalla lista dei giocatori svincolati, dopo la trade che aveva portato l’ex giocatore dei Memphis Grizzlies ad Atlanta, ed il successivo rilascio da parte degli Hawks.

Con l’arrivo di Mack, che sarà free agent a fine stagione, gli Hornets (27-28) aggiungono profondità ed esperienza nel reparto guardie, alle spalle di Kemba Walker, Tony Parker e del secondo anno da Kentucky Malik Monk.

In 53 partite disputate con la maglia dei Memphis Grizzlies, Shelvin Mack ha viaggiato a 7.9 punti e 3.4 assist a gara.

Toronto Raptors, conferma per Chris Boucher

I Toronto Raptors firmano l’ala al secondo anno Chris Boucher per il resto della stagione. I termini dell’accordo non sono stati resi noti.

Il canadese Boucher, firmato ad inizio stagione con un “two-way contract”, ha disputato finora 16 partite in maglia Toronto Raptors (3.9 punti e 1.8 rimbalzi a gara). Il prodotto di Oregon ha disputato una stagione importante in G-League, tra le fila dei Toronto 905, viaggiando a 27.6 punti e 11.1 rimbalzi a gara, in 23 partite disputate.

Come riportato da CBC.Sport.ca, i Raptors hanno inoltre firmato per il resto della stagione la guardia al secondo anno Malcom Miller.