Blazers, stiramento per C.J. McCollum, condizioni rivalutate tra una settimana

Buone notizie per i Portland Trail Blazers, scongiurato un infortunio serio per C.J. McCollum.

La risonanza magnetica cui si è sottoposto in giornata la star dei Blazers ha evidenziato uno stiramento del muscolo polipteo, all’altezza del ginocchio sinistro. Le condizioni del giocatore verranno rivalutate tra una settimana.

McCollum si era infortunato durante il terzo quarto della trasferta dei suoi Portland Trail Blazers all’AT&T Center di San Antonio. L’ex giocatore dell’università di Lehigh era franato a terra dopo una penetrazione a canestro, tenendosi il ginocchio sinistro dolorante. Una dinamica che aveva fatto temere il peggio per C.J. McCollum, giocatore vitale per le fortune degli uomini di coach Terry Stotts in vista dei playoffs.

C.J. McCollum aveva raggiunto gli spogliatoi aiutato dai compagni di squadra. Gli esami radiografici preliminari non avevano evidenziato danni strutturali, nonostante il dolore accusato dal giocatore nelle ore successive l’infortunio.

I Trail Blazers (42-27) sono al momento quarti nella competitiva Western Conference, ad una sola partita di distanza dagli Houston Rockets.

Blazers, infortunio per C.J. McCollum: “Il ginocchio fa male”, Una settimana di stop

Tremano i Portland Trail Blazers, la star C.J. McCollum è stata costretta ad abbandonare il terreno di gioco anzitempo per un infortunio al ginocchio sinistro, durante il terzo quarto della sconfitta in trasferta contro i San Antonio Spurs.

McCollum è ricaduto malamente a terra dopo una penetrazione a canestro, tenendosi il ginocchio dolorante. Aiutato dai compagni a raggiungere la panchina, il prodotto di Lehigh è stato poi accompagnato negli spogliatoi per essere sottoposto a radiografia, che non ha evidenziato problemi.

Così C.J. McCollum dopo la gara:

Non posso dire molto di più se non che fa male. Non ho sentito ‘crac’ o cose del genere, ma il ginocchio fa male e non è a posto. Succede, non è una bella sensazione (…) sono atterrato dopo un lay-up, e mi sono girato il ginocchio. Farsi male in questo momento della stagione non è esattamente l’ideale, non posso farci nulla ora come ora, solo aspettare e vedere. Riesco a camminare ma bisogna vedere di che cosa si tratta. Non saprei dire di più, dalle immagini si è visto poco

Il ginocchio m fa male, comunque” Continua McCollum “Non so dire esattamente dove, forse la parte laterale, forse no. So solo che non è a posto“. La guardia dei Portland Trail Blazers si sottoporrà a risonanza magnetica già nella giornata di domenica, al rientro della squadra in Oregon.

Così il compagno di squadra e di reparto Damian Lillard: “Brutto colpo. Per lui e per la squadra, l’ho visto a terra ed ho subito capito che non fosse una cosa da poco. Di solito, dopo una caduta del genere lo vediamo sempre rialzarsi e rimettersi in piedi da solo, stavolta no. Spero sia tutto OK“.

All’AT&T Center di San Antonio, i Trail Blazers hanno perso per 108-103. Agli ospito non sono bastati i 34 punti di Damian Lillard e la doppia-doppia da 24 punti e 16 rimbalzi di Jusuf Nurkic.

In attesa di conoscere entità dell’infortunio e tempi di recupero per C.J. McCollum, i minuti della star dei Blazers saranno coperti dal neo-acquisto Rodney Hood e da Seth Curry. L’infortunio di McCollum priva i Trail Blazers di un giocatore da 21.5 punti e 4.1 rimbalzi a partita.

McCollum, uno degli “highlander” NBA per eccellenza ha giocato 309 delle 315 partite disputate dai Portland Trail Blazers nelle ultime quattro stagioni.

Solo uno stiramento per C.J. McCollum

La risonanza magnetica cui si è sottoposto in giornata la star dei Blazers ha evidenziato uno stiramento del muscolo polipteo, all’altezza del ginocchio sinistro. Le condizioni del giocatore verranno rivalutate tra una settimana.

Un super Conley trascina Memphis: successo a sorpresa contro Portland

Tra le partite della scorsa notte NBA spicca l’inaspettato successo dei Memphis Grizzlies contro i Portland Trail Blazers. Protagonista indiscusso del match Mike Conley, point-guard della franchigia del Tennessee, capace di mettere a referto un career-high da ben 40 punti, fondamentali nel risultato finale di 120-111.

Conley aveva iniziato la sfida in modo poco convincente, riuscendo però a risultare decisivo nel 4° quarto, in cui ha messo a referto quasi la metà del suo totale: 19 punti nel solo ultimo periodo.

“È stato molto divertente”, ha detto il giocatore nel postpartita, “Il match è stato strano perchè all’inizio sentivo di non aver giocato bene, tutta la squadra non è partita bene. Finire e giocare così come ho fatto io nella seconda parte di gara è stato speciale”.

 

Super Conley trascina Memphis: “È stato eccezionale”

Sono arrivate parole di elogio nei confronti dei Grizzlies anche da parte del coach avversario. “Avevamo un vantaggio di 16 punti, e loro continuavano a giocare e a difendere”, ha detto l’allenatore di Portland, Terry Stotts, “Mike Conley è stato eccezionale”.

La sconfitta contro Memphis è stata certamente dolorosa per Portland, sia ai fini della classifica della Western Conference, ma soprattutto considerando le modalità attraverso cui è arrivata.

La squadra di Lillard, autore di 24 punti, ha infatti controllato agevolmente il match fino a circa 6 minuti dal termine, toccando anche un massimo vantaggio di 16 punti nel primo quarto. La grandiosa prestazione di Conley non ha però rappresentato l’unica spiegazione riguardo la sconfitta della franchigia dell’Oregon. Portland infatti ha dovuto fare i conti con un poco invitante 9 su 18 al tiro negli ultimi 12 minuti di gioco, con nessuna tripla a bersaglio.

Questa sconfitta, insieme a quella di Oklahoma e alla vittoria di Houston, permette a queste tre squadre di occupare la terza posizione della conference con un record di 39-25. Memphis continua invece a rimanere stabilmente nelle ultime posizioni, nonostante siano arrivati 3 successi nelle ultime 5 partite disputate.

Il ginocchio di Evan Turner preoccupa i Portland Trail Blazers: “Salterà le prossime gare”

Gli innesti di Rodney Hood ed Enes Kanter, e la crescita nell’ultimo mese e mezzo del terzo anno da Maryland Jake Layman hanno fatto le fortune della panchina dei Portland Trail Blazers.

 

Lo storico punto debole della squadra allenata da coach Terry Stotts potrebbe non essere più tale, grazie alla presenza di una macchina da doppie-doppie (che sopperiscono agli evidenti limiti difensivi) come l’ex New York Knicks Kanter, e di un giocatore con grande esperienza di post-season come l’ex Cavs Hood.

 

 

La second unit di coach Stotts sarà però costretta con ogni probabilità a rinunciare ad uno dei suoi pezzi più importanti, almeno per le prossime partite. Evan Turner non è sceso in campo nella seconda delle ben 7 trasferte che attendono i Trail Blazers nei prossimi giorni, a causa di un problema al ginocchio sinistro.

 

Ho sentito uno scricchiolio sospetto durante il riscaldamento prima della gara con i Brooklyn NetsCosì Turner come riportato da Jamie Hudson di nbcsports.comCol passare dei minuti, il ginocchio si è irrigidito, sentivo un po’ di dolore. Dalle radiografie non è saltato fuori nulla di preoccupante, dovrò però saltare le prossime partite ed aspettare che migliori“.

 

Evan Turner ha disputato in questa stagione 57 partite, viaggiando a medie da 7.4 punti, 4.6 rimbalzi e 3.9 assist a gara giocando spesso da point-guard in uscita dalla panchina per i Blazers, in quasi 24 minuti a sera.

 

 

La crescita del sorprendente Jake Layman (13.2 punti, 5.2 rimbalzi e ben 1.3 stoppate a partita nelle ultime 10 gare disputate per l’ex Terrapins, con il 55.8% al tiro) e la presenza di Rodney Hood  serviranno a coprire l’assenza di Turner, uno dei veterani di maggior rilievo in casa Portland Trail Blazers. Il ritorno a pieno regime dell’ex giocatore di Philadelphia 76ers e Indiana Pacers darà a coach Terry Stotts la possibilità di ampliare ulteriormente le rotazioni in uscita dalla panchina, dietro all’inamovibile duo Damian Lillard-C.J. McCollum

I Trail Blazers passano a Philadelphia, Jusuf Nurkic a Ben Simmons: “Persino io tiro meglio di te!”

Rockets-Blazers

Le prime due tappe del giro di trasferte ad Est dei Portland Trail Blazers hanno visto Damian Lillard e compagni dominare i Brooklyn Nets e piegare con un terzo quarto da 41 punti i Philadelphia 76ers privi di Joel Embiid.

 

L’assenza a centro area del miglior lungo della NBA ha permesso a Jusuf Nurkic di disporre a piacimento della front-line avversaria.

 

Il lungo bosniaco ha chiuso la sua gara con una doppia-doppia da 24 punti e 10 assist, in una serata di ordinaria amministrazione per Dame Lillard (17 punti, 6 rimbalzi, 8 assist ed una sola palla persa) e di dominio sotto i tabelloni per gli uomini di coach Terry Stotts (53-33 lo score finale sotto le plance, 16 punti e 8 rimbalzi in uscita dalla panchina per Enes Kanter).

 

 

Ben Simmons guida il tabellino per i suoi Sixers. 29 punti, 10 rimbalzi e 7 assist per la giovane star australiana, che sia durante la partita che a fine gara subisce la “dose giornaliera” di trash-talking dell’avversario di giornata Nurkic, un All-NBA per quanto riguarda le provocazioni.

 

Il primo scambio Nurkic-Simmons avviene con la point-guard dei 76ers in lunetta per due tiri liberi. Il lungo dei Blazers “chiama fuori” il primo libero di Simmons, che replica: “Parli un po’ troppo per essere stupido“.

 

 

A fine partita, e visto l’ampio scarto riservato da Portland ai padroni di casa, Jusuf Nurkic ha rincarato la dose, insistendo sulle scarse doti balistiche dell’avversario:

 

Credo che persino io sia un tiratore migliore di lui. Anzi, ne sono sicuro. Il modo in cui tira, anzi, il modo in cui non tira è veramente una cosa ridicola

 

Con la vittoria di Philadelphia, i Portland Trail Blazers (36-23) aggiornano il proprio record lontano dal Moda Center a 12-15. Nurkic e compagni sono ora attesi da altre 5 cinque gare in trasferta, prima di fare ritorno in Oregon il prossimo 7 marzo.

 

Damian Lillard: “Via da Portland? Non mi venderei per vincere un anello. Davis? Comprendo”

Trail Blazers-Pelicans streaming

Nel nom de plume di Damian Lillard – point-guard e All-Star dei Portland Trail Blazers e rapper di successo – Dame DOLLA, l’acronimo “Dolla” sta per “Different o the Levels the Lord Allows“. Diverso, nel grado in cui il Signore ci permette di essere diversi.

 

Diverso, o se preferiamo fatto a modo suo nel modo di intendere la pallacanestro, la vita, ed il suo ruolo in entrambe. Ospite o protagonista del nuovo episodio di “Posted Up”, trasmissione in podcast di Chris Haynes di Yahoo Sports, Damian Lillard ha lasciato intravedere una piccola parte del suo mondo, e “messo in fila” le priorità di una carriera di successo, per un ragazzo partito dal nulla ed arrivato da Oakland, California, al primo quintetto All-NBA.

 

 

Perché non hai mai chiesto di essere ceduto in una squadra da titolo?” Una delle domande di Haynes, provocata dal sottotesto delle vicende Anthony Davis e Jimmy ButlerPerché non lo hai mai fatto, pur sapendo che gli anni di carriera davanti a te diminuiscono sempre più?

 

Ho passato gli ultimi sette- otto anni di carriera cercando di superare questo ostacolo (la ricerca del titolo NBA, ndr), è una cosa difficile. Ciò che non ho mai voluto fare però è dare per scontata la mia posizione. Oggi avrei potuto essere in una posizione decisamente peggiore a quella in cui mi trovo, potrei essere in un posto in cui non sono apprezzato come lo sono qui (a Portland, ndr). Tutti noi giochiamo per vincere un titolo, io faccio di tutto per darmi la possibilità di giocare per il titolo. In questi anni ho imparato però che non si tratta solo di questo. C’è dell’altro, molto altro (…) quando la mia carriera da giocatore sarà finita, tutte le relazioni, tutte le persone che avrò conosciuto, potranno dire e testimoniare quanto la mia carriera sarà stata solida, di come sia stato in grado di rimanere tanti anni al vertice, e di come abbia ottenuto tutto ciò nella maniera giusta

 

Prima di pensare di prendere un certo tipo di decisione” Prosegue Lillard “Prenderei in considerazione le ripercussioni che questo tipo di decisione potrebbe avere sulle persone a me vicine, sulle loro famiglie… di certo non lo farei solo perché ‘è la cosa migliore per me’. Io voglio vincere un titolo, ma vincere non è l’unica cosa che conta per me. Non voglio ridurmi a dovermi ‘vendere’ per raggiungere il titolo NBA a tutti costi, se questo implica conseguenze per altre persone“.

 

Damian Lillard continua poi descrivendo le relazioni speciali instaurate negli anni con alcuni compagni di squadra:

 

Io ed i miei compagni siamo amici. Chief (Al-Farouq Aminu, ndr) è un amico, C.J. (C.J. McCollum, ndr) è un amico. Per me vincere un titolo significa tantissimo, ma non è la sola ragione. Ciò che conta sapere per me è che ci sono persone così. Potrei decidere e dire ‘ok, vado in un’altra squadra a vincere’ e magari così facendo rovinare una stagione per altre persone. Queste direbbero ‘Dame se ne va, qualcuno dovrà andare via assieme a lui… questa o quella squadra pensano che io non sia abbastanza bravo per loro e non mi vorranno…’ e la carriera di questo giocatore, la sua famiglia potrebbero risentire delle conseguenze della mia richiesta. La decisione di una sola persona può condizionare la vita di tanti altri? Andare in un’altra squadra mi garantirebbe senza dubbio di poter vincere? Questi sono i motivi, per me

 

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Damian Lillard: “Anthony Davis? Spero trovi ciò che cerca. Portland è casa mia”

 

Imbeccato da Haynes, Lillard ha parlato poi della vicenda Anthony Davis, nome sovente speso affianco a quello del prodotto di Weber State quale sinonimo di star NBA “sprecata” in un contesto mediocre.

 

Davis? Spero possa trovare ciò che cerca. Siamo entrati nella NBA nello stesso anno, sono passati ormai 7 anni… credo che lui senta di aver fatto tutto il possibile (a New Orleans, ndr), ed ora ha manifestato il suo desiderio di voltare pagina. Non si può biasimarlo. A qualcuno non sarà piaciuto il modo in cui ha manifestato il suo desiderio, ma Anthony è ponto per fare il passo. Le squadre decidono ogni giorno sulla carriera dei giocatori…scambi, tagli, risoluzioni. La spiegazione è sempre una: fa parte del gioco, il che è vero. Ma quando è un giocatore a prendere una decisione del genere c’è una sorta di resistenza… io non ho alcun problema con questo. Non me l’aspettavo, questo si

 

Su Portland, i Trail Blazers e sulle difficoltà “storiche” della squadra nel trattenere i grandi giocatori:

 

Come hai detto, è difficile per Portland trattenere i giocatori in città. Di solito si dice che a Portland la comunità afroamericana non è così numerosa, e quindi questo può influenzare le decisioni dei giocatori neri. Per quanto mi riguarda, a Portland ho trovato situazioni e posti in cui mi piace stare, in cui mi trovo bene ed in cui voglio rimanere. Sono cresciuto ad Oakland, in una città in cui devi guardarti le spalle, poi sono finito a giocare al college nello Utah: neve, pace e tranquillità che non avevo mai visto prima, e mi è piaciuto. A Portland ho trovato un posto ed un’opportunità per crescere ed affermarmi (…) Ha funzionato

Lettera di Steph Curry al fratello: una questione di famiglia

Klay-Thompson-festeggia

E’ arrivata la settimana dell’All-Star Game e stanotte, dopo la classica sfida di ieri Stati Uniti – Resto del Mondo vinta dagli americani per 161 -144, sarà la volta di Skills Challenge, gara delle schiacciate, e gara del tiro da 3 punti.

E proprio a proposito di quest’ultima gara, Steph Curry ha lanciato una curiosa sfida al fratello Seth. I due membri della famiglia Curry si sfideranno nella speciale gara da 3 punti, e Steph ha esordito con questa dichiarazione: “Il perdente tra i due pagherà tutti i biglietti della famiglia per il resto delle nostre carriere“. Una sfida affascinante, in un contesto speciale, e in una categoria in cui Steph ha ben pochi rivali.

Super Steph Curry contro il fratello Seth

Il fenomeno della baia viaggia a medie sul tiro da 3 punti a dir poco spaventose, è già terzo nella classifica All-time per tiri da tre punti realizzati dietro Reggie Miller e Ray Allen, e molto probabilmente al termine della carriera sarà primo in questa speciale classifica.

Steph Curry è considerato universalmente il più forte tiratore NBA di tutti i tempi, e detiene il record di triple a segno in un’unica stagione NBA (402, nella stagione 2015/2016), e in una singola edizione di playoffs.

Per quanto riguarda il 3-point contest, Curry ha già vinto l’edizione del 2015 (record di 27 punti) prima di lasciare il timone al compagno di squadra Klay Thompson nell’edizione 2016. Steph torna a partecipare alla gara dopo due anni di inattività, e le premesse per un grande spettacolo ci sono tutte. Seth è avvisato, e non parte certo con tutti i favori del pronostico, considerando soprattutto le doti che la natura ha dato al fratello sul tiro dalla distanza.

Oltre ai fratelli Curry, a giocarsi il contest ci saranno giocatori del calibro di Dirk Novitzki, Devin Booker, Joe Harris, Buddy Hield, Kemba Walker e Damian Lillard, per un’edizione che si preannuncia come una di quelle a più alto livello di sempre in un All-Star Game.

Stanotte scopriremo in casa Curry chi beneficerà dei favori altrui da qui in futuro…

Warriors KO a Portland, e Steve Kerr si infuria. Trail Blazers, arriva Enes Kanter

Un quarto periodo da soli 12 punti segnati, ed un flagrant foul fischiato a Draymond Green fanno perdere le staffe a coach Steve Kerr, che lancia la sua lavagnetta in campo ed aggredisce verbalmente gli arbitri.

Risultato, espulsione per Kerr, che prende le difese del suo giocatore e viene cacciato, e partita finita.

I Golden State Warriors cedono per 129-107 al Moda Center di Portland, contro i Trail Blazers di un Damian Lillard da 29 punti e 6 su 8 dalla lunga distanza. In una partita equilibrata per i primi tre quarti, la seconda di un back-to-back per gli Warriors, coach Kerr tiene a riposo DeMarcus Cousins e Andre Iguodala.

Kevin Durant e Steph Curry (32 punti a testa) sorreggono il peso offensivo della squadra, in una serata no al tiro per un nervoso Klay Thompson (9 punti e d un inconsueto 2 su 16 per Klay). I Portland Trail Blazers mandano 8 uomini in doppia cifra (17 in uscita dalla panchina per l’ottimo Jake Layman), guidati da un Dame Lillard perfetto (29 punti con 9 su 15 dal campo, 8 assist e nessuna palla persa), ed in grande serata di tiro tra le mura amiche del Moda Center.

Quarto periodo animato, inaugurato da un doppio fallo tecnico comminato a Thompson ed a Zach Collins, dopo un faccia a faccia tra i due giocatori. Il “duello” Collins-Thompson prosegue per tutto il quarto periodo, l’arbitro Ken Mauer deve intervenire più di una volta per separare i capannelli di giocatori che si creano a gioco fermo, mentre la partita prosegue in parità (104-101 Portland a 7:32 dal termine).

Con 3:54 ancora da giocare, un fallo duro di Draymond Green su Zach Collins viene sanzionato con un “flagrant foul”, Steve Kerr si infuria e lancia con rabbia la sua lavagnetta, inveendo contro il capo arbitro Mauer, che lo espelle.

Sono rimasto scioccato. Penso che quello di Draymond (Green, ndr) fosse solo un buon fallo, duro ma non cattivo. Non so cosa a New York, all’Olimpic Tower considerino un fallo cattivo, ma questa cosa mia ha lasciato davvero perplesso. Draymond solo ha fermato il giocatore lanciato a canestro, è stato in fallo per impedire all’attaccante di segnare (…) sono però contento di dove siamo, in vista della pausa per L’All-Star Game. Ora avremo la possibilità di tirare il fiato e prepararci per la corsa finale

– Steve Kerr sul fallo di Draymond Green –

Blazers-Warriors, Lillard: “Partita che dice tanto di noi” e a Portland arriva Enes Kanter

La partita finisce con l’espulsione di Kerr. Gli Warriors segnano solo due punti in quasi quattro minuti, e Portland prende il largo.

Per i Blazers una vittoria importante, dopo due sconfitte consecutive ed una incredibile rimonta subita a Dallas appena quattro giorni fa. Così Damian Lillard a fine gara:

Una vittoria importante. Siamo stati in grado di ricomporci (dopo le due sconfitte, ndr), tornare a casa ad affrontare la miglior squadra della lega e vincere la partita. Questo dice molto di chi siamo, del nostro carattere e del nostro processo di crescita

-Damian Lillard dopo Blazers-Warriors –

La partita del Moda Center è stata l’ultima prima della pausa per l’All-Star Game per i Portland Trail Blazers. Alla ripresa delle operazioni, la squadra di coach Terry Stotts avrà a disposizione il lungo turco Enes Kanter, in uscita da New York dopo la risoluzione contrattuale con i Knicks post trade deadline.

Kanter firmerà un accordo per il resto della stagione. Nel 2015, i Trail Blazers tentarono di arrivare al turco, allora restricted free-agent, ma l’offerta del GM di Portland Neil Oshley fu pareggiata dagli Oklahoma City Thunder. Kanter venne in seguito girato ai New York Knicks in cambio di Carmelo Anthony nell’estate del 2017.

Kanter è un giocatore che sa segnar ed andare a rimbalzo, ci aiuterà a diventare una squadra migliore. Credo che il ruolo che gli abbiamo proposto si adatti perfettamente alle sue caratteristiche, Enes Kanter saprà dare alla nostra panchina una dimensione diversa

– Terry Stotts su Enes Kanter –

 

Rodney Hood vola a Portland, ai Cavs Stauskas, Baldwin e due future seconde scelte

I Cleveland Cavs spediscono la guardia Rodney Hood ai Portland Trail Blazers, in cambio di Nik Stauskas e Wade Baldwin IV. Portland ha incluso nell’affare anche due future seconde scelte.

 

A riportare la notizia è Adrian Wojnarowski di ESPN. Secondo fonti riportate da Wojnarowski, Cleveland riceverà una seconda scelta al draft 2021 ed un’altra al draft 2023.

 

Con Hood i Blazers si assicurano una soluzione offensiva di qualità dalla panchina, in cambio di Baldwin – giocatore al terzo anno da Vanderbilt, poco utilizzato da coach Terry Stotts – e dell’ex Sacramento Kings e Philadelphia 76ers Stauskas, nelle ultime settimane uscito dalle rotazioni di coach Stotts dopo un buon inizio di stagione, anche a causa di alcuni guai fisici.

 

 

Come riportato da NBAPassion.com nella giornata di domenica, Rodney Hood era stato accostato a San Antonio Spurs e Golden State Warriors. L’ex giocatore degli Utah Jazz, arrivato a Cleveland nel febbraio 2018, sarà free agent a fine stagione. I Blazers avranno l’opportunità di rifirmare Hood utilizzando la mid-level exception da circa 5 milioni di dollari concessa alle squadre in territorio luxury tax. Nik Stauskas e Wade Baldwin saranno free agent a fine stagione.

 

I Cleveland Cavaliers proseguono nell’opera di ricostruzione ed abbattimento del payroll. Le cessioni di Hood, Kyle Korver (finito a Utah), George Hill e Sam Dekker (girati ai Milwaukee Bucks) sono fruttate ai Cavs ben 7 future scelte al draft (una al primo giro e sei al secondo). I Cavaliers tenteranno sino all’ultimo momento disponibile di imbastire una trade per Alec Burks, arrivato da Utah nell’affare Korver lo scorso 29 novembre e prossimo free agent.

 

I Cavs taglieranno Kobi Simmons per liberare lo spot necessario per i due nuovi arrivi.

 

In stagione Rodney Hood ha disputato finora 45 partite, viaggiando a 12.2 punti e 2.5 rimbalzi a gara, col 42.7% al tiro ed il 36.2% al tiro da tre punti.

Blazers all’ottava consecutiva in casa, Jazz travolti, coach Stotts: “Giorno di riposo extra per i ragazzi”

Lontano dalle sirene del mercato “di riparazione” di gennaio e febbraio, mai andato troppo di moda in Oregon, i Portland Trail Blazers continuano la loro solida e silenziosa stagione, affidandosi al consueto duo Dame LIllard-C.J. McCollum ed impartendo ai lanciati Utah Jazz una dura lezione.

 

132-15 il risultato al Moda Center di Portland per gli uomini di coach terry Stotts. Blazers privi di Jusuf Nurkic ma con un Meyers Leonard da 16 punti, 6 rimbalzi, 4 assist e 4 su 5 dalla lunga distanza.

 

 

I Trail Blazers chiudono la partita con un sontuoso 53.3% al tiro, e 16 triple mandate a bersaglio. 30 i punti a fine gara per un efficentissimo McCollum (12 su 17 al tiro, il primo errore dal campo arriva solo nel quarto periodo!), tutti i Blazers schierati da coach Stotts segnano almeno 2 punti.

 

La particolarità del calendario NBA ha portato Utah Jazz e Portland Trail Blazers ad affrontarsi per ben 4 volte in poco più di un mese (la prima il 21 dicembre scorso, 2-2 nella serie). Per coach Terry Stotts un fatto singolare:

 

Sembra quasi di essere i playoffs. Oggi ai ragazzi ho detto: ‘ormai dovremmo conoscere un bel po’ dei loro schemi, dovremmo sapere cosa vogliono fare’. Non è esattamente come affrontare una serie di playoffs, ma di certo partite così ravvicinate contro lo stesso avversario ti portano a conoscere meglio chi hai di fronte. La partita? Avevamo tre giorni di riposo in calendario dopo la gara, i ragazzi hanno voluto prendersi un giorno in più stasera

 

 

I Portland Trail Blazers segnano 45 punti nel solo primo quarto, 74 nel primo tempo (chiuso sul +15) e si fermano solo a metà quarto periodo, quando Damian Lillard (36 punti, 11 assist e 8 rimbalzi) si siede definitivamente in panchina e “rinuncia” ad inseguire la prima tripla-doppia in carriera:

 

Ci ho provato nel quarto quarto. Il coach mi ha lasciato in campo qualche minuto di più per permettermi di prendere i rimbalzi che mi mancavano, poco dopo però ho chiesto io di uscire. Non volevo fare quello che insegue la tripla-doppia a tutti i costi

 

– Damian Lillard –

 

La partita del Moda Center ha rappresentato un brutto stop per gli Utah Jazz (29-23), reduci da un periodo da 9 vittorie nelle ultime 10 gare ed ora al settimo posto nella competitiva Western Conference, ad una sola gara di distanza da San Antonio Spurs e Houston Rockets.

Per Portland (32-20) l’ottava vittoria casalinga consecutiva vale invece il quarto posto in solitaria, ad una sola partita di distanza agli Oklahoma City Thunder.

Ci saranno entrambi i fratelli Curry al 3-Point Contest

Steph Curry

Quest’anno, il contest del tiro da 3 punti dell’All-Star Game, vedrà affrontarsi i due fratelli Curry. Infatti, dopo la confermata presenza il 16 sera allo Spectrum Center di Charlotte di Seth, arriva pure quella di Stephen. Infatti il 30enne nativo dell’Ohio ha dichiarato che non perderà l’occasione di affrontare il fratello minore nel sfida al tiro da 3 punti.

Suggestione per i fratelli Curry a Charlotte

A condire questa particolare riunione di famiglia c’è uno sfondo molto suggestivo. Infatti, i due playmaker hanno passato la loro infanzia proprio nella città che ospita l’evento, mentre lo stadio dove si terrà l’All-Star Game è quello in cui ha giocato per 10 anni loro padre (Dell Curry).

Il numero 30 dei Warriors si è espresso nella notte, ai microfoni di Adrian Wojnarowski di ESPN.com, sulla suggestione che gli fa l’idea di affrontare Seth in quella particolare sfida e in quella importante location.

Charlotte ci sarà una bella e particolare atmosfera“. Ha dichiarato il numero 30 della franchigia di Oakland. “Seth è stato in testa alla classifica dei migliori realizzatori dei tiri da 3 punti per una bella parte della stagione e non sarà facile batterlo. In più questa sfida ha un valore in più per me e mio fratello, in quanto nostro​​padre ha giocato per 10 anni in North Carolina. Lui è stato uno dei primi giocatori degli storici Hornets, quindi per me è sempre bello giocare lì“.

Il nativo di Akron tornerà al contest dopo l’assenza nei due anni precedenti. Curry anche spiegato il perché delle sue precedenti assenze al contest del 2017 e del 2018. Steph, nel 2017,  ha voluto sfruttare al meglio la settimana di riposo per prepararsi ai playoff, mentre l’anno scorso ha preferito non affaticarsi troppo visto che veniva da un serio infortunio alle caviglie.

Seth Curry: “Alla gara del tiro da 3 punti come Steph e mio padre”

Seth Curry, point-guard dei Portland Trail Blazers e fratello del più noto Stephen Curry che stanotte ha spazzato via i Pelicans, sta mantenendo ottime medie al tiro da 3 punti da quest’anno. La sua partecipazione all’All-Star Weekend tra i migliori realizzatori da oltre l’arco, dunque, è quasi sicura.

SETH CURRY: LE SUE DICHIARAZIONI SULLA PARTECIPAZIONE ALLA GARA DEL TIRO DA 3 PUNTI

 

Curry, 28 anni, in azione con la maglia di Portland. Questa è la sua prima stagione nell’Oregon.

 

Come riportato da Casey Holdal per NBA.com, l’ex Dallas Mavericks ha espresso candidamente il suo desiderio di voler provare a vincere un trofeo che in famiglia sono abituati a vedere, dato il trionfo dello Splash Brother Stephen nell’edizione 2015. Anche papà Dell, quando ancora era professionista, aveva partecipato alla competizione, senza però riuscire a vincerla.

Ho sempre desiderato partecipare alla gara da quando mio padre lo faceva tanti anni fa. L’All-Star Game, inoltre, si disputerà a Charlotte quest’anno. Sarà ancora più bello

Seth Curry si è soffermato sopratutto sulla volontà di voler gareggiare contro Stephen, il quale in precedenza aveva aperto ad un suo ritorno nella competizione.

“[Steph Curry, ndr] aveva detto anni fa che avrebbe partecipato al Three Point Contest qualora l’All Star Game si fosse disputato a Charlotte. Beh, questo mi sembra che accadrà. Sarà bello gareggiare contro di lui, ci metterei tutto me stesso e farò di tutto per batterlo

In questa stagione il 28enne ha giocato 40 partite, viaggiando con un ottimo 48,6% da oltre l’arco dei 3 punti. Dato che fa di Seth Curry il miglior tiratore dell’intera lega, seguito da altri giocatori, tra cui Derrick Rose (45,7%) e lo stesso Stephen Curry con il 45,6%. Tale percentuale in classifica è, comunque, limitata dal ridotto numero di tentativi a partita (2,8), frutto del basso minutaggio dell’ex Sacramento Kings.

 

In conclusione, al di là di ogni considerazione, un aspetto risulta chiaro: il binomio tra il tiro da 3 punti e la famiglia Curry non smetterà mai di venir meno.