James Ennis III e Dwight Powell saranno free agent, non eserciteranno la player option

james ennis

Sarà un’estate caldissima quella che aspetta James Ennis III, l’ala piccola dei Philadelphia 76ers ha infatti deciso di non esercitare la sua player option da 1.8 milioni e sarà unrestricted free agent.

Stesso discorso vale per l’ala grande dei Dallas Mavericks Dwight Powell, che rinuncerà a 10.2 milioni per diventare anche lui free agent.

Ennis III nel 2018, aveva firmato un contratto di due anni con gli Houston Rockets per poi essere scambiato con i Sixers prima della trade deadline. La capacità di essere decisivo in uscita dalla panchina, su entrambi i lati del campo, ha messo in luce il giocatore californiano che ha fatto registrare 7.5 punti di media in 21 minuti di utilizzo durante i playoffs.

C’è aria di pluriennale quindi, e sarebbe il primo in carriera per Ennis, che ha vestito in carriera 6 maglie diverse in 5 stagioni senza mai trovare una vera e propria casa.

Il contratto firmato da Dwight Powell con i Mavericks risale al lontano 2016. 37 milioni in 4 anni, con l’opzione per uscire dal contratto nel suo ultimo anno, proprio quello che ha deciso di fare il nativo di Toronto. Nella passata stagione con i Mavs ha fatto registrare il suo massimo in carriera per punti segnati. 10.6 punti di media a partita in 21.6 minuti.

Movimentati anche per Powell i primi passi nella NBA: scelto degli Charlotte Hornets al secondo giro nel 2014, scambiato dopo nemmeno un mese ai Cleveland Cavaliers. A inizio stagione ancora una trade ed il trasferimento a Boston con i Celtics.

Boston che poi lo avrebbe incluso nell’affare Rajon Rondo, 3 mesi dopo il suo arrivo. Da qui l’arrivo a Dallas con cui conclude la stagione e firma poi il suo primo contratto pluriennale.

Per James Ennis III è il momento della consacrazione. Per Dwight Powell quello della riconferma, la corsa ai free agent sta per partire.

76ers, Jimmy Butler ai saluti via Instagram? “Philly, grazie di tutto”

jimmy butler instagram

Jimmy Butler ringrazia Philadelphia, i tifosi e la squadra via Instagram, addio o gratitudine per un ambiente che lo ha accolto a braccia aperte?

Una foto in maglia 76ers, ed un semplice messaggio: “To Philly. And my teammates. THANK YOU” ad accompagnare il post pubblicato nella giornata di venerdì dalla star dei Philadelphia 76ers Jimmy Butler.

Parole che suonano come un sentito messaggio di addio ai Sixers, dopo soli 5 mesi di permanenza. Butler sarà in estate un dei free agent più ambiti, ed i playoffs di grande spessore disputati hanno confermato il grande valore del prodotto di Marquette come leader, difensore, trattatore della palla e giocatore decisivo nei finali di gara.

Los Angeles Clippers, New York Knicks, Brooklyn Nets, Los Angeles Lakers oltre ovviamente ai 76ers le squadre interessate a Butler. Un Butler che non ha mai nascosto l’intenzione di puntare, a Philadelphia o altrove, al contratto al massimo salariale per il quale sarà eleggibile a partire dal prossimo 30 giugno (NBA permettendo!).

All’indomani della sconfitta in gara 7 delle semifinali della Western Conference contro i Toronto Raptors, i Sixers hanno confermato la fiducia a coach Brett Brown, figura stimata in spogliatoio. La squadra ha mostrato in soli 3 mesi di convivenza (dopo l’arrivo di Tobias Harris dai Los Angeles Clippers a febbraio) grandi potenzialità e margini di miglioramento, ma – come Butler – altre due pedine fondamentali come Harris e J.J. Redick diventeranno free agent in estate.

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to philly. and my teammates. THANK YOU. ❤️❤️

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Jimmy Butler, ecco dove firmerà secondo i bookmakers a stelle e strisce

Jimmy Butler è stato protagonista di diverse questioni che hanno caratterizzato questa stagione NBA, che si avvia alla sua conclusione. L’attuale giocatore dei Philadelphia 76ers ha infatti iniziato l’annata vestendo la casacca dei Minnesota Timberwolves. E’ poi stato il centro di una tempesta mediatica, generata da lui stesso con dichiarazioni scottanti, che l’ha portato ad essere scambiato verso Est, appunto, a Philadelphia. Ora tuttavia, dopo soli pochi mesi, la sua permanenza nella squadra allenata da Coach Brett Brown già non è più assicurata: in estate diventerà free-agent.

Butler non è nuovo, né tanto meno riluttante, secondo le sue stesse parole, ad essere visto come il cattivo ragazzo della situazione. Proprio questa sua attitudine verso l’anarchia decisionale, abbastanza aliena alle normali dinamiche contrattuali della lega, porta la sua free-agency ad essere oggetto di incertezza.

I Sixers hanno sacrificato moltissimo in fatto di profondità di roster per acquisirlo. Il che farebbe pensare non abbiano altra scelta, se non quella di riportarlo in squadra, pena il rischio di trovarsi tra le mani un’assenza davvero difficile da colmare, praticamente impossibile con i pochi giocatori di livello che rimarranno sotto contratto. La franchigia, infatti, non dovrà vedersela solo con la vacanza contrattuale del suo numero 23, ma anche con quella di altri due giocatori fondamentali: Tobias Harris e JJ Reddick.

C’è da dire che Jimmy Butler avrebbe la possibilità di esercitare un’opzione giocatore per rinnovare il suo contratto da 19.8 milioni per un’altra stagione. L’ex giocatore di Minnesota, tuttavia, l’ha ripetuto più volte: il suo obiettivo è ottenere un contratto al massimo salariale in questa offseason, benché si stia affacciando verso i suoi 30 anni. Quali sono allora le franchigie favorite, almeno secondo i bookmakers d’oltreoceano, ad accasarsi le sue prestazioni per la prossima stagione?

1. Philadelphia 76ers

Le quotazioni di un possibile ritorno del giocatore nella sua attuale squadra sono le più basse: -150. Ciò significa che una puntata di 150$ renderebbe indietro solo 100$. Scelta scontata allora per gli scommettitori americani? Probabilmente sì, e sarebbe dovuto al forte movente economico, apertamente dichiarato da Butler stesso, alle spalle della decisione.

I Sixers, avendolo attualmente sotto contratto, hanno infatti la possibilità di offrirgli più denaro di qualsiasi altra franchigia: 188 milioni di dollari spalmati in 5 anni. Tutte le altre, invece, non potrebbero superare i 141, da distribuire in sole 4 annate. Se il giocatore andrà dunque davvero alla ricerca della pentola d’oro tanto decantata nelle ultime settimane, è evidente che questa sia la scelta più ovvia per lui.

I contratti, però, devono sempre essere firmati da due mani diverse, e in questo caso l’incognita potrebbe risiedere dal lato di Philadelphia. Non è da dare per scontato, in effetti, che la squadra appena eliminata dai Playoff abbia intenzione di legarsi con un contratto così pesante e vincolante a un giocatore che alla scadenza dell’accordo avrà ben 35 anni.

Butler, dalla sua, ha dimostrato in questa postseason di poter valere tutti i soldi che andrebbero investiti in questo accordo, registrando ben 19 punti, 6 rimbalzi e 5 assist di media. Il tutto condito dalla sua ottima difesa (1.5 palle rubate a partita) e da tanta intensità, fisica e mentale.

SECONDA OPZIONE>>>

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Raptors-Sixers: Leonard nella storia, The Process rimandato (un’altra volta)

Raptors-Sixers

Quando LeBron James lasciò i Cavs erano in molti a dibattere su chi avrebbe raccolto la sua corona ad Est. Se Kyrie Irving ha deluso le aspettative della maggioranza e Giannis Antetokoumpo ha finora passeggiato, Kawhi Leonard si è rivelato il maggior indiziato fra i candidati. La serie Raptors-Sixers si è chiusa nel segno dell’ex Spurs e non solo per il buzzer finale. Kawhi Leonard ha trascinato Toronto dalla prima all’ultima gara, portando la croce nei momenti più delicati dei suoi compagni. I Sixers hanno molto da recriminare, a partire dalla pessima condizione fisica di Joel Embiid. Tra free agency e meeting dirigenziali si prospetta un’estate calda in Pennsylvania.

RAPTORS-SIXERS: THE NEW KING OF THE EAST

Kawhi Leonard.

Sembrava la solita cantilena: Raptors bravi in regular season, pessimi ai playoff. Almeno dopo gara 3 questo sembrava l’esito più scontato. Ma la differenza tra questa e le passate stagioni si chiama Kawhi Leonard, l’uomo della provvidenza. Teoricamente per molti avrebbe già la testa altrove, precisamente a Los Angeles dove a luglio potrebbe tornare. Il punto però è che Leonard è un professionista e un vincente come pochi nella lega. Gioca come fosse stato programmato meccanicamente per farlo. È impressionante come e quanto una partita riesca a fare il suo corso, avere momenti di inerzia a favore o a sfavore, e non suscitare tutto ciò nessuna reazione in lui se non quella di continuare a giocare la sua pallacanestro, eccellente su entrambi i lati del campo. I Sixers non sono mai riusciti a limitarlo in tutta la serie, nemmeno ricorrendo ad incessanti raddoppi. Un giocatore inarrestabile, capace inoltre nella successiva azione di limitare in difesa tutti i suoi avversari, da Ben Simmons ad Embiid. I numeri parlano chiaro: con The Glow in campo Toronto ha un offensive rating di 110 punti e un defensivee rating di 100.7 punti. Senza, questi numeri scendono a 56.7 e 109.6 punti. L’incredibile buzzer beater segnato in gara 7 è solo la ciliegina di una serie quasi perfetta: 35.4 punti, 7.7 rimbalzi e 3.4 assist tirando col 59% dal campo, 50% da tre. Un dominio del genere non si vedeva dall’anno scorso, quando proprio contro i Raptors l’ex King of the East, trascinava i suoi Cavs alle finali di conference. Una sorta di passaggio di testimone.

 

LA SOLITUDINE DI LEONARD: CERCASI VALIDI COMPRIMARI

Pascal Siakam vs Sixers
Pascal Siakam.

Sebbene Kawhi sposti da solo gli equilibri, nella serie contro i Bucks le sue sole prestazioni non potranno bastare. Intorno a lui però c’è un roster che tra seriali dimostrazioni di inadeguatezza su certi palcoscenici, logorii fisici e mancanza di stimoli, sembra giocare tutt’altro sport. Il secondo violino, Kyle Lowry, ha steccato l’ennesima postseason e sarebbe ora di valutarlo per quello che è (un giocatore nella media) senza attendersi più nulla da lui. Marc Gasol e Serge Ibaka, per quanto efficienti in difesa, hanno perso quel killer instinct che aveva fatto le fortune di Memphis e Oklahoma. La panchina ha deluso su tutta la linea, mentre Pascal Siakam, malgrado il suo momento d’oro, è condizionato da un problema al ginocchio. I Bucks sono la squadra più in forma della NBA e il suo leader Antetokoumpo si è finora rivelato un enigma per tutte le compagini affrontate. Urge un’inversione di rotta immediata.

 

THE PROCESS IN STAND-BY

 

Joel Embiid.

I 76ers sono usciti spaesati e ridimensionati da questa semifinale di conference. Vuoi per una pessima condizione fisica e per un sistema di gioco non funzionale, la tecnica vincere tutto e subito non è andata a buon fine. Molti giocatori hanno palesato evidenti limiti, sia tecnici (Ben Simmons) che emotivi (Tobias Harris). Nulla da rimproverare a Joel Embiid: ha giocato su una gamba sola a causa di una dolorosa tendinite. Malgrado ciò è sempre sceso in campo e nei minuti seduto in panchina (44 in totale) Philadelphia ha registrato un -84 di plus/minus. Non è chiaro il futuro di Jimmy Butler, Tobias Harris e J.J. Redick, prossimi free agent. Quel che è certo però è che i Sixers hanno un fenomeno da cui ripartire. C’è ancora tanto da lavorare, dalla condizione fisica alla continuità durante la partita, ma Embiid resta il volto della franchigia nel prossimo avvenire. Ha dato tutto in queste partite finendo esausto e in lacrime. Da ammirare a fine partita anche la sportività di Marc Gasol.

Anche quest’anno la NBA ci ha regalato una serie combattuta e divertente. Giusto elogiare i vincitori e anche dare meriti ai vinti che domani torneranno in palestra per migliorarsi e diventare più forti di prima. Nella serata in cui Kawhi e i suoi Raptors hanno fatto la storia giusto soffermarci anche sui mai domi Sixers.

Philadelphia 76ers, coach Brett Brown confermato per la prossima stagione

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Coach Brett Brown rimarrà sulla panchina dei Philadelphia 76ers per la prossima stagione, l’ex assistente di Gregg Popovich ed il general manager Elton Brand si sono già incontrati per discutere di draft e mosse estive.

La notizia è stata riportata da Adrian Wojnarowski di ESPN. Nei giorni scorsi alcuni report avevano dato come in forte rischio la posizione di coach Brown in caso di eliminazione precoce per i Sixers, ed immediatamente dopo la sconfitta di gara 7 delle semifinali della Western Conference contro i Toronto Raptors, giocatori come Joel Embiid e J.J. Redick avevano difeso l’operato di Brown, augurandosi una sua conferma.

Coach Brown ha fatto un grandissimo lavoro“ Così Embiid “Credo che anche lui, come noi, sia cresciuto molto quest’anno, abbiamo imparato tanto. A scendere in campo siamo noi giocatori, non credo che il coach abbia qualcosa di cui temere. E’ un bravo allenatore, una grande persona… se c’è qualcuno a cui dare la colpa (per l’eliminazione, ndr) sono io, prendetevela con me“.

Tra i nodi estivi da risolvere per Brown, Brand ed i Philadelphia 76ers le free agency di Jimmy Butler, Tobias Harris e J.J. Redick. La proprietà della squadra ha da tempo reso nota l’intenzione di trattenere sia Butler che Harris, acquisiti via trade durante questa stagione per tentare l’assalto al titolo NBA.

Endorsement pubblici per coach Brett Brown sono arrivati da tante voci dello spogliatoio 76ers nelle ore successive l’eliminazione: Mike Scott, altro arrivo in corsa e prossimo free agent, ha dato la sua disponibilità a rifirmare con Philadelphia per avere ancora la possibilità di giocare per l’ex capo allenatore della nazionale australiana.

 

76ers, Joel Embiid difende coach Brett Brown: “Lui via? No, la colpa è mia”

embiid difende brett brown

Joel Embiid difende il suo allenatore Brett Brown dopo la sconfitta in gara 7 delle semifinali della Eastern Conference.

Il progetto Philadelphia 76ers si è infranto contro i quattro, vincenti rimbalzi sul ferro del tiro di Kawhi Leonard, a battere sirena ed Embiid in estensione piena alla Scotiabank Arena di Toronto, e la corsa dei “Phantastic 5”, assemblati per puntare alla finale NBA, si è chiusa con due turni di anticipo.

I Sixers hanno giocato una gara 7 a viso aperto, senza subire il fattore campo avverso ed impattando la partita sul finale con Jimmy Butler prima del tiro di Leonard. Pochi minuti dopo la sconfitta, il prossimo free agent J.J. Redick ha lodato la grande unità d’intenti e la coesione di un gruppo assemblato in corsa da Elton Brand, neo general manager della squadra, e la disperazione dei giocatori – di Embiid in particolare – racconta più di ogni parola la delusione vissuta oggi a Philadelphia.

Eppure, tanto cameratismo potrebbe non bastare per salvare la panchina di Brett Brown.

Brown siede sulla panchina dei Sixers dal 2013, agli albori del progetto “The Process” lanciato dall’allora gm Sam Hinkie. Sotto la sua guida la squadra ha superato una delle fasi più buie della sua storia e si è issata ai vertici della Eastern Conference:

Coach Brown ha fatto un grandissimo lavoro Così EmbiidCredo che anche lui, come noi, sia cresciuto molto quest’anno, abbiamo imparato tanto. A scendere in campo siamo noi giocatori, non credo che il coach abbia qualcosa di cui temere. E’ un bravo allenatore, una grande persona… se c’è qualcuno a cui dare la colpa (per l’eliminazione, ndr) sono io, prendetevela con me“.

Brett Brown, 58 anni, ha un contratto che si estenderà sino alla fine della stagione 2021\22.

Dramma 76ers, Embiid scoppia in lacrime: “Sconfitta inspiegabile, fa schifo”

E’ davvero difficile immaginare un modo peggiore per vedere le proprie speranze infrante in una corsa Playoff NBA. Un tiro sulla sirena finale di gara 7, che rimbalza in modo canzonatorio quattro volte sul ferro, prima di far muovere la retina ed assegnare la vittoria del turno ai rivali. Allora ecco che le emozioni negative diventano difficili da trattenere. Soprattutto sei ti chiami Joel Embiid, stavi marcando proprio l’avversario che ha segnato in quel modo, e sei il giocatore simbolo della tua squadra, i Philadelphia 76ers.

E davvero non è facile accettare di perdere in questo modo così beffardo, segnando 21 punti, afferrando 11 rimbalzi e giocando 45 minuti su 48. Il camerunense ha dato veramente tutto se stesso nella serie, che lo ha visto tuttavia salutare la postseason, per il secondo consecutivo, al secondo turno.

Embiid non aveva mai giocato così tanti minuti in una partita regolamentare, da quattro quarti, per i suoi 76ers, come riportato da Dave McMenamin, per ESPN. Il numero 21 ha parlato così, amareggiato, in conferenza stampa:

“Perdere in quel modo, sull’ultimo tiro, dopo una partita combattuta con le unghie e con i denti. Mi sembrava avessimo una possibilità. Ora un sacco di cose ti attraversano la mente. E’ una sconfitta inspiegabile, fa schifo

Il giocatore chiave di Philadelphia, soprannominato “The Process” dai tifosi, proprio per simbolizzarne l’importanza all’interno del progetto del processo di crescita dei 76ers, ha risposto ad una domanda che gli chiedeva a che punto di questo percorso sentisse di trovarsi:

“Non mi interessa davvero nulla del “The Process” in questo momento”

Durante gli attimi subito successivi alla fine delle ostilità, comunque, non sono mancati i gesti di rispetto da parte dei giocatori rivali di Toronto. Lo stesso Embiid ha voluto rimarcare quello del centro avversario, Marc Gasol:

“Marc ha molta classe, ho molto rispetto per lui. Non vi riporterò le sue parole, ma ci teneva a dirmi che sarò di nuovo qui, più avanti nella mia carriera. Semplicemente lo rispetto molto ed è un bravo ragazzo.”

Philadelphia 76ers, da gara 7 dipende il futuro di coach Brett Brown

philadelphia 76ers brett brown

Le due semifinali di conference ancora aperte proporranno due gare 7 tra quattro squadre con ambizioni e prospettive diverse.

Se per Denver Nuggets e Portland Trail Blazers, squadre giovani, lanciate e con due allenatori saldamente al comando si potrebbe quasi spendere un salomonico “comunque vada sarà un successo” (Nuggets fuori dai playoffs los scorso anno, Blazers spazzati via al primo turno), la stessa cosa non può valere per Toronto Raptors e Philadelphia 76ers.

Sui Raptors pende come una scure la free agency di Kawhi Leonard, che in estate dovrà decidere se rimanere in Canada o lasciare Toronto, ipotesi che aprirebbe con ogni probabilità la fase di ricostruzione della franchigia.

I Philadelphia 76ers di Brett Brown, assemblati in corsa dal nuovo general manager Elton Brand, sono stati costruiti per andare fino in fondo già da subito.

Jimmy Butler e Tobias Harris saranno – al pari di Leonard – tra i grandi free agent estivi. J.J. Redick si aggiungerà alla lista, e sebbene i proprietari della squadra abbiano già reso nota l’intenzione di trattenere almeno Butler e Harris qualora possibile, anche la posizione di coach Brett Brown potrebbe decidersi in soli 48 minuti, i prossimi.

Come riportato da Marc Stein del NY Times, sarà l’esito di gara 7 a definire con ogni probabilità il destino di coach Brown: “Alcune fonti riferiscono come Brown avrà ben poche chance di sopravvivere ad una eliminazione precoce“, ovvero prima delle finali NBA, il vero obiettivo fissato in estate e successivamente rilanciato da Brand e dalla proprietà per i Philadelphia 76ers per questa stagione.

Brett Brown allena i Philadelphia 76ers dalla stagione 2013\14, e con la squadra che fu di Allen Iverson ha conosciuto il lungo periodo della ricostruzione da zero, quello di “The Process” inaugurato da Sam Hinkie e Proseguito da Bryan Colangelo.

La stagione 2017\18 fu un successo imprevisto: i Sixers delle giovani star Joel Embiid e Ben Simmons vinsero 52 partite e furono eliminati in 5 partite dai Boston Celtics in semifinale di conference. Appena un anno dopo, un risultato analogo, con una squadra superiore per uomini e mezzi, non potrebbe essere considerato certo un successo, ed a farne le spese sarebbe dunque l’ex capo allenatore della nazionale australiana.

76ers-Raptors, Embiid e Simmons si risvegliano e forzano gara 7: “Con le spalle al muro, anche lunedì”

76ers embiid simmons

Sarà gara 7 tra Toronto Raptors e Philadelphia 76ers, Jimmy Butler, Ben Simmons e Joel Embiid difendono il campo di casa e portano la serie per un’ultima volta in Canada, lunedì 13 maggio.

Al Wells Fargo Center di Philadelphia, la sesta partita ella serie di semifinale della Eastern Conference finisce 111-101 per i Sixers. Con le spalle al muro nel primo elimination game stagionale, coach Brett Brown si affida alla leadership di Jimmy Butler, e può finalmente godersi una partita aggressiva di Ben Simmons, da subito coinvolto in attacco.

Joel Embiid sta meglio rispetto all’accoppiata gara 4 e 5, sebbene l’influenza non sia sparita del tutto, ma il lungo camerunense dei 76ers non fa mancare il suo apporto soprattutto nel terzo quarto di gara, dopo un primo tempo difficile.

Guidata dall’intensità di Butler, Philadelphia segna 58 punti nel primo tempo e conduce per 58-43 all’intervallo. Embiid è fermo ad 1 su 8 al tiro, ma Butler e Simmons hanno già impresso il loro marchio alla gara.

Il rookie dell’anno 2018 segna 8 punti e distribuisce 5 assist nel solo primo quarto (21 punti, 8 rimbalzi e 6 assist a fine gara), e nel secondo quarto una sua violenta schiacciata al volo su assist di Butler sigla il +12 Sixers (49-37). L’ex giocatore di Minnesota e Chicago attacca il ferro continuità e gioca da point-guard aggiunta (25 punti e 8 assist per Butler).

Quello che oggi ha fatto Ben Simmons” Così coach Brett Brown a fine gara “Ha dimostrato per larga parte perché lui sia diventato un All-Star a soli 22 anni, e giocando da point-guard. Oggi è andato a rimbalzo offensivo e non ha perso palloni (…) un giocatore in continua evoluzione, di una point-guard che al college giocava da 4“.

Dopo la sconfitta di gara 4, Jimmy Butler si era augurato di vedere un Ben Simmons più aggressivo in attacco. Archiviata la malaparata di gara 5, l’intenzione di Simmons di alzare i ritmi ed affidarsi alla transizione offensiva quando possibile è già palese dalla palla a due iniziale “Abbiamo bisogno che (Simmons, ndr) giochi così, lui e tutti gli altri. Abbiamo tanto talento e non dobbiamo per forza affidarci ad un solo giocatore per segnare due punti“. Transizione offensiva propiziata dai tanti errori al tiro dei Raptors e dalla grande attenzione a rimbalzo dei 76ers, che prevalgono per 52-34 sotto i tabelloni.

Il secondo tempo è invece terreno di conquista per Joel Embiid. Il camerunense rimane in campo per 36 minuti (il massimo mai giocato finora in questa post-season) e segna 10 dei suoi 17  punti totali nel solo terzo periodo. Il risveglio del big man dei Sixiers coincide col massimo vantaggio Philadelphia (87-67) ad inizio quarto periodo.

Sapevamo che questa partita sarebbe stata una questione di vita o di morte” Così Embiid nel post gara “Ed ero sicuro che l’avrei affrontata con lo spirito giusto, ho fato tante di quelle piccole cose che servono per vincere, ed il resto è venuto da sé (…) sono i playoffs, se devo rimanere in campo per 45 minuti, lo faccio e per gara 7 non mi pongo limiti: farò tutto ciò che serve, se dovrò rimanere in campo tutta la partita, ben venga, sono pronto a tutto“.

La pallacanestro è gioia. Capisco che sia una gara 7, ma noi scendiamo in campo comunque per lottare, come stasera: avevamo le spalle al muro oggi, le avremo ancora in gara 7. Siamo pronti“.

Sixers, Joel Embiid sotto accusa dopo gara 5: “Tornerò quello di gara 3”

joel embiid

Toronto domina gara 5 e si porta in vantaggio per 3-2 nella serie. 125-89 il risultato in favore dei Raptors che spazzano via i Philadelphia 76ers di Joel Embiid guidati da una prestazione maiuscola di Pascal Siakam, 25 punti e 8 rimbalzi, e di Kawhi Leonard che chiude con una doppia doppia da 21 punti e 13 rimbalzi.

Un’altra prestazione al di sotto delle aspettative per i Sixers, poco incisivi e poco produttivi. Le due stelle del futuro, Ben Simmons (7 punti) e Joel Embiid (13 punti) hanno deluso ancora, dando origine a forti critiche, e a gesti di scherno da parte di tifosi dei Raptors.

Non è stata confortevole l’accoglienza che il pubblico della Scotiabank Arena ha riservato loro in gara 5. Infatti quando Embiid è stato sostituito nell’ultimo quarto di gioco sul punteggio di 101-73 Raptors, il rapper di fama mondiale Drake, principale fan e ambasciatore della squadra, ha riprodotto il gesto dell’aeroplano fatto da Embiid per festeggiare la vittoria dei suoi Sixers in gara 3. Un gesto di scherno che ha reso ancora più amara la già pesante sconfitta.

Embiid ha sofferto in tutta la serie di problemi fisici, che hanno condizionato le sue partite. Già da gara 1 infatti il centro camerunese non è parso al top della sua condizione fisica.

Lo dimostrano i suoi numeri: in 31 minuti di utilizzo Embiid ha messo referto solamente 13 punti e 6 rimbalzi. Non esattamente il dominio sotto i tabelloni al quale “Jojo” ci ha abituati in regular seson. Il dato più negativo però riguarda la sua percentuale al tiro, un 38.8% complessivo in 5 partite che dimostrano poca brillantezza e difficoltà nell’attaccare un durissimo avversario come Marc Gasol.

Tutti contro Joel Embiid, critiche ingiuste? Parla coach Brett Brown

Ha risposto alle critiche il capo allenatore dei Sixers Brett Brown: “(Embiid) Sta cercando di fare tutto il possibile per rappresentare la sua organizzazione e per giocare con i Philadelphia 76ers.” Continua poi, difendendolo ulteriormente: “Sono deluso, Joel sta cercando di giocare al meglio. Si alza ogni giorno con la febbre alta e malgrado questo viene comunque a giocare e a rappresentare la franchigia. Credo siano veramente ingiuste le critiche nei suoi confronti. Non le capisco proprio.”

Anche lo stesso Joel Embiid ha rilasciato delle dichiarazione nel post gara 5. Così ai microfoni di Serena Winters di NBC: “Non posso controllare la mia condizione fisica, ma posso controllare quante energie utilizzare in partita” Aggiunge poi: “Devo dare di più e cercare di ritrovare l’energia espressa in gara 3.”

La serie adesso è nelle mani dei Raptors, che scenderanno in campo in gara 6, giovedì 9 maggio determinati a chiudere la serie per conquistare la seconda finale di conference nella storia della franchigia. I Sixers si ritroveranno in casa propria, al Wells Fargo Center, a dover mettere su parquet tutte le energie e l’intensità possibile per forzare gara 7, “Win Or Go Home”.

76ers KO e quasi fuori, Brown difende Embiid: “Gioca nonostante tutto, critiche ingiuste e grossolane”

La partita? Abbiamo toppatoJimmy Butler non trova parole migliori per descrivere la scarsa prestazione dei suoi Philadelphia 76ers in quella che doveva essere la partita più importante della stagione.

Un 125-89 dei Toronto Raptors che non lascia campo nemmeno alle scuse, all’influenza che da una settimana affligge Joel Embiid e ne limita fortemente l’impatto. I Sixers subiscono 37 punti nel secondo quarto di gioco, perdono la lotta a rimbalzo, sparano a salve al tiro da tre punti (6 su 24 a fine gara) e si ritrovano in svantaggio nella serie per 3-2, mentre le due squadre ritornano a Philadelphia per gara 6.

Una gara 6 che per Butler e Tobias Harris potrebbe anche essere l’ultima della loro breve esperienza ai 76ers. Portati a Philadelphia a stagione in corso con l’obiettivo dichiarato di giocare (almeno) per la finale NBA, la squadra assemblata con coraggio dal general manager Elton Brand si trova già oggi con le spalle al muro.

I Toronto Raptors sono sempre stati i favoriti in questa serie, va detto. Il record e la stagione regolare parlano chiaro. Perdere gara 5 in trasferta di una serie in parità è cosa da mettere in preventivo, ma è il modo in cui la sconfitta è arrivata ad offendere gli uomini di coach Brett Brown.

A metà partita, i Sixers avevano più falli personali (16) che canestri realizzato (14), Joel Embiid e Ben Simmons hanno combinato per soli 8 tiri e 20 punti totali, il solo Jimmy Butler ha saputo guadagnarsi oltre la età dei tiri liberi tentati dalla squadra (11 per Butler, 20 in totale).

Un Joel Embiid stoicamente in campo ma debilitato da problemi respiratori ha perso 8 palloni, 19 le palle perse di squadra, il fin qui ottimo James Ennis non è risuscito ad avere il consueto impatto, sebbene chiedere all’ex Memphis Grizzlies e Houston Rockets di ovviare alle difficoltà dei “grandi” sarebbe stato troppo.

Andrà bene” Jimmy Butler parla da leader “Non c’è molto altro da fare se non supportare (Embiid, ndr), siamo qui per lui, siamo arrivati fino a qui con lui e moriremo con lui, se necessario. Questo deve essere chiaro a tutti“.

Un frustrato Embiid gioca la carta dell’orgoglio, stimolato dal trattamento che la Scotiabank Arena gli riserva al momento del definitivo ritorno in panchina nel quarto quarto, della resa. Dalle prime file alcuni tifosi, tra cui il “famigerato” Drake, si lanciano in una imitazione dell’aeroplanino di Embiid, con cui il lungo camerunense aveva celebrato la larga vittoria di gara 3: “Li ho visti agitarsi… non m’interessa, che facciano come vogliono…  le mie celebrazioni non intendono offendere nessuno, è solo il mio modo di giocare e vincere. E ne vedrete ancora, perché (in gara 6, ndr) dominerò la partita“.

76ers, Brett Brown difende Embiid: “Critiche ingiuste e grossolane”

La scelta di giocare di Joel Embiid (e di conseguenza la scelta di schierarlo dello staff dei Sixers) è destinata a sollevare polemiche: perché schierare un giocatore – non un giocatore qualsiasi – sebbene limitato da problemi fisici in due partite così importanti?

Coach Brown non vuole fraintendimenti, e difende la sua star: “Ha tentato, ha fatto di tutto per aiutare la squadra in campo, per aiutare i Philadelphia 76ers. Sono davvero dispiaciuto, si parla troppo e troppo male di lui (Embiid, ndr), si sveglia al mattino con la febbre, ma non si arrende e gioca, non si tira indietro. Le critiche nei suoi confronti sono ingiuste e grossolane, non le comprendo“.

Come dichiarato da Brown, l’influenza e la febbre hanno impedito a Joel Embiid in questi giorni di allenarsi e prendere parte alle rifiniture. Prima di gara 4, il lungo dei 76ers aveva ricevuto una flebo di liquidi, ed il status prima di gara 5 era in forte dubbio.

Per Embiid una partita da 13 punti, 6 rimbalzi e 8 palle perse, la sconfitta di Toronto è il secondo peggior KO della storia dei 76ers ai playoffs: “Abbiamo abbandonato la partita quasi subito” Ancora coach Brown “Ora non vediamo l’ora di tornare a Philadelphia, e vi assicuro che nessuno uscirà da qui piangendosi addosso“.

Sixers, Joel Embiid (influenza) in dubbio per gara 5 a Toronto

joel embiid in dubbio per gara 5

E’ in dubbio la presenza di Joel Embiid a Toronto per gara 5 delle semifinali della Eastern Conference tra Philadelphia 76ers e Toronto Raptors.

Il lungo camerunense dei Sixers è alle prese da alcuni giorni con uno stato influenzale, e come riportato da Josh Lewenberg di TSN, Embiid non ha preso parte al consueto “shootaround” mattutino con i suoi compagni.

In gara 4, Joel Embiid era sceso in campo dopo aver ricevuto una flebo di liquidi appena 90 minuti prima della palla a due, ed aveva chiuso la sua partita con 11 punti e 8 rimbalzi in 35 minuti di gioco.

Post-season difficile dal punto di vista fisico per Embiid, alle prese con un problema di tendinite al ginocchio sinistro (a causa della quale saltò gara 3 della serie di primo turno contro i Brooklyn Nets) e con uno stato influenzale che perdura da almeno una settimana.

La serie tra 76ers e Raptors è ancorata dopo quattro partite sul 2-2 (una vittoria in trasferta per parte). In caso di forfait per Embiid, il suo posto in quintetto sarà preso con ogni probabilità da Greg Monroe. Nelle prime quattro gare della serie, Joel Embiid ha viaggiato a 18 punti di media in 31.3 minuti a partita ed il 36% al tiro.