Jeremy Lin, esordio vincente in maglia Raptors: “Stanco di dover guardare i playoffs da casa”

Jeremy Lin è ufficialmente un giocatore dei Toronto Raptors. L’ex giocatore di New York Knicks, Houston Rockets e Los Angeles Lakers ha fatto il suo esordio in maglia Raptors nella serata di mercoledì alla Capital One Arena di Washington, contro gli Wizards di Bradley Beal.

Nella serata del career high da 44 punti di Pascal Siakam, sono 8 i punti messi a referto da Lin, seguiti da 5 assist e 5 rimbalzi in 23 minuti di gioco. Raptors privi di Kawhi Leonard (riposo programmato) e Fred VanVleet (infortunio alla mano sinistra e 3-5 settimane di stop), che chiudono la contesa nel terzo periodo, chiuso 44-28 dagli uomini di coach Nick Nurse.

L’avventura a Toronto rappresenterà per l’ex Atlanta Hawks Jeremy Lin la possibilità di superare per la prima volta in carriera il primo turno di playoffs. E’ questa una delle ragioni che ha spinto il giocatore di origini taiwanesi a raggiungere il Canada, come riportato da Eric Koreen per The Athletic.

Ero stanco di dover guardare i playoffs da casa. Toronto è fantastica, è così bello che quasi non mi sembra nemmeno di meritarmelo

– Jeremy Lin sui Toronto Raptors –

I Toronto Raptors (43-16) occupano attualmente la seconda piazza nella Eastern Conference dietro ai Milwaukee Bucks di Giannis Antetokounmpo, e con rispettivamente 4 e 5 partite di vantaggio su Indiana Pacers e Boston Celtics.

Lin aveva nei giorni scorsi raggiunto un accordo sulla buonuscita da Atlanta, dopo la mancata trade entro la deadline di 7 giorni fa. L’assenza di Fred VanVleet garantirà da subito minuti in uscita dalla panchina al veterano da Harvard, giunto alla sua nona stagione NBA, ed alla sua ottava squadra.

Trade Marc Gasol: cosa cambia in casa Raptors e Grizzlies

Trade Marc Gasol-Grizzlies-Raptors-marc-gasol-conley

La trade deadline invernale della NBA è stata molto animata, e ha visto molti cambiamenti importanti per la zona playoff soprattutto ad Est. Cosi, con l’affare più grosso ed eclatante saltato (Anthony Davis ai Lakers), le luci della ribalta se le sono prese la trade che ha portato Harris a Philadelphia, e i tentativi di rilancio di Fultz a Orlando e Matthews ad Indiana. Toronto, seconda nella Eastern Conference, ha deciso di inserire un top player nella posizione di centro come Marc Gasol, sacrificando Jonas Valanciunas, Delon Wright, Cj Miles ed una seconda scelta 2024, finiti ai Grizzlies. Andiamo ora ad analizzare cosa cambia nelle due squadre sotto l’aspetto tecnico e tattico, e come i nuovi arrivi possano influire nel proseguo della stagione.

Come cambiano i Raptors dopo la trade Marc Gasol

Leonard e Gasol, il nuovo esplosivo duo dei Toronto Raptors

Toronto va all-in. Questo movimento di mercato è il chiaro segnale di una franchigia che, dopo aver costruito nell’arco degli anni una squadra competitiva, abbia ora deciso di effettuare il definitivo salto di qualità per giocarsi le proprie chance per l’anello. Non è stato uno scambio indolore per i canadesi, ma per un giocatore col pedigree di Marc Gasol, qualcosa di importante si doveva concedere. Toronto ha cosi sacrificato Jonas Valanciunas, Delon Wright e Cj Miles. Il lituano, dopo 7 anni ai Raptors, è sembrato a fine corsa con i canadesi, e forse cambiare aria può fargli bene. L’apporto in cifre è sempre di buon livello (12.8 punti e 7.2 rimbalzi), ma il suo ruolo in squadra stava diventando sempre meno importante, con una discesa iniziata perdendo il posto da titolare in quintetto. Wright e Cj Miles sono due role player utili per dare fiato ai titolari e mettere minuti di intensità difensiva ed offensiva. Il loro addio è meno pesante, visto che entrambi avevano davanti nelle rotazioni altri giocatori (Lowry e VanVleet per Wright, Leonard, Powell e Anunoby per Miles).

Per tre giocatori che escono, uno ne entra, ma è di quelli importanti. Marc Gasol ad ormai 34 anni non è più un ragazzino ma, dopo una vita a Memphis, vuole dimostrare di poter essere un fattore decisivo anche nella lotta per il titolo. Quest’anno i numeri non sono eclatanti (poco meno di 16 ppt e quasi 9 rpt) ma lo spagnolo sta dando continuità di rendimento, segnale di una buona forma dopo molti anni di cronici problemi fisici. Nel confronto diretto con Valanciunas, Toronto guadagna un giocatore più completo nei movimenti spalle e fronte al canestro, fisico e tecnico, con doti di passatore notevoli. La sua capacità di leggere i movimenti dei compagni sarà molto utile per premiare i tagli e l’atletismo dei vari Leonard, Siakam ed Ibaka. Probabilmente, per non stravolgere l’equilibrio trovato, Gasol partirà dalla panchina, dando nuovo lustro ad una delle migliori second unit della Lega. La sua esperienza sarà fondamentale nella gestione dei finali nei match concitati, dove Leonard si trova spesso troppo solo nel prendersi responsabilità.

Come cambiano i Grizzlies

Valanciunas, Wright e CJ Miles, i tre nuovi innesti dei Memphis Grizzlies

I Memphis Grizzlies perdono una delle sue bandiere, cessione dettata dal tentativo di rivoluzionare il roster ripartendo dai giovani. Il processo in realtà è molto lontano dall’essere compiuto, ed anche gli asset acquisiti dallo scambio non pongono a suo favore. A Memphis, infatti, arrivano un Valanciunas non più giovanissimo, forte di una player option da 17 milioni che certamente eserciterà, e due discrete aggiunte come Wright e Miles. Sugli esterni è arrivato anche Bradley, allungando molto le rotazioni dei piccoli, potendo cosi tenere sempre alta l’intensità sugli esterni. Poco altro da dire di positivo sullo scambio, Valanciunas è un buon pivot ma non tiene il confronto con Gasol, e lo scambio sembra essere stato fatto solo per constatare il totale disarmo di un team destinato alla lottery. La franchigia sembra in stato confusionale ed è molto probabile uno smembramento del roster nelle prossime annate. Peccato, la base del team che si è giocato degnamente le proprie chance nei playoff degli anni passati era buona, ma il team non è stato puntellato a dovere per poter competere per il titolo. I Grizzlies cosi vivacchieranno fino alla fine dell’annata, in attesa di liberare più spazio possibile per i nuovi arrivi dal draft.

Conclusione

In definitiva possiamo dire che entrambe le squadre, per motivi differenti, possono dirsi soddisfatti dalla trade. Toronto aggiunge un campione affermato in grado di dare quella dimensione interna che Valanciunas non garantiva, e che Ibaka non può dare per caratteristiche diverse. Con Gasol i Raptors non possono più nascondersi e si candidano seriamente per l’accesso alle Finals e per giocarsi le proprie chance per l’anello.

Memphis invece, apre ufficialmente il proprio periodo di rebuilding, con Gasol primo di una lunga serie di addii che presumibilmente vedremo nei prossimi mesi. La strada del tanking è spianata, e quasi certamente nel mercato estivo vedremo altri giocatori appetibili andare via (Conley in primis). Questo scambio tende a bloccare momentaneamente parte del cap dei Grizzlies, quindi probabilmente Memphis cercherà di liberarsi dei contratti acquisiti alla fine della stagione (soprattutto Valanciunas).

Lo scambio presenta molte sfaccettature, vedremo nei prossimi mesi se sarà decisivo per l’ascesa dei Toronto Raptors e per la scalata al draft 2019 dei Memphis Grizzlies.

 

 

Pau Gasol augura il meglio al fratello Marc: “Grizzlies corretti con lui, grande chance a Toronto”

Pau Gasol vuole solo il meglio per il suo fratellino Marc, fresco rinforzo dei Toronto Raptors che si apprestano ad ingaggiare battaglia per la vetta della Eastern Conference in questi ultimi due mesi di regular season.

Da nemmeno una settimana, e dopo ben 18 stagioni, nessun componente della famiglia Gasol indossa più una maglia dei Memphis Grizzlies. Risale al febbraio 2008 il passaggio di consegne tra Pau e Marc, i cui diritti vennero scambiati dai detentori Los Angeles Lakers in cambio dei servigi del fratello maggiore.

A Los Angeles, Pau Gasol avrebbe poi raggiunto per 3 volte la Finale NBA (due i titoli vinti). Ed è proprio Pau ad augurare a Marc la medesima fortuna, in quel di Toronto, Ontario:

“(La trade) dice tutto dei Memphis Grizzlies. Anni fa mi permisero di trasferirmi in una squadra vincente, ed ora hanno permesso a Marc di fare lo stesso. Credo sia un segno di grande rispetto ed apprezzamento per un giocatore. Chiaramente (i Grizzlies, ndr) hanno dovuto attendere il momento giusto, ottenere la giusta contropartita, giocatori , scelte… credo che Marc abbia ora una grande opportunità a Toronto, spero possa avere successo. Mi dispiace che l’era Gasol sia terminata a Memphis, ma sono contento per Marc

– Pau Gasol sul fratello Marc –

Raptors, Fred VanVleet (pollice sinistro) si ferma, pronto Jeremy Lin

La guardia dei Toronto Raptors Fred VanVleet sarà costretta a fermarsi per almeno 3 settimane, a causa di un problema al pollice della mano sinistra.

A riportare la notizia è Adrian Wojnarowski di ESPN. Come riportato da Chris Mannix di Sports Illustrated, VanVleet si è procurato una lesione parziale di un legamento del pollice, e le condizioni della point-guard al terzo anno dei Raptors saranno rivalutate tra 3 settimane.

Ruolo e minuti di VanVleet saranno ricoperti nelle prossime uscite dei Toronto Raptors da Jeremy Lin, arrivato in Canada nella serata di lunedì dopo l’accordo sulla buonuscita raggiunto con gli Atlanta Hawks. L’ex giocatore di New York Knicks, Houston Rockets e Los Angeles Lakers coprirà inoltre il “buco” nelle rotazioni di coach Nick Nurse aperto dalla partenza in direzione Memphis di Delon Wright.

In questa stagione, Fred VanVleet ha viaggiato sinora a 10.5 punti e 4.6 assist in 26.8 minuti d’impiego, in uscita dalla panchina.

Jeremy Lin, buyout con Atlanta: firmerà con Toronto

I Toronto Raptors chiudono un altro colpo di mercato. Dopo aver ingaggiato nelle scorse ore Ben McLemore, e Marc Gasol attraverso la trade con Memphis; secondo quanto riportato da Adrian Wojnarowski hanno raggiunto un accordo con Jeremy Lin. Il giocatore otterrà il buyout dagli Atlanta Hawks, in cui milita attualmente, per accasarsi alla franchigia canadese.

In questa stagione, nonostante il minutaggio mediamente inferiore ai 20 minuti, è stato in grado di realizzare 10.7 punti e 3.5 assist a partita, tirando con il 46% dal campo in 51 partite giocate con Atlanta.

Nelle scorse settimane si era parlato di un interessamento dei Sacramento Kings nei confronti dell’ex-Knicks, ma allo scadere della trade deadline il n°7 sembrava destinato a concludere la stagione in Georgia.

Dopo una carriera purtroppo ricca di infortuni, Jeremy Lin potrà finalmente far parte di una contender. Il suo apporto dalla panchina potrà rivelarsi di grande importanza per Toronto, che in questo modo completa il proprio roster occupando l’ultimo dei 13 slot del proprio roster.

Hornets, arriva Shelvin Mack, i Raptors confermano Chris Boucher

Gli Charlotte Hornets “reclamano” il contratto della point guard Shelvin Mack dalla lista dei giocatori svincolati, dopo la trade che aveva portato l’ex giocatore dei Memphis Grizzlies ad Atlanta, ed il successivo rilascio da parte degli Hawks.

Con l’arrivo di Mack, che sarà free agent a fine stagione, gli Hornets (27-28) aggiungono profondità ed esperienza nel reparto guardie, alle spalle di Kemba Walker, Tony Parker e del secondo anno da Kentucky Malik Monk.

In 53 partite disputate con la maglia dei Memphis Grizzlies, Shelvin Mack ha viaggiato a 7.9 punti e 3.4 assist a gara.

Toronto Raptors, conferma per Chris Boucher

I Toronto Raptors firmano l’ala al secondo anno Chris Boucher per il resto della stagione. I termini dell’accordo non sono stati resi noti.

Il canadese Boucher, firmato ad inizio stagione con un “two-way contract”, ha disputato finora 16 partite in maglia Toronto Raptors (3.9 punti e 1.8 rimbalzi a gara). Il prodotto di Oregon ha disputato una stagione importante in G-League, tra le fila dei Toronto 905, viaggiando a 27.6 punti e 11.1 rimbalzi a gara, in 23 partite disputate.

Come riportato da CBC.Sport.ca, i Raptors hanno inoltre firmato per il resto della stagione la guardia al secondo anno Malcom Miller.

Ben McLemore riparte da Toronto: firmerà un decadale

Continuano i colpi di mercato dopo lo scadere della trade deadline. Protagonisti i Toronto Raptors, che dal mercato dei free agent aggiungono al proprio roster Ben McLemore, dopo che il giocatore è stato tagliato dai Sacramento Kings.

Come riportato da Shams Charania, l’ex Memphis firmerà un contratto dalla durata di 10 giorni.

Con la maglia della squadra Californiana, ha deluso le aspettative realizzando solo 3.9 punti in 19 match disputati.

Nonostante ciò può risultare molto utile per i Raptors, fornendo un ottimo apporto dalla panchina. La squadra canadese d’altra parte si cautela con il contratto decadale. Questo tipo di accordo servirà a cercare di capire, in così breve lasso di tempo, quanto l’aggiunta di Ben McLemore risulterà importante. Va tenuto inoltre in considerazione, che McLemore non disputa tutte le 82 partite della regular season dalla stagione 2014-2015.

La mossa di Toronto conferma la grande attezione al mercato dei buyout per le contender oltre che per le squadre che lottano per i playoff come già fatto da Detroit Pistons e Indiana Pacers.

 

Mirotic vicino ai Raptors: i retroscena della possibile trade

mirotic vicino ai raptors

Dopo una trade deadline che non ha stupito più di tanto, giungono i retroscena di un Mirotic vicino ai Raptors. L’ex giocatore di New Orleans ora si è accasato ai Bucks.

Mirotic vicino ai Raptors: parla Woj

Tutti si attendevano uno spostamento di Anthony Davis (tornato nella notte in campo con la maglia di NOLA), ma a cambiare casacca in casa Pelicans è stato Nikola Mirotic. Il giocatore spagnolo è finito ai Bucks per rafforzare una squadra che con Antetokounmpo punta in alto.

Secondo l’insider di ESPN Adrian Wojnarowski, Mirotic sarebbe stato vicino ai Toronto Raptors prima che questi ultimi virassero su Marc Gasol.

Le squadre interessate quindi sarebbero state tre: New Orleans, Orlando e Milwaukee. Non avendo Toronto giocatori in scadenza da poter scambiare per Mirotic, i Pelicans hanno pensato di non portare a termine questo scambio, virando sui Bucks.

Nikola Mirotic in questa stagione sta viaggiando con medie interessanti: 16.7 punti e 8.3 rimbalzi a partita.

Toronto cede Jonas Valanciunas: destino beffardo

Trade deadline-Jonas-Valanciunas

Trade a sopresa per Jonas Valanciunas, che sarebbe ritornato stanotte in campo per i Toronto Raptors dopo quasi due mesi d’assenza per un infortunio al pollice della mano destra.

L’infortunio risale al 13 dicembre scorso, durante la sfida di Oakland contro i Golden State Warriors. Nelle ultime ore si erano instensificate le voci di mercato sul lungo lituano, da sei stagioni a Toronto e recentemente retrocesso in panchina da coach Nick Nurse, in favore dell’emergente Pascal Siakam e di Serge Ibaka.

I Toronto Raptors, attualmente secondi ad ovest dietro ai Milwaukee Bucks, erano in qeusta ultima fase di mercato NBA alla ricerca di rinforzi che avrebbero poututo permettere ai canadesi di competere fino in fondo per il titolo della Eastern COnfeence e la finale NBA.

Con la recentissima acquisizione di Nikola Mirotic da parte dei Milwaukee Bucks, Toronto ha cercato con la mossa Gasol di controbilanciare la strapotenza tecnica e la capacità di fuoco di Giannis Antetokounmpo e compagni. L’ex giocatore dei Memphis Grizzlies servirà da terza bocca da fuoco per i Raptors di Kawhi Leonard e Kyle Lowry, chiamati a contrastare i Bucks ed i rafforzati Philadelphia 76ers del neo-acquisto Tobias harris.

Il lituano Valanciunas il sacrificato per la super-competitiva “corsa all’Est” dei Toronto Raptors. In 440 partite disputate con la maglia dei Toronto Raptors, Jonas Valanciunas ha viaggiato ad una media di 11.7 punti e 8.6 rimblzi di media a gara, in 25.5 minuti d’impiego.

Raptors, Kyle Lowry è preparato: “Trade? Ujiri farà ciò che deve, gli interessi della squadra al primo posto”

La Eastern Conference è appena diventata un posto un poco peggiore per tutte le squadre che non si chiamino Philadelphia 76ers.

 

La maxi-trade che ha portato Tobias Harris ai Sixers potrebbe aver reso la squadra allenata da coach Brett Brown un ostacolo insuperabile per le altre prime della classe ad Est, e la volontà del GM dei 76ers Elton Brand di trattenere a tutti i costi il nuovo arrivato Harris e Jimmy Butler oltre la presente stagione potrebbe spingere le rivali a correre ai ripari, già entro giovedì.

 

I Milwaukee Bucks si guardano attorno da giorni. L’interesse dei capiclassifica della Eastern Conference per Anthony Davis non ha avuto alcun seguito concreto, e le uniche operazioni davvero ponderate dal GM Jon Horst riguardano il mercato in uscita (Tony Snell) e – chissà – qualche occasione dell’ultimo minuto in entrata (Nikola Mirotic).

 

 

Discorso più complesso per i Toronto Raptors. Masai Ujiri ha tentato nella serata di martedì un approccio con i Memphis Grizzlies per entrambi Mike Conley e Marc Gasol, proponendo Jonas Valanciunas e Kyle Lowry quali contropartite.

 

I colloqui tra le due squadre si sarebbero arenati velocemente, ma l’ex executive dei Denver Nuggets Ujiri avrebbe informato la sua point-guard 5 volte All-Star (sarà a Charlotte) dell’eventualità di essere coinvolto in una trade entro la trade deadline di giovedì notte.

 

Qualcosa a cui Kyle Lowry è da tempo preparato.

 

Kyle Lowry: “Fa parte del gioco, i Raptors faranno ciò che sarà meglio per loro”

 

Prima di mettere radici a Toronto, Ontario, Kyle Lowry è stato protagonista di due trade distinte. La prima spedì il prodotto di Villanova a Houston, dopo due stagioni passate a Memphis. La seconda portò Lowry in Canada quattro anni dopo.

 

Fa parte del gioco, funziona così. So che può sembrare banale. I rumors? non so nulla, sarebbe bello ricevere una chiamata di rassicurazioni ma non è una cosa che (i Raptors, ndr) sono tenuti a fare. Io sono un giocatore e sono pagato per fare il mio lavoro, se vorranno chiamarmi, lo apprezzerò. Se non lo faranno, capisco le ragioni (…) sono a Toronto da sei anni, ho dato tutto per questa squadra. Sono sicuro che se ci fosse qualcosa in ballo, mi chiamerebbero e mi direbbero: ‘Kyle, questa è la situazione al momento’

 

– Kyle Lowry sulle voci di trade –

 

Dopo la trade che coinvolse in estate il compagno di reparto e sodale DeMar DeRozan, i rapporti tra Lowry e Masai Ujiri – l’uomo che nel 2013 credette nel talento dell’ex point guard degli Houston Rockets – si sono raffreddati: “(Ujiri) è il Presidente della mia squadra, e niente di più. Io vengo qui tutti i giorni e faccio il mio lavoro, e lo stesso per lui. La situazione è questa“, così Kyle Lowry poco più di un mese fa a Rachel Nichols di ESPN.

 

Prosegue Lowry:

 

Credo che i Raptors faranno ciò che sarà meglio per loro, e prenderanno una decisione autonoma. Non credo ci sia nulla che io possa dire o fare per cambiare lo stato delle cose. Un management agisce nell’interesse della squadra. Qualsiasi decisione verrà presa, sarà fatta nell’esclusivo interesse dell’intera organizzazione

Toronto Raptors sulla coppia Conley-Gasol: rifiutata la proposta dei canadesi

The Athletic-Mike Conley-Utah-Jazz-Memphis Grizzlies 2018/2019

I Toronto Raptors piombano su Marc Gasol e Mike Conley, le due star dei Memphis Grizzlies attualmente sul mercato.

 

Secondo quanto riportato da Jake Fischer, i canadesi hanno proposto in cambio Kyle Lowry e Jonas Valanciunas. Su Conley ci sono anche i Detroit Pistons e gli Utah Jazz.

 

Sempre come riportato da Fischer, i Memphis Grizzlies avrebbero rifiutato la proposta dei Toronto Raptors. Gasol e Conley rimangono per il momento in Tennessee.

 

 

“Kawow” il super Leonard, leader dei Raptors

Kawhi Leonard

I Toronto Raptors si sono confermati anche quest’anno ai vertici della Eastern Conference, come è ormai abitudine da alcuni anni a questa parte ma con una piccola novità, anzi non tanto piccola: Kawhi Leonard. I canadesi hanno sempre trovato difficoltà nei playoff, rischiando contro squadre inferiori, e sbattendo il più delle volte contro il muro Lebron, bestia nera dei dinosauri. Col Re passato ad Ovest, Toronto ha finalmente l’opportunità di imporsi ad Est, con una squadra solida ed in fiducia. La scelta estiva di sacrificare l’uomo franchigia DeRozan per puntare sul rilancio di Kawhi Leonard, sta pagando dividendi, con l’ex Spurs tornato ai livelli da superstar di un paio di stagioni fa. Andiamo dunque ad analizzare la stagione di Leonard, le sue caratteristiche di gioco e l’impatto avuto sul team canadese.

 

Con Kawhi Leonard, può essere l’anno dei Raptors?

Leonard, Lowry e Siakam, tre delle bocche da fuoco dell’attacco canadese

Come detto, Toronto si è finalmente “liberata” della scimmia Lebron James, che per molti anni ha offuscato l’ascesa di una franchigia che, ripartendo da 0 o poco più, ha messo su un team molto competitivo e completo in ogni ruolo. Gli ultimi grossi movimenti di mercato, hanno portato in Canada giocatori complementari e solidi, come Ibaka, Danny Green e VanVleet, oltre alla star Kawhi Leonard. Il prodotto della San Diego State University, è arrivato in Canada con molti interrogativi, nati sia per i grossi problemi fisici avuti in Texas nell’ultima stagione, sia per il rapporto conflittuale avuto con la precedente franchigia, situazione che ha agevolato la trade. I Raptors sono andati all-in, liberando il leader DeRozan e puntando su Leonard, con risultati veramente sorprendenti, andando oltre le aspettative dei più ottimisti. Guidati da Kawhi, Toronto è attualmente seconda ad Est, dietro la sorpresa Milwaukee e, insieme proprio ai Bucks, ai Sixers ed ai Celtics, sono candidati a sfidare la finalista nella bolgia della Western Conference. Può esser l’anno buono? La risposta è sì, i Raptors hanno esperienza in post season, più delle altre pretendenti, e con Leonard hanno trovato il killer che spesso è mancato negli anni passati.

 

Esplosione, crollo e rinascita di Kawhi Leonard

2016/2017, 2017/2018, 2018/2019. Tre stagioni consecutive completamente agli antipodi per Kawhi Leonard. Nella prima annata, Leonard è definitivamente esploso sotto l’aspetto realizzativo (salendo da 16  a 21 ppt), divenendo il go to guy dei San Antonio Spurs, con highlights importanti, come i 35 punti rifilati ai futuri campioni di Golden State. La sua stagione finisce nella famosa gara 1 delle finali della Western Conference dove l’ala, autore di 26 punti con 8 rimbalzi e 3 assist in meno di tre quarti, dopo un tiro ricade “accidentalmente” sul piede di Zaza Pachulia, procurandosi una distorsione alla caviglia che lo terrà fuori per tutta la serie (poi persa).

L’infortunio capita nel momento peggiore, proprio mentre Kawhi stava per spiccare il volo verso l’élite NBA, ed è il prologo al calvario dell’anno successivo. Nella stagione 2017/2018, infatti, Leonard soffrirà fin da subito di vari problemi, il più grave al tendine femorale destro. Proprio quest’ultimo infortunio, fa scattare qualcosa nella testa di Leonard il quale, nonostante il parere favorevole al ritorno in campo dei medici, si rifiuta di tornare ad allenarsi ed a giocare, lamentando ancora forti dolori alla gamba e consultando svariati medici oltre quelli di San Antonio. Leonard chiuderà la stagione con sole 9 partite giocate. Durante questo periodo, è nata la diatriba con la franchigia che ha portato un deterioramento dei rapporti e la successiva, necessaria trade.

L’unico obiettivo degli Spurs, era di non potenziare una diretta rivale ad Ovest, riducendo la scelta ai top team dell’Est. Alla fine sono i Raptors a spuntarla, potendo contare su una contropartita di livello come Dermar DeRozan. Tanti erano i dubbi che aleggiavano su questo scambio, nati ovviamente nell’ultima tribolata stagione. Il valore non è mai stato in discussione, ma i problemi fisici e disciplinari di SA rappresentavano un grosso rischio. La scommessa è stata invece finora ampiamente vinta, Leonard è tornato ai livelli pre-infortunio, come andremo ad analizzare nel dettaglio.

Un Leonard formato MVP

Fin da subito, Leonard ha voluto chiarire di essere tornato con la cattiveria e la grinta che lo ha sempre contraddistinto. 13 vittorie nelle prime 14 partite per i Raptors, con Leonard vero trascinatore, in grado di mettere a referto punti in abbondanza, e nello stesso tempo mettersi a disposizione della squadra, sia in attacco che in difesa. Dal periodo natalizio, l’exploit, con alcune prestazioni monstre, tra cui i 45 punti a Utah e i 41 nel doppio overtime a Washington.

 

Leonard è tornato il solito leader silenzioso (se lo vedete parlare con qualcuno che non sia l’amico Siakam, scriveteci), in grado di giocate esaltanti per tifosi e compagni, senza però fare una piega. Kawhi si conferma un giocatore totale, fondamentale in entrambe le fasi del gioco. A riprova di ciò, parlano i numeri: attualmente Leonard è il quarto miglior realizzatore dell’NBA con quasi 28 punti a partita, e ottavo per palle recuperate a partita (1.9), in più cattura quasi 8 rimbalzi a partita (non male per un esterno…). L’ex Spurs, inoltre, attacca il canestro con cattiveria col suo primo passo bruciante, lucrando molti tiri liberi, che segna con continuità (85%). Il tiro da 3 è molto migliorato nell’arco degli anni, frutto di un estenuante lavoro in palestra, arrivando a mettere su ottime percentuali (39% finora).

Difensivamente, come detto, Leonard è importantissimo, ed è una delle caratteristiche che lo contraddistingue rispetto ad altri concorrenti per l’MVP (chi ha detto Harden?). Kawhi cambia senza paura su ogni blocco, e la sua verticalità lo aiuta nel fermare avversari più alti o grossi.

Infine, Leonard ha preso il testimone di DeRozan come go to guy dei Raptors dall’esordio, prendendosi spesso tutte le responsabilità nei finali cruciali, capendo comunque quando è il caso di forzare, e quando è meglio coinvolgere i compagni.

Conclusione

Ovviamente a fronte di questi pregi, qualche difetto c’è. Come il suo predecessore DeRozan, Leonard tende a monopolizzare l’attacco canadese, isolandosi spesso contro l’avversario. Questa tendenza produce due risvolti negativi principali: innanzitutto, rallenta molto la manovra, portando talvolta a conclusioni forzate o contestate nate solo dalla sua capacità di attirare il raddoppio. In più le sue ISO stanno limitando molto l’apporto di alcuni compagni, in particolare Lowry, che spesso sembra un pesce fuor d’acqua e sta vedendo quest’anno le sue statistiche crollare.

Se Leonard riuscirà ad innalzare il livello della squadra coinvolgendo meglio i compagni, niente è prefissato a questi Raptors, e anche Kawhi può puntare a qualcosa di più della semplice convocazione per l’All Star Game.

Riuscira Kawhi Leonard a giocarsi le proprie chance per l’MVP?