Rudy Gay potrebbe restare ai San Antonio Spurs, Popovich: “Lo vogliamo ancora qui”

LeBron James, Los Angeles Lakers vs San Antonio Spurs, at AT&T Center

Rudy Gay sarà free agent a partire dal prossimo 1 luglio, dopo due stagioni passate alla corte di Gregg Popovich ai San Antonio Spurs, e le prime due qualificazioni ai playoffs in carriera dal lontano 2012.

Come riportato da Tom Osborne del San antonio News-Express, le due parti avrebbero però un interesse reciproco nel proseguire con un nuovo accordo: “Rudy (Gay, ndr) è un compagno di squadra ideale” Così Gregg Popovich sull’ex giocatore dei Memphis Grizzlies “Per giocatori giovani come Lonnie Walker è importante stare al fianco di veterani come lui, condividere i tanti momenti, le trasferte… Rudy Gay è di grande aiuto in questo, e speriamo di trovare il modo di trattenerlo qui“.

Un apprezzamento ricambiato da Gay, nei confronti della squadra che due stagioni fa lo mise sotto contratto nonostante fosse reduce dalla rottura del tendine d’Achille della gamba sinistra (gennaio 2017 in maglia Sacramento Kings).

Gara 7 (contro i Denver Nuggets, ndr) è stata una sconfitta dura, difficile da mandare giù perché avremmo potuto vincerla, ce l’avevamo in mano” Così Rudy Gay “Ora dovrò cercare di staccare e rilassarmi, con la free agency che incombe… ci vorrà un po’ per dimenticare quella partita“.

In questa stagione, il 33enne Rudy Gay ha viaggiata a 13.7 punti e 6.8 rimbalzi di media a partita, in 26 minuti d’impiego e 69 partite disputate, facendo segnare il massimo in carriera per percentuale dal campo (50.4%) ed al tiro da tre punti (40.2%), ed è inoltre uno dei 12 candidati al premio di “Twyman-Stokes Teammate of the Year”.

Gregg Popovich prolunga con gli Spurs, tre anni di contratto

E’ ufficiale l’accordo per l’estensione contrattuale tra Gregg Popovich ed i San Antonio Spurs.

Come riportato da Adrian Wojnarowski di ESPN, le parti sono accordate per un prolungamento triennale, e Popovich avrà la piena libertà di valutare anno per anno la sua posizione. Nonostante i termini dell’accordo non siano come di consueto stati resi noti, il nuovo contratto farà di nuovo di coach Popovich il capo allenatore più pagato della NBA.

Gregg Popovich allenerà in esatte Team USA ai mondiali FIBA di Cina 2019, e tornerà a San Antonio per la sua 24esima stagione sulla panchina degli Spurs.

Spurs, estensione contrattuale triennale per Gregg Popovich

Popovich, 5 volte campione NBA e 3 volte allenatore dell’anno sempre con i San Antonio Spurs, è il terzo allenatore più vincente della storia NBA, con 1245 partite vinte, ed ha guidato la squadra alla post-season per 22 stagioni consecutive.

San Antonio Spurs hanno chiuso la stagione regolare con un record di 48-34. Stagione iniziata con il grave infortunio di uno dei giovani più interessanti in squadra, la point-guard Dejounte Murray, e proseguita con la crescita di un altro giovane di belle speranze, Derrick White da Colorado.

Gregg Popovich: “Tratto con Spurs, Portofino Flyers e Positano Pirates…”

Gregg Popovich ci scherza su, e rivela i suoi “piani” per il futuro tra San Antonio Spurs e… l’Italia.

Coach Pop, noto gourmand, amante del buon vino (i vini francesi tra i suoi preferiti) e soprattutto in scadenza contrattuale con San Antonio, usa la consueta ironia e “svela” di essere in trattative con altre due squadre, oltre che con gli Spurs.

Attualmente ci sono trattative avanzate con i Portofino Flyers, i Positano Pirates e naturalmente con gli Spurs” Così Gregg Popovich ai cronisti “Credo che le percentuali siano al momento di un terzo ciascuna, vedremo come andrà“.

Sebbene le possibilità Portofino e Positano non siano da escludere in futuro per un Gregg Popovich non ancora pronto alla pensione, ogni indizio lascia presumere che il leggendario head coach dei San Antonio Spurs tornerà per un’altra stagione, la 24esima sulla panchina dei nero-argento.

Questa appena conclusa è stata una delle stagioni più belle, perché ho visto tanti ragazzi crescere” Prosegue più serio coach Pop “I Ragazzi hanno ottenuto molto di più di quanto in tanti avevano pronosticato ad inizio anno. Quest’anno è stato l’inizio di un nuovo ciclo per un gruppo nuovo, e nella prossima stagione si vedranno i frutti di tutto il buon lavoro fatto in questi 10 mesi“.

Il 69enne Gregg Popovich allenerà in estate Team USA ai mondiali FIBA 2019 in Cina, per poi tornare dunque con ogni probabilità sulla panchina degli Spurs. Popovich, 5 volte campione NBA e 3 volte allenatore dell’anno sempre con i San antonio Spurs, è il terzo allenatore più vincente della storia NBA, con 1245 partite vinte, ed ha guidato la squadra alla post-season per 22 stagioni consecutive.

Nuggets-Spurs è un passaggio di consegne?

Nuggets-Spurs

Il confronto tra la freschezza e l’esperienza nella serie Nuggets-Spurs dopo una gara 7 thrilling in Colorado è un simbolico passaggio di consegne? Che possa davvero essere uno spartiacque per queste due franchigie?

Come ogni serie che arriva a gara 7 a decidere il tutto sono stati i dettagli e la maggiore freschezza nel finale.
Denver ai punti ha meritato la vittoria finale grazie ad una crescita, di squadra e individuale notevole e a tratti inaspettata. Una vittoria che profuma di squadra e che ha in Nikola Jokic e Jamal Murray due sublimi protagonisti, capaci di esaltarsi con la crescita del collettivo.
Denver ha aumentato l’asticella difensiva, facendola tornare sui livelli ammirati in regular season e questo ha influito non poco sulla serie, costringendo gli Spurs al 35% al tiro in gara 7.

Questa capacità di sporcare le percentuali avversarie sarà una chiave anche nella prossima serie contro Portland insieme al controllo del pitturato.

 

NUGGETS-SPURS: LARGO AI GIOVANI

Jamal Murray e Nikola Jokic.

A livello di singoli il migliore non può che essere Nikola Jokic: tripla doppia per chiudere la serie con 21 punti, 15 rimbalzi e 10 assist. In ogni partita ha viaggiato a queste cifre dimostrando una padronanza del gioco e un dominio praticamente incontrastabile.
Fondamentale anche l’apporto di Murray, capace come pochi di mettersi in ritmo e ribaltare l’inerzia della partita e della serie, in momenti di difficoltà come nel secondo tempo di gara 7 con 16 punti (sui 23 personali totali) o nel secondo quarto di gara 2.
Ha dimostrato di essere un’arma segreta nascosta quando tutto sembra deciso.
Infine molti meriti spettano a coach Mike Malone, capace di trasmettere ad un gruppo di giovani una mentalità vincente meritando i complimenti di Gregg Popovich. La cosa più sorprendente è che Denver ha usato le caratteristiche di San Antonio per vincere la serie…

MECCANISMI SPURS INCEPPATI?

Spurs-Mavs DeRozan
LaMarcus Aldridge e DeMar DeRozan.

Sul lato Spurs le cose potevano andare decisamente meglio. Dopo 3 gare, le prime, dove il dominio dei texani era stato evidente e un 3-0 non sarebbe stato una sorpresa per quanto visto sul campo, qualcosa si è inceppato.
Sono scese drasticamente le percentuali e non è stata trovata totalmente la chiave per superare la difficoltà.
I due violini principali hanno steccato ( 30 punti combinati in gara 7).  LaMarcus Aldridge e DeMar DeRozan si sono dimostrati incapaci di trascinare la squadra fino in fondo ma a steccare sono stati anche altri: Marco Belinelli praticamente mai incisivo (lo scorso anno era stata una delle chiavi della grande Philadelphia dei playoff), idem per Patty Mills e Derrick White scomparsi sul più bello. A salvarsi è Rudy Gay con un dinamismo e una efficacia che non ci si aspettava da lui.

Nonostante la sconfitta la postseason dei texani non può considerarsi un fallimento totale: arrivare ai playoff con un gruppo nuovo e rischiare di vincere una serie da sesti è una base forte da cui ripartire, sarà ancora la vecchia volpe Pop a averne le redini?

Spurs, Gregg Popovich tornerà, “nessun dubbio” a riguardo

Popovich

La stagione dei San Antonio Spurs è terminata in un’assordante ultimo possesso Nuggets, al Pepsi Center di Denver, Colorado.

Sotto di 4 punti e con pochi secondo ancora sul cronometro da giocare, gli Spurs hanno apparentemente deciso di non commettere fallo e fermare la partita, “blunder” attribuito da coach Gregg Popovich al frastuono del pubblico di casa, che avrebbe impedito a LaMarcus Aldridge di udire le grida dalla sua panchina.

Il sentore però che la sconfitta di gara 7 potesse essere stata l’ultima partita di Gregg Popovich sulla panchina dei suoi San antonio Spurs sarebbe stato smontato nell’immediato post-gara da un membro (rimasto anonimo) del coaching staff dei nero-argento, come riportato da Mike Finger del San antonio Express-News.

Popovich tornerà, non c’è alcun dubbio” Così la fonte. Il contratto che lega “coach Pop” agli Spurs è in scadenza, e Popovich ha appena completato la sua 23esima stagione da capo allenatore NBA, sempre sulla stessa panchina.

Il prossimo impegno professionale per Popovich saranno i mondiali FIBA 2019, che si disputeranno in Cina dal prossimo 31 agosto. Team USA difenderà in Oriente il titolo conquistato in Spagna nel 2014, e cercherà il pass diretto per le Olimpiadi di Tokyo 2020.

i San Antonio Spurs hanno chiuso la stagione regolare con un record di 48-34. Stagione iniziata con il grave infortunio di uno dei giovani più interessanti in squadra, la point-guard Dejounte Murray, e proseguita con la crescita di un altro giovane di belle speranze, Derrick White da Colorado.

In estate gli Spurs dovranno affrontare la free agency di Rudy Gay, preziosissimo nelle due stagioni passate in nero-argento, oltre che le ultime fasi di recupero di Murray. I veterani Aldridge, Marco Belinelli e Patty Mills saranno sotto contratto per ancora una stagione (Belinelli) e per due (Mills e Aldridge), ed il contratto del 33enne ex Portland Trail Blazers presenta una “trade kicker” del 15%, che rende difficile futuri scenari di mercato che lo possano coinvolgere.

Un reparto guardie forte del duo White-Murray e la presenza di DeMar DeRozan garantirà a San Antonio talento e qualità sui due lati del campo, ed è probabile che a partire dalla prossima stagione Jakob Poeltl (arrivato l’estate scorsa da Toronto) ed il rookie Lonnie Walker possano avere più spazio.

Spurs-Nuggets, sarà gara 7, DeMar DeRozan e LaMarcus Aldridge cercano l’upset

Spurs e Nuggets, tutti a Gara 7.

Perdere un “elimination game” in casa non è cosa da San Antonio Spurs e da Gregg Popovich, che battono i Denver Nuggets per 120-103 e rimandano il discorso alla settima partita, al Pepsi Center di Denver, Colorado.

Gli Spurs con tutta la pressione addosso ma con la “forza della lucidità” si permettono di tirare con il 57.1% dal campo, tenendo nel quarto periodo i Denver Nuggets a soli 18 punti segnati.

DeMar DeRozan e LaMarcus Aldridge terminali offensivi perfetti (51 punti in due, 22 su 34 al tiro), Rudy Gay ottimo nel ruolo di sesto uomo e stabilizzatore della second unit nero-argento (19 punti e 4 rimbalzi in 28 minuti), Derrick White un cliente scomodo per Jamal Murray.

Coach Mike Malone riconferma Torrey Craig in quintetto al posto di Will Barton, che prosegue la sua serie da incubo al tiro (19 minuti e 1 su 7 dal campo), ma è Nikola Jokic il motore della squadra.

Denver ricuce uno svantaggio di 10 punti nel secondo quarto, ed il lungo serbo tiene a galla i suoi con un terzo periodo spettacolare (43 punti, 12 rimbalzi e 9 assist a fine gara per Jokic, 27 punti nel solo secondo tempo). Denver non trova pero mai il canestro dalla distanza (6 su 24 al tiro da tre punti, addirittura 8 su 31 nelle conclusioni fuori dall’area dei tre secondi), troppo poco per vincere una gara 6 a San Antonio.

Non contro la San Antonio del condottiero Gregg Popovich: “E’ sempre così calmoSpiega DeMar DeRozan nel post garaStasera ci ha fatto capire cosa avremmo dovuto fare e come per vincere, senza per forza spendere troppe parole. Una gara 7 va giocata con intelligenza e la forza della disperazione, bisogna essere pronti. L’esperienza aiuterà“.

Stasera il piano partita ha funzionato. A volte funziona, a volte meno. Non starò certo qui a discutere del nostro piano partita con voi (ai cronisti, ndr), lo si vede guardando la partita. Diciamo che le cose sono andate bene per noi

Gli Spurs porteranno per gara 7 tutto il peso della loro esperienza di post season (DeRozan-Aldridge, ma anche Patty Mills, Marco Belinelli) a Denver, contro degli avversari alla prima grande esperienza di playoffs in carriera (ad eccezione di Paul Millsap): “Gara 7? Non lo so” Così Nikola Jokic “Sarà la prima volta per me, immagino sarà una partita ancora più tosta di questa, giocheremo in casa e questo ci sarà d’aiuto“.

L’esperienza ed il, “marchio” delle brucianti eliminazioni patite dai suoi Toronto Raptors in passato si sono visti in DeMar DeRozan, autore di 23 dei suoi 25 punti finali negli ultimi 26 minuti di partita: “Loro sono stati abili per tutta la serie ad aggredirci, a farci sentire il fisico, ed anche a cavarsela con gli arbitri. Abbiamo cercato di pareggiare questa intensità, essere più aggressivi ed andare al nostro ritmo in attacco“.

Una serie fisica, aspetto sottolineato anche dalle parole di Mike Malone: “Abbiamo segnalato con dei video alla NBA che gli Spurs tendono a portare tanti blocchi in movimento, ma la cosa pare non aver avuto effetto” Un duro colpo di Jakob Poeltl ha costretto nel quarto periodo Jamal Murray ad abbandonare il campo “Dovrò guardare il video, non credo che Poeltl sia un giocatore sporco ma sta di fatto che Jamal (Murray, ndr) abbia dovuto uscire. La NBA ci ha detto che abbiamo ragione, sui blocchi, ma gli arbitri non fischiano“.

Gara 7 tra San Antonio Spurs e Denver Nuggets è in programma domenica 28 aprile, al Pespi Center di Denver.

DeMar DeRozan sull’espulsione in gara 4 “Ero frustrato, il fallo non c’era”

Mancano solo 5 minuti al suono della sirena che decreterà la conclusione di gara 4. I Denver Nuggets conducono per 110-92 ai danni dei San Antonio Spurs, quando DeMar DeRozan viene espulso per aver scagliato il pallone in direzione del direttore di gara Scott Foster.

L’espulsione di DeRozan è avvenuta in seguito ad un tentativo di penetrazione verso il canestro avversario. Succede tutto in un attimo, Gary Harris, guardia dei Nuggets, prova ad opporsi con il corpo al tentativo di penetrazione di DeRozan. Tentativo vanificato poi dal fischietto di Foster, che interpreta il contatto DeRozan-Harris come fallo di sfondamento  ai danni della guardia di Denver. 

Al termine della partita , lo stesso DeRozan ha commentato l’accaduto attribuendo tutta la colpa alla frustrazione nata dal presunto fallo chiamato dal direttore di gara.

I 19 punti uniti ai 5 assist e 5 rimbalzi di DeMar DeRozan non sono comunque bastati ad assicurare la vittoria alla squadra di Gregg Popovich. I Nuggets si sono imposti per 117-103 pareggiando la serie, per un parziale che ora recita un equilibratissimo 2-2.

Gli Spurs si impongono in gara 3 con la partita perfetta di Derrick White

Ci vuole una grande partita di per battere i Nuggets in gara 3, proprio quella che hanno giocato i San Antonio Spurs, che mantengono il fattore campo conquistato in gara 1, grazie alla vittoria esterna in casa di Denver.

118-108 in favore degli Spurs il punteggio nel finale, a premiare la splendida prestazione dei texani trascinati da DeMar DeRozan (25 punti e 5 assist) e da Derrick White che chiude con 36 punti, 5 rimbalzi, 5 assist e 3 rubate con 15-21 al tiro in 33 minuti di utilizzo.

Molto buona anche la prestazione di LaMarcus Aldridge che chiude con una doppia doppia da 18 punti e 11 rimbalzi.

Non è sufficiente per i Nuggets invece la prestazione di Nikola Jokic, che si avvicina all’ennesima tripla doppia in stagione, per lui ci sono 22 punti 8 rimbalzi e 7 assist.

Spurs, rebuilding senza scelte importanti

Sono di nuovo là gli Spurs di Gregg Popovich, a giocarsi ancora una volta i playoffs, da sfavoriti questa volta, quando per 20 anni sono stati sistematicamente in corsa per il titolo.

I Big 3 hanno salutato, Tim Duncan per primo, poi è stato il turno di Tony Parker accasatosi a Charlotte, e infine di Manu Ginobili, cui è stata ritirata la maglia numero 20 qualche settimana fa.

In estate ha lasciato il nero e argento anche Kawhi Leonard, eletto proprio da Popovich come condottiero dell’era post Big 3. Qualsiasi squadra NBA a questo punto, di fronte alla chiusura di un ciclo vincente che ha portato 5 titoli in 20 stagioni all’ombra dell’Alamo, sarebbe ripartita dalle sconfitte, da stagioni di transizione, in maniera da guadagnare preziose scelte al draft, e costruire sui giovani un nuovo ciclo.

Lo hanno fatto i Boston Celtics, lo hanno fatto i Philadelphia 76ers, lo hanno fatto i Brooklyn Nets e stanno provando a farlo anche i Los Angeles Lakers. Ma non lo hanno fatto gli Spurs, che grazie alle loro capacità organizzative, alla loro mentalità e alla loro capacità di scegliere giocatori, di trasformarli e renderli delle piccole stelle sui cui poter fare affidamento di anno in anno, non mancano i playoffs dal lontano 1998.

L’esempio più eclatante è proprio Derrick White, che ha fatto registrare il suo career high proprio nella scorsa partita contro i Nuggets.

Di White non è il numero di punti che impressiona, non quanto la solidità dimostrata dal prodotto dell’università del Colorado, scelto dagli Spurs con la  chiamata numero 29 al draft del 2017.

I 33 minuti contro i Nuggets e il posto nel quintetto titolare White se li è dovuti guadagnare sul campo, nonostante la concorrenza di DeJounte Murray, prima del grave infortunio favorito in ordine gerarchico per posto tra i primi 5. Quello che può aver spinto Gregg Popovich a investire su White è la sua capacità di infiammare la partita e cambiarla.

Dopo aver segnato 26 punti nel primo tempo (unici a riuscirci nella storia degli Spurs oltre lui: Tim Duncan e Tony Parker), White non ha segnato nel terzo quarto, Ma ha chiuso la gara in crescendo con 10 punti negli ultimi 5 minuti dell’ultimo quarto di gioco, guidando il parziale di 18-5 in favore degli Spurs che ha chiuso la partita.

Irriconoscibile rispetto al giocatore che ha chiuso la regular season nel 2017/2018 con 17 gare giocate per un totale di 8.2 minuti di media giocati, ad un anno di distanza White è un uomo fondamentale per l’economia e il gioco degli Spurs. E questa è l’ennesima dimostrazione che a San Antonio vengono scelti dei giocatori solidi, che poi con tanto lavoro vengono indirizzati, resi parte di un sistema, per poi infine esplodere diventando in certi casi anche degli All-Star.

Ci sono dei precedenti: Tony Parker scelto con la numero 28, Manu Ginobili con la numero 57 (lo stesso Tim Duncan ha dichiarato di non aver saputo nemmeno chi fosse, allìepoca), Kawhi Leonard scelto con la numero 15 dagli Indiana Pacers e poi scambiato da Popovich con George Hill, giocatore prediletto dal capo allenatore degli Spurs.

Sarà il caso di Derrick White?

White è stato scelto con la chiamata numero 29, e sembra avere lo stesso DNA dei giocatori sopracitati, si sta dimostrando la guardia migliore della serie, meglio anche di DeMar DeRozan, suo compagno di squadra, ma anche di Gary Harris e Jamal Murray, nella file dei Nuggets. Irreale infatti il suo fatturato nelle 3 gare giocate, 23 punti di media con il 69% di realizzazione dal campo.

Si ripartirà quindi dal 2-1 in favore degli Spurs in gara 4, dove i Nuggets dovranno a tutti i costi cercare di riprendere il fattore campo che potrà essere decisivo per la vittoria finale nella serie. Nel frattempo ci godiamo l’ennesima prestazione di alto livello del piccolo gioiello di San Antonio, che sta infiammando le partite con  le sue giocate, e che sta rendendo il primo turno di playoffs della Western Conference tra Nuggets e Spurs così interessante.

Nuggets-Spurs: un vero e proprio botta e risposta

Nuggets-Spurs

Nuggets-Spurs doveva essere una delle serie più aperte e combattute, insieme a OKC-Portland, e così, almeno per adesso è stato. Denver rimonta e pareggia la serie, dopo due gare in Colorado è sull’1-1. Due filosofie, quelle di San Antonio e Denver, tanto diverse quanto simili.
Una, San Antonio, simbolo di come si costruisce una cultura, vincente al di là degli interpreti. Denver invece rappresenta la progettualità fatta franchigia grazie a scelte, in fase di draft e di mercato, quanto mai oculate e ponderate. Una squadra dove i giovani possono prendersi le libertà e le responsabilità di cui hanno bisogno per crescere e affermarsi in questa NBA.

San Antonio ha sprecato una ghiotta opportunità di portarsi sul 2-0 vanificando un vantaggio di 19 lunghezza a fine terzo quarto (dopo gara due tra Warriors e Clippers non ci può sorprendere più nulla) ma questo non deve appannare grandi meriti dei ragazzi di coach Mike Malone.

NUGGETS-SPURS, GARA 1: LA VITTORIA DELLA DIFESA

Manuale San Antonio Spurs.
Gregg Popovich.

San Antonio vince, sorprendendo fino ad un certo punto, gara 1, mettendo in difficoltà Denver grazie ad una delle specialità della casa: la difesa.
Denver tira malissimo (6/28 da oltre l’arco) e i giovani non reggono la pressione dell’esordio nei playoff.
Gli Spurs giocano una partita da Spurs: gara corale senza clamorosi acuti individuali, limitando uno dei migliori attacchi (110.7 di media contro i 96 di gara 1).
San Antonio ha la possibilità di variare i quintetti e passare da uno incentrato sul midrange ad uno con maggiori spaziature con le velenose armi di Marco Bellinelli e Patty Mills, soliti specialisti da oltre l’arco.

Per Denver Nikola Jokic è una certezza con la sua prima gara ai playoff finita in tripla doppia (10-14-14), Gary Harris e Will Barton pagano inizialmente l’inesperienza sparando a salve e lasciando scappare i texani.
Nel finale Denver si scrolla di dosso un po’ di timore, San Antonio cala di intensità ma nel finale vince chi sbaglia meno ovvero San Antonio.

SPURS-NUGGETS, GARA 2: TUTTI AI PIEDI DI MURRAY

Statistiche Jamal Murray
Jamal Murray.

Gara 2 ha un protagonista assoluto, Jamal Murray. Il prodotto di Kentucky si rivela assoluto protagonista della vittoria, in rimonta dei suoi. Una gara dai due volti con un inizio da dimenticare (0/8 nei primi 36′ di gioco) e un quarto periodo da incorniciare (8/9 con 21 punti nei 12′ finali).
Riesce a segnare in tutti i modi: in penetrazione, con jumper dalla media e da oltre l’arco quando la palla scotta.

La difesa di San Antonio non è attenta come in gara 1 e nel finale si inceppa anche l’attacco con i soli 23 punti messi a referto. La gara si era messa in una maniera che non poteva non andare bene a Pop e compagnia con un parziale 14-0 per finire il primo periodo. Qui una prima reazione, anche grazie ad un contro parziale guidato da Jokic e Harris di 11-0 che riporta Denver a contatto sul 59-49 all’intervallo lungo.
Terzo quarto sulla falsariga del primo, complice anche errori difensivi e fischi dubbi, San Antonio si porta sul +19 con 12′ da giocare.
Poi come detto si scatena Murray e ai texani si inceppa qualche ingranaggio. Denver rimonta e pareggia la serie, facendo anche arrabbiare Pop.

COME CONTINUA LA SERIE?

Adesso ci spostiamo all’ombra dell’Alamo sul punteggio di 1-1, con una rimonta subita dal team neroargento che brucia e con l’inerzia che non può che essere dalla parte di Denver. Riuscirà la vecchia volpe Pop a tirare fuori qualcosa di nuovo dal cilindro? L’impressione è che comunque il fattore campo e la grande esperienza dei texani siano fattori che potrebbero tenere in bilico la serie nelle prossime uscite.

Gli Spurs espugnano i Nuggets, sorpresa ma non troppo, Popovich: “White spettacolare”

In una prima serata Playoff ricca di sorprese non poteva mancare quella calata dalla mano degli eterni San Antonio Spurs. La squadra di Coach Gregg Popovich, settima testa di serie, ha espugnato il parquet dei Denver Nuggets, testa di serie numero due, per 101-96.

Probabilmente, rispetto alle sorprendenti vittorie di Brooklyn Nets e Orlando Magic, questa era un po’ più prevedibile. Perchè i Nuggets peccano di esperienza Playoff e soprattutto perchè sulla panchina degli Spurs siede un certo Gregg Popovich.

Questa notte il Coach di San Antonio è diventato il più vincente nella storia della NBA, avendo ottenuto per 1413 volte il segno W.

Tra le fila degli Spurs bene DeMar DeRozan, con una prestazione da 18-12-6, e un sorprendete Derrick White, cresciuto proprio nei pressi di Denver. Il così definito “Hometown kid” ha sorpreso tutti con una grandissima prestazione da 16 punti con il 70% dal tiro, condita da una schiacciata clamorosa in faccia a Paul Millsap. Ok Marco Belinelli con 8 punti e +8 di plus/minus.

A Denver non è bastata la tripla doppia all’esordio in Postseason per Nikola Jokic, da 10-14-14.

Pop: “White spettacolare!”

La prestazione di Derrick White ha sorpreso tutti per l’efficienza e il peso specifico delle giocate messe a segno.

A 6 minuti dalla fine del terzo quarto l’inerzia era tutta dei Nuggets, che stavano rimontando gli Spurs. Almeno fino al 62-59, quando White ha visto la strada libera verso il ferro, dove ha incontrato e superato Paul Millsap. La super schiacciata del ragazzo originario di Denver ha annullato tutta la carica che si stava materializzando nel palazzetto.

“Nessuno mi ha preso in marcatura mentre avevo la palla, così ho pensato di attaccare il ferro. L’ho visto sotto il canestro, così ho deciso di sfidarlo. e’ andata semplicemente così”

Infine, a pochi attimi dal termine dell’incontro, nell’ultima offensiva di Denver, White ha allungato una mano per soffiare la palla a Jamal Murray e sigillare la questione.

Coach Gregg Popovich ha parlato così della partita del suo playmaker:

“Ha giocato in modo spettacolare, per qualcuno che è stato messo in quella posizione. Imparare quella posizione, con intorno tanti giocatori nuovi è lodevole, considerando quello che ha fatto. La serie tuttavia è lunga, speriamo continui così”

White infatti, come sottolineato da Popovich, ha dovuto imparare a fare il playmaker, per sopperire alla mancanza di Dejonte Murray, infortunatosi nella Preseason, e costretto a saltare tutta questa stagione.

Inside the Duel: Nuggets-Spurs

Nuggets-Spurs streaming

Per i Denver Nuggets di coach Malone è giunto il momento della verità. Dopo una fantastica stagione da 54 W e il raggiungimento del 2° posto della Western Conference, i Nuggets affronteranno i San Antonio Spurs. I neroargento hanno chiuso al settimo posto con il record di 48-34.

Entrambe le squadre hanno sorpreso in positivo. Nessuno avrebbe scommesso su un secondo posto dei Nuggets, arrivati noni lo scorso anno con roster molto simile a quello odierno. Pochi avrebbero creduto fermamente nei playoff di San Antonio, specialmente dopo il terrificante infortunio incorso a Dejounte Murray in preseason.

Raggiunta la post-season, le due squadre si trovano accoppiate in quella che sembra la sfida più equilibrata del’intero tabellone. Molti credono che gli Spurs possano compiere l’unico upset del primo turno. Sarà così? Prima di addentrarci in disquisizioni tecniche, andiamo a presentare brevemente roster e stagione delle due squadre.

LO SCORE IN REGULAR SEASON

Denver Nuggets

  • Record: 54-28, seed#2 nella Western Conference
  • Offensive rating: 113
  • Defensive rating: 108.9
  • Leaders: Nikola Jokic (20.1 PTS, 10.8 REB 7.3 AST)

San Antonio Spurs

  • Record: 48-34, seed#7 nella Western Conference
  • Offensive rating: 112.9
  • Defensive rating: 111.2
  • Leaders: DeMar Derozan (21.3 PTS, 6.2 AST), LaMarcus Aldridge (9.2 REB)

NUGGETS-SPURS IL DUELLO

La stella dei Denver Nuggets è senza ombra di dubbio Nikola Jokic. Candidato al primo quintetto All-Nba, Jokic ha continuato la sua crescita arrivando anche a partecipare al suo primo All Star Game. Il centro serbo segna 20 punti a gara, con il 57% da due e il 31% da tre. I rimbalzi sono quasi 11 a partita, ma il numero eccezionale riguarda gli assist: con 7.3 si piazza ampiamente al primo posto tra i lunghi e ottavo nell’intera lega. Ricordiamo, Jokic gioca da centro.

Il giocatore chiave ai playoffs è invece Gary Harris. Se Jamal Murray è stato continuo nell’arco della stagione, non si può dire lo stesso di Gary Harris, guardia titolare di Denver. Rallentato dagli infortuni, Harris sembra aver compiuto un piccolo passo indietro rispetto agli scorsi anni. Il numero 14 segna 12.9 punti, con il 46% dal campo e il 36% da tre. Ci sarà bisogno del suo miglior contributo per battere gli Spurs e fare strada nella Western Conference.

Dall’altra parte, la star è LaMarcus Aldridge. A 33 anni il numero 12 è un giocatore esperto e capace di trascinare i suoi in una serie playoff. Nelle 80 partite giocate ha registrato 21 punti di media con 9 rimbalzi e 2.4 assist. Insieme al poco utilizzato Bertans, Aldridge è la minaccia offensiva del reparto lunghi Spurs. La sua capacità di tirare dal midrange dalla parte sinistra del campo costringe gli avversari al raddoppio e consente di avviare la famosa circolazione di palla di San Antonio.

Il giocatore chiave nei playoffs è invece DeMar DeRozan. L’ex Toronto non dovrà più affrontare l’incubo LeBron James ai playoff. Sarà perciò necessario scrollarsi di dosso la nomea di giocatore che trema quando conta: gli Spurs avranno bisogno di alcune prestazioni da superstar da parte di DeRozan per battere i Nuggets. Popovich lo ha sfruttato per quelle che sono le sue caratteristiche migliori (gioco nel pitturato e tiro dal midrange), causando però un passo indietro in termini di fiducia dall’arco.

La sfida si deciderà sui dettagli e sugli aggiustamenti nel corso della serie. La sfida sarà molto più equilibrata di quanto uno scontro tra 2° e 7° seed possa far pensare. Il fattore campo avrà il suo valore: entrambe le squadre hanno fatto decisamente meglio nei palazzetti amici (34 vittorie casalinghe su 54 per Denver, 32 su 48 per gli Spurs).

Nei 4 scontri stagionali, ha sempre prevalso la squadra di casa. In una sfida back-to-back a fine dicembre, prevalsero gli Spurs 111-103 nella prima gara, Denver nella seconda per 102-99. La seconda sfida a San Antonio fu una vittoria per un punto dei padroni di casa: 104-103. Infine, a Denver il 4 aprile una roboante vittoria Nuggets, per 113-85.

Le chiavi della contesa saranno essenzialmente due: il contenimento di DeMar DeRozan da parte delle guardie dei Nuggets, e la forma fisica di Nikola Jokic, apparso in lieve calo nell’ultimo periodo.

I Nuggets hanno un roster più lungo degli Spurs e nel corso di una serie faticosa avranno un vantaggio in questo senso. Tuttavia, ai playoff lo star-power è fondamentale. Senza il miglior Jokic, sarà dura per i Nuggets far valere il fattore campo. Il serbo potrebbe essere un rebus insolubile per i lunghi di San Antonio, ma è necessaria una forma fisica quanto meno discreta.

L’asse Jokic-Murray sembra funzionare alla perfezione. Sarà così anche ai playoff?

Per limitare Aldridge, coach Malone disporrà di due buoni difensori come Paul Millsap (l’unico Nugget con buona esperienza playoff) e Mason Plumlee. DeRozan potrebbe invece causare più problemi: sulle sue tracce ci saranno Gary Harris, Will Barton e Torrey Craig. Tutti e tre ottimi difensori sulla palla, potrebbero però subire la superiore forza fisica della stella di San Antonio.

Ultimo fattore decisivo sarà costituito dalle percentuali dall’arco. San Antonio, anche grazie alla sua circolazione palla, è la migliore squadra NBA in questo senso. Riuscirà a mantenere l’efficienza ai massimi livelli anche ai playoff?

Un semplice esempio di circolazione di palla targata Spurs.

Dall’altra parte, il giovane e ben amalgamato reparto guardie di Denver dovrà dimostrare di saper reggere la pressione quando la posta in palio è elevata. Jamal Murray sta giocando la sua miglior stagione in carriera, ma chi potrebbe ulteriormente sorprendere è Monte Morris. Grazie alla sua capacità di giocare il pick & n’roll, Morris potrebbe mantenere alto il livello dell’attacco quando Jokic siede in panchina, innescando parziali a favore di Denver.

ROSTER DENVER NUGGETS

Jamal Murray e Nikola Jokic.
  • Nikola Jokic, #15, C
  • Paul Millsap, #4, PF
  • Will Barton, #5, SF
  • Gary Harris, #14, SG
  • Jamal Murray, #27, PG
  • Mason Plumlee, #24, C
  • Monte Morris, #11, PG
  • Torrey Craig, #3, SF
  • Juan Hernangomez, #41, SF/PF
  • Malik Beasley, # 25, SG
  • Trey Liles, #7, PF
  • Isiah Thomas, #0, PG
  • Michael Porter Jr., #1, SF
  • Tyler Lydon, #20, PF
  • Jarred Vanderbilt, #8, PF

COACH: Mike Malone

ROSTER SAN ANTONIO SPURS

Gregg Popovich e DeMar DeRozan
  • Derrick White, #4, PG
  • Marco Belinelli, #18, SG
  • DeMar DeRozan, #10, SG/SF
  • LaMarcus Aldridge, #12, PF/C
  • Rudy Gay, #22, PF
  • Jakob Poeltl, # 25, C
  • Dejounte Murray, #5, PG (out)
  • Patty Mills, #8, PG
  • Davis Bertans, #42, PF
  • Bryn Forbes, #11, SG
  • Lonnie Walker, #1, SG
  • Dante Cunningham, #33, SF
  • Quincy Pondexter, #3, SF
  • Chimezie Metu#7, PF
  • Drew Eubanks, #14, C
  • Donatas Motiejunas, #28, PF

COACH: Gregg Popovich

NUGGETS-SPURS STREAMING

I match tra Denver Nuggets e San Antonio Spurs sono visibili in due modi diversi. Ecco quali:

  1. Nuggets-Spurs streaming su Sky Go
  2. Nuggets-Spurs streaming su NBA League Pass

Nel primo caso sarà possibile vedere anche altre sfide dei playoffs su Sky, attraverso l’applicazione per smartphone , tablet e pc. I requisiti? Avere un abbonamento con Sky da almeno un anno ed avere attivo il pacchetto sport.

Così potrete vedere in diretta i match, ma anche registrarli e riguardarli su Sky e sui vostri dispositivi. Per il secondo metodo invece basta abbonarsi sul sito web di NBA League Pass, selezionare il pacchetto desiderato e potrete vedere tutte le gare anche in contemporanea in diretta, in streaming su PC; tablet, cellulare. Insomma cosa state aspettando? i Playoffs sono in arrivo.

Il tempo dei simpatici siparietti tra Malone e Popovich (espulso dopo 63 secondi nell’ultima sfida tra Denver e San Antonio) è finito.

Ora è tempo di PLAYOFF!

Kings sconfitti ed eliminati dai playoff, sorridono Spurs e Thunder

La sconfitta della scorsa notte dei Sacramento Kings contro gli Houston Rockets, condanna la franchigia californiana ad abbandonare ogni speranza di prendere parte ai playoff. Non è bastata la quasi tripla doppia di Bogdan Bogdanovic (24 punti, 9 rimbalzi e 8 assist) per battere uno scatenato James Harden capace di mettere a referto un’altra tripla doppia da 50 punti.

Il 119-108 finale fa gioire San Antonio Spurs e Oklahoma City Thunder, che staccano il pass per accedere matematicamente alla postseason. Si definisce così il quadro delle 8 squadre della Western Conference che proveranno ad arrivare all’ambito Larry O’Brien Trophy.

Gli Spurs hanno in questo modo eguagliato il record di 22 stagioni consecutive ai playoff, non mancando l’accesso dal 1997.

Spurs e Thunder qualificati: la situazione di classifica ad Ovest

Molto incerta però la situazione per quel che concerne i piazzamenti in classifica, con i team qualificati racchiusi in 7.5 partite. In bilico il primo posto, che vede Golden State Warriors e Denver Nuggets pari con un record di 51-24. Più staccati Rockets (49-28), Portland Trail Blazers (48-28), Utah Jazz (46-30) e Los Angeles Clippers (46-31), che precedono proprio Spurs e Thunder.

Ultimi giorni di regular season che si preannunciano quindi infuocati, anche ad Est, dove c’è grande battaglia per capire chi fra Detroit, Brooklyn, Miami e Orlando dovrà dire addio alla possibilità di proseguire la propria stagione.