NBA Rumors: i Cavs non offriranno un maxi-ingaggio ad Irving

I Cleveland Cavaliers non offriranno un maxi ingaggio in estate a Kyrie Irving, la stella della squadra, per convincerlo a restare in Ohio anche senza l’arrivo di altre stelle di livello assoluto.

Irving Cavaliers

I Cavs non hanno necessità di ri-firmare subito Irving, in quanto ha un contratto garantito per il prossimo anno, ed una opzione di qualifyng offer nel 2015-2016: la dirigenza dell’Ohio ha in mente già una offerta minima di 9.1$ e per questo motivo Kyrie resterà ancora a lungo a Cleveland, a meno che non venga inserito prima in qualche trade che al momento sembra fantascienza.

La prima scelta del 2011, Irving,  inoltre sarà affiancata nella prossima stagione dalla prima scelta assoluta del 2013, ovvero Anthony Bennett, e probabilmente (a meno che non venga inserita in qualche scambio per arrivare a Love o altre All Stars) la prima scelta del 2014: il futuro, salvo sorprese in negativo, è tutto dalla sua!

 

Memphis Grizzlies, impossibile arrivare a Thibodeau: si punta Van Gundy

I Memphis Grizzlies hanno negato i contatti con Thibodeau per il post Dave Joerger, ormai destinato alla panchina dei Minnesota Timberwolves: l’obiettivo è Jeff Van Gundy, fratello del nuovo head coach dei Detroit Pistons.

Miami Heat v Oklahoma City Thunder – Game One

Un dirigente dei Chicago Bulls avrebbe infatti dichiarato ad un giornalista, “Immagini quanto potrebbe costare Thibodeau ai Grizzlies?”, stoppando sul nascere le voci di un presunto colloquio tra la dirigenza di Memphis e l’attuale head coach dei Tori di Chicago.

L’interesse dei Grizzlies è rivolto tutto infatti verso Jeff Van Gundy: l’attuale commentatore della ESPN sarebbe infatti stato scelto direttamente dal proprietario della franchigia, ovvero Robert Pera, qualora Joerger dovesse prendere la via di Minneapolis.
L’incarico richiesto da VG sarebbe quello di presidente ed head coach, lo stesso richiesto dal fratello prima ai Warriors, che l’hanno scartato proprio per questo motivo, e poi ai Detroit Pistons, che hanno invece esaudito la sua richiesta.
Le parti si vedranno nella prossima settimana per fare un punto della situazione: un altro Van Gundy tornerà ad allenare in NBA?

 

Nets, Kevin Garnett continuerà la sua avventura a Brooklyn

Secondo quanto si apprende dal giornalista del New York Post, Tim Bontemps, il veterano dei Brooklyn Nets, Kevin Garnett avrebbe deciso di restare per un altro anno in NBA: l’ex Minnesota Timberwolves e Boston Celtics, vorrebbe continuare la sua avventura a Brooklyn, per arrivare alla 20esima stagione nella lega professionista. 7746338

 

Tutte le ultime notizie portano ad una riconferma di Kevin Garnett con i Nets: ha ancora un anno di contratto a 12 milioni di dollari di stipendio per la prossima stagione. Qualora dovesse esserci anche la firma sul prolungamento del contratto di Pierce non ci sarebbero piu dubbi, ma resta comunque in piedi la possibilità che resti nella squadra di Jason Kidd anche senza il suo inseparabile compagno ai tempi dei Celtics. KG-Nets la storia continua!

NBA Draft, i Bulls pensano a Gary Harris

I Chicago Bulls, dopo una annata che prometteva bene con il ritorno di Rose, ma poi finita male, con il nuovo infortunio di D-Rose e l’eliminazione al primo round dei playoffs, per mano dei meno quotati Washington Wizards, avranno dal draft due scelte molto valide, la 16esima, via Charlotte Bobcats, e la 19esima assoluta, che consentiranno alla dirigenza di regalare a Thibodeau due giovani prospetti molto interessanti per migliorare il roster. Minnesota v Michigan State   Con la sedicesima scelta assoluta l’obiettivo della dirigenza è inserire una guardia di buon prospetto e sicuro affidamento: Gary Harris sembra essere l’indiziato numero 1. Harris viene da Michigan State e si è dichiarato per il prossimo draft qualche mese fa dopo due anni sicuramente molto buoni in NCAA: è una guardia molto forte fisicamente, che potrebbe, insieme a Jimmy Butler, comporre una coppia di guardia davvero molto interessante e di sicuro avvenire.

Classe 1994 è uno dei giocatori piu completi tra quelli che il draft 2014 offra: non è un eccellente creatore di giochi offensivi, ma è in grado di attaccare il ferro con grande forza e velocità. Sfrutta al meglio le sue doti  velocista ma anche quelle di palleggiatore, visto che è in grado di usare entrambe le mani con la stessa efficacia.

Ma Harris non è solo un buon attaccante, anzi è forse in difesa che da il meglio di se, e sotto questo aspetto potrebbe trovarsi da subito benissimo con Thibodeau, che basa il suo gioco da una solida difesa: è infatti un grande marcatore, soprattutto se attaccato in isolamento.
I Bulls preparano il terreno per Harris: sarà lui la sorpresa del prossimo anno marchiata Chicago?

Chicago Bulls, Taj Gibson è pronto per la prossima stagione

I Chicago Bulls faranno ormai sicuramente a meno di Carlos Boozer per la prossima stagionesenza di lui, avrà sicuramente maggior spazio Taj Gibson: quest’anno c’è stato una sorta di passaggio del testimone, con il secondo che è migliorato molto ed ha dato grande forza e vitalità alla franchigia dell’Illinois.

Taj Gibson

 

Gibson si è lasciato andare ad alcune dichiarazioni in cui non ha nascosto tutto il suo entusiasmo per la prossima stagione: “Quest’anno quando ho cominciato al posto di Boozer in quintetto, perchè era infortunato, ero emozionatissimo e mi sentivo al settimo cielo. Le mia caviglia è finalmente apposto, è ho subito soltanto una distorsione, ed i medici mi hanno detto che posso cominciare a muovermi già dalla prossima settimana. Il mio obiettivo è migliorare ancora di più!” A 28 anni è arrivato il suo momento: resterà a Chicago o verrà girato altrove per arrivare ad una All Star come Kevin Love?

 

Nets, Kevin Garnett starà fuori per le prossime tre gare

I Nets dovranno fare a meno del centro titolare della squadra Kevin Garnett per altre 3 gare a causa di dolori alla schiena: a riportarlo è stato l’head coach della franchigia di New York Jason Kidd.

Kevin Garnett

Per il #2 dei Nets 6.7 rimbalzi per gare e tanti, troppi infortuni che ne stanno condizionando la stagione: KG vuole arrivare al top della condizione ai PO e grazie all’arrivo da Sacramento di Thornton e la firma de free agent Collison, potrà rientrare con tutta calma.

@MarkTarantino89

Allen Ezail Iverson: nato per essere il migliore

Allen Ezail Iverson nasce il 7 giugno 1975 a Hampton, una città indipendente situata nello stato della Virginia. Sua madre, Ann, lo concepisce a 15 anni con Allen Iverson, un ragazzo del ghetto, che sta vicino alla ragazza fino al momento del parto, per poi sparire nel nulla. iverson_bambinoAnn, innamorata follemente di Allen, decide di dare al bambino lo stesso nome del padre. Il destino decide che Allen debba crescere in fretta. Infatti, Micheal Freeman, compagno della madre e padre delle sue sorelle, l’unico che sostenesse in maniera seria la famiglia, viene accusato di omicidio e torna in carcere, questa volta per sempre. Sì, torna in carcere, perché per aiutare economicamente Ann ci era già finito diverse volte per dei piccoli guai, soprattutto furti. In questo clima, che definire difficile è quasi un complimento, Allen, a soli 12 anni, è costretto a diventare l’uomo di famiglia. E’ lui, infatti, a crescere le sorelle ed a accudirle quando la madre è a lavoro.

Il destino avrebbe voluto che Allen Azail Iverson diventasse un grande giocatore di football, suo sport preferito, che praticava da ragazzino. Ma, a volte, il destino compie delle sviste, in questo caso una svista fortunata per i fans della palla a spicchi: un pomeriggio sua madre decide di andare a chiamare Allen per farlo rientrare in casa e lo vede giocare a basket con gli amici. Una madre qualunque non avrebbe fatto caso a niente e si sarebbe messa a urlare frasi del tipo: “Allen, è tardi! Vieni a casa!”. Ma non Ann. Ann lo vede e resta stupita delle cose che fa quel bambino di 10 anni e si convince che suo figlio sarebbe potuto diventare la salvezza della sua famiglia e diventare un professionista. Tanto che, a insaputa del bambino, lo iscrive nella squadra di basket locale. Il giorno dopo Allen si veste per uscire, ma sua madre lo ferma e gli dice: “Tu, oggi, non vai da nessuna parte. Tra mezz’ora passa il pulmino e vai a giocare a basket in una squadra”. Allen pianse per mezz’ora filata. Non considerava il basket come uno sport da uomini.

Arrivato alla palestra, con gli occhi inevitabilmente gonfi, però, vide che c’era qualche suo amico del football e si decise che forse andar là non sarebbe stato così male. Il suo primo allenatore resta a bocca aperta, quel ragazzino fa cose con il pallone che uno di 10 anni, probabilmente, non immagina neanche di poter fare da grande. Allen riesce a farsi anche un nome nell’ambito dei playground, dove passa gran parte del suo tempo libero, insieme all’amico di sempre: Tony Clarck. Tony e Allen sono inseparabili, si considerano fratelli. Ma la vita colpisce, nuovamente, il giovane Iverson: Tony viene trovato morto. Si scoprirà soltanto qualche tempo dopo che ad ucciderlo è stata la sua ex ragazza. Intanto Allen si iscrive alla alla Bethel High School, dove, con il suo grande carisma ed il suo grande talento, diventa subito la guardia titolareIverson_football della squadra di basket ed il quarterback titolare della squadra di football. A 15 anni il suo nome era già scritto sui blocchetti di molti talent scout, grazie al titolo di MVP di un camp, di basket, organizzato ad Indianapolis. A sedici riesce a far volare la squadra di football americano della Bethel, andando a conquistare il titolo statale ed il titolo di miglior quarterback. In questo anno il giovane Allen trova una sicurezza tale da dichiarare, più volte ed in modo convicente, che sarebbe potuto essere in grado di battere Micheal Jordan in uno contro uno. Durante i festeggiamenti per il titolo statale di football gli chiesero quale fosse il suo prossimo obiettivo. Lui non ci pensò un attimo e rispose subito: “Vincere anche sul parquet”. Detto fatto. Dopo appena un mese porta i suoi alla vittoria del titolo statale e fu eletto miglior giocatore della Virginia. A questo punto è chiaro che Allen deve soltanto scegliere se diventare una superstar nel football o nel basket. Ma prima il destino gli riserva, nuovamente, una pagina amara come una sconfitta di un punto sulla sirena: Iverson_highschoolviene arrestato. Per festeggiare le vittorie sportive, lui ed i suoi compagni si recarono in un locale, un bowling per l’esattezza, e fu in quel locale che trovarono dei guai. Sotto le spoglie di alcuni ragazzi ‘bianchi’, il destino crudele, raggiunse Allen ed i suoi amici, scatenando una rissa. Iverson fu processato ed accusato di aver colpito, con una sedia, una ragazza. Le immagini delle telecamere di sicurezza non confermano la versione dell’accusa e neanche il coinvolgimento di Allen Iverson nella rissa. Allen, infatti, compare all’inizio del filmato, per poi sparire, e non si vede nessuna sedia colpire ragazze. Il processo fu una vera e propria ingiustizia. Il giudice,iverson_prigione infatti, fece appello ad alcune legge razziali ancora in vigore e condannò Iverson ed alcuni suoi amici ad una pensa di 5 anni. La fine di tutto. La fine dei giochi, la fine dei sogni. Ma ecco arrivare l’eroe della situazione a tirar fuori dai guai lo sfortunato ragazzo. Dopo esser ricorso in appello, infatti, un nuovo giudice prese in mano il caso e, dopo aver visionato i filmati, tramutò la pensa in ‘soli’ 4 mesi. Iverson se li fa tutti senza dire ‘pè’. In carcere gli viene proibito di praticare sport, ma riesce, comunque, a non essere preso di mira dagli altri detenuti grazie ad alcuni carcerati amici del suo padre naturale ed a altri amici di Micheal Freeman.

Il tempo passato in carcere, oltre a farlo maturare ulteriormente, gli permette di decidere del suo futuro. E’ proprio in prigione che decide di voler giocare a basket e non a football. Una volta uscito, però, la sua reputazione aveva fatto tirare indietro tutti i suoi pretendenti. Non c’era un college che volesse avere Iverson. Le uniche persone a credere in lui sono quelli della Nike, che gli danno modo di mettersi in mostra al Prep-Star, evento molto seguito dagli scout dei college. E’ proprio qui che John Thompson, coach di Georgetown, ha modo di vederlo dal vivo e di parlare con la madre. Thompson resta molto colpito dal modo in cui la madre, quasi disperata, cerca di convincerlo a portare Allen a Washington e, capendo le problematiche di chi vive in un ghetto, essendoci cresciuto lui stesso, decide, fregandosene dell’opinione delle persone, di prenderlo sotto la sua ala protettrice. Alla Georgetown Thompson fa in modo che ad Allen non manchi niente e lo tiene lontano dalle malelingue.

Iverson_collegeNella nuova squadra è il migliore. Ha delle statistiche incredibili, che tralasciamo perché non renderebbero il giusto merito al maniera di giocare di Iverson. Per due anni di seguito vince il premio di miglior difensore e ruba-palloni e viene inserito nel quintetto ideale All-American. Il college, nonostante le agevolazioni, ha dei costi che la madre di Iverson non può sostenere. Così, dopo averne parlato a lungo con coach Thompson, Iverson decide, dopo soltanto due anni di college, di passare al professionismo, rendendosi eleggibile al Draft NBA del 1996 e diventando il primo giocatore, proveniente dalla Georgetown, a non essere arrivato al quarto anno.

Quell’anno la prima scelta assoluta se la giocano i Toronto Raptors ed i Philadelphia Seventysixers. Quando è stato annunciato che i Seventysixers avrebbero avuto la prima scelta, Pat Croce, che all’epoca era General Manager dei Seventysixers, impazzì dalla gioia. Iniziò a mattere le mani sui colleghi e a saltare. Quello era il Draft di Iverson. Sì quel Draft vedeva molti altri campioni, Bryant e Ray Allen su tutti, ma l’idea di avere la possibilità di portare Allen Iverson a Philadelphia fece letteralmente impazzire Croce.

iversonAlla sua prima stagione in NBA ha un impatto molto, molto, positivo, risultando il Rookie of the Year.In questa stagione Iverson si trova ad affrontare Michael Jordan, la leggenda, e, memore di quanto detto da bambino, prende palla e lo punta in uno contro uno. Palleggio, cross-over, le caviglie di Jordan si bloccano e Iverson lo supera e segna. Esattamente come aveva detto molti anni prima. Sempre nella sua stagione da rookie batte il recordo di Wilt Chamberlain, andando a segnare più di 40 punti per quattro partite consecutive. Le prestazioni del giovane Iverson, però, non bastano a trascinare Philadelphia ai play-off ed al termine della stagione la squadra cambia allenatore. A sedersi sulla panchina dei Sixers è Larry Brown. Tutto l’opposto di Iverson. Brown è un tradizionalista, amante del gioco di squadra ed il terrore di ogni individualista. Iverson invece è il nuovo, la voglia di cambiare gli schemi e vuole essere la squadra. Brown, però, vede in lui il punto da cui far ripartire la squadra e si libera di tutti i giocatori ‘ereditati’, scambiando per gregari di buon livello e sposta Iverson da playmaker a guardia, con l’intenzione di sfruttare al meglio le sue doti realizzative. Nonostante le tante critiche, la mossa si rivela decisiva e la squadra migliora anno per anno.Nel 1998-1999 Philadelphia centra i play-off dopo sette anni di assenza. Ai play-off, dopo aver superato contro ogni pronostico i Magic, partita in cui Iverson lascia il segno facendo registrare il record di 10 palle recuperate in una partita di play-off, i Sixers vengono eliminati dai Pacers. Al termine della stagione 1999-2000, stagione che lo vede per la prima volta all’All-Star Game, il suo rapporto con Brown si incrina definitivamente e, nonostante la sua voglia di restare a Philadelphia, Brown dice al General Manager di non voler trovare Iverson all’inizio della stagione 2000-2001.

Ad evitare il passaggio di Iverson ai Pistons fu il rifiuto di Mateen Cleaves di trasferirsi a Philadelphia. Coach Brown non fu molto contento, ma BKN-FINALS-76ERS-LAKERS-IVERSON2tuttavia riuscì a recuperare il rapporto con Allen Iverson, che una mattina si recò nel suo ufficio dicendo di essere pronto a seguire alla lettera i suoi insegnamenti. Brown prende la decisione di eleggerlo capitano della squadra. Quella stagione fu unica, i Seventysixers giocavano alla grande e Iverson vinse il titolo di MVP dell’All-Star Game. Durante la premiazione Iverson, che non è certo il tipo che si vergogna a parlare in pubblico, prese il microfono e ringraziò compagni, famiglia, amici e Larry Brown, chiedendo ossessivamente dove fosse, come Rocky con Adriana: l’avrebbe voluto affianco a sé in quel momento. Il rapporto tra i due ormai è ottimo. Philadelphia raggiunge i play-off e Iverson vince l’MVP della stagione regolare. Ai play-off riescono, finalmente, a battere Indiana, nonostante la sconfitta sulla sirena in gara 1. In gara due, Iverson trascina i suoi, segnando 45 punti, dando il ‘LA’ alla rimonta dei Sixers. Al secondo turno la sfida è contro i Raptors di Vince Carter e gara 1 si trasforma in una sorta di uno contro uno, che vede Carter segnare 54 punti e Iverson segnarne 50. La serie si decide in gara 7, dove a spuntarla sono i Sixers. In finale di conference gli avversari sono i Bucks e Iverson, uscito malconcio dalla serie precedente e costretto a vedere il minutaggio limitato ed a saltare una partita. Philadelphia riesce ad approdare in finale vincendo in gara 7. In finale ad attenderli ci sono i Los Angele Lakers, imbattuti ai play-off. In gara uno, però, i Lakers vedono terminare la propria imbattibilità e i Seventysixers portano a casa la vittoria. Il resto della serie, viste le condizioni fisiche precarie di molti giocatori di Philadelphia, Iverson su tutti, vede i Lakers portare a casa l’anello.

Nel 2003 Larry Brown, nuovo selezionatore e head-coach degli Stati Uniti lo vuole con sé nella Nazionale, che domina i Campionati Americani. Nel 2004, sempre Brown, lo nomina capitano della Nazionale ai Giochi Olimpici, che vedono gli USA arrivare al terzo posto, dopo essere stati sconfitti dall’Argentina di Manu Ginobili.

Nella stagione successiva Iverson trascina i suoi ai play-off, per poi cedere contro i Celtics. Anche l’anno successivo, nonostante il roaster fosse buono, non riescono a centrale le finali NBA, uscendo sconfitti in semifinale di conference contro i Detroit PistonsIverson_nuggetsDopo l’addio, a termine della stagione, di Larry Brown, viene spostato nuovamente a playmaker, ruolo che, grazie all’esperienza maturata, padroneggia in maniera migliore rispetto al suo anno da rookie. Tuttavia il suo rapporto con il nuovo coach lo porta ad essere escluso e poi ceduto, nel 2006, ai Denver Nuggets. Con la maglia dei Nuggets trova una buona intesa con Carmelo Anthony ed insieme trascinano, grazie ad un poderoso sprint finale, i Nuggets ai play-off. Nella post-season, però, vengono subito eliminati dai San Antonio Spurs, che vinceranno poi l’anello.

iverson pistonsNel 2008 passa ai Detroit Pistons, che per averlo mandano a Denver Andre Miller, Joe Smith e due scelte ai successivi Draft. Con i Pistons gioca una sola stagione, tra l’altro senza giocare tantissimo, essendo limitato da un infortunio alla schiena. Al termine della stagione, essendo diventato un unrestrict free agent, decide di rescindere e passare ai Grizzlies. Con i Grizzlies, però, gioca appena 3 partite, tutte e tre partendo dalla panchina, dopodiché, molto infastidito dal non essere considerato un titolare, decide di rescindere e tornare al suo vero, grande, amore: Philadelphia. Il suo fisico, però, risente di tutti gli anni passati a mettere il cuore sul campo ed i problemi alle ossa gli consentano di giocare appena 25 partite.

Finita la stagione decide di passare, per preservare il suo fisico, in un campionato meno fisico, ma più tecnico, e firma con i turchi del Besiktas. I turchi, però, non riescono a godersi Iverson, che continua ad avere problemi fisici. Questa volta si parla di una calcificazione al ginocchio, che gli impedisce i Iverson Besiktasmovimenti e lo costringe a star fermo. A maggio 2011 dichiara di essere pronto per tornare in NBA, ma nonostante i rumors che si rincorrono, nessuna squadra decide di metterlo sotto contratto e lui, il 30 ottobre 2013 annuncia il suo ritiro dal professionismo. Il primo marzo 2014 i Seventysixers decidono di donare il giusto tributo ad uno dei più forti giocatori di sempre, ritirando la maglia numero 3, con una cerimonia in pompa magna.

Iverson è stato molto più di un titolo MVP, molto più di due MVP dell’All-Star Game, molto più di 4 titoli di miglior marcatore in NBA, molto più di tre volte ruba-palloni della lega, molto più di un componente, per tre volte, della  squadra ideale NBA, molto più di 11 partecipazioni consecutive all’All-Star Game. Allen Iverson è stato “the Answer”, la risposta, a tutti quelli che si chiedono: “Ce la farà mai un ragazzo del ghetto a diventare qualcuno?”. E quella risposta è: “If you can dream it, you can do it”.

Per Dunk NBA
Shedly Chebbi
(@shedly7)

Nets@Celtics 85-79 : Brooklyn espugna un TD Garden gremito per gli ex-idoli : “The Truth” Pierce e Kevin Garnett accolti come dei re

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Dopo 1274 gare effettive, Paul Pierce ha giocato la sua prima partita assoluta al TD Garden come avversario.

E’ stata sicuramente una notte magica per lui e per Kevin Garnett, accolti dalla folla come meglio non si poteva fare.

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Superlativo il video-dedica andato in onda a fine primo quarto dedicato a Pierce (in lacrime): consigliamo vivamente di vederlo.

LA GARA 

Primo quarto favorevole ai padroni di casa (17-11), ma dal 2° quarto in poi saranno sempre i Nets a condurre la partita.

Solo 6 punti a testa per gli ex Pierce e Garnett, emotivamente distratti dalla serata carica di emozioni.

<<Questo è stata la gara più difficile che abbia mai dovuto giocare . E’stata più dura di qualsiasi partita di campionato o di qualsiasi sfida nei playoff. Gara molto complicata : impossibile mettere a fuoco e concentrarsi su ciò che era a portata di mano>>

Queste le parole di “The Capitan and the Truth”, al termine della gara.

 

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Quattordicesima sconfitta nelle ultime sedici partite e quarto peggior record nella NBA : questi sono i 2 dati statistici che dovrebbero far riflettere i Celtics.

Notizia positiva i 30 minuti disputati da Rajon Rondo, che chiude con 13 punti, 8 rimbalzi e 8 assist.

Best-scorer di Boston è stato Brendon Bass (17 pts, 8 rbz, 1 ass con 6/6 dal campo).

Per i Nets miglior marcatore è stato Andray Blatche(17 pts, 4 rbz, 1 ass)  seguito da Andrei Kirilenko(11 pts, 4 rbz, 1 ass).

In definitiva una gara tutt’altro che esaltante dal punto di vista tecnico, ma emozionalmente incredibile per l’intero TD Garden e per i 2 beniamini : difficilmente dimenticheranno questa serata. E non per la vittoria della “loro” Brooklyn.

 

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UP Next for the Nets : Stasera @ Toronto

UP Next for the Celtics : Domani @ New York

Kevin Garnett sempre più nella storia: taglia il traguardo dei 14mila rimbalzi

Kevin Garnett, 18 anni di carriera, una vita da T’wolves (12 anni), uno scambio record per averlo (coi Boston Celtics pronti a cedere ben 7 giocatori per l’ala grande di Greenville), un MVP nel 2004 e 15 convocazioni negli All-star alle spalle, continua ancora a sorprendere: con gli 8 rimbalzi messi a verbale contro i Pistons, The Kid ha raggiunto la stratosferica quota di 14.000 rimbalzi raccolti in carriera, diventando il decimo giocatore della storia NBA a superare questa soglia. In questo momento si trova al decimo posto della classifica rimbalzisti NBA, con 14001 rimbalzi, e può mettere nel mirino la nona posizione, occupata da Walt Bellamy a quota 14241. Quest’anno KG viaggia a 7,5 rimbalzi di media, quindi, se riuscisse a tenere questo ritmo, in un paio d’anni The Franchise potrebbe addirittura tagliare il traguardo dei 15.000 rimbalzi in carriera, superando così Karl Malone (14968) e piazzandosi al 6° posto in classifica. Non bisogna dimenticare, poi, che The Big Ticket rientra anche nella Top fifteen dei migliori marcatori NBA di sempre, con 25407 punti all’attivo, alle spalle dell’immenso Dirk Nowitzki (25535).

Nella Lega Americana di Basket, questi, si sa, non sono solo numeri: sono piuttosto prove, prove tangibili, di quanto un giocatore possa aver segnato la storia di uno sport. Sicuramente non dicono tutto, da queste cifre non traspare, per esempio, l’immensa classe di KG, nè traspare il suo impegno per il sociale, per dirne una… Ma di sicuro queste cifre contribuiranno a scolpire il nome di Kevin Garnett nella storia della pallacanestro.

Garnett-Pierce
Classifica completa dei 10 migliori a rimbalzo
1.Wilt Chamberlain*23924
2.Bill Russell*21620
3.Kareem Abdul-Jabbar*17440
4.Elvin Hayes*16279
5.Moses Malone*16212
6.Karl Malone*14968
7.Robert Parish*14715
8.Nate Thurmond*14464
9.Walt Bellamy*14241
10.Kevin Garnett14001
Classifica completa dei 15 migliori marcatori
1.Kareem Abdul-Jabbar*38387
2.Karl Malone*36928
3.Michael Jordan*32292
4.Kobe Bryant31671
5.Wilt Chamberlain*31419
6.Shaquille O’Neal28596
7.Moses Malone*27409
8.Elvin Hayes*27313
9.Hakeem Olajuwon*26946
10.Oscar Robertson*26710
11.Dominique Wilkins*26668
12.John Havlicek*26395
13.Alex English*25613
14.Dirk Nowitzki25535
15.Kevin Garnett25407

*membri della Hall of Fame

NBA preview: Bulls contro Pacers, Rose chiamato al riscatto contro un George tirato a lucido

NBA: Chicago Bulls at Philadelphia 76ers

I Chicago Bulls di Derrik Rose cercheranno stasera contro i Pacers dell’ala piccola Paul George, che ha trascinato Indiana alla vittoria contro i Detroit Pistons (dove gioca Gigi Datome): vediamo i giocatori più in forma del momento e chi potrebbe fare la differenza nei due roster.

 

Si giocherà ad Indianapolis, in Indiana, al Bankers Life Fieldhouse: l’andamento delle due squadre vede i Bulls a sola 1 vittoria su 3 gare disputate e relegati all’ultimo posto insieme ai Milwaukee Buck, ; i Pacers invece comandano la Central Division della Eastern Conference, con 4 vittorie su 4 gare disputate, davvero un grande avvio di regular season per Frank Vogel e i suoi giocatori e tenteranno di trovare la 5a vittoria proprio contro Chicago, mentre D-Rose proverà a far ripartire gli ingranaggi dei Bulls.

Derrick Rose contro PG

 

Per il numero 24 di Indiana c’è il record di media punti, che tocca quota 27 in 4 gare: nella gara di apertura ha realizzato 24 punti, con 8/16 dal campo, 3/6 da tre punti e 5/7 dal tiro libero, nella seconda sfida contro i Pelicans a New Orleans, ha toccato quota 32, con 9/19, 4/11 e 10/13; in casa contro Cleveland invece “solo” 21 punti con 8/17, 3/6 e 2/2 e nell’ultima sfida contro i Detroit Pistons 31 punti con 12/18. 4/8 e 3/3.

 

Per i Bulls il migliore a punti è Boozer: il numero 5 ha 22,3 di media nelle tre gare disputate; sono infatti 22 punti contro Philadelphia, 14 contro New York e 31 contro i campioni di Miami e vorrà continuare a raggiungere la doppia cifra anche ad Indianapolis, sperando che Derrik Rose riesce a migliorarsi ancora per superare l’infortunio e riprendere la squadra per mano con i suoi punti e i suoi assist. In questa ottica il riposo dopo la sconfitta a Philadelphia può essere servita molto a D-Rose: stasera lo sapremo in una sfida che promette molto spettacolo.